Muggia – Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli

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Muggia - Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli. Foto F. Penco
Il 17 novembre 1909 la ragione sociale assunse il nome definitivo di ” Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli, per cui la foto è successiva a questa data. Per il luogo, mi era stato suggerito Muggia e precisamente via Roma.
L’edificio sembra appena costruito, in primo piano un piccolo ippocastano piantato da poco, all’esterno è indicato l’orario di apertura della macelleria che è dalle 6 alle 12. Nell’immagine traspare la povertà dei tempi nel bambino scalzo con i pantaloni laceri. (M. Tauceri)
Collezione Sergio Sergas
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Trieste – La Basilica di San Silvestro in Androna dei Grigioni

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Trieste - La Basilica di San Silvestro in Androna dei Grigioni

La basilica di San Silvestro, in stile romanico, fu costruita presumibilmente nella seconda metà del XII secolo per volere del vescovo Bernardo (1149-1187) in onore di papa Silvestro. Tuttavia la tradizione popolare, supportata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica dell’edificio, afferma che la chiesa sia sorta, nel 313 d.C., sull’area precedentemente occupata dall’abitazione delle martiri cristiane Tecla ed Eufemia, dove i primi cristiani triestini si sarebbero riuniti per assemblee clandestine. Nel 256 d.C., ai tempi delle persecuzioni cristiane, in quella antichissima casa nel corso dell’anno 256 d.C. vennero orrendamente torturate e decapitate le figlie di Epifania, vedova del senatore Demetrio: la dodicenne Tecla e la quattordicenne Eufemia. La loro storia fu scritta da Ginevra Bonomo, l’Abbadessa Eufrasia, conservata nell’Archivio Diplomatico.

Nel 1233, pare che il popolo fosse convocato nella basilica per accogliere gli ambasciatori veneziani. Nel XIV secolo la basilica fu la cattedrale di Trieste. Dalle memorie del canonico Matteo Camnich risulta che fu restaurata già nel 1332. La basilica fu più volte rimaneggiata, con l’apporto di elementi stilistici posteriori, ma il restauro a cui fu sottoposta nel 1927, sotto la direzione dell’architetto Ferdinando Forlati, la alleggerì da tutte le strutture barocche che si erano accumulate nel corso dei secoli, riportandola così alle sue linee romaniche originali.
Durante i lavori, furono scoperte e riportate alla luce due finestre a lato del campanile, risalenti a un periodo posteriore alla costruzione originale. Furono anche trovate tracce di affreschi che rappresentano l’imperatore Costantino che viene colpito dalla lebbra.
Nel 1785, sotto l’imperatore Giuseppe II, la chiesa fu posta a pubblico incanto e acquistata nel 1786 dalla comunità Evangelica Elvetica, che la ridusse al proprio rito e la dedicò a Cristo Salvatore.
Nel 1963, a seguito dei lavori di costruzione della scalinata di accesso da via del Teatro Romano, l’intera struttura basilicale ha subito grossi dissesti statici. Di conseguenza, la Soprintendenza ha promosso un restauro integrale ultimato nel 1967, che ha comportato il rifacimento delle fondazioni, la rimessa a piombo del colonnato interno e ha interessato anche le opere murarie di finitura. Ulteriori lavori di restauro e di manutenzione straordinaria sono stati eseguiti nel 1990.

La chiesa presenta una planimetria a forma di parallelogramma irregolare. Le facciate suggeriscono la strutturazione interna a tre navate, con una parte centrale più elevata e due laterali con i tetti a spiovente. La facciata principale, a Nord-Ovest, è caratterizzata da un rosone con raggiera ad archi a tutto sesto e da una porta d’ingresso aperta successivamente.
Sul lato Nord-Est si trova l’ingresso principale della chiesa, costituito da un protiro romanico in pietra bianca con due colonne su cui si imposta il campanile a pianta rettangolare. Il campanile, decorato da alcuni listelli e da una cornice in pietra bianca, termina con una cella campanaria traforata su ogni lato da una bifora.

