Trieste: Piazza Piccola. Palazzo Costanzi.

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Trieste: Piazza Piccola. Palazzo Costanzi.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Piccola. Palazzo Costanzi.
Palazzo Costanzi. Nel 1815 l’arch. Pietro Nobile ricevette l’incarico dalla famiglia Costanzi di sistemare il fondo di loro proprietà dietro l’allora Piazza Grande dove all’epoca sorgevano già alcuni fabbricati di pertinenza di Giobatta Costanzi, cancelliere di sanità. Promotore della fortuna dell’antico casato era stato Matteo de Costanzi che, approdato da Cadice a Trieste sul finire del XVII secolo, aveva fondato la sua ricchezza sul commercio. Pare che nel 1817 prendessero avvio i lavori per la costruzione del palazzo che di lì a poco prenderà il nome dall’illustre famiglia. Gli scavi per la costruzione del nuovo fabbricato portarono alla luce interessanti tracce dell’antico porto romano: gradinate d’approdo e colonnine di attracco scomparvero purtroppo inglobati nelle fondamenta della nuova costruzione, breve testimonianza di un antico passato dove il mare, estendendosi ben oltre l’attuale Piazza dell’Unità, giungeva a lambire le pendici del colle di S. Giusto. Nel 1840 l’edificio passò di proprietà venendo ceduto a Daniele Caroli, che, su progetto di Valentino Valle, volle ampliare la struttura originaria seguendo già il modello indicato dal Nobile.
Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

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Palazzo Costanzi. Nel 1815 l’arch. Pietro Nobile ricevette l’incarico dalla famiglia Costanzi di sistemare il fondo di loro proprietà dietro l’allora Piazza Grande dove all’epoca sorgevano già alcuni fabbricati di pertinenza di Giobatta Costanzi, cancelliere di sanità. Promotore della fortuna dell’antico casato era stato Matteo de Costanzi che, approdato da Cadice a Trieste sul finire del XVII secolo, aveva fondato la sua ricchezza sul commercio. Pare che nel 1817 prendessero avvio i lavori per la costruzione del palazzo che di lì a poco prenderà il nome dall’illustre famiglia. Gli scavi per la costruzione del nuovo fabbricato portarono alla luce interessanti tracce dell’antico porto romano: gradinate d’approdo e colonnine di attracco scomparvero purtroppo inglobati nelle fondamenta della nuova costruzione, breve testimonianza di un antico passato dove il mare, estendendosi ben oltre l’attuale Piazza dell’Unità, giungeva a lambire le pendici del colle di S. Giusto. Nel 1840 l’edificio passò di proprietà venendo ceduto a Daniele Caroli, che, su progetto di Valentino Valle, volle ampliare la struttura originaria seguendo già il modello indicato dal Nobile.
Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

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Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

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Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

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Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

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Otto anni più tardi, il complesso cambiò nuovamente proprietario, venendo acquistato da Panajotti Giorguli. Nel 1901 venne trasferita nel palazzo la nuova sede della ragioneria civica. Dichiarato, nel 1954, edificio di notevole interesse storico, il Comune ne divenne legittimo proprietario l’anno successivo allorquando acquistò dall’ing. Umberto Fonda, allora proprietario. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Piazza Carlo Goldoni. Palazzo Georgiadis.

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Trieste: Piazza Carlo Goldoni. Palazzo Georgiadis.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Carlo Goldoni. Palazzo Georgiadis.
Palazzo Teodoro Georgiadis del 1927 dell’Architetto Marco Pagliaro.

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Palazzo Teodoro Georgiadis del 1927 dell’Architetto Marco Pagliaro.

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Palazzo Teodoro Georgiadis del 1927 dell’Architetto Marco Pagliaro.

Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.

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Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.
Casa Czeicke tra Via San Lazzaro, Via Amilcare Ponchielli e Via Santa Caterina da Siena, costruita alla fine del XVIII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Bubolini.
Nel 1857 l’immobile venne interessato da lavori di modifica su progetto di Giuseppe Sforzi, consistenti nella sopra elevazione del terzo piano, la costruzione dell’ala posteriore e nella decorazione della facciata. Ulteriori modifiche, a livello della facciata del pianterreno sono state effettuate tra il 1901 ed il 1968. Alla fine del Settecento la casa, già proprietà della famiglia Tribuzzi, venne intestata a Michele Andrulachi e a Giovanni Tabisco. E’ verosimile che i mascheroni in chiave d’arco sui portali laterali dell’edificio riproducano le sembianze dei due, mentre il panduro sopra il portale principale in via Ponchielli, pare riproduca l’effigie di Giovanni Andrulachi. Nel palazzo avevano sede la ditta Andrulachi, Tabisco & Co, la Società greca di Assicurazioni e la Banca d’affari degli Andrulachi. Nel 1820 la casa venne acquistata dal commerciante Ignazio Czeicke, e da allora è conosciuta con il nome di casa Czeicke. Tra il 5 e il 7 settembre 1889 in quest’edificio fu ospitato il generale Menotti Garibaldi.

Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.

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Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.
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Trieste: Via Amilcare Ponchielli 3. Casa Czeicke.
Casa Czeicke tra Via San Lazzaro, Via Amilcare Ponchielli e Via Santa Caterina da Siena, costruita alla fine del XVIII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Bubolini.
Nel 1857 l’immobile venne interessato da lavori di modifica su progetto di Giuseppe Sforzi, consistenti nella sopra elevazione del terzo piano, la costruzione dell’ala posteriore e nella decorazione della facciata. Ulteriori modifiche, a livello della facciata del pianterreno sono state effettuate tra il 1901 ed il 1968. Alla fine del Settecento la casa, già proprietà della famiglia Tribuzzi, venne intestata a Michele Andrulachi e a Giovanni Tabisco. E’ verosimile che i mascheroni in chiave d’arco sui portali laterali dell’edificio riproducano le sembianze dei due, mentre il panduro sopra il portale principale in via Ponchielli, pare riproduca l’effigie di Giovanni Andrulachi. Nel palazzo avevano sede la ditta Andrulachi, Tabisco & Co, la Società greca di Assicurazioni e la Banca d’affari degli Andrulachi. Nel 1820 la casa venne acquistata dal commerciante Ignazio Czeicke, e da allora è conosciuta con il nome di casa Czeicke. Tra il 5 e il 7 settembre 1889 in quest’edificio fu ospitato il generale Menotti Garibaldi.

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Casa Czeicke tra Via San Lazzaro, Via Amilcare Ponchielli e Via Santa Caterina da Siena, costruita alla fine del XVIII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Bubolini.
Nel 1857 l’immobile venne interessato da lavori di modifica su progetto di Giuseppe Sforzi, consistenti nella sopra elevazione del terzo piano, la costruzione dell’ala posteriore e nella decorazione della facciata. Ulteriori modifiche, a livello della facciata del pianterreno sono state effettuate tra il 1901 ed il 1968. Alla fine del Settecento la casa, già proprietà della famiglia Tribuzzi, venne intestata a Michele Andrulachi e a Giovanni Tabisco. E’ verosimile che i mascheroni in chiave d’arco sui portali laterali dell’edificio riproducano le sembianze dei due, mentre il panduro sopra il portale principale in via Ponchielli, pare riproduca l’effigie di Giovanni Andrulachi. Nel palazzo avevano sede la ditta Andrulachi, Tabisco & Co, la Società greca di Assicurazioni e la Banca d’affari degli Andrulachi. Nel 1820 la casa venne acquistata dal commerciante Ignazio Czeicke, e da allora è conosciuta con il nome di casa Czeicke. Tra il 5 e il 7 settembre 1889 in quest’edificio fu ospitato il generale Menotti Garibaldi.

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Casa Czeicke tra Via San Lazzaro, Via Amilcare Ponchielli e Via Santa Caterina da Siena, costruita alla fine del XVIII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Bubolini.
Nel 1857 l’immobile venne interessato da lavori di modifica su progetto di Giuseppe Sforzi, consistenti nella sopra elevazione del terzo piano, la costruzione dell’ala posteriore e nella decorazione della facciata. Ulteriori modifiche, a livello della facciata del pianterreno sono state effettuate tra il 1901 ed il 1968. Alla fine del Settecento la casa, già proprietà della famiglia Tribuzzi, venne intestata a Michele Andrulachi e a Giovanni Tabisco. E’ verosimile che i mascheroni in chiave d’arco sui portali laterali dell’edificio riproducano le sembianze dei due, mentre il panduro sopra il portale principale in via Ponchielli, pare riproduca l’effigie di Giovanni Andrulachi. Nel palazzo avevano sede la ditta Andrulachi, Tabisco & Co, la Società greca di Assicurazioni e la Banca d’affari degli Andrulachi. Nel 1820 la casa venne acquistata dal commerciante Ignazio Czeicke, e da allora è conosciuta con il nome di casa Czeicke. Tra il 5 e il 7 settembre 1889 in quest’edificio fu ospitato il generale Menotti Garibaldi.

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Casa Czeicke tra Via San Lazzaro, Via Amilcare Ponchielli e Via Santa Caterina da Siena, costruita alla fine del XVIII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Bubolini.
Nel 1857 l’immobile venne interessato da lavori di modifica su progetto di Giuseppe Sforzi, consistenti nella sopra elevazione del terzo piano, la costruzione dell’ala posteriore e nella decorazione della facciata. Ulteriori modifiche, a livello della facciata del pianterreno sono state effettuate tra il 1901 ed il 1968. Alla fine del Settecento la casa, già proprietà della famiglia Tribuzzi, venne intestata a Michele Andrulachi e a Giovanni Tabisco. E’ verosimile che i mascheroni in chiave d’arco sui portali laterali dell’edificio riproducano le sembianze dei due, mentre il panduro sopra il portale principale in via Ponchielli, pare riproduca l’effigie di Giovanni Andrulachi. Nel palazzo avevano sede la ditta Andrulachi, Tabisco & Co, la Società greca di Assicurazioni e la Banca d’affari degli Andrulachi. Nel 1820 la casa venne acquistata dal commerciante Ignazio Czeicke, e da allora è conosciuta con il nome di casa Czeicke. Tra il 5 e il 7 settembre 1889 in quest’edificio fu ospitato il generale Menotti Garibaldi.

