Trieste – Largo dei Granatieri, demolizioni anni ’30. Sulla sinistra via Malcanton

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Trieste - Largo dei Granatieri, demolizioni anni '30. Sulla sinistra via Malcanton.

Sul retro la dicitura: "In 1° piano a sinistra via Malcanton, la grande casa al centro è sulla via del Pozzo Bianco, a sinistra di questa casa sale la via Di Rena che sboccava sulla via Di Donota all'altezza del Crocifisso."
Già collezione Giorgio Giorgetti.
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Trieste – Via Capitelli, aprile 1987

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Trieste - Via Capitelli, aprile 1987.
Foto Giorgio Giorgetti
CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. 
Fin dal Settecento noto, con riferimento a questa strada, il toponimo via dei capitelli, dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente anche
in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro secolo,
in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del 1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta
topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale interruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Sporcavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appartenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti.
Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione .QVID.RETRIBVAM.DOMINO..
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolaritù architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca irredentista. Venne acquistata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide co l'iscrizione: .HABEBITIS.MULTA.BONA. SI.TIMUERITIS.DEUM.1723..
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente .16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 .), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa .AD.T.DEI.GLORIAM. 1657.), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione
. NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS . del 1651).
Dei capitelli che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo all'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli è stata individuata quale punto centrale del nuovo
piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Entrate al Punto Franco

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Trieste - Entrate al Punto Franco, su progetto dell'arch. G. Zaninovich (1910-1914). 
Già Collezione Giorgio Giorgetti
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Trieste – Via Capitelli, agosto 1984

 

Trieste - Via Capitelli, agosto 1984.
Foto Giorgio Giorgetti


CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. 
Fin dal Settecento noto, con riferimento a questa strada, il toponimo via dei capitelli, dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente anche
in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro secolo,
in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del 1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta
topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale interruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Sporcavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appartenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti.
Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione .QVID.RETRIBVAM.DOMINO..
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolaritù architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca irredentista. Venne acquistata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide co l'iscrizione: .HABEBITIS.MULTA.BONA. SI.TIMUERITIS.DEUM.1723..
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente .16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 .), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa .AD.T.DEI.GLORIAM. 1657.), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione
. NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS . del 1651).
Dei capitelli che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo all'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli è stata individuata quale punto centrale del nuovo
piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Fabio Severo, 4 settembre 1984. Curva Masè

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Trieste - Via Fabio Severo, 4 settembre 1984. Curva Masè
Foto Giorgio Giorgetti
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Trieste – Monumento a Domenico Rossetti, agosto 1984

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Trieste - Monumento a Domenico Rossetti, agosto 1984
Foto Giorgio Giorgetti
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Trieste – Via delle Ombrelle, settembre 1983

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Via delle Ombrelle, settembre 1983.
Foto Giorgio Giorgetti

OMBRELLE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via delle Beccherie. Denominazione sette-ottocentesca, che sostituì quella precedente di contrada dei Civrani, dal nome di una antica famiglia triestina (così Tribel, 1884). L’attuale odonimo venne suggerito dall’attività di certo Giacomo Malgarini da Brescia, fabbricatore o riparatore di ombrelli nel XVIII secolo. Non è inutile ricordare che ombrella (ombrela) è forma regionale (comune all’ambiente veneto e lombardo) per l’italiano ombrello e derivata dal latino tardo umbrella = «piccola ombra». (Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste 1989)

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Trieste – Tetti dalla finestra di via Foschiatti 4, 16 agosto 1984

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16 agosto 1984 - Dalla finestra di via Foschiatti 4, IV° piano, verso via Vidali.
Foto Giorgio Giorgetti

FOSCHIATTI Gabriele, via, Barriera Vecchia. Da largo Barriera Vecchia a piazza dell’Ospitale. Già via del Solitario, mutò denominazione con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.


Gabriele Foschiatti nacque a Trieste il 28 giugno 1889 e studi. all’Istituto Nautico. Membro della .Giovent. Mazziniana., partecip. al primo congresso del Fascio Giovanile Istriano (Capodistria 1.10.1911) e fu organizzatore nel 1911 di un comitato segreto per l’arruolamento di volontari per l’Albania, all’epoca in guerra contro la Turchia. Volontario lui stesso, combattè in Albania e in Grecia per la liberazione di Giannina, azione che gli valse nel 1932 una medaglia al valore conferitagli dal Governo greco. Rientrato a Trieste, fu impiegato alla Cassa di Risparmio fino al 1914 quando si recò a combattere sulle Argonne (Francia) con i garibaldini. Stabilitosi poi a Venezia, fu membro di un Comitato d’azione per l’intervento armato dell’Italia nel primo conflitto mondiale; nel 1915 partecipò alla spedizione di soccorso ai terremotati della Marsica (Abruzzo) e nel maggio di quello stesso anno, dopo la dichiarazione di guerra, si arruolò nell’Esercito italiano e combattè come soldato del 1° Reggimento Fanteria Re sul Podgora e sul Calvario (5-19 luglio 1915); promosso sottotenente, fu trasferito al 12ã Fanteria della Brigata Casale. Al termine del primo conflitto mondiale fu incaricato (1919) di redigere per le autorità militari una relazione sulla situazione politica e culturale della regione (Relazione al Governatorato militare della Venezia Giulia). Organizzatore nel 1918 della Democrazia Sociale Irredenta, Foschiatti fu oppositore del fascismo e militò in seguito tra le file della Resistenza. Arrestato a Trieste il 19 dicembre 1943, fu trasferito nel campo di concentramento di Dachau ove morì il 20 novembre 1944. Alla memoria venne conferita la medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, con la motivazione: Volontario entusiasta e valoroso combattente della campagna per l’indipendenza e l’Unità d’Italia del 1915 – 18, ritrovava, subito dopo l’armistizio, fede e slancio giovanili per farsi propugnatore in Trieste della lotta contro l’invasore tedesco sostenendo fieramente, nel tempo stesso, l’italianità della città. Autorevole esponente del Comitato di Liberazione cittadino, dava prova di possedere in situazione difficile e pericolosa elette doti di animatore e di organizzatore, rendendo alla causa della Resistenza altamente apprezzati servizi. Tratto in arresto dai tedeschi, sottoposto ad interrogatori estenuanti ed a torture atroci, dimostrava forza d’animo esemplare, nulla rivelando. Dopo quasi un anno di dure sofferenze veniva soppresso nei campi di concentramento tedeschi, martire della Patria e della Libertà Trieste-Dachau (Germania) settembre 1943-20 novembre 1944. (Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste 1989)

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Trieste – Via Foschiatti / Via Fonderia, febbraio 1981

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Via Foschiatti / Via Fonderia, febbraio 1981.
Si legge ancora la vecchia denominazione, via del S.. (Solitario).
Foto Giorgio Giorgetti.

FOSCHIATTI Gabriele, via, Barriera Vecchia. Da largo Barriera Vecchia a piazza dell’Ospitale. Già via del Solitario, mutò denominazione con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.


FONDERIA, via della, Barriera Vecchia. Da via G. Foschiatti a piazza dell’Ospitale. Toponimo ottocentesco suggerito dalla presenza di una fonderia aperta nel 1826 da G. David & C. (Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste 1989)


Gabriele Foschiatti nacque a Trieste il 28 giugno 1889 e studi. all’Istituto Nautico. Membro della .Giovent. Mazziniana., partecip. al primo congresso del Fascio Giovanile Istriano (Capodistria 1.10.1911) e fu organizzatore nel 1911 di un comitato segreto per l’arruolamento di volontari per l’Albania, all’epoca in guerra contro la Turchia. Volontario lui stesso, combattè in Albania e in Grecia per la liberazione di Giannina, azione che gli valse nel 1932 una medaglia al valore conferitagli dal Governo greco. Rientrato a Trieste, fu impiegato alla Cassa di Risparmio fino al 1914 quando si recò a combattere sulle Argonne (Francia) con i garibaldini. Stabilitosi poi a Venezia, fu membro di un Comitato d’azione per l’intervento armato dell’Italia nel primo conflitto mondiale; nel 1915 partecipò alla spedizione di soccorso ai terremotati della Marsica (Abruzzo) e nel maggio di quello stesso anno, dopo la dichiarazione di guerra, si arruolò nell’Esercito italiano e combattè come soldato del 1° Reggimento Fanteria Re sul Podgora e sul Calvario (5-19 luglio 1915); promosso sottotenente, fu trasferito al 12ã Fanteria della Brigata Casale. Al termine del primo conflitto mondiale fu incaricato (1919) di redigere per le autorità militari una relazione sulla situazione politica e culturale della regione (Relazione al Governatorato militare della Venezia Giulia). Organizzatore nel 1918 della Democrazia Sociale Irredenta, Foschiatti fu oppositore del fascismo e militò in seguito tra le file della Resistenza. Arrestato a Trieste il 19 dicembre 1943, fu trasferito nel campo di concentramento di Dachau ove morì il 20 novembre 1944. Alla memoria venne conferita la medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, con la motivazione: Volontario entusiasta e valoroso combattente della campagna per l’indipendenza e l’Unità d’Italia del 1915 – 18, ritrovava, subito dopo l’armistizio, fede e slancio giovanili per farsi propugnatore in Trieste della lotta contro l’invasore tedesco sostenendo fieramente, nel tempo stesso, l’italianità della città. Autorevole esponente del Comitato di Liberazione cittadino, dava prova di possedere in situazione difficile e pericolosa elette doti di animatore e di organizzatore, rendendo alla causa della Resistenza altamente apprezzati servizi. Tratto in arresto dai tedeschi, sottoposto ad interrogatori estenuanti ed a torture atroci, dimostrava forza d’animo esemplare, nulla rivelando. Dopo quasi un anno di dure sofferenze veniva soppresso nei campi di concentramento tedeschi, martire della Patria e della Libertà Trieste-Dachau (Germania) settembre 1943-20 novembre 1944. (Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste 1989)


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Trieste – Palazzo Chiozza

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Trieste - Palazzo Chiozza, foto collezione Sergio Sergas

Nel 1910 il complesso Chiozza fu acquistato dalle Assicurazioni Generali, che fecero demolire le vecchie case e fra il 1925-27, per costruire un imponente palazzo, il progetto fu affidato all’architetto G. Polli con la collaborazione del figlio Carlo, i lavori vennero affidati all’impresa di costruzioni dell’Ingegnere Riccardo Gairinger. L’ edificio, sempre di gusto neoclassico, mantiene le arcate , ma nel complesso è più enfatico e monumentale del precedente. Nel ’27 quando viene concessa l’abitabilità, mancano il gruppo statuario posto alla sommità dell’edificio ed i bassorilievi che sono opera dello scultore milanese Gigi Supino. (Margherita Tauceri)

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