La primitiva cappella di Sant’Andrea

La chiesetta di Sant’Andrea
La denominazione di passeggio Sant’Andrea che un tempo era esteso all’attuale via Romolo Gessi, deriva da un’antica chiesetta dedicata a questo Santo, della quale le prime testimonianze risalgono al 1115 e in diversi documenti redatti successivamente viene citata tale chiesa circondata da un terreno che nel 1224 sarà piantato a viti e olivi, il sito viene chiamato riviera Sant’Andrea, la chiesetta sarà distrutta nel 1338. I terreni passarono alla nobile famiglia dei Francol, i quali sui ruderi antichi ricostruirono una chiesa che verrà consacrata nel 1643, nell’altare vennero poste le reliquie dei santi martiri Lazzaro, Servolo e Cristoforo. Era tradizione popolare dei fedeli triestini seguire la messa che veniva officiata il martedì dopo Pasqua.
Venne soppressa nel 1784 per l’editto di Giuseppe II, la campana e gli arredi furono donati alla chiesa di S. Maria Maggiore. L’edificio venne venduto all’asta e nel 1808 risulta già adibito ad osteria, rinomata per le eccellenti ostriche e l’ottimo vino proveniente dall’Istria, era chiamata “Osteria alla Rotonda” perché sita vicino alla rotonda” usata per il giro delle carrozze (alla fine della attuale via Romolo Gessi). Sul lato sinistro della chiesa era stata addossata un’altra costruzione ad uso cantina. Passò diversi proprietari, infine venne usata come deposito di attrezzi rurali, fino che il 23 novembre 1920 quando l’edificio fu acquistato dallo “Stabilimento tecnico triestino” e demolito l’anno successivo per far posto alla torre di raffreddamento dell’acqua della Fabbrica Macchine. ( Margherita Tauceri)


In questa foto si può osservare la piccola abside semicircolare con le due finestrelle strombate che costituivano il presbiterio dell’ex chiesetta di Sant’Andrea.
Misurava m 6.32 di larghezza e m 11.85 di profondità. Durante la demolizione si rilevò l’esistenza di un piccolo campanile a vela. (M.T.)

le foto della demolizione sono di Pietro Opiglia del 1921 Musei Civici ( EM)
Pietro Opiglia per i Musei Civici

Nella foto si nota che le finestre ora sono a livello della strada, a causa dell’innalzamento della stessa. ( M.T.)

Bibliografia
“San Vito” A. Seri S. Degli Ivanissevich
“La Fabbrica Macchine di Sant’Andrea” A. Seri

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Nicola I del Montenegro ( e Trieste)

Nella Gipsoteca del Museo Sartorio, malauguratamente chiusa, è presenta un busto di re Nicola I ( e ultimo) del Montenegro, opera di Marco Carlucci, 1914. I principi del Montenegro si succedevano da zio a nipote in una serie di principi-vescovi ortodossi.

Nicola del Montenegro, busto di Marco Carlucci, 1914 dono Popovich 
Gipsoteca Museo Sartorio, foto EM

Il principe Danilo I ( che non era più vescovo) sposò una triestina serba, Darinka Kvekic, che alla sua morte ritornò a Trieste. Così la ricordano i musei civici “Darinka Kvekich principessa del Montenegro (Trieste 1836- Venezia 1892), si assicura un posto nella storia: nel 1855 sposa il principe del Montenegro Danilo I Petrovic-Njegos, che regna dal 1851 al 1860. E’ un matrimonio felice ma di breve durata: nell’agosto del 1860 il principe Danilo viene assassinato e Darinka fa salire al trono del Montenegro Nicola – padre di Elena, futura regina d’Italia – il nipote prediletto della coppia reale. Darinka era “di media statura e di bellezza non eccezionale, ma dallo sguardo vivace ed altero portamento”. Parlava correntemente, oltre all’italiano e al serbo, anche il tedesco e il francese. Passato un periodo di reggenza, in cui Darinka affianca il principe Nicola, attorno al 1865 la principessa si ritira a Venezia, dove muore.”

La regina Milena, moglie di re Nicola, dicono che fu realmente regina solo dopo la morte di Darinka.

La principessa Darinka, foto dei Civici Musei

la pietra tombale della principessa Darinka a Cettigne ( Cetinje) in Montenegro, assieme alla figlia Olga

pietra tombale foto EM

Il nipote Nicola visse alcuni anni a Trieste e frequentò le scuole fra Trieste e Capodistria. Poi studiò dapprima in un liceo prestigioso a parici e poi all’Accademia di Saint Cyr, Ritornato in patria per regnare alla morte dello zio, fu un favorito dello zar e le sue tante figlie studiarono a san Pietroburgo al prestigioso istituto Smolny, Due di loro sposarono granduchi russi e furono fra le sostenitrici di Rasputin, sopravvissero alla rivoluzione russa, altre sposarono il re d’Italia, il re di Serbia e il principe Battenberg (l’umico che non si tradusse in Mountbatten) . Divenuto re nel 1910, perse il trono alla pace di Versailles dove il suo regno venne assegnato al nuovo stato dei Serbi, Croati, Sloveni, poi Jugoslavia, nonostante le sue proteste, fu alla sua morte che la vedova regina Milena si rassegnò alla perdita del regno

Bibliografia: Genti di san Spiridione, Trieste 2009

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La ceramica triestina del Settecento

Nel 1773 Giacomo Balletti ottenne l’esclusiva per 10 anni per la produzione e vendita nel Litorale austriaco di ceramiche e maioliche, con una fabbrica in zona Lazzaretto vecchio. Le sue ceramiche non portano marchio di fabbrica. Dopo 3 anni la fabbrica venne rilevata da Pietro Lorenzi, esperto di ceramiche venete, che marchiò la propria produzione con le proprie iniziali. allo scadere dei 10 anni aprirono altre fabbriche di Sinibaldi, Santini e Filippuzzi. le ceramiche, ispirate anche alle contemporanee di Wedgwood, erano generalmente color crema più utilitarie che decorative, e vennero prodotte fino all’occupazione francese dei primi dell’ottocento. Poi nessuna riaprì. Molti oggetti sono conservati ed esposti nella galleria delle ceramiche del Museo Sartorio, visibili quando essa è aperta al pubblico (testo e foto EM)

Altre sono presenti nelle sale degli appartamenti del museo Sartorio( pezzi meno pregiati) e altre al museo Scaramangà, privato.

Frammenti di queste ceramiche sono comparse negli scavi recenti di Crosada, sono state esposte per breve tempo e poi son tornate nei depositi dei musei civici

Bibliografia Favetta, Bianca Maria LA CERAMICA TRIESTINA – I ediz., Giacometti 1966

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Come cambiò nel tempo Piazza Grande- un momento di transizione

Dall’Albertina di Vienna questo dipinto che mostra il porto di Trieste, autore Leander Russ, anno 1845.
Il titolo Porto di Trieste: ovviamente il porto di allora, di fronte alla piazza principale presso le Rive.
Fissa nel suo dipinto un momento particolare della storia di Piazza Grande anche detta Piazza san Pietro   (ora, ingrandita,  Piazza Unità d’Italia) e del porto di allora: hanno già abbattuto le mura e la torre del porto ( 1837-38), ma non ancora la Locanda grande che si riconosce al centro, a sinistra palazzo Plenario poi Pitteri unico a rimaner al suo posto e si intravede la colonna di Carlo VI a sinistra. In primo piano a sinistra dovrebbe essere casa Stratti (1837). A destra c’è il mandracchio e il moletto che si intravede non è il molo san Carlo ( ora Audace) ma il piccolo molo che si trovava al centro del porticciolo .
La casa in fondo si trova tuttora in via Mercato vecchio.

Successivamente 1858-63 interrarono il porticciolo – mandracchio , per ricordarlo attualmente in piazza ci sono lucine azzurre per terra, per ricordare che lì un tempo arrivava il mare.

Alcune immagini della Biblioteca Civica Attilio Hortis che mostrano la zona vista dal lato della piazza, prima che abbattessero torre e carceri

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Trieste – Vie e Piazze

Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, Ed. Italo Svevo, 1989

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ABRO Raffaele, via, San Giacomo. Laterale di via R. Battera, dietro l'Ospedale Infantile Burlo Garofolo.
Aperta sui fondi già occupati dal «Giardino Infantile Gisella», fondato dal Comune nel 1873 in onore dell'arciduchessa Gisella d'Asburgo novella sposa di Leopoldo di Baviera, la strada venne intitolata con delibera del Commissario Prefettizio d.d. 23.12.1926.
Raffaele Abro (Trieste 1836-Losanna 1867), emigrato israelita a Torino e attivo nei circoli irredentistici, entrò nella diplomazia piemontese; fu tra i primi a sollevare la questione della Venezia Giulia e collaborò con Sigismondo Bonfiglio al volume Italia e Confederazione germanica (Torino 1865), pubblicato a documentazione dei diritti rivendicati dagli italiani sulle terre adriatiche soggette all'Austria. Fu rappresentante del Regno d'Italia a Vienna e morì a Losanna dopo essere stato segretario della R. Legazione Italiana a Berlino. Alla sua morte l'Emigrazione Triestina fece coniare una medaglia commemorativa, di cui l'unico esemplare in oro venne offerto a Vittorio Emanuele II (inc. A. Pieroni). Con delibera del Podestà d.d. 2.3.1933 n. 1439 si propose il mutamento del nome della strada, non accettato, in quello di Remo Comisso da Grisignana (1891-1921) morto, vittima di un'aggressione, in campo San Giacomo a Trieste. In quella occasione il nome di Raffaele Abro si voleva apporre a via Limitanea.
Con delibera del Podestà del 31.3.1940 n. 1061 via Abro divenne via Guido Presel (1913-1937), caduto in Spagna e decorato in vita di due medaglie di bronzo (al valor aereonautico e al valor militare) e di due d'argento v.m. e della medaglia d'oro al v.m. alla memoria.
Il nome di via Raffaele Abro venne ripristinato infine con Del. Pres. d.d. 6.7.1946 n. 407.
Le case dell'Istituto Comunale Abitazioni Minime (I.C.A.M.), costruite lungo la strada, risalgono al 1926.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 7; M. Pozzetto, Pianta topografica di Trieste, Trieste 1912; Generini, Trieste antica e Moderna, Trieste 1884, p. 155; Tamaro, Storia di Trieste, Trieste 19762 , II, pp. 244, 340, 344; Ciana, Primo tentativo di un catalogo generale delle medaglie triestine coniate, «AT», s. IV, vol. XXVII-XXVIII, Trieste 1965-1966, p. 419; F. Pagnacco, Guido Presel, «PO», a. XXVIII, Trieste 1958, pp. 3-5; Diz. biogr. it., 1, Roma 1960, p. 63.

ACERI, via degli, Altipiano Est (Villa Opicina). Traversale destra di via Carsia.
Strada privata cui fu assegnato, come a numerose altre vie dei dintorni e senza preciso fondamento ambientale o storico, il nome di una pianta a medio o alto fusto (Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60).
Acero, albero ad alto fusto del genere Acer, famiglia delle aceracee, il cui legno, adatto a lavori di ebanisteria, può essere utilizzato anche per la produzione di carbone. Da alcune specie è possibile ricavare un succo dolce che, riscaldato, fornisce zucchero.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario ill. della lingua italiana, I, Milano 1967, p. 25.

AGRO, via dell', Barriera Vecchia. Da viale G. D'Annunzio a via
della Tesa.
Aperta negli anni Trenta con la costruzione della nuova arteria viale G. D'Annunzio, e già costituente un tratto di via Limitanea, venne denominata via dell'Agro con Del. Pod. d.d. 10.11.1934 n. 195 (conf. Del. Pod. d.d. 12.9.1936 n. 1111), poiché in quel sito correva «l'antico confine della città con l'agro soggetto». Il toponimo ricorda quindi la condizione fisica e giuridica della zona suburbana fino al secolo scorso.
Lungo la via, a sinistra, alquanto abbassate rispetto all'attuale piano stradale si notano ancora alcune casette ottocentesche in stato di avanzato degrado, che pure si distinguono tra i moderni palazzi costruiti a partire dagli anni Trenta.
Bibl.: Godoli, Trieste, Bari 1984, pp. 189-190.

AIUOLE, via delle, Barriera Vecchia. Tra via G. dei Girardi e via dell'Eremo.
Breve strada aperta nei pressi del Sanatorio Triestino, alla quale venne data generica denominazione di carattere agreste, similmente ad altre vie cittadine intitolate al tempo (Del. Podest. 3.12.1927). Fino al 1927 costituiva un tratto di via G. dei Girardi.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 7.

ALBERTI Leon Battista, via, San Giacomo. Dalla Galleria San Vito a via B. d'Alviano. C.A.P. 34144.
Aperta con la costruzione della galleria di San Vito (1909) e già parte della via B. d'Alviano, ebbe denominazione propria con Delibera Consiliare d.d.11.3.1975 n. 202.
Leon Battista Alberti (Genova 1404-Roma 1472), architetto e trattatista italiano, ricevette gli ordini sacri a Roma dove iniziò gli studi di architettura. A Firenze scrisse e pubblicò numerose opere di carattere morale e politico, e come architetto fu realizzatore delle maggiori costruzioni classico-rinascimentali del Quattrocento. Ricordiamo l'incompiuto Tempio Malatestiano di Rimini (1446), la facciata di Palazzo Rucellai a Firenze (1451) e la chiesa di San Sebastiano a Mantova (1459).
Bibl.: Diz. biogr. it., 1, Roma 1960, pp. 702-713. Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55.

ALBONA, via, Servola-Chiarbola. Ottava laterale destra di via del Carnaro.
Così intitolata con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 a ricordo della cittadina istriana, oggi appartenente alla Repubblica di Croazia.
lbona, già castelliere e poi centro romano (Alvona), ribellatasi al dominio del Patriarcato di Aquileia, si diede a Venezia nel 1420 e in quell'epoca venne fortificata e si costruì il Palazzo Pretorio. Attaccata sanguinosamente dagli Uscocchi nel 1599, conobbe nuova prosperità nel Seicento e venne abbellita con nuove opere tra cui la Porta di San Fiore, compiuta in stile barocco nel 1646. Da allora conobbe vicende politiche comuni ad altre città istriane. Diede i natali al teologo luterano Matteo Flaccio (1512-1575) e allo storico e patriota Tommaso Luciani (1818-1894). Nel 1947, a seguito del Trattato di pace, venne ceduta all'amministrazione jugoslava.
Bibl.: G. Caprin, Istria nobilissima, I, Trieste 1981 2 , pp. 138-139, 191, 235; S. Cella, Albona, Trieste 1964.

ALDEGARDI Nicolò degli, via, Chiadino-Rozzol. Da via dei Porta a via U. Felluga.
Intitolata con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 a Nicolò degli Aldegardi, patrizio triestino e canonico scolastico. Fu eletto Vescovo di Trieste nel 1424 dal Capitolo della Cattedrale per protesta contro il Vescovo designato dal Papa, Marino de Cernotis; benché il de Aldegardi avesse rinunciato subito all'alta dignità, il Capitolo non desistette dall'assunto tanto che Papa Martino V decretò la scomunica per tutta la città di Trieste e solo nel 1425 i triestini accettarono come Vescovo il de Cernotis. Alla morte di questi, nel 1441, Nicolò degli Aldegardi venne nuovamente destinato alla cattedra tergestina e morì in carica nell'aprile 1447. La sua pietra tombale si conserva ancora oggi nella Cattedrale di San Giusto.
Bibl.: Premrou, Nuovo sillabo cronologico dei vescovi di Trieste, «AT»; s. IV, vol. IX, Trieste 1921, pp. 217-219; Ciana, Le pietre tombali, in «San Giusto», Trieste 1969, p. 299.

ALDRAGA, via, San Vito-Città Vecchia. Laterale di via Riccardo. C.A.P. 34121.
Già Androna Aldraga, deve il nome a Aldrago de Piccardi, studioso e ve- scovo di Pedena, che vi costruì la casa ora al n. civ. 5.
Nell'anno 1911 il Comune di Trieste deliberò l'acquisto degli edifici posti sull'angolo androna Aldraga-via Riccardo, destinati alla demolizione per l'isolamento dell'arco di Riccardo. Le costruzioni vennero demolite nel 1913 e l'androna Aldraga venne privata del suo lato sud-orientale. Gli scavi archeologici misero in luce resti di edifici romani.
Bibl.: Sticotti, Recenti scoperte archeologiche, «AT», s. III, vol. VI, Trieste 1911 p. 173; Sticotti, Trieste alla mostra augustea della romanità, «RMCT», a. X, Trieste 1937, pp. 148-149; A. Trampus, Aldrago de Piccardi, «Voce Giuliana», 16.6.1988.

ALEARDI Aleardo, via, Città Nuova-Barriera Nuova.
Prima laterale destra di via Commerciale.
Strada a fondo cieco aperta nel 1903 sul sito già occupato da villa Maffei con relativo parco, appartenuta a Carlo Antonio Maffei de Glatfort (Trieste, 1775-ivi 1842). La villa recava il n. tav. 1252.
Aleardo Aleardi (Verona 1812-1878), poeta e patriota italiano, fu rappresentante della Repubblica di Venezia a Parigi nel 1848. Critico e scrittore variamente giudicato dagli studiosi, ma più spesso considerato di mediocre livello, raccolse le sue composizioni nel volume intitolato Canti (1864). Nelle sue liriche di carattere patriottico si rivela l'interesse per la questione delle terre italiane soggette all'Austria. Fu tra i collaboratori italiani della Strenna triestina, diretta da F. Cameroni e pubblicata annualmente dal 1839 al 1847.
Bibl.: Prospetto delle strade, Trieste 1828; de Jenner, Biografie, ms. in Archivio Diplomatico di Trieste segn. 1/1 B 6; Diz. biogr. it., 2, Roma 1960, pp. 136-141. Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 8; A. Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 46.
 
ALESSIO Nicoletto d', via, Servola-Chiarbola. Da via dell'Istria a via Costalunga.
Con Del. Cons. dd. 6.4.1956 venne apposta la denominazione «via Nicolò Alessio» che venne però eccepita dalla Società di Minerva per inesattezze nella grafia. Si procedette alla rettifica con Del. Cons. d.d. 24.6.1960 n. 90 denominando la strada «via Nicoletto d'Alessio».
Nicoletto d'Alessio da Capodistria, poeta in volgare, fu segretario di Francesco di Carrara, signore di Padova, dal 1360 al 1388. Stimato dal Petrarca che lo menziona nel suo epistolario, venne considerato dalla storiografia del nostro secolo «un primo e felice sintomo di quel risveglio letterario istriano, che a distanza di pochi anni ci condurrà innanzi alla grande figura di P.P. Vergerio il Vecchio».
Bibl.: Ziliotto, La cultura letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, pp. 14-15; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, pp. 9-10; B. Ziliotto, Rime dell'istriano Nicoletto di Alessio, «AT», s. IV, vol. XIV-XV, Trieste 1948, pp. 161-187; Diz. biogr. it., 2, Roma 1960, pp. 247-248.
 
ALFIERI Vittorio, via, Barriera Vecchia. Da largo G.B. Niccolini a via D. Rossetti.
Reca dalla seconda metà del secolo scorso il nome del maggiore poeta tragico italiano del Settecento. Vittorio Alfieri (Asti 1749-Firenze 1803) venne educato in gioventù presso l'Accademia militare di Torino, lasciando all'età di diciassette anni quell'istituzione da lui odiata. Visse per alcuni anni a Parigi, dove aveva seguito la contessa Stolberg d'Albany, fino a che scoppiò la Rivoluzione francese; quindi, impressionato dagli eccessi dei giacobini, fece ritorno in Italia.
La sua produzione letteraria comprende, tra l'altro, ventuno tragedie, sei commedie, una tramelogedia (termine alfieriano indicante una fusione fra tragedia e melodramma), oltre alla traduzione dell'Alcesti di Euripide ed alla propria autobiografia.
A Trieste il trentasettenne Domenico Rossetti, nel 1811, si diede a studi approfonditi delle tragedie e delle altre opere dell'Alfiere; ne trasse la propensione a un'eloquenza drammatica, che spesso si rileva nei testi dei discorsi tenuti al Gabinetto di Minerva, la società culturale che fondò e diresse fino alla morte, nel 1842.
Una edizione delle Tragedie di V. Alfieri venne pubblicata a Trieste nel 1857 (Tip. del Lloyd Austriaco), per la collana «Classici Italiani» curata da A. Racheli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 8; Diz. Biogr. It., 2, Roma 1960, pp. 273-319; D. Rossetti, Allocuzioni, in «Scritti inediti», I, Udine 1944, p. 358.
 
ALIGHIERI Dante, via, città Nuova-Barriera Nuova. Da corso Italia a piazza S. Antonio Nuovo.
Già via Sant'Antonio, venne ribattezzata con delibera della Giunta Municipale d.d. 20.3.1919 n. IX-31/5-19; fino a quella data il nome di via D. Alighieri era dato all'attuale via T. Luciani.
È fiancheggiata, all'inizio, da un lato del palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (a destra: arch. R. e A. Berlam, 1913) e da un lato di palazzo Treves (a sinistra; arch. G. Polli, 1905). Segue, a sinistra, la facciata principale di casa Smolars eretta nel 1905 dall'arch. R. Depaoli (1876-1916) con ingresso, oggi, in via S. Nicolò 36. Casa Smolars è considerata uno degli edifici in stile liberty piùrilevanti di Trieste. Oltre via G. Mazzini si nota, a destra, un lato del palazzo della Banca Commerciale Italiana (arch. E. Nordio, 1909). Infine, oltre via Genova, l'edificio del Caffè Stella Polare (ing. C. Cambiagio, 1904), sul posto di un precedente caseggiato settecentesco demolito nel 1903.
Nel 1865, celebrandosi anche a Trieste il sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, la società di Minerva fece coniare, auspice il Municipio triestino, una medaglia commemorativa in oro, argento e rame (inc. F. Broggi).
Nel 1908 Riccardo Zampieri, direttore del giornale «L'Indipendente» aprì una pubblica sottoscrizione per l'offerta di un'ampolla votiva d'argento, eseguita dallo scultore G. Mayer, destinata alla tomba di Dante a Ravenna. Raffigura cinque figure di donna (rappresentanti Trieste, Trento, Dalmazia, Istria, Gorizia con relativi stemmi) in atto di sorreggere un'ampolla decorata di figure di personaggi danteschi e degli stemmi di Trieste, Firenze e Ravenna. L'opera scultorea venne portata a Ravenna da una delegazione formata da R. Zampieri, P. Sticotti, G. Cambon e C. Wostry. Un buon commento filologico di alcuni passi della Divina Commedia, ancora oggi citato, venne pubblicato a Trieste nel 1865 dalla tipografia Coen: L.G. Blanc, Saggio di un'interpretazione filologica di parecchi passi oscuri della Divina Commedia (I ed. italiana, a cura di O. Occioni).
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 99; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 8; N. Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste-R. Depaoli, «AFAT», 4, Udine 1975, pp. 84-85; A. Ciana, Primo tentativo..., «AT», s. IV, vol. XXVII-XVIII, Trieste 1965- 1966, p. 418; «Vecchia Trieste», IV, Trieste 1950, p. 4; B. Ziliotto, Dante e le Grotte del Carso, «AMSIASP», vol. I n.s., Venezia 1949, p. 105-114; B. Ziliotto, Dante e la Venezia Giulia, Trieste 1948; S. Morpurgo, Dante e la Venezia Giulia, «La Lettura», n. 9, Milano 1921, pp. 646-652.
 
ALMERIGOTTI Alessandro de', via, Servola-Chiarbola. Da via Costalunga a via G.B. Monfalcon.
Così intitolata con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60; la denominazione venne eccepita nel 1960 dall'Istituto Nazionale per la Storia del Risorgimento perché riguardante una figura di secondo piano del Risorgimento giuliano. Il Comune di Trieste respinse il rilievo poiché «non si ravvisano nelle motivazioni esposte argomenti sufficienti per la sostituzione» del nome.
Alessandro de' Almerigotti, da Capodistria, fu volontario tra i difensori di Venezia nel 1848-1849 assieme ai suoi fratelli Giovanni, Luigi e Girolamo. Alessandro fu l'unico dei quattro a perdere la vita durante l'assedio, essendo deceduto a Marghera nel 1849; tuttavia non è nota la causa della morte, se dovuta alle ferite o al colera. Il suo nome è ricordato nella lapide che Venezia appose sul palazzo del Comune a ricordo di quanti la difesero in quelle giornate.
Bibl.: Stefani, Giuliani e dalmati nella prima guerra d'indipendenza, in «La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849», III, Udine 1949, pp. 173-174.

ALPI GIULIE, via delle, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Brigata Casale a via Rio Storto.
Alpi Giulie è denominazione (attest già in Plinio) attribuita alla strada con Del. Cons. d.d. 2.4.1974 n. 283: catena montuosa delle Alpi Orientali, continuazione delle Alpi Carniche, si estende, oggi per massima parte in territorio della ex Jugoslavia, dalle Caravanche al golfo del Carnaro. Rilievi principali: monte Tricorno (m. 2863) e monte Nevoso (m. 1796). Le Alpi Giulie erano indicate nel secolo scorso quale termine geografico della futura Italia unificata.
Nel 1894 a Trieste l'avv. Felice Venezian fondò la loggia massonica intitolata Alpi Giulie, che prese il posto di un comitato segreto d'azione dell'Alpe Giulia sorto qualche tempo prima. La loggia, dipendente dal Grande Oriente d'Italia, annoverò tra i suoi membri Teodoro Mayer, Costantino Doria, Camillo Ara, Oscar Ravasini (autore del Compendio di notizie sulla nomenclatura di località e strade di Trieste, Ia ed. 1918, IIa ed. 1929), Arturo Ziffer, Guido Hermet ed altri noti triestini. Dopo il primo conflitto mondiale trovò sede nell'edificio del Teatro Verdi; sciolta durante il regime fascista, venne ricostituita nel 1945 ed è tuttora operante.
Giuseppe Caprin scrisse nel 1895 un volume dal titolo Alpi Giulie, impreziosito da disegni di G. Barison, V. Bignami, V. Bressanin e altri (Stab. Art. Tip. Caprin, Trieste 1895, pp. 444 in 8°).
Alpi Giulie è anche la rivista (fondata nel 1896) organo della società Alpina delle Giulie e pure il titolo di un libro di Nicolò Cobol (Caprin, Trieste 1907).
Bibl.: Gratton, Trieste segreta. II A ed. con introd. di M. Cecovini, Trieste 1987, pp. 22-24, 36; «Alpi Giulie», a. XIII, 2, Trieste 1908, pp. 38-39.
 
 ALPINI, via degli, Altipiano Est (Villa Opicina). Laterale destra di via di Prosecco. C.A.P. 34016.
Denominata con Del. Pod. d.d. 8.11.1929 n. 63/5, V, 31/52. La strada venne probabilmente intitolata in previsione dell'adunata degli alpini svoltasi a Trieste il 13.4.1930, quando l'Associazione degli Alpini in congedo aveva mutato il nome, dal 1922, in quello di «Decimo Reggimento». Altro raduno degli alpini si svolse a Trieste nel 1939 e la ventottesima adunata dell'Ana ebbe pure luogo a Trieste, in coincidenza col decimo anniversario della Liberazione, nell'aprile del 1955; in quell' occasione venne alzata la grande penna bronzea, dal 1974 ricollocata presso il sacrario di G. Oberdan. Nuova adunata si ebbe a Trieste in occasione del cinquantesimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia, dal 22 al 24 maggio 1965.
In via degli Alpini si trova il campo sportivo della Polisportiva Opicina,  intitolato a Nereo Rocco il 23.10.1980. All'ingresso dell'impianto sportivo vi è un cippo con targa bronzea eseguita da L. Zudini «raffigurante Nereo Rocco che saluta le sei città che lo hanno visto promotore sportivo: Trieste, Treviso, Padova, Milano, Torino, Firenze».
Bibl.: A. de Calò, Gli appuntamenti delle fiamme verdi a Trieste lungo l'arco della storia, «Il Piccolo», 12.5.1984; La Polisportiva Opicina a N. Rocco, pieghevole s.n.t.
 
ALTI FORNI, via degli, Servola-Chiarbola. Laterale destra di via I. Svevo.
Intitolazione disposta con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 in luogo della precedente «via della Ferriera» e resa necessaria «in quanto a Trieste esisteva già una via con tale nome (ora via Pio Riego Gambini) e, poiché persiste tuttora il ricordo, si teme che l'omonimia possa dare adito a disguidi postali, di notifica, ecc.». Il nome venne tuttavia eccepito dalla Soprintendenza ai Monumenti e dalla Società di Minerva, ma il Comune, su parere della Commissione Toponomastica, confermò la denominazione
con Del. Cons. d.d. 24.6.1960 n. 90.
Il toponimo ricorda lo stabilimento inaugurato nel 1897. Già nel 1895 la Krainische Industrie Gesellschaft di Lubiana chiese ed ottenne il permesso di costruire sui fondi a mare già Angeli e cantiere San Lorenzo una ferriera ad alti forni con acciaieria ed annesso stabilimento per la preparazione del coke. I lavori di costruzione iniziarono nel 1896 e il 24.11.1897 venne inaugurato il primo altoforno. L'impianto venne potenziato nel 1906 e rimodernato nel primo dopoguerra quando venne assorbito dall'ILVA. Nel 1961 divenne parte dell'Italsider (oggi Terni S.p.A.), azienda del gruppo IRI. Contro la definitiva chiusura dello stabilimento, prospettata nella primavera del 1988 a motivo della scarsa redditività dell'impianto, sono sorte le ferme reazioni delle autorità politiche e della cittadinanza.
Bibl.: Autori Vari, Reminiscenze storiche di Servola, Trieste 1985, pp. 161-162.

ALVIANO, Bartolomeo d', San Giacomo. Da via San Marco a via I. Svevo. C.A.P. 34144.
B. d'Alviano (1455-1515), condottiero al servizio di Venezia, signore di Pordenone, assediò anche Trieste nel 1508.
Con Del. Giun. d.d. 12.6.1925 n. 54 si decise di denominare via B. d'Al- viano il tratto di strada «che dalla via del Broletto attraverso i fondi di Chiarbola superiore, dietro l'Officina comunale del gas, sbocca nel Pas- seggio di S. Andrea» (poi via I. Svevo). Parte della strada venne intitolata,
nel 1975, a L.B. Alberti (vedi).
Nel 1932 venne sistemato, con una spesa di lire 90.000, il tratto com- preso tra via Broletto e via dei Lavoratori. Dopo l'incrocio con via dei Lavoratori, sulla destra, si notano gli edifici dell'Usina Comunale del Gas (oggi ACEGA) aperta nel 1864.
Al n. civ. 15/1, nella palazzina già sede dello Jutificio Triestino e delle Acciaierie Weissenfels, si trova dal 1974 la nuova sede della Scuola Su- periore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori. Derivata da un «Corso di Lingue Straniere Moderne», istituito nel 1953-54 presso la Fa- coltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi dal prof. Luz- zatto-Fegiz, venne denominata con D.P.R. 7.9.1962 «Scuola a fini speciali di Lingue Moderne per Traduttori ed interpreti di Conferenze». Con D.P.R. del 6.3.1978 n. 102 venne trasformata in Facoltà dell' Università degli Studi assumendo la denominazione di Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori. Unico istituto del genere esistente in Italia, tro- verà sede nel ristrutturato ex HOtel Regina (via F. Filzi) in quanto la pa- lazzina di via d'Alviano farà parte della nuova caserma dei vigili del fuoco, attualmente in costruzione.
Bibl.: Trieste nel primo decennio fascista, Trieste 1932, p. 54; Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori 1962-1982, Udine 1982, pp. 64; P. Luzzatto Fegiz, Ori- gini della Scuola di Lingue, «Il Piccolo», 5.6.1982; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55; Diz. biogr. it., 2, Roma 1960, pp. 587-591.
ALTI FORNI - ALVIANO
Via degli Alti Fonti
Via Bartolomeo d'Alriano
AMATORI - ANASTASIO
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1 1(1 lùillilo 1i1111101'1
AMATORI Tonino, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via M. Maovaz al confine del Comune di Trieste. C.A.P. 34134.
Denominazione apposta con Del. Cons. d.d. 9.2. 1968 n. 179.
Tonino Amatori (Ancona 1927-Trieste 1945), medaglia d'argento al v.m., caduto per la libertà. Dalla motivazione della medaglia d'argento: «Gio- vanissimo combattente della lotta di liberazione, nel corso di uno scontro sostenuto dalla sua formazione contro un reparto tedesco, visto cadere un compagno, si lanciava generosamente a soccorrerlo affrontando, allo scoperto, il nutrito fuoco nemico. Gravemente ferito al volto, dopo lunga e straziante degenza che affrontava con nobile animo e dopo aver per- duto la vista, sacrificava la giovane vita agli ideali di libertà e di Patria».
Bibl.: La zona industriale di Trieste. Dizionario-guida. Trieste 1984, p. 63.
AMENDOLA Giovanni, via, Cologna-Scorcola. Undicesima laterale destra di via Commerciale. C.A.P. 34134.
Risale al 7.4.1970 (Del. Cons. n. 221) l'intitolazione di questa strada a Gio- vanni Amendola. Filosofo, giornalista e uomo politico, l'Amendola (Salerno 1882-Cannes 1926) fu interventista nel 1914-15. Dopo la guerra divenne Sot- tosegretario alle Finanze e poi Ministro per le colonie (1922); oppositore del
governo fascista, morì a Cannes a seguito di un'aggressione.
Al n. civ. 1 si trova il Campo Sportivo Comunale G. Draghicchio. Co- struito nel 1920 dalle autorità militari del Comando di Corpo d'Armata su fondi incolti, l'impianto divenne proprietà comunale nel 1932 e da allora fu riservato quasi esclusivamente all'istruzione fisica giovanile; dal 1965 venne prescelto dal CONI per le proprie manifestazioni sportive e nel 1985 venne intitolato a Gregorio Draghicchio (1851-1902), istruttore e autore
di pubblicazioni di carattere sportivo.
Nei pressi (oggi al n. civ. 162 di via Commerciale), sorse la Scuola all'a- perto di Cologna, su progetto dell'arch. L. Braidotti, inaugurata nel 1922. Promossa dalla Società per la lotta contro la tubercolosi, venne ampliata nel 1931 con l'aggiunta di un padiglione.
Bibl.: Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 66; E. Marini, Cologna, «Passaparola», 27.9.1986; Il Comune di Trieste nel primo decennio fascista, Trieste 1932, p. 87; A. Gentile, Gregorio Draghicchio, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 301-311; Diz. biogr. it., 2, Roma 1960, pp. 761-765.
ANANIAN Gregorio, via, Barriera Vecchia. Dalla chiesa di S. Vincenzo de' Paoli a via D. Rossetti. C.A.P. 34141.
Così intitolata con delibera Del. Mun. d.d. 13.6.1905 n. 4945.
Gregorio Ananian, armeno cattolico di Costantinopoli, nato nel 1770 e morto nel 1865 a 95 anni, studioso e benefattore, lasciò al Comune di Trieste una cospicua somma per la creazione di una fondazione che de- stinasse borse di studio a studenti del Ginnasio, istituita però soltanto il 26.2.1881. Col suo patrimonio venne riedificata la casa in corso Italia n. 12. La tomba, oggi proprietà Tomazic, si trova sotto i portici del cimitero comunale di S. Anna.
Bibl.: Ravasini, compendio, Trieste 1929, p. 9; V. Drago, Una passeggiata alle tombe, Trieste 1870, p. 27; N. Zanni, Giorgio Polli, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 96.
ANASTASIO Sant ' , via, città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Libertà a via Commerciale. C.A.P. dal n. 1 al n. 5 e dal n. 2 al n. 8: 34132; dai nn. 10 e 7 a fine: 34134.
L'antica denominazione si riferisce a una cappella duecentesca scomparsa probabilmente già nel XVI secolo. Al n. civ. 9 si trova oggi invece la chiesa
Via Giovanni Amendola Via Gregorio Ananian
A destra: Via Sant'Anastasio (foto Mario Isernia)

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dedicata all'Immacolato Cuore di Maria. La primitiva cappella con questa dedicazione divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo 1'1.10.1927; la posa della prima pietra dell'attuale chiesa avvenne nel 1938, ma i lavori ebbero inizio appena nel 1942 su progetto dell'ing. Umberto Nordio. Aperto parzialmente nel 1950, l'edificio venne consacrato il 19.3.1955. È una delle chiese più vaste di Trieste, coprendo una super- ficie di 700 metri quadrati; sull'arco santo si nota il motto dei Missionari Figli dell'Immacolato Cuore di Maria: «Surrexerunt filii eius et beatissi- mam praedicaverunt». La parrocchia venne istituita il 1.9.1933 e ricono- sciuta civilmente 1'1.3.1934.
All'angolo con via Udine si trova l'edificio dell'INPS, sul quale (n. civ. 5) si voleva apporre, secondo una comunicazione del 1982, una lapide a cura della Federazione Combattenti e Reduci in memoria dei dipendenti del- l'Istituto caduti nel II conflitto mondiale, poi non collocata.
L'edificio al n. civ. 16 venne costruito dall'arch. Giovanni Maria Mosco (1873-1936) tra il 1903 ed il 1904, mentre altro edificio con motivi li- berty, che risale al 1905, si trova al n. civ. 20.
L'ampia costruzione che ospita la Scuola Elementare R. Manna (n. civ. 13) e la Scuola Media Statale G. Corsi (n. civ. 15) risale al 1911 ed è opera dell'arch. Cornelio Budinich. Durante lo scavo delle fondamenta si rin- vennero i resti di un edificio romano con ampio cortile a portici, proba- bilmente una villa, orientato verso la strada d'Aquileia. Più a monte si trovò, agli inizi del 1902 costruendo la linea tranviaria per Opicina, una statua romana mutila di mediocre fattura, raffigurante una giovane donna seminuda, che entrò a far parte della collezione E. Geiringer.
Bibl.: Annuario dioces., Trieste 1985, p. 61; «Vita Nuova», 19.3.1955; «I1 Piccolo», 14.3.1982; Biamonti, L'edilizia triestina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187; Sticotti, Recenti scoperte di antichità, «AT», s. III, vol. VI, Trieste 1911, pp. 204-208; Puschi, Anti- chità scoperte a Trieste, «AT», s. III, vol. I, Trieste 1903, p. 268; Nouvel édifice scolaire Rue Ruggero Manna a Trieste, Paris 1910, p. 9; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 9.
ANDREA Sant', passeggio, San Vito-Città Vecchia. Da via Campo Marzio a via San Marco. C.A.P. dai nn. 1 e 2 a n. 6: 34123; da nn. 10 e 7 a fine 34134.
L'attuale passeggio Sant'Andrea riprende il toponimo già apposto all'at- tuale viale Romolo Gessi e derivante dalla dedicazione di un'antica cap- pella oggi scomparsa, della quale si conserva la campana (fusa nel 1643) nel Convento dei Cappuccini presso Santa Maria Maggiore. Il sito percorso dall'attuale passeggio venne ricavato tra il 1882 ed il 1888 con il progres- sivo interramento del tratto di mare prospiciente viale R. Gessi; all'altezza del sovrastante belvedere venne costruita, nel 1887, la prima stazione fer- roviaria della linea Trieste-Erpelle, un modesto edificio demolito verso il 1906 con la costruzione della nuova stazione ferroviaria di Campo Mar- zio
La costruzione del molo VI cominciò all'inizio del secolo e allo scoppio del primo conflitto mondiale erano stati compiuti tre quarti dell'opera progettata, completata nel primo dopoguerra dall'amministrazione italiana che aveva pure dedicato il nuovo porto al Duca d'Aosta. I nuovi Magaz- zini Generali, destinati prevalentemente all'immagazzinamento dei cereali, vennero costruiti nel 1937 sotto la direzione dell'ing. Aldo Suppani e del- l'arch. Antonio Benussi. La Fabbrica Macchine di S. Andrea, che si tro-
vava al n. civ. 2, venne demolita quasi completamente nel 1983-1984 ad eccezione di qualche edificio di secondaria importanza come ad es. l'ex Mensa. Sull'ampia area così risultante è stato costruito il nuovo palazzo del Lloyd Adriatico, ora al n. civ. 1 di largo Ugo Irneri. L'area a destra, ancora vuota, dovrebbe essere riservata alla nuova sede della Friulia (Fi- nanziaria Regionale del Friuli-Venezia Giulia) e dell'Italcantieri, come da progetti degli arch. Celli-Tognon (1979-1982).
Quasi di fronte a via G.R. Carli esisteva la chiesetta dei SS. Luigi Gonzaga e Pazienza, demolita nel 1904. Al termine di passeggio S. Andrea si trova il comprensorio dell'Arsenale Triestino. Le ultime navi colà impostate fu-
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ANNA - ANNUNZIATA
Passeggio Sant Andrea
rono gemelle «Wien» e «Helouan», consegnate nel gennaio 1912, ma già nel 1910 da un accordo tra il Lloyd e lo Stabilimento Tecnico Triestino era nata una nuova società «Cantiere Navale San Rocco» e gran parte del- l'area dell'Arsenale, ad eccezione della zona attorno ai bacini, era stata ceduta al demanio. Nel primo dopoguerra passò alla Società Anonima «Arsenale Triestino» e nel 1944-1945 venne notevolmente danneggiato negli impianti dai bombardamenti. In questo dopoguerra è stato dotato di un terzo bacino di carenaggio e l'attività è ripresa. Tra le ultime realizza- zioni è la posatubi «Castoro 6». Nel giugno 1988, alla presenza del mini- stro on. A. Fanfani, è stato inaugurato il nuovo tronco autostradale con sbocco in passeggio S. Andrea.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 9; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 233; «RMCT», IX, Trieste 1937, pp. 171-175; Godoli, Trieste, Bari 1984, p. 155; Acocella, Celli-Tognon opere d'architettura, Firenze 1987; G. Gerolami, l'Arsenale Triestino, Trieste 1953; A. Seri-S. degli Ivanissevich, San Vito, Trieste 1980.
ANNA Sant', erta, Valmaura-Borgo San Sergio. Continuazione della salita di Zugnano. C.A.P. 34149.
Il toponimo, attestato fin dal XVII secolo, venne conferito a questa ripida strada con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 e confermato con Del. Cons. d.d. 24.6.1960 n. 90, essendo stato eccepito dalla Soprintendenza ai B.A.A.A.S. secondo la quale anche questo nuovo tratto avrebbe dovuto chiamarsi salita di Zugnano, in quanto naturale continuazione della stessa.
Secondo il Consiglio Comunale, che respinse il rilievo, «pur concordando nell'osservazione si ravvisa la necessità di distinguere l'erta di Sant'Anna dalla salita di Zugnano per evitare interruzioni della sequenza numerica di
via Costalunga».
ANNUNZIATA, via dell' , San Vito-Città Vecchia. Da Riva N. Sauro
a piazza A. Hortis. C.A.P. 34124.
Questa non lunga strada, dall'antico toponimo derivato dall'ospedale del- l'Annunziata, ha subìto poche alterazioni nell'ultimo secolo. Il palazzo al- l'angolo via dell'Annunziata-via A. Diaz, costruito nel 1794 (n. tav. 1036) dal negoziante Francesco Sante Romano e già residenza degli esiliati Ge- rolamo Bonaparte e Carolina Murat nel 1814-1815, ospitò successivamente il Museo Zoologico, poi Civico Museo di Storia Naturale, dal 1846 al 1856.
Erta San, 'Anna
ANTENOREI - ANTENOREI 40
Venne demolito nel 1936 e al suo posto sorsero magazzini e alcune ca- supole, atterrate in questo dopoguerra per la costruzione del moderno palazzo ad uso condominiale.
Al n. civ. 7 si trova un ingresso, oggi in disuso, all'ampio edificio (arch. G. Righetti e G. Gallacchi, 1877) che ospita alcune scuole cittadine; al- l'interno è la targa: AD OPERA I DEL PODESTÀ GIORGIO PITACCO I IL MUSEO DEL MARE I E LA SOCIETÀ ADRIATICA I DI SCIENZE NATURALI I EBBERO QUI DEGNA SEDE 128 OTTOBRE 1932 1. Il Museo del Mare vi trovò sede fino al 1967, quando venne tra- sferito e temporaneamente ricoverato in via Diaz nell'edificio dell'ex ana- grafe, in attesa che fosse resa agibile la palazzina in Campo Marzio (1969).
l7t[1 del/ 'Annunziata
Bibl.: de Incontrera, Giuseppe Labrosse, «AT», s. IV, XXI, Trieste 1957-1958, p. 139; Muller, 1 Museo Civico di Storia Naturale, «RMCT», X, Trieste 1938, p. 13; Franzoni, Giovanni Ri- ghetti, «PO», a. XXVII, 7-8, Trieste 1957, p. 294; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 10.
ANTENOREI, via degli, San Giacomo. Da via A. Vespucci a via M. Polo. C.A.P. 34144.
Il 25.4.1887 la Delegazione Municipale decise di dare questo nome a una stradina che si è conservata fino ad oggi nel suo primitivo aspetto: pavi- mentata di lastre d'arenaria e stretta tra due fila di basse casette operaie, recentemente restaurate.
Giovanni degli Antenorei, nato a Trieste nel 731, fu patriarca di Grado dal 767 all'802. Secondo alcuni storici, ma l'affermazione è fortemente contestata per l'assenza di prove certe, sarebbe stato in precedenza ve-
scovo di Trieste dal 759 al 766.
Fortunato degli Antenorei, triestino e nipote di Giovanni, fu patriarca di Grado dall'803 all'824 e partecipò al Placito del Risano dell'804 soste- nendo le ragioni degli istriani. Secondo alcuni storici, ma pure questa af- fermazione è contestata, sarebbe stato vescovo di Trieste dal 788 all'802.
Al n. civ. 14 si trova la scuola materna Rena Nuova, aperta nel 1876.
Bibl.: Tribel, Passeggiata storica per Trieste, vol. II, ms. in Trieste Arch. Dipl. segn. 2 F 8 c. 26: Babudri, Nuovo sillabo cronologico dei vescovi di Trieste, «AT», s. III, vol. IX, Trieste
1921 pp. 173-176; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 10.
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ANTICO - ANTONIO NUOVO
ANTICO Andrea, via, Servola-Chiarbola. Decima laterale destra di via delle Campanelle. C.A.P. 34149.
Già erroneamente intitolata «via Andrea Artico» (Del. Cons. d.d. 24.6.1960 n. 60), la strada ebbe denominazione rettificata con Del. Cons. d.d. 24.6.1960 n. 90.
Andrea Antico da Montona (sec. XVI) fu chierico e musico. Operò a Roma e a Venezia scrivendo frottole (componimenti di origine popolareggiante, monodici o polifonici); esercitò l'arte tipografica, intagliando nel legno e pubblicando numerose opere tra il 1510 e il 1537 ed ottenne da papa Leone X il privilegio di poter stampare volumi in folio massimo di musica per canto.
Bibl.: Diz. biogr. it., 2, Roma 1961, pp. 450-452; C. Schmidl, Dizionario Universale dei Mu- sicisti, Milano 1887, p. 19; A. Antico, Frottole intabulate da sonare organi, rist. an. con intr. di G. Radole, Bologna 1970; V. Levi, Andrea Antico da Montona, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 58-62.
ANTONI Carlo, via, San Giovanni. Prima laterale destra di strada per Longera. C.A.P. 34128.
Dal 4.3.1970 (Del. Giun. n. 504) questa strada reca il nome del filosofo Carlo Antoni, nato a Senosecchia il 15.8.1896 e morto a Roma il 3.8.1959. Volontario nel I conflitto mondiale, laureato in filosofia e collaboratore dell'Enciclopedia Italiana, l'Antoni insegnò prima a Pola, poi fu libero do- cente di storia della filosofia (1937), ordinario di letteratura tedesca a Pa- dova (1942), docente di filosofia della storia e di storia della filosofia mo- derna e contemporanea a Roma nel secondo dopoguerra. Tra le sue opere: Dallo storicismo alla sociologia (Sansoni, 1940), Commento a Croce (Neri Pozza, 1955), Lo storicismo (Morano, 1964). Allievo di Benedetto Croce e attento interprete della sua opera, studioso del pensiero storicistico, l'An-
toni fu anche ottimo conoscitore della lingua e della cultura tedesca.
Bibl.: Diz. biogr. it., 2, Roma 1961, pp. 507-509; M. Gentile, Carlo Antoni filosofo triestino «QGS», VI, Trieste 1986, pp. 261-272; G. Sasso, L'illusione della dialettica-profilo di C. Antoni, Roma
1982; F. Salimbeni, Ricordo di C. Antoni a 25 anni dalla morte, «Il Piccolo», 3.8.1984.
ANTONIO NUOVO Sant' , piazza, Città Nuova-Barriera Nuova. Davanti alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo. C.A.P. da n. 1 a n. 3: 34132; da n. 4 a fine: 34122.
Il primitivo piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Taumaturgo (arch. P. Nobile, 1828-1849) ebbe denominazione propria di «piazza S. Antonio» con delibera della Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-3115-19; fino a quella data l'intitolazione era popolare e non ufficiale. A quell'epoca il piazzale copriva un'area pari a circa la metà di quella attuale, estenden- dosi il Canal Grande fino all'altezza dell'attuale Caffè Stella Polare. La parte terminale del canale venne interrata nel 1934, essendo riempita con i de- triti provenienti dalle demolizioni di Cittavecchia. L'ampia piazza così ri- sultante, abbellita dalla fontana ancora esistente, ebbe nuova denomina- zione di «piazza Umberto I» con Del. Pod. d.d. 16.2.1935 n. 233 (Um- berto I Re d ' Italia, Torino 1844-Monza 1900).
Con Delibera del Podestà d.d. 10.6.1944 n. 498 venne soppressa questa intitolazione che venne sostituita con quella di «piazza S. Antonio Nuovo». In questo modo si rendeva ufficiale una denominazione fino allora po- polare della chiesa di S. Antonio Taumaturgo; era infatti detta di S. An- tonio Nuovo non tanto per contrapporla alla precedente chiesa con tale intitolazione eretta sullo stesso sedime nel 1769, come alcuni storici hanno ritenuto, quanto piuttosto in contrapposizione alla chiesa della B.V. del Soccorso vulgo S. Antonio Vecchio di piazza Lipsia (poi Hortis). Infatti già nel 1827 l'arch. Pietro Nobile parlava della chiesa di S. Antonio «nuovis- simo» che stava per sorgere.
L'8 agosto 1900, in occasione delle onoranze funebri a Umberto I, sulla fac -
Via Andrea Antico Via Carlo .-Intoni
APIARI - APIARI
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Piazza Sant 'Antonio Nuovo
ciata dell ' edificio sacro venne posta l ' iscrizione effimera: INALZATE I FERVIDE PRECI I A Dio I PER LA GRANDE ANIMA I DI / S.M. UMBERTO I DI SAVOIA I RE D ' ITALIA I RAPITO ALL' AFFETTO I DEL SUO POPOLO.
La chiesa, che ha risentito delle incurie del tempo, è stata sottoposta a ripetuti interventi di restauro, specie degli interni (restauro dell'affresco di S. Santi sul catino dell'abside, 1985) e della cupola (1987). È stata uf- ficialmente intavolata a favore del Comune di Trieste su richiesta del Consiglio Comunale d.d. 30.6.1987.
I1 nuovo altare marmoreo è opera dell'arch. A. Guacci (consacrato 13.6.1988) mentre la nuova statua di San Sergio che è andata a sostituire sull'attico quella distrutta nel 1976 è stata eseguita su disegno dell'arch. L.
Pavan.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 11; Autori Vari, Il quartiere «nuovo» di Trieste con la chiesa di S. Antonio Taumaturgo e i suoi organi, Trieste 1959; S. Benco, Il Piccolo, Milano 1931, p. 129; Bollettino parrocchiale di S. Antonio Taumaturgo, n. 6, Trieste 1988.
APIARI, via degli, Roiano-Gretta-Barcola. Da piazza Tra i Rivi a via del Caprile. C.A.P. 34135.
Risale al 1909 l'intitolazione di questa strada cui fu dato, come ad altre vie della zona, un nome di carattere agreste. Apiario è voce dotta dal latino apiarium, cioè luogo dove sono raccolti gli alveari e complesso di questi.
Al n. civ. 5 vi è una casa costruita nel 1910 dall'arch. Giusto Mosco (1875-1949).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 11; Devoto-Oli, Vocabolario ill. della lingua italiana, I, 153; Biamonti, L'edilizia triestina, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187.
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APOLLINARE - AQUILEIA
APOLLINARE San, via, Barriera Vecchia. Da via Pondares a via Madonnina. C.A.P. 34131.
L'antichissimo agiotoponimo duecentesco, che si riferisce a una chiesetta con quella dedicazione oggi scomparsa, ricorda Sant'Apollinare, supposto martire triestino che però è forse da identificare col santo vescovo di Ra- venna (I-II sec. d.C.). All'interno della cattedrale di San Giusto, nella cap- pella di San Carlo Borromeo posta lungo la navata destra, è conservato il sarcofago del Duecento di S. Apollinare.
Nel 1910, scavando le fondamenta della casa n. tav. 2050 sull'angolo via S. Apollinare-via Pondares, si rinvennero i resti di un sepolcreto romano, originariamente situato lungo la strada di raccordo tra le vie pubbliche dell'Istria e di Aquileia.
All'angolo con via Pondares venne aperto nel 1909 il Bagno Romano, uno degli stabilimenti balneari privati più belli d'Italia. Chiuso nel 1949 per i danni subiti nel II conflitto mondiale, fu restaurato e riaperto nel 1951 per cessare definitivamente l'attività nel 1957.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 12. G. Cuscito, Storia di Trieste cristiana at- traverso le sue chiese, I, Trieste 1982, p. 30; Sticotti, Recenti scoperte d'antichità, «AT», s. III, VI, Trieste, 1911, pp. 180-181, 184; E. Marini, I bagni di Trieste, «Passaparola», 5.9.1987.
via San Apollinare
AQUILEIA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da Strada del Friuli a largo Osoppo. C.A.P. 34136.
Il nome dell'antica cittadina romana venne dato a questa strada con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60. Aquileia (prov. Udine, ab. 3283), la cui denominazione viene fatta derivare secondo alcuni dal fiume Aquilis e secondo altri da un segnale augurale (aquila), ha nome di origine preromana e venne fondata nel 181 a.C. per scopi militari; divenuta ricco emporio dell'impero romano, specie per la favorevole posizione geografica, per le numerose strade com- merciali e per il porto, a partire dal V secolo subì le invasioni barbariche (l'ultima è del 568) che distrussero la sua ricchezza. Conobbe nuova prospe- rità dopo il Mille e fino a tutto il XIII secolo. Sottomessa alla Repubblica di Venezia dal 1420, passò sotto il dominio degli Asburgo nel 1509 per rima- nervi fino al 1918. L'antichissima diocesi del Patriarcato di Aquileia venne soppressa da Benedetto XV nel 1752. Oggi è centro archeologico di fama internazionale; gli scavi, iniziati già nel 1812 (foro romano), sono stati con- dotti con rigore e sistematicità soprattutto nel nostro secolo. Tra i resti ro- mani si notano il foro, le banchine del porto, il sepolcreto, la via sacra; tra i monumenti posteriori il Battistero (sec. V), la cosiddetta chiesa dei Pagani
'ia Aquileia
ARCHI - ARGENTO
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Via Carlo Archi
(sec. IX) e la Basilica dei SS. Ermacora e Fortunato, costruita e ristrutturata tra il 1021 ed il 1381 sul sito già occupato da una chiesa del sec. IX e, prima ancora, da altra del sec. V.
Le case che sorgono lungo via Aquileia vennero costruite principalmente da cooperative edilizie private e dall'Istituto Autonomo Case Popolari
(IACP).
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, Firenze 1985 (Ist. per l'Enc. del Friuli-Venezia Giulia), vol. I, pp. 25-40.
ARCHI Carlo, via, Chiadino-Rozzol. Da via C. de Marchesetti a via di Chiadino. C.A.P. 34142.
A Carlo Archi, podestà di Trieste negli anni 1927-1928, la strada venne intitolata con Del. Pod. d.d. 23.4.1938 n. 426/VII-31/32-38. Nato nel 1861, Carlo T. Archi venne nominato podestà da Vittorio Emanuele III, su pro- posta di B. Mussolini, agli inizi del luglio 1927; già ammalato, l'Archi morì in carica il 9.4.1928 e gli successe per nomina reale il sen. Giorgio Pi- tacco, già deputato al Parlamento di Vienna.
Al n. civ. 4 si trova la scuola elementare che reca il nome di Aldo Padoa (Trieste 1895-Oslavia 1915), caduto in guerra, medaglia d'argento v.m. alla memoria.
Bibl.: Anonimo, L'antica carica di Podestà, «RMCT», I, Trieste 1928, pp. 3-4; F. Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 67.
ARGENTO, via degli, San Vito-Città Vecchia. Da riva T. Gulli a via del Lazzaretto Vecchio. C.A.P. 34123.
Ila Lodoi'ico Ariosto
Via degli Argento
La denominazione ottocentesca ricorda la nobile famiglia triestina Argento, una delle XIII Casade, che si vuole di origine romana. La sua presenza a Trieste è documentata dal sec. XI e fece parte nel 1246 della Congrega- zione dei Nobili. Diede alla città uomini d'arme, di chiesa e di toga, tra cui un Consigliere Aulico (Giovanni Pietro dell'Argento, XVII secolo) e un vescovo (Giovanni Giacomo dell'Argento, m. 1669). I suoi membri furono creati Conti Palatini con diploma dell'imperatore Carlo V d.d. Au- gusta 19.5.1548 e con diploma d.d. 13.10.1554 e poi Liberi Baroni con diploma dell'imperatore Leopoldo I d.d. Vienna 6.10.1674.
Il ramo nobile principale di Trieste si estinse nel 1795 con l'avv. Antonio
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ARIOSTO - ARTEMISIO
dell'Argento; il ramo baronale si estinse invece a Fiume nel 1822 con il barone Giuseppe, fratello del precedente.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 12; de Jenner, Genealogie delle XIII Casade, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 1, c. 6 ss.
ARIOSTO Lodovico, via, città Nuova-Barriera Nuova. Quarta laterale destra di viale Miramare. C.A.P. 34135.
Sui fondi detti «Terra Nera», già appartenenti al lazzaretto di Santa Teresa e poi alla Japanische Papiermaulbeerbaum Junier, venne aperta nel 1903 una nuova strada cui venne dato il nome di L. Ariosto.
Nato a Reggio Emilia nel 1474 e morto a Ferrara nel 1533, l 'Ariosto è autore del celebre poema cavalleresco Orlando Furioso; scrisse, tra l'al- tro, sette Satire di tono autobiografico e numerose commedie che tutta- via, come ha sottolineato B. Croce, non rivelano grandi pregi artistici, essendo più che altro il frutto della sua attività di cortigiano incaricato di fornire testi alle scene del teatro di Corte di Ferrara.
Una edizione di Opere di Lodovico Ariosto con note filologiche e storiche venne pubblicata a Trieste nel 1857 (Tip. del Lloyd Austriaco) per la col- lana «Classici Italiani» curata da Antonio Racheli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 12; Diz. biogr. it., 3, Roma 1962, pp. 173-188; Denominazioni nuove e complete delle androne, piazze e vie di Trieste, Trieste 1903, p. 3; M. Doria, Viaggio nella toponomastica sentimentale (XLV), «Il Meridiano» di Trieste, 23.2.1984.
ARSENALE, via dell' , San Vito-Città Vecchia. Da riva Tre Novembre a piazza G. Verdi. C.A.P. 34121.
Breve strada la cui intitolazione ottocentesca ricorda l'arsenale costruito nel Settecento, imperante Carlo VI. Oggi è chiusa al traffico e in parte occupata dalle scale d'emergenza esterne poste per adeguare il Teatro comunale G. Verdi alle nuove norme di sicurezza contro gli incendi (1986).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 14.
ARTEMIDORO, via, Cologna-Scorcola. Da via Romagna a via di Scorcola. C.A.P. 34134.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) questa via ricorda il geografo greco Ar- temidoro (I sec. a.C.). E uno dei primi cui dobbiamo probabilmente la menzione di Trieste quale villaggio dei Carni, ripresa più tardi da Stra- bone; questa affermazione è all'origine dell'opinione che la città fosse stata fondata da quelle popolazioni.
Bibl.: G. Lettich. Trieste romana, «AT», s. IV, XLIV, Trieste 1984, p. 28.
ARTEMISIO, divo, Cologna-Scorcola. Da via A. Valerio a via dei Baiardi. C.A.P. dal n. 1 al n. 3: 34128; rimanenti numeri: 34127.
La denominazione ufficiale «via clivo Artemisio», imposta con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60, pecca anzitutto di ridondanza; il sostantivo «clivo» (dal latino clivus) significa «china, pendio» e quindi strada in salita (simil- mente, per es., a «pendice Scoglietto))). Unito a «via» dà quindi luogo a un pleonasmo, che sarebbe stato possibile evitare. «Artemisio», all'atto di in- titolare la strada, venne motivato come «antico nome del Monte Valerio». In realtà, il monte Valerio (così popolarmente chiamato nel nostro secolo per la presenza della villa in stile neocastellano già Pollack, poi Valerio e poi Sevastopulo, oggi appartenente al comprensorio dell'Università degli Studi) era indicato fin dal XIV secolo come «monte Fiascone», mentre in lingua slovena aveva il nome di colle Metlika. Il nome «colle Artemisio» si
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ARTISTI - ARTISTI
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trova appena nel nostro secolo nelle guide edite dalla Società Alpina delle Giulie (1915), ma già nel 1929 Gustavo Cumin metteva sull'avviso che Artemisio «non trova giustificazione e non è usato». Una osservazione che, evidentemente, non venne tenuta in conto dal Consiglio Comunale nel
1956.
«Artemisio» sarebbe la traduzione in lingua italiana del toponimo sloveno «metlika» = artemisia, pianta della famiglia delle composite, dalle foglie aromatiche.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario ill. della lingua italiana, I, Milano 1987, p. 585; Soc. Alpina delle Giulie, Guida dei dintorni di Trieste, Trieste 1915, p. 130; G. Cumin, Guida della Car- sia Giulia, Trieste 1929, p. 277.
ARTISTI, via degli, San Vito-Città Vecchia. Da via Donota a piazza S. Benco. C.A.P. n. 6: 34122; rimanenti numeri: 34121.
Fin dalla metà del Settecento la strada prese questo nome popolare deri- vato dalla presenza di artieri o artisti, vale a dire dagli artigiani che ave- vano bottega nella zona. Con Del. Pod. d.d. 4.7.1942 n. 501 la denomi- nazione venne mutata in quella di «via Arturo Zanolla». Nato a Trieste nel 1902 e caduto in guerra a Bir el Gobi (Africa settentrionale) nel 1941, Arturo Zanolla, laureato in scienze economiche e commerciali, divenne Direttore delle Compagnie Portuali e successivamente, nel 1940, Vicepo- destà di Trieste. Arruolatosi volontario nei carristi, cadde in battaglia il 19.11.1941 e alla memoria gli venne conferita la medaglia d'argento al valor militare. Dopo la morte a lui vennero intitolate sia la già via degli Artisti che la Casa del Lavoratore Portuale.
L'antica denominazione venne ripristinata con Del. Presid. d.d. 6.7.1946 n. 407.
00 Si trova al n. civ. 5 (tav. 641) l'edificio sede del vecchio Teatro Filodram- matico e poi del cinema omonimo. Il teatro, aperto nel 1829, (arch. G. Fontana), ristrutturato nel 1853 (arch. G. Botta e G. Bernardi) e nel 1879
(arch. G. Righetti), vide un'intensa attività per tutta la fine del secolo. Vi
Via degli Artisti
recitarono Eleonora Duse (1884) e Mila Theren (1903); nel 1902 fu intro- dotta l'illuminazione ad energia elettrica. Chiuso d'autorità nel 1907 per inadeguatezza alle norme di sicurezza contro gli incendi, il teatro venne riaperto al pubblico il 27.12.1921, dopo alcuni lavori di ristrutturazione (costr. ed. U. Ravalico); risale al 1926 la sua trasformazione in- «cinema del Corso». Chiusa nuovamente nel 1930-31 per lavori di rifacimento, la sala
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ASCOLI - AUDACE
continuò ad ospitare spettacoli cinematografici alternati a rappresentazioni teatrali e a varietà (dal 1938). Dopo il secondo conflitto mondiale fu ri- servato alla sola proiezione di pellicole cinematografiche. Chiuso defini- tivamente pochi anni fa, è stato incluso in numerosi progetti di ristruttu- razione urbanistica.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 14; Pagnacco, Arturo Zanolla, «PO», a. XXII, Trieste 1952, pp. 4-6; B.M. Favetta, La storia del Teatro Filodrammatico di Trieste, .AT., s. IV, XXXVII, Trieste 1977, pp. 5-162.
ASCOLI Graziadio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via dei Carmelitani a via M. Luzzatto. C.A.P. 34136.
A Graziadio Isaia Ascoli (Gorizia 1829-Milano 1907) filologo, glottologo, senatore, era già intitolata, dal 1929 al 1938, l'attuale via Sergio Laghi. Con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 si intitolò a G. Ascoli una nuova strada in Gretta.
Fondatore dell'Archivio glottologico italiano (1873), l'Ascoli fu ideatore del termine geografico (ma con notevoti valori culturali e politici) Vene- zia Giulia, atto a identificare unitariamente l'Isontino, Trieste e l'Istria, usato per la prima volta nel 1863. Tra le opere di G.I. Ascoli: Fonologia comparata del sanscrito, del greco, del latino, Studi orientali e lingui- stici e Studii critici (Paternolli, Gorizia, 1861), oltre ai Saggi ladini.
Si trova al n. civ. 3 la Casa «San Giuseppe» delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata (eretta canonicamente il 6.6.1936) che ospita una scuola ma- terna e una casa di riposo.
Bibl.: Diz. biogr. it. 3, Roma 1962, pp. 380-384; F. Salimbeni, G.I. Ascoli e la Venezia Giulia, «QGS», I, Trieste 1980, pp. 51-68; F. Salimbeni, G.I. Ascoli tra cultura e politica, «SG», LXIV,
Gorizia 1986, pp. 99-111; Annuario dioc., Trieste 1985, p. 131.
ASILO, via dell', San Vito-Città Vecchia. Da via Verzieri a via G. Rota. C.A.P. 34121.
Trasse il nome dall'asilo comunale aperto nel 1855, oggi al n. civ. 4. La strada è stata sottoposta a interventi di consolidamento e di parziale ri- strutturazione nel quadro dei più ampi interventi edilizi per la conserva- zione del centro storico di Cittavecchia (1984-1987).
ASSENZIO, via dell', Altipiano Est (Villa Opicina). Sesta laterale destra di via Nazionale. C.A.P. 34016.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione di questa nuova strada. Assenzio è nome italiano della pianta delle Composite Artemisia absin- thium, perenne, legnosa alla base, molto odorosa e di gusto amaro; fio- risce tra luglio e settembre e la si trova nel Carso su terreni aridi, presso siepi, muri e case. Ha proprietà medicinali, antisettica, digestiva, aperi-
tiva, amaro-tonica e viene preparata in vari modi. Bibl.: R. Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 98.
AUDACE, molo, San Vito-Città Vecchia. Da riva Tre Novembre. C.A.P. 34121.
Già molo San Carlo, mutò denominazione con Del. Giun. Mun. d.d. 20.3.1922 n. IX-31/8-21 su suggerimento del pittore Cesare Sofianopulo (1889- 1968) a ricordo della prima nave italiana giunta a Trieste nel 1918, il cacciatorpediniere «Audace». L'avvenimento è ricordato anche dalla bronzea rosa dei venti, fusa da Alfonso Canciani (1863-1955), collocata nel 1925 e recante le parole dettate da Silvio Benco: APPRODÒ A QUESTO MOLO
17aGraziadioAscoli
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AUTOSTRADA - AZEGLIO
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I LA R. NAVE AUDACE I PRIMA COL VESSILLO D'ITALIA I III NOVEMBRE MCMXVIII I e inoltre, sull' orlo: FUSO NEL BRONZO NEMICO.
Sulla casetta destinata a ufficio turistico, alla radice del molo (n. civ. 1), è apposta la targa con l'iscrizione: IL PRIMO AEREO I DELL' AVIAZIONE CIVILE ITALIANA I PARTENDO DA QUESTO SPECCHIO DI MARE I LEGÒ TRIESTE A TORINO 11.4.1926 / 1.4.1956 I COMUNE DI TRIESTE I. Ricorda la prima linea regolare dell'aviazione civile italiana Trieste-Venezia-Pavia-Torino istituita nel 1926 dalla S.I.S.A. (So- cietà Italiana Servizi Aerei) e servita da idroplani.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 14; Marini, Via per via, Trieste 1986, p. 12; G. Cesari, Il grande Idroscalo di Trieste, «RMCT», V, Trieste 1933, p. 110-115.
AUTOSTRADA, piazzale dell ' , San Giacomo. All'inizio di via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Così denominato con delibera Giun. Mun. d.d. 14.2.1949 n. 147. «Auto- strada» è propriamente la Strada Statale 202, da Chiarbola al casello au- tostradale del Lisert, realizzata nel 1947-1948 dal Governo Militare Alleato. Detta anche, specialmente nei primi anni, «Tarvisiana», è popolarmente nota come «Camionale», anche nella variante dialettale «Camionabile». At- tualmente è in più punti interrotta e alterata nel tracciato dai cantieri per la costruzione della nuova Autostrada del Carso la cui costruzione, ini-
ziata nel 1985, dovrebbe essere portata a termine nel 1989.
Bibl.: Doria, Viaggio nella toponomastica sentimentale, «Il Meridiano di Trieste», 21.4.1983 (n. V) e 16.2.1984 (n. XLIV); «Il Piccolo», 6.11.1985.
AZEGLIO d' Massimo, via, Barriera Vecchia. Da piazza dell'Ospitale a largo G.B. Niccolini. C.A.P. 34129.
Già tratto superiore di via del Solitario, ebbe questa nuova denomina- zione nel 1903; il 24 marzo 1915 il Commissario imperiale, barone Krekich- Strassoldo, ripristinò l'antico toponimo che venne soppresso definitiva- mente con l'avvento dell'amministrazione italiana.
Massimo Taparelli marchese d'Azeglio (Torino 1793-ivi 1866), scrittore, pittore e uomo politico piemontese, venne eletto deputato nel 1849 e fu Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri dopo la sconfitta di No- vara. Genero di Alessandro Manzoni, pubblicò tra l'altro i romanzi storici Ettore Fieramosca (1833) e Niccolò de ' Lapi (1841); rimase incompiuta l'opera I miei ricordi. Suoi quadri, pregevoli quelli paesaggistici, si tro- vano al Museo Civico di Torino ed espose a Trieste, presso la Società Triestina di Belle Arti, nel 1840. Dal volume Ettore Fieramosca (o La di- sfida di Barletta) Antonio Gazzoletti trasse il libretto di un'opera rappre- sentata a Trieste il 17.3.1843.
La malattia che doveva portare d'Azeglio alla tomba fu seguita con atten- zione dal giornale «L'Osservatore Triestino» che, nel darne l'annuncio della morte, pubblicava una lunga nota biografica (17.1.1866 n. 13) seguita il 18.1.1866 (n. 14) da un articolo intitolato Le ultime ore di Massimo d 'A- zeglio. L'Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste conserva (Racc. Usigli nn. 4894-4903 e nn. 4025-4029) tredici sue lettere autografe dirette a diverse personalità politiche, relative agli anni 1843-1857.
Al n. civ. 11 di via M. d'Azeglio è la targa: AI CADUTI PER LA LIBERTÀ I GIORGIO DE ROSA I REMIGIO VISINI I LIVIO STOCCHI / SERGIO CEBRONI 128.111.1945 I.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 15; Trieste, Archivio Diplomatico, Toponoma- stica, segn. 13 D 1/9; Diz. biogr. it., 3, Roma 1962, pp. 746-751; «Osservatore Triestino»,
17.1.1866 n. 13 e 18.1.1866 n. 14; Trieste, Archivio Diplomatico, Raccolta Usigli; Denomi- nazioni nuove di vie e piazze, Trieste 1903, p. 8; E. Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; L. Gasparini, Spigolature del primo Quarantotto: la Di-
sfida di Barletta, in «La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848- 1849», I, Udine 1949, pp. 337-349.
Piazzale deli .AltIostrada via massimo
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BACHINO - BACIOCCHI
B
BACHINO Villan de, via, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale sinistra di via dei Moreri. C.A.P. 34135.
Risale al 6 aprile 1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione di questa via a Villan de Bachino, antico possidente di terreni nella zona nel Quattro- cento. Nato sul finire del Trecento, Villan de Bachino apparteneva a una famiglia che secondo la tradizione discendeva dai Villani di Firenze, esuli a Gemona e trasferitisi in Trieste all'alba del XIV secolo. Di Villan de Ba- chino si ha notizia già nel 1406, quando vendette una casa nel quartiere di Mercato; sposato nel 1410 con tale Giovanna, ebbe due figli: Gianan- tonio, che sposò poi Caterina de Leo, e Caterina sposata in prime nozze con Pietro Giuliani nel 1438 e rimaritatasi nel 1454 con Antonio de Bo- nomo. Villan de Bachino morì a Trieste dopo il 1445 e gli sopravvisse la moglie, il cui decesso è annotato in un quaderno pergamenaceo compi- lato da ecclesiastici e conservato oggi presso il Museo della Fondazione Scaramangà di Altomonte (segn. E 31): «Obiit dona Johane uxoris quon- dam domini Bilani de Bachini. Domus in qontrata Rene sub via Cumuni» (c. 19 r.).
Da una antica casa dominicale sita in Roiano, già Baiardi poi de Fecondo e infine Feltrinelli, venne asportato e donato ai Civici Musei nel 1904 uno stemma lapideo, collocato nel 1936 all'interno del Castello di San Giusto; reca l'arma del de Bachino con l'iscrizione soprastante: «IESUS CHRISTUS. QUESTA ARMA DEI SER VILAN DE BACHIN DE TRIESTE BON CITADIN 11438» .
Bibl.: Cavalli, Commercio e vita privata, Trieste 1910, pp. 5, 17, 53, 73, 171-172; Archivio Fondazione Scaramangà, segn. E 31; Rutteri, Trieste spunti dal suo passato, Trieste 1968, pp. 110-111.
BACIOCCHI Elisa, via, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a largo Papa Giovanni XXIII. C.A.P. 34123.
La strada privata a fondo cieco, compresa tra palazzo Vivante e palazzo già Morpurgo oggi sede della Camera Confederale del Lavoro, venne in- titolata con Del. Pod. n. 439 d.d. 17.4.1937 ad Elisa Baciocchi.
Elisa Bonaparte in Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, nacque ad Ajaccio nel 1777 ed era una delle sorelle minori di Napoleone Bonaparte. Sposatasi nel 1797 a Marsiglia con Felice Baciocchi, capitano del reggi- mento reale còrso (Ajaccio 1762-Bologna 1841), visse a Parigi per tutto il periodo del Direttorio e del Consolato e vi aprì un salotto letterario. Dopo l'incoronazione di Napoleone a imperatore (1805) ottenne l'investitura del principato di Lucca e Piombino; nel 1809 ebbe il governo di tutta la To- scana, che resse fino alla caduta dell'Impero.
Rifugiatasi prima a Bologna, Elisa Baciocchi si recò poi a Graz con il titolo di contessa di Campignano, ospite del fratello Gerolamo Bonaparte e della moglie di questi, Caterina di Wurttemberg; quindi, in quello stesso 1814, soggiornò qualche tempo a Trieste per poi riprendere la volta dell'Italia. Ritornò a Trieste nel 1816, avendo acquistato dal gen. A. Psarò la villa detta di Campo Marzio, demolita tra il 1896 ed il 1901. Si trasferì defini- tivamente a Trieste, con il consenso del principe di Metternich, assieme al marito Felice Baciocchi e al fratello Gerolamo (giunto nel 1819). Ac- quistò poi a Trieste casa Gadolla, già esistente presso l'attuale piazza della
Via Villan de Bachino
Via Elisa Baciocchi
BAIAMONTI - BAIAMONTI
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Piazzale Antonio Baiamonti
Via Antonio Baiamonti (foto Mario Isernia)
Repubblica, e nel 1818 la tenuta di Villa Vicentina, cui si aggiunsero ter- reni vicini a Monastero ed Aquileia e la finitima signoria Cassis. Elisa Ba- ciocchi morì a Villa Vicentina nel 1820 e rimase sepolta a Trieste fino al 1826. Suo figlio Federico Napoleone Baciocchi, nato a Passariano nel 1814, morì a Roma per una caduta da cavallo nel 1833.
Bibl.: Diz. biogr. it., 11, Roma 1969, pp. 556-559; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 485; 0. de Incontrera, Pubblicazioni e ricerche archivistiche sugli esuli napoleonici a Trieste, «P0», X, Trieste 1940 pp. 30 7 -319; O. de Incontrera, Gli esuli napoleonici a Trieste, «AT», s. IV, vol. X-XI, Trieste 1946, pp. 115-236.
BAIAMONTI Antonio, piazzale, Servola-Chiarbola. All'incrocio tra le vie dell'Istria, A. Baiamonti e F. Salata. C.A.P. 34145.
Piazzale cui fu esteso con Del. Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949 il nome già assegnato a una via che vi confluisce.
Antonio Baiamonti (Spalato 1822-ivi 1891), si laureò in medicina e chi- rurgia a Padova nel 1849, città che vide il suo primo accostarsi alla vita politica. Rientrato in patria, esercitò per pochi anni la professione me- dica, che abbandonò nel 1851 per dedicarsi completamente alla politica. Nel 1853 fu incarcerato per breve periodo a causa delle sue idee di ma- trice mazziniana. Successivamente fondò la «Associazione Dalmatica», di- venne deputato alla Dieta Provinciale dalmata e fu eletto deputato al Rei- chsrat di Vienna nel 1867, incarico che mantenne fino alla morte. Fu Po- destà di Spalato per ventidue anni, dal 1860, finchè nel 1882 venne de- stituito dalla carica a causa della propria politica anticroata.
Nel giardino di villa Basevi a San Vito, sede prima della distruzione (1944) del Museo del Risorgimento, era un busto bronzeo (scul. Saltero) del Baia- monti, poggiato su un piedistallo con l'iscrizione: «AL PODESTÀ MIRABILE I AN- TONIO BAIAMONTI I I I DALMATI IRREDENTI I MCMXXII I».
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BAIAMONTI - BAIENO
Bibl.: Diz. biogr. it. , 5, Roma 1963, pp. 273-275; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 130; «RMCT», sett. 1928, pp. 8-10.
BAIAMONTI Antonio, via, Servola-Chiarbola. Da via I. Svevo a via dell'Istria. C.A.P. dal n. 49 al n. 89: 34146; rimanenti: 34145.
Con Delibera del Podestà del 15.4.1933 n. 741 si diede nome alla nuova strada aperta ai piedi del colle di Servola attraverso i fondi già Angeli e con inizio da passeggio S. Andrea prolungato, poi via I. Svevo. La via A. Baiamonti venne prolungata fino a via dell'Istria nel 1934 e fino al se- condo dopoguerra mantenne l'aspetto di strada periferica. Negli anni Cin- quanta sorsero, lungo tutto il lato a sinistra, i caseggiati dell'Opera Assi- stenza Giuliani e Dalmati.
Bibl.: «RMCT», dic. 1933, n. 12, p. 280.
BAIARDI, via dei, Cologna-Scorcola. Da via C. Cantù alla Strada Nuova per Opicina. C.A.P. 34127.
Già tratto di vicolo Castagneto, trasse la nuova denominazione, apposta con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, dalla villa appartenuta a quella fami- glia e già esistente al termine della strada.
La famiglia Baiardi si stabilì a Trieste prima del XIV secolo e si estinse alla metà dell'Ottocento. Diede alla città notai e vicedomini, giudici, uomini di chiesa tra cui un vescovo, Nicolò (m. 1451). Francesco Baiardi (1772- 1827) fu Consigliere Magistratuale e Giudice del Giudizio Civico Provin- ciale. Sulla lastra tombale di Giovanni Giacomo Baiardi (1651), già all'in- terno della Cattedrale di San Giusto e poi addossata alle pareti absidali esterne, è l'iscrizione: « I0ANNES.IACOBO.BAIARDO I ET. ANDREANA. CONVCO I SIBI.ET. HAEREDIBVS/ANNO.D.NI .MDCLI I SOTTO .SASSOSA.E.TENEBROSA.TOMBAI LA. POCA.POLVE.DEI. BAIARDI.GIACE~SORGERÀ.TECO.AL.SVON.D' VLTIMA.TROMBAILETTOR.PENSANDO. CIÒ. VAT- TENE.IN.PACE / D.
La villa dominicale dei Baiardi sorgeva a monte della via omonima, al n. civ. 29 di Strada Nuova per Opicina. Di epoca settecentesca, era stata re- staurata da Francesco Antonio de Baiardi nel 1814 in occasione della vi- sita a Trieste di Francesco d 'Este e di Maria Beatrice, evento ricordato ancora oggi nell'iscrizione in lingua latina di una lapide posta all'ingresso della proprietà. La villa Baiardi venne demolita nel gennaio 1962 per far posto a un moderno complesso di ventisei ville (di cui solo la metà rea- lizzato) denominato «I Tigli» e progettato dall'arch. R. Boico.
Bibl.: de Jenner, Albero genealogico della famiglia Baiardi, Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 22 C 1; «RMCT», marzo 1935, pp. 56-57; R. Boico architetto 1910-1985 (catalogo mostra), Trieste 1987, p. 68; Tomasin, Codice epigrafico, Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/2 C 6, p. 124 n. 355.
BAIENO Quinto, via, Cologna-Scorcola. Da via F. Severo a via Cologna. C.A.P. 34127.
La strada venne intitolata, con delibera Giun. Mun. n. 1727 d.d. 20.7.1966, a «Quinto Baieno, mecenate II sec. d.C.».
Quinto Baieno Blassiano, eques Romanus appartenente alla cittadinanza tergestina, fu, come è stato osservato, «probabilmente la personalità di
maggior rilievo politico espressa dalla colonia di Tergeste».
È ritenuto comunemente il costruttore della grande basilica forense sul colle di San Giusto, anche se a rigore non sembrano sussistere elementi probanti di questa ipotesi. Il nome di Quinto Baieno si ritrova nelle epi
BALBO - BANELLI 52
Via Cesare Balbo
grafi mutile di tre basi onorarie rinvenute a San Giusto, oltre che in una di Aquileia e in altra di Ostia; da quest'ultima risulta che, probabilmente nel 133, il nostro personaggio ebbe la prefettura d'Egitto, alta carica nella carriera equestre e di notevole importanza considerata la particolare po- sizione dell'Egitto, legato all'Impero romano da una specie di unione per- sonale poiché il principe si considerava come successore dei Tolomei.
Bibl.: Mirabella-Roberti, L'edificio romano di San Giusto «AMSIASP», XXVII-XXVIII, 1981- 1982, p. 99; F. Zevi, Quinto Baieno Blassiano cavaliere triestino, «AMSIASP», vol. XVI n.s., Venezia 1968, pp. 5-12; Lettich, Trieste romana, «AT», s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, p. 36.
BALBO Cesare, via, Cologna-Scorcola. Seconda laterale destra di via F. Guicciardini. C.A.P. 34134.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione di questa strada alle falde del colle di Scorcola.
Cesare Balbo nacque a Torino nel 1789, figlio del conte Prospero, scien- ziato e uomo politico (1762-1837), e di Elisa Taparelli d'Azeglio. Ricoprì incarichi nel governo napoleonico e si ritirò dalla vita politica una prima volta con la Restaurazione, entrando nell'esercito piemontese. Coinvolto nei moti rivoluzionari del 1821 e propugnatore delle riforme costituzio- nali, Balbo fu dimesso dall'esercito e confinato a Camerana (1824-26). Ap- partenente alla corrente politica moderata cattolico-liberale, Balbo fondò nel 1847 assieme a Cavour il giornale Il Risorgimento. Fu nominato Pre- sidente del Consiglio e ministro della guerra nel primo governo costitu- zionale del regno di Sardegna (16.3-27.7.1848); deputato per quattro le- gislature, sedette alla Camera fino al 1852 quando, fallitogli il tentativo di formare un nuovo governo, si ritirò a vita privata. Morì a Torino nel 1853.
La sua opera più nota è Le speranze d'Italia (1844) dalla quale emerge il suo pensiero politico, caratterizzato dall'idea dominante dell'indipendenza dell'Italia costituita in forma di federazione di stati, con esclusione del- l'Austria, retta da una monarchia rappresentativa di tipo inglese, come teorizzato anche nel suo volume Della monarchia rappresentativa in
Italia (1856). Balbo scrisse anche opere di carattere storico, quali il Som- mario della storia d'Italia (1846) e la Storia d'Italia dal 476 al 774.
Tra i numerosi altri scritti di carattere militare, politico e letterario, ricor- diamo che fu apprezzato traduttore degli Annali di Tacito (1830); a que- sto riguardo esiste presso l'Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste (Raccolta Zajotti n. 77) una lettera di Balbo, priva di data, di- retta al libraio Girolamo Tasso di Venezia che gli chiedeva l'autorizzazione a una ristampa della traduzione degli Annali. Cesare Balbo, avvisando di non dover apportare alcuna correzione al testo e dispiacendosi di non poter seguire personalmente il lavoro editoriale, suggeriva al Tasso di chiedere la collaborazione di Bartolomeo Gamba (Bassano 1776-Venezia 1841), noto editore e bibliofilo, vicebibliotecario della Marciana: «se il Si- gnor Gamba, uomo che io non conosco se non di nome, per parecchie gentilezze spontaneamente usatemi da lui, volesse mai darle qualche di- rezione o consiglio, io la pregherei di seguirle interamente come date da me stesso, cioè da chi val meglio assai e può far meglio di me stesso».
Bibl.: Diz. biogr. it., 5, Roma 1963, pp. 395-405; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 131; C. Ghisalberti, Stato e costituzione nel Risorgimento, Milano 1973, pp. 207 sgg.; Ghisalberti, Storia costituzionale d'Italia 1848/1948, Bari 1986, pp. 39-40, 67-68; Trieste, Archivio Di- plomatico, Raccolta Zajotti n. 77; Nuov. Dig. It., II, Torino 1957, p. 203.
BANELLI Carlo, via, Servola-Chiarbola. Da via di Servola a via del Roncheto. C.A.P. 34146.
La strada reca il nome di questo patriota giuliano dal 4.2.1969 (Del. Cons. n. 89). Carlo Banelli nacque a Trieste nel 1858; vicino fin da giovane alla Società Ginnastica Triestina, fu membro del partito liberale-nazionale di Trieste alla fine del secolo e dal 1886 al 1901 componente del Direttivo
Via Carloo Rane/1i
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BARBACAN - BARBACAN
della stessa Società Ginnastica Triestina. Attivo propagandista e organiz- zatore di campagne politiche, contribuì ai successi del partito liberale- nazionale nelle elezioni politiche del 1911. Nel 1921 si adoperò per il re- cupero dei documenti riguardanti il processo contro Guglielmo Oberdan, di cui era stato compagno d'infanzia, che servirono poi a Francesco Salata per il suo volume su Oberdan (Zanichelli, Bologna 1924). Grazie alle in- dagini del Banelli, inoltre, si rinvennero nel 1922 i resti mortali dell'O- berdan, occultati nel cimitero militare. Fu poi presidente della Commis- sione per gli asili d'infanzia di Servola mentre già nel 1908 era stato a capo della spedizione triestina di soccorso per le vittime del terremoto di Messina.
Componente del Consiglio Comunale di Trieste dal 1888, Banelli occupò le cariche di Vicecomissario e di Presidente della Congregazione di carità. Dopo il congiungimento di Trieste all'Italia (1918), divenne vicepresidente della Federazione fra italiani irredenti. Morì nel 1938.
Bibl.; G. Pitacco, Carlo Banelli-rievocazione, «P0», IX, Trieste 1939, pp. 349-359; B. Co- ceani, Onoranze a C. Banelli, «PO», IV n.s., Trieste 1968, pp. 183-185; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 19762 , pp. 458, 468, 480; Pagnini-Cecovini, I cento anni della Società Ginnastica Triestina 1863-1963, Trieste 1963, pp. 92, 133, 148, 151.
BARBACAN, piazzetta del, San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via F. Venezian, presso l'arco di Riccardo. C.A.P. 34121.
Il toponimo è attestato fin dal XIV e dal XV secolo e indica la caratteri- stica opera di difesa medioevale, cioè una struttura muraria costruita a rinforzo di parti di mura munite di feritoie e quindi più esposte alle offese belliche. I1 termine deriva, come quello spagnolo barbacana, dall'arabo b-al-bagàra, «la porta delle vacche» attraverso la quale nelle città medioe- vali passavano i rifornimenti di viveri e perciò particolarmente protetta da fortificazioni. Il toponimo a Trieste è stato mutuato attraverso il friu-
Piazzetta del Barbacan
BARBARIGA - BARBARO 54 laneggiante (tergestino) Barbachian e Barbacian. Lo stesso toponimo
Via Barbariga Via Aldo Barbaro
barbacan è attestato anche a Fiume (a. 1448) e a Cherso.
L'arco detto «di Riccardo», già porta romana della cinta muraria augustea, venne liberato in parte dagli edifici addossati (lato a sinistra) con gli scavi del 1913, che misero in luce la base del monumento e parte del piano stradale d'epoca romana, notevolmente abbassato rispetto all'attuale. I la- vori di sterro vennero diretti dall'ingegnere comunale Pietro Zampieri.
Bibl.: Doria, Dizionario del dialetto triestino, Trieste 1984, p. 55; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», XXXVI, Udine 1961, pp. 19, 21, 23, 27; Ascoli, Cimelj tergestini, .AGI», vol. IV, Firenze 1878, p. 365; Cavalli, Commercio e vita privata, Trieste 1910, pp. 32, 123, 325; Sticotti, Trieste-Lavori di isolamento dell'Arco romano detto di Riccardo, «No- tizie degli scavi di antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei», Roma 1920, p. 102 ss.; F. Farolfi, L'Arco Romano detto «di Riccardo» a Trieste, «AT», s. III, vol. XXI, Trieste 1936, pp. 135-169.
BARBARIGA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Udine a piazza Tra i Rivi. C.A.P. 34135.
La denominazione della strada, risalente al 28 marzo 1919 (Giura. Mun. n. IX-3115-19) derivò, secondo O. Ravasini, «un'antica illustre famiglia pro- veniente da Venezia)).
Quella dei Barbarigo fu una grande casata veneta i cui membri ebbero spesso rapporti con le regioni più orientali d'Italia, anche se legami par- ticolari con Trieste non sono sufficientemente documentati. Si ha notizia di un canonico Libero Barbarica a Trieste (1427) mentre si conoscono le imprese di alcuni membri della famiglia Barbarigo in epoca anteriore; un Pietro Barbarigo comandante della flotta veneta venne chiamato in difesa dell'Istria e rappacificò l'Adriatico. Esiste una medaglia che ricorda le ge- sta di Arrigo Barbarigo che verso 1'880, preso possesso della città di Mug- gia, l'avrebbe difesa valorosamente contro i Saraceni. Un esemplare della medaglia, che reca sul recto il busto del Barbarigo con le parole «ARIGVS BARBARIGO MVIAE HERVS» e sul verso l'allegoria della vittoria con le parole «A VICTORIA NOMEN», dovrebbe trovarsi presso i Civici Musei di Brescia.
La via Barbariga venne prolungata nel 1964 fino a piazza tra i Rivi.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 16; V. Scussa, Storia cronografica di Trieste, Trieste 1863, p. 89; E. Marini, Arrigo Barbarigo mette in fuga i Saraceni presso Muggia, «Tempi Andati)), 1, febbr. 1976, p. 7.
BARBARO Aldo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via R. Rosani a via R. Batagely. C.A.P. 34148.
Aldo Barbaro, del quale la via reca il nome dal 9.7.1962 (Del. Cons. n. 370), medaglia d'oro al valor militare, caduto per la libertà, nacque a Ca- tanzaro nel 1922 e morì presso le Valli di Lanzo nel 1944. Dalla motiva- zione della medaglia d'oro: «Nei tragici momenti seguiti all'armistizio fu tra i primi a costituire nuclei di patrioti decisi a difendere a tutti i costi la dignità dell'Esercito. In otto mesi di durissima lotta contro il tedesco in- vasore tenne viva la fiamma dell'onore e dell'amor di Patria. Inflisse san- guinose perdite al nemico in numerosi agguati ed attacchi, gli distrusse materiali ed impianti, contribuì largamente a rendere malsicure le sue co- municazioni. Concepì e mise in atto l'ardito piano di sostituire con pa- trioti in divisa le guardie di un magazzino militare, trafugandovi un auto- carro pieno di armi. Scoperto e ferito gravemente riuscì a guidare l'auto- carro fino a destinazione. Circondata la località dove aveva alloggiato per una notte si attardava nel generoso tentativo di dare l'allarme ad un vi- cino gruppo di suoi compagni, ma sorpreso dal nemico impegnava com- battimento con forze superiori, finché esaurite le munizioni del suo mi- tra, veniva catturato. Alla richiesta chi fosse il capo, rispondeva fieramente con orgoglio di soldato: `il comandante sono io'. Affrontava col sorriso
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BARETTI - BARISON
sulle labbra il supremo sacrificio, sublime simbolo del valore militare ita- liano. Valli di Lanzo, settembre 1943-aprile 1944».
Bibl.: La zona industriale di Trieste - dizionario guida, Trieste 1984, p. 50.
BARETTI Giuseppe, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Quarta laterale destra di via Commerciale. C.A.P. 34134.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) la strada reca il nome di Giuseppe Baretti (Torino 1719-ivi 1789), letterato e critico italiano; disattese le speranze della famiglia che lo voleva avviato all'avvocatura e abbandonato poi un impiego presso un commerciante di Guastalla, si trasferì a Venezia, città nella quale divenne amico di G. Gozzi e dove fece traduzioni dal francese e dal latino. Stabilitosi a Londra nel 1751, vi diede lezioni di lingua ita- liana e pubblicò un dizionario inglese-italiano. Ritornato in Italia, assunse lo pseudonimo di Aristarco Scannabue fondando il periodico La frusta letteraria, giornale cui affidò le proprie severe critiche nei confronti del- l'Arcadia, dell'Accademia della Crusca e anche verso i riformatori, Becca- ria e Verri. Bizzarro nei giudizi, definì la Divina Commedia opera oscura e noiosa rispetto agli scritti del Metastasio, ma diede rilievo all'opera di Cellini scrittore e difese, contro Voltaire, la produzione di Shakespeare.
La prima edizione fiorentina del suo dizionario italiano-inglese venne pubblicata in due volumi nel 1816 col titolo Dizionario italiano, ed in- glese. Prima edizione fiorentina diligentemente riveduta, ricorretta e accresciuta d'una grande quantità di vocaboli mancanti con una gram- matica che faciliterà molto la pronunzia dal tipografo triestino Giovanni Marenigh. Nato verso il 1770, Marenigh apprese l'arte del legatore a Lu- biana, quindi aprì una stamperia a Livorno, poi trasferita a Firenze, dove pubblicò molte edizioni anche di pregio. Rientrato a Trieste nel 1824, servì pure 1'Imperial Regio Governo e stampò, fra l'altro, i primi quattro volumi dell'Archeografo Triestino (1829-1834). Amico personale di Do- menico Rossetti, lo precedette di pochi mesi alla tomba, il 18.4.1842.
Il nome di via G. Baretti venne suggerito, secondo la motivazione del Consiglio Comunale, dalla vicinanza di via G. Gozzi, scrittore italiano del Settecento.
Bibl.: Diz. biogr. it., 6, Roma 1964, pp. 327-335; Pagnini, I giornali di Trieste dalle origini al 1959, Milano 1960, p. 55.
BARISON Giuseppe, via, Chiadino-Rozzol. Quarta laterale destra di via P. Revoltella. C.A.P. 34139.
Reca il nome del pittore triestino Giuseppe Barison dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato nel 1853, Barison frequentò l'Accademia di pittura a Vienna fino al 1878 per trasferirsi poi a Roma e a Venezia, ove risiedette dal 1882 al 1887. Esordì come pittore di soggetti storici per orientarsi poi sulla ve- dutistica e sulle scene di interni.
Tra le opere giovanili si ricorda il quadro a soggetto storico Isabella Or- sini e il suo paggio (1878), proprietà del Museo Revoltella di Trieste,
mentre, tra gli esempi della pittura di genere, destò l'interesse della critica il quadro L'anello di fidanzamento, esposto a Vienna nel 1888 e poi ac- quistato dalla Galleria di Stoccarda. Negli ultimi anni di attività si dedicò alla pittura ornamentale e a tale riguardo vinse nel 1911 un concorso per la decorazione della sede della Cassa di Risparmio di Trieste, per la quale pure eseguì nel 1912 due grandi pannelli, I costruttori e I mercanti.
Giuseppe Barison morì a Trieste nel 1931.
Bibl.: E. Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; Diz. biogr. it., 6, Roma 1964, pp. 386-387.
Via Giuseppe 13aretli Vila Giuseppe Barison
BARRIERA VECCHIA - BARSAN
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rIìu1rOlia Barriera Vecchia Via Antonio BarsaN
BARRIERA VECCHIA, androna, Barriera Vecchia. Seconda laterale destra di corso U. Saba. C.A.P. 34131.
Denominazione apposta nel secolo scorso a somiglianza della scomparsa via della Barriera Vecchia, nome trasferito oggi al vicino largo. Androna è termine tipicamente triestino e muggesano per la particolare accezione di «vicolo cieco»; altrove è diffuso con significato di «vicolo», «vicolo an- gusto»; deriva dall'accusativo greco «androna», originariamente ambiente di casa riservato agli uomini, poi atto a indicare un vestibolo o atrio e quindi esteso all'attuale significato.
Il toponimo Barriera Vecchia, affermatosi nel secolo scorso, deriva dalla presenza dell'antica barriera daziaria trasferita in questa zona nel 1779 e spostata poi presso l'attuale piazza G. Garibaldi. Vecchia Barriera è atte- stato nel 1787, in contrapposizione alla barriera nuova posta all'inizio della strada commerciale per Opicina, assieme alla forma schranga vec- chia (o sranga, o stranga) dal tedesco Schranke.
Bibl.: Doria, Grande dizionario del dialetto triestino, Trieste 1984, p. 28; Doria, Schede toponomastiche-Barriera Vecchia, «Abitare Trieste» 20.7.1985.
BARRIERA VECCHIA, largo della, Barriera Vecchia. Tra via G. Carducci e via A. Oriani. C.A.P. dal n. 1 al n. 7: 34129; dal n. 8 a fine: 34131.
L'attuale largo della Barriera Vecchia, la cui denominazione riprende il già ricordato toponimo sette-ottocentesco, venne concepito con il nuovo piano regolatore della città approvato nel 1934; risultato dalla rettifica di alcune strade e dalla demolizione di edifici ottocenteschi, il nuovo largo cittadino venne inaugurato alla presenza del duca Amedeo d'Aosta il 28 ottobre 1936, dopo che già il precedente 12 settembre era stato denomi- nato «piazza dell'Impero. (a celebrazione dell'impero proclamato il 9.5.1936).
La piazza risultò dalla demolizione di un gruppo di case, comprese fra le vecchie vie dell'Arcata e della Barriera Vecchia, tra cui la nota Casa bi- zantina (casa Sardotsch) eretta dall'ing. Raffaele Vicentini nel 1875 e sede di un famoso caffè cittadino. Scomparvero pure alcune case situate verso
via S. Maurizio e racchiuse tra le vie dell'Arcata, del Sapone e del Solita- rio. In quegli stessi anni (1936-37) venne parzialmente ristrutturata, per cura dell'Ufficio Tecnico Comunale, la facciata di casa Caccia (n. civ. 6); nel 1939 sorse l'edificio oggi al n. civ. 4-8. Risalivano al secondo dopo- guerra (1951) le strutture della stazione sussidiaria delle autocorriere, già esistenti quasi al centro del largo e demolite nel 1985.
Al n. civ. 7 erano in origine cinque case erette per la principessa Teresa Hohenlohe (1869); nel 1893 la stessa principessa invitava il Comune a considerare le spese da lei profuse negli anni a miglioramento estetico ed igienico della zona, per suggerire il mutamento del nome della prospi- ciente via Arcata in piazzetta Hohenlohe o largo Hohenlohe o piazzetta Bizantina: suggerimento che non venne accolto. Le case Hohenlohe vennero demolite nel 1967 per la costruzione della nuova sede dei Grandi Magazzini UPIM (arch. R. Boico). Con Del. Presid. n. 407 d.d. 6.7.1946 il nome di piazza dell'Impero venne mutato in quello di largo della Barriera Vecchia e venne così riesumato il toponimo ottocentesco.
Bibl.: La Piazza dell'Impero, «RMCT», a. IX, 1936, pp. 31-32; Marini, Barriera Vecchia, «Tempi Andati», 2, Trieste 1976, pp. 26-29; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 17; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 102; Franzoni, In- gegneri ed architetti, «P0», XXIV, 1954, p. 306; Autori Vari, R. Boico architetto, Trieste 1987, pp. 106-107; Trieste, Archivio Storico del Comune, 119-4 (1893-97) prot. n. 41911/1893.
BARSAN Antonio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale destra di via M.G. Bartoli. C.A.P. 34148.
Antonio Barsan, al quale la strada è intitolata dal 3.6.1966 (Del. Cons. n. 353), nacque a Rovigno nel 1823 e compì i primi studi nella città natale e
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BARTOLETTI - BARTOLETTI
al liceo di Santa Caterina in Venezia. Quindi studiò giurisprudenza all'U- niversità di Pavia e venne laureato dottore in legge nell'Università di Pa- dova. Impiegato dapprima nell'amministrazione giudiziaria, venne nomi- nato Sotto-Procuratore di Stato a Cherso e a Rovigno, carica che abban- donò nel 1864 per dedicarsi alla professione di notaio in Pola; nel 1872 prese ad esercitare l'avvocatura nella stessa città.
Dal 1861 fu deputato alla prima Dieta provinciale dell'Istria, carica che mantenne, per successive rielezioni, fino al 1883; dal 1870 al 1877 fu pure assessore provinciale. Nel 1875 venne scelto come podestà di Pola, im- pegno che mantenne fino al 1882 anno in cui si ritirò a vita privata, ma per breve tempo poichè nel 1888 venne rieletto podestà; morì in carica nel marzo 1889.
Controllato dalla polizia austriaca fin dal 1854 per le sue idee politiche, Antonio Barsan, come accennato, fu membro della Dieta provinciale i- striana, oppositrice del progetto pangermanista; nella vita privata era cul- tore di lettere classiche.
Bibl. Anonimo, In morte di un patriota, Pola 1889; Antonio Barsan, «La Provincia dell'I- stria», XXIII, 7, 1.4.1889; La zona industriale di Trieste, dizionario guida, Trieste 1984, p. 61; C. de Franceschi, Memorie autobiografiche, «AT», s. III, vol. XII, Trieste 1925-1926, p. 276.
BARTOLETTI, via, Barriera Vecchia. Da via G. Ananian a via P. Revoltella. C.A.P. 34141.
Alla nuova strada cittadina, aperta attraverso i fondi Mose, la Delegazione Municipale diede il nome di via Bartoletti, a ricordo di benemeriti bene- fattori della città (Del. n. 4945/05 d.d. 13.6.1905).
Giovanni Giuseppe Bartoletti di Giulio, possidente, nacque nel 1811 e
Largo della Barriera Vecchia
(foto Mario Isernia)
BARTOLI - BARTOLI 58
Via Bartoletti
morì a Trieste il 6 marzo 1891, lasciando una cospicua somma di danaro per l'Istituto dei Poveri, che gli dedicò un busto marmoreo conservato nell'atrio dell'edificio, e disponendo la creazione di una fondazione per sussidi a famiglie povere.
Giacomo Carlo Bartoletti, fratello di Giovanni Giuseppe, nacque anch'e- gli nel 1811. Possidente, morì a Scorcola il 19 aprile 1893; con testamento del 25 maggio 1888 lasciò all'Ospedale Civile la propria casa in via Car-
radori n. tav. 906 (oggi via Trento n. 12) e destinò 50.000 fiorini all'Isti- tuto dei Poveri, 30.000 fiorini all'Istituzione per gli abbandonati, altri 30.000 al Pio fondo di marina e 10.000 fiorini all'Ospedale Infantile. Di- spose inoltre la creazione della «Fondazione Giacomo Carlo Bartoletti per sussidi a convalescenti poveri uscenti dal Civico Ospedale di Trieste». L'I- stituto dei Poveri gli dedicò una statua marmorea posta nell'atrio dell'e- dificio, opera dello scultore triestino Luigi Conti (1895).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 18; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 4/3-10 (1893) prot. nn. 25869, 55159, 1456 (1894).
BARTOLI Gianni, capo di piazza, San Vito-Città Vecchia. Da piazza dell'Unità d'Italia a piazza della Borsa. C.A.P. 34121.
Il breve tratto di strada che immette in piazza dell'Unità. d'Italia venne denominato Capo di Piazza con delibera della Deleg. Mun. d.d. 13.1.1902 n. 83523; dal 12.10.1984 il nome è stato modificato in Capo di piazza Gianni Bartoli.
Gianni Bartoli, nato a Rovigno nel 1900, fu membro dell'Azione Cattolica dal 1919 e si laureò ingegnere industriale ed elettromeccanico al Politec- nico di Torino nel 1926. Dal 1931 al 1940 fu direttore dell'Ufficio Azien- dale Telefonico di Pola e in quella stessa città fu nominato vicecommis- sario dell'Ente Autonomo per gli spettacoli lirici nell'Arena. Membro del Comitato di Liberazione Nazionale (1943-1944), fu segretario provinciale della Democrazia Cristiana nel 1946, fu eletto Sindaco di Trieste nel 1949 e riconfermato nel 1952 e nel 1956; diede le dimissioni dalla carica nel 1957. Fu presidente del Lloyd Triestino di navigazione dal 1965 al 1971 e morì a Trieste nel 1973. Un suo busto (scul. N. Spagnoli) è stato collo- cato 1'8.2.1986 nel Giardino Pubblico «Muzio de Tommasini».
Bibl.: Trieste, Archivio Diplomatico, Schedario irredentismo; «Il Piccolo» 5.2.1986; Trieste, Archivio Diplomatico, Toponomastica, segn. 13 D 1/9.
Capo di piazza Gianni Bartoli
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BARTOLI - BARZILAI
BARTOLI Matteo Giulio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale destra di via C. De Franceschi. C.A.P. 34148.
Dal 3.6.1966 (Del. Cons. n. 353) questa nuova strada è intitolata a Matteo Giulio Bartoli, nato ad Albona nel 1873; frequentò il Ginnasio di Capo- distria assieme a Francesco Salata e a Enrico Rosamani e, conseguita la maturità classica, fu studente di filologia romanza all'Università di Vienna. Laureatosi nel 1898, Bartoli ottenne un posto presso la Biblioteca Palatina di Vienna e nel 1902 ebbe il lettorato italiano all'Università di Strasburgo; nel 1908 divenne titolare della cattedra di glottologia all'Università di To- rino, incarico che tenne fino alla morte. Arruolato durante il primo con- flitto mondiale come interprete al Comando Supremo (1915-17), fu con- direttore e poi direttore responsabile dell'Archivio Glottologico Italiano. Morì a Torino nel 1946.
Tra le sue opere principali, nel campo della linguistica: Das Dalmatische. Alromanische Sprachreste von Veglia bis Ragusa und ibre Stellung in der apennino-balkanischen Romania (2 voll.), Vienna 1906; Grammati- sche Uebersicht fiber die italienischen Mundarten (nella Crestomazia del Savj-Lopez), Lipsia 1903; inoltre Lettere giuliane, Capodistria 1903, Alle porte orientali d'Italia (in collaborazione con G. Vidossi), Torino 1945. Collaborò alla raccolta dei materiali per il volume di F. Salata Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria (Bocca, Torino 1915).
Bibl.; Diz. biogr. it., 6, Roma 1964, pp. 582-586; Gentile, Matteo Giulio Bartoli, «P0», XVI, Trieste 1946, p. 121; A. Craglietto, Matteo Bartoli, «P0», XVII, Trieste 1947, pp. 133-140; G. Vidossi, Matteo G. Bartoli - Ricordi, «AMSIASP», vol. I n.s., Venezia 1949, pp. 6-26; G. Devoto, Matteo Bartoli, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 284-285; G. Bonfante, Matteo Bartoli nel centenario della nascita 1873-1946, ((Atti dell'Accademia delle Scienze di Torino», II, 1973, pp. 687-703; G. Bonfante, Matteo Bartoli nel centenario della nascita (1873-1973), «Atti e Memorie dell'Accademia Toscana di Scienze e Lettere «La Colombaria», a. XXIX, Fi- renze 1974, pp. 127-149.
BARZILAI Salvatore, via, Chiadino-Rozzol. Ottava laterale destra di via C. de Marchesetti. C.A.P. 34142.
Con Del. Cons. d.d. 9.7.1962 n. 369 venne dato nome alla nuova strada disimpegnante piazzale E. Popovich-D'Angeli. Salvatore Barzilai nacque a Trieste nel 1860; trasferitosi giovanissimo dalla città natale dopo essere stato processato e condannato a un anno di reclusione dal governo au- striaco, fu collaboratore a Bologna de L'eco del Popolo, giornale redatto dai fuoriusciti triestini Giacomo Venezian e Giuseppe Picciola e dal tren- tino Albino Zenatti. Laureatosi in giurisprudenza nel 1882, Barzilai si de- dicò all'avvocatura. Fu collaboratore da Roma del giornale triestino L'In- dipendente e della Tribuna di Roma per la politica estera.
Eletto deputato nel 1890, si adoperò in favore dei territori di lingua ita- liana soggetti all'Austria; convinto repubblicano, si allontanò da quel par- tito nel 1911 e quattro anni dopo, nel 1915, venne nominato ministro per le terre liberate, essendo presidente del consiglio A. Salandra; nel 1919 fu delegato italiano alla Conferenza della pace. Per molti anni presidente dell'Associazione della Stampa, venne nominato senatore nel 1920. Morì a Roma nel 1939.
Dei legami sempre intensi con la città natale è interessante esempio una lettera datata Roma 1937 di Barzilai a Silvio Benco (Trieste, Archivio Di- plomatico, segn. R.P. MS. MISC. 58/X161-80): «Illustre amico ma non an- cora accademico d'Italia in quel Palazzo della Farnesina ove è pure en- trato quell'ottimo Marinetti che io feci assolvere a Milano per un suo li- bro, alquanto si diceva, pornografico dal titolo Mafarka il futurista. Non ancora accademico ma, nella nostra città — ove qualche volta la realtà sembra meno radiosa del sogno — alta espressione del pensiero italiano che si manifesta nelle forme più degne ed elette. Onde ricevere da lui manifestazioni come quella recata oggi dal Piccolo, perché viene da lui e dal natio loco, è il maggiore compenso che potevo aspettarmi per la mia qualunque recente fatica. Anche perché Silvio Benco ha l'abitudine di
leggere i libri dei quali crede di scrivere, mentre altri pure con molta be -
t ia ,llalleo Giulio Barloli 1ia .tialr'alorr larzilai
BASEGGIO - BASOVIZZA 60
Via dei Baseggio
nevolenza preferiscono scorrerli, riproducendone brani, inghirlandati di aggettivi laudatori. Purtroppo Ella deve anche ricordare tra le luci del li- bro l'ombra dei 77 anni (non ancora compiuti) del suo estensore; ma senza iattanza devo riconoscere che me ne accorgo solo per le implacabili no- tazioni dell'ufficio di stato civile mentre mi pare che il loro lungo decorso sia servito a schiarire molto le idee liberandole da molte scorie, anzichè a mortificarle. Io ricordo l'avvocato Benco suo padre che era intimo amico del mio nel comune rifugio della Minerva, e, pur di lontano, mi pare vi sia tra i nati da loro un vincolo spirituale, che non si spezza. E prima di chiudere il corso della esistenza io spero di assistere ad una giustizia resa a chi nel campo delle lettere, ha il primissimo posto nella città dei nostri sogni giovanili, a cui spetterebbe considerazione pari ai sagrifici fatti per acquistarla». Opere principali di S. Barzilai: Vita Internazionale (Quattrini, Firenze 1911); Vita parlamentare. Discorsi eprofili politici (Tip. Ed. Naz., Roma 1912), Contro la Triplice Alleanza (Ravà, Milano 1915), Luci e om- bre del passato. Memorie di vita politica (Treves, Milano 1937), Nel mondo
della giustizia. Memorie di vita forense (Treves, Milano 1939).
Bibl.; Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, pp. 25-20; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 145; «Il Piccolo), 4.5.1939; L. Veronese, L'Indipendente, Trieste 1932, pp. 34, 123; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS. MISC. 58/X161-80 (lettere a S. Benco) e R.P. MS. MISC. 1421L (lettere ad A. Tamaro).
BASEGGIO, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Da via del Cisternone a via Palmanova. C.A.P. 34136.
Il 13 febbraio 1903 con delibera della Delegazione Municipale venne dato a questa strada il nome di una delle famiglie patrizie delle XIII casade.
La famiglia dei Baseggio (Baséo, Basejo) fece parte della confraternita dei Nobili dal 1246; proprietaria di terreni nel circondario della città, e spe- cialmente nella zona di S. Anna, disponeva di propria tomba nella chiesa della B.V. del Soccorso vulgo di S. Antonio Vecchio.
Una delle torri scoperte della cinta muraria medioevale di Trieste era detta «dei Basegi». Il vicedomino Giovanni de Baseggio annotò nel 1551 che «Basiliam primam ponunt generosa propago Urbis a Basilio genito de stirpe Quirina consonant moros Urbis stricti Tures». La famiglia si estinse con Liberale Baseio (1671-1749).
Lungo la via dei Baseggio sorsero a cavallo del nostro secolo abitazioni destinate al ceto popolare, specialmente operai, come il gruppo di quat- tro casette dell'arch. F. Ferluga (1898, fondo tav. 694) e altre case per operai costruite nel 1900-1901.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 18; de Jenner, Genealogie delle XIII casade, Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 111 a B 1, p. 63; Vicedomini.Quaternus Johannes de Basilio (1551), Trieste, Archivio Diplomatico, segn. S D, vol. 64, c. 191 r.; F. Castro, L'e- dilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 30; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 231.
BASOVIZZA, strada per, San Giovanni. Da via A. Valerio alla Strada Statale 14. C.A.P. numeri pari da 2 a 78 e dispari da 1 a 31: 34128; rimanenti: 34149.
Denominazione ottocentesca per la strada, aperta dopo la costruzione della strada commerciale nuova (oggi strada nuova per Opicina, 1830), che conduce all'abitato di Basovizza, frazione di Trieste. Il nome di Basovizza, attestato almeno dal 1297, deriva dallo sloveno dialettale bez (gen. bezà) con allargamento -ov e suffisso diminutivo -ica, «piccolo sambuco», to- ponimo derivante dalla presenza nella zona di questo tipo di flora.
Il nome della località fu oggetto di discussione nella commissione spe- ciale per lo studio dei nomi italiani delle frazioni di Trieste (1940); in quella sede vennero formulate diverse proposte per la sostituzione del toponimo con i nomi: «Sambucheto, Sambucheta» o «Bovolenta» o «Basovinia» (pro- posta Scocchi), «Basovinia» o «Villa Sambuco» o «Villapero» (proposta
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BASOVIZZA - BASTIA
Rutteri), «Sambuco» o «Bovolenta» o «Bassavilla» (proposta Sticotti), .Bo- volenta. (proposta Cesari). Prevalse comunque l'opinione del presidente di quella Commissione, che non ritenne necessario il cambiamento del-
l'antico nome.
La grande cava all'inizio della strada iniziò l'attività estrattiva della pietra calcarea nei primi anni del secolo; divenuta proprietà della ditta ing. Fran- cesco Faccanoni sr. (iscritta alla Camera di Commercio 24.4.1925), venne data in affitto nel 1971 alla S.I.C.A.T. s.p.a. che l'acquistò poi nel 1974. Il lavoro di estrazione, sospeso nel 1977 per lo studio della situazione geo- logica, è ripreso nel 1985.
Dalla presenza delle cave di pietra calcarea derivò il toponimo, diffuso nei primi decenni di questo secolo, «Alle Cave», frazione della località di Guardiella.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 18-19; Doria, «Studi Linguistici Friulani», 1, Udine 1969, p. 226 n. 19; Trieste, Archivio Comunale, Atti della Commissione speciale per la nuova denominazione di frazioni del Comune di Trieste (1940), Gab. Ris. prot. n. 16/24- 40; A. Marsich, Regesto delle pergamene, .AT», s. II, vol. I, Trieste 1877, p. 382.
BASOVIZZA, via di, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Nazionale alla frazione di Basovizza. C.A.P. 34016.
La strada che collega la frazione di Villa Opicina con l'abitato di Baso- vizza, costruita su progetto di C. Dini nel 1780-1781, reca dall'8.11.1929 il nome di via di Basovizza (Del. Pod. n. 63/51-V-31/52-29).
L'antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all'incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall'epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chie- setta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. Al- l'interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l'altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esi- stente nell'odierna piazza Unità d'Italia (la campana era stata donata, in-
SI1'ada t)E'1' BaSUviz.a
vece, alla chiesa di Grozzana).
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Al n. civ. 2 di via Basovizza è la sede (1967) della Cassa Rurale ed Arti- giana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nel- l'anno 1957, si trova la Scuola Media Statale «Muzio de Tommasini», men- tre al n. civ. 7 è la Scuola Media Statale di lingua slovena «Srecko Koso- vel».
Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inau- gurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito me- diante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Josè del Belgio, l'edificio venne progettato dall'arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.
Bibl.: Annuario diocésano, Trieste 1985, p. 89; Tomasin, Indicazioni per la storia ecclesia- stica della città e territorio di Trieste, Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1 /2 D 5, pp.470- 473; Cumin, Guida della Carsia Giulia, Trieste 1929, p. 347; Trampus, Appunti per una sto- ria di Opicina, «AT», s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, p. 102; L'edilizia scolastica del Comune nel dopoguerra «RMCT» a. XII n. s., Trieste 1961, p. 8; La Colonia Feriale di Banne, «RMCT», a. VI, Trieste 1933, pp. 169-172; Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, «Cooperazione Giu- liana», Trieste 1981, pp. 109-110.
BASTIA, via della, San Giacomo. Da via dell'Istria a via Molino a Vento. C.A.P. 34137.
Toponimo quattrocentesco ricordato con questa strada dal 1909. Bastia, termine d'uso militare, era uno steccato o mezzo di difesa formato da
Via di Basovizza
BASTIONE - BATAGELY 62
via della Bastia
legname, sassi, terra o altro; per esteso assunse il significato di fortilizio, nel quale senso si ritrova a Trieste. Nei primi anni del nostro secolo il toponimo è completato nelle guide commerciali nella lezione accentata, più vicina al linguaggio letterario italiano, bastia (che si può trovare an- che nelle Croniche di G. Villani 7.228).
Il toponimo è noto a Trieste dal 1475, «bareti in contrada Bastie sive li plai» e da un testamento del 19.8.1499 riportato dai Vicedomini, ove si parla di una vigna «in contrata que dicitur a la bastia».
Al n. civ. 2 della strada si trova la scuola elementare «Scipio Slataper».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 19; Tommaseo-Bellini, Nuovo Dizionario della lingua italiana, Torino 1880, p. 889; G. Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Udine 19842 , p. 49; Trieste, Archivio Diplomatico, Vicedomini, segn. S CC, vol. XLV, c. 155 v.
BASTIONE, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via Madonna del Mare a via delle Mura. C.A.P. 34124.
Toponimo ottocentesco derivato, secondo la tradizione storiografica, da un bastione eretto dai veneziani nel 1379. Non è noto, tuttavia, se tale bastione fosse una sorta di torre o un rinforzo delle mura (barbacane) che pure, nella zona, esisteva ancora nel Settecento.
Sotto il manto stradale di via del Bastione, all'incrocio con via Madonna del Mare, si estendono i resti archeologici del transetto sinistro della ba- silica della Madonna del Mare (VI sec. d.C.), parzialmente ispezionati nel 1963-1968.
Al n. civ. 4 abitò per molti anni lo storico Bernardo Benussi.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 104; Ravasini, Compendio, Trie- ste 1929, p. 19.
BATAGELY Rodolfo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via E. Curiel a via G. Levitz. C.A.P. 34148.
Alla medaglia d'oro al valor militare Rodolfo Batagely, nato nel 1906, la nuova strada venne intitolata con Del. Cons. n. 370 del 9.7.1962. Dalla motivazione della medaglia d'oro: «Direttore di macchina del C.T. 'Ma- rin'dislocato nel Mar Rosso, prende parte al disperato tentativo di attacco a base navale avversaria durante il quale l'unità veniva sottoposta ad in-
Via del Bastione
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BATTAGLIA - BATTERA
cessanti attacchi aerei che la danneggiavano gravemente fino a renderla inerme relitto in fiamme. Durante disperate ore di lotta, assicurava il per- fetto funzionamento delle motrici ed abbandonava fra gli ultimi la nave. Assillato dal timore che l'ordine di affondare la nave non avesse ancora esecuzione, tornava a bordo — malgrado il mitragliamento di aerei che la sorvolavano — per affrettarne la fine e scompariva in mare con essa. Esempio di elevate virtù militari e profondo senso del dovere. Mar Rosso, 3 aprile 1941».
Bibl.: La zona industriale di Trieste. Dizionario-guida, Trieste 1984, p. 51.
BATTAGLIA, via, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale sinistra di via Donota. C.A.P. 34121.
Trasse il nome, fin dal Settecento secondo la tradizione storiografica, da una famiglia Battaglia cui appartenevano alcuni stabili lungo la strada.
Bibl.: Tribel, Passeggiata storica, Trieste 1884, p. 75 ss.; Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 104; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 19.
BATTAGLIA Raffaello, largo, Chiadino-Rozzol. Lungo via C. de Marchesetti, dopo via E. Gridelli. C.A.P. 34142.
Con Del. Cons. del 14.4.1970 n. 245 il nuovo largo venne intitolato allo scienziato e naturalista R. Battaglia.
Nato a Trieste nel 1896, all'età di diciannove anni Raffaello Battaglia era assistente volontario all'Istituto di Geologia dell'Università di Padova; nel 1923 ebbe la libera docenza di Paletnologia all'Università di Roma, dal 1929 al 1931 fu docente di Antichità Italiche alla Facoltà di Lettere del-
l' Università di Padova e successivamente occupò la cattedra di Antropo- logia nella stessa sede. Dal 1930 per ottb anni fu ispettore della Soprin- tendenza alle Antichità di Padova. Morì a 61 anni, a Padova, nel 1958.
L'attività scientifica del Battaglia, studioso di fama internazionale, com- prende oltre 180 pubblicazioni su argomenti di antropologia, paletnolo- gia, paleontologia. Nella propria opera ebbe a trattare anche delle regioni orientali d'Italia, studiando il paleolitico nel Veneto e nella Venezia Giu- lia, le faune fossili delle grotte e le brecce ossifere del Carso. Nei suoi scritti, sempre di notevole livello scientifico e tuttora validi, esaminò an- che il problema dei castellieri, argomento cui dedicò uno dei suoi ultimi lavori, nel 1958 (I castellieri della Venezia Giulia in Le Meraviglie del Passato, vol. II, Mondadori, Milano).
Bibl.: G. Brusin, Commemorazione del membro effettivo Raffaello Battaglia, «Atti dell'Isti- tuto Veneto di Scienze, Lettere e Arti», anno accademico 1958-1959, tomo CXVII, Venezia 1959, pp. 28; S. Rutteri, In morte di Raffaello Battaglia, «P0», XXVIII, Trieste 1958, pp. 46-47; S. Andreoletti-S. Duda-E. Faraone, I castellieri della regione Giulia nell'opera di Raf- faello Battaglia, «Atti e Memorie della Commissione Grotte 'E. Boegan'», VII, Trieste 1968,
pp. 95-103.
BATTERA Raimondo, via, San Giacomo. Da via dell'Istria a via L. Lorenzetti. C.A.P. 34144.
Dal 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43/117-VIII-31/08-26) la strada reca il nome di Raimondo Battera, «fervente apostolo dell'irredentismo trie- stino, incarcerato dall'Austria, cospiratore a Milano nel Circolo Garibaldi».
Con Del. Pod. n. 1439 d.d. 2.8.1933 venne proposto il mutamento del nome, non accettato, in quello di Floriano Beuzzar di Michele e Maria Simich, nato ad Abbazia il 22.4.1903, impiegato nell'Officina Comunale del Gas, squadrista, caduto a valle Draga, presso Canfanaro, il 28.2.1921.
Raimondo Battera nacque a Trieste da padre zaratino nel 1859 e fu tra i promotori, nel 1880, del «Circolo Garibaldi pro Italia irredenta». Arrestato nel marzo di quello stesso 1880 perché in possesso di alcune copie del
Via R eIùlf u Batri,c('ll'
t'ia Battaglia
Largo Raffaello Battaglia