Trieste: Porto Franco Vecchio.

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Trieste: Porto Franco Vecchio.
 Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Porto Franco Vecchio.
Uno dei portali di accesso al Porto Franco Vecchio – Arch. Giorgio Zaninovich, dirigente dell’ufficio tecnico dei Magazzini Generali di Trieste dal 1910 al 1914.

Trieste: Piazza Libertà. Stazione ferroviaria 1878. (particolare)

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Trieste: Piazza Libertà.
 Stazione ferroviaria 1878 (particolare).
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Libertà.
Stazione ferroviaria 1878. (particolare)

Trieste: Piazza della Repubblica.

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Trieste: Piazza della Repubblica.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Repubblica.
Palazzo costruito in origine per lo Stabilimento Austriaco di Credito per il Commercio e l’Industria. Iniziato nel 1907 è stato ultimato nel 1910 su progetto dell’architetto triestino Enrico Nordio.

Trieste: Piazza della Repubblica.

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Trieste: Piazza della Repubblica.
Palazzo costruito in origine per lo Stabilimento Austriaco di Credito per il Commercio e l’Industria. Iniziato nel 1907 è stato ultimato nel 1910 su progetto dell’architetto triestino Enrico Nordio.

Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo noto come ex Arrigoni.

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Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo noto come ex Arrigoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo noto come ex Arrigoni.

Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

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Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

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Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

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Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

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Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

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Palazzo ex Arrigoni, o ex Saima, costruito nel 1925 dall’impresa Ghira e Polacco per ospitare la sede della casa di spedizioni S.A.I.M.A. (Società Anonima Innocente Mangili Adriatica). Il gruppo, intitolato “La Romanità, alto 6 metri e posto sulla facciata che dà su Piazza Oberdan è stata la prima opera dello scultore triestino Marcello Mascherini, che lo creò tra il 1925 e il 1926. Nel primo progetto del 1924 sulla facciata del palazzo era prevista una “Vittoria Alata”.

Trieste: Via Nicolò Machiavelli 9. Casa Carciotti.

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Trieste: Via Nicolò Machiavelli 9. Casa Carciotti. 
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Nicolò Machiavelli 9. Casa Carciotti.
Casa Carciotti costruita nel 1814 su progetto attribuito a Giovanni Righetti. In seguito l’edificio divenne proprietà della famiglia Apostolopulo.
Fregio a bassorilievo raffigurante un sacrificio in onore di divinità, con figure, vasi lustrali, colonne e braciere. (da biblioteche.comune.trieste.it)

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Casa Carciotti costruita nel 1814 su progetto attribuito a Giovanni Righetti. In seguito l’edificio divenne proprietà della famiglia Apostolopulo.
Fregio a bassorilievo raffigurante un sacrificio in onore di divinità, con figure, vasi lustrali, colonne e braciere. (da biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Via Giosuè Carducci. Casa Bryce.

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Trieste: Via Giosuè Carducci. Casa Bryce.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Giosuè Carducci. Casa Bryce.
Casa Bryce dal nome di uno dei suoi antichi ospiti, viene eretta sul sito in origine occupato da costruzioni di proprietà dei fratelli A. e L. Kafler, per volere della famiglia Rosenkart. Il palazzo , di cui non esiste il progetto originario, viene costruito agli inizi dell’Ottocento; diversi disegni, invece, testimoniano le molteplici modifiche apportate alla fabbrica nel corso dello stesso secolo. Due disegni datati 1837 e 1838 descrivono i progetti presentati dall’architetto Antonio Buttazzoni, che interviene sull’edificio con parziali sopraelevazioni. Al 1840 risale l’intervento di Francesco Bonomelli a cui si deve l’aggiunta dell’attico timpanato e tutta la decorazione della facciata principale. L’edificio ospitava la sede della Scuola Superiore di Commercio, fondata nel 1870 dal barone Pasquale Revoltella e nucleo originario della nascente Facoltà di Economia; tra gli insegnanti della scuola si ricordano Italo Svevo e James Joyce, per le cattedre di inglese e corrispondenza commerciale. Al pianoterra si trovava dal 1909 il Restaurant Centrale Pilsen, gestito da Guido Ertel e Luigi Zennaro, chiamato Ristorante Fontana, poi da Dante, conosciuto come trattoria tipica della zona. (da biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Via Giosuè Carducci. Casa Bryce.

