LA BARCOLANA – COPPA D’AUTUNNO (STORIA)

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La Società Velica di Barcola nasce il 20 dicembre 1968 con atto costitutivo redatto dal notaio Glauco Modugno: in data 3 febbraio 1970 ha assunto la denominazione di “Società Velica di Barcola-Grignano” (S.V.B.G. – viale Miramare 32, 34135 Trieste). Negli anni 1968-1978 la sede della Società ha avuto ospitalità nella taverna di casa Zini in viale Miramare 123 e successivamente nella pescheria abbandonata del porticciolo di Barcola: nel 1978 la SVBG ha ottenuto un’area sul terrapieno dove ha costruito la sede sociale definitiva. Nel 1994 i soci iscritti alla SVBG erano 581 e la società si trovava al decimo posto nella lista delle società veliche italiane.

La prima Coppa d’Autunno, ideata con una formula semplice (barche divise per lunghezza d’acqua e classificate in tempo reale), ha avuto luogo il 19 ottobre 1969 con la partecipazione di 51 barche di stazza piccola e media: è stata assegnata a “Betelgeuse” di Piero Napp (STV-Triestina della vela) e si è svolta in una bella giornata con poco vento. Le barche partono allineate tutte assieme e il campo di regata si sviluppa per 15 miglia circa, con un percorso a triangolo che ha la direzione verso Muggia e l’Istria, poi verso la baia di Sistiana: si conclude, dopo aver doppiato Miramare, davanti alla sede della Società Velica Barcola-Grignano. (Fonte F. Zubini – Barcola. Trieste, Ed. Italo Svevo)

Trieste: via Benussi Bernardo

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BENUSSI Bernardo, via

Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via Costalunga. C.A.P. dal n. 1 al n. 21 e dal n. 2 al n. 8:
34148; dai nn. 23 e 10 a fine: 34149.
Dello storico Bernardo Benussi la strada reca il nome dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato a Rovigno d’Istria nel 1846, Benussi frequentò dapprima il seminario arcivescovile di Udine e poi il ginnasio superiore di Capodistria; quindi si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Padova, che dopo poco abbandonò per andare a studiare a Vienna e a Graz, diplomandosi nel 1869 e laureandosi in filosofia nel 1871.
Dal 1869, conseguita l’abilitazione all’insegnamento della storia e della geografia, insegnò al ginnasio di Capodistria; dal 1874 fu al ginnasio comunale di Trieste finché, nel 1894, venne nominato direttore del Liceo femminile nella stessa città. Fu direttore degli «Atti e memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria» dal 1899 al 1925, presidente dell’Università popolare di Trieste dal 1909 al 1913, tenne corsi di storia, di geografia commerciale, di filosofia pratica e di pedagogia alla Scuola superiore di commercio di fondazione Revoltella. Considerato il maggiore storico istriano attivo a cavallo del XIX secolo, Benussi fu autore della pregevole Storia documentata di Rovigno (Tip. del Lloyd, Trieste 1888); studioso preparato e documentato, sostenne con valore l’impostazione patriottica, anche in funzione polemica, della storiografia istriana ottocentesca; carattere che si ritrova anche nell’opera maggiore di Bernardo Benussi, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana (Coana, Parenzo 1897) e nell’altro testo fondamentale L ‘Istria nei suoi due millenni di storia (Caprin, Trieste 1924) o, ancora, nel Manuale di geografia, storia e statistica della Regione Giulia (Litorale) (II a ed. Coana, Parenzo 1903). Benussi approfondì anche il periodo storico antico, dapprima con il giovanile Saggio d’una storia dell’Istria dai primi tempi sino all’epoca della dominazione romana («Atti dell’I.R. Ginnasio Superiore Statale di Capodistria», a. 1871-1872), poi con la più matura opera L’Istria sino ad Augusto (Herrmanstorfer, Trieste 1883), testi dei quali non sono sottaciuti i limiti scientifici in rapporto agli attuali risultati dell’indagine storica specialistica, ma comunque notevole documento dell’evoluzione della storiografia locale medievistica e romanistica di stampo liberale nazionale nell’Otto-Novecento.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.

Trieste: via San Benedetto

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BENEDETTO SAN, via

Servola-Chiarbola. Da via Visinada a via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Con Del. Cons. d.d. 9.2.1968 n. 178 la strada venne intitolata a San Benedetto, patrono d’Europa.

