Augusto Černigoj (Trieste, 1898 – Sesana, 1985)

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Augusto Černigoj (Trieste, 1898 – Sesana, 1985) – Walter Abrami

Nel 1927, fondò con gli amici Giorgio Carmelich ed Emilio Mario Dolfi il Gruppo Costruttivista di Trieste e ne pubblicò il manifesto.

«Noi attivisti arch. Carmelich Giorgio, prof. A. Cernigoj, G. Vlah, E. Stepancich abbiamo per meta l’arte + oggetto = funzione cioè sintesi totale del movimento nello spazio. Di fronte alla vecchia concezione della pittura, scultura letteraria, la nostra attività tende a una nuova pittura-scultura assoluta vibrazione di colore + spazio + tempo = forma ovvero funzione per se stessa esistente e vitale-pura. Noi combattiamo a priori la forma dell’arte di produzione naturalistica o fantastico mistica, e l’attuale letteraria individualista dell’ultima generazione decadente.
La nostra attività consiste nel dare oggetto al movimento con il colore, materia e forma, perciò i nostri elementi sono puri = astratti. La costruzione astratta esiste nella sua totale impronta per l’artista e per l’osservatore, ambidue devono estrarre ciò che è sensitività-espressione prodotta dall’oggetto. Perciò la formazione degli oggetti esposti consiste di materia + colore + forma = assieme tattile nel tempo e nello spazio, contribuendo con ciò lo stato sintetico = espressione vera e pura dell’Arte oggettiva (e non come per la pittura fino ad oggi «L’art pour l’art» soggettivistica). L’arte è distintamente il prodotto collettivo-multiplo = sintesi perfetta di tempo e spazio = contemporaneità.
Non più arte riproduttiva
non più arte figurativa
Bensì arte sintetica costruttiva
arte oggettiva tattile
arte utile collettiva.»

Cernigoj nacque a Trieste secondo di sette fratelli il 24 agosto 1898. Suo padre, Massimiliano, originario di Dobravlje nella Valle del Vipacco, era scaricatore di porto; sua madre, Maria Grgic, proveniva da Padriciano.
Frequentò la scuola elementare di via Belvedere e la ‘cittadina’ di via Giotto. Apprese le arti nelle Scuole Industriali sotto la guida del Torelli, del Mayer e del Wostry che egli, pur dopo disparate esperienze, continuò a considerare suo maestro.
Grazie alla borsa di studio della baronessa Marenzi potè continuare gli studi dopo l’interruzione bellica, che visse come soldato austriaco sul fronte rumeno.
Il suo talento di gran disegnatore si manifestò sin da giovane, ed egli non abbandonò la matita neanche negli ultimi giorni di vita trascorsi in una casa di riposo per anziani presso Lipizza.
Nel 1922 incontrò i futuristi a Bologna e conseguì l’abilitazione all’insegnamento del disegno e della storia dell’arte. Insegnò al Ginnasio di Postumia e quindi si recò a Monaco dove studiò con Guntal-Becher ed a Weimar con Gropius, Kandinskij e Moholy-Nagy.
In un’intervista rilasciata al quotidiano di Trieste “Il Piccolo” nel 1981, così disse: “…Andai a studiare a Monaco, che noi consideravamo allora una specie di Parigi, solo per scoprire che a Monaco tutto era più conservatore. (…) Fui praticamente buttato fuori dall’Accademia perché facevo dei collages; il professore disse: non è il nostro genere.” Cominciò ad esporre nel 1927 e partecipò alla XVIII Biennale di Venezia del 1932 nella sezione arti decorative, alla Internazionale d’arte grafica di Lubiana, a importanti rassegne in Italia, fra le quali la Mostra Internazionale d’Arti Decorative a Monza, a Belgrado, New York, Vienna, Praga e altrove ottenendo ambiti riconoscimenti.
Oltre che alla pittura si dedicò anche all’incisione, alla grafica editoriale e alla decorazione navale; collaboratore dell’architetto Gustavo Pulitzer-Finali, fu tra i primi a Trieste ad occuparsi di questo settore della produzione artistica; ed è un vero peccato che i suoi pannelli decorativi siano andati dispersi, perché certamente erano tra le sue opere migliori.
Sempre nel 1927, fondò con gli amici Giorgio Carmelich ed Emilio Mario Dolfi il Gruppo Costruttivista di Trieste e ne pubblicò il manifesto.
Aprì una piccola scuola privata in uno scantinato di via della Fornace. Disegnò e costruì le scenografie per il teatro popolare di San Giacomo. Collaborò alla rivista “Tank” di Lubiana. Sono gli ultimi guizzi dell’avanguardia.
Dopo un secondo soggiorno lubianese, nel 1940 si stabilì in via Torrebianca 19, abitazione, studio e laboratorio dove resterà finché la vecchiaia non gli precluderà le molte e dure rampe di scale. Cavalletti, cornici impolverate, scatole vuote, tele, libri, pennelli e il modesto tavolo di lavoro a sinistra, sono i veri protagonisti di questo interno illuminato dalla luce dello spiovente abbaino. Sul lato destro il classico cavalletto da studio sul quale è appoggiato un paesaggio incompiuto, forse l’ultima opera pensata, schizzata, osservata per capirla e rimeditarla nel colore, nel silenzio della stanza. Sul pavimento di legno, in una semplice brocca di osteria, i pennelli.
C’è un disordine che piace, tipico di un uomo di felice fantasia che captava, sono parole di Silvio Benco, “attraenti sensazioni di colore”.
Durante gli anni della seconda guerra si dedica all’affresco nelle chiese dei centri minori del Carso, e in quelle di Caporetto (con Music), di Fontana del Conte, di Bac e Kosana.
La fine della guerra è per Cernigoj l’inizio di una seconda giovinezza. Dal 1946 insegna disegno al liceo scientifico a lingua d’insegnamento slovena a Trieste, ed è il primo maestro di Luigi Spacal. Le sue esperienze polimateriche, tachiste, informali, costruttiviste, pop, si sono sempre rinnovate, ed egli si è sempre distinto per il gusto raffinato e la perfezione esecutiva. L’itinerario di Cernigoj è complesso e laborioso: dall’impressionismo monacense, saltando a piè pari l’esperienza della Bauhaus, egli si porta ad un gusto figurativo, che nel dopoguerra assume forme neocubiste e si qualifica per il colore puro e piatto.
Così lo ricorda Luigi Spacal: “Come pittore era un pittore d’istinto: ha dipinto molto, ma distruggeva molti dei suoi lavori perché era incontentabile… Come uomo godeva grande simpatia negli ambienti artistici per il suo spirito sarcastico e le sue battute umoristiche… Non solo la minoranza slovena, alla quale è stato sempre orgoglioso di appartenere, ma tutta Trieste ha perso con Cernigoj uno dei suoi grandi uomini.” Una grande mostra antologica dell’artista è stata allestita nel 1977 dal Comune di Trieste. (Walter Abrami)

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