Trieste: Piazza Unità d’Italia. Il Palazzo del Governo.

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Trieste: Piazza Unità d'Italia. Il Palazzo del Governo.
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Piazza Unità d’Italia.
Il Palazzo del Governo (palazzo della Luogotenenza austriaca): Progettato dall’architetto viennese Emil Artmann (allievo Heinrich von Ferstel), fu costruito tra il 1901 ed il 1905 sul sito del vecchio Palazzo Governiale, costruito nel 1764 per ordine di Maria Teresa, secondo il disegno di Giovanni Fusconi, dove si trovavano gli uffici dell’Arsenale imperiale (allora Palast der k.k. Statthalterei). In origine la struttura era costituita da due soli piani a cui ne venne aggiunto un terzo nel 1825. Fu demolito nel 1899. Come altri edifici costruiti in riva al mare, la Prefettura poggia su una piattaforma spessa 160 cm, sostenuta da 3.000 pali in cemento, per contrastare l’instabilità del sottosuolo.
L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo del Governo (palazzo della Luogotenenza austriaca): Progettato dall’architetto viennese Emil Artmann (allievo Heinrich von Ferstel), fu costruito tra il 1901 ed il 1905 sul sito del vecchio Palazzo Governiale, costruito nel 1764 per ordine di Maria Teresa, secondo il disegno di Giovanni Fusconi, dove si trovavano gli uffici dell’Arsenale imperiale (allora Palast der k.k. Statthalterei). In origine la struttura era costituita da due soli piani a cui ne venne aggiunto un terzo nel 1825. Fu demolito nel 1899. Come altri edifici costruiti in riva al mare, la Prefettura poggia su una piattaforma spessa 160 cm, sostenuta da 3.000 pali in cemento, per contrastare l’instabilità del sottosuolo.
L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
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Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
I putti sulla prefettura sono opera dello scultore A. Brenek (Vienna 1905)
Prima del 1918, con l’arrivo dell’Ilalia, i putti reggevano la coppa della corona Austro Ungarica
Nei primi anni 60 l’edificio fu sottoposto ad interventi di restauro, tra cui era compreso anche il rifacimento dell’arredamento, su progetto degli architetti Nordio e Cervi. Oggi il palazzo è sede degli uffici del Commissariato del Governo nella regione Friuli Venezia Giulia nonché quelli della Prefettura – UTG di Trieste. I saloni di rappresentanza governativa nazionale e le sale di accoglienza e pernottamento per Alte Personalità dello Stato e di Stati Esteri, in visita ufficiale nella città e nella regione, si trovano al primo piano. (da: biblioteche.comune.it)

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L’architetto si è ispirato all’architettura del Rinascimento e allo stile della Secession viennese. e facciate esterne sono a tre fasce: un basamento a bugnato in pietra bianca fino al primo piano, una seconda fascia rivestita da una decorazione a mosaico, la balaustra in pietra della terrazza di copertura. Sulla facciata principale è presente una loggia a due livelli sovrapposti divisa in tre campate ad archivolto. Esternamente, il palazzo è ingentilito dal rivestimento di mosaici in vetro di Murano nella parte superiore, dove si notano disegni, testine allegoriche e medaglioni con lo stemma di Casa Savoia realizzati dopo la Prima Guerra Mondiale (in sostituzione dei mosaici originali, disegnati da Giuseppe Straka di Vienna, che presentavano elementi di derivazione austriaca) e dal rivestimento in pietra bianca nella parte inferiore. L’edificio, ultima delle imprese monumentali della piazza, venne molto criticato tanto che già nel 1910 si pensava ad un suo ampliamento fino al progetto incompiuto di demolizione antecedente alla prima guerra mondiale.
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Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo Vianello.
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Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan.
Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
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Trieste – Via Belpoggio 13.

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Trieste: Via Belpoggio 13.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Belpoggio 13.

BELPOGGIO, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula a via Franca. C.A.P. 34123.

