Le lapidi di san Giusto: la lapide dei Bonomo

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La lapide della tomba dei Bonomo a san Giusto.
Foto Elisabetta Marcovich

Non ha senso distinguere fra lapidi interne ed esterne in quanto all’origine: in chiesa venivano seppelliti Vescovi e notabili e le loro lapidi tombali erano sparse su tutta la pavimentazione, come ben descrive Pietro Kandler in un suo prezioso articolo: nei lavori del 1842 vennero tutte tolte dal pavimento e messe a decorare la base esterna della chiesa, assieme a qualche altra lapide proveniente dalla chiesa del Rosario, allora assegnata alla Comunità evangelica. I restauri degli anni trenta riportarono dentro, al loro posto, grazie al lavoro di Kandler, la maggior parte delle lapidi, tranne quelle dei Vescovi che erano nel presbiterio. Una parte rimane esposta esternamente alla chiesa, sul retro.

la lapide della famiglia Bonomo. 1635. Esterno della chiesa. I Bonomo furono una delle famose Tredici Casade e diedero in particolare a Trieste un importante vescovo

(E. Marcovich)

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Le lapidi di san Giusto : la lapide della famiglia Locatelli

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Lapide della famiglia Locatelli, un tempo al Rosario ora esposta sul retro della Cattedrale.
Foto Elisabetta Marcovich

 

Non ha senso distinguere fra lapidi interne ed esterne in quanto all’origine: in chiesa venivano seppelliti Vescovi e notabili e le loro lapidi tombali erano sparse su tutta la pavimentazione, come ben descrive Pietro Kandler in un suo prezioso articolo: nei lavori del 1842 vennero tutte tolte dal pavimento e messe a decorare la base esterna della chiesa, assieme a qualche altra lapide proveniente dalla chiesa del Rosario, allora assegnata alla Comunità evangelica. I restauri degli anni trenta riportarono dentro, al loro posto, grazie al lavoro di Kandler, la maggior parte delle lapidi, tranne quelle dei Vescovi che erano nel presbiterio. Una parte rimane esposta esternamente alla chiesa, sul retro.

La lapide della famiglia Locatelli, 1638, dalla chiesa del Rosario, quando la chiesa passò al culto augustano, alcuni elementi cattolici vennero recuperati . (E. Marcovich)

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Le mura di Augusto: le lapidi

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(Epigrafe dedicatoria delle mura di Augusto: Lapidario tergestino. Foto di Elisabetta Marcovich)

Le lapidi delle mura di Augusto ( non ancora imperatore, era ancora Caio Giulio Cesare Ottaviano triumviro). Sono state trovate utilizzate in diverse zone di cittavecchia.
Il testo: co(n)s(ul) desig(natus) tert(ium) c( constituendae) iter(um)murum turreque fecit
Console designato per la terza volta costituenda ( la repubblica) di nuovo fece le mura e le torri. La scritta è monca perché mancano parti, il testo completo si desume da un’altra iscrizione. In altra lapide il testo è “imp(eratore) Caesare imperatore V III ( )viro.. cos(tituendae) de(signato)..
Durante il secondo triumvirato per la costituzione dello stato dell’imperatore Cesare ( Ottaviano) figlio del Divino ( Cesare) comandante per la quinta volta console designato per la terza volta”

Queste due lapidi si trovano al Lapidario Tergestino al Castello d i san Giusto. All’Orto Lapidario si trova invece la stele più tarda,  una copia dei tempi dell’imperatore Federico III, il testo completo è Imp(erator) Caesar co(n)s(ul) design(atus) tert(ium) IIIvir r(ei) p(ublicae) c(costituendae) iterum murum turresque fecit
L’imperatore Cesare ( Augusto) console designato per la terza volta triumviro per la costituzione dello stato per la seconda volta fece le mura e le torri.

Più sotto: Fri(dericus) Ter(tius) Ro(manorum) imp)erator) dux Austr(riae) et(cetera)do(minus)q(ue) Tergesti quarta vice muru(m reedi) ficari iussit

ossia Federico III imperatore dei romani, duca d’Austria etc e signore di Trieste ordinò che per la quarta volta le mura fossero ricostruite.

Questa lapide di Federico III che si riferisce al 1470 ricopia la prima presentando Federico come successore di Augusto.