BATTISTI - BATTISTI
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Via Raimondo Buttera (loto Halupca)
giornale clandestino L'Italia Irredenta, Battera venne processato e con- dannato a quindici mesi di carcere duro da scontarsi nel carcere di Suben
sull' Inn. Graziato nel maggio 1881, poi nuovamente condannato a due mesi di reclusione per avere raccolto sottoscrizioni per un monumento a Garibaldi, Battera fuggì da Trieste nel 1882, perché ricercato in relazione all'attentato di G. Oberdan. Stabilitosi a Milano, vi fondò il «Circolo Ga- ribaldi», centro di propaganda irredentistica, trovando un posto di lavoro come ragioniere. Fu membro del Consiglio Direttivo della «Associazione delle Alpi Giulie». Morì a Milano, quarantenne, nel 1899.
Al n. civ. 12 dell'attuale via R. Battera si trova villa Bousquet, sede dal 1932 dell'Ospedale Infantile Burlo Garofolo.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 19; Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, pp. 240-241; B. Coceani, Milano centrale segreta dell'irredentismo, Milano 1962; A. Gentile, Un profilo di Raimondo Battera, «Annuario del R. Liceo Scientifico», Trieste 1926-1926; G. Volpe, Italia Moderna, Firenze 1949-1952, vol. III, pp. 133-222.
BATTISTI Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Giulia. C.A.P. 34125.
Già corsia Stadion (fino agli ultimi anni dell'Ottocento) e poi via Stadion, recava il nome del conte Francesco Stadion (1806-1853), governatore di Trieste dal 1841 al 1847, poi governatore della Galizia e infine Ministro. Fin dai primi anni del nostro secolo vennero fatte proposte per il muta- mento del nome imposto alla strada, che si voleva intitolare a Domenico Rossetti, ma le istanze non vennero accolte. Con delibera della Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18 alla via venne dato il nome di Cesare Battisti. Nato a Trento nel 1875, Battisti si trasferì a Firenze nel 1893 ove frequentò la Facoltà di lettere. Membro del partito socialista, fondò nel 1895 la Rivista popolare trentina e nel 1896 L 'Avvenire del lavoratore. Nel 1900 fondò il quotidiano socialista Il Popolo; deputato alla Camera di Vienna nel 1911, si trasferì a Milano nel 1914 e si arruolò volontario l'anno dopo. Fatto prigioniero assieme a F. Filzi nel 1916, fu riconosciuto cittadino austriaco, venne processato e condannato a morte per tradimento il 12 luglio 1916. Tre volumi di suoi scritti vennero pub- blicati postumi.
Molti edifici lungo l'attuale via Battisti furono costruiti nell'ultimo secolo, la maggior parte in stile liberty, come la casa al n. 16 (L. Piani 1902-03) e la casa Napp al n. 18 (arch. G. Polli, 1902). Al n. civ. 17 si trova la pa- lazzina Ruzzier (arch. G. Berlam, 1872), al n. civ. 27 la sede dell'Istituto Tecnico Industriale, intitolato ad A. Volta nel 1935. L'edificio venne al-
Via Cesare Battisti (foto Mario Isernia)
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zato dapprima di un piano, con modifica della facciata, nel 1887 per ac- cogliere la I.R. Scuola Industriale di Stato (istituita Decr. Ministero Culto e Istruzione 18.4.1887 n. 7523); nel 1894 venne sopraelevato di un altro piano, il terzo. Nella casa Napp, al n. civ. 18, venne aperto il 3.1.1914 lo storico caffè San Marco, decorato di affreschi di P. Marussig e devastato dai filoaustriaci il 23.5.1915 perché ritrovo di intellettuali irredentisti. Ri- strutturato nel primo dopoguerra e ridecorato con disegni della scuola del Flumiani, il caffè è attualmente in corso di restauro. Sulla facciata dello stabile n. civ. 20 è apposta la targa: IN QVESTA CASA I VISSE I ATTILIO TAMARO I STORICO DI TRIESTE I LA LEGA NAZIONALE I M C M L X X I. E l'unico pubblico omag- gio allo storico Attilio Tamaro, autore della fondamentale opera La Vé- nétie Julienne et la Dalmatie (3 voll., Tip. del Senato, Roma, 1918-1919), pubblicata a documentazione dei diritti rivendicati dall'Italia sulle «nuove provincie», e dell'ancora insuperata Storia di Trieste (2 voll., Stock, Roma 1924), approfondimento e completamento dell'opera precedente. La Sto- ria di Trieste del Tamaro, benché non immune da alcune forzature d'in- terpretazione attentamente segnalate dalla critica, fu il risultato di lungo lavoro e sintesi di copiosa e precisa documentazione archivistica, conser- vata nei Materiali per la storia di Trieste di A. Tamaro (Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS MISC. 142 D); «un lavoro di cui si ha biso- gno» — è stato osservato — «in quanto a tutt'oggi la Storia del Tamaro costituisce l'unico lavoro scritto come tale sulla storia della città, da cento anni a questa parte. E nessun lavoro prima della Storia del Tamaro si era mai presentato con tanta ricchezza di documentazione, dovuta ad un'u- tilizzazione, professionalmente e tecnicamente apprezzabile, del materiale di vari archivi». Risulta così inquadrata una recente, severa critica della Storia di Trieste come «frettolosamente preparata, priva di ogni riferi- mento documentario, composta con intendimenti palesamente irredenti- stici, piena di forzature intese a presentare fatti e circostanze sotto un co- lore diverso da quello reale, munita di un indice di nomi ricco di scor- rettezze e di una appendice bibliografica inesatta, spesso superficiale e non sempre pertinente».
Al n. civ. 35 di via C. Battisti si trova, infine, un edificio del 1881, prima realizzazione dell'arch. Giacomo Zammattio, coautore del progetto per la Stazione Marittima del molo Bersaglieri.
Bibl.: Wurzbach, Biogr. Lexicon, 37, Wien 1878, pp. 1-22; E. Predonzani, Il conte France- sco Stadion, «RMCT», a. XIII n.s., Trieste 1962, pp. 7-8; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 19; E. Marini, La Corsia Stadion oggi via C. Battisti, «Tempi Andati», n. 5, Trieste 1978, pp. 104-105; Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, pp. 265-271; Oesterr. Biogr. Lexicon, I, Graz 1957, pp. 53-54; Atti del Convegno di Studi su Cesare Battisti, Firenze 1979; L'amministra- zione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, pp. 116-117; Autori Vari, Istituto Tecnico Industriale Statale «A. Volta» - Una scuola triestina per la cultura europea,
Via Cesare Battisti
BAllARINI - BAllONI
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Via Antonio Bazzarini Via Riccardo Bazzoni
Trieste 1987, pp. 29-31, 64, 83; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «P0», XXIV, Trieste 1954, p. 308; E. Campailla, Trieste liberty, Trieste 1980; Zanni, Eclettismo e architettura indu- strale, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 112; M. Zammattio-A. Nezi, L'architetto Giacomo Zam- mattio, Bergamo 1931, p. 66; G. Cervani, Genesi e motivazioni di una storia, in A. Tamaro, Storia di Trieste, Trieste 19762 ; A. Filipuzzi, Trieste e gli Asburgo, Udine 1988, p. 2; Trieste, Archivio Storico del Comune, 1/9-4 (1902) pros, n. 22940 e 1/9-4 (1903) prot. n. 53684.
BAllARINI Antonio, via, San Giacomo. Prima laterale destra di via Campanelle. C.A.P. 34137.
Reca, dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome di Antonio Bazzarini, nato a Rovigno d'Istria nel 1782 e trasferitosi fin da giovane a Venezia, ove trascorse quasi tutta la sua vita. Al primo, curioso saggio dal titolo Piano di sostituzione al cioccolato e al caffè (Venezia 1813) Bazzarini fece se- guire uno studio sull'opera del Metastasio, Lettere drammatico-critiche sopra la Didone abbandonata di P. Metastasio (Padova 1816) che lo pone tra i primi autori italiani di una revisione critica dell'opera di Pietro Me- tastasio. Autore, nel 1819, di una raccolta di drammi per teatro, Bazzarini si atteggiò a deciso classicista e antiromantico; tradusse e pubblicò in lin- gua italiana i Commenti alle Pandette di J. Vost (Venezia 1837) e diede alle stampe, nel 1839, il suo Vocabolario usuale tascabile della lingua italiana, destinato a grande successo editoriale. Collaboratore assieme a Cesare Balbo e a Cesare Cantù, nel 1841, della Nuova Enciclopedia Po- polare (Torino 1841), Bazzarini si trasferì a Torino nel 1843 e in quella città compilò, su commissione dell'editore Pomba, il Vocabolario uni- versale latino-italiano e italiano-latino, pubblicato postumo.
L'interesse del Bazzarini per la cultura classica è testimoniato, anche nel campo della storia del diritto, dall'edizione parziale che curò nel 1834 a Venezia di G. Domat, Scelta di leggi tratte dai Digesti e dal Codice... con le citazioni delle Pandette riordinate da G. Pothier.
Morì a Torino nel 1850.
Bibl.: Diz. biogr. it., 6, Roma, 1964, pp. 324-325; S. Cella, Antonio Bazzarini, «PI», s. III, 1, Pola 1950, pp. 281-283; C. Ghisalberti, Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia,
Roma-Bari 1984, p. 26.
BAllONI Riccardo, via, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale sinistra di via Navali. C.A.P. 34124.
A Riccardo Bazzoni si volle intitolare, il 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43-117-VIII-31/80-26) la via «che congiunge via Rossetti a via dell ' E- remo, di fianco alle nuove caserme». Senonché la figlia del Bazzoni fece istanza affinché fosse intitolata a suo padre una strada a San Vito, quanto più possibile vicina alla villa che aveva visto trascorrere la sua vita. Con Del. Comm. Prefett. d.d. 4.6.1927 (n. 39/44-VII-31/36-27), quindi, si diede il nome di via Bazzoni a un tratto della già via San Vito.
Riccardo Bazzoni nacque a Trieste nel 1827, figlio di Gracco, facoltoso commerciante proveniente da famiglia di patrioti milanesi. Accostatosi alla vita politica assumendo posizioni moderate, Riccardo Bazzoni fece parte del Comitato dei liberali, detto anche Comitato del Monteverde dal nome del locale in cui avvenivano le riunioni. Nel 1878, dopo un periodo di tensione politica che aveva visto l'opposizione del governo austriaco al- l'elezione a primo cittadino del nazionale-liberale Massimiliano D'Angeli, Riccardo Bazzoni venne eletto podestà di Trieste, incarico che mantenne fino al 1890. Studioso di letteratura italiana, francese e tedesca oltre che di scienze giuridiche, morì a Trieste il 17.11.1891.
Il ritratto ad olio di Riccardo Bazzoni, collocato nella galleria dei ritratti dei Podestà e Sindaci di Trieste nel Municipio, venne eseguito appena nel
1933 dal pittore triestino Erminio Loy.
Al n. civ. 4 di via Riccardo Bazzoni è il terzo villino Bazzoni, costruito nel 1888 dall'arch. Ruggero Berlam. Al n. civ. 15 si trova la casa natale di Scipio Slataper con lapide recante incise alcune parole de Il mio Carso.
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BEATITUDINI - BECCARIA
Bibl.: Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 1976 2, pp. 397, 487; Cesari, Una famiglia di pa- triotti: i Bazzoni, «RMCT», a. II, Trieste 1930, pp. 7-11; «RMCT» a. VI, Trieste 1933, p. 20; «Vecchia Trieste», n. VI, Trieste 1950, p. 5; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 20; G. Marsoni, L'arch. R. Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 127.
BEATITUDINI, via alle, San Giovanni. Prima laterale destra della strada nuova per Opicina. C.A.P. 34016.
Il nome della nuova strada deriva (Del. Cons. d.d. 15.7.1969 n. 551) dalla presenza della Casa per esercizi spirituali «Beatam me dicent», detta «Casa delle Beatitudini». Venne costruita dall'arch. M. Melan nel 1966 su fondi
donati dalla benefattrice prof.ssa De Rin. Venne inaugurata dal vescovo mons. A. Santin il 9.7.1966 e affidata alle suore Figlie della Chiesa. Casa canonicamente eretta il 10.7.1966.
Bibl.: Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 136; «Il Piccolo» 10.7.1966.
BEATO ANGELICO, via del, San Giovanni. Quinta laterale sinistra di via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Ebbe questa denominazione con delibera della Del. Mun. dd. 13.6.1905 n. 14811/05.
Frate Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, nacque a Vicchio di Mugello (Firenze) intorno al 1380. Pittore attivo già nel 1417 (all'inizio anche miniatore), fu esponente della cultura artistica domenicana del tempo, attento alla lezione tardogotica e sensibile alle novità stilistiche
rinascimentali. Eseguì numerose opere a Firenze (Trittico di S. Marco 1425-28 c., Tabernacolo dei Linaioli, stessi anni) dove visse la sua sta- gione artistica più matura; celebre l'Incoronazione del Louvre (1434-35), il Trittico di Cortona (1435-36), il Trittico di Perugia (1437 c.). Trasfe-
ritosi a Roma, lavorò alle decorazioni della Cappella Niccolina in Vaticano (1448). Rientrato a Firenze, venne nominato priore al convento di S. Marco. Morì a Roma nel 1455.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 20; Diz. arte it., Milano 1981, p. 32.
BECCARIA Cesare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza G. Oberdan a largo Piave. C.A.P. 34133.
Ad una delle nuove strade risultanti dalla pianificazione urbanistica del cosiddetto quartiere Oberdan venne dato, con delibera Giun. Mun. d.d.
12.6.192 5 n. 54, il nome del letterato, giurista ed economista Cesare Bec- caria.
Nato a Milano nel 1738, Beccaria è l'autore celebre de Dei delitti e delle pene (apparso anonimo nel 1764), in cui tratta del diritto e della proce- dura penale riconducendo il concetto di giustizia alla teoria contrattuali- sta e intendendo per giustizia «il vincolo necessario per tenere uniti gli interessi particolari, che senza di essa, si scioglierebbero nell'antico stato di insocialità»; affermando che la misura della responsabilità penale cor- risponde all'entità del danno derivato alla società dall'illecito, Beccaria in- trodusse quindi il concetto, fondamentale per la storia del diritto penale italiano, della proporzionalità delle pene ai delitti, sancita dal legislatore
espresso dalla società unita dal contratto sociale.
Nel campo delle scienze economiche è importante, oltre alle Lezioni ed
elementi di economia (apparso postumo nel 1804), il saggio Dei disor- dini e dei rimedi delle monete nello Stato di Milano nel 1762 (Lucca 1762), opera per la cui stesura ricevette consigli da Gian Rinaldo Carli da Capodistria, all'epoca presidente dell'amministrazione economica di Mi-
lano e già autore dei tre volumi Delle monete e dell'istituzione delle zec- che d 'Italia... (L'Aia-Pisa-Lucca, 1754-1760).
Nel giovane Beccaria che lo ammirava, Carli riconobbe talento e acutezza
Via alle Beatitudini Via del Beato Angelico
BECCHERIE - BECCHERIE VECCHIE
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Via delle Beccherie
Via Cesare Beccaria
di pensiero, pur se accompagnati da tendenza all'ideologismo e al ragio- namento puramente matematico.
Su Cesare Beccaria, morto a Milano nel 1794, parlò a Trieste il 19.3.1871 presso il Gabinetto di Minerva il mazziniano milanese prof. Giacomo Oddo.
Lungo via Beccaria sorgono edifici costruiti negli anni Trenta, come le case Ghira all'angolo con via Cicerone (ing. A. e G. Ghira, 1931- 32), e quelle progettate dagli arch. R. Battigelli (1932) e U. Nordio (1933).
Bibl.: Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, pp. 458-469; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 153- 154; Nuov. Dig. It., II, Torino 1958, pp. 290-291; E. Apih, La formazione culturale di G.R. Carli, Trieste 1973, pp. 207-209; F. De Stefano, G.R. Carli, P. Verri e C. Beccaria, «NA», CCCVII, Roma 1923, pp. 237-248; A. Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trie- ste 1910, p. 142; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 19762 , p. 378; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 20; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni trenta, Trieste 1980, pp. 87 e 102; Godoli, Trieste, Bari 1984, p. 195; G. Contessi, Umberto Nordio, Mi- lano 1981, p. 107; C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, a cura di F. Venturi, Torino 1965,
p. 188.
BECCHERIE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via Malcanton. C.A.P. 34121.
Una delle più antiche strade della città, che correva a fianco delle mura medioevali, è la via delle Beccherie; prese nome allorché, nel 1754, venne
costruito nei pressi un nuovo macello comunale e questa strada venne destinata ai venditori di carne. Beccherie (becheria) è termine dialettale di stampo veneto (a Padova nel 1146 beccaro) derivato da beco = maschio della capra.
L'ultimo tratto di via delle Beccherie, verso l'attuale largo Riborgo, venne cancellato nel 1934 con la demolizione degli edifici al cui posto sarebbe sorta, nel 1938, la Casa del Fascio, attuale Questura.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, pp. 104-105; Tribel, Passeggiata sto- rica per Trieste, Trieste 1884; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 20; Doria, Grande di- zionario del dialetto triestino, Trieste 1984, p. 65; «RMCT», a. X, Trieste 1937, pp. 117-118.
BECCHERIE VECCHIE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale destra di via dei Capitelli. C.A.P. 34121.
La strada prese nome dal macello qui trasferito dall'attuale piazza Unità d'Italia nel 1650, prima che fosse nuovamente trasferito nei pressi del- l'attuale via delle Beccherie.
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BEDA - BEIRUT
Il tratto iniziale di via delle Beccherie Vecchie, con gli edifici angolo via dei Capitelli, è compreso nel piano di ristrutturazione urbanistica di Cit- tavecchia (1984-1987), sul quale acceso è stato il dibattito sulla stampa cittadina.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 105; Tribel, Passeggiata storica per Trieste, Trieste 1884; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 10; «Il Piccolo», 31.5- 29.10.1987.
BEDA Francesco, via, Chiadino-Rozzol. Laterale sinistra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Francesco Beda, cui la strada venne intitolata con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60, nacque a Trieste il 29.11.1840. Pittore, studiò a Vienna avendo per maestro Karl von Blaas; iniziò come autore di ritratti e di soggetti storici ma poi, analogamente al concittadino Giuseppe Barison, preferì le scene di genere. Pittore di notevole notorietà a Trieste e anche in Austria, Un- gheria e Croazia, ebbe commissioni da nobili, da prelati e dall'imperatrice Elisabetta. Tuttavia la sua opera, è stato scritto, non raggiunse «grandi ri- sultati né con la prima (scene storiche e ritrattistica) né con la seconda maniera (pittura di genere), ma la sua era sempre una pittura pulita, at- tenta al disegno e non senza gusto nella distribuzione del colore: accade- micamente corretta più che poeticamente originale.. Presso il Museo Re- voltella di Trieste esiste un suo quadro Carlo VI riceve gli ambasciatori veneti (1868). Fece parte della direzione del Circolo Artistico Triestino. Morì a Trieste il 21.6.1900. Il figlio Giulio, pure pittore, visse e operò a Monaco di Baviera (Trieste 1879-Monaco di Baviera 1942).
Bibl.: Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, p. 518; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Nove- cento a Trieste, Trieste 1988; C. Wostry, Storia del Circolo Artistico, Udine 1934, pp. 62-64, 130-133, 404; Basilio, Collezionismo Triestino, «AT», s. III, vol. XIX, Trieste 1934, pp. 178,
212.
BEIRUT, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da viale Miramare all'omonima stazione ferroviaria. C.A.P. 34013.
Alla «laterale destra della Strada Statale n. 14, disimpegnante la stazione ferroviaria di Miramare e l'erigenda scuola elementare di Grignano» venne il nome di via Beirut il 13.2.1967 (delibera Giun. Mun. n. 392).
Beirut, dal 1946 capitale del Libano, conta oltre due milioni di abitanti; fondata secondo la leggenda da Crono, la città venne distrutta da un ter- remoto nel 529, poi ricostruita e conquistata dai Crociati; nel 1110 di- venne capitale del regno franco di Gerusalemme. Occupata dai turchi nel 1516, conobbe una lenta decadenza per rifiorire nel nostro secolo. Rifu- gio dei palestinesi dopo la creazione dello stato di Israele (1948), fu og- getto di ritorsioni israeliane (1968) e venne a trovarsi al centro del con- flitto tra guerriglieri palestinesi e milizia della destra cristiana (1975-1976).
La guerra tra milizie cristiane e «forza interaraba di pace» riesplose nel 1978 e dura tuttora, a nulla essendo valso l'intervento (1983) del «con-
tingente misto di pace» (U.S.A., Francia, Inghilterra, Italia).
Dal febbraio del 1960 Trieste è gemellata con la città di Beirut; le ceri- monie di gemellaggio ebbero inizio allorché, il 27.6.1956, l'Amministra- tore di Beirut, nella sala del Consiglio Comunale, consegnò al Sindaco G. Bartoli le chiavi della città quale simbolo di continua amicizia e fratel- lanza. Le cerimonie si conclusero con i festeggiamenti a Beirut (24- 29.2.1960), quando il Sindaco di Trieste M. Franzil fu ospite dell'Ammi- nistratore della città di Beirut P. Boulos.
Al n. civ. 7 di via Beirut si trova il Centro di Fisica teorica, prestigiosa istituzione scientifica internazionale, inaugurato il 4.6.1968 e donato da Trieste all'O.N.U.; oggi è diretto dal premio Nobel prof. A. Salam. Per l'inaugurazione venne coniata una medaglia dallo stabilimento S. Johnson di Milano; reca sul recto l'immagine della facciata della sede con le parole
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Via Francesco Leda l 'ici Beirut
BELLAVISTA - BELLINI
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Via della Bellavista
INTERNATIONAL CENTRE FOR THEORETICAL PHYSICS e, nell'esergo, TRIESTE 1968 con, in basso a caratteri più piccoli, IMP. G. CANARUTTO (l'impresa costruttrice della sede); sul rovescio, entro due rami di alloro disposti a ghirlanda, è raffigurato il simbolo della fisica atomica, sovra- stato dalle parole: INTERNATIONAL ATOMIC ENERGY AGENCY.
Bibl.: «RMCT», a. XI n.s., Trieste 1960, pp. 17-19; A. Ciana, Catalogo delle medaglie trie- stine, (parte IV), «AT», s. IV, vol. XXXIII, Trieste 1973, pp.101-102.
BELLAVISTA, via della, Cologna-Scorcola. Continuazione della salita di Conconello. C.A.P. 34134.
Nome imposto con Del. Cons. del 6.4.1956 n. 60. Toponimo suggerito dalla posizione panoramica della strada.
BELLI Cristoforo, via, San Giacomo. Prima laterale destra di via dell'Istria. C.A.P. n . 7/2, 7/3, 7/4: 34144; rimanenti: 34137.
Reca dal 1909 il nome di Cristoforo Belli, di famiglia appartenente alle XIII casade nobili. Personaggio dalla solida e, per quei tempi, vasta cul- tura (studiò il greco, il latino, poesia, calligrafia e, secondo le fonti, anche diritto), Belli fu esponente della vita politica cittadina nel Cinquecento. Nato a Trieste nel 1508, fu membro del Consiglio Maggiore della città nel 1528, divenne nel 1530 notaio dei Provvisori e nel 1531 notaio del Pro- curatore generale.
Convinto autonomista e difensore dell'intangibilità del particolarismo mu- nicipale (suo padre Boncino, all'entrata dei veneziani nel 1508, aveva spazzato la piazza maggiore con il vessillo imperiale per dimostrare il suo disprezzo nei confronti dell'Austria), Cristoforo Belli fece rapida carriera nelle magistrature cittadine; nel 1540 fu Provisore e nel 1541 Cancelliere di palazzo e notaio al Banco dei Malefici.
Nel 1549 venne prescelto dalla città come proprio rappresentante a Vienna per la discussione dei nuovi statuti comunali e pure in quella sede si ri- velò fermo assertore dell'autonomismo municipale, rifiutando l'imposi- zione di statuti non concordati e ribadendo che i triestini non dovevano essere considerati vassalli ma «confederati a Casa d'Austria o da essa pro- tetti, formando una repubblica o una comunità libera». Incarcerato dal capitano Hoyos nel 1551 con l'accusa di essere «ammutinatore del po- polo», Belli ricoprì la carica di vicedomino cinque volte (1544, 1548, 1552, 1556, 1560) e quella massima di giudice e rettore per sette volte (1553, 1554, 1555, 1557, 1558, 1563, 1564).
Esercitò la professione di pubblico notaio dal 1564 al 1585. Amante della poesia in volgare, lasciò annotati nei quaderni della vicedomineria madri- gali d'occasione, come in chiusura di un indice da lui compilato: «Non per noiar alcun, ma per diletto I presi a far quanto di sopra condensi l et per sfogar il mio saturnio petto I». Sposatosi nel 1533 con Maria di Gio- vanni Barilari da Genova, morì a Trieste nel gennaio 1586.
Con Del. Cons. d.d. 6.3.1961 n. 59 la denominazione di via C. Belli venne parzialmente sostituita con quella di A. Gramsci nel tratto di strada com- preso tra i numeri anagrafici 55 e 22 di Chiarbola.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 21; de Jenner, Biografie triestine, ms. in Trie- ste, Archivio Diplomatico, segn. I/I B 4 cc. 32-35; Trieste, Archivio Diplomatico, Vicedo- mini, segn. 1/1 B 4, vol. 45 c. 51 r.; A. Tamaro, Assolutismo e municipalismo a Trieste, «AT», s. III, vol. XVIII, Trieste 1933, pp. 12, 68, 74, 120; A. Tamaro, Capitoli del Cinque- cento triestino, «AT», s. IV, vol. VII, Trieste 1944, pp. 28, 89.
BELLINI Vincenzo, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III
novembre a piazza S. Antonio Nuovo, riva destra del Canal Grande. C.A.P. 34121.
Già denominata, dal Settecento, via del Canale, ebbe nuova intitolazione con delibera Del. Mun. del 13.1.1902 n. 83523, quando anche la città di
Via Cristoforo Belli (foto Halupca)
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BELLOSGUARDO - BELLOSGUARDO
Trieste volle rendere omaggio al grande italiano nell'occasione del cen- tenario della nascita. La proposta di onorare Vincenzo Bellini era stata discussa nel Consiglio Comunale il 30.10.1901 e in quella sede era stato stabilito anche che il Podestà avrebbe inviato un telegramma al Sindaco di Catania nella ricorrenza dell'anniversario.
Vincenzo Bellini nacque a Catania nel 1801; dimostrata precoce inclina- zione per la musica, ebbe i primi insegnamenti dal padre e dal nonno materno. Nel 1819 si recò a studiare a Napoli presso il Conservatorio di S. Sebastiano e le sue prime esperienze di compositore risalgono agli anni 1824-25. L'opera Bianca e Fernando venne data con successo per la prima volta al teatro San Carlo il 30.5.1826, mentre Il Pirata venne rappresen- tato alla Scala di Milano il 27.10.1827. Sua fu l'opera data per l'inaugura- zione del teatro Carlo Felice di Genova (7.4.1828); quindi la sua fama crebbe e negli anni successivi scrisse capolavori come I Capuleti e i Mon- tecchi (La Fenice, Venezia, 11.3.1830), la Norma (La Scala, Milano, 26.12.1831), Beatrice di Tenda (teatro Fenice, Venezia 16.3.1833), I Pu- ritani (Parigi, 25.1.1835). Morì a Puteaux presso Parigi il 24.9.1835 e le sue spoglie vennero accolte nella cattedrale di Catania nel 1876.
Prime rappresentazioni delle opere di V. Bellini a Trieste presso il teatro Grande (oggi G. Verdi): Il pirata (28.12.1830), La straniera (22.2.1831), I Capuleti e i Montecchi (6.10.1831), Norma (5.11.1834), La sonnambula
(1834). Il nome di via del Canale fu ripristinato per breve tempo dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria (1915).
Bibl.: Diz. biogr. it., 7, Roma 1965, pp. 718-739; Schmidl, Dizionario universale dei Musi- cisti, Milano 1887, pp.43-45; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 13 D 1/9; L'amministra- zione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 229; Ravasini, Compen- dio, Trieste 1929, p. 21; «RMCT» a. VII, I, Trieste 1935, pp. 813; V. Levi-G. Botteri-I.Bremini, Il Comunale di Trieste, Udine 1961, pp. 129-137.
BELLOSGUARDO, via, San Vito-Città Vecchia. Da via V. Locchi a via F. Dall'Ongaro. C.A.P. dal n. 1 al n. 33 e dal n. 2 al n. 16: 34123;
dal n. 35 al n. 55 e dal n. 18 al n. 44: 34124; dai nn. 57 e 46 a fine:
34143.
Fino alla delibera del 25.4.1887, che appose alla strada il nome attuale, recava il toponimo di «vicolo delle Bombe». Bellosguardo è voce mo- derna di origine letteraria, dovuta alla posizione panoramica caratteristica della strada prima della moderna urbanizzazione. Con Del. Cons. d.d. 6.3.1961 n. 59 venne esteso il nome di via Bellosguardo «al nuovo tronco stradale compreso tra le vie Vittorio Locchi e Carlo Combi».
Molti edifici e ville del Settecento che si trovavano nella zona, tipico sog- giorno estivo della borghesia triestina del XVIII e XIX secolo, furono sot- toposte a ristrutturazioni o vennero demolite nell'ultimo mezzo secolo. All'angolo con via N. De Rin l'edificio che vide trascorrere la giovinezza di Giuseppe Caprin fu trasformato nel 1884 in «casinetto con torre», que- st'ultima demolita nel 1939 nel corso di una nuova ristrutturazione do- vuta all'arch. A. Paladini.
Al n. civ. 46 è l'ingresso di villa Homero (arch. L. Colnhuber, 1849), com- pletamente ristrutturata, fino ad alterarne l'aspetto originario, nel 1912; al n. civ. 28 era villa già Tarnoldi poi Arnstein (arch. P. Palese 1850 c.), in- grandita nel 1911 e demolita nel 1963 per fare posto a moderni complessi condominiali. Al n. civ. 50 si trovava villa già Baraux poi Holt, costruita nel 1796-1797 per il commerciante di Anversa Francesco Emanuele Giu- seppe Baraux, ristrutturata nel 1885 e demolita anch'essa nel 1966 per lasciare spazio a caseggiati moderni.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 21; A. Trampus, Un commerciante di Anversa distintosi a Trieste: F.E.J. Baraux, Trieste 1984, pp. 11-13; Guida Generale di Trieste e del Friuli-Venezia Giulia, p. II, Trieste 1966-1967, p. 59; Seri-degli Ivanissevich, San Vito, Trie- ste 1980, pp. 128, 147; Tribel, Passeggiata storica per Trieste, vol. II, ms. in Trieste, Archi- vio Diplomatico, segn. 2 F 8, c. 24.
Via Vincenzo Bellini
Via Bellosguardo
BELPOGGIO - BELVEDERE
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Via Belpoggio (foto Halupca)
BELPOGGIO, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula a via Franca. C.A.P. 34123.
Il toponimo ottocentesco, suggerito dall'amenità della zona, era apposto nel 1884 a un tratto di questa strada, da riva Grumula a salita al Promon- torio (Generini). Tra il 1903 ed il 1905 assunse il nome di via Belpoggio solo il tratto da riva Grumula alla via Santi Martiri, più tardi fino alla curva a gomito nei pressi del parco di villa Necker; al secondo tratto venne ri- servato il nome di via Remota, esteso dall'omonima androna, mutato poi con delibera Giun. Mun. d.d. 19.3.1919 con quello del medico Moisè Luzzatto.
Con Del. Pod. n. 863 d.d. 6.7.1940 le vie Belpoggio e Luzzatto assunsero il nome di Italo Balbo (Guartesana presso Ferrara 1896 - Tobruk 1940), uomo politico, interventista nel 1915, fondatore e direttore a Udine de «L'Alpino», gerarca fascista; ministro dell'aereonautica (1929-1933), diven- ne governatore della Libia nel 1933 e vi morì nel 1940 con l'abbattimento per errore dell'aereo sul quale viaggiava.
Con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 vennero ripristinate le pre- cedenti denominazioni, per il primo e per il secondo tratto, di via Bel- poggio e di via M. Luzzatto; con delibera n. 407 d.d. 6.7.1946 l'intitola- zione di via Belpoggio venne estesa a tutta la strada.
Al n. civ. 1, angolo riva Grumula, si trova casa Stabile (arch. M. Fabiani, 1906) con lo scudo d'angolo recante le iniziali «E.S.S. 1906»; al n. civ. 21,
nell'edificio ottocentesco in stile gotico quadrato, è la sezione staccata del Genio Militare cui segue, al n. civ. 27, una casa liberty del 1911-12 (ing. A. Bruna).
Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 131; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 21, 101; Archivi del liberty italiano (a cura di R. Bossaglia), Milano 1987, p. 219; Autori Vari, Max Fabiani-Nuove frontiere dell'architettura, Venezia 1988; E. Campailla, Trieste liberty,
Trieste 1980.
BELVEDERE, campo del, Roiano-Gretta-Barcola/Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Udine, all'altezza del n. civ. 27. C.A.P. 34135.
Largo ricavato nel 1864 con i lavori di sbancamento del colle per l'allar- gamento della stazione ferroviaria. Belvedere è attestato fin dal 1695 ad indicare una costruzione situata in posizione panoramica. Nel 1797 il nome venne attribuito alla nuova villa Trapp, con il suo giardino, posta lungo la riva dominante sul mare. Da qui il toponimo venne dato, nell'Ottocento, alla contrada del Belvedere (attuale via Udine) e poi all'attuale largo. Fino al 1919 (delibera Giun. Mun. 28.3.1919 n. IX-1 /5-19) la denominazione ufficiale era «campo al Belvedere», che divenne in quella data «campo del belvedere.
Al n. civ. 5 è casa Ferolli, opera dell'arch. Ruggero Berlam (1899).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 21; Doria, Schede toponomastiche - Belvedere, «Abitare Trieste», 14.9.1985; G. Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine
1986, p. 127.
BELVEDERE, scala al, Città Nuova-Barriera Nuova. C.A.P. 34135. A questa scala venne esteso il 13 gennaio 1902 (delibera Del. Mun. n.
83523) il nome già attribuito al campo omonimo e alla via poi Udine.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 21; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 13 D
1/9.
Campo del Belvedere
A destra: Piazza Silvio Benco (foto Mario Isernia)

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BENCO Silvio, piazza, San Vito-Città Vecchia. A destra di corso Italia, tra via degli Artisti e via del Monte. C.A.P. n. 1 e n. 4: 34122; rimanenti: 34121.
Già piazzetta Santa Caterina, con Del. Pod. d.d. 26.9.1930 n. 4918-V-31130 mutò nome in piazza G. Neri. Guido Neri (Ancona 1904-Trieste 1930) studiò all'Istituto Nautico di Ancona, si diplomò in stenografia, poi di- venne giornalista e redattore de «Il Popolo di Trieste», che aveva gli uffici al n. 4 di piazzetta S. Caterina. Ferito gravemente nell'attentato contro la sede di quel giornale (10.2.1930), Neri morì dopo due giorni, ventiseienne.
Il 6.7.1946 (Del. Presid. n. 407) venne soppresso il nome di piazza G. Neri e venne ripristinato il toponimo piazza Santa Caterina. Nel 1959 la piazza assunse il nome di Silvio Benco.
Nato a Trieste nel 1874, Silvio Benco frequentò il ginnasio comunale fino al quinto anno di corso che poi lasciò per dedicarsi al giornalismo onde poter contribuire al sostentamento della famiglia, in difficili condizioni finanziarie. Entrò nella redazione del giornale irredentista «L'Indipen- dente», collaborò ai periodici «Il Palvese» e «La Fiamma» di Pola. Control- lato dalla polizia austriaca per le sue simpatie nei confronti dell'irreden- tismo, Benco subì perquisizioni e un arresto.
Tra gli ultimi anni dell'Ottocento e i primi del Novecento si dedicò al- l'attività di librettista, scrivendo per il maestro Antonio Smareglia i testi de La Falena (leggenda in 3 atti, Levi, Trieste 1897), di Oceana (com- media fantastica, Ferrari, Venezia 1903) e l'inedito La morte dell'usignolo. Alla vigilia del I conflitto mondiale lasciò «L'Indipendente» per entrare nella redazione de «Il Piccolo»; confinato durante la guerra fece ritorno a Trieste nel 1918, vi fondò la rivista «Umana» e, alla fine di quell'anno, il quotidiano «La Nazione» del quale divenne condirettore. Il 30 ottobre 1918 firmò il manifesto del Fascio Nazionale. Negli anni successivi collaborò ai quotidiani nazionali «II Resto del Carlino», «Il Secolo», «Il Giornale d'Ita- lia» e «La Stampa»; proposto quale membro dell'Accademia d'Italia, venne rifiutato da B. Mussolini perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista, ma venne egualmente insignito del «Gran Premio Mussolini» (1932). Ca- duto il regime fascista, si ritirò prima a Opicina e poi a Turriaco; negli anni 1945-1949 fu redattore de «La Voce Libera», nel 1947 venne nomi- nato membro corrispondente dell'Accademia dei Lincei e già nel 1946 Presidente onorario della Società di Minerva. In occasione delle pubbli- che onoranze a lui decretate nel giugno 1947, ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Trieste. Grande giornalista, critico letterario e musicale di valore, Benco lasciò quasi cin- quemila scritti di politica, di storia, letteratura, teatro. Morì a Turriaco il 9.3.1949.
Opere principali: U. Veruda (Maylander, Trieste 1907), Trieste (Maylànder, Trieste 1910), Gli ultimi anni della dominazione austriaca a Trieste (3 voll., Risorgimento, Milano 1919), Il Piccolo di Trieste, mezzo secolo di giornalismo (Treves, Milano 1931), Un secolo di vita del Lloyd Triestino (Lloyd Triestino, Trieste 1936), La contemplazione del disordine (Del Bianco, Udine 1946). Postumi: Trieste e il suo diritto all'Italia, (Cappelli, Bologna 1952), Scritti musicali a cura di G. Gori e I. Gallo, (Ricciardi, Milano-Napoli 1974), Teatro (a cura di R. Scrivano, Bulzoni, Roma 1975); Scritti di critica letteraria e figurativa a cura di O.H. Bianchi, B. Maier, S. Pesante (Lint, Trieste 1977).
Al n. civ. 1 di piazza Benco si trova una lapide posta il 14.6.1928 per iniziativa della Società del Risorgimento e con il concorso del Banco di Roma che ricorda la nascita, in edificio preesistente, di Filippo Zamboni: «QVI NACQVE / IL XXI OTTOBRE MDCCCXXVI / FILIPPO ZAMBONI / POETA E SOLDATO
I DELL ' INDIPENDENZA D ' ITALIA 1» .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 36; A. Gentile, Silvio Benco (necrologio), «PO», a. XVI, Trieste 1949, pp. 49-51; S. Pesante, Bibliografia degli scritti di Silvio Benco, Trieste 1950; Diz. biogr. it., 8, Roma 1966, pp. 222-223; F. Flora, Commemorazione del socio cor- rispondente S. Benco, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1950; F. Flora, Scrittori ita- liani contemporanei, Pisa 1952, pp. 375-399; B. Maier, Silvio Benco critico delle arti figu- rative, «PI», Pola 1950, pp. 18-25; P. Piovani, Silvio Benco, «NA», Roma 1975; M. Nordio,
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BENEDETTO - BENUSSI
Silvio Benco giornalista, «PO», a. XXXII, Trieste 1962, pp.116-110; E. Pellegrini, Trieste dentro Trieste-Sessant'anni di storia letteraria triestina attraverso gli scritti di Silvio Benco (1890-1949), Firenze 1985; Trieste, Archivio Diplomatico, Schedario irredentismo; «Il Pic- colo della Sera», 11.2 e 14.2.1930; «Il Popolo di Trieste», 13.2.1930; Lo scoprimento della lapide a Filippo Zamboni, «Il Piccolo ore diciotto», 14.6.1928.
BENEDETTO San, via, Servola-Chiarbola. Da via Visinada a via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Con Del. Cons. d.d. 9.2.1968 n. 178 la strada venne intitolata a San Be- nedetto, patrono d'Europa.
San Benedetto da Norcia, patriarca dei monaci d'occidente (ricorrenza 21 marzo), fondatore dell'ordine dei benedettini, padre d'Europa, nacque a Norcia intorno al 488 da famiglia agiata e studiò a Roma lettere e diritto. Dedicatosi alla vita ascetica e scoperta la vocazione, venne riconosciuto per le sue virtù ed ebbe ben presto notevole seguito. Tra il 525 ed il 529 fondò a Montecassino il noto monastero, costituito secondo le Regole scritte da lui stesso. Morì verso il 546 e le sue spoglie riposano a Monte- cassino.
Bibl.: Biblioth. Sanct., II, Roma 1962, pp. 1104-1183.
BENUSSI Bernardo, via, Valmaura-BorgoSanSergio.Davia Flavia a via Costalunga. C.A.P. dal n. 1 al n. 21 e dal n. 2 al n. 8:
34148; dai nn. 23 e 10 a fine: 34149.
Dello storico Bernardo Benussi la strada reca il nome dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato a Rovigno d'Istria nel 1846, Benussi frequentò dapprima il semina- rio arcivescovile di Udine e poi il ginnasio superiore di Capodistria; quindi si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell' Università di Padova, che dopo poco abbandonò per andare a studiare a Vienna e a Graz, diplomandosi nel 1869 e laureandosi in filosofia nel 1871.
Dal 1869, conseguita l'abilitazione all'insegnamento della storia e della geografia, insegnò al ginnasio di Capodistria; dal 1874 fu al ginnasio co- munale di Trieste finché, nel 1894, venne nominato direttore del Liceo
femminile nella stessa città. Fu direttore degli «Atti e memorie della So- cietà Istriana di Archeologia e Storia Patria» dal 1899 al 1925, presidente dell'Università popolare di Trieste dal 1909 al 1913, tenne corsi di storia,
di geografia commerciale, di filosofia pratica e di pedagogia alla Scuola superiore di commercio di fondazione Revoltella.
Considerato il maggiore storico istriano attivo a cavallo del XIX secolo, Benussi fu autore della pregevole Storia documentata di Rovigno (Tip. del Lloyd, Trieste 1888); studioso preparato e documentato, sostenne con valore l'impostazione patriottica, anche in funzione polemica, della sto- riografia istriana ottocentesca; carattere che si ritrova anche nell'opera maggiore di Bernardo Benussi, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana (Coana, Parenzo 1897) e nell'altro testo fondamentale L 'Istria nei suoi due millenni di storia (Caprin, Trieste 1924) o, ancora, nel Manuale di geografia, storia e statistica della Regione Giulia (Litorale) (II a ed. Coana, Parenzo 1903). Benussi approfondì anche il periodo storico antico, dap- prima con il giovanile Saggio d'una storia dell'Istria dai primi tempi sino all'epoca della dominazione romana («Atti dell'I.R. Ginnasio Supe- riore Statale di Capodistria», a. 1871-1872), poi con la più matura opera L 'Istria sino ad Augusto (Herrmanstorfer, Trieste 1883), testi dei quali non sono sottaciuti i limiti scientifici in rapporto agli attuali risultati del- l'indagine storica specialistica, ma comunque notevole documento dell'e- voluzione della storiografia locale medievistica e romanistica di stampo liberale nazionale nell'Otto-Novecento.
Bernardo Benussi morì a Trieste nel 1929.
Al n. civ. 13 della strada si trova la chiesa dedicata a Gesù Divino Ope- raio, la cui costruzione ebbe inizio nel 1959 e la cui parrocchia venne
Via San Benedetto
Via Bernardo Benussi
BERCHET - BERLAM
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Via Giovanni Ben:bel
eretta canonicamente 1'1.3.1956 (riconosciuta civilmente 1.11.1960). L'e- dificio venne consacrato e aperto al culto il 10.12.1961 (arch. G. della Mea)
Al n. civ. 15 di via B. Benussi si trova la scuola elementare «G. Foschiatti».
Bibl.: G. Cervani, Bernardo Benussi nel quadro della storiografia liberai-nazionale italiana in Istria alla fine dell'Ottocento, in B. Benussi, Storia documentata di Rovigno, Trieste 1977 3 ; F. Salimbeni, B. Benussi-Manuale di geografia, «QGS», a. VIII, n. 2, Trieste 1987, pp. 337- 338; G. Bandelli, B. Benussi-Saggio d'una storia dell'Istria, «QGS», a. VIII, n. 1, Trieste 1987, pp. 139-140; Annuario dioc., Trieste 1985, p. 60.
BERCHET Giovanni, via, Cologna-Scorcola. Da via dello Scoglio a via P. Ferrari. C.A.P. 34127.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione della strada a Giovanni Berchet, poeta e critico. Nato a Milano nel 1783 da famiglia originaria della Svizzera francese, fu allievo di F. Parini e amico di U. Foscolo e di V. Monti. Studioso delle lingue moderne e traduttore valido di Gray, Gol- dsmith e di Schiller, Giovanni Berchet fu convinto propugnatore delle idee romantiche, sostenute specialmente nella Lettera semiseria di Gri- sostomo (Milano 1816). Collaborò al Conciliatore nel 1818-19, fu parte- cipe dell'attività di F. Confalonieri per la liberazione della Lombardia dal- l' Austria e, all'arresto di questi (1821), si rifugiò prima a Parigi e poi a Londra dove visse, operando come traduttore, fino al 1848. Rientrato in Italia, partecipò al governo provvisorio della Lombardia che voleva unita al Piemonte. Ritornati gli austriaci, si rifugiò a Torino, ove fu eletto de- putato del parlamento piemontese. Morì nel 1851.
L'Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste conserva (Rac- colta Zajotti n. 117) una lettera di Giovanni Berchet a Gaetano Cattaneo, direttore del gabinetto numismatico in Milano, scritta dalla capitale lom- barda il 2 giugno 1816 e riguardante il monumento Rossi.
Bibl.: Diz. biogr. it., 8, Roma 1966, pp. 790-799; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 169; Trieste, Archivio Diplomatico, Racc. Zajotti n. 117.
BERGAMASCO, via, San Giacomo. Da via Molino a Vento a largo del Pestalozzi. C.A.P. 34137.
Denominazione ottocentesca suggerita, secondo la storiografia del secolo scorso, dal nome di un'antica famiglia Bergamasco, probabilmente origi- naria di Bergamo, alla quale sarebbero appartenuti alcuni terreni nella zona, ma della quale non sono rintracciabili notizie più precise.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 106; Ravasini, Compendio, Trie- ste 1929, p. 22; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
BERGAMINO, via del, Chiadino-Rozzol. Da strada di Rozzol a via dei Cergna. C.A.P. 34139.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'imposizione a questa strada del nome «bergamino», motivato come toponimo. Deriverebbe, secondo alcune in- terpretazioni difficilmente controllabili, dal nome di una «campagna Ber- gamina», a sua volta fitonimo indicante una specie di vitigno conosciuto anche nella nostra regione. Nessun riferimento, quindi, al «bergamino» essenza artificiale simile al bergamotto.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lin- gua italiana, I, Milano 1967, p. 314.
BERLAM, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di strada del Friuli. C.A.P. 34136.
Con delibera Giun. Mun. del 9.11.1966 (n. 2822) si volle ricordare i nomi degli architetti triestini Giovanni e Ruggero Berlam.
Via Bergamasco Via del Bergamino
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BERNARDI - BERNARDI
Giovanni Andrea Berlam nacque a Trieste il 3.7.1823; studiò architettura a Venezia e fu allievo di Francesco Lazzari, architetto veneto di fama, di- scepolo di G. Selva. Successivamente continuò gli studi presso l'Accade- mia di Vienna, ove si laureò ingegnere civile.
Rientrato a Trieste, entrò a far parte del cenacolo artistico che si riuniva in casa Artelli e alcuni anni dopo divenne segretario della Società per l'Arte e l'Industria, presieduta dal barone C. Reinelt. Sue realizzazioni principali, tuttora visibili, sono casa Gopcevich (1851 c., via G. Rossini n. 4), casa Zoratti poi Girardelli (1852, via C. Battisti n. 4), casa Bardeau (1854, via Milano n. 13) e poi ancora palazzina Ruzzier (1872, via C. Battisti 17), palazzo Morpurgo de Nilma (1875, via M.R. Imbriani 5), casa Caccia (1875, piazza C. Goldoni 11) e infine casa Herrmanstorfer (in collaborazione col figlio), da lui ricostruita nel 1876-78 essendo stata distrutta da un incen- dio (via C. Battisti 6). Tra i numerosi edifici costruiti nel circondario me- ritano menzione la sede della Società Triestina del Bersaglio al Cacciatore (1859) e villa Sigmundt (1861, via D. Rossetti 44-46). L ' opera di Giovanni Berlam è stata giudicata in modo discorde dagli studiosi: «stilistica acca- demica, ora di pura maniera lombardesca, ora viziata da punte di ecletti- smo, che non può più riscuotere, oggi, un autonomo interesse critico»; oppure, piuttosto: «la comprensione profonda della spazialità che respira nelle cupole, nelle volte, nelle nicchie circolari, nel compenetrarsi di ele- menti curvilinei in forme volumetriche cubiche, è quella che predomina in G. Berlam, è la sua luce nella piatta adesione dei molti alla moda, quella che lo fa artista tra gli artisti migliori di Trieste ma quella che anche, pur- troppo, non ne fa la fortuna».
Ruggero Berlam, figlio di Giovanni, nacque a Trieste il 20.9.1854; abban- donati giovanili studi di musica, frequentò l'Accademia di Venezia, ove fu allievo di Giacomo Franco, e poi la Regia Accademia di belle arti di Mi- lano, avendo per maestro Camillo Boito. Tornato a Trieste, entrò nello studio del padre per continuare poi l'attività indipendentemente. Archi- tetto valido e di chiara fama, realizzò importanti edifici a Trieste (casa Berlam, 1879, via G. Carducci 24; casa Leitenburg, 1887, via Giulia 2; villa Haggiconsta, 1890, viale R. Gessi), a Pola (Politeama Ciscutti, 1881) e nella regione (castello di Spessa, Spessa di Capriva, 1880) e poi a Udine e a Parenzo tra il 1887 ed il 1915, solo per citare alcune delle sue nume- rose opere. Fu tra i fondatori del Circolo Artistico Triestino (1884), con- sigliere municipale e componente della giunta (dal 1893) e membro del curatorio del Museo Revoltella. Dopo il 1904 lavorò assieme al figlio Ar- duino, realizzando a Trieste palazzo Vianello (1904, piazza G. Oberdan
1), la Scala dei Giganti (1905-07), il Tempio Israelitico (1906-12, piazza V. Giotti), il palazzo della R.A.S. (1909-13, piazza della Repubblica) e a Udine i padiglioni Pro Infanzia (1907, via A. Manzoni 7), palazzo Schiavi (1912, via Savorgnan) oltre al Municipio di Parenzo (1910, lungomare). «II suo merito principale» — si è notato — «è stato quello di aver a tal punto assimilato gli stili del passato da essere poi in grado di produrre opere del tutto originali, pur rimanendo sempre nell'ambito della tradizione».
Giovanni Berlam morì a Trieste nel 1892; Ruggero, pure a Trieste, nel 1920.
Bibl.: Diz. biogr. it., 9, Roma 1967, pp. 111-112; V. Scrinari, A sessant'anni dalla morte di Giovanni Andrea Berlam, «P0», XXII, 1952, pp. 221-226; G. Marsoni, L'architetto triestino Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, pp. 109-128.
BERNARDI Giuseppe, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via U. Moro. C.A.P. 34136.
Giuseppe Bernardi (o de Bernardi), il cui nome è ricordato con questa strada dal 14.7.1967 (Del. Cons. n. 605), nacque nel Canton Ticino nel 1807. Compì gli studi di architettura presso l'Accademia e il Politecnico di Vienna e poi, a Trieste, divenne ingegnere del comune e ispettore edile. In tale veste operò attivamente nella Trieste di metà Ottocento, costruendo numerosi edifici, tra i primi dei quali si colloca la casa di via S. Lazzaro 7
(1844, modificata 1859). La sua stagione più matura coincise con il de -
Via dei Berlam
Via Giuseppe Bernardi

cennio 1850-1860, che vide la costruzione del nuovo macello comunale, in stile neoclassico (1852, via dei Macelli n. 6), la casa in via S. Marco 17-19 (1853), l'Istituto dei Poveri (1858-1862, via G. Pascoli n. 31). Con
riguardo all'architettura di edifici destinati al culto, Bernardi firmò il pro- getto della chiesa dei SS. Ermacora e Fortunato a Roiano (1862), oltre a quello per l'altare marmoreo di S. Giusto (1856), già posto nell'abside della navata destra della Cattedrale e oggi esistente presso la chiesa di Lani- schie. Nel 1863 diresse i lavori per la ristrutturazione della chiesa della B.V. del Soccorso, che portarono alla costruzione del nuovo campanile. Al . Ber- nardi è pure attribuita la fontana di piazza Garibaldi, risalente al 1859. Giuseppe Bernardi fu anzitutto ingegnere e come tale addetto a costru- zioni in cui difficilmente era dato spazio al suo personale intervento sti- listico. Prevale nelle sue opere, non ancora complessivamente studiate, l'impostazione razionalistico-neoclassica, con l'eccezione vistosa, dovuta totalmente, però, alle direttive del committente, della villa Bottacin co- struita dal Bernardi nel 1855 c. in via S. Cilino, dal composito e incon- sueto stile architettonico.
Morì a Trieste nel 1875.
Bibl.; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «P0», XXII, Trieste 1952, p. 169; 0. Basilio, Colle- zionismo triestino, .AT., s. III, vol. XIX, Trieste 1934, pp. 198-199; L. Tull-Zucca, Archi- tettura neoclassica a Trieste, Trieste 1974, pp. 114-115; Godoli, Trieste, Bari 1984, p. 172;
Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, pp. 148, 200, 210, 323, 421.
BERNINI Lorenzo, via, Barriera Vecchia/San Giacomo. Da piazza del Sansovino a scala Stendhal. C.A.P. dal n. 1 al n. 8: 34131; dal n. 9
a fine: 34137.
Via Lorenzo Bernini
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BERSAGLIERI - BERSEZIO
Lorenzo (rectius Gian Lorenzo) Bernini, al quale la strada venne intitolata nel 1909, nacque a Napoli nel 1598. Architetto, scultore e pittore, esordì come scultore presso la bottega del padre eseguendo, tra il 1619 ed il 1625, alcune opere per Scipione Borghese (Roma, Galleria Borghese). La sua notorietà crebbe sotto il pontificato di Urbano VIII (1623-1644), quan- do realizzò assieme a Francesco Borromini il baldacchino bronzeo di San Pietro (basilica di S. Pietro) una delle principali e più alte espressioni del- l'arte barocca (1624-1633). Nel 1629 divenne architetto alla Fabbrica di S. Pietro affiancando pure alle attività di scultore e di architetto quella di pittore. Tra le sue opere scultoree: fontana dei fiumi (1648-1657, piazza Navona, Roma), tombe di Urbano VIII e di Alessandro VII (San Pietro, Roma).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 22; Diz. biogr. it., 9, Roma 1967, pp. 365-375; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 38-41.
BERSAGLIERI, molo dei, San Vito-Città Vecchia. Da riva N. Sauro. C.A.P. 34124.
Il piccolo molo esistente nell'Ottocento, detto molo della Porporella, venne allungato e allargato nel 1909, assumendo il nome di molo (nuovo) della Sanità. Su questo molo sbarcarono il a novembre 1918 i bersaglieri italiani e dal 1923 la denominazione venne mutata in «molo dei Bersa- glieri». Il corpo speciale di fanteria dei bersaglieri venne creato nel 1836 per iniziativa di Alessandro Ferrero della Marmora, allo scopo di dotare l'esercito di un corpo di fanteria caratterizzato da grande mobilità e abi- lità nel tiro; combatterono la prima volta a Goito 1'8.4.1843.
L'ampio edificio della Stazione marittima (n. civ. 3), dal 1984 Palazzo dei Congressi, venne costruito nel 1927-1930 su progetto degli architetti Gia- como Zammattio e Umberto Nordio, con decorazioni scultoree di Franco Asco. Alla radice del molo esisteva la costruzione dell'Espositura Doga- nale, opera dell'arch. Giorgio Zaninovich (circa 1910), demolita nel 1965; all'esterno venne collocata il 26.5.1923 la lapide (oggi sulla facciata della Stazione Marittima) con iscrizione dettata da Silvio Benco: «PRIMI / DALLE NAVI D ' ITALIA I ALL ' AMPLESSO DI TRIESTE I BALZARONO I I BERSAGLIERI / III NOVEMBRE MCMVIII /». Al posto dell'Espositura Doganale si trova oggi una vasta aiuola con la statua bronzea di Nazario Sauro (scul. T. Alberti, 1966).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p.22; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 174; Zammattio-Nezi, L'architetto G. Zammattio, Bergamo 1931, p. 80; Contessi, U. Nordio, Mi- lano 1981, pp. 78-80; N. Carboni-Tonini, L'attività triestina dell'arch. Giorgio Zaninovich, « QGS», a. V, Trieste 1984, pp. 270-272; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 76; «Il Piccolo», 26.1.1966.
BERSEZIO Vittorio, via, Servola-Chiarbola. Da via del Roncheto a via dei Soncini. C.A.P. 34146.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 questa strada di Servola assunse il nome di Vittorio Bersezio, nato a Cuneo nel 1828, novelliere e comme- diografo italiano. Autore prolifico, Bersezio ha il merito di avere riportato sulle scene teatrali il dialetto, nella specie quello piemontese, con la com- media Le miserie 'd monsù Travet (1863), «capolavoro in vernacolo pie- montese carissimo al pubblico ed applaudito con gioia perfino dal Man- zoni». Oltre alle commedie I violenti, Una bolla di sapone, Da galeotto a marinaio e ai racconti La povera Giovanna e Il volontario di Palestro, Bersezio fu autore dell'opera in otto volumi Trent'anni di vita italiana. Morì a Torino nel 1900.
L'edificio al n. civ. 22 di via V. Bersezio venne costruito su progetto del- l'arch. R. Depaoli datato 2.12.1905.
Bibl.: Diz. biogr. it. 9, Roma 1967, pp. 423-426; F. Flora, Storia della letteratura italiana, vol. III, p. II (Il Novecento, a cura di L. Nicastro), Milano 1947, p. 744; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste-R. Depaoli, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 89.
Molo dei Bersaglieri
Via Vittorio Bersezio
BERTOLINI - BESENGHI
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Largo Bertolini
BERTOLINI, largo, Altipiano Est (Villa Opicina). Alla confluenza delle vie dei Volpi, della Vedetta e Campo Romano. C.A.P. 34016.
Intitolazione errata, poiché il Consiglio Comunale, con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, intendeva ricordare «uno dei quattro primi boschi comu- nali sorti per opera del Comitato dell'imboschimento intorno al 1882 in quella zona». Il bosco in questione, che si estende dietro l'Obelisco di Opicina, venne piantato nel 1878 ed è intitolato, come da cippo posto lungo la via Nazionale, al celebre naturalista, medico, matematico e filo- logo italiano Antonio Bertoloni.
Nato a Sarzana nel 1775, Bertoloni fu algologo di fama, fondò gli Annali di storia naturale e pubblicò la sua opera massima Flora Italica (10 voll.) a partire dal 1833. Fu corrispondente, amico ed estimatore del naturalista Bartolomeo Biasoletto (Dignano 1793-Trieste 1858), che aveva conosciuto intorno al 1830 e che gli aveva dato valido aiuto per l'opera Flora Italica; tanto che Bertoloni gli dedicò un genere di flora, la Biasolettia nodosa.
Antonio Bertoloni morì a Bologna nel 1869.
Bibl.: Diz. biogr. it., 9, Roma 1967, pp. 610-611; Trieste, Archivio di Stato, Atti della Com- missione d'Imboschimento del Carso (IF-CI) - I.R. Luogotenenza del Litorale (1850-1918), b. 32; P. Sticotti, Bartolomeo Biasoletto-Aspetti della vita scientifica di Trieste nella prima metà dell'Ottocento, «AT», s. IV, vol. VIII-IX, Trieste 1945, pp. 58, 76-78, 82-84, 116, 173.
BESENGHI Pasquale, via, San Giacomo/San Vito-Città Vecchia. Da via San Giacomo in monte a piazzale A. Rosmini. C.A.P. dal n. 1 al n. 27 e dal n. 2 al n. 8: 34131; dai nn. 29 e 10 a fine: 34143.
La Delegazione Municipale della città di Trieste decise nella seduta del 24.7.1896 (Del. n. 38611) di intitolare una via di San Vito al poeta istriano Pasquale Besenghi. La notizia venne accolta con favore nella regione e il Magistrato Civico ricevette numerosi telegrammi di plauso: dal Municipio di Isola che telegrafò il 3.8.1896 «ringrazia plaudente riconoscentissimo codesta inclita delegazione onorante memoria poeta isolano nominando Besenghi», dalla Gioventù Isolana che alla stessa data telegrafò: «Gioventù Isolana riconoscentissima ringrazia delegazione onorarne poeta nostro denominando via Besenghi» e dalla Società Corale Besenghi di Isola. La strada venne poi prolungata da via Montecucco a via San Giacomo in monte nel 1902-1903.
Pasquale Besenghi degli Ughi nacque a Isola d'Istria da nobile famiglia il 31.3.1797; studiò al collegio vescovile di Capodistria e si laureò in giuri- sprudenza all'Università di Padova. I suoi interessi erano orientati però soprattutto alla letteratura: studente a Padova aveva scritto una tragedia Francesca da Rimini e nel 1820 pubblicò a Venezia una canzone in morte di Carlotta Taffoni. Spirito irrequieto, esuberante e romantico, Besenghi viaggiò attraverso la Grecia, durante la guerra di indipendenza, per due anni (1827-1829) partecipando pure ad azioni di guerra. Rientrato in Ita- lia, visse in Friuli studiando e componendo poesie, poi si trasferì a Ve- nezia e infine ritornò a Trieste, città nella quale aveva lavorato come im- piegato al Tribunale Mercantile, in tempo per vivervi i moti del 1848. Morì di lì a poco, il 24.9.1849, di colera.
Considerato il maggiore poeta istriano e giuliano della prima metà del- l' Ottocento, Besenghi nelle sue liriche rivela l'ideale romantico pur per- durando in esse — è stato osservato — «alcune feconde istanze classiche, neoclassiche e tradizionali». Prosatore dal piglio polemico e satireggiante, pubblicò a Venezia nel 1826 il Saggio di novelle orientali, satira mordace nei confronti di Trieste e dei suoi abitanti, la prima indicata come «Cu- cibrech» e sottolineando dei secondi la «babuaggine». E un'impostazione critico-letteraria che si ritrova nella sua poesia degli Apologhi, dove si rial- laccia «al favolismo settecentesco, ma con più corrosivo estro lucianesco compenetrato di aceti voltairiani».
Al n. civ. 8 di via P. Besenghi è la chiesa della Madonna della Provvi- denza, eretta nel 1914 in stile gotico inglese dall'arch. Giuseppe Gualandi per conto delle Suore della Visitazione e dedicata alla Beata Vergine Au-
Via Pasquale Besenghi
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BIAGIO - BIASOLETTO
siliatrice. Benedetta il 14.5.1914, divenne sede di parrocchia il 1.12.1958, riconosciuta civilmente il 27.8.1977. Al n. civ. 16, su fondo acquistato nel 1905 dalle Suore Scolastiche di Marburgo, venne eretto nel 1908 un ampio edificio (arch. Francesco Ferluga), destinato ad educandato femmi- nile, che nel 1910 divenne proprietà del Sovrano Erario; fu destinato quindi a Liceo femminile e, dopo la guerra, a caserma dei R. Carabinieri. Distrutto durante il II conflitto mondiale (dal 1939 ospitava il seminario vescovile), venne ricostruito più ampio su progetto dell'arch. Vittorio Frandoli e inaugurato 1'11.10.1950 (annessa cappella della B.V. Immacolata).
Al n. civ. 23 è il villino Ganzoni-Livesey (arch. R. Berlam, 1884), al n. civ. 31 il villino Knipfer poi Mosco (arch. G.M. Mosco, 1903), con la caratte- ristica torretta; al n. civ. 46 era un villino sociale dell'arch. R. Berlam (1894) oggi demolito, mentre al n. civ. 48 è il villino Cantoni (arch. R. Berlam, 1897). In fondo alla strada, dirimpetto a un ingresso secondario dell'Os- servatorio Astronomico, era villa Basevi, eretta dall'ing. E. Geiringer (1895), ristrutturata nel 1910 (arch. G. Polli) ad uso di «museo didattico», sede dal 1926 del Museo del Risorgimento e distrutta nel 1944.
Bibl.: Trieste, Archivio Storico del Comune, 1/9-4 (1896), prot. n. 54559; Diz. biogr. it., 9, Roma 1967, pp. 665-666; C. Curto, Pasquale Besenghi degli Ughi, «PI», numero speciale, novembre 1950, pp. 164-171; E. Rinaldi, L'opera di Pasquale Besenghi degli Ughi, Trieste 1966; G. Cervani, Trieste «Cucibrech» nella satira di P. Besenghi degli Ughi, «ACRSR», XIII, Trieste-Rovigno, 1982-1983, pp. 333-352; B. Maier, P. Besenghi degli Ughi, «Il Meridiano di Trieste», 19.7.1985, p. 14; L'amministrazione del Comune di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 206; Marsoni, L'arch. R. Berlam, «AFAT», 9, Udine, 1986, pp. 126-127; Zanni, G. Polli e le sue scelte stilistiche, «AFAT», 4, Udine, 1980, p. 114; Biamonti, L'edilizia trie- stina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine, 1984, p. 191; «RMCT», Trieste 1928, p. 19; «Il Piccolo» 5.4.1939; Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 64; G. Cuscito, Madonna della Provvidenza: da istituto religioso a parrocchia cittadina, «VN», 6.3.1987; A. Tassini, Per la biografia di P. Besenghi degli Ughi, «AT», s. IV, vol. XII-XIII, Trieste 1947, pp. 417-423; G. Quarantotti, Nuovi studi su Pasquale Besenghi, »AMSIASP», a. XLV, vol. XL, Pola 1928; P. Zecchini, Delle glorie della Grecia contemporanea, Besenghi degli Ughi, Firenze 1878.
BIAGIO San, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Seconda laterale destra di via S. Isidoro. C.A.P. 34016.
Con Del. Cons. n. 238 d.d. 24.6.1960 il Comune di Trieste volle ricor- dare, nell'intitolazione delle strade nella zona di Villa Carsia-Campo pro- fughi istriani, i Santi protettori delle città dell'Istria passate sotto l'ammi- nistrazione jugoslava. San Biagio, patrono di Dignano, vescovo di Sebaste in Armenia fu martirizzato probabilmente all'epoca di Licinio (307-323). Allontanatosi infatti dalla sede vescovile venne arrestato e poi decapitato. E celebrato dagli orientali 1'11 febbraio, dagli occidentali il 3 o il 15 dello stesso mese. È invocato come taumaturgo per le malattie della pelle.
Bibl.: Biblioth. Sanct., III, Roma 1963, pp. 158-170.
BIANCOSPINO, via del, Altipiano Est (Villa Opicina). Dalla via di Prosecco alla via dei Cipressi. C.A.P. 34016.
Fitonimo attribuito alla strada con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Il bian- cospino è un arboscello della famiglia delle rosacee (Crataegus oxyacan- tha), diffuso anche sul Carso, pur preferendo i terreni argillosi, freschi, le boscaglie e le pinete. Cresce ad altezze comprese tra il livello del mare e i 1200 metri. Fiorisce in marzo-giugno; le foglie essiccate, i fiori e i frutti freschi o essiccati hanno proprietà medicinali: ipotensiva, cardioregola- trice, febbrifuga e sedativa.
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 178.
BIASOLETTO Bartolomeo, via, Chiadino-Rozzol. Da campo San Luigi a via C. de Marchesetti. C.A.P. 34142.
Per onorare la memoria dello scienziato e naturalista Bartolomeo Biaso- letto il Comune di Trieste stabilì di intitolare al suo nome una strada cit- tadina con Del. Pod. n. 817 d.d. 3.7.1937.
Via San Biagio
Via del Biancospino
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BIDISCHINI - BIDISCHINI
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Via Bartolomeo Biasoletto
Biasoletto nacque a Dignano d'Istria il 24.4.1793 e fin dal 1807 entrò a far pratica nella farmacia del suo paese e poi a Fiume (1811) e a Trieste (1812). Si iscrisse all'Università di Vienna ove si diplomò in farmacia il 30.8.1814 e fu allievo di J. Jacquin, frequentando l'Orto Botanico di quella città. Rientrato a Trieste, divenne proprietario di una farmacia che fu punto d'incontro di studiosi regionali ed europei. Nel 1823 si laureò in filosofia all'Università di Padova; ebbe stretti rapporti scientifici con i maggiori na- turalisti europei, fu corrispondente della Flora di Regensburg, partecipò come relatore a numerosi congressi a Regensburg, a Vienna e a Praga. Nel 1837 la Reale Società botanica bavarese di Regensburg gli dedicò il se- condo numero del XX volume di Flora. Fondatore dell'Orto botanico di Trieste (1827), fu consigliere municipale di Trieste (1840-1848) e diret- tore del Gremio farmaceutico triestino. Membro dell'Accademia botanica di Regensburg, delle Accademie di orticoltura di Vienna e di Londra, della Società dei Naturalisti di Halle, dell'Accademia dei curiosi della natura di Mosca, Biasoletto legò il proprio nome a notevoli scoperte scientifiche; a quella di due nuove specie di rosa fatta nel 1826 assieme a K. Sternberg di Praga (Rosa gentilis Stern. e Rosa affinis Stern. ), fece seguito la sco- perta del nuovo trifoglio a lui dedicato, il Trifolium Biasoletti. Il dott. R. de Visiani gli dedicò l'Artemisia Biasolettiana, il prof. C.A. Agardh la Hutchinsia Biasolettiana, il prof. F.T. Kiitzing la Draparnaldia Biaso- lettiana e il prof. G. Kunze la Malva Biasolettiana e molte altre. Morì a Trieste il 17.1.1858.
Opere principali di B. Biasoletto: Bericht ubereine Reise durch Istrien, «Flora», n. 33, 7.9.1829, pp. 513-525 e n. 34, pp. 529-541; Di alcune al- ghe microscopiche, Weis, Trieste 1832; Relazione del viaggio fatto nella
primavera dell'anno 1838 dalla Maestà del Re Federico Augusto di Sas- sonia..., Weis, Trieste 1841 (trad. ted., Gottschalck, Dresden 1842); Escursioni botaniche sullo Schneeberg (Monte Nevoso) nella Carniola, Papsch, Trieste 1846; Sull'Hydrodictyon graniforme..., «Atti della I riu- nione degli Scienziati italiani-1839», Pisa 1840, pp. 174-175.
Lungo via B. Biasoletto sorgono le case dell'I.C.A.M. costruite nel 1912. Al n. civ. 14 è il ricreatorio comunale «E. Lucchini», aperto nel 1914.
Bibl.: Diz. biogr. it. 10, Roma 1968, pp. 288-290; P. Sticotti, Bartolomeo Biasoletto, «PI», num. spec., nov. 1950, pp. 198-200; P. Zecchini, Galleria triestina di personaggi illustri, S. Vito al Tagliamento 1880, pp. 21-22; Sticotti, Aspetti della vita scientifica a Trieste nella prima metà dell'800, «AT», s. IV, vol. VIII-IX, Trieste 1945, pp. 177-389; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 39.
BIDISCHINI, via dei, Cologna-Scorcola. Dalla strada nuova per Opicina a via della Bellavista. C.A.P. 34016.
Il nome, attribuito con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, intese ricordare, secondo la motivazione ufficiale, «uno dei quattro primi boschi comunali sorti per opera del Comitato del Rimboschimento intorno al 1882 in quella zona». Il bosco Burgstaller-Bidischini, in realtà, venne creato dalla Com- missione d'Imboschimento del Carso nel 1881 su terreni donati da quella famiglia sull'altura dell'Obelisco di Opicina (altura denominata già durante la I guerra mondiale «Poggioreale del Carso»), presso il serbatoio dell'ac- qua. Colà si trova, atterrato, un cippo che ricorda il nome del bosco, l'anno di piantagione (1881) e l'anno di intitolazione alla famiglia triestina (1907).
La famiglia nobile dei Bidischini, a Trieste nel XVIII secolo con Antonio qm. Domenico (Cormons 1723-Trieste post 1783), si estinse all'inizio del nostro secolo; era loro proprietà la cappella di San Floriano a Banne.
Il ricordato Antonio Bidischini qm. Domenico, proprietario di una spe- zieria, ebbe per figli Francesco Antonio (Trieste 1759-ivi c. 1830), lau- reato all'Università di Vienna, medico fisico e veterinario; Andrea Gio- vanni (Trieste 1761-ivi 1848) e Giuseppe (Trieste 1757-ivi 1827), sacer- dote. Giuseppe Burgstaller (Trieste 1840-ivi 1914) aggiunse al proprio il cognome Bidischini; possidente, fu consigliere comunale di Trieste e de- putato al Parlamento di Vienna.
Via dei Bidischini
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BISON - BOCCACCIO
Bibl.: Trampus, Appunti per una storia di Opicina, .AT., s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, p. 128; L. de Jenner, Genealogie Triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 111 B 3, p. 77; Trieste, Archivio di Stato, C.R. Governo (1776-1809), b. 131, b. 138; P. Tomasin, Codice epigrafico, vol. II, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/2 C 6, pp. 422, 494; Trieste, Archivio Storico del Comune, Presid. 1870, prot. n. 778; Marini, Trieste via per via,
Trieste 1985.
BISON Giuseppe Bernardino, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via A. Camaur. C.A.P. 34136.
Risale alla Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 l'intitolazione della strada al pit- tore Giuseppe Bernardino Bison (Bisson), nato a Palmanova nel 1762 e trasferitosi bambino a Brescia e quindi a Venezia. In questa città continuò gli studi di pittura, già iniziati a Brescia, con Antonio Maria Zanetti; poi si iscrisse all'Accademia di pittura, avendo per maestri C. Cedini e A. Mauro (1779-1789). Lavorò dapprima come scenografo a Venezia (grazie all'aiuto dell'amico G. Selva), a Treviso, a Trieste e a Gorizia per i rispettivi teatri. Fu, per lavoro, a Ferrara (1787), nel Trevigiano (1791), a Treviso (1793), a Zara (1807) e infine a Trieste. In questa città operò per molti anni già dal 1800 (decorazioni di palazzo Carciotti); eseguì pure le decorazioni pit- toriche della Borsa Vecchia (1805-1806) e della chiesa di S.M. Maggiore. Affreschista e pittore di vedute e di ritratti, Bison è legato alla tradizione dell'ambiente veneto e del quale raccoglie gli elementi migliori, vivendo in pieno neoclassicismo e pure attento alle istanze più progressiste. Con- siderato un epigono del Settecento, di Bison si è notato che «l'apparente disponibilità eclettica è spesso riscattata dall'inesauribile fantasia, dall'im- mediatezza espressiva, dalla franchezza del 'tocco' brioso, dalla trasparenza prodigiosa della tinteggiatura delle predilette tempere. La emulazione dei maestri del passato non lo irretì, in ogni modo, al punto da lasciarlo sprovvisto di sensibilità moderna».
Trasferitosi a Milano nel 1831 (o 1833), lavorò intensamente e partecipò a molte esposizioni dell'Accademia di Brera. Morì in miseria, a Milano, il 24.8.1844.
Bibl.: Diz. biogr. it., 10, Roma 1968, pp. 684-685; F. Firmiani, Le pitture, in Autori Vari, Il palazzo della Borsa Vecchia di Trieste, Trieste 1981, pp. 107-123; Corsi, Pittori dell'Otto- cento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; F. Però, Bozzetti scenici inediti del Bison, «AFAT», 3, Udine 1979, pp. 77-83; F. Firmiani, Bison e il progetto dell'apparato fe- stivo del 1816 per la Borsa di Trieste, «AFAT», 5-6, Udine 1982, pp. 139-145; A. Morassi, Il pittore G.B. Bison e il suo soggiorno a Trieste, .AT., s. III, vol. XVI, Trieste 1930-1931, pp. 215-226; C. Piperata, G. Bison e i pittori triestini suoi contemporanei, .AT., s. III, vol. XXI, Trieste 1936, pp. 221-230.
BOCCACCIO Giovanni, via, Città Nuova-Barriera Nuova/Roiano- Gretta-Barcola. Da scala al Belvedere a via S. Somma. C.A.P. 34135.
«Dalla ripartizione, approvata nel 1899, della realità n. tav. 373 di Scor- cola ora città al principio della via di Miramar» — spiega la relazione co- munale del 1903 — «risultò la necessità di costruire, a spese dei proprie-
tari dei livelli stabiliti», la strada cui fu attribuito con delibera Del. Mun. d.d. 13.1.1902 n. 83523 il nome di Giovanni Boccaccio. Nato a Parigi da padre toscano nel 1313 ma trasferito poco dopo con la famiglia a Firenze, Boccaccio venne avviato alla professione del mercante in Napoli. Dedi- catosi agli studi, frequentò la corte di re Roberto d'Angiò e, tornato a Firenze nel 1340, partecipò alla vita pubblica della città e fu latore di am- basciate presso i papi Innocenzo IV e Urbano V ad Avignone e poi a Roma. Amico di Petrarca, fu suo ospite per breve periodo a Venezia; morì a Cer- taldo nel 1375. Boccaccio scrisse opere in volgare e in latino: tra quelle del primo gruppo si ricordano il Filocolo (romanzo in prosa in sette libri), il Filostrato (poemetto in ottave), Fiammetta (breve romanzo in prosa), il Ninfale fiesolano (poema in ottave) e l'opera sua maggiore, il Decameròn, raccolta di cento novelle composta tra il 1349 ed il 1351. Tra le opere in lingua latina: De casibus virorum illustrium (serie di ritratti biografici in nove libri), De genealogis deorum gentilium (enciclopedia mitologica in
Via Giuseppe Bernardino Bison
Via Giovanni Boccaccio
BOCCARDI - BOCCARDI 84 quindici libri) e De montibus, silvis, fontibus, fluminibus, stagnis seu
Via Alberto Boccardi
paludibus, de nominibus maris (dizionario geografico).
Rapporti diretti o indiretti tra Boccaccio e Trieste non esistettero, se si esclude la tradizione incontrollabile secondo la quale il convento di S. Francesco di Trieste, fondato nel 1229 da S. Antonio di Padova, avrebbe posseduto nella propria biblioteca un esemplare della Divina commedia con annotazioni autografe di Giovanni Boccaccio.
L'opera del Boccaccio, invece, fu studiata da notevoli letterati e umanisti triestini; anzitutto da Domenico Rossetti (1774-1842), petrarchista di va- lore, il quale diede alle stampe (Marenigh, Trieste 1828) il volume Petrarca, Giulio Celso e Boccaccio, illustrazione bibliologica del De viris illustribus di Petrarca, del De vita et rebus gestis C. J. Caesaris di Giulio Celso e de Della vita e dei costumi del signor Francesco Petrarca da Fiorenza di G. Boccaccio; opera che valse al Rossetti l'approvazione di V. Monti e di A. Mustoxidi, ricordati nella premessa.
L'opera maggiore di Attilio Hortis (1850-1926), che gli procurò l'ammira- zione del mondo accademico internazionale, è quella intitolata Studj sulle opere latine del Boccaccio (Dase, Trieste 1879), volume di quasi mille pa- gine, giudicato da V. Branca, massimo studioso moderno del Boccaccio, «messaggio fondamentale ancora utilizzatissimo e utilissimo».
Lungo via G. Boccaccio, aperta al sorgere del nostro secolo, sorsero edi- fici prevalentemente ispirati allo stile liberty, come le case n. civ. 1 (ing. M. Sonz, 1903-1904), n. civ. 5 (ing. A. Wagner, 1902-1903), n. civ. 10 (ing. A. Bachschmid, 1905), n. civ. 13 (ing. A. Bradaschia, 1902-1903), n. civ. 31 (ing. A. Bachschmid, 1909-1911).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 23; Diz. biogr. it., 10, Roma 1968, pp. 838- 857; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 208; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 13 D 1/9; O. Basilio, Collezionismo triestino, «AT», s. III, vol. XIX, Trieste 1934, p. 163; M. Gentile, Attilio Hortis nel cinquantenario della morte, Trieste 1976, pp. 6-7; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1980; Franzoni, G. Righetti, «PO», XXVI, Trieste 1956, pp. 383-384; C. Pagnini, Appunti sulla vita e l'opera di D. Rossetti, «Scritti inediti», vol. II, Udine 1944, pp. 62-65.
BOCCARDI Alberto, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva N. Sauro a via del Pesce. C.A.P. dal n. 1 al n. 5: 34124; dal n. 6 a fine: 34121.
Già via della Porporella, ebbe nuova denominazione con delibera Giun. Mun. d.d. 20.3.1922 n. IX-31 /8-21.
Alberto Boccardi, letterato, poeta, giornalista, nacque a Trieste il 10.11.1854; frequentò il ginnasio comunale e a diciassette anni cominciò a scrivere le prime opere drammatiche, pubblicate nella Galleria Teatrale di Milano. Come giornalista iniziò a collaborare con l'Arte e l'Operaio
dopo il 1871. Laureatosi in giurisprudenza e divenuto impiegato presso il comune di Trieste, continuò l'attività di autore teatrale dedicandosi pure alla poesia e pubblicando i suoi scritti specialmente sul giornale Libertà e lavoro di Giuseppe Caprin, prima di convincersi di non avere voca- zione poetica. Dal 1880 si dedicò quasi completamente all'attività di gior- nalista critico e di romanziere. Il suo primo romanzo, Ebbrezza mortale, pubblicato nel 1880 (Pavia, Milano) riscosse l'approvazione della critica italiana, tanto che nel 1890 ne uscì la quinta edizione presso l'editore Treves. Creato Cavaliere dell'Ordine Ellenistico del Santo Salvatore dal Re di Grecia per la traduzione de Poeti greci contemporanei di J. Lambert (1883), si dedicò pure con successo alla letteratura giovanile, continuando la collaborazione con i giornali L'Indipendente di Trieste, Capitan Fra- cassa di Bologna, la Patria di Bologna, la Perseveranza e il Corriere della Sera di Milano. Conferenziere ammirato, Boccardi pubblicò nel 1896 il romanzo più apprezzato, Il punto di mira (Galli, Milano) che ebbe quat- tro edizioni; nel 1905 apparve il suo volume Teatro e vita e nel 1922 Memorie triestine. Sul versante professionale, divenne segretario dei po- destà R. Bazzoni e F. Pitteri, nel 1897 assessore comunale e nel 1910 di- rettore degli uffici magistratuali. Giubilato nel 1913 a seguito di una grave malattia che lo semiparalizzò, ricevette nel 1920 motu proprio dal Re la croce di commendatore della Corona d'Italia. Morì a Trieste il 13.6.1921.
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BOCCHERINI - BOEGAN
I suoi romanzi, dei quali già mezzo secolo fa si notava lo scarso realismo, hanno oggi valore di documento di un genere letterario caratteristico di un'epoca ormai trascorsa; maggiore interesse destano, anche per gli ap- porti critici, gli scritti di teatro e di vita artistica.
Bibl.: R. Paolucci, Alberto Boccardi nella vita e nelle opere, «P0», III, Trieste 1933, pp. 276-298, 474-496, 552-567, 672-693, 780-796; S. Benco, Prefazione a «Tra la virtuosa gente», Milano 1922; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 23; N. Gnoli Fuzzi, Tre letterati a Trie- ste, Brescia 1973, pp. 83-128; A. Gentile, Alberto Boccardi e il dialetto, «PO», XVI, Trieste 1946, pp. 113-116.
BOCCHERINI Luigi, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale destra di via P. Metastasio. C.A.P. 34148.
Luigi Boccherini, al quale la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, musicista e compositore, nacque a Lucca nel 1743; allievo del violoncellista D.F. Vannucci, studiò a Roma dove tenne il suo primo concerto all'età di tredici anni. Nel 1761 divenne primo violoncellista alla cappella di Lucca e iniziò in quel periodo l'attività di compositore. Cre- sciuta la sua fama oltre i confini nazionali, fu nominato nel 1769 compo- sitore e virtuoso dell'infante Luigi di Spagna e si stabilì a Madrid, ove visse fino alla morte (1805). Concertista di fama, compositore fecondo consi- derato di livello pari a Haydn e Mozart (che trassero dalle sue opere pa- recchi spunti), Boccherini compose, tra l'altro, sinfonie, concerti e brani per complessi d'archi, trii, quartetti e quintetti con viole e violoncelli. Scrisse la Messa, lo Stabat Mater (1801), la Cantata di Natale e i Canti Sacri per quattro voci con orchestra; ridotta fu invece la sua produzione operistica e teatrale, della quale si ricordano La Clementina (1778) e il Ballet espanol (1774); benché scomparsa a seguito di interventi edilizi re- centi, la strada sopravvive nominalmente nello stradario ufficiale.
Bibl.: Diz. biogr. it., i 1, Roma, 1969, pp. 60-67.
BOEGAN Eugenio, via, San Giovanni. Da strada di Guardiella a via Timignano. C.A.P. 34126.
Ad Eugenio Boegan questa strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Nato a Trieste nel 1875, giovanissimo si appassionò alla vita alpinistica ed escursionistica fondando, nel 1890, il Club Alpino dei Sette allo scopo di promuovere il turismo, l'alpinismo e l'esplorazione delle grotte. Iscritto alla Società Alpina delle Giulie, risultò vincitore di un concorso bandito nel 1898 dalla Società Geografica Italiana con uno stu- dio sulla grotta di Trebiciano. Volontario durante il primo conflitto mon- diale nelle file dell'esercito italiano, venne nominato nel 1921 Cavaliere del Regno d'Italia. Impiegato alla società «Aurisina», poi all'Ufficio Idro- tecnico Comunale e infine al servizio acquedotti dell'Azienda Comunale
Elettricità Gas Acqua e Tramvie di Trieste, fu presidente della Commis- sione Grotte della Società Alpina delle Giulie dal 1904 per 'trentacinque anni. Pubblicò oltre 140 interventi scientifici in italiano, inglese e fran- cese, tra i quali le sue opere principali, Duemila Grotte (in collaborazione con L.V. Bertarelli) (T.C.I., Milano 1926) e Il Timavo, studio sull'idro- grafia carsica subaerea e sotterranea (Stabilimento Tipografico Nazio- nale, Trieste 1938), opera che gli valse un premio dell'Accademia d'Italia. Lasciò inedita una Storia della speleologia e, in abbozzo, la Bibliografia speleologica mondiale. Promotore dell'Istituto Italiano di Speleologia, fu direttore della rivista Le Grotte d'Italia (1927-1939). Morì il 18.11.1939.
La sua attività scientifica, da alcune parti criticata perché giudicata di non rigorosa impostazione scientifica, poi ritenuta superata dai tempi e dall'evo- luzione delle conoscenze scientifiche, è stata oggetto di riconsiderazione in tempi recenti, documentata dalla ristampa dell'opera Duemila Grotte (1986).
Bibl.: «I1 Piccolo», 21.11.1939; P. Guidi-N. Vianello, Eugenio Boegan a venticinque anni dalla sua scomparsa, «Atti e Memorie della Commissione Grotte 'Eugenio Boegan'», vol. IV, Trie- ste 1965, p. 15-25; M. Gortani, In ricordo di E. Boegan (1875-1939), s.n.t., 1941.
Via Eugenio Boegan
BOIS DE CHESNE - BOLAFFIO 86 BOIS DE CHESNE Alberto, via, Chiadino-Rozzol. Da via
Via Alberto Bois de Chesne
E. Pospichal a via G. Kugy. C.A.P. 34142.
Ad Alberto Bois de Chesne, «botanico e mecenate», il Comune di Trieste intitolò questa strada cittadina con Del. Cons. n. 475 d.d. 22.12.1964. Nato a Trieste nel 1871 da famiglia originaria della Svizzera, Bois de Che- sne, compiuti gli studi al Politecnico di Vienna con specializzazione in scienze forestali, continuò l'attività del padre che commerciava in legname. Studioso di scienze naturali e di botanica in particolare, creò un orto bo- tanico in Val Trenta e costituì una ricca collezione naturalistica corredata da un'attenta documentazione grafica e fotografica, materiale che poi donò al Civico Museo di Storia Naturale di Trieste. Amico dello scrittore J. Kugy, che fu suo ospite nell'orto botanico in Val Trenta (battezzato «Juliana» e perduto durante il II conflitto mondiale), Bois de Chesne fu autore di ar- ticoli scientifici in età giovanile e di alcune conferenze pubblicate sugli atti del «Deutscher und Oesterreichischer Alpenverein», sezione del Lito- rale. Pubblicò inoltre un articolo Juliana in Angewandte Pflanzensozio- logie, Atti dell'Istituto di Fitosociologia della Carinzia (1951).
Morì a Trieste nel 1953.
Bibl.: C. Lona, Ricordo di Alberto Bois de Chesne, «Giornale di Trieste», 22.8.1953; R. De- rossi, Dai «Quaderni» di A. Bois de Chesne, «P0», n.s. a. IX, Trieste 1973, pp. 201-224; A. Bois de Chesne, Il giardino tra i monti, Trieste 1977.
BOITO Arrigo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale sinistra di via B. Benussi. C.A.P. 34148.
Arrigo Boito, al quale la strada venne intitolata nel 1956 (Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956), musicista e scrittore italiano, nacque a Padova nel 1842; studiò al Conservatorio di Milano (1853-1862). Nel 1862 scrisse il testo per l'Inno delle Nazioni di G. Verdi, per il quale nutrì grande ammira- zione e del quale fu collaboratore. Considerato uno degli ultimi esponenti del romanticismo, fece parte della scapigliatura milanese; la sua prima opera teatrale, il Mefistofele, andò in scena alla Scala di Milano il 5.3.1868 ed ebbe esito infelice ma, rifatta, ebbe grande successo al teatro Comu- nale di Bologna il 4.10.1875. Seguì il Nerone che venne accolto con grande favore da parte del pubblico e della critica. Fu il librettista della Gioconda di A. Ponchielli e dell'Otello e del Falstaff di G. Verdi mentre tradusse dal tedesco il libretto di Tristano e Isotta di R. Wagner. Arrigo Boito fu autore, nel 1877, dell' «inno-marcia» dell'Associazione Triestina di Ginna- stica, poi Società Ginnastica Triestina e su di lui Alberto Boccardi pub- blicò un'operetta, Arrigo Boito, noterelle a matita di Nino Nix (Appo- lonio, Trieste 1877).
Morì a Milano il 10.6.1918.
Bibl.: Diz. biogr. it., 11, Roma 1969, pp. 230-237; Schmidl, Dizionario Universale dei Mu- sicisti, Milano 1887, p. 62; R. Paolucci, Alberto Boccardi nella vita e nelle opere, «PO», a. III, Trieste 1933, p. 290.
BOLAFFIO Vittorio, via, Chiadino-Rozzol. Terza laterale destra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Il Consiglio Comunale di Trieste stabilì, con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, di intitolare al pittore Vittorio Bolaffio una strada cittadina nel rione di Chiadino.
Nato a Gorizia il 3.6.1883, Bolaffio iniziò gli studi di pittura a Trieste che continuò a Firenze con Giovanni Fattori. Portatosi a Parigi, frequentò Amedeo Modigliani e Paul Cèzanne dalle cui opere fu in parte influen- zato. Tornò a Trieste (dove aveva già esposto nel 1906 alla «Permanente del Circolo Artistico») nel 1910, per allontanarsene due anni dopo, alla volta all'Estremo Oriente e dell'India, imbarcato come fuochista. Arruo- lato nell'esercito austriaco durante il I conflitto mondiale, Bolaffio espose saltuariamente a Trieste, a Padova e a Gorizia. Uomo schivo, modesto e
Via Arrigo Boito Via Vittorio Bolaffio
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BONAFATA - BONAPARTE
dal temperamento un po' bizzarro, Vittorio Bolaffio fu pittore apprezzato in vita ma l'interesse per la sua opera crebbe dopo la morte, avvenuta a Trieste il 26.12.1931, quando ebbe pure l'apprezzamento di De Pisis e di Montale. Nel 1932 il Comune di Trieste organizzò una retrospettiva e gli conferì una medaglia d'oro alla memoria.
Bibl.: Diz. biogr. it., 11, Roma, 1969, pp. 244-245; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; S. Mattioni, Gli esemplari (caratteri e ritratti triestini) - Vittorio Bolaffio, «PO», XXX, Trieste 1960, pp. 378-398; Comune di Trieste, Vittorio Bo- laffio, Trieste 1975; Autori Vari, II porto amico, Trieste 1975.
BONAFATA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di viale Miramare, seconda dopo il cimitero di Barcola. C.A.P. 34136.
Toponimo che divenne il nome di questa strada il 13.2.1903, su proposta di Jacopo Cavalli, «a ricordo di un antico casolare notato anzi in antico bonafad». Si tratta di toponimo derivante da antroponimo trecentesco; al 28.2.1327 risale il testamento di Bonafata («Domina Bonafata») vedova di Giusto de Leo, che lascia tra l'altro al proprio nipote parte di una vigna in Gretta; risale al 27.9.1346 il testamento di Bonafede («Domina Bonafe») moglie di Pertoldo Burlo.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 23; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 232; Trieste, Archivio Diplomatico, Quaderni dei Vi- cedomini, segn. S C, vol. III, c. 146 r.-148 r., vol. XVIII, c. 1 r.-1 v.; Doria, Schede
toponomastiche-Barcola, «Abitare Trieste», 22.6.1985.
BONAPARTE, via, San Vito-Città Vecchia. Da largo Papa Giovanni
XXIII a viale III armata. C.A.P. 34123. Via Bonaparte
Via Bonafata
BONAllA - BONAllA 88
Via Francesco Bonazza
Con delibera del 29.1.1926 la via Necker assunse il nome di via Bona- parte, a ricordo del soggiorno in Trieste di Girolamo Napoleone Bona- parte.
La precedente intitolazione di via Necker ricordava uno dei proprietari della settecentesca villa Cassis (oggi al n. civ. 2 di via dell'Università), Al- fonso Teodoro Necker (Ginevra 1791-Satigny 1849), nipote del ministro di Luigi XVI, titolare a Trieste di una ditta commerciale, console svizzero in questa città dal 1822 fino al 1838, anno del suo rimpatrio.
Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone, nacque ad Aiaccio il 15.11.1784. Re di Westfalia dal 1807, fuggì in Austria dopo l'abdicazione di Napoleone (1814) e si rifugiò a Trieste fino al 1815. Ritornò in questa città nel 1819 prendendo in affitto palazzina Romano (oggi demolita) già in via A. Diaz; nel 1820 acquistò villa Cassis, ove risiedette fino al 1823, data del trasferimento a Roma e della cessione della villa al Necker. Morì nel 1860.
Nella palazzina Romano nacque suo figlio Napoleone Carlo (24.8.1814) e nella villa già Cassis nacquero Letizia Matilde (27.5.1820) e Napoleone
Giuseppe (9.9.1822).
Napoleone Giuseppe detto il principe Girolamo («Plon Plon»), nacque in- fatti a Trieste il 9.9.1822; trascorse l'infanzia a Roma e sposò nel 1859, a seguito delle trattative di Cavour, la principessa Clotilde di Savoia. Di sen- timenti amichevoli verso l'Italia e favorevoli alla politica antiaustriaca, morì a Roma nel 1891. Nel 1927 la Società Nazionale per la storia del Risorgi- mento fece apporre sul lato di villa Necker prospiciente via Bonaparte (n. civ. 1) l'iscrizione tuttora esistente: «IN QVESTA DIMORA I NACQVE I ADDI IX SET- TEMBRE MDCCCXXII / IL PRINCIPE NAPOLEONE I DEL NOSTRO RISORGIMENTO I E DEI DESTINI DI QUESTA TERRA I COSTANTE GENEROSO FAVTORE I IL COMITATO PER LA VENEZIA GIVLIA E LA DALMAZIA I DELLA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITA - LIANO I XVII MARZO MCMXXVII /D.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 23; Plitek, I napoleonidi a Trieste, «AT», s. III, vol. XI, Trieste 1923-1924, pp. 91-162, s. III, vol. XIV, Trieste 1927-1928, pp. 139-158, s. III, vol. XIII, Trieste 1926, pp. 211-290; 0. de Incontrera, Pubblicazioni e ricerche archi- vistiche sugli esuli napoleonici a Trieste, «P0», X, Trieste 1940, pp. 307-319, XI, Trieste 1941, pp. 283-297; [A. Guadagni], Villa Napoleone (Necker), Trieste 1963; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 195; L. Rava, Il principe Napoleone e l'Italia, «NA», CCCVII, Roma 1923, pp. 336-344; R. Dollot, Le premier exil du roi Jéróme à Trieste, «Revue d'Histoire Diplo- matique», Paris 1938, pp. 45-64, 154-178.
BONAllA Francesco, via, San Giacomo. Prima laterale sinistra di via Rio Corgnoleto. C.A.P. 34149.
Risale alla Del. Cons. n. 1727 d.d. 20.7.1966 l'intitolazione della strada a Francesco Bonazza, nato probabilmente a Venezia nel 1695 c. da Gio- vanni, scultore rinomato. Scarse e non verificate sono le notizie biogra- fiche ed artistiche su Francesco Bonazza, che avrebbe iniziato la propria attività come incisore di cammei e che viene menzionato come scultore nel 1729, anno in cui fu pagato per due statue di San Marco per il ponte
nuovo della Giudecca. Nel 1730 c. eseguì l'altorilievo l'Angelo che ap- pare in sogno a Giuseppe (cappella del Rosario, chiesa SS. Giovanni e Paolo in Venezia), nel 1730 fu autore di alcune decorazioni per la facciata
della chiesa dei Gesuiti. Operò anche a Padova dopo il 1748 con le Quat- tro virtù cardinali, a Valloncello (Udine) con un S. Michele Arcangelo e Tobiolo e l'angelo per la parrocchiale, e a Treviso con la Visitazione (considerata la sua opera migliore) e due Angeli per il tempietto della villa Pastega-Manera in Villorba.
Membro dell'Accademia di Venezia dal 1756, morì in quella stessa città nel 1770.
Alcune statue di Francesco Bonazza, firmate con le iniziali «F.B.F.» (Fran- cesco Bonazza fecit), già esistenti presso la villa dei Gradenigo sul «Ter- ragio», furono trasportate a Trieste nei primi anni dell'Ottocento per de- corare il giardino di villa Sartorio in strada per Fiume. Le statue erano: l'Abbondanza, Adone, Pudicizia, e Guerriero, oltre a quattro cavalli
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BONGHI - BONOMEA
marmorei posti tuttora davanti alla gloriette. Del Bonazza erano ancora una Pomona, un Fauno e alcuni Amorini, tutti esistenti nel ricordato giardino.
Bibl.: Diz. biogr. it., 11, Roma 1969, pp. 658-659; Diz. arte it., Milano 1981, p. 47; G. Aga- pito, Descrizione storico-pittorica della fedelissima città e portofranco di Trieste (1826), Trieste 1972 2, pp. 172-174; [E. Marini], La Villa Sartorio sulla Strada per Fiume, «Tempi Andati», n. 5, Trieste 1978, pp. 1-2.
BONGHI Ruggero, scala, Chiadino-Rozzol. Da via P. Revoltella a via dell'Eremo. C.A.P. 34139.
La nuova scalinata costruita negli anni Venti per dare accesso ai caseggiati dell'I.C.A.M. reca dal 3.12.1927 (Del. Pod. N. 24/27-VII-31/27) il nome di Ruggero Bonghi, uomo politico e letterato.
Nato a Napoli nel 1826, fu studioso di letteratura classica (a quindici anni aveva tradotto il Filebo di Platone) e partecipò alla vita politica dopo il 1846, inviando poi una petizione a Ferdinando II per ottenere la costitu- zione. Dopo un soggiorno a Firenze che vide la sua collaborazione a Il Nazionale, si trasferì a Torino e a Milano dove entrò in amicizia con A. Manzoni e con i patrioti lombardi. Dopo la liberazione della Lombardia dall'Austria ebbe la cattedra di filosofia all'Università di Pavia. Tornato a Napoli nel 1860, partecipò alla vita politica della propria città fondando il Nazionale e fu eletto deputato. Politico e studioso di alto ingegno, Bon- ghi fu direttore a Milano della Perseveranza, collaboratore del Politec- nico e della Nuova Antologia, presidente della Società Nazionale «Dante Alighieri»; membro della commissione presieduta da A. Manzoni per l'e- same di provvedimenti e metodi per il miglioramento della lingua italiana, Bonghi fu relatore del disegno di legge delle guarentigie (1871) e ministro dell'istruzione dal 1874 al 1876. Introdusse le cattedre universitarie di let-
terature neolatine, impose l'obbligo della dissertazione scritta di laurea. Esponente politico della destra, rivendicò nei suoi scritti l'italianità della
Venezia Giulia, dichiarando, nella prefazione al volume di P. Fambri La Venezia Giulia. Studii politico-militari (Venezia 1880), che «v'ha, sulla frontiera orientale del Regno, oltre il confine attuale di esso, una terra che è parte della regione Italica, e che, se si aggiungesse allo Stato ita-
liano, gli darebbe modo di difendersi quando fosse offeso, senza abban- donare all'inimico nessuna parte del proprio territorio».
Tra le opere di R. Bonghi: Cavour (1860), I partiti politici (1868), la Sto- ria della finanza italiana dal 1864 al 1868 (1868) e Il congresso di Ber- lino (1878). Morì a Torre del Greco nel 1895.
Bibl.: Diz. biogr. it., 12, Roma 1970, pp. 42-51; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 197; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 24; [F. Salata], Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria, Torino 1915, p. 603-604.
BONOMEA, via, Roiano-Gretta-Barcola/Altipiano Est (Villa Opicina). Da via dei Carmelitani alla strada nuova per Opicina. C.A.P. dal n. 1 al n. 263 e dal n. 2 al n. 284: 34136; n. 265: 34016.
Via Bonomea è il nome ottocentesco (dal cognome della famiglia Bonomo) della strada privata aperta nel 1779 grazie alla munificenza del governa- tore K. von Zinzendorf, per rendere più agevoli le comunicazioni con la villa e il podere dei Bonomo, oggi al n. civ. 261. L'apertura della strada era ricordata da un'iscrizione, oggi perduta, che recitava: «CAROLO.COMITE.A. .ZINZENDORF / ORDINIS.TEVTONICI.COMMENDATARIO 1 IOSEPHI.ET.MARIAE.THERESIAE.AVGG I CONSILIARIO.INTIMO 1 TERGESTIS.PRAEFECTO 1 OB.VICINALEM.VIAM I A.PVBLICA.AD. TERSTE - NICVM.DEDVCTAM / ANDREAS.IOSEPHVS.BONOMVS / CHRISTOPHORI.FILIVS 1 PATRONO. BENEFICENTISSIMO1GRATI.ANIMI.M.P. l A.MDCCLXXIX l».
Il podere di Terstenico (oggi Monte Radio) apparteneva dalla fine del Sei- cento alla famiglia Liechstock di Lichtenheim, una componente della quale,
Scala Ruggero Bonghi
Via Bonomea
BONOMO - BORA
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Via dei Bonomo
Margherita, andò in sposa a Cristoforo de Bonomo trasmettendo a quella famiglia per via ereditaria la proprietà dei terreni. Alla volontà di Cristo- foro de Bonomo (1667-1752) è dovuta la costruzione della villa settecen- tesca tuttora esistente.
Al n. civ. 265 si trova l'Ospedale specializzato pneumologico ((S. Santo- rio» la cui prima pietra venne posta nel 1948 (inaugurato nel 1958) e con- siderato uno dei migliori del genere in Italia.
Bibl.: A. G. de Bonomo Stettner (0. Lusanio), Sopra le monete de' vescovi di Trieste, Trie- ste 1788, p. 4; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 23; E. Pavani, Il podere di Triestinico e i Bonomo, «AT», s. II, vol. XIV, Trieste 1888, pp. 298-332; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
BONOMO, via dei, San Giovanni/Chiadino-Rozzol. Terza laterale destra di via Giulia. C.A.P. 34126.
Denominazione ottocentesca che ricorda la nobile famiglia triestina dei Bonomo, che secondo la tradizione vantava origine romana. I Bonomo (o de Bonomo) erano feudatari di San Dorligo e di San Giuseppe (Rizmanje) e risultano membri della Confraternita dei nobili dal 2.2.1246. Furono uomini d'arme, di chiesa e di toga; tra essi due personaggi meritano par- ticolare menzione.
Pietro Bonomo (Trieste 1458-ivi 1546), cancelliere nel 1478, abbracciò lo stato ecclesiastico nel 1490 e fu incaricato di missioni diplomatiche tra il 1496 ed il 1508, stringendo stretti rapporti con Ludovico il Moro. Dive- nuto vescovo di Trieste (1502), fu consigliere dell'imperatore Massimi-
liano a Vienna nel 1515 e dal 1519 uno dei reggenti dei domini ereditari austriaci. Nominato dall'arciduca Ferdinando nel 1521 Gran cancelliere e capo del Consiglio di corte, Bonomo fu uno degli artefici dell'editto di Worms contro M. Lutero e nel 1522 divenne presidente del Consiglio di corte. Ritiratosi dalla vita politica nel 1523, fu umanista e poeta; fu in contatto con Jacob Spiegel e con Erasmo da Rotterdam, compose un Epi- thalamion (1494) e scrisse una Querela urbis Romae ad divum Maximi- lianum Caesarem (1494). Imitatore della poesia antica, pubblicò ad Au- gusta nel 1518 i Complurium eruditorum vatum carmina.
Andrea Giuseppe de Bonomo-Stettner (il cognome Stettner si era aggiunto per via ereditaria da un Giuseppe Maria n. 1533 m. 1572 sposato a Maria de Stettner), nato a Trieste nel 1723, dottore in legge, rivestì importanti cariche in seno all'amministrazione del Cesareo Regio Governo di Trie- ste; collezionista e studioso di nummologia, scrisse studi di stampo mu- ratoriano pubblicando documenti sulla storia medioevale di Trieste e su aspetti storico-giuridici e genealogici della regione. Fu amico e corrispon- dente di G.R. Carli, di R. Coronini e di F. Almerigotti; morì a Trieste nel 1797. Opere principali: Della giustizia de' diritti austriaci carintiani so- pra l'Istria (c. 1780, pubbl. 1831), Sopra l'origine degli antichi conti di Gorizia (1785), Sopra le monete dei vescovi di Trieste (1788).
Il ramo principale della famiglia Bonomo si estinse con il ricordato An- drea Giuseppe de Bonomo-Stettner nel 1797; ii ramo cadetto con Fran- cesco Saverio (Milano 1783-Trieste 1862).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 24; de Jenner, Genealogie delle XIII casade, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. l/1 B 1, cc. 300-322; Diz. biogr. it., 12, Roma 1970, pp. 341-346; Trampus, De Bonomo-Stettner e le sue opere, «Voce Giuliana», 16.3.1988; P. Tremoli, Nota su Pietro Bonomo, «AT», s. IV, vol. XVIII-XIX (1), Trieste 1952-1953, pp. 229-233.
BORA, via della, San Vito-Città Vecchia. Da via S. Maria Maggiore a via delle Scuole. C.A.P. 34121.
Bora (boreas), vento impetuoso caratteristico dell'Italia nord-orientale, che avendo origine dalle zone continentali dell'Europa orientale soffia con mas-
sima intensità nei golfi di Trieste e del Quarnaro. Proviene da est-nord-est.
Bibl.: Tribel, Passeggiata storica per Trieste, Trieste 1884; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 24.
Via della Bora
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BORGHI - BORSA
BORGHI Edoardo, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via S. Davis a via Commerciale. C.A.P. 34135.
Al poeta dialettale Edoardo Borghi il Consiglio Comunale intitolò questa strada cittadina con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971.
Nato a Trieste nel 1851, Edoardo Borghi svolgeva la professione di com- merciante in tessuti; con lo pseudonimo di Oddo Broghiera fu apprezzato autore di canzoni triestine e fu considerato ottimo pianista e mandolini- sta. Partecipò a molti concorsi di canzoni organizzati dal Circolo Artistico; nel 1893 musicò Disi de sì con versi di G. Piazza, e La metamorfosi di Rosina (o Rosina, ti xe nata in un casoto) su versi dello stesso Piazza. La sua attività continuò intensa negli anni seguenti con La Gioghi l'oio (1894), La venderigola (1895), Sior Bortolo (1896) e la famosa La sessolota (1897). Seguirono La baba de Rena (1900), La tabachina (1901) e poi Gigugin e Barbara (1908) fino alla ben nota I stornèi (o Cari stornèi) del 1904.
Attivo anche nel primo dopoguerra, Borghi fu fondatore del «Circolo mandolinistico» (1895), durato fino al 1912. Morì a Trieste nel 1934.
Bibl.: C. de Dolcetti, Trieste nelle sue canzoni, Trieste 1974 2 , pp. 156-167; A. Leghissa, Trieste che passa, Trieste 1951, pp. 33, 101; G. Hermet, La vita musicale a Trieste, .AT., s. IV, vol. XII-XIII, Trieste 1947, p. 165.
BORSA, piazza della, San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Tra capo di piazza G. Bartoli e corso Italia. C.A.P. 34121.
Piazza della Borsa
Toponimo ottocentesco invalso dopo la costruzione dell'edificio della Borsa al n. civ. 14 (arch. A. Mollari, 1800) e sostituito in data 1.7.1939 (Del. Comm. Prefett. n. 789) con il nome di Costanzo Ciano (1876-1939), ammiraglio e uomo politico; capeggiò l'impresa navale di Buccari (1918), fu Sottosegretario alla marina mercantile (1922), ministro delle poste (1924), ministro delle comunicazioni e infine presidente della Camera (1934).
Con Del. Pod. d.d. 10.6.1944 n. 497 venne soppressa la denominazione «piazza Costanzo Ciano» e fu ripristinato il toponimo «piazza della Borsa». Il palazzo neoclassico della Borsa Vecchia, oggi sede della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, è stato sottoposto a lun- ghi lavori di restauro (1966-1988), tra cui quello delle facciate (1972, arch. V. Frandoli), la ristrutturazione interna (1973-1980, impr. Savino) e il re- stauro delle decorazioni esterne (1988).
Al n. civ. 15 è il Tergesteo opera, secondo i più recenti studi, dell'arch. F. Bruyn (1840) nei cui progetti confluirono quelli di altri architetti. La gal-
Via Edoardo Borghi
BORSA - BORSA
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Piazza della Borsa (foto Mario Isernia)
leria venne ristrutturata nel 1957 dall'arch. A. Psacaropulo che sostituì la vecchia copertura con una nuova in vetro-cemento armato cui venne ag- giunto un cornicione in cemento, decorato nella parte inferiore a forme
astratte da C. Sbisà.
Al n. civ. 4 si trova casa Moreau (f.11i Vogel, 1788) completamente ristrut- turata nel 1904 (arch. C. De Nolde) con la sola conservazione dei tre bas- sorilievi sulla facciata (scul. A. Bosa, ante 1820).
Al n. civ. 7 è casa Bartoli, edificio liberty dell'arch. M. Fabiani (1905) mentre al n. civ. 8 è il palazzo delle Assicurazioni Generali (arch. M. Piacentini, 1939); al n. civ. 9 la settecentesca palazzina Romano, già ospitante la li- breria F.H. Schimpff e oggi sede del Credito Italiano (dal 1921), ristrut- turata nel 1921 dall'arch. G. Polli; al n. civ. 11 edificio ottocentesco ristrut-
turato nel 1985 quale sede della Banca Antoniana di Padova e Trieste.
Di fronte alla Borsa Vecchia era la settecentesca fontana del Nettuno (scul. G. Mazzoleni), rimossa nel 1920 e più tardi ricostruita in piazza Venezia. La colonna con la statua dell'imperatore Leopoldo I, prima in linea con la fontana e la Borsa Vecchia, venne spostata di alcuni metri nel 1934; an- cora a titolo di curiosità, il moderno chiosco per l'attesa delle autocor- riere davanti all'edificio delle Assicurazioni Generali è dovuto all'arch. C. Guenzi di Milano (1983).
Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 347; Autori Vari, Il palazzo della Borsa Vecchia di Trieste, Trieste 1980; Autori Vari, Trieste l'architettura neoclassica, Trieste 1988, pp. 161- 165, 176-183; Autori Vari, Max Fabiani, nuove frontiere dell'architettura, Venezia 1988; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 220; M.P. Amoroso, La vicenda edi- lizia del Tergesteo, «AFAT», 9, Udine 1986, pp. 91-107; Zanni, Giorgio Polli e le sue scelte stilistiche, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 114; Zanni, Selva Mollari Pertsch, «AFAT», 5-6, Udine 1982, pp. 147-156; Zanni, La progettazione della Borsa di Trieste, «Aurea Parma», a. LXXI, n. 1, Parma 1987, pp. 43-50; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 24-25; «Il Piccolo»,
6.7.1939, 17.11.1983.
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BORTOLO - BOSCHETTO
BORTOLO San, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Boveto a via del Perarolo. C.A.P. 34136.
San Bortolo, nome di questa strada dal 1903, è la versione popolareg- giante di San Bartolomeo, nome col qual veniva anche indicata la frazione di Barcola dalla presenza della trecentesca chiesetta dedicata a quel Santo. Il toponimo San Bortolo era usato come sinonimo di Barcola ma anche, in tempi diversi, in opposizione al nome attuale della località, per indi- care zone contigue. Nel XV secolo San Bortolo sembra indicasse la sola fascia costiera, mentre Barcola era sia la parte alta che denominazione ampia, inclusiva dello stesso San Bortolo. Altrimenti, nel XIX secolo, San Bortolo indicava «il colle che sovrasta Barcola», contrapposto al colle di Gretta. Le attestazioni note del toponimo San Bortolo risalgono appena al XVIII secolo ma, risalendo la chiesetta di S. Bartolomeo (sempre con la stessa dedicazione) al XIV secolo, si può essere autorizzati a ritenere che la forma popolareggiante San Bortolo abbia origini ben più antiche.
Bibl.: Doria, Schede toponomastiche-Barcola, «Abitare Trieste», 22.6.1985.
BOSCHETTO, rotonda del, San Giovanni. Al termine di via Giulia. C.A.P. 34128.
Rotonda del Boschetto
Risale al 1902 il cambiamento di denominazione da «Largo del Boschetto» in «Rotonda del Boschetto». Boschetto è denominazione popolare del Bo- sco del Farnedo o Farneto di Chiadino, Rotonda è termine diffuso nella lingua italiana per indicare un piazzale o uno spiazzo, presente a Trieste fin dal 1810 per indicare, ad esempio, una zona del passeggio Sant'An- drea
Il «Boschetto», esistente fin dal XIV secolo e donato al Comune dall'im- peratore Ferdinando I nel 1844, fu in parte tagliato nel 1916-1917 in tempo di ristrettezze causate dalla guerra su autorizzazione del Commissario im- periale; analogo fenomeno si verificò nel corso del II conflitto mondiale e nel dopoguerra venne di nuovo arricchito di vegetazione arborea.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 25; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 231; C. Ban, Il 1919 a Trieste e nel mondo (sub 21.3.1919), Trieste 1976, p. 2; O. de Incontrera, Il nostro Boschetto, «PO», n.s., V, Trieste 1969, pp. 137-142; Doria, Viaggio nella toponomastica sentimentale (XXXVII), «Il Meridiano», 22.12.1983.
Via San Bortolo
BOSCO - BOSCO
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Via San Giovanni Bosco
BOSCO, via del, Barriera-Vecchia/San Giacomo. Da piazza G.Garibaldi a piazza G.B. Vico. C.A.P. 34131.
Via del Bosco
Toponimo ottocentesco derivato dal cosiddetto «Bosco Pontini», in parte ancora esistente nei pressi dell'Osservatorio Astronomico.
Con Del. Pod. d.d. 2.8.1933 n. 1448 venne proposta la modifica del nome «via del Bosco» in quello di «via don Bosco», che però non venne appro-
vata.
Al n. civ. 4 (tav. 378) era la seconda sede dell'Ospedale Infantile, detto popolarmente «l'Ospedaletto», aperto nel 1856 e qui trasferito nel 1869; il modesto edificio aveva una capienza di sessanta posti letto e disponeva dal 1879 di un ambulatorio, diretto inizialmente dal garibaldino prof. A. Merli. Nel 1907 l'Ente assunse la denominazione di «Ospedale Infantile e Pie Fondazioni Burlo Garofolo e dottor Alessandro ed Aglaia de Manussi». Durò nella sede di via del Bosco fino al 1938, anno in cui avvenne il trasferimento nel nuovo edificio in via dell'Istria.
Al n. civ. 18 è una casa dell'arch. Giov. Mosco (1873-1936).
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 25; Anonimo, Istituto per l'Infanzia-Trieste (1856-1974), Trieste 1974, pp. 12-14; Biamonti, L'edilizia triestina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187.
BOSCO San Giovanni, via, San Giacomo. Da passeggio S. Andrea a via Ponziana. C.A.P. 34144.
Già via dei Lavoratori (dal 1901) «per la vicinanza di questa via a diverse officine», ebbe nuova denominazione «via Don Giovanni Bosco» con Del. Pod. n. 262 d.d. 24.2.1934, completata allorché Don Bosco venne pro- clamato Santo.
Giovanni Bosco nacque a Becchi nel 1815; ordinato sacerdote nel 1841, aprì l'Oratorio di Valdocco (1846) per l'assistenza dei ragazzi poveri, fondò la congregazione dei salesiani e la congregazione delle figlie di Maria Au- siliatrice per l'assistenza e la formazione spirituale delle ragazze del po- polo; nel 1875-1876 fondò anche la Pia Unione dei Cooperatori. Dedica- tosi alla cura delle missioni, mandò un gruppo di missionari in Patagonia nel 1875; autore di numerose opere di carattere popolare e divulgativo, pubblicò Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù (1887) in cui è presentata parte del suo pensiero di educatore. Morì a Torino nel 1888, venne beatificato nel 1929 e canonizzato nel 1934.
Le casette operaie in via dei Lavoratori, oggi via S. Giovanni Bosco, al n. tav. 66 vennero costruite nel 1898 (arch. G.B. Finetti e M. Mosco) per
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BOTRO - BOTTICELLI
l'Istituto di Assicurazioni per gli infortuni nel lavoro; demolite nel 1983, al loro posto sono sorti moderni caseggiati dell'Istituto Autonomo Case
Popolari (I.A.C.P.).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 92; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trie- ste 1984, p. 32; «I1 Piccolo», 6.5.1983.
BOTRO, via del, Valmaura-Borgo San Sergio. Dalla via del Castelliere a via Rio Spinoleto. C.A.P. 34149.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 alla strada venne dato il nome di «via Rio Botro», denominazione eccepita dalla Società di Minerva e dalla So- printendenza ai Monumenti, perché in quella zona non esiste alcun ru- scello con quel nome, proponendo la sua sostituzione con «via del Rio Marcese» dall'esistenza dell'omonimo torrentello. Con Del. Cons. n. 240 d.d. 24.4.1960 il Consiglio Comunale, in considerazione del fatto che il rio Marcese scorre più a valle, stabilì di denominare la strada via del Bo- tro, «dato che nelle vicinanze di tale via esiste realmente un botro».
Botro è voce dotta (toscano) con significato di «valloncello scosceso, fos- sato», dal greco bóthros = « fossa».
Bibl.: Devoto-Oli, Voc. ill. lingua it., I, Milano 1967, p. 358.
BOTTEGO Vittorio, via, San Vito-Città Vecchia. Da via P. Matteucci a via V. Locchi. C.A.P. 34123.
Già tratto di via V. Locchi, reca dal 1965 il nome di Vittorio Bottego, esplo- ratore. Nato a San Lazzaro Parmense nel 1860, fu ufficiale di artiglieria nel- l'Esercito italiano ed esplorò le regioni del Giuba, fiume dell'Africa orientale che nasce negli altipiani Galla e sfocia nell'Oceano Indiano. Il Giuba si divide in tre tronchi principali, il secondo chiamato Ganale fu denominato Ganale Doria dal capitano V. Bottego che lo esplorò per primo.
Bottego morì nel corso di un combattimento contro una tribù di Galla nel 1897.
Bibl.: Diz. biogr. it., 13, Roma 1971, pp. 426-429.
BOTTICELLI Sandro, via, San Giovanni. Seconda laterale a sinistra di viale R. Sanzio. C.A.P. 34128.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) la strada reca il soprannome del pittore Sandro Filipepi detto Botticelli, nato a Firenze nel 1445 e formatosi alla scuola di F. Lippi almeno fino al 1467; entrato successivamente nello stu- dio del Verrocchio (1468-1469), lavorò indipendentemente dopo il 1470, ricevendo commissioni a Firenze, a Urbino, a Roma. A Firenze operò su commissione per Lorenzo il Magnifico, a Urbino per Federico da Monte- feltro. Tra le sue opere, celebri sono la Primavera (1477-1479, Firenze, Galleria degli Uffizi) e La nascita di Venere (1482, Firenze, Galleria degli Uffizi). Fu tra i maggiori pittori italiani del Quattrocento, sensibile alle istanze neoplatoniche suggerite da Ficino e da Poliziano e vicino all'arte classica in conseguenza del soggiorno romano e seguì un cammino arti- stico — è stato scritto — fortemente intellettualistico, influenzato anche dalla predicazione del Savonarola in favore di un cristianesimo evange- lico. Morì a Firenze nel 1510.
Di Sandro Botticelli parlò alla Società di Minerva nel 1906, nell'ambito di un ampio ciclo di conferenze sulla cultura italiana, il prof. Adolfo Venturi sto- rico dell'arte (Modena 1856-S. Margherita Ligure 1941): Sandro Botticelli e la fioritura pittorica a Firenze nella seconda metà del Quattrocento (11.10.1906); in data 11.5.1908 su Botticelli parlò invece A.I. Rusconi.
Bibl.: Diz. arte it., Milano 1981, p. 51-52; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, pp. 164-165.
Via del Borro
Via Vittorio Bottego Via Sandro Botticelli
BOVETO - BRAIDOTTI
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Via Roberto Bracco Via Lodovico Braidotti
BOVETO, via del, Roiano-Gretta-Barcola. Da viale Miramare a via San Bortolo. C.A.P. 34136.
Via del Boveto
Toponimo trecentesco che si trova attestato già nel 1348 (31 luglio) in un testamento di Maria ved. Baseggio, «vinea sua in contrata Boveti»; nome dato a questa strada con delibera Del. Mun. 13.2.1903. «Rio Bovedo» è invece il nome ufficiale di un corso d'acqua nelle vicinanze, contrasse- gnato col n. 22 (delibera Giun. Mun. n. 211 d.d. 3.3.1949).
Il toponimo deriva dalla voce bova ( = smottamento), con suffisso -etum e indicava nell'Ottocento il corso d'acqua detto, appunto, torrente Bo- veto; tra il XIV ed il XVIII secolo il toponimo Boveto fu usato spesso come sinonimo e in concorrenza con Barcola.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 25; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 232; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 33; G. Rohlfs, Studi e ricerche su lingue e dialetti in Italia, Firenze 1972, p. 93; Doria, Schede toponomastiche-Barcola, «Abitare Trieste», n. 22.6.1985; Trieste, Archivio Diplomatico, Quaderni Vicedomini, segn. f3 CC, vol. XVIII, c. 41, r.-41 v.
BRACCO Roberto, via, Servola-Chiarbola. Seconda laterale a sinistra di via Pola. C.A.P. 34145.
Roberto Bracco, al quale questa strada è intitolata dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60), commediografo e novelliere italiano, nacque a Napoli nel 1862; esordì con lo pseudonimo di Baby come giornalista e critico teatrale e iniziò l'attività di autore teatrale con l'opera Non fare ad altri che riscosse vivo favore. Tra le sue opere, la più significativa è considerata Il piccolo Santo che ebbe grande successo. Morì a Sorrento nel 1943.
Roberto Bracco fu socio corrispondente della Società di Minerva dal 1904 e vi tenne una conferenza già 1'11.11.1901 sul tema: La donna dell 'av- venire.
Bibl.: Diz. biogr. it., 13, Roma 1971, pp. 646-650; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, pp. 107, 151.
BRAIDOTTI Lodovico, via, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale destra di strada del Friuli, dopo il faro della Vittoria. C.A.P. 34136.
Con Del. Cons. n. 605 d.d. 14.7.1967 il Consiglio Comunale volle ricor- dare nel nome di una strada cittadina l'architetto Lodovico Braidotti. Nato a Gorizia nel 1865 da Antonio, antiquario che ebbe per clienti D'Annun- zio e la Duse, Lodovico studiò al Politecnico di Vienna e si laureò archi-
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BRAMANTE - BRANDOLIN
tetto. Tornato a Trieste, entrò nell'Ufficio Tecnico delle Ferrovie Meri- dionali e progettò l'ampliamento della stazione ferroviaria di Monfalcone. Nel 1890 divenne docente alla Scuola Industriale, oggi Istituto Tecnico «A. Volta», dove insegnò storia dell'arte e forme architettoniche. Progettò la scuola elementare di Santa Croce per la Lega Nazionale e la decora- zione interna per la palestra della Società Ginnastica Triestina. Nel 1903 ideò il progetto per il quartiere detto poi Oberdan, realizzato trent'anni dopo, e acquistò notorietà con il progetto per l'Ospedale Psichiatrico (1902-1908). Tra le ultime sue realizzazioni è la Colonia feriale di Banne, oggi scuola elementare (1933). Consigliere Comunale, fu Presidente del- l'Istituto Comunale Abitazioni Minime (I.C.A.M.). Morì a Trieste nel 1939.
Bibl.: Anonimo, Una nobile figura scomparsa-L. Braidotti, «I1 Piccolo» 19.1.1939.
BRAMANTE Donato, via, Barriera Vecchia/San Vito-Città Vecchia. Da piazza G.B. Vico a via S. Giusto. C.A.P. 34131.
Intitolata con delibera Del. Mun. d.d. 27.7.1903 a Donato Bramante, ar- chitetto e pittore.
Donato di Pascuccio di Antonio (Bramante) nacque a Monte Asdruvaldo presso Fermignano (Pesaro) nel 1444 c.; incerte sono le notizie sulla sua formazione artistica ma sembra che collaborò con P. della Francesca come pittore prospettico e architetto per la ristrutturazione del Palazzo Ducale di Urbino. Operò a Bergamo (1477) come affreschista e a Milano (c. 1478-
1483) ove lavorò come architetto alla chiesa di S. Satiro. Fu progettista del duomo di Pavia (1488) e consigliere per i lavori di rinnovamento vo- luti da Ludovico il Moro. Trasferitosi a Roma nel 1499, Bramante lavorò per papa Giulio II realizzando il cortile di S. Maria della Pace (c. 1502), un progetto per S. Pietro (1505-1506, solo in parte realizzato), il tempietto di S. Pietro in Montorio (1503), la loggia di S. Damaso (1509) e progetti a Civitavecchia e a Loreto. Morì a Roma nel 1514.
In via Bramante, all'altezza del n. civ. 2, alcuni scavi negli anni 1908-1910 misero in luce vestigia romane: tratti di mura, di fondamenta, urne e tracce di sepolture e, presso il bosco Pontini, un complesso di edifici sobborgo della città antica, con tracce di attività artigianale (bottega di fabbro e forno per il pane).
Al n. civ. 4 è casa Lorenzetto costruita all'inizio del secolo (ing. P. Bo- schetto) in cui abitò James Joyce dal 1912 al 1915, ristrutturata nel 1960; sulla facciata l'iscrizione tratta da una lettera di Joyce: «Ho SCRITTO QUALCOSA / IL PRIMO CAPITOLO DEL MIO NUOVO ROMANZO ULISSE È SCRITTO / JAMES JOYCE / 16 GIUGNO 1915 /»; venne posta nel 1971.
Bibl.: Diz. biogr. it., 13, Roma 1971, pp. 712-725; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 54-55; Lettich, Appunti per una storia del territorium originario di Tergeste, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, p. 59; Sticotti, Recenti scoperte di antichità, «AT», s. III, vol. VI, Trieste 1911, pp. 203-204; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 110.
BRAIITDESIA, via, San Giovanni. Dalla parte superiore di via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Dal 1903; toponimo quattrocentesco di incerta origine, che alcuni voglio- no far derivare da Brandigliano e che in alcuni documenti è attestato anche nella forma Brandelese. Avrebbe il significato di «specie di casta- gno fruttifero».
Con delibera Giun. Mun. n. 211 d.d. 3.3.1949 venne dato il nome di rio Brandesia al vicino corso d'acqua contrassegnato con il numero 69.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 26.
BRANDOLIN Aldo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale sinistra di via Brigata Osoppo. C.A.P. 34148.
Reca dal 9.7.1962 (Del. Cons. n. 370) il nome di Aldo Brandolin, meda- glia d'oro al valor militare, nato a Trieste il 24.5.1910. Compiuti gli studi
Via Donato Bramante
Via Brandesia
Via Aldo Brandolin

