La Pescheria Nuova ora Salone degli Incanti

L’edificio della pescheria è stato eretto nel 1913 su progetto dell’architetto Giorgio Polli.
Il “campanile” che si erge sulla parte sinistra dell’acquario era in realtà una “torre dell’acqua”, in quanto conteneva il serbatoio sopraelevato di acqua marina che poi veniva fatta affluire ai banchi di vendita dei pesci. La pescheria era composta da un ampio salone centrale, con i banchi di vendita, mentre dalla parte opposta all’acquario, ove adesso si trova l’entrata principale della sala espositiva, c’era la sala per le aste del pescato. Uno dei banchi di vendita è tuttora esposto all’interno della zona espositiva. L ‘acquario marino di Trieste nasce a Trieste nel 1933 in un lato dell’edificio della ex pescheria Centrale (ora trasformata in sala espositiva, chiamata Salone degli Incanti). ( da Wikipedia)

Una collezione di immagini della pescheria, per l’album completo , i contributori ed i commenti,  su Facebook, al gruppo Trieste di ieri e di oggi https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1336726989772019&set=oa.1146055815418007&type=3&theater

 

 

Le immagini della costruzione della Pescheria

 

Vecchie immagini e cartoline della Pescheria 

 

 

Gli interni della Pescheria nelle vecchie foto
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Trieste – Fontanone in piazza della Caserma, attuale piazza Dalmazia

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Questo fontanone si trovava in piazza della Caserma, attuale piazza Dalmazia, di fronte all'esteso complesso della Caserma Grande. Le attese per attingere l'acqua erano sempre molto lunghe e le liti quotidiane, soprattutto per la grande quantità di carri che stazionavano nella zona, venivano lavate le botti, abbeverati i cavalli a discapito delle donne che si recavano con secchi e mastelli. 
Il fontanone ottagonale dalle forme eclettiche sorge nel 1851 su progetto di Giuseppe Sforzi, (1801-1883)ha una copertura metallica a pagoda sormontata da un'alabarda. La copertura non risulta nel progetto originale di Sforzi. La costruzione fu demolita nel 1923. 
Foto collezione Antonio Paladini

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Trieste – Il cavalcavia del ponte ferroviario di viale Miramare prima dei lavori di rifacimento e allargamento della strada

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Il cavalcavia del ponte ferroviario di viale Miramare prima dei lavori di rifacimento e allargamento della strada.
Foto collezione Antonio Paladini

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Trieste – Eleganti signore passeggiano nella parte finale dell’Acquedotto, attuale viale XX Settembre – Inizi Novecento

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Eleganti signore passeggiano nella parte finale dell'Acquedotto, attuale viale XX Settembre, in fondo la fabbrica Dreher.
Foto collezione Antonio Paladini

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Trieste, Piazza G. Verdi, dicembre 1905 / gennaio 1906. Prove di collocazione del Monumento a Giuseppe Verdi (esemplare in gesso)

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Trieste, Piazza G. Verdi, dicembre 1905 / gennaio 1906. Prove di collocazione del Monumento a Giuseppe Verdi (esemplare in gesso).

Il monumento in pietra bianca, realizzato dallo scultore Laforet, venne poi collocato in Piazza S. Giovanni e inaugurato Il 27 gennaio 1906, dove rimarrà fino al maggio 1915. Distrutto dalle rappresaglie che seguirono la dichiarazione italiana di guerra all’impero austroungarico, venne rifatto in bronzo nel 1926 dalla fonderia Savini e Ripamonti di Milano.

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Trieste, Piazza G. Verdi, dicembre 1905 / gennaio 1906. Prove di collocazione del Monumento a Giuseppe Verdi

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Trieste, Piazza G. Verdi, dicembre 1905 / gennaio 1906. Prove di collocazione del Monumento a Giuseppe Verdi (esemplare in gesso).

Il monumento in pietra bianca, realizzato dallo scultore Laforet, venne poi collocato in Piazza S. Giovanni e inaugurato Il 27 gennaio 1906, dove rimarrà fino al maggio 1915. Distrutto dalle rappresaglie che seguirono la dichiarazione italiana di guerra all’impero austroungarico, venne rifatto in bronzo nel 1926 dalla fonderia Savini e Ripamonti di Milano.

