Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.

Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. Il portale.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. Il portale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.
Ad ornamento del portale principale della cattedrale di San Giusto sono state utilizzate le due metà, segate verticalmente e inserite dopo averle invertite, di una stele funeraria romana. Sul portale di sinistra è visibile incisa una croce templare.

Trieste: Colle di San Giusto.

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Trieste: Colle di San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.

Trieste: Colle di San Giusto.

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Trieste: Colle di San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.

Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.

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Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via di Cavana 16.
Palazzo Vicco costruito tra il 1796 ed il 1797, tra Via Cavana e Via dell’Annunziata. Nel 1831 il palazzo venne destinato a residenza della curia vescovile. Al posto dell’attuale palazzo sorgeva l’Ospedale dell’Annunziata eretto ai tempi del vescovo Rodolfo de Pedrazzani (1302-1323), riedificato nel 1355, fu affiancato da una cappella dedicata alla B.V. Annunziata, da cui deriva il nome della via. In seguito alla demolizione per ordine sovrano dell’ospedale e della chiesetta, nel 1795 il fondo fu acquistato dal commerciante portoghese Antonio Vicco che fece costruire il palazzo.
Dal 1813 al 26 dicembre 1820, anno della sua morte, nel palazzo fu ospitato, esule in fuga dalla Restaurazione, Joseph Fouché duca d’Otranto. Joseph Fouché era stato ministro di polizia durante la rivoluzione del 1989 e poi anche al servizio di Napoleone e di Luigi XVIII.
Oggi il palazzo è la sede della curia vescovile.

Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.

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Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via di Cavana 16.
Palazzo Vicco costruito tra il 1796 ed il 1797, tra Via Cavana e Via dell’Annunziata. Nel 1831 il palazzo venne destinato a residenza della curia vescovile. Al posto dell’attuale palazzo sorgeva l’Ospedale dell’Annunziata eretto ai tempi del vescovo Rodolfo de Pedrazzani (1302-1323), riedificato nel 1355, fu affiancato da una cappella dedicata alla B.V. Annunziata, da cui deriva il nome della via. In seguito alla demolizione per ordine sovrano dell’ospedale e della chiesetta, nel 1795 il fondo fu acquistato dal commerciante portoghese Antonio Vicco che fece costruire il palazzo.
Dal 1813 al 26 dicembre 1820, anno della sua morte, nel palazzo fu ospitato, esule in fuga dalla Restaurazione, Joseph Fouché duca d’Otranto. Joseph Fouché era stato ministro di polizia durante la rivoluzione del 1989 e poi anche al servizio di Napoleone e di Luigi XVIII.
Oggi il palazzo è la sede della curia vescovile.

Trieste: La Fontana di Montuzza.

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Trieste: La Fontana di Montuzza.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: La Fontana di Montuzza.
La fontana, sopra la Galleria Sandrinelli con la Scala dei Giganti, è stata realizzata nel 1938 dall’impresa Buttonaz e Ziffer su progetto dell’Ufficio tecnico comunale e su disegno dell’Ing. Vittorio Privileggi, in occasione della visita del duce a Trieste.
La struttura si sviluppa su una vasca circolare del raggio esterno di 6,50 metri, con fondo rivestito in graniglia di cemento levigata, ed un corpo centrale ad obelisco pentagonale con costrolature, realizzato in cemento armato e rivestito in lastre di marmo d’Orsera.
Alla base dell’obelisco è collocata una seconda vasca, concentrica alla prima, dalla quale scendono cinque cascate illuminate che si riversano nella vasca principale. Destinata ad avere una vita breve (avrebbe dovuto essere smontata al termine delle celebrazioni) sopravvisse non funzionante al secondo conflitto mondiale e alle successive vicende del dopoguerra.
L’ultimo intervento di ripristino funzionale è del 2006, mentre precedentemente risale agli inizi degli anni ’70.

Trieste: Via Cesare Battisti 12.

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Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Edificio costruito nel 1828 su progetto dell’architetto Giovanni Degasperi. Nel 1852 l’architetto Luigi Buzzi aggiunge un piano, determinando così l’aspetto architettonico attuale.

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

Trieste: Via Cesare Battisti 12.

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Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Edificio costruito nel 1828 su progetto dell’architetto Giovanni Degasperi. Nel 1852 l’architetto Luigi Buzzi aggiunge un piano, determinando così l’aspetto architettonico attuale.

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 . apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.  Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

Trieste: Via Cesare Battisti 31.

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Trieste: Via Cesare Battisti 31.
Foto Paolo Carbonaio

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I. 

