Trieste – Via Capitelli, aprile 1987

Via Capitelli, aprile 1987. Foto Giorgio Giorgetti.
CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. 
Fin dal Settecento noto, con riferimento a questa strada, il toponimo via dei capitelli, dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente anche
in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro secolo,
in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del 1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta
topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale interruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Sporcavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appartenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti.
Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione .QVID.RETRIBVAM.DOMINO..
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolaritù architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca irredentista. Venne acquistata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide co l'iscrizione: .HABEBITIS.MULTA.BONA. SI.TIMUERITIS.DEUM.1723..
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente .16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 .), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa .AD.T.DEI.GLORIAM. 1657.), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione
. NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS . del 1651).
Dei capitelli che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo all'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli è stata individuata quale punto centrale del nuovo
piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982

Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982. Foto Giorgetti.
San Giovanni BOSCO, via, San Giacomo. Da passeggio S. Andrea a via Ponziana. 
Già via dei Lavoratori (dal 1901) per la vicinanza di questa via a diverse officine, ebbe nuova denominazione via Don Giovanni Bosco con Del. Pod. n. 262 d.d. 24.2.1934, completata allorchè Don Bosco venne proclamato Santo.
Giovanni Bosco nacque a Becchi nel 1815; ordinato sacerdote nel 184, aprì l'Oratorio di Valdocco (1846) per l'assistenza dei ragazzi poveri, fondò la congregazione dei salesiani e la congregazione delle figlie di Maria Ausiliatrice per l'assistenza e la formazione spirituale delle ragazze del popolo;
nel 1875-1876 fond. anche la Pia Unione dei Cooperatori. Dedicatosi alla cura delle missioni, mandò un gruppo di missionari in Patagonia nel 1875; autore di numerose opere di carattere popolare e divulgativo, pubblicò Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù (1887) in cui presentata parte del suo pensiero di educatore. Morì a Torino nel 1888, venne beatificato nel 1929 e canonizzato nel 1934.
Le casette operaie in via dei Lavoratori, oggi via S. Giovanni Bosco, al n. tav. 66 vennero costruite nel 1898 (arch. G.B. Finetti e M. Mosco) per l'Istituto di Assicurazioni per gli infortuni nel lavoro; demolite nel 1983, al loro posto sono sorti moderni caseggiati dell'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Coloncovez (corte Morel), settembre 1982

Coloncovez (corte Morel), settembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti.
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via del Seminario, maggio 1989

Via del Seminario, maggio 1989 Foto Giorgio Giorgetti.
SEMINARIO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via Donota a via delle Monache. 
Denominazione sette-ottocentesca che, come avverte Tribel (1884), «serve a ricordare che nell'anno 1713 il conte Mania della Torre erigeva in questo sito un seminario per quei giovani che si applicavano allo studio della lingua latina. [...] Aperto li 4 novembre 1713, era diretto dai Gesuiti, e con essi soppresso nell'anno 1773. I rispettivi beni furono venduti nel 1777, e dagli interessi del ricavato capitale si formò il Fondo degli stipendi per studenti triestini.
Dopo la soppressione vi si collocarono le scuole ginnasiali, nel 1781 le scuole normali tedesche; più tardi, nell'anno 1836, servì di ospedale sussidiario, poi caserma di Polizia. Acquistato dal Comune li 20 agosto 1851 [...] il Magistrato vi spese molta cura e danaro a ristaurare l'edifizio nel quale attualmente
sono collocate le civiche scuole popolari di città vecchia». A lato di via del Seminario, nel tratto iniziale, sono state rinvenute in tempi recenti strutture antiche nel corso di alcuni scavi che hanno evidenziato una serie di blocchi di arenaria; «dalla base dei blocchi si dipartivano una serie di falde di scarico ricche di materiali romani del I-II sec.; esse si adagiavano in una depressione che, in base ad analisi sedimentologiche, presenta tracce di ristagno d'acqua. [...] L'interpretazione suggerita da queste emergenze archeologiche, collocabili tutte in età romana, è che nei grossi blocchi sia da riconoscere la parte basale delle mura, già supposta in via Rota, mentre nello strato di ghiaia e malta sarebbe da vedersi quanto resta dell'antico tracciato stradale» (Maselli Scotti).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986

Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986. Foto Giorgio Giorgetti.
Da piazza Venezia a via Economo. 
Toponimo ottocentesco, originariamente indicante l'intera strada che conduceva al lazzaretto di San Carlo, detto «vecchio» dopo la costruzione di quello «nuovo» presso Roiano (1769), e che oggi è apposto al solo tratto compreso tra piazza Venezia e via Giovanni e Demetrio Economo.
Con Del. Pod. d.d. 28.6.1940 il nome «via del Lazzaretto Vecchio» venne mutato in quello di «via Corsica»; l'originaria denominazione venne ripristinata con Dei. Presid. d.d. 6. 7. 1946 n. 407.
Lungo via del Lazzaretto Vecchio, una delle principali strade del cosiddetto «borgo giuseppino» e ricordata anche dal poeta triestino U. Saba nella poesia Tre vie (una piccola lapide con incisi quei versi è stata posta al principio della strada), sorgono interessanti edifici neoclassici, oggi attentamente
studiati; vanno segnalate brevemente le case ai nn. civ. 2-4
(1832, arch. D. Corti), n. 5 (1834, arch. G.B. de Puppi, con modifiche nella decorazione esterna dell'arch. C. Coretti, 1868), n. civ. 7 (1835, arch. G.B. de Puppi, ristr. 1980), n. civ. 9 e n. civ. 11 (case Sartorio, rispettivamente del 1837, arch. G. Degasperi e del 1838, arch. N. Pertsch, con modifiche nella decorazione esterna del 1868, arch. G. Berlam e ristrutturazioni del 1963 e del 1987), n. civ. 8 (1838, arch. D. Corti, ristr. 1885- 1886, arch. D. Righetti), n. civ. 10 (1840, arch. D. Corti, ristr. 1952), n. civ. 12 (1841, arch. G.B. de Puppi), n. 18 (casa Dubbane, 1827, arch. B. Zucca, ristr. 1873 arch. A. Rietti), n. civ. 22 (1837, arch. G. Righetti, modifiche nelle decorazioni 1868 arch. G. Sforzi e 1869 arch. F. Tureck) e n. civ. 24, edificio che accolse dal 1848 al 1874 la famiglia reale dei Borbone di Spagna (ramo carlista) esule a Trieste (1836, arch. G. Degasperi). 
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Settefontane, ottobre 1981