Il toponimo ottocentesco, suggerito dall’amenità della zona, era apposto nel 1884 a un tratto di questa strada, da riva Grumula a salita al Promontorio (Generini). Tra il 1903 ed il 1905 assunse il nome di via Belpoggio solo il tratto da riva Grumula alla via Santi Martiri, più tardi fino alla curva a gomito nei pressi del parco di villa Necker; al secondo tratto venne riservato il nome di via Remota, esteso dall’omonima androna, mutato poi con delibera Giun. Mun. d.d. 19.3.1919 con quello del medico Mons. Luzzatto. Con Del. Pod. n. 863 d.d. 6.7.1940 le vie Belpoggio e Luzzatto assunsero il nome di Italo Balbo, uomo politico, interventista nel 1915, fondatore e direttore a Udine de L’Alpino, gerarca fascista; con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 vennero ripristinate le precedenti denominazioni, per il primo e per il secondo tratto, di via Belpoggio e di via M. Luzzatto; con delibera n. 407 d.d. 6.7.1946 l’intitolazione di via Belpoggio venne estesa a tutta la strada. Al n. civ. 1, angolo riva Grumula, si trova casa Stabile (arch. M. Fabiani, 1906) con lo scudo d’angolo recante le iniziali .E.S.S. 1906.; al n. civ. 21, nell’edificio ottocentesco in stile gotico quadrato, . la sezione staccata del Genio Militare cui segue, al n. civ. 27, una casa liberty del 1911-12 (ing. A. Bruna).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo Vianello.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan.
Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
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Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan. Palazzo Vianello.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Guglielmo Oberdan.
Palazzo Vianello realizzato nel 1904 dall’architetto Ruggero Berlam con il figlio Arduino su commissione di Leopoldo Vianello, un ricco commerciante proprietario di una casa di spedizioni, presidente di una banca triestina e grande benefattore.
Le statue sul balcone e sull’attico sono dello scultore Giovanni Marin, mentre i due medaglioni raffiguranti Leonardo e Michelangelo sull’ingresso di via XXX Ottobre 19 sono opera del pittore Pietro Lucano.
La statua femminile posta su Via Carducci rappresenta Anfitrite, una delle Nereidi, sposa di Nettuno e madre di Tritone.
Il palazzo, uno dei primi edifici realizzati a Trieste in cemento armato, fu sede del Salone Edison e poi Cinema Odeon.
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Trieste: Via Belpoggio 13.

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Trieste: Via Belpoggio 13.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Belpoggio 13.

BELPOGGIO, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula a via Franca. C.A.P. 34123.

Il toponimo ottocentesco, suggerito dall’amenità della zona, era apposto nel 1884 a un tratto di questa strada, da riva Grumula a salita al Promontorio (Generini). Tra il 1903 ed il 1905 assunse il nome di via Belpoggio solo il tratto da riva Grumula alla via Santi Martiri, più tardi fino alla curva a gomito nei pressi del parco di villa Necker; al secondo tratto venne riservato il nome di via Remota, esteso dall’omonima androna, mutato poi con delibera Giun. Mun. d.d. 19.3.1919 con quello del medico Mons. Luzzatto. Con Del. Pod. n. 863 d.d. 6.7.1940 le vie Belpoggio e Luzzatto assunsero il nome di Italo Balbo, uomo politico, interventista nel 1915, fondatore e direttore a Udine de L’Alpino, gerarca fascista; con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 vennero ripristinate le precedenti denominazioni, per il primo e per il secondo tratto, di via Belpoggio e di via M. Luzzatto; con delibera n. 407 d.d. 6.7.1946 l’intitolazione di via Belpoggio venne estesa a tutta la strada. Al n. civ. 1, angolo riva Grumula, si trova casa Stabile (arch. M. Fabiani, 1906) con lo scudo d’angolo recante le iniziali .E.S.S. 1906.; al n. civ. 21, nell’edificio ottocentesco in stile gotico quadrato, . la sezione staccata del Genio Militare cui segue, al n. civ. 27, una casa liberty del 1911-12 (ing. A. Bruna).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Via Belpoggio 13.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Belpoggio 13.

BELPOGGIO, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula a via Franca. C.A.P. 34123.