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Trieste: Via Giosuè Carducci. Casa Bryce.
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Casa Bryce dal nome di uno dei suoi antichi ospiti, viene eretta sul sito in origine occupato da costruzioni di proprietà dei fratelli A. e L. Kafler, per volere della famiglia Rosenkart. Il palazzo , di cui non esiste il progetto originario, viene costruito agli inizi dell’Ottocento; diversi disegni, invece, testimoniano le molteplici modifiche apportate alla fabbrica nel corso dello stesso secolo. Due disegni datati 1837 e 1838 descrivono i progetti presentati dall’architetto Antonio Buttazzoni, che interviene sull’edificio con parziali sopraelevazioni. Al 1840 risale l’intervento di Francesco Bonomelli a cui si deve l’aggiunta dell’attico timpanato e tutta la decorazione della facciata principale. L’edificio ospitava la sede della Scuola Superiore di Commercio, fondata nel 1870 dal barone Pasquale Revoltella e nucleo originario della nascente Facoltà di Economia; tra gli insegnanti della scuola si ricordano Italo Svevo e James Joyce, per le cattedre di inglese e corrispondenza commerciale. Al pianoterra si trovava dal 1909 il Restaurant Centrale Pilsen, gestito da Guido Ertel e Luigi Zennaro, chiamato Ristorante Fontana, poi da Dante, conosciuto come trattoria tipica della zona. (da biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Via San Nicolò. Casa Fontana.

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Trieste: Via San Nicolò. Casa Fontana.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via San Nicolò. Casa Fontana.
Casa Fontana in stile neoclassico, costruita tra il 1807 e il 1808, tra via Roma, Via Giusppe Mazzini e via San Nicolò. L’esecutore effettivo dell’edificio fu Giovanni Righetti, ma il progetto è stato attribuito da Wolfgang Bensch a Matteo Pertsch.
I bassorilievi sono stati scolpiti da Antonio Bosa, con temi di repertorio antico: baccanali, are sacrificali, suonatori, scudi, lance. Sulla facciata situata sulla via Roma si riconosce un Perseo trionfante sulla Medusa e Penteo ucciso dalle Menadi.
Costruita per Giovanni Battista Pitteri, ma poco dopo acquistata da Carlo d’Ottavio Fontana, ricco esponente della vita economica triestina.
Nel 1808 Fontana inaugurava in questa sede l’albergo “la Città di Trieste”, come testimonia una locandina pubblicitaria in quattro lingue.

NICOLO San, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III novembre a via D. Alighieri. C.A.P. 34121.

Denominazione settecentesca, suggerita dalla vicinanza della chiesa della comunità greco-ortodossa, intitolata alla Santissima Trinità e a San Nicolò (ingresso in riva III novembre). Reca il n. civ. 2 casa Castagna, edificio risalente al 1780 circa e ingrandito su progetto dell’arch. G. Baldini nel 1855. Dal 1839 (contratto di locazione d.d. 28.4.1839) al 1907 fu sede della Direzione di Polizia e, acquistato da P. Tripcovich nel 1876, l’edificio divenne proprietà della Chiesa parrocchiale di Sant’Eustachio di Dobrota nelle Bocche di Cattaro nel 1938. Al n. civ. 8 si trova casa Chiodi, sulla cui facciata venne posta nel 1922 una lapide con iscrizione dettata da Attilio Hortis:

«ADDÌ XXIII MAGGIOMDCCCIV / VIDE QVI LA LVCE / PIETRO KANDLER / MAESTRO INSUPERATO / AGLI STORICI / DELLE PROVINCIE NOSTRE /».

Di fronte si nota un palazzo costruito nel 1878 su progetto dell’arch. E. Tureck. Notevole è al n. civ. 15 (angolo con via Roma) il palazzo in stile neogotico veneziano eretto nel 1912 su progetto dell’arch. E. Nordio; sulla facciata prospiciente via S. Nicolò venne posta nel 1913 una lapide a ricordo della morte, avvenuta in edificio preesistente, del poeta Pasquale Besenghi degli Ughi; reca l’iscrizione:

«QIII / NEL MDCCCXLIX / SI SPENSE / PASQUALE BESENGHI DEGLI UGHI I D’ISOLA D’ISTRIA / ARGUTO INGEGNO FORTE POETA DEVOTO A LIBERTÀ / CON LA PENNA E CON LA SPADA / MARZO MCMXXXIV / MEMORI I GRECI RESIDENTI A TRIESTE / RICOLLOCARONO /».

Le ultime righe vennero aggiunte al testo originario nel 1934, allorché la lapide, distrutta nel 1916, venne ricollocata sulla facciata dell’edificio. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 18 si nota la lapide con l’epigrafe che recita:

«IN QUESTA CASA TRASCORSE LA GIOVINEZZA / L’AVVOCATO AURELIO SALMONA / NATO A TRIESTE / PROFUGO A ROMA PER AMORE ALL’ITALIA / COSPIRATORE IRREDENTISTA / AMICO DI GUGLIELMO OBERDAN / VISSE TUTTO IL DRAMMA DELLA SUA TERRA NATALE / TRIESTE 29.III.1852 / ROMA 15.V.1890 /».

