Trieste nel Settecento – Alessandra Doratti

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Trieste nel Settecento – Alessandra Doratti

 

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     La città nel 1731, dopo il primo vero censimento effettuato, conta 4.144 abitanti, compresi 108 ebrei e 301 forestieri residenti a Trieste.

L’aspetto politico e sociale della città è ancora legato alla tradizione di un passato municipalistico. Gli statuti del 1550 dureranno con progressivi mutamenti e limitazioni fino al 1812.
Sono sempre le Casade che eleggono i giudici ed i rettori che rappresentano la massima autorità politica della città; nominano i vicedomini, scelgono il giudice del maleficio (penale) e quello del civile, provenienti sempre da città più grandi nelle quali vi sono centri di studi giuridici; nominano i camerati (ragionieri del comune) e il fonti-caro al quale è affidato l’approvvigionamento del grano. Solamente la nomina del capitano è affidata all’autorità imperiale.
La legge degli Statuti è molto pesante, sia per reati di assassinio, furto o rapina che per i reati più comuni.
L’attività economica si basa principalmente sulla produzione e il commercio del sale, che viene poi trasportato nell’interno, nonostante la concorrenza dei veneti e dei muggesani, che a volte fa scoppiare aspre contese (specie per il possesso della salina di Zaule).
Le campagne intorno sono tutte coltivate a orti, vigneti, frutteti e oliveti; questi prodotti vengono tutti consumati in città.
La carne di maggior consumo è quella di maiale poiché il manzo è riservato ai ceti più abbienti ed è molto più costoso. Prosperosa è la pesca.
I cittadini depositano spesso il letame sulla pubblica via e questo dà luogo a numerose e ricorrenti malattie infettive (vaiolo e colera).
La lotta tra il potere imperiale e la libertà civica comincia paradossalmente nel momento in cui l’Austria dà avvio a quella profonda trasformazione economica che porterà a livelli di emporio internazionale.

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