BRIGATA CASALE - BRIGATA SASSARI 98
Via Brigata Casale
presso il Liceo scientifico «G. Oberdan» della città natale si iscrisse all'Ac- cademia di Artiglieria e Genio di Torino, dalla quale uscì con il grado di sottotenente. Partecipò alla guerra di Spagna con il grado di tenente e allo scoppio del II conflitto mondiale venne promosso capitano e inviato in Balcania. Cadde in combattimento in Bosnia il 22.1.1942; dalla motiva- zione della medaglia d'oro: «Comandante di batteria assumeva volonta- riamente il comando di una colonna incaricata di snidare vari nuclei ar- mati che infestavano la zona. Tra l'infuriare della tormenta impegnava l'agguerrito nemico tre volte superiore per numero e per armi in duro e cruento combattimento. Benché gravemente ferito al petto, con l'esem- pio del suo eroico ardire continuava imperterrito a dirigere l'azione dis- simulando la ferita per timore di affievolire lo slancio aggressivo delle sue truppe. Stremato di forze con serena fermezza montava a cavallo e per- sisteva risolutamente nell'arduo compito di comandante ordinando di so- stenere con l'arma bianca l'impari lotta. Accortosi di una minaccia di ac- cerchiamento con imperturbabile calma disponeva il ripiegamento tra- sportando tutti i feriti. Rientrava per ultimo alla base ove, dopo aver in- citato con indomita volontà il presidio alla resistenza e col pensiero rivolto ai Caduti ed alla Patria, spirava da prode. Fulgido esempio di eroismo e di alte virtù militari. Medeno Polje (Bosnia), 22 gennaio 1942».
Bibl.: F. Pagnacco, Aldo Brandolin, «PO», a. XXVIII, Trieste 1958, pp. 413-414.
BRIGATA CASALE, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia alla S.S. 202. C.A.P. 34149.
Con Del. Cons. n. 439 d.d. 13.7.1962 a questa nuova strada venne im- posto il nome di via Brigata Casale, dalla «unità da guerra che partecipò alla Redenzione della Venezia Giulia».
Durante il I conflitto mondiale la Brigata Casale fece parte della III Armata dell'Esercito Italiano, comandata dal duca Emanuele Filiberto d'Aosta. Nel primo dopoguerra fu di stanza a Trieste, nelle caserme di via D. Rossetti.
Di antica origine, la Brigata Casale assunse tale nome nel 1821 e partecipò alla battaglia di San Martino (1859), alla campagna di Libia (1912) e alla presa di Gorizia nel I conflitto mondiale (6-12 agosto 1916). Venne sciolta nel 1926.
Bibl.: «RMCT», n. 6, Trieste 1931, p. 15; La zona industriale di Trieste-dizionario guida, Trieste 1984, p. 55; Enciclopedia Militare, Milano 1933.
BRIGATA OSOPPO, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via R. Batagely a via G. Levitz. C.A.P. 34148.
Reca dal 9.7.1962 (Del. Cons. n. 370) il nome della Brigata Osoppo, for- mazione partigiana («fazzoletti verdi») attiva in Friuli durante il secondo conflitto mondiale e costituita soprattutto da cattolici antifascisti; cappel- lano era don Moretti, commissario della Brigata Alfredo Berzanti, futuro primo presidente della regione Friuli-Venezia Giulia. Verso la fine della guerra la Brigata Osoppo, pur conservando il proprio nome, fece parte di formazioni di maggiore ampiezza. Sorta nel gennaio 1944, la Brigata O- soppo ricordava nel nome la rocca che nel 1529 e nel 1848 aveva visto la difesa degli italiani contro i tedeschi; articolata in reparti di montagna e di pianura, la brigata divenne nel maggio 1944 «divisione Osoppo» costituita da due brigate e fu artefice della creazione della zona libera di Carnia (luglio-ottobre 1944).
Bibl.: F. Vuga, La zona libera di Carnia e l'occupazione cosacca, Udine 1961, pp. 40-93; P. Cresta, Un partigiano dell'Osoppo al confine orientale, Udine 1969; La zona industriale di Trieste-dizionario guida, Trieste 1984, p. 51.
BRIGATA SASSARI, via, Chiadino-Rozzol. Prima laterale destra di via U. Veruda. C.A.P. 34139.
Con Del. Cons. n. 76 d.d. 11.4.1961 alla strada venne dato il nome di via Brigata Sassari, dal nome dell'unità da guerra dell'Esercito Italiano che
Via Brigata Osoppo Via Brigata Sassari
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BRIGIDO - BROVEDANI
partecipò al primo conflitto mondiale operando sui confini orientali e che fu di stanza, nel primo dopoguerra, anche a Trieste.
Costituita nel febbraio 1915, la Brigata Sassari operò nel I conflitto mon- diale contro le posizioni di Bosco Cappuccio e poi sul San Michele; nel novembre 1916 espugnò le trincee «delle Frasche» e «dei Razzi)) e nel maggio 1916 fu schierata sugli Altipiani, per tornare nuovamente sul fronte isontino nell'ottobre 1917. Dal giugno 1918 fu sul Piave fino alla fine della guerra. Nel 1926 divenne 12 ' brigata di fanteria, costituita dai reggimenti 12°, 151° e 152°.
Sciolta nel 1943 dopo l'armistizio, la Brigata Sassari, il cui vessillo è de- corato di quattro medaglie d'oro, è stata ricostituita nel 1988 come da annuncio del Ministro della Difesa.
Bibl.: Enciclopedia Militare, Milano 1933; «La Repubblica», 28.8.1988.
BRIGIDO Pompeo de, via, Chiadino-Rozzol. Da via fra' Pace da Vedano a via P. Marussig. C.A.P. 34142.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome di Pompeo de Brigido, pa- trizio triestino e governatore di Trieste.
Nato nella città dei suoi avi il 7.7.1729, intraprese da giovane la carriera funzionariale che lo portò dapprima alla carica di Capitano circolare della Carniola Inferiore, poi a quella di Commissario per la regolazione dei confini del Litorale Austriaco e a quella di Presidente del Banato di Te-
mesvar. Dal 1775 fu Consigliere aulico in Leopoli e ne divenne governa- tore dal 1778 al 1782, anno in cui fece ritorno a Trieste per subentrare al governatore K. von Zinzendorf, trasferito ad altri incarichi. Il de Brigido, che fu considerato dai contemporanei personaggio di non grande leva- tura intellettuale, resse l'incarico con accortezza per ventuno anni, fino al 1803, riuscendo in varie occasioni a farsi apprezzare dai triestini. Membro del locale circolo arcadico, venne effigiato in un busto marmoreo (scul. Dimech, 1802) offertogli dai pastori triestini e oggi conservato presso la Biblioteca Civica. Elevato alla dignità di conte del Sacro Romano Impero nel 1777, fu Consigliere Intimo di Stato, ricevette nel 1809 la croce di commendatore. Morì a Trieste il 20.8.1811.
Bibl.: de Jenner, Biografie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. l/1 B 6; Trampus, Il governatorato di Pompeo Brigido a Trieste, «Verbali della Società di Minerva», n. 1226, Trieste 10.3.1984, pp. 1-4.
BROLETTO, via del, San Giacomo. Da via San Marco a via I. Svevo. C.A.P. 34144.
L'antico toponimo attestato dal Trecento venne dato nel 1912 alla strada che fiancheggia il comprensorio già Officina Comunale del Gas e oggi A.C.E.G.A.; la zona era frequentata già in epoca romana: un originario prediale venne sostituito nel tempo dal toponimo Brujet, forma friula- neggiante derivata dal latino medioevale Bro(g)ilo con suffisso -ittus, at- testato nelle forme Brojet e Burieto (anno 1471). Avrebbe il significato di «macchia selvosa cinta da siepe» oppure «verziere» (giardino, orto).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 26; Lettich, Appunti per una storia del terri- torium originario, »AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 26, 60, 63; G. Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Trieste 1969, p. 67; Doria, Ai margini orientali della
friulanità, »Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 25, 28, 31.
BROVEDANI Aurelio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Brigata Casale al num. anagr. 601. C.A.P. 34149.
Dal 15.7.1969 (Del. Cons. n. 551) la strada reca il nome di Aurelio Bro- vedani, volontario giuliano medaglia d'argento al valor militare. Nato a Trieste 1'8.9.1893 e laureato in giurisprudenza, si arruolò volontario nel -
Via Pompeo de Brigido
Via del Broletto
Via Aurelio Broz'edani