Sul lato sinistro si trova l’ingresso principale, con un portico romanico su cui si erge il campanile. Secondo la tradizione, la torre campanaria era una torre medievale di difesa nelle mura cittadine, ricostruita con delle eleganti bifore. Al suo interno c’è una campana del 1785.
Sulla facciata anteriore: Il rosone romanico del XII secolo e la finestrella a transenna, un protiro bianco che sostiene il campanile.
La bifora sul campanile fu ricostruita nel restauro avvenuto nel 1927-1928, utilizzando un capitello a gruccia.
Sopra i pilastri del protiro, che sostengono il campanile, si vedono due protomi umani che sono elementi decorativi di origine ellenistica, utilizzati nella architettura romanica e poi anche nel periodo carolingio.

L’interno della basilica è diviso in tre navate da due file di tre colonne con capitelli cubici. Il soffitto delle navate è a capriate, mentre il soffitto sopra il presbiterio rialzato è costituito da una volta a crociera, con un agnello raffigurato al centro della volta. (Biblioteche Comune Trieste) – Dalla assimetria della chiesa dove il muro perimetrale che riguarda il campanile è ben più spesso del muro opposto, si può dedurre che questa parte è stata costruita addossata all’antica cinta muraria romana. Lo stesso campanile potrebbe avere origine da una torre di guardia.
All’interno della chiesa sono visibili sulle pareti dei frammenti di affreschi risalenti al 1300, con una scena relativa alla vita dell’imperatore Costantino dove è rappresentato con la lebbra, San Paolo Apostolo e una probabile Annunciazione.
Dietro all’altare è collocato un crocefisso in ferro battuto del 1700 e sul pavimento davanti all’altare si trova la tomba della famiglia Calò del 1585. La basilica di San Silvestro è ritenuta il luogo di culto più antico di Trieste. (Paolo Carbonaio)

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La basilica di San Silvestro, in stile romanico, fu costruita presumibilmente nella seconda metà del XII secolo per volere del vescovo Bernardo (1149-1187) in onore di papa Silvestro. Tuttavia la tradizione popolare, supportata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica dell’edificio, afferma che la chiesa sia sorta, nel 313 d.C., sull’area precedentemente occupata dall’abitazione delle martiri cristiane Tecla ed Eufemia, dove i primi cristiani triestini si sarebbero riuniti per assemblee clandestine. Nel 256 d.C., ai tempi delle persecuzioni cristiane, in quella antichissima casa nel corso dell’anno 256 d.C. vennero orrendamente torturate e decapitate le figlie di Epifania, vedova del senatore Demetrio: la dodicenne Tecla e la quattordicenne Eufemia. La loro storia fu scritta da Ginevra Bonomo, l’Abbadessa Eufrasia, conservata nell’Archivio Diplomatico.

Nel 1233, pare che il popolo fosse convocato nella basilica per accogliere gli ambasciatori veneziani. Nel XIV secolo la basilica fu la cattedrale di Trieste. Dalle memorie del canonico Matteo Camnich risulta che fu restaurata già nel 1332. La basilica fu più volte rimaneggiata, con l’apporto di elementi stilistici posteriori, ma il restauro a cui fu sottoposta nel 1927, sotto la direzione dell’architetto Ferdinando Forlati, la alleggerì da tutte le strutture barocche che si erano accumulate nel corso dei secoli, riportandola così alle sue linee romaniche originali.
Durante i lavori, furono scoperte e riportate alla luce due finestre a lato del campanile, risalenti a un periodo posteriore alla costruzione originale. Furono anche trovate tracce di affreschi che rappresentano l’imperatore Costantino che viene colpito dalla lebbra.
Nel 1785, sotto l’imperatore Giuseppe II, la chiesa fu posta a pubblico incanto e acquistata nel 1786 dalla comunità Evangelica Elvetica, che la ridusse al proprio rito e la dedicò a Cristo Salvatore.
Nel 1963, a seguito dei lavori di costruzione della scalinata di accesso da via del Teatro Romano, l’intera struttura basilicale ha subito grossi dissesti statici. Di conseguenza, la Soprintendenza ha promosso un restauro integrale ultimato nel 1967, che ha comportato il rifacimento delle fondazioni, la rimessa a piombo del colonnato interno e ha interessato anche le opere murarie di finitura. Ulteriori lavori di restauro e di manutenzione straordinaria sono stati eseguiti nel 1990.