Seguono il palazzo dell’albergo «Continental» (1875, arch. Giov. Righetti) al n. civ. 25 e la scuola media statale Silvio Benco, al n. civ. 26, in edificio risalente al 1876 (ing. F. Boara e G. Naglos). Si trova al n. civ. 30 la libreria antiquaria «U. Saba», fondata e diretta per molti anni dal poeta triestino assieme al suo collaboratore Carlo Cerne (1907-1981); una piccola lapide sulla facciata ricorda che «Qui / UMBERTO SABA OPERÒ / TRA GLI UOMINI / POETA /».

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

Trieste: Via San Nicolò. Casa Fontana.

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Casa Fontana in stile neoclassico, costruita tra il 1807 e il 1808, tra via Roma, Via Giusppe Mazzini e via San Nicolò. L’esecutore effettivo dell’edificio fu Giovanni Righetti, ma il progetto è stato attribuito da Wolfgang Bensch a Matteo Pertsch.
I bassorilievi sono stati scolpiti da Antonio Bosa, con temi di repertorio antico: baccanali, are sacrificali, suonatori, scudi, lance. Sulla facciata situata sulla via Roma si riconosce un Perseo trionfante sulla Medusa e Penteo ucciso dalle Menadi.
Costruita per Giovanni Battista Pitteri, ma poco dopo acquistata da Carlo d’Ottavio Fontana, ricco esponente della vita economica triestina.
Nel 1808 Fontana inaugurava in questa sede l’albergo “la Città di Trieste”, come testimonia una locandina pubblicitaria in quattro lingue.

NICOLO San, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III novembre a via D. Alighieri. C.A.P. 34121.

Denominazione settecentesca, suggerita dalla vicinanza della chiesa della comunità greco-ortodossa, intitolata alla Santissima Trinità e a San Nicolò (ingresso in riva III novembre). Reca il n. civ. 2 casa Castagna, edificio risalente al 1780 circa e ingrandito su progetto dell’arch. G. Baldini nel 1855. Dal 1839 (contratto di locazione d.d. 28.4.1839) al 1907 fu sede della Direzione di Polizia e, acquistato da P. Tripcovich nel 1876, l’edificio divenne proprietà della Chiesa parrocchiale di Sant’Eustachio di Dobrota nelle Bocche di Cattaro nel 1938. Al n. civ. 8 si trova casa Chiodi, sulla cui facciata venne posta nel 1922 una lapide con iscrizione dettata da Attilio Hortis:

«ADDÌ XXIII MAGGIOMDCCCIV / VIDE QVI LA LVCE / PIETRO KANDLER / MAESTRO INSUPERATO / AGLI STORICI / DELLE PROVINCIE NOSTRE /».

Di fronte si nota un palazzo costruito nel 1878 su progetto dell’arch. E. Tureck. Notevole è al n. civ. 15 (angolo con via Roma) il palazzo in stile neogotico veneziano eretto nel 1912 su progetto dell’arch. E. Nordio; sulla facciata prospiciente via S. Nicolò venne posta nel 1913 una lapide a ricordo della morte, avvenuta in edificio preesistente, del poeta Pasquale Besenghi degli Ughi; reca l’iscrizione:

«QIII / NEL MDCCCXLIX / SI SPENSE / PASQUALE BESENGHI DEGLI UGHI I D’ISOLA D’ISTRIA / ARGUTO INGEGNO FORTE POETA DEVOTO A LIBERTÀ / CON LA PENNA E CON LA SPADA / MARZO MCMXXXIV / MEMORI I GRECI RESIDENTI A TRIESTE / RICOLLOCARONO /».

Le ultime righe vennero aggiunte al testo originario nel 1934, allorché la lapide, distrutta nel 1916, venne ricollocata sulla facciata dell’edificio. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 18 si nota la lapide con l’epigrafe che recita:

«IN QUESTA CASA TRASCORSE LA GIOVINEZZA / L’AVVOCATO AURELIO SALMONA / NATO A TRIESTE / PROFUGO A ROMA PER AMORE ALL’ITALIA / COSPIRATORE IRREDENTISTA / AMICO DI GUGLIELMO OBERDAN / VISSE TUTTO IL DRAMMA DELLA SUA TERRA NATALE / TRIESTE 29.III.1852 / ROMA 15.V.1890 /».

Seguono il palazzo dell’albergo «Continental» (1875, arch. Giov. Righetti) al n. civ. 25 e la scuola media statale Silvio Benco, al n. civ. 26, in edificio risalente al 1876 (ing. F. Boara e G. Naglos). Si trova al n. civ. 30 la libreria antiquaria «U. Saba», fondata e diretta per molti anni dal poeta triestino assieme al suo collaboratore Carlo Cerne (1907-1981); una piccola lapide sulla facciata ricorda che «Qui / UMBERTO SABA OPERÒ / TRA GLI UOMINI / POETA /».