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

Trieste: Via Cesare Battisti 31

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Trieste: Via Cesare Battisti 31.
Foto Paolo Carbonaio

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

Trieste: Piazza dei Volontari Giuliani 2.

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Trieste: Piazza dei Volontari Giuliani 2.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza dei Volontari Giuliani 2
Palazzo progettato da G. Gollina (1906-7)

Trieste: Via Giosuè Carducci 24. Palazzo Berlam.

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Trieste: Via Giosuè Carducci 24. Palazzo Berlam.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Giosuè Carducci 24.
Palazzo Berlam. Giovanni Andrea Berlam, nel 1879, realizzò questo edificio sul proprio fondo e con l’intervento anche del figlio Ruggero nell’ideazione della struttura, in particolare per quanto riguarda il prospetto principale. Nel 1886 fu presentato all’Ufficio tecnico comunale un progetto di ampliamento dello stabile con un corpo a due piani, indicato come “Edificio con Pinacoteca”. Dal 1887 l’edificio ospitò la sede del Circolo Artistico di Trieste e, fino alla prima guerra mondiale, il Conservatorio Giuseppe Verdi. Gli elementi architettonici riferibili ad esempi medievali e rinascimentali, quali la ricca decorazione della superficie parietale, si devono all’idea del venticinquenne Berlam. La facciata su Via Carducci è arricchita da colonne e lesene, archi a tutto sesto e motivi decorativi quali ghirlande, festoni e gruppi scultorei. /da: biblioteche.comune.trieste)

CARDUCCI Giosuè, via, città Nuova-Barriera Nuova/Barriera Vecchia. Da piazza Dalmazia a largo della Barriera Vecchia.

La via del Torrente, così chiamata dal Settecento per il torrente che vi scorreva nel mezzo (coperto nel 1849-1850), venne intitolata a Carducci con delibera Del. Mun. d.d. 17.2.1907 in occasione della morte del poeta, su proposta di F. Venezian; tale denominazione venne soppressa tra il 1915 ed il 1918 quando, causa la situazione politica, venne ripristinato il vecchio toponimo.

Giosuè Carducci nacque a Val di Castello nel 1835; laureatosi in filosofia alla Normale di Pisa (1856), si dedicò all’insegnamento. Fu docente di letteratura italiana all’Università di Bologna (1860-1904) e senatore dal 1890. Nel 1906 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue raccolte di poesie si ricordano i Levia Gravia (1867-1871), Giambi ed Epodi (1867-1869), le Rime Nuove (1861-1887) e le Odi barbare (1877- 1889). Morì a Bologna nel 1907.

Carducci fu in visita a Trieste dal 7 all’11 luglio 1878; visitò la città ac- compagnato da Felice Venezian e da Giuseppe Caprin, recandosi a Miramar, a San Giusto e in visita ai musei cittadini. Fu questo breve soggiorno triestino a ispirargli le due odi barbare Saluto italico e Miramar. Il Saluto Italico venne pubblicato per la prima volta, nella forma non ancora definitiva, con il titolo Capo d’anno nel volume La stella dell’esule (Manzoni, Roma 1879), una strenna «pubblicata a benefizio della Associazione per le Alpi Giulie unione di Roma». L’ode Miramar, invece, fu scritta a strofe in diverse epoche, tra il 1878 ed il 1889. La parte iniziale venne pubblicata per la prima volta sul giornale irredentista L’Eco del Popolo (Balestra, Trieste) il 14 gennaio 1882.

Risale al 1883 il volumetto Guglielmo Oberdan, memorie di un amico, con prefazione di Giosuè Carducci (Quadrio, Milano 1883).

La via G. Carducci, una delle più ampie della città, raggiunse l’attuale larghezza nei primi anni del secolo, con l’atterramento delle case Sinibaldi, una fila di bassi edifici ottocenteschi già esistenti sul lato destro della strada e di nessun valore architettonico. Già nel 1887 venne demolita una di queste case per l’apertura dell’attuale passo San Giovanni; nel 1902 il podestà S. Sandrinelli approvò il piano di demolizione dell’ing. E. Grulis e nel 1904 l’opera era compiuta. Risale al 1903 casa Junz-Calabrese (o Mordo) al n. civ. 11: originariamente progettata dall’arch. G. Polli (1902), venne costruita nel 1903 su progetto esecutivo dell’arch. G.M. Mosco; al n. civ. 6 si trova il palazzo prima sede dell’I.N.P.S. e oggi sede della Giunta Regionale (arch. M. Giovannozzi, 1929); al n. civ. 18 edificio del 1927 e al n. civ. 36 è il Mercato Coperto, opera dell’arch. C. Jona (1935). Al n. civ. 24 si trova invece casa Berlam (1879), costruita dall’arch. R. Berlam. Al n. civ. 18 venne inaugurata, il 19.5.1929, una lapide con iscrizione dettata da Silvio Benco in memoria del chimico Luigi Chiozza (Trieste 1828 – Scodovacca 1889): «NELLA CASA AVITA / CHE QVI SORGEVA/  NACQVE/  IL XX DICEMBRE MDCCCXXVIII / LVIGI CHIOZZA/  CHIMICO INSIGNE/  INIZIATORE /  ALLATO AL GERHARDT /  DI NOVA SCIENZA /  MVRATA PER INIZIATIVA DELLA /  SOCIETÀ ADRIATICA DI SCIENZE NATVRALI / 19MAGGIO 1929».