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Trieste : Barcola – Panorama, 1900


 

Trieste : Barcola Panorama 1900 - Collezione Elisabetta Marcovich

 

Viale Miramare (dal cavalcavia di Barcola al Piazzale Vittime 11 Settembre 2001).

Proseguendo lungo la strada litoranea si arriva all’antico villaggio di Barcola a sinistra si trova il circolo canottieri Saturnia, gli stabilimenti balneari, dove dal 1886 la famiglia Cesare dopo aver ottenuto la concessione della spiaggia, creò il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior, il circolo canottieri Nettuno e il palazzetto neogotico costruito da Edoardo Tureck nel 1890 per Alessandro Cesare, davanti al “castelletto” il giardino, dedicato a Monsignor Matija Skabar, con alberi siepi e panchine posto a ridosso del piccolo porticciolo costruito intorno al 1874 e all’inizio dell’antica passeggiata sul lungomare

Sul lato destro si vede l’imponente viadotto ferroviario, che conta venti arcate, lungo 270 metri, con una massima altezza dal piano stradale di 21 m. del viale Miramare, venne costruito assieme alla galleria artificiale dopo l’inaugurazione la linea ferroviaria Trieste-Vienna avvenuta nel luglio del 1857

L’antica chiesa di san Bartolomeo, il cimitero, la scuola che venne costruita nel 1888 nell’attuale via del Cerreto 19, nel 1907 l’edificio scolastico venne ampliato, nel 1927 la scuola ebbe la denominazione di Romeo Battistig, nel 1978, nello stesso edificio venne inaugurata la scuola elementare slovena con il nome di “F.S. Finzgar”, dedicata al sacerdote Fran Saleski Finzgar(1871-1962).
Le grandi ville patronali costruite in stili diversi a cominciare dall’ultimo decennio dell’800. La casa più vecchia, oggi ancora esistente, di proprietà della famiglia burlo è sita in via A. Illesberg. Il caratteristico edificio situato in via A. Nicolodi con l’aspetto di una torre e una balconata sotto il tetto, abitato dai Giuliani nella metà del ‘600.
La villa Prandi acquistata nel 1914 dalla “Fondazione barone Carlo e baronessa Cecilia de Rittmeyer per un asilo di ciechi poveri in Trieste”, dal 1919 l’Istituto Rittmeyer entrò in funzione fornendo una specifica preparazione professionale ai non vedenti.
Affacciato al viale Miramare l’imponente mole del cosidetto albergo americano., costruito verso il 1950.
Sempre in questa zona sorgevano le varie industrie, ne citerò alcune: nel 1884 venne fondata la distilleria a vapore Camis & Stock, oggi in quell’area ha sede la Carozzeria Tlustos, la casa fondata nel 1848 da Jacopo Serravallo produceva il famoso Vino di China Ferrugginoso Serravallo, un elisir medicinale consigliato alle persone deboli e convalescenti. La fabbrica di vaselina Jean Zibell & Co., poi Raffinerie di Ozokerite, la fabbrica di ghiaccio cristallino di Enrico Ritter de Zahòny, che nel 1894 darà lavoro fino ad ottanta operai ed il cui comprensorio sarà poi occupato dalla concessionaria Fiat Antonio Grandi. (Margherita Tauceri)

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Trieste : Veduta di Barcola, 1900

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Trieste : Veduta di Barcola 1900 - Collezione Elisabetta Marcovich

Viale Miramare (dal cavalcavia di Barcola al Piazzale Vittime 11 Settembre 2001).

Proseguendo lungo la strada litoranea si arriva all’antico villaggio di Barcola a sinistra si trova il circolo canottieri Saturnia, gli stabilimenti balneari, dove dal 1886 la famiglia Cesare dopo aver ottenuto la concessione della spiaggia, creò il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior, il circolo canottieri Nettuno e il palazzetto neogotico costruito da Edoardo Tureck nel 1890 per Alessandro Cesare, davanti al “castelletto” il giardino, dedicato a Monsignor Matija Skabar, con alberi siepi e panchine posto a ridosso del piccolo porticciolo costruito intorno al 1874 e all’inizio dell’antica passeggiata sul lungomare

Sul lato destro si vede l’imponente viadotto ferroviario, che conta venti arcate, lungo 270 metri, con una massima altezza dal piano stradale di 21 m. del viale Miramare, venne costruito assieme alla galleria artificiale dopo l’inaugurazione la linea ferroviaria Trieste-Vienna avvenuta nel luglio del 1857