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.


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Casa Fontana in stile neoclassico, costruita tra il 1807 e il 1808, tra via Roma, Via Giusppe Mazzini e via San Nicolò. L’esecutore effettivo dell’edificio fu Giovanni Righetti, ma il progetto è stato attribuito da Wolfgang Bensch a Matteo Pertsch.
I bassorilievi sono stati scolpiti da Antonio Bosa, con temi di repertorio antico: baccanali, are sacrificali, suonatori, scudi, lance. Sulla facciata situata sulla via Roma si riconosce un Perseo trionfante sulla Medusa e Penteo ucciso dalle Menadi.
Costruita per Giovanni Battista Pitteri, ma poco dopo acquistata da Carlo d’Ottavio Fontana, ricco esponente della vita economica triestina.
Nel 1808 Fontana inaugurava in questa sede l’albergo “la Città di Trieste”, come testimonia una locandina pubblicitaria in quattro lingue.

NICOLO San, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III novembre a via D. Alighieri. C.A.P. 34121.

Denominazione settecentesca, suggerita dalla vicinanza della chiesa della comunità greco-ortodossa, intitolata alla Santissima Trinità e a San Nicolò (ingresso in riva III novembre). Reca il n. civ. 2 casa Castagna, edificio risalente al 1780 circa e ingrandito su progetto dell’arch. G. Baldini nel 1855. Dal 1839 (contratto di locazione d.d. 28.4.1839) al 1907 fu sede della Direzione di Polizia e, acquistato da P. Tripcovich nel 1876, l’edificio divenne proprietà della Chiesa parrocchiale di Sant’Eustachio di Dobrota nelle Bocche di Cattaro nel 1938. Al n. civ. 8 si trova casa Chiodi, sulla cui facciata venne posta nel 1922 una lapide con iscrizione dettata da Attilio Hortis:

«ADDÌ XXIII MAGGIOMDCCCIV / VIDE QVI LA LVCE / PIETRO KANDLER / MAESTRO INSUPERATO / AGLI STORICI / DELLE PROVINCIE NOSTRE /».

Di fronte si nota un palazzo costruito nel 1878 su progetto dell’arch. E. Tureck. Notevole è al n. civ. 15 (angolo con via Roma) il palazzo in stile neogotico veneziano eretto nel 1912 su progetto dell’arch. E. Nordio; sulla facciata prospiciente via S. Nicolò venne posta nel 1913 una lapide a ricordo della morte, avvenuta in edificio preesistente, del poeta Pasquale Besenghi degli Ughi; reca l’iscrizione:

«QIII / NEL MDCCCXLIX / SI SPENSE / PASQUALE BESENGHI DEGLI UGHI I D’ISOLA D’ISTRIA / ARGUTO INGEGNO FORTE POETA DEVOTO A LIBERTÀ / CON LA PENNA E CON LA SPADA / MARZO MCMXXXIV / MEMORI I GRECI RESIDENTI A TRIESTE / RICOLLOCARONO /».

Le ultime righe vennero aggiunte al testo originario nel 1934, allorché la lapide, distrutta nel 1916, venne ricollocata sulla facciata dell’edificio. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 18 si nota la lapide con l’epigrafe che recita:

«IN QUESTA CASA TRASCORSE LA GIOVINEZZA / L’AVVOCATO AURELIO SALMONA / NATO A TRIESTE / PROFUGO A ROMA PER AMORE ALL’ITALIA / COSPIRATORE IRREDENTISTA / AMICO DI GUGLIELMO OBERDAN / VISSE TUTTO IL DRAMMA DELLA SUA TERRA NATALE / TRIESTE 29.III.1852 / ROMA 15.V.1890 /».

Seguono il palazzo dell’albergo «Continental» (1875, arch. Giov. Righetti) al n. civ. 25 e la scuola media statale Silvio Benco, al n. civ. 26, in edificio risalente al 1876 (ing. F. Boara e G. Naglos). Si trova al n. civ. 30 la libreria antiquaria «U. Saba», fondata e diretta per molti anni dal poeta triestino assieme al suo collaboratore Carlo Cerne (1907-1981); una piccola lapide sulla facciata ricorda che «Qui / UMBERTO SABA OPERÒ / TRA GLI UOMINI / POETA /».

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

Trieste: Piazza Unità d’Italia. I pili porta bandiere.

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Trieste: Piazza Unità d'Italia. I pili porta bandiere.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Unità d’Italia. I pili porta bandiere.
Il giardino che sorgeva in piazza dell’Unità all’altezza del palazzo della Prefettura verso mare fu eliminato nel 1919 e nel 1923 il Comune sistemò due piloni provvisori di legno a forma di fasci littori. La società Ansaldo di Genova aveva promesso di far erigere al loro posto due piloni di bronzo ma per colpa della crisi del 1929 non riuscì a mantenere la promessa e il Reale Automobile Club d’Italia (R.A.C.I.) la sostituì accollandosi le spese per la loro costruzione. I due piloni avrebbero dovuto essere pronti per il convegno automobilistico che si doveva tenere a Trieste nel 1932, ma furono invece inaugurati appena il 24 maggio 1933 alla presenza del duca d’Aosta Amedeo di Savoia. I pili sono alti 6 metri e sorreggono un’antenna alta 25 metri. Le alabarde collocate sulle antenne sono realizzate in duralluminio con anima d’acciaio. La parte scultorea, il cui bozzetto fu elaborato da Attilio Selva, è alta 4,25 metri e rappresenta gli autieri d’Italia che avevano combattuto nella Prima Guerra Mondiale.

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Trieste: Piazza Unità d'Italia. I pili porta bandiere.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Unità d’Italia. I pili porta bandiere.
Il giardino che sorgeva in piazza dell’Unità all’altezza del palazzo della Prefettura verso mare fu eliminato nel 1919 e nel 1923 il Comune sistemò due piloni provvisori di legno a forma di fasci littori. La società Ansaldo di Genova aveva promesso di far erigere al loro posto due piloni di bronzo ma per colpa della crisi del 1929 non riuscì a mantenere la promessa e il Reale Automobile Club d’Italia (R.A.C.I.) la sostituì accollandosi le spese per la loro costruzione. I due piloni avrebbero dovuto essere pronti per il convegno automobilistico che si doveva tenere a Trieste nel 1932, ma furono invece inaugurati appena il 24 maggio 1933 alla presenza del duca d’Aosta Amedeo di Savoia. I pili sono alti 6 metri e sorreggono un’antenna alta 25 metri. Le alabarde collocate sulle antenne sono realizzate in duralluminio con anima d’acciaio. La parte scultorea, il cui bozzetto fu elaborato da Attilio Selva, è alta 4,25 metri e rappresenta gli autieri d’Italia che avevano combattuto nella Prima Guerra Mondiale.

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Il giardino che sorgeva in piazza dell’Unità all’altezza del palazzo della Prefettura verso mare fu eliminato nel 1919 e nel 1923 il Comune sistemò due piloni provvisori di legno a forma di fasci littori. La società Ansaldo di Genova aveva promesso di far erigere al loro posto due piloni di bronzo ma per colpa della crisi del 1929 non riuscì a mantenere la promessa e il Reale Automobile Club d’Italia (R.A.C.I.) la sostituì accollandosi le spese per la loro costruzione. I due piloni avrebbero dovuto essere pronti per il convegno automobilistico che si doveva tenere a Trieste nel 1932, ma furono invece inaugurati appena il 24 maggio 1933 alla presenza del duca d’Aosta Amedeo di Savoia. I pili sono alti 6 metri e sorreggono un’antenna alta 25 metri. Le alabarde collocate sulle antenne sono realizzate in duralluminio con anima d’acciaio. La parte scultorea, il cui bozzetto fu elaborato da Attilio Selva, è alta 4,25 metri e rappresenta gli autieri d’Italia che avevano combattuto nella Prima Guerra Mondiale.

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Il giardino che sorgeva in piazza dell’Unità all’altezza del palazzo della Prefettura verso mare fu eliminato nel 1919 e nel 1923 il Comune sistemò due piloni provvisori di legno a forma di fasci littori. La società Ansaldo di Genova aveva promesso di far erigere al loro posto due piloni di bronzo ma per colpa della crisi del 1929 non riuscì a mantenere la promessa e il Reale Automobile Club d’Italia (R.A.C.I.) la sostituì accollandosi le spese per la loro costruzione. I due piloni avrebbero dovuto essere pronti per il convegno automobilistico che si doveva tenere a Trieste nel 1932, ma furono invece inaugurati appena il 24 maggio 1933 alla presenza del duca d’Aosta Amedeo di Savoia. I pili sono alti 6 metri e sorreggono un’antenna alta 25 metri. Le alabarde collocate sulle antenne sono realizzate in duralluminio con anima d’acciaio. La parte scultorea, il cui bozzetto fu elaborato da Attilio Selva, è alta 4,25 metri e rappresenta gli autieri d’Italia che avevano combattuto nella Prima Guerra Mondiale.

