Trieste: Piazza Alberto e Kathleen Casali 4

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Trieste: Piazza Alberto e Kathleen Casali 4.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Alberto e Kathleen Casali 4 (lato Via Martiri della Libertà)
Edificio del 1909. 
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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.

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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale.
I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.
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Foto Paolo Carbonaio

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I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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Foto Paolo Carbonaio
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Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. Il portale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.
Ad ornamento del portale principale della cattedrale di San Giusto sono state utilizzate le due metà, segate verticalmente e inserite dopo averle invertite, di una stele funeraria romana. Sul portale di sinistra è visibile incisa una croce templare.
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Trieste: Colle di San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.
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Trieste: Colle di San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.
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Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.

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Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via di Cavana 16.
Palazzo Vicco costruito tra il 1796 ed il 1797, tra Via Cavana e Via dell’Annunziata. Nel 1831 il palazzo venne destinato a residenza della curia vescovile. Al posto dell’attuale palazzo sorgeva l’Ospedale dell’Annunziata eretto ai tempi del vescovo Rodolfo de Pedrazzani (1302-1323), riedificato nel 1355, fu affiancato da una cappella dedicata alla B.V. Annunziata, da cui deriva il nome della via. In seguito alla demolizione per ordine sovrano dell’ospedale e della chiesetta, nel 1795 il fondo fu acquistato dal commerciante portoghese Antonio Vicco che fece costruire il palazzo.
Dal 1813 al 26 dicembre 1820, anno della sua morte, nel palazzo fu ospitato, esule in fuga dalla Restaurazione, Joseph Fouché duca d’Otranto. Joseph Fouché era stato ministro di polizia durante la rivoluzione del 1989 e poi anche al servizio di Napoleone e di Luigi XVIII.
Oggi il palazzo è la sede della curia vescovile.
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Trieste: Via di Cavana 16. Palazzo Vicco.
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Trieste: Via di Cavana 16.
Palazzo Vicco costruito tra il 1796 ed il 1797, tra Via Cavana e Via dell’Annunziata. Nel 1831 il palazzo venne destinato a residenza della curia vescovile. Al posto dell’attuale palazzo sorgeva l’Ospedale dell’Annunziata eretto ai tempi del vescovo Rodolfo de Pedrazzani (1302-1323), riedificato nel 1355, fu affiancato da una cappella dedicata alla B.V. Annunziata, da cui deriva il nome della via. In seguito alla demolizione per ordine sovrano dell’ospedale e della chiesetta, nel 1795 il fondo fu acquistato dal commerciante portoghese Antonio Vicco che fece costruire il palazzo.
Dal 1813 al 26 dicembre 1820, anno della sua morte, nel palazzo fu ospitato, esule in fuga dalla Restaurazione, Joseph Fouché duca d’Otranto. Joseph Fouché era stato ministro di polizia durante la rivoluzione del 1989 e poi anche al servizio di Napoleone e di Luigi XVIII.
Oggi il palazzo è la sede della curia vescovile.
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Trieste: via Giulia n. 53.

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Trieste: via Giulia n. 53.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: via Giulia n. 53.
Edificio realizzato dall’architetto Tito Bullo, con affreschi di Giacomo Rossi e due leoni di Luigi Conti nell’atrio.
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Trieste: via Giulia n. 53.
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Trieste: via Giulia n. 53.
Edificio realizzato dall’architetto Tito Bullo, con affreschi di Giacomo Rossi e due leoni di Luigi Conti nell’atrio.
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Trieste: La Fontana di Montuzza.

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Trieste: La Fontana di Montuzza.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: La Fontana di Montuzza.
La fontana, sopra la Galleria Sandrinelli con la Scala dei Giganti, è stata realizzata nel 1938 dall’impresa Buttonaz e Ziffer su progetto dell’Ufficio tecnico comunale e su disegno dell’Ing. Vittorio Privileggi, in occasione della visita del duce a Trieste.
La struttura si sviluppa su una vasca circolare del raggio esterno di 6,50 metri, con fondo rivestito in graniglia di cemento levigata, ed un corpo centrale ad obelisco pentagonale con costrolature, realizzato in cemento armato e rivestito in lastre di marmo d’Orsera.
Alla base dell’obelisco è collocata una seconda vasca, concentrica alla prima, dalla quale scendono cinque cascate illuminate che si riversano nella vasca principale. Destinata ad avere una vita breve (avrebbe dovuto essere smontata al termine delle celebrazioni) sopravvisse non funzionante al secondo conflitto mondiale e alle successive vicende del dopoguerra.
L’ultimo intervento di ripristino funzionale è del 2006, mentre precedentemente risale agli inizi degli anni ’70.
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Trieste: Via Cesare Battisti 12.

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Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Cesare Battisti 12.
Edificio costruito nel 1828 su progetto dell’architetto Giovanni Degasperi. Nel 1852 l’architetto Luigi Buzzi aggiunge un piano, determinando così l’aspetto architettonico attuale.

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

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Edificio costruito nel 1828 su progetto dell’architetto Giovanni Degasperi. Nel 1852 l’architetto Luigi Buzzi aggiunge un piano, determinando così l’aspetto architettonico attuale.

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 . apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.  Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

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Trieste: Via Cesare Battisti 31.

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Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I. 

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

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Foto Paolo Carbonaio

BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.

Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell’Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il mutamento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L’Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l’anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, quale cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pubblicati postumi. Molti edifici lungo l’attuale via Battisti furono costruiti nell’ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Nappal n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la palazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell’Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L’edificio venne alzato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per accogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perchè ritrovo di intellettuali irredentisti. Ristrutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I MCMLXX I.

Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell’arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987

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