San Benedetto da Norcia, patriarca dei monaci d’occidente (ricorrenza 21 marzo), fondatore dell’ordine dei benedettini, padre d’Europa, nacque a Norcia intorno al 488 da famiglia agiata e studiò a Roma lettere e diritto. Dedicatosi alla vita ascetica e scoperta la vocazione, venne riconosciuto per le sue virtù ed ebbe ben presto notevole seguito. Tra il 525 ed il 529 fondò a Montecassino il noto monastero, costituito secondo le Regole scritte da lui stesso. Morì verso il 546 e le sue spoglie riposano a Montecassino.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

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Trieste: via di Basovizza

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BASOVIZZA, via di

Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Nazionale alla frazione di Basovizza. C.A.P. 34016.
La strada che collega la frazione di Villa Opicina con l’abitato di Basovizza, costruita su progetto di C. Dini nel 1780-1781, reca dall’8.11.1929 il nome di via di Basovizza (Del. Pod. n. 63/51-V-31/52-29).
L’antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all’incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall’epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chiesetta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. All’interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l’altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esistente nell’odierna piazza Unità d’Italia (la campana era stata donata, invece, alla chiesa di Grozzana).
Al n. civ. 2 di via Basovizza è la sede (1967) della Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nell’anno 1957, si trova la Scuola Media Statale «Muzio de Tommasini», mentre al n. civ. 7 è la Scuola Media Statale di lingua slovena «Srecko Kosovel».

Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inaugurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito mediante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Josè del Belgio, l’edificio venne progettato dall’arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755

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Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755

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Trieste: via del Beato Angelico

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BEATO ANGELICO, via del

San Giovanni. Quinta laterale sinistra di via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Ebbe questa denominazione con delibera della Del. Mun. dd. 13.6.1905 n. 14811/05. Frate Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, nacque a Vicchio di Mugello (Firenze) intorno al 1380. Pittore attivo già nel 1417 (all’inizio anche miniatore), fu esponente della cultura artistica domenicana del tempo, attento alla lezione tardogotica e sensibile alle novità stilistiche rinascimentali. Eseguì numerose opere a Firenze ( Trittico di S. Marco 1425-28 c., Tabernacolo dei Linaioli, stessi anni) dove visse la sua stagione artistica più matura; celebre l’Incoronazione del Louvre (1434-35), il Trittico di Cortona (1435-36), il Trittico di Perugia (1437 c.). Trasferitosi a Roma, lavorò alle decorazioni della Cappella Niccolina in Vaticano (1448). Rientrato a Firenze, venne nominato priore al convento di S. Marco. Morì a Roma nel 1455.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via alle Beatitudini

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BEATITUDINI, via alle

San Giovanni. Prima laterale destra della strada nuova per Opicina. C.A.P. 34016.
Il nome della nuova strada deriva (Del. Cons. d.d. 15.7.1969 n. 551) dalla presenza della Casa per esercizi spirituali «Beatam me dicent», detta «Casa delle Beatitudini». Venne costruita dall’arch. M. Melan nel 1966 su fondi donati dalla benefattrice prof.ssa De Rin. Venne inaugurata dal vescovo mons. A. Santin il 9.7.1966 e affidata alle suore Figlie della Chiesa. Casa canonicamente eretta il 10.7.1966.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bazzoni

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BAZZONI Riccardo, via

San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale sinistra di via Navali. C.A.P. 34124.


A Riccardo Bazzoni si volle intitolare, il 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43-117-VIII-31/80-26) la via «che congiunge via Rossetti a via dell’Eremo, di fianco alle nuove caserme». Senonché la figlia del Bazzoni fece istanza affinché fosse intitolata a suo padre una strada a San Vito, quanto più possibile vicina alla villa che aveva visto trascorrere la sua vita. Con Del. Comm. Prefett. d.d. 4.6.1927 (n. 39/44-VII-31/36-27), quindi, si diede il nome di via Bazzoni a un tratto della già via San Vito. Riccardo Bazzoni nacque a Trieste nel 1827, figlio di Gracco, facoltoso commerciante proveniente da famiglia di patrioti milanesi. Accostatosi alla vita politica assumendo posizioni moderate, Riccardo Bazzoni fece parte del Comitato dei liberali, detto anche Comitato del Monteverde dal nome del locale in cui avvenivano le riunioni. Nel 1878, dopo un periodo di tensione politica che aveva visto l’opposizione del governo austriaco all’elezione a primo cittadino del nazionale-liberale Massimiliano D’Angeli, Riccardo Bazzoni venne eletto podestà di Trieste, incarico che mantenne fino al 1890. Studioso di letteratura italiana, francese e tedesca oltre che di scienze giuridiche, morì a Trieste il 17.11.1891.
Il ritratto ad olio di Riccardo Bazzoni, collocato nella galleria dei ritratti dei Podestà e Sindaci di Trieste nel Municipio, venne eseguito appena nel 1933 dal pittore triestino Erminio Loy. Al n. civ. 4 di via Riccardo Bazzoni è il terzo villino Bazzoni, costruito nel 1888 dall’arch. Ruggero Berlam. Al n. civ. 15 si trova la casa natale di Scipio Slataper con lapide recante incise alcune parole de Il mio Carso.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.