L’antica chiesa di san Bartolomeo, il cimitero, la scuola che venne costruita nel 1888 nell’attuale via del Cerreto 19, nel 1907 l’edificio scolastico venne ampliato, nel 1927 la scuola ebbe la denominazione di Romeo Battistig, nel 1978, nello stesso edificio venne inaugurata la scuola elementare slovena con il nome di “F.S. Finzgar”, dedicata al sacerdote Fran Saleski Finzgar(1871-1962).
Le grandi ville patronali costruite in stili diversi a cominciare dall’ultimo decennio dell’800. La casa più vecchia, oggi ancora esistente, di proprietà della famiglia burlo è sita in via A. Illesberg. Il caratteristico edificio situato in via A. Nicolodi con l’aspetto di una torre e una balconata sotto il tetto, abitato dai Giuliani nella metà del ‘600.
La villa Prandi acquistata nel 1914 dalla “Fondazione barone Carlo e baronessa Cecilia de Rittmeyer per un asilo di ciechi poveri in Trieste”, dal 1919 l’Istituto Rittmeyer entrò in funzione fornendo una specifica preparazione professionale ai non vedenti.
Affacciato al viale Miramare l’imponente mole del cosidetto albergo americano., costruito verso il 1950.
Sempre in questa zona sorgevano le varie industrie, ne citerò alcune: nel 1884 venne fondata la distilleria a vapore Camis & Stock, oggi in quell’area ha sede la Carozzeria Tlustos, la casa fondata nel 1848 da Jacopo Serravallo produceva il famoso Vino di China Ferrugginoso Serravallo, un elisir medicinale consigliato alle persone deboli e convalescenti. La fabbrica di vaselina Jean Zibell & Co., poi Raffinerie di Ozokerite, la fabbrica di ghiaccio cristallino di Enrico Ritter de Zahòny, che nel 1894 darà lavoro fino ad ottanta operai ed il cui comprensorio sarà poi occupato dalla concessionaria Fiat Antonio Grandi. (Margherita Tauceri)

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Trieste : 1900 – Il cavalcavia ferroviario, i due camini, Barcola paese, la riviera e Miramare

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Trieste : 1900 - In ordine di profondità di campo: il cavalcavia ferroviario, i due camini, Barcola paese, la riviera e Miramare. Collezione Giancarla Scubini‎. 

Viale Miramare (dal cavalcavia di Barcola al Piazzale Vittime 11 Settembre 2001).

Proseguendo lungo la strada litoranea si arriva all’antico villaggio di Barcola a sinistra si trova il circolo canottieri Saturnia, gli stabilimenti balneari, dove dal 1886 la famiglia Cesare dopo aver ottenuto la concessione della spiaggia, creò il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior, il circolo canottieri Nettuno e il palazzetto neogotico costruito da Edoardo Tureck nel 1890 per Alessandro Cesare, davanti al “castelletto” il giardino, dedicato a Monsignor Matija Skabar, con alberi siepi e panchine posto a ridosso del piccolo porticciolo costruito intorno al 1874 e all’inizio dell’antica passeggiata sul lungomare

Sul lato destro si vede l’imponente viadotto ferroviario, che conta venti arcate, lungo 270 metri, con una massima altezza dal piano stradale di 21 m. del viale Miramare, venne costruito assieme alla galleria artificiale dopo l’inaugurazione la linea ferroviaria Trieste-Vienna avvenuta nel luglio del 1857

