Trieste: Via Tigor 23. Villa Lazarovich,

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Trieste: Via Tigor 23. Villa Lazarovich,
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Tigor 23. Villa Lazarovich,
L’edificio sorge sul sito in origine occupato da campi e pascoli, da cui deriva il nome stesso della via, Tigor, che nel vocabolario locale indica un “terreno elevato ed incolto” (Generini, 1968, p. 325). Tra Sette e Ottocento la zona viene interessata da investimenti fondiari dei ricchi commercianti anche stranieri stabilitisi a Trieste, tra cui emergono i nomi di Antonio Strohlendof, committente della vicina Villa Necker, di Gorge Hepburn per Villa Economo e di Valerio Rizzoli per l’edificio in Viale Terza Armata. L’area che discende dal colle di San Vito è protagonista di uno sviluppo edilizio suburbano agli inizi dell’Ottocento, periodo in cui si assiste alla realizzazione di numerose villette e giardini immersi nella tranquillità e che discendono fino al mare.
La villa viene costruita nel 1820 per volere di Cesare Abramo de Cassis Faraone, figlio di un fratello del conte Antonio. In origine la struttura viene concepita come una modesta casa di campagna a un piano con corpo centrale rialzato e coronato da timpano. Negli anni Cinquanta, quando la villa passa di proprietà alla famiglia Lazarovich, la struttura viene alzata di un piano con aggiunta di una sala con terrazza; su progetto dell’architetto Giuseppe Greco Mayer, inoltre, vengono apportate alcune modifiche tra cui l’aggiunta della torretta semicircolare e della loggia. Tra il 1851 ed il 1857 la villa viene utilizzata come residenza dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo; all’Ufficio Tavolare si conserva il contratto di affittanza tra il Lazarovich e l’arciduca per la villa registrata con il numero 1338. A Massimiliano d’ Asburgo si deve la creazione del grande parco circostante la villa, che viene adornato di piante rare, di un giardino zoologico, con animali esotici portati dai suoi viaggi. Durante il soggiorno dell’arciduca il parco viene aperto al pubblico nei pomeriggi della domenica e del mercoledì e la villa viene utilizzata per ricevere illustri personaggi; il 10 agosto 1857, infatti, viene presentata al clero, alle autorità civili e militari e al ceto mercantile di Trieste la figlia del re del Belgio, Carlotta, neosposa di Massimiliano. Nel 1863 gli eredi Lazarovich ottengono l’approvazione per l’ampliamento della facciata sulla strada principale, con la trasformazione della terrazza sopra la sala in veranda coperta. Alla fine dell’Ottocento l’edificio risulta a nome di Francesco Lauro, proprietario dal 1879, per passare nel 1903 a Leopoldo Vianello. Nel 1911 Ruggero Berlam viene chiamato per attuare il progetto della grande vetrata su via Tigor, della veranda rivolta verso il giardino e della terrazza all’ultimo piano, attuando anche la sistemazione di alcune sale interne e del portale d’ingresso in ferro battuto. Durante gli anni Trenta-Quaranta del Novecento la dimora viene abitata dallo storico Pierantonio Quarantotto Gambini, al quale si deve nel 1962 l’appello contro la demolizione della villa. L’evento favorisce l’imposizione del vincolo, prima a tutto l’edificio, in seguito limitato alla sola facciata, accogliendo in parte il ricorso presentato dai proprietari in data 12 settembre 1962. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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L’edificio sorge sul sito in origine occupato da campi e pascoli, da cui deriva il nome stesso della via, Tigor, che nel vocabolario locale indica un “terreno elevato ed incolto” (Generini, 1968, p. 325). Tra Sette e Ottocento la zona viene interessata da investimenti fondiari dei ricchi commercianti anche stranieri stabilitisi a Trieste, tra cui emergono i nomi di Antonio Strohlendof, committente della vicina Villa Necker, di Gorge Hepburn per Villa Economo e di Valerio Rizzoli per l’edificio in Viale Terza Armata. L’area che discende dal colle di San Vito è protagonista di uno sviluppo edilizio suburbano agli inizi dell’Ottocento, periodo in cui si assiste alla realizzazione di numerose villette e giardini immersi nella tranquillità e che discendono fino al mare.