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Trieste: Piazza Unità d'Italia. I pili porta bandiere.
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Trieste: Piazza Unità d’Italia. I pili porta bandiere.
Il giardino che sorgeva in piazza dell’Unità all’altezza del palazzo della Prefettura verso mare fu eliminato nel 1919 e nel 1923 il Comune sistemò due piloni provvisori di legno a forma di fasci littori. La società Ansaldo di Genova aveva promesso di far erigere al loro posto due piloni di bronzo ma per colpa della crisi del 1929 non riuscì a mantenere la promessa e il Reale Automobile Club d’Italia (R.A.C.I.) la sostituì accollandosi le spese per la loro costruzione. I due piloni avrebbero dovuto essere pronti per il convegno automobilistico che si doveva tenere a Trieste nel 1932, ma furono invece inaugurati appena il 24 maggio 1933 alla presenza del duca d’Aosta Amedeo di Savoia. I pili sono alti 6 metri e sorreggono un’antenna alta 25 metri. Le alabarde collocate sulle antenne sono realizzate in duralluminio con anima d’acciaio. La parte scultorea, il cui bozzetto fu elaborato da Attilio Selva, è alta 4,25 metri e rappresenta gli autieri d’Italia che avevano combattuto nella Prima Guerra Mondiale.

Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

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L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

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L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.

Trieste. Piazza Unità d’Italia. Fontana dei Quattro Continenti.

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Trieste. Piazza Unità d'Italia. Fontana dei Quattro Continenti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste. Piazza Unità d’Italia. Fontana dei Quattro Continenti.
Fontana dei quattro continenti: creata tra il 1751 e il 1754 dello scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni (coadiuvato da tre scalpellini di fino, Giovanni Venturini, Giuseppe Grassi e Giambattista Pozzo).

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Fontana dei quattro continenti: creata tra il 1751 e il 1754 dello scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni (coadiuvato da tre scalpellini di fino, Giovanni Venturini, Giuseppe Grassi e Giambattista Pozzo).

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Trieste. Piazza Unità d’Italia. Fontana dei Quattro Continenti.
Fontana dei quattro continenti: creata tra il 1751 e il 1754 dello scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni (coadiuvato da tre scalpellini di fino, Giovanni Venturini, Giuseppe Grassi e Giambattista Pozzo).

Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.

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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d'Italia.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.
Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.

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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d'Italia.
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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.
Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.
Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour. Cantieri Riuniti dell’Adriatico.

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Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour.
Cantieri Riuniti dell'Adriatico.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour. Cantieri Riuniti dell’Adriatico. L’immobile venne costruito sul sito in origine occupato dal “I.R. Magazeno de’ Sali” tra le antiche contrade di Carintia e di Dandarù, in seguito all’interramento delle rive antistanti con la costruzione della piazza Duca degli Abruzzi, già Luigi Amedeo di Savoia. L’edifico venne commissionato per ospitare la sede centrale dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, nati nel 1930 in seguito alla fusione di due stabilimenti triestini. La costruzione della struttura venne avviata nel febbraio del 1939, in base al progetto datato 8 dicembre 1938 dell’ingegnere del partito fascista, Bruno Olivotto (1898-1944). Il primo progetto, poi abbandonato, era stato affidato all’architetto Ruggero Decorti. Il palazzo, completato nel giugno del 1940, presenta una pianta compatta e funzionale, secondo i principi architettonici degli anni Trenta; il sobrio prospetto principale è caratterizzato da una fascia aggettante al piano terra e rientrante all’ultimo livello, con rivestimento a lastre di marmo verde articolato da semplici aperture prive di decorazioni. Il corpo centrale venne ampliato negli anni Sessanta con l’aggiunta di una nuova struttura. L’immobile, proprietà dell’Italcantieri, poi della Fincantieri e dell’Enel, venne acquistato nel 2001 dalla Regione Friuli Venezia Giulia. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour. Cantieri Riuniti dell’Adriatico.

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Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour.
Cantieri Riuniti dell'Adriatico.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Corso Camillo Benso Conte di Cavour. Cantieri Riuniti dell’Adriatico. L’immobile venne costruito sul sito in origine occupato dal “I.R. Magazeno de’ Sali” tra le antiche contrade di Carintia e di Dandarù, in seguito all’interramento delle rive antistanti con la costruzione della piazza Duca degli Abruzzi, già Luigi Amedeo di Savoia. L’edifico venne commissionato per ospitare la sede centrale dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, nati nel 1930 in seguito alla fusione di due stabilimenti triestini. La costruzione della struttura venne avviata nel febbraio del 1939, in base al progetto datato 8 dicembre 1938 dell’ingegnere del partito fascista, Bruno Olivotto (1898-1944). Il primo progetto, poi abbandonato, era stato affidato all’architetto Ruggero Decorti. Il palazzo, completato nel giugno del 1940, presenta una pianta compatta e funzionale, secondo i principi architettonici degli anni Trenta; il sobrio prospetto principale è caratterizzato da una fascia aggettante al piano terra e rientrante all’ultimo livello, con rivestimento a lastre di marmo verde articolato da semplici aperture prive di decorazioni. Il corpo centrale venne ampliato negli anni Sessanta con l’aggiunta di una nuova struttura. L’immobile, proprietà dell’Italcantieri, poi della Fincantieri e dell’Enel, venne acquistato nel 2001 dalla Regione Friuli Venezia Giulia. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.