L’antica chiesa di san Bartolomeo, il cimitero, la scuola che venne costruita nel 1888 nell’attuale via del Cerreto 19, nel 1907 l’edificio scolastico venne ampliato, nel 1927 la scuola ebbe la denominazione di Romeo Battistig, nel 1978, nello stesso edificio venne inaugurata la scuola elementare slovena con il nome di “F.S. Finzgar”, dedicata al sacerdote Fran Saleski Finzgar(1871-1962).
Le grandi ville patronali costruite in stili diversi a cominciare dall’ultimo decennio dell’800. La casa più vecchia, oggi ancora esistente, di proprietà della famiglia burlo è sita in via A. Illesberg. Il caratteristico edificio situato in via A. Nicolodi con l’aspetto di una torre e una balconata sotto il tetto, abitato dai Giuliani nella metà del ‘600.
La villa Prandi acquistata nel 1914 dalla “Fondazione barone Carlo e baronessa Cecilia de Rittmeyer per un asilo di ciechi poveri in Trieste”, dal 1919 l’Istituto Rittmeyer entrò in funzione fornendo una specifica preparazione professionale ai non vedenti.
Affacciato al viale Miramare l’imponente mole del cosidetto albergo americano., costruito verso il 1950.
Sempre in questa zona sorgevano le varie industrie, ne citerò alcune: nel 1884 venne fondata la distilleria a vapore Camis & Stock, oggi in quell’area ha sede la Carozzeria Tlustos, la casa fondata nel 1848 da Jacopo Serravallo produceva il famoso Vino di China Ferrugginoso Serravallo, un elisir medicinale consigliato alle persone deboli e convalescenti. La fabbrica di vaselina Jean Zibell & Co., poi Raffinerie di Ozokerite, la fabbrica di ghiaccio cristallino di Enrico Ritter de Zahòny, che nel 1894 darà lavoro fino ad ottanta operai ed il cui comprensorio sarà poi occupato dalla concessionaria Fiat Antonio Grandi. (Margherita Tauceri)

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Trieste : Canal Grande e Chiesa di S. Antonio, 1902

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Ponterosso, 1902. Collezione Dino Cafagna

La casa bassa a sinistra, che risaliva al 1795, ospitò dal 1816 al 1894 il primo ufficio postale della città (traslocarono poi nell’attuale sede di piazza Vittorio Veneto); da cui la denominazione di “Contrada della Posta” (oggi via G. Rossini). Sulla sua area fu eretto, nel 1903, l’attuale edificio della Direzione di Polizia. Attualmente ospita gli uffici della Guardia di Finanza e della Polizia di Frontiera.
A destra il palazzo Darwil, costruito in stile pseudo toscano, nel 1906. (Dino Cafagna)

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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento

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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento
La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
(Elisabetta Marcovich)
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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento

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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento
La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
(Elisabetta Marcovich)
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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento
La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
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La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
(Elisabetta Marcovich)
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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento

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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento
La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
(Elisabetta Marcovich)
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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento

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Cattedrale di san Giusto in una cartolina degli inizi del Novecento
La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.
(Elisabetta Marcovich)
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Opcina : Il laghetto rotondo sull’area del Piazzale Monte Re, primi del ‘900

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Opcina:Il laghetto rotondo, poi prosciugato, sull'area del Piazzale Monte Re nei primissimi anni del '900. 
Coll. Dino Cafagna

Il toponimo antico di Piazzale Monte Re è Škavenca (variante locale dialettale del sostantivo ‘škavnica’ – pozza d’acqua).
Il piazzale è stato ottenuto infatti nei primi anni del novecento prosciugando lo stagno (di acque piovane), utilizzato per abbeverare il bestiame.

Mappa catastale del Comune di Villa Opicina, nel 1822, con ben visibile il laghetto rotondo.... l'area è definita "Škavenca"

C’erano 9 laghetti a Opicina, il primo ad essere prosciugato era proprio quello di Piazzale Monte Re, già all’inizio del Novecento. Il più noto tra questi stagni era il laghetto Bardina o Brdina (*) prosciugato nel 1941, diventando la “piazzetta Bardina”………………………………………………….. (*) denominazione popolare che deriva dalla parola “brdo” cioè “colle” con il suffisso aumentativo “-ina” (collinetta).

Una curiosità: si pensa che il primo nucleo abitativo di Opicina si sia costituito proprio in quest’area (Bardina), vicino cioè, come tutte le civiltà, a una fonte d’acqua. Anche per questo, probabilmente, la primitiva chiesetta di S. Bartolomeo, citata già attorno al XIV secolo, è stata edifica proprio lì vicino. Del resto la stessa etimologia di “Opcina” si fa risalire (Zubini) alla parola “ob pecini” = “presso la grotta”, primo centro abitato collegato a una cavità in questa zona.

(Dino Cafagna)

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Opicina (Općina) : l’antico stagno accanto alla chiesa di San Bartolomeo, primi ‘900

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 Opicina (Općina) si vede l'antico stagno accanto alla chiesa di San Bartolomeo, primi '900.  
Foto collezione privata. 