BRUNELLESCHI - BRUNNER 100
Via Filippo Brunelleschi
l'Esercito Italiano (58° Regg. Fanteria) il 24.5.1915. Sottotenente del 159° Reggimento Fanteria, cadde in combattimento il 19.6.1916 sull'Altipiano dei Sette Comuni; alla memoria gli venne assegnata, nel 1918, la medaglia d'argento v.m. con la motivazione: «Dott. Brovedani Aurelio, da Trieste, sottotenente del 159° Reggimento Fanteria. Con mirabile ardire, si slan- ciava col proprio plotone, all'attacco di una posizione nemica animando con l'esempio e la parola i suoi uomini. Ferito a morte e costretto a la- sciare il suo posto di combattimento, rivolgeva ancora una volta parole di incoraggiamento ai propri subordinati incitandoli alla lotta. Rocolo Astoni 19 Giugno 1916».
Bibl.: F. Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 115.
BRUNELLESCHI Filippo, via, San Giovanni. Da via delle Linfe a via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Di Filippo Brunelleschi la strada reca il nome dall' 11.3.1975 (Del. Cons. n. 199)
Nato a Firenze nel 1377, Brunelleschi fu protagonista dell'evoluzione ar- chitettonica rinascimentale; architetto, ingegnere e scultore, fu studioso dell'arte antica. Come scultore operò a Pistoia e a Firenze, dove eseguì tra l'altro la formella bronzea per la seconda porta del Battistero (1401) e il Crocifisso per la chiesa di S. Maria Novella (1409). Iniziò l'attività di ar- chitetto nel 1404 e nel 1418 partecipò al concorso per la cupola di S. Maria del Fiore, vincendolo; si tratta dell'opera per cui maggiormente è noto il suo nome. Tra le altre realizzazioni: l' Ospedale degli Innocenti (1419-1444), la chiesa di S. Lorenzo (1418), la cappella de' Pazzi (1429) e la chiesa di S. Spirito (1436). Morì nel 1446.
Sull'arte di Filippo Brunelleschi parlò a Trieste il 13.10.1905, per la So- cietà di Minerva, Guido Mazzoni (Firenze 1859-1943), letterato e poeta italiano.
Bibl.: Diz. biogr. it., 14, Roma 1972, pp. 534-545; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 57-58; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 162.
BRUNI Giuseppe, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via I. Piani a via Bonomea. C.A.P. 34135.
Giuseppe Bruni, al quale la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 605 d.d. 14.7.1967, nacque a Trieste nel 1827 e frequentò l'Accademia di Ve- nezia. Divenuto architetto, iniziò l'attività autonoma a Trieste solo verso il 1870 con palazzo Modello (1870-1872, piazza dell'Unità d'Italia n. 6) destinato ad albergo. La sua opera maggiore è il palazzo del Municipio (1873-1875) costruito secondo criteri di economicità utilizzando le strut- ture degli edifici preesistenti ai quali venne aggiunta l'ampia facciata. Quest'opera, poco apprezzata in sede locale tanto da meritare i nomignoli di «palazzo sipario» o «palazzo cheba» ( = gabbia), rivela il gusto di G. Bruni per l'eclettismo e per la ricerca dell'effetto scenografico.
Morì a Trieste il 18.8.1877.
Bibl.: Diz. biogr. it., 14, Roma 1972, p. 616; G. Righetti, Cenni storici biografici e critici degli artisti e ingegneri di Trieste, Trieste 1865, pp. 132-133; M. Walcher Casotti, Giuseppe Bruni e la sistemazione urbanistica di piazza dell'Unità a Trieste, «Quaderni dell'Istituto di Storia dell'architettura», Roma 1965, pp. 59-66; Autori Vari, Il palazzo municipale di Trieste 1875-1975, Trieste 1975.
BRUNNER Guido, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da viale XX settembre a via S. Slataper. C.A.P. dal n. 1 al n. 6: 34126; dal n. 7 a fine: 34125.
Già via dei Bachi, reca dal 1919 il nome di Guido Brunner, volontario caduto in guerra. Nato a Trieste il 19.2.1893, studente, si arruolò il
Via Giuseppe Bruni
Via Guido Brunner
(foto Halupca)
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BUDRIO - BUFFA
24.5.1915 nel «Lancieri Firenze» per passare poi al 20° Regg. Cavalleria Roma. Comandante di un plotone della Brigata Sassari, cadde 1'8.6.1916 a Monte Fior. Decorato già nel 1915 con medaglia di bronzo, ebbe la me- daglia d'oro al valor militare alla memoria nel 1916 con la motivazione: «Brunner Guido, da Trieste, sottotenente del 152° Reggimento Fanteria (M.M.). Comandante di plotone nella difficile e contrastatissima difesa di Monte Fior-conscio della suprema importanza del momento-resistette im- pavido, sulla linea del fuoco per dodici ore, dirigendo ed animando del suo entusiasmo il proprio reparto ed altri rimasti senza ufficiali, sempre audace, sereno, instancabile, finché, colpito al cuore, cadde gridando: 'Qui si vince o si muore, viva l'Italia'. Monte Fior 18 Giugno 1916».
A Guido Brunner venne intitolato 1'8.1.1922 il ricreatorio comunale di Roiano nel quale venne scoperta la lapide: «AL NOME DI GUIDO BRUNNER / MORTO COMBATTENTE PER LA PATRIA I IL COMUNE RICONOSCENTE I INTITOLA QUESTO RICREATORIO I CHE I GENITORI DELL ' EROE I INTERPRETANDONE IL DESIDERIO I GENEROSAMENTE SUSSIDIARONO
I TRIESTE MCMXX I» .
Con Del. Pod. d.d. 28.9.1940 n. 1158 venne soppresso il nome di via G. Brunner ed esteso quello di via U. Polonio; dopo la guerra fu ripristinata l'intitolazione precedente.
Al n. civ. 2 è la facciata liberty dell'edificio opera dell'arch. G. Somma- ruga (1906-1908), al n. civ. 4-4b è una casa del 1906-1907 (ing. A. Giberti e C. Viviani) con rivestimento di maiolica colorata all'ultimo piano e teste
muliebri sorreggenti architravi al primo e al quarto.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 26; Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dal- mazia,Trieste 1928, pp. 108-109; «I1 Piccolo della Sera», 9.1.1922; Bossaglia, Archivi del li- berty italiano, Milano 1987, p. 220; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1980.
BUDRIO Bartolomeo, via, San Giacomo/Servola-Chiarbola. Ottava laterale destra di via delle Campanelle. C.A.P. 34149.
Intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 a Bartolomeo Budrio (sec. XV) nato a Capodistria, letterato e studioso di musica. È ricordato per aver suggerito al tipografo Ottaviano Petrucci da Fossombrone la stampa di note musicali con tipi metallici mobili.
Bibl.: Ziliotto, La cultura letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, p. 117; Ziliotto, Sto- ria letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, p. 22.
BUFFA Silvano, scalinata, San Vito-Città Vecchia/Barriera Vecchia. Scalinata del parco della Rimembranza, dalla via Capitolina. C.A.P. 34121.
Risale al 10.1.1942 (Del. Pod. n. 6) l'intitolazione della scalinata a Silvano Buffa, medaglia d'oro, nato a Trieste il 15.5.1914 da genitori trentini. Fre-
quentò il Liceo classico «F. Petrarca» e si laureò in giurisprudenza all'U- niversità di Padova per poi seguire la carriera di magistrato. Arruolato come
alpino, frequentò la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento a Milano e prestò servizio di prima nomina a Gorizia. Richiamato nel 1940 col grado di tenente, fu nel Battaglione Val Cismon e venne poi trasferito al Batta- glione Feltre (64a Compagnia) che partì per l'Albania alla fine del 1940. Cadde sul fronte greco il 10.3.1941 e gli fu conferita la medaglia d'oro v.m. alla memoria con la motivazione: «Durante l'attacco di una munitis- sima posizione nemica, essendo rimasto ferito il comandante di Compa- gnia, assumeva arditamente il comando del reparto e dava costante prova di calma, fermezza, capacità e indomito valore, riuscendo, col suo esem- pio trascinatore, a condurre i suoi uomini fin sulla vetta violentemente contrastata dall'avversario. Giunto valorosamente tra i primi sull'obiettivo e colpito mortalmente, riusciva, dimentico del suo stato e con superbo esempio del più alto sentimento del dovere, ad impartire gli ordini per l'ulteriore proseguimento dell'azione. Nell'affidare poi ad altro ufficiale il comando della Compagnia, ordinava al suo portaordini di comunicare al
Via Bartolomeo Budrio Scalinata Silvano Buffa
BUICH - BUONARROTI
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Via Giovanni Buich
superiore Comando ch'egli aveva assolto in pieno il proprio dovere ed era riuscito a raggiungere la difficile meta. Chiudeva la sua nobile esistenza al grido di 'Viva l'Italia'. Mali Spadarit-Fronte Greco-l0 marzo 1941».
Bibl.; G. Nobile, Silvano Buffa, «P0», a. XXVII, Trieste 1957, pp. 253-255; F. Pagnacco, Tradizioni eroiche della Venezia Giulia-Silvano Buffa, «PO», a. XIX, Trieste 1949, pp. 3-7.
BUICH Giovanni, via, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale sinistra di via S. Davis. C.A.P. 34135.
Giovanni Buich, al quale la strada è intitolata dal 22.6.1971 (Del. Cons. n. 477), caduto in guerra, nacque a Trieste il 28.2.1920; studiò all'Istituto Tecnico «L. da Vinci» e nel 1940 entrò nella Scuola allievi Ufficiali ber- saglieri di Pola da dove uscì, con la nomina a sottotenente, nel 1941. As- segnato all'XI Reggimento, fu prima a Lubiana e poi a Verona. Partito per il fronte orientale, cadde presso Jasnaia Poljana (fronte russo) il 12.8.1941. Alla memoria gli venne assegnata la medaglia d'argento v.m. con la mo- tivazione: «Comandante di plotone motociclisti, guidava arditamente il reparto all'assalto di una munita posizione, nonostante la vivace reazione avversaria, fino a pochi metri dalle armi nemiche. Cadeva da prode men- tre faceva fuoco sul nemico. Jasnaia Poljana (fronte russo), 12 agosto 1941».
Bibl.: F. Pagnacco, Giovanni Buich, «PO», a. XXIII, Trieste 1953, pp. 405-406.
BUIE D' ISTRIA, via, Cologna-Scorcola. Seconda laterale destra di via C. Cantù. C.A.P. 34127.
Così intitolata con delibera Giun. Mun. d.d. 23.11.1966 n. 2958 a ricordo della cittadina istriana oggi appartenente alla Repubblica Federativa di Ju- goslavia.
Buie d'Istria, di origine romana (Bullea, Bullae attestati nel Medioevo), caduto l'impero bizantino fu prima dominio del patriarcato di Aquileia e poi di Venezia. Feudo dei duchi di Baviera e di Carinzia sotto Ottone I, venne governata dai Weimar e passò poi alla Repubblica di Venezia. Li- bero comune dal Trecento, fu nuovamente soggetta a Venezia fino alla caduta della Serenissima (1797). Fino al 1805 fu sotto il dominio austriaco, dal 1805 al 1813 sotto quello francese e fece di nuovo parte dell'impero d'Austria dopo il 1814. Passata sotto la sovranità italiana dopo il I con- flitto mondiale, fu ceduta all'amministrazione jugoslava nel secondo do- poguerra. Fu parte della provincia di Pola sotto l'amministrazione italiana (dal 1919) e del Territorio Libero di Trieste (zona B) fino al Memorandum di Londra del 1954.
Monumenti principali: la loggia veneta, il Duomo (XVI sec.) e la chiesa della Madonna della Misericordia.
Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 226-227; A. Alisi, Spunti di storia buiese, «PI», III s., a. III, Pola 1952, pp. 44-45; Buie d'Istria nei ricordi, Trieste 1961.
BUONARROTI Michelangelo, via, Barriera Vecchia/Chiadino- Rozzol. Da via G.L. Gatteri al colle di S. Luigi. C.A.P. dal n. 1 al n. 13 e dal n. 2 al n. 10: 34125; dal n. 15 al n. 23 e dal n. 12 al n. 28: 34142; dai nn. 25 e 30 a fine: 34141.
Così intitolata dal 1903; anteriormente via Michelangelo.
Nato a Caprese (Arezzo) nel 1475, Michelangelo fu attivo a Firenze e a Roma come architetto, pittore e scultore. Allievo del Ghirlandaio, poi ospite di Lorenzo de ' Medici (1489-1492), fu il massimo esponente del- l'ultima arte rinascimentale, portando agli estremi le forme e i canoni del- l'eredità classica. Artista universalmente noto, eseguì la sua prima opera conosciuta, la Madonna della Scala, nel 1490-1492 (Firenze, casa Buo- narroti). Tra i suoi capolavori: la Pietà (Basilica di S. Pietro, 1496 c.), il
Via Buie d'Istria
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BUOZZI - BURLO
Via Michelangelo Buonarroti
David (1501-1504, Firenze, Opera del Duomo), la Tomba di Giuliano dei Medici (1512, Firenze, Sagrestia Nuova di S. Lorenzo), oltre al celeber- rimo affresco del Giudizio Universale (1535-1541, Roma, Cappella Sistina); a Roma, come architetto, ideò tra l'altro la piazza del Campidoglio.
Morì a Roma nel 1564.
Bibl.: Denominazioni nuove delle vie e piazze di Trieste 1903, p. 16; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 26; Diz. biogr. it., 15, Roma 1972, pp. 161-178; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 166-180.
BUOZZI Bruno, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Laterale sinistra di via A. Grandi. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962 a Bruno Buozzi, sindacali- sta, nato a Pontelagoscuro (Ferrara) nel 1881. Nel 1911 divenne segreta- rio della Federazione italiana operai metallurgici e fu eletto deputato nel 1919, 1921 e 1924. Segretario generale della C.G.L. dal 1925, ricostituì l'organismo sindacale in Francia, sciolto dalle leggi eccezionali fasciste, e lì fu arrestato dai tedeschi nel 1942, consegnato al governo italiano e quindi confinato. Liberato il 25.7.1943, fu nominato commissario alla Confede- razione dei lavoratori dell'industria. Arrestato di nuovo il 13.4.1944, fu ucciso dai tedeschi lungo la via Cassia (3.6.1944).
Bibl.: Diz. biogr. it., 15, Roma 1972, pp. 361-367; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 230- 231; P. Craveri, Bruno Buozzi e il Patto di Roma, «Prospettive Settanta», n.s., n. 6, Napoli 1984, pp. 167-171; A. Donno, La figura e l'opera di Bruno Buozzi, «Contributi», a. I, n. 2, Maglia 1982, pp. 115-120; A. Forbice, La forza tranquilla-Bruno Buozzi sindacalista riformi-
sta, Milano 1984.
BURLO, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula a via del Lazzaretto Vecchio. C.A.P. 34123.
Denominazione ottocentesca che ricorda la famiglia nobile dei Burlo, di vantata origine romana e componente delle XIII Casade patrizie. I Burlo (o de Burlo) furono creati conti palatini con diploma da Neustadt di Fe- derico III (1465) e possedevano terreni e una casa dominicale a Barcola, nella quale la tradizione vuole fosse ospite il vescovo Enea Silvio Picco- lomini, futuro papa Pio II. Domenico Burlo (1465-1545) con diploma di Maria Bianca moglie dell'imperatore Massimiliano del 1501 «fu dichiarato di lei familiare domestico e continuo commensale» e nel 1530 fu confer- mato dall'arciduca Ferdinando esattore dei dazi arciducali. Leopoldo de
Via Bruno Buozzi Via dei Burlo
BURTON - BUSONI 104
Via Richard Francis Burton
Burlo (1750-1841) fu Capitano e comandante della Guardia Civica di Trie- ste. La famiglia si estinse nel 1918.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 26; de Jenner, Genealogie delle XIII casade, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 111 B 1, cc. 123-136; de Jenner, Biografie, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1111 B 6 , c . 28, 188; «Osservatore Triestino», 30.8.1853; D. Rossetti, Delle saline di Trieste, «AT», s. II, vol. XVIII, Trieste 1892, pp. 414- 415.
BURTON Richard Francis, via, Chiadino-Rozzol. Da via dei Civrani a via di Chiadino. C.A.P. 34142.
Già tratto di via dei Porta, venne intitolata nel 1964 (Del. Cons. n. 474 d.d. 22.12.1964) a Richard F. Burton, esploratore, filologo e scrittore in- glese. Nato a Torquay (Devon) nel 1821, intraprese la carriera militare e si arruolò nell'Armata Indiana che combattè la guerra afgana. In India si de- dicò allo studio delle lingue; fece il famoso viaggio in Arabia e alla Mecca (1852) e nel 1855 fu ad Harrar. Per incarico della Società Geografica di Londra compì esplorazioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo (1856-1858) e scoprì il lago Tanganica. Creato baronetto, ebbe la carica di console britannico dapprima a Santos (Brasile), poi a Damasco e infine a Trieste, dal 1872; in questa città visse fino alla morte, avvenuta nel 1890.
Tra le sue opere: Prime orme sul continente africano (1856), Le Regioni dei Laghi nell'Africa centrale (1860). Si interessò anche di problemi ar- cheologici locali, pubblicando Scoperte antropologiche in Ossero («Ar- cheografo Triestino», s. II, vol. V, Trieste 1877-1878, pp. 129-134) e le Note sopra i castellieri o rovine preistoriche della penisola istriana (Ap- polonio, Capodistria 1877). Studioso di lingue e letterature orientali, tra- dusse dall'arabo Le mille e una notte (1867); da ricordare ancora l'opera Il litorale istriano (1878; IIa ed. con intr. vers. e note di M. Bilucaglia, Italo Svevo, Trieste 1975).
Bibl.: I. Burton, The life of Captain Sir Richard F. Burton, London 1893; P. Jones, Comme- morazione dell'illustre Sir Richard F. Burton, Trieste 1890; P. Sykes, Storia delle esplora- zioni, trad. it., Milano 1939, pp. 336-339, 404; A. Hortis, In morte di Sir Riccardo Burton, (discorso), ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS. MISC. 205; U. Cvitanich, Vita del capitano Richard F. Burton, «PO», a. XXXI, Trieste 1961, pp. 34-53; E. Marini, Sulla via R. Burton, «I1 Piccolo» 9.10.1984.
BUSECCHIAN Bruno, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Laterale destra di via E. Curiel. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 127 d.d. 23.4.1965 la strada venne intitolata a Bruno Busecchian, nato a Muggia il 20 aprile 1913, morto a Boa (Montenegro) il 24 aprile 1944, caduto per la libertà, medaglia di bronzo al valor militare; infermiere in un ospedale militare scelse la via della lotta partigiana al se- guito della divisione «Venezia». Morì a seguito di un'infezione contratta mentre curava i compagni.
Bibl.: «Il Piccolo», 24.4.1965.
BUSONI Ferruccio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale sinistra di via Bonomea. C.A.P. 34136.
Al musicista e compositore Ferruccio Busoni il Comune volle intitolare questa strada con Del. Cons. n. 476 d.d. 22.6.1971. Nacque ad Empoli nel 1866 da padre toscano e madre triestina, visse a Trieste dal 1871 al 1876, esordendovi come pianista nel 1874. Soggiornò quindi a Vienna, a Graz (1878-1881) per ritornare poi in Italia dove la sua fama di musicista venne consacrata. Fu tra i più celebri compositori e pianisti del suo tempo, operò a lungo come concertista e nel 1907 divenne direttore della Scuola di pianoforte al Conservatorio di Vienna; nel 1913 assunse la direzione del Conservatorio e dell'Orchestra Sinfonica di Bologna. Ritiratosi a Zu-
Via Bruno Busecchian Via Ferruccio Busoni
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BUTTAllONI - BUTTI
rigo allo scoppio del I conflitto mondiale, divenne professore all'Accade-
mia di Musica di Berlino. Precedentemente aveva insegnato al Conserva- torio di Helsingfors (1889), al Conservatorio di Mosca (1890) e al «New England Conservatory» di Boston (1891-1894). Morì a Berlino il 27.7.1924. Tra le sue composizioni: Quartetti d'arco, Le quattro stagioni per cori ed orchestra, Romanze e Lieder e brani per pianoforte; tra le sue opere teatrali: Arlecchino e Dottor Faust; scrisse anche lavori letterari e critici.
Bibl.: Diz. biogr. it., 15, Roma 1972, pp. 542-553; Schmidl, Dizionario universale dei mu- sicisti, Milano 1887, p. 73; A. Della Corte-G.M. Gatti, Dizionario di musica, Torino 1959, pp. 99-101; M. Nordio, Triestinità di Ferruccio Busoni, Trieste 1980.
BUTTAllONI Carlo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Ultima laterale sinistra di via C. Rossi. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Carlo Buttazzoni, figlio di Antonio architetto del neoclassico, nacque a Trieste nel 1833 e si laureò in giurisprudenza avviandosi quindi all'avvocatura. Appassionato studioso di discipline umanistiche, trattò in particolare la storia e l'archeologia. Diede notevole impulso all'attività della Società di Minerva, presso la quale tenne numerose conferenze; pubblicò studi sull'Archeografo Triestino tra il 1869 ed il 1872: oltre una ventina, di storia romana, medioevale o mo- derna, tra i quali Di Avesica romana, l'odierno Prosecco («AT», s. II, vol. II e vol. III, Trieste 1870-1871 e 1872-1875, pp. 23-34 e 53-58), Del Pa- triarca Volchero e delle agitazioni politiche a ' suoi tempi a. 1204-1218 (AT», s. II, vol. II Trieste 1870-1871, pp. 157-220), Cenni storici sul ca - stello Amarina (AT», s. II, vol. III, Trieste 1872-1875, pp. 65-98). Fu tra i promotori del giornale liberale nazionale Il Cittadino, fondato nel 1866. Morì a Trieste, trentanovenne, nel 1872. Manca ancora uno studio critico della sua opera.
Bibl.: Anonimo, Carlo Buttazzoni, «AT», s. II, vol. III, Trieste 1872-1875, p. 226; D. De Tuoni, Tergeste-scene e figure di vita triestina, Trieste 1926, p. 6; A. Gentile, Il primo se- colo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 69.
BUTTI Lorenzo, via, Chiadino-Rozzol. Ultima laterale destra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Il pittore Lorenzo Valentino Butti, al quale la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, nacque a Trieste il 2.8.1805; iniziò l'atti- vità come pittore ornamentale e nel 1825 si iscrisse all'Accademia di Ve- nezia, ove studiò sotto la guida di F. Lazzari e di D. Rossi; dal 1829 con- tinuò gli studi presso l'Accademia di Brera avendo per maestro G. Mi- gliara e vi rimase fino al 1833. Pur non risiedendo a Trieste, partecipò a numerose mostre tra il 1829 ed il 1835. Rientrato in patria, lavorò pre- valentemente su commissione, estraniandosi dalla vita artistica cittadina e dedicandosi esclusivamente alla pittura di marine; questa attività gli valse il titolo (1847) di «I.R. pittore di Corte per soggetti di marina». Tra le sue ultime realizzazioni è la Battaglia di Lepanto (1858), che sembra perduta. Morì a Trieste il 15.8.1860.
Bibl.: Diz. biogr. it. 15, Roma 1972, pp. 622-623; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988.
Via Carlo Buttazzoni
Via Lorenzo Butti
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C
CABORO, via di, San Vito-Città Vecchia. Da via Capitolina a via Tor Cucherna. C.A.P. 34121.
Via di Caboro (foto M.Iogna)
Dal 31.10.1933 (Del. Pod. n. 1955) la nuova strada al limite del Parco della Rimembranza prese il nome di via di Caboro, a ricordo dell'antica denominazione di un quartiere cittadino. Caboro è toponimo attestato almeno dal 1278 nell'atto fondazionale del convento della Cella (poi mo-
CABOTO - CACCIA 108
Via Giovanni e Sebastiano Caboto
(foto M.Iogna)
nastero di San Cipriano) ed è ricordato anche nel Quattrocento con la forma ladineggiante (tergestino) Ciador; viene fatto derivare comunemente dal romano Capitolium, attraverso le forme Capitorium, Captor, Cabdor. E da segnalare, però, una proposta di revisione dell'etimo: non derive- rebbe da Capitolium ma risulterebbe una corruzione da (Porta)corvorum; questa porta o, meglio, torre «dei Corvi» è sporadicamente menzionata nel XIV e XV secolo ma va rilevato che non si trovava nella zona cittadina di Caboro: era posta invece nella zona di Rena, tra la porta di Riborgo e
la porta di Donota.
Bibl.: M. Mirabella Roberti, L'edificio romano di San Giusto, «AMSIASP», vol. XXVII-XXVIII n.s., Trieste 1979-1980, p. 101; Codice Diplomatico Istriano, a cura di P. Kandler, vol. II, Trieste 19862 , p. 672 doc. n. 379; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fasto?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 22; M. Doria, La toponomastica ladina di Trieste ed un quaderno inedito di J. Cavalli, Atti Soc. Fil. Friul. (41 ° congresso), Udine 1964, p. 49; G. Caprin, Il Trecento a Trieste, Trieste 1897, pp. 48-49.
CABOTO Giovanni e Sebastiano, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da piazzale U. Cagni a via Flavia. C.A.P. n. dispari da 1 a 15: 34148; n. pari e rimanenti: 34147.
Ai fratelli Giovanni e Sebastiano Caboto, navigatori, la strada venne inti- tolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Giovanni Caboto nacque probabilmente a Genova (secondo altri a Gaeta) intorno al 1450 e si trasferì prima a Venezia, della quale acquistò la cit- tadinanza, e verso il 1490 in Inghilterra. Nel 1497 compì un viaggio par- tendo da Bristol per ripercorrere l'itinerario di C. Colombo a latitudine più settentrionale e giungendo sulle coste nord-americane, forse a Terra- nova. Nel 1498 compì il secondo viaggio costeggiando il Labrador e morì al suo rientro in Inghilterra, quello stesso anno.
Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni, nacque a Venezia verso il 1480 e partecipò al secondo viaggio del padre, rimanendo in Inghilterra fino al 1512. Nel 1508-1509 avrebbe compiuto un viaggio nel Labrador e nel 1518 passò al servizio del re di Spagna, presso il quale ebbe il titolo di piloto mayor di Castiglia. Compì il suo viaggio più importante nel 1526, par- tendo da S. Lucas alla volta delle Molucche e raggiungendo il Rio de la Plata e il Paraguay; rientrato in Spagna nel 1528, partì poco dopo nuo- vamente per il Sudamerica, ritornando nel 1530 in Spagna ove fu proces- sato per l'insuccesso dell'impresa. Stabilitosi in Inghilterra nel 1548, di- venne nel 1553 governatore a vita della Merchant adventurer's company
e morì a Londra verso il 1557.
In via Caboto hanno sede numerose industrie: al n. civ. 17, dal 1951, l'Italcementi (fabbriche riunite cemento Bergamo, fondate 1864), al n. civ. 18/1 era lo stabilimento, dal 1970, della Baker (distilleria s.r.l. fondata a Trieste nel 1898), trasferitasi ora a Gorizia, al n. civ. 27, dal 1974, la Stock (s.p.a. per la produzione ed imbottigliamento di brandy, grappa e liquori,
fondata a Trieste nel 1884).
Bibl.: Diz. biogr. it., 15, Roma 1972, pp. 702-723; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 235; La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, pp. 37, 66, 194-195, 314.
CACCIA Antonio, via, Barriera Vecchia. Da via A. Oriani a via G. Parini. C.A.P. 34129.
La Delegazione Municipale volle ricordare il 13.6.1905 (Del. n. 84310/04), nella nuova intitolazione della già via del Moro, il benefattore e collezio- nista Antonio Caccia. Figlio di Luigi, commerciante anche in Trieste e di ricca famiglia elvetica, Antonio Caccia nacque a Lugano nel 1831 e, tra- sferitosi ancor giovane nelle nostre regioni, compì gli studi liceali presso il Collegio Convitto di Udine dal 1836 al 1846. Completati gli studi su- periori, esercitò la professione di commerciante e si dedicò al collezioni- smo e allo studio della musica e delle lettere. Cittadino elvetico e pro- prietario di numerosi immobili in Svizzera, a Trieste e in Istria, divenne
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Via Antonio Caccia (foto M.logna)
triestino d'elezione, alternando i soggiorni in questa città con quelli nella sua patria. Creò una ricca e importante collezione di opere d'arte, di qua- dri, strumenti musicali, volumi antichi ed altri oggetti. Fu componente del primo Consiglio Direttivo del Circolo Artistico Triestino e tra i fon- datori del Club Canottieri Piranesi «Salvore». Liberale convinto, morì a Lugano il 17.2.1893 e il Comune di quella città gli tributò solenni ono- ranze funebri, intitolandogli una strada cittadina.
Nel proprio testamento dispose che alla città di Trieste andassero, a titolo di legato, gli immobili n. tav. 744 di Chiadino (villa Caccia) e n. tav. 1215- 1216 (oggi in largo della Barriera Vecchia) e parte della sua collezione di quadri moderni, soprattutto di autori locali o di scuola veneta (oggi al Museo Revoltella), e di vasi e bronzi (oggi presso i Civici Musei di Storia ed Arte). Legò inoltre le ville «Pineta» e «Caccia» in San Vito al Taglia- mento alla città di Udine, il bosco di Melide all'asilo infantile di Morcote (Svizzera), un'ampia proprietà (il «tondo» di Salvore) alla città di Pirano e destinò la sua residenza svizzera di Malpensata e le raccolte d'arte a un costituendo Museo Artistico della città di Lugano. Nel trigesimo della morte
CACCIATORE - CADAMOSTO 110
Viale al Cacciatore (foto M.Iogna) Riva Ali'ise Cadanzosto (foto M.Iogna)
il Comune di Salvore appose all'esterno della parrocchiale la lapide: «A RICORDO DI GRATITUDINE / QUESTA SCULTURA / IL NOME VENERATO / DI / ANTONIO CACCIA I CITTADINO DELLA LIBERA ELVEZIA I CHE A QUESTE TERRE DI SALVORE I NELLA STORIA FAMOSE
A LUI / PER DELIZIE DI SOGGIORNO l DILETTISSIME / LEGAVA / LASCITO GENEROSO / CON INTENDIMENTO DI PUBBLICO BENE / IL COMUNE / ADDI XVIII MAGGIO MDCCCXCIII l TRIGESIMO DELLA MORTE I P(OSE)».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 27; G. Stefani, Trieste e l'Austria dopo la Re- staurazione, «AT», s. IV, vol. III-IV, Trieste 1940-1941, pp. 336-337; L. Crusvar, Note sul collezionismo triestino, «AFAT», 3, Udine 1979, p. 89; O. Basilio, Saggio di storia del col- lezionismo triestino, «AT», s. III, vol. XIX, Trieste 1934, p. 199; «Corriere del Ticino», 18.2.1893; «L'Indipendente», 19.2120.2122.2.1893; «11 Piccolo della Sera», 21.2.1893; L'ere- dità di Antonio Caccia, «RMCT», a. IV, n. 9, Trieste 1931, p. 15; P. Tremoli, A. Caccia me- cenate triestino, «PI», III s., a. I, Pola 1950, pp. 51-53.
CACCIATORE, viale al, San Giovanni. Dalla rotonda del Boschetto alla villa Revoltella. C.A.P. 34142.
Già denominato »strada al Ferdinandeo», divenne viale «al Cacciatore» nel 1901, traendo il nuovo nome dal toponimo attestato dal XIX secolo in- dicante la sommità del colle del Farneto. Cacciatore è documentato al- meno dal 1824 ed è la traduzione in lingua italiana del tedesco Jager, abbreviazione di Jagerbaus, l'abitazione costruita in cima al colle verso la metà del Settecento per ospitare un cacciatore guardaboschi. Il nome zum Jager (al Cacciatore) venne poi dato, nell'Ottocento, a una vicina osteria
e da allora entrò definitivamente nell'uso popolare.
Il viale al Cacciatore venne allargato ed asfaltato negli anni Trenta; al n. civ. 8 si trovava la vecchia casa del guardacaccia, demolita negli anni Sessanta, abitata fino al secondo conflitto mondiale dall'addetto alla sor- veglianza del bosco circostante.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 27; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; de Incontrera, Il nostro Boschetto, «PO», a.V n.s., Trieste 1969, p. 137; G. Agapito, Descri- zione storico-pittorica della fedelissima città e portofranco di Trieste, Trieste 1972 2 , p. 157; Guida Generale del Friuli-Venezia Giulia, p. II, Trieste 1966-1967, p. 98.
CADAMOSTO Alvise, riva, Valmaura-Borgo San Sergio. Ultima laterale destra di via A. Malaspina. C.A.P. 34148.
Si tratta di una delle rive (sponda sud) del canale navigabile del porto industriale, intitolata con Del. Cons. n. 178 d.d. 9.2.1968.
Alvise Da Mosto (Cadamosto, ca' Da Mosto), navigatore, nacque proba- bilmente a Venezia verso il 1429. Fu dapprima agente commerciale di An- drea Barbarigo e nel 1451 fu eletto nobile balestriere sulle galere grosse d'Alessandria. Nel 1454 compì un viaggio verso le Canarie raggiungendo le foci del Senegal. Rientrato in Europa nel 1455, fece un secondo viaggio fino alla regione del Gambia e del Rio Grande (1456). Stabilitosi poi in Portogallo, esercitò la professione di commerciante ed ebbe importanti cariche: avvocato per le Corti (1466), ufficiale alla Messetteria (1468), au- ditor nuovo alle sentenze (1470) e infine castellano e provveditore di Co- rone (1476). Tornato a Venezia nel 1479, morì forse in Polesine, ove si era recato per lavoro, nel 1483. Lasciò una relazione dei suoi viaggi, pub- blicata per la prima volta nel 1507.
Il canale navigabile del porto industriale venne progettato nel 1940 (lun- ghezza 1000 m.); i lavori iniziarono nel 1941, vennero sospesi nel 1943 e ripresero nel 1949 con un nuovo progetto, che lasciò inalterata la lun- ghezza originaria ma portò la profondità da m. 9,50 a m. 12 e la larghezza da m. 100 a m. 200. Nel 1978 furono progettate le banchine. Ha sede al
n. civ. 6, dal 1963, la »Alder» s.p.a. per la produzione di Aldeide Formica.
Bibl.: Diz. biogr. it., 32, Roma 1986, pp. 369-373; La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, pp. 66-67, 72-76.
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CADORNA - CAGNI
CADORNA Luigi, via, San Vito-Città Vecchia. Da via del Mercato Vecchio a piazza Venezia. C.A.P. dal n. 1 al n. 17 e dal n. 2 al n. 24: 34124; dai nn. 19 e 26 a fine: 34123.
Via Luigi Cadorna (foto M.Iogna)
Già tratto di via del Lazzaretto Vecchio, ebbe nuova denominazione con de- libera d.d. 1.4.1929, in esecuzione a proposta formulata già in data 26.12.1928.
Luigi Cadorna, generale, nacque a Pallanza nel 1850. Intraprese, come il padre, la carriera militare e divenne nel 1914 capo di Stato maggiore del- l'esercito, che riorganizzò in previsione dell'entrata in guerra dell'Italia. Durante il primo conflitto mondiale ebbe il comando supremo dell'eser- cito, fino al novembre 1917 allorché, in quanto corresponsabile della di- sfatta di Caporetto, venne sostituito dal generale A. Diaz; più tardi fu membro del comitato consultivo militare interalleato di Versailles. Sena- tore del regno dal 1912, venne nominato maresciallo d'Italia nel 1924 e morì a Bordighera nel 1928.
Cadorna fu ospite del conte Salvatore Segrè-Sartorio e della città di Trie- ste, dal 16 al 18 agosto 1926. In quell'occasione, visitando la cava romana di Aurisina, ricevette «un dono in pietra con una targa d'argento e oro con dedica».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 28; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 238. «Il Piccolo. 17.8.1926.
CADUTI SUL LAVORO, via, San Vito-Città Vecchia. Da via B. d ' Alviano a passeggio Sant ' Andrea. C.A.P. 34144.
Già tratto di via del Broletto, ebbe nuova denominazione con delibera Giun. Mun. n. 171 d.d. 9.6.1976, «per la sua vicinanza con i cantieri na- vali — S. Marco e Arsenale del Lloyd — un tempo grosso serbatoio di forze lavorative». Ricorda genericamente quanti morirono nello svolgi- mento del proprio lavoro.
Bibl.: Comune di Trieste, Bollettino mensile di statistica e toponomastica, a. I n. 3, Trieste 1983, p. 151; La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, p. 67.
CAGNI Umberto, piazzale, Valmaura-Borgo San Sergio. Alla confluenza delle vie P. Mascagni, Flavia e G. e S. Caboto. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60 venne intitolato a Umberto Cagni, nato ad Asti il 24.2.1863; entrato nella scuola di marina di Napoli nel 1877
Via Caduti sul Lavoro (foto M.Iogna)
CALAFAI - CALCARA
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Piazzale Umberto Cagni (foto M.Iogna)
e poi in quella di Genova, ebbe nel 1881 il grado di guardiamarina; sot- totenente di vascello (1885), partecipò alla prima campagna del Mar Rosso (1887-1889) ricevendo due medaglie di bronzo (al valor civile e al valor militare), e alla seconda campagna del 1892-1894. Nominato nel 1894 uf- ficiale d'ordinanza del duca Luigi Amedeo degli Abruzzi, prese parte al secondo viaggio di circumnavigazione (1894-1896) e ad altre spedizioni da lui organizzate: monte S. Elia (Alaska, 1897), Mare Artico (1899-1900), campagna geografica del Ruvenzori (1906). Capitano di fregata a scelta eccezionale dal 1902, Cagni venne promosso capitano di vascello (1906) e comandante della corazzata «Napoli» (1907-1911). Partecipò alla guerra di Libia (1911) come comandante della corazzata «Re Umberto» e nel 1912 divenne direttore dell'arsenale di Venezia. Interventista nel primo con- flitto mondiale, Cagni fu comandante della 4 a divisione destinata all'ap- poggio dell'armata operante sul Carso e, per alcuni mesi, fu responsabile della zona costiera da Grado a Monfalcone. Viceammiraglio dal 1916, oc- cupò la città marittima di Pola nel 1918 rendendosi benemerito per la riorganizzazione amministrativa e militare; ebbe la cittadinanza onoraria di Pola (gennaio 1919), di Lussinpiccolo, Lussingrande, Cherso, Ossero e Neresine (luglio 1919).
Cavaliere di gran croce col gran cordone della Corona d'Italia, grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia, senatore, ottenne il comando in capo delle forze navali del Mediterraneo (1920-1922) e la presidenza del Consiglio superiore di Marina. In riposo dal 1923, fu ancora presidente del Consorzio Autonomo del porto di Genova (1924-1929) e della com- missione d'inchiesta sulla spedizione Nobile. Ammiraglio d'armata dal 1926 e conte di Bu-Meliana (Libia) dal 1929, morì a Genova il 22.4.1932.
Bibl.: Diz. biogr. it., 26, Roma 1973, pp. 308-311; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 241.
CALAFAI, vicolo dei, San Vito-Città Vecchia. Da viale III armata a via E. De Amicis. C.A.P. 34124.
Così intitolato nel 1901 a ricordo degli addetti al calafataggio delle navi, operanti nei vicini cantieri. Calafà è voce dialettale per calafato = operaio addetto al calafataggio, operazione atta a rendere stagna una struttura me- tallica o di legno. Dal greco bizantino kalaphàtes.
A Trieste una confraternita dei calafati esisteva già prima del XVIII secolo ed ebbe sede, dal 1830, nella demolita cappella Conti in via di Rena.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 28; Doria, Grande dizionario del dialetto trie- stino, Trieste 1984, p. 111; Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano
1967, p. 405; Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 301.
CALCARA, via della, Servola-Chiarbola. Dalla via di Servola alla via del Roncheto. C.A.P. nn. dispari e dal n. 2 al n. 54: 34145; dal n.
56 a fine: 34146.
Toponimo attribuito con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, da una «antica fornace di calce esistente a Servola, tratta distruggendo un bosco comu- nale, onde il Comune punì i disboscatori e avocò a sé la calcara, la calce e le vicine vigne nel 1423». Denominazione eccepita dalla Soprintendenza ai Monumenti con nota n. 1868 d.d. 31.7.1956 «perché formerebbe un doppione con l'antica via Chiauchiara» e confermata con Del. Cons. n. 240 d.d. 24.6.1960 «perché non si ravvisa la possibilità di confondere la denominazione `via della Calcara' con quella di `Chiauchiara'».
La calcara in questione è ricordata nel Libro delle Riformagioni alla data del 3 gennaio 1423, quando il comune prese conoscenza che alcuni villici avevano danneggiato un bosco comunale «positum iuxta Villam dicti San-
cti Odorici, fatiendo unam magnam fornacem sive calcariam».
Bibl.: Libro delle Riformagioni (1411-1423), a cura di M. Szombathely, Trieste 1970, pp. 172-173.
Vicolo dei Calafai
Via della Calcara
(foto M.Iogna)
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CALCARE - CALPURNIO
CALCARE, via del, Altipiano Est (Villa Opicina). Seconda laterale sinistra di via Carsia. C.A.P. 34016.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne apposta la denominazione «via del Calcare (toponimo)». Il calcare è tipo di roccia carbonata, sedimenta- ria, costituita essenzialmente da carbonato di calcio (calcite) e formante l'altopiano carsico. Calcare dal francese calcaire, voce dotta che si rifà all'agg. lat. calcariu(m) «che concerne la calce».
Bibl.: Enciclopedia della terra, Milano 1973, pp. 247-254; M. Cortelazzo-P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, I, Bologna 1979, p. 185.
CALDANA, via dei, Servola-Chiarbola. Seconda laterale destra di via N. d'Alessio. C.A.P. 34137.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome della famiglia piranese Cal- dana, che diede alla cittadina istriana alcuni letterati. Una Lucia Felice Cal- dana è ricordata come madre del precettore Pietro Grineo da Pirano (metà XVI sec.). Ebbe invece fama Marco Petronio Caldana, nato a Pirano verso il 1630; studiò al collegio dei nobili di S. Francesco Saverio in Bologna e filosofia e medicina a Padova, ove si laureò in giurisprudenza nel 1654. Frequentò la corte di Leopoldo I a Vienna e di Luigi XIV a Parigi e pub- blicò nel 1687 un poema latino intitolato Clodias, assumendo a modelli Virgilio, Tasso, ispirandosi anche a Dante; divisa in dodici canti e scritta ad esametri in lingua italiana, la Clodias è dedicata a Luigi XIV e si rial- laccia alla tradizione dei poemi epici del secolo precedente. Morì proba-
bilmente dopo il 1708.
Petronio Petronio Caldana, figlio del precedente, nacque verso il 1685 e, dopo aver studiato a Pirano, frequentò forse le lezioni di medicina all'U- niversità di Padova. Nel 1707 si recò assieme al padre a Parigi e poco dopo rientrò in patria. Fu autore di componimenti poetici d'occasione, in volgare (tra cui l'idillio L 'Orfeo risorto 1708 c.), dei sonetti A favore della lingua eloquente e A favore della bellezza lagrimante (1710 c.) e, tra le altre cose, di una iscrizione latina per la nomina del vescovo di Parenzo (1711); vicino al mondo arcadico, partecipò a un'Accademia piranese. Si trasferì a Roma nel 1714 ove tentò di accedere alla corte pontificia e tor- nato poco dopo a Pirano vi trascorse il resto della vita, asservendo la pro- pria vena poetica alle autorità politiche. Morì dopo il 1753.
Bibl.: Ziliotto, La cultura letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, p. 106; B. Ziliotto, Marco Petronio Caldana da Pirano e il suo poema, Trieste 1905; A. Farinelli, Dante e la Francia, II, Milano 1918, p. 85; B. Ziliotto, Petronio Petronio Caldana rimatore piranese del secolo XVIII, .AT., s. III, vol. IX, Trieste 1921, pp. 247-298; B. Maier, Letteratura giuliana, Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, III ;` , Udine 1979, p. 1155.
CALDERAI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Ultima laterale sinistra di via San Marco. C.A.P. 34143.
Così denominata con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971 a ricordo degli operai specializzati nell'esecuzione di lavori in lamiera, ferro e acciaio, caldaie e simili, un tempo operanti nei vicini cantieri navali.
A titolo di curiosità segnaliamo che a Trieste si svolse nell'agosto del 1906 una «festa dei calderai», in occasione della quale venne pubblicata una cartolina illustrativa.
CALPURNIO, via, Cologna-Scorcola. Da clivo Artemisio a via
A. Valerio. C.A.P. dal n. 1 al n. 3 e dal n. 2 al n. 10: 34128; dai nn. 5 e
12 a fine: 34127.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome del «proponente al monu- mento equestre a Fabio Severo e relatore dei meriti dello stesso nello sco- primento del monumento», come da motivazione ufficiale.
Via del Calcare (foto M.Iogna)
Via dei Caldana (foto M.Iogna) Via dei Calderai (foto M.Iogna)
CALVOLA - CAMBER BARNI
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Via Calpurnio (foto M.Iogna)
Calpurnio Certo (II sec. d.C.) è ricordato nell'epigrafe incisa sulla base del monumento a Fabio Severo oggi conservata presso l'Orto Lapidario e re- cante il testo del decreto col quale, per iniziativa di Calpurnio Certo, i decurioni della colonia di Tergeste dedicarono una statua equestre di
bronzo dorato.
Bibl.: Lettich, Osservazioni sull'epigrafe di Fabio Severo, .AT», s. IV, vol. XXXIII, Trieste
1973, pp. 26-27, 57.
CALVOLA, via di, San Vito-Città Vecchia. Da via Navali a via don L. Sturzo. C.A.P. 34143.
Antico toponimo attribuito a questa strada dalla Del. Mun. il 2 5.4.1887; Calvula indicava originariamente «una convessità del terreno spoglia di vegetazione arborea, verosimilmente incolta, così denominata in opposi- zione alle alture vicine, invase dal bosco»; il toponimo viene fatto risalire presumibilmente alla prima metà del VII secolo d.C. Chiarvula è attestato almeno dal 1462; la forma Chiarbola superiore venne a indicare dal Set- tecento il colle oggi detto di San Giacomo, determinando la scomparsa del più antico toponimo Ponzano.
Lungo l'attuale via di Calvola vennero costruiti nel 1904 i primi edifici dell' I.C.A.M. (n. tav. 72) sui fondi già Bernetich e Tommasini (prog. L. Mazorana), cui si aggiunsero alcuni anni dopo altri tre edifici (1911) del- l'arch. L. Braidotti e dell'ing. M. Toffaloni.
Nella stessa strada è l'edificio (n. civ. 2), costruito negli anni Sessanta sui terreni della già villa Afenduli, che ospita l'Istituto Statale d'Arte «E. e U. Nordio».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 28; Lettich, Appunti per una storia del terri- torium originario di Tergeste, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 27, 31, 33-34; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 22, 30; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 37.
CAMAUR Antonio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Ultima laterale destra di via G.B. Bison. C.A.P. 34136.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione della strada allo scul- tore Antonio Camaur, nato a Cormons nel 1875. Studiò all'Accademia di Vienna, espose le sue opere alle Biennali di Venezia e a Trieste fu inse- gnante alla I.R. Scuola Industriale, poi Istituto Tecnico «A. Volta». Fu an- che pittore di orientamento postimpressionista e fu molto apprezzato come scultore sobrio e austero. I gessi originali vennero donati al Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste, sue opere si trovano nella necropoli di S. Anna e presso il Museo Revoltella, che conserva un busto in gesso raffi- gurante il pittore P. Marussig, una pittura ad olio su tela «Paesaggio» e «Affetto», targhetta in bronzo.
Morì a Trieste nel 1919.
Bibl.: Catalogo del Civico Museo Revoltella, Trieste 1933, pp. 26, 33, 156; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 19762 , p. 508; C.H. Martelli, Artisti di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia, Trieste 1985, p. 60.
CAMBER BARNI Giulio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Quinta laterale sinistra di via Commerciale. C.A.P. 34135.
Con Del. Cons. n. 179 d.d. 9.2.1968 venne dato il nome al «nuovo tronco che si diparte dall'an. 274 e termina con l'an. 157 di Scorcola».
Giulio Camber nacque a Trieste il 24.12.1891 e studiò giurisprudenza al- l' Università di Vienna, per divenire poi avvocato. Allo scoppio del I con- flitto mondiale riparò in Italia e si arruolò volontario nel 2 ° reggimento fanteria di stanza a Udine. Ferito due volte, ebbe la croce di guerra e una medaglia d'argento v.m. per le azioni a Oslavia (3.11.1915) e una di bronzo
Via di Calvola (foto M.Iogna)
Via Antonio Camaur (foto M.Iogna)
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CAMBON - CAMPANELLE
a Soupir in Francia (4.10.1918). Assunse il cognome Barni, arruolandosi nell'Esercito Italiano, come altri conterranei, onde non essere riconosciuto in caso di cattura.
Rientrato a Trieste, svolse la professione di avvocato; nel 1935 venne pubblicata la sua raccolta di poesie, curata da Virgilio Giotti, dal titolo La buffa (IIW ed. a cura di U. Saba, Mondadori, Milano 1950), «commento musicale delle sue geste di guerra». Nel 1919 era stato uno dei fondatori del Fascio di Trieste.
Nuovamente volontario nel II conflitto mondiale con il grado di maggiore dell'esercito, fu destinato comandante di battaglione della guardia di fron- tiera di Korcia (Albania), ove morì il 24.11.1941 a seguito di una caduta da cavallo.
Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 388; B. Marin, Giulio Camber, «PO», a. XI, Trieste 1941, pp. 253-261; V. Roncatti, Quindici anni dopo, «PO», a. XXVI, Trieste 1956, pp. 258-263; F. Pagnacco, Storia de «La Buffa» di Giulio Camber, «PO», a. XXXI, Trieste 1961, pp. 89-94; G. Camber Barni, La buffa, nuova ed. a cura e con nota intr. di A. Pittoni, Trieste 1969; B. Maier, «La Buffa» di G. Camber Barni, «PI», IV s., a. XVIII, Trieste 1968, pp. 21-29.
CAMBON Glauco, via, Chiadino-Rozzol. Laterale destra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Il 6.4.1956 con Del. Cons. n. 60 questa strada venne intitolata al pittore triestino Glauco Cambon. Nato a Trieste il 13.8.1875, frequentò dapprima il liceo classico nella città natale e successivamente l'Accademia di Mo- naco di Baviera (1891-1894), perfezionandosi infine a Roma (1900-1905). Partecipò nove volte all'Esposizione internazionale di Venezia tra il 1897 ed il 1924. All'inizio del primo conflitto mondiale si trasferì definitiva- mente a Milano, dove operò per tutto il resto della sua vita. Autore in prevalenza di ritratti, eseguì anche vedute, composizioni mitologiche o allegoriche e fu apprezzato cartellonista, facendosi notare stilisticamente, in generale, per una «moderata adesione alla visione simbolistica di Bò- cklin» e per «il vigoroso e folto colorismo».
Morì a Biella, ove si era recato per lavoro, il 7.3.1930.
Bibl.: Diz. biogr. it., 17, Roma 1974, pp. 144-145; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; G. Sgubbi, Glauco Cambon nel cartellonismo triestino, «AFAT», 5-6, Udine 1982, pp. 157-178.
C A M P A N E L L E , v i a delle, San Giacomo/Servola-Chiarbola/Valmau- ra-Borgo San Sergio. Prima laterale sinistra di via Costalunga. C.A.P. dal n. l/1 e dal n. 2 al n. 6 e dal n. 94 al n. 128: 34137; dal n. 1 a fine (dispari) e dal n. 8 al n. 92 e dal n. 130 a fine: 34149.
Toponimo apposto nel 1912 su suggerimento di Jacopo Cavalli che lo ritrovò in documenti quattrocenteschi sotto la f,orma «contratti que dici- tur Schampanelle» o, altrove, «Schampnellis». E fatto derivare, comune- mente, dal fitonimo indicante la nota pianta rampicante delle convolvu- lacee, spontanea o coltivata, dai fiori violacei, turchini o rosa a forma di campana. È da segnalare, tuttavia, l'interpretazione del toponimo come derivato da un latino medioevale SCAMPNUM (lat. SCAMNUM) = «banco, costone», termine geomorfico.
Lungo questa strada sorgono prevalentemente case dell'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1918, p. 12; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 28; Cavalli, Toponomastica della città e territorio di Trieste dal 1300 al 1500, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS. MISC. 22/I, sub. S.; Doria, La toponomastica ladina di Trieste ed un quaderno inedito di J. Cavalli, Atti Soc. Fil. Friul. (41 ° congresso), Udine 1964, p. 48.
Via Giulio Camber Barrii (foto M.Iogna)
Via Glauco Cambon (foto M.Iogna) Via delle Campanelle (foto M.Iogna)
CAMPI ELISI - CAMPI ELISI
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Scala dei Campi Elisi (foto M.logna)
CAMPI ELISI, scala dei, San Vito-Città Vecchia. Dal viale omonimo a via G. Schiaparelli. C.A.P. 34143.
Nome attribuito con delibera Giun. Mun. d.d. 14.2.1949 n. 147, ma già invalso nell'uso popolare dall'inizio del secolo. Derivò dall'insegna ((Ai Campi Elisi» di una vicina trattoria esistente all'alba del Novecento (ex n. 15 e P.T. 40 di passeggio S. Andrea) e ispirata alla celebre zona di Parigi.
Al n. civ. 3 si trova la scuola elementare «E. Morpurgo» (dal 1950).
La scuola elementare di fondazione barone Elio de Morpurgo venne aperta nel 1877; la prima sede si trovava al n. civ. 4 di viale G. Tartini, con altro ingresso sulla via di Calvola. Distrutto questo edificio nel corso del bombar- damento aereo del 10.6.1944, venne deliberata nel 1949 la costruzione di un nuovo edificio scolastico, eretto su progetto dell'arch. U. Nordio. Il primo lotto dei lavori venne completato nel 1950 e il secondo (palestra) nel 1962.
Bibl.: Cesari, La scomparsa della villa Murat, «RMCT», a. XI, Trieste 1939, p. 71; A. Lussi, La scuola elementare di fondazione Barone Elio de Morpurgo nel cinquantesimo anniversario di sua esistenza-annali, Trieste 1927; Autori Vari, Scuola elementare di fondazione barone Elio de Morpurgo-centenario della fondazione 1877-1977, Trieste 1977.
CAMPI ELISI, viale dei, San Vito-Città Vecchia. Dal passeggio S. Andrea a via del Broletto. C.A.P. 34143.
Viale dei Campi Elisi (foto M.Iogna)
117 CAMPO MARZIO - CAMPO MARZIO
La medesima denominazione della vicina scala venne apposta nella stessa occasione a questa strada (delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949). Diede decisivo impulso all'urbanizzazione della zona la costruzione, nel- l'immediato dopoguerra, dei complessi edilizi dell'I.A.C.P.
Bibl.: G. Cesari, La scomparsa della villa Murat, «RMCT», a. XI, Trieste 1939, p. 71. CAMPO MARZIO, androna, San Vito-Città Vecchia. Prima
laterale sinistra di via di Campo Marzio. C.A.P. 34123.
Androna Campo Marzio (foto M.Iogna)
Con Del. Cons. n. 60 del 6 aprile 1956 a questa androna venne estesa la denominazione già apposta all'omonima via. Campo Marzio vien fatto derivare, secondo l'interpretazione corrente, dal latino Campus Martius, un campo riservato alle esercitazioni militari risalente all'epoca della co- lonia romana. Purtuttavia non sono note testimonianze archeologiche od epigrafiche che possano avvalorare questa affermazione. Il toponimo trova attestazioni sia nella forma Campo Marzio (a. 1560 c.) che in quella di Camarcius, Camarzo, Camarzio e Chiamarz(o), proprio di una zona de- stinata a saline almeno dal XIII-XIV secolo. E stata così proposta, anche per analogia con un Camarcio (a. 1229) presso Aquileia, una derivazione non da Campus Martius ma da Campus marci(d)us, ove la sparizione della d intervocalica avrebbe portato all'attuale forma; marci(d)us ( = let- teralm. «marcio») avrebbe riferimento a una zona acquitrinosa, bonificata prima della costruzione delle saline.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 29; Godoli, Le città nella storia d'Italia-Trieste, Bari 1984, p. 8; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 21; G. Frau, Toponomastica del Comune di Aquileia, Udine 1968, p. 11; D. Ros- setti, Delle saline di Trieste-Considerazioni sulla loro storia e legislazione, «AT», s. II, vol. XVII, Trieste 1891, p. 453; T. Fanfani, Il sale nel litorale austriaco dal XV al XVIII secolo, Napoli 1981, p. 162; T. Ubaldini, Il «Territorium Tergestinum» in cinque carte topografiche
del XVI e XVII secolo, «AT», s. IV, vol. XLVII, Trieste 1987, Ia tav. f.t.; Doria, La topono- mastica ladina di Trieste ed un quaderno inedito di J. Cavalli, Atti Soc. Fil. Friul. (41 ° con- gresso), Udine 1964, p. 50.
CAMPO MARZIO, via di, San Vito-Città Vecchia. Da via Ottaviano Augusto a via Murat. C.A.P. 34123.
Dal 1875 reca il toponimo apposto poi anche all'omonima androna. Lungo via di Campo Marzio, ove sorse nel secondo dopoguerra l'edificio sede della filiale triestina della F.I.A.T., era il vasto parco con la settecentesca villa Murat. Il penultimo proprietario, un tedesco di nome Enrico Rieter che l'aveva acquistata nel 1874, morì nel 1894 dopo aver offerto invano
CAMPO ROMANO - CAMPO ROMANO
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Via di Campo Marzio (foto M.Iogna)
Via Campo Romano (foto M,Iogna)
la tenuta al Comune. Nel 1894 la figlia ed erede del Rieter alienò la pro- prietà alla «Prima pilatura triestina di riso» che, tra il 1900 ed il 1901, di- strusse il parco e fece radere al suolo la villa. Al loro posto sorse, su pro- getto dell'impresa Luzzatto, Suvich e Ci, lo stabilimento per la pilatura del riso che rimase in esercizio fino al 1913, quando l'attività venne tra- sferita a San Sabba. Il grande edificio, rimasto abbandonato, fu poi adi- bito a deposito di foraggi per l'Amministrazione Militare e fu distrutto da un incendio il 6 ottobre 1921.
Al n. civ. 1 si trova la palazzina già del Lazzaretto di San Carlo e poi del- l'Arsenale di Artiglieria (1749), ristrutturata nel 1969 (ing. G. Sforzina) quale sede del Museo del Mare; questa importante istituzione museale della città venne fondata nel 1922 ed ebbe origine da una Esposizione marittima, aperta nel 1910.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 29; G. Cesari, La scomparsa della villa Murat, «RMCT», a. XII, Trieste 1939, pp. 71-76; L. Franzoni, G. Righetti, «PO», a. XXVII, Trieste 1957, p. 156; Anonimo, Il Museo del Mare, «Il Piccolo», 13.7.1934; V. Staccioli, Trieste e la cultura marinara, Trieste 1987; G. Gerolami, Il Museo del Mare, «Umana», a. VII, n. 1-8,
Trieste 1958, p. 91.
CAMPO ROMANO, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Prima laterale sinistra di via Nazionale. C.A.P. 34016.
Con Del. Pod. d.d. 8.11.1929 n. 63/51-V-31152-29, la strada prese questo nome «a ricordo della località chiamata così anche dai terrazzani a ricordo dei ruderi romani ivi trovati». Campo romano era anzitutto denomina- zione popolare, corrispondente allo sloveno Romankova rovna, per que- sta zona ove, evidentemente, erano avvenuti sporadici ritrovamenti di materiali d'epoca romana. Sulla base di consimili segnalazioni l'archeo- logo Alberto Puschi fece eseguire nei giorni 30 e 31 maggio 1901 degli scavi, dai quali risultò una notevole quantità di pezzi di anfore, vasi e
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CANAL - CANALE PICCOLO
tegole. Da ciò Puschi trasse l'impressione che nei pressi fosse esistita, in epoca romana, una fornace per l'attività di vasaio.
La via Campo Romano venne aperta con la costruzione, al suo termine nel 1921 circa, della centrale elettrica ricevitrice di Opicina, la cui facciata prospetta, oggi, la Strada Statale n. 202.
Bibl.: A. Puschi, Recenti scoperte di antichità, «AT», s. III, vol. I, Trieste 1903, p. 276; Let- tich, Appunti per una storia del territorium originario di Tergeste, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, p. 82; M.V. Gastaldi, Trieste redenta e il suo porto, Milano 1925, p. 24.
CANAL Giulio Ascanio, largo, San Vito-Città Vecchia. Al termine di via San Michele. C.A.P. n. l: 34143; dal n. 2 a fine: 34131.
Dal 9.4.1932 (Del. Pod. n. 531) reca il nome del triestino Giulio Ascanio Canal, nato il 9 agosto 1815; frequentò il collegio superiore della marina in Venezia, avviandosi alla carriera militare e avendo per compagno Emi- lio Bandiera. Imbarcato dapprima come cadetto, venne promosso alfiere di vascello nel 1838 e ottenne il congedo l'anno seguente. Aderì alla so- cietà segreta Esperia, fondata dai fratelli A. ed E. Bandiera, che aveva per scopo l'indipendenza nazionale dell'Italia in forma repubblicana e che era collegata con la Giovine Italia e con la Legione Italiana. A seguito della scoperta della società segreta da parte della autorità e in conseguenza della
fuga dei fratelli Bandiera, Giulio Ascanio Canal venne arrestato come complice, poiché aveva ospitato a Trieste Emilio Bandiera nel febbraio 1844. Canal fu portato a Venezia per il processo militare contro i Ban- diera e si ammalò di tisi nel carcere della città lagunare. Ottenuti gli ar- resti domiciliare presso la madre dimorante a Venezia, fu riportato poi a
Trieste ove morì il 24 gennaio 1845.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 29; Diz. biogr. it., 17, Roma 1974, pp. 655- 657; P. Sticotti, Un episodio triestino della tragedia dei fratelli Bandiera-il sacrificio di Giulio Ascanio Canal, «AT», s. IV, vol. X-XI, Trieste 1946, pp. 73-111.
CANALE PICCOLO, via del, San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza N. Tommaseo a piazza della Borsa. C.A.P. 34121.
Via del Canale Piccolo (foto M.Iogna)
Toponimo ottocentesco trasferito alla strada che venne creata nel 1819 con l'interramento del cosiddetto «Canal Piccolo», chiamato in tal modo dopo la costruzione del Canal Grande. Il nome Canale Piccolo (Kleiner
Canal) è attestato almeno dal 1759 e venne a sostituire nell'uso popolare le più antiche denominazioni Canale del vino e Canale della Portizza.
Largo Giulio Ascanio Canal (foto M.Iogna)
CANCELLIERI - CANDELE
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Via Cristoforo Cancellieri (foto M.Iogna)
Al n. civ. 4 si trova oggi la Borsa Valori della Camera di Commercio di Trieste. Il palazzo venne costruito nel 1909-1910 dall'arch. Emil Bressler per il committente Teodoro Dreher, che lo destinò a ristorante. Dopo il primo conflitto mondiale, nel 1926, l'immobile venne alienato dalle ban- che viennesi che detenevano l'intero pacchetto azionario della Dreher e fu acquistato dalla Camera di Commercio per destinarlo a propria sede. Gli ambienti, ristrutturati dall'ing. Gairinger e dall'arch. Alfredo Pulitzer, vennero inaugurati il 28 ottobre 1928.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; Autori Vari, Maria Teresa, Trieste e il porto, Trieste 1980, p. 138 fig.; Anonimo, I cento anni della Dreher, Udine 1965, pp. 29, 36; G. Cesari, La nuova Borsa di Trieste, «RMCT», a. I, Trieste ott. 1928, pp. 13-16; Autori Vari, Gli affreschi di Carlo Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 59.
CANCELLIERI Cristoforo, via, San Giacomo. Da via G. Mansanta a via S. Gavardo. C.A.P. 34137.
Dal 1912 è intitolata a Cristoforo Cancellieri; nacque a Trieste nel 1427 c. da Pietro Montecchi da Sassuolo (Modena) detto Cancellieri dalla carica che ricoprì a Trieste, ove si era trasferito nel 1420. Cristoforo fu dap- prima pubblico notaio al banco dei malefici (1463) e nel 1465 divenne cancelliere del Comune, come lo era stato il padre. Convinto sostenitore dell'autonomia comunale nei confronti della Repubblica di San Marco e dell'Austria, fu a capo, nel 1463, di un gruppo di duecento uomini armati che si opposero ai soldati di Venezia; morì nel 1468 mentre combatteva in Ponzano (colle di S. Giacomo) contro i soldati imperiali.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 3, c. 82 r.-83 r.; Diz. biogr. it., 17, Roma 1974, pp. 742-744.
CANCIANI Alfonso, via, San Giovanni. Laterale destra di strada per Longera. C.A.P. 34128.
Con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971 venne intitolata allo scultore Al- fonso Canciani, nato a Brazzano (Gorizia) 1'11.12.1863. Dapprima scalpel- lino, studiò a Vienna tra il 1886 ed il 1896 all'Accademia e alla Scuola superiore di scultura. Si affermò nel 1896 con un bozzetto in gesso per un Monumento a Dante. Canciani fu attivo a Vienna dal 1901 al 1918, realizzando tra l'altro il monumento commemorativo della Imperatrice Elisabetta per l'orfanotrofio di Gfòhl (Austria Inferiore) e uno dallo stesso soggetto per Pola, ove fu posto di fronte all'Arena. Sul finire del primo conflitto mondiale si trasferì a Trieste e qui insegnò fino al 1935 alla Scuola d'Arte industriale. Tra le sue molte opere di questo secondo periodo si possono ricordare il Monumento ai Caduti (Corno di Rosazzo) e il busto De Francese/9i a Pisino, oltre a numerosi busti oggi conservati a Trieste, Gorizia, Vienna. Fu anche apprezzato autore di bozzetti per medaglie. Ri- cordiamo ancora il busto Ascoli a Gorizia e la medaglia per il primo cen- tenario della Cassa di Risparmio di Trieste (1941). Morì a Trieste il 3.10.1955.
Bibl.: Diz. biogr. it., 17, Roma 1974, pp. 747-748; Oesterr. biogr. Lexicon, II, p. 135; H. Kizmiiller, Alfonso Canciani a Vienna, Udine 1985; R. Marini, In faccia a Duino il Dante di Canciani, «Alto Adige», 10.3.1954; D. Gioseffi, Degno tributo di riconoscenza al novantenne scultore A. Canciani, «Giornale di Trieste», 25.2.1954.
CANDELE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via Donota. C.A.P. 34121.
Toponimo ottocentesco derivato, secondo la tradizione storiografica, dalla presenza di una fabbrica di candele aperta nel 1780 da certo Abramo Vita Basevi.
Via Alfonso Canciani (foto M.Iogna) Via delle Candele (foto M.logna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30.
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CANOVA - CANTÙ
CANOVA Antonio, via, Barriera Vecchia. Da via C. e G. Stuparich a via dei Piccardi. C.A.P. dal n. 1 al n. 9 e dal n. 2 al n. 12: 34125; dal n. 11 al n. 17 e dal n. 14 al n. 20: 34129; dai nn. 19 e 22 a fine:
34141.
Reca dal 1900 il nome dello scultore Antonio Canova, nato a Possagno (Treviso) nel 1755; studiò a Venezia e a Roma, ove lavorò per. molti anni prima di trasferirsi a Parigi (1802) come scultore ufficiale di Napoleone e dove rimase fino al 1815. Canova è considerato il massimo scultore neo- classico italiano, ma operò anche come pittore. Morì a Venezia nel 1822.
Fu in contatto epistolare con Domenico Rossetti (1821) al quale rifiutò un contributo per l'erezione del cenotafio di Winckelmann all'Orto Lapida- rio, opera dello scultore suo allievo Antonio Bosa. Canova donò alla So- cietà di Minerva un busto in gesso di Napoleone, oggi ai Civici Musei di Storia ed Arte; due gessi di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte si trovano al Museo del Risorgimento e un bozzetto per la statua di Napo- leone si trova al Museo Revoltella.
Canova fu estimatore del letterato Melchiorre Cesarotti (1730-1808) al quale, mentre stava completando in Vienna il monumento sepolcrale per
l'arciduchessa Maria Cristina d'Austria, inviò una lettera conservata presso l'Archivio Diplomatico di Trieste (Racc. Zajotti n. 249) affermando che «se la composizione dell'Ercole Furioso [1801] che ammazza i figli ha po- tuto veramente meritare l'approvazione di un uomo che conosce tanto bene tutte le leve del cuore, qual compenso maggiore per l'artista! [...] Il Suo foglio sarà da me conservato come un monumento prezioso, perché lo credo dettato da un cuore ingenuo. Vorrei che Ella vedesse questo mo- numento di cui ora sono alla fine del suo collocamento per poterne sen- tire il saggio suo parere perché è questo alquanto diverso dagli altri sin'ora fatti. [...] Vienna 11.9.1805».
Al n. civ. 18 di via A. Canova si trova un edificio in stile liberty dalla ricca decorazione, costruito nel 1902 dall'arch. A. Walner; al n. civ. 4 si trova una palazzina costruita nel 1930 per la Cassa Nazionale delle Assicurazioni
Sociali.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; Diz. biogr. it., 18, Roma 1975, pp. 197- 219; Diz. arte it., Milano 1981, p. 65; D. Rossetti, Scritti inediti, II, Udine 1944, pp. 306-307; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 220; Trieste, Archivio Diplomatico, Raccolta Zajotti, n. 249.
CANTÙ Cesare, via, Cologna-Scorcola. Da via F. Severo alla parte terminale di via di Romagna. C.A.P. dal n. 1 al n. 35 e dal n. 2 al n.
10: 34127; dai nn. 27 e 12 a fine: 34134.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 a questa strada venne dato il nome dello storico e letterato italiano Cesare Cantù, nato a Brivio (Como) nel 1804. Scrittore dallo spirito romantico e di sentimenti patriottici, fu pro- cessato e incarcerato dagli austriaci; alla liberazione (1848) si rifugiò in Piemonte, per ritornare a Milano dopo le Cinque Giornate, fondandovi il periodico La Guardia Nazionale. Fu autore di studi sulla letteratura ita- liana, su V. Monti e su G. Parini e scrisse il saggio Sulla storia lombarda del XVII secolo (1832), commento storico ai Promessi Sposi del Manzoni. Nel campo della storiografia si affermò con l'ampia Storia Universale (1837) in trentacinque volumi. Tra i suoi romanzi storici si ricorda Mar- gherita Pusterla (1838). Morì a Milano nel 1895.
Cesare Cantù, che fu amico del naturalista dignanese Bartolomeo Biaso- letto, si interessò anche della questione delle terre italiane soggette all'Au- stria scrivendo, nel 1847, che «Trieste è e vantasi italiana e lo diviene ogni giorno più».
Al n. civ. 43 si trova la scuola materna intitolata dal 1961 a Gino Palutan; l'istituzione trovò sede nell'attuale edificio nel 1948 grazie all'interessa- mento del Presidente di Zona e poi Prefetto G. Palutan, del quale reca oggi il nome. Appartiene al complesso scolastico la villa già Krausenek, acquistata dal Comune nel 1921 assieme ai vicini terreni destinati a parco
Via Antonio Canova (foto M.logna)
Via Cesare Cantù (foto M.Iogna)
pubblico (la cosiddetta «villa Giulia»). Al n. civ. 45 ha sede invece 1'A.N.F.F.A.S., Associazione Nazionale Famiglie di Fanciulli e Adulti Su- bnormali.
Bibl.: Diz. biogr. it., 18, Roma 1975, pp. 336-344; Sticotti, Aspetti della vita scientifica..., «AT», s. IV, vol. VIII-IX, Trieste 1945, p. 355; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 1976, p. 268; A. Tassini, L'asilo-scuola «G. Palutan», «RMCT», a. XIII n.s., n. 11-12, Trieste 1961, pp. 10-12.
CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. C.A.P. 34121.
Fin dal Settecento è noto, con riferimento a questa strada, il toponimo «via dei capitelli», dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente an- che in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia
subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro se- colo, in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del
Via dei Capitelli (foto M.Iogna)
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CAPITOLINA - CAPITOLINA
1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale in- terruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Spor- cavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appar- tenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti. Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione « QVID.RETRIBVAM.DOMINO».
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolarità architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca e irredentista. Venne acqui-
stata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide con l'iscrizione: «HABEBITIS.MULTA.BO- NA.SI.TIMUERITIS.DEUM.1723».
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente «16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 »), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa «AD.T.DEI.GLORIAM. 1657»), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione « NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS» del 1651).
Dei «capitelli» che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo al- l'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli èstata individuata quale punto centrale del nuovo piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; Doria, Grande dizionario del dialetto trie- stino, Trieste 1984, p. 127; Anonimo, La via dei Capitelli, «Tempi Andati», n. 5, Trieste 1978, pp. 94-96; G. Cesari, Le prime demolizioni in via dei Capitelli, «RMCT», Trieste 1938, pp. 93-96; E. Curet, Demolizioni in Cittavecchia-la via dei Capitelli, «Le Ultime Notizie»,
11.4.1939; «I1 Piccolo», 31.5.1987.
CAPITOLINA, via, San Vito-Città Vecchia. Da piazza del Sansovino a piazza della Cattedrale. C.A.P. 34131.
Dal 3.10.1929 (Del. Pod. n. 55/16-V-31/46-29) questa nuova strada reca il
nome di «via Capitolina», perché «conduce precisamente al sito del Ca- p i t o l i u m (Campidoglio) della colonia romana di Tergeste», come da mo- tivazione ufficiale. La strada, che attraversa il parco della Rimembranza,
venne aperta su spazi già occupati da terreni e demoliti edifici e fu inau- gurata il 27 ottobre 1929; a ricordo dell'avvenimento Ugo Inchiostri dettò un'iscrizione che recita: ((SPIANATO LO SCOSCESO TERRENO I LUNGO LE VESTIGIA DELLE MURA MEDIEVALI I IL COMUNE I AUSPICE IL PODESTÀ SENATORE GIORGIO PITACCO I APRIVA QUESTA NUOVA VIA I CHE DI TRIESTE CIRCONDA LE ANTICHE GLORIE I E LE MEMORIE RECENTI I XXVIII OTTOBRE 1929 A. VII».
I resti di quella che è stata identificata come una basilica romana del I sec. d.C., con aula a due ordini cinta da ventotto colonne e con abside in- terna, vennero ritrovati per caso, nell'estate del 1929, mentre si era alla ricerca del sito più adatto al nuovo monumento ai Caduti.
Al n. civ. 13 è la nuova sede dell'Istituto Regionale per la Formazione Professionale (I.R.FO.P.). Al n. civ. 14si trova la chiesa di S. Apollinare dei Padri Cappuccini, con annesso convento, consacrata il 23.10.1870 (prima pietra 22.11.1855). Alla morte del vescovo G.N. Glavina (1899) vi venne costruita la cappella che reca l'iscrizione: «HEIC.BEATAM.PRAESTOLA - TVR.ANASTASIM I IOHANNES.NEPOMVCENVS.GLAVINA I BORSTI.NATVS.IDIBVS.APRILIBVS. MDCCCXXVIII I INTEGER.AFFABILIS.DOCTVS.PIVS.LIBERALIS I IN.ATHENAEO.VINDOBONEN- SI.THEOL.LAVREA.DONATVS I BARTHOLOMAEI.LEGAT.EPISCOPIA.SECRETIS.SOLERSI AD.S.ANTO - NII.VETERIS.CVRIO. STVDIOSISSIMVS I INFVLIS.PARENTINIS.POLENSIBVS I DEIN.TERGESTINIS.IVSTI - NOPOLITANIS.HONESTATVS I QVOS.HABVTI.INFENSOS.VENIA.ET.AMORE.COMPLEXVS I SEDE.SVA. POSTREMA.ABDICATAI EPISCOPVS.TITVLARIS.THEODOSIOPOLITANVS I DEMVM.ARCHIEP.TITVL. PEL - VSIANVS. CREATVS.DECESSIT. SYLVULAE.IV.IDVS.NOV.AN.MDCCCIC » .
Via Capitolina (foto M.Iogna)
CAPODISTRIA - CAPOFONTE
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Via Capodistria (foto M.Iogna)
Nel 1891 una cappella, a destra dell'ingresso, venne dedicata alla Madonna del Rosario o di Pompei con istituzione di apposita confraternita; l'altare maggiore venne posto nel 1929 (decorazioni dell'arch. F. Ferluga e del pittore udinese M. Sgobaro). La statua dell'Immacolata (scul. F. Perantho- ner) fu acquistata nel 1904 e i gruppi ai lati dell'arco santo (scul. F. Pe- ranthoner) risalgono al 1905. Le tele nelle nicchie della navata sono del pittore triestino G. De Simon (1904), autore pure degli affreschi dei sof- fitto della chiesa (1907). L'organo del 1891 (f.11i Bazzani) fu sostituito da uno nuovo nel 1968 (ditta Zanin, Codroipo).
Bibl.: Anonimo, La via Capitolina, «RMCT», Trieste sett.-ott. 1929, p. 36; G. Cesari, Le sco- perte sul colle Capitolino, «RMCT», Trieste sett.-ott. 1929, pp. 25-28; G. Cuscito, S. Apol- linare: l'assalto al convento e nuovi lavori in chiesa, «VN», 10.1.1986; G. Cuscito, I padri Cappuccini a Trieste, «VN», 8.11.1985; G. Cuscito, «Il ritorno dei Cappuccini a Trieste», «VN», 12.11.1985; G. Cuscito, S. Apollinare a Montuzza, «VN», 6.12.1985; G. Cuscito, L'ar- redo liturgico di S. Apollinare, «VN», 20.12.1985; G. Cuscito, La suppellettile liturgica di S. Apollinare, «VN», 24.1.1986.
CAPODISTRIA, via, Servola-Chiarbola. Quinta laterale sinistra di via I. Svevo. C.A.P. 34145.
Ricorda dal 24.6.1960 il nome della città istriana passata nel dopoguerra all'amministrazione jugoslava.
Città di origine romana, Capodistria è la Giustinopoli di epoca bizantina; dall'Alto Medioevo (XI secolo) fu comune autonomo e dal 1270, divenuta veneta, conobbe epoca di prosperità, anche se soltanto dal XIV secolo il legame con la Repubblica di San Marco appare consolidato. Dopo la pa- rentesi napoleonica conobbe vicende politiche comuni a quelle di altre città istriane. Monumenti principali sono l'oratorio del Carmine (XIII sec.), la cattedrale di origine romanica con facciata del XV-XVI secolo, la loggia (1464), il palazzo Pretorio e la chiesa di S. Francesco (XV sec.).
Al n. civ. 33 si trova la ditta f.11i Bauer (dal 1961) s.p.a. per l'importazione e l'esportazione all'ingrosso di droghe, spezie e prodotti di erboristeria,
fondata nel primo dopoguerra.
Bibl.: R. Cessi, Capodistria, «Enciclopedia Italiana», 8, Roma 1930, pp. 872-873; F. Semi, Caput Histriae, Trieste 1972; B. Ziliotto, Capodistria, Trieste 1910.
CAPOFONTE, via del, San Giovanni. Laterale destra di via delle Docce. C.A.P. 34128.
Capofonte, toponimo attribuito alla strada con Del. Cons. n. 199 d.d. 11.3.1975, è termine non attestato altrove, a quanto risulta, nella lingua italiana e indica il manufatto costruito nel 1751 sulla sorgente dell'acque-
dotto teresiano. Fino al 1975 costituiva tratto di via alle Cave.
Il termine capofonte si trova usato da G. Sforzi in appendice alla Storia cronografica di Trieste di V. Scussa, pubblicata nel 1863; nel 1826, in- vece, G. Agapito scriveva semplicemente del «ricettacolo della sorgente».
Nei pressi sorge l'antica chiesetta dei Santi Giovanni e Pelagio di origine trecentesca, che secondo la tradizione sarebbe sorta al posto di un tern- pietto pagano nei pressi della sorgente. Ricostruita in parte nel 1876, venne restaurata nel 1954, abbattendo strutture posticce e ripristinando la pianta a croce latina; vennero rifatti pure il tetto a capriate e il portichetto an- tistante. Nell'occasione fu collocato sull'altare un crocefisso opera dello scultore Tristano Alberti.
Bibl.: Cuscito, Storia di Trieste cristiana attraverso le sue chiese, I, Trieste 1982, pp. 81-82; M. Walcher, La chiesa di S. Giovanni Decollato a Trieste, «AMSIASP», vol. XXIX-XXX n.s., Trieste 1981-1982, p. 151; F. de Farolfi, Gli acquedotti romani di Trieste con particolare riguardo all'acquedotto di Bagnoli, «AMSIASP», vol. XIII n.s., Venezia 1965, pp. 5-80.
Via del Capofonte (foto M.Iogna)
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CAPOLINO - CAPPELLO
CAPOLINO Giuseppe, piazzale, San Giovanni. Laterale sinistra di via A. Levier. C.A.P. 34128.
Allo scultore Giuseppe Capolino venne intitolato questo piazzale con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971. Già tratto di strada per Longera.
Giuseppe Capolino nacque a Trieste il 6 aprile 1827 da genitori veneti e studiò all'Accademia di Venezia dal 1843. Si trasferì poi a Venezia stu- diando con PietroTenerani e nel 1851 vinse un premio di scultura all'Ac- cademia di San Luca cui seguì, nel 1854, il conferimento della grande me- daglia della Congregazione artistica dei Virtuosi al Pantheon. Ritornato a Trieste verso il 1855, proseguì l'attività professionale autonomamente eseguendo busti, statue allegoriche e monumenti funerari per le maggiori famiglie triestine. Sue opere si trovano al Museo Revoltella e nella necro- poli di S. Anna. Ricordiamo i Leoni all'Arsenale del Lloyd (1856), Angelo della Risurrezione (1858, tomba Cassina ora Frandoli, necropoli di S. Anna), Bacco fanciullo in groppa alla pantera (gesso, Civici Musei di Storia ed Arte); il bassorilievo della Tomba Capolino nella necropoli di S. Anna è opera di Bela Brestyansky «a perpetua memoria di Giuseppe Capolino scultore per opere egregie laudatissimo, ingegno incompreso», come si legge nell'epigrafe che ricorda anche i suoi genitori, il commerciante Do- menico e la madre Maria Molinaro, entrambi originari «da Cornino nel Veneto», frazione del comune di Forgaria.
Un busto in marmo del Capolino raffigurante l'arciduca Ferdinando Mas- similiano si trova oggi nell'atrio di palazzo Maurizio, sede della Biblioteca Civica (piazza A. Hortis, 4).
Morì a Trieste, trentunenne, il 22 dicembre 1858. Bibl.: Diz. biogr. it., 18, Roma 1975, pp. 657-658.
CAPPELLO Francesco, via, San Vito-Città Vecchia. Da via della Galleria a via R. Bazzoni. C.A.P. 34124.
Denominazione ottocentesca che ricorda questo personaggio alla cui fa- miglia, secondo la tradizione, appartenevano dei terreni nella zona.
Francesco Cappello, patrizio veneziano, nacque verso il 1460; assai poco si conosce della sua formazione culturale, che probabilmente fu orientata verso lo studio delle materie umanistiche. Avviatosi alla carriera politica, fu eletto ambasciatore straordinario in Francia il 7 febbraio 1492 e poi legato alla corte di Spagna (1495). Nel 1497 divenne podestà e capitano di Capodistria, incarico che mantenne fino al 1498, quando fece ritorno a Venezia per assumere la carica di provveditore della Sanità. Fu provvedi- tore di Rimini (1499), ambasciatore ordinario alla corte di Luigi XII di Francia (1501) e incaricato di una missione diplomatica in Inghilterra nello stesso periodo. Nel 1504 divenne ambasciatore veneto presso Massimi- liano imperatore; rientrato a Venezia, fu eletto podestà di Ravenna (1507- 1508). Il 9 maggio 1508, dopo che Venezia ebbe conquistata Trieste, Francesco Cappello fu designato dal Senato quale governatore di questa città, che resse con rigidità e durezza imponendo un forte riscatto contro il saccheggio e mandando al confino o sopprimendo molti oppositori: «Can arrabbiato / che tutto il suo piacer e suo solazio / era facendo de Terge- stin stracio /» (dal contemporaneo G. Girardi). Restituita Trieste all'Austria (1509), Cappello venne eletto provveditore generale in Friuli (10 agosto 1509), fu legato presso il marchese di Mantova (1510) e membro della giunta del Consiglio dei dieci (1511). Nel 1512 venne inviato come am- basciatore in Inghilterra ma dovette interrompere il viaggio per contrat- tempi politici. Ritornò a Venezia, ammalato, nel 1512 e vi morì il 7 aprile 1513.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; Diz. biogr. it., 18, Roma 1975, pp. 775- 778; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 1976, pp. 10-11, 13-15; A. Hortis, Un codice epi- grafico triestino, «AT», s. IV, vol. I-II, Trieste 1938-1939, p. 183; B. Ziliotto, G. de Gerardi imitatore del Boiardo, «AMSIASP», vol. V n.s., Venezia 1956.
Piazzale Giuseppe Capolino (foto M.logna) Via Francesco Cappello (foto M.Iogna)
CAPRILE - CAPRIN
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Via del Caprile (foto M.Iogna)
CAPRILE, via del, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di vicolo delle Rose. C.A.P. n. 1 e dal n. 11 a fine: 34134; dal n. 3 al n. 9: 34135.
Denominazione risalente al 1912 che, come nel caso di via delle Aiuole, non riprende alcun toponimo preesistente; si tratta di voce dalla lingua letteraria e dal generico carattere agreste; caprile = stalla da capre. Non confermata la notizia di Marini, «antico toponimo agreste».
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 30; Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1967, p. 449; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
CAPRIN Giuseppe, via, San Giacomo. Da via Molino a Vento a via San Giacomo in monte. C.A.P. 34137.
Alla morte dello storico e patriota Giuseppe Caprin (15.10.1904) il Co- mune di Trieste espresse il desiderio che a lui fosse intitolata una strada cittadina e incaricò la Delegazione Municipale di individuare la zona della
città più adatta allo scopo; durante questa prima, breve, fase preparatoria G. Sencig, direttore della «Civica scuola popolare e cittadina alla Ferriera», propose (18.10.1904) che «questo caro nome di un suo vecchio amico
venga dato alla vita della Raffineria o della Ferriera o alla via Media. Per tal modo questa scuola potrebbe allora cambiare il suo nome alla Fer-
riera, nome da osteria, in quello di scuola di via Giuseppe Caprin.. Con delibera della Del. Mun. d.d. 21.10.1904, invece, il nome di Giuseppe Caprin venne dato alla già via Erta a San Giacomo, in considerazione del fatto che lì si trovava l'abitazione dello scomparso.
Via Giuseppe Caprin (foto M.Iogna)
Giuseppe Caprin nacque a Trieste il 16 maggio 1843 da padre operaio e studiò presso l'Accademia di Commercio di piazza A. Hortis; compiuti gli studi andò a lavorare in un magazzino e verso il 1859 si avvicinò al gior- nalismo, attività verso la quale fu subito evidente la sua predisposizione. Nel 1864 fondò il giornale Il Pulcinella (durato un anno) e nel 1865 L'Ar- lecchino (durato fino al 1866). Nel 1866 lasciò Trieste e si arruolò nelle file garibaldine; ferito a Bezzecca, rientrò a Trieste nel 1867 per fare parte della redazione de Il Cittadino. Il 12.10.1867 fondò il periodico Libertà e lavoro (durato fino al 1884) e divenne prima comproprietario e poi unico proprietario di uno stabilimento tipografico, il futuro Stabilimento Arti- stico Tipografico Giuseppe Caprin. Studioso della storia civile giuliana e istriana, della cultura francese, di teatro e di letteratura, Caprin ravvivò il sentimento di unità nazionale e di italianità della Venezia Giulia in chiave storica e letteraria, attraverso le sue opere sapientemente studiate per soddisfare gusto popolare ed esigenze di specialisti.
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CAPUANO - CAPUANO
Fu direttore del giornale L'Indipendente, socio attivo di vari sodalizi cul- turali tra cui la Società di Minerva, il Circolo Artistico Triestino, la Società Alpina delle Giulie, l'Accademia di Udine e l'Ateneo Veneto; fu anche ani- matore della Società Operaia. Come editore, legò il proprio nome alla sta- gione migliore dell'arte tipografica triestina dell'Ottocento. Opere princi- pali: Movimento intellettuale in Francia prima e durante la Rivoluzione (1878), I nostri nonni (1888), Marine istriane (1889), Lagune di Grado (1890), Tempi andati (1891), Pianure friulane (1892), Alpi Giulie (1895), il Trecento a Trieste (1897), tutte edite dalla sua tipografia, e il dramma storico in quattro atti Il regno di Luigi XVI (1895) non rappresentato. Morì a Trieste il 15 ottobre 1904.
Fu pubblicata postuma l'opera in due volumi Istria nobilissima (1905- 1907) per volontà della moglie Caterina Croatto (1846-1922), apprezzata poetessa, che ebbe manifestazione di stima anche dal Re d'Italia (2 7.1.1907)
tramite il Ministro della Real Casa: «Alla espressione del proprio gradimento ha il Re aggiunto lusinghiere parole di encomio per Lei, che con fervido affetto di consorte e degna mente, ha voluto vegliare all'auspicato com- pimento di quest'egregia opera, nuovo titolo d'onore per l'illustre artista defunto)).
Al n. civ. 7 si trova casa Caprin, una palazzina in stile Rinascimento co- struita verso il 1878 con annessa tipografia, oggi scomparsa. Dopo la morte di Caprin l'edificio passò in proprietà della moglie e poi degli eredi che la misero all'asta nel 1935; i nuovi proprietari l'affittarono al gruppo rionale fascista «M. Trevisan», che l'occupò fino al 1945 quando divenne sede dei partigiani e del Circolo comunista .Rinaldi)). Nell'immediato dopo- guerra ospitò un distaccamento della Polizia Civile della Venezia Giulia e poi, fino al 1965, un Commissariato di Pubblica Sicurezza. Caduto in stato di abbandono e danneggiato dall'incuria, l'edificio fu restaurato nelle parti architettoniche e decorative nel 1969. Dal 1984 al 1987 è stato sede suc- cursale della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Tradut- tori dell'Università degli Studi di Trieste. L'interno ha subito alcune mo- difiche nell'ultimo conquantennio (gli arredi della sala veneta sono stati posti negli anni Trenta nel museo del Castello di San Giusto) ma sono conservati ancora gli stucchi nelle lunette sovrastanti le porte, i pavimenti originali e gli affreschi sui soffitti del pianterreno.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 31; Diz. biogr. it., 19, Roma 1976, pp. 202- 205; E. Garzolini, Giuseppe Caprin, «Vedetta Artistica», Firenze ott. 1904; G. Caprin (necr.) «Tagespost», Graz 16.10.1904; necrol. «La Stampa», Torino 18.10.1904; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4, prot. n. 353; C. Pagnini, Giuseppe Caprin, {' PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 235-237; Pagnini, I giornali di Trieste dalle origini al 1959, Milano 1960, pp. 241-249; A.R. Rugliano, L'attività tipografica di G. Caprin nella Trieste dell'ultimo '800, «AMSIASP», vol. XXVI n.s., Trieste 1978, pp. 271-324; C. Pagnini, Caterina Croatto nel tri- gesimo della morte, «L'Era Nuova», 19.7.1922; E. Marini, San Giacomo-Casa Caprin, «Pas- saparola», 14.3.1987; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. R.P. MS.MISC. 56; A. Gentile, Giuseppe Caprin, Trieste 1922; G. Caprin, Il Trecento a Trieste, II a ed. con saggio intro- duttivo di G. Cervani, Trieste 1974.
CAPUANO, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da piazza Cornelia Romana a salita dei Montanelli. C.A.P. dal n. 1 al n. 5 e dal n. 2 al n. 8: 34124; dai nn. 7 e 10 a fine: 34123.
Risale all'Ottocento l'intitolazione di questa strada, aperta attraverso i fondi già Capuano. La famiglia Capuano (o de' Capuano) si stabilì a Trieste nel XVI secolo, provenendo da Manfredonia (Napoli). Un Marcello Capuano è ricordato nel 1417 come gabelliere della regina Giovanna II, un Man- fredo Capuano, dottore in legge nel 1526, era patrocinatore delle cause civili e criminali a Napoli e a Roma per il vescovo di Ferrara. Questo Man- fredo giunse a Trieste nel 1535 come Vicario civile (carica che mantenne fino al 1537) e divenne poi luogotenente e Capitano di Pisino (1566). Da lui discesero i Capuano di Trieste, che diedero alla città uomini d'arme e amministratori comunali. La famiglia si estinse con Ignazio de' Capuano (Trieste 1749-ivi 1839), avvocato, consigliere di governo, preside del Ma- gistrato dal 1805 al 1809 e dal 1814 al 1826. La vedova Margherita de Costanzi in de Capuano (n. 1777) morì nel 1865.
Via dei Capuano (foto M.Iogna)
CARAVAGGIO - CARDUCCI
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Via del Caravaggio (foto M.Iogna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 31; de Jenner, Genealogie, ms. in Trieste, Ar- chivio Diplomatico, segn. 1/1 B 3, cc. 166-167; A. Trampus, Dignità e fermezza di un Ma- gistrato Civico, «Voce Giuliana», 16.11.1985.
CARAVAGGIO, via del, San Giovanni. Da piazzale V. Gioberti a via San Pelagio. C.A.P. 34128.
Nome attribuito alla strada con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Michelan- gelo Merisi, detto il Caravaggio, nacque a Caravaggio (Bergamo) verso il 1573. Pittore che nella maturità si orientò verso il naturalismo, fu attivo
a Milano, a Roma e, dopo il 1606, a Napoli. Tra le sue opere più note: il Canestro di frutta (c. 1594, Milano, Pinacoteca Ambrosiana), il Riposo nella fuga in Egitto (1594-1596, Roma, Galleria Doria Pamphilj), la Vo- cazione e il Martirio di San Matteo (1599-1600, Roma, chiesa di S. Luigi dei Francesi). Morì a Porto Ercole (Grosseto) nel 1610.
Al n. civ. 4 si trova l'Istituto Magistrale di lingua slovena Slomsek (isti- tuito nel 1947); al n. civ. 6 la scuola elementare «F. Filzi» (aperta dal 1946).
Bibl.: Diz. arte it., Milano 1981, pp. 66-67; Le istituzioni di cultura della Trieste moderna, «Umana», a. VII, n. 1-8, Trieste 1958, pp. 131, 147.
CARBONARA, via, San Giacomo. Da via dell'Industria a via B. d'Alviano. C.A.P. 34144.
Il primo tratto della strada ebbe questa denominazione nel 1901; il se- condo tratto, oggi via B. d'Alviano, con delibera Giun. Mun. n. 54 d.d.
12.6.1925.
Carbonara è voce antiquata della lingua letteraria equivalente a carbo- naia ( = catasta di legna per la preparazione del carbon dolce oppure de- posito di carbone) e venne scelta come denominazione stradale «per la vicinanza dell'officina comunale del gas». Il gas veniva prodotto, per l'ap- punto, mediante la combustione del carbone.
È interessante ricordare, tuttavia, che a Trieste è nota fin dal Trecento una «contrada Carbonara» indicante, a quanto sembra, una zona in Gretta; «Charbonara» trova infatti attestazione nel 1342 (testamento di Nicolò Burlo).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 31; Trieste, Archivio Diplomatico, Testamenti, segn. 4 A-D (1342-1475), n. 1.
CARDI, via dei, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via del Ricreatorio a via di Basovizza. C.A.P. 34016.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) la strada reca il fitonimo cardo, pianta erbacea dalle molte specie, diffusa sul Carso nella forma selvatica, pre- sente nei luoghi asciutti e pietrosi, esposti al sole.
Appartiene al genere delle Composite; cardo argentato o selvatico è nome volgare della pianta Carlina acaulis.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1967, p. 458.
CARDUCCI Giosuè, via, città Nuova-Barriera Nuova/Barriera Vecchia. Da piazza Dalmazia a largo della Barriera Vecchia. C.A.P. dal n. 1 al n. 9: 34122; dal n. 2 al n. 12: 34133; dal n.14 al n. 26: 34125; dal n. 28 a fine pari: 34129; dal n. 31 a fine dispari: 34131.
La via del Torrente, così chiamata dal Settecento per il torrente che vi scorreva nel mezzo (coperto nel 1849-1850), venne intitolata a Carducci con delibera Del. Mun. d.d. 17.2.1907 in occasione della morte del poeta, su proposta di F. Venezian; tale denominazione venne soppressa tra il
Via Carbonara (foto M.Iogna) Via dei Cardi (foto M.Iogna)
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CARDUCCI - CARDUCCI
1915 ed il 1918 quando, causa la situazione politica, venne ripristinato il vecchio toponimo.
Giosuè Carducci nacque a Val di Castello nel 1835; laureatosi in filosofia alla Normale di Pisa (1856), si dedicò all'insegnamento. Fu docente di let- teratura italiana all'Università di Bologna (1860-1904) e senatore dal 1890. Nel 1906 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue raccolte di poesie si ricordano i Levia Gravia (1867-1871), Giambi ed Epodi (1867-1869), le Rime Nuove (1861-1887) e le Odi barbare (1877- 1889). Morì a Bologna nel 1907.
Carducci fu in visita a Trieste dal 7 all'11 luglio 1878; visitò la città ac- compagnato da Felice Venezian e da Giuseppe Caprin, recandosi a Mira- mar, a San Giusto e in visita ai musei cittadini. Fu questo breve soggiorno triestino a ispirargli le due odi barbare Saluto italico e Miramar. Il Saluto Italico venne pubblicato per la prima volta, nella forma non ancora de- finitiva, con il titolo Capo d ' anno nel volume La stella dell 'esule (Man- zoni, Roma 1879), una strenna «pubblicata a benefizio della Associazione per le Alpi Giulie unione di Roma». L'ode Miramar, invece, fu scritta a strofe in diverse epoche, tra il 1878 ed il 1889. La parte iniziale venne pubblicata per la prima volta sul giornale irredentista L'Eco del Popolo (Balestra, Trieste) il 14 gennaio 1882.
Risale al 1883 il volumetto Guglielmo Oberdan, memorie di un amico, con prefazione di Giosuè Carducci (Quadrio, Milano 1883).
La via G. Carducci, una delle più ampie della città, raggiunse l'attuale lar- ghezza nei primi anni del secolo, con l'atterramento delle case Sinibaldi, una fila di bassi edifici ottocenteschi già esistenti sul lato destro della strada
e di nessun valore architettonico. Già nel 1887 venne demolita una di queste case per l'apertura dell'attuale passo San Giovanni; nel 1902 il po- destà S. Sandrinelli approvò il piano di demolizione dell'ing. E. Grulis e nel 1904 l'opera era compiuta. Risale al 1903 casa Junz-Calabrese (o Mordo) al n. civ. 11: originariamente progettata dall'arch. G. Polli (1902), venne
Via Giosuè Carducci (foto M.logna)
CARLETTI - CARLI 130
Via Francesco Carletti (foto M.Iogna) Via Gian Rinaldo Carli (foto M.Iogna)
costruita nel 1903 su progetto esecutivo dell'arch. G.M. Mosco; al n. civ. 6 si trova il palazzo prima sede dell'I.N.P.S. e oggi sede della Giunta Re- gionale (arch. M. Giovannozzi, 1929); al n. civ. 18 edificio del 1927 e al n. civ. 36 è il Mercato Coperto, opera dell'arch. C. Jona (1935).
Al n. civ. 24 si trova invece casa Berlam (1879), costruita dall'arch. R. Berlam.
Al n. civ. 18 venne inaugurata, il 19.5.1929, una lapide con iscrizione det- tata da Silvio Benco in memoria del chimico Luigi Chiozza (Trieste 1828- Scodovacca 1889): «NELLA CASA AVITA I CHE QVI SORGEVA I NACQVE I IL XX DICEMBRE MDCCCXXVIII / LVIGI CHIOZZA I CHIMICO INSIGNE I INIZIATORE I ALLATO AL GERHARDT I DI NOVA SCIENZA I MVRATA PER INIZIATIVA DELLA I SOCIETÀ ADRIATICA DI SCIENZE NATVRALI 119MAGGIO 1929».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste, pp. 31-32; Diz. biogr. it., 20, Roma 1977, pp. 16-40; L. Gasparini, Carducci a Trieste, «P0», a. XXVII, Trieste 1957, pp. 190-203; Autori Vari, La stella dell'Esule, Roma 1879, pp. 35-36; G. Cesari, Come si è formata la via Carducci, «RMCT», a. XI, Trieste 1938, pp. 153-158; Zanni, Eclettismo e architettura industriale..., «AFAT», 4, Udine 1980, p. 112; Biamonti, L'edilizia triestina..., «AFAT», 7, Udine 1984, p. 191; Autori Vari, Gli affreschi di Carlo Sbisà..., Trieste 1980, p. 102; B. Ziliotto, Nel XIII anniversario della morte di G. Carducci-il poeta nostro, «Il Piccolo della Sera», 17.2.1920; G. Quaran- totti, Carducci e l'Istria, «Giornale di Trieste», 15.10.1953.
CARLETTI Francesco, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da strada della Rosandra a via L. e S. Petracco. C.A.P. 34147.
Reca dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome del viaggiatore e scrittore Francesco Carletti, nato probabilmente a Firenze nel 1573 c.; dedicatosi al commercio, compì un primo viaggio assieme al padre fino alle isole del Capo Verde, iniziato nel 1594 e concluso dodici anni dopo, nel 1606, essendosi prolungato fino alle Indie Orientali, al Giappone, all'Olanda e alla Francia. Di questo viaggio vennero pubblicati, postumi, i Ragiona- menti sopra le cose da lui vedute ne' suoi viaggi. Rientrato a Firenze, fu nominato direttore del piano di sviluppo del nuovo porto di Livorno e fino al 1616 ebbe la carica di maestro della casa granducale. Dopo il fal- limento dei progetti per il potenziamento del porto di Livorno Carletti ebbe incarichi diplomatici. Morì a Firenze nel 1636; i suoi Ragionamenti vennero pubblicati nel 1701.
Bibl.: Diz. biogr. it., 20, Roma 1977, pp. 138-139.
CARLI Gian Rinaldo, via, San Vito-Città Vecchia. Da passeggio Sant'Andrea a via Bellosguardo. C.A.P. 34143.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne dato a questa strada il nome del capodistriano Gian Rinaldo Carli, nato 1'11 aprile 1720; compiuti gli studi nella città natale e a Flambro presso l'abate G. Bini, si iscrisse all'U- niversità di Padova seguendovi i corsi di giurisprudenza e obbedendo così al volere del padre che lo voleva avviato alla carriera forense. Abbando- nato questo filone di studi, ottenne nella stessa Università il lettorato di teoria dell'arte nautica e dal 1746 fu docente di geografia. Lasciati questi incarichi nel 1750, si dedicò completamente agli studi di economia e di storia, vivendo tra Milano, la Toscana e la nativa Capodistria della quale, però,,non poteva sopportare l'ambiente culturalmente troppo chiuso. Nel 1765 fu nominato presidente del Supremo Consiglio di economia e con- sigliere della nuova Deputazione per gli studi nel ducato di Milano; sop- presso nel 1771 il Supremo Consiglio, Carli divenne presidente del R.D. Magistrato Camerale e venne giubilato nel 1780. Trascorse gli ultimi anni dedicandosi principalmente alla storia e morì a Cusano (Milano) il 22 feb- braio 1795.
Gli scritti giovanili, influenzati dagli ambienti dotti e arcadici che aveva frequentato, rivelano un gusto per l'erudizione e per il classicismo ac- compagnato da un orientamento razionalista; a questo periodo risale il saggio Delle antichità di Capodistria (Venezia 1743). Dal 1750 cominciò
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CARLO - CARLO ALBERTO
ad interessarsi più attivamente di problemi di economia, pubblicando lo studio Dell'origine e del commercio delle monete e dell'istituzione delle zecche d'Italia (l' Haya 1751), seguito più tardi dai quattro volumi Delle monete e dell'instituzione delle zecche d'Italia (1754-1760). Queste trat- tazioni su argomenti allora molto seguiti gli valsero ammirazione e lodi da parte di molti studiosi italiani, tra i quali G. Filangieri (1752-1788) che, nella Scienza della legislazione, sollecitava l'attenzione di tutti i governi a quelle opere di Carli. Antagonista di P. Verri, Carli accentuò nel tempo il proprio orientamento conservatore, pubblicando, tra l'altro, una con- futazione del Contratto sociale di Rousseau dal titolo L'uomo libero (Mi- lano 1778). Nel 1780 apparvero le sue Lettere americane e tra il 1788 ed il 1791, in cinque volumi, l'opera storica Delle antichità italiche. Tra i suoi ultimi studi è il Ragionamento sulla disuguaglianza (Padova 1792),
contro la Rivoluzione francese.
L'interesse degli studiosi per il complesso delle opere di Gian Rinaldo Carli è venuto rinnovandosi in campo nazionale nel secondo dopoguerra, con par- ticolare riferimento al suo pensiero politico e alla sua attività di economista. Più recentemente è stato nuovamente discusso il valore scientifico dell'opera Delle antichità italiche con riferimento alla storiografia del Settecento ita- liano e ne sono stati rilevati i caratteri di erudizione e di innovazione.
Bibl.: Diz. biogr. it., 20, Roma 1977, pp. 161-167; B. Ziliotto, G.R. Carli e G. Tartini, Ca- podistria 1904; F. De Stefano, G.R. Carli, P. Verri e C. Beccaria, «NA», vol. CCXXIII, Roma 1923, pp. 237-248; F. Pasini, Gian Rinaldo Carli, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 125- 129; G. Gaeta, L'idea dell'unità italiana in G.R. Carli, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp.
130-138; F. Venturi, Illuministi italiani, III, Milano-Napoli 1958, pp. 419-439; E. Apih, La formazione culturale di Gian Rinaldo Carli, Trieste 1973; E. Sestan, Le «Antichità Italiche» di G.R. Carli due secoli dopo, «AMSIASP», vol. XXXII n.s., Trieste 1984, pp. 9-32; F. Salimbeni, G.R. Carli scrittore di storia, in Autori Vari, Musica storia folklore in Istria, Trieste 1987, pp. 97-107; F. Venturi, Settecento riformatore, V* , L'Italia dei lumi, Torino 1987, ad indicem.
CARLO San, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva III novembre a piazza G. Verdi. C.A.P. 34121.
Toponimo ottocentesco esteso dal molo omonimo, oggi molo Audace, costruito sul relitto della nave da guerra San Carlo affondata nel 1740.
Al n. civ. 2 hanno luogo le manifestazioni culturali del Circolo della Cul- tura e delle Arti, fondato nel 1946, che si svolgono nella sala del Ridotto del teatro G. Verdi.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 32-33; C. Schiffrer, Il Circolo della Cultura e delle Arti, «Umana», a. VII, n. 1-8, Trieste 1958, p. 113.
CARLO ALBERTO, piazza, San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Franca, F. Hermet, G. Tagliapietra e V. Locchi. C.A.P. 34123.
Intitolata con Del. Pod. del 1.3.1935; si scriveva in quella occasione nella Rivista Mensile della città di Trieste: «costituita con l'area comunale situata nel centro del nuovo quartiere cittadino al Promontorio, una vasta piazza (che viene ornata di piante e fiori), il Podestà deliberò di intitolarla alla Maestà di Re Carlo Alberto il Magnanimo (...). Per effetto di questa deliberazione la via Paolo Tedeschi venne incorporata alla piazza Carlo Alberto» e il nome dello scrittore triestino venne apposto ad altra strada. Fino a quell'epoca i terreni comunali in questione erano destinati alla fiera campionaria.
Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna (Torino 1798-Oporto 1849), di- mostrò inizialmente simpatie, poi non confermate, per i liberali milanesi prima del 1821; salito al trono nel 1831, fu sovrano legittimista e assolu- tista e diede avvio ad alcune riforme politiche e sociali. Nel 1848, a se- guito dei moti rivoluzionari, concesse lo Statuto; abdicò nel 1849 a se- guito della sconfitta di Novara nella guerra contro l'Austria e gli successe il figlio Vittorio Emanuele II. Ritiratosi in esilio a Oporto (Portogallo), vi morì poco dopo.
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Bibl.: «RMCT», Trieste 1935, p. 119; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, pp. 291-293.
Piazza Carlo Alberto (foto M.Iogna)
CARMELICH - CARNARO
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Via Giorgio (,,relic/ (foto 1I.IOgna)
CARMELICH Giorgio, via, Chiadino-Rozzol. Laterale destra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome del pittore Giorgio Carme- lich, nato a Trieste il 12 aprile 1907. Studiò a Torino, a Venezia e infine a Praga. Orientatosi dapprima verso il futurismo, partecipò a varie mostre di pittura organizzate dal Circolo Artistico Triestino. Si dedicò quindi al pastello e fu influenzato dal «carattere decorativo proprio della pittura viennese postsecessionista, da certi apporti dell'espressionismo nordico e, in rilevante percentuale, dai contatti non casuali col `realismo poetico' di Chagall e della pittura `ebraica' triestina». Del Carmelich, autore anche di alcune apprezzate vedute di Praga sotto la neve, il Museo Revoltella conserva alcune opere, tra cui Il carretto del gelato, altre si trovano presso collezioni private. Morì nel sanatorio di Bad Nauheim (Francoforte), a ventidue anni, il 17 agosto 1929.
Bibl.: M. Malabotta, Giorgio Carmelich, Trieste 1930; Diz. Biogr. it., 20, Roma 1977, pp. 413-414; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; Autori Vari, Frontiere d'avanguardia-gli anni del Futurismo nel Friuli-Venezia Giulia (catalogo mo- stra), Gorizia 1985, p. 116; G. Fanelli-E. Godoli, Il futurismo e la grafica, Milano 1988, pp. 183-184.
CARMELITANI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via Bonomea. C.A.P. 34136.
La presenza del convento e della chiesa della Beata Vergine del Carmelo suggerì, nel 1956, il nome di questa strada (Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956).
I Padri Carmelitani Scalzi giunsero a Trieste nel 1935, aprendovi una Casa al n. civ. 10 dell'attuale via dei Carmelitani. Una prima chiesa dedicata a Maria Decor Carmeli, aperta al culto il 7 novembre 1937, era costituita da una sala di quella Casa religiosa. La parrocchia di Santa Maria del Carmelo in Gretta venne eretta il 30 novembre 1963 e fu affidata nel 1969 alla Provincia Veneta dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi ad nutum Sanctae Se- dis (riconosciuta civilmente il 30.11.1967). In seguito venne costruita la nuova chiesa, aperta al culto il 4 ottobre 1970 (arch. L. Ria-Udine).
Bibl.: Annuario dioces., Trieste 1985, pp. 87-88, 131.
CARNARO, via, Servola-Chiarbola. Da piazzale dell'Autostrada alla Galleria di Chiarbola. C.A.P. 34145.
Ebbe originariamente la denominazione di «Autostrada» (Del. Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949) poiché non si ritenne «di adottare alcuna denomi- nazione speciale apparendo sufficiente adottare per questa via di comu- nicazione, che a Trieste, è l'unica del genere, la semplice denominazione di Autostrada». Successivamente, con Del. Cons. n. 59 d.d. 6.3.1961, il nome venne mutato in quello di «via Carnaro», per il «mare che bagna la città di Fiume».
Carnaro (o Quarnaro o Quarnero) è golfo del mare Adriatico, compreso tra capo Promontore, la penisola di Nona a nord di Zara e il litorale dal- mato. Molto pescoso, ha bassi fondali ed è ricco di scogliere. Il nome antico del golfo era Sinus Flanaticus, mutato in Carnaro nel 1919 da G. D ' Annunzio.
Carnaro è forma che si ritrova già nei famosi versi di Dante (Inferno, IX): ((Sì come ad Arli, ove Rodano stagna, / sì com'a Pola, presso del Carnaro l ch'Italia chiude e suoi termini bagna, 1 fanno i sepulcri tutt'il loro varo, / così facevan quivi d'ogni parte...».
Via dei Carmelitani (foto M.Iogna) Via Camnaro (foto Halupca)
Bibl.: Enciclopedia Italiana, vol. 10, Roma 1931, pp. 721-724.
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CARPACCIO Vettor, via, San Vito-Città Vecchia. Da via N. De Rin a via P. Besenghi. C.A.P. 34143.
Via Vettor Carpaccio (foto Halupca)
La Delegazione Municipale intitolò questa strada nel 1902 al pittore Vittore Carpaccio (Scarpazo, Scarpaza), nato probabilmente a Venezia tra il 1455 ed il 1465. Scarse e incerte sono le notizie relative alla sua giovinezza. È ricor- dato dal 1488 come autore di un ciclo di tele detto il Ciclo di S. Orsola (Scuola di S. Orsola, Venezia), concluso nel 1495. A queste prime opere, stilistica-
mente legate alla scuola pittorica veneziana e influenzate dai pittori fiammin- ghi, seguirono altre anche per committenti non veneti; al 1496 risale il Cristo con gli strumenti della Passione (oggi al Museo di Udine), il Ciclo di S. Gior- gio del 1502-1507 (Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni, Venezia) e, succes- sivamente, la Presentazione di Gesù al tempio del 1510 (Gallerie dell'Acca- demia, Venezia) e il Ritratto di cavaliere (coll. von Thyssen, Lugano). Molto attivo negli anni seguenti, fu autore nel 1523 della Presentazione di Gesù al tempio e della Strage degli innocenti per la chiesa dell'Assunta di Capodi- stria. Morì tra il 1525 ed il 1526. Il figlio Benedetto, pure lui pittore, dipinse
CARPINETO - CARSIA
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Via rlt'l C.aipine(foto N1.logna)
nel 1540 una tavola raffigurante la Madonna fra San Giusto e San Sergio per la Cattedrale di Trieste, ed ivi conservata.
Al n. civ. 16 si trova il villino Sinibaldi (1911), opera dell'arch. G.M. Mo- sco
Al n. civ. 1 si trova il serbatoio dell'A.C.E.G.A. eretto nel 1933.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 33; Diz. biogr. it., 20, Roma 1977, pp. 569- 573; Diz. arte it., Milano 1981, p. 68; Mirabella-Roberti, San Giusto, Trieste 1969, p. 46; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 13 D 1/9; Biamonti, L'edilizia triestina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 192.
CARPINETO, via del, Servola-Chiarbola/Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Valmaura a via di Servola. C.A.P. 34148.
Toponimo di antica origine attestato almeno dal XV secolo nelle forme Carpenetum e Carpeneo, apposto alla strada con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919. Deriva dal lat. CARPINETUM = « bosco di carpini».
Al n. civ. 1 si trovava la «Prima Raffineria Triestina di Grassi» di Vittorio Ugo Pontini, aperta negli ultimi anni del secolo scorso e chiusa alla fine
degli anni Sessanta.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 33; Cavalli, Commercio e vita privata, Trieste 1910, p. 40; Anonimo, Prima Raffineria Triestina di Grassi, Trieste 1902.
CARPISON, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Quarta laterale destra di via del Coroneo. C.A.P. 34133.
L'odonimo settecentesco «contrada della Matterizza» venne sostituito nel 1875 con il ben più antico toponimo Carpison, attestato dal Trecento nella forma Carpixoni (a. 1346) e nel Quattrocento come Carpisoni sive Scorcula oltre che nella forma friulaneggiante Chiarpison (pron. Ciarpi-
son). L'etimologia è ignota, anche se non sono mancate delle proposte, come quella della derivazione dal fitonimo carpino (carpinus betulus). Nel 1965 venne demolita, al n. civ. 18, la casa natale di Guglielmo Ober- dan (angolo via S. Francesco); al n. civ. 12 si trova invece un edificio dell'arch. U. Fonda (1880-1972). Nel nuovo palazzo al n. civ. 20 ha sede dal 1973 l'Ufficio Tavolare.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 33; Cavalli, Commercio e vita privata, Trieste 1910, p;40; A. Marsich, Regesto delle pergamene..., «AT», s. II, vol. VI, Trieste 1879-1880,
p. 263; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
CARSIA, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Nazionale alla S.S. 202. C.A.P. 34016.
Risale alla Del. Pod. n. 426 d.d. 23.4.1926 l'intitolazione di questa strada «a conferma del nome già usato». Carsia è coronimo indicante l'altopiano carsico (Carso) nel XIV e XV secolo, con attestazioni per gli anni 1459 ( Carsia), 1518 (Charsiae) e 1640 (Carsiae); variante del più comune ter-
mine Carso. Nel dopoguerra la denominazione venne estesa al vicino vil- laggio di profughi istriani, oggi scomparso, e attualmente è indicazione generica di questa zona di Opicina a sud-est del centro storico.
Al n. civ. 9 è la chiesa dedicata a Maria Regina del Mondo, eretta nel 1956 e sede di parrocchia dall'8 settembre 1966 (attività indipendente iniziata il 4 dicembre 1966, riconosciuta civilmente il 10 dicembre 1971). Al n. civ. 37 si trova, in edificio risalente agli anni Venti, il Commissariato di
P.S. mentre, al n. civ. 44, la caserma sede del Distaccamento di Opicina dei Vigili del fuoco.
Bibl.: B. Benussi, Nel Medio Evo, Trieste 1897, p. 492; P. Kandler, Storia del Consiglio dei Patrizi, Trieste 1858, p; 84; Annuario dioces., Trieste 1985, p. 65; A. Trampus, La chiesa e la parrocchia di Opicina, «AMSIASP», vol. XXXVI n.s., Trieste 1988.
Via Carpison (foto M.logna) Via Carsia (foto M.Iogna)
A destra: Via della Cassa di Risparmio (foto logna)
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CASSA DI RISPARMIO - CASTALDI
CASSA DI RISPARMIO, via della, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza della Borsa a via V. Bellini. C.A.P. 34121.
Già via del Canale, con delibera della Del. Mun. d.d. 6.4.1984 assunse il nome di via della Cassa di Risparmio, dal nome dell'istituto che vi ha sede al n. civ. 10. La Cassa di Risparmio di Trieste (dal 1842 al 1877 «Monte Civico Commerciale))) acquistò il 26.1.1891 dalla ditta Morpurgo & Pa- rente la casa Vlismà n. tav. 800, già prima sede della Riunione Adriatica di Sicurtà (1838-1845). Abbattuto questo vecchio edificio, venne bandito un concorso per il progetto del nuovo palazzo; vinse l'arch. E. Nordio e l'ap- palto dei lavori venne dato il 16.12.1891 all'impresa dell'ing. Giov. Ri- ghetti. I lavori durarono tre anni e ne risultò il grande edificio in stile rinascimento veneto con motivi lombardeschi. In una nicchia nella pa- rete destra dell'atrio al pianterreno venne murato un astuccio di rame con pergamena che ricordava la storia dell'istituto di credito e del palazzo. All'interno vennero collocati pannelli dei pittori G. Barison, E. Scompa- rini e G. Cambon. Nel 1922, in occasione della visita del sovrano, venne posta nell'atrio una lapide con iscrizione di S. Muratti: «LA PROVVIDA VIRTU DEGLI UMILI I FONTE PRIMA DELLA PROSPERITÀ NAZIONALE I EBBE QUI DEGNA ONORANZA I DA I VITTORIO EMANUELE III / INAUGURANDOSI IL III CONGRESSO I DELLE CASSE DI RISPARMIO ITALIANE / XXI-V-MCMXXII I». Pure nell'atrio fu posto, in occasione del centenario dell'istituzione (1942), un gruppo bronzeo dello scultore M. Mascherini simboleggiante il Risparmio, con sottostante frase di S. Benco: « SARÀ IL RISPARMIO I SICUREZZA DI VITA I PER TE PER I FIGLI I NEI GIORNI GRAVI I E PACE DI TUA ANIMA I NEI GIORNI SERENI /». L'intero palazzo è ora in corso di ristruttura- zione (arch. prog. G. Visentin).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 35; L. Franzoni, Giovanni Righetti, «PO», a. XXVIII, Trieste 1958, pp. 363-365; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1894); L. Croatto, Iscrizioni di Trieste, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 9 D 3; E. Marini, Via Cassa di Risparmio, «Economia Giuliana», 1.3.1986; Autori Vari, Trieste e la sua Cassa di Risparmio dal 1942 al 1967, Trieste 1967.
CASTAGNETO, vicolo del, Cologna-Scorcola. Quarta laterale sinistra di via Fabio Severo. C.A.P. 34127.
Denominazione risalente al 1912 che riprende un antico toponimo atte- stato dal Trecento, contrada Castigneti, e che sarebbe documentato an- che nella forma friulaneggiante Chiastinéi. Dal lat. CASTINETUM, indicante un bosco di castagni.
All'angolo con via F. Severo, sul fondo n. tav. 447, venne costruito nel 1926 un complesso edilizio dell'Istituto Autonomo Case Popolari.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 35; G. Caprin, Il Trecento a Trieste, Trieste 1897, p. 8; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Castro, L'edilizia popolare a Trieste,
Trieste 1984, p. 49.
CASTALDI Panfilo, via, San Giacomo. Prima laterale destra di via Molino a Vento. C.A.P. 34137.
Denominazione ottocentesca che ricorda Panfilo Castaldi, nato a Feltre nel 1430. Studiò a Padova ottenendo il dottorato in arti e si laureò in medicina verso il 1457. Sposatosi nel 1454 con Caterina Gallinetta figlia del grammatico Damiano da Pola, Castaldi esercitò la professione di me- dico a Capodistria tra il 1457 ed il 1466 circa; fu il primo stampatore ita- liano, avendo pubblicato a Capodistria prima del 1470 un Responsorio di S. Antonio di Padova e una Orazione alla Santa Sindone, andati pur- troppo perduti. Nel 1466 è segnalata la sua presenza nuovamente a Feltre mentre nel 1469 era a Venezia. Nel 1471 ottenne un privilegio dal duca di Milano per essere il solo tipografo in quella città per cinque anni. Lì stampò nel 1471 il De verborum significatione di Pompeo Festo, cui seguì una edizione della Cosmographia di Pomponio Mela. Verso il 1477 fece ri- torno a Capodistria come medico, professione che esercitò poi a Zara dal
Vicolo del Castagneto (foto Halupca)
A sinistra: Via Panfilo Castaldi (foto M.Iogna)
CASTELLIERE - CASTELLO 138
1'ía del Castelliere (foto M.Iogna)
1482. Morì probabilmente a Zara (secondo altri a Capodistria) nel dicem- bre 1487
In via Castaldi si trovava, fino a questo dopoguerra, l'edificio già sede dello Stabilimento Artistico Tipografico Giuseppe Caprin.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p; 35; Diz. biogr. it., 21, Roma 1978, pp. 558- 561; Pagnini, I giornali di Trieste dalle origini al 1959, Milano 1960, p. 9; P. Sambin, Il grammatico Damiano da Pola e Panfilo Castaldi, Padova 1963; E. Marini, Stampa e editoria nella Venezia Giulia, «Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia», 3- , Udine 1979, pp. 939-940; G.E. Ferrari, Per la storiografia della stampa..., «AMSIASP», vol. XXIX-XXX n.s., Triste 1981-1982, p. 397.
CASTELLIERE, via del, San Giacomo/Valmaura-Borgo San Sergio. Dall'erta di Sant'Anna alla strada di Fiume. C.A.P. 34149.
Così intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, per la presenza del- l'antico castelliere di Montebello. L'abitato protostorico di Montebello, studiato già da C. de Marchesetti nel 1903, è detto comunemente «castel- liere» (oggi ne rimangono pochi resti); tuttavia studi più recenti (Lonza) negano all'insediamente il carattere di castelliere, cioè di abitato proto- storico protetto da cinta muraria. Si tratterebbe invece di un villaggio aperto, non fortificato, e i materiali ivi rinvenuti nel corso degli scavi ar- cheologici risalirebbero ad epoca posteriore al V secolo a.C.
Bibl.: C. de Marchesetti, I castellieri della regione Giulia, Trieste 1903, pp. 19-20, 25; B. Lonza, Appunti sui castellieri dell'Istria e della provincia di Trieste, Trieste 1977, pp. 28, 123, 165.
CASTELLO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da piazzetta San Cipriano a piazza della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza, in vetta al colle, del castello di San Giusto (così chiamato già dal 1382). In epoca medioevale, ma senza alcun riferimento con l'attuale strada, castello era uno dei quar- tieri cittadini.
Il castello ha origine da una fortificazione costruita nel 1371 dai veneziani che occupavano la città; crearono un edificio fortificato utilizzando la torre Cucherna (o Cucherla) sita in cima al colle (Caboro) che venne inglobata nelle nuove strutture e che rappresentò il primo nucleo della più ampia e successiva costruzione risalente al 1470, mano a mano ampliata fino al 1640. Dopo il primo conflitto mondiale il castello divenne proprietà del demanio militare italiano; nel 1932 l'amministrazione militare e il comune di Trieste firmarono un contratto di permuta, in virtù del quale il castello divenne proprietà della città di Trieste e al demanio militare venne ce- duto il complesso dell'ex vescovado di via del Castello con altri terreni ed edifici (Distretto militare, via del Castello n. civ. 2).
Tra il 1933 ed il 1935 vennero eseguiti scavi archeologici e lavori di ri- pristino di alcune strutture del castello, come la posa del ponte levatoio e il restauro della torre fredericiana. All'interno vennero restaurati i ba- stioni Rotondo, Pomis (detto poi Fiorito) e Lalio, mentre il piano del cor- tile delle milizie fu abbassato di circa un metro. Il 15.6.1936 venne inau- gurata, in una delle casematte del bastione Lalio, la Bottega del Vino. Gli ambienti della torre fredericiana e dei camminamenti vennero destinati invece a Museo e Civica Armeria.
Occupato dalle truppe germaniche nell'aprile-maggio 1945, il castello vide la resa di quelle forze militari senza dover subire danni. Dal 1982 il ba- stione Lalio è stato restaurato quale caratteristica sede di prestigiose mo- stre.
Al n. civ. 1 di via del Castello si trova il Ricreatorio comunale intitolato ad Enrico Toti, costruito nel 1910; all'interno venne posta, nel 1919, una lapide in marmo bianco con l'iscrizione: «A SACRO AMORE D ' ITALIA I E A INSOF - FERENZA DI DOMINIO STRANIERO I EDUCARONO I FIGLI DEL POPOLO I NEL RICREATORIO DEL CAMPIDOGLIO I CON LA FEDE DI MAllINI I E CON LA VIRTU DE LA PAROLA E DE L ' ESEMPIO I
Via del Castello (foto M.logna)
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CASTELMONTE - CASTIGLIONI
I MAESTRI I UMBERTO GASPARDIS I ANTONIO BERGAMAS EZIO DE MARCHI I CADUTI DA EROI I COMBATTENDO VOLONTARI / PER L ' INDIPENDENZA DE LA PATRIA I LA GIOVENTÙ DEL RIONE DI CITTAVECCHIA I MEMORE E RICONOSCENTE I NEL PRIMO ANNO DE LA LIBERAZIONE I MCMXIX I» . ALCUNI STUDIOSI, INFINE, HANNO SUPPOSTO CHE L ' ATTUALE VIA DEL CASTELLO FOSSE L ' AN- TICO DECUMANO MASSIMO.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 35-36; E. Morpurgo, Il castello di Trieste, «AT», s. III, vol. XVII, Trieste 1932, pp. 87-99; M. Szombathely, Aspetti della vita di Trieste nei secoli XV e XVI, «AT», s. IV, vol. XXIII, Trieste 1960-1961, p. 169; F. Colombo-R. Arcon, La cinta muraria di Trieste nel tardo Medioevo, Verbali della Società di Minerva, n. 1230 d.d. 7.4.1984, p. 7; Rivista della città di Trieste, n. 4, Trieste 1976, p. 22; M. Mirabella- Roberti, Urbanistica romana di Trieste e dell'Istria, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXVIII, Udine 1986, p. 189.
CASTELMONTE, via, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di via Cividale. C.A.P. 34136.
Già tratto di via Cividale, ricorda dal 17.10.1975 (Del. Cons. n. 495) il santuario di Castelmonte a dieci chilometri da Cividale (comune di Pre- potto). Di origine molto antica, il santuario dedicato alla Madonna è men- zionato fin dall'anno 1175 e fu dapprima dedicato a San Michele. Attual- mente è retto dai frati Cappuccini. In posizione dominante (m. 816) è uno dei luoghi di culto più frequentati del Friuli.
Dell'originaria costruzione fortificata rimangono pochi elementi originali, causa le strutture sovrappostevi nel corso dei secoli.
Bibl.: Frau, Dizionario toponomastico del Friuli-Venezia Giulia, Udine 1978, p. 42; Il Friuli- Venezia Giulia paese per paese, I, Firenze 1985, p. 176.
CASTIGLIONI Arturo, via, Chiadino-Rozzol. Da via R. Koch a via M. Gortan. C.A.P. 34139.
Arturo Castiglioni, storico della medicina, è ricordato da questa strada dal 2.4.1975 (Del. Cons. n. 283).
Nato a Trieste il 10 aprile 1874 e conseguita la maturità classica, si laureò in medicina all'Università di Vienna nel 1896. Nei due anni successivi viaggiò in Europa partecipando a importanti congressi sulla materia e in- contrando i maggiori studiosi di medicina.
Rientrato a Trieste, divenne assistente all'Ospedale Civico (Maggiore) e medico del Lloyd Austriaco. Si dedicò quindi alla storia della medicina, subendo l'influenza di G. Brettauer e facendo conoscenza dei migliori esperti nel settore, specialmente quelli dei paesi di lingua inglese. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, in quanto sospettato politico, fu trasferito all'ospedale di Lubiana e, una volta congedato, inviato dal Lloyd alla sede centrale di Vienna, ove si interessò al rinascimento medico, di Morgagni e della scuola viennese. Tornato a Trieste sul finire della guerra, Castiglioni ottenne nel 1922 l'abilitazione all'insegnamento della storia della medicina a Siena. Nel 1932 insegnò la stessa materia all'Università di Padova, mantenendo l'incarico anche negli anni seguenti. A seguito delle leggi razziali dovette lasciare l'Italia e~í emigrò negli Stati Uniti d'America (1939), ove insegnò a Yale dapprima come lettore e poi come «full pro- fessor». Dal 1942 al 1944 fu presidente della New York Society for Me- dicai History. Fece ritorno in Italia nel 1947 e si stabilì a Milano, ove morì il 21 gennaio 1953.
Opere principali: La vita e l'opera di Santorio Santorio (Bologna 1920), Storia della medicina (Milano 1927), Incantesimo e magia (Milano-Verona 1934) e la voce Medicina nell'Enciclopedia Italiana, vol. XXII, Roma
1934.
Bibl.: Diz. biogr. it., 22, Roma 1979, pp. 117-122; Ad Arturo Castiglioni, «Castalia», Rivista di storia della medicina, num. spec., a. V, Milano 1949, pp. 211-281; In memoria di Arturo Castiglioni, «Rivista di storia delle scienze mediche e naturali», a. XLIV, Firenze 1954, pp. 3-100.
Via Castelmonte (foto M.logna)
Via Arturo Castiglioni (foto M,logna)
CASTRO - CATERINA DA SIENA 140
Via Bruno Castro (foto N1.Iogna)
CASTRO Bruno, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale sinistra di via Brigata Osoppo. C.A.P. 34148.
Intitolata a Bruno Castro con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962. Nato a Trieste il 24 agosto 1918, morì nel cielo del Mediterraneo il 14 giugno 1942 e gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare; dalla motivazione: «Gio- vanissimo pilota da caccia, si offriva volontario per partecipare ad un au- dacissima azione da bombardamento in picchiata nel Mediterraneo occi- dentale su di una nave portaerei facente parte di una imponente forma- zione navale nemica. Sfidando la fortissima reazione contraerea ed aerea avversaria, si lanciava decisamente sulla nave che veniva duramente col- pita. Quindi, impegnato combattimento con soverchianti unità da caccia, con ardore ed aggressività incomparabili, le assaliva, riuscendo ad abbat- tere numerosi velivoli. Sopraffatto, scompariva in mare».
Bibl.: La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, p. 52; F. Pagnacco, Bruno Castro, «PO», a. XXIV, Trieste 1954, pp. 1-4.
CATALANI Alfredo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale sinistra di via B. Benussi. C.A.P. 34148.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) è intitolata al musicista italiano Alfredo Catalani, compositore drammatico, nato a Lucca il 19.6.1854 e morto a Milano il 7.8.1893. Studiò ai Conservatori di Parigi e di Milano. Fu autore di una ecloga araba La Falce (1875) su versi di A. Boito; la prima opera fu Elda, rappresentata al Teatro Regio di Torino nel 1880. Seguirono la De- janace (Teatro Scala, Milano 1883), l'Edmea (Teatro Scala, Milano 1886), Loreley (Teatro Regio, Torino 1890) e, ultima, Wally (Teatro Scala, Mi-
lano 1892).
La Wally fu rappresentata per la prima volta al Politeama Rossetti, in Trie- ste, nella stagione lirica autunnale del 1908.
Lungo la strada sorgono prevalentemente case dell'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
Bibl.: Diz. biogr. it., 22, Roma 1979, pp. 258-265; Botteri-Levi, Il Politeama Rossetti, Trieste 1978, p. 138.
CATERINA DA SIENA Santa, via, città Nuova-Barriera Nuova. Da corso Italia a via A. Ponchielli. C.A.P. 34122.
Via Santa Caterina da Siena (foto M.logna)
Via Alfredo Catalani (foto M.Iogna)
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CATRARO - CATTANEO
Denominazione settecentesca dovuta alla scomparsa cappella dedicata a Santa Caterina e risalente al Cinquecento. Dopo il primo conflitto mon- diale il nome venne completato con la specificazione «da Siena».
Santa Caterina da Siena (Siena 1347-Roma 1380), terziaria dell'ordine di San Domenico (1363), fondatrice dei caterinati, scrisse circa 400 Lettere e il Dialogo della Divina Provvidenza; canonizzata da Pio II nel 1461, fu
proclamata con San Francesco patrona d'Italia nel 1939. Al n. civ. 5 si trova un edificio del 1928 (casa Modiano).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 36; de Jenner, Chiese di Trieste, vol. I, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 111 B 6 cc. 192-193.
CATRARO Ciriaco, via, San Vito-Città Vecchia. Da via don Minzoni a via R. Bazzoni. C.A.P. 34124.
Così intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956; denominazione sugge- rita dalla vicinanza della settecentesca villa Catraro, oggi al n. civ. 8 di via
A. Madonizza.
Ciriaco Catraro nacque a Smirne nel 1747 dal commerciante Giorgio. Morto il padre, si trasferì a Trieste presso lo zio Parasco (Costantinopoli 1710- Trieste 1790), commerciante che ebbe rapporti di lavoro con Trieste già dal 1758 e che qui venne a stabilirsi nel 1782. Alla sua morte, Ciriaco Catraro con i propri fratelli assunse la direzione della ditta «in commis- sioni e spedizioni»; nel 1791 divenne primo dirigente del Banco di Assi- curazioni e Cambi Marittimi e fece parte di una speciale commissione di nomina sovrana per l'esame delle «leggi di navigazioni, assicurazioni e cambi marittimi». Tra i fautori della costruzione del nuovo palazzo della Borsa, presiedette dal 1802 al 1805 la commissione per la sorveglianza dei lavori. Nel 1812-1813 fu componente del Consiglio municipale napo- leonico. Fu presidente della Deputazione di Borsa fino al 1820 e di lui Giuseppe Tominz eseguì un ritratto nel 1836, conservato presso l'attuale Camera di Commercio. Morì a Trieste, novantenne, il 17 gennaio 1837.
Bibl.: O. de Incontrera, Vita triestina nel Settecento, «P0», a. XXXIII, Trieste 1963, pp. 357- 358; Autori Vari, Il palazzo della Borsa vecchia di Trieste, Trieste 1980, p. 148.
CATTANEO Carlo, via, Cologna-Scorcola. Prima laterale destra di via F. Guicciardini. C.A.P. 34134.
Reca il nome dello storico, economista e uomo politico italiano Carlo Cattaneo dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato a Milano nel 1801, fu discepolo del Romagnosi e si laureò in giuri- sprudenza all'Università di Pavia nel 1824, divenendo subito professore di umanità al ginnasio comunale di Santa Maria. Fu collaboratore degli Annali universali di statistica fondati dal Romagnosi (1833-1838) e scrisse il primo importante saggio economico-sociale nel 1836, Interdizioni israelitiche. Nel 1835 lasciò l'insegnamento e si sposò nel 1838 a Trieste con l'inglese Ann Pyne Woodcock. Fondatore a Milano de Il Politecnico (1839), Cattaneo iniziò l'attività politica nel 1848, dirigendo anzitutto il consiglio di guerra e dimostrandosi ben presto repubblicano e federalista. Dal 1849 al 1859 fu in esilio dapprima a Parigi (ove pubblicò L 'insurre- ction de Milan) e poi a Lugano. Rientrato a Milano nel 1859 e ripresa la pubblicazione de Il Politecnico, Cattaneo fu con Garibaldi a Napoli nel 1860. Nel 1861 rifiutò l'elezione a deputato, che accettò invece nel 1867. Diffusore del positivismo applicato alle scienze sociali e del pensiero di C.H. de Saint-Simon, Cattaneo pubblicò tra l'altro la Psicologia delle menti associate (Milano 1866), Del pensiero come principio di pubblica ric- chezza (Milano 1859) e gli studi storici Notizie naturali e civili sulla Lombardia (Milano 1844) e La città considerata come principio ideale delle istorie d'Italia (Milano 1858).
Quanto ai suoi rapporti con Trieste, alla notizie del suo matrimonio ce- lebrato in questa città è da aggiungere il costante interesse che dimostrò per la questione delle terre adriatiche soggette all'Austria. Nel 1848, alla nascita della Repubblica federale di Venezia, auspicava l'unione ad essa
Via Ciriaco Catraro (foto Halupca) Via Carlo Cattaneo (foto M.Iogna)
CATTARUZZA - CATTEDRALE
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Via Angelo Cattaruzza (foto M.Iogna)
del Tirolo, dell'Istria e della Dalmazia, ribadendo i caratteri di italianità delle terre adriatiche, Istria, Dalmazia, Ragusa e Cattaro anche in una cor- rispondenza con l'editore del Times nel 1851.
Bibl.: Diz. biogr. it., 22, Roma 1979, pp. 422-439; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 318; [Salata], Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria, Torino 1915, pp. 186, 266-267; L. Giusso, Cat- taneo e l'Istria, «Tempo», 13.7.1951.
CATTARUZZA Angelo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Quarta laterale destra di via M. Maovaz. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962 la strada venne intitolata al vigile urbano Angelo Cattaruzza, nato a San Quirino (Udine) il 18 settembre 1891. Partecipò alla guerra di Libia e durante il primo conflitto mondiale fu al- pino presso il VII reggimento Alpini battaglione Tolmezzo, ricevendo la croce di guerra. Congedato nel 1919, entrò quello stesso anno in servizio presso il Corpo dei Vigili Urbani di Trieste. Il 31 dicembre 1925 venne destinato a scorta del maresciallo G. Zacchello per il prelievo del danaro destinato a paga dei vigili urbani. Di rientro al Comando vigili urbani di via del Castello i due vennero aggrediti da alcuni rapinatori armati. An- gelo Cattaruzza, fatto segno di alcuni colpi di rivoltella, cadde davanti al muro di cinta del ricreatorio E. Toti, morendo quasi subito. Qualche tempo dopo venne apposta in via del Castello (n. civ. 2) una lapide con iscri- zione: « ANGELO CATTARUZZA I VIGILE URBANO I COLPITO DA EFFERATI RAPINATORI I QUI CADEVA IL XXXI DICEMBRE MCMXXV / FEDELE AL DOVERE I FINO AL SANGUE E ALLA MORTE I IL COMUNE DI TRIESTE I » .
Bibl.: «II Piccolo», 1.1.1926; «Il Piccolo», 3.1.1926.
CATTEDRALE, piazza della, San Vito-Città Vecchia. Al termine di via Capitolina e di via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione settecentesca suggerita dalla presenza della cattedrale di San Giusto. Come noto, dall'epoca romana esisteva un tempio romano con propileo sullo stesso sito, e del quale rimangono alcune vestigia. Nel V secolo venne eretta sulle sue rovine una basilica dedicata alla Madonna e forse già allora anche a San Giusto; i resti di questa basilica paleocri- stiana furono esplorati nel 1949. Andata in rovina questa basilica proba- bilmente durante le invasioni barbariche, venne costruito alla sua destra, nel IX secolo, un sacello dedicato a San Giusto, forse sul sito preceden- temente occupato da un sacello paleocristiano. Le strutture del sacello del IX secolo, ora incorporate nella navata destra della cattedrale, ven- nero consolidate e studiate nel 1932 e nel 1967. A sinistra, invece, sul sedime della basilica paleocristiana del V secolo è accertata la presenza, dall'XI secolo, di una cattedrale romanica dedicata all'Assunta, i cui resti vennero rilevati nel 1967. Nel Trecento questi due edifici sacri, cattedrale e sacello, vennero fusi nella grande cattedrale che tuttora si ammira, re- staurata negli anni 1928-1932, con la demolizione di sovrastrutture tarde e prive di rilevante valore artistico e storico. Nella navata sinistra, il mo- saico absidale dell'Assunta venne restaurato nel 1950 come da epigrafe ai piedi degli apostoli: «PIETATIS ET SPEI TEMPORIBUS ACERBIS TESTIMONIUM A.D. MCML RENOVATUM»; a quell'epoca risalgono pure la grata e il tabernacolo bronzeo dello scultore M. Mascherini. Vicino è il sepolcro dei vescovi che accoglie le spoglie mortali dell'arcivescovo mons. A. Santin, come da iscrizione sormontata dallo stemma episcopale: «ANTONIO SANTINI ARCHIEPISCOPUS I EPI - SCOPUS FLUMINENSIS 1 1933-1938 I TERGESTINUS ET JUSTINOPOLITANUS 1 1938-1975 I IN CARITATE I ET FORTITUDINE PRAEFUIT I DEFENSOR CIVITATIS I RUBINII IN HISTRIA I 9.12.1895ITERGESTII17.3.19811».
L'abside maggiore della cattedrale venne ricostruito nel 1932 dall'arch. F. Forlati e decorato a mosaico dal veneziano G. Cadorin con motivi raffi- guranti Cristo e la Vergine con i martiri Giusto, Servolo, Eufemia, Sergio, Apollinare e Tecla. Sull'arco della conca absidale è l'iscrizione del 1928: ITALIAE MATRIS GREMIO RECEPTI TERGESTINI OVANTES ANNO XIV». All'ingresso della
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Piazza della Cattedrale (foto M.Iogna)
cattedrale vi è inoltre un'acquasantiera con figura bronzea di San Giusto
opera dello scultore Mascherini (1949).
Nel 1928-1932 venne pure restaurato il vicino battistero di S. Giovanni, a sinistra del campanile.
In piazza della Cattedrale si trova pure, dal 1929, l'Ara della III Armata, costruita in onore del Duca d'Aosta (arch. C. Polli).
Poco lontano si trova invece il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale, eretto nel 1935, opera dello scultore Attilio Selva. Sulla facciata del campanile venne murata, nel 1919, una grande lapide recante inciso il testo del Bollettino della Vittoria (3.11.1918) a firma del generale A. Diaz. All'interno della Cattedrale, infine, venne posta nel 1922 sopra la cantoria l' iscrizione: «L ' INDUSTRE AMORE PER L ' AVITA BASILICA / DEL CAN.CO PARR.CO MONS. GIU - STO BUTTIGNONI / E LA MUNIFICENZA DEL GR. UFF. BAR.NE ROSARIO CURRÒ / DONARONO A TRIESTE QUEST ' ORGANO / OPERA PRECLARA DI VINCENZO MASCIONI DA CUVIO / 1922 /D.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 35-36; G. Gartner, La basilica di San Giusto, Trieste 1928; 0. Incontrera, Guida storico-artistica della Basilica di San Giusto di Trieste, Trieste 1928; Mirabella-Roberti, San Giusto, Trieste 1969; Cuscito, Storia di Trieste cristiana
CATTEDRALE - CATTINARA
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Via della Cattedrale (foto M.logna) Strada di Cattinara (foto M.Iogna)
attraverso le sue chiese, I, Trieste 1982, pp. 15-34; M. Mirabella-Roberti, La basilica paleo- cristiana di San Giusto a Trieste, «AMSIASP», vol. XXVII-XXVIII n.s., Trieste 1979-1980, pp. 105-122; M. Mirabella-Roberti, Il sacello di San Giusto a Trieste, «AMSIASP», vol. XXVII-
XXVIII n.s., Trieste 1979-1980, pp. 123-142; L. Safred, La cattedrale di San Giusto, «AFAT», 5-6, Udine 1982, pp. 99-104; S. Tavano, Il battistero di Concordia e il sacello di San Giusto, in Studi su Portogruaro e Concordia, Udine 1984, pp. 89-119; G. Lettich, I Barbii della stele di San Giusto, «AT», s. IV, vol. XXXVI, Trieste 1976, pp. 53-84; G. Bovini, Antichità cri- stiane di S. Canzian d'Isonzo, S. Giovanni al Timavo e Trieste, Bologna 1973, pp. 83-137.
CATTEDRALE, via della, San Vito-Città Vecchia. Da piazza San Silvestro a piazza della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione settecentesca per una delle strade più antiche della città di Trieste che, inerpicandosi sul colle di San Giusto, conduce ai piedi della Cattedrale.
In corrispondenza del n. civ. 5-7 si trovava il convento dei francescani, demolito nel 1938.
Al n. civ. 15 si trova invece il Museo di Storia ed Arte. L'edificio, confinante con l'Orto Lapidario istituito nel 1842 sul sedime del vecchio cimitero di San Giusto, fu venduto nel 1883 da Cesare Ellul-German al «Comitato per l'isti- tuzione del Convitto Diocesano» che, restauratolo, lo destinò a «Seminarium Puerorum Dioecesanum Tergesti» (aperto il 15.9.1883), con oratorio e cap-
pella dedicata alla Sacra Famiglia (benedetta e consacrata il 25.2.1884). I la- vori di restauro vennero diretti dall'ing. Giov. Righetti.
L'immobile venne alienato dall'Ordinariato Vescovile nel 1915 e fu ac- quistato dal Comune di Trieste quale sede di museo; tuttavia, dopo il primo conflitto mondiale, l'edificio venne occupato dalla Guardia Regia, fino al 1925. In quell'anno fu destinato a sede del Museo di Storia ed Arte, inau- gurato il 21 aprile 1925 come da lapide all'interno: ((QUESTA NUOVA SEDE CA- PITOLINA I VOLUTA DAL CONSIGLIO CITTADINO NEL MCMXIV I FU INAUGURATA I DAL PO- DESTA SENATORE GIORGIO PITACCO I NEL GIORNO SACRO ALLA FONDAZIONE DI ROMA I X X I APRILE MCMXXV A. III E.F. I».
Alla sommità della scalinata, sul muro di cinta dell'Orto Lapidario (risistemato e dotato di nuovo ingresso nel 1931), venne posta nel 1921 (ripristinata 1951) una lapide recante incisi i versi del Saluto italico di Giosuè Carducci.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 36-37; L. Franzoni, Giovanni Righetti, «P0», a. XXIX, Trieste 1959, pp. 154-166; P. Sticotti, Un secolo di vita del Museo di Storia ed arte di Trieste, «Il Piccolo», 10.6.1943; C. Visintini, La sede dei Civici Musei di Storia ed arte, «Atti CMSA», n. 6, Trieste 1969-1970, pp. 205-223.
CATTINARA, strada di, Chiadino-Rozzol. Da piazzale A. De Gasperi a strada per Fiume. C.A.P. n. 1 e dal n. 2 al n. 16: 34139; dai nn. 3 e 18 a fine: 34149.
Intitolata con Del. Comm. Prefett. d.d. 23.12.1926 n. 43/117-VIII-31/8-26 «dall'antico nome della villa suburbana». La denominazione «strada per Cattinara» è ricordata tuttavia già dal primo Ottocento.
La località era frequentata in epoca protostorica, come confermato dalla pre- senza di un villaggio aperto che fu «abitato ininterrottamente dall'età del bronzo finale fino all'epoca romana, fino all'avanzato I sec. d.C.». Il nome Cattinara, attestato nel XIV secolo nelle forme Gatinara, Ghatinara e an- che nelle versioni friulaneggianti Giatinara e Chiatinara, trarrebbe origine da un lat. medioevale CATTINUS = «avellano», «pianta del nocciolo».
Al n. civ. 4 si trova la vecchia stazione ferroviaria di Rozzol, costruita lungo la linea Trieste-Erpelle (1887).
Bibl.: F; Maselli-Scotti, Cattinara (Colle della Chiusa) Scavi 1977-1978, «AMSIASP», vol. XXVI n.s., Trieste 1978, pp. 143-156; F. Maselli-Scotti, Primi risultati sullo scavo di Cattinara ed i castellieri triestini dell'età del ferro, «Atti della Società di Preistoria e Protostoria del Friuli- Venezia Giulia», vol. IV, Trieste 1978-1981, pp. 283-307; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 21-22; B. Lonza, Il villaggio protoveneto del Colle della Chiusa presso Cattinara e l'origine di Trieste, Trieste 1973.
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CATULLO - CAVALLI
CATULLO, via, Cologna-Scorcola. Seconda laterale sinistra di via Fabio Severo. C.A.P. 34127.
La strada è intitolata dal 10.1.1942 (Del. Pod. n. 6) al poeta latino Gaio Valerio Catullo (Verona 87-54 a.C.), autore di elegie, carmi, poemetti ed epitalami.
CAVALLI Jacopo, via, Barriera Vecchia. Prima laterale destra di via Pietà. C.A.P. 34129.
Dal 1920; Jacopo Cavalli nacque a Campeglio (Cividale) il 4 luglio 1839 e giunse in gioventù a Trieste, ove venne ordinato sacerdote. Fu coopera- tore parrocchiale in Istria (1863), prima a Portole e poi a Piemonte e nel 1867 fu inviato cooperatore e vicario corale e catechista a Capodistria. In quel periodo si avvicinò allo studio della storia e delle tradizioni etniche e linguistiche dell'Istria e della Venezia Giulia, materie cui avrebbe dedi- cato lunghi anni di studio, interpretandole in chiave patriottica e irreden- tistica. Collaboratore dal 1867 de La Provincia dell'Istria di A. Mado- nizza, Cavalli si stabilì definitivamente a Trieste nel 1868 come docente di religione e lingua e letteratura italiana nelle scuole popolari e succes- sivamente nel liceo femminile, del quale divenne poi direttore.
Come studioso, Jacopo Cavalli non fu autore eccessivamente prolifico ma diede alle stampe, nell'arco di quarant'anni, alcune opere che hanno mantenuto fino ad oggi una rilevante importanza nel panorama della sto- riografia triestina. Nel 1877 venne pubblicata la sua Storia di Trieste rac- contata ai giovanetti (vincitrice del premio municipale D. Rossetti), su- perata nel complesso, oggi, dalle più moderne indagini storiche ma pur sempre documento importante, perché rappresenta il primo tentativo di esporre tale materia in forma divulgativa, espressamente destinata alla gioventù ancora in formazione.
Più valido, anche a vantaggio degli studiosi moderni, è il volume Com- mercio e vita privata di Trieste nel '400 (Vram, Trieste 1910), frutto di lunghi e pazienti spogli di materiale archivistico quattrocentesco di non facile consultazione e fino a quell'epoca quasi inesplorato; ne risultano quadri o bozzetti di vita cittadina nel Medioevo, ricavati prevalentemente dalla lettura, pur viziata da imprecisioni nella trascrizione di alcuni passi, di testamenti e di altri antichi atti notarili.
Notevole è, d'altra parte, il contributo recato da Cavalli con gli studi legati alla linguistica ed alla dialettologia; frutto delle sue lunghe indagini e del so- dalizio stimolante con G.I. Ascoli, i Cimeli dell'antico parlare triestino ap- parvero nell'Archeografo Triestino del 1879-1880 e rappresentano il primo tentativo scientifico di recupero dell'antica parlata locale, di matrice friula- neggiante, soppiantata nell'Ottocento dal dialetto di provenienza veneta. Le Reliquie ladine raccolte in Muggia d'Istria con appendice sul dialetto ter- gestino vennero pubblicate in forma sintetica nell'Archivio glottologico ita- liano (vol. XII, 1890-1892) e in forma più completa nell'Archeografo Trie- stino del 1893. Al Cavalli va riconosciuto il merito, inoltre, di aver curato la pubblicazione di alcuni testi dialettali di primo Ottocento.
Nominato cavaliere del Regno d'Italia nel 1919, Jacopo Cavalli morì a Trieste il 28 giugno 1919.
Come membro delle Commissioni per la nomenclatura delle vie cittadine, dal 1896 al 1913, Cavalli ebbe il merito di promuovere la conservazione nel- l'odonomastica di molti antichi toponimi evitandone, così, il completo oblio.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 37-38; Diz. biogr. it., 22, Roma 1979, pp. 748-749; P. Sticotti, Un collaboratore giuliano di G.I. Ascoli, «P0», a. II, Trieste 1932, pp. 112-119; P. Sticotti, Il carteggio di Jacopo Cavalli, «AT», s. IV, vol. XX, Trieste 1955-1956, pp. 155-216 e «AT», s. IV, vol. XXI, Trieste 1956-1957, pp. 143-228; G. Cervani, Dall'Ot-
tocento al Novecento-La storia di Trieste nella storiografia, «Centro studi per la storia del Risorgimento», III, Trieste 1956; G. Rossi Sabatini, L'interpretazione del Medioevo nella sto- riografia triestina dell'Ottocento, «Centro studi per la storia del Risorgimento», I, Trieste 1951, pp. 225-229; M. Doria, La toponomastica ladina di Trieste e un quaderno inedito di Jacopo Cavalli, Atti XLI congresso Società Filologica Friulana, Udine 1964, pp. 45-51; D. De Tuoni, Tergeste-scene e figure di vita triestina, Trieste 1926, pp. 44-45; J. Cavalli, La storia
di Trieste raccontata ai giovanetti, II a ed. con Appendice di S. Benco, Trieste 1911; T. Gal- vani, L'abate campegliese Jacopo Cavalli, Udine 1970.
Via Catullo (foto M.Iogna)
Via Jacopo Cavalli (foto M.Iogna)
CAVANA - CAVANA
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Androna di Cavana (foto M.Iogna)
CAVANA, androna di, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare alla piazza omonima. C.A.P. 34121.
Piccola androna con numerazione propria, il cui nome riprende il topo- nimo attestato già nel Duecento e prima indicante uno dei quartieri me- dioevali della città. Cavana, termine di probabile origine veneta, avrebbe il significato di «rio o canale artificiale» o anche, con maggiore probabilità nel caso triestino, di «porticciolo, talora coperto, per offrire riparo not- turno alle barche». Deriverebbe «dal latino capanna o dall'aggettivo ca- vànea, da cavus».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 38-39; Pinguentini, Nuovo dizionario del dia- letto triestino, Bologna 1969, pp. 87-88.
CAVANA, piazza, San Vito-Città Vecchia. Tra via San Sebastiano e via Cavana. C.A.P. 34121.
Antichissima piazzetta cittadina già al limite delle mura, presso il mare, la cui denominazione riprende, dal Settecento, il toponimo medioevale e il
Piazza Cavana (foto M.Iogna)
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nome della porta già situata verso l'attuale via Cavana, costruita nel 1471 e demolita nel 1778.
Piazza Cavana raggiunse le attuali dimensioni nel secondo decennio del nostro secolo; al 1913 risale l'edificio n. civ. 1, con motivi neorinasci- mentali, che ospita al pianterreno l'antica farmacia Serravallo (oggi Al Re- dentore); venne eretto in parte sul sedime di una più vasta casa settecen- tesca (già via del Pesce n. 5). All'opposto, verso via San Sebastiano, venne demolita nel 1925 circa una modesta casa dietro alla quale correva la scomparsa androna dell'Angolo.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 38-39; Perigrafia triestina-Cavana, «Tempi An- dati», 4, Trieste 1977, pp. 57-61.
CAVANA, via, San Vito-Città Vecchia. Da piazza Cavana a piazza
A. Hortis. C.A.P. dal n. 1 al n. 8: 34121; dal n. 9 al n. 16: 34124; dal n.
17 a fine: 34123.
Via Cavana (foto M.logna)
CAVAllENI - CAVOUR
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Via dei Cavazzeni (foto logna)
Anche questa strada, dall'Ottocento, riprende il ben noto toponimo me- dioevale. Al n. civ. 13 si trova casa de Fecondo, in cui nacque nel 1803 lo studioso locale Luigi de' Jenner, come da iscrizione apposta sulla fac- ciata nel 1980: «IL 17 MARZO 1803 I NACQUE IN QUESTA CASA I LUIGI DF JENNER I EMERITO I RICERCATORE E CONSERVATORE I DI PATRIE MEMORIE I LASCIÒ CONTRIBUTI PREZIOSI I ALLA STORIOGRAFIA LOCALE 117 MARZO 1980 I IL COMUNE DI TRIESTE I » .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 38-39.
CAVAllENI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra
di via San Sebastiano. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca che ricorda questa antica famiglia triestina, sporadicamente menzionata in documenti sei-settecenteschi; dalle inda- gini archivistiche non sono emerse notizie più precise.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 39.
CAVE, via alle, San Giovanni. Da piazzale V. Gioberti. C.A.P. 34128.
Dal 1912. Il toponimo, dovuto alla presenza, poco lontano, di cave ric- che di onice calcarea, era andato affermandosi nell'uso popolare già dalla fine dell'Ottocento e nei primissimi anni del nostro secolo indicava una delle frazioni di San Giovanni-Guardiella.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 39; Guida Commerciale della città di Trieste, Trieste 1914, p. 1057.
CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.
Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31I5- 19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore let- terale dell'intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in
provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese.
Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la car- riera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d'Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell'agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un'epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Pie- monte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell'unità po- litica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d'Italia.
Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l'unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche
soggette all'Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell'Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all'Italia e, anzi, sembra avesse
Via alle Cave (foto Iogna)
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Corso Cavour (foto logna)
affermato nel delirio della morte che l'unione politica di Trieste e dell'I-
stria all'Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.
Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riu- niti dell'Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall'arch. B. Olivotto.
Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l'area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l'apertura dell'attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvis- sero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la co- struzione (1951) dell' Hótel Jolly, eretto dall'impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.».
Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d'Italia, costruito nel 1906 su progetto dell'arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l'edificio venne destinato a sede della Banca d'Italia e fu ampliato dall'arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente
ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928.
Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell'Uf- ficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei
CEDASSAMARE - CELLINI 150
Salita di Cedassamare (foto Iogna)
dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata 1' 11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 39; Diz. biogr. it., 23, Roma 1979, pp. 120-138; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 324-325; G. Stefani, Cavour e la Venezia Giulia, Firenze 1955; G. Cervani, Cavour e gli slavi in un articolo poco noto di Francesco Ruffini, «ACRSR», vol. XIV, Trieste-Rovigno 1983-1984, pp. 251-274; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «P0», a. XXIII, Trieste 1953, p. 453; Zanni, Eclettismo e architettura industriale, «AFAT», 4, Udine 1980,
p. 113; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 74; Lo scoprimento della targa ai caduti della Dogana, «I1 Piccolo della Sera», 12.11.1923.
CEDASSAMARE, salita di, Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di viale Miramare, dal porticciolo di Cedas. C.A.P. 34136.
Così intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 (conferm. Del. Cons. n. 239 d.d. 24.6.1960). Fin dal 3.3.1949 (delibera Giun. Mun. n. 211) la de- nominazione era stata introdotta per indicare il corso d'acqua contrasse- gnato col n. 13, «Rio Cedas) >.
Cedàs è toponimo indicante dal Trecento questa parte della riviera di Barcola ( Contrada Zedasii attestato nel 1365) frequentata in epoca ro- mana. Kandler suppose una derivazione da Getacius (nel 1852) o da Ce- dianum. Studi più recenti hanno dapprima ipotizzato una origine dall'an- troponimo gallico Caedo con suffisso -aci, ma ultimamente si è ritornati all'interpretazione kandleriana, cioè da un Getacius a noi giunto nella forma ladina Cedàs.
Cedassamare è costruzione ottocentesca di un predicato nobiliare con- cesso verso la metà del secolo scorso alla famiglia triestina Conti che pos- sedeva terreni nella zona: Cedas-a-mare. Il porticciolo venne destinato ad uso pubblico nel 1885.
Bibl.: Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 22, 28, 33; Lettich, Appunti per una storia del territorium, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 34-35; de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. ill B 3, pp. 177-192; P. Kandler, L'Istria 1846-1852 (antologia), Trieste 1975-1983, p. VII-55 (Cedàs).
CELLINI Benvenuto, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via C. Ghega a piazza della Libertà. C.A.P. 34132.
Via Benvenuto Cellini (foto Iogna)
Già via Benvenuto, in segno augurale per il viaggiatore che giungeva a Trieste con la ferrovia inaugurata nel 1857, con una curiosa operazione «ortopedica» divenne via Benvenuto Cellini nel 1900, essendo così adot-
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CERERIA - CESAROTTI
tata una nuova denominazione che potesse in qualche modo legarsi alla precedente, ormai diffusa nell'uso popolare.
Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571), scultore, orafo e trattatista italiano, è noto per le sue fini opere scultoree; la Saliera d'oro, eseguita per il re di Francia (Kunsthistorisches Museum, Vienna), la Ninfa di Fontainbleau (Museo del Louvre), il Perseo (Loggia dei Lanzi, Firenze) e altre. Lasciò
una autobiografia, un trattato sull'oreficeria e uno sulla scultura.
Al n. civ. 1 si trova casa Zammattio, eretta nel 1905 quale propria abita- zione dall'arch. G. Zammattio; reca una lunetta, a destra alla sommità della facciata, dello scultore G. Mayer.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 39-30; Diz. biogr. it. 23, Roma 1979, pp. 440- 451; Zammattio-Nezi, L'architetto Giacomo Zammattio, Bergamo 1931, p. 71.
CERERIA, via della, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via San Michele. C.A.P. 34124.
Toponimo assegnato a questa strada nell'Ottocento e suggerito dalla pre- senza di una fabbrica di candele di cera lì esistente (chiusa nel 1852).
Al n. 12 e al n. civ. 14 vi sono delle case erette nel 1906 dall'arch. G.M. Mosco.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 40; Biamonti, L'edilizia triestina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 192.
CERGNA, via dei, Chiadino-Rozzol. Da strada di Rozzol a via dei Pellegrini. C.A.P. 34139.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne dato a questa strada il nome di una «antichissima famiglia medioevale che aveva possesso nella zona)).
La famiglia Cergna è ricordata a Trieste dal XV secolo ed era presente anche in Capodistria; aggregata al Consiglio dei Patrizi nel 1509, diede
alla città uomini d'arme e amministratori comunali.
Annibale (m. 1550), patrizio triestino dal 1519, fu giudice e rettore nel 1542; Giulio (1551 c.-1625) fu pure giudice e rettore. La famiglia si estinse alla fine del Settecento con Antonio Michele Cergna (1704-1782), sacer-
dote secolare e cappellano.
Bibl.: de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 3, pp. 206-213.
CERRETO, via del, Roiano-Gretta-Barcola. Da via del Boveto a via Moncolano. C.A.P. 34136.
Toponimo apposto con delibera Del. Mun. d.d. 13.2.1902 su proposta di Jacopo Cavalli. Cerreto, attestato anche nelle forme quattrocentesche Ce- rei e Cerrei, potrebbe derivare da un lat. medioev. CERRETUM, da lat. CERRUS = bosco di cerri, alberi a fusto diritto, molto simili alla quercia
(Quercus cerris).
Al n. civ. 19 si trovano la scuola elementare di lingua italiana intitolata a R. Battistig (aperta nel 1947) e quella di lingua slovena, con busto dello
sloveno F.S. Finzgar.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 40; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 15, 21.
CESAROTTI Melchiorre, androna Cologna-Scorcola. Da via P. Ferrari. C.A.P. 34127.
Intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 al letterato Melchiorre Ce- sarotti (Padova 1730-Salvazzano 1808); partecipò alla disputa sulla que -
Via della Cereria (Foto Iogna)
Via dei Cergna (foto Iogna) Via del Cerreto (foto Iogna)
CESCA - CESCA 152
Androna ,lIefc{.)iorre Cesarolli (foto legna)
stione della lingua e pubblicò, tra l'altro, un Saggio sulla filosofia delle lingue nel 1785. Osteggiato da G. Gozzi e dai puristi, fu anche noto tra- duttore dall'inglese dei Canti di Ossian di Macpherson e tradusse pure il Prometeo di Eschilo. Politicamente dopo la Rivoluzione parteggiò dap- prima per i legittimisti e, durante la campagna d'Italia, per gli austriaci: «Mantova liberata in sì breve tempo è un prodigio della storia. Il nome di Kray eclisserà quello del Principe Eugenio», scriveva all'ab. Zendini il 6.8.1796 in una lettera conservata presso l'Archivio Diplomatico di Trie- ste (Racc. Zajotti n. 2986). Col tempo, invece, mutò atteggiamento, spe- cialmente dopo che il vicerè Eugenio lo creò cavaliere e commendatore della corona ferrea (1804), dichiarando allo stesso vicerè «che Napoleone il Massimo dall'altezza della gloria ove stava avvolto con à piedi il destino d'Europa, abbia lasciato scappare sopra di me un lampo della sua memo- ria vivifica, è per se stesso un onore così singolare che non ha prezzo che lo accresca o l'agguagli; Vostra Altezza Serenissima in cui le virtù sono non meno innate che ereditarie, si compiacque di consumar l'atto di quella gran mente, e con quella preziosa umanità che ha già guadagnato ogni cuore, mi rese più dolce il senso della redintegrata beneficenza paterna, beneficenza memorabile, e fatta singolarmente preciosa dalla mano da cui uscì e da quella per cui passò)) (Racc. Zajotti, n. 298). Pur essendo lette- rato, ebbe a dichiarare (lettera 5.10.1792) a un amico che «io sono assai poco esperto della storia letteraria del nostro secolo, perciò non oso dirle che il Monti si trovi in Ferrara, come parmi d'avere inteso» (Racc. Zajotti n. 298).
Un aspetto dell'opera di Cesarotti fu oggetto di discussione presso il Ga- binetto di Minerva il 25 febbraio 1814, in una seduta dedicata alla «spie- gazione della seconda quartina del sonetto del Cesarotti sull'Ebe del Ca- nova» cui parteciparono D. Rossetti, L. Rondolini e I. Kohen (il quale ul- timo pubblicò il proprio scritto in Opuscoli di vario argomento, Merlo, Venezia 1833).
Bibl.: Diz. biogr. it., 24, Roma 1980, pp. 220-229; Trieste, Archivio Diplomatico, Raccolta Zajotti, n. 298; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, pp. 112, 115; Rossetti, Scritti inediti, I, Udine 1944, p. 513.
CESCA Giovanni, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via S. Pantaleone a via A. Racheli. C.A.P. 34148.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione della strada a Giovanni Cesca, nato a Trieste il 7 gennaio 1858; studiò alle università di Vienna, di Graz e, dal 1878, di Padova ove si laureò in filosofia, perfezionandosi successivamente all'Istituto di studi superiori di Firenze e all'Accademia di Zurigo. Iniziò la propria attività di studioso pubblicando lavori di ca- rattere documentario riguardanti la storia dell'Istria e della Venezia Giulia: Cinque documenti inediti sui fiorentini dell'Istria (Capodistria 1880), Se- dici documenti inediti sulle trattative fra Trieste e Venezia prima del- l'assedio del 1368 (Fano 1881), Le relazioni fra Trieste e Venezia sino al 1382 (Verona-Padova 1881), La sollevazione di Capodistria nel 1348 (Verona-Padova 1883), Venezia e la rivolta triestina del 1468 (Arezzo 1888), Sette documenti inediti sulle relazioni tra Pola e Venezia (Arezzo 1888), Trieste e il patriarca Niccolò d'Aquileia (Arezzo 1888), Un docu- mento del 1470 sulle relazioni tra Venezia e l'imperatore Federico III (Capodistria 1891), tutti riguardanti l'epoca medioevale e per i quali è più spesso ricordato in sede locale.
Insegnò nel liceo di Treviso (1886-1888), in quello di Arezzo (1888-1891) e fu professore incaricato di storia della filosofia all'Università di Messina dal 1891, divenendo poi titolare della stessa cattedra e docente di peda- gogia. Nel 1899 venne nominato, in quella Università, preside della Fa- coltà di lettere.
Cesca acquistò una certa fama in campo nazionale come storico e stu- dioso della filosofia, occupandosi del pensiero positivista e neokantiano e concedendo attenzione alle problematiche pedagogiche e sociologiche. Collaboratore, dal 1884 al 1891, della Rivista di filosofia scientifica,
Via Giovanni Cesca (foto logna)
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CHERSO - CHIABRERA
pubblicò numerose opere, tra cui Storia e dottrina del criticismo (Verona- Padova 1884), La dottrina kantiana dell'apriori- (Verona-Padova 1885), La dottrina psicologica sulla natura della coscienza (Milano-Torino 1886), Dell'educazione morale (Padova-Verona 1891), Principi di peda- gogia generale (Torino-Roma 1900) e La filosofia dell'azione (Palermo 1908).
Morì nel terremoto di Messina, il 28 dicembre 1908.
Bibl.: Diz. biogr. it., 24, Roma 1980, pp. 233-235; E. Petrini, Giovanni Cesca (1858-1908) - un pedagogista d ' avanguardia dimenticato, in Pedagogia fra tradizione e innovazione - Studi in onore di Aldo Agazzi, Milano 1979 pp. 422-441; R. Ratissa, Le idee filosofiche di Gio- vanni Cesca, in Un secolo di filosofia friulana e giuliana (1870-1970), Udine 1979, pp. 267- 283.
CHERSO, androna, Servola-Chiarbola. Prima laterale destra di via della Liburnia. C.A.P. 34146.
Dal 18.1.1967 (Del. Cons. n. 98) ricorda la cittadina istriana, nell'omo- nima isola, oggi appartenente alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Cherso (Cres, Crexa in epoca romana), circondata dalle antiche mura e sovrastata dalle rovine del castelliere di S. Bartolomeo, conta circa 2.000 abitanti. Fino al XV secolo vi risiedette il conte capitano veneto, che poi trasferì il capoluogo nella vicina Ossero. Passata agli austriaci nel 1797, fu occupata dalle truppe italiane il 6.11.1918. Monumenti principali: il Pa- lazzo Comunale (XVI sec., rest. 1922), la torre dell'Orologio (rest. 1552), la Porta Marcella (fine XVI sec.), la Porta Bragadina (fine XVI sec.), l 'an- tico convento di S. Francesco e il Duomo (S. Maria della Neve), della se- conda metà del XV sec.
Fu patria del filosofo e letterato Francesco Patrizio (1529-1597), amico di T. Tasso.
Bibl.: A. Orlini, Cherso, Trieste 1963; J. Cella, Cherso, «Enciclopedia Italiana», 9, Roma 1931, pp. 976-978.
CHERUBINI Luigi, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via G. Puccini a salita di Zugnano. C.A.P. 34148.
La strada ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il musicista e composi- tore Luigi Cherubini (Firenze 1760-Parigi 1842), autore di musica religiosa e da camera. Studiò col Sarti e scrisse numerose opere teatrali fra il 1780 ed il 1784. Chiamato in Inghilterra nel 1784, si stabilì definitivamente a Parigi nel 1787. Nel 1805 si recò a Vienna, poi fu a Londra e ritornò in Francia nel 1815. Scrisse opere teatrali, messe, inni e quartetti.
Del Cherubini e di G. Spontini parlò al Gabinetto di Minerva, il 25 gen- naio 1884, il m.o. G. Wieselberger.
Bibl.: Diz. biogr. it., 24, Roma 1980, pp. 435-446; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 150.
CHIABRERA Gabriello, via, Barriera Vecchia. Da via dei Leo a via dei Porta. C.A.P. 34141.
Del poeta Gabriello Chiabrera questa strada reca il nome dal 27.7.1903. Chiabrera (Savona 1552-ivi 1637), fu poeta di corte a Firenze, Torino e Mantova scrivendo canzoni e poemi eroici ad imitazione di Pindaro, dram- mi pastorali, melodrammi e tragedie. Fu autore di cinque Dialoghi del-
l'Arte poetica ed influenzò con la sua opera l'Arcadia e il Parini. L'intera strada è oggi occupata dalla Depositeria comunale.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 40; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1903) sul 27.7.1903; Diz. biogr. it., 24, Roma 1980, pp. 465-475.
Androna Cherso (foto Iogna)
Via Luigi Cherubini (foto Iogna)
Via Gabriello Chiabrera (foto Iogna)
CHIADINO - CHIOZZA
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Via di (.hiatlino (toto Iogna)
CHIADINO, via di, Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. C.A.P. dal n. 1 al n. 11 e dal n. 2 al n. 14: 34141; dai nn. 13 e 16 a fine: 34142.
Già tratto di via del Colle (1884), reca l'attuale denominazione dal 1912. Con Del. Cons. n. 474 d.d. 22.12.1964 venne esteso il nome di via di Chiadino al tratto finale di via dei Porta, dal numero anagrafico 1108 al n. an. 1341.
Chiadino è toponimo antico che trova attestazioni trecentesche e quat- trocentesche nelle forme Cadins, Chiadins, oppure anche Cadinso. Po- trebbe derivare da un latino medioevale CATINUS = catino, originariamente
la conca del torrente di Rozzol, poi passato a indicare il colle sovrastante.
All'inizio della strada (n. civ. 5), angolo via D. Rossetti, si trova villa En- gelmann (1843), colpita dal bombardamento del 1944 e poi restaurata, dal 1981 parco di proprietà comunale. Reca la targa con iscrizione: «A RICORDO DEL BENEFATTORE WERNER ENGELMANN 1 1899-1964 I LA CROCE ROSSA ITALIANA E IL COMUNE DI TRIESTE I» .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1924, p. 40; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 22-23; Doria, Toponomastica triestina, in Per la storia e la classificazione dei dialetti italiani, Pisa 1979, p. 44; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Bologna 1969, p. 91.
CHIAUCHIARA, via, San Vito-Città Vecchia. Da via del Crocifisso a via delle Candele. C.A.P. 34121.
Denominazione di antica origine, attribuita alla strada già nel Settecento. Cronache cittadine ricordano una torre e una famiglia con quel nome; Chiauchiara è tuttavia toponimo (attestato nel Quattro-Cinquecento sia come Chiauchiara che come Calcara), dal lat. medioevale CALCAR(I)A = fornace per la calce che esisteva nella zona in epoca antica.
La via Chiauchiara è stata compresa nel piano di risanamento edilizio di Cittavecchia attuato nel 1983-1987.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 41; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 23, 26; M. Doria, Toponomastica triestina, in Per la storia e la classificazione dei dialetti italiani, Pisa 1979, p. 45.
CHIESA Damiano, via, San Giovanni/Altipiano Est. Da via San Cilino a strada per Basovizza. C.A.P. 34128.
Damiano Chiesa, al quale la strada è intitolata dal 1940, patriota, nacque a Rovereto nel 1894 e studiò ingegneria a Torino (1914); irredentista e
interventista, si arruolò nel 1915 e divenne sottotenente nel gennaio 1916. Nel maggio di quello stesso anno fu fatto prigioniero degli austriaci e, riconosciuto per cittadino austriaco, venne condannato a morte e fucilato a Trento il 16 maggio 1916.
Al n. civ. 9-1 1 si trova la caserma Duca d'Aosta già del Regg. di Artiglieria Sassari e oggi delle Guardie di Pubblica Sicurezza; in una nicchia del muro di cinta si nota una statua di San Giovanni Nepomuceno, già sulla torre dell'Orologio (demolita nel 1838) di piazza Grande, poi dell'Unità d'Italia.
Bibl.: Diz. biogr. it., 24, Roma 1980, pp. 705-707; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 343; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
CHIOZZA, portici di, città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a viale XX settembre. C.A.P. 34125.
Già «volti di Chiozza», divennero «portici di Chiozza» con delibera della Delegazione Municipale del 1902.
Il nome è derivato dalla cosiddetta «isola Chiozza», complesso di edifici che a propria volta prese il nome, all'inizio dell'Ottocento, del costrut- tore e proprietario Carlo Luigi Chiozza.
Via Chiauchiara (foto Iogna)
Via Damiano Chiesa (foto Iogna)
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Portici di Chiozza (foto Ivgna)
Nato a Loano (Genova) nel 1754, Carlo Luigi Chiozza venne a stabilirsi a Trieste verso il 1780, legando il proprio nome a uno dei primi impianti «industriali», quello per la preparazione del sapone, che eresse oltre il Torrente nel sito occupato poi dalla «isola Chiozza». Commerciante abile ed accorto, si fece costruire nel 1802 dall'arch. A. Mollari un palazzo neo- classico (demolito nel 1925 per fare posto all'attuale edificio dei «portici») e fu impegnato nei primi anni dell'Ottocento in speculazioni immobiliari. Nel 1823 fece costruire l'edificio destinato ad albergo («All'Aquila Nera))) in via San Spiridione (fino al 1986 Hótel Corso). Si rese benemerito per alcune iniziative di mecenatismo, figurando anche tra gli oblatori per il cenotafio a G. Winckelmann (1832). Sensibile a manifestazioni culturali e all'arte, fu collezionista di quadri antichi e di ritratti di famiglia eseguiti dal pittore G. Tominz. E attribuito allo scultore Antonio Canova un busto che lo raffigura, oggi presso i Civici Musei di Storia ed Arte. Esponente della massoneria triestina, fece parte del consiglio municipale napoleo- nico del 1812. Morì a Trieste il 29 novembre 1831.
La tomba, sotto le arcate del cimitero cattolico di S. Anna, reca scolpito il suo ritratto con l'iscrizione: ((A / CARLO LUIGI CHIOZZA / DI LOANO / AVVEDUTO
CHIUSA - CIAMICIAN 156
A11(i)Una Cl)ius(1
LEALE MAGNANIMO I FONDATORE E CONSERVATORE I DELLA SUA CASA DI COMMERCIO A TRIESTE I CITTÀ CHE QUAL FIGLIO L ' ACCOLSE ADOTTOLO SOLLECITA I E MORTO DA MADRE OFFICIOSA - MENTE IL COMPIANSE I VEDUTASI ANCHE PER ESSO I DI FABBRICHE PRIVILEGI TRAFFICO VIEPPIU LIETA FIORENTE I A RIPOSO E AD ONORE DI LUI/ COLLA LORO GENITRICE MARIA CRAVAGNA E I FIGLI / GIUSEPPE PIETRO E GIORGIO ANTONIO I INCONSOLABILI RICONOSCENTI / DI ANNI LXXVII IL DI XXVIIII NOVEMBRE MDCCCXXXI I ALLA PACE ETERNA PASSÒ /».
L'attuale palazzo Chiozza, eretto sul sito del precedente neoclassico (1802), venne costruito tra il 1925 e il 1927 dagli architetti G. e C. Polli ed è proprietà delle Assicurazioni Generali. Ornato di sculture e di bassorilievi di G. Supino (alcuni ispirati a quelli romani posti sul campanile di S. Giu- sto), reca all'ingiro una epigrafe di S. Benco: «RIEDIFICÒ L ' ETÀ NOVA QUEI POR - TICI DOVE PER CINQUANTA ANNI FU LOTTA DI CITTADINI CONTRO LO STRANIERO /», allu- dente il posto già centro di manifestazioni irredentistiche.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 42; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1 /2 E 1; Tomasin, Codice epigrafico, II, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/2 C. 6, pp. 334, 336; Basilio, Saggio di storia del collezionismo triestino, «AT», s. III, vol. XIX, Trieste 1934, p. 202; Zanni, Eclettismo e architettura industriale, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 114; Gli altorilievi rievocanti le lotte per l'Unità, «II Piccolo», 8.2.1928.
CHIUSA androna, San Vito-Città Vecchia. Da via Punta del Forno. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca, dovuta al fatto che il proprietario, per ini- bire l'accesso ad estranei, chiuse 1'androna con una porta.
Il lato con gli edifici sulla destra, verso via dei Cavazzeni, scomparve con le demolizioni del 1935-1938 per l'allargamento di via Punta del Forno.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 42.
CIAMICIAN Giacomo, via, San Vito-Città Vecchia.
Da piazza A. Hortis a via Tigor. C.A.P. 34124.
Già via degli Armeni, dal cenobio degli armeni cattolici annesso alla chiesa di via Giustinelli, mutò denominazione con delibera Giun. Mun. d.d. 20.3.1922 n. IX-31/8-21.
Giacomo (Luigi) Ciamician nacque a Trieste il 2 agosto 1857 da famiglia di origine armena (il suo ascendente Michele — n. 1738 m. 1823 — scrisse una storia del popolo armeno). Compì gli studi a Trieste, avendo per in- segnante di chimica A. Vierthaler; nel 1874 si trasferì all'Università di Vienna dedicandosi allo studio della chimica fisica, in particolare di spet- troscopia di emissione degli elementi chimici, e pubblicò a vent'anni al- cune note scientifiche sulla meccanica degli aeriformi e sulla spettrografia di emissione.
Lavorò all'Istituto di Zoologia dell'Università di Vienna e alla Stazione zoologica di Trieste, dedicandosi successivamente allo studio della chi- mica del pirrolo. Si laureò all'Università di Giessen e nel 1880 si trasferì a Roma ove lavorò per sette anni alla Scuola chimica, iniziando la collabo- razione con il chimico tedesco P. Silber. Nel 1887 vinse il premio dei Lincei per le ricerche sul pirrolo e in quello stesso anno risultò vincitore del concorso per la cattedra di chimica generale all'Università di Padova. Dal 1889 fu docente di chimica generale e poi anche di chimica biologica nell'Università di Bologna. Socio corrispondente dell'Accademia dei Lin- cei dal 1888, ne fu membro nazionale dal 1898; fu presidente dalla So- cietà Italiana per il progresso delle scienze e divenne il primo presidente della Associazione italiana di chimica pura e applicata.
Senatore dal 1910, Ciamician lasciò importante traccia negli studi di chi- mica organica, di spettroscopia, di chimica generale. Pubblicò numerosi contributi in riviste scientifiche nazionali ed estere e alcune opere, tra le quali I problemi scientifici del nuovo secolo (1904), La fotochimica del- l'avvenire (1913) e Sul significato biologico degli alcaloidi nelle piante (1922).
Via Giacomo Ciamician (foto Iogna)
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CICERONE - CILEA
Morì a Bologna il 2 gennaio 1922 e fu sepolto alla certosa di Bologna. Nel 1926 venne apposta una lapide commemorativa sulla sua casa natale a
Trieste, nell'attuale via dell'Università.
Al n. civ. 7 di via G. Ciamician si trova un edificio ristrutturato nel 1914, con motivi scultorei all'altezza del primo piano; al n. civ. 11 la lapide (posta nel 1980) con iscrizione: «IN QUESTA CASA I MORÌ IL 10.3.1945 / SEBASTIANO GATTORNO I MEDICO GINECOLOGO ILLUSTRE I MAESTRO DI INSIGNI OPERATORI I LA CUI NOBILE VITA I FU TUTTA
DEDICATA AGLI OSPEDALI CITTADINI / E ALLA GENEROSA ASSISTENZA DEL PROSSIMO /».
Bibl.: Ravasini, Compendio, 1929, p. 43; Diz. biogr. it., 25, Roma 1981, pp. 118-122; G. Timeus, In memoria di G. Ciamician, Trieste 1924; La morte di Giacomo Ciamician, «Il Pic- colo», 3.1.1922; Intorno alla bara del grande scienziato, «Il Piccolo», 4.1.1922.
CICERONE Marco Tullio, via, città Nuova-Barriera Nuova. Da via Fabio Severo a largo Piave. C.A.P. 34133.
Reca dal 12.6.192 5 (delibera Giun. Mun. n. 54) il nome dello scrittore, oratore e avvocato latino Marco Tullio Cicerone (Arpino 106-Formia 43 a.C.), autore di orazioni, di opere di argomento filosofico e retorico, ce- lebre avvocato. Fu edile, poi pretore e venne eletto console per il 64 a.C.; nel 51 a.C. venne nominato proconsole in Cilicia.
La via Cicerone venne aperta sul sedime già occupato dal campo per esercizi militari della vecchia Caserma Grande. Al n. civ. 2-4 venne costruito negli anni Trenta un caseggiato opera dell'arch. N. Drioli; al n. civ. 9 si trova casa Golimari (1934), mentre al n. civ. 11 è un edificio dell'arch. N. Drioli (1932).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 43; Nuov. Dig. It., III, Torino 1959, p. 219- 220; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 87.
CIGOTTI Nicolò, via, San Giacomo. Quarta laterale destra di via dell'Istria. C.A.P. 34137.
Dal 1912 reca il nome del patrizio triestino Nicolò Cigotti, nato verso il 1330, figlio di Giovanni giudice e rettore nel 1363 e nel 1369.
Scarse e incerte sono le notizie sul personaggio; è ricordato nel 1364 in occasione del suo matrimonio con Caterina de Bonomo vedova di Pietro Belli; fu vicedomino nel 1383 e divenne giudice e rettore nel 1398. Vi- veva ancora nel 1412.
Lasciò traccia negli annali della storia di Trieste in quanto prescelto il 3 ot- tobre 1381, assieme al concittadino Adelmo Petazzi, quale rappresentante del Comune triestino alla ratifica della pace di Torino (24.8.1381), trattato che stabilì la breve dipendenza di Trieste dal Patriarcato di Aquileia.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 43; de Jenner, Officiali del Comune di Trieste, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 7, cc. 102, 221; de Jenner, Genealogie delle XIII casate, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 1, c. 176 v.; Codice Diplomatico Istriano, a cura di P. Kandler, III, Trieste 1986 2, pp. 1440-1441, doc. n. 839; Tamaro, Storia di Trieste, I, Trieste 19762 , p. 238.
CILEA Francesco, via, Roiano-Gretta-Barcola. Decima laterale sinistra di via Bonomea. C.A.P. 34136.
Al musicista e compositore Francesco Cilea, nato a Palmi (Reggio Cala- bria) nel 1866 e morto a Varazze nel 1950, la strada è intitolata dal 22.6.1971 (Del. Cons. n. 476). Cilea insegnò al Conservatorio di Napoli (1890-1892), all'Istituto musicale di Firenze (1896-1904) e fu poi direttore del Conser-
vatorio di Palermo (1913-1916) e infine di quello di Napoli. Compose le opere teatrali Gina (Napoli 1889), Tilde (Firenze 1892), l 'Arlesiana (Mi- lano 1897), A. Lecouvreur (Milano 1902) e Gloria (Milano 1907), oltre ad un oratorio e a musica da camera.
Via Marco Tullio Cicerone (foto Iogna)
Via Nicolò Cigotti (foto Iogna) Via Francesco Cilea (foto Iogna)
Bibl.: Diz. biogr. it., 25, Roma 1981, pp. 503-509.
CILINO - CIMAROSA
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,-lnrlron(r an (.'ilinù (loto logna)
CILINO, San, androna, Cologna-Scorcola. Da via San Cilino. C.A.P. 34126.
Denominazione che riprende un antico toponimo attestato almeno dal Quattrocento: contrada que dicitur Sancellinj (doc. 22.11.1439), testi- moniato anche nella forma Sancillins (S. Celini attestato il 20.4.1444).
Da alcuni indizi sembrerebbe che anticamente sulla collina fosse esistita una cappella (?) dedicata a San Celiano (Cilino), forse un triestino marti- rizzato nel 139 d.C.; così sembra confermare anche Ireneo della Croce nel 1698. Certo è, ad ogni modo, che la denominazione entrò presto nel- l' uso comune per indicare la zona collinosa e sopravvisse fino al secolo scorso. Secondo altri autori l'agiotoponimo deriva da San Genesio.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 43; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 32; A. Marsich, Regesto delle pergamene, «AT», s. II, vol. IX, Trieste 1882, p. 208; Doria, La toponomastica ladina di Trieste..., Soc. Fil. Friul., Atti 41 ° congresso, Udine 1964, p. 49.
CILINO San, via, Cologna-Scorcola/San Giovanni. Da via Giulia a via D. Chiesa. C.A.P. dal n. 1 al n. 67 e dal n. 2 al n. 18: 34126; dai nn. 20 e 69 a fine: 34128.
Denominazione ottocentesca che riprende l'antico toponimo quattrocen- tesco.
Al n. civ. 14 si trova il complesso dell'ex Ospedale Psichiatrico Provin- ciale «Andrea di Sergio Galatti». I lavori di costruzione, su progetto del- l'arch. L. Braidotti, vennero effettuati tra il 1902 ed il 1908; i padiglioni dei cronici vennero inaugurati nel 1913 e primo direttore fu il dott. Luigi de Canestrini (1854-1926). Nel 1923 l'Ospedale da comunale divenne provinciale, nel 1927 venne istituito l'Istituto medico-pedagogico e nel 1935 venne attivato il Sanatorio Neurologico. Il tempietto, costruito nel 1906-1907, venne decorato esternamente dal pittore E. Scomparini (1907) e poi rifatto nelle pitture da C. Sbisà nel 1933; dal 1.2.1943 è sede del Vicariato del Buon Pastore, reso autonomo dalla parrocchia di San Gio- vanni Decollato.
Direttori dell'Ospedale Psichiatrico, dopo il de Canestrini che lo resse fino al 1926, furono Guglielmo de Pastrovich (1926-1927), Giovanni Sai (1927- 1947), Costantino Costantinides (1947-1953), Francesco Maria Donini (1953-1969), Danilo Dobrina (1969-1971) e Franco Basaglia (1971-1980),
promotore della legge n. 180 del 13.5.1978 che stabilì la deistituzionaliz- zazione dell'Ospedale. Attualmente il complesso è in attesa di nuova de- stinazione.
Al n. civ. 99 si trova infine il deposito dei mezzi pubblici dell'Azienda Consorziale Trasporti di Trieste, costruito negli anni Quaranta.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 43; L. Ganapini, Provvedimenti della pietà della scienza - Il frenocomio di Trieste (1908-1914), «MOS», n.s. a. III, 1980, pp. 423-439; C. Bevilacqua, Breve storia dell'assistenza neurologica a Trieste, «II Lanternino», a. XI, n. 3, Trieste 1988, pp. 1-2; Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 104; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 29; In celebrazione del cinquante- nario dell'Ospedale Psichiatrico Provinciale «Andrea di Sergio Galatti» 1908-1958, Spunti
storici a cura di F.M. Donini, Trieste 1959.
CIMAROSA Domenico, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via G. Puccini a via L. Cherubini. C.A.P. 34148.
Domenico Cimarosa, al quale la strada è intitolata dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60), nato ad Aversa nel 1749 e morto a Venezia nel 1801, fu compo-
Via San Caino
Via Domenico Cimarosa
(foto Iogna)
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CIPRESSI - CISTERNONE
sitore teatrale tra i più acclamati del Settecento. Lavorò in Russia, in To- scana, a Parma, a Vienna, a Varsavia e a Napoli. Opere teatrali principali: L'italiana in Londra (1780), Il matrimonio segreto (1793), Gli Orazi e i Curiazi (1799). Compose inoltre oratorii, cantate, sinfonie, sonate per cembalo e un concerto.
Le opere di Cimarosa vennero rappresentate con grande frequenza al Teatro San Pietro e poi al Teatro Nuovo di Trieste tra il 1783 ed il 1820.
Bibl.: Diz. biogr. it., 25, Roma 1981, pp. 541-552; Curiel, Il Teatro San Pietro a Trieste, Milano 1937; Autori Vari, Il Comunale di Trieste, Udine 1961.
CIPRESSI, via dei, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via del Biancospino a via dei Fiordalisi. C.A.P. 34016.
Fitonimo attribuito alla strada con Del. Pod. d.d. 8.11.1929 n. 63151-V- 31/52-29.
Il cipresso ( Cypressus sempervirens), appartiene al genere delle sperma- tofite coniferine, famiglia delle Pinacee; albero d'alto fusto, sempreverde, usato spesso come pianta ornamentale.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1967, p. 568.
CIPRIANO San, piazza, San Vito-Città Vecchia. Tra via delle Monache e via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza del vicino convento con annessa chiesa dedicata a quel Santo.
Il toponimo San Cipriano deriva dalla chiesa omonima eretta nel 1302 e ceduta alle Monache Benedettine nel 1458; la piazzetta è priva di numeri civici.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 44; B.M. Favetta, Il monastero di San Cipriano, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 203-288.
CIPRIANO San, via, San Vito-Città Vecchia. Da via delle Scuole a via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione sette-ottocentesca. I1 monastero di San Cipriano dell'or- dine femminile delle Monache Benedettine, fondato nel 1265, fu origina- riamente di stretta clausura; dal 4 settembre 1957 ebbe inizio l'osservanza della clausura papale minore. Dal 1 settembre 1969 venne attuata la clau- sura papale prevista dal Concilio Vaticano II per i monasteri di vita con- templativa e dal 1971 ha avuto inizio l'attività di legatoria e di restauro del libro antico. Il monastero fa parte della Federazione dell'Italia Setten- trionale dei Monasteri delle Monache Benedettine dal 13.11.1955.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 44; B.M. Favetta, Monastero di San Cipriano- vita, attività, vicende nel XVII secolo, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 203-288; U. Cova, I monasteri benedettini di San Cipriano a Trieste e di Santa Maria di Aquileia e le
loro diverse sorti in epoca giuseppina, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 289-315; Autori Vari, Le Benedettine e il monastero di San Cipriano, Udine 1978; Annuario dioce- sano, Trieste 1985, p. 134.
CISTERNONE, via al, Roiano-Gretta-Barcola. Ultima laterale destra di salita di Gretta. C.A.P. 34136.
Il toponimo, attribuito alla strada dal 1912, è dovuto alla presenza di un grande serbatoio d'acqua convogliata dall'acquedotto di Aurisina per la rete idrica cittadina. Il «cisternone» (serbatoio) venne costruito nella se- conda metà del secolo scorso dalla Società «Acquedotto d'Aurisina» e venne destinato originariamente ad uso della stazione ferroviaria.
Via dei Cipressi (tot() logna)
Piazza San Cipriano (foto logna) Via San Cipriano (foto Iogna)
CITTÀ DI SANTOS - CITTÀ DI SANTOS
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Via al Cisternone (foto Iogna)
Al n. civ. 80 si trova dal 1880, in una nicchia, la figura scolpita di un mandriano (arte popolare), in origine posta nei fondi Krausenek a Scor- cola.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 44; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985. CITTA DI SANTOS, largo, Città Nuova-Barriera Nuova. Attigua a
piazza della Libertà. C.A.P. 34135. Largo città di Santos (foto Iogna)
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CITTANOVA - CIVIDALE
Intitolazione disposta con Del. Comm. Prefett. n. 1725 d.d. 20.4.1982, nell'ambito delle cerimonie per il gemellaggio tra le città di Santos e di Trieste, quale segno — affermò il Sindaco di Trieste allo scoprimento della targa toponomastica «di speranza e della convinzione di un futuro sempre più attivo (...). Qui si apre il Punto Franco Vecchio del Porto, da cui trassero origine le fortune di Trieste; qui è l'ingresso alla città per chi vi giunga in ferrovia o dall'aereoporto o dalle autostrade che la collegano all'Italia o all'Europa».
Santos, città del Brasile (ab. 345.630), fondata dai portoghesi nel 1545, capitale dello stato brasiliano di San Paolo, sorge su un'isola della baia omonima che si apre sull'Oceano Atlantico. È il porto più importante del Brasile, notevole per l'esportazione nel mondo, specie del caffè.
Il gemellaggio con Santos venne deliberato dal Consiglio Comunale di Trieste il 28.6.1977, in considerazione dei rapporti ultradecennali tra le due città e «in particolare di un'affinità di importanza commerciale ed am- ministrativa nell'ambito dei rispettivi Paesi e della similitudine di una plu- ralità di attività che comunque si incentrano nell'attività portuale». La ce-
rimonia di gemellaggio si svolse il 13 marzo 1978 nella Prefettura di San- tos, alla presenza del sindaco di Trieste Marcello Spaccini e del sindaco di Santos António Manoel de Carvalho.
Il vicino edificio della Stazione Comunale delle Autocorriere (arch. U. Nordio) venne inaugurato il 5 maggio 1935. Sul largo danno i varchi del
Punto Franco Vecchio, opera dell'arch. G. Zaninovich (1910-1914).
Bibl.: Comune di Trieste, Bollettino mensile di statistica e toponomastica, Trieste genn. 1983, pp. 83-86; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «PO», a. XXVIII, Trieste 1958, p. 364; N. Carboni-Tonini, L'attività triestina dell'arch. G. Zaninovich, «QGS», a. IV, Trieste 1984, p. 271.
CITTANOVA, via, Servola-Chiarbola. Da via Salvore, parallela a via A. Baiamonti. C.A.P. 34145.
Così intitolata con Del. Cons. n. 333 d.d. 27.5.1966 a ricordo della cittadina passata all'amministrazione jugoslava con il Trattato di Pace del 1947.
Cittanova d'Istria (Emonia attestato in epoca medioevale), conta oggi ol- tre duemila abitanti. Centro già noto in epoca romana, prosperò sotto il dominio veneto per il porto attraverso il quale si svolgeva il commercio di legname proveniente dal bosco di Montona. Conserva tratti delle mura venete, edifici in stile gotico. La Collegiata (S. Pelagio), restaurata nell'Ot- tocento, ha probabile origine nell'XI secolo (all'interno la cripta); il cam- panile venne eretto nel 1883. Nei pressi della chiesa si trova un lapidario romano e medioevale.
Bibl.: L. Parentin, Cittanova d'Istria, Trieste 1974; R. Cessi, Cittanova d'Istria, »Enciclopedia Italiana», 10, Roma 1931, pp. 745-746.
CIVIDALE, via, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale destra di via Bonomea. C.A.P. 34136.
Reca dal 24.6.1960 (Del. Cons. n. 238) il nome di Cividale (prov. Udine,
ab. 11.214), la romana Forum Julii. Municipio nel I sec. d.C., divenne
sede vescovile nel V sec.; fu occupata dai longobardi nel 568 che la bat-
tezzarono Civitas Austrae e divenne capitale del primo ducato longobardo
in Italia. Sede dal 737 del patriarca di Aquileia e infine capitale dello stato
patriarcale (XI sec., fino al XIV secolo). Fu successivamente Comune e,
occupata dai veneziani (1419), rimase alla Repubblica di San Marco fino al
Via Cillaiieca (foto logna) Via Cividale (foto Iogna)
1797. Dal 1813 al 1866 fece parte dell'Austria e dal 1866 dell'Italia. Con- .
serva numerosi monumenti longobardi e medioevali.
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, Firenze 1985, pp. 163-178; A. Tagliaferri, Sto- ria e immagini di una città nel Friuli (Cividale), Udine 1983.
CIVRANI - COBOLLI
162
I7a dei Civrani (toto Iogna)
CIVRANI, via dei, Chiadino-Rozzol. Da via C. de Marchesetti a via di Chiadino. C.A.P. 34142.
La via omonima che E. Generini nel 1884 diceva in progetto non venne mai realizzata; l'attuale via dei Civrani, già tratto di via dei Porta, mutò denominazione con Del. Cons. d.d. 22.12.1964 n. 474; per inciso, con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne proposta per una nuova via la de- nominazione, non assegnata perché non di strada si trattava ma di sem- plice disimpegno per edifici, di «via Andrea dei Civrani», dal nome di un membro di quella famiglia (sec. XVII), donatore della cappella omonima in San Giusto e tra i finanziatori della costruzione del nuovo palazzo co- munale (1690).
La famiglia triestina Civrani era un ramo dell'omonima casata veneta di rango patriziale di seconda classe, stabilitosi nell'Istria veneta nel XIV se- colo; i fratelli Nicolò, Cristoforo e Bartolomeo si stabilirono a Trieste verso
il 1490 e un altro ramo della famiglia si stabilì a Trieste da Venezia con Antonio (n. Venezia 1618-m. Trieste 1680), giunto nel 1640.
Questa famiglia diede a Trieste alcuni amministratori comunali e uomini di chiesa. Emmerico de Civrani (1657-1696), canonico a San Giusto, figlio di Antonio, ebbe per fratello quell'Andrea ricordato più sopra, che nato a Trieste nel 1650, fu ricco commerciante; il N.H. Andrea de Civrani era considerato da Venezia proprio suddito, anche dopo che il padre Anto- nio venne condannato a morte in contumacia per avere leso gli interessi della propria patria esercitando il commercio a Trieste. Membro del Con- siglio Maggiore dei patrizi di Trieste dal 1695, Andrea de Civrani fu quat- tro volte giudice e rettore tra il 1696 ed il 1702. Morì a Trieste il 15 feb- braio 1713.
Andrea Maria Giuseppe de Civrani (n. Trieste 1725) studiò a Bologna e fu giudice e rettore nel 1757; dal 1777 fu procuratore della Civica Commis- sione di Economia e morì a Trieste nel 1814. I1 ramo principale della fa- miglia si estinse con lui; un ramo cadetto fece ritorno a Venezia con Giu- sto Vincenzo Maria de Civrani (Trieste 1771-Venezia 1856 c.).
Al n. civ. 12 di via dei Civrani si trova la nuova chiesa di S. Luigi Gon- zaga; una chiesa cripta venne aperta al pubblico il 25 dicembre 1949 e la parrocchia fu creata il 1 ° giugno 1956 (riconosciuta civilmente 20.6.1956). I1 nuovo edificio parrocchiale fu consacrato il 25 aprile 1960 (arch. D. Tamburini); all'interno, sulla parete absidale, vi è un affresco del pittore J. Corbidge.
Bibl.: de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1!1 B 3, pp. 228-235; O. de Incontrera, La famiglia patrizia dei Civrani, «P0», n.s. a. V, Trieste 1969, pp. 143-150; Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 85.
COBOLLI Nicolò, sentiero, Altipiano Est (Villa Opicina). Dall'Obelisco di Opicina alla S.S. 202. C.A.P. 34016.
Con Del. Cons. n. 791 d.d. 24.10.1967 venne dato questo nome al «sen- tiero che si diparte dall'Obelisco di Poggioreale e che, attraverso il bosco, raggiuge il serbatoio dell'acqua e prosegue fino all'incrocio con la statale n. 202».
Nicolò Cobolli (Cobol), nacque a Capodistria il 31 gennaio 1861 e studiò nella città natale, presso l'Istituto Magistrale. Insegnò dapprima a Dignano e poi a Trieste ma venne rimosso dell'incarico per la sua partecipazione alla cerimonia d'inaugurazione del monumento a Garibaldi in Udine (1889). Fu quindi impiegato alla Cassa Ammalati di Trieste e ottenne poi a Graz l'abilitazione all'insegnamento della ginnastica, il che gli permise di assu- mere la direzione della Civica Scuola di Ginnastica. Educatore e pedagogo, fu il fondatore dei ricreatori triestini, istituti per la ricreazione fisica e mo- rale dei ragazzi, ove si realizzava il connubio tra esercizio fisico, istru- zione, lavoro e ricreazione.
Di orientamento politico liberale nazionale, fu anche autore di scritti sul
Sentiero Nicolò Cobolli (foto logna)
163
CODERMATZ - COLAUTTI
suo metodo pedagogico e pubblicò I ricreatori, ordinamento e vita (Trieste 1914).
Morì a Trieste il 24.3.1931.
Bibl.: E. Chersi, Nicolò Cobolli, «P0», a. I, Trieste 1931, pp. 418-420; A. Tribel-Tribelli, Nicolò Cobolli-commemorazione, Trieste 1931; G. Secoli, Nicolò Cobolli, «Il Piccolo», 2.12.1954; L. Milazzi, I ricreatori comunali a Trieste, Udine 1974, pp. 105-162.
CODERMATZ Mario, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Quarta laterale sinistra di via Brigata Osoppo. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962 a Mario Codermatz, nato a Trieste il 31 marzo 1914. Compiuti gli studi liceali, frequentò la Facoltà di farmacia nell'Università di Padova. Arruolato volontario nel 1933, venne assegnato alla Scuola Allievi Ufficiali di complemento in Milano e nel 1935 partì volontario per l'Africa Orientale. Promosso tenente in S.P.E. nel 1938, fu membro nel 1941 del XX Battaglione coloniale alpino. Cadde in com- battimento a Passo Marda (Somalia) il 22 marzo 1941 e alla memoria gli venne assegnata la medaglia d'oro al valor militare. Dalla motivazione: «Ten. alpini S.P.E. XX° Btg. coloniale Mario Codermatz. Comandante di Compagnia coloniale, dopo aver con passione forgiato in perfetto stru- mento di guerra il suo reparto, lo guidava vittoriosamente in numerosi fatti d'arme. Successivamente, nella difesa di importante ed esteso set- tore, comandato a resistere sulla posizione, in due giornate di aspro corn- battimento contro il nemico di gran lunga superiore per uomini e mezzi, trascinava ancora una volta il suo reparto, ormai stremato dalle forze, in violenti contrattacchi. Sebbene ferito gravemente in più parti del corpo, riuniva e rincuorava i superstiti portandoli ad un ultimo e disperato con- trattacco. Il nemico veniva respinto, mentre egli, nuovamente colpito, gloriosamente cadeva. Passo Marda (Somalia) 18-22 marzo 1941».
Bibl.: G. Nobile, Mario Codermatz, «P0», a. XXIII, Trieste 1953, pp. 77-80; La zona indu- striale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, p. 52.
COLAUTTI Arturo, via, San Vito-Città Vecchia. Da via E. De Amicis a piazzale della Resistenza. C.A.P. 34143.
Via Arturo Colautti (foto Iogna)
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 questa strada venne intitolata al gior- nalista, scrittore e patriota Arturo Colautti, nato a Zara il 9 ottobre 1851. Accostatosi da giovane al giornalismo (pubblicò la lirica Perché piangete? su Il Dalmata nel 1867), studiò alle Università di Graz e di Vienna e in
Via Mario Codermatz (foto Iogna)
COLETTI - COLLEGIO
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Via Gius /)pc' il(' (:ultitti (foto logna)
quest'ultima si laureò dottore in storia e geografia nel 1877. Spirito pa- triottico e irredentista, venne processato per reato di stampa una prima volta nel 1874. Pubblicò nel 1878 a Spalato lo studio Bosnia-Erzegovina e nel 1881 a Milano Dalmazia, Croazia e paesi balcanici. Collaboratore di A. Baiamonti, diresse a Spalato il settimanale L'Avvenire cui diede una decisa impostazione irredentistica e anticroata. Costretto a fuggire, abban- donò Spalato e si rifugiò in Italia (1881), stabilendosi a Milano. In quella città iniziò a collaborare con Il Secolo curandovi la rubrica di politica estera e sfogandovi lo spirito polemico e antiaustriaco, tanto da far preoccupare l'editore E. Treves; lasciò allora Il Secolo e divenne direttore del quoti- diano monarchico-costituzionale L 'Euganeo, giornale cui diede prestigio e nel quale pubblicò il suo romanzo Fidelia. Nel 1884 fu per pochi mesi direttore de L 'Italia a Milano e quello stesso anno si trasferì a Roma come direttore del Nabab di A. Sommaruga. Il carattere eccessivamente pole- mico dei suoi scritti lo portò, negli anni successivi, a seguire e ad abban- donare altri giornali: l' Unione liberale di Perugia (1886), il Corriere del mattino di Napoli (1887), Venezia della città lagunare (1888), il Corriere di Napoli (1889-1902), L'Alba (1902) (quest'ultimo da lui fondato). Membro del Partito nazionalista, partecipò al congresso del 1910 inter- venendo a favore del riarmo militare italiano e rivendicando il Trentino e Trieste; fu attivo nell'Associazione «Trento e Trieste» e nella Società Dante Alighieri. Scrisse i romanzi Nihil (Milano 1890) e Il figlio (Milano 1901), la commedia L'Altro (1889), libretti d'opera e canti dell'armi dal titolo Fiamme, ispirati dalla guerra di Libia. Morì a Roma il 9 novembre 1914.
Bibl.: Diz. biogr. it., 26, Roma 1982, pp. 706-708; U. Ojetti, Arturo Colautti, in Alla scoperta dei letterati, Firenze 1946; I. Tacconi, Arturo Colautti-Commemorazione, «Rivista Dalma- tica», n. 4, Venezia 1966; D. Salvi, Arturo Colautti il poeta dell'irredentismo, «Rivista Dal- matica», n. 4, Venezia 1966-1967.
COLETTI Giuseppe de, via, San Vito-Città Vecchia. Da viale G. Tartini a via T. Mamiani. C.A.P. 34143.
Così intitolata con delibera Giun. Mun. d.d. 20.7.1966 n. 1727; già tratto di via di Calvola.
Giuseppe de Coletti nacque a Roma nel 1744 da famiglia toscana; studiò al Collegio dei Gesuiti di Roma e ne uscì con un buon livello di cultura. Dall'età di sedici anni fece parte dell'Accademia Arcadica di Roma con il nome di Coribante Tebanico. Verso il 1778 si trasferì a Gorizia e vi fondò, nel 1780, l'Arcadia Romano-Sonziaca. Nel 1784 promosse la nascita del- l'Accademia Arcadica di Trieste, città nella quale poco dopo venne a sta- bilirsi aprendovi anche una tipografia. Fu il promotore della nascita del giornale l'Osservatore Triestino, del quale per molti anni fu redattore, e dell'istituzione della Biblioteca Pubblica, poi Civica (1793). Autore di so- netti, epigrammi e altre composizioni poetiche d'occasione di scarso va- lore e disprezzate da più autori, de Coletti fu traduttore dalla lingua te- desca. Ebbe qualche notorietà come autore dell'oratorio La morte e la deposizione dalla Croce di Gesù Cristo N.S. musicato da G. Fabiani (1778) e del melodramma La sposa in contrasto musicato da G. Astarita (1779), entrambi rappresentati al Teatro di Gorizia. Sono dovuti alla sua penna, inoltre, il dramma giocoso per musica Li virtuosi (1777) e la commedia in versi Il Conte di Castelcieco ossia l 'Educazione in errore (1778).
Morì a Trieste nel gennaio 1815.
Bibl.: C. de Franceschi, L'Arcadia Romano-Sonziaca e la Biblioteca Civica di Trieste, .AT., s. III, vol. XV, Trieste 1929-1930, pp. 97-225; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, pp. 58-59; Wurzbach, Biogr. Lexicon, 2, Wien 1857, pp. 406-407; C. De Fran- ceschi, Giuseppe de Coletti tipografo e giornalista, «AMSIASP», vol. 46, Pola 1934, pp. 3-48; B. Ziliotto, L. Da Ponte e G. de Coletti, «AT», s. IV, vol. I-II, Trieste 1938-1939, pp. 121- 173.
COLLEGIO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via S. Maria Maggiore a via Donota. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza dell'antico collegio dei Gesuiti (fino al 1773), poi destinato a caserma e infine a carcere. L'am-
Via del Collegio (foto Iogna)
165
COLLEONI - COLLOTTI
pio edificio si trova al n. civ. 6 e venne ristrutturato nel 1957. Attual- mente è convento dei Frati Minori Francescani della parrocchia di Santa Maria Maggiore. Casa canonicamente eretta nel 1939.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 44-45; Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 132.
COLLEONI Bartolomeo, via, San Giacomo. Da via B. d'Alviano a via G. Orlandini. C.A.P. 34144.
La strada è intitolata dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) al condottiero Bar- tolomeo Colleoni, nato a Solza (Bergamo) nel 1400; combattè con Brac- cio da Montone e con Muzio Attendolo Sforza, partecipando alla battaglia dell'Aquila degli Abruzzi (1424). Assoldato dalla Repubblica di Venezia, fu luogotenente del Gattamelata e passò poi al servizio dei Visconti dal 1442 al 1448, anno in cui ritornò a combattere per Venezia, passando di vit- toria in vittoria. Per breve periodo fedele a Francesco Sforza (1451-1454), rimase definitivamente al servizio di Venezia dal 1454, ottenendo il co- mando generale. Morì nel castello di Malpaga nel 1475.
Sulla facciata dell'edificio al n. civ. 13 venne murato alla fine del secolo scorso un blocco calcareo recante lo stemma della famiglia de Giuliani, con le iniziali A.I. (Antonius Iulianus) e la data MDXXVIII; proveniva da un edificio appartenuto a quella famiglia, già alla sommità del colle di Ponzano (San Giacomo).
Bibl.: Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 9-19; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 362.
COLLIO, via del, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Bonomea al rio Martesin. C.A.P. 34136.
Già tratto di via del Cisternone, venne denominata «via del Collio» con Del. Cons. n. 495 d.d. 17.10.1975.
Il Collio è una regione collinosa nei pressi di Gorizia, costituita da dossi
di arenarie e marne, compresa tra l'Isonzo, lo Iudrio e il monte Corada. Alla sua fertilità sono dovuti i ricchi frutteti e vigneti, questi ultimi celebri per la produzione di vini (Tocai, Pinot, Malvasia) ovunque esportati.
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, I, Firenze 1985, p. 216.
COLLOTTI Francesco, via, Roiano-Gretta-Barcola. Seconda laterale destra di via E. Borghi. C.A.P. 34135.
Già tratto di via S. Davis, mutò denominazione con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971.
Francesco Collotti, nato a Palermo il 28 gennaio 1897, compì gli studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, avendo per maestro Giovanni Gentile. Insegnò nei licei di Cagliari e di Messina. Giunse a Trieste nel 1940 come docente di Storia delle dottrine politiche all'Università degli Studi e nel 1943 divenne primo preside della neoeretta Facoltà di Lettere e Filosofia. Rappresentante del Partito Liberale Italiano nel Comitato di Liberazione Nazionale della Venezia Giulia, Collotti fu consigliere di Zona dal 1945 al 1949 e consigliere comunale dal 1952 al 1956. Dal 1956 insegnò filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e di Filosofia; fu membro del con- siglio direttivo del Circolo della Cultura e delle Arti e del Comitato trie- stino dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Autore di saggi su Machiavelli, su F.M. Pagano, su V. Alfieri e M. Minghetti e sul pensiero storicistico, assunse posizioni critiche relativamente al pensiero di B. Croce e di G. Gentile.
Morì a Roma il 12 novembre 1957.
Bibl.: «II Piccolo», 13.11.1957 (necr.); A. Agnelli, Ricordo di Francesco Collotti, «Trieste» a. V n. 23, Trieste 1958, pp. 43-44.
Via
Col/coni (loto Iogn'.I)
Via del Collio (foto Iogna)
Via Francesco Collotti (foto Iogna)
COLOGNA - COLOMBO
166
t7a Cologna (foto Iogna)
Via dei Colombi (foto Iogna)
Androna Cristoforo Colombo (foto Iogna)