La chiesa presenta una planimetria a forma di parallelogramma irregolare. Le facciate suggeriscono la strutturazione interna a tre navate, con una parte centrale più elevata e due laterali con i tetti a spiovente. La facciata principale, a Nord-Ovest, è caratterizzata da un rosone con raggiera ad archi a tutto sesto e da una porta d’ingresso aperta successivamente.
Sul lato Nord-Est si trova l’ingresso principale della chiesa, costituito da un protiro romanico in pietra bianca con due colonne su cui si imposta il campanile a pianta rettangolare. Il campanile, decorato da alcuni listelli e da una cornice in pietra bianca, termina con una cella campanaria traforata su ogni lato da una bifora.

Sul lato sinistro si trova l’ingresso principale, con un portico romanico su cui si erge il campanile. Secondo la tradizione, la torre campanaria era una torre medievale di difesa nelle mura cittadine, ricostruita con delle eleganti bifore. Al suo interno c’è una campana del 1785.
Sulla facciata anteriore: Il rosone romanico del XII secolo e la finestrella a transenna, un protiro bianco che sostiene il campanile.
La bifora sul campanile fu ricostruita nel restauro avvenuto nel 1927-1928, utilizzando un capitello a gruccia.
Sopra i pilastri del protiro, che sostengono il campanile, si vedono due protomi umani che sono elementi decorativi di origine ellenistica, utilizzati nella architettura romanica e poi anche nel periodo carolingio.

L’interno della basilica è diviso in tre navate da due file di tre colonne con capitelli cubici. Il soffitto delle navate è a capriate, mentre il soffitto sopra il presbiterio rialzato è costituito da una volta a crociera, con un agnello raffigurato al centro della volta. (Biblioteche Comune Trieste) – Dalla assimetria della chiesa dove il muro perimetrale che riguarda il campanile è ben più spesso del muro opposto, si può dedurre che questa parte è stata costruita addossata all’antica cinta muraria romana. Lo stesso campanile potrebbe avere origine da una torre di guardia.
All’interno della chiesa sono visibili sulle pareti dei frammenti di affreschi risalenti al 1300, con una scena relativa alla vita dell’imperatore Costantino dove è rappresentato con la lebbra, San Paolo Apostolo e una probabile Annunciazione.
Dietro all’altare è collocato un crocefisso in ferro battuto del 1700 e sul pavimento davanti all’altare si trova la tomba della famiglia Calò del 1585. La basilica di San Silvestro è ritenuta il luogo di culto più antico di Trieste. (Paolo Carbonaio)

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Trieste - La Basilica di San Silvestro in Androna dei Grigioni. Foto Paolo Carbonaio

 

La basilica di San Silvestro, in stile romanico, fu costruita presumibilmente nella seconda metà del XII secolo per volere del vescovo Bernardo (1149-1187) in onore di papa Silvestro. Tuttavia la tradizione popolare, supportata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica dell’edificio, afferma che la chiesa sia sorta, nel 313 d.C., sull’area precedentemente occupata dall’abitazione delle martiri cristiane Tecla ed Eufemia, dove i primi cristiani triestini si sarebbero riuniti per assemblee clandestine. Nel 256 d.C., ai tempi delle persecuzioni cristiane, in quella antichissima casa nel corso dell’anno 256 d.C. vennero orrendamente torturate e decapitate le figlie di Epifania, vedova del senatore Demetrio: la dodicenne Tecla e la quattordicenne Eufemia. La loro storia fu scritta da Ginevra Bonomo, l’Abbadessa Eufrasia, conservata nell’Archivio Diplomatico.