L’immagine è talmente bella da sembrare un quadro di genere, probabilmente i bambini stanno posando, ma l’insieme risulta delicato e naturale. Nei periodi di siccità l’acqua veniva prelevata e conservata in botti. Credo si tratti del laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno venne prosciugato nel 1935 e trasformato in un piazzale). (Margherita Tauceri)

 

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La baia di Sistiana, 1900

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La baia di Sistiana, 1900. Collezione Dino Cafagna

Tutta la baia di Sistiana era allora di proprietà del principe Federico Hohenlohe.
Il luogo, posto in una baia riparata dai venti, è stato da poco scoperto come luogo ideale per i bagni di mare (Seebad), sabbiature, passeggiate nel verde, il tutto riservato una stretta cerchia dell’agiata società borghese, prevalentemente tedesca.

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Via Nuova (via Giuseppe Mazzini)

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Via Nuova (via Giuseppe Mazzini)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

P.S.: All’angolo con via Dante Alighieri è situato uno dei più importanti esempi di Liberty triestino: il palazzo Terni-Smolars, ultimato nel 1907 ad opera di Romeo Depaoli.

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Via Mazzini – Piazza della Repubblica

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Piazza della Repubblica
(Google Maps)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

P.S.: All’angolo con via Dante Alighieri è situato uno dei più importanti esempi di Liberty triestino: il palazzo Terni-Smolars, ultimato nel 1907 ad opera di Romeo Depaoli.

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Sabato 6 gennaio 1900 – Analfabetismo nell’Impero Austro Ungarico

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Sabato 6 gennaio 1900

Analfabetismo nell’Impero Austro Ungarico

Viene reso pubblico, da parte delle autorità austriache, il tasso di analfabetismo nelle varie province dell’Impero:

Austria inferiore e superiore, Tirolo e Voralberg  3 %

Salzburg, Moravia, Slesia e Boemia 4 %

Stiria 10 %

Gorizia e Gradisca 11 %

Carinzia 13 %

Trieste 18 %

Carniola 23 %

Istria 48 %

Dalmazia 54 %

Galizia 60 %

Bibliografia:

 Cent’anni di storia, Vol. I, 1900-1914. Publisport Trieste, 1997

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Sabato 6 gennaio 1900 – La tassa sui cani

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Sabato 6 gennaio 1900

Il Magistrato civico ricorda agli abitanti di Trieste che la tassa sui cani, applicata in base al principio di utilità, dovrà essere pagata entro il mese di gennaio:

20 corone per i cani comuni;

12 per i cani da caccia;

2 corone per quelli da guardia.

Bibliografia:

 Cent’anni di storia, Vol. I, 1900-1914. Publisport Trieste, 1997

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Giovedì 4 gennaio 1900 – Al Teatro Comunale la prima degli Ugonotti di Meyerbeer

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Giovedì 4 gennaio 1900

Al Teatro Comunale va in scena la prima degli Ugonotti di Meyerbeer, che non ottiene il consenso del pubblico.

Bibliografia:

 Cent’anni di storia, Vol. I, 1900-1914. Publisport Trieste, 1997

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Trieste 1900 – Viaggio inaugurale del primo tram elettrico

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Trieste, ottobre 1900, primo tram elettrico

Ottobre 1900: viaggio inaugurale del primo tram elettrico, sulla linea Portici di Chiozza-Barcola

Il Novecento si apre in uno scenario socio-culturale caratterizzato da costanti cambiamenti, causati dal vorticoso e sorprendente sviluppo della scienza, della tecnologia e della società industriale. Un mondo tramonta, con i suoi riti e tradizioni, travolto dal progresso, e ben presto il modo di vivere delle persone cambierà radicalmente. Il telefono, l’automobile, il cinema, da poco comparsi assieme alla più grande innovazione di tutti i tempi, l’elettricità, si diffonderanno a macchia d’olio in ogni città. Trieste non sarà di meno, accogliendo con prontezza ed entusiasmo ogni novità. Nell’ Ottocento Trieste era stata tra le prime ad avere i tram a cavalli su rotaia, e nell’anno 1900 inaugurò la linea di tram elettrico Portici di Chiozza-Barcola.

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