Trieste : via Pasquale Besenghi

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BESENGHI Pasquale, via

San Giacomo/San Vito-Città Vecchia.
Da via San Giacomo in monte a piazzale A. Rosmini. C.A.P. dal n. 1 al n. 27 e dal n. 2 al n. 8: 34131; dai nn. 29 e 10 a fine: 34143.
La Delegazione Municipale della città di Trieste decise nella seduta del 24.7.1896 (Del. n. 38611) di intitolare una via di San Vito al poeta istriano Pasquale Besenghi. La notizia venne accolta con favore nella regione e il Magistrato Civico ricevette numerosi telegrammi di plauso: dal Municipio di Isola che telegrafò il 3.8.1896 «ringrazia plaudente riconoscentissimo codesta inclita delegazione onorante memoria poeta isolano nominando Besenghi», dalla Gioventù Isolana che alla stessa data telegrafò: «Gioventù Isolana riconoscentissima ringrazia delegazione onorarne poeta nostro denominando via Besenghi» e dalla Società Corale Besenghi di Isola. La strada venne poi prolungata da via Montecucco a via San Giacomo in monte nel 1902-1903.
Pasquale Besenghi degli Ughi nacque a Isola d’Istria da nobile famiglia il 31.3.1797; studiò al collegio vescovile di Capodistria e si laureò in giurisprudenza all’Università di Padova. I suoi interessi erano orientati però soprattutto alla letteratura: studente a Padova aveva scritto una tragedia Francesca da Rimini e nel 1820 pubblicò a Venezia una canzone in morte di Carlotta Taffoni. Spirito irrequieto, esuberante e romantico, Besenghi viaggiò attraverso la Grecia, durante la guerra di indipendenza, per due anni (1827-1829) partecipando pure ad azioni di guerra. Rientrato in Italia, visse in Friuli studiando e componendo poesie, poi si trasferì a Venezia e infine ritornò a Trieste, città nella quale aveva lavorato come impiegato al Tribunale Mercantile, in tempo per vivervi i moti del 1848. Morì di lì a poco, il 24.9.1849, di colera.
Considerato il maggiore poeta istriano e giuliano della prima metà dell’ Ottocento, Besenghi nelle sue liriche rivela l’ideale romantico pur perdurando in esse — è stato osservato — «alcune feconde istanze classiche, neoclassiche e tradizionali». Prosatore dal piglio polemico e satireggiante, pubblicò a Venezia nel 1826 il Saggio di novelle orientali, satira mordace nei confronti di Trieste e dei suoi abitanti, la prima indicata come «Cucibrech» e sottolineando dei secondi la «babuaggine». E un’impostazione critico-letteraria che si ritrova nella sua poesia degli Apologhi, dove si riallaccia «al favolismo settecentesco, ma con più corrosivo estro lucianesco compenetrato di aceti voltairiani».
Al n. civ. 8 di via P. Besenghi è la chiesa della Madonna della Provvidenza, eretta nel 1914 in stile gotico inglese dall’arch. Giuseppe Gualandi per conto delle Suore della Visitazione e dedicata alla Beata Vergine Ausiliatrice. Benedetta il 14.5.1914, divenne sede di parrocchia il 1.12.1958, riconosciuta civilmente il 27.8.1977. Al n. civ. 16, su fondo acquistato nel 1905 dalle Suore Scolastiche di Marburgo, venne eretto nel 1908 un ampio edificio (arch. Francesco Ferluga), destinato ad educandato femminile, che nel 1910 divenne proprietà del Sovrano Erario; fu destinato quindi a Liceo femminile e, dopo la guerra, a caserma dei R. Carabinieri. Distrutto durante il II conflitto mondiale (dal 1939 ospitava il seminario vescovile), venne ricostruito più ampio su progetto dell’arch. Vittorio Frandoli e inaugurato 1’11.10.1950 (annessa cappella della B.V. Immacolata).
Al n. civ. 23 è il villino Ganzoni-Livesey (arch. R. Berlam, 1884), al n. civ. 31 il villino Knipfer poi Mosco (arch. G.M. Mosco, 1903), con la caratteristica torretta; al n. civ. 46 era un villino sociale dell’arch. R. Berlam (1894) oggi demolito, mentre al n. civ. 48 è il villino Cantoni (arch. R. Berlam, 1897). In fondo alla strada, dirimpetto a un ingresso secondario dell’Osservatorio Astronomico, era villa Basevi, eretta dall’ing. E. Geiringer (1895), ristrutturata nel 1910 (arch. G. Polli) ad uso di «museo didattico», sede dal 1926 del Museo del Risorgimento e distrutta nel 1944.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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