COLOGNA, via, Cologna-Scorcola. Da largo del Giardino a via Fabio Severo. C.A.P. dal n. 1 al n. 23 e dal n. 2 al n. 20: 34126; dai nn. 25 e 22 a fine: 34127.
Antico toponimo dato a questa strada nel 1884. Coluegna è attestato nel 1327 ma è di origine romana, derivando dal lat. COLONIA, una misura agra-
ria. Si tratta di toponimo assai diffuso nell'Italia centro-settentrionale.
Al n. civ. 29 si trova «villa Giuseppina», costruita quale propria dimora di campagna dall'arch. E. Tureck nel 1877; dal 26 luglio 1905 divenne proprietà della «Pia Casa Gentilomo» che la destinò a ricovero per anziani e invalidi israeliti. All'ingresso una lapide ricorda l'istituzione: «IL 5 GIUGNO 1906 I CON FAUSTO AUGURIO FU CONSACRATA I QUESTA NUOVA SEDE I LIETA DI SALUBRE AMENITÀ AL PIO ASILO GENTILOMO I». Nel secondo dopoguerra venne posta altra lapide, con cinquan- taquattro nomi: «A RICORDO DELLO STRAZIO SOFFERTO I LA PIETÀ DEI CONGIUNTI / QUI CON- SACRA I NOMI DEI VECCHI INVALIDI I OSPITI DI QUESTA CASA DI RIPOSO I CHE LA SERA DEL XX GENNAIO MCMXLIV / LA FURIA NAZISTA I STRAPPAVA ALLA MITE SPERANZA DI UN TRAMONTO SERENO I E TRASCINAVA NELLE TENEBRE INCONTRO AL MARTIRIO /D .
Al n. civ. 61 si trova la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Un primo luogo di culto nella zona venne aperto nel 1939 nello scantinato di una casa pri- vata. La costruzione dell'attuale chiesa, progettata dall'arch. U. Nordio, ebbe inizio nel 1955 e si concluse nel 1971; l'edificio venne benedetto il 23 dicembre 1966 e fu consacrato il 22 dicembre 1968. La parrocchia venne istituita il 10 dicembre 1954 e iniziò l'attività autonoma il 25 no- vembre 1956 (ric. civilmente il 26.10.1955).
Il sito era prima occupato dalla nota fabbrica di saponi «Adria» della fa- miglia Pollitzer.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 45; Lettich, Appunti per una storia del territorium originario, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, pp. 26, 35; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «PO», a. XXV, Trieste 1955, pp. 327-328; Comune di Trieste, Mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (catalogo), Trieste 1972, p. 23; Annuario diocesano, Trieste 1985, p. 101.
COLOMBI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Piccola strada dalla denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza di una grande quantità di colombi che vi sostavano o vi facevano i nidi.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 45.
COLOMBO Cristoforo, androna, San Giacomo. Perpendicolare a via San Marco. C.A.P. 34144.
Reca dal 1900 il nome del navigatore Cristoforo Colombo, nato proba- bilmente a Genova (non vi è concordia tra gli studiosi) nel 1451, morto a Valladolid nel 1506. Fu dapprima in Portogallo (1479-1485) e poi in Spa- gna. Celebre per il suo viaggio del 1492 che lo portò, il 13 ottobre, a raggiungere il continente americano, divenne governatore delle terre e- splorate e compì altri tre viaggi (1494, 1498, 1502), tutti volti al raggiun- gimento dell'Asia.
Di Cristoforo Colombo si parlò alla Società di Minerva il 12 ottobre 1892 in una serata In onore di Cristoforo Colombo nel quinto centenario della ricorrenza del 13.10.1492. La commemorazione, effettuata di concerto con la Società Agraria e con la Società Adriatica di Scienze Naturali, venne pubblicata poi in un opuscolo (Tip. Lloyd Austriaco, Trieste 1893) con- tenente: A Cristoforo Colombo. Versi di Riccardo Pitteri, Cristoforo Co- lombo. Discorso commemorativo del prof. Mario Stenta, e Il tabacco, cenni storici di Eugenio Pavani.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 45; Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 168- 183; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 364-365; Autori Vari, In onore di Cristoforo Co-
lombo Trieste nell'ottobre 1892, Trieste 1892.
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COLOMBO - COMBI
COLOMBO Cristoforo, via, San Giacomo. Laterale sinistra di via S. Marco. C.A.P. 34144.
Denominazione apposta nel 1900, similmente alla omonima androna. Al- l'angolo con via Concordia, sullo stabile n. civ. 3 con le iniziali A(ntonio) N(ordio), vi è una edicoletta con una immagine della Madonna e l'iscri- zione: «PER GRAZIA RICEVUTA I 1 AGOSTO 1927 I» .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 45; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985. COLONNA Vittoria, via, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale
destra di via Tigor. C.A.P. 34124.
Aperta nel 1899 attraverso i fondi Bussi, la strada venne intitolata con delibera Del. Mun. del 1902 alla poetessa Vittoria Colonna (Roma 1490- Roma 1547), autrice di rime d'amore e religiose di stampo petrarchesco, amica di Michelangelo e stimata dall'Ariosto.
Di Vittoria Colonna e della sua opera parlò a Trieste il 18 marzo 1887 presso il Gabinetto di Minerva il prof. A. Morpurgo; la relazione venne
poi pubblicata nell'Annuario della Civica Scuola Reale di Trieste del 1887- 1888.
Al n. civ. 2 si trova un edificio liberty del 1903-1904 (ing. M. Dupi e M. Buzzi).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 45-46; Trieste, Archivio Diplomatico, Topo- nomastica, segn. 13 D 1/9; Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 448-457; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1982; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 152.
COLORNI Eugenio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via B. Busecchian a via M. Maovaz. C.A.P. 34148.
Reca dal 23.4.1965 (Del. Cons. n. 127) il nome di Eugenio Colorni, me- daglia d'oro al valor militare, nato a Milano il 22 aprile 1909; si laureò in filosofia all'Università di Milano nel 1930 dopo che già nel 1928 aveva pubblicato un articolo su L'estetica di Roberto Ardigò e del positivismo italiano nella seconda metà dell'Ottocento (in Pietre, Genova febbr. 1928). Nel 1932 pubblicò L'estetica di Benedetto Croce. Studio critico (Milano 1932) e dal 1932 al 1933 fu lettore di italiano all'Università di Marburg; quindi, rientrato in Italia, insegnò storia e filosofia a Voghera. Dal 1934 al 1938 fu docente di filosofia e pedagogia all'Istituto Magistrale «G. Carducci» di Trieste e in quegli anni approfondì lo studio di Leibniz e il nesso filosofico tra pensiero ed azione, avviandosi a un processo di revisione critica dell'idealismo, anche in seguito alla frequentazione del poeta U. Saba. Fu in contatto con E. Curiel e vicino politicamente al par- tito socialista. Venne arrestato a Trieste 1'8 settembre 1938; trasferita l'i- struttoria a Milano, Colorni rimase nel carcere di Varese fino al 1939 e fu poi destinato al confino nell'isola di Ventotene per la durata di cinque anni. Nel 1941 venne trasferito a Melfi e nel 1943, mentre si recava a Potenza per visite mediche, fuggì a Roma ove fu tra gli organizzatori del Partito Socialista di Unità Proletaria. In seguito partecipò all'incontro che determinò la nascita del Movimento Federalista Europeo (28.8.1943). Mem- bro della Resistenza, fece parte del direttivo del nuovo Partito socialista e fu redattore capo del clandestino Avanti!. Ferito a Roma il 28 maggio 1944 da una pattuglia, morì il successivo 30 maggio nell'ospedale di S. Giovanni sotto la falsa identità di Franco Tanzi.
Bibl.: Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 468-472.
COMBI Carlo, via, San Vito-Città Vecchia. Da largo Promontorio a piazzale A. Rosmini. C.A.P. dal n. 1 al n. 9 e dal n. 2 al n. 18: 34123; dai nn. 11 e 20 a fine: 34143.
Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 venne dato a que- sta strada il nome del patriota e storiografo Carlo Combi. Nato a Capo-
Via Cristoforo Colombo (foto Iogna)
Via Vittoria Colonna (foto Iogna) Via Eugenio Colorni (foto Iogna)
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Via Carlo Combi (loto fogna)
distria il 27 luglio 1827, studiò nella città natale (1838-1841) e a Trieste (1841-1844), iscrivendosi poi all'Università di Padova per seguirvi i corsi di giurisprudenza. Nel 1848 si trasferì a Milano al seguito di V. De Castro, collaborando ai giornali rivoluzionari, e poi a Genova. Laureatosi in legge a Genova nel 1850, Combi fece ritorno in Istria e nel 1853, per ottenere il riconoscimento della laurea, dovette ripetere gli esami a Pavia. Dal 1856 insegnò lettere italiane e storia al liceo di Capodistria e fu componente del Consiglio comunale. Fu sollevato dall'incarico di docente nel 1859 causa i suoi atteggiamenti politici (si fece promotore delle adesioni alla richiesta dei comuni istriani di aggregazione al Veneto). Nel 1865 dovette lasciare l'Istria e si trasferì a Milano; nel 1866 venne privato, su sua ri- chiesta, della cittadinanza austriaca e si stabilì quindi a Venezia ove, dal 1869, insegnò diritto civile alla Scuola Superiore di Commercio. Fu as- sessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Venezia (1878-1879), curò il riordinamento del Museo Correr e mantenne per alcuni anni la carica di consigliere comunale in quella città.
Pubblicò numerosi saggi su periodici italiani, tra cui il Corriere mercan- tile e il Giovinetto di Genova (1848), l'Educatore di Milano (1849), il Po- polano dell'Istria di Trieste, L'Eco di Fiume, la Rivista contemporanea di Torino (1860-1861), La Perseveranza di Milano e l'Istriano di Rovi- gno. Promosse a Fiume, tra il 1857 ed il 1859, la pubblicazione della strenna annuale di cultura e storia La Porta Orientale; all'occasione anche poeta, scrisse monografie di argomento storico, come I più illustri istriani ai tempi della veneta Repubblica (Padova 1866), Di Pier Paolo Vergerio il Seniore da Capodistria e del suo epistolario (Venezia 1880), nonché gli studi di carattere giuridico e storico-giuridico Del vagantivo nel Veneto (Milano 1873), Degli studi sulla questione lagunare (Milano 1875) e Della
vita e degli scritti di Iacopo Valvasone di Maniago (Venezia 1876).
Un discorso a parte merita il suo Saggio di bibliografia istriana (Capo- distria 1864), repertorio bibliografico di tutta la bibliografia nota (com- presi anche manoscritti) sull'Istria e sulla regione Giulia. Pur senza con- siderare le inevitabili lacune di un'opera tanto impegnativa, il volume fu oggetto di critiche soprattutto da parte del triestino P. Kandler (che fu di aiuto al Combi nel reperimento dei dati bibliografici), il quale lamentò il criterio di ripartizione del materiale nelle diverse sezioni ordinate per ar- gomento e, a maggior ragione, la mancanza di riferimenti agli studi pub- blicati in sloveno o in croato. Purtuttavia il Saggio del Combi, con le sue 3060 schede, resta dopo oltre un secolo l'unico valido strumento di con- sultazione bibliografica a disposizione degli studiosi di storia regionale, che ancora primeggia su pochi recenti repertori di carattere del tutto set- toriale. Una situazione, per la cultura della Venezia Giulia e dell'Istria, che deve essere considerata in tutta la sua gravità, poiché sempre più viene
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avvertita dagli operatori la mancanza di validi e aggiornati strumenti bi- bliografici sulla materia.
Carlo Combi morì a Venezia 1'11 settembre 1884 e i suoi resti vennero traslati a Capodistria nel 1934. Postumo apparve il volume: Istria, studi storici e politici (Milano 1886). Il ricreatorio comunale «E. De Amicis» di via C. Combi venne costruito nel 1913 mentre la scuola, opera degli arch.
C. Budinis e G. Grtner, risale al 1914.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 46; Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 533- 535; Zecchini, Galleria triestina di persone illustri, San Vito al Tagliamento 1880, pp. 23-24; V. De Castro, Della vita e delle opere di Carlo Combi, Milano 1884; D. Morchio, Carlo Combi-commemorazione, Genova 1885; G. Quarantotti, Figure del Risorgimento in Istria, Trieste 1930, pp. 109-135; C. Pagnini, Carlo Combi e «La Porta Orientale», «La Favilla», a. I, n. 3, Trieste 1923, pp. 9-12; B. Benussi, Carlo Combi nella istoriografia istriana, «Atti del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti», t. LXXXVII, p. II, Venezia 1928, pp. 615- 635; G. Quarantotti, La «Porta Orientale» di Carlo Combi, «PO», a. I, Trieste 1931, pp. 10- 21; M. Corelli, Carlo Combi, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 212-216; G. Quarantotti, Epistolario di Carlo Combi, «AMSIASP», vol. VII-VIII, n.s., Venezia 1960, pp. XLI-422; F. Colombo-R. Arcon, Pietro Kandler e la genesi del «Saggio di bibliografia istriana», «ACRSR», vol. XV, Trieste-Rovigno 1984-1985, pp. 153-172; A. Gentile, Il saggio di bibliografia istriana e le apprensioni della i.r. Polizia, «PI», III s., a. III, Pola 1952, fasc. 9, pp. 24-18; A. Bene- detti, Alcune lettere inedite di C. Combi, «PI», III s., a. VI, fasc. 22, Pola 1955, pp. 49-54.
COMICI Emilio, via, San Giovanni. Da via Timignano a strada per Longera. C.A.P. 34128.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 la strada venne intitolata all'alpinista Emilio (Leonardo) Comici, nato a Trieste il 21 febbraio 1901. Impiegato nei Magazzini generali del porto (dal 1916), fu appassionato sportivo; fre- quentò il ricreatorio R. Pitteri e al suo interno fondò il 2 dicembre 1918 l'Associazione sportiva XXX Ottobre. Fin dalla gioventù si dedicò all'al- pinismo e nel 1925 compì la prima ascensione di rilievo (Campanile Vil- laco). Scalò le cime delle Alpi Carniche e delle Dolomiti venete; nel 1929 fondò il Gruppo alpinisti rocciatori sciatori (GARS), sezione triestina del Club Alpino Italiano, creando pure la Scuola di roccia della Val Rosandra. Dal 1932, abbandonato l'impiego a Trieste, si dedicò al mestiere di guida alpina, dapprima a Misurina (Belluno) dal 1932 al 1938 e poi a Selva di Val Gardena (Bolzano) dal 1938 in poi. Fu anche sciatore e diresse in Val Gardena la Scuola nazionale di sci.
Via Emilio Cornici (foto logna)
Le imprese di alpinista lo resero noto in Italia; compì oltre seicento sca- late tra il 1929 ed il 1940. Fu anche autore di un incompiuto Manuale dell 'arrampicatore pubblicato nel suo volume Alpinismo eroico (Milano 1942). Comici morì il 19 ottobre 1940, precipitando da un costone roc- cioso causa una fune difettosa, mentre stava istruendo nella Scuola di roc-
cia in Vallunga di Gardena. Alla memoria gli venne assegnata, nel 1941, la medaglia d'oro al valore atletico del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.). Un cippo che lo ricorda si trova in Val Rosandra (prov. Trie- ste)
Bibl.. Diz. biogr. it., 27, Roma 1982, pp. 571-575; S. Dalla Porta Xydias, Emilio Comici mito di un alpinista, Belluno 1988; E. Comici, Alpinismo eroico, Milano 1942; S. Casara, Arram- picate libere, Milano 1950; S. Casara, L'arte di arrampicare di E. Comici, Milano 1957.
COMMERCIALE, via, Città Nuova-Barriera Nuova/Roiano- Gretta-Barcola/Cologna-Scorcola/Altipiano Est (Villa Opicina). Da piazza Scorcola alla strada nuova per Opicina. C.A.P. dal n. 1 al n. 49 e dal n. 2 al n. 74: 34134; dal n. 51 al n. 69 e dal n. 76 al n. 92: 34135; dal n. 71 al n. 173 e dal n. 94 al n. 186: 34134.
Denominazione settecentesca di origine popolare per il primo tratto, com- pletato nel 1777, della strada commerciale per l'Austria, inaugurata nel
Via Commerciale (foto fogna)
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COMUZZI - COMUZZI
1780 e altrimenti detta, alla fine del XVIII secolo, strada Zinzendorfia (dal nome del governatore di Trieste K. von Zinzendorf). La strada venne pro- gettata dal proto alle Regie Fabbriche Carlo Dini e il primo tronco, quello corrispondente all'attuale via Commerciale, era già aperto nel novembre 1777.
La via è ricca di interessanti edifici, la maggior parte eretti dopo il 1880. Al n. civ. 17 edificio con affresco deteriorato, sulla facciata, del pittore P. Lucano; si trovano ai già nn. civ. 14 e 16 di via Commerciale (oggi via Martiri della libertà) le case Ginzel (ristrutturate nel 1837, arch. L. Col- nhuber) lasciate in eredità dal conte Edoardo Ginzel (m. 1893) al ponte- fice Leone XIII per l'Obolo di San Pietro, vendute nel 1895 ad 0. Klum; al n. civ. 17 si trova la casa liberty dell'ing. M. Picciola (1911-1912), men-
tre più oltre vi sono altri edifici in stile liberty dell'arch. G. Zaninovich: casa al n. civ. 23 (1907), casa Valdoni al n. civ. 25 (1908), casa al n. civ. 27 (1908).
Al n. civ. 72 è il villino Mossauer, poi Mayer, ora Rostirolla dell'arch. R. Berlam (1886). Lo stesso architetto è pure autore del villino Marinovich al n. civ. 70 (1885) e del villino Amodeo al n. civ. 74 (1888).
Lungo via Commerciale, nella zona di Cologna in monte, si trova la chie- setta Regina Pacis, costruita nel 1948 dall'arch. T. Marzi, come da epi- grafe all' interno: « TULLIO MARZI Ì ARCHITETTO E BENEFATTORE / PROGETTÒ E COSTRUI QUESTA CAPPELLA % NELL 'ANNO 1948 I» .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 46; A. Trampus, Appunti per una storia di Opi- cina, .AT., s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, pp. 91-92; Franzoni, Giovanni Righetti, «PO», a. XXIX, Trieste 1959, pp. 167-168; N. Carboni-Tonini, L'attività triestina dell'arch. G. Zani- novich, «QGS», a. IV, Trieste 1984, pp. 262-264; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1982; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 220; G. Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 126.
COMUZZI Pietro, via, Servola-Chiarbola. Da via dei Soncini a via del Pane Bianco. C.A.P. 34146.
Denominazione apposta con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 con la moti- vazione: «era uno dei proprietari della cessata fabbrica cordaggi e tela da vela Olivetti & Comuzzi, che più anni degli altri diresse la fabbrica e mag- giormente ebbe ad acquistarsi la stima e l'affetto dei suoi dipendenti». L'intitolazione venne eccepita dalla Società di Minerva, che con nota d.d. 25.7.1956 dichiarò esplicitamente essere «denominazione che risulta in- giustificata dalla stessa motivazione che la accompagna. E quello che si può dire senza ombra di offesa, un illustre ignoto per i suoi concittadini per quanto evidentemente una brava persona. Non fu un benefattore, non uno scienziato, non un artista, non un patriota, non un pensatore. Di- resse, con altri, una fabbrica e `maggiormente ebbe ad acquistarsi la stima e l'affetto dei suoi dipendenti'. Troppo poco, invero, per istoriare una via della città».
L'intitolazione venne confermata con Del. Cons. n. 240 d.d. 24.6.1960, contro i rilievi sopra esposti, «perché il sunnominato fu un benemerito del lavoro e dell'industria privata, conosciuto dalla popolazione di quel rione, particolarmente sensibile a questi legami di lavoro».
Pur concordando con i rilievi all'epoca mossi dalla Società di Minerva, è d'obbligo un cenno biografico del personaggio in questione.
Pietro Comuzzi nacque a Rivignano (Latisana) nel 1813; lavorò dapprima a Fiume, città dalla quale si trasferì nel 1853 per stabilirsi a Trieste, nel villaggio di Servola. Lì acquistò dei fondi e aperse una fabbrica di tele per le vele di bastimenti. Nel 1855 chiese ed ottenne la «pertinenza» al Co- mune di Trieste dichiarandosi «ammogliato, possidente e proprietario di una fabbrica tellerie per vele di bastimenti». Nel novembre 1861 si mise in società con Giuseppe Olivetti, già proprietario di un deposito di cor - daggi in via della nuova Sanità (attuale via L. Cadorna), costituendo la ditta Olivetti & Comuzzi, ancora oggi esistente; l'Olivetti era stato preceden- temente socio della ditta per il commercio di cordaggi e vele Bertetich Olivetti & C.
Via Pietro Comuzzi (foto logna)
CONCONELLO - CONTI
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Salila a Conconello (loto logna)
Pietro Comuzzi morì a Trieste nel 1892.
Bibl.: Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-1 (1855), prot. n. 12808; Guida sce- matica della città di Trieste, Trieste 1857, p. 62.
CONCONELLO, salita a, Cologna-Scorcola. Da via Commerciale alla strada nuova per Opicina. C.A.P. 34134.
Breve strada aperta nel 1946-1948 attraverso il villaggio-giardino di Co- lonia in Monte, composto da quindici villette bifamiliari opera dell'arch. R. Boico. Venne intitolata «salita a Conconello» con delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949 poiché conduce all'omonima località sulla collina
sovrastante.
Bibl.: Autori Vari, R. Boico architetto, Trieste 1987, pp. 21, 147.
CONCONELLO, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Da piazzale Monte Re alla S.S. 202. C.A.P. 34016.
Intitolata con Del. Pod. d.d. 8.11.1929 n. 63151-V-31152-29, dal nome della località lungo il ciglione carsico.
Il toponimo, attestato come Cucunel e Cucunello già nel XV secolo, de- riverebbe da cocon o cucon + suffisso -elio, con il significato di «piccola crocchia», vale a dire rotolo di capelli intrecciati che le donne portavano al capo. Una metafora, questa, affermatasi in tempi non chiaramente de- finiti e con riferimento alla morfologia della zona.
Al n. civ. 16 si trova, dagli anni Cinquanta, l'Opera Villaggio del Fanciullo (Ente di Culto).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 47; M. Doria, Etimi di toponimi triestini ed istriani. Conconello e Contovello, «PI», a. XIII, n.s., Trieste 1964, pp. 279-283.
CONCORDIA, via della, San Giacomo. Da campo San Giacomo a via M. Polo. C.A.P. 34144.
Denominazione ottocentesca dall'origine curiosa e difficilmente control- labile. Deriverebbe dalla volontà di sancire nella toponomastica l'augurio che fosse raggiunta concordia tra quanti, nel popolo, sostenevano rispet- tivamente C. Colombo e A. Vespucci come veri scopritori dell'America, navigatori entrambi ricordati nel nome di due vicine strade.
Ai nn. civ. 25 e 29 si trovano le case Rovis, erette nel 1903 dall'arch. G.M. Mosco; anche in questa strada, come nella vicina via degli Anteno- rei, vi sono ancora le caratteristiche casette per gli operai.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 47; Biamonti, L'edilizia triestina tra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 91.
CONTI, via, Barriera Vecchia. Da via G. Pascoli a viale
G. D'Annunzio. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 40: 34141; dai nn. 17 e 42 a fine: 34138.
Dal 1884 ricorda la famiglia patrizia Conti, trasferitasi a Trieste da Brin- disi, ove era precedentemente giunta da Roma, con Annibale Conti (Brin- disi 1499-Trieste 1570), commerciante, appaltatore dei dazi arciducali (1540-1566) per l'Istria, creato nobile con diploma dell'arciduca Carlo d.d. Graz 5.5.1568. Suo nipote Annibale (Trieste c. 1563-ivi 1631) fu aggre- gato nel 1618 al Consiglio Maggiore dei Patrizi di Trieste.
Questa antica stirpe diede alla città soprattutto amministratori comunali e uomini di legge. Annibale de Conti (1643-1679), laureato in giurisprudenza a Padova, fu Provisore del Comune (1674) e Giudice e Rettore (1674 e
Via Conconello (foto fogna)
Via della Concordia (foto fogna)

173 CONTI - CONTI
Via Conti (foto Iogna)
1679); nel 1678, assieme a Maurizio Urbani, venne inviato oratore a Leo- poldo I per la revisione degli Statuti comunali.
Pietro Bernardo (1667-1726) studiò fisica a Graz (1683-1689) e intraprese poi la carriera diplomatica; nel 1697 era segretario di ambasciata in Spa- gna, nel 1698 in quella del Portogallo. Nel 1710 venne nominato ammi- nistratore dei beni dotali e camerali della Corona di Spagna e nel 1711 divenne cavaliere di S. Jago; fu poi «maggiordomo maggiore» del gover- natore di Milano (1717-1725).
Stefano Giuseppe (1664-1739), laureato in giurisprudenza a Padova (1685), fu Provisore del Comune (1696), oratore a Vienna (1704 e 1706) e Giu- dice e Rettore negli anni 1706, 1712, 1715, 1718, 1721, 1724, 1727, 1730, 1737.
Pietro Francesco (1709-1771) studiò al Collegio Germanico di Vienna (1712-1726), fu alfiere della milizia cesarea e poi tenente ispettore alle fabbriche (1765).
Giuseppe Francesco Saverio (1701-1771), studiò al Collegio di Santo Spi- rito a Cividad (1710), fu alfiere (1719) e poi capitano (1731). Giudice e rettore nel 1745, divenne Ispettore e Direttore alle Fabbriche (1754), te- nente colonnello dell'armata boema dei granatieri (1757) e colonnello (1758).
La famiglia (ramo principale) si estinse con Stefano Giovanni Pietro de Conti (1810-1872), laureato in giurisprudenza a Padova e a Graz; intra- prese la carriera legale: fu dapprima «ascoltante» al Tribunale Civico Pro- vinciale (1838), poi divenne Attuarlo giudiziale (1846) e Attuarlo crimi- nale (1847). Dal 1849 fu Procuratore di Stato, nel 1850 divenne Consi- gliere al Tribunale Civico Provinciale e nel 1856 venne nominato Consi- gliere presso la Corte suprema di Giustizia. Consigliere municipale dal 1850 e primo vicepresidente della giunta, venne eletto podestà di Trieste il 6
CONTOVELLO - COPPO
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Salita di C,'ontor'ello (loto Iogna)
aprile 1861. Deputato alla Dieta Provinciale nel 1863 e nel 1869, morì a Trieste il 28.4.1872.
Lungo via Conti, le due torri dell'I.A.C.P. vennero progettate dagli arch. R. Costa e D. Tamburini nel 1952; il collegio di San Giusto dell'E.C.A. venne inaugurato nel 1966 (posa prima pietra 1964 - arch. R. Costa).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 47; de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/1 B 2, cc. 1-15; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 63.
CONTOVELLO, salita di, Roiano-Gretta-Barcola/Altipiano Ovest. Terza laterale destra di viale Miramare dopo il giardino di Barcola. C.A.P. 34136.
Denominazione ottocentesca e, prima ancora, popolare per l'antica strada che conduce all'abitato di Contovello e che in parte ricalca il tracciato viario di epoca romana.
Il nome del villaggio, secondo l'etimologia tradizionale, deriverebbe dalla locuzione contar le vele, operazione che in tempi antichi frequentemente avveniva nel paese che, per la posizione dominante, era il luogo più adatto all'avvistamento e al controllo delle imbarcazioni nel golfo. Studi più re- centi, invece, hanno ipotizzato una derivazione del toponimo (attestato come Contovello fin dal '400) da COLTIVELLUS, attraverso la forma antica, non documentata, Coltovello o Coltivello; un tanto con riferimento alla coltivazione di oliveti e vigneti, anticamente abbastanza diffusa nelle vi- cinanze.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 47-48; A. Grilli-G. Meng, La strada romana sul Carso triestino, «Atti del Centro di ricerche e documentazione sull'antichità classica», 1979- 1980, pp. 63-80; M. Doria, Etimi di toponimi triestini ed istriani-Conconello e Contovello,
«PI», a. XIII, n.s., Trieste 1964, pp. 279-283.
COPPA, androna dei, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via San Sebastiano. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca che ricorda la famiglia patrizia dei Coppa, di origine veneta. A Trieste già nel 1389 è segnalata la presenza di un Gio- vanni Nicolò Coppa; i membri della famiglia vennero aggregati al Consi- glio dei Patrizi nel 1468 e alcuni furono amministratori comunali.
Cristoforo Coppa fu giudice e rettore negli anni 1570, 1572, 1576, 1578, 1581, 1583 e 1586; Omobono (1460 c.-1529 c.) fu procuratore al Banco dei Malefici (1523) e Provisore al Comune (1523 e 1524). Giusto (1519 c.-1592) fu giudice e rettore negli anni 1562, 1570, 1572, 1576, 1578,
1581, 1583, 1586 e 1588.
La famiglia si estinse con Giulio Coppa, nato a Trieste nel 1578 e qui morto il 9 febbraio 1660.
COPPA, via dei, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via dei Fornelli. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca che ricorda la stessa famiglia il cui nome è dato all'androna poco lontana.
Gli edifici sul lato destro sono stati ristrutturati negli anni 1987-1988. Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 48.
COPPO Pietro, via, San Giacomo. Prima laterale destra di via A. Bazzarini. C.A.P. 34137.
Intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Pietro Coppo nacque a Venezia nel 1469-1470 e compì studi umanistici
Androna dei Coppa (foto logna) Via dei Coppa (foto Iogna)
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CORDAROLI - CORMONS
avendo per maestro Marcantonio Sabellico. Fu a Roma, a Napoli (1493- 1495) e a Candia. Tornato a Venezia, ebbe l'incarico di cancelliere pode- starile che svolse in varie città; fu questo lavoro, probabilmente a por- tarlo a Isola d'Istria prima del 1499, dove si stabilì e ove contrasse ma- trimonio. Nel 1505 fu oratore a Venezia per la conferma dei privilegi alla cittadina istriana e nel 1506 ottenne la cittadinanza di Isola; ne fu cancel- liere nel 1511, più volte vicedomino dal 1514 al 1530, giudice nel 1533. Nel 1537 divenne provvisoriamente cancelliere pretorio e nel 1546 fu di
nuovo oratore a Venezia.
L'opera maggiore di Pietro Coppo è l'atlante manoscritto De toto orbe del 1520; al 1522-1526 risale una De summa totius orbis corredata da quin- dici carte xilografiche (originali presso la Biblioteca municipale di Pirano), edite nel 1984 con il titolo Le «Tabulae». Venne pubblicato, invece, il Portolano (Bindoni, Venezia 1528), volumetto contenente il planisfero e otto piccole carte. Al 1530 risale il De sito de Listria, pubblicato a Vene-
zia dal Bindoni e da M. Pisani nel 1540.
Morì a Isola d'Istria tra la fine del 1555 e i primi giorni del 1556.
Bibl.: Diz. biogr. it., 28, Roma 1983, pp. 637-639; G. Busetto, L'umanesimo geografico di Pietro Coppo, «AMSIASP», vol. XXIX-XXX n.s., Trieste 1981-1982, pp. 65-80; L. Lago-C. Rossit, Pietro Coppo-Le «Tabulae», Trieste 1986; A. Degrassi, Pietro Coppo, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 87-92; L. Lago-C. Rossit, Descriptio Histriae, Trieste 1981, pp. 35-41; L. Lago, Alle origini della cartografia regionale - L'Istria e il Friuli nel contesto veneto, «Rivista Geografica italiana», fasc. 3, Firenze 1987, pp. 247-286.
CORDAROLI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale destra di via S. Davis. C.A.P. 34135.
Denominazione apposta verso il 1903, dopo che venne soppressa l'omo- nima via già tra piazza della Zonta e via G. Carducci con la demolizione delle case Sinibaldi. Precedentemente Cordaroli indicava già una frazione del comune censuario di Scorcola e il nome era stato suggerito nell'Ot-
tocento dalla presenza della corderia Bozzini, chiusa nel 1805.
Al n. civ. 3 si trova il ricreatorio comunale «G. Brunner», aperto nel 1914.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 48.
CORELLI Arcangelo, via, Valiaura-Borgo San Sergio. Trasversale di via L. Cherubini. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 al compositore Angelo Co- relli (Fusignano 1653-Roma 1713). Studiò a Faenza, Lugo, Bologna e in- fine a Roma ove si stabilì nel 1679; ammirato come virtuoso e come di- rettore d'orchestra, pubblicò sonate e, postumi, i Concerti grossi con duoi violini e violoncello, di concertino obbligati e duoi altri violini, viola e basso di concerto grosso ad arbitrio che si potranno raddoppiare (Am- sterdam 1714).
A seguito dello sviluppo urbanistico della zona la via oggi è del tutto ine- sistente.
Bibl.: Diz. biogr. it., 29, Roma 1983, pp. 46-65.
CORMONS, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via dei Carmelitani a via al Cisternone. C.A.P. 34136.
Dal 17.10.1976 (Del. Cons. n. 495) ricorda la cittadina di Cormons, in provincia di Gorizia (ab. 7874). L'antica Cormones, il cui sito fu abitato già in tempi preistorici, fu sede del patriarcato fino al 737; nel 980 di- venne feudo della chiesa aquileiese e dopo il Mille fu dei Conti di Gorizia; nel 1497 passò a Massimiliano d'Austria.
Dopo la parentesi del periodo napoleonico (1797-1813), la cittadina ri- mase austriaca fino al 1918 e venne ufficialmente annessa all'Italia il 23.2.1921. Dal 1910 (conferm. 1936) ebbe il titolo di «città».
Via Pietro Coppo (foto logna)
Via dei Cordaroli (foto Iogna) Via Cormons (foto Iogna)
CORNELIA ROMANA - CORNELIA ROMANA 176
Monumenti principali: il Duomo dedicato a S. Adalberto (XVIII sec., ri- maneggiato XIX sec.), palazzo Neuhaus (XVI sec.), la chiesa di S. Leopoldo (XVIII sec.), la chiesa di S. Maria (XIII-XIV sec.), oltre ai ruderi del Ca- stello.
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, I, Firenze 1985, pp. 213-222.
CORNELIA ROMANA, piazza, San Vito-Città Vecchia. Tra le vie G. Stampa, dei Fabbri e dei Capuano. C.A.P. 34124.
Dal 13.2.1903 ricorda la celebre matrona romana Cornelia (IV sec. a.C.), figlia di Scipione l'Africano, moglie di T. Sempronio Gracco e madre dei tribuni Tiberio e Caio Gracco.
Piazza Cornelia Romana (foto logna)
Al n. civ. 1 si trova un edificio progettato dall'ing. L. Miani, con motivi liberty, del 1904-1905.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 48-49; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1982; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 220.
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CORONEO, via del, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Fabio Severo. C.A.P. 34133.
Via del Coroneo (foto logna) Via del Coroneo (foto Iogna)
CORREGGIO - CORSI
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Via del (,Orreggio (loto logna)
Questa strada, tracciata nel 1796, venne chiamata popolarmente già dai primi anni contrada del Coroneo, dal nome del vescovo di Lubiana T. Chrbn che possedeva fin dal 1611 terreni nella zona. Dal 1940 (Del. Pod. 28.6.1940) al 1946 (Del. presid. n. 407 d.d. 6.7.1946) ebbe mutato il nome
in via Nizza.
Al n. civ. 4 si trova un edificio del 1933; al n. civ. 9 palazzo della S.I.P. (arch. Celli e Tognon, 1973); al n. civ. 15 l'edificio già sede della Società Turnverein «Eintracht», poi sede del Circolo Artistico e oggi del Goethe Institut (ing. Krause, 1903). Al n. civ. 21 è il palazzo dell'ex Istituto In- fortuni (I.N.A.I.L.), opera degli arch. G. Zammattio e U. Nordio (1925- 1926); tra le vie Rismondo e Zanetti, infine, si trovava dal 1905 al 1912 l'Anfiteatro all'aperto Minerva, con ingresso sulla via del Coroneo. Si tro- vava poi al n. civ. 45 casa Magliaretta, ristrutturata nel 1928 e demolita nel 1961; recava sulla facciata decorazioni riproducenti immagini dell'an-
tica Trieste.
Le carceri di via del Coroneo vennero costruite nel 1912-1913 e i primi detenuti vi entrarono il 4 luglio 1914; in quell'epoca la strada venne al- largata a venticinque metri; progettista fu l'arch. Spindler, della Direzione Edile dei Palazzi di Giustizia di Marburg.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1923, p. 49; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Mostra dell'architetto U. Nordio (catalogo), Trieste 1972, p. 22; Autori Vari, Gli affreschi di G. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 87; Acocella, Celli-Tognon opere di architettura, Firenze 1987; Il Palazzo di Giustizia e le nuove prigioni, «Il Piccolo», 2.6.1913; M. Pittana, Il teatro Minerva 1905-1912, Trieste s.d.
CORREGGIO, via del, San Giovanni. Laterale sinistra di strada per Longera. C.A.P. 34128.
Già tratto di strada per Longera, mutò denominazione con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971.
Antonio Allegri detto il Correggio (Reggio Emilia 1489 c.-1534) fu pittore, influenzato dal Mantegna, noto per molte opere conservate nei principali musei europei e statunitensi, e anche affreschista.
Bibl.: Diz. arte it., Milano 1981, pp. 85-86.
CORRIDONI Filippo, via, Barriera Vecchia. Da piazza G. Garibaldi a via del Bosco. C.A.P. 34131.
Dal 1921; già via del Salice.
Filippo Corridoni, nacque a Pausula (Macerata) nel 1887; trasferitosi a Mi- lano nel 1905, si avvicinò al socialismo e al sindacalismo. Nel 1909 di- venne segretario della Camera del lavoro di San Felice sul Panaro nel Mi- randolese e dal 1912 fu segretario del sindacato provinciale edile a Bolo- gna. Alla fine di quell'anno fondò l'Unione Sindacale Milanese (U.S.M.). Più volte condannato al carcere perché animatore del sindacalismo rivo- luzionario, Corridoni si arruolò volontario nel 1915. Cadde il 28 ottobre 1915 presso la «trincea delle Frasche» sul Carso e ricevette alla memoria la medaglia d'argento al valor militare, commutata nel 1925 in medaglia d'oro. Fra i suoi scritti, venne pubblicato postumo il saggio Sindacalismo e repubblica (Parma 1921).
Bibl.: Diz. biogr. it., 29, Roma 1983, pp. 526-532; V. d'Orio, Filippo Corridoni, Trieste 1935.
CORSI Guido, via, città Nuova-Barriera Nuova. Prima laterale sinistra di via Milano. C.A.P. 34132.
Già denominata «via del Ginnasio», doveva il nome alla presenza, al n. civ. 1, del Ginnasio comunale, ospitato nell'edificio costruito dall'arch. P. Palese (ing. F. Boara) nel 1882-1883 e trasferito negli anni Trenta nella nuova sede di via Giustiniano come Liceo Ginnasio «D. Alighieri». All'in-
Via Filippo Corridoni (foto logna)
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Via Guido Corsi (foto Iogna)
terno della sede di via Corsi venne posta la lapide con iscrizione dettata da A. Hortis: (( SACRO ALLA SCIENZA E ALLA PATRIA / ABBIA FAMA DA VOI O GIOVANI / IL GINNASIO ISTITUITO DAL COMUNE NEL MDCCCLXIV / E NEL MDCCCLXXXIII TRASFE- RITO IN QUESTO EDIFICIO / MURATO CON L ' EREDITÀ DI GIUSEPPE DE MARENZI /D.
Dal 1921 la strada è intitolata a Guido Corsi, nato a Trieste il 1 ° gennaio 1887, professore di lettere italiane al Ginnasio Comunale. Studioso dei classici latini e greci, autore di alcuni studi pubblicati (tra cui uno su Lu- ciano di Samosata) e di altri inediti, si arruolò volontario nell'Esercito ita-
liano il 24 maggio 1915 (8° Regg. Alpini).
Cadde il 13 dicembre 1917 al comando della Compagnia Alpini del Bat- taglione Feltre in Val Calcino sul Valderoa. Alla memoria gli venne con- ferita la medaglia d'oro al valor militare con la motivazione: «Guido Corsi, da Trieste, capitano del 7° Reggimento Alpini. Nato in terra irredenta, dopo aver dedicato ai diritti della sua Patria tutto l'ingegno forte di molti studi, si offerse ai sanguinosi cimenti della guerra; fulgido esempio di eroismo ai dipendenti che lo amarono e che, chiamato ad altro ufficio, preferì non lasciare. Ferito mentre strenuamente combatteva, non appena guarito volle subito tornare al fronte e vi affrontò sempre faccia a faccia
CORTE - CORTI 180
Androna della Corte (foto fogna)
il nemico, fuori delle trincee, primo fra tutti, più volte respingendolo con prodigi di valore anche se superiore in forze. Gloriosamente cadde col- pito a morte sulla inviolata trincea, mentre i pochi superstiti della sua compagnia rintuzzavano l'avversario. Val Sugana 26 Maggio 1916-Cima Valderoa 13 Dicembre 1917».
Al n. civ. 1 era ospitata la Scuola Media istituita nel 1940-1941, resa au- tonoma nel 1953 e intitolata nel 1956 al nome di Pietro Addobbati, stu- dente, caduto nella manifestazione patriottica del 5 novembre 1953; que- sta scuola media, oggi trasferita in salita di Gretta, era annessa all'Istituto magistrale Duca d'Aosta, aperto nel 1927, che ha tuttora sede in quello stesso edificio.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 50; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, pp. 255-256; Annuario della Scuola Media Statale di via Corsi 1, a. II, Trieste 1958.
CORTE, androna della, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via dei Capitelli. C.A.P. 34121.
Denominazione sette-ottocentesca dovuta al fatto che il passaggio verso
via Sporcavilla era reso possibile attraverso una corte, cioè un cortile in- terno fra le case. Oggi rimangono superstiti, anche a causa delle demoli- zioni effettuate negli anni Trenta, solo pochi edifici.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 51.
CORTE, via della, San Vito-Città Vecchia. A destra di via dei Capitelli. C.A.P. 34121.
Reca dal Sette-Ottocento la stessa denominazione della vicina androna. Corte è termine dialettale, comune all'ambiente veneto, che indica il cor- tile, per lo più interno, di una casa. Deriva dal latino cohortem = « recinto».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 51; Doria, Grande dizionario del dialetto trie- stino, Trieste 1984, p. 176.
CORTI, via, San Vito-Città Vecchia. Da via del Lazzaretto Vecchio a via dell'Università. C.A.P. 34123.
Denominazione ottocentesca che ricorda l'architetto Domenico Corti, realizzatore di numerosi edifici lungo via del Lazzaretto Vecchio e nel borgo
giuseppino entro la prima metà del XIX secolo.
Via della Corte (foto fogna)
Via Corti (foto fogna)
181
COSSA - COSTANZI
Domenico Corti nacque a Vergobbio in Valcuvia nel 1783; lavorò dap- prima in Corsica, costruendo la fortezza dell'isola Maddalena (1806), le fortificazioni della Capraia (1815) e ampliando il palazzo del console in-
glese a San Bonifacio (1817).
Giunse a Trieste nel 1818 e fu assunto come disegnatore presso I'I.R. Di- rezione delle Fabbriche. Successivamente si mise in proprio e divenne architetto e consigliere della comunità ebraica. Fu molto attivo tra il 1830 ed il 1842; tra i principali edifici da lui progettati ricordiamo l'Anfiteatro Mauroner oggi scomparso (1827, dove oggi si trova la galleria Fenice), l'Ospedale Civico poi Maggiore (1835-1840, piazza dell'Ospitale), e pa- lazzo Vivante (1842, largo Papa Giovanni XXIII).
Morì a Trieste il 23 ottobre 1842.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 51; N. Zanni, Domenico Corti architetto, «AFAT», 1, Udine 1975, pp. 65-82; Autori Vari, Trieste-l'architettura neoclassica, Trieste 1988, pp.
339-340.
COSSA Pietro, via, Servola-Chiarbola. Da via dei Vigneti a via del Carpineto. C.A.P. 34148.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome del drammaturgo italiano Pietro Cossa, nato a Roma nel 1830, morto a Livorno nel 1881. Fu dap- prima cantante e attore comico nell'America meridionale (Perù e Cile) e, tornato in Italia, scrisse alcuni drammi influenzati dal verismo; il più noto è il Nerone, tra gli altri si ricordano Messalina, L 'Ariosto e gli Estensi, Cleopatra, Giuliano l'Apostata e Cecilia. Fu combattente per l'unità na-
zionale.
Pietro Cossa fu amico del triestino Giuseppe Caprin e anche suo ospite a Trieste nella casa di via Erta (oggi via G. Caprin).
Bibl.: Diz. biogr. it., 30, Roma 1984, pp. 98-100; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 181.
COSTALUNGA, via, San Giacomo/Servola-Chiarbola/ Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Molino a Vento a Poggi Sant'Anna. C.A.P. dal n. 1 al n. 43 e dal n. 2 al n. 66: 34137; dai nn. 45 e 68 a fine: 34149.
Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 venne dato il nome di via Co- stalunga «alla via comunemente detta strada di Coloncavetz». Costalunga è toponimo moderno di origine letteraria, da costa = lett. «costola», dor- sale della catena collinosa. Forse il tracciato ricalca quello più antico di una strada romana.
Al n. civ. 101 si trova il cimitero islamico, aperto nel 1849; la strada è stata recentemente rettificata con la costruzione dell'ala nuova del cimi- tero cattolico di S. Anna.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 51; M. Doria, Caratteri della toponomastica alpina, Firenze 1981, p. 71.
COSTANZI, passo, San Vito-Città Vecchia. Tra via del Teatro Romano a largo dei Granatieri. C.A.P. 34121.
Intitolato con Del. Cons. n. 184 d.d. 30.4.1962, dal nome della famiglia triestina Costanzi, un componente della quale fece costruire l'omonimo palazzo neoclassico con facciata su piazza Piccola.
La famiglia Costanzi, originaria di Napoli, si trasferì a Trieste con il com- merciante Matteo (Cadice 1635-Trieste 1717). Giovanni Battista Giulio de Costanzi (1730-1810 c.) fu avvocato e consigliere magistratuale (1779). La famiglia si estinse con Giovanni Battista Maria (1765-1830): laureato in
Via Pietro (,'ossa (foto logna)
Via Costalunga (foto logna)
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Passo Costanzi (foto Iogna)
giurisprudenza, fu praticante al Magistrato di Sanità (1784), vicecancelliere
di Sanità (1798) e Cancelliere di Sanità (1815).
Al n. civ. 1 è l'ingresso degli uffici comunali ospitati nel moderno palazzo che prospetta largo dei Granatieri.
Bibl.: de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 111 B 3, cc. 261-267.
COSTIERA, strada, Roiano-Gretta-Barcola/Altipiano Ovest. Dal bivio di Miramar al confine del Comune di Trieste. C.A.P. 34136.
Denominata strada Costiera con Del. Cons. n. 550 d.d. 15.7.1969; costi- tuisce tratto della Strada Statale n. 14.
Strada costiera è stata denominazione popolare (affettiva), fin dall'epoca di costruzione, per questa importante via di comunicazione fra Trieste e Monfalcone. Già il governo austriaco ne aveva steso dei progetti che però rimasero senza attuazione (prog. ing. Mazzorana). L'opera di progettazione riprese dopo il primo conflitto mondiale e negli anni Venti entrò in fase
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COSULICH - COSULICH
Strada Costiera (foto Iogna)
di esecuzione il progetto dell'ing. A. Camanzi; vennero costruite pure le due gallerie nei pressi del parco di Miramar, decorate da merlature e mo- tivi neoromanici, e venne scavata nella viva roccia la terza galleria, detta di Sistiana, attraverso il costone carsico. L'intera opera venne completata nell'agosto del 1928.
Al n. civ. 35 si trova villa Stavropulos, già proprietà del collezionista So- crate Stavropulos (1882-1960), passata al Comune di Trieste nel 1968; presso il belvedere dopo la seconda galleria vi è una lapide con incisi versi del poeta triestino U. Saba.
Bibl.: Anonimo, La pittoresca strada costiera da Trieste a Monfalcone, «RMCT», a. I, Trieste sett. 1928, pp. 1-4.
COSULICH, via dei, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via G. Malaspina a via G. e S. Caboto. C.A.P. 34147.
Agli armatori Cosulich questa strada venne intitolata con Del. Cons. n. 178 d.d. 9.2.1968.
La famiglia Cosulich, originaria di Lussinpiccolo (Lussino), i cui membri furono i pionieri della navigazione mercantile nell'Adriatico, discende da un Martino (n. Lussinpiccolo 1570); già nel Settecento risultano padroni di barche e capitani marittimi. Ebbe importanza Antonio Felice (1816- 1884), proprietario di velieri; il figlio Callisto (1847-1918) introdusse il naviglio mercantile a vapore, potenziò le linee commerciali e provvide al trasferimento della famiglia nella città di Trieste (1890). Nel 1903 il gruppo assorbì l'impresa di navigazione Austro-Americana, intensificando le rela- zioni commerciali con l'America e rilanciando il servizio passeggeri. Nel primo decennio del Novecento promosse lo sviluppo della cantieristica giuliana, con la costituzione (1908) della Società anonima Cantiere navale triestino e dando nuovo impulso all'attività dello Stabilimento Tecnico Triestino e del Cantiere San Rocco di Muggia. Callisto ebbe venti figli, la maggior parte dei quali si dedicò all'attività armatoriale ed imprendito- riale (lo coadiuvò anche il fratello Alberto 1849-1927). Tra i figli di Cal- listo, che maggiormente parteciparono alla vita economica della regione, si ricordano Antonio (1875-1957), presidente dell'Associazione degli in- dustriali e presidente della Camera di Commercio; Augusto (1887-1949), presidente dell'Unione degli industriali; Guido (1887-1952) vicepodestà, direttore generale del Lloyd Triestino; Alberto (1891-1973), direttore ge- nerale dei Cantieri riuniti dell'Adriatico e presidente dell'Arsenale Trie- stino.
Via dei Cosulich (foto Iogna)
COZZI - CRISCIANI 184
Via .A"apoleone Cozzi (foto Iogna)
Bibl.: Diz. biogr. it., 30, Roma 1984, pp. 419-436; B. Coceani, I Cosulich, Trieste 1975; F. Babudieri, I Cosulich una stirpe di navigatori, «AT», s. IV, vol. XLIII, Trieste 1983, pp. 33- 52; A. Cosulich, Venti generazioni di attività marinare - la mia famiglia e il mare, Venezia 1980; F. Salimbeni, Il Lloyd Triestino dal 1940 al 1954, in Autori Vari, Miscellanea 7, Udine 1988.
COZZI Napoleone, via, San Giovanni. Da strada per Longera a via E. Boegan. C.A.P. 34128.
Reca il nome dell'alpinista e irredentista triestino dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60)
Napoleone Cozzi nacque a Trieste il 5 febbraio 1877. Si dedicò alla pit- tura e all'alpinismo. Irredentista, nel 1904 partecipò a un complotto a Trieste per la costituzione di brigate garibaldine e appoggiato dal generale Ricciotti Garibaldi. Arruolatosi nel giugno 1915 nell'Esercito italiano, ven-
ne assegnato all'8° Alpini Battaglione Tolmezzo onde sfruttare la sua co- noscenza delle Alpi orientali. Morì all'ospedale di Monza, per malattia contratta in servizio, il 23 dicembre 1916. Ebbe la croce al merito di guerra.
Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 175; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 19762 , pp. 456-457.
CRISCIANI Armando, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via E. Curiel a via R. Rosani. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962 alla medaglia d'oro al valor militare Armando Crisciani, nato a Trieste il 18 marzo 1902, morto nel Mar Rosso il 3 aprile 1941. Dalla motivazione della medaglia d'oro: «Uf- ficiale in 2.a del cacciatorpediniere `Marin' dislocato nel Mar Rosso, pren- deva parte al disperato tentativo di attacco a base navale avversaria du- rante il quale l'unità veniva sottoposta ad incessanti attacchi aerei che la danneggiavano gravemente fino a renderla inerme relitto in fiamme. Du- rante disperate ore di lotta coadiuvava efficacemente il comandante gra- vemente ferito ed abbandonava fra gli ultimi la nave. Assillato dal timore che l'ordine di affondare la nave non avesse ancora esecuzione, tornava a bordo, malgrado il mitragliamento di aerei che la sorvolavano per af-
frettarne la fine e scompariva in mare con essa)).
Bibl.: La zona industriale di Trieste. Dizionario-guida, Trieste 1984, p. 52.
CRISPI Francesco, via, Città Nuova-Barriera Nuova/Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Da via G. Carducci a via I. Pindemonte.
C.A.P. dal n. 1 al n. 47 e dal n. 2 al n. 52: 34125; dai nn. 49 e 54 a fine: 34126.
Via Francesco Crispi (foto Iogna)
Via Armando Crisciani (foto Iogna)
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CROATTO - CROCE
Già via Chiozza, venne intitolata con Del. Comm. Prefett. d.d. 23.12.1926 n. 43/117-VIII-31/8-26 a Francesco Crispi (Ribera, Agrigento 1819-Napoli 1901). Avvocato e repubblicano, ebbe stretti legami con Mazzini e visse lunghi anni in esilio, a Malta, a Londra, a Parigi. Partecipò alla spedizione dei Mille (1860) e proclamò a Salemi la dittatura; dopo la presa di Palermo divenne ministro dell'interno del governo provvisorio, dando poco dopo le dimissioni. Eletto deputato nel 1861, divenne presidente della Camera con la vittoria della si- nistra (1876). Fu ministro dell'interno per pochi mesi nel 1877 e poi nel 1887.
Fu Presidente del Consiglio dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896.
All'interno del n. civ. 42 di via F. Crispi si trova la targa con iscrizione: ((ALLA N.D. /MARGHERITA PAULIN IN CASSAB / LA SOCIETÀ DI SAN VINCENZO DE ' I PAOLI RICONOSCENTE I TRIESTE 1987» ; al n. civ. 56 è murata una lapide recante le parole: «IN QUESTA CASA I DOVE PASSÒ CON LA LINA / GLI ANNI DELLA SUA MATURITÀ I UMBERTO SABA SCOPRIVA I NELLA SUA ALTA POESIA I PER TUTTI GLI UOMINI / L ' AMICIZIA E L' AMORE /». Tra gli attuali nn. civ. 57 e 61 si trovava la Gloriette neoclassica
costruita nel 1819 dall'arch. G. Huyn, trasferita nel 1931 alla sommità del colle del Farneto. Lungo l'attuale via Crispi sorsero, negli ultimi due de- cenni del secolo scorso, numerose costruzioni ad opera dell'arch. M.A. Stuparich (1843-1913): ai nn. civ. 73-77 villa Franellich; al n. civ. 59 casa Placca (1880), al n. civ. 63 casa Veneziani, al n. civ. 65 casa Crillanovich, al n. civ. 67 casa Sandrinelli, al n. civ. 64 casa Decleva, al n. civ. 66-68 casa de Leitenburg e al n. civ. 69 casa Guarrini; infine, al n. civ. 76 eresse nel 1894 la propria abitazione.
Bibl.: Diz. biogr. it., 30, Roma 1984, pp. 779-799; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 410- 411; Franzoni, G. Righetti, «PO», a. XXVII, Trieste 1957, pp. 156-158; N. Zanni, Ledoux a Trieste: «Gloriette» all'Acquedotto, «AFAT», 10, Udine 1988, pp. 83-90.
CROATTO Bruno, via, San Giovanni. Quarta laterale destra di strada per Longera. C.A.P. 34128.
Al pittore Bruno Croatto la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 477 d.d. 22.6.1971. Nato a Trieste nel 1875, Croatto fu allievo di G. Garzolini, fre- quentò l'Accademia di Monaco (1891-1892) e partecipò frequentemente alle Biennali di Venezia tra il 1912 ed il 1924. Nel 1925 si trasferì a Roma, ove visse fino alla morte. Fu rinomato acquafortista e pittore legato al realismo.
Morì a Roma nel 1948.
Bibl.: Diz. biogr. it., 31, Roma 1985, pp. 201-203; F. Firmiani, Note per Bruno Croatto, «AFAT», 2, Udine 1976, pp. 143-147; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988.
CROCE Benedetto, lungomare, Roiano-Gretta-Barcola. Dal porticciolo di Barcola a viale Miramare. C.A.P. 34136.
Benedetto Croce, al quale il lungomare venne intitolato con Del. Cons. n. 201 d.d. 11.3.1975, nacque a Pescasseroli (l'Aquila) nel 1866 e morì a
Lungomare Benedetto Croce (foto Halupca)
Via Bruno Croatto (foto logna)
CROCE - CROCIFERI
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Via Ireneo della Croce (foto Iogna)
Napoli nel 1952. Iniziò da giovane gli studi giuridici che poi abbandonò, senza laurearsi; rinnovatore dell'estetica, studioso di filosofia e del pen- siero storico e di critica letteraria, fu autore di numerose opere su tali argomenti, legando il proprio nome alla casa editrice Laterza. Impegnato politicamente nel partito liberale, divenne senatore nel 1910 e ministro della pubblica istruzione nel 1920-1921; dal 1943 al 1944 fu ministro senza portafoglio.
Soggiornò a Trieste e studiò l'opera del filosofo ed economista triestino Antonio de Giuliani, giudicandola illuminata pur se ancora legata al ma- terialismo e al naturalismo tipici del pensiero filosofico settecentesco; ri- pubblicò La cagione riposta delle decadenze e delle rivoluzioni di A. de
Giuliani di Trieste (Laterza, Bari 1934).
Bibl.: Diz. biogr. it., 31, Roma 1985, pp. 181-205; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 412- 414; A. de Giuliani, Scritti inediti a cura di C. Pagnini, Milano 1969; E. Apih, Croce e la Venezia Giulia, «PI», III s., a IV., fasc. 13, Pola 1953, pp. 107-112.
CROCE Ireneo della, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Terza laterale destra di via Giulia. C.A.P. 34126.
Denominazione ottocentesca che ricorda il frate carmelitano scalzo Ire- neo della Croce, al secolo Giovanni Maria Manarutta, figlio di Bernardino Petreuli (così Tomasin) detto Manarutta pescatore.
Nato a Trieste il 25 maggio 1625, Giovanni Maria studiò al Collegio dei Gesuiti della città natale; nel 1649 divenne frate carmelitano scalzo e si trasferì al convento di Venezia, trascorrendo poi il noviziato nel convento San Carlo di Milano. Nel 1651 si stabilì a Padova presso il convento di San Gerolamo e in quella città trascorse quasi tutto il resto della sua vita, pur soggiornando frequentemente a Trieste presso i fratelli e presso gli amici. Appassionato di antichità e di storia, l'Ireneo scrisse la Historia antica e moderna, sacra e profana della città di Trieste, (Albrizzi, Ve- nezia 1698), la prima opera di storia cittadina data alle stampe. Curiosità erudita, quella dell'Ireneo, che lo portò alla riscoperta di vestigia romane e di pergamene medioevali. La sua Historia, con il carattere idealista e municipalista che la caratterizza, è stata individuata quale sintomo del particolarismo triestino dell'epoca e ne sono stati individuati con preci- sione i limiti metodologici e le carenze di documentazione. Tralasciando queste considerazioni, ben comprensibili alla luce dell'epoca e dei limitati mezzi a disposizione dell'autore, è da notare nella Historia il tentativo — già rilevato — di inquadrare la storia cittadina nel più generale ambito della storia europea, operazione forse resa più facile dalla possibilità per l'autore, data la residenza in città culturalmente più aperta, di ricorrere a fonti altrimenti a Trieste non reperibili.
La seconda parte dell'opera venne pubblicata postuma a Trieste nel 1881 per cura di d. P. Tomasin.
Trasferitosi a Venezia per seguire l'edizione della Historia, fra Ireneo della Croce vi morì il 4 marzo 1713 e venne sepolto nella locale chiesa dei Carmelitani Scalzi.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 89-90; P. Kandler, Di Giovanni Maria Mana- rutta cronografo e antiquario di Trieste, «L'Istria», Trieste 1975-1983, p. IX-5; P. Tomasin, Notizie biografiche di Giovanni Maria Manarutta, Trieste 1878; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, p. 51; G. Negrelli, Alle origini del municipalismo triestino: padre Ireneo della Croce, «Clio», a. IV, fasc. I, Roma 1968, pp. 5-39; G. Negrelli, Comune e Impero negli storici della Trieste asburgica, Milano 1968, pp. 13-65.
CROCIFERI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da piazzetta Santa Lucia a via V. Colonna. C.A.P. 34124.
Toponimo apposto nel 1900 e suggerito dalla presenza in epoca antica dello scomparso cenobio dei Crociferi (congregazione dei canonici), già sul sedime dell'attuale Curia vescovile. Ai Crociferi venne affidato, nel 1355, l'Ospedale dell'Annunziata fuori porta Cavana.
Via dei Crociferi (foto Iogna) i
187
Al n. civ. 6 vi è una casa con motivi liberty degli ingg. M. Dupi e M. Buzzi (1904-1905).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 53; Campailla, Trieste liberty, Trieste 1982. CROCIFISSO via del, San Vito-Città Vecchia. Quinta laterale
sinistra di via Donota. C.A.P. 34121. Via del Crocifisso (foto Iogna)
Toponimo settecentesco per questa strada compresa nel piano di risana- mento edilizio attuato nel 1983-1987. Il nome è dovuto all'esistenza, in una edicola posta all'inizio della via, di un crocifisso oggetto di pubblica devozione; l'originale settecentesco venne asportato nel 1913 e quindi sostituito da altro appositamente eseguito. Pure quest'ultimo venne tra- fugato nel 1980 (23 dicembre); per cura della Associazione commercianti ed esercenti e del comitato «Fiorire Trieste», il 30.10.1987 venne collo- cato nell'ancona un nuovo crocifisso, opera dello scultore R. Possenelli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 52; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; «I1 Piccolo», 1.11.1987.
CROSADA - CUMANO
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Via di Crosada (foto logna)
CROSADA, via di, San Vito-Città Vecchia. Da via del Teatro Romano a via dei Capitelli. C.A.P. 34121.
Toponimo di antichissima origine, attestato nel XIV e XV secolo in varie forme, tra cui Crosara, Grocaria (a. 1480) e Crosada. Ha il significato di
{crocicchio», incrocio di strade.
La via di Crosada, che fino al Settecento era la strada abitata dai nobili cittadini, ha mutato aspetto nell'ultimo mezzo secolo; scomparsi gli edi- fici sul lato a sinistra con le demolizioni degli anni Trenta, rimangono superstiti le case al lato opposto, disabitate e in gran parte fatiscenti.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 53; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 25; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto trie- stino, Bologna 1969, p. 111; «RMCT», a. IX, Trieste 1937, pp. 20-21.
CUBI Giulio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da piazzale R. Sartori a via V. Gigante. C.A.P. 34148.
A Giulio Cubi, medaglia d'argento al valor militare (Trieste 8 febbraio 1919-Smuka 10 aprile 1945), la strada è intitolata dal 23 aprile 1965 (Del. Cons. n. 127); fu ufficiale partigiano della brigata «Fontanot». Dalla mo- tivazione della medaglia d'argento: «Valoroso combattente della lotta di
liberazione si distingueva particolarmente nel corso di un duro attacco condotto dai tedeschi con imponenti forze. Quando già scarseggiavano i viveri e le munizioni, animava con eroica decisione la resistenza dei par- tigiani, che guidava arditamente al contrattacco cadendo da prode sul campo».
Bibl.: La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, p. 61. CUMANO Costantino, via, Chiadino-Rozzol. Da piazzale A. De
Gasperi. C.A.P. 34139.
Intitolata con Del. Comm. Prefett. d.d. 23.12.1926 n. 43/117-VIII-31/8- 26.
Costantino Cùmano nacque a Trieste il 15 aprile 1811 da padre veneziano e da famiglia originaria di Candia. Studiò al collegio S. Anastasia di Ve- rona e si laureò in medicina all'Università di Padova (1842). Rientrato nella città natale, fu dapprima medico e primario chirurgo all'Ospedale Civico (attuale Maggiore). Ebbe un ruolo nei moti rivoluzionari del 1848 a Trie- ste e si fece notare per lo spirito patriottico,entrando pure a far parte, per brevissimo periodo, della Commissione provvisoria municipale. Capodi- stretto a Cormons dal 1850, Cùmano venne arrestato il 18.5.1859 perché politicamente compromesso in occasione della guerra del 1859; confinato per quattro mesi a Graz, fece ritorno a Trieste quello stesso anno. Nel 1861 venne eletto componente del nuovo Consiglio comunale e fu no- minato vicepodestà. Rieletto nel 1862, si adoperò per il riordino del vec- chio archivio della Vicedomineria, costituito in Archivio Diplomatico. Nel 1865 si trasferì a Faro (Portogallo), esercitandovi la professione di medico (la città gli eresse più tardi un monumento commemorativo), finché nel 1868 tornò a Cormons per trascorrervi, sofferente di cuore, gli ultimi anni di vita.
Morì a Cormons (Gorizia) il 18 dicembre 1873.
Studioso di storia antica e medioevale, collezionista e appassionato di nummologia, Cùmano fu di aiuto a Pietro Kandler nella raccolta e nella trascrizione di documenti per il Codice diplomatico istriano. Oltre a ciò, pubblicò alcuni studi: il più notevole è Vecchi ricordi cormonesi (Tip. del Lloyd Austriaco, Trieste 1868), volumetto che ripercorre la storia di Cor- mons dal 610 d.C. al 1777. Non sono da dimenticare, tuttavia, i suoi ar- ticoli apparsi nell'Istria di P. Kandler: Di alcune monete volute istriane (a. II, 1847), Antichità (a. IV, 1849), Vescovato di Como in Lombardia (a. IV, 1849), Numismatica (a. V, 1850), Angelo Canopeo vescovo di Trieste
Via Giulio Cubi (foto Iogna)
Via Costantino Cùmano (foto Iogna)
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CUNICOLI - CURIEL
(a. VI, 1851), Suggello della Curia vescovile (a. VII, 1852), Alessandro Cavreto, vicario del Comune di Trieste (a. VII, 1852). Da ricordare gli articoli apparsi nelle Decadi dello Schweitzer: Sigillo della Chiesa e del Capitolo di Pirano (V, 1860), Un documento del secolo XVI importante nella storia di Trieste (VI, 1861), Intorno a quattro sigilli (VI, 1861). In- fine è da segnalare, tratto dai suoi appunti, il capitolo Memorie della cap-
pella di S. Pietro e S. Rocco nell'opera curata da Kandler per il colloca- mento dei busti bronzei sulla facciata della cattedrale di San Giusto (Trieste 1862), e la monografia Illustrazione di una moneta argentea di Scio sul disegno del matapane di Venezia (Trieste 1852).
La caserma al n. civ. 22, sede del XIV gruppo artiglieria camp. «Marge», risale all'inizio degli anni Quaranta.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 54; Diz. biogr. it., 31, Roma 1985, pp. 346- 347; C. Kunz, Le collezioni Cumano, «AT», s. II, vol. V, Trieste 1878, pp. 418-430; C. Cu- mano, Vecchi ricordi cormonesi, Cormons 1983, rist. an. con pres. di G.B. Panzera; Gen-
tile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, pp. 100, 132, 177.
CUNICOLI, via dei, Cologna-Scorcola. Prima laterale destra di via P. Kandler. C.A.P. 34126.
Toponimo risalente al XV secolo nella forma Curniglis, apposto a questa strada nel 1900. Deriva probabilmente dalla presenza di antiche strutture dell'acquedotto romano di San Giovanni, il cui tracciato venne rilevato
poco più a valle.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55.
CURIEL Eugenio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via R. Rosani a via S. Forti. C.A.P. 34148.
Reca il nome di E. Curiel, medaglia d'oro v.m. alla memoria, dal 25.4.1960 (delibera Giun. Mun. n. 84).
Eugenio Curiel nacque a Trieste 1'11 dicembre 1912, fu studioso di an- troposofia e docente universitario. Oppositore del regime fascista, venne arrestato e confinato a Ventotene. Dopo la caduta del fascismo ebbe un ruolo non secondario all'interno del movimento partigiano.
Morì a Milano il 24 febbraio 1945; dalla motivazione della medaglia d'oro: «Docente universitario, sicura promessa della scienza italiana, fu vecchio combattente se pur giovane d'età, nella lotta per la libertà del popolo. Chiamò a raccolta per primo tutti i giovani d'Italia, contro il nemico nazi- fascista. Attratta dalla sua fede, dal suo entusiasmo e dal suo esempio, la parte migliore della gioventù italiana rispose all'appello ed egli seppe gui- darla nell'eroica lotta organizzata in quel potente strumento di liberazione che fu il Fronte della Gioventù. Animatore impareggiabile è sempre là dove è da organizzare, da combattere, da incoraggiare. Spiato, braccato dall'in- sidioso nemico che vedeva in lui il più pericoloso avversario, mai desi- steva dalla lotta. Alla vigilia della conclusione vittoriosa degli immensi sforzi del popolo italiano, cadeva in un proditorio agguato tesogli dai sicari nazi-fascisti. Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana di eroismo, di amore per la Patria e per la libertà. Milano 8 settembre 1943- 24 febbraio 1945».
Bibl.: Diz. biogr. it., 31, Roma 1985, pp. 437-441; M. Panzelli, L'attività politica di Eugenio Curiel (1932-1943), «Storia contemporanea», a. X, n. 2, 1979, pp. 253-296; T. Conte, Le vie della città-Eugenio Curiel, «La Cicogna», 5.10.1985; La zona industriale di Trieste-Dizionario guida, Trieste 1984, p. 50.
Via dei Cunicoli (toto legna)