Nel 1233, pare che il popolo fosse convocato nella basilica per accogliere gli ambasciatori veneziani. Nel XIV secolo la basilica fu la cattedrale di Trieste. Dalle memorie del canonico Matteo Camnich risulta che fu restaurata già nel 1332. La basilica fu più volte rimaneggiata, con l’apporto di elementi stilistici posteriori, ma il restauro a cui fu sottoposta nel 1927, sotto la direzione dell’architetto Ferdinando Forlati, la alleggerì da tutte le strutture barocche che si erano accumulate nel corso dei secoli, riportandola così alle sue linee romaniche originali.
Durante i lavori, furono scoperte e riportate alla luce due finestre a lato del campanile, risalenti a un periodo posteriore alla costruzione originale. Furono anche trovate tracce di affreschi che rappresentano l’imperatore Costantino che viene colpito dalla lebbra.
Nel 1785, sotto l’imperatore Giuseppe II, la chiesa fu posta a pubblico incanto e acquistata nel 1786 dalla comunità Evangelica Elvetica, che la ridusse al proprio rito e la dedicò a Cristo Salvatore.
Nel 1963, a seguito dei lavori di costruzione della scalinata di accesso da via del Teatro Romano, l’intera struttura basilicale ha subito grossi dissesti statici. Di conseguenza, la Soprintendenza ha promosso un restauro integrale ultimato nel 1967, che ha comportato il rifacimento delle fondazioni, la rimessa a piombo del colonnato interno e ha interessato anche le opere murarie di finitura. Ulteriori lavori di restauro e di manutenzione straordinaria sono stati eseguiti nel 1990.

La chiesa presenta una planimetria a forma di parallelogramma irregolare. Le facciate suggeriscono la strutturazione interna a tre navate, con una parte centrale più elevata e due laterali con i tetti a spiovente. La facciata principale, a Nord-Ovest, è caratterizzata da un rosone con raggiera ad archi a tutto sesto e da una porta d’ingresso aperta successivamente.
Sul lato Nord-Est si trova l’ingresso principale della chiesa, costituito da un protiro romanico in pietra bianca con due colonne su cui si imposta il campanile a pianta rettangolare. Il campanile, decorato da alcuni listelli e da una cornice in pietra bianca, termina con una cella campanaria traforata su ogni lato da una bifora.

Sul lato sinistro si trova l’ingresso principale, con un portico romanico su cui si erge il campanile. Secondo la tradizione, la torre campanaria era una torre medievale di difesa nelle mura cittadine, ricostruita con delle eleganti bifore. Al suo interno c’è una campana del 1785.
Sulla facciata anteriore: Il rosone romanico del XII secolo e la finestrella a transenna, un protiro bianco che sostiene il campanile.
La bifora sul campanile fu ricostruita nel restauro avvenuto nel 1927-1928, utilizzando un capitello a gruccia.
Sopra i pilastri del protiro, che sostengono il campanile, si vedono due protomi umani che sono elementi decorativi di origine ellenistica, utilizzati nella architettura romanica e poi anche nel periodo carolingio.

L’interno della basilica è diviso in tre navate da due file di tre colonne con capitelli cubici. Il soffitto delle navate è a capriate, mentre il soffitto sopra il presbiterio rialzato è costituito da una volta a crociera, con un agnello raffigurato al centro della volta. (Biblioteche Comune Trieste) – Dalla assimetria della chiesa dove il muro perimetrale che riguarda il campanile è ben più spesso del muro opposto, si può dedurre che questa parte è stata costruita addossata all’antica cinta muraria romana. Lo stesso campanile potrebbe avere origine da una torre di guardia.
All’interno della chiesa sono visibili sulle pareti dei frammenti di affreschi risalenti al 1300, con una scena relativa alla vita dell’imperatore Costantino dove è rappresentato con la lebbra, San Paolo Apostolo e una probabile Annunciazione.
Dietro all’altare è collocato un crocefisso in ferro battuto del 1700 e sul pavimento davanti all’altare si trova la tomba della famiglia Calò del 1585. La basilica di San Silvestro è ritenuta il luogo di culto più antico di Trieste.