La villa viene costruita nel 1820 per volere di Cesare Abramo de Cassis Faraone, figlio di un fratello del conte Antonio. In origine la struttura viene concepita come una modesta casa di campagna a un piano con corpo centrale rialzato e coronato da timpano. Negli anni Cinquanta, quando la villa passa di proprietà alla famiglia Lazarovich, la struttura viene alzata di un piano con aggiunta di una sala con terrazza; su progetto dell’architetto Giuseppe Greco Mayer, inoltre, vengono apportate alcune modifiche tra cui l’aggiunta della torretta semicircolare e della loggia. Tra il 1851 ed il 1857 la villa viene utilizzata come residenza dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo; all’Ufficio Tavolare si conserva il contratto di affittanza tra il Lazarovich e l’arciduca per la villa registrata con il numero 1338. A Massimiliano d’ Asburgo si deve la creazione del grande parco circostante la villa, che viene adornato di piante rare, di un giardino zoologico, con animali esotici portati dai suoi viaggi. Durante il soggiorno dell’arciduca il parco viene aperto al pubblico nei pomeriggi della domenica e del mercoledì e la villa viene utilizzata per ricevere illustri personaggi; il 10 agosto 1857, infatti, viene presentata al clero, alle autorità civili e militari e al ceto mercantile di Trieste la figlia del re del Belgio, Carlotta, neosposa di Massimiliano. Nel 1863 gli eredi Lazarovich ottengono l’approvazione per l’ampliamento della facciata sulla strada principale, con la trasformazione della terrazza sopra la sala in veranda coperta. Alla fine dell’Ottocento l’edificio risulta a nome di Francesco Lauro, proprietario dal 1879, per passare nel 1903 a Leopoldo Vianello. Nel 1911 Ruggero Berlam viene chiamato per attuare il progetto della grande vetrata su via Tigor, della veranda rivolta verso il giardino e della terrazza all’ultimo piano, attuando anche la sistemazione di alcune sale interne e del portale d’ingresso in ferro battuto. Durante gli anni Trenta-Quaranta del Novecento la dimora viene abitata dallo storico Pierantonio Quarantotto Gambini, al quale si deve nel 1962 l’appello contro la demolizione della villa. L’evento favorisce l’imposizione del vincolo, prima a tutto l’edificio, in seguito limitato alla sola facciata, accogliendo in parte il ricorso presentato dai proprietari in data 12 settembre 1962. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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L’edificio sorge sul sito in origine occupato da campi e pascoli, da cui deriva il nome stesso della via, Tigor, che nel vocabolario locale indica un “terreno elevato ed incolto” (Generini, 1968, p. 325). Tra Sette e Ottocento la zona viene interessata da investimenti fondiari dei ricchi commercianti anche stranieri stabilitisi a Trieste, tra cui emergono i nomi di Antonio Strohlendof, committente della vicina Villa Necker, di Gorge Hepburn per Villa Economo e di Valerio Rizzoli per l’edificio in Viale Terza Armata. L’area che discende dal colle di San Vito è protagonista di uno sviluppo edilizio suburbano agli inizi dell’Ottocento, periodo in cui si assiste alla realizzazione di numerose villette e giardini immersi nella tranquillità e che discendono fino al mare.
La villa viene costruita nel 1820 per volere di Cesare Abramo de Cassis Faraone, figlio di un fratello del conte Antonio. In origine la struttura viene concepita come una modesta casa di campagna a un piano con corpo centrale rialzato e coronato da timpano. Negli anni Cinquanta, quando la villa passa di proprietà alla famiglia Lazarovich, la struttura viene alzata di un piano con aggiunta di una sala con terrazza; su progetto dell’architetto Giuseppe Greco Mayer, inoltre, vengono apportate alcune modifiche tra cui l’aggiunta della torretta semicircolare e della loggia. Tra il 1851 ed il 1857 la villa viene utilizzata come residenza dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo; all’Ufficio Tavolare si conserva il contratto di affittanza tra il Lazarovich e l’arciduca per la villa registrata con il numero 1338. A Massimiliano d’ Asburgo si deve la creazione del grande parco circostante la villa, che viene adornato di piante rare, di un giardino zoologico, con animali esotici portati dai suoi viaggi. Durante il soggiorno dell’arciduca il parco viene aperto al pubblico nei pomeriggi della domenica e del mercoledì e la villa viene utilizzata per ricevere illustri personaggi; il 10 agosto 1857, infatti, viene presentata al clero, alle autorità civili e militari e al ceto mercantile di Trieste la figlia del re del Belgio, Carlotta, neosposa di Massimiliano. Nel 1863 gli eredi Lazarovich ottengono l’approvazione per l’ampliamento della facciata sulla strada principale, con la trasformazione della terrazza sopra la sala in veranda coperta. Alla fine dell’Ottocento l’edificio risulta a nome di Francesco Lauro, proprietario dal 1879, per passare nel 1903 a Leopoldo Vianello. Nel 1911 Ruggero Berlam viene chiamato per attuare il progetto della grande vetrata su via Tigor, della veranda rivolta verso il giardino e della terrazza all’ultimo piano, attuando anche la sistemazione di alcune sale interne e del portale d’ingresso in ferro battuto. Durante gli anni Trenta-Quaranta del Novecento la dimora viene abitata dallo storico Pierantonio Quarantotto Gambini, al quale si deve nel 1962 l’appello contro la demolizione della villa. L’evento favorisce l’imposizione del vincolo, prima a tutto l’edificio, in seguito limitato alla sola facciata, accogliendo in parte il ricorso presentato dai proprietari in data 12 settembre 1962. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Trieste: Via Giovanni Segantini 7

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Trieste: Via Giovanni Segantini 7
Foto Paolo Carbonaio
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Il bassorilievo sulla facciata è opera dello scultore triestino Marcello Mascherini.
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