DALL'ONGARO Francesco, via, San Vito-Città Vecchia. Da via
Bellosguardo a via dell'Officina. C.A.P. 34123.
Già tratto di vicolo delle Bombe, mutò denominazione nel 1912.
Francesco Dall'Ongaro nacque a Mansuè di Oderzo (Treviso) il 19 giugno 1808 e studiò al seminario di Venezia per seguire poi i corsi di teologia al seminario di Padova (1828-1831). Ben presto, però, cominciò ad indebo- lirsi la sua vocazione religiosa mentre, allo stesso tempo, andò maturando in lui l'interesse per la letteratura e per l'arte. Fu precettore presso nobili famiglie nel Veneto e in Istria (anche a Parenzo in casa Polesini, ove pure fu sorvegliato dalla polizia austriaca) e nel 1836 giunse a Trieste, città nella quale visse una decina d'anni. Collaborò assieme a G. Orlandini alla rivi-
sta triestina «La Favilla», giornale di lettere e di arti di ispirazione liberale e patriottica, la più alta espressione della cultura letteraria nella Trieste del tempo. Nel 1838 ne divenne condirettore assieme a Pacifico Valussi e mantenne l'incarico fino al 1846, anno della cessazione delle pubblica-
zioni.
Espulso da Trieste nel 1847 per le sue idee politiche, Dall'Ongaro fu in Toscana e a Roma; durante la prima guerra d'indipendenza si avvicinò agli ideali repubblicani e sostenne l'autonomia della Repubblica di Vene- zia, contrastando il progetto di una sua unione col Piemonte attraverso il quotidiano, da lui fondato, Fatti e parole. Costretto ad allontanarsi da Venezia, per volontà di D. Manin, causa l'atteggiamento intransigente da lui assunto, si recò a Roma ove ebbe contatti diretti con Mazzini dive- nendo membro della Costituente e direttore del periodico ufficiale Mo- nitore romano (1849);dopolapresadiRomasitrasferìaLuganoelavorò presso la Tipografia elvetica di Capolago, intensificando l'attività politica. Coinvolto nei moti milanesi del 1853, Dall'Ongaro si trasferì a Bruxelles e a Parigi, riprendendo gli studi letterari. Rientrato in Italia nel 1859, si fece notare come ammiratore di Garibaldi e convinto anticlericale; nel 1861 divenne professore di letteratura drammatica a Firenze e più tardi fu docente all'Università di Napoli.
Scrittore e poeta molto attivo, Dall'Ongaro fu autore di novelle, ballate, inni e di altre opere poetiche, che tutte riflettono il suo pensiero politico; scrisse inoltre drammi teatrali a soggetto storico, libretti d'opera e saggi sulla letteratura, l'arte e la drammaturgia italiana.
Morì a Napoli il 10 gennaio 1873.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55; Diz. biogr. it., 32, Roma 1986, pp. 138- 143; G. Bustico, Caterina Percoto e F. Dall'Ongaro, «PI», I s., n. 6, Capodistria 1908, pp. 60-64; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, p. 74; Pagnini, I giornali ' di Trieste dalle origini al 1959, Milano 1960, pp. 67-68; G. Negrelli, Una rivista borghese nell'Austria metternichiana, in La Favilla-pagine scelte, Udine 1985, pp. 11-31; C. Pagnini, Atteggiamenti di P. Valussi e di F. Dall'Ongaro nel 1848, «P0», a. XVIII, Trieste 1948, pp.
62-67.
DALMAZIA, piazza, città Nuova-Barriera Nuova. Attigua a piazza G. Oberdan. C.A.P. n. 1: 34132; n. 2/a: 34122; n. 3: 34133; n. 4: 34134.
Dal 12.6.1925 (delibera Giun. Mun. n. 54) si decise di «denominare il nuovo largo formato in seguito alla regolazione della piazza G. Oberdan: piazza
Via Francesco Dall'Ongaro (foto Iogna)
DALMAZIA - DALMAZIA
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Piazza Dalmazia (foto Isernia)
Dalmazia», dalla regione balcanica lungo la fascia costiera dell'Adriatico dal 1947 appartenente alla Jugoslavia.
La regione, abitata fino a non molto tempo fa nella zona costiera da po- polazioni di lingua italiana e nell'interno da una maggioranza serbo-croata, era stata definitivamente romana dal I secolo a.C.; successivamente fece parte dell'impero romano d'Occidente, poi di quello bizantino. Contesa fra la Repubblica di San Marco e il Regno d'Ungheria, venne ceduta a Venezia nel 1409. Dal 1814, dopo la parentesi napoleonica, fece parte dell'impero austriaco fino al 1918; con il trattato di Rapallo (1920) Zara e le isole del Quarnaro (tranne Veglia) vennero cedute al Regno d'Italia mentre la Dalmazia venne a far parte del Regno di Jugoslavia. Militarmente occupata dalle truppe italiane (1941), fu riconquistata dagli jugoslavi nel 1943
Attualmente la Dalmazia (3.985 kmq) è divisa dal punto di vista ammini- strativo fra Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro; confina a nord con il passo Vrata, a sud con il fiume Boiana, a est con le Alpi Beble e Dina- riche. Città principali: Zara, Sebenico, Spalato, Arbe, Pago, Ragusa.
Al n. civ. 2 di piazza Dalmazia si trova il palazzo della SAIMA s.p.a., eretto negli anni 1923-1925 dall'imp. Pollak e Ghira; il sito apparteneva, in pre- cedenza, a piazza della Caserma con, al centro, il fontanone pubblico co- struito nel 1851 dall'ing. G. Sforzi e demolito nel 1923.
Reca il n. civ. 1 casa Nussa, poi Di Demetrio, appartenuta dal 1785 al commerciante greco Antonio Nussa; l'edificio venne sopraelevato nella seconda metà dell'Ottocento.
Segue al n. civ. 3 (palazzo dell'I.N.A., 1929) casa Fabris (n. civ. 4), già sede di un noto caffè cittadino; l'edificio venne costruito dall'arch. F. Giordani nel 1853 per Giovanni Fabris.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 422- 423; «Vecchia Trieste», n. 2, Trieste 1950, p. 16; Autori Vari, Il nuovo giorno, Udine 1982, p. 24; Autori Vari, Trieste-l'architettura neoclassica, Trieste 1988, p. 82.
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DANDOLO - D'ANGELI
DANDOLO Enrico, via, San Giacomo. Seconda laterale destra di via L.B. Alberti. C.A.P. 34144.
Denominazione apposta con Del. Cons. n. 202 d.d. 11.3.1975.
Enrico Dandolo nacque a Venezia intorno al 1107; non si hanno notizie di lui prima del 1170, in quanto visse per molti anni in Oriente prima di fare ritorno a Venezia, dopo il 1171. Nel 1172 venne nominato ambascia- tore a Costantinopoli per trattare una tregua e vi fece ritorno nel 1184 per assolvere ad analogo incarico. Divenuto cieco verso il 1180, fu nel 1185 avvocato del monastero di S. Cipriano in Venezia e nel 1191 inviato del governo veneto a Ferrara. Il 14 giugno 1192, a 85 anni, divenne Doge di Venezia e negli anni successivi, benché avesse partecipato — secondo gli storiografi — a diverse imprese militari, non sembra avesse compiuto opere tali da lasciare memoria di sé come di un grande doge; nel 1202 decise la partecipazione di Venezia alla quarta crociata in Terrasanta e partì lui pure (a 95 anni!).
Durante il viaggio fece sosta, il 5 ottobre 1202, a Trieste ove ricevette l'omaggio degli abitanti che fecero atto di fedeltà a lui e a Venezia e che si impegnarono pure a dare un tributo annuo di cinquanta orne di vino.
Enrico Dandolo morì a Costantinopoli, novantottenne, nel 1205 e venne sepolto nella chiesa di Santa Sofia.
Bibl.: Diz. biogr. it., 32, Roma 1986, pp. 450-458; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 1976 2, pp.132-133; R. Cessi, Venezia nel Duecento: tra oriente e occidente, Venezia 1985, pp. 18- 23, 26-30.
D' ANGELI Massimiliano, via, Chiadino-Rozzol. Da via dell'Eremo a via P. Revoltella. C.A.P. 34139.
Via Massimiliano D'Angeli (foto Iogna)
Con Del. Comm. Prefett. d.d. 13.12.1926 n. 43/117-VIII-31/80-26 venne dato nome al «nuovo tratto della via di circonvallazione in Chiadino, che dalla via dell'Eremo attraversa i caseggiati del Rione del Re e che si con- giungerà con la via P. Revoltella a ricordo del popolarissimo Podestà di Trieste».
Giovanni Battista Massimiliano D'Angeli nacque a Trieste il 20 dicembre 1815, figlio del commerciante Domenico D'Angeli, francofilo che rese notevoli servigi al governo napoleonico durante la terza occupazione francese di Trieste. Laureatosi in giurisprudenza a Padova nel 1846, Mas-
similiano entrò in contatto con il gruppo di intellettuali di idee liberali, rappresentato da Dall'Ongaro, Gazzoletti, Somma, Valussi e Occioni; iniziò la pratica di avvocato nello studio di A. Gazzoletti e nel 1848, durante i moti rivoluzionari, fece parte del comitato segreto d'azione capeggiato
Via Enrico Dandolo (foto logna)
DANIELE - DANIELE 194
Via Sant Daniele (foto Iogna)
dall'avv. Arrigo Hortis. Dall'8.11.1858 fu componente del Consiglio co- munale, venne riconfermato nel 1861; nel 1868, assieme a F. Hermet, fu chiamato a dirigere la società politica «Il Progresso», di matrice liberale nazionale. Riuscito vittorioso il partito liberale dalle elezioni del 1869, D'Angeli divenne Podestà di Trieste nel marzo di quello stesso anno e mantenne la carica per dieci anni, fino al 1879 quando mancò l'approva- zione sovrana alla sua riconferma; in quei dieci anni di governo cittadino si rese più volte benemerito per la promozione e per la realizzazione di molte opere di pubblica utilità. Dopo il 1879 mantenne la carica di Con- sigliere comunale riprendendo l'esercizio dell'avvocatura; nel 1874, inol- tre, era stato insignito della commenda dell'Ordine imperiale di France- sco Giuseppe I.
Morì a Trieste il 19 febbraio 1881.
All'angolo via D'Angeli-via dell'Eremo, su uno dei caseggiati del cosid- detto «Rione del Re» dell'I.A.C.P., eretto nel 1925-1927, venne posta l'i- scrizione: «RIONE DEL RE / COSTRUITO CON OBLAZIONI POPOLARI / NELLA RICORRENZA DEL XXV ANNO 1)1 REGNO I DI S.M. VITTORIO EMANUELE 111 I XXIV.V.MCMXXVII/».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 55-56; Anonimo, Plutarco triestino (fasc. III, Comm. Dr. M. d'Angeli), Trieste 1886; Anonimo, Massimiliano D'Angeli, «L'Indipendente», 21.2.1881; Anonimo, Massimiliano D'Angeli, «L'Eco del Popolo», 5.3.1881; Tribel, Passeg- giata storica, Trieste 1884, pp. 367-369; F. Hermet, Memorie autobiografiche, «P0», a. III, Trieste 1933, p. 127.
DANIELE San, via, San Vito-Città Vecchia. Da via Tigor a via dei Giustinelli. C.A.P. 34124.
Denominazione ottocentesca che riprende, secondo quanto riferito dalla tradizione storiografica, un più antico agiotoponimo dovuto alla presenza,
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D ' ANNUNZIO - D'ANNUNZIO
in quella zona, di una cappella dedicata a San Daniele, scomparsa nel XVII secolo.
La notizia dell'esistenza di quella cappella venne data nel 1698 da p. Ire- neo della Croce: «altri poderi situati un tiro di moschetto lungi l'uno dal- l'altro in quelle vicinanze, conservano ancora oggidì gli stessi nomi de' santi, a' quali furono dedicate le chiese in esse fabbricate, come quella di San Vito [...] ed indi poco distante la chiesa di San Daniele e quella di San Michele, delle quali benché discoperte, conservansi ancora le muraglie». Su tale edificio sacro, tuttavia, non sono state rintracciate notizie più det- tagliate.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 161; Ravasini, Compendio, Trie- ste 1929, p. 56; I. della Croce, Istoria antica e moderna sacra e profana della città di Trieste, 1, Trieste 1881 2 , p. 579.
D'ANNUNZIO Gabriele, viale, Barriera Vecchia. Da piazza G. Garibaldi a piazza dei Foraggi. C.A.P. n. dispari dal n. 1 al n. 9: 34137; rimanenti: 34138.
Intitolato dapprima viale G. Sidney Sonnino (delibera Giun. Mun. d.d. 12.6.1925 n. 54), mutò denominazione nel 1943; dal 1922 al 1943 il nome
di D'Annunzio era dato all'attuale via del Teatro.
Gabriele D'Annunzio, poeta e romanziere italiano, nacque a Pescara nel 1863; esordì con la raccolta di versi Primo Vere (1879) e fu iniziatore e maggiore esponente della nuova scuola letteraria nata nel clima del De- cadentismo. Tra le sue opere narrative: Il piacere (1889), Trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1896), Il fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910); tra i drammi e le tragedie: Francesca da Rimini (1902) e La figlia di Torio (1904). Deputato dell'estrema destra dal 1897, fu in-
Viale Gabriele D'Annunzio (foto logna)
DARDI - DAURANT
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Via Ferruccio Dardi (foto Iogna) Via Ettore Daurant (foto Iogna)
terventista nel 1914-1915 e nel 1919, partendo con un gruppo di volon- tari da Ronchi (poi detta dei Legionari), occupò là città di Fiume che il patto di Londra non assegnava all'Italia. Ritiratosi poi nella sua villa sul Garda (il Vittoriale degli italiani) dimostrò favore nei confronti del fasci- smo; presidente dell'Accademia d'Italia dal 1937, morì a Gardone Riviera nel 1938. Costantemente interessato alla questione adriatica, D'Annunzio fu a Trieste, in Istria e a Gorizia nel 1902; nel 1915, inoltre, si rese cele- bre per le azioni propagandistiche militari per cielo e per mare indirizzate alla Venezia Giulia. D'Annunzio fu ancora a Trieste nel 1918 e nel 1919.
L'importante arteria stradale venne progettata nel 1925 dall'arch. C. Jona e fu aperta attraverso campagne e terreni incolti, determinando la scom- parsa del tratto iniziale di via della Tesa. Il primo tronco stradale venne inaugurato nel 1932, l'opera intera era compiuta nel 1936.
Lungo viale D'Annunzio sorgono prevalentemente edifici costruiti tra il 1932 e il 1938, tra cui molti dell ' Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 177; Diz. biogr. it., 32, Roma 1986, pp. 626- 655; G. Volpe, Gabriele D'Annunzio-L'italiano, il politico, il combattente, Roma 1981 2; G. Secoli, Le visite di Gabriele D'Annunzio a Trieste, «Rivista della Città di Trieste», a. XV, n.s., Trieste 1964, pp. 7-9; F. Pasini, Gabriele D'Annunzio irredentista, «P0», a. VIII, Trieste 1938, pp. 93-98; A. Pontecorvo, Intorno all'irredentismo di G. d'Annunzio, «P0», a. IX, Trieste 1939, pp. 468-469; Anonimo, D'Annunzio e la questione adriatica, «P0», a. X, Trieste 1940, p. III; G. Stefani, Gabriele D'Annunzio e gli irredenti, «P0», a. IX, Trieste 1939, pp. 294- 341; G.L. Aiello, D'Annunzio a Fiume nel 1907-I1 significato de `La Nave', «P0», a. XXIII, Trieste 1953, pp. 191-198; G. Stefani, D'Annunzio nell'Istria, «PI», III s., n. IX, Pola 1958- 1959, pp. 31-33; I. Tacconi, Gabriele d'Annunzio e la Dalmazia, «La Rivista Dalmatica», a. XXXIV, s. IV, Venezia 1963, pp. 3-8; A. Just Verdus, G. D'Annunzio e la Dalmazia, «La Ri- vista Dalmatica», a. XXXV, s. IV, Venezia 1964, pp. 5-18; Godoli, Trieste, Bari 1984, pp. 189-191; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, p. 55; S. Benco, D'Annunzio in Istria, «L'Indipendente», 17.5.1902.
DARDI Ferruccio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via E. Curiel a via Brigata Osoppo. C.A.P. 34148.
Ferruccio Dardi, al quale la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962, nacque a Trieste il 2 settembre 1912; frequentò l'Accade- mia Militare uscendone con il grado di sottotenente di cavalleria e parte- cipò a numerose competizioni ippiche nazionali ed internazionali, riu- scendone spesso vincitore. Fu istruttore alla Scuola di Cavalleria di Pine-
rolo e, scoppiato il secondo conflitto mondiale, venne inviato con il grado di capitano in Egitto. Cadde nel luglio 1942 e alla memoria gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare; dalla motivazione: «Comandante di squadrone carri armati, nel corso di un attacco a importanti caposaldi, accortosi che il nemico con mezzi corazzati e blindati superiori per nu- mero e potenza minacciava il fianco di una nostra grande unità, si lan- ciava animosamente col suo reparto contro l'avversario. Fuori della tor- retta, con la voce e col gesto, incitava i suoi equipaggi a seguirlo nella
carica. Scontratosi a breve distanza con un mezzo nemico, lo arrestava prima e lo poneva poi fuori combattimento con il tiro preciso delle sue armi. Ferito una prima volta da una granata che gli mutilava il braccio destro, sempre in torretta, proseguiva imperterrito l'azione finché, di nuovo e ripetutamente colpito da proiettili esplodenti, saltava in aria col proprio carro. La sua tenacia combattiva e il suo eroico sacrificio davano modo ai rimanenti elementi dello squadrone di porre in fuga l'avversario e alla grande unità di riprendere la marcia verso l'obiettivo. Fulgido esem- pio di attaccamento al dovere ed elette virtù militari. El Quattara (Africa Settentrionale), 9 luglio 1942».
Bibl: F. Pagnacco, Ferruccio Dardi cavaliere, «P0», a. XIX, Trieste 1949, pp. 143-146. DAURANT Ettore, via, San Vito-Città Vecchia. Da via
V. Carpaccio a via N. De Rin. C.A.P. 34143.
Intitolazione disposta con delibera Giun. Mun. d.d. 13.7.1912.
Ettore Daurant nacque a Trieste nel 1854, frequentò il ginnasio comunale
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superiore e si laureò in giurisprudenza a Graz nel 1878; in gioventù fu dilettante attore filodrammatico e appassionato di recitazione. Fu prati- cante a Trieste nello studio dell'avv. N. Beningher dal 1885 e si dedicò quindi alla professione forense, facendosi notare per la capacità oratoria e per il carattere fermo e cortese. Membro del Direttivo dell'Unione Gin- nastica (poi Società Ginnastica Triestina), ne divenne presidente il 31 gen- naio 1889, succedendo all'avv. Felice Venezian, e tenne l'incarico fino al 22 marzo 1901. Fu anche presidente della Società Filarmonico-Drammatica e membro del consiglio direttivo della Lega Nazionale. Amico di Felice Venezian e di Camillo Ara e politicamente impegnato nel partito liberale nazionale, Daurant fece parte del «comitato ristretto d'azione» dello stesso partito (1904). Nel 1906 venne eletto consigliere comunale e negli anni successivi regolarmente venne rieletto; dal 1909 fu secondo vicepresidente del Consiglio comunale e deputato alla Dieta Provinciale. Nel 1906 venne chiamato a far parte della Commissione speciale per la «nomenclatura» delle vie della città di Trieste.
Gravemente ammalato, diede le dimissioni dalla carica di consigliere co- munale il 30 dicembre 1911 e morì a Trieste il 12 luglio 1912; il giorno dopo la Giunta Municipale stabilì di intitolargli una strada cittadina.
Nell'atrio della sede della Società Ginnastica Triestina venne apposta una lapide: (( ETTORE DAVRANT I PRESIDENTE I DELL ' VNIONE GINNASTICA / DALL ' ANNO 1889 ALL ' ANNO 1901 I CONSACRÒ I ALLA GIOVENTÙ GENEROSA I FIOR DI TRIESTE I L' ANIMA SOAVE I L' ILLIBATA COSCIENZA I IL LIMPIDO SICVRO INTELLETTO I INFONDENDO NE ' CVORI I CON LA SUA DOLCEZZA LA FORZA I LA VIRTÙ COL SUO ESEMPIO I SOCIETÀ GINNASTICA TRIESTINA I 1912».
Al n. civ. 10 di via Daurant si trova un villino costruito nel 1910 dall'arch. G. Zaninovich.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 56; S. Benco, Ettore Daurant (necrologio), «Il Piccolo» 12.7.1912; «L'Osservatore Triestino» 12.7.1912; «L'Indipendente», 12.7.1912 e 13.7.1912; M. Szombathely-C. Pagnini-M. Cecovini, Gli avvocati di Trieste e dell'Istria nella
preparazione della Redenzione, Trieste 1968, pp. 92-93; C. Pagnini-M. Cecovini, I cento anni della Società Ginnastica Triestina, Trieste 1963, pp. 93-95; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1906), prot. n. 35547; F. Hermet, Memorie della Società Filarmonico- Drammatica, Trieste 1884, p. 126; Carboni-Tonini, L'attività triestina dell'arch. G. Zanino- vich, «QGS», a. IV, n. 2, Trieste 1984, p. 270.
DAVIS Sara, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da piazza tra i Rivi a via Commerciale. C.A.P. 34135.
La strada venne intitolata nel 1905 alla benefattrice S. Davis; denomina- zione soppressa con Del. Pod. n . 9 3 3 d.d. 20.7.1940 e mutata in «via Cas- sala» a ricordo della città eritrea, all'epoca colonia italiana.
Via Sara Daz'is (foto Iogna)
DE AMICIS - DE AMICIS 198
Vici Edmondo De Amicis (foto Iogna)
Con Del. Presid. n. 407 d.d. 6.7.1946 venne ripristinata la precedente in- titolazione.
Sara (rectius Sarah) Davis nacque a Trieste nel 1825, secondogenita del commerciante londinese John Davis stabilitosi in Trieste verso il 1818 e qui deceduto nel 1856 lasciando ai figli una cospicua eredità. Dei fratelli Davis (John Goolding 1822-1893, Thomas 1828-1893, Mary Elizabeth 1830-1901: nessuno contrasse matrimonio) rimase superstite Sarah che si dedicò ad opere di beneficenza, elargendo notevoli somme di danaro nel più completo anonimato; nella propria villa di Scorcola (n. tav. 50) rice- veva i bisognosi, «si informava delle loro condizioni e distribuiva soccorsi e sussidi passando a non pochi indigenti degli assegni settimanali e men- sili». Nel proprio testamento dispose l'istituzione di una colonia marina per fanciulli bisognosi, legò al Comune di Trieste la villa per scopi di pubblica utilità (ospita oggi il ricreatorio comunale «G. Brunner»), lasciò una cospicua somma per l'erezione di un mercato coperto (quello poi realizzato in via G. Carducci) con incarico al Comune di provvedere in perpetuo alla conservazione e manutenzione della tomba Davis presso il cimitero anglicano.
Alla sua morte, avvenuta in Trieste il 1 ° aprile 1904, la stampa locale giu- stificava il ritardo nella pubblicazione della notizia: «Ci trovavamo dun- que dinanzi alla morte d'una persona quasi ignota ma che divenne in un giorno popolare, il prototipo della beneficenza. (...) Sarah Davis visse nel- l'oscurità, compì nell'ombra la sua santa missione, ma il Comune ha il dovere di provvedere affinché la defunta benefattrice sia degnamente onorata, acciocché non perisca la sua memoria e sia perennemente ricor- dato il suo nome)).
Dopo il 1935 il patrimonio del lascito Davis conobbe una progressiva erosione fin quasi al suo esaurimento e nel 1973 l'Ente Comunale di As- sistenza e il Comune comunicarono al Consolato Britannico di non essere più in grado di provvedere alla manutenzione della tomba della benefat- trice.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 57; Anonimo, Sarah Davis (necr.), «L'Indipen- dente», 2.4.1904; K. Baker, Case, ville e giardini inglesi a Trieste nell'Ottocento, n. 3, «Abi-
tare Trieste», 22.6.1985, pp. 9-10; «RMCT», a. VII, Trieste 1935, p. 67.
DE AMICIS Edmondo, via, San Vito-Città Vecchia. Da via Bellosguardo a via P. Besenghi. C.A.P. dal n. 1 al n. 17 e dal n. 2 al n. 12: 34124; dai nn. 19 e 14 a fine: 34143.
Così intitolata nel 1909, poco dopo la morte del noto scrittore italiano. Nato a Oneglia nel 1846, De Amicis fu autore di libri di viaggi (tra cui Marocco, Spagna, Olanda) e di altre opere, giudicate però di non alto valore letterario. La sua fama è legata al libro Cuore destinato alla gio- ventù; morì a Bordighera nel 1908. Fu a Trieste, ospite di Giuseppe Ca- prin, dal 31 gennaio al 7 febbraio 1887 e in quell'occasione tenne per la Società di Minerva e per la Società Filarmonico-Drammatica una confe- renza dal titolo I nostri contadini in America (pubbl. in In America, Vo- ghera, Roma 1897). Un suo cugino, il commerciante Giovanni Marco De Amicis, visse per molti anni a Trieste e vi morì il 14.3.1904.
Lungo via De Amicis, le case sul lato a sinistra (n. civ. pari), appartenenti alle Ferrovie dello Stato, sorsero nel 1909.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 57; Anonimo, De Amicis a Trieste, «L'Illustra- zione italiana», 13.2.1887; L. Croatto, Edmondo De Amicis a Trieste, «P0», a. VI, Trieste 1936, pp. 510-524; A. Gentile, Edmondo De Amicis-lettere inedite, «P0», a. XVI, Trieste 1946, pp. 205-211; F. Pasini, Edmondo De Amicis a Trieste, «P0», a. XVI, Trieste 1946, pp. 174-177; E. Rosamani, Edmondo De Amicis e la sua visita a Trieste e Capodistria, «P0», a. XVII, Trieste 1947, pp. 75-77; A. Gorlato, E. De Amicis a Trieste e in Istria, «PI», III s., a. III, Pola 1952, pp. 46-49; G. Quarantotto, Il De Amicis in Istria, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 49-55; E. Rocco de Giorgi, Un ospite illustre a Trieste: Edmondo De Amicis, «AT»,
s. IV, vol. XL, Trieste 1980, pp. 131-145; «L ' Indipendente», 25.3.1904; Diz. biogr. it., 33, Roma 1987, pp. 232-240.
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DE BERTI - DE FRANCESCHI
DE BERTI Antonio, piazzale, Valmaura-Borgo San Sergio. A destra di via R. Batagely. C.A.P. 34148.
Ricorda dal 9.7.1962 (Del. Cons. n. 370) Antonio De Berti, nato a Pago in Dalmazia nel 1889; studiò al ginnasio di Trieste e fin da giovane fu at- tratto dagli ideali mazziniani e irredentistici. Fu iscritto alla Democrazia Sociale Italiana e nel 1908 venne arrestato mentre partecipava al congresso giovanile regionale di quel partito e fu condannato a qualche mese di re- clusione (1909). Nel 1911 intervenne a Capodistria al congresso del Fa- scio Giovanile Istriano e nel 1912, trasferitosi a Pola, divenne segretario del Circolo Sportivo «Edera» fondando pure, assieme a A. Pesante e a R. Rinaldi, il periodico La Fiamma. Giornalista di valore, difensore dell'i- dentità italiana dell'Istria, ammiratore e diffusore del pensiero crociano, De Berti si avvicinò alla socialdemocrazia. Richiamato alle armi nel 1914 nelle file dell'esercito austriaco, dopo avere tentato inutilmente la fuga in Italia venne internato nel campo di concentramento di Mittergraben dal quale fuggì nel 1917 nascondendosi in Istria e organizzando un servizio clandestino di informazioni per l'Esercito italiano. Concluso il primo con- flitto mondiale si laureò in giurisprudenza e fu collaboratore dell'amm. U. Cagni a Pola, ove fondò il quotidiano L 'Azione. Nel 1921 fu eletto depu- tato del Blocco Nazionale e operò in Parlamento manifestando opposi- zione al comunismo e al fascismo; dopo la marcia su Roma (1922), so- spese le pubblicazioni de L 'Azione, esercitò l'avvocatura e presentò le di- missioni dalla carica di deputato, però non accettate; dal 1943 aderì al socialismo riformista e fu Commissario prefettizio a Pola. Arrestato dai tedeschi nel dicembre 1944, venne rilasciato nel marzo 1945 e si trasferì a Trieste ove partecipò attivamente ai programmi del Comitato di Libe- razione Nazionale. Dopo il 1945 fu a Roma presidente del Comitato per l'assistenza ai profughi e venne nominato membro della Consulta Nazio- nale e delegato italiano alla Conferenza della pace a Parigi e a Londra. Nel 1946 partecipò ai lavori della Commissione alleata per la regolazione dei confini e diresse il quotidiano La ricostruzione; successivamente ottenne la nomina a Capo di gabinetto alla Vicepresidenza del Consiglio e al Mi- nistero della Marina mercantile e inoltre fu Consigliere di Stato nonché membro del Supremo Tribunale Militare e del Consiglio superiore delle Forze Armate.
Morì a Roma il 2 maggio 1952.
Bibl.: E. Kers, I deportati della Venezia Giulia nella Guerra di Liberazione, Milano 1923; Anonimo, Antonio De Berti (necr.), «Giornale di Trieste», 4.5.1952; P.A. Quarantotti Gam- bini, Nel trigesimo della morte di Antonio De Berti, «Giornale di Trieste», 3.6.1952; G.L. Aiello, Un ricordo di Antonio De Berti, «Difesa Adriatica», n. 28, Roma 21.7.1952; L. Giusti, Antonio De Berti, «Difesa Adriatica», n. 28, Roma 21.7A952; P.A. Quarantotti Gambini, Ri- cordo di Antonio De Beni, «Trieste», n. 7, Trieste maggio-giugno 1955, pp. 23-25; G. Qua- rantotti, La vita e l'opera di Antonio De Berti illuminano le pagine più dolorose di un tren- tennio di storia giuliana, «Voce Giuliana», 1.5.1958; E. Maserati, Il periodo badogliano a Pola e in Istria, «Trieste», luglio-agosto 1972; I. De Feo, Antonio De Berti, «La Giustizia», 9.5.1953; Diz. biogr. it., 33, Roma 1987, pp. 329-381.
DE FRANCESCHI Carlo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Sesta laterale sinistra di via Flavia dopo piazzale U. Cagni. C.A.P. n. 1 al n. 24: 34148; dal n. 25 a fine: 34149.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) reca il nome del patriota e storico istriano Carlo De Franceschi, nato a Moncalvo (Pisino) il 16 ottobre 1809; studiò giurisprudenza all'Università di Graz ove si laureò nel 1832 e si impegnò quindi nella magistratura; nel 1836, dopo essere stato praticante al tribu- nale di Rovigno, divenne giudice penale. Di sentimenti patriottici liberali, De Franceschi partecipò ai moti del 1848 e successivamente venne eletto deputato al Parlamento di Vienna per il collegio elettorale di Pisino, Ro- vigno e Dignano; si oppose al progetto per l'unione dell'Istria alla Con- federazione germanica e, interrotta la breve carriera politica, fece ritorno a Rovigno ove fu nominato assessore alla Corte di giustizia (1850). So- spettato politico, De Franceschi vide preclusa la possibilità di fare carriera nella magistratura e si trasferì allora a Fiume, ove fu assunto come colla -
Piazzale Antonio De Berti (foto Iogna)
Via Carlo De Francescl.>i (foro Iogna)
DE GASPERI - DE GASPERI
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Piazzale Alcide De Gasperi (foto Iogna)
boratore dall'avv. Thierry (1855). Eletto deputato alla Dieta provinciale dell'Istria (1860), non potè mantenere l'incarico a causa del veto delle autorità politiche ma ottenne la nomina a segretario della Giunta Provin- ciale (1861). Uomo di vasta cultura, fu giornalista e autore di alcuni studi storici volti a documentare l'italianità della cultura istriana e pubblicò il volume L 'Istria. Note storiche (Coana, Parenzo 1879). Amico di M. Fa- chinetti, di A. Madonizza e di F. Vidulich, De Franceschi tenne una lunga corrispondenza di carattere storico ed erudito con Pietro Kandler.
Morì a Moncalvo 1 ' 8 gennaio 1893.
Il figlio Giulio (1856-1942) fu noto disegnatore e illustratore di alcuni libri
di G. Caprin, tra cui Alpi Giulie (1895). L'altro figlio, Camillo (1858-1953), fu notevole studioso di storia e di letteratura.
Bibl.: C. De Franceschi, Memorie autobiografiche, «AT», s. III, vol. XII, Trieste 1925-1926, pp. 9-304; E. Chersi, C. De Franceschi, «PI», III s., a. I, num. spec., Pola nov. 1950, pp. 182-189; M. Tamaro, Carlo De Franceschi (necr.), «L'Istria», 14.1.1893; A Carlo De France- schi dedicandogli Pisino il pubblico busto bronzeo, «AMSIASP», vol. XL, Parenzo 1928, pp. 3-52; F. Salata, Un precursore: Carlo De Franceschi, «AMSIASP», vol. XLI, Parenzo 1929, pp. 3-52; G.L. Aiello. Il patriottismo di Carlo De Franceschi, «PI», III s., a. V, Pola 1954, pp. 41-42; A. Benedetti, Alcune lettere di Carlo De Franceschi, «PI», III s., a. X, Trieste 1960, pp. 9-23; G. Quarantotti, Uomini e fatti del patriottismo istriano, Trieste 1934; G. Quaran- totto, Figure del Risorgimento in Istria, Trieste 1930, pp. 77-108; I. de Franceschi, Giulio de
Franceschi artista istriano, «P0», a. XXVI, Trieste 1956, pp. 104-110.
DE GASPERI Alcide, piazzale, Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Al termine di viale dell'Ippodromo. C.A.P. n. 1: 34131; rimanenti numeri: 34139.
Così intitolato con Del. Cons. d.d. 22.12.1964 n. 477. Alcide De Gasperi, uomo politico e statista italiano, nacque a Pieve Tesino (Trento) nel 1881. Accostatosi alla vita politica nel 1905, entrò nelle file dell'Unione politica
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popolare di ispirazione cattolica e fu eletto deputato al Parlamento di
Vienna ove sostenne l'autonomia trentina. Dopo il I conflitto mondiale si iscrisse al Partito popolare e nel 1921 fu eletto deputato al Parlamento
italiano; dopo la marcia su Roma appoggiò dapprima il governo fascista per passare in seguito all'opposizione. Alla fine del 1926, dopo la seces- sione parlamentare dell'Aventino, visse ricercato dalla polizia a Milano e a Roma; mentre era in viaggio alla volta di Trieste venne arrestato, pro- cessato e giudicato colpevole di espatrio clandestino. Scontati sedici mesi di carcere, fu impiegato alla Biblioteca Vaticana e dal 1942-1943 riorga- nizzò il Partito popolare con il nome di Democrazia Cristiana, della quale fu rappresentante nel Comitato di Liberazione Nazionale. Fu Presidente del consiglio dal 10.12.1945 al 17.8.1953, legando il proprio nome agli anni della ricostruzione politica ed economica. Morì a Sella di Valsugana nel 1954.
Al n. civ. 1 di piazzale De Gasperi si trova il comprensorio della Fiera Campionaria Internazionale di Trieste, su terreni già occupati dal campo sportivo dell'Unione Sportiva Triestina. Gli impianti, costruiti nel 1949- 1950, vennero inaugurati il 27 agosto 1950; l'edificio riservato agli uffici di amministrazione è opera dell'arch. U. Nordio (1950). Si trova al n. civ. 4, invece, l'ingresso principale dell'Ippodromo detto di Montebello, co- struito nel 1890 su progetto dell'arch. Ruggero Berlam su fondi apparte- nuti alla principessa Teresa della Torre-Hohenlohe; l'impianto venne i- naugurato con la disputa del «Premio Trieste» il 4.9.1892. Inutilizzato du- rante il primo conflitto mondiale, venne solennemente riaperto il 22.5.1922 alla presenza dei sovrani mentre verso il 1933 fu acquistato a rate dal Comune di Trieste che nel 1938 ne concesse la gestione all'A- zienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. All'interno si trovano le iscri- zioni: «ANTONIO DE VOLPI / NELL ' IPPODROMO CHE FU SUO PENSIERO / LA SOCIETÀ DELLE CORSE / 1912 /»; « GIUSEPPE ROSSI DA CRESPANO / EDUCATORE MIRABILE DI CAVALLI / AGONISTA VITTORIOSO / QUI MORTO IN CAMPO AL DI VIII GIUGNO MCMX / QUI RICORDATO PER VOTO DELLA SOCIETÀ DELLE CORSE /»; «L ' IMMENSO GIUBILO DI TRIESTE / IL XXI MAG - GIO MCMXXII / ACCLAMAVA IL RE NOSTRO / VITTORIO EMANUELE III / NELL ' IPPODROMO SOLENNEMENTE RIAPERTO / DOPO IN NEMBO DI GUERRE / AL SOLE AL TRICOLORE / DE LA VITA NUOVA / D .
Bibl.: Autori Vari, De Gasperi e l'età del centrismo 1947-1953 (Atti convegno), Roma, 1984; L. Valiani, L ' Italia di De Gasperi 1945-1954, Firenze 1982; Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 438; Marsoni, L'architetto R. Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 127; Mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio, Trieste 1973, p. 22; «Per il nuovo quartiere fieristico», «I1 Piccolo», 9.8.1950.
DELL'ACQUA Cesare, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via delle Campanelle all'erta di S. Anna. C.A.P. 34149.
La strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 al pittore Cesare Dell'Acqua, nato a Pirano il 22 luglio 1821; compì gli studi a Ca- podistria e a Trieste ove, successivamente, fu impiegato nella casa di
commercio Paris & C. Disegnatore dilettante, venne notato dallo scultore veneziano Pietro Zandomeneghi che gli consigliò di frequentare l'Acca- demia di Belle Arti di Venezia (1842-1847). Concluso anche questo ciclo di studi, si trasferì a Bruxelles nel 1848 raggiungendovi il fratello Euge- nio; lì entrò nello studio del pittore L. Gallait, noto autore di quadri a soggetto storico. Nel 1857 Dell'Acqua chiese ed ottenne la residenza nel comune di Trieste; ,sposatosi nel 1855 con Carolina Van der Elst, ebbe due figlie: Eva (n. 1856) ed Alina (n. 1857) poi sposata Grisar e trasferitasi in Anversa.
Autore in prevalenza di quadri a soggetto storico, Dell'Acqua fu pittore ovunque stimato ed apprezzato; partecipò ad esposizioni in Belgio, Olanda, a Napoli, Vienna, Budapest, Parigi, Port Adelaide e Melbourne e sue opere si trovano, oltre che a Trieste e nei principali musei del Belgio, a Londra, Amsterdam, Parigi (Louvre); un autoritratto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Mantenne sempre intensi rapporti con Trieste e con gli esponenti della cultura locale, in particolare con G.L. Gatteri e P. Kan- dler; di lui si conservano in questa città, tra gli altri, i dipinti San Gio-
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Via Cesare Dell'Acqua (foto Iogna)
vanni che predica nel deserto (1852) e Cristo e i pargoli (1854, chiesa di S. Nicolò), La dedizione di Trieste all 'Austria (1855) e La proclamazione del portofranco di Trieste (1856, Museo Revoltella), la serie di quadri per il castello di Miramar (1857-1867), La prosperità commerciale di Trieste (1877, sala del Consiglio nel palazzo comunale).
Sincero amico del pittore triestino G.L. Gatteri, intrattenne con lui una notevole corrispondenza, discutendo argomenti di attualità, di cultura e dimostrando sensibilità non comune; ne è prova una lettera dell'ottobre 1862 relativa a una discussione sul concetto e sulla funzione dell'arte: «Permettimi di non essere della tua opinione quando credi che la pittura resterà sempre un mobile e nulla più. Io credo l'arte chiamata al contra- rio a dar possentemente mano al progresso dello scibile, a servire le idee generose dell'avvenire. Volgiti al passato e vedi come il clero chiamò a se i credenti convitandoli in templi superbi e come ottenero genuflessioni dinnanzi alle imagini, veramente sublimi delle madonne (...) colle rappre- sentazioni de' crocefissi e de' martirj della fede. Poi adombrò con luce misteriosa quei ritrovi colorando le invetriate e li rese più atti a sublimare il pensiero nell'ascetismo. Chiamò la musica a formular note soavi per gli organi fascinatori. I protestanti aborrirono questi soccorsi dell'arte e i templi loro nudi sono, frequentati soltanto da qualche zelante che si an- noja distrato coi salmi della Bibbia. Vedi ora a Versailles le battaglie fran- cesi dipinte dal Vernet formare e tener vivo lo spirito marziale di quella nazione: coloro si batterono senza domandar perché sieno guidati au nom de la France. E mentre non si dipinge più che per ammobigliare gli ap- partamenti del banchiere arricchito, vedi l'arte, che pur vuol esser utile, illustrare e storie, e narrazioni di viaggi, e dar un idea esatta di usi, co- stumi, paesi, idea che sarebbe altrimenti concepita tutt'altro dall'imagina- zione d'ogni singolo leggitor del testo. Ora ogni libro esce illustrato e ciò è bene. Vedi dunque che l'arte è esezialmente insegnante e non sarà mai, che nelle mani venali, un'oggetto di industrialimento. No, mio caro amico, io sono fermamente convinto che la pittura esige monumenti al pari del marmo e del bronzo e che anzi più seducente e più comprensibile a lei è affidato l'insegnamento del bene e del buono. Credi tu aver fatto pura- mente un libro di diletto colla tua Storia di Venezia? No, no. Insegnasti i fatti de' nostri antenati, ne mostrasti, erudito qual sè, il costume, il ve- stire, le usanze; quell'ultima pagina ove il canone sparpaglia il popolo in- sorto nell'ultimo tentativo di libertà non si guarda con indifferenza o come un mobile. Quella pagina chiama il principio del secondo volume e co- mincerà un giorno col rinascimento dell'immortale Istria, il rinascimento del diritto sacrosanto di ognuno, il diritto d'esser padroni in casa pro- pria».
Cesare Dell'Acqua morì ad Ixelles (Belgio) il 16 febbraio 1905.
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DELLA VEDOVA - DE MARCHI
Lungo la strada sorgono molte case dell'Istituto A. Caccia e M. Burlo Ga- rofolo.
Bibl.: L. Gasparini, Cesare Dell'Acqua, «AT», s. III, vol. XXI, Trieste 1936, pp. 171-220; F. Firmiani-S. Molesi, La Galleria d'arte moderna del Civico Museo Revoltella, Trieste 1970; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; Trieste, Archi- vio Diplomatico, Carte sparse sec. XIX.
DELLA VEDOVA Michele, via, Servola-Chiarbola. Prima laterale destra di via N. d'Alessio. C.A.P. 34137.
Reca dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome del poeta in volgare del Quattrocento Michele Della Vedova, istriano nativo probabilmente di Gal- lesano (o Pola), autore di un Lamento, poemetto in terza rima suddiviso in tre canti (giornate), scritto in occasione della caduta di Costantinopoli. Dedicato ad Alfonso III d'Aragona, il poemetto ripete il modello della Commedia dantesca e, pur nella scarsa originalità dei temi, rivela senti- mento e tensione drammatica.
Bibl.: L. Frati, Lamento di un istriano per la caduta di Costantinopoli, «Archivio Storico per Trieste, 1' Istria e il Trentino», vol. III, 1889, p. 281; A. Medin-L. Frati, Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI, vol. II, Bologna 1888, pp. 197-201; Ziliotto, La cultura letteraria di
Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, pp. 29-33; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, pp. 23-25; Trieste, Archivio Diplomatico, Schedario Ziliotto; B. Ziliotto, Un petrarchista istriano del Quattrocento, «I1 Piccolo», 10.1.1929.
DELMESTRI Giuseppe e Luca, via, Chiadino-Rozzol. Da via dei Porta a via fra ' Pace da Vedano. C.A.P. 34142.
Via .Michele Della Vedova (feto Iogna)
Venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Giuseppe Antonio
Del Mestri (Delmestri) nacque a Cormons il 6 dicembre 1672; venne or-
dinato sacerdote il 9.2.1698 e conseguì la laurea in teologia a Roma
(28.6.1698). Nel 1712 fu vicario imperiale del capitolo di Aquileia e nel
1718 divenne parroco di Fiumicello del Friuli. Dal 1718 al 1720 fu arci-
diacono di Gorizia. Dall' 11 maggio 1718 fu coadiutore del vescovo di
Trieste Giovanni Francesco Miller e, alla morte di questi, divenne vescovo
di Trieste (aprile 1720). Resse la cattedra episcopale per meno di un anno
e morì a Trieste il 18 febbraio 1721, venendo poi sepolto nella cattedrale
di San Giusto. L'iscrizione sulla pietra tombale, già nella navata sinistra,
recita: « D.C1.M. / HIC.IACET.ILL.MVS.ET.REV. MVS ~ DO.VS.IOSEPHVS.ANTONIVS. DEL
MESTRI. LIB.BAR.A.SCHO.BRG.EP.VS I ET.COM.TERG. S.C.M. CONS.SS.THEOL.D I QVI.POST.RE-
SIDENTIAM I QLJATVOR.MENSIVM.DIEM. CLAVSIT I EXTREMVM.DIE. 18.FEBRVARII. 1721 /». Via Giuseppe e Luca Dehuestri (foto Iogna) Luca Sertorio Del Mestri, fratello del precedente, nacque a Cormons e
venne battezzato il 25 giugno 1679; studiò all'Università di Graz, venne ordinato sacerdote il 18 ottobre 1711. Dal 1720 al 1724 fu arcidiacono di Gorizia. Il 18 ottobre 1723 ebbe la nomina imperiale a vescovo di Trieste e venne consacrato il 10 dicembre 1724; rimase vescovo di Trieste fino alla morte, avvenuta a Cormons il 9 novembre 1739, e venne sepolto nella chiesa della B.V. del Soccorso della città natale.
Bibl.: Babudri, Nuovo sillabo cronologico..., «AT», s. III, vol. IX, Trieste 1921, pp. 229-230; Premrou, Serie documentata dei vescovi triestini..., «AT», s. III, vol. XIII, Trieste 1926, pp. 14-16; L. Tavano, Cronotassi degli arcidiaconi di Gorizia (1574-1750), in C.M. d'Attems primo arcivescovo di Gorizia (I-Saggi introduttivi), Gorizia 1988, pp. 189-190; Tomasin, Codice epigrafico, II, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 1/2 C 6, e p. 182, n. 535; de Jenner,
Albero genealogico della famiglia Delmestri, Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 22 C I.
DE MARCHI Ezio, salita, Servola-Chiarbola. Da via Roncheto a via I. Svevo. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 6: 34145; dai nn.
17 e 8 a fine: 34146.
Denominazione apposta con Del. Pod. d.d. 5.5.1934. Ezio De Marchi nacque a Trieste nel sobborgo di Servola il 1 ° febbraio 1895; studiò al- l'Istituto Magistrale di Capodistria e, conseguita l'abilitazione all'insegna -
Salita Ezio De Marchi (foto Iogna)
DENZA - DE RIN
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Via Francesco Denza (foto Iogna) Via ,Vicolò De Rin (foto Iogna)
mento, divenne maestro elementare a Trieste. Appassionato alpinista, si arruolò volontario nell'Esercito italiano il 29.5.1915 e venne ferito sul monte Calvario (Gorizia) quello stesso anno; quindi frequentò il corso per ufficiali alla Scuola militare di Modena e tornò sul fronte, arruolato nel
61 ° Reggimento che combatteva in Macedonia. Cadde il 9 maggio 1917 e alla memoria gli venne conferita la medaglia d'argento v.m. con la moti- vazione: «De Marchi Ezio, sottotenente di Milizia territoriale nel 61 ° Reg- gimento Fanteria. Comandante di plotone di una compagnia di rincalzo, nell'attesa dell'assalto, preparava gli animi dei suoi soldati con ardente patriottismo. Accortosi che le truppe d'attacco erano fortemente impe- gnate, spontaneamente, prima ancora di ricevere l'ordine, balzava dalle trincee trascinando i suoi uomini, per lanciarsi all'assalto attraverso un terreno violentemente battuto dal fuoco nemico. Investito da raffiche di mitragliatrici, cadeva gloriosamente sul campo a poca distanza dalla po- sizione avversaria, mirabile esempio di salde virtù militari. Conca di Me- glenci (Macedonia-Serbia), 9 maggio 1917».
Al n. civ. 8 si trova la scuola elementare «E. De Marchi», dal 1945-1946.
Bibl.: A. Scocchi, Tre maestri di Trieste caduti per l'Italia, Trieste 1922, pp. 13-16; Ano- nimo, Ricordo di Ezio De Marchi, «Il Piccolo», 9.5.1963; B.M. Favetta, Trieste e l'Italia nelle lettere dei volontari Giuliani, Bologna 1968, pp. 188-189; Annuario del R. Istituto Magistrale Maschile di Capodistria, Capodistria 1919, p. 13; Anonimo, Cadde 53 anni fa Ezio De Mar- chi, «Il Piccolo», 13.5.1970.
DENZA Francesco, via, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via San Vito. C.A.P. 34124.
Denominazione apposta con delibera della Del. Mun. d.d. 13.6.1905 n. 14813105.
Francesco Denza, fisico ed astronomo italiano, barnabita, nacque a Na- poli nel 1834; diresse la Specola vaticana, collaborò alla creazione della carta fotografica del cielo progettata nei congressi internazionali di astro- nomia del 1877, 1889 e 1891. Fondatore della Società Meteorologica Ita- liana, morì a Roma nel 1894.
Al n. civ. 5 (tav. 2361) si trovava il villino Morpurgo, opera dell'arch. G.M. Mosco (1899), demolito nel 1968.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 57; Biamonti, L'edilizia triestina fra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 90.
DE RIN Nicolò, via, San Vito-Città Vecchia. Da via S. Vito a via P. Besenghi. C.A.P. n. 1: 34124; rimanenti numeri: 34143.
Già vicolo San Vito, ebbe nuova denominazione nel 1920.
Nicolò de Rin nacque a Capodistria il 4 agosto 1814; frequentò il ginnasio di Capodistria (1824-1830), il Liceo di Gorizia (1830-1831) e nel 1832 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova. Trasferi- tosi per qualche tempo all'Università di Vienna, fece ritorno a Padova ove si laureò nel 1836. Stabilitosi a Trieste, compì la pratica legale presso lo studio dell'avv. Domenico Rossetti e, dopo la morte di questi (1842), in quello dell'avv. Platner. Ottenne la qualifica di «maestro privato di diritto» e sposò una figlia di Paride Zaiotti, all'epoca presidente del Tribunale di Trieste. Avvocato dal 1848, De Rin partecipò alle manifestazioni rivolu- zionarie di quell'anno e venne eletto Consigliere comunale. Il 6 novem- bre 1848 portò e fece accettare dal Consiglio la proposta per l'istituzione a Trieste di una «provvisoria facoltà politico-legale in lingua italiana», an- ticipazione della Facoltà di Giurisprudenza di una futura Università degli Studi, proposta che venne rigettata dal governo austriaco.
Eletto nel Consiglio municipale del 1850, De Rin si distinse per la ferma volontà di imporre l'italiano come lingua d'insegnamento al Ginnasio co- munale. Assente dal Consiglio comunale del 1860-1861, venne rieletto nel 1862 e poi nel 1865 fino al 1868. I1 12.7.1862 venne nominato cittadino
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DESTRIERO - DIACONO
onorario di Trieste perché, come da motivazione originale, «fino dalla prima sua gioventù e costantemente tale onestà di vita pubblica e privata, tale prudenza e sapienza di giureconsulto, tanta affezione nei pubblici muneri da oltre un decennio spontaneamente assunti e zelantemente so- stenuti con manifesto pubblico vantaggio, da meritargli per universale consenso il titolo a pubblica estimazione e benemerenza». Esponente di spicco del liberalismo giuliano, allo scoppio della terza guerra di indipen- denza (1866) venne internato perché politicamente compromesso. Rien- trato a Trieste, non si ripresentò candidato alle elezioni del 1868 e si ri- tirò a vita privata. Morì a Trieste il 7 ottobre 1871.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 57; G. Quarantotti, Nicolò De Rin nel movi- mento risorgimentale a Trieste, «AMSIASP», vol. II, n.s., Venezia 1952, pp. 116-149; S. For- miggini, Nicolò De Rin (necr.), «L'Osservatore Triestino», 9-14.10.1871; Anonimo, Nicolò De Rin (necr.), «La Provincia dell'Istria», Capodistria 16.10.1871; F. Hermet, Commemora- zione di Nicolò De Rin alla Società del Progresso, Trieste 1872; G. Quarantotto, I progetti universitari triestini del 1848, Udine 1914; R. Migliorini, Giuliani illustri: Nicolò De Rin, «Difesa Adriatica», n. 25, Roma 1953; G. Quarantotti, Ricordi triestino-istriani del 1866, «Ateneo veneto», fasc. spec., Venezia 1966, pp. 7213-239; G. Gratton, Il problema scolastico a Trieste e le origini della questione universitaria del 1848, in Autori Vari, La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849, II, Udine 1949, pp. 105-110.
DESTRIERO, via del, San Giacomo/Chiadino-Rozzol. Da piazza dei Foraggi a via del Veltro. C.A.P. 34137.
Intitolata così con Del. Cons. n. 192 d.d. 30.4.1962 «per le vicinanze con il vicino ippodromo»; denominazione eccepita dalla Società di Minerva, senza esito, con nota d.d. 4.6.1962 in quanto «dovrebbe trattarsi di im- proprietà. Invero l'ippodromo non è mai stato teatro di giostre o campo di addestramento di cavalli di guerra. Il destriere o destriero è propria- mente un cavallo da giostra o da battaglia e si chiama così perché veniva condotto alla mano dal paggio finché non lo montava il signore. Forse i proponenti intendevano usare il termine corsiero, che fu bensì anche ca- vallo da guerra, ma anche da corsa».
Destriero è cavallo da battaglia o da giostra, cavallo da sella di buona qua- lità, dal francone antico destrier (XI sec.), rientrato nell'uso come termine storico nel XVIII sec.
Ai nn. civ. 2-4 si trova un ingresso secondario dell'ippodromo.
Bibl.: M. Cortelazzo-P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 2, Bologna 1980, p. 329
DIACONO Paolo, via, San Giacomo. Da via della Guardia a via S. Giacomo in monte. C.A.P. 34137.
Reca questo nome dal 13.1.1902 (delibera Del. Mun. n. 83523). Paolo Diacono nacque a Cividale nel 720 circa; grammatico e storico, studioso di testi antichi e commentatore della grammatica di Elio Donato, compì gli studi a Pavia presso il grammatico Felice. La sua opera storica mag- giore è la Historia Langobardorum in sei libri, scritta a Montecassino; fu autore pure della Historia Romana in sedici libri e di altre opere di mi- nore importanza. Nella Historia Langobardorum, lavoro per il quale è comunemente più noto, narrò le vicende del suo popolo dalle origini al 744 lasciando una preziosa fonte storica in lingua latina sui Longobardi. Ritiratosi nel monastero di Montecassino, Paolo Diacono fu verso il 782 ad Aquisgrana, ove frequentò la Schola Palatina. Morì a Montecassino verso 1'800.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 57; C. Corbato, Paolo Diacono, «Antichità Al- toadriatiche», vol. VII, Udine 1975; E. Sestan, La storiografia dell'Italia longobarda: Paolo Diacono, «Atti della XVII settimana di studi sull'Alto Medioevo», Spoleto 1970, pp. 357-386; P.S. Leicht, Paolo Diacono e gli altri scrittori delle vicende d'Italia in età carolingia, «Atti del 1I Congresso di studi sull'Alto Medioevo», Spoleto 1953, pp. 70-99; C. Corbato, La lettera- tura in lingua latina-l'epoca romana, in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, 3**, Udine 1979, pp. 1112-1113; A. Quacquarelli, L'etopeia nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXXII, Udine 1988, pp. 43-64.
Via del Destriero (toto logna)
Via Paolo Diacono (foto logna)
DIAZ Armando, via, San Vito-Città Vecchia. Da via dell'Orologio a piazza Venezia. C.A.P. dal n. 1 al n. 8: 34121; dal n. 9 al n. 21: 34124; dal n. 22 a fine: 34123.
Via Armando Diaz (foto logna)
Già via della Sanità, reca dal 7.4.1928 (Del. Pod. n. 17/20-V-31/16-28) il nome di Armando Diaz, nato a Napoli nel 1861; partecipò alla guerra di Libia e, rientrato in Italia, divenne segretario del capo di Stato maggiore dell'esercito. Nel 1915 fu capo del reparto operazioni al comando supremo e poi, con il grado di tenente generale, divenne comandante di una di- visione operante sul Carso; nel 1917 fu al comando del XXIII corpo d'ar- mata e quello stesso anno, dopo la disfatta di Caporetto, sostituì L. Ca- dorna nella carica di Capo di Stato maggiore. Dopo il primo conflitto mondiale aderì al fascismo, fu Ministro della guerra fino al 1924 e venne nominato Maresciallo d ' Italia. Morì a Roma nel 1928.
Al n. civ. 2 si trova casa Deseppi, costruita nel 1879-1880 dall'ing. Giov. Righetti al posto di un «corpo di guardia di soldati di polizia». Durante i lavori di scavo delle fondamenta si rinvennero strutture murarie che fu-
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DIENA - DIGNANO
Via Armando Diaz (foto Iogna)
rono ritenute appartenenti al cosiddetto castello «Amarina» (XIV sec.); nell'atrio dell'edificio, che ospita attualmente uffici dell'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica, venne posta una lapide con tre grafici e l'iscrizione: « NELL ' ANNO 1879 I RICOSTRUENDO QUESTA CASA I SI RIVIDDERO I RESTI DI ANTICO CASTELLO I DISPOSTO SULLA FRONTE A.B. I SU FONDAMENTA ARCATA C.D.E.F. I SECONDO I PROFILI GH.IK. I». Venne posta sulla facciata dell'edificio al n. civ. 15, nel 1959, la lapide con iscrizione: «ADDI XXX OTTOBRE MCMXVIII I I CITTADINI ANIMOSAMENTE IN- SORTI/ QUI CONVENNERO ACCLAMANDO I ALFONSO VALERIO I ULTIMO PODESTÀ E PRIMO SIN - DACO I DI TRIESTE ITALIANA 1 30.X.1959 I LA LEGA NAZIONALE I » .
Al n. civ. 20 ha sede l'Istituto Tecnico Commerciale «G.R. Carli», reso autonomo dalla vecchia Accademia di Commercio nel 1922; assunse la denominazione attuale nel 1936. Al n. civ. 27, si trova l'ingresso del Ci- vico Museo Revoltella, ospitato nel palazzo omonimo la cui facciata pro- spetta piazza Venezia.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 58; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 458; Franzoni, Giovanni Righetti, «P0», a. XXVII, Trieste 1957, p. 492.
DIENA Umberto, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale destra di via A. Brovedani. C.A.P. 34149.
Denominazione apposta con Del. Cons. n. 551 d.d. 15.7.1969; Umberto Diena nacque a Trieste il 24 dicembre 1896. Studente alla Facoltà di In- gegneria dell'Università di Milano, si arruolò volontario nella fanteria del- l'Esercito italiano nel maggio 1915 e, nominato sottotenente, ebbe occa- sione di distinguersi in numerose azioni in Carnia e sul Piave. Cadde sul Montello il 15 giugno 1918 e alla-sua memoria venne conferita la meda- glia d'argento al valor militare. Dalla motivazione: .Diena Umberto, da Trieste, tenente 62 a Compagnia, Mitragliatrici. Comandante di sezione mitraglieri esposta ai più violenti tiri di artiglieria nemica, continuava im- perterrito il fuoco sul nemico che avanzava. Circondato da ogni parte, al nemico che gli intimava la resa, rispondeva scaricandogli contro la pro- pria arma: `Gli italiani non si arrendono!'. Una palla nemica lo colpiva in fronte ed egli serenamente cadeva da prode. Collesel della Zotta (Mon-
tello), 14-15 giugno 1918».
Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 281.
DIGNANO, via, Servola-Chiarbola. Da via Pola a via del Carnaro. C.A.P. 34145.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) ricorda la città dell'Istria oggi apparte- nente alla Jugoslavia.
Via Umberto Diena (foto Iogna) Via Dignano (foto Iogna)
DI PECO - DI VALENTINI
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t ut ,-Intonino Di l'eco (foto Iogna)
Dignano d'Istria (Atinianum e Attinianum attestati dal XII secolo), cen- tro dell'Istria meridionale, conta oggi circa cinquemila abitanti; comune indipendente dal 1330, ebbe dal 1381 un rettore veneto e nel 1492 ebbe propri statuti. Dopo la parentesi napoleonica fece parte dell'impero au- striaco e dal 1918 all'Italia. Monumenti principali: la chiesa della Madonna del Carmine (XVII sec.), il Palazzo comunale (1910) e il Duomo moderno. Alcune case antiche in stile gotico veneziano si trovano nella parte meri- dionale della cittadina.
Bibl.: A. Morassi, Dignano, «Enciclopedia Italiana», vol. 12, Roma 1931, pp. 843-844; G. Radossi, Introduzione allo Statuto di Dignano, «ACRSR», vol. I, Trieste 1970, pp. 21-47; Autori Vari, Dignano e la sua gente, Trieste 1975; M. Doria, Etimi di toponimi triestini ed
istriani-Dignano, «PI», s. V, a. XLII, Trieste 1978, pp. 29-37.
DI PECO Antonino, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via M. Maovaz a via T. Amatori. C.A.P. 34148.
Intitolazione disposta con Del. Cons. n. 179 d.d. 9.2.1968; Antonino (An- tonio) Di Peco, nato a Chieti nel 1898, deceduto a Trieste nel 1945, ca- duto per la libertà, ebbe la medaglia di bronzo al valor militare. Dalla mo- tivazione: «Combattente della lotta di liberazione, nei giorni dell'insurre- zione triestina si distingueva ripetutamente per bravura e coraggio. Nella zona della stazione centrale guidava con ardimento alcuni patrioti ad at- taccare un gruppo di tedeschi. Gravemente ferito da un colpo di pistola, continuava ad incitare i suoi alla lotta e si spegneva dopo poche ore, sa- crificando la vita per gli ideali di libertà e di Patria».
Bibl.: La zona industriale di Trieste, dizionario-guida, Trieste 1984, p. 63.
DITTAMO, via del, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Valmartinaga a via dei Gelsomini. C.A.P. 34135.
Con Del. Cons. n. 476 d.d. 22.6.1971 venne dato a questa strada il nome del dittamo (dictamus albus), pianta delle Rutacee, ornamentale, ricca di olii aromatici; diffuso nei prati aridi, in luoghi selvatici e incolti, soleg- giati, tra il livello del mare e gli 800 m., cresce anche sul Carso nelle zone calcaree, a Gabrovizza, Basovizza, monte Spaccato, monte Calvo, monte Taiano, Val Rosandra ecc. Le sommità fiorite nonché, in alcuni casi, la radice hanno proprietà medicinali: digestiva, aromatica, stimolante.
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 192.
DI VALENTINI Angelo, via, Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Da via M. D ' Angeli a via dell ' Eremo. C.A.P. 34139.
Strada intitolata con Del. Pod. n. 6 d.d. 10.1.1942 al «primo volontario irredento caduto nella guerra di liberazione».
Angelo Di Valentini nacque a Trieste il 28 aprile 1894 ed esercitò la pro- fessione di muratore. Volontario nell'Esercito italiano, alpino nell'8° Reg- gimento, cadde sul Pal Piccolo il mattino del 24 maggio 1915; alla me- moria gli venne assegnata la medaglia di bronzo al valor militare con la motivazione: «Di Valentini Angelo, da Trieste, soldato nell'8° Reggimento Alpini. Per il bel contegno serbato durante il combattimento, nel quale cadde colpito a morte. Pal Piccolo, 24 maggio 1915».
Lungo la strada sòrgono prevalentemente case dell'Istituto Autonomo Case Popolari, appartenenti al comprensorio già detto «Rione del Re».
Via del Dittamo (foto Iogna)
Via Angelo Di Valentini (foto Iogna)
Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 3.
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DI VITTORIO - DOMUS CIVICA
DI VITTORIO Giuseppe, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via dei Gravisi. C.A.P. 34148.
Intitolata con Del. Cons. n. 245 d.d. 14.4.1970 al dirigente sindacale e uomo politico Giuseppe Di Vittorio, nato a Cerignola (Foggia) nel 1892 e morto a Lecco nel 1957; dirigente dal 1912 della Camera del lavoro di Cerignola, socialista, venne eletto deputato nel 1921 e nel 1924 divenne comunista. Condannato in contumacia a dodici anni di carcere (1925), visse in Francia e successivamente partecipò alla guerra civile di Spagna in qualità di commissario politico delle brigate internazionali. Dopo il se- condo conflitto mondiale fu segretario generale della C.G.I.L. (dal 1945), membro della Costituente e deputato; dal 1953 fu presidente della Fede- razione Sindacale Mondiale.
Lungo la strada sorgono esclusivamente case dell'I.A.C.P. Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 462.
DOBERDÒ, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Nazionale a via di Prosecco. C.A.P. 34016.
Intitolata con Del. Pod. n. 426 d.d. 23.4.1938. Doberdò del Lago, co- mune in provincia di Gorizia (ab. 1417), centro di probabile origine al- tomedioevale vicino ad alture già sede di castellieri. Sottoposto alla con- tea di Gorizia, l'insediamento è ricordato dal 1494 e nel 1524 è indicato come comune «formato secondo le antiche consuetudini slovene». Dopo la parentesi napoleonica appartenne al comune di Sagrado (1814-1850) e nel 1850 divenne comune autonomo. Nota per le vicende legate al primo conflitto mondiale, la cittadina venne a trovarsi in prossimità del fronte, posto lungo il confine occidentale del comune. Dopo il secondo conflitto mondiale parte del territorio comunale venne ceduto alla Jugoslavia. Dal 1971 il lago di Doberdò è stato posto sotto la tutela della Regione in quanto località di particolare interesse naturalistico.
Lungo via Doberdò, poco dopo l'incrocio con la via dei Salici, verrà a trovarsi il nuovo ingresso dell'ala nuova del cimitero di Opicina, il cui progetto è ora in fase esecutiva (prog. ing. A. Sello e arch. G. Sforzina, impr. edile Valleverde s.r.l.).
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, I, Firenze 1985, pp. 236-240; Trampus, La chiesa e la parrocchia di Opicina, «AMSIASP», vol. XXXVI, Trieste 1988.
DOCCE, via delle, San Giovanni. Da piazzale V. Gioberti, dietro la chiesa di S. Giovanni. C.A.P. 34128.
Denominazione risalente al1912; si tratterebbe di toponimo suggerito dalla
vicinanza dei resti dell'acquedotto di San Giovanni. Doccia è infatti un «tubo o condotto di lamiera, terracotta o altro», atto a convogliare l'acqua dalle vicine sorgenti; si tratta di termine attestato altrove, in tale forma e
con tale significato, fin dal XIII secolo.
Lungo via delle Docce sorgono prevalentemente, nel tratto iniziale, edi- fici dell'I.A.C.P.
Al n. civ. 34 si trova la Casa di riposo e attività educatrice delle Suore scolastiche del terz'ordine di San Francesco. Casa canonicamente eretta il
20.7.1949.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 58; Cortelazzo-Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 2, Bologna 1980, p. 358; Annuario dioc., Trieste 1985, p. 141.
DOMUS CIVICA, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia alla strada vecchia per l'Istria. C.A.P. 34148.
Dal 14.2.1949 (delibera Giun. Mun. n. 147) «per la strada sulla quale si apre l'ingresso collettivo alle abitazioni popolari amministrate dal Comune,
Via Giuseppe I)i Vittorio (foto logila)
Via Doberdò (foto Iogna) Via delle Docce (foto Iogna)
DONADONI - DONADONI
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Via Domus Civica (foto Iogna)
Via Casimiro Donadoni (foto Iogna)
è adottato il nome di via Domus Civica», come da motivazione ufficiale.
La strada prese il nome dal primo edificio destinato ad alloggio della po- polazione meno abbiente, a sinistra della via Flavia. Venne eretto nel 1934 dal Comune con parte del patrimonio delle fondazioni Antonio Caccia e Maria Burlo-Garofolo; il progetto, affidato all'I.C.A.M. (Istituto Comunale Abitazioni Minime), venne steso dall'ing. Gersich e dall'arch. Gardi; sulla facciata si leggeva, a caratteri cubitali, « DoMus CIVICA I FONDAZIONE I ANTONIO CACCIA I E MARIA BURLO I GAROFOLO I ANNO XII E.F. I» , con l'alabarda e tre grandi fasci littori.
Bibl.; Anonimo, Un'istituzione che onora Trieste-la Domus Civica, «Il Piccolo>, 3.11.1934.
DONADONI Casimiro, via, Barriera Vecchia. Da via dei Piccardi a via delle Settefontane. C.A.P. 34141.
Dalla seconda metà del secolo scorso ricorda il patrizio triestino Giovanni Casimiro Donadoni, nato il 20 novembre 1662 da Francesco, un berga- masco stabilitosi a Trieste nel 1660. Compiuto il ciclo di studi presso i Gesuiti nella città natale, comune sede d'istruzione per i giovani nobili locali, Donadoni si recò a Padova ove frequentò quella Università: Gio- vanni Casimiro Donadoni di Francesco «furlan triestino» risulta iscritto dal 1683 alla «università leggista», vale a dire al corso di giurisprudenza; lau- reatosi verso il 1686, risulta iscritto quello stesso anno alla «università ar- tista», riguardante gli studi di filosofia, medicina e teologia, pur non es- sendo noto se e quando concluse questo nuovo ciclo di studi. Ritornato in patria, servì la propria città come amministratore pubblico: nel 1691 risulta vice-cancelliere del Comune, nel 1710 e nel 1716 fu giu- dice e rettore, nel 1690 e nel 1695 era già stato curatore degli interessi comunali a Graz e poi a Vienna. Esercitò pure la professione di notaio e di avvocato e in tale qualità è ricordato nel 1714.
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DONAGGIO - DONAGGIO
Donadoni è ricordato negli annali della storia cittadina per essere stato, assieme al patrizio Gabriele Marenzi, peroratore della causa del portofranco a Graz e a Vienna davanti al sovrano Carlo VI (novembre 1717). Dona- doni presentò all'imperatore un memoriale sulla città, corredato da una pianta topografica che dimostrava quanto fosse più adatta Trieste, contro Buccari e altri porti, all'istituzione di un portofranco. L'importanza e gli effetti positivi di quel memoriale sono riconosciuti, pur se oggi sono state messe in rilievo altre concause favorevoli a Trieste, come i pareri di Eu- genio di Savoia e di Annibale Alfonso di Porcia. Casimiro Donadoni, ad ogni modo, venne elevato a gloria «nazionale» triestina e fu considerato per tutto l'Ottocento uno dei massimi artefici del portofranco; tanto che nel 1876 ne nacque una polemica di carattere «storico», quando i discen- denti di G. Marenzi pubblicarono una serie di documenti atti a rivendi- care, contro Donadoni, i meriti del loro antenato.
Processato nel 1720 per avere abusato dei poteri connessi alle sue cari- che, venne condannato al bando perpetuo e, prima che la sentenza avesse esecuzione, fuggì da Trieste per stabilirsi in territorio veneto, a Muggia. Nel 1728, probabilmente per riconquistare il favore degli amministratori triestini, pubblicò a Lubiana (Tip. G. Mayer) una relazione della visita a Trieste dell'imperatore Carlo VI con una difesa apologetica della città; ol- tre a ciò sembra avesse scritto in altri tempi poesie d'occasione oggi per- dute.
Morì a Muggia verso il 1730.
Il gruppo di case dell'I.A.C.P. compreso tra le vie C. Donadoni, V. da Feltre e P. Petronio (fondi n. tav. 593 e 604) venne costruito nel 1926.
Al n. civ. 28 si trova la scuola elementare oggi intitolata a U. Gaspardis, attivata nel 1892-1893 nell'edificio appositamente costruito.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 59; A. Costa, Studenti foroiuliensi orientali, triestini ed istriani all'Università di Padova, «AT», s. II, vol. XXI, Trieste 1896-1897, p. 185; de Jenner, Biografie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. ill B 4, c. 134; Filipuzzi, Trieste e gli Asburgo, Udine 1988, pp. 99-100; P. Kandler, Per la esaltazione del Consigliere municipale Stefano di Conti, Trieste 1861; F. Marenzi, Die Freyhafens-Erklàrung Triests, Triest 1876; P. Covre, G.C. Donadoni: un controverso personaggio triestino, «QGS», a. II, n. 1, Trieste 1981, pp. 13-16; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 50; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 119.
DONAGGIO Rodolfo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Quarta laterale sinistra di via G. Levitz. C.A.P. 34148.
Intitolata nel 1974 a Rodolfo Donaggio, nato a Trieste i12 7 ottobre 1844, operaio tipografo di sentimenti patriottici e irredentistici. Amico di Ca- prin e degli intellettuali liberali di Trieste, Donaggio si arruolò nelle file garibaldine nel maggio 1866, dopo avere raggiunto Roma avendo lasciato Trieste con il pretesto di lavorare in una tipografia di Firenze; arruolato nella 23a compagnia destinata al Trentino, Donaggio fu tra gli occupatori di Bezzecca. Ferito il 21.7.1866, venne fatto prigioniero a Condino e quindi trasferito a Jakubovaz (Croazia). Rientrato a Trieste nel 1867, Donaggio continuò il lavoro presso la tipografia Weis, fu attivo membro della «So- cietà Operaia» e della «Società dei Tipografi», della quale fu direttore dal 1881; successivamente divenne direttore della tipografia del Lloyd austro- ungarico. Morì a Trieste il 9 febbraio 1900. Fu autore di alcune memorie autobiografiche e di altri scritti minori.
Bibl.: Anonimo, Rodolfo Donaggio (necr.), «L'Indipendente», 10.2.1900; Anonimo, Rodolfo Donaggio (necr.), «Bollettino della Federazione della Società dei tipografi e arti affini», Trie- ste 10.2.1900; R. Donaggio, Memorie garibaldine e altri scritti, a cura di E. Guagnini, Trieste 1973; A. Gentile, Eroi garibaldini della Venezia Giulia, «L'Indipendente», 31.12.1910; P. Sti- cotti, Dal diario di un garibaldino, «P0», a. II, Trieste 1941, p. 18; G. Mariani, Antologia di scrittori garibaldini, Rocca San Casciano 1962, p. 126; M. Saccenti, Scrittori garibaldini, «Convivium», n.s., n. 4 1959, p. 471-482; S. Comes, Chiaroscuro di un mito-note sulla let- teratura garibaldina, Roma 1972, pp. 32, 60-61.
Via Rodolfo Donaggio (foto Iogna)
DONATELLO - DONATO 212 DONATELLO, via del, San Giovanni. Da via S. Cilino a via delle
Linfe. C.A.P. 34128.
Dal 13.2.1903 reca il nome dello scultore Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello (Firenze 1386-1466); tra le sue opere: il David (1408, Fi- renze), il S. Giorgio (1416 c., Firenze), il Monumento equestre a Gatta- melata (1447-1453, Padova).
Via del Donatello (foto Iogna)
Vici San Donato (foto Iogna) \t`
Del Donatello parlò a Trieste il 10.5.1906, per la Società di Minerva, lo storico dell'arte Adolfo Venturi (Modena 1856- S. Margherita Ligure 1941) nell'ambito di un ciclo di conferenze su Maestri dell'arte italiana dal
secolo XIII al secolo XVI.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 59; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 100-101; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, pp. 163-164.
DONATO San, via, San Giovanni. Da via Giulia a via S. Cilino. C.A.P. 34126.
Denominazione apposta con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 a ricordo di un San Donato «martire triestino».
San Donato, in realtà, non compare nel martirologio triestino e neppure è menzionato come martire triestino da autori moderni. Il sacerdote Do- nato, invece, è ricordato nella passio dei martiri di Concordia, che ri- corda questo personaggio come un cristiano di Vicenza giunto a Concor- dia per battezzare persone del luogo e decapitato nel 304 d.C.
Un San Donato vescovo, figlio di Crescentino, è ricordato poi come ori- ginario dell'Istria; ordinato prete ad Aquileia, si sarebbe ritirato in Dalma- zia all'epoca delle persecuzioni ordinate da Diocleziano; scoperto nel 304 e superati i supplizi del fuoco e delle fiere, si recò successivamente in Egitto e divenne vescovo di Tmuis. Fu martirizzato nel 316 sotto Licinio.
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DONIZETTI - DONOTA
Bibl.: M. Belli, Concordia e i suoi SS. Martiri, Portogruaro 1904, pp. 49-58; P. Zovatto, Le origini del cristianesimo a Concordia, Udine 1975, pp. 20-21; G. Cuscito, Hoc cubile sanctum- contributo per uno studio sulle origini cristiane in Istria, «AMSIASP», vol. XIX, n.s., Trieste 1971, pp. 80-81; A. Niero, Santi aquileiesi e veneti in Dalmazia, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXVI, Udine 1985, pp. 275-285.
DONIZETTI Gaetano, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Seconda laterale destra di via San Francesco d 'Assisi, fino a via C. Battisti. C.A.P.
n. 1 e n. 2: 34125; dal n. 3 a fine: 34133.
Denominazione apposta il 13.2.1903; Gaetano Donizetti, musicista com- positore, nacque a Bergamo nel 1797 e studiò con S. Mayr e a Bologna con S. Mattei. Esordì nel 1818 con l 'opera Enrico di Borgogna; tra le sue più note opere teatrali: Elixir d'amore (1832), Lucia di Lammermoor (1835), il Don Pasquale (1843). Fu pure autore di oratori, inni, cantate e di brani di musica strumentale. Morì a Bergamo nel 1848.
Le sue opere furono tra le più rappresentate al Teatro Nuovo (poi Grande) di Trieste nei primi decenni dell'Ottocento.
Al n. civ. 3 si trova un edificio del 1903 (impr. Martelanz & C.) cui segue, al n. civ. 5, un altro edificio in stile liberty del 1906 (impr. Martelanz & C.).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 59; Della Corte-Gatti, Dizionario di Musica, Torino 1959, pp. 192-194; Levi-Botteri-Bremini, Il Comunale di Trieste, Udine 1962, p. 33; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 221.
DONOTA, piazza di, San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via di Donota. C.A.P. 34121.
Denominazione antichissima, attestata almeno dal XIV secolo, di origine non accertata. Certamente Donota indicava, fin dal Medioevo, una delle principali porte della città: Donote Ianua riportano gli Statuti comunali del 1350; successivamente il termine divenne odonimo e come tale si è conservato fino ai nostri giorni.
Interpretazioni ottocentesche vogliono far derivare il termine Donota dal fatto che la porta in questione sarebbe stata l'unica aperta anche di notte; L. de Jenner suppose un'origine dall'antroponimo femminile Donata, poiché una Donata ved. di Cadolo dei Cadoli avrebbe posseduto nella zona beni immobili (a. 1349). Si tratta di etimologie prive di fondamento, come quella proposta dal Pinguentini che, con riferimento a una zona paludosa e ricca di canneti, suppose un'origine dal greco (!) «donakeús» = canneto, canna, termine epico del greco seriore.
Gli edifici all'angolo piazza di Donota-via della Piccola Fornace vennero demoliti nell'aprile 1935. Il gruppo di case verso via delle Candele è stato ristrutturato nel 1983-1985 dall'I.A.C.P. per conto del Comune di Trieste.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 59-60; Statuti di Trieste del 1350, a cura di M. de Szombathely, Trieste 1930, p. 164; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Bologna 1969, p. 123; «I1 Piccolo», 12.12.1985.
DONOTA, via di, San Vito-Città Vecchia. Da largo Riborgo a via del Seminario. C.A.P. 34121.
Reca la stessa denominazione dell'omonima piazza. La strada aveva inizio, originariamente, dalla scomparsa piazzetta San Giacomo; l'intera zona mutò aspetto nell'aprile 1935 con la demolizione di un gruppo di dodici case comprese tra le vie di Donota, della Ghiaccera e di Riborgo che portò alla creazione dell'attuale largo Riborgo. Gran parte delle abitazioni poste a destra di via di Donota scomparve tra il 1934 ed il 1937 con l'atterra- mento del quartiere di Rena sorto sull'area del teatro romano, poi ripor- tato alla luce; l'ultimo gruppo di costruzioni, verso via del Collegio, venne demolito in quanto pericolante negli anni 1965-1967.
Sulla facciata del palazzo al n. civ. 1(cosiddetto grattacielo Cernitz-Opiglia) si trova una lapide con iscrizione che ricorda la nascita, avvenuta in edi -
I'ia Gaelano Doìzizelli (fotoIogna)
Piazza di Donota (Foto Iogna)
DUCA D'AOSTA - DUCA D'AOSTA
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Via di Denota (foto Iogna)
Via Emanuele Filiberto Duca D 'Aosta (foto Iogna)
Via di Donota (foto Iogna)
ficio preesistente, del patriota Giuseppe Revere: ((QUI SORGEVA LA CASA l DOVE IL 28 SETTEMBRE 1812 l NACQUE I GIUSEPPE REVERE '/ DRAMMATURGO E POETA / DEI LIBERI FATI D ' ITALIA ASSERTORE / SUGLI SPALTI DI ROMA / CON LA SPADA GARIBALDINA / NEL 140 ° ANNIVERSARIO IL COMITATO TRIESTINO l DELL ' ISTITUTO PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO)).
All'angolo via di Donota-via Battaglia si rinvennero nel 1981, nel corso di interventi di ristrutturazione edilizia, importanti resti romani; gli scavi, con- tinuati nel triennio successivo, misero dapprima in luce i resti, a contatto diretto con la roccia marnoso-arenacea, di un edificio romano risalente al I sec. d.C.; in epoca posteriore e in parte sulle macerie di questo edificio crol- lato, venne costruito un sepolcreto con recinto formato da grandi lastre di calcare; queste strutture furono ripulite e consolidate nel 1982-1984. Gli studi hanno evidenziato tre fasi di utilizzo del recinto, una prima (fine I-inizio II sec.d.C.), una seconda con tombe a fossa (entro la seconda metà del IV sec.) ed una terza con sepolture in casse e in anfore (IV sec.-VI sec. d.C.). L'im- portante ritrovamento ha fornito la conferma del fatto che la via di Donota ricalca il tracciato di una strada romana, ritenuta forse un prolungamento del cardo maximus. Il complesso archeologico è stato aperto al pubblico, con l'allestimento di un Antiquarium, il 14.12.1985.
Nello stesso periodo (1982-1984), e in tutta prossimità, si rinvenne parte delle strutture medioevali della torre di Donota che, consolidate, ospi- tano attualmente il ricordato Antiquarium.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 59-60; «RMCT», a. X, Trieste 1937, pp. 49- 55; F. Maselli-Scotti, Scavi della Soprintendenza archeologica di Trieste 1980-1982, «AM- SIASP», vol. XXXI, n.s., Trieste 1983, pp. 249-252; F. Maselli-Scotti, Scavi della Soprinten- denza archeologica di Trieste 1983-1985, «AMSIASP», vol. XXXIII, n. 5, Trieste 1985, pp. 244-246; L'antiquarium di via Donota, «Il Piccolo», 13.12.1985; Maselli-Scotti, Notiziario, «Aquileia Nostra», LII, 1981, pp. 233-236; F. Maselli-Scotti, Necropoli romana (Scavi 1981- 82)-Trieste; «Ritrovamenti archeologici, recenti e recentissimi nel Friuli-Venezia Giulia»,
Trieste 1982, pp. 99-108; Scenari della vecchia Trieste-via Donota, «Il Piccolo», 8.11.1931.
DUCA D'AOSTA Emanuele Filiberto, via, San Vito-Città Vecchia. Da piazza A. Hortis a largo Papa Giovanni XXIII. C.A.P. 34123.
Già tratto di via Santi Martiri, ebbe denominazione nuova con Del. Pod. n. 2117 d.d. 30.12.1931.
Emanuele Filiberto di Savoia duca d'Aosta nacque a Genova nel 1869; ufficiale di carriera, ottenne nel 1917 il comando della III armata ope- rante sul Carso, portandola alla conquista di Gorizia e fino all'Hermada. Dopo la disfatta di Caporetto la fece ripiegare sul Piave dove, nel giugno 1918, combattè gli austriaci nella battaglia del Solstizio. Nel 1920 venne promosso generale d'esercito per meriti di guerra e nel 1926 fu nominato Maresciallo d'Italia. Morì a Torino nel 1931 e venne sepolto a Redipuglia.
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DUCA DEGLI ABRUZZI - DUDOVICH
Sulla facciata di palazzo Vivante in largo Papa Giovanni XXIII, a monte di via Duca d'Aosta, venne apposta nel 1919 una targa marmorea con l'i- scrizione: «IN TRIESTE REDENTA I TENNE QUI I DAL MCMXVIII AL MCMXIX III, COMANDO I DELLA TRIONFALE SUA TERZA ARMATA I S.A.R. I EMANUELE FILIBERTO DI SA - VOIA I DUCA D' AOSTA I AMATO E DESIDERATO I » .
Al n. civ. 2 della strada si trova l'ingresso di palazzo Bardeau poi Czwie- tovich, sede fino al 1986 del Provveditorato agli Studi. L'edificio ospitò dal 1860 al 1929 il Tribunale Provinciale, il Tribunale Commerciale e Ma- rittimo, la Procura di Stato e la Corte d'Assise, fino al compimento del nuovo Palazzo di Giustizia in foro Ulpiano.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 109-110; Diz. stor. pout. ital., Firenze 1971, p. 1160; L. Franzoni, II vecchio palazzo dell'ex Tribunale e gli ultimi bagliori del neoclas- sico a Trieste, «Il Piccolo», 9.2.1930; L. Franzoni, Il palazzo dei Conti Bardeau già sede del
Tribunale, «PO», II s., Trieste 1966, pp. 243-246.
DUCA DEGLI ABRUZZI Luigi Amedeo, piazza, Città Nuova-Barriera Nuova. All'inizio di corso Cavour, sulla riva sinistra del Canal Grande. C.A.P. 34132.
Con Del. Pod. n. 742 d.d. 15.4.1933 si diede nome «allo spiazzo fra le vie G. Rossini e Valdirivo, delimitato a mare dal recinto del porto Vittorio Emanuele II e dal nuovo Idroscalo».
Luigi Amedeo di Savoia-Aosta duca degli Abruzzi nacque a Madrid nel 1873; celebre per le sue crociere di circumnavigazione del globo e per le spedi- zione artiche compiute con la nave Stella Polare, compì esplorazioni sul Ru- wenzori e sul Karakorum. Durante il primo conflitto mondiale fu coman- dante in capo delle forze navali italiane e nel 1919 compì l'esplorazione del corso inferiore dello Uebo Scebeli (Somalia); lì fondò una colonia agricola, che prese il nome di Villaggio Duca degli Abruzzi, e vi morì nel 1933.
Al n. civ. 1 si trova il cosiddetto «grattacielo» (o «grattanuvole» nella ver- sione popolare/affettiva) opera dell'arch. A. Berlam (1928) mentre, al n. civ. 2, si trova il Palazzo delle Assicurazioni Generali eretto nel 1886 dagli arch. L. Zabeo ed E. Geiringer. Reca il n. civ. 3 la casa del Lavoratore Portuale eretta dall'arch. G. Zaccaria nel 1939 sul sedime della vecchia pescheria mentre invece si trova al n. civ. 5 l'Idroscalo costruito su pro- getto dell'ing. C. Pollack (1931).
Bibl.: Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 1161; F. Benuzzi, Il duca degli Abruzzi alpinista (nel 50° anniversario della morte del nostro socio onorario), «AG», vol. LXXIX, 1, Trieste 1985, pp. 8-15; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, pp. 72-74; Anonimo, Il nuovo palazzo all'imboccatura del Canale, «Il Piccolo» 21.10.1926; Anonimo, Un grattanuvole nel cielo di Trieste, «I1 Piccolo» 27.7.1928.
DUDOVICH Marcello, via, San Giovanni. Laterale destra di via D. Chiesa. C.A.P. 34128.
Del pittore Marcello Dudovich la strada reca il nome dal 15.7.1969 (Del. Cons. n. 552); nato a Trieste nel 1878, Dudovich studiò a Trieste con i pittori Grimani e Rietti e a Monaco di Baviera con von Stuck. Dal 1897 visse a Milano dedicandosi all'attività di cartellonista, che più lo rese noto in Italia; nel 1911 si trasferì in Germania facendosi apprezzare come di- segnatore (collaborò alla rivista S e m p l i c i s s i m u s ) specializzandosi nella il- lustrazione della moda. Come pittore eseguì prevalentemente ritratti, par- ticolarmente femminili. Rientrato in Italia, continuò ad operare a Milano ove morì nel 1962.
Bibl.: S. Sibilia, Pittori e scultori di Trieste, Milano 1922; R. Curci, Marcello Dudovich car- tellonista 1878-1962, Trieste 1976; Autori Vari, Dudovich e C.-i triestini nel cartellonismo italiano, Trieste 1977; V. Strukelj, Cartellonistica, in Enciclopedia monografica del Friuli- Venezia Giulia, 3* * *, Udine 1980, pp. 1845-1854; M. Dudovich, Corso-Album, Trieste 1985; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988.
Via Marcello Dudoi>icb
Nella pagina seguente: Piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi

217
E
ECONOMO G io v a n n i e Demetrio, v ia , San Vito-Città Vecchia.
Da via del Lazzaretto Vecchio a via di Campo Marzio. C.A.P. 34123.
Via Giovanni e Demetrio Economo (foto logna)
Già tratto di via del Lazzaretto Vecchio, ebbe nuova denominazione nel 1879, per ricordare i fratelli Economo proprietari di uno stabilimento a vapore nelle vicinanze e istitutori di una fondazione per sussidi ad operai
indigenti.
Demetrio A. Economo, nato a Salonicco, commerciante preparato e ca- pace, fu primo assessore della Comunità Greco-Orientale nel 1865 e nel 1866 e negli anni 1869-1870 ne fu il governatore. Morì a Parigi il 9 agosto
1878 e l'anno seguente A. Goracuchi gli dedicò la sua Egloga pel 1879 (Tip. Lloyd Austriaco, Trieste 1879): «Alla memoria / di / Demetrio A. Economo / macedone / prepotente genio commerciale / che / nell'indu- stria riconoscendo una fonte indefettibile di prosperità / con savio accor- gimento / grandioso eresse molino a vapore / in Trieste / per cui diè po- tente spinta al progresso / accrebbe il lustro della città / a centinaia di famiglie procacciò pane / né di ciò pago / allorché si sentì venir meno le forze all'assiduo travaglio / apprezzando nella propria la dignità dell'one- sto operaio / rotto dalle fatiche fisiche / volle / tuttoché padre felice di numerosa prole / insieme ad altre benefiche splendide largizioni / ingente somma destinare / a sollievo della classe operaia / mediante instituzione sapientemente ordinata / cui / per un atto che non ricorda né modello né esempio. / Giovanni A. Economo / dedicò altrettanta somma ad onorare fino a più tardi secoli / colle benedizioni del povero artiere / l'estinto ve- nerato fratello /» . Con testamento d.d. 9.3.1877 lasciò 20.000 fiorini al- l'Istituto dei Poveri e 40.000 fiorini al Comune di Trieste per la costi- tuenda fondazione Economo. In vita, inoltre, contribuì finanziariamente per la premiazione annuale ad Atene di traduzioni in lingua greca di opere classiche e per la premiazione di studenti di musica all'Odeon della città ellenica.
Giovanni A. Economo barone di San Serff, fratello del precedente, nac- que a Salonicco il 20 marzo 1834 e morì a Trieste il 26 aprile 1921; fu
EDERA - EINAUDI 218 uno dei promotori del futuro porto industriale con la costituzione, nel
Vicolo dell'Edera (foto logna)
1905, dell'Associazione per ifondi di Zaule.
Casa Economo, costruita dall'ing. C. Vallon nel 1879, si trova ai nn. civ.
14-16.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 60; A. de Goraucchi, Attrattive di Trieste, trad. it., Trieste 1977, pp. 83-84; Franzoni, G. Righetti, «P0», a. XXVI, Trieste 1956, p. 379; L'In- dipendente, 17.8.1878 e 21.8.1878; I1 Cittadino, 17.8.1878; A. Papaioannu, La biblioteca della comunità greco-orientale di Trieste, Trieste 1982, pp. 57-65.
EDERA, vicolo dell', Cologna-Scorcola. Da via di Cologna, verso monte Fiascone. C.A.P. 34127.
Denominazione risalente al 1912 e sostituita nel 1915-1918 con il nome di «via Monfalcone», perché ritenuta allusiva al Partito repubblicano. Edera è fitonimo indicante un genere di pianta delle Araliacee, in particolare la
specie Hedera helix diffusa nei paesi mediterranei; cresce abbarbicandosi a rocce e alberi, produce fiori e frutti bacciformi. Nell'antichità era con- siderata simbolo della fedeltà.
Al n. civ. 5 di vicolo dell'Edera si trova la scuola materna «Ferrante Aporti», istituita nel 1927.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 60; Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1967, p. 867; Il Comune di Trieste nel primo decennio fascista,
Trieste 1932, p. 86.
EINAUDI Luigi, via, San Vito-Città Vecchia. Da piazza N. Tommaseo a piazza della Borsa. C.A.P. 34121.
Via Luigi Einaudi (foto Iogna)
Già via della Borsa, ebbe denominazione nuova con Del. Cons. n. 281
d.d. 2.4.1974.
Luigi Einaudi, economista e uomo politico, nacque a Carrù (Cuneo) nel 1874. Studioso di scienze finanziarie e storico-economiche, fu dal 1902 docente di Scienza delle finanze all'Università di Torino. Saggista, gior- nalista e scrittore di valore, fu esponente di rilievo del Partito Liberale mantenendo sempre un orientamento conservatore. Membro dell'Acca- demia dei Lincei, divenne senatore nel 1919 e dal 1943 al 1945 visse in Svizzera. Rientrato in Italia, divenne componente della Consulta, Gover- natore della Banca d'Italia (1945-1948) e Ministro del bilancio (1947). Dal
1948 al 1955 fu Presidente della Repubblica Italiana. Fu a Trieste nel no- vembre 1954 e in quell'occasione gli venne conferita dalla locale Univer-
219
ELIA - EMO
sità degli Studi la laurea honoris causa in Economia e commercio. Come studioso di storia economica si interessò del pensiero del triestino Anto- nio de Giuliani, dando sul personaggio e sulla sua opera giudizio positivo nel saggio Lo squilibrio fra rustici prodotti e cittadini consumatori causa di decadenza delle nazioni («Rivista di storia economica», Torino, giu- gno 1936). Morì a Roma nel 1961.
Al n. civ. 2 di via L. Einaudi, sulla facciata laterale dell'edificio della Borsa vecchia, si trova la targa bronzea fusa dallo scultore A. Canciani nel 1923 che ricorda come: « VITTORIO EMANUELE III I PRIMO RE NOSTRO I ALLE SORTI DI TRIE - STE INTENDENDO I AUGUSTA SOLLECITUDINE I QUI ACCOLSE / L ' OMAGGIO ESULTANTE I DELLA CAMERA DI COMMERCIO I E D 'INDUSTRIA I IL XXIII MAGGIO MCMXXII I» .
All'angolo con piazza della Borsa ebbe luogo nel 1947 la manifestazione ricordata da una lapide posta sulla facciata del palazzo del Tergesteo: « QUI IL 1O FEBBRAIO 1947 / 154.000 CITTADINI I FIRMARONO SOLENNE GIURAMENTO I DI FE- DELTA ALLA PATRIA I 1 O FEBBRAIO 1948 I A RICORDO LA LEGA NAZIONALE / D.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 24-25; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 483; V. D'Aroma, Luigi Einaudi maestro d'economia e di vita, «NA», a. 118, vol. 552, fasc. 2147, Firenze 1983, pp. 92-117; R. Faucci, I due dopoguerra di L. Einaudi; finanza pubblica e problemi istituzionali, «Società e Storia», a. 6, Milano 1983, pp. 589-616.
ELIA Enrico, via, Roiano-Gretta-Barcola. Sesta laterale sinistra di via Commerciale. C.A.P. 34135.
Ad Enrico Elia la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 179 d.d. 9.2.1968.
Nato a Trieste il 26 maggio 1891, Elia studiò dapprima a Trieste e poi filologia all'Università di Firenze; arruolatosi volontario nell'Esercito ita- liano il 24.5.1915 (2° Regg. Fanteria), cadde sul Podgora il 19 luglio 1915 e ricevette alla memoria la croce al merito di guerra. Studioso di lettera- tura e di musica, Elia fu esponente del decadentismo giuliano e si accostò a Firenze alla corrente culturale futurista e vociana. Si interessò di musica folkloristica e classica, della letteratura verista francese e della narrativa naturalista italiana di G. Verga. Una raccolta di suoi scritti venne pubbli- cata postuma nel 1922 (Scritti di Enrico Elia).
Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 20; B. Maier, Ritratto di Enrico Elia, in Autori Vari, Ebrei e Mitteleuropa, cultura, letteratura e società-Atti XVI Incontro culturale, Gorizia-Brescia 1984, pp. 284-290; U. Saba, Prose, Milano 1964, pp. 766-777; E. Elia, Schegge d'anima, intr. di E. Guagnini, Pordenone 1981; B. Maier, Dimen- sione Trieste-Nuovi saggi sulla letteratura triestina, Milano 1987, pp. 234-240.
EMO Angelo, via, San Giacomo. Da via Navali a via C. Colombo. C.A.P. 34144.
La Giunta Municipale intitolò questa strada, all'epoca ancora in progetto, con delibera del 12.6.1925 n. 54 all'ammiraglio veneziano Angelo Emo, nato a Malta nel 1731; di famiglia patrizia veneziana nota già dal XII se- colo, Angelo Emo condusse la flotta di Venezia a importanti vittorie mi- litari contro i corsari barbareschi a partire dal 1757 presso Corfù e Du- razzo. Ammiraglio dal 1767, sconfisse successivamente il Bey di Algeri determinando la conclusione di un importante trattato favorevole a Ve- nezia (1786); morì a Malta nel 1792.
L'Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste conserva (segn. MS. 2-109) un «Registro Lettere, Ducali e Decreti dell'Eccellentissimo Se- nato, e Memoriali de privati, come pure il carteggio tenuto dall'Eccellen- tissimo Cavalier Angel Emo Honorevol Procurator e Capitano Estraordi- nario delle navi con li Eccellentissimi Proveditori Generali de mar» del 1788-1790 circa.
Gli edifici dell 'I.A.C.P. all'angolo via Navali-via Emo vennero costruiti nel 1926.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 60; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. MS. 2-109.
Via Enrico Elia (foto logna) Via Angelo Emo (foto Iogna)
ERBERTI - ERICA
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Via Francesco Erberti (foto Iogna)
ERBERTI Francesco, via, San Giacomo. Da via B. d'Alviano a via A. Emo. C.A.P. 34144.
Con Del. Cons. n. 202 d.d. 11.3.1975 venne stabilito di intitolare a F. Erberti un tratto di via B. d'Alviano, laterale dell'omonima arteria stra- dale
Di Francesco Erberti (Herbert), triestino, molto scarse sono le notizie bio- grafiche; è ricordato solamente per la sua partecipazione alla prima guerra d'indipendenza. Nel luglio 1849 era caporale allo Stato Maggiore del «Bat- taglione Italia Libera)) e partecipò alla difesa di Marghera e di Chioggia e alle azioni contro gli avamposti austriaci in Canal di Valle; lì cadde il 1 ° luglio 1849.
Bibl.: G. Stefani, Giuliani e Dalmati nella prima guerra d'indipendenza, in Autori Vari, La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849, III, Udine 1949, pp. 66-137 ; E. Jger. Storia documentata dei Corpi militari veneti, Venezia 1880, p. 425.
ERBETTE, via delle, Barriera Vecchia. Prima laterale destra di via E. Tarabocchia. C.A.P. 34129.
Denominazione ottocentesca; questa strada, secondo E. Generini, «ebbe il nome dal terreno già coltivato a barbabietole, volgarmente erbette, at- traverso il quale venne aperta, col succo delle cui foglie C.L. Chiozza dava il colorito ai saponi della sua fabbrica)).
Il toponimo deriva dalla voce dialettale triestina arbeta (anche erbeta) = barbabietola; è voce semidotta dal lat. herba beta a noi giunta per aplologia, ossia per la caduta della sillaba ba.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 164; Ravasini, Compendio, Trie- ste 1929, pp. 60-61; Doria, Grande dizionario del dialetto triestino, Trieste 1984, p. 34.
EREMO, via dell' , Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Quarta laterale sinistra di via dei Piccardi. C.A.P. dal n. 1 al n. 17 e dal n. 2 al n. 8: 34141; dal n. 10 al n. 18: 34142; dal n. 19 al n. 75 e dal n. 20 al n. 138: 34139; dai nn. 77 e 140 a fine: 34142.
Denominazione ottocentesca di incerta origine: Generini (1884) la giusti- fica notando la ubicazione della strada in una zona limitrofa della città, Ravasini (1929) vuole l'origine dall'abitazione isolata di qualche eremita (XV sec.). Più recentemente altri hanno ipotizzato un riferimento all'Her- mitage, settecentesco villino di campagna dei conti de Pontgibaud-La- brosse tuttora esistente al n. civ. 61 di via D. Rossetti; si tratta però di ipotesi priva di fondamento, sia per la lontananza dell'edificio dall'attuale via dell'Eremo, sia per la mancanza di indizi che documentino un recu- pero dotto di voce in lingua francese a Trieste sconosciuta e relativa a edificio privo di effettivo valore storico.
Originariamente il tratto di strada fra via dei Piccardi e via D. Rossetti recava il nome di «via Media)).
Reca il n. civ. 4 un villino costruito dall'arch. R. Berlam nel 1904. Ai nn. civ. 5-15 si trova villa Modiano.
Bibl.: Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 164; Ravasini, Compendio, Trie- ste 1929, p. 61; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; O. de Incontrera, Giuseppe La- brosse e gli emigrati francesi a Trieste, «AT», s. IV, vol. XXIV, Trieste 1962, p. 132.
ERICA, scala dell', Roiano-Gretta-Barcola. Da via di Verniellis a via Commerciale. C.A.P. 34134.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne dato un fitonimo a questa strada che si trova in una «zona di vie di nomi di piante e di fiori)).
L'erica (Erica carnea 1.) è pianta della famiglia delle Ericacee, diffusa an- che sul Carso, specialmente nei boschi e sui pendii aridi.
Via delle Erbette (foto Iogna) Via dell'Eremo (foto Iogna)
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ERICA - ERMADA
È perenne, fiorisce in marzo-giugno e fruttifica; le sommità fiorite, essic- cate, hanno proprietà medicinali (diuretica e antisettica).
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 200.
ERICA, via dell ' , Roiano-Gretta-Barcola. Da vicolo delle Rose a scala dell'Erica. C.A.P. 34134.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne dato a questa strada lo stesso fitonimo apposto all'omonima scala.
ERMACORA Sant ' , via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Montorsino a piazza tra i Rivi. C.A.P. 34135.
Così intitolata nel 1887 per la vicinanza alla chiesa dei SS. Ermacora e Fortunato, eretta nel 1858-1862.
Ermacora sarebbe stato discepolo di San Marco, da lui consacrato primo vescovo ad Aquileia. La Passio dei santi Ermacora e Fortunato risale al IX sec. d.C. ed è tramandata attraverso codici dei secoli XI-XII; all'aposto- lato di Sant'Ermacora gli studiosi ricollegavano pure l'origine delle Chiese istriane.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 61; G.C. Menis, La Passio dei santi Ermacora e Fortunato nel cod. B. 4 della Biblioteca Guarneriana, «Studi di Letteratura popolare friu- lana», I, 1969, pp. 15-21; G. Cuscito, Il primo Cristianesimo nella Venetia et Histria-Indagini e ipotesi, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXVIII, Udine 1986, pp. 264-266.
ERMADA, via dell', Altipiano Est (Villa Opicina). Da piazzale Monte Re verso l'altura dell'Obelisco, fin oltre la S.S. 202. C.A.P. 34016.
Ricorda dal 23.4.1940 (Del. Pod. n. 426) il monte Ermada (o Hermada, o monte Querceto) presso Duino (prov. Trieste), alto m. 323. Fu teatro di aspri scontri durante il primo conflitto mondiale, quando rappresentò un caposaldo della difesa dell'Esercito austriaco; alle sue falde si trova un monumento commemorativo con la frase: ((COMANDO TERZA ARMATA I RISPET - TATE IL CAMPO DELLA MORTE E DELLA GLORIA I». Nei pressi si trovano le rovine del castelliere dell'Hermada superiore e di quello dell'Hermada inferiore.
Bibl.: Cumin, Guida della Carsia Giulia, Trieste 1929, p. 223.
Via dell'Erica (foto Iogna) Via Sant'Ermacora (foto Iogna)
Scala dell'Erica (foto Iogna)
Via dell'Ermada (foto Iogna)
ERRERA - EUROPA 222
t 'ia (,'arlo Errera (foto IOgna)
ERRERA Carlo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Laterale destra di via G. e S. Caboto. C.A.P. 34148.
Ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) Carlo Errera, nato a Trieste il 3 dicembre 1867; dapprima studioso di letteratura, si dedicò poi, alla storia della geografia e alla cartografia nautica, in particolare dei secoli XV e XVI. Fu docente nell'Università di Pisa dal 1907 e poi nell'Università di Bolo- gna, dal 1912. Autore di numerosi saggi scientifici sulla storia della geo- grafia e delle esplorazioni, pubblicò anche il volume, di notevole successo editoriale, L 'epoca delle grandi scoperte geografiche (3a ed., Milano 1926). Si interessò pure di storia della cartografia regionale e pubblicò un im- portante saggio Di Pietro Coppo e della sua opera 'De toto orbe' (1520) (Atti dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna», Classe di Scienze Morali-Rendiconti, s. III, vol. VII, 1933-1934). Tra le sue opere si ricorda ancora Italiani e slavi nella Venezia Giulia, Novara 1918.
Morì a Bologna il 27 maggio 1936.
Bibl.: C. Errera, Scritti geografici scelti e ordinati a cura del Comitato nazionale per la geo- grafia del C.N.R., pref. di R. Almagià, Bologna 1937.
EUFEMIA Santa, androna, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di salita al Promontorio. C.A.P. 34123.
Denominazione risalente al 1873 che ricorda la vergine e martire triestina Eufemia, venerata il 17 novembre e ricordata assieme alla sorella Tecla. Entrambe sarebbero state martirizzate nel 256 d.C. sotto gli imperatori Valeriano e Gallieno: così la tradizione. La Passio medioevale che ricorda il loro martirio è stata oggetto di attenti studi scientifici e da tempo gli studiosi specialisti concordano nel ritenere che probabilmente il culto triestino di Eufemia e Tecla sia qui giunto da Aquileia, ove si venerano martiri omonime; si tratterebbe inoltre di un culto riferibile alle martiri orientali Eufemia di Calcedonia e Tecla di Iconio, diffuso nella regione con un trasferimento di reliquie.
Inattendibile risulta di conseguenza la tradizione che vuole sorgesse la casa delle martiri ove oggi si trova la chiesa di San Silvestro, tradizione che identifica il sito come uno dei primi luoghi di culto cristiani della città. Venuta meno l'attendibilità di tale tradizione rimane ancora da verificare l'identificazione del sito come uno dei primi luoghi di culto del cristia- nesimo triestino.
Gli edifici che sorgono in androna S. Eufemia appartenevano tutti agli inizi del Novecento a G. Economo e figlio.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 61; G. Cuscito, San Giusto e le origini cristiane di Trieste, «AT», s. IV, vol. XXXI-XXXII, Trieste 1969-1970, pp. 10-12; G. Cuscito, Difficile dare a San Silvestro le patenti di chiesa paleocristiana, «VN», 20.10.1967; Cuscito, Storia di Trieste Cristiana attraverso le sue chiese, vol. I, Trieste 1982, pp. 35-38; F. Lanzoni, Le ori- gini delle diocesi antiche d'Italia, vol. II, Roma 1923, p. 864.
EUROPA, piazzale, Cologna-Scorcola. Tra via Fabio Severo e via A. Valerio. C.A.P. 34127.
Si tratta di «denominazione simboleggiante la unità Europea [...] assegnata in ottemperanza a quanto disposto dal Ministro dell'Interno con circolare [...] pervenuta alla Segreteria della Commissione toponomastica in alle- gato alla nota n. XXV/a/20 d.d. 5.3.1958 della locale Prefettura»; così dal 6.3.1961 (Del. Cons. n. 59).
L'intitolazione venne suggerita a seguito della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957), cioè del trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (C.E.E.) e del trattato istitutivo della Comunità europea dell'e- nergia atomica (Euratom). Quello relativo alla Comunità Economica Eu- ropea stabilisce l'instaurazione di un mercato comune generale, il pro- gressivo ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri e
Androna Santa Eufemia (foto Iogna)
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EUROPA - EUROPA
Piazzale Europa (foto Iogna)
uno sviluppo armonioso e continuo delle attività economiche, provve- dendo alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali nel- l'ambito comunitario. Il trattato istitutivo della Comunità europea dell'e- nergia atomica prevede invece lo sviluppo delle industrie nucleari e il mi- glioramento del tenore di vita negli stati membri, un mercato comune dei materiali e delle attrezzature speciali e delle materie fissili.
Al n. civ. 1 si trova il complesso dell'Università degli Studi di Trieste; l'edificio principale, che prospetta piazzale Europa e che ospita anche il Rettorato, venne costruito dagli arch. U. Nordio e R. Fagnoni (prima pie- tra posta il 19.9.1938) e l'atrio dell'ala destra è decorato con mosaici pa- vimentali di U. Carà. Il complesso venne inaugurato dal Ministro Gonella il 3.11.1950; gli edifici della Facoltà di Ingegneria vennero costruiti nel 1965-1971 su progetto dell'arch. U. Nordio mentre la nuova Casa dello studente è opera dell'arch. R. Boico (1974). Il bassorilievo posto alla base dell'avancorpo di destra dell'edificio principale venne scolpito dal fioren- tino M. Moschi (1943); quello dell'avancorpo di sinistra, che ha di fronte una statua Minerva dello scultore M. Mascherini, fu posto nel secondo dopoguerra.
L'attuale Università degli Studi di Trieste deriva dal R. Istituto Superiore di Studi Commerciali che con R.D. 8 agosto 1924 n. 1338 assunse il nome di Regia Università degli Studi Economici e Commerciali; con R.D. 8 lu- glio 1938 n. 252, infine, divenne Università degli Studi. Alla Facoltà di Economia e Commercio seguì l'istituzione della Facoltà di Giurisprudenza (R.D. 8.7.1938), della Facoltà di Lettere (1943, conval. G.M.A. 8.11.1945), della Facoltà di Ingegneria (1945, istituita nominalmente già nel 1942), della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali (1946), della Fa- coltà di Magistero e della Facoltà di Farmacia (1955-1956), della Facoltà di Medicina (1965), della Facoltà di Scienze Politiche (1970).
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Rettori furono i prof. A. Asquini (1924-1926), G. Morpurgo (1926-1930), M. Udina (1930-1939), G. Ferrari dalle Spade (1939-1942), M.E. Viora (1942-1944), G. Roletto (Prorettore, 1944-1945), L. Sana (Prorettore, 1945- 1946), A.E. Cammarata (1946-1952), R. Ambrosino (1952-1958), G. Ori- gone (1958-1972), G. de Ferra (1972-1981), P. Fusaroli (dal 1981).
Gli edifici dell'I.A.C.P. ai nn. civ. 2-5, progettati dallo studio Ghira-Polacco, vennero costruiti nel 1926.
Bibl.: F. Pasini, L'Università italiana a Trieste, Firenze 1910; M. Udina, Origine e sviluppo della Università di Trieste, in Autori Vari, Per conoscere Trieste, Trieste 1955, pp. 159-171; M.E. Viora, L'Università degli Studi di Trieste, «Umana», a. VII n. 1, Trieste 1958, pp. 13-29; [G. Conetti], Celebrazioni per il 50" anniversario della istituzione della Facoltà di Giurispru- denza (catalogo mostra storica), Trieste 1988; G. Contessi, Umberto Nordio-architettura a Trieste 1926-1943, Milano 1981, pp. 134-138; Mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (ca- talogo), Trieste 1972, p. 22; Autori Vari, Romano Boico architetto, Trieste 1987, p. 118; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, p. 51; G. Pitacco, L'Università di Trieste nei ri- cordi parlamentari, «PO», a. VIII, Trieste 1938, pp. 370-375; F. Pasini, La storia delle lotte per l'Università di Trieste, «P0», a. VIII, Trieste 1938, pp. 376-389.
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FABBRI, scala dei, San Vito-Città Vecchia. Da piazzetta S. Lucia a piazza Cornelia Romana. C.A.P. 34124.
Scala dei Fabbri (foto M.Iogna)
Denominazione estesa a questa scala il 2 7.7.1903 e originariamente apposta alla sola via dei Fabbri; si tratta di toponimo suggerito dalla presenza in quella zona, verso la metà del secolo scorso, di numerose officine di fabbri.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 61; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1903).
FABBRI - FABIO SEVERO
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Via dEi labbri (foto M.logna)
FABBRI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da piazza Cornelia Romana a salita dei Montanelli. C.A.P. 34124.
Toponimo ottocentesco, dovuto alla presenza in quella zona, verso la metà del secolo scorso, di numerose officine di fabbri. Con delibera Del. Mun. del 13.6.1905 n. 14308/04 venne esteso il nome di via dei Fabbri alla parte superiore di via dei Crociferi.
Dalla Guida generale della città di Trieste del 1857 risulta che nella strada vi erano in quell'epoca ancora due officine di fabbro-ferraio, quella di Giuseppe Antonich (già al n. tav. 1883) e quella di Antonio Zigoi (già al n. tav. 1923), trasferite già nel 1863.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 61; Guida generale della città di Trieste, Trieste 1857, p. 74.
FABBRICA, via della, Barriera Vecchia. Prima laterale destra di via delle Settefontane, termina in viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34138.
Reca dal secolo scorso questo toponimo, legato alla presenza di una fab- brica di pece, chiusa verso il 1870. Si trattava probabilmente della fab- brica di Enrico d'Italia, che ancora nel 1867 era in attività in quella zona.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 61; Almanacco e guida scematica di Trieste per l'anno 1867, Trieste 1867, p. 112.
FABIO SEVERO, via, Città Nuova-Barriera Nuova/Cologna Scorcola. Da piazza Dalmazia a piazzale Europa. C.A.P. dal n. 1 al n. 39 e dal n. 2 al n. 30: 34133; dai nn. 41 e 32 a fine: 34127.
Già tratto dalla «strada nuova d'Opicina», ebbe nuova intitolazione nel 1887 (delibera Del. Mun. d.d. 25.4.1887), dapprima fino all'altezza del- l'attuale n. civ. 97, poi estesa fino all'attuale piazzale Europa. La strada venne ideata fin dal 1825 e il progetto definitivo, del 1828, venne realiz- zato dall'imprenditore V. Valle. L'opera viaria fu solennemente inaugu- rata il 30 maggio 1830 e venne aperta al pubblico il 1° settembre di quello stesso anno: la costruzione comportò ingenti spese che spesso maldestra- menti si cercò di contenere: «Credo che il conte Hujn, per avere il nome d'autore di quella strada» — commentava inoltre con sarcasmo D. Ros- setti — «abbia nei calcoli fatto mettere lucciole per eseguire lanterne. E allora Valle, se non aprì bene gli occhi, si abbrustolirà sicuramente le mani. Ma forse che l'olio della chiesa gli sanerà la piaga. Né quest'olio mancherà perché lo paga la città Pantalona». Per l'inaugurazione la Società di Mi-
nerva fece coniare una medaglia commemorativa (inc. F. Putinati).
Lucio Fabio Severo da Tergeste, figlio di Fabio Vero, fu senatore romano nel II-III sec. d.C. e, ancora giovane, venne effigiato in una bronzea statua equestre eretta dai concittadini nel foro in segno di gratitudine per l'o- pera da lui svolta a Roma, in particolare ottenendo la cittadinanza romana e la possibilità per i rappresentanti dei Carni e dei Catali, popolazioni cir- convicine, di concorrere all'edilità.
Si trova al n. civ. 7 di via Fabio Severo il palazzo della RAI-Radio Tele- visione Italiana, opera dell'arch. A. Cervi (1962-1964); di fronte, alla base del muraglione che sostiene via di Romagna, s'aprono gli accessi, alcuni oggi impraticabili, di un vasto complesso antiaereo creato dalle truppe tedesche durante il II conflitto mondiale, utilizzando un preesistente si- stema di gallerie, comunemente indicato come «Kleine Berlin». Le galle- rie, che hanno un sviluppo complessivo di circa un chilometro e 100 me- tri, erano collegate originariamente anche con il Palazzo di Giustizia in foro Ulpiano. Più avanti, lungo via Fabio Severo, reca il n..civ. 12 il nuovo palazzo «centro Hausbrandt» degli arch. Celli e Tognon (1978-1983), men- tre al n. civ. 20 è un edificio del 1925 (ing. Battigelli); si trova al n. civ. 26 una casa eretta dall'arch. G. Pagano-Pogatschnig (1936). L'Ospedale Mili-
Via della Fabbrica (foto M.logna)
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FABRA - FABRA
%io
tare (n. civ. 40) venne costruito nel 1856-1862 dall'ing. L. Buzzi ed è stato destinato alla chiusura nel 1988; seguono la cosiddetta «casa degli sposi» (n. civ. 97, arch. G. Baldini 1863), destinata ad alloggio gratuito per gio- vani coppie indigenti, e villa Ressel (n. civ. 92) sede della fondazione Io- sef Ressel; reca sulla facciata l'iscrizione a mosaico «F(erdinando) R(essel)- A(nno) D(omini) MCMVI-MCMLVI».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 62; G. Lettich, Osservazioni sull'epigrafe di Fabio Severo, «AT», s. IV, vol. XXXIII, Trieste 1973, pp. 25-74; Trampus, Appunti per una storia di Opicina, «AT», s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, pp. 117-124; A. Tanzi, Alcune lettere del dott. Domenico de Rossetti, Milano 1879, p. 193; Acocella, Celli-Tognon opere d'archi- tettura, Firenze 1987; RAI-Radiotelevisione Italiana, La nuova Sede di Trieste, Roma 1964; C. Bevilacqua, L'Ospedale Militare a Trieste, Trieste 1983; P. Guglia-E. Halupca, I sotterra- nei di Trieste, Trieste 1988, p. 171; Franzoni, G. Righetti, «PO», a. XXVI, Trieste 1956, pp. 379-380, 456; Autori Vari, Gli affreschi di Carlo Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 101; L. Margetic, Accenni ai confini augustei del territorio tergestino, «ACRSR», vol. X, Trieste 1979-1980, p. 81; Autori Vari, Gotico quadrato nella metà dell'Ottocento triestino, Trieste 1986, pp. 41-58; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 2F8.
FABRA, ponte della, Barriera Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza C. Goldoni a via G. Carducci. C.A.P. 34122.
Toponimo ottocentesco di origine popolare, attestato almeno dal 1832: «ponte Farnedo vulgo della Fabra»; si tratta di voce dialettale di genere femminile, dalla voce antiquata dell'italiano letterario fab(b)ra.
La denominazione indicava originariamente uno dei ponti gettati oltre il torrente che scorreva in mezzo all'attuale via G. Carducci; nei pressi esi- steva l'officina di un fabbro, forse da identificare in quella di Antonio Mattei al n. tav. 1200 di contrada del Torrente, attualmente angolo via G. Car- ducci-via F. Crispi (isolato Chiozza); dopo la sua morte, l'officina venne gestita dalla moglie, la fabra appunto.
Via Fabio Severo (foto M.Iogna)
FACHINETTI - FACHINETTI
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Ponte della Fabra (foto M.Iogna)
Via Michele Fachinetti (foto M.Iogna)
Reca il n. civ. 1 palazzina Parisi, opera attribuita all'arch. Giorgio Polli (1912-1913) anche se i progetti recano la firma dell'ing. I. Piani; la deco- razione scultorea venne eseguita dall'artista Giovanni Mayer. Di fronte si erge palazzo Georgiadis, opera dell'ing. M. Pagliaro (1928).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 62; Zanni, Eclettismo e architettura industriale, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 113; Anonimo, Il nuovo palazzo al Ponte della Fabra, «Il Pic- colo», 5.8.1927; Tommaseo-Bellini, Dizionario della lingua italiana, 2, Torino 1880, p. 612; Prospetto della città porto franco di Trieste, Trieste 1832, p. 78.
FACHINETTI Michele, via, San Giacomo. Quinta laterale destra di via delle Campanelle. C.A.P. 34149.
Così intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Michele Fachinetti nacque a Visinada d'Istria il 7 ottobre 1812 da una fami- glia appartenente alla piccola nobiltà locale. Studiò presso gli Scolopi di Ca- podistria e si laureò in giurisprudenza a Padova, città nella quale entrò in contatto con il folto gruppo di intellettuali triestini, istriani e dalmati di sen- timenti patriottici e liberali. Rientrato nel borgo natale, si dedicò alla lettera- tura partecipando alle più importanti manifestazioni culturali della regione e mantenne stretti contatti con molti letterati e storici, onde evitare, così, che all'isolamento geografico venisse aggiungendosi quello culturale. Collaborò al periodico triestino La Favilla (1842-1846) e pubblicò nel 1848 una strenna dal titolo Preludio; partecipò alle manifestazioni politiche e patriottiche del 1848 risultando eletto, quello stesso anno, deputato all'Assemblea Costituente di Vienna. Dopo avere rinunciato all'incarico nel dicembre in segno di di- sapprovazione per la soluzione cruenta della insurrezione di Vienna, Fachi- netti fece ritorno definitivo a Visinada ove, pur essendo sorvegliato politico, continuò ad operare a livello culturale. Fondò e diresse il bisettimanale Il Popolano dell'Istria (1850-1851), collaborò con altri periodici regionali.
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FALCHI - FARINELLI
Poeta di una certa fama, tanto da meritare l'appellativo di «Pindemonte d'Istria», Michele Fachinetti fu autore di un poemetto (Frate Felice, 1847) e di molti sonetti, pubblicati postumi nel volume Poesie e prose curato da C. Combi (Tondelli, Capodistria 1865); il valore della sua opera poetica è certamente limitato, costituendo le sue liriche «una manifestazione pro- vinciale della poetica romantica e preromantica», frutto dell'attività di quello che è stato definito un «poeta della parrocchia». Lo stesso severo giudizio è stato dato su Fachinetti giornalista, autore di «prediche impron- tate a buon senso, a equilibrio morale e a carità e pietà istriana e sorrette da una cognizione precisa dei problemi e delle esigenze (anche sociali) dei suoi conterranei». È da ricordare infine il ruolo non indifferente avuto da Fachinetti nel processo di rinnovamento culturale italiano in Istria alla metà dell'Ottocento.
Morì a Visinada il 22 ottobre 1852.
Bibl.: G. Saba, Michele Fachinetti, «AT», s. IV, vol. XIV-XV, Trieste 1948, pp. 15-132; G. Saba, Michele Fachinetti, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, pp. 177-181; V. Monti, Gli amici del poeta M. Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 158-163; V. Monti, Il giornale letterario «La Favilla» e Michele Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 229-235; V. Monti, Idee politiche di M. Fachinetti e sua attività quale deputato, «PI», I s., a. VI, Capo- distria 1908, pp. 189-200; V. Monti, I manoscritti di M. Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodi- stria 1908, pp. 25-31; V. Monti, Una poesia inedita di M. Fachinetti, «PI», I s., a. VIII, num. spec., Capodistria 1910, pp. 42-43; V. Monti, Le poesie di M. Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 71-77; V. Monti, Le prose e gli scritti inediti di M. Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 115-119; V. Monti, Gli ultimi giorni di M. Fachinetti, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 225-232; B. Maier, Le prose di M. Fachinetti, «PI», III s., a. VIII, Pola 1958, pp. 9-13; S. Cella, Lettere del 1848 di M. Fachinetti, «PI», IV s., a. XI, Trie- ste 1960, pp. 37-48; B. Maier, La poesia di Michele Fachinetti, «RMCT», a. VI, n.s., n. 8-9, Trieste 1955, pp. 12-14; A. Fragiacomo, Michele Fachinetti poeta e uomo politico, »Gior- nale di Trieste», 31.3.1953; E. Apih, Catalogo analitico della stampa periodica istriana (1807- 1870), Trieste 1983, pp. 77-107; M. Bogneri, La stampa periodica italiana in Istria (1807- 1947), Trieste 1986, p. 11.
FALCHI, via dei, Barriera Vecchia. Seconda laterale destra di viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34137.
Toponimo ottocentesco (apposto nel 1887) che indica una androna prolun- gata con la costruzione, negli anni Trenta, di viale G. D'Annunzio: venne suggerito probabilmente dall'uso di quei rapaci per la caccia e non è fuori luogo ricordare la vicinanza di via della Tesa, il cui nome pure fa riferimento a un metodo di caccia, relativo in particolare alla cattura degli uccelli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 62.
FARINELLI Giuseppe, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via G. Paisiello a via P. Metastasio. C.A.P. 34148.
Intitolazione disposta con delibera Giun. Mun. n. 74 d.d. 11.4.1961.
Giuseppe Farinelli nacque a Este il 7 maggio 1769 e si chiamava in realtà Giuseppe Francesco Finco, prima che assumesse il nome d'arte.
Iniziò gli studi a Este con il m.o Lionelli, li continuò a Venezia con il m.o Martinelli e nel 1785 fu ammesso al Conservatorio della pietà dei Tur- chini a Napoli. Esordì come compositore melodrammatico con Il Dotto- rato di Pulcinella (1792) cui seguì l'oratorio Il regno del Messia (1795). Ebbe in quell'epoca notevole fama come operista, attivo nelle maggiori città italiane. Dal 1810 al 1817 visse fra Torino a Venezia finché, il 14 aprile 1817, ottenne dal governo austriaco l'incarico di maestro di cap- pella al Teatro Grande e di direttore della Cappella Civica a Trieste; qui trascorse il resto della sua vita, diradando la sua attività di operista e de- dicandosi principalmente alla direzione della cappella. Tra le sue opere, vennero date a Trieste in prima assoluta L 'Omaggio rispettoso (12.2.1825), Egeria (12.2.1826), Igea (1827) e Urania (1829).
Morì a Trieste il 12 dicembre 1836.
Lungo via G. Farinelli sorgono esclusivamente edifici dell'I.A.C.P.
Via dei Falchi (foto M.Iogna)
Via Giuseppe Farinelli (foto M.logna)
FARNETELLO - FAVETTI
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Via del Farrnne/elloo (foto 1I.Iogna)
Bibl.: Della Corte-Gatti, Dizionario di musica, Torino 1959, p. 216; C. Schmidl, Dizionario Universale dei Musicisti, Milano 1887, pp. 154-155; G. Radole, La civica cappella di San Giusto in Trieste, Trieste 1970, pp. 42-44; G. Radole, Farinelli Giuseppe, in Enciclopedia
della Musica, Milano 1964, p. 168; G. Radole, Ricerche sulla vita musicale a Trieste (1750- 1950), Trieste 1989.
FARNETELLO, via del, San Giovanni. Quinta laterale destra di strada per Longera. C.A.P. 34128.
La strada venne così denominata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Farnetello è toponimo di antica origine attestato dal XIV secolo e da ac- costare a Farnedo, nome della sovrastante altura. Farnadel trova attesta- zione dal 1381; nei secoli XV e XVI tale forma si alterna con quelle di Farnadiel, Farnidiel e Farnidel. Deriva dal lat. medioev. FARNETUM + suf- fisso -ELLUM.
Bibl.: Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 14, 26; M. Doria, La toponomastica ladina di Trieste..., Soc. Fil. Friul. (Atti 41° congr.), Udine 1964, pp. 48, 50; M. Doria, Etimi di toponimi triestini ed istriani: 4. Una reliquia «ladina» sul
Carso.Triestino-Fernetti, «PI», s. IV, a. XVIII, Trieste 1968, pp. 70-73.
FARNETO, via del, Chiadino-Rozzol/Barriera Vecchia. Dal termine di via Ginnastica a campo S. Luigi. C.A.P. 34142.
Denominazione ottocentesca che includeva un tempo anche l'attuale via Ginnastica. Farneto è toponimo medioevale che indicava il bosco e il colle di Chiadino.
Le prime attestazioni risalgono al secondo decennio del Trecento. Il to- ponimo, che trova corrispondenze in Istria e in altre zone d'Italia, deriva dal lat. FARNETUM = « bosco di farnie». Il settore del bosco più prossimo alla città, inoltre, venne chiamato popolarmente, fin dalla fine del secolo
scorso, «Bosco dei pini» o «Boschetto».
Al n. civ. 1-3 di via del Farneto, sui terreni già occupati dalla demolita villa Caccia (arch. G. Berlam, 1874), con il suo parco, è stato costruito nel 1950 il Poliambulatorio e sanatorio dell'I.N.A.M. (arch. R. Boico, G. Cervi
e V. Frandoli).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 62-63; Doria, Ai margini orientali della friu- lanità..., «Ce fastu?», a. XXXVIII, Udine 1960, pp. 15, 25; Codice diplomatico istriano, a cura di P. Kandler, I, Trieste 19862 , p. 339, doc. n. 180: A. de Goracuchi, Attrattive di Trieste, trad. it., Trieste 1977, p. 61; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
FAVETTI Carlo, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via G. Ascoli. C.A.P. 34136.
Ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) Carlo Favetti, nato a Gorizia il 30 agosto 1819; compì i primi studi nella città natale e si laureò in giurispru- denza all'Università di Vienna. Rientrato in patria nel 1846, entrò nello studio legale dell'avv. G. Rismondo e prese a frequentare gli ambienti politico-culturali patriottici e liberali della città isontina. Nel 1849, qual- che tempo dopo i noti fermenti rivoluzionari, ebbe l'idea di fondare un giornale politico intitolato Il Diritto, per la cui promozione pubblicò un manifesto (15.11.1849); con il 1° gennaio 1850, invece, diede alle stampe il trisettimanale Giornale di Gorizia, periodico di informazione sulla po- litica estera, sulla cronaca regionale e con commenti politici di orienta- mento liberale nazionale. La pubblicazione del giornale cessò nel febbraio del 1851 e per quasi vent'anni a Gorizia non si ebbero altri tentativi di giornalismo politico.
Segretario comunale dal 1851, Carlo Favetti fu poi membro del Consiglio comunale della città isontina e venne eletto Podestà il 29.4.1861, ma non potè assumere la carica per la mancata appróvazione sovrana. Arrestato nel 1866 con l'accusa di alto tradimento per essere stato trovato in possesso di una lettera nella quale era espresso il suo sentimento di italianità, venne con-
Via del Farneto (foto M.logna) Via Carlo Favetti (foto M.Iogna)
4,
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FELICE - FELTRE
dannato a sei anni di carcere duro da scontarsi nel penitenziario di Karlau. Intervenuta l'amnistia, fece ritorno a Gorizia ritirandosi a vita privata. Si de- dicò alla letteratura friulana scrivendo liriche e brevi drammi storici.
Morì a Gorizia il 30 novembre 1892.
Bibl.: R.M. Cossar, Carlo Favetti e l'italianità di Gorizia nella seconda metà dell'Ottocento, «SG», vol. XIII, Gorizia 1952, pp. 111-117; A. Venezia, Il pensiero politico di Carlo Favetti, «SG», vol. XV, Gorizia 1954, pp. 74-146; C. Venuti, Discorso commemorativo per la morte di Carlo Favetti, «SG», vol. XXI, Gorizia 1957, pp. 123-143; R.M. Cossar, Contese ottocen- tesche per l'italianità, «PO», a. XXXI, Trieste 1961, pp. 205-212; C. Pagnini, Carlo Favetti e il giornale di Gorizia, «Messaggero Veneto», 3.6.1948; M. De Grassi, Il giornalismo goriziano a metà dell'ottocento (1848-1851), Trieste 1974, pp. 13-19; G. Faggin, Letteratura ladina del Friuli, in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, 3* *, Udine 1979, p. 1252; C. Favetti, Rime e prose in vernacolo goriziano, Udine 1893.
FELICE San, via, San Giovanni. Al termine di via Giulia, parallela a via S. Donato. C.A.P. 34126.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne dato a questa strada il nome di San Felice «protettore triestino». In realtà San Felice non compare nel martirologio triestino. Ad Aquileia, invece, era venerato Felice compagno di Fortunato, martire oriundo di Vicenza, decapitato ad Aquileia durante la persecuzione di Diocleziano. Dopo qualche tempo la salma di Felice sarebbe stata restituita a Vicenza. La Passio, cioè la narrazione scritta del martirio, dovrebbe risalire al V o al VI sec. d.C., comunque ad epoca an- teriore il IX secolo.
Bibl.: G. Cuscito, Cristianesimo antico ad Aquileia e in Istria, Trieste 1977 [ma 1979], pp. 93-97.
FELLUGA Umberto, via, Chiadino-Rozzol. Da via C. de Marchesetti a via S. Pasquale. C.A.P. 34142.
Dapprima intitolata «via Muzio de Tommasini» (Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956), ebbe nuovo nome con delibera Giun. Mun. n. 84 d.d. 25.4.1960, in quanto la precedente denominazione era stata eccepita dalla Società di Minerva «perché si tratterebbe di un nome universalmente noto, come
già attribuito al Giardino Pubblico di via Giulia».
Umberto Felluga nacque a Isola d'Istria il 7 settembre 1893; giovane ir- redentista, venne condannato dal governo austriaco nel 1915 a dieci anni di carcere per sobillazione e scontò parte della pena, fino al termine del primo conflitto mondiale, nei penitenziari di Lubiana, Maribor e Graz. Dopo la liberazione si stabilì a Trieste divenendo impiegato comunale, impegnandosi politicamente nel partito repubblicano e schierandosi ben presto con l'antifascismo, posizione che determinò il suo licenziamento allorché rifiutò di iscriversi al Fascio di Trieste; da allora esercitò la pro- fessione di rappresentante (agente di commercio). Dopo il 1942 fu uno dei principali esponenti giuliani del Partito d'Azione e partecipò all'atti- vità del Comitato di Liberazione Nazionale giuliano, del quale fu uno dei rappresentanti al convegno di Milano (1944).
Arrestato nei primi giorni del settembre 1944, Felluga venne internato a Dachau ove morì il 6 aprile 1945.
Bibl.: G. Fogar, Sotto l'occupazione nazista nelle province orientali, Udine 1961, p. 165; T. Sala, La crisi finale nel litorale adriatico 1944-1945, Udine 1962, pp. 56, 113; G. Fogar, Dal- l'irredentismo alla resistenza nelle provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine 1966, ad indicem.
FELTRE Vittorino da, via, Barriera Vecchia. Prima laterale sinistra, dopo piazza del Perugino, di via delle Settefontane. C.A.P. 34141.
Così intitolata dal 13.1.1902 (delibera Del. Mun. n. 83523).
Vittorino Rambaldoni detto Vittorino da Feltre nacque verso il 1373; umanista, fu precettore alla corte di Mantova facendosi apprezzare per la
Vira ..an Felice (foto N1.logna)
Via Umberto Felluga (foto logna)
FELTRE - FELTRE
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Via Vittorino da Feltre (foto M.Iogna)
sua opera di educatore, che gli diede fama e che venne da lui compen- diata nelle Lettere. Morì a Mantova nel 1446.
Al n. civ. 11 si trova la chiesa di San Vicenzo de' Paoli. Verso la fine del secolo scorso venne avvertendosi l'esigenza di un nuovo edificio di culto nella zona di Chiadino e nel 1889 il comm. Federico Deseppi donò un fondo al limitare di via Petronio affinché vi fosse eretta una chiesa, nei pressi di un asilo infantile, l'Albertinum, oggi scomparso. I progetti ven- nero stesi dagli arch. G. Righetti ed E. Nordio, che idearono una spaziosa chiesa di tipo basilicale con facciata in stile neorinascimentale e capace di ospitare cinquemila persone. La prima pietra venne posta solennemente il 19 luglio 1890 nella festività di San Vincenzo de' Paoli; i lavori furono portati a termine, limitatamente al presbiterio, ad una parte dell'abside e ad alcuni locali attigui, nel 1891; nel gennaio 1892 tali strutture vennero benedette.
L'opera intera fu portata a compimento appena nel 1905 e la parrocchia venne istituita il 6 aprile 1908. Il campanile, costruito in parte tra il 1892 ed il 1914, venne completato nel 1934.
All'interno della chiesa, l'allegoria del catino absidale, raffigurante l'Apo- teosi della fede servita dalla penitenza e dalla castità, è opera del pit- tore C. Wostry (1925), così come allo stesso artista si devono le altre de- corazioni pittoriche. L'altare maggiore venne realizzato dall'arch. C. Bu- dinis (consacr. 25 ottobre 1930). Altre interessanti opere artistiche si tro- vano nelle cappelle laterali, tra cui le pale Ecce homo di A. Lonza e la Pietà di C. Wostry; il fonte battesimale, infine, è dovuto a C. Sbisà e a V. Frandoli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 63; G. Cuscito, La sesta parrocchia cittadina in Chiadino, «VN», 7.3.1986; G. Cuscito, La lunga interruzione dei lavori alla fabbrica di S. Vincenzo, «VN», 11.4.1986; G. Cuscito, La chiesa di S. Vincenzo finalmente benedetta nel 1905, «VN», 9.5.1986; G. Cuscito, L ' arredo liturgico di S. Vincenzo, «VN», 23.5.1986; Trie- ste, Archivio Diplomatico, segn. 13 D 1/9.
233
FENICE, galleria, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via C. Battisti a
via S. Francesco d'Assisi. C.A.P. 34125.
Attraverso casa Herrmanstorfer (via C. Battisti n. 6), ricostruita nel 1878 dagli arch. G. e R. Berlam, dopo che un incendio nel 1876 ne aveva de- terminato la distruzione, venne aperta nel 1954 una galleria, la cui co- struzione è ricordata dall'iscrizione: « GALLERIA FENICE I PASSAGGIO PRIVATO I PRO- PRIETÀ / EREDI HERRMANSTORFER / 11.2.1954».
Con Del. Cons. n. 241 d.d. 24.6.1960 venne stabilito di dare al passaggio il nome di «Galleria Fenice», a ricordo del teatro omonimo, poi trasfor- mato in sala cinematografica.
L'incendio del 1876 distrusse infatti, oltre a casa Herrmanstorfer, anche il teatro Mauroner che vi era ospitato al pianterreno; ricostruito l'edificio, il teatro venne rifatto su progetto dell'arch. R. Berlam e assunse il nome di «Anfiteatro Fenice» ad imitazione del più noto teatro di Venezia. Il sof- fitto venne dipinto da E. Scomparini; l'inaugurazióne avvenne il 27 ago- sto 1879 con «La forza del destino».
Con l'apertura della galleria, anche il vecchio teatro venne sottoposto a lavori di ristrutturazione (ing. C. Luci) onde trasformarlo in sala cinema- tografica, inaugurata 1' 11 febbraio 1954; nella sala d'ingresso furono posti pannelli dell'artista N. Perizi. La sala cinematografica, più recentemente, è stata danneggiata notevolmente da un incendio la notte del 15 dicembre 1988.
Bibl.; Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, pp. 111-112; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
FEROLLI Enrico, scala, Cologna-Scorcola. Da via Cologna a pendice dello Scoglietto. C.A.P. 34127.
La nuova scala costruita nella zona di Guardiella venne intitolata a E. Fe- rolli con Del. Comm. Prefett. d.d. 23.12.1926 n. 43/117-VIII-31/80-26.
Enrico Ferolli nacque a Trieste nel maggio 1841 da padre originario di Spilimbergo e da madre triestina. Iniziò a lavorare giovanissimo come operaio tipografo presso la tipografia Marenigh, passò poi allo stabilimento Stallecker e quindi alla tipografia Amati. Dopo un soggiono di qualche tempo a Zara, ritornò a Trieste e si fece notare per i sentimenti liberali e patriottici; nell'ottobre 1865 si trasferì a Roma ove lavorò presso la tipo- grafia della «Propaganda Fide», recandosi poco dopo a Napoli e stabilen- dosi infine a Firenze. In quella città fu in contatto con i patrioti giuliani emigrati e nel 1866 partecipò alle dimostrazioni per indurre il governo ad aprire gli arruolamenti dei volontari nelle file garibaldine. Arruolato nel VI Reggimento al comando del gen. G. Nicotera, Ferolli fu trasferito a Bari, città dalla quale Garibaldi intendeva operare uno sbarco in Dalmazia dando avvio a una insurrezione; abbandonato questo progetto, Ferolli venne destinato alla 24 » compagnia di volontari garibaldini e nel luglio 1866 partì con i commilitoni alla volta del Trentino. Impegnato nella bat- taglia di Condino il 16 luglio, venne ferito presso il ponte di Cimego (Trento). Dopo la battaglia di Custoza (21.7.1866) fu ricoverato all'ospe- dale di Trento e quindi in quello di Brescia. Rientrò convalescente a Fi- renze, portò la bandiera triestina durante le manifestazioni di esultanza per il ritorno del sovrano e, rimasto gravemente invalido per le ferite subite, ottenne una pensione dal governo italiano e il conferimento della meda- glia d'argento al valor militare. Nel 1867, arruolato con il nome fittizio di Degasperi, Enrico Ferolli partecipò al tentativo di provocare l'insurrezione a Roma e il 25 ottobre di quell'anno fu ucciso dai soldati del Papa nel lanificio Aiani in Trastevere (via della Lungaretta n. 97). Il suo nome è ricordato nella lapide lì posta nel 1877, decimo anniversario della morte.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 63; A. Gentile, Eroi garibaldini della Venezia Giulia, «L'Indipendente», 31.12.1910; P. Sticotti, Dal diario di un garibaldino, «P0», a. XI, Trieste 1941, pp. 18-33; G. Stuparich, Scrittori garibaldini, Milano 1948; R. Donaggio, Me- morie garibaldine e altri scritti-Cenni intorno alla vita di E. Ferolli, Trieste 1973; G. Coen Foschiatti, La partecipazione degli irredenti..., Trieste 1973, pp. 191-193.
FENICE - FEROLLI
Galleria Fenice (foto M.Iogna) Scala Enrico Ferolli (foto M.Iogna)
FERRARI - FERROVIA
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Via Paolo Ferrari (foto M.Iogna) Via Galileo Ferraris (foto M.Iogna)
FERRARI Paolo, via, Cologna-Scorcola. Da via G. Zanella a via G. Verga. C.A.P. 34127.
La strada ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il commediografo e let- terato italiano Paolo Ferrari. Nato a Modena nel 1822, fu autore di nume- rose opere drammatiche, spesso giudicate di scarsa naturalezza, tra cui La satira e Panini, Il duello, Il suicidio, Cause ed effetti. Morì a Milano nel 1889
Fu commemorato a Trieste da Alberto Boccardi, presso la Società di Mi- nerva, il 22 marzo 1889.
Bibl.: Dizionario Bompiani degli autori, 2, Milano 1987, p. 142. FERRARIS Galileo, via, San Vito-Città Vecchia. Da piazza
G.B. Vico a via della Fornace. C.A.P. 34131.
Denominazione risalente al 1899.
Galileo Ferraris, ingegnere e fisico italiano, nacque a Livorno Vercellese (oggi Livorno Ferraris) nel 1847; fondò la prima Scuola elettrotecnica ita- liana, annessa all'Università di Torino, costruì il primo motore a campo magnetico rotante e nel 1887 venne nominato senatore. Morì a Torino nel 1897.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 63.
FERRIERA, androna della, Barriera Vecchia. Prima laterale
sinistra di via P.R. Gambini. C.A.P. 34138.
Toponimo attribuito all'androna con Del. Cons. n. 97 d.d. 18.1.1967 e ri- preso dall'omonima strada (così intitolata dal 1877), oggi via P.R. Gambini.
Il nome venne suggerito dalla presenza della fonderia Holt, aperta lì vi- cino nella seconda metà del secolo scorso dall'inglese Thomas Holt (Man- chester 1816-Trieste 1891) e appartenuta in ultimo al nipote Thomas Holt Lloyd (Stockport 1871-Trieste 1952).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 63-64.
FERROVIA, via della, Altipiano Est (Villa Opicina). Nona laterale destra di via di Prosecco. C.A.P. 34016.
Androna della Ferriera (foto M.Iogna) Via della Ferrovia (foto M.Iogna) T
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FIANONA - FIANONA
Risale all'8.11.1929 (Del. Pod. n. 63/51-V-31/52-29) l'intitolazione della «strada d'accesso alla stazione della ferrovia Trieste-Piedicolle». La stazione ferroviaria di Opicina, al n. civ. 14, venne istituita il 15 dicembre 1864 lungo la linea della Ferrovia meridionale per iniziativa del nobile Giorgio Franul de Weissenthurn (n. 16.2.1814-m. 16.2.1885) che possedeva nelle vicinanze la sua dimora estiva. Con la costruzione della ferrovia Transal- pina (1906), mediante una curva di raccordo lunga 1,5 km. detta stazione venne collegata con la nuova linea. E da aggiungere, quale semplice cu- riosità, che il principale albergo del villaggio era situato nell'edificio oggi al n. civ. 37; si trattava dell'«Hótel Gomzy», dal nome del proprietario di origine ungherese (n. 2.8.1871-m. 12.11.1918).
Bibl.: G. Roselli, Trieste e la Ferrovia Meridionale, Trieste 1977, p. 47; Trampus, Appunti per una storia di Opicina, .AT., s. IV, vol. XLIV, Trieste 1984, p. 135.
FIANONA, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via dell'Istria a piazzale Valmaura. C.A.P. 34135.
Ricorda dal 18.1.1967 la cittadina istriana, ceduta con il Trattato di Pace del 1947 all' amministrazióne jugoslava.
Fianona è centro noto fin dall'epoca romana, il cui nome Flanona (atte- stato nelle fonti epigrafiche) servì ad indicare anche il golfo del Quarnero che in Plinio è detto Sinus Flanaticus. E posta a 168 m. sul livello del mare e venne distrutta dagli Avari nell'alto Medioevo; nel 1012 venne data in feudo al Patriarcato di Aquileia e dal 1410 fu sottoposta a Venezia, di- venendo uno dei baluardi contro gli Uscocchi. Dopo la Restaurazione co- nobbe vicende politiche comuni alle altre cittadine istriane. Monumenti principali: la parrocchiale dedicata a San Giorgio, le cui strutture originali risalgono al XV secolo, e la chiesetta di S. Zorzi alla sommità del rilievo su cui sorge il paese.
Via Fianona (foto M.logna)
FICO - FILZI
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Via del Fico (foto M.Iogna)
Bibl.: M. Gerbini, Fianona d'Istria-vicende del suo passato, Trieste 1973; M. Gerbini, Qua- derni di Fianona d'Istria, Trieste 1976; V. Girardi Jurkic, I nomi sulle epigrafi romane in Istria, «ACRSR», vol. XIII, Trieste-Rovigno 1982-1982, pp. 11-12.
FICO, via del, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via di Cavana. C.A.P. 34121.
Toponimo che, come per altre simili denominazioni stradali di Cittavec- chia, invalse nell'uso popolare tra Sette e Ottocento. E dovuto al fatto che nei pressi anticamente cresceva un fico.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 64.
FILZI Fabio, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Rossini a piazza Dalmazia. C.A.P. 34132.
Già via di Vienna, mutò intitolazione con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31 /5-11.
Fabio Filzi nacque a Pisino d'Istria nel 1884; vicino all'irredentismo fin da giovane, con lo scoppio del primo conflitto mondiale fu arruolato nell'E- sercito austriaco come soldato semplice ma dopo poco tempo riparò in Italia. Volontario nell'Esercito italiano, fu sottotenente degli alpini e nel luglio 1916, presso il Monte Corno, venne fatto prigioniero assieme a C. Battisti. Riconosciuto suddito austriaco e disertore, fu impiccato nel Ca- stello del Buon Consiglio di Trento.
Al n. civ. 1 di via F. Filzi si trova casa Scaramangà, edificio settecentesco rimaneggiato dall'arch. A. Buttazzoni nel 1837; dal 1962 è sede del Museo della Fondazione Giovanni Scaramangà di Altomonte (1872-1960), che rac- coglie la più ricca collezione di stampe, quadri e altre memorie storiche ri- guardanti Trieste; al n. civ. 4 è palazzo Terni (fine XIX sec.) cui segue, al n. civ. 6, casa Bletta (arch. E. Tureck, 1875). Il cinematografo «Vittorio Veneto», che ha sede nella parte postica del palazzo della Direzione compartimentale delle Ferrovie, all'angolo con via G. Galatti, venne inaugurato nel 1949 e in precedenza era stato teatro del Dopolavoro Ferroviario.
L'edificio più significativo nella strada è il palazzo già Hotel Regina, co- struito nel 1904 dall'arch. M. Fabiani (vetrate di K. Moser) quale sede del Narodni Dom e Hotel Balkan, centro culturale e ricreativo sloveno. In- cendiato nel 1920 per vendicare la morte di un giovane, il palazzo venne ristrutturato nel 1922 e accolse fino al 1976 l'Hótel Regina; acquistato dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, fu destinato dapprima a Casa dello Studente e dal 1988 è in corso di ristrutturazione quale sede della Scuola superiore di Lingue moderne per Interpreti e Traduttori, Facoltà dell'Università degli Studi di Trieste (prog. ing. D. Clescovich).
Via Fabio Filzi (foto M.Iogna)
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FIN - FITTKE
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 65; Diz. biogr. it., Firenze 1971, p. 542; Ano- nimo, Fabio Filzi a Trieste, «La Nazione», 6.2.1919; G. Stefani, I fratelli Filzi, «L'Alabarda», n. 3, Trieste 1919; G. D'Annunzio, Una famiglia di leoni, «La Vedetta d'Italia», Fiume 1919; Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, pp. 128-129; Archivio di Stato di Trento, Atti dei processi Battisti, Filzi e Chiesa, Trento 1934; F. Pasini, Fabio Filzi, «PO», a. V, Trieste 1935, pp. 159-167; C. Ambrogetti, I fratelli Filzi, Firenze 1935; C. Pagnini, Giovanni Scaramangà di Altomonte, Trieste 1960; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; E. Marini, La via Fabio Filzi, «Economia Giuliana», 1.7.1986; C. Schiffrer, Fascisti e militari nell 'incendio del Balkan, Estr. da «Trieste», a. X, n. 55, Trieste maggio-giugno 1963.
FIN, via de', San Vito-Città Vecchia. Da via S. Vito a via F. Cappello. C.A.P. 34124.
Denominazione ottocentesca che ricorda la famiglia de Fin, proprietaria di alcuni terreni nelle vicinanze.
A Trieste dal XVI secolo, i de Fin furono soprattutto uomini d'arme e di chiesa; il primo, Alessandro, giunse a Trieste nel 1542 dalla città di Ber- gamo ove era nato. Altro Alessandro è ricordato come notaio pubblico nel 1567 e risultava vivente nel 1581. Giovanni Francesco, nato a Trieste nel 1579, fece parte del Consiglio dei Patrizi dal 1618, fu civico ragio- niere e possedette terreni a Ponzano (S. Giacomo), ove fece costruire una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, detta «la piccola» per distin- guerla da altra dalla medesima dedicazione; libero barone del Sacro Ro- mano Impero dal 1643 (dipl. Ferdinando III), morì a Trieste nel 1651. Un altro Alessandro, nato a Trieste il 7.7.1635, dopo avere compiuto gli studi presso i Gesuiti fu, a quanto riferisce L. de Jenner, «accompagnatore» del- l'ambasciatore austriaco co. Leslie e dal 1673 visse alla corte della regina Eleonora di Polonia; morì nel 1709. Un Antonio, nato a Gradisca nel 1682, fu vicecapitano di Gradisca nel 1722, signore di Chersano e di Fiumicello, Capitano di Gorizia (1748), Consigliere cesareo e Luogotenente cesareo di Gorizia (1750); morì nel 1760. Giovanni Andrea, patrizio triestino nato nel 1671, lasciò invece traccia di sé per essere stato Capitano sostituto di Trieste nel 1723 e nel 1741; morì nel 1749. Da ricordare ancora un Ales- sandro (n. Trieste 1751-m. Gradisca? c. 1797) che, educato al collegio Theresianum di Vienna, fu membro dell'Arcadia goriziana facendosi ap- prezzare come verseggiatore e prosatore. L'ultimo membro del ramo prin- cipale della famiglia fu Giovanni Nepomuceno, ciambellano imperiale, nato a Trieste verso il 1804 e morto dopo il 1861.
Lungo la strada sorgono molti edifici proprietà del Lloyd Adriatico di As- sicurazioni.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 65; de Jenner, Genealogie triestine, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. l/1 B 3, cc. 297-319.
FIORDALISI, via dei, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via di Prosecco a via dei Papaveri. C.A.P. 34016.
La strada reca dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il fitonimo fiordaliso, nome volgare della pianta delle Composite Centaurea cyanus con infiorescenze azzurre, diffusa nei prati anche nelle nostre zone.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1976 2 , p. 1048.
FITTKE Arturo, via, Chiadino-Rozzol. Da via E. Scomparini a via I. Grilnhut. C.A.P. 34139.
La strada venne intitolata con Del. Cons. n. 416 d.d. 5.7.1966 al pittore triestino Arturo Fittke, nato nel 1873; studiò a Trieste con Eugenio Scom- parini e poi a Monaco di Baviera con Liebermann e von Uhde. Rientrato a Trieste, divenne impiegato alle Poste e continuò l'attività di pittore de- dicandosi alla paesaggistica e specialmente alla ritrattistica; espose alla Biennale di Venezia nel 1907. Sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private di Trieste. Morì suicida a Trieste nel 1910.
Via de' Fin (foto M.Iogna)
Via dei Fiordalisi (foto M.logna) Via Arturo Fittke (foto M.logna)
Bibl.: R. Da Nova, Arturo Fittke, Trieste 1979; R. Curci, Una monografia su A. Fittke, «AFAT», 5-6, Udine 1982, pp. 211-212; C. Rebecchi-Piperata, Arturo Fittke, «PI», III s., a. VI, Pola 1955, pp. 12-30; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988;
E. Schiffrer, Arturo Fittke, Trieste 1951; D. Gioseffi, Il messaggio di A. Fittke «dilettante domenicale» del pennello, «Giornale di Trieste», 2.4.1952.
FIUME, strada per, San Giacomo/Chiadino-Rozzol/Valmaura-Borgo San Sergio/San Giovanni. Continuazione di via Molino a Vento. C.A.P. dal n. 1 al n. 157 e dal n. 2 al n. 88: 34137; dai nn. 159 e 90 a fine: 34149.
Strada per Fiume (foto M.logna)
Denominazione attribuita ufficialmente alla strada con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919, ma invalsa nell'uso popolare già dal Settecento e dovuta al fatto che l'antica arteria stradale conduce, attraverso l'Istria, alla città di Fiume (popolarmente: strada di Fiume).
Lungo la strada si trovano alcune case risalenti ai primi anni del nostro secolo, tra cui l'edificio al n. civ. 4 del 1903-1904 (arch. Giovanni Mosco) e la casa al n. civ. 37 del 1914 (arch. Giusto Mosco). Ai nn. civ. 221-223 si trova il Preventorio Provinciale Antitubercolare di villa Sartorio, isti- tuito nel 1935 nel comprensorio della già villa Sartorio, donata al Comune nel 1911 dalla baronessa Anna Segrè-Sartorio.
Reca il n. civ. 511 l'edificio che ospita la sezione staccata della scuola media di lingua slovena dei Santi Cirillo e Metodio, con sede principale in via del Caravaggio n. 4.
Nei pressi della località di Cattinara si trova il nuovo complesso ospeda- liero, progettato nel 1965 dall'arch. D. Calabi di Venezia con ubicazione originaria presso l'ospedale di Santa Maria Maddalena (v. dei Modiano, 3). Alla morte del Calabi i progetti vennero in parte rielaborati dagli arch. L. Semerani e G. Tamaro Semerani e il sito definitivo venne individuato nei pressi di Cattinara; al nuovo progetto collaborarono gli arch. C. e L. Celli e D. Tognon. La prima pietra del complesso, la cui costruzione avrebbe dovuto essere portata a termine nel 1971, venne posta il 19 novembre 1966; i lavori di costruzione iniziarono nel maggio 1968 e si conclusero nel 1983.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 65-66; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 32; Biamonti, L'edilizia triestina fra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187; G. Pangher, Il progetto Cattinara da mito a realtà, Udine 1981.
FLAVIA, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da piazzale Valmaura al confine del Comune di Trieste. C.A.P. dal n. 1 al n. 53 e dal n. 2 al n. 66: 34148; dai nn. 55 e 68 a fine: 34147.
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FLEMING - FLUMIANI
Via Flavia (foto M.logna)
Venne così denominata nel 1940 la Strada Statale n. 15, il cui tracciato ricalca in parte la strada romana fatta costruire dall'imperatore Tito Flavio Vespasiano nel 78 d.C. e che rendeva più facili i collegamenti fra le città costiere dell'Istria.
Via Flavia era propriamente il tratto fra Trieste e Pola della strada ro- mana per Tarsatica e il nome è riportato su di un miliare rinvenuto a Pola, che ricorda l'ordine impartito da Vespasiano (viam Flav[iam f(ecit)]). La strada venne poi restaurata da Valentiniano, Valente e Graziano.
Le case ai nn. civ. 2-4, dell ' Istituto Autonomo Abitazioni Minime (I.C.A.M., poi I.A.C.P.), vennero costruite negli anni 1912-1914.
Bibl.: L. Bosio, Itinerari e strade della Venetia romana, Padova 1970, pp. 209-211; Castro, L'edilizia popolare a Trieste, Trieste 1984, p. 39; La zona industriale di Trieste-dizionario guida, Trieste 1984, pp. 178-182, 203-205.
FLEMING Alexander, via, Cologna-Scorcola. Dal tratto finale di salita Monte Valerio. C.A.P. 34127.
Già tratto di salita Monte Valerio, mutò denominazione con Del. Cons. n. 320 d.d. 6.5.1975.
Alexander Fleming nacque a Lochfield (Scozia) nel 1881; famoso batte- riologo, insegnò all'Università di Londra e compì importanti studi sco- prendo nel 1922 il lisozima (enzima presente in alcuni tessuti e liquidi animali che combatte alcuni batteri) e nel 1928 la penicillina, antibiotico usato terapeuticamente a partire dagli anni Quaranta. Nel 1945 ottenne il
premio Nobel per la medicina. Morì a Londra nel 1955.
Bibl. A. Maurois, La vita di Sir Alexander Fleming, trad. it., Milano 1960; A. Mezzian Web- ster, Biographical dictionary, Springfield 1960, p. 532.
FLUMIANI Ugo, via, Chiadino-Rozzol. Da via P. Revoltella a via M. D ' Angeli. C.A.P. 34139.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l'intitolazione di questa strada al pit- tore Ugo Flumiani, nato a Trieste nel 1876; studiò all'Accademia di Ve- nezia pittura paesaggistica con G. Ciardi e poi all'Accademia di Bologna architettura e decorazione. Dopo un soggiorno a Monaco di Baviera, fece ritorno a Trieste e divenne amico del pittore U. Veruda, iniziando così un lungo sodalizio artistico. Riuscì ad affermarsi con fatica, ma divenne pit- tore molto apprezzato dopo il primo conflitto mondiale, dedicandosi pre- valentemente alla paesaggistica, genere nel quale meglio rivelò
Via Alexander Fleming (foto M.logna) Via Ugo Flumiani (foto M.logna)
FOGAllARO - FONDA
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Via Antonio Fogazzaro (foto M.Iogna)
la propria tecnica e la propria originalità. Morì a Trieste il 30.11.1938; sue opere si trovano nella Galleria di Stato a Praga e a Trieste in collezioni pubbliche e private.
Bibl.: C. Galli, Ugo Flumiani, «La Panarie», a. X, n. 55, Udine 1933, pp. 44-46; Catalogo della Galleria d'arte moderna, Trieste 1933, p. 154; F. Firmiani-S. Molesi, La galleria d'arte mo- derna del Civico Museo Revoltella, Trieste 1970; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; Anonimo, Ugo Flumiani, «Il Piccolo», 1.12.1938.
FOGAllARO Antonio, via, Cologna-Scorcola. Da pendice dello Scoglietto a via A. Valerio. C.A.P. 34127.
Con Del. Pod. n. 6 d.d. 10.1.1942, alla scalinata a fianco degli edifici del- l'I.A.C.P. costruiti negli anni Venti, venne dato il nome di «via A. Fogaz- zaro» .
Nato a Vicenza nel 1842, Fogazzaro si dedicò alla letteratura e alla narra- tiva dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Università di Torino. Cat- tolico e vicino al Romanticismo, fu autore di numerose opere, anche di contenuto polemico; la più nota è Piccolo mondo antico che ha per sfondo le vicende risorgimentali. Tra i suoi altri scritti si ricordano Daniele Cor- tis, Piccolo mondo moderno, Il santo e Leila. Morì a Vicenza nel 1911.
Bibl.: Dizionario Bompiani degli autori..., 2, Milano 1987, p. 234.
FOLLATOIO, via del, Valmaura-Borgo San Sergio. Da piazzale U. Cagni a via Pietraferrata. C.A.P. 34148.
Con delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949 venne stabilito che «per la strada che si stacca dalla via Flavia presso il ponte ferroviario, s'incrocia con la strada vecchia per l'Istria e sbocca, più oltre, su un tratto di que- st'ultima, è adottato il nome di: via del Follatoio».
Follatoio è voce antiquata del linguaggio letterario che indica più frequen- temente uno «strumento da pigiar l'uva»; tuttavia, poiché il toponimo fa riferimento al ritrovamento dei resti di una bottega romana per la lavatura e smacchiatura dei vestiti (fullonica), sarebbe stato più preciso, in luogo di follatoio, l'uso del termine fullonica, voce tuttora esistente nella lin- gua italiana, sebbene di uso non comune.
La denominazione ricorda il ritrovamento, avvenuto nel 1886 ad opera di A. Puschi a sud di Servola, di un edificio romano con vari ambienti, vi- cino alla spiaggia, dotato pure di una fullonica. Il ritrovamento avvenne nel fondo n. tav. 1139 e mise in luce, oltre alle strutture murarie, anche una moneta di bronzo dell'imperatore Claudio (I sec. d.C.) e un fram- mento di orologio solare in pietra calcarea, depositato poi presso l'Orto Lapidario.
Bibl.: Tommaseo-Bellini, Dizionario della lingua italiana, Torino 1880, p. 852; Cortelazzo- Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 2, Bologna 1980, p. 446; A. Puschi, Re- lazione intorno alle scoperte archeologiche di San Sabba presso Trieste, «AT», s. II, vol. XII, Trieste 1886, pp. 376-400; G. Grablovitz, Frammento d'orologio solare rinvenuto a San Sabba presso Trieste, «AT», s. II, vol. XII, Trieste 1886, pp. 401-410.
FONDA Enrico, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Costalunga a via C. Dell'Acqua. C.A.P. 34149.
Il pittore Enrico Fonda è ricordato con questa strada dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60). Nato a Fiume 1 ' 8 novembre 1892, studiò architettura a Bu- dapest; affermatosi come pittore, partecipò al movimento del Novecento italiano e fu presente alle Biennali di Venezia del 1922 e del 1926. Tra- sferitosi in Francia ove venne accolto con notevole favore di critica, espose a Parigi nel 1928 al Salon d'Automne e morì in quella città di polmonite il 4 febbraio 1929.
Bibl.: Autori Vari, Arte nel Friuli-Venezia Giulia 1900-1950 (catalogo della mostra), Trieste 1982; Comune di Trieste, Catalogo della mostra postuma alla sala Costanzi di Trieste, Trie- ste 1979; G. Mesirca, L'ultimo viaggio di Enrico Fonda, «Fiume», a. V, n.s., n. 10, Padova
1985, pp. 25-50; [N. Barbantini], Mostra del pittore Enrico Fonda, Venezia 1949.
Via del Follatoio (foto M.Iogna) Via Enrico Fonda (foto M.Iogna)
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FONDERIA - FONTE
FONDERIA, via della, Barriera Vecchia. Da via G. Foschiatti a piazza dell'Ospitale. C.A.P. 34129.
Toponimo ottocentesco suggerito dalla presenza di una fonderia aperta nel 1826 da G. David & C.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 66.
FONTANA, via della, Città Nuova-Barriera Nuova. Terza laterale
destra di via Fabio Severo. C.A.P. 3413.3.
È un breve tratto di strada, quanto rimane dell'ottocentesca via della Fon- tana che, oltre via del Coroneo, reca oggi il nome di Francesco Rismondo. Con la costruzione del complesso carcerario di via del Coroneo la strada venne interrotta e ridotta alle attuali proporzioni. Aperta nel 1853, trasse il nome da una fontana costruita nei pressi, probabilmente quella che in una carta topografica del 1759 risulta indicata come Spannung recipient (castello d'acqua) lungo il percorso dell'acquedotto Teresiano, all'altezza dell'attuale incrocio tra via D. Rossetti e viale XX settembre.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 66; Autori Vari, Maria Teresa, Trieste e il porto (catalogo mostra), Trieste 1980, p. 138.
FONTANELLA, androna della, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via del Teatro Romano, di fronte alla Biblioteca Statale del Popolo. C.A.P. 34121.
Il nome dell'androna compare ancora nello stradario ufficiale del Comune di Trieste, anche se la zona ha subito notevoli trasformazioni a seguito delle demolizioni effettuate negli anni Trenta. Di fatto, l'androna della Fontanella è a stento riconoscibile nei resti di un vicoletto, ridotto nella lunghezza, inaccessibile e invaso dalla vegetazione; è circondato su tre lati dai resti delle facciate appartenute ad edifici ormai scomparsi.
Il toponimo, noto fin dal 1350 con riferimento a una zona fuori porta Cavana nei pressi dell'attuale via F. Venezian (Fontanelle, Fontaniellis), venne suggerito dalla presenza di una piccola fontana ad uso pubblico.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 66; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, pp. 14, 20.
FONTE, salita al, Barriera Vecchia. Da via Molino a Vento a via Rigutti. C.A.P. 34137.
Androna della Fontanella (foto M.Iogna) Salita al Fonte (foto M.Iogna)
Via della Fonderia (foto M.Iogna) Via della Fontana (foto M.Iogna)
Denominazione apposta nel 1887 (delibera Del. Mun. d.d. 25.4.1887), che ricorda probabilmente una presa d'acqua dell'Acquedotto romano che sembra scorresse a monte del torrente delle Settefontane.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 66; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 2F8; F. de Farolfi, Gli acquedotti romani di Trieste, «AMSIASP», vol. XIII, n.s., Venezia 1965, p.
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FONTE OPPIA, via, Servola-Chiarbola. Terza laterale sinistra di via dell' Istria. C.A.P. 34145.
Via Fonte Oppia (foto M.Iogna)
Con Del. Pod. n. 6 d.d. 10.1.1942 venne dato a questa strada, fino ad allora priva di intitolazione, un «antico nome locale». Fonte Oppia è ri- costruzione moderna, e per giunta errata, di un idronimo popolare indi- cante le sorgenti dell'acquedotto romano di Bagnoli. L'errore è da ascri- vere a Domenico Rossetti che denominò quella sorgente fonte Oppia, traducendo il termine sloveno Klincizza che ritenne derivato da klen = loppio (lat. opulu(m) = acero comune). In realtà l'idronimo deriva dallo
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sloveno dialettale glinscica da glina = argilla ma l'equivoco venne per- petuato fino ai giorni nostri. Nei pressi dell'attuale via Fonte Oppia ven- nero rinvenute nel 1902 le strutture murarie di un tratto dell'acquedotto romano e nel 1911, sul muraglione all'angolo con via dell'Istria, fu posta la lapide con iscrizione dettata da Attilio Hortis: «PER QUESTA VIA / L ' ACQUE- DOTTO / RINTRACCIATO NEL MCMII / DA FONTE OPPIA / MOVEVA / A TRIESTE ROMANA /» (collocata il 24.1.1911).
Bibl.: G. Sforzi, Acquedotto romano di Bagnoli, in V. Scussa, Storia cronografica di Trieste, Trieste 1863, p. 249; F. de Farolfi, Gli acquedotti romani di Trieste con particolare riguardo
all'acquedotto di Bagnoli, «AMSIASP», vol. XIII, n.s., Venezia 1965, p. 24. FORAGGI, piazza dei, Barriera Vecchia. Al termine di viale
G. D'Annunzio. C.A.P. dal n. 1 al n. 4 e n. 9: 34138; n. 5 e n. 6: 34139; n. 7 e n. 8: 34137.
Piazza dei Foraggi (foto Halupca)
La denominazione indicava originariamente la piazza situata dietro la Ca- serma Grande, corrispondente all'incirca, oggi, a foro Ulpiano. Il topo-
FORLANINI - FORTI
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Via Carlo Forlanini (foto M.Iogna)
nimo era dovuto al fatto che lì si svolgeva il mercato dei foraggi, in par- ticolare del fieno.
Agli inizi del secolo il mercato venne trasferito in zona periferica, nella piazza odierna che dal 1910 assunse il nome di «piazza nuova di Foraggi» e poi, semplicemente, «piazza dei Foraggi».
Con Del. Pod. d.d. 3.3.1934 il nome di piazza dei Foraggi venne modi- ficato in quello di «piazza dei Caduti Fascisti», intitolazione soppressa con Del. Pod. d.d. 5.3.1938 allorché ne venne disposto il trasferimento all'at- tuale piazza San Giovanni.
Risale al 1912 il gruppo di case dell'I.C.A.M. all'angolo viale D'Annunzio- via Signorelli, un cui lato prospetta piazza dei Foraggi, sorto su terreni già appartenuti al barone Sessler.
L'ampio caseggiato al n. civ. 4, la cui facciata prospetta la piazza verso la galleria di Montebello, venne progettato nel 1926 per conto dell'I.A.C.P. dall'arch. U. Nordio.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 67; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, pp. 40, 50.
FORLANINI Carlo, via, Chiadino-Rozzol. Prima laterale destra di via di Melara. C.A.P. 34139.
Ricorda dal 2.4.1975 (Del. Cons. n. 283) il medico-tisiologo italiano Carlo Forlanini, nato a Milano nel 1847; fu professore di propedeutica medica nelle Università di Torino e di Pavia e dal 1900 insegnò clinica medica a Pavia. Nel 1882 applicò per primo il pneumotorace artificiale quale me- todo di cura della tubercolosi polmonare. Morì a Pavia nel 1918.
Bibl.: C. Bottero, Carlo Forlanini inventore del pneumotorace artificiale, Milano 1947.
FORNACE, via della, Barriera Vecchia. Da via dei Pallini a via Risorta. C.A.P. 34131.
Toponimo antico che indica oggi soltanto una parte dell'ottocentesca via della Fornace attraverso il colle di S. Giusto: giungeva fino a piazza C. Goldoni, comprendendo anche l'attuale via S. Pellico. Monte della for- nasa era fin dal Seicento il nome di questa parte del colle di S. Giusto, cioè del versante nord-orientale, verso il colle di Scorcola. Si tratta di to- ponimo suggerito dalla presenza, nel XVI e XVII secolo, di una fornace per la preparazione della calce, forse la stessa ricordata, nella zona di Do- nota, dal toponimo Chiauchiara.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 67-68; G. Braun, I Diari di Antonio Scussa, (AT», s. III, vol. XV, suppl. fasc. I, Trieste 1929-1930, p. 10.
FORNELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via della Pescheria a via del Fortino. C.A.P. 34121.
Denominazione sette-ottocentesca suggerita dalla presenza, alla fine del XVIII secolo, di alcune caldaie per la lavorazione dei bozzoli dei bachi da seta, operazione preliminare nella preparazione della seta.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 68.
FORTI Sergio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via
M. Maovaz. C.A.P. 34148.
Con delibera Giun. Mun. n. 84 d.d. 25.4.1960 la strada venne intitolata a Sergio Forti, nato a Trieste il 20 marzo 1920, morto a Paganelli di Norcia il 14 giugno 1944, caduto per la Libertà, medaglia d'oro al valor militare alla memoria; dalla motivazione: «Giovane ingegnere si vota subito
Via della Fornace (foto M.Iogna) Via dei Fornelli (foto M.Iogna)
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FORTINO - FORTIS
dopo l'armistizio alla causa della libertà: tutto osa e tutto ardisce in mul- tiforme opera di sabotaggio contro l'oppressore tedesco e in collabora- zione con bande di patrioti dell'Abruzzo, dell'Umbria, delle Marche. In un attacco nemico alla banda della quale fa parte con pochi animosi evita l'accerchiamento e la cattura, aprendosi di forza un varco. Delineatasi la ritirata delle truppe tedesche studia e predispone un'importante interru- zione stradale che si appresta a realizzare con altri tre compagni due dei quali inglesi. Sorpreso dall'avversario, con sovrumana audacia e sprezzo del pericolo riesce a salvare i compagni ed affronta da solo il sacrificio. Invano torturato per strappare una confessione è barbaramente ucciso. Esempio luminoso di altruismo e di amor patrio spinto sino al supremo olocausto. Viareggio, Cortona, Castelluccio, Abeto, Paganelli di Norcia, 8 settembre 1943-14 giugno 1944».
In via S. Forti si trova la scuola media statale di borgo San Sergio, pro- gettata dagli ing. G. Ballis, R. Costa e A. Guacci. La prima pietra dell'edi- ficio venne posta nel 1965.
Bibl.: Ass. partigiani italiani Trieste, In memoria dei nostri caduti Sergio Forti, Fulvio Zi- liotto, Vinicio Lago, Trieste 1946; B. Marin, Ricordo della Medaglia d ' oro Sergio Forti, «Il Piccolo», 14.6.1964; Anonimo, Il centro civico di Borgo S. Sergio, «Notiziario del Comune di Trieste», a. I, n. 20, Trieste 29.5.1965, p. 10.
FORTINO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via di Cavana a via dei Fornelli. C.A.P. 34121.
Toponimo settecentesco suggerito dalla presenza di un «fortino d'artiglie- ria» posto lungo le mura cittadine, tra la torre della Pescheria e la porta di Cavana. Certamente tale posto fortificato venne perdendo assai presto le sue funzioni e non appare più menzionato nel Settecento, quindi ben prima dell'abbattimento delle mura.
Gli edifici sul lato destro sono stati ristrutturati nel 1985-1988. Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69.
FORTIS Leone, via, San Giacomo. Da via M. Polo a via dei Navali. C.A.P. 34131.
In data 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43/117-VIII-31180-26) questa nuova strada venne intitolata allo scrittore e giornalista Leone Fortis. Con Del. Pod. d.d. 2.8.1933 n. 1439 venne formulata la proposta, non accet- tata, di mutare il nome della strada con quello di Angelo Crena di Giu- seppe, nato a Sesa (Novara) il 2 aprile 1904, caduto fascista a Trieste «in conflitto con i comunisti, nella campagna Modiano, il 3 giugno 1923».
Leone Fortis nacque a Trieste il 5 ottobre 1827 da padre medico che volle avviarlo allo studio della medicina in Padova; in quella città frequentò controvoglia le lezioni universitarie e con maggiore interesse i salotti let- terari, facendo emergere la sua predisposizione per le lettere e in parti- colare per la poesia e per la drammaturgia. Nel 1848 dovette fare ritorno a Trieste perché allontanato dall'Università di Padova «per l'irregolare suo contegno e condotta prepotente ed insubordinata». Rientrato quindi a Trieste, dopo che già aveva scritto con A. Romano il dramma La duchessa di Praslin, partecipò ai moti cittadini del marzo 1848, facendosi notare come oratore appassionato; poco tempo dopo, scoppiata la prima guerra di indipendenza, fu volontario nel battaglione degli studenti di Padova e combattè a Monte Sorio; esordì in quell'epoca come giornalista, fondando il periodico Il vero operaio. Trasferitosi a Firenze, fondò L'Alba e infine, stabilitosi a Padova, riprese l'attività di autore teatrale; lì (1850) scrisse il dramma Poeta e ministro. Tra il 1852 ed il 1860 si affermò nella cultura italiana come drammaturgo e giornalista. Collaborò al Corriere mercan- tile di Genova, scrisse e rappresentò il dramma Cuore ed arte al Teatro Re (oggi Manzoni) di Milano (1852); interrotta nel 1855 l'attività di autore drammatico causa l'insuccesso di Fede e lavoro, mantenne per un anno l'incarico di poeta al Teatro alla Scala e infine si dedicò esclusi -
Via Sergio Forti (foto M.Iogna)
Via del Fortino (foto M.Iogna) Via Leone Fortis (foto M.Iogna)
FORTUNATO - FORTUNIO
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Androna San Fortunato (foto M.Iogna)
vamente al giornalismo. Nel 1859, su ordine della polizia di Milano, do- vette fare ritorno a Trieste; qui iniziò la collaborazione con il giornale La Ciarla, ma per pochi mesi soltanto perché fece clandestinamente ritorno a Milano ove rifondò Il Pungolo. Condannato in contumacia per «illecita emigrazione», non fece più ritorno a Trieste. Divenne giornalista noto ed apprezzato, fondò a Venezia Il Corriere della Venezia e poi Il Rinnova- mento e a Roma La nuova Roma. Soltanto nel 1893, quando il suo dramma Fede e lavoro venne ripreso al teatro Filodrammatico, Leone Fortis fece ritorno nella città natale, dopo trentaquattro anni di assenza. Nel 1893, cessate le pubblicazioni de Il Pungolo, Fortis divenne a Roma «direttore aggiunto» della Gazzetta Ufficiale. Morì a Roma il 7 gennaio 1898.
Mentre la sua fama di drammaturgo si è rivelata ben presto dipendente soltanto da particolari situazioni politiche, di maggiore rilievo appare — ad un esame critico — la sua attività nel giornalismo politico ottocente- sco.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; G. Piazza, Un triestino dimenticato: Leone Fortis, «PO», a. VII, Trieste 1937, pp. 1-31; L. Lodi, Giornalisti, Bari 1930, pp. 48-51; G. Stefani, Giuliani e dalmati nella prima guerra d'indipendenza. III, Udine 1949, pp. 64-66; Pagnini, I giornali di Trieste, Milano 1960, pp. 199-205; C. Pagnini, Giornalismo triestino di cent'anni fa, Leone Fortis e «La Ciarla», «RMCT», a. X, n.s., Trieste agosto-ottobre 1959, pp. 15-19; B. Maier, Letteratura giuliana, in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, 2* *, Udine 1979, pp. 1167-1168; M.D. Drusco, Un famoso discorso di Fortis contro un'in- felice frase rinunciataria, «Giornale di Trieste», 8.1.1953.
FORTUNATO San, androna, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale destra di vicolo S. Fortunato C.A.P. 34136.
Androna (vicolo cieco) così intitolata con delibera Del. Mun. d.d. 27.7.1903, per la vicinanza della chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato, eretta negli anni 1858-1862.
San Fortunato, il cui culto è associato a quello di Sant'Ermacora del quale fu diacono (non si tratta quindi del Fortunato compagno di S. Felice), compare nel martirologio geronimiano di Aquileia e in quella città era ve- nerato.
Bibl. Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; G. Cuvito, Il primo cristianesimo nella Ve- netia ed Histria, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXVIII, Udine 1986, pp. 273-276; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1903); Cuscito, Cristianesimo antico ad Aquileia
e in Istria, Trieste 1977 [1979], pp. 19-38.
FORTUNATO San, vicolo, Roiano-Gretta-Barcola. Da salita di
Gretta a via al Cisternone. C.A.P. 34136.
Denominazione risalente al 1903, estesa dall'omonima androna. Al n. civ. 1 si trova la Scuola materna comunale; il «giardino d'infanzia» di Gretta venne fondato nel 1886 dalla Società «Pro Patria» e, sciolto il sodalizio nel 1890, venne assunto dal Comune di Trieste che nel 1898 lo trasferì
nell'attuale sede.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; L'amministrazione comunale di Trieste nel
triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 129.
FORTUNIO Francesco, via, Barriera Vecchia. Da via dei Piccardi
a via G. Ananian. C.A.P. 34141.
Intitolazione risalente al 1890.
Gianfrancesco Fortunio nacque a Selve presso Zara nel 1470 (altri riten- gono fosse originario di Pordenone), fu allievo di Marcantonio Sabellico e si laureò dottore in giurisprudenza; per qualche tempo esercitò la pro- fessione di avvocato a Venezia e nel 1497 venne scelto quale vicario ci- vile a Trieste. Giunto in questa città, divenne nel 1498 luogotenente del vicecapitano Pietro de Bachino e nel 1509 venne aggregato al Consiglio dei Patrizi; studioso della lingua e della letteratura italiana, rimase a Trie- ste fino al 1515, scrisse in gran parte qui le sue Regole grammaticali della volgar lingua, che poi diede alle stampe ad Ancona nel 1516 e che co- stituiscono la prima grammatica italiana pubblicata. Fortunio è stato giu-
Vicolo San Fortunato (foto M.Iogna) Via Francesco Fortunio (foto M.logna)
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FOSCA - FOSCHIATTI
dicato dagli specialisti studioso più acuto del veneziano P. Bembo nell'a- nalisi dei fenomeni linguistici e fu il primo a studiare le particolarità fo- netiche, morfologiche e lessicali della lingua di Dante, messa a confronto con gli scritti di Petrarca e di Boccaccio.
Trasferitosi ad Ancona e divenutone Podestà, morì suicida — secondo quanto dice A. Zeno — nel 1517 allorché, divenuto pazzo, si gettò nella piazza maggiore dalla finestra del Palazzo Pretorio.
Al n. civ. 6 era stata posta nel 1953 una lapide con iscrizione dettata da M. de Szombathely e oggi scomparsa: « SOLLECITO PUR OLTRE LA VITA TERRENA DELLA SANITÀ DEI FANCIULLI / IL DOTTOR DECIO FABRICCI I QUESTO EDIFICIO HA LASCIATO ALL' OSPEDALE INFANTILE DI TRIESTE / CHE GRATO NE SEGNA QUI IL NOME / PER RICORDO PERENNE ED ESEMPIO I » .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; Ziliotto, La cultura letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, p. 154; A. Hortis, Pordenone e Trieste e un poemetto inedito..., «AT», s. II, vol. XVI, Trieste 1890, p. XXIII; G.G. Ferrero, I primi grammatici della lingua italiana, «Rivista Europea», n.s., a. XXVII, p. 1017 ss.; A. Hortis, Notizie di G.F. Fortunio, «Giornale storico della letteratura italiana», vol. CXI, 1938, p. 205 ss.; A. Bacolich, Rimatori dalmati nel Cinquecento, «Archivio Storico per la Dalmazia», fasc. 146, Zara 1938, p. 60 ss.; C. Dionisotti, Ancora del Fortunio, «Giornale storico della letteratura italiana», vol. CXI, 1938, p. 213 ss.; Ziliotto, Dante e la Venezia Giulia, Bologna 1948, pp. 26-28; A. Colombis, Grammatici e glottologi istriani, «PI», III s., a. I, num. spec., Pola nov. 1950, p. 74; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; S. Gliubich, Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia, Vienna 1856, pp. 132-133.
FOSCA Santa, via, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Carsia a via dei Papaveri. C.A.P. 34016.
Questa strada, aperta con la costruzione dei complessi abitativi riservati ai profughi istriani, ricorda dal 14.7.1967 (Del. Cons. n. 604) Santa Fosca,
patrona di Orsera.
Bibl.: E. Predonzani, I Santi patroni della nostra gente: San Martino e Santa Fosca, «PI», III s., a. VI, Pola 1956, fasc. 24, pp. 29-34.
FOSCHIATTI Gabriele, via, Barriera Vecchia. Da largo Barriera Vecchia a piazza dell'Ospitale. C.A.P. 34129.
Già via del Solitario, mutò denominazione con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Gabriele Foschiatti nacque a Trieste il 28 giugno 1889 e studiò all'Istituto Nautico. Membro della »Gioventù Mazziniana», partecipò al primo con- gresso del Fascio Giovanile Istriano (Capodistria 1.10.1911) e fu organiz- zatore nel 1911 di un comitato segreto per l'arruolamento di volontari per l'Albania, all'epoca in guerra contro la Turchia. Volontario lui stesso, combattè in Albania e in Grecia per la liberazione di Giannina, azione che gli valse nel 1932 una medaglia al valore conferitagli dal Governo greco. Rientrato a Trieste, fu impiegato alla Cassa di Risparmio fino al 1914 quando si recò a combattere sulle Argonne (Francia) con i garibaldini. Stabilitosi
poi a Venezia, fu membro di un Comitato d'azione per l'intervento ar- mato dell'Italia nel primo conflitto mondiale; nel 1915 partecipò alla spe- dizione di soccorso ai terremotati della Marsica (Abruzzo) e nel maggio di quello stesso anno, dopo la dichiarazione di guerra, si arruolò nell'Eser- cito italiano e combattè come soldato del 1° Regg. Fanteria «Re» sul Pod- gora e sul Calvario (5-19.7.1915); promosso sottotenente, fu trasferito al 12° Fanteria della Brigata Casale. Al termine del primo conflitto mondiale fu incaricato (1919) di redigere per le autorità militari una relazione sulla situazione politica e culturale della regione (Relazione al Governatorato militare della Venezia Giulia). Organizzatore nel 1918 della Democrazia Sociale Irredenta, Foschiatti fu oppositore del fascismo e militò in seguito tra le file della Resistenza. Arrestato a Trieste il 19 dicembre 1943, fu tra- sferito nel campo di concentramento di Dachau ove morì il 20 novembre 1944. Alla memoria venne conferita la medaglia d'oro al valor militare della Resistenza, con la motivazione: »Volontario entusiasta e valoroso combattente della campagna per l'indipendenza e l'Unità d'Italia del 1915 -
Via Santa Fosca (foto M.Iogna)
Via Gabriele Foschiatti (foto M.Iogna)
FOSCOLO - FRAGIACOMO
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Via Ugo Foscolo (foto M.Iogna)
Via Pietro Fragiacomo (foto M.Iogna)
18, ritrovava, subito dopo l'armistizio, fede e slancio giovanili per farsi propugnatore in Trieste della lotta contro l'invasore tedesco sostenendo fieramente, nel tempo stesso, l'italianità della città. Autorevole esponente del Comitato di Liberazione cittadino, dava prova di possedere in situa- zione difficile e pericolosa elette doti di animatore e di organizzatore, rendendo alla causa della Resistenza altamente apprezzati servizi. Tratto in arresto dai tedeschi, sottoposto ad interrogatori estenuanti ed a torture atroci, dimostrava forza d'animo esemplare, nulla rivelando. Dopo quasi un anno di dure sofferenze veniva soppresso nei campi di concentramento tedeschi, martire della Patria e della Libertà. Trieste-Dachau (Germania) settembre 1943-20 novembre 1944».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 176-177; P.A. Quarantotti Gambini, Pio Riego Gambini e la fondazione del Fascio Giovanile Istriano, «PO», a. X, Trieste 1940, pp. 12, 16; G. Stuparich, Gabriele Foschiatti cavaliere dell'onestà, «Trieste», maggio-giugno 1955, n. 7; V. Furlani, Tempi e figure del movimento nazionale a Trieste, «NA», fasc. 1873, Firenze genn. 1957; Anonimo, In memoria di Gabriele Foschiatti, «Trieste», n. 21, Trieste 1957, pp. 32-35; P. Almerigogna, Il capitano di Fanteria G. Foschiatti nel XV anniversario della morte, Trieste 1959; G. Fogar, Dall'irredentismo alla resistenza nella provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine 1966; C. Ventura, Mazziniani giuliani caduti nella lotta di liberazione, Udine 1963, pp. 10-15.
FOSCOLO Ugo, via, Barriera Vecchia. Da piazza G. Garibaldi a via D. Rossetti. C.A.P. dal n. 1 al n. 13 e dal n. 2 al n. 18: 34131; dal n. 15 al n. 35 e dal n. 20 al n. 44: 34129; dai nn. 37 e 46 a fine: 34141.
Denominazione apposta nel 1877, che ricorda il poeta e prosatore espo- nente del Romanticismo letterario italiano, nato a Zante nel 1778; fu au- tore, tra l'altro, delle Ultime lettere di Jacopo Ortis (1799), dei Sepolcri (1807) e di Le grazie, di sonetti e di odi, che però rivelano ancora dipen- denze dal classicismo. Morì a Turnham Green (Londra) nel 1827.
Può essere interessante, ancora, ricordare quanto scrisse S. Gliubich nel suo Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia (Lechner,
Vienna 1856) alla voce FoscoLO UGO: «nome caro alle italiche lettere. A noi basti il dire, che nel 1787 studiò umane lettere sotto valente maestro nel seminario di Spalato, e che di lui vivono ancora in Dalmazia e discepoli e stretti parenti».
Al n. civ. 10 di via U. Foscolo, casa del 1934 con scultura di M. Masche- rini; lungo la strada sorgono numerosi edifici in stile liberty: così al n. civ. 8 casa del 1901-1902 (ing. D.F. Boara), al n. civ. 16 casa del 1902- 1903 (ing. F. Ferluga), al n. civ. 20 casa del 1904 costruita e già proprietà dell'arch. G.M. Mosco, come la successiva al n. civ. 22 (1903) e infine casa al n. civ. 31, eretta nel 1904 (prof. ing. M. Pagliaro).
Si trova al n. civ. 13 la Scuola Media «Alessandro Manzoni», in edificio costruito nel 1899-1901.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 119; Biamonti, L'edilizia triestina fra eclettismo e li- berty, «AFAT», 7, Udine 1984, pp. 191-192; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 221; S. Gliubich, Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia, Vienna 1856, p. 133.
FRAGIACOMO Pietro, via, San Giacomo. Quinta laterale sinistra di via delle Campanelle. C.A.P. 34149.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 la strada venne intitolata al pittore Pietro Fragiacomo, nato a Trieste il 14 agosto 1856 da famiglia di origine piranese. Trasferitosi con la famiglia a Venezia nel 1868, frequentò la scuola tecnica di campo San Felice e a sedici anni cominciò a lavorare a Treviso nelle officine di costruzioni meccaniche. Rientrato dopo qualche tempo a Venezia, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti (1877) avendo per maestri i pittori Viola e D. Bresolin e trovando valido aiuto nell'amico G. Favretto. Espose la prima volta a Torino nel 1880 con il quadro Un noioso acci- dente e da quell'epoca la sua fama di artista si diffuse; tra il 1883 ed il
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1893 espose a Roma, a Monaco di Baviera, a Parigi, a Genova e a Vienna. Nel 1895 espose alla Biennale di Venezia (e vi fu presente ancora nume- rose volte fino al 1922); fu autore in prevalenza di paesaggi e di marine. Morì a Venezia il 18 maggio 1922.
Bibl.: Anonimo, Pietro Fragiacomo, «I1 Piccolo», 19.5.1922; G. Provedal, Pietro Fragiacomo, Milano 1945; Pietro Fragiacomo (necr.), «PI», II s., a. I, Capodistria 1922, p. 95; S. Rutteri, Pietro Fragiacomo e gli altri pittori istriani, «PI», III s., a. I, num. spec., Pola, nov. 1950, pp. 205-212; C. Biamonti, «I1 pittore Pietro Fragiacomo» di Liviana Rossi, «AFAT», 8, Udine 1985,
pp. 199-202; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; U. Ojetti, Ritratti d'artisti italiani, Milano 1911; V. Pica, Pietro Fragiacomo, Bergamo 1912.
FRANCA, via, San Vito-Città Vecchia. Da largo del Promontorio a piazza Carlo Alberto. C.A.P. 34123.
Via Franca (foto M.logna)
La strada, in parte tracciata già alla metà del secolo scorso, venne allargata ed allungata sul finire del secolo scorso e il 25.4.1887, su proposta di A. Hortis componente della commissione «per la nomenclatura», venne de- nominata «via Franca», a ricordo del soggiorno degli esuli napoleonici che poco lontano vissero in esilio dopo la Restaurazione.
FRANCESCO D'ASSISI - FRATELLI BANDIERA 250 Al n. civ. 15 si trova un edificio costruito nel 1926.
Via dei Frassini (foto M.Iogna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 69; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 2F8.
FRANCESCO D ' ASSISI San, via, Cologna-Scorcola/Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G. Carducci a via Fabio Severo. C.A.P. 34133.
Via San Francesco d'Assisi (foto M.logna)
Con il sorgere del nuovo quartiere cittadino detto «città franceschina» o «borgo franceschino» (1796), dal nome del sovrano Francesco II impera- tore d'Austria, la nuova piazza centrale (oggi piazza V. Giotti) e la strada principale che l'attraversa vennero denominati, rispettivamente, «con- trada» e piazza San Francesco, dal nome del Santo protettore del sovrano. Con l'inizio del secolo (almeno dal 1901) la denominazione venne com- pletata in «via San Francesco d'Assisi)>.
L'edificio sede della Poliambulanza, al n. civ. 3, venne costruito nel 1899 su progetto dell'arch. E. Nordio. Al n. civ. 10 si trovava il cinema Ritz, già Arcobaleno, costruito nel 1950 su progetto dell'arch. U. Nordio e trasfor- mato nel 1984 in ristorante self-service.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 70; Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 113; Mostra commemorativa dell'arch. U. Nordio (catalogo), Trieste 1972, p. 23; Anonimo, Per l'apertura dell'edificio sede della Poliambulanza e Guardia medica in Trieste, Trieste 1899; S. Benco, La Guardia Medica nei suoi primi cinquant'anni di vita, Trieste 1928.
FRASSINI, via dei, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via dei Salici a via della Vena. C.A.P. 34016.
Si tratta di fitonimo, dato a questa strada con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Frassino è genere di pianta delle Oleacee (Fraxinus), nella maggior parte ar- boree, che conta una cinquantina di specie. Il frassino comune (fraxinus excelsior 1.) è piuttosto raro sul Carso ed è alto tra gli 8e i 20metri; fiorisce in marzo-giugno e i fiori hanno l'aspetto di piccole pannocchie. Le foglie, la corteccia dei rami giovani e i frutti hanno proprietà medicinali.
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 218.
FRATELLI BANDIERA, molo, San Vito-Città Vecchia. Da riva
Ottaviano Augusto. C.A.P. 34123.
L' antico molo romano dello Zucco completamente ricostruito nel Sette- cento e poi indicato come «molo Teresiano», prese nell'Ottocento il nome
251 FRATELLI BANDIERA - FRATELLI BANDIERA
Molo Fratelli Bandiera (foto M.Iogna)
ufficiale di «molo Santa Teresa». Con delibera Giun. Mun. d.d. 20.3.1922 n. IX-31 /8-21 venne stabilito che «si chiamerà il molo S. Teresa molo Fra-
telli Bandiera».
I fratelli Bandiera nacquero a Venezia, Attilio nel 1810 ed Emilio nel 1819. Ufficiali della marina austriaca, patrioti e membri della Giovine Italia, pro- gettarono nel 1844 un tentativo di invasione della Calabria, ritenendo di poter dare appoggio agli insorti che non sapevano già placati. Sbarcati il 16 giugno 1844, vennero denunziati da un loro compagno e, arrestati,
furono fucilati presso Rovito (Cosenza) il 25 luglio 1844.
Emilio Bandiera fu spesso a Trieste e, come pure Attilio, vi aveva molti amici; da Trieste partì nel febbraio 1844 per Corfù onde raggiungere il fratello per dare inizio all'impresa, essendo stato ospitato dall'amico G.A. Canal nella propria casa sita in quella piazzetta che, su proposta di P. Sti-
cotti, nel 1932 venne intitolato allo stesso Canal.
La lanterna del molo, opera dell'arch. M. Pertsch per molto tempo erronea- mente attribuita all'arch. P. Nobile, venne definitivamente spenta nel 1969. Al n. civ. 2 si trova il bagno «alla Lanterna», popolarmente detto «bagno pedo -
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Via Fratelli Fonda-Savio (foto M.Iogna)
cin», aperto nel 1903; al n. civ. 7 è invece la caserma della Guardia di Finanza «Armando Postiglioni». Nei pressi c'è anche la sede della Associa- zione marinara Aldebaran, fondata nel 1951.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 15; P. Sticotti, Un episodio triestino della tra- gedia dei fratelli Bandiera, «AT», s. IV, vol. X-XI, Trieste 1946, pp. 74-111; W. Bensch, L'ar- chitetto Matteo Pertsch a Trieste, ((AT», s. IV, vol. XXXVI, Trieste 1976, pp. 43-46; W. Ben- sch, Nuove ricerche sull'attività dell'architetto Matteo Pertsch a Trieste, «AMSIASP», vol. XXXI, n.s., Trieste1983, pp. 97-99; G. Pross Gabrielli, Il faro di Salvore e la lanterna di Trieste, «AMSIASP», vol. XXXI, n.s., Trieste 1983, pp. 103-116; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
FRATELLI FONDA-SAVIO, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via O. Sinigaglia a via E. Curiel. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 687 d.d. 16.7.1968 si procedette alla denominazione di questa nuova strada «via Fratelli Fonda-Savio, Caduti per la Patria». Ri- corda i fratelli Pietro, Paolo e Sergio Fonda-Savio, figli del col. Antonio Fonda-Savio e di Letizia Svevo.
Pietro Fonda-Savio nacque a Trieste il 27 giugno 1920; laureato in chi- mica, venne chiamato alle armi nel 1941 e, dopo aver frequentato il corso allievo ufficiali a Brà, fu arruolato nel 3° Regg. Artiglieria Alpina della Di- visione ((Julia» che nel 1942 partì per il fronte russo. Partecipò a nume- rose azioni e nel gennaio 1943, durante i ripiegamenti dal fronte del Don, soccorse il fratello Paolo ferito e vennero entrambi fatti prigionieri dalle truppe sovietiche. Dal gennaio 1943 Pietro Fonda-Savio risultò disperso.
Paolo Fonda-Savio nacque a Trieste il 20 luglio 1921; laureatosi in inge- gneria, venne arruolato nel 1941 divenendo sottotenente del Battaglione «Vicenza» delle truppe alpine che fu inviato nel 1942 sul fronte russo.
Dopo il ripiegamento dal Don, ferito, venne fatto prigioniero assieme al fratello Pietro; alla memoria fu conferita la medaglia d'argento al valor militare con la motivazione: «Già distintosi in precedenti azioni di guerra, durante un aspro combattimento per aprire la strada alla propria unità, al comando di volontari assaltava un nucleo di mitragliatrici avversario, cat- turandolo dopo avere eliminato i serventi a colpi di bombe a mano. Suc- cessivamente, sempre alla testa di volontari, attaccava e disperdeva un gruppo avversario che col fuoco decimava il suo reparto. Catturato, de- cedeva in prigionia. Kopanki. Novo Postaialni (Russia), gennaio 1943».
Sergio Fonda-Savio nacque a Trieste il 28 aprile 1924; arruolato dapprima negli Alpini, si iscrisse alla Guardia Civica di Trieste e cadde il 1 ° maggio 1945 durante l'insurrezione cittadina contro le truppe tedesche; alla me- moria venne conferita la medaglia di bronzo al valor militare con la mo- tivazione: «Sergio Fonda-Savio, giovane studente, animato da vivo amor di Patria, partecipava alla lotta di liberazione, sempre affermandosi per abnegazione e per ardimento. Particolarmente si distingueva nelle gior- nate insurrezionali, combattendo contro i tedeschi e cadendo da prode sul campo, di fronte al nemico. Trieste 1° maggio 1945». Alla memoria, pure, l'Università degli Studi di Padova gli conferì la laurea honoris causa in ingegneria. Sulle Dolomiti, presso Misurina, un rifugio alpino ricorda i
fratelli Fonda-Savio.
Bibl.: F. Pagnacco, I tre fratelli Fonda-Savio, «PO», a. XXXIII, Trieste 1963, pp. 161-164.
FRATELLI REISS-ROMOLI, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via M. Maovaz a via O. Sinigaglia. C.A.P. 34148.
La strada venne intitolata con Del. Cons. n. 603 d.d. 14.7.1967 ai fratelli Reiss-Romoli, su proposta del col. A. Fonda-Savio.
Giorgio Reiss-Romoli nacque a Trieste il 13 settembre 1888; studiò al Ginnasio comunale di questa città, poi medicina a Firenze e a Vienna ove si laureò, divenendo in seguito assistente alla cattedra di laringologia a Kd-
nigsberg e poi a quella di ortopedia a Friburgo. Con lo scoppio del primo
Via Fratelli Reiss-Romoli (foto M.logna)
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FRATELLI ROSSELLI - FRATELLI ROSSELLI
conflitto mondiale venne arruolato nell'Esercito austriaco in qualità di medico militare e inviato in Galizia. L'8 settembre 1914 nella battaglia di Tomechov fu fatto prigioniero dalle truppe russe; liberato nel 1916, si recò in Italia, si arruolò volontario nell'Esercito Italiano e venne destinato medico della brigata Granatieri. Cadde nel Vallone di Doberdò il 24 mag- gio 1917; alla memoria venne conferita la medaglia d'argento al valor mi- litare con la motivazione: «Giorgio Reiss-Romoli, da Trieste, tenente me- dico nel 1 ° Reggimento Granatieri - Nobilissima figura di patriota, espo- nente altissimo delle più elette virtù militari, fu costantemente il dottore benefico, l'animatore buono e sollecito dei suoi granatieri, con fede ed entusiasmo purissimo di irredento. All'alba del 24 maggio, quando già suo fratello, comandante di una compagnia dello stesso battaglione, era dap- presso a lui gravemente ferito, si portava fra i combattenti pronti per l'as- salto e, con irresistibile ardore, li incitava alla radiosa via della vittoria, quando fu colpito a morte ponendo così eroicamente fine ad una vita spesa tutta per l'ideale palpitante del riscatto della terra natia. Monte Cen- gio 26 maggio 1916-2 giugno 1916 - Carso (Quota 208 Sud), 24 maggio 1917». Il 21.1.192 3 in suo ricordo venne murata una lapide nell'Ospedale Maggiore di Trieste e il 24.5.1959 a lui venne intitolata la Casa del Fan- ciullo di Sistiana dell'Opera Assistenza Profughi Giuliani e Dalmati.
Guglielmo Reiss-Romoli nacque a Trieste il 12 aprile 1895; compiuti gli studi al Ginnasio comunale della città natale, si arruolò volontario nell'E- sercito italiano già nel 1914 e nel gennaio 1915 partecipò a Padova alle esercitazioni premilitari del battaglione San Giusto, mentre il Tribunale militare austriaco pronunciava la sua condanna a morte per alto tradimento. Il 24 maggio 1915 si arruolò nel 1 ° Reggimento Granatieri e fu inviato in prima linea; il 24 maggio 1917 sul monte Cengio (quota 208 sud) venne gravemente ferito e gli venne conferita sul campo la medaglia d'argento al valor militare. Dopo il primo conflitto mondiale fece la carriera ban- caria fino a che, causa le persecuzioni razziali, dovette emigrare negli Stati Uniti d'America. Rientrato a Trieste dopo il secondo conflitto mondiale, fu presidente dell'Opera Assistenza Profughi Giuliani e Dalmati (1954- 1956). Morì a Milano il 25 aprile 1961.
Bibl.: B. Astori-B. Coceancig, I volontari di Trieste, Bologna 1919, p. 129; F. Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, p. 193; R. Timeus, Ricordo di Giorgio Reiss Romoli, «PO», a. XXIX, Trieste 1959, pp. 146-159; Anonimo, Tenente medico Giorgio Reiss-Romoli, con uno scritto di G. Stuparich, Trieste 1959; A. Spaini, Due Triestini: Giani Stuparich-Willy Reiss Romoli, Torino 1961; Anonimo, Un grave lutto per il nostro Paese: Guglielmo Reiss Romoli si è spento improvvisamente a Milano, «Il Sole», 26.4.1961; L. Ei- naudi, La predica della domenica (in ricordo di Guglielmo Reiss-Romoli), all Corriere della Sera», 30.4.1961; G. Bartoli, Ricordo di Guglielmo Reiss Romoli, «Il Piccolo», 24.5.1961; E. Manuelli, Nel primo anniversario della scomparsa di Guglielmo Reiss Romoli, Roma 1962.
FRATELLI ROSSELLI, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale destra di via Fratelli Reiss-Romoli. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 687 d.d. 16.7.1968 venne stabilito di denominare «via Fratelli Rosselli, Caduti per la libertà, la seconda laterale destra della via Fratelli Reiss-Romoli», come da motivazione.
Carlo Rosselli nacque a Roma nel 1899; in gioventù frequentò gli ambienti democratico-liberali di Firenze e durante il primo conflitto mondiale, dopo
essere stato interventista, si accostò al socialismo.
Insegnò all'Università Bocconi di Milano (fino al 1926) e nel 1924 aderì al Partito socialista unitario; collaboratore di molte riviste politiche, fu uno dei fondatori di Non mollare! e di Quarto Stato. Processato e condan- nato per avere organizzato l'espatrio clandestino di F. Turati (1927), evase due anni dopo raggiungendo la Francia, ove fondò il movimento politico «Giustizia e Libertà»; partecipò alla guerra di Spagna combattendo per quella repubblica, venne ferito e, convalescente in Francia, venne assas- sinato su mandato dei servizi segreti fascisti nel 1937. Oltre ai numerosi saggi già pubblicati in vita, postumi apparvero gli Scritti politici e auto- biografici (1944) e i Saggi sul Risorgimento (1946).
Il fratello Nello Rosselli nacque a Roma nel 1900; storico e antifascista,
Via Fratelli Rosselli (foto M.logna) . A
FRAUSIN - FRIGESSI
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Via Luigi Frausin (foto M.Iogna)
Via Gerolamo Frescobaldi (foto M.logna) Via dei Frigessi (foto M.Iogna)
studiò e scrisse di Mazzini, di Bakunin e di Pisacane. Rimasto dapprima in Italia, espresse la propria posizione politica operando sul piano culturale; emigrato in Francia, morì assassinato con il fratello nel 1937.
Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 1102.
FRAUSIN Luigi, via, San Giacomo. Da via S. Giacomo in monte a via S. Marco. C.A.P. 34137.
Già via delle Scuole Nuove (per la presenza dell'edificio scolastico al n. civ. 12 — oggi scuola elementare di lingua slovena «Ribicic» — aperto nel
1840), ebbe nuova denominazione con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.
Luigi Frausin nacque a Muggia il 21 giugno 1898; giovanissimo fu pescatore, poi venne assunto come carpentiere in ferro nel cantiere S. Rocco, profes- sione che esercitò poi anche nei cantieri di Trieste e di Monfalcone. Dopo il primo conflitto mondiale entrò nel partito socialista e nel 1919 divenne membro del direttivo regionale della gioventù socialista assieme a V. Vidali e ad A. Juraga; successivamente fu con Vidali uno dei promotori degli Arditi rossi e tra i fondatori del Partito comunista della Venezia Giulia. Dopo il li- cenziamento (1921), si dedicò completamente all'attività politica come se- gretario della sezione muggesana del Partito comunista italiano e nel 1922 venne eletto Consigliere comunale di Muggia. Dal 1926 visse clandestinamente perché destinato al confino e lavorò in Austria, in Germania, in Lussemburgo e in Francia. Esponente di rilievo del comunismo italiano, dopo essere stato membro del comitato regionale veneto, capeggiò il partito nella Venezia Giulia e fu poi membro effettivo del Comitato Centrale del Partito comunista ita- liano, nella cui veste fece parte della delegazione inviata a Mosca nel 1930. Arrestato nel 1932, rimase nel carcere di Civitavecchia fino al 1937 e venne poi confinato alle Tremiti e a Ventotene. Nel 1943, dopo la caduta del fasci- smo, fece ritorno a Muggia ove organizzò le prime formazioni partigiane della zona; fu rappresentante del P.C.I. nel Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste e in quello di Muggia, impegnandosi per una stretta collaborazione della Resistenza con l'antifascismo italiano e con il movimento di liberazione sloveno. Catturato nel 1944 dalla polizia nazista, di lui non si ebbero più notizie. Nel 1957 alla sua memoria fu conferita la medaglia d'oro al valor militare; nel palazzo municipale di Muggia si trova una lapide che lo ricorda.
Bibl.: F. Andreucci-T. Delti, Il movimento operaio italiano-dizionario biografico, 2, Roma 1976, pp. 388-391; P. Sema, Luigi Frausin, Natale Kolaric figli di Muggia operaia, dirigenti del PCI, eroi della Resistenza, Trieste 1972; G. Postogna, Muggia operaia e antifascista, Milano 1985, p. 235.
FRESCOBALDI Gerolamo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via L. Cherubini a salita di Zugnano. C.A.P. 34148.
Strada intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 all'organista e com- positore Girolamo Frescobaldi, nato a Ferrara nel 1583. Attivo nelle Fian- dre e a Roma, fu tra gli organisti più apprezzati del suo tempo. Fu autore di madrigali, toccate, canzoni e molti altri brani per organo ed anche per