Via Settefontane, ottobre 1981.
Foto Giorgio Giorgetti.
SETTEFONTANE, via delle, Barriera Vecchia. Da largo G. Sidney Sonnino a viale dell'Ippodromo. 
Denominazione entrata nell'odonomastica ufficiale nell'Ottocento, che ricorda il torrentello tributario del torrente del Farneto. Il toponimo è attestato
fin dal XIII sec. (cfr. a. 1222, contrada «de se fontanis») ed è documentato nei secoli successivi nelle forme variamente alternate Sefontanis o Sexfontanis e Septefontanis (attestato dall'a. 1301); ignota è la causa di tale alternanza. Fontana indicava, in questo caso, la sorgente; gli studiosi degli ultimi due secoli hanno discusso se le sorgenti fossero sei o sette, però senza risultati soddisfacenti. Troppo vaga l'ipotesi di Generini
(1884), cioè «che il nome di sette fontane non sia invalso che per corruzione volgare di sex fontanis», né persuase l'ipotesi di Marini (che i documenti dimostrano inesatta) secondo il quale «nel Settecento il dialetto veneto che subentrò a quello friulano interpretò "sis" equivalente a 'sette'».
In via delle Settefontane (angolo via G. Padovan) si trova la villa neoclassica sede del ricreatorio «G. Padovan». Sulla facciata è posta l'iscrizione: «QUI NACQUE / ADDÌ XXVII AGOSTO MDCCCXXXVI I GIGLIO PADOVAN I NEL DIALETTO DEL SUO POPOLO I NOBILE POETA I». Si trovava in via delle Settefontane una casa in stile neoclassico eretta su progetto dell'arch. M. Pertsch, demolita nel 1981.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Udine prima della salita di Gretta, 1987

Via Udine prima della salita di Gretta, 1987. Foto Giorgio Giorgetti.

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Trieste – Molo Audace, Domenica 5 maggio 1985

Trieste – Molo Audace, Domenica 5 maggio 1985: c’è anche chi pesca. Foto Giorgio Giorgetti

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via San Sergio, dicembre 1985

Via San Sergio, dicembre 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.

SERGIO San, via, Barriera Vecchia. Da via della Madonnina a via del Bosco.
Denominazione ottocentesca; secondo Generini (1884), «li 14 agosto 1442 erasi dato principio alla fabbrica di una chiesetta dedicata a S. Sergio che sembra due anni dopo fosse stata portata a compimento. Dovea esser situata verosimilmente nelle adiacenze della Madonnina, sotto il castello, e il nome della via attuale le fu dato appunto in memoria di quella antica chiesetta. Essa esisteva ancor nel 1494, però se ne ignora la fine. Nel 1642 parlavasi ancora di certi terreni ad essa spettanti, che stavano per alienarsi».
Al nome di San Sergio, tradizionalmente considerato patrono di Trieste, è legata l’alabarda, simbolo e arma della città di Trieste. Osserva Mirabella Roberti: «C’è una leggenda che la dice appartenente a S. Sergio (con Bacco, soldato e forse ufficiale del pretorio imperiale), martire in Siria all’alba del IV sec. Sergio sarebbe stato per qualche tempo a Trieste e l’alabarda, caduta sul Foro della città, avrebbe annunciato ai compagni di fede il suo martirio. Sta di fatto che S. Sergio è considerato, con Servolo e Giusto, patrono di Trieste negli Statuti […] e che l’alabarda compare come simbolo della città […i nei denari del vescovo Volrico o Ulrico de Portis (1237-1253)». 
Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.


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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




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Trieste – Via Pindemonte, giugno 1985.

Via Pindemonte, giugno 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.
Pindemonte Ippolito, via. 
Da via F. Crispi a rotonda del Boschetto.

Denominazione ottocentesca, che ricorda il poeta Ippolito Pindemonte, nato a Verona nel 1753, ivi morto nel 1828. Autore delle Poesie campestri, che gli valsero l'ammirazione di U. Foscolo (che a lui dedicò I sepolcri) e che preludono al Romanticismo, Pindemonte acquistò fama soprattutto con la traduzione dell'Odissea (1805-1812) e della sua produzione poetica venne ricordata spesso la poesia Melanconia, ninfa gentile. Scrisse la tragedia Arminio e altre opere, tra le quali si ricordano le Epistole, i Sermoni, e Gibilterra salvata.
Ippolito Pindemonte fu tra coloro che non accettarono l'invito di Domenico Rossetti a collaborare (1827-1828) al suo Programma per un volgarizzamento delle Egloghe e delle Epistole del Petrarca.
Al n. civ. 11 di via I. Pindemonte si trova la scuola media statale M. Codermatz.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




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