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Trieste – Piazza Carlo Goldoni, Casa Piller

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Trieste - Piazza Carlo Goldoni, Casa Piller
Casa Piller, affacciata sulla piazza, venne realizzata su progetto del 1815 di Giovanni Righetti. Il palazzo venne commissionato dai possidenti Francesco Piller e Giacomo Weneditschitsch. L’apparato scultoreo che raffigura il trionfo delle fede cristiana sui riti pagani è attribuito allo scultore Antonio Bosa. La facciata principale venne rimaneggiata nel 1902, mentre in seguito, nel 1933, venne aggiunto il terzo piano. (Paolo Carbonaio)
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Giovanni Zangrando, Trieste dal mare con Palazzo Carciotti

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Giovanni Zangrando, Trieste dal mare con Palazzo Carciotti 
Il noto pittore triestino Giovanni Zangrando (1867-1941) era un uomo che chiacchierava volentieri, che amava la barzelletta: il vero tipo della simpatica «macia» triestina, antitesi dell’artista tormentato. “Dipingendo canta”, ricordava un suo contemporaneo, e se non canta osserva sornione, con sigaro in bocca, il paesaggio da cogliere o la modella da ritrarre. Socievole e di compagnia, nel 1905, insieme al collega Guido Grimani inaugura una scuola di pittura a Trieste, precisamente al primo piano dell’allora Corsia Stadion (oggi via Battisti) n. 20. Zangrando vi insegnava la figura e la natura morta, Grimani il paesaggio. Il sodalizio si concluse forzatamente nel 1914, allo scoppio del primo conflitto bellico. Alla loro scuola si formarono alcuni giovani poi distintisi nell’arte pittorica, quali Arturo Nathan, Giannino Marchig ed Eugenio Finazzer Flori. (Daniele D’Anza)
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Giovanni Zangrando, Le rive di Trieste all’altezza di Piazza Unità

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Giovanni Zangrando, Le rive di Trieste all'altezza di Piazza Unità
Il noto pittore triestino Giovanni Zangrando (1867-1941) era un uomo che chiacchierava volentieri, che amava la barzelletta: il vero tipo della simpatica «macia» triestina, antitesi dell’artista tormentato. “Dipingendo canta”, ricordava un suo contemporaneo, e se non canta osserva sornione, con sigaro in bocca, il paesaggio da cogliere o la modella da ritrarre. Socievole e di compagnia, nel 1905, insieme al collega Guido Grimani inaugura una scuola di pittura a Trieste, precisamente al primo piano dell’allora Corsia Stadion (oggi via Battisti) n. 20. Zangrando vi insegnava la figura e la natura morta, Grimani il paesaggio. Il sodalizio si concluse forzatamente nel 1914, allo scoppio del primo conflitto bellico. Alla loro scuola si formarono alcuni giovani poi distintisi nell’arte pittorica, quali Arturo Nathan, Giannino Marchig ed Eugenio Finazzer Flori. (Daniele D’Anza)
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Giovanni Zangrando, Veduta del golfo di Trieste

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Giovanni Zangrando, Veduta del golfo di Trieste
Il noto pittore triestino Giovanni Zangrando (1867-1941) era un uomo che chiacchierava volentieri, che amava la barzelletta: il vero tipo della simpatica «macia» triestina, antitesi dell’artista tormentato. “Dipingendo canta”, ricordava un suo contemporaneo, e se non canta osserva sornione, con sigaro in bocca, il paesaggio da cogliere o la modella da ritrarre. Socievole e di compagnia, nel 1905, insieme al collega Guido Grimani inaugura una scuola di pittura a Trieste, precisamente al primo piano dell’allora Corsia Stadion (oggi via Battisti) n. 20. Zangrando vi insegnava la figura e la natura morta, Grimani il paesaggio. Il sodalizio si concluse forzatamente nel 1914, allo scoppio del primo conflitto bellico. Alla loro scuola si formarono alcuni giovani poi distintisi nell’arte pittorica, quali Arturo Nathan, Giannino Marchig ed Eugenio Finazzer Flori. (Daniele D’Anza)
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Giovanni Zangrando, Le rive di Trieste verso la Pescheria

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Giovanni Zangrando, Le rive di Trieste verso la Pescheria
Il noto pittore triestino Giovanni Zangrando (1867-1941) era un uomo che chiacchierava volentieri, che amava la barzelletta: il vero tipo della simpatica «macia» triestina, antitesi dell’artista tormentato. “Dipingendo canta”, ricordava un suo contemporaneo, e se non canta osserva sornione, con sigaro in bocca, il paesaggio da cogliere o la modella da ritrarre. Socievole e di compagnia, nel 1905, insieme al collega Guido Grimani inaugura una scuola di pittura a Trieste, precisamente al primo piano dell’allora Corsia Stadion (oggi via Battisti) n. 20. Zangrando vi insegnava la figura e la natura morta, Grimani il paesaggio. Il sodalizio si concluse forzatamente nel 1914, allo scoppio del primo conflitto bellico. Alla loro scuola si formarono alcuni giovani poi distintisi nell’arte pittorica, quali Arturo Nathan, Giannino Marchig ed Eugenio Finazzer Flori. (Daniele D’Anza)
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Giovanni Zangrando (1867-1941) – Veduta di Trieste da Scorcola

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Giovanni Zangrando, Veduta di Trieste da Scorcola
Il noto pittore triestino Giovanni Zangrando (1867-1941) era un uomo che chiacchierava volentieri, che amava la barzelletta: il vero tipo della simpatica «macia» triestina, antitesi dell’artista tormentato. “Dipingendo canta”, ricordava un suo contemporaneo, e se non canta osserva sornione, con sigaro in bocca, il paesaggio da cogliere o la modella da ritrarre. Socievole e di compagnia, nel 1905, insieme al collega Guido Grimani inaugura una scuola di pittura a Trieste, precisamente al primo piano dell’allora Corsia Stadion (oggi via Battisti) n. 20. Zangrando vi insegnava la figura e la natura morta, Grimani il paesaggio. Il sodalizio si concluse forzatamente nel 1914, allo scoppio del primo conflitto bellico. Alla loro scuola si formarono alcuni giovani poi distintisi nell’arte pittorica, quali Arturo Nathan, Giannino Marchig ed Eugenio Finazzer Flori. (Daniele D’Anza)
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Trieste – Aerodromo di Zaule “Settimana Aviatoria”

 

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Trieste - Aerodromo di Zaule "Settimana Aviatoria". Cartolina di Glauco Cambon. Foto collezione privata.
Il 23 luglio 1911 Gianni Widmer, decolla da Grado, passa sul castello di San Giusto e atterra sui moli di Sant’ Andrea. Inizia la prima settimana aviatoria sui prati di Zaule, nel corso della quale i primi fabbricanti europei espongono i loro modelli più recenti. È una settimana torrida, la temperatura è di 37 gradi, eppure migliaia di persone affollano la fiera.
Il pilota Romolo Manissero portò il suo aereo ad un’ altezza di oltre 3000 metri sfiorando il primato mondiale.
La zona dell’aerodromo di Zaule, compresa fra Domio e Monte d’Oro, già nel 1926 non rispondeva più alle esigenze del traffico aereo e passò al Presidio Militare, che lo trasformò in Circolo Ippico. Nel 1928 uscì la notizia dell’imminente costruzione di un nuovo aeroporto nella Valle delle Noghere, il quale doveva essere sia una base civile che militare. Nel ’29 i lavori iniziarono, ma furono fermati immediatamente, si disse a causa del terreno paludoso e per i frequenti allagamenti. Nel 1935 veniva costruito il nuovo aeroporto a Ronchi.
La Cartolina è opera di Glauco Cambon sponsorizzata dalla ditta per cartine di sigarette A. Salto. (M. Tauceri)

 

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Trieste – Il torrione alla base della scalinata della chiesa di Santa Maria Maggiore

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Trieste - Il torrione alla base della scalinata della chiesa di Santa Maria Maggiore
Alla base della scalinata della chiesa di Santa Maria Maggiore, si vede il torrione sul quale, un tempo facevano l’albero di Natale. Il torrione apparteneva alla cinta difensiva eretta tra fine IV e inizio V secolo d.C. Per la costruzione sono stati utilizzati anche materiali di recupero: si riconoscono blocchi lavorati appartenenti a monumenti funerari e forse al limitrofo Teatro Romano. (M. Tauceri)
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