A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1989

Trieste: Via Giosuè Carducci 24. Palazzo Berlam.

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Trieste: Via Giosuè Carducci 24. Palazzo Berlam.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Giosuè Carducci 24.
Palazzo Berlam. Giovanni Andrea Berlam, nel 1879, realizzò questo edificio sul proprio fondo e con l’intervento anche del figlio Ruggero nell’ideazione della struttura, in particolare per quanto riguarda il prospetto principale. Nel 1886 fu presentato all’Ufficio tecnico comunale un progetto di ampliamento dello stabile con un corpo a due piani, indicato come “Edificio con Pinacoteca”. Dal 1887 l’edificio ospitò la sede del Circolo Artistico di Trieste e, fino alla prima guerra mondiale, il Conservatorio Giuseppe Verdi. Gli elementi architettonici riferibili ad esempi medievali e rinascimentali, quali la ricca decorazione della superficie parietale, si devono all’idea del venticinquenne Berlam. La facciata su Via Carducci è arricchita da colonne e lesene, archi a tutto sesto e motivi decorativi quali ghirlande, festoni e gruppi scultorei. /da: biblioteche.comune.trieste)

Trieste: Piazza San Giovanni. Palazzo Diana.

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Trieste: Piazza San Giovanni. Palazzo Diana.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza San Giovanni.
Palazzo Diana: Il palazzo sorge nel luogo dove nel 1790 c’era l’antico edificio dei bagni. Tra il 1878 ed il 1882 l’architetto Enrico Holzner costruì questo edificio per il commerciante Filippo Diana.
Nel palazzo Diana, nei locali della Immobiliare s.p.a. di Roma, nel 1948 si installò la sezione provinciale della Democrazia Cristiana, che occupò tutto il secondo piano dell’edificio.
Nell’atrio dell’edificio è posta un’epigrafe recante l’iscrizione: ” Demolito il preesistente, inclusa la casa N.T.935 di Andrea Griot con le cinque torri che diedero il nome alla via. Costruito nel 1878 con i disegni di Enrico Holzer per Filippo Diana, sopraelevato a quattro piani nel 1950 con i disegni di Aldo Maria Scorcia, per Mario Diego. Questo palazzo fu dichiarato di valore artistico e storico con Decr. Min. della Repubblica Italiana il 12 giugno 1959″.
Il decreto di vincolo riporta la seguente motivazione: “trattasi di notevole edificio con ricco svolgimento di forme cinquecentesche costruito fra il 1878-1883. Autore l’arch. Enrico Holzner.” (da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Piazza San Giovanni. Palazzo Diana.

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Trieste: Piazza San Giovanni. Palazzo Diana.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza San Giovanni.
Palazzo Diana: Il palazzo sorge nel luogo dove nel 1790 c’era l’antico edificio dei bagni. Tra il 1878 ed il 1882 l’architetto Enrico Holzner costruì questo edificio per il commerciante Filippo Diana.
Nel palazzo Diana, nei locali della Immobiliare s.p.a. di Roma, nel 1948 si installò la sezione provinciale della Democrazia Cristiana, che occupò tutto il secondo piano dell’edificio.
Nell’atrio dell’edificio è posta un’epigrafe recante l’iscrizione: ” Demolito il preesistente, inclusa la casa N.T.935 di Andrea Griot con le cinque torri che diedero il nome alla via. Costruito nel 1878 con i disegni di Enrico Holzer per Filippo Diana, sopraelevato a quattro piani nel 1950 con i disegni di Aldo Maria Scorcia, per Mario Diego. Questo palazzo fu dichiarato di valore artistico e storico con Decr. Min. della Repubblica Italiana il 12 giugno 1959″.
Il decreto di vincolo riporta la seguente motivazione: “trattasi di notevole edificio con ricco svolgimento di forme cinquecentesche costruito fra il 1878-1883. Autore l’arch. Enrico Holzner.” (da: biblioteche.comune.trieste.it)