Trieste – La Basilica paleocristiana della Madonna del mare

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La Basilica paleocristiana della Madonna del mare. Foto Elisabetta Marcovich

La zona oltre le mura romane e poi medievali verso il mare (attuale Borgo Giuseppino) fu zona cimiteriale su cui successivamente sorsero tante chiese, di cui rimane la sola chiesa della BV del Soccorso detta pure S Antonio vecchio, le altre essendo state fatte abbattere dai decreti di Giuseppe II nel 1785 e successivi anni.

In epoca antica era percorsa da una strada commerciale che seguendo la riva del mare (di allora) serviva il porto romano. A monte di essa era presente una grande Basilica paleocristiana che probabilmente era nata come basilica martiriale per ospitare le reliquie forse dello stesso san Giusto, ilc ui corpo, come dal racconto della Passio del santo, fu ritrovato sulla riva del mare proprio su quella spiaggia. La via continuava verso la necropoli fra tombe ed edifici funerari.
La chiesa di cui nel 1825 Domenico Rossetti vide i mosaici dell’abside, fu riscoperta e portata alla luce nel 1963.
Si trova sotto l’edificio che ospita il Carducci ed è visitabile una mattina alla settimana.

La Basilica, con impianto cruciforme con transetto, abside e presbiterio sopraelevati, conobbe due fasi principali corrispondenti a due pavimenti gettati a pochi centimetri l’uno dall’altro, alcuni pezzi sono stati staccati ed esposti nell’atrio.
Il primo più antico databile ai decenni iniziali del V secolo, è composto da un mosaico bianconero suddiviso in tre corsie decorato a motivi geometrici con le epigrafi degli offerenti, di cui rimangono quattro che riportano le dimensioni del tessellato offerto; il successivo mosaico policromo è più recente fose degli inizi del VI secolo decorato al centro con il motivo dell’onda marina” e ai lati da cerchi ottagoni e rombi coi nomi degli offerenti.
Interessanti i nomi dei Defensores ecclesiae funzionari laici a cui era affidata la tutela legale delle chiese di Aquileia e Tergeste in controversie civili e amministrative.
Nell’abside c’erano i subsidia, i sedili per il clero: davanti all’abside c’è il presbiterio leggermente sopraelevato, dove ancor oggi si vedono due sarcofagi interrati ed un pozzo per reliquie.
Tracce di incendio sul mosaico policromo potrebbero riferirsi ad un incendio forse catastrofico; fra il VI e il IX secolo non ci sono più notizie della chiesa, che ricompare nel 1150 con l’intitolazione a santa Maria del Mare.

(testo di E.M. sulla base di documenti della Sovraintendenza)

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