Trieste: via Bazzarini

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BAZZARINI Antonio, via

San Giacomo. Prima laterale destra di via Campanelle. C.A.P. 34137.
Reca, dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome di Antonio Bazzarini, nato a Rovigno d’Istria nel 1782 e trasferitosi fin da giovane a Venezia, ove trascorse quasi tutta la sua vita. Al primo, curioso saggio dal titolo Piano di sostituzione al cioccolato e al caffè (Venezia 1813) Bazzarini fece seguire uno studio sull’opera del Metastasio, Lettere drammatico-critiche sopra la Didone abbandonata di P. Metastasio (Padova 1816) che lo pone tra i primi autori italiani di una revisione critica dell’opera di Pietro Metastasio.
Autore, nel 1819, di una raccolta di drammi per teatro, Bazzarini si atteggiò a deciso classicista e antiromantico; tradusse e pubblicò in lingua italiana i Commenti alle Pandette di J. Vost (Venezia 1837) e diede alle stampe, nel 1839, il suo Vocabolario usuale tascabile della lingua italiana, destinato a grande successo editoriale. Collaboratore assieme a Cesare Balbo e a Cesare Cantù, nel 1841, della Nuova Enciclopedia Popolare (Torino 1841), Bazzarini si trasferì a Torino nel 1843 e in quella città compilò, su commissione dell’editore Pomba, il Vocabolario universale latino-italiano e italiano-latino, pubblicato postumo. L’interesse del Bazzarini per la cultura classica è testimoniato, anche nel campo della storia del diritto, dall’edizione parziale che curò nel 1834 a Venezia di G. Domat, Scelta di leggi tratte dai Digesti e dal Codice… con le citazioni delle Pandette riordinate da G. Pothier.
Morì a Torino nel 1850.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Basovizza

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L’antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all’incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall’epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chiesetta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. All’interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l’altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esistente nell’odierna piazza Unità d’Italia (la campana era stata donata, invece, alla chiesa di Grozzana).

Al n. civ. 2 di via Basovizza, la sede (1967) della Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nell’anno 1957, si trova la Scuola Media Statale Muzio de Tommasini, mentre al n. civ. 7 la Scuola Media Statale di lingua slovena Srecko Kosovel. Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inaugurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito mediante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Jos. del Belgio, l’edificio venne progettato dall’arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.

Il nome di Basovizza, attestato almeno dal 1297, deriva dallo sloveno dialettale bez (gen. bez.) con allargamento -ov e suffisso diminutivo -ica, piccolo sambuco, toponimo derivante dalla presenza nella zona di questo tipo di flora.

Il nome della località fu oggetto di discussione nella commissione speciale per lo studio dei nomi italiani delle frazioni di Trieste (1940); in quella sede vennero formulate diverse proposte per la sostituzione del toponimo con i nomi: Sambucheto, Sambucheta o Bovolenta o Basovinia (proposta Scocchi), Basovinia o Villa Sambuco o Villapero (proposta Rutteri), Sambuco o Bovolenta o Bassavilla (proposta Sticotti), Bovolenta (proposta Cesari). Prevalse comunque l’opinione del presidente di quella Commissione, che non ritenne necessario il cambiamento dell’antico nome.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

Trieste: Barriera Vecchia

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Il toponimo Barriera Vecchia, affermatosi nel secolo scorso, deriva dalla presenza dell’antica barriera daziaria trasferita in questa zona nel 1779 e spostata poi presso l’attuale piazza G. Garibaldi. Vecchia Barriera è attestato nel 1787, in contrapposizione alla barriera nuova posta all’inizio della strada commerciale per Opicina, assieme alla forma schranga vecchia (o sranga, o stranga) dal tedesco Schranke.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

Trieste – Settembre 1992 – Tram de Opcina

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Trieste - Settembre 1992 - Tram de Opcina. 
Foto Giorgio Giorgetti

La funicolare inizia la salita dopo piazza Casali, superando una pendenza massima del 26% e passando per l’Obelisco, una delle fermate preferite di chi ha deciso di percorrere la Strada Napoleonica (un itinerario panoramico di circa 4 km sul ciglione carsico con panorami su Trieste e il golfo). 
Il Tram ha il suo capolinea a Villa Opicina (329 m s.l.m.).