Il toponimo ottocentesco, suggerito dall’amenità della zona, era apposto nel 1884 a un tratto di questa strada, da riva Grumula a salita al Promontorio (Generini). Tra il 1903 ed il 1905 assunse il nome di via Belpoggio solo il tratto da riva Grumula alla via Santi Martiri, più tardi fino alla curva a gomito nei pressi del parco di villa Necker; al secondo tratto venne riservato il nome di via Remota, esteso dall’omonima androna, mutato poi con delibera Giun. Mun. d.d. 19.3.1919 con quello del medico Mons. Luzzatto. Con Del. Pod. n. 863 d.d. 6.7.1940 le vie Belpoggio e Luzzatto assunsero il nome di Italo Balbo, uomo politico, interventista nel 1915, fondatore e direttore a Udine de L’Alpino, gerarca fascista; con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 vennero ripristinate le precedenti denominazioni, per il primo e per il secondo tratto, di via Belpoggio e di via M. Luzzatto; con delibera n. 407 d.d. 6.7.1946 l’intitolazione di via Belpoggio venne estesa a tutta la strada. Al n. civ. 1, angolo riva Grumula, si trova casa Stabile (arch. M. Fabiani, 1906) con lo scudo d’angolo recante le iniziali .E.S.S. 1906.; al n. civ. 21, nell’edificio ottocentesco in stile gotico quadrato, . la sezione staccata del Genio Militare cui segue, al n. civ. 27, una casa liberty del 1911-12 (ing. A. Bruna).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Via San Michele. Chiesa anglicana.

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Trieste: Via San Michele. Chiesa anglicana.
Foto Paolo Carbonaio
La chiesa anglicana di Via San Michele fu costruita tra il 1830 e il 1831 su progetto del capomastro Giacomo Fumis. Fra i numerosi stranieri presenti a Trieste fin dal Seicento vi era anche una comunità inglese, attiva nel commercio e nelle attività industriali e mercantili. La chiesa sorse in prossimità del più denso gruppo di ville abitate da inglesi. Nel 1821 un decreto dell’imperatore Francesco I autorizzava i sudditi britannici residenti in città a costituirsi in comunità e a erigere un proprio edificio di culto anglicano. Nel 1827 arrivò anche l’autorizzazione da parte del Parlamento inglese, così nel 1830 alcune famiglie inglesi di Trieste si auto tassarono per acquistare il fondo e per costruire la chiesa. Il progetto del Fumis reca la data del 27 agosto 1830, ma la costruzione fu portata a termine l’anno seguente. La prima funzione religiosa al suo interno fu celebrata il 26 giugno 1831. Fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso la chiesa fu chiusa più volte. Durante la seconda guerra mondiale lo scoppio di una bomba danneggiò l’edificio. Nel 1945 divenne “Garrison Church”, chiesa della guarnigione e, dal 1950 fu sede della “British Legion”. Dal 1954 la chiesa passò sotto la giurisdizione della diocesi di Gibilterra che, nel 1985, la donò al Comune di Trieste con il vincolo del mantenimento dell’aspetto esteriore. Nel 1991 la struttura, che non era più agibile dal 1976, fu ristrutturata e attualmente ospita la Cappella Civica triestina. (da: biblioteche.comune.trieste.it/)
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Trieste – Via San Michele. Chiesa anglicana.

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Trieste: Via San Michele. Chiesa anglicana.
Foto Paolo Carbonaio

 

La chiesa anglicana di Via San Michele fu costruita tra il 1830 e il 1831 su progetto del capomastro Giacomo Fumis. Fra i numerosi stranieri presenti a Trieste fin dal Seicento vi era anche una comunità inglese, attiva nel commercio e nelle attività industriali e mercantili. La chiesa sorse in prossimità del più denso gruppo di ville abitate da inglesi. Nel 1821 un decreto dell’imperatore Francesco I autorizzava i sudditi britannici residenti in città a costituirsi in comunità e a erigere un proprio edificio di culto anglicano. Nel 1827 arrivò anche l’autorizzazione da parte del Parlamento inglese, così nel 1830 alcune famiglie inglesi di Trieste si auto tassarono per acquistare il fondo e per costruire la chiesa. Il progetto del Fumis reca la data del 27 agosto 1830, ma la costruzione fu portata a termine l’anno seguente. La prima funzione religiosa al suo interno fu celebrata il 26 giugno 1831. Fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso la chiesa fu chiusa più volte. Durante la seconda guerra mondiale lo scoppio di una bomba danneggiò l’edificio. Nel 1945 divenne “Garrison Church”, chiesa della guarnigione e, dal 1950 fu sede della “British Legion”. Dal 1954 la chiesa passò sotto la giurisdizione della diocesi di Gibilterra che, nel 1985, la donò al Comune di Trieste con il vincolo del mantenimento dell’aspetto esteriore. Nel 1991 la struttura, che non era più agibile dal 1976, fu ristrutturata e attualmente ospita la Cappella Civica triestina. (da: biblioteche.comune.trieste.it/)

