Opcina : il laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno)

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Opcina: il laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno) (*) in una bella cartolina colorata del 1907. Coll. Dino Cafagna

Si trovava non lontano dalla chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, in una piccola trasversale sul lato opposto della via di Prosecco.
Il piccolo stagno venne prosciugato nel 1935 e trasformato in un piazzale, diventando “piazzetta Bardina”. In gran parte gli stagni, formati da acqua piovana malsana, venivano utilizzati quali abbeveratoi per il bestiame (e gli animali selvatici) e taluni d’inverno servivano alla produzione di ghiaccio. Non essendoci altre fonti d’acqua (leggi torrenti o rogge) o fontane, i stagni venivano usati dalle donne del luogo per lavare i panni. A destra sulla sponda alcune donne che lavano i panni: le mitiche “lavandere”.                    

(*) denominazione popolare che deriva dalla parola “brno” cioè “colle” con il suffisso aumentativo “-ina” (collinetta). Una curiosità: si pensa che il primo nucleo abitativo di Opicina si sia costituito proprio in quest’area, vicino cioè, come tutte le civiltà, a una fonte d’acqua. Anche per questo, probabilmente, la primitiva chiesetta di S. Bartolomeo, citata nell’Archivio Capitolare di Trieste per la prima volta già nel 1308, è stata edifica proprio lì vicino. Del resto la stessa etimologia di “Opcina” si fa risalire (Zubini) alla parola “ob pecini” = “presso la grotta”, primo centro abitato collegato a una cavità in questa zona.

La croce = la chiesa, la freccia = Via di Prosecco .. e lo stagno..

Il Carso è sempre stato, per le sue caratteristiche orografiche che fan si che le acque piovane scompaiano rapidamente nel sottosuolo, quasi privo di acqua in superficie, quindi è sempre stato un’un’area arida.
Talora, in certe zone, dove il fondo era più impermeabile (argilla), l’acqua piovana si raccoglieva in pozze d’acqua più o meno grandi, diventando per gli abitanti del luogo un’importante riserva idrica.
Un tempo quindi in Carso abbondava di stagni (la gran parte di questi oggi sono scomparsi): erano pozze naturali, rimaneggiate, per aumentarne la capienza, dai contadini che, svuotatele, pavimentavano e impermeabilizzavano il fondo, spesso proteggendo le sponde delimitandole con dei muretti.

(Dino Cafagna)

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