Trieste – Gennaio-febbraio 1954 – un’ondata di freddo polare provoca 4 morti

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Trieste - Gennaio-febbraio 1954 - un'ondata di freddo polare provoca 4 morti.
Già collezione Giorgio Giorgetti

Trieste – Largo dei Granatieri, demolizioni anni ’30. Sulla sinistra via Malcanton

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Trieste - Largo dei Granatieri, demolizioni anni '30. Sulla sinistra via Malcanton.

Sul retro la dicitura: "In 1° piano a sinistra via Malcanton, la grande casa al centro è sulla via del Pozzo Bianco, a sinistra di questa casa sale la via Di Rena che sboccava sulla via Di Donota all'altezza del Crocifisso."
Già collezione Giorgio Giorgetti.

Trieste – Entrate al Punto Franco

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Trieste - Entrate al Punto Franco, su progetto dell'arch. G. Zaninovich (1910-1914). 
Già Collezione Giorgio Giorgetti

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Trieste : notizie, immagini da fotografie, cartoline, opere di artisti triestini…

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Trieste – Via del Veltro

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Trieste - Via del Veltro
Foto collezione Antonio Paladini

L’immagine ci mostra una strada è molto diversa da oggi non solo per la strada ancora in terra battuta. Si tratta di un’antico tracciato presente già nelle carte di fine ‘700. All’inizio della via, esisteva un casotto militare denominato “al tre croci”, mentre al termine si trovava una struttura edilizia che fungeva da polveriera, la quale venne abbandonata quando fu costruita la nuova polveriera a fianco della via dell’Istria.
Nel 1860, in un sottostante terreno, (più o meno dove oggi c’è piazza Foraggi), venne realizzato il Canile municipale con accanto l’abitazione del “sinter” che era incaricato anche della soppressione dei cani randagi, questa professione per tutta la seconda metà dell’ottocento, fu prerogativa della famiglia Joras, inizialmente Carlo Joras fu “pubblico scorticatore”, da allora la contrada venne denominata popolarmente “via del Canicida”, nome che mantenne fino al 1888 quando una delibera municipale, la intitolò “via del Veltro”, che è un cane forte e veloce simile al levriero.
Inizia in via molino a Vento e oggi termina nella Strada per Fiume. 
(M. Tauceri)

Città di Trieste

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Trieste – Villa Arnstein

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Villa Arnstein (“Villa Triste”), via Bellosguardo 12, 1935.
La villa Arnstein, dal nome dei proprietari, una famiglia di commercianti di caffè di origine ebraica costretta a fuggire da Trieste a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, venne, a seguito delle leggi razziali, requisita dallo stato e, nella primavera del 1942, adibita a sede dell’ispettorato speciale della P.S. per la Venezia Giulia (“Banda Collotti”). Quando in giro si cominciò a sapere delle torture e delle violenze che dentro ad essa venivano compiute, venne dalla gente soprannominata “Villa Triste”.
La villa di allora era molto grande, comprendeva infatti un giardino, un casotto del giardiniere, la villa propriamente detta, un’autorimessa ed anche un campo da tennis. (Dino Cafagna)

Trieste : Chiesa dell’Immacolato Cuore di Maria – via S. Anastasio

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

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La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

Trieste : Chiesa dell’Immacolato Cuore di Maria – via S. Anastasio

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

Trieste : Chiesa dell’Immacolato Cuore di Maria – via S. Anastasio

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
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Trieste – Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Chiesa di San Pasquale Baylon 
(Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) – Wikipedia

Trieste – Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) – Wikipedia

Trieste – Trieste – Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
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Trieste – Altare della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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(Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
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Trieste 2017 : VI edizione del Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.

Trieste 2017 : VI edizione del Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.

Trieste 2017 : VI edizione del Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.

Trieste 2017 : VI edizione del Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.

Trieste 2017 : VI edizione del Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso

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 Canal Grande: Trofeo Internazionale di Canoa Polo Ponterosso, 2017

La canoa polo è uno sport che si ispira alla pallanuoto, dove due squadre composte da 5 giocatori in kayak competono in un uno specchio d’acqua lungo da 28 a 35 metri e largo da 18 a 23. La porta si trova a due metri d’altezza dal livello dell’acqua, difesa dal portiere che usa la pagaia per parare i tiri.
Il gioco è monitorato da due arbitri, uno su ciascun lato lungo del campo, muniti di cartellini verdi, gialli o rossi, per sanzionare gli eventuali falli. Vengono effettuate rimesse laterali e tiri di rigore. Vince la squadra che segna più gol nell’arco dei 20 minuti, suddivisi in 2 tempi di 10 minuti ciascuno.