Il castelliere di Cattinara

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Il castelliere di Cattinara, che fu uno dei primi castellieri da me esplorati, presenta dal lato strategico un’eccellente posizione, chiudendo esso le due valli di Longera e di Rozzol, delle quali sta a cavaliere, e dominando sulla vasta pianura solcata dal fiumicello Rosandra, onde il colle su cui giace trasse il nome di monte Chiave. Meno manomesso di quello di Montebello, permise un rilievo topografico, dal quale risultò la sua periferia di oltre mezzo chilometro. Le indagini fattevi con una serie di scavi praticati in più punti, ci fecero conoscere ch’ esso fu abitato tanto all’epoca preistorica che ai tempi romani, nei quali si preferì il versante meridionale meglio riparato dai venti, ove scarseggiano appunto i manufatti appartenenti a quest’ultimi, laddove le genti anteriori avevano fissato la loro dimora sulla vetta, che a tal uopo era stata spianata. Anche in questo castelliere la messe di cocci, di resti di animali e di svariati utensili fu molto ricca, corrispondendo su per giù a quella di Montebello, sicché per non incorrere in troppe ripetizioni ne tralascio la specificazione. Noterò solo che tra gli oggetti di bronzo si raccolsero due fibule, una della Certosa e altra del tipo La Tene, quindi di epoca relativamente tarda. Nonostante vari assaggi fatti qua e là alle falde della collina, non mi riuscì di rintracciare la necropoli, dalla quale si avrebbe potuto trarre un materiale prezioso per l’illustrazione di questo castelliere.


Aggiornamenti:

A poca distanza dalla località di Cattinara, si erge il colle della Chiusa con un ampio pianoro che domina la strada che dal Golfo di Trieste conduce all’altipiano. Si presentava come un abitato diverso dai castellieri carsici poiché mancante della caratteristica cinta difensiva (secondo il prof. Lonza poteva trattarsi di un villaggio protostorico).

Da metà Ottocento, sul colle si trovava una polveriera, potenziata e frazionata in più depositi durante il secondo conflitto mondiale, che nel 1945 venne fatta saltare in aria cospargendo il terreno di detriti bellici, la cui bonifica richiese un ventennio di lavoro.
Nel 1954 l’apertura di una cava dell’Italcementi per l’estrazione di marne intaccò ulteriormente i resti dell’abitato protostorico già indagato dal Marchesetti. Venne alla luce un grosso deposito con ceneri e frammenti di ceramiche, che vide l’intervento del prof. Lonza.
Successive indagini si svolsero negli anni Sessanta del Novecento, sempre sotto la direzione di Benedetto Lonza. In un piccolo scavo di assaggio, nel 1961, venne individuato uno strato archeologico dello spessore di 40 cm. Venne rinvenuta una forma di fusione per coltelli, in pietra arenaria.
Nel 1967, la Soprintendenza di Trieste avviò un’importante ricerca durante la quale vennero eseguiti diversi scavi, sia sul pianoro centrale che sui versanti della collina, dove si presumeva avrebbero dovuto trovarsi le abitazioni. I risultati furono modesti in quanto il terreno era già stato oggetto dei lavori agricoli che per un lungo tempo interessarono questa zona, o forse dagli interventi per la realizzazione delle fondamenta della polveriera.

Non si è rinvenuta traccia di muri difensivi o di contenimento, e nemmeno quel consistente ammasso di pietrame che sui castellieri carsici si forma in seguito al crollo di un muro. Sulla base di questi materiali, il prof. Lonza, espresse l’opinione che Cattinara fosse un villaggio veneto inserito tra il IV e il III secolo a.C., nell’area dei castellieri carsici, con i quali i Veneti avevano probabili rapporti commerciali (Lonza, 1973). Durante gli scavi vennero ricuperati gusci di molluschi marini di varie specie e frammenti ossei di Maiale, Cinghiale, Bue, Cavallo, Capriolo, Cervo, Volpe, Lepre, Capra o Pecora e Cane. Il numero maggiore di resti risulta essere di Capra o Pecora, il che ci indica che l’attività principale era costituita dalla pastorizia, mentre l’agricoltura appare modesta, come pure la caccia.

Nel 1977, durante lavori di scavo per l’ampliamento di un serbatoio d’acqua sul pianoro sommitale nella zona settentrionale, sul lato apposto a quello scavato nel 1967, vennero alla luce manufatti preistorici che vide l’avvio di uno scavo stratigrafico da parte della Soprintendenza. Emerse un pavimentato con scaglie di calcare e molti frammenti di fittili, frammisti a materiale romano tra cui i resti di un bicchiere riconducibile al I secolo d.C. Poichè emerse un gran quantitativo di pietre, la dott. Scotti — che dirigeva i lavori — ha formulato l’ipotesi che taluni abitati, in un primo tempo, non fossero difesi da muri o che sfruttassero i ripiani artificiali coi quali si terrazzava il pendio della collina. In questo caso il villaggio protostorico di Cattinara sarebbe un castelliere simile agli altri dell’altipiano carsico, e che cronologicamente abbracci un periodo cronologico che va dalla fine dell’età del bronzo al I secolo a.C..

Nel 1981, lo studioso Dante Cannarella, nelle sue note di aggiornamento ai Castellieri del Carso triestino, redasse una precisa e sintetica relazione riguardo i reperti del Castelliere di Cattinara: “I materiali fittili appartengono prevalentemente a due categorie di vasellame: La prima, con ceramiche grossolane, presenta recipienti di grandi e medie dimensioni, con grandi orli eversi e privi di decorazioni. La seconda comprende ceramiche più fini, con le superfici lisciate e a volte lucidate, appartenenti a ciotole troncoconiche, talora munite alla spalla di una piccola presa a bugna anche perforata, o tazze con anse a nastro sopraelevato. La decorazione più frequente è l’impressione a falsa cordicella, spesso riempita di pasta bianca e abbinata a impressioni puntiformi; frequenti anche le incisioni disposte a solchi o a triangoli contrapposti e con la base aperta. Tra i manufatti litici, oltre ai soliti lisciatoi di arenaria, si segnala il frammento di un’ascia-martello in diorite con foro cilindrico e uno strumento a punta in selce, che però sembra più antico. È stato trovato un solo manufatto in bronzo: il frammento di uno spillone.

Si ripresero le indagini archeologiche, negli anni 1977-79 e 1982-83 (Maselli Scotti 1978; 1983; 1994) utilizzando il metodo stratigrafico. Nel 2001, vennero eseguite nuove indagini, terminate nella primavera del 2003.

Anticipando il Convegno Internazionale di Studi che si sarebbe tenuto al Castello di Duino il 14 e 15 novembre 2003, per celebrare il centenario della pubblicazione di Carlo Marchesetti sui Castellieri preistorici di Trieste e della Regione Giulia, i Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste hanno inventariato e schedato i reperti provenienti dal castelliere di Cattinara, il primo in cui Carlo Marchesetti condusse scavi sistematici, tra il 1883 e il 1884.  Nel 1865 erano state ritrovate alcune urne e uno scheletro, si suppose la presenza di una necropoli e Marchesetti fece effettuare saggi di scavo in differenti punti, per circa 70 m, per una larghezza da 1,50 a 2 m. Nel 1883 presentò una relazione nel “Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali”, nel 1903 ritornerà ancora sull’argomento con la relazione di cui sopra. Nel castelliere di Cattinara si riscontrò un’abbondanza di reperti di due situazioni archeologiche distinte: quella preistorica, sulla sommità settentrionale del colle, dove vennero alla luce manufatti ceramici che si discostavano dagli altri castellieri, e quella romana, sul versante meridionale.
Vennero rinvenuti pestelli e lisciatoi in pietra arenaria, due fusaiole biconiche a base concava, focolari e numerosi resti di pasto, cinque oggetti in bronzo tra cui un ago e una fibula incompleta tipo Certosa (V-IV secolo a.C.), due frammenti di anelloni da facolaio, una scodella a calotta con orlo a tesa orizzontale, vari frammenti di scodelle di grandi dimensioni prodotte in ceramica di impasto medio-fine decorate sulla tesa ed assegnabili al Bronzo Finale, numerosi frammenti di scodelle ad orlo rientrante, un frammento di piatto in ceramica di impasto medio-fine a pareti troncoconiche, databile al Secondo Ferro maturo o tardo, frammenti di pareti decorate a solcature e punti impressi e decorazione dipinta zonata, periodo del Bronzo Finale / Primo Ferro (fine VII – fine VI secolo a.C.), prese e anse di scodelle…

Le indagini successive a quelle del Marchesetti, e quelle più recenti svolte dalla Soprintendenza Archeologica di Trieste,  hanno confermato l’importanza dell’insediamento e il suo utilizzo fino all’epoca romana, con reperti collocabili  in un ampio arco cronologico che riportarono alla luce anche una punta di giavellotto in ferro a sezione quadrangolare, databile al III secolo a.C., e un falcetto in ferro del I secolo a.C.
Il maggior numero di reperti è rappresentato da diversi tipi di olle e scodelle collocabili nella fase di passaggio Bronzo Finale / Primo Ferro.

(a cura di g.c.)


La prima parte è tratta da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903


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