strumenti ad arco. Morì a Roma nel 1643.
La via Frescobaldi, come le non più esistenti vie L. Boccherini e A. Corelli che sopravvivono solo formalmente nello stradario, attraversava una zona urbanizzata nell'immediato dopoguerra con la costruzione di case del- l'I.A.C.P., oggi scomparse per fare posto a più moderni complessi con- dominiali.
Bibl.: Della Corte-Gatti, Dizionario di musica, Torino 1959, pp. 233-234; Dizionario della musica e dei musicisti, III, Torino 1986, pp. 26-35.
FRIGESSI, via dei, Valmaura-Borgo San Sergio. Da strada della Rosandra a via Flavia. C.A.P. 34147.
Strada così denominata con Del. Cons. n. 178 d.d. 9.2.1968.
Adolfo de Frigyessy nacque in Ungheria a Racz-Almas (poi Rattalma) il 16 aprile 1843 e a diciotto anni iniziò la carriera di assicuratore nella Prima Compagnia Generale Ungherese di Assicurazioni in Budapest; nel 1871
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FRIULI - FURLANI
fondò a Vienna la Compagnia di Riassicurazione Salus e nel 1875 giunse a Trieste, ove passò alla Riunione Adriatica di Sicurtà divenendone, nel 1877, segretario di Direzione. Dal 1899 al 1911 fu Direttore gerente e dal 1911 al 1917 fu Direttore generale della compagnia. Morì a Vienna il 7 febbraio 1917 e alla sua memoria il Consiglio di amministrazione della R.A.S. istituì un Fondo recante il suo nome, a beneficio del personale della
Compagnia colpito da malattie o da disgrazie familiari.
Arnoldo Frigessi di Rattalma, figlio del precedente, nacque a Trieste il 7 gennaio 1881. Entrato nella Riunione Adriatica di Sicurtà e laureatosi in giurisprudenza nel 1904, lavorò nel ramo assicurativo anche a Venezia e a Praga. Nel 1907 divenne segretario di Direzione e nel 1909 segretario generale della Compagnia. Nel 1917, alla morte del padre, divenne Diret- tore generale della R.A.S., essendone poi amministratore delegato fino al 1919; dal 1919 al 1932 ne fu vicepresidente e dal 1933 al 1950 fu Presi-
dente. Morì a Trieste 1'8.4.1950.
Bibl.: L.G. Sanzin, Nel primo centenario della Riunione Adriatica di Sicurtà, Trieste 1939, pp. 266, 268, 291, 421; Anonimo, La morte di Arnoldo Frigessi, «Giornale di Trieste», 9.4.1960; L.G. Sanzin, Arnoldo Frigessi di Rattalma, Milano 1955.
FRIULI, strada del, Roiano-Gretta-Barcola/Altipiano Ovest. Dal termine di salita di Gretta a Contovello. C.A.P. dal n. 1 al n. 527 e dal n. 2 al n. 240: 34136.
Antichissima strada, in parte rifatta nella prima metà del Settecento, dap- prima indicata come «strada d'Italia» e poi, nell'Ottocento, come «strada di Prosecco» perché conduce all'omonima località del Carso. Con deli- bera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 il nome venne mutato in «strada del Friuli».
Lungo la strada si trovano villa Tripcovich (n. civ. 42), già appartenuta al capostipite della nota società armatoriale, e la sede del Consolato Gene- rale della Repubbblica Socialista Federativa di Jugoslavia (n. civ. 54). Si trova invece al n. civ. 141 il faro della Vittoria, eretto sulle strutture del- l'ottocentesco forte Kressich (1854); i lavori di costruzione (grog. arch. A. Berlam) ebbero inizio nel 1923 e furono portati a termine quattro anni più tardi: l'inaugurazione ebbe luogo il 24 maggio 1927 alla presenza del sovrano Vittorio Emanuele III. La statua alata rivestita in rame della Vit- toria e quella in pietra d'Orsera del marinaio sono opere dello scultore Giovanni Mayer. L'ancora del cacciatorpediniere «Audace», la prima nave italiana attraccata a Trieste nel 1918, venne donata nel 1924 dall'amm. Thaon di Revel e reca vicino una targa con l'iscrizione: «FATTA PRIMA D 'OGNI ALTRA SACRA I DALLE ACQUE DELLA GEMMA IRREDENTA I IL 3 NOVEMBRE 1918» . Alla base del faro sono scolpite le parole dettate da G. D'Annunzio: «SPLENDI E RI- CORDA I I CADUTI SUL MARE I MCMXV-MCMXVIII » .
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 70; Ministero dei Lavori Pubblici-Ministero della Marina, Il faro della Vittoria, Roma [1927]; R. Battigelli-B. Battigelli, Le opere in cemento armato del faro della Vittoria, Estr. da «Bollettino ed Architetti», Trieste 1930; E. De Angeli,
Il faro della Vittoria, Trieste 1927.
FURLANI Isidoro, via, San Giacomo. Laterale destra di via delle Campanelle. C.A.P. 34149.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 la strada venne intitolata a Isidoro Furlani, «garibaldino d'Albona d'Istria».
Isidoro Furlani di Luigi nacque ad Albona in Istria il 3 aprile 1827; vo- lontario garibaldino, di lui è ricordata la militanza nella «Legione degli ar- tiglieri volontari Bandiera e Moro» e partecipò alla difesa di Marghera nel 1848. Secondo la motivazione data dal Consiglio comunale di Trieste al- l'epoca di intitolazione della strada, Furlani sarebbe morto a Marghera il 24 maggio 1848; sembra invece che morisse, in conseguenza delle ferite e degli stenti, di ritorno nella città natale il 2 dicembre 1849.
Bibl.: G. Stefani, Giuliani e dalmati nella prima guerra d'indipendenza, in Autori Vari, La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale del 1848-1849, III, Udine 1949, p. 201.
Strada del Friuli (foto M.Iogna) Via Isidoro Furlani (foto M.Iogna)
FUSINATO - FUSINATO 256 FUSINATO Arnaldo, via, Cologna-Scorcola. Da via dello Scoglio
Via Arnaldo Fusinato (foto M.logna)
a via G. Verga. C.A.P. 34127.
La strada ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il poeta Arnaldo Fusi- nato, nato a Schio (Vicenza) nel 1817; esponente delle correnti letterarie patriottiche e risorgimentali, fu autore, tra l'altro, delle Poesie patriotti- che, all'epoca molto popolari. Morì a Verona nel 1888.
Bibl.: C.L. Bozzi, Arnaldo Fusinato e i suoi «canti letterari» goriziani, «SG», a. IX, Gorizia
1933, pp. 138-151.
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GALATTI - GALILEI
G
GALATTI Giorgio, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da corso Cavour a piazza G. Oberdan. C.A.P. dal n. 1 al n. 9 e dal n. 2 al n. 20: 34132; dai nn. 11 e 22 a fine: 34126.
Già via della Pesa, ebbe nuova denominazione con delibera Del. Mun. d.d. 2.10.1902 n. 61865, a ricordo del commerciante e industriale Gior- gio Galatti; nacque a Trieste nel 1847 da famiglia greca originaria di Schio.
Compì gli studi nella città natale e, dopo aver esercitato per qualche tempo la professione di commerciante, creò un'ampia officina elettrotecnica nella zona di Sant'Anna, ponendola all'avanguardia tra gli stabilimenti industriali della regione per la modernità degli impianti e per la qualità dei rapporti tra operai e datore di lavoro: «nella sua officina» — si scriveva sulla stampa cittadina — «regnavano un'affabilità e una fratellanza insolita fra il pro- prietario, gli ingegneri e gli operai: allo spirito democratico del Galatti non poteva venire in mente di far differenze fra uomo e uomo». Perso- naggio intraprendente e generoso, Galatti fu cultore delle arti e in parti- colare della pittura, creando una notevole collezione di quadri e dive- nendo protettore del pittore greco Jakobides, del quale pubblicizzò l'o- pera specialmente a Trieste. Liberale per formazione e per convinzione, fu riconosciuto «uomo dalle idee moderne, dal senso fine e dall'intuizione giusta, simpatico a tutti per la sua affabilità e per la sua geniale ragione- volezza)). Di cittadinanza ellenica, chiese ed ottenne verso il 1890 quella austriaca e nel 1895 fece costruire dall'arch. C. Cambiagio un elegante palazzo nell'allora via della Pesa, oggi prospiciente piazza Vittorio Veneto. Morì a Trieste il 23 settembre 1902; per disposizione testamentaria istituì il Comune di Trieste erede di tutto il suo patrimonio, valutato in quell'e- poca di un milione e mezzo di corone, affinché fosse destinato alla co- struzione di un manicomio interprovinciale intitolato a suo padre, Andrea di Sergio Galatti, di lì a poco eretto nella zona di San Giovanni-Guardiella. In via G. Galatti, al n. civ. 2, si trovava l'ingresso principale del palazzo della Banca Austroungarica (arch. Miiller e Geiringer, 1906), prima che l'arch. A. Berlam ristrutturasse l'edificio aprendo il nuovo ingresso prin- cipale in corso Cavour (ora Banca d'Italia).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 71; E. Marini, Via Galatti già via della Pesa, «Economia Giuliana», 16.9.1987; Anonimo, Giorgio Galatti (necr.), «L'Indipendente», 24.9.1902; E. Garzolini, Michele de Galatti, «Il Piccolo», 8.11.1931; A. Gazzoletti, Galatti- canto, Trieste 1840; D. De Rosa, Sviluppo della città e movimento operaio tra la fine del- l'Ottocento e il principio del Novecento a Trieste, Trieste 1979, p. 89; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1898-1902), prot. n. 61865; V. Spreti, Enciclopedia storica nobiliare italiana, III, Milano 1930, p. 317.
GALILEI Galileo, via, Cologna-Scorcola. Da viale XX settembre a via E. Torricelli. C.A.P. dal n. 1 al n. 7 e dal n. 2 al n. 12: 34133; dai nn. 9 e 14 a fine: 34126.
Denominazione ottocentesca per questa strada aperta negli anni 1875-1877 attraverso i fondi già Kunz poi proprietà di S.A. Loria; ricorda il matema- tico e scienziato italiano Galileo Galilei (Pisa 1564-Arcetri, Firenze 1642), costruttore del noto telescopio che gli consentì, tra l'altro, la scoperta dei satelliti di Giove.
In corrispondenza del n. civ. 24 venne costruita nel 1878, su progetto dell'ing. Giov. Righetti, una cavallerizza proprietà dello stesso Righetti e di F. Scalmanini, comunemente nota come «Scuola di Equitazione» di G.
Via Giorgio Galatti (foto M.Iogna)
Via Galileo Galilei (foto M.Iogna)
GALLERIA - GALLINA 258
Via della Galleria (foto M.Iogna)
Sussa. Venne demolita nel 1903 e al suo posto sorse una casa di civile abitazione in stile liberty, progettata dall'ing. Giusto Righetti; direttore dei lavori fu l'arch. G.M. Mosco.
Al n. civ. 4 si trova una casa eretta negli anni 1910-1911 su progetto del- l'arch. Giusto Mosco.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 71; Biamonti, L'edilizia triestina.., «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 221; Franzoni, Giovanni Righetti, «P0», a. XXX, Trieste 1960, pp. 40-41.
GALLERIA, via della, San Vito-Città Vecchia. Da via della Cereria a via F. Testi. C.A.P. 34124.
Già androna, divenne «via della Galleria» nel 1902; si tratta di toponimo ottocentesco, suggerito dal ritrovamento avvenuto nei pressi della cereria Machlig (da cui l'odonimo via della Cereria) nel 1805 di parte delle strut- ture appartenute ad un acquedotto romano. Del canale rinvenuto in quel- l'epoca, nell'occasione chiamato «antica galleria romana», venne rilevato e studiato il tracciato; furono aperti tre pozzetti d'ispezione, uno in via della Galleria, il secondo in via della Valle e il terzo in via Madonna del Mare. Gli ultimi due sono ancora praticabili e il tratto in questione del- l'acquedotto romano, lungo circa duecento metri con un'altezza della volta compresa tra i tre metri e i 110 centimetri, è stato recentemente ispezio- nato per cura della Società Adriatica di Speleologia - Sezione di Speleo- logia urbana.
Al n. civ. 4 di via della Galleria si trova un edificio costruito su progetto dell'arch. R. Depaoli nel 1904.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 71; Guglia-Halupca, I sotterranei di Trieste, Trieste 1988, pp. 118, 123; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 89.
GALLINA Giacinto, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza C. Goldoni a piazza S. Giovanni. C.A.P. 34122.
Già via della Legna, ebbe nuova denominazione nel 1902; per breve pe- riodo, durante il primo conflitto mondiale, fu ripristinato il toponimo ot- tocentesco.
Giacinto Gallina, commediografo italiano, nacque a Venezia nel 1852 e lavorò prevalentemente al seguito delle compagnie che frequentemente dirigeva; scrisse più spesso le proprie opere in dialetto veneziano e si af- fermò con 1872 con Le barufe in famegia. Ebbe tra i suoi allievi il noto attore Ferruccio Benini e il suo capolavoro risale al 1892: La famegia del santolo. Tra le sue altre opere: Zente refada (1875), La mama non more mai (1880) e La base de tuto (1894).
Gallina fu a Trieste nel 1895 quando, il 5 febbraio, venne organizzata una serata in suo onore al Teatro Filodrammatico; in quell'occasione venne recitata Zente refada e il commediografo ricevette in dono dai cittadini una targa d'oro con l'iscrizione: «A Giacinto Gallina / gli amici di Trieste/ febbraio 1895». Il giorno successivo, ringraziando per l'accoglienza avuta a Trieste, Gallina scrisse ad Alberto Boccardi: «Vorrei che la mia gratitu- dine profonda fosse non soltanto nota a tutta Trieste, ma altresì condivisa dalla mia Venezia. Venezia è stata sempre e ne è la nutrice generosa, la `Santola' benevola e indulgente che lo accarezza, lo incoraggia, lo `cò- cola'. Del resto si capisce: Trieste ama il teatro veneziano, perché è il suo; perché essa vede in quella una manifestazione dell'arte paesana, perché il suo popolo alla sua commedia si vede rispecchiato: tanto è vero che tra il pubblico del Filodrammatico e della Armonia e quello del Goldoni o del Rossetti non c'è alcuna differenza di giudizio o di gusti: tutti due sen- tono nella commedia cui assistono la propria arte».
L'edificio al n. civ. 3, detto «casa alta», venne eretto su progetto dell'arch. U. Nordio nel 1967.
Via Giacinto Gallina (foto M.Iogna)
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GALVANI - GAMBINI
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 72; G. Pinguentini, Giacinto Gallina a Trieste, «Le Ultime Notizie», 9.4.1945; mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (catalogo), Trieste 1972, p. 22; A. Gentile, Giacinto Gallina a cento anni dalla nascita, «Giornale di Trieste», 7.5.1952; de Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze 1879, p. 483.
GALVANI Luigi, via, Cologna-Scorcola. Da via A. Volta a via G. Galilei. C.A.P. 34133.
Aperta tra il 1899 ed il 1901 in esecuzione del nuovo piano regolatore, la strada venne intitolata nel 1902 allo scienziato Luigi Galvani, (Bologna 1737-ivi 1798), docente di anatomia e di chirurgia, famoso per i suoi esperimenti sull'elettricità animale e in particolare delle rane, che si rivelò poi — grazie agli studi del suo allievo A. Volta — dovuta essenzialmente
al contatto tra metalli diversi. Fu autore di alcuni saggi scientifici, tra cui
Dell'uso e dell'attività dell'arco conduttore nella contrazione dei mu- scoli (1794).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 72.
GAMBINI Pio Riego, via, Barriera Vecchia. Da via della Raffineria a via D. Rossetti. C.A.P. dal n. 1 al n. 37 e dal n. 2 al n. 20: 34138; dai nn. 39 e 22 a fine: 34141.
Via Luigi Galvani (foto M.Iogna)
Via Pio Riego Gambini (foto M.Iogna)
Già via della Ferriera, ebbe nuova denominazione con Del. Pod. n. 935
d.d. 20.7.1940.
Nato a Capodistria il 4 settembre 1893, P. R. Gambini, dopo avere fre- quentato il Ginnasio nella città natale, fu studente alla Facoltà di Giuri- sprudenza dell'Università di Padova. Accostatosi giovanissimo, nel 1909, alla vita politica, militò tra le file dei mazziniani e nel 1911 fu uno dei
GARDONI - GARIBALDI
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Via Edoardo Gardoni (foto M.Iogna)
promotori del Fascio Giovanile Istriano. Collaboratore del giornale maz- ziniano «L'Emancipazione», diretto da A. Scocchi, Gambini fu uno dei principali animatori della vita politica istriana degli anni 1911-1914, ap- prezzato giornalista e ammirato oratore. Promosse e tenne lui stesso im- portanti conferenze, chiamando a parlare in Istria N. Colajanni e L. Fe- derzoni (1913). Curò la riedizione del Discorso della Patria degli Italiani di G.R. Carli, pubblicò il giornale «Giovine Istria». Nel 1914, allo scoppio del primo conflitto mondiale, si trasferì in Italia, continuando l'attività politica, sostenendo l'interventismo e tenendo conferenze e accesi comizi. Arruolatosi volontario nel maggio 1915 nella fanteria dell'Esercito italiano, cadde sul Podgora il 19 luglio 1915. Alla sua memoria venne assegnata la medaglia d'argento al valor militare con la motivazione: «Gambini Pio, da Capodistria, soldato nel 20° Reggimento Fanteria, N. 290 V. G. di matri- cola. Nell'avanzata, incitava i compagni alla lotta e — entrato arditamente primo in una trincea nemica — in un corpo a corpo con alcuni avversari, rimaneva colpito a morte. Podgora, 19 luglio 1915».
Nel 1919 un busto marmoreo in suo onore venne posto presso il Belve- dere di Capodistria (scul. R. Rovan) e fu distrutto nel 1948; altro simile è oggi ospitato nell'Aula Magna del Liceo Ginnasio Statale «D. Alighieri» di Trieste (v. Giustiniano, 3) e reca vicino una targa marmorea con l'iscri- zione: « QVESTO BVSTO I ERETTO NEL 1919 A CAPODISTRIA / IVI OSTILMENTE DISTRVTTO NEL 1948 I DAL 1955 I QVI RIVIVE ED ATTENDE /D .
Al n. civ. 37 si trova casa Chero (1903), progettata dall'arch. G. M. Mo- sco.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 63-64; Autori Vari, Comitato capodistriano per le onoranze a Pio Riego Gambini, Trieste 1955; Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, pp. 15-17; P. A. Quarantotti Gambini, Pio Riego Gambini e la fon- dazione del fascio giovanile istriano, «P0», a. X, Trieste 1940, pp. 158-169; E. Predonzani, Pio Riego Gambini, «PI», III s., a. II, Pola 1951, pp. 13-17; P. A. Quarantotti Gambini, Pio Riego Gambini, «PI», III s., a. V, Pola 1954, pp. 31-39; F. Pagnacco, Lettere fra Gambini e Vidali, «PI», IV s., a. XII, Trieste 1962, p. 177; A. De Berti, Pio Riego Gambini, Pola 1919; G. Quarantotti, Pio Riego Gambini, «La Frontiera», n. 60, Trieste 31.12.1925; F. Rocco, L'appello dell'Eroe P. R. Gambini discorso a Parenzo, «Il Piccolo», 29. 7. 1935; G. Volpe, Il popolo italiano tra la pace e la guerra, Milano 1940, p. 162; P. Almerigogna, Pio Riego Gam- bini nel 40° anniversario della morte, «AMSIASP», vol. IV, n. s., Venezia 1956, pp. 7-22; Biamonti, L'edilizia triestina..., «AFAT», 7, Udine 1984, p. 191.
GARDONI Edoardo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via M. Haipel alla strada per S. Giuseppe. C.A.P. 34148.
Ricorda dal 15.7.1969 (Del. Cons. n. 551) il triestino Edoardo Gardoni, nato nel 1901, morto nell'Egeo nel 1943, caduto per la Libertà, medaglia d'argento al valor militare.
Bibl.: «Il Piccolo», 16.7.1969.
GARIBALDI Giuseppe, piazza, Barriera Vecchia. Al termine di via A. Oriani, all'inizio di viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34131.
Già piazza della Barriera Vecchia, ebbe nuova denominazione con deli- bera Giun. Mun, d.d. 28. 3. 1919 n. IX-31/5-19.
Giuseppe Garibaldi, generale e uomo politico italiano, nacque a Nizza nel 1807; membro della Giovine Italia dal 1832, visse rifugiato nell'America del Sud dal 1835 al 1847, dopo il fallimento dell'insurrezione a Genova (1834). Rientrato in Italia, partecipò alla prima guerra di indipendenza al comando di gruppi di volontari; deputato della città di Macerata, fu tra i fautori e difensori della Repubblica Romana, dopo la sua caduta visse in Sardegna e dal 1857 si stabilì nell'isola di Caprera. Partecipò alla seconda guerra di indipendenza (1859) e, divenuto generale dell'esercito sardo, fu a capo del gruppo di volontari denominato «Cacciatori delle Alpi». Nel 1860 organizzò la celebre «Spedizione dei Mille» e, sbarcato a Marsala, assunse la dittatura della Sicilia iniziando la marcia alla volta di Roma, in- terrotta a Teano per volontà di Vittorio Emanuele II. Ritiratosi a Caprera, tentò nuovamente la presa di Roma, senza successo, nel 1862 e nel 1867.
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Piazza Giuseppe Garibaldi (foto M.Iogna)
Combattente in Trentino durante la terza guerra di indipendenza (1866), difese la Francia nella guerra franco-prussiana conquistando Digione. Ri- tiratosi nuovamente a Caprera, vi trascorse gli ultimi anni di vita, morendo nel 1882.
Benché mai giunto a Trieste, Garibaldi esercitò notevole fascino e influenza sugli irredentisti della regione, atteggiandosi a vate profetico della sua re- denzione. Notevoli furono quindi gli echi garibaldini nella regione Giulia specialmente a partire dal 1860, rafforzati da una visita del generale a Udine nel marzo 1867, occasione nella quale ricevette una delegazione di giu- liani ed istriani; in una lettera ((Ai Triestini» del 1 ° aprile 1876 ebbe a scri- vere della «amata nostra Trieste — preziosa gemma di cui tuttora trovasi vedovata l'Italia — e le Romane imponenti rovine di Pola, monumenti che attestano la maggiore delle grandezze romane. Oh! si! io patrocinerò la causa dei fratelli oppressi sino all'ultimo soffio di vita».
In piazza G. Garibaldi, la colonna con la statua in bronzo dorato dello scultore F. Asco venne eretta in occasione dell 'Anno Mariano, il 12 set- tembre 1954. La fontana, opera attribuita all'arch. G. Bernardi (scul. G. Depaul) fu restaurata dallo scultore N. Spagnoli e poi riattivata nel 1951.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 72; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Foschiatti-Coen, La partecipazione degli irredenti..., Trieste 1973; Autori Vari, Echi garibal- dini nella Regione Giulia (catalogo), Trieste 1983; C. de Franceschi, Il «Circolo Garibaldi» di Trieste per l'Italia irredenta, «RSR», a. XXXVIII, Roma 1951, pp. 342-354; G. Garibaldi, Scritti e discorsi politici e militari, vol. III, Bologna 1937, pp. 138-139, 232, 265, 272-273, 277, 307; A. Hortis, I Garibaldini giuliani e Domenico Lovisato, «Atti del X Congresso della So- cietà Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano, L'Aquila 1923; P. Sticotti, Triestini nel Risorgimento, «P0», a. IX, Trieste 1939, pp. 100-107; «Giornale di Trieste», 17.4.1954, 12.7.1954, 22.8.1954, 4.9.1954; «Messaggero Veneto», 27.10.1951, 28.10.1951; M. Marzari, Dodici bragozzi e una tartana verso la libertà. Lo sfortunato tentativo di Garibaldi di rag- giungere Venezia nel 1849, «Rivista Marittima», Roma luglio 1985, pp. 61-72.
GASSER - GATTORNO
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Via Edoardo Gasser (foto M.Iogna)
GASSER Edoardo, via, Chiadino-Rozzol. Da via R. Zampieri a piazzale E. Popovich. C.A.P. 34142.
Dal 9.7.1962 (Del. Cons. n. 369) la strada ricorda Edoardo Gasser, nato a Trieste il 12 settembre 1859; avvocato, fu esponente del partito liberale nazionale e nel 1911 risultò eletto deputato al Parlamento di Vienna, dove fu alfiere dell'irredentismo triestino, come lo era stato nella città natale fin da giovane ricoprendo la carica di segretario della società Pro Patria. Fu vicepresidente della Cassa Ammalati, fondatore della Banca Popolare e poi Presidente dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Trieste. Allo scoppio del primo conflitto mondiale Gasser conservò l'incarico di de- putato difendendo gli interessi di Trieste e della regione Giulia, benché osteggiato dal governo austriaco che lo definì «contrario alle istituzioni dello Stato». Nel 1917, ammutinatasi la flotta austriaca, Gasser fu designato dagli insorti loro «naturale difensore» e nel 1918 fu tra i promotori della nascita del giornale «La Nazione». Il 25 ottobre 1918 presentò al Parla- mento di Vienna una dichiarazione solenne contro una paventata solu- zione non italiana per Trieste, affermando, tra l'altro che, «conforme ai principi della libertà delle nazioni ormai universalmente accettati, tutte le regioni italiane fino ad ora soggette alla Monarchia austro-ungarica vanno considerate ormai staccate dal nesso territoriale di questo Stato; essi non entrano pertanto in trattative coi poteri dell'Interno. Poiché tutte, senza eccezione, le terre italiane comprese entro gli attuali confini della Monar- chia sono da considerarsi virtualmente facenti parte dell'Italia, essi depu- tati protestano in particolare contro il trattamento eccezionale che, se- condo le intenzioni del Governo, si vorrebbe usare alla città di Trieste».
Ritiratosi dalla vita politica con l'avvento del fascismo, Gasser pubblicò un volume sul diritto tavolare L 'istituto del Libro Fondiario Tavolare nelle Nuove Provincie (IIa ed., Trani, Trieste 1925) e la raccolta di scritti po-
litici Documenti e discorsi (1928). Morì a Trieste il 7 maggio 1932.
Bibl.: Szombathelv-Pagnini-Cecovini, Gli avvocati di Trieste e dell'Istria nella preparazione della Redenzione, Trieste 1968, pp. 81-84; »II Piccolo», 8.5.1932; .11 Popolo di Trieste», 8.5.1932.
GATTORNO, vicolo dei, città Nuova-Barriera Nuova/ Cologna- Scorcola. Quinta laterale destra di via Commerciale. C.A.P. 34134.
Denominazione, risalente al 1912, che ricorda la famiglia cui apparten- nero la campagna circostante e una vicina villa.
I Gattorno, nobili di Genova, esercitarono con fortuna il commercio nella città ligure; ebbe particolare fama Agostino Gattorno, che sul finire del XVIII secolo aprì a Trieste una filiale della sua casa di commercio affidan- done la direzione al figlio Francesco (Genova 1760-Trieste 2.11.1847), ca- postipite dei Gattorno di Trieste e attivo membro della locale Deputa- zione di Borsa. Il di lui figlio Sebastiano ( m. Trieste 16.6.1865) ereditò la casa di commercio, fu direttore del Banco delle Assicurazioni (1830), de- putato di Borsa (1835) e dirigente della Nuova Società Commerciale di Assicurazioni (1842). Suo nipote Sebastiano (Trieste 1864-ivi 10.3.1945), laureatosi in medicina all'Università di Graz (1888), fu medico di una certa fama; già nel 1898 primo direttore del neocostituito reparto di ginecolo- gia dell'Ospedale Civico (poi Maggiore), nel 1912 venne nominato diret- tore generale dell'Ospedale Civico, carica che riottenne nel 1915. Fu membro del Consiglio direttivo del Sanatorio Triestino e poi consigliere di amministrazione dell'Ospedale Infantile Burlo Garofolo.
Bibl: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 73; P. Covre, La vita e l'opera del professor Sebastiano Gattorno, Trieste 1977.
Vicolo dei Gattorno (foto M.logna)
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GATTERI - GAVARDO
GATTERI Giuseppe Lorenzo, via, Città Nuova-Barriera Nuova I
Barriera Vecchia. Terza laterale destra di via C. Battisti, termina in via V. Alfieri. C.A.P. dal n. 1 al n. 3 e dal n. 2 al n. 8: 34125; dal n. 5al n.
9 e dal n. 10 al n. 12: 34126; dal n. 11 al n. 27 e dal n. 14 al n. 40: 34125; dai nn. 29 e 42 a fine: 34129.
Via Giuseppe Lorenzo Gatteri (foto M.Iogna)
Denominazione apposta il 27.7.1903; comprende le ottocentesche vie Dobler e Amalia. Dapprima intitolata «via Lorenzo Gatteri», ebbe rettifi- cato il nome nell'aprile 1904 a seguito di richiesta formulata dalla dire- zione del Circolo Artistico Triestino, nella persona del suo presidente G. Zangrando.
Giuseppe Lorenzo Gatteri nacque a Trieste nel 1823 e si fece notare pre- stissimo come bambino prodigio eseguendo all'età di nove anni, presso
la Società di Minerva, una litografia (disegno) raffigurante La vittoria dei Triestini presso Sistiana; ammesso all'età di undici anni all'Accademia di Venezia, frequentò in seguito l'alta società milanese e torinese, facendosi ammirare come valente disegnatore. Molto conosciuto a Trieste, ma assai poco fuori città, fu attivo nella metà dell'Ottocento: eseguì, tra l'altro, i disegni per la Via Crucis nella chiesa di S. Antonio Taumaturgo, realizzata da altri artisti tra il 1852 ed il 1855. La sua opera più nota sono le illu- strazioni (disegni) per la storia di Venezia del Zanotto (1862); G.L. Gatteri fu a Trieste presidente del Circolo artistico fino alla morte, avvenuta nel
1884.
All'interno del Civico Museo Sartorio (ingresso in largo Papa Giovanni XXIII n. 1) venne posta una lapide con iscrizione dettata da A. Hortis: «IN ONORE I DI I GIUSEPPE LORENZO GATTERI I MIRACOLO DI PRECOCE VALENTIA I NELLE ARTI DEL DISEGNO I ANIMO NOBILMENTE LIBERO I DI QUESTO MUSEO I ANCHE IN MORTE BENEFAT - TORE I POSE IL COMUNE I MDCCCLXXXV I» .
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 72-73; M. Malabotta, La fanciullezza di Giu- seppe Lorenzo Gatteri nelle memorie del padre, «AT», s. III, vol. XVI, Trieste 1930-1931, pp. 351-394; B. Polli, Notizie artistiche su Giuseppe Lorenzo Gatteri, «PO», a. XXXIII, Trie- ste 1963, pp. 211-214; L. Amodeo, I pittori Giuseppe Gatteri padre e Lorenzo Scarabelotto, in Autori Vari, Scritti in onore di Camillo De Franceschi, Trieste 1951, pp. 297-318; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; C. Wostry, Storia del Circolo Artistico di Trieste, Udine 1934, ad indicem.
GAVARDO Santo, via, San Giacomo. Quinta laterale destra di via dell'Istria. C.A.P. 34137.
Denominazione risalente al 1912.
Santo (rectius Sante) Gavardo, di nobile famiglia capodistriana, nacque
Via Santo Gavardo (foto M.Iogna)
GAllOLETTI - GAllOLETTI
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Via Antonio Gazzoletti (foto M.Iogna)
probabilmente verso il penultimo decennio del Trecento. Fin da giovane, a quanto sembra, fu al servizió del re Ladislao di Napoli (morto nel 1414) e si narra che avesse sfidato e vinto a duello Rossetto da Capua che sprez- zantemente lo aveva definito barbaro d'Istria. In seguito, ritornato nella terra d'origine, Sante Gavardo fu valente capitano e combattè al servizio di Venezia. Nel 1463, ormai anziano, partecipò alla guerra contro Trieste, essendo capitano dell'esercito veneto; il 10 settembre 1463, al comando di duemila soldati, mosse dal villaggio di S. Odorico per porre l'assedio a Trieste. Morì nel corso di uno scontro armato pochi giorni dopo.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 73; M. Beheim, von der statt triest, «AT», s. IV, vol. XXVII-XXVIII, Trieste 1965-1966, pp. 191-349; N.P. Grego, La disfida di Santo Gavardo - racconto storico istriano, Lodi 1875; Anonimo, I più illustri istriani ai tempi della veneta republica, Padova 1866, p. 24.
GAllOLETTI Antonio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Quinta laterale destra di viale Miramare. C.A.P. 34135.
Intitolazione risalente al 13.2.1903, data a questa strada appena aperta at- traverso i fondi detti di «Terra Nera».
Antonio Gazzoletti nacque a Mago (Trento) nel 1813; studiò dapprima al- l' Università di Innsbruck, poi si trasferì all'Università di Padova ove si laureò in giurisprudenza nel 1832. Giunse a Trieste nel 1837 e fu accolto nello studio dell'avv. Burger in qualità di «concepista». Amante della let- teratura e verseggiatore apprezzato, pubblicò il primo libro di versi nel 1838 (Weis, Trieste); negli anni successivi si affermò nel ristretto e na- scente mondo culturale giuliano e collaborò alla rivista locale La Favilla, durata fino al 1846, a quell'epoca massima espressione della cultura — essenzialmente letteraria — della regione. Si accostò alla politica con i moti rivoluzionari del 1848 e in quell'occasione ottenne (6.4.1848) il comando, in quanto capitano, della VI compagnia della III Legione della Guardia Nazionale; ritornato per breve tempo nel Trentino, fu nuovamente a Trieste nel settembre di quello stesso anno, prima di intervenire all'As- semblea di Francoforte in qualità di rappresentante del Tirolo. Processato nel 1849 per il suo atteggiamento politico liberale e patriottico, risultò assolto nel 1850. Lasciò Trieste nel 1856 per stabilirsi a Torino ove fondò, su consiglio di Cavour, il giornale Il Patriota, mentre nel 1859 divenne redattore del giornale La Lombardia di Milano. Nel 1862 iniziò la carriera di magistrato a Brescia come Procuratore generale alla R. Corte d'Appello; nel frattempo continuò l'attività letteraria, pubblicando numerose raccolte di versi. Nel 1866 venne nominato Consigliere di Corte d'Appello a Lucca ma, ammalatosi nel luglio di quell'anno, dovette fare ritorno a Milano; lì morì il 21 agosto 1866. Nel decimo anniversario della sua morte venne inaugurato presso la Società di Minerva in Trieste (1.12.1876) un busto marmoreo (scul. F. Pezzicar), oggi al Museo Revoltella, in memoria del letterato e patriota che a Trieste aveva iniziato l'intensa attività.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 73; G. Caprin, Tempi andati, Trieste 1924, pp. 68-69, 333; Gentile, Il primo secolo della Società di Minerva, Trieste 1910, p. 73; G. Badii, Antonio Gazzoletti, in Dizionario del Risorgimento nazionale, III, Milano 1933, p. 206; Cenni biografici su A. Gazzoletti dettati dalla vedova del medesimo, Milano 1878; C. Curto, Let- teratura romantica della Venezia Giulia, Parenzo 1931; B. Emmert, Antonio Gazzoletti, sag- gio bibliografico, Trento 1910; Gentille, Il busto minervale di A. Gazzoletti, Trieste, 1919; G. Stefani, Antonio Gazzoletti e il 1848-1849, «Tridentum», a. III, fasc. V-VI, Trento 1911; G. Stefani, Il primo soggiorno di Antonio Gazzoletti a Trieste (1837-1848), «Archivio Tren- tino», a. XXII, Trento 1907; G. Stefani, Antonio Gazzoletti alla Camera e i suoi opuscoli politici, «Tridentum, Rivista di Studi Scientifici», a. XIII, fasc. I-IV, Trento 1911; G. Stefani, Miscellanea gazzolettiana, «Pro Cultura», fasc. IV-V, Trento 1912; G. Stefani, Antonio Gaz- zoletti nella rivoluzione del Quarantotto, «PO», a. IV, Trieste 1934, pp. 699-715, a. V, Trie- ste 1935, pp. 21-49, 122-148, 239-290; E. Brol, Lettere di Antonio Gazzoletti ad Andrea Maffei (1837-1866), «PO», a. VII, Trieste 1937, pp. 354-372; S. Sabbadini, Un manoscritto di A. Gazzoletti, Trieste 1913; U. Sogliani, Tre precursori, Trieste 1875; M. Majnoni, Antonio Gazzoletti poeta e patriota, «Rassegna bibliografica», a. II, Milano 1894; C. Schiffrer, Le ori- gini dell'irredentismo triestino, Udine 1978, pp. 77, 81, 83; La Favilla, pagine scelte della rivista a cura di G. Negrelli, Udine 1985, p. 21; Autori Vari, Commemorazione del 150 ° anniversario della nascita di A. Gazzoletti, [Trento 1963]; Autori Vari, Ricordo della solenne inaugurazione dei busti di Dall'Ongaro, Gazzoletti e Somma, Trieste 1877; G. Quarantotto, «La Favilla» e la polizia austriaca, ((AT», s. III, vol. XVI, Trieste 1930-1931, pp. 199-214; C. Pa-
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GEIRINGER - GELSOMINI
gnini, La «Favilla» nel tempo, «La Favilla», a. I n. 1, Trieste 1923, pp. 3-9; F. Pasini, Antonio Gazzoletti (1813-1866), «Rivista d'Italia», Roma, maggio 1914, pp. 752-767.
GEIRINGER Eugenio, scala, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli, all'altezza del faro della Vittoria, a via G. Bruni. C.A.P. 34016.
Con Del. Cons. n. 605 d.d. 14.7.1967 la strada venne intitolata all'archi- tetto Eugenio Geiringer (meno com. Gairinger), nato a Trieste nel 1843. Studiò nella città natale all'Accademia di Commercio e di Nautica e a Pa- dova matematica presso quella università; contemporaneamente lavorava come impiegato tecnico presso la Riunione Adriatica di Sicurtà. Laurea- tosi nel 1864, iniziò la carriera di ingegnere assistente alla costruzione dell'Usina comunale del gas e insegnò per molti anni disegno geometrico e di macchine alla Scuola Triestina di disegno. Specializzato nella costru- zione di impianti di gas illuminante, diresse, su incarico della ditta Lai- dlaw & Son di Glasgow, la costruzione delle «officine» del gas nelle città di Caltanisetta e Sciacca in Sicilia. Rientrato a Trieste nel 1868, riprese ad esercitare l'insegnamento come supplente alla cattedra di disegno della Civica Scuola Reale. Dal 1872 al 1877 fu direttore della Banca Triestina di Costruzioni e, dopo aver superato l'esame di ingegnere civile, diresse i lavori per la costruzione del palazzo municipale (1872-1877) e dell'ampio edificio che ospita oggi l'Istituto Nautico in piazza A. Hortis; assunse l'im- presa della costruzione del palazzo del Lloyd austro-ungarico nella piazza oggi dell'Unità d'Italia e fu autore di un progetto per la ristrutturazione del teatro comunale G. Verdi. Sono dovuti a lui i progetti per il palazzo già Hotel Vanoli (oggi Duchi d'Aosta) in piazza dell'Unità d'Italia (1872- 1873), per la demolita villa Basevi in via P. Besenghi, ristrutturata nel 1895-1896, per l'Osservatorio Astronomico e per la propria villa sul colle di Scorcola (1884). Geiringer fu l'ingegnere che più diffuse a Trieste, al- lontanandosi dai moduli tardoneoclassici, lo stile neocastellano e neome- dioevale. Dal 1882 fino alla morte fu presidente della Società degli Inge- gneri e degli Architetti di Trieste, fu autore di numerosi saggi e di mono- grafie di argomento ferroviario; progettò e promosse la diffusione delle linee ferroviarie attraverso la Carniola e l'Istria, ideò la linea Tauri-Wo- chein-Opicina-Trieste-S. Andrea e il sistema tranviario di Trieste, una gal- leria di circonvallazione tra il centro cittadino e Muggia, la creazione e l'ampliamento del porto di Muggia. Esponente del partito liberale nazio- nale, risultò eletto Consigliere comunale di Trieste nel 1877, fu deputato alla Dieta provinciale, presidente della Commissione pubbliche costruzio- ni, membro della Commissione all'istruzione, del Consiglio superiore della Cassa di Risparmio e di molte altre assemblee, nonché componente del curatorio dei Musei civici di antichità e di storia naturale.
Fu inoltre tra i fondatori della Società Alpina delle Giulie, della quale fu poi presidente dal 1886 al 1892; fu direttore e presidente della Società d'Igiene, vicepresidente della Società d'abbellimento della città di Trieste e direttore della Società delle Corse, nonché direttore della Società Ano- nima delle Piccole Ferrovie e progettista della linea tranviaria elettrica Trieste-Opicina. Cessato il mandato di Consigliere comunale nel 1902, Geiringer continuò l'attività di ingegnere progettando, assieme all'arch. Muller il palazzo della Banca Austroungarica di corso Cavour in Trieste e dirigendo i lavori di costruzione della sede delle Assicurazioni Generali in Roma. Morì a Trieste il 18 novembre 1904.
Bibl.: F. Angeli, Commemorazione del Presidente della Società Dott. Eugenio Gairinger, Trieste 1907.
GELSOMINI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Seconda laterale destra di via delle Ginestre. C.A.P. 34135.
Così denominata dal 1912, ad imitazione di altre strade nelle vicinanze. G elsom ino è nome volgare della pianta delle Oleacee Jasm inum offici- nale 1. , arbusto alto fino a 5 metri, originario dei paesi asiatici e diffuso in Europa, originariamente come pianta ornamentale, dal 1579. Cresce nei
Scala Eugenio Geiringer (foto M.Iogna)
Via dei Gelsomini (foto M.Iogna)
GEMONA - GENOVA 266
Via Gemona (foto Halupca)
luoghi secchi e rocciosi, in ambienti temperati e su terreni argilloso-silicei, tra il livello del mare e gli 800 metri; è diffuso in queste zone a Roiano, Cattinara, Villa Revoltella, San Giovanni ecc. Fiorisce in maggio-luglio; i fiori hanno la corolla bianca e sono molto profumati. Essiccati e in infuso hanno proprietà medicinali.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 74; Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trie- ste 1987, p. 244.
GEMONA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via dei Carmelitani a largo Osoppo. C.A.P. 34136.
La strada venne così denominàta con Del. Cons. d.d. 16.4.1974 n. 597, due anni prima che il centro friulano fosse distrutto dal terremoto del
1976
Gemona del Friuli (prov. Udine, ab. 10.883) fu centro noto in epoca ro- mana e probabilmente abitato già in epoca preistorica, a quanto lascia supporre l'origine preromana del toponimo (da glem = cocuzzolo; gle- mone attestato nel 760 circa). Sottoposta dall'Alto Medioevo al Patriar- cato di Aquileia, ebbe verso il IX secolo propri statuti e fino al XV secolo la cittadina conobbe un'epoca di relativa prosperità economica, prima che la vicina Venzone acquistasse maggiore importanza quale centro commer- ciale. Divenuta dominio veneto, Gemona conobbe un lento declino; dal 1797 al 1866 fece parte dell'Austria e dal 1866 fu italiana mentre nei primi anni del Novecento ebbe qualche importanza come centro della lavora- zione della seta. Venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1976 che ebbe per epicentro il monte San Simeone, distante pochi chilometri. Distrutte le civili abitazioni, distrutti o sensibilmente danneggiati i prin- cipali monumenti storici, l'opera di ricostruzione è ancora in corso. Mo- numenti principali: il Duomo, (arch. G. Griglio, 1290-1337) ora restau- rato, il Palazzo del Comune (prog. B. de Caprileis, 1502) anch'esso rico- struito; la chiesa di S. Maria delle Grazie (XV sec.) e il Castello sono stati distrutti dal terremoto.
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, II, Firenze 1985, pp. 82-100; G. Frau, Dizio- nario toponomastico Friuli-Venezia Giulia, Udine 1978, p. 65; C.C. Desinan, I celti nella toponomastica friulana, in Studi forogiuliesi in onore di C. G. Mor, Udine 1983, p. 11: R. Hartel, Un documento friulano del secolo XII, «SG», vol. LXVI, Gorizia 1988, p. 74, G. Pavan, Annotazioni sul restauro architettonico, Cassacco 1985, pp. 56-59.
GENOVA, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III novembre a via D. Alighieri C.A.P 34121.
Già via del Campanile (toponimo suggerito dalla presenza nell'Ottocento del campanile superstite della primitiva chiesa di San Spiridione), divenne «via Genova» con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-3115-19. Il tratto fra riva III novembre e piazza del Ponterosso costituiva la via della
Cassa fino al 6.4.1894.
Genova è oggi capoluogo della regione Liguria (ab. 816.872), centro di antichissima origine, fondato dai Liguri e distrutto dai Cartaginesi nel III sec. a.C. Munipio romano, sede vescovile dal III sec. d.C., dominio bi- zantino (VI-VII sec.) poi longobardo e carolingio, divenne libero comune nell'XI sec., e una delle potenze marinare fino al XV sec. Fu dominio francese dal 1396 al 1409, poi dei Visconti alternati ai francesi dal 1421 al 1506; fu nuovamente repubblica autonoma dal 1528 e nel 1797 divenne repubblica democratica (Repubblica Ligure). Dal 1815 appartenne ai Sa- voia e dal 1861 fece parte del Regno d'Italia. Alla fine del II conflitto mondiale, fu la prima città italiana a insorgere contro i tedeschi (24.4.1945) e nel dopoguerra divenne protagonista dell'economia italiana per l'im- portanza del suo porto. Trieste fu occupata e saccheggiata dai genovesi nel 1380, durante la guerra tra Genova e Patriarcato di Aquileia da una parte e Pisa con Venezia dall'altra, mentre Trieste era fedele a San Marco.
Via Genova (foto M.Iogna)
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In quell'occasione l'ammiraglio genovese Matteo Maruffo asportò dalle mura il leone di San Marco che portò a Genova, ove tuttora si trova.
All'inizio di via Genova, sulla facciata laterale del palazzo Carciotti, venne posta nel 1923 la lapide con iscrizione dettata da S. Benco a ricordo del patriota Francesco Hermet, che fu per molti anni a capo del partito libe- rale nazionale triestino: « FIssO LO SGUARDO / NELLA FEDE DELL 'ITALIA VENTURA / QUI MORÌ / IL XVI FEBBRAIO DEL MDCCCLXXXIII / FRANCESCO HERMET / RICORDA IL DUCE E MAESTRO/ DOPO QUARANT 'ANNI / TRIESTE ITALIANA /». Di fronte, sulla facciata la- terale del già Hótel de la Ville, oggi sede della Banca Popolare di Novara, venne posta nel 1929 una lapide a ricordo del soggiorno del gen. R. Ga- ribaldi in quell'albergo: «IL GENERALE I RICCIOTTI GARIBALDI / FU QUI OSPITE / LA NOTTE / DEL XXV SETTEMBRE MCMIII /».
Si trova al n. civ. 9 un moderno palazzo eretto nel 1925 dall'ing. C. Bo- netti quale sede della Banca Italo-Britannica. Seguono, al n. civ. 13 una casa con motivi artistici liberty (casa G. Bois de Chesne, 1913) e al n. civ. 15 casa appartenente alla Comunità Serba (ristr. 1885); di fronte si trova una facciata della chiesa serbo-ortodossa di S. Spiridione, con ingresso principale in via San Spiridione.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 74; E. Marini, Via Genova già Via del Campa- nile, «Economia Giuliana», 15.11.1985; Diz. stor. poi. it, Firenze 1971, pp. 583-585; E. Po- leggi - P. Cevini, Genova, Bari 1981; Tamaro, Storia di Trieste, I, Trieste 1976, pp. 234-238; Autori Vari, I serbi nella storia di Trieste, Belgrado 1987, p. 39.
GEPPA, via della, Città Nuova-Barriera Nuova. Da corso Cavour a piazza Dalmazia. C.A.P. 34132.
Via della Geppa (foto M.logna)
Toponimo antico, trasferito a questa strada nei primi anni dell'Ottocento. Con Del. Pod. n. 1439 d.d. 2.8.1933 venne proposto il cambiamento del nome, non accettato, in quello di Luigi Casciana «di Gaetano e di Giu- seppina Larra, nato a Terranova (Caltanisetta) il 3 dicembre 1897; durante la guerra valoroso combattente, prese parte col grado di tenente nel 142 ° reggimento fanteria ai combattimenti sul monte Cengio e sull' Hermada; cadde, colpito da tre scheggie di una bomba lanciata dalla finestra del «Balkan» il 20 luglio 1920..
Rimasto quindi alla strada il nome di «via Geppa», questo venne tuttavia sostituito dopo la caduta del fascismo e con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 divenne «via Luigi Casciana». L'antico toponimo venne ri- pristinato con Del. Presid. n. 407 d.d. 6.7.1946.
Geppa è toponimo trecentesco che indicava originariamente una vicina fonte d'acqua potabile e deriva dall'antroponimo femminile Jepa, ipoco-
GERANI - GESSI
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Via dei Gerani (foto M.togna)
ristico, cioè diminutivo di Josepha. La più significativa attestazione nota risale al 1350 (cfr. però anche a. 1348: «in contrata Fontis de Cepo))) ed è contenuta negli Statuti comunali (Lib. I, cap. I, f. 52 A): «viam que pro- tendit usque fontem domine Yeppe». Supposto che tale donna Jepa fosse ancora vivente, la fonte doveva essere indicata con il suo nome già da qualche tempo, sufficiente per essere generalmente nota nell'ambito del territorio comunale e per venire così indicata negli Statuti del Comune. L'antroponimo Jepa è attestato del resto anche altrove nei documenti tre- centeschi di Trieste, non necessariamente con riferimento alla donna Geppa della fontana: Daniel de Jepa (1327), testamento di daniel de jepa del 1363.
Priva di fondamento risulta di conseguenza l'interpretazione data da E. Generini nel 1884, secondo il quale «al terminare di questa via [...] tro- vavasi un ampio fossato nel quale scorreva l'acqua di un piccolo rivo pro-
veniente dalla fontana della Zonta. Quel fossato che nell'antico dialetto triestino dicevasi Geppa, diede poi il nome alla via».
Lungo la strada non sorgono edifici di particolare importanza; interessante è palazzo P. Sartorio, al n. civ. 12 (arch. A. Stuparich, 1880); all'angolo con piazza Dalmazia (ingresso piazza Dalmazia n. civ. 3), di fronte alla facciata laterale del già Hótel Regina, si trova altro ingresso di casa Nussa poi Vardacca, ristrutturata dall'arch. D. Righetti nel 1873.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 74; E. Marini, Via della Geppa, «Economia Giu- liana», 1.1.1988; Szombathely, Statuti di Trieste del 1350, Trieste 1930, p. 99; Trieste, Ar- chivio Diplomatico, segn. 4 A-D, c. 4; Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p.
179.
GERANI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Da via dell'Erica a vicolo delle Rose. C.A.P. 34134.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 la strada venne denominata «via dei Gerani», semplicemente perché situata in una «zona di vie con nomi di piante e di fiori».
Riteniamo che tale fitonimo non vada riferito a quella pianta ornamentale delle Geraniacee nota volgarmente come Geranio ( = Pelargonio) ma, più correttamente, al Geranio sanguigno (Geranium sanguineum 1.), pianta erbacea delle Geraniacee, spontanea, diffusa nelle zone caldo-umide, ai margini delle boscaglie tra il livello del mare e gli 800 metri, diffusa anche sul Carso sui pendii ghiaiosi, tra i cespugli, più generalmente nei luoghi selvatici. Fiorisce in maggio-settembre, fruttifica. Le sommità fiorite, es- siccate e in infuso, hanno proprietà medicinali.
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 226.
GESSI Romolo, viale, San Vito-Città Vecchia. Da via di Campo Marzio a passeggio S. Andrea. C.A.P. 34123.
Risale al 9.4.1932 (Del. Pod. n. 530) l'intitolazione del tratto iniziale di passeggio S. Andrea (denominazione passata quindi alla litoranea sotto- stante) a Romolo Gessi, dopo che il 28.11.1931 (Del. Pod. n. 1834) era stato proposto, senza esito, di modificare in «via R. Gessi» il nome di via del Lavatoio.
Romolo Gessi, esploratore italiano, nacque a Costantinopoli nel 1831 e nel 1873 si arruolò nell'armata egiziana di Gordon Pascià; assieme a C. Piaggia esplorò nel 1876 il corso superiore del Nilo dimostrandone la de- rivazione dal lago Alberto. Divenuto governatore della provincia di Bahr- el-Ghazal, si rese benemerito per la repressione della tratta degli schiavi. Richiamato a Khartoum nel 1880, morì di malattia a Suez nel 1881.
Al n. civ. 2-4 di viale R. Gessi si trovano l'Istituto Sperimentale Talasso- grafico e l'Osservatorio Geofisico Sperimentale. L'edificio venne ricostrui- to dopo che il bombardamento aereo del 10 giugno 1944 distrusse l'ot- tocentesca palazzina già sede della Stazione zoologica (arch. G. Degasperi).
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Viale Romolo Gessi (foto M.Iogna)
Si trova ai nn. civ. 8-12 villa Haggiconsta, costruita su progetto dell'arch. R. Berlam (1889) per G. Haggiconsta e ceduta nel 1934 all'Opera Nazio- nale Balilla quale sede della Casa della giovane italiana; divenuta proprietà della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia (1976), dopo essere stata di proprietà dell'amministrazione provinciale, venne destinata a Centro di Educazione motoria.
Bibl.: Marsoni, L'architetto R. Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 127; «RMCT», a. VII, Trie- ste 1934, pp. 169-174.
GHEGA Carlo, via, città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza della Libertà a piazza Dalmazia. C.A.P. 34132.
Via Carlo Ghega (foto M.logna)
Già tratto di via del Torrente, divenne via Carlo Ghega, come ricorda E. Generini, nel 1878; l'anno successivo Ghega fu ricordato dalla Società In- gegneri ed Architetti con un busto (scul. G. Depaul) oggi dal Museo Re- voltella, recante pure l'iscrizione: «A PERPETUA ONORANZA / DI CARLO GHEGA / CHE CON ARDIMENTO ROMANO / IDEÒ ED ESEGUÌ / LA VIA FERRATA DEL SEMMERING / NEL XXV ANNIVERSARIO DEL SUO COMPIMENTO / 17 LUGLIO 1879/» . L'ingegnere vene- ziano venne poi ricordato nel 1978 con una lapide posta nella Stazione
GHIBERTI - GHIRLANDAIO
270
Via Lorenzo Ghiberti (foto M.logna)
Ferroviaria centrale, la cui iscrizione recita: «19 GIUGNO 1878-1978 I DAL- L ' ADRIATICO AL DANUBIO I ATTRAVERSO LE ALPI I VINTE DALLA GENIALITÀ DI CARLO GHEGA I DA QUESTO EDIFICIO 1 100 ANNI DI TRAFFICI E DI VIAGGI TRA LE CITTÀ EUROPEE I RICOR-
DIAMO/ D .
Al n. civ. 2 di via C. Ghega si trova un palazzo eretto dall'ing. G. Naglos nel 1871; al n. civ. 6 un edificio neoclassico (arch. G. Degasperi, 1838), al n. civ. 9 un palazzo del 1836 attribuito all'arch. A. Gorian e al n. civ. 15 una casa degli arch. G. B. de Puppi e F. Scalmanini (1836, rest. arch. E. Geiringer, 1877).
Ha sede al n. civ. 12 il Conservatorio G. Tartini, ospitato nel palazzo Ritt- meyer, ricostruito nel 1863 dall'arch. G. Baldini al posto del neoclassico edificio eretto nel 1834 dall'arch. A. Buttazzoni per il commerciante Eli- seo Rittmeyer. Divenuto proprietà del Comune di Trieste nel 1914 per disposizione testamentaria della baronessa C. de Rittmeyer, il palazzo fu sede, nel primo dopoguerra, del Circolo Militare Ufficiali. Occupato dalle truppe tedesche durante il secondo conflitto mondiale, fu teatro di una tragica rappresaglia nel 1944, come ricordato da una lapide apposta sulla facciata nel 1947, con iscrizione dettata da S. Benco: «ALLE FINESTRE E LUNGO LE SCALE DI QUESTO PALAllO I CINQUANTA PENDENTI SALME DI MARTIRI / MOSTRARONO ALLA CITTÀ INORRIDITA I LA FEROCIA DELL ' IRATO GERMANICO TIRANNO I CIECAMENTE SFOGATA SU UOMINI DI LIBERI SENSI / INERMI PRIGIONIERI IN SUE MANI /D.
Requisito dall'Amministrazione Militare Anglo-Americana nel secondo do- poguerra, l'edificio venne derequisito nel 1954; il Conservatorio Statale «G. Tartini» è erede del Liceo musicale triestino, divenuto Conservatorio il 1° luglio 1953 (ordine n. 68 G.M.A. d.d. 20.4.1953); con legge n. 248 d.d. 13.3.1958 l'istituto venne riconosciuto Conservatorio Statale, con ef- fetto retroattivo al 1953. Attualmente l'intero palazzo è in corso di gra- duale ristrutturazione, mentre nel retrostante cortile è stata costruita una moderna sala polifunzionale, abbassata rispetto al piano stradale (prog. arch. E. Cervi, G. de Curtis, ingg. G. Porceddu e M. Bolaffio).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 74; L. Buzzi, Cenni biografici del fu ingegnere Carlo Cav. Ghega, Trieste 1879; A. Folie-P. Pellis, Carlo Ghega, Gorizia 1952; Franzoni, Ignegneri ed architetti, «PO», a. XXIV, Trieste 1954, p. 557; Autori Vari, Trieste l'architet- tura neoclassica-guida tematica, Trieste 1988, pp. 77-80; G. Radole, Le scuole musicali a Trieste e il Conservatorio «G. Tartini», Trieste 1988; E. Marini, La via Carlo Ghega, «Eco- nomia Giuliana», 15.4.1988.
GHIBERTI Lorenzo, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via C. de Rittmeyer a via S. Anastasio. C.A.P. 34132.
Strada aperta nel 1899 e intitolata il 1.10.1906 allo scultore ed architetto Lorenzo Ghiberti, nato a Firenze nel 1378, celebre per essere stato autore della seconda porta del Battistero di Firenze (1401-1402) e della porta del Paradiso dello stesso Battistero (1425-1452), opere per le quali il suo nome è più spesso ricordato. Morì a Firenze nel 1455.
Al n. civ. 4 si trova il Poliambulatorio ed Ufficio ex SAUB n. 24, in edi- ficio costruito in questo dopoguerra.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 75; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 119-121.
GHIRLANDAIO, via del, Barriera Vecchia. Da via Conti a via
A. Pollaiuolo. C.A.P. dal n. 1 al n. 41 e dal n. 2 al n. 24: 34138; dai nn.
43 e 26 a fine: 34139.
Strada aperta nel 1901-1902 e allungata nel 1912-1913. Venne denomi-
nata già nel 1906 via del Ghirlandaio.
Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio nacque a Firenze nel 1449; pittore di fama, venne chiamato a collaborare agli affreschi della cappella Sistina in Roma, quasi tutti perduti (1481). Nel 1482 assieme al Botticelli e al Pe- rugino affrescò la sala dei Gigli nel Palazzo della Signoria in Firenze e tra il 1485 ed il 1490 eseguì gli affreschi delle pareti e della volta della cap-
Via del Ghirlandaio (foto M.logna)
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GIACINTI - GIACOMO
pella maggiore di S. Maria Novella sempre in Firenze; fu anche abile ri- trattista. Morì a Firenze nel 1494.
Il gruppo di edifici dell'I.A.C.P. che forma isolato con la via Limitanea e viale D'Annunzio venne costruito nel 1929.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 75; Diz. arte it., Milano 1981, p. 121; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, p. 53.
GIACINTI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale sinistra di via delle Ginestre. C.A.P. 34135.
Denominazione risalente al 1912, apposta ad imitazione dei nomi delle altre strade nelle vicinanze indicate con dei fitonimi.
Giacinto è genere di pianta delle Gigliacee (Hyacinthus), diffusa in una trentina di specie nell'Eurasia e in Africa, erbacea, bulbosa, con fiori pic- coli di vario colore. E pianta coltivata, specialmente nella specie Hyacin- thus orientalis, nota per la bellezza e il profumo dei fiori.
Al n. civ. 7 si trova la scuola elementare «Emo Tarabocchia», dal 1947- 1948.
Bibl.: Devoto-Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1987, p. 1304.
GIACOMETTI Paolo, via, Servola-Chiarbola. Da via del Roncheto a via dei Soncini. C.A.P. 34146.
Ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il drammaturgo italiano Paolo Giacometti, nato a Novi Ligure nel 1816, autore di tragedie, di drammi e di commedie, di argomento storico o a sfondo sociale. Tra le sue opere si ricordano La colpa vendica la colpa, Le tre classi sociali, La morte civile e Cristoforo Colombo, Michelangelo Buonarroti e Maria Antonietta. Morì a Gazzuolo (Mantova) nel 1882.
Bibl.: A. de Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze 1879, pp. 500-501.
GIACOMO San, campo, San Giacomo. Da via S. Giacomo in monte a via dell'Istria. C.A.P. nn. 8-9-10: 34144; dal n. 1 al n. 7 e dal n. 11 a fine: 34137.
Denominazione risalente al secolo scorso, suggerita dalla presenza della chiesa dedicata a San Giacomo.
Campo San Giacomo (foto M.Iogna)
Via Ilei Giacinti (foto M.Iogna)
Via Paolo Giacometti (foto M.Iogna)
GIACOMO IN MONTE - GIACOSA 272
Via Giuseppe Giacosa (foto M.Iogna)
La necessità di costruire una chiesa nella zona di Rena Nuova, popoloso rione all'epoca in pieno sviluppo, fu avvertita già nel 1840, essendo ve- scovo M. Raunicher e Preside del Magistrato M. de Tommasini; la prima pietra venne posta il 27.7.1851 e l'edificio, progettato dall'ing. G. Sforzi, venne portato a compimento nel 1854. La consacrazione avvenne il 25.7.1854. All'interno, tra gli altari laterali, venne posto un altare offerto dall'arciduca Ferdinando Massimiliano nel 1855, decorato da una pala re- centemente attribuita al pittore viennese Johann Till (1827-1894). La chiesa non ha conosciuto particolari vicende nell'ultimo secolo, eccezion fatta per un recente intervento di consolidamento delle fondazioni del cam- panile (1987-1988); viceversa la pubblicistica sulla chiesa si è arricchita negli ultimi anni di nuovi ed analitici contributi, che hanno puntualizzato e riesaminato alcune vicende relative all'edificio sacro e all'arredo litur- gico ivi contenuto. E da rilevare ancora che l'organo segnalato da E. Ge- nerini venne sostituito nel 1931 da altro più recente della ditta Zanin, mentre l'arredo liturgico si è arricchito di un calice d'argento donato nel 1888 al parroco C.G. Mosè e di una grande pisside d'argento dorato, fab- bricata a Lubiana e donata alla chiesa nel 1918 dai fedeli di lingua slovena (cesellatore L. Sarazin).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 75-76; P. Kandler, La nuova chiesa in costru- zione nel Rione S. Giacomo di Trieste, in P. Kandler, L'Istria 1846-1852 (antologia), Trieste 1983, cap. VII, pp. 29-30; R. Gherbaz, La pala di San Nicolò nella chiesa di San Giacomo Apostolo, «AMSIASP», vol. XXIX-XXX, N.S., Trieste 1981-1982, pp. 137-148; G. Cuscito, La chiesa parrocchiale di S. Giacomo a Trieste, Trieste 1987; Autori Vari, Parrocchia di S. Gia-
como - I° centenario, Trieste 1955.
GIACOMO IN MONTE San, via, San Giacomo. Da piazza G.B. Vico a campo S. Giacomo. C.A.P. 34137.
Via San Giacomo in Monte (foto M.Iogna)
Denominazione risalente al 5.4.1866 (delibera Del. Mun.) e suggerita dalla presenza della ottocentesca chiesa di San Giacomo Apostolo, così come avvenuto per il campo omonimo.
Di un certo interesse l'edificio in stile liberty al n. civ. 2, eretto nel 1910 dall'ing. F. Piazza.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 75-76; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985. GIACOSA Giuseppe, via, Servola-Chiarbola. Da via Pola a via del
Carnaro. C.A.P. 34145.
La strada reca dal 6. 4. 1956 (Del. Cons. n. 60) il nome dello scrittore, commediografo e librettista italiano Giuseppe Giacosa, nato a Colleretto
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GIAGGIOLI - GIANELLI
Parella (Ivrea) nel 1847; dopo gli studi di giurisprudenza all 'Università di Torino si trasferì a Milano, dedicandosi alla letteratura. Fu direttore e do- cente nell'Accademia dei Filodrammatici, insegnò letteratura drammatica al Conservatorio; ebbe notevole successo la sua commedia in versi Una partita a scacchi (1873) e nel 1896 iniziò la sua produzione in prosa con Novelle e paesi valdostani. Il suo capolavoro teatrale è Come le foglie. Morì a Ivrea nel 1906.
Giuseppe Giacosa fu a Trieste nel 1882, ospite di Giuseppe Caprin; parlò alla Società di Minerva il 12 aprile sul tema Del vero nel teatro e il 13 aprile su L'elogio delle marionette.
Bibl.: A. de Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze 1879, p. 501; Diz. Bomp. aut., 2, Milano 1987, p. 433; Gentile, Il primo secolo della Società di
Minerva, Trieste 1910, pp. 149, 181.
GIAGGIOLI, scala dei, Roiano-Gretta-Barcola. Congiunge due tratti della via omonima. C.A.P. 34134.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 venne estesa a questa scala la deno- minazione già data alla vicina strada.
Si tratta di fitonimo indicante la nota pianta delle Iridacee, diffusa in di- verse specie tra le quali l'Iris fiorentina a fiori bianchi, l'Iris germanica a fiori blu-viola scuri e l'Iris pallida a fiori celesti.
Le case che sorgono in scala dei Giaggioli sono tutte proprietà dell'Inten- denza di Finanza.
Bibl.: Devoto-Oli, Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1987, pp. 1304-1305.
GIAGGIOLI, via dei, Roiano-Gretta-Barcola. Da via di Verniellis a via Commerciale. C.A.P. 34134.
Denominazione apposta con delibera Giun. Mun. d.d. 14.2.1949 n. 147, per questa strada aperta in una zona urbanizzata nell'immediato secondo dopoguerra. La stessa intitolazione venne data alcuni anni dopo alla vi- cina scala. Giaggiolo è fitonimo indicante la già ricordata pianta delle Iri- dacee.
Bibl.: Devoto-Oli, Nuovo vocabolario italiano della lingua italiana, I, Milano 1987, pp. 1304- 1305.
GIAMBELLINO, via del, San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via V. Carpaccio. C.A.P. 34143.
Si tratta di una breve strada a fondo cieco, intitolata con Del. Cons. n. 369 d.d. 9.7.1962.
Giovanni Bellini, detto Giambellino, fu il più famoso pittore veneziano operante tra XV e XVI secolo. Nacque a Venezia nel 1427 c. e divenne pittore ufficiale della Repubblica nel 1483; la sua opera forse più signifi- cativa è l'Incoronazione della Vergine (c. 1475, Museo Civico, Pesaro). Artista fecondo e dalla lunga attività, sviluppatasi nell'arco di mezzo se- colo, fu sempre sensibile alle nuove istanze artistiche e culturali. Morì a Venezia nel 1516.
Bibl.: Diz. arte it., Milano 1981, pp. 34-35.
GIANELLI Bartolomeo, via, San Giacomo/ Servola-Chiarbola. Da via delle Campanelle a via Costalunga. C.A.P. 34149.
La strada ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il pittore istriano Barto- •lomeo (Bortolo) Gianelli, nato a Capodistria nel 1824; con un sussidio di
Scala dei Giaggioli (foto M.Iogna)
Via dei Giaggioli (foto M.Iogna) Via del Giambellino (foto M.Iogna)
GIARDINI - GIARDINO
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Via Bartolomeo Gianelli (foto M.logna)
quel Comune potè studiare al'Accademia di Belle Arti di Venezia e, rien- trato in patria, si fece apprezzare come pittore di marine, di quadri a sog- getto religioso e di ritratti. Di sentimenti politici liberali e patriottici, ebbe qualche parte nel movimento popolare istriano del 1848.
La sua prima realizzazione importante è la tela dei S. S. Pietro e Paolo (Capodistria, Duomo), ove ancora si rivela la dipendenza da stilemi acca- demici e poco personali; più realistici sono stati giudicati il San Bonifacio (Semedella, Chiesa parrocchiale) e il San Giuseppe (Isola, Chiesa parroc- chiale). Non si dedicò più all'affresco dopo un tentativo poco riuscito a Capodistria (Chiostro dei Francescani); molto apprezzata, invece, fu la tela l'Immacolata Concezione (Capodistria, Duomo), ispirata all'opera di Mu- rillo. Fu presente anche a Trieste con un San Luca, commissionatogli dal Comune e destinato alla pubblica esposizione «sul terzo altare in piazza della Borsa nella processione teoforica». Artista di notevole modestia e, anche per questo motivo, poco conosciuto, Gianelli — scrisse Carlo Combi — era «nato per più vasta scena» e apprezzabile per «il bellissimo ingegno
e il sentire elevato». Morì a Capodistria nel 1894.
Bibl.: P. Tedeschi, Di alcune opere del pittore Bortolo Gianelli, «PI», I s., a. III, Capodistria 1905, pp. 173-175; N. Del Bello, Del Gianelli e della sua «Immacolata», «PI», I s., a. III, Capodistria 1905, pp. 201-203; Rutteri, P. Fragiacomo e altri pittori istriani, «PI», III s., a. I, num. spec., Pola nov. 1950, p. 210; Civico Museo Revoltella, Catalogo, Trieste 1933, pp.
63-64; F. Semi, Cenni sul pittore Bartolomeo Gianelli, Capodistria 1931.
GIARDINI, via dei, Servola-Chiarbola. Da via di Servola allo stabilimento dell'ex I.L.V.A. C.A.P. 34146.
Intitolazione disposta con delibera Giun. Mun. d.d. 20.3.1919 e suggerita, probabilmente, dalla vicinanza di numerose campagne.
È importante ricordare, tuttavia, che il toponimo Giardini, prima di es-
sere recepito dall'odonomastica, venne affermandosi ufficialmente già nel- l'Ottocento e, più precisamente, dal 1822; a quell'anno risale infatti il primo rilevamento catastale del comune censuario di Servola e in quell'occasione la zona venne suddivisa in alcuni settori. Il settore denominato Giardini, a sud-est del villaggio, era delimitato dal mare, dal «canale delle saline», dalla «strada saline» e dalla «strada giardini». Si noti, comunque, che fin dal 1780 è menzionata una «punta del Giardin» lì vicino.
Al n. civ. 16 si trova l'edificio già sede della scuola privata di lingua te- desca, aperta nel 1906 dal «Deutscher Schulverein» per i figli degli operai di lingua tedesca occupati nelle industrie presso Servola, poi destinata a scuola elementare. In fondo alla strada, ai nn. civ. 69-73 si trovano gli edifici che ospitano gli uffici di amministrazione della Ferriera di Servola, già dell'Italsider e dal 1982 della Terni s.p.a.
Bibl.: Autori Vari, Reminiscenze storiche di Servola, Trieste 1985, pp. 170-193; A. M. San- cin, Servola, Trieste 1985, p. 39, 253.
GIARDINO, largo del, Cologna-Scorcola. Lungo via Giulia, all'inizio di via di Cologna. C.A.P. 34126.
Denominazione risalente al 1900, suggerita dalla vicinanza del giardino pubblico creato tra il 1854 ed il 1863 per iniziativa del podestà Muzio de Tommasini (1794-1879), al quale venne intitolato e che venne ricordato nel 1880 con un busto marmoreo (scul. D. Barcaglia). Nel giardino pub- blico, nel corso di un secolo, sono stati collocati numerosi busti a cele- brazione di triestini e giuliani illustri che diedero notevoli contributi a questa regione; si tratta dei busti di Giuseppe Caprin (1905, scul. G. Mayer), Francesco Sinico (1908, scul. G. Mayer), Giuseppe Rota (1912, scul. G. Mayer), Riccardo Pitteri (1925, scul. G. Mayer), Italo Svevo (1931, scul. G. Mayer), Umberto Veruda (scul. G. Mayer), Nicolò Cobolli (1937, scul. G. Mayer) e inoltre di Riccardo Zampieri (1936, scul. F. Asco-Atschko), Silvio Benco (1949, scul. N. Spagnoli), Giani Stuparich (scul. R. Rovan), Scipio Slataper (1965, scul. R. Zumin), Ruggero Timeus Fauro (1965, scul.
Via dei Giardini (foto M.logna)
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Largo del Giardino (foto M.Iogna)
R. Zumin), Carlo Banelli (scul. R. Zumin); ancora i busti di Pietro Kandler (1972, scul. G. Depaul), Virgilio Giotti (1972, scul. T. Alberti), James Jo- yce (1982, scul. M. Mascherini), Giovanni Mayer (1978), Valentino Pittoni (1968, scul. U. Carà), Umberto Saba (1983, scul. U. Carà). Più recente- mente è stato scoperto il busto bronzeo dedicato a Gianni Bartoli (1986, scul. N. Spagnoli). Da ricordare ancora altre sculture poste nel giardino pubblico: Finis Austriae (1921, scul. D. Barcaglia) e il Cigno (1956, scul. N. Spagnoli).
L'ampio padiglione progettato da G. Bernardi nel 1857, accolse dall'ini- zio del secolo le riunioni e le esposizioni del Circolo Artistico Triestino e nel 1946 venne destinato a sede dell 'Associazione Ricreativa dei Dipen- denti Comunali.
Davanti al giardino pubblico, al termine di via C. Battisti, si erge il mo- numento a Domenico Rossetti, inaugurato nel 1901; già nel 1874 l'avv. Giovanni Benco propose in Consiglio comunale l 'erezione di un monu- mento al triestino illustre, da collocarsi al termine di viale XX settembre. Negli anni continuarono le discussioni sulla scelta del sito, finché nel 1892 venne bandito il concorso per il migliore bozzetto e il 14.5.1895 venne
GIARIZZOLE - GIGANTE 276
Piazzale di Giarizzole (foto M.Iogna)
scelto quello degli scultori A. Rivalta di Genova e A. Garella di Bologna. Ritardarono ancora la consegna dell'opera divergenze tra i due scultori; l'inaugurazione, alfine, ebbe luogo il 25 luglio 1901. La bronzea statua del Rossetti si erge su di un piedistallo alla cui base vi sono tre figure fem- minili che rappresentano la Giurisprudenza, la Poesia e l'Archeologia, arti predilette dallo studioso.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 76-77; E. Marini, I busti del Giardino Pub- blico «M. de Tommasini», «Passaparola», 21.2.1987; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Anonimo, L'erma a Nicolò Cobolli inaugurata al Giardino Pubblico, «Il Piccolo della Sera», 18.9.1937; «Ii Piccolo», 5.2.1986; B. Coceani-C. Pagnini, Trieste della «belle époque», Trie- ste 1971, pp. 135-140; Anonimo, Relazione della giuria giudicatrice dei bozzetti..., Trieste 1895; Anonimo, Il busto di Italo Svevo al Giardino Pubblico, «Il Piccolo» 23.4.1931; Ano- nimo, Lo scoprimento del busto di Italo Svevo al Giardino pubblico, «Il Piccolo», 27.4.1931.
GIARIZZOLE, piazzale di, Valmaura-Borgo San Sergio. Lungo via Flavia, poco prima di piazzale U. Cagni. C.A.P. 34148.
Piazzale creato con la costruzione di nuovi complessi abitativi dell'Isti- tuto Autonomo Case Popolari nell'immediato secondo dopoguerra e in- titolato con delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949.
Giarizzole è toponimo attestato dal XIV e XV secolo (che anche Care- zolo, XIII sec.) nelle forme Giarizolis (1346), Giaruzulis (1350) e, nel se- colo successivo, Giarizulis (1472: in Zaulis sive Giarizulis); indicava questa zona del territorio, verso Zaule, ai piedi del monte S. Pantaleone. Il toponimo deriva dal lat. CARICEUS più suffisso diminutivo -oLus, da CAREX = carice, pianta delle Ciperacee diffusa nelle paludi. Priva di fonda- mento, quindi, l'ipotesi di Pinguentini, di un etimo da giàra «attraverso il
vezzeggiativo femminile di giarìz: giarìzula».
Bibl.: Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 16; Doria, La toponomastica come fonte di conoscenza dialettologica, in Per la storia e la clas- sificazione dei dialetti italiani (Atti convegno), Pisa 1979, pp. 44-45; Cavalli, Commercio e vita privata di Trieste nel '400, Trieste 1910, p. 48; Szombathely, Statuti di Trieste del 1350, Trieste 1930, p. 394; Marsich, Regesto delle pergamene..., «AT», s. II, vol. VI, Trieste 1879- 1880, p. 264; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Bologna 1969, p. 152; G. Occioni-Bonaffons, Del catastico del monastero dei SS. Martiri in Trieste, «AT», s. III, vol. I, Trieste 1903, p. 12.
GIARIZZOLE, via di, Valmaura-Borgo San Sergio. Da strada vecchia dell'Istria a via C. Rossi. C.A.P. 34148.
Con delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949 venne stabilito che «per la strada d'accesso all'intero caseggiato nuovo costruito a San Sabba, che percorre lateralmente la strada vecchia per l'Istria e attraversa la via Flavia passando, poi, con un cavalcavia sopra il binario della soppressa ferrovia per Parenzo, è adottata la denominazione di Via di Giarizzole». Si tratta di indicazione che riprende l'antico toponimo apposto nella stessa occa- sione anche al vicino piazzale.
Bibl.: «Giornale di Trieste», 15.2.1949.
GIGANTE Vincenzo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via E. Curiel a via Maovaz. C.A.P. 34148.
Strada intitolata con Del. Cons. n. 127 d.d. 23. 4. 1965 a Vincenzo Gigante, nato a Brindisi il 5 febbraio 1901, medaglia d'oro al valor militare. Dalla mo- tivazione: «Scontati nove anni di carcere dei venti a cui era stato condannato dal Tribunale speciale, benché non più giovanissimo e duramente provato nel fisico dalla lunga detenzione, si gettava animosamente nella lotta di libe- razione, contribuendo con la sua attività instancabile e illuminata all'organiz- zazione e al potenziamento delle formazioni partigiane operanti in un'intera regione. Ricercato dalla polizia tedesca che lo aveva individuato come uno dei suoi avversari implacabili e pericolosi, faceva risalire alla sua diretta re-
Via di Giarizzole (foto M.Iogna)
Via Vincenzo Gigante (foto M.Iogna)
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sponsabilità l'alto grado di efficienza e lo spirito indomito delle bande par- tigiane della zona; catturato alla fine per delazione di un provocatore, veniva tradotto nelle carceri di Trieste, dove piuttosto di tradire confessando l'o- pera compiuta e i suoi compagni, affrontava serenamente lunghe, feroci, inaudite torture e, al termine di esse, la morte degli eroi». Già espatriato in Francia e confinato a Ustica, dopo 1'8 settembre 1943 Gigante giunse a Trie- ste, dove venne designato a fare parte della direzione del Partito comunista giuliano. Morì a Trieste il 15 novembre 1944.
Bibl.: La zona industriale di Trieste - dizionario guida, Trieste 1984, p. 58; G. Fogar, Sotto l'occupazione nazista delle provincie orientali, Udine 1961, pp. 59, 153, 156, 169, 179; T. Sala, La crisi finale del litorale adriatico 1944-1945, Udine 1962, p. 56; E. Maserati, L'occu- pazione jugoslava di Trieste (maggio-giugno 1945), Udine 1963, pp. 19, 116.
GIGANTI, scala dei, San Vito - Città Vecchia/Barriera Vecchia. Da via S. Pellico a via Capitolina. C.A.P. n. 1: 34122; dal n. 2 a fine:
34131.
Scala dei Giganti (foto M.Iogna)
Denominazione risalente al secolo scorso e già attribuita alla primitiva scali- nata, costruita nel 1838, distrutta nel 1904 per la costruzione della moderna scalinata monumentale. La denominazione Scala dei Giganti, che qualcuno senza fondamento ha ritenuto fosse suggerita dalle notevoli dimensioni dei gradini praticabili soltanto da... giganti (!), venne affermandosi popolarmente verso la metà del secolo scorso; troviamo così scritto (Il Diavoletto, 20.5.1853) della «gran scala che dalla piazza delle legne conduce sotto il castello e che noi battezziamo coll'epiteto di Scala dei giganti». Ciononostante l'origine della denominazione rimane ancora da accertare. Dal 13.2.1903 (delibera Del. Mun.) questa denominazione fa parte della toponomastica ufficiale. La scali- nata monumentale oggi esistente venne costruita tra il 1904 ed il 1907, con- temporaneamente alla creazione della galleria poi intitolata a S. de Sandri- nelli; progettisti furono gli architetti R. e A. Berlam, le opere in pietra di Au- risina e di Monrupino vennero eseguite dalle ditte Tamburlini e Miani e dal Consorzio Operai Scalpellini, le opere in ferro (ringhiere e fanali) furono rea- lizzate dalle Officine eredi Sulligoi.
Al n. civ. 1 si trova il tempio della Chiesa Evangelica Metodista, presente a Trieste dal 1898. All'interno vi sono le iscrizioni: «E LA FIAMMA ACCESA AL - LORA / CONTINUÒ A RISPLENDERE / CONFORTO AI FEDELI / RICHIAMO ALLA SALVEZZA/ FONTE D' ISPIRAZIONE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ / LA CHIESA NEL CINQUANTENARIO / 1898- 1948 /»; inoltre, « AUSPICE METODISMO / S ' APRIVA IN TRIESTE QUESTA CHIESA / AVAN - GUARDIA DEL PROTESTANTESIMO ITALIANO / INIZIATA DAL PASTORE FELICE DARDI / CORAG - GIOSO PIONIERE DELL ' EVANGELO / CHE ACCESA LA FIAMMA DELLA FEDE / SEPPE OGNORA CON FERMEZZA ALIMENTARLA / NEL V LUSTRO / 25 DICEMBRE 1898-1923 /».
GINEPRI - GINNASTICA 278
Via dei Ginepri (foto M.Iogna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 77; O. Incontrera-A. Ciana, «Vecchia Trieste», n. VI, Trieste 1950, p. 9; Anonimo, La Galleria Sandrinelli e la Scala dei Giganti, «Il Piccolo» 5.11.1932; Anonimo, Un grande problema architettonico d'altri tempi: il progetto della Scala dei Giganti, «Il Piccolo» 7.1.1933; Autori Vari, Tesori delle Comunità Religiose di Trieste (catalogo), Trieste 1978, pp. 29-30.
GINEPRI, via dei, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Carsia a via della Vena. C.A.P. 34016.
Denominazione apposta con Del. Pod. n. 426 d.d. 23.4.1926.
Il ginepro (Juniperus communis 1.) è pianta a forma arborea o cespu-
gliosa tipica della regione mediterranea (Europa, Africa settentrionale), dell'Asia settentrionale nonché dell'America del Nord; diffusa prevalente- mente nelle zone aride, è molto frequente sul Carso, ove cresce nei luo- ghi incolti, specialmente in vicinanza dei boschi. Vive generalmente fra il livello del mare e i 1.500 metri, fiorisce in febbraio-giugno, i frutti sono bacciformi. I frutti, freschi e cotti, e le foglie in infuso hanno proprietà medicinali (diuretica, balsamica, antisettica).
Bibl.: Mezzena, Piante medicinali del Carso, Trieste 1987, p. 248.
GINESTRE, via delle, Roiano-Gretta-Barcola. Da largo Petazzi a via dei Gelsomini. C.A.P. 34135.
Con l'urbanizzazione di questa parte del rione cittadino di Roiano, in se- guito alla costruzione di nuovi complessi abitativi dell'I.C.A.M. (1924- 1925), il Comune di Trieste dispose l'intitolazione della nuova strada con
il fitonimo indicante la nota pianta diffusa lungo tutto l'arco costiero fra Trieste e Miramar (delibera Giun. Mun. n. 54 d.d. 12.6.1925).
La ginestra è pianta (arbusto o alberetto) delle Papilionacee (Spartium junceum) che produce in estate fiori giallo-dorati, odorosi e uniti in ra- cemi, e quindi frutti a legume. E diffusa nella regione mediterranea, più
spesso vicino ai luoghi sterili.
Al n. civ. 1 si trova la scuola media »G. Brunner», dal 1935.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 77; Devoto-Deli, Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, I, Milano 1987, p. 1313; «Umana», a. VII, n. 1, Trieste 1958, p. 147.
GINNASTICA, via della, Città Nuova-Barriera Nuova/ Barriera Vecchia/ Chiadino-Rozzol. Da largo S. Santorio a scala G. Mainati. C.A.P. dal n. 1 al n. 45 e dal n. 2 al n. 52: 34125; dai nn. 47 e 54 a fine: 34142.
Già tratto di via del Farneto, ebbe questa denominazione con delibera della Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-3115-19; prese il nome dalla sede
Via della Ginnastica (foto M.Iogna)
Via delle Ginestre (foto M.logna)
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GIOBERTI - GIOBERTI
della palestra della Associazione Triestina di Ginnastica (poi Società Gin- nastica Triestina), oggi al n. civ. 47, inaugurata il 17.9.1871 (prog. arch. F. Vittori). L'associazione sportiva, tuttora in attività, fu per oltre mezzo se- colo protagonista della vita sportiva e anche politica della città, palestra — anche in senso metaforico — della gioventù triestina educata nel clima acceso dell'irredentismo; strettissimi fin dalla sua fondazione (1863) fu- rono i legami con il partito liberale nazionale, i cui esponenti si avvicen- darono nella presidenza del sodalizio: tra questi A. Vidacovich, F. Vene- zian, E. Daurant e C. Mrach. Divenuta nel 1882 «Unione Ginnastica», poi «Società Ginnastica» (1902) e in seguito «Associazione Ginnastica» (nomi frequentemente cambiati a causa degli scioglimenti decretati dall'autorità governativa), la società ebbe vita difficile fino al primo conflitto mondiale; sciolta nuovamente nel 1909, si ricostituì come «Associazione Triestina per l'Educazione Fisica», divenuta nel 1910 «Società Ginnastica Triestina». Il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia, anche l'edificio di via del Farneto venne devastato, distrutto da un incendio doloso; ri- costituito il sodalizio nel 1919, solenni celebrazioni si svolsero nel 1921 nel 50° anniversario della fondazione della palestra; in quella occasione venne collocata nella palestra una lapide con iscrizione dettata da S. Benco: « EDIFICATA NELLA FEDE D ' ITALIA / DALLO STRANIERO INCENDIATA / TRA GLI SQUILLI RISORTA DI LIBERTÀ I FU QUESTA PALESTRA / PER MEZZO SECOLO I ROCCA IN GUERRA CONTRO L ' AU- STRIACO I TEMPIO D ' ITALO AMORE 1 1871-1921 I » . La palestra venne ampliata nel 1961 (arch. G. Lovisato). Negli ultimi sessant'anni la Società Ginnastica Triestina ha continuato intensamente l'attività e i suoi atleti hanno otte- nuto notevoli e qualificati risultati nell'agonismo sportivo nazionale, ono- rando sempre anche il nome di città.
Al n. civ. 79 si trova inoltre l'istituto scolastico delle Suore Ancelle della Carità.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 77; M. Presel, Cinquant'anni di vita ginnastica a Trieste (1863-1913), Trieste 1913; S. Benco, Gli ultimi anni della dominazione austriaca a Trieste, I (L'attesa), Milano 1919, pp. 226-227; A. Gentile, La Ginnastica nel movimento nazionale e Gregorio Draghicchio, «RSR», Roma 1951, pp. 403-409; E. Marcuzzi, Un capo dell'irredentismo giuliano: Costantino Doria, Trieste 1933, pp. 43-44; C. Pagnini-M. Ceco- vini, I cento anni della Società Ginnastica Triestina 1863-1963, Trieste 1963; M. Cecovini, Società Ginnastica Triestina: cento e dieci anni!, Trieste 1973; G. Niccolini, La Ginnastica Triestina è giovane: ha solo 120 anni, «Il Piccolo», 19.12.1982; Autori Vari, Società Ginna- stica Triestina 125°, «Il Piccolo Sport», num. spec., suppl. a «Il Piccolo» 20.12.1988.
GIOBERTI Vincenzo, piazzale, San Giovanni. Al termine di viale R. Sanzio. C.A.P. 34128.
Denominazione risalente al 10.1.1942 (Del. Pod. 10.1.1942), che ricorda il filosofo e uomo politico Vincenzo Gioberti, nato a Torino nel 1801; laureato in teologia e sacerdote, visse in esilio a Parigi e a Bruxelles dal 1834 al 1845; rientrato in Italia, fu deputato (1848) e presidente del Con- siglio (16.12.1848-20.2.1849). Fu esponente del cattolicesimo liberale, sviluppando una teoria filosofica e storico-politica che attribuiva all'Italia un primato e una missione rinnovatrice nel quadro della tradizione cat- tolica; assunse posizioni critiche nei confronti della filosofia moderna e del pensiero di A. Rosmini. Opere principali: Degli errori filosofici di A. Rosmini (1842), I l Primato civile e morale degli Italiani (1842-1843), Prolegomeni al Primato (1845), Il Gesuita moderno (1847), Il Rinnova- mento civile dell'Italia (1851); postume: La riforma cattolica della Chiesa (1856), La filosofia della Rivelazione (1857), Pensieri (1858-1860). Da ricordare ancora le opere Del Bello (1841) e Del Buono (1843), tra i primi lavori nei quali si trova enunciato il suo pensiero filosofico e i cui mano- scritti autografi sono conservati presso l'Archivio Diplomatico di Trieste (Racc. Zajotti n. 541), assieme a parte del carteggio con il veneziano Fal- conetti, dal quale provengono i brani di questa lettera, datata Brussel 14.10.1840, ove declinava l'invito, poi invece accettato, a collaborare con alcune voci all'Enciclopedia Italiana: «all'accettare il suo invito si frap- pone un ostacolo, che mi pare insuperabile. Il quale si è, che trattandosi di una scienza destituita di base e di metodo universalmente ricevuti, e così sottoposta alla varietà dei sistemi, com'è al di d'oggi la filosofia, l'u- nico modo di dare una certa unità all'opera si è di fare, che tutti gli arti -
Piazzale Vincenzo Gioberti (foto M.Iogna)
GIOIA - GIORDANO
280
Via Flavio Gioia (foto M.Iogna)
Via Umberto Giordano (foto M.Iogna)
coli partano da una sola mano, ovvero che i vari componitori se la in-
tendano fra di loro, e professino sostanzialmente la stessa dottrina. Ora questo secondo partito non è possibile nel mio caso, perché la filosofia
che professo differisce in molti punti essenziali dalle tecniche che sono in voga al dì d'oggi». Morì a Parigi nel 1852.
In piazzale V. Gioberti si trova la chiesa di San Giovanni Decollato, la cui costruzione, iniziata il 29 giugno 1856, fu portata a termine nel 1858 (con- sacr. 27 giugno 1858; prog. ing. G. Sforzi); l'arredo liturgico venne comple- tato in gran parte nel 1891. Da ricordare l'importante Via Crucis (1858), do- vuta al pennello del triestino G.L. Rose, e la pala San Giovanni in attesa del martirio (1858) del pittore viennese E. de Heinrich. L'organo originale, qui trasferito dalla cattedrale di S. Giusto e risalente al 1780 (real. G. Calido- Venezia), venne sostituito nel 1953 da uno moderno della ditta F.11i Zanin. La chiesa di San Giovanni Decollato è sede' di parrocchia cittadina dal 1864.
Bibl.: Diz. stor. pol. it., Firenze 1971, p. 599; Trieste, Archivio Diplomatico, Racc. Zajotti n. 541; M. Walcher, La Via Crucis della chiesa di San Giovanni Decollato di Trieste, «Atti CMSA», n. 9, Trieste 1976/77, pp. 147-156; M. Walcher, La chiesa di S. Giovanni Decollato a Trieste, «AMSIASP», vol. XXIX-XXX, Trieste 1981-1982, pp. 151-159; G. Cuscito, Vicinia e Comune per una chiesa in zona Guardiella, «VN», 26.10.1984; G. Cuscito, La chiesa di San Giovanni e gli «stili storici», «VN», 9.11.1984; G. Cuscito, Il Rose rivelato a San Giovanni e la pittura sacra a Trieste nell'800, «VN» 23.11.1984; G. Cuscito, L'arredo liturgico di San Giovanni, «VN», 21.12.1984; G. Radole, L'arte organaria a Trieste, Bologna 1975, pp. 117-122; Annua- rio dioc., Trieste 1985, p. 79.
GIOIA Flavio, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza della Libertà, a fianco della stazione ferroviaria e parallela a viale Miramare. C.A.P. 34135.
Intitolazione risalente al 1901, che ricorda l'amalfitano Flavio Gioia (XIII-XIV sec.), al quale la tradizione attribuisce l'invenzione della bussola.
A sinistra di via F. Gioia si trova il vasto edificio noto popolarmente come «silos», già destinato a magazzino per le granaglie e per le merci che transi- tavano per Trieste; che poi il dialettale «silos» corrisponda in realtà ad un errore grammaticale («silos» in lingua spagnola è plurale di «silo» e da indi- care, pertanto, con l'articolo determinativo plurale) è cosa di relativa impor- tanza, essendo la dizione, ancorché errata, entrata ormai nell'uso corrente.
Gli ampi magazzini vennero costruiti tra il 1857 ed il 1867 su progetto da alcuni attribuito agli ing. Wilchelm e Flattich,, autori pure dell'edificio principale della stazione ferroviaria. Il complesso, dopo aver perduto la funzione di centro di sdoganamento con l'abolizione del portofranco (1891), venne destinato a deposito finché, nell'immediato secondo dopo- guerra, fu adattato a rifugio specialmente di profughi istriani e dalmati, costretti ad abbandonare le loro terre a seguito del Trattato di pace (1947). Esaurita nel 1962 anche questa funzione, rimase abbandonato fin quando, nel 1970, un incendio ne distrusse completamente le strutture, lasciando intatti soltanto i muri perimetrali e quelli portanti all'interno. Dopo molti anni di lunghi dibattiti, venne deciso il riutilizzo quale parcheggio e ter- minal per autocorriere, conservando e restaurando le facciate e le super- stiti architetture interne, vincolate dalla Soprintendenza ai Monumenti e notevole esempio di architettura industriale e ferroviaria. I lavori di co- struzione, iniziati nel 1986 (prog. arch. L. Semerani-G. Tamaro, impr. Ric- cesi e Carena), sono stati condotti a termine nel 1989.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 77-78; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; [Marini], L'ottocentesco Silos di piazza della Libertà, «Passaparola», 6.6.1987; D. Riccesi, Dal recupero architettonico dell'ex silo un parcheggio e un terminal a Trieste, «Rassegna Tec- nica del Friuli-Venezia Giulia», n. 1, genn.-febbr. 1987, pp. 16-21.
GIORDANO Umberto, via, Roiano-Gretta-Barcola. Sesta laterale sinistra di via Bonomea. C.A.P. 34136.
Dal 22.6.1971 (Del. Cons. n. 476) questa strada reca il nome del compo- sitore Umberto Giordano, nato a Foggia nel 1867, autore nel 1896 del capolavoro Andrea Chenier e di numerose altre opere, tra cui Fedora (1898), Siberia (1903) e La cena delle beffe (1924); morì a Milano nel 1948.
Bibl.; Della Corte-Gatti, Dizionario di musica, Torino 1959, p. 257.
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GIORGIO - GIOTTI
GIORGIO San, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva N. Sauro a piazza A. Hortis. C.A.P. 34123.
Denominazione ottocentesca (attestata almeno dal 1806), suggerita pro- babilmente dalla presenza dell'antico convento dei Benedettini dipendente dal monastero di San Giorgio Maggiore in Venezia.
Al n. civ. 3 si trova casa Basevi, in origine basso edificio ad un solo piano, ristrutturato una prima volta nel 1865 (arch. A. Lorenzutti) e successiva- mente nel 1869 (arch. P. Palese); divenuto proprietà di G. Basevi, venne restaurato internamente dall'ing. E. Geiringer, che pure arricchì la facciata con le piccole logge tuttora esistenti. La casa, divenuta proprietà del Co- mune di Trieste (1908), ospitò quindi dapprima l'ampliata Civica Scuola Popolare aperta nella retrostante casa Brunner (ing. G. Naglos, 1868-1869) divenuta oggi ala nuova del Museo Revoltella, poi nel 1924 venne desti- nata a sede dell'Ufficio di Stato Civile, lì accolto fino agli anni Settanta.
Al n. civ. 5 si trova invece un edificio più moderno, con motivi liberty, costruito su progetto dell'ing. E. Geiringer nel 1892.
Al n. civ. 6 ha sede la scuola elementare «N. Sauro».
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 78; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; P. Tomasin, La chiesa e l'antico convento dei frati Cappuccini fuori di Porta Cavana a Trieste: memorie storiche, «AT», s. II, vol. XX, Trieste 1895, pp. 277-356; P. Tomasin, Notizie sto- riche intorno all'Ordine dei frati Minori conventuali di S.ta Maria del Soccorso e della Cella Vecchia in Trieste e in S.ta Maria di Grignano, .AT., s. II, vol. XXI, Trieste 1896-1897, pp. 109-184; C.L. Curiel, La fondazione della colonia armena a Trieste, «AT», s. III, vol. XV, Trieste 1929-1930, pp. 337-380; Godoli, Trieste, Bari 1984, pp. 97-108; M.L. Iona, La «cité de Marie-Thérèse»: pragmatisme et planification, in Autori Vari, Trouver Trieste-Portraits pour une ville (catalogue), Venise 1985, p. 62; Bossaglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 223; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «PO», a. XXV, Trieste 1955, p. 329.
GIOTTI Virgilio, piazza, Città Nuova-Barriera Nuova. All'incrocio tra le vie S. Francesco d'Assisi e G. Zanetti. C.A.P. 34133.
Piazza Virgilio Giotti (foto M.Iogna)
Via San Giorgio (foto M.Iogna)
GIOTTO - GIOTTO
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Via Giotto (foto M.Iogna)
Già piazza San Francesco d'Assisi, ebbe nuova denominazione con Del. Cons. n. 513 d.d. 13.6.1967; tuttavia, già in data 7.5.1962 il Comune di Trieste, d'accordo con la Società di Minerva, trasmise alla Prefettura la richiesta di intitolare una via o una piazza al poeta triestino, in deroga alla legge 23.6.1927 n. 1188 che prevede siano trascorsi dieci anni dalla morte del personaggio che si intende onorare, salvo che questi non si sia reso benemerito per la Nazione; Giotti, infatti, era morto nel 1957. Nonostante fosse stata rammentata agli organi competenti la lunsinghiera motivazione con la quale, pochi mesi prima della morte, la commissione dell'Accade- mia dei Lincei aveva conferito al poeta il premio di fondazione Feltrinelli («uno dei pochissimi poeti veri dell'Italia del nostro tempo: poeta italiano e non dialettale, anche se la poesia più sua e originale è da ricercare non nei versi in lingua, bensì nelle poesie in dialetto triestino»), la deroga ri- chiesta non venne concessa.
Virgilio Schònbeck (in arte V. Giotti) nacque a Trieste il 15 gennaio 1885; frequentò la Scuola Industriale e dal 1907 al 1919 visse a Firenze, ove pubblicò la sua prima opera, il Piccolo canzoniere in dialetto triestino (Gonnelli, Firenze 1914). Rientrato nella città natale al termine della guerra, aprì una rivendita di giornali in Cittavecchia, per ottenere poi un impiego alla Lega Nazionale (1920) e venendo assunto, infine, presso il Comune di Trieste (1932) con l'incarico, successivamente, di avventizio all'Ospedale Maggiore. Nel 1920 apparve la sua seconda opera, Il mio cuore e la mia casa e negli anni successivi, raccolta sempre maggiore attenzione dalla critica nazionale, venne affermandosi come uno dei più interessanti poeti triestini; nel 1941 venne pubblicato il volume di poesie Colori (Parenti, Firenze), *destinato a numerose ristampe. Morì a Trieste il 21 settembre 1957. Negli ultimi anni si è rinnovata l'attenzione della critica per l'opera poetica di Giotti (che ha scoperto, pure, il suo estro di disegnatore) at- traverso un proficuo confronto tra studiosi culminato nel 1985 con la creazione del Comitato per le celebrazioni di V. Giotti nel centenario della nascita al quale si deve la recente edizione delle Opere.
L'edificio più significativo della piazza è il Tempio Israelitico. Per la co- struzione di questo nuovo edificio sacro venne bandito un concorso cui parteciparono gli architetti R. e A. Berlam di Trieste, F. Matouschek ed E. Adler di Budapest, E. Forh e J. Sandy di Budapest, E. Lindner e T. Schreier di Vienna; risultarono vincitori i Berlam, padre e figlio (23.6.1904). I la- vori di costruzione iniziarono nel 1908 e si conclusero nel 1912; l'edifi- cio venne inaugurato il 27 giugno 1912. Il Tempio Israelitico di Trieste è considerato uno degli edifici di culto ebraico più importanti d'Europa e il più significativo esempio — assieme al Tempio Israelitico di Torino — di sinagoga italiana moderna.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 70; V. Giotti, Opere, a cura di R. Derossi, EGuagnini, B. Maier, Trieste 1986 (ivi la nota bibliografica aggiornata al 21.4.1986); Autori Vari, Tutti i disegni di Virgilio Giotti, Trieste 1986; V. Giotti, Lettere familiari, «AT», s. IV, vol. XLVI, Trieste 1986, pp. 25-85; R. Derossi-E. Guagnini-B. Maier, Sulle «Opere» di Giotti, «Il Piccolo», 19.6.1987; Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, pp. 118-123; A. Boralevi, Il Tempio Israelitico di Trieste: storia di un concorso, in Autori Vari, Comunità religiose di Trieste: contributi di conoscenza, Trieste 1979, pp. 7-28; A. Boralevi, L'architetto e il monumento: appunti su Arduino Berlam, architetto a Trieste (1880-1946), «Notizie da Palazzo Albani», a. XII, n. 1-2, Urbino 1983, pp. 292-302; A. M. Racheli, Archi- tettura e architetti delle sinagoghe italiane del periodo eclettico, «Italia Judaica», 1983, pp. 496-497; M. Stock, Nel segno di Geremia, Udine 1979, p. 78; L. Crusvar, L'Arche d'argent: objets rituels et événements de la communauté juive de Trieste, in Autori Vari, Trouver Trieste-Portraits pour une ville (catalogue), Venise 1985, pp. 160-168; L. Crusvar, Argenti rituali della Comunità israelitica di Trieste, «QGS», a. IX, n. 1, Trieste 1988, pp. 5-35.
GIOTTO, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da via G.L. Gatteri a via E. S. Piccolomini. C.A.P. 34125.
Denominazione ottocentesca, che ricorda il famoso pittore Giotto di Bon- done (Vespignano, Vicchio di Mugello, 1267 c. - Firenze 1337), massimo esponente della cultura pittorica del XIV secolo.
In via Giotto, oltre alla scuola elementare statale (n. civ. 2), aperta nel 1883 e oggi intitolata a F. Dardi, si trovava l'edificio — oggi demolito —
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GIOVANNI - GIOVANNI
costruito dall'arch. Ruggero Berlam quale sede della tipografia Herrman- storfer (1907), noto stabilimento tipografico operante a Trieste fra XIX e XX secolo (n. civ. 8) e la cui attività, sempre in questa stessa strada, venne continuata per diversi anni dallo Stabilimento Tipografico Nazionale.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 78; Diz. arte it., Milano 1981, pp. 125-126; Marsoni, L'architetto Ruggero Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 127.
GIOVANNI San, passo, città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza S. Giovanni a via G. Carducci. C.A.P. 34122.
Denominazione risalente al 1887, estesa a questo breve tratto di strada (indicava già da tempo la vicina piazza) aperto in quell'anno demolendo un primo gruppo delle case Sinibaldi in via del Torrente (poi G. Carducci) e in esecuzione ai progetti approvati fin dal 1872.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 78-79; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 215.
GIOVANNI San, piazza, Città Nuova-Barriera Nuova. Al termine di via M. R. Imbriani. C.A.P. 34122.
Piazza San Giovanni (foto M.Iogna)
Denominazione ottocentesca suggerita dal nome dell'acquedotto romano, detto di San Giovanni perché percorre la omonima vallata, il cui tracciato originariamente attraversava questo sito raggiungendo, più oltre, l'attuale piazza dell'Unità d'Italia. Con Del. Pod. d.d. 5.3.1938 si decise di mutare il nome di piazza San Giovanni in quello di «piazza Caduti Fascisti»; que- sta nuova denominazione venne soppressa con Del. Comm. Prefett. n. 648 d.d. 4.9.1943 (conf. Del. Pres. n. 407 d.d. 6.7.1946).
L'edificio principale che prospetta la piazza è palazzo Diana al n. civ. 5, co- struito nel 1882 per il commerciante M. Diana (grog. ing. C. Holzner), sede dal 1948 della sezione provinciale della Democrazia Cristiana e al cui pian- terreno si trova l'ottocentesca farmacia «All'Ercole Trionfante»; al n. civ. 3 si trova palazzo Minerbi (arch. F. Angeli, 1880) mentre al n. civ. 4 si trova casa Gentilli (ing. C. Vallon, 1882, ristrutturata nel 1890 dall'ing. E. Geiringer).
Al centro della piazza, sul sito già occupato da una fontana risalente al 1866, venne eretto nel 1906 il monumento marmoreo dedicato a G. Verdi, inaugurato il 27 gennaio 1906 (scul. A. Laforet); distrutto dai filoaustriaci nel 1915 a seguito della dichiarazione di guerra dell'Italia all'impero au- stroungarico, venne rifatto in bronzo nel 1926 dalla fonderia Savini e Ri-
pamonti di Milano. Reca scolpite, sul basamento in pietra calcarea, le pa- role: «ERETTO NEL MARMO I DALLA FEDE DEI CITTADINI I IL XXVII GENNAIO MCMVI I DISTRUTTO DA ODIO NEMICO I IL XXIII MAGGIO MCMXV I VOLLE IL COMUNE I CHE QUI RISORGESSE NEL BRONZO I IL XXIV MAGGIO MCMXXVI I » .
Passo San Giovanni (foto M.Iogna)
GIOVENALE - GIRARDI
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Via Giovenale (foto M.Iogna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 78-79; Franzoni, Giovanni Righetti, «PO», a. XXVI, Trieste 1956, p. 379; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; S. Benco, Il monu- mento a Giuseppe Verdi in Trieste, Trieste 1906; Anonimo, Il monumento a Verdi sarà ri- costruito: l'arte e la storia della prima statua mutilata, «Il Piccolo», 7.8.1925.
GIOVENALE, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Ovidio a salita della Trenovia. C.A.P. 34134.
Già tratto di via Ovidio, ebbe nuova denominazione con Del. Cons. n. 600 d.d. 14.7.1967. Decimo Giunio Giovenale, poeta satirico latino, nac- que ad Aquino verso il 55 d. C. e morì verso il 135; scrisse sedici satire divise in cinque libri.
Bibl.: Autori Vari, Dizionario di antichità, I, Roma 1981, pp. 1034-1036.
GIRARDI Giusto dei, via, Chiadino-Rozzol. Prima laterale sinistra di via D. Rossetti dopo il Sanatorio Triestino C.A.P. 34141.
Strada a fondo cieco che, pur esistendo, non è ricordata nello stradario ufficiale del Comune di Trieste. Così intitolata nel 1912; fino al 3.12.1927 comprendeva anche l'attuale via delle Aiuole.
Si tratta di denominazione errata, poiché dovrebbe ricordare «un poeta triestino nel 1600»; Giusto dei Girardi, invece, non fu poeta ma uomo politico triestino del XVI secolo (m. 1563). I1 personaggio che in realtà si voleva ricordare è il poeta Gerardo de Gerardi, morto a Trieste probabil- mente nel 1511, verseggiatore di un certo valore, esponente notevole della cultura umanistica triestina del Cinquecento.
L'equivoco, dovuto alla parziale omonimia, è dovuto alla superficialità di storici triestini del passato: non di A. Tamaro — come alcuni studiosi sono stati indotti a ritenere — ma di storici precedenti e di P. Kandler, che, pur avvertendone i termini, non riuscì a chiarire il problema.
Il poeta triestino che si voleva ricordare nell' intitolazione della strada, è invece Gerardo de Gerardi, nato a Trieste nella seconda metà del XV se- colo; nel 1510 sedette ai banchi del Consiglio Maggiore dei Patrizi ma non sono note le tappe principali della sua vita, né si è a conoscenza degli studi da lui compiuti. Partecipò all'assedio di Trieste del 1508 come di- fensore della città e narrò quelle vicende in un podma in volgare, già ri- tenuto perduto e ritrovato verso il 1920 — in apografo settecentesco — presso il Museo Nazionale di Lubiana. Il poemetto in ottava rima, copiato dal barone F.E.G. Rakovic di Raigersfeld (1697-1760), recava il titolo ine- satto, apposto nel XVIII secolo, Guerre fatte da' Veneziani alli triestini l'anno 1508 li 8 Maggio. Opera fatta dal Giusto Giraldi cittadino di Trieste chefu testimonio di suddette guerre. Quest'operetta poetica, pub- blicata nel 1956, rivela un letterato di notevole finezza, sensibile e sug- gestionato dall'opera di Matteo Maria Boiardo (1440-1494), la cui celebre opera Orlando innamorato doveva essere nota pure a Trieste. Se anche appare poco prudente condividere i giudizi di Tamaro e di Ziliotto, che ritengono Girardi il primo storico di Trieste, specialmente alla luce della rivalutata opera in prosa del Cancellieri e in poesia del Beheim, certamente Girardi è da considerare uno dei personaggi che maggiormente caratte- rizzarono l'umanesimo triestino, fenomeno che, seppure di modesto ri- lievo in sede locale rispetto ai più intensi fermenti culturali della vicina Istria, appare ancora poco studiato. Gerardo de Gerardi, secondo notizia tramandata dal de Jenner, morì a Trieste tra il 7 e 1'11 novembre 1511 durante un'epidemia di peste.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 80; B. Ziliotto, Gerardo del Gerardi imitatore del Boiardo e il suo poemetto inedito sulle guerre fatte da' veneziani alli triestini (1508- 1511), «AMSIASP», vol. IV, N. S., Venezia 1956, pp. 31-103; A. Hortis, Un codice epigrafico triestino del secolo XV, «AT», s. IV, vol. I-II, Trieste 1938-1939, p. 226; Tamaro, Storia di Trieste, II, Trieste 1976, p. 5; Ubaldini, Il «Territorium Tergestinum» in cinque carte topo- grafiche..., «AT», s. IV, vol. XLVII, Trieste 1987, p. 32; L. Lago-C. Rossit, Theatrum Forii Julii-la Patria del Friuli ed i territori finitimi nella cartografia antica sino a tutto il secolo XVIII, I, Trieste 1988, p. 174; M. Beheim, von der statt triest, «AT», s. IV, vol. XXVII-XXVIII,
Via Giusto dei Girardi (foto M.Iogna)
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GIULIA - GIULIA
Trieste 1965-1966, pp. 191-349; A. Marsich, Notizie inedite su Trieste estratte da una cro- nica di Pietro Cancellieri, Trieste 1868; Diz. biogr. it., 17, Roma 1974, pp. 742-744.
GIULIA, via, città Nuova-Barriera Nuova/ San Giovanni/ Cologna-Scorcola. Da via C. Battisti alla rotonda del Boschetto. C.A.P. 34126.
Via Giulia (foto M.Iogna)
Strada così intitolata nel 1879; questa denominazione venne proposta il 3 febbraio 1879 dal Consigliere municipale Carlo Dompieri (podestà dal 1897 al 1900), avvocato ed esponente del partito liberale nazionale. Via Giulia è intitolazione disposta quindi in pieno clima di irredentismo, riecheg- giante quel termine Venezia Giulia che per primo G.I. Ascoli, nel 1863, aveva usato. Fino al 1885 si chiamava Corsia Giulia.
In via Giulia, al n. civ. 66-72 si trova la chiesa di San Francesco d'Assisi, dei Frati Minori Conventuali; un primo edificio di culto, costituito da una cappella provvisoria già esistente presso l'attuale campanile, venne bene- detto il 4 ottobre 1941 (i Frati Minori Conventuali erano ritornati a Trie- ste nel 1938). I lavori di costruzione del nuovo edificio ebbero inizio già nell'estate del 1941, sulla base del progetto steso dall'arch. U. Nordio che ideò una vasta chiesa in stile francescano, ispirata alle basiliche romani- che. Interrotti i lavori a causa dell'inasprirsi della guerra, l'edificio fu compiuto nel 1948 e venne consacrato il 22 settembre 1963; la parroc- chia, affidata alla Provincia Veneta dei Frati Minori Conventuali, fu costi- tuita canonicamente il 3 ottobre 1965 (riconosciuta civilmente il 9.7.1967). L' edificio sacro è stato restaurato internamente nell'ottobre 1972.
Il complesso dell'ex fabbrica di birra Dreher, pregevole esempio di ar- chitettura industriale in stile neoromanico (1863-1865), è stato demolito nel 1986, ad eccezione della palazzina principale posta sotto vincolo dalla Soprintendenza ai Monumenti. Al posto dell'ex fabbrica è sorto (1986 -
GIULIANI - GIULIANI
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Via dei Giuliani (foto M.Iogna)
1988) un vasto e moderno centro commerciale (destinato a negozi, uffici, parcheggi per autovetture, supermercati) promosso dalla società Finsepol, costruito su progetto degli architetti A. Viganò di Milano (progetto urba- nistico), Migliacci di Milano (calcoli strutturali), F. Luparelli e G. Capo- bianco di Trieste (prog. esecutivo). In corrispondenza dei nn. civ. 52-54, inoltre, l'ing. C. Vallon costruì nel 1875 per la «Società Triestina Tram- way» il primo deposito per le vetture con stalla per quaranta cavalli; al n. civ. 82 si trova un edificio del 1912 costruito su progetto dell'arch. Giu- sto Mosco. Da ricordare ancora, all'inizio di via Giulia (angolo via D. Ros- setti), casa Leitenburg (n. civ. 2), pregevole opera dell'architetto Ruggero Berlam.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 80; S. Dompieri, Il diario di Carlo Dompieri, «AMSIASP», vol. XVI, N. S., Venezia 1958, p. 182; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1883-1887), prot. n. 18609; Anonimo, L'erigenda chiesa al Santo Protettore d'I- talia dei Conventuali di Padova, «Il Popolo di Trieste-Il Piccolo della Sera», 3.10.1941; «VN», 21.12.1946; «Il Piccolo», 4.10.1972; Annuario dioc., Trieste 1985, pp. 74-75; «Il Piccolo», 13.3.1986; Franzoni, Ingegneri ed architetti, «PO», a. XXVI, Trieste 1956, p. 227; Marsoni, L'architetto R. Berlam, «AFAT», 9, Udine 1986, p. 113; Biamonti, L'edilizia triestina..., «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187.
GIULIANI, via dei, San Giacomo. Da scala Stendhal a via dei Montecchi. C.A.P. 34137.
Denominazione ottocentesca, che ricorda la famiglia patrizia Giuliani (o de Giuliani) di Trieste, estintasi nel 1835 con il noto economista Antonio de Giuliani. I de Giuliani, che, appartenendo alle famose tredici casate nobili, erano una delle più antiche famiglie patrizie di Trieste, diedero alla città amministratori pubblici, uomini di chiesa e di lettere. Tra tutti, emerge la figura di Antonio de Giuliani, ultimo della sua stirpe ma primo fra co- loro che maggiormente onorarono il nome di Trieste in tempi moderni al di là dei confini municipali. Figura di economista e di pensatore già suf- ficientemente nota in sede locale, Antonio de Giuliani è stato notato e studiato nel nostro secolo, e in particolare nell'ultimo cinquantennio, an- che in àmbito nazionale e successivamente con maggiore profondità dagli storici locali: merito soprattutto di Benedetto Croce, al quale si deve il volume da lui curato La cagione riposta delle decadenze e delle rivolu- zioni di Antonio de Giuliani di Trieste (Laterza, Bari 1934). Risale al 1936 il saggio di Luigi Einaudi Lo squilibrio fra rustici prodotti e cittadini con- sumatori causa di decadenza delle nazioni («Rivista di storia economica», Torino, giugno 1936) mentre in questo dopoguerra l'analisi dello studioso è stata riproposta nella prospettiva più ampia del pensiero preilluminista e illuminista del Settecento da Franco Venturi in un capitolo di Riforma- tori italiani (Ricciardi, Milano-Napoli 1958, vol. III); al Venturi si deve un giudizio severo e obiettivo sull'opera dell'economista triestino la quale, pur ritenuta mancante talvolta di equilibio e di linearità, presenta carat- teristiche di pensiero moderne e originali.
Al n. civ. 46 si trovava un tempo la scuola dei SS. Cirillo e Metodio, l'ul- tima di lingua slovena ad essere chiusa a Trieste durante il regime fascista.
Bibl.:. Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 80; de Jenner, Albero genealogico della fami- glia Giuliani, in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 22 C 1; A. Tamaro, Di una supplica e delle opere di Antonio Giuliani in Documenti di storia triestina del secolo XVIII, «AMSIASP», vol. XL, Pola 1928, pp. 376-395; B. Croce, La cagione riposta delle decadenze e delle rivo- luzioni di A. de Giuliani di Trieste, Bari 1934; F. Cusin, La vita e l'opera di Antonio de Giuliani, «PO», a. III, Trieste 1933, pp. 715-796; F. Collotti, L'ideologia politica di Antonio de Giuliani, «La Fiera di Trieste», ott. 1948; E. Apih, Contributo agli studi su Antonio de Giuliani, in Apih, La società triestina nel secolo XVIII, Torino 1957, pp. 207-220; A. de Giuliani, Riflessioni sul porto di Trieste, a cura di G. Stuparich, Trieste 1950; C. Pagnini, L'Adria e un articolo biografico su Antonio de Giuliani, «PO», a. XXVI, Trieste 1956 pp. 182-184; C. Pagnini, Antonio de Giuliani e le sue opere inedite, «Archivio Veneto», vol. LXIII, Venezia 1950, pp. 1-40; F. Venturi, Riformatori italiani, III, Milano-Napoli 1958, pp. 647-697; G. Stuparich, Un pessimista del '700, «La Stampa», a. VII, n. 31; E. Apih, Spigola- ture su Antonio de Giuliani, «PI», IV s., a. XI, Trieste 1960, pp. 21-30; M. Szombathely, Antonio de Giuliani, «Giornale di Trieste», 24.11.1951; C. Pagnini, Le imprese fluviali di Antonio de Giuliani, «PO», II s., Trieste 1966, pp. 200-216; Antonio de' Giuliani, Scritti inediti a cura di C. Pagnini, Milano 1969; G. Negrelli, L'illuminista diffidente: Giuseppini- smo e Restaurazione nel pensiero di Antonio de Giuliani, Bologna 1974; A. Andri, L'ultima
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GIULIO CESARE - GIUSTINA
scuola slovena di Trieste durante il fascismo, «Qualestoria», a. XIII n.s., n. 3, Trieste dic. 1985, pp. 99-112; G. Rill, Petrus Julianus: Daten und Hintergriinde eines Verrates (1524/26),
«Mitteilungen des Oberbsterreichischen Landesarchivs», bd. 14, 1984, pp. 27-45.
GIULIO CESARE, via, San Vito-Città Vecchia. Da riva Ottaviano Augusto a passeggio S. Andrea. C.A.P. 34123.
Denominazione risalente al 1912, che ricorda Caio Giulio Cesare (101-44 a.C.).
Al n. civ. 1 si trova la vecchia stazione ferroviaria, già detta di Sant'An- drea, costruita nel 1906 (arch. R. Seelig) quale capolinea della Ferrovia Transalpina; ribattezzata nel 1921 «stazione di Campo Marzio», fu anche capolinea della ferrovia a scartamento ridotto Trieste-Parenzo (inaugurata già nel 1902). Durante il secondo conflitto mondiale, in tempo di scarsità di materie prime, la stazione venne privata della grande volta in ferro e vetro; perduta l'importanza nel secondo dopoguerra a seguito del muta- mento dei confini politici della nazione, l'edificio rimase in disuso dal 1960, anno nel quale da lì partì l'ultimo treno. Dall'8 marzo 1984 il fabbricato viaggiatori, opportunamente restaurato, accoglie il Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio, che conserva cimeli di notevole importanza sto- rica.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 80; Seri-degli Ivanissevich, San Vito, Trieste 1980, p. 250, 308-310; Museo ferroviario Trieste Campo Marzio, pieghevole s. n. t.
GIUSEPPE DELLA CHIUSA San, strada per, Valmaura-Borgo San Sergio. Da strada della Rosandra al confine del Comune di Trieste. C.A.P. 34148.
Denominazione apposta nel secolo scorso a questa strada che conduce al villaggio di San Giuseppe della Chiusa, frazione del comune di San Dor- ligo della Valle (m. 164).
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
GIUSTI Giuseppe, via, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale sinistra di scala Santa. C.A.P. 34135.
Strada così intitolata con Del. Pod. n. 6 d.d. 10.1.1942.
Giuseppe Giusti, poeta e patriota, nacque a Monsummano (Pistoia) nel 1809; laureatosi in giurisprudenza a Pisa, partecipò ai moti rivoluzionari del 1848 e fu deputato all'Assemblea legislativa di Firenze e all'Assemblea
Costituente toscana. Critico nei confronti dei classicisti e dei romanticisti, ma nel contempo poeta di non larghi orizzonti culturali, Giusti ebbe parte
non secondaria nel movimento culturale patriottico di metà Ottocento. Il suo capolavoro è la composizione Re travicello, notevole eco ebbe la poesia Sant'Ambrogio. Tra le sue altre opere: Il brindisi di Girella, Lo stivale, L 'Arraffapopoli e il libretto in prosa Cronaca dei fatti di Toscana, ove riemerge il suo piglio narrativo arguto e ironico. Morì a Firenze nel 1850.
Bibl.: Diz. Bompiani aut., 2, Milano 1987, p. 314.
GIUSTINA Santa, via, San Vito-Città Vecchia. Da salita al Promontorio a via V. Locchi. C.A.P. 34123.
Denominazione risalente al 1912; ricorda Giustina, cristiana martirizzata, secondo la tradizione, nel 286 d.C., venerata come martire triestina e le cui reliquie — ancora la tradizione — sono conservate in un'urna sotto l'altare dell'Addolorata nella Cattedrale di San Giusto. Già da tempo, tut- tavia, gli studiosi specialisti ritengono che il culto triestino di Santa Giu-
Via Giulio Cesare (foto M.Iogna)
Strada per San Giuseppe della Chiusa
(foto M.Iogna)
Via Giuseppe Giusti (foto M.Iogna)
GIUSTINELLI - GIUSTINