“Veduta di Trieste”, dal quadro di Benedetto Carpaccio, 1540. Cattedrale di S. Giusto

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"Veduta di Trieste", dal quadro di Benedetto Carpaccio, 1540. Cattedrale di S. Giusto.

Le porte venivano custodite da cittadini armati. I militi, che di notte stavano a guardia delle torri e delle mura, ad ogni tocco della campana di Caboro rispondevano con la grida che erano desti ed attenti. Più tardi, verso il 1365, s’ introdusse una innovazione, cioè la scolta che stava sul campanile di S. Giusto doveva, quattro volte prima della mezzanotte e quattro volte dopo, chiamare per nome, e a tutta voce, gli uomini posti in fazione sugli spaldi, denunziando alla ronda coloro che non avevano risposto. Si voleva che la città fidandosi nelle sentinelle potesse dormire secura. Le mura accompagnate da fosso, si tenevano monde dalle edere o dalle piante che potevano danneggiarle o facilitare la scalata. Cinque erano le porte e torri principali con castelletto, piombatoie e ponte levatoio: Triborgo, Donota, Tor Grande, S. Michele e Cavana; secondarie: Portizza, Saline, Pusterla e S. Lorenzo. Le principali avevano una piccola postierla, che veniva aperta un’ ora al giorno, di prima mattina, per l’ asporto delle immondizie).
(Giuseppe Caprin “Il Trecento a Trieste”. Trieste 1897)

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