(testo E.M. lettura epigrafi da Lapidario Tergestino e Orto lapidario)

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Le statue del Teatro Romano: il Sileno

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Il Sileno del teatro romano (foto di Elisabetta Marcovich)

Fra le statue trovate al  Teatro romano in occasione degli scavi c’è una acefala di un sileno, che probabilmente era una fontana. Notare  la pelle di leone sotto il braccio. Si possono visitare al Lapidario tergestino al Castello di san Giusto ( E.M.)

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Le statue del Teatro Romano: la Venere

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La testina della Venere, sul modello della Venere di Cnido  (foto di Elisabetta Marcovich)

Negli scavi del Teatro Romano si trovarono diverse statue, che dovevano far parte della Scena ormai scomparsa. Di una statua di Venere rimangono la testina ed un drappeggio che indica che doveva essere una figura che sta uscendo da un bagno. Le statue sono esposte al Lapidario Tergestino al Castello di san Giusto (E.M.)

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Le lapidi di san Giusto: la lapide del vescovo Frangipani

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La lapide del vescovo Frangipani, una delle più belle delle non molte opere rinascimentali a Trieste, del  1574: venne nominato vescovo, ma morì prima di assumere la cattedra (foto E. Marcovich).

Non ha senso distinguere fra lapidi interne ed esterne in quanto all’origine: in chiesa venivano seppelliti Vescovi e notabili e le loro lapidi tombali erano sparse su tutta la pavimentazione, come ben descrive Pietro Kandler in un suo prezioso articolo: nei lavori del 1842 vennero tutte tolte dal pavimento e messe a decorare la base esterna della chiesa, assieme a qualche altra lapide proveniente dalla chiesa del Rosario, allora assegnata alla Comunità evangelica. I restauri degli anni trenta riportarono dentro, al loro posto, grazie al lavoro di Kandler, la maggior parte delle lapidi, tranne quelle dei Vescovi che erano nel presbiterio. Una parte rimane esposta esternamente alla chiesa, sul retro. (E. Marcovich)

Questa lapide è stata ripetutamente spostata, ma è sempre visibile all’esterno della chiesa.

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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.

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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale.
I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.
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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale.
I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.
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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. Il portale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.
Ad ornamento del portale principale della cattedrale di San Giusto sono state utilizzate le due metà, segate verticalmente e inserite dopo averle invertite, di una stele funeraria romana. Sul portale di sinistra è visibile incisa una croce templare.
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Trieste: Colle di San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.
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Trieste: Colle di San Giusto.
A destra della Cattedrale di San Giusto sorge la chiesetta consacrata di San Michele al Carnale, una costruzione gotica del XIV secolo. La costruzione fu utilizzata come cappella mortuaria dal 1825 al 1924, da quando fu soppresso il cimitero cattolico che occupava il terreno dove oggi si trova l’Orto Lapidario. Nel 1929 la cappella fu restaurata per riportarla al primitivo aspetto trecentesco eliminando le vecchie sovrastrutture dell’800.
La cappella ha un campanile a vela ed è costruita su due livelli. Quello più basso fungeva da ossario comune dove, per evitare possibili infezioni e contagi, le ossa venivano scaricate all’interno attraverso tre fori di forma ovale presenti sul lato sinistro della struttura. Ossa che poi nel 1936 furono definitivamente tolte.
La cappella fu intitolata all’Arcangelo Michele, il santo che pesa le anime dei defunti.
Era abitudine di un tempo aggiungere alle varie denominazioni delle cappelle mortuarie anche il termine “in carnale” in quanto gli edifici erano utilizzati per la raccolta e la conservazione dei resti di corpi umani.
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San Giusto, Monumento ai caduti della Grande Guerra

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San Giusto, Monumento ai caduti della Grande Guerra. Foto Paolo Carbonaio
San Giusto: Un comitato cittadino promosse l’idea di erigere un monumento ai caduti della Grande Guerra alla metà degli anni Venti. Originariamente il monumento sarebbe dovuto essere sistemato nel Cimitero di Sant’Anna, ma visto il bozzetto presentato dallo scultore triestino Attilio Selva (1888-1970), i promotori preferirono collocarlo sul Colle di San Giusto, nelle vicinanze del Parco della Rimembranza, dove avrebbe avuto una visibilità maggiore. L’opera fu inaugurata il 1° settembre 1935, alla presenza di Vittorio Emanuele III e di diversi esponenti del fascismo. Il Monumento rappresenta tre guerrieri che sostengono un loro compagno caduto, protetti da una quarta figura; alte più di cinque metri, le statue, di forma classicheggiante, si erigono su di un basamento in pietra bianca d’Istria, progettata dall’architetto Enrico Del Nebbio, autore anche del Foro Italico a Roma.
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