Trieste – Piazza San Giovanni

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Trieste - Piazza San Giovanni
La sensazione è di una piazza tranquilla e pulita con l’elegante negozio di vetri e porcellane “Zennaro & Gentilli”.
Circondato dal verde, il monumento in pietra bianca dedicato a Giuseppe Verdi, realizzato dallo scultore Laforet e inaugurato Il 27 gennaio 1906, rimarrà fino al maggio 1915.
Piazza San Giovanni, già piazza dell’Acquedotto, denominazione ottocentesca suggerita dal nome dell’acquedotto romano, detto di San Giovanni perchè percorreva l’omonima vallata raggiungendo questo sito e proseguendo verso l’attuale piazza Unità. Dal marzo del 1938 a settembre del 1943 cambiò il nome in “piazza Caduti Fascisti”, si chiamò anche piazza Matteo Renato Imbriani, a sinistra via Giacinto Gallina, già via delle Legna. (Margherita Tauceri)
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Carlo Braulin – Fotografo (Trieste 1859 -1949)

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Carlo Braulin - Fotografo (Trieste 1859 -1949)
Apprendista come fotografo viaggiatore svolto presso lo stabilimento Saul D. Modiano a Trieste nel 1907. Partecipa alla prima esposizione provinciale istriana del 1910.
Nel 1928 risulta registrata alla Camera di commercio di Trieste, con inizio dell’attività nel 1910, la ditta di fotografia Carlo Braulin, con sede in via S. Pellico 1, poi in via delle Poste n°8 (oggi via Roma). In seguito la ditta cambia sede e si trasferisce prima in via S. Nicolò 36, poi in Corso Vittorio Emanuele 39. Nel 1933 cessa l’attività per problemi finanziari e mancanza di lavoro.
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Trieste – Via del Molino a Vento

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Trieste - Via del Molino a Vento: pianta di Trieste del 1829 dove è segnato il punto preciso dove stava il mulino a vento che diede poi il nome alla via
Intorno alla metà del Settecento alcuni imprenditori, volendo utilizzare il vento della bora, costruirono un molino sul terreno allora privo di fabbricati. Questo mulino ovviamente era mosso dalla forza del vento, ma per l’intensità e l’intermittenza della bora l’attività fallì; di questa attività rimasero fino alla fine 1700, solo un rudere, una sorta di torre diroccata.
Nel 1798 un certo Giuseppe Duprè volle ritentare la prova, costruendo un altro molino poco lontano dal primo, ma il risultato fu lo stesso. Di quei due mulini rimasero le rovine che diedero poi il nome alla nuova via che andò formandosi in quelle adiacenze nei primi anni del 700.
Qui la via in nero che si biforca a sinistra ( = 2 ) continua con la via dell’Istria, mentre l’altra ( = 1 ) continua con la strada di Fiume.
La via fu aperta nel 1728 quando cioè venne regolata per volontà del Capitano Cesareo Andrea Barone de Fin, che volle inoltre fortificare il corso della lunga strada, che scendeva da Montebello, con solidi travi in legno, costruendo inoltre anche il muro di sostegno nel lato a sinistra della stessa salendo, che ancor oggi delimita verso il basso la ripida salita. (Dino Cafagna)
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Ex-Pescheria Centrale, ora Salone Degli Incanti

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Trieste - Riva Nazario Sauro, Salone degli Incanti - Foto Paolo Carbonaio
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi. 
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Trieste – Riva Nazario Sauro, Salone degli Incanti e Aquario

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Trieste - Riva Nazario Sauro, Salone degli Incanti e Aquario - Foto Paolo Carbonaio
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi. 
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Trieste – Caserma Grande

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Trieste - Caserma Grande - Foto collezione Sergio Sergas
Questo edificio del 1769, sito in via del Torrente (odierna via Carducci), fu l’ospedale voluto da Maria Teresa.
Per ordine di Giuseppe II, nel 1785 fu convertito in caserma, lo scopo era di contenere le spese militari derivate dai vari dislocamenti e quello di avere la milizia concentrata in un medesimo edificio.
Vennero intrapresi numerosi lavori di ampliamento, sorsero le costruzioni con i nuovi alloggi, i magazzini, il deposito delle provvigioni e della farina con i forni, una vasta zona fu riservata alle scuderie. La parte prospiciente l’attuale via Coroneo fu adibita ad ospedale militare e funzionò fino al 1868, poi venne trasferito nel nuovo Ospedale Militare appena concluso in via Fabio Severo, all’epoca denominata via Commerciale nuova o Strada nuova d’Opicina. Lo spazio fino ad allora occupato dall’ospedale, dal 1875 diventerà sede della Scuola dei Cadetti di Fanteria.
Nel 1820 venne donato dal Comune un terreno confinante, la piazza d’armi divenne molto estesa ed oltre ad essere usata per le esercitazioni militari, ospitò spettacoli, corse di bighe, esercitazioni di cavallerizzi e di gruppi ginnici, ascensioni aerostatiche e circhi equestri. Si creò uno ampio spazio anche dietro alla caserma, in questo luogo si teneva principalmente il commercio di paglia e fieno e venne denominata “Piazza del Fieno”.
Nel 1927, conclusa la costruzione delle caserme di Rozzol, la guarnigione della Caserma grande venne trasferita in questi nuovi alloggi.
Nello stesso anno inizieranno le demolizioni dell’edificio.
(Margherita Tauceri)
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