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Trieste – Piazza Giuseppe Garibaldi 10

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Trieste: Piazza Giuseppe Garibaldi 10.
Foto Paolo Carbonaio

Piazza Giuseppe Garibaldi: Barriera Vecchia. Al termine di via A. Oriani, all’inizio di viale G. D’Annunzio. C.A.P. 34131.
Già piazza della Barriera Vecchia, ebbe nuova denominazione con delibera Giunumero Mun, d.d. 28. 3. 1919 numero IX-31/5-19. Giuseppe Garibaldi, generale e uomo politico italiano, nacque a Nizza nel 1807; membro della Giovine Italia dal 1832, visse rifugiato nell’America del Sud dal 1835 al 1847, dopo il fallimento dell’insurrezione a Genova (1834). Rientrato in Italia, partecipò alla prima guerra di indipendenza al comando di gruppi di volontari; deputato della città di Macerata, fu tra i fautori e difensori della Repubblica Romana, dopo la sua caduta visse in Sardegna e dal 1857 si stabilì nell’isola di Caprera. Partecipò alla seconda guerra di indipendenza (1859) e, divenuto generale dell’esercito sardo, fu a capo del gruppo di volontari denominato «Cacciatori delle Alpi». Nel 1860 organizzò la celebre «Spedizione dei Mille» e, sbarcato a Marsala, assunse la dittatura della Sicilia iniziando la marcia alla volta di Roma, interrotta a Teano per volontà di Vittorio Emanuele II. Ritiratosi a Caprera, tentò nuovamente la presa di Roma, senza successo, nel 1862 e nel 1867.
Combattente in Trentino durante la terza guerra di indipendenza (1866), difese la Francia nella guerra franco-prussiana conquistando Digione. Ritiratosi nuovamente a Caprera, vi trascorse gli ultimi anni di vita, morendo nel 1882. Benché mai giunto a Trieste, Garibaldi esercitò notevole fascino e influenza sugli irredentisti della regione, atteggiandosi a vate profetico della sua redenzione. Notevoli furono quindi gli echi garibaldini nella regione Giulia specialmente a partire dal 1860, rafforzati da una visita del generale a Udine nel marzo 1867, occasione nella quale ricevette una delegazione di giuliani ed istriani; in una lettera ((Ai Triestini» del 1 ° aprile 1876 ebbe a scrivere della «amata nostra Trieste – preziosa gemma di cui tuttora trovasi vedovata l’Italia – e le Romane imponenti rovine di Pola, monumenti che attestano la maggiore delle grandezze romane. Oh! si! io patrocinerò la causa dei fratelli oppressi sino all’ultimo soffio di vita». In piazza G. Garibaldi, la colonna con la statua in bronzo dorato dello scultore F. Asco venne eretta in occasione dell ‘Anno Mariano, il 12 settembre 1954. La fontana, opera attribuita all’architetto G. Bernardi (scultore G. Depaul) fu restaurata dallo scultore numero Spagnoli e poi riattivata nel 1951.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste – Piazza Giuseppe Garibaldi 10

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Trieste: Piazza Giuseppe Garibaldi 10.
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Piazza Giuseppe Garibaldi: Barriera Vecchia. Al termine di via A. Oriani, all’inizio di viale G. D’Annunzio. C.A.P. 34131.
Già piazza della Barriera Vecchia, ebbe nuova denominazione con delibera Giunumero Mun, d.d. 28. 3. 1919 numero IX-31/5-19. Giuseppe Garibaldi, generale e uomo politico italiano, nacque a Nizza nel 1807; membro della Giovine Italia dal 1832, visse rifugiato nell’America del Sud dal 1835 al 1847, dopo il fallimento dell’insurrezione a Genova (1834). Rientrato in Italia, partecipò alla prima guerra di indipendenza al comando di gruppi di volontari; deputato della città di Macerata, fu tra i fautori e difensori della Repubblica Romana, dopo la sua caduta visse in Sardegna e dal 1857 si stabilì nell’isola di Caprera. Partecipò alla seconda guerra di indipendenza (1859) e, divenuto generale dell’esercito sardo, fu a capo del gruppo di volontari denominato «Cacciatori delle Alpi». Nel 1860 organizzò la celebre «Spedizione dei Mille» e, sbarcato a Marsala, assunse la dittatura della Sicilia iniziando la marcia alla volta di Roma, interrotta a Teano per volontà di Vittorio Emanuele II. Ritiratosi a Caprera, tentò nuovamente la presa di Roma, senza successo, nel 1862 e nel 1867.
Combattente in Trentino durante la terza guerra di indipendenza (1866), difese la Francia nella guerra franco-prussiana conquistando Digione. Ritiratosi nuovamente a Caprera, vi trascorse gli ultimi anni di vita, morendo nel 1882. Benché mai giunto a Trieste, Garibaldi esercitò notevole fascino e influenza sugli irredentisti della regione, atteggiandosi a vate profetico della sua redenzione. Notevoli furono quindi gli echi garibaldini nella regione Giulia specialmente a partire dal 1860, rafforzati da una visita del generale a Udine nel marzo 1867, occasione nella quale ricevette una delegazione di giuliani ed istriani; in una lettera ((Ai Triestini» del 1 ° aprile 1876 ebbe a scrivere della «amata nostra Trieste – preziosa gemma di cui tuttora trovasi vedovata l’Italia – e le Romane imponenti rovine di Pola, monumenti che attestano la maggiore delle grandezze romane. Oh! si! io patrocinerò la causa dei fratelli oppressi sino all’ultimo soffio di vita». In piazza G. Garibaldi, la colonna con la statua in bronzo dorato dello scultore F. Asco venne eretta in occasione dell ‘Anno Mariano, il 12 settembre 1954. La fontana, opera attribuita all’architetto G. Bernardi (scultore G. Depaul) fu restaurata dallo scultore numero Spagnoli e poi riattivata nel 1951.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII. Palazzo Vivante

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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante. 
Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante eretto tra il 1842 e il 1844 su progetto dell’architetto Domenico Corti. L’area sulla quale furono costruiti il palazzo e il suo giardino in precedenza era occupata da una fabbrica di cere.
Il palazzo doveva diventare l’abitazione privata della famiglia Corti, ma l’architetto lombardo morì nel 1842, senza riuscire a vedere completato il suo edificio. Nel marzo del 1867 lo stabile venne intavolato a nome di Luca Francesco e Marco Domenico Garofolo, mentre nel dicembre del 1874 ne divenne proprietario Marco Salem. Nel 1904 l’edificio fu acquistato da Fortunato Vivante che lo elesse a dimora della sua famiglia. Da allora l’immobile è noto con il nome di Palazzo Vivante. I Vivante, commercianti , banchieri e assicuratori, elevati al rango di baroni dall’imperatore Francesco Giuseppe, erano ebrei di origine francese. Nel 1918-19 Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata, aveva il suo ufficio nella sala ovale del primo piano. A ricordo di tale avvenimento venne apposta una targa sulla facciata di Palazzo Vivante. L’edificio venne ristrutturato alla fine dell’Ottocento dall’architetto viennese Koenig, a cui seguirono le modifiche operate nel 1905 ad opera degli architetti A. Ziffer e R. Dick. Nell’estate del 1945, l’edificio venne seriamente danneggiato da un bombardamento e in seguito abbandonato. Nell’inverno dello stesso anno don Edoardo Marzari vi sistemò provvisoriamente dei profughi istriani. Nel 1949 Palazzo Vivante diventò proprietà dell’Opera Figli del Popolo per l’Assistenza Sociale alla Gioventù. Nel 1952 l’architetto F. Vicentini seguì i lavori di restauro dell’immobile. (web)
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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII. Palazzo Vivante

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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante 
Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante eretto tra il 1842 e il 1844 su progetto dell’architetto Domenico Corti. L’area sulla quale furono costruiti il palazzo e il suo giardino in precedenza era occupata da una fabbrica di cere.
Il palazzo doveva diventare l’abitazione privata della famiglia Corti, ma l’architetto lombardo morì nel 1842, senza riuscire a vedere completato il suo edificio. Nel marzo del 1867 lo stabile venne intavolato a nome di Luca Francesco e Marco Domenico Garofolo, mentre nel dicembre del 1874 ne divenne proprietario Marco Salem. Nel 1904 l’edificio fu acquistato da Fortunato Vivante che lo elesse a dimora della sua famiglia. Da allora l’immobile è noto con il nome di Palazzo Vivante. I Vivante, commercianti , banchieri e assicuratori, elevati al rango di baroni dall’imperatore Francesco Giuseppe, erano ebrei di origine francese. Nel 1918-19 Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata, aveva il suo ufficio nella sala ovale del primo piano. A ricordo di tale avvenimento venne apposta una targa sulla facciata di Palazzo Vivante. L’edificio venne ristrutturato alla fine dell’Ottocento dall’architetto viennese Koenig, a cui seguirono le modifiche operate nel 1905 ad opera degli architetti A. Ziffer e R. Dick. Nell’estate del 1945, l’edificio venne seriamente danneggiato da un bombardamento e in seguito abbandonato. Nell’inverno dello stesso anno don Edoardo Marzari vi sistemò provvisoriamente dei profughi istriani. Nel 1949 Palazzo Vivante diventò proprietà dell’Opera Figli del Popolo per l’Assistenza Sociale alla Gioventù. Nel 1952 l’architetto F. Vicentini seguì i lavori di restauro dell’immobile. (web)
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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante 
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Trieste: Largo Papa Giovanni XXIII.
Palazzo Vivante eretto tra il 1842 e il 1844 su progetto dell’architetto Domenico Corti. L’area sulla quale furono costruiti il palazzo e il suo giardino in precedenza era occupata da una fabbrica di cere.
Il palazzo doveva diventare l’abitazione privata della famiglia Corti, ma l’architetto lombardo morì nel 1842, senza riuscire a vedere completato il suo edificio. Nel marzo del 1867 lo stabile venne intavolato a nome di Luca Francesco e Marco Domenico Garofolo, mentre nel dicembre del 1874 ne divenne proprietario Marco Salem. Nel 1904 l’edificio fu acquistato da Fortunato Vivante che lo elesse a dimora della sua famiglia. Da allora l’immobile è noto con il nome di Palazzo Vivante. I Vivante, commercianti , banchieri e assicuratori, elevati al rango di baroni dall’imperatore Francesco Giuseppe, erano ebrei di origine francese. Nel 1918-19 Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata, aveva il suo ufficio nella sala ovale del primo piano. A ricordo di tale avvenimento venne apposta una targa sulla facciata di Palazzo Vivante. L’edificio venne ristrutturato alla fine dell’Ottocento dall’architetto viennese Koenig, a cui seguirono le modifiche operate nel 1905 ad opera degli architetti A. Ziffer e R. Dick. Nell’estate del 1945, l’edificio venne seriamente danneggiato da un bombardamento e in seguito abbandonato. Nell’inverno dello stesso anno don Edoardo Marzari vi sistemò provvisoriamente dei profughi istriani. Nel 1949 Palazzo Vivante diventò proprietà dell’Opera Figli del Popolo per l’Assistenza Sociale alla Gioventù. Nel 1952 l’architetto F. Vicentini seguì i lavori di restauro dell’immobile. (web)
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Trieste:Via Tigor 24 angolo Via Don Giovanni Minzoni.

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Trieste: Via Tigor 24 angolo Via Don Giovanni Minzoni.
Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Via Tigor 24 angolo Via Don Giovanni Minzoni.
Ex collegio delle Dame di Sion. L’edificio fu fatto costruire nel 1889 su progetto dell’architetto francese Jean Laboroy, espressamente per la congregazione delle suore di Notre Dame de Sion, giunte a Trieste nel 1881. Fu il primo edificio a Trieste dove si installò un impianto di riscaldamento centralizzato come d’uso in Francia.
Dal 1970 è sede universitaria del Dipartimento di Studi Umanistici.
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Trieste: Via Tigor 24 angolo Via Don Giovanni Minzoni. Ex collegio delle Dame di Sion.

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. Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Via Tigor 24 angolo Via Don Giovanni Minzoni.
Ex collegio delle Dame di Sion. L’edificio fu fatto costruire nel 1889 su progetto dell’architetto francese Jean Laboroy, espressamente per la congregazione delle suore di Notre Dame de Sion, giunte a Trieste nel 1881. Fu il primo edificio a Trieste dove si installò un impianto di riscaldamento centralizzato come d’uso in Francia.
Dal 1970 è sede universitaria del Dipartimento di Studi Umanistici.

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Ex collegio delle Dame di Sion. L’edificio fu fatto costruire nel 1889 su progetto dell’architetto francese Jean Laboroy, espressamente per la congregazione delle suore di Notre Dame de Sion, giunte a Trieste nel 1881. Fu il primo edificio a Trieste dove si installò un impianto di riscaldamento centralizzato come d’uso in Francia.
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