Trieste: via Salvatore Barzilai

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BARZILAI Salvatore (via)

Chiadino-Rozzol. Ottava laterale destra di via C. de Marchesetti. C.A.P. 34142.
Con Del. Cons. d.d. 9.7.1962 n. 369 venne dato nome alla nuova strada disimpegnante piazzale E. Popovich-D’Angeli. Salvatore Barzilai nacque a Trieste nel 1860; trasferitosi giovanissimo dalla città natale dopo essere stato processato e condannato a un anno di reclusione dal governo austriaco, fu collaboratore a Bologna de L’eco del Popolo, giornale redatto dai fuoriusciti triestini Giacomo Venezian e Giuseppe Picciola e dal trentino Albino Zenatti. Laureatosi in giurisprudenza nel 1882, Barzilai si dedicò all’avvocatura. Fu collaboratore da Roma del giornale triestino L’Indipendente e della Tribuna di Roma per la politica estera.
Eletto deputato nel 1890, si adoperò in favore dei territori di lingua italiana soggetti all’Austria; convinto repubblicano, si allontanò da quel partito nel 1911 e quattro anni dopo, nel 1915, venne nominato ministro per le terre liberate, essendo presidente del consiglio A. Salandra; nel 1919 fu delegato italiano alla Conferenza della pace. Per molti anni presidente dell’Associazione della Stampa, venne nominato senatore nel 1920. Morì a Roma nel 1939.
Dei legami sempre intensi con la città natale è interessante esempio una lettera datata Roma 1937 di Barzilai a Silvio Benco (Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS. MISC. 58/X161-80): «Illustre amico ma non ancora accademico d’Italia in quel Palazzo della Farnesina ove è pure entrato quell’ottimo Marinetti che io feci assolvere a Milano per un suo libro, alquanto si diceva, pornografico dal titolo Mafarka il futurista. Non ancora accademico ma, nella nostra città — ove qualche volta la realtà sembra meno radiosa del sogno — alta espressione del pensiero italiano che si manifesta nelle forme più degne ed elette. Onde ricevere da lui manifestazioni come quella recata oggi dal Piccolo, perché viene da lui e dal natio loco, è il maggiore compenso che potevo aspettarmi per la mia qualunque recente fatica. Anche perché Silvio Benco ha l’abitudine di leggere i libri dei quali crede di scrivere, mentre altri pure con molta benevolenza preferiscono scorrerli, riproducendone brani, inghirlandati di aggettivi laudatori. Purtroppo Ella deve anche ricordare tra le luci del libro l’ombra dei 77 anni (non ancora compiuti) del suo estensore; ma senza iattanza devo riconoscere che me ne accorgo solo per le implacabili notazioni dell’ufficio di stato civile mentre mi pare che il loro lungo decorso sia servito a schiarire molto le idee liberandole da molte scorie, anzichè a mortificarle. Io ricordo l’avvocato Benco suo padre che era intimo amico del mio nel comune rifugio della Minerva, e, pur di lontano, mi pare vi sia tra i nati da loro un vincolo spirituale, che non si spezza. E prima di chiudere il corso della esistenza io spero di assistere ad una giustizia resa a chi nel campo delle lettere, ha il primissimo posto nella città dei nostri sogni giovanili, a cui spetterebbe considerazione pari ai sagrifici fatti per acquistarla». Opere principali di S. Barzilai: Vita Internazionale (Quattrini, Firenze 1911); Vita parlamentare. Discorsi eprofili politici (Tip. Ed. Naz., Roma 1912), Contro la Triplice Alleanza (Ravà, Milano 1915), Luci e ombre del passato. Memorie di vita politica (Treves, Milano 1937), Nel mondo della giustizia. Memorie di vita forense (Treves, Milano 1939).

Bibliografia.: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 198

Un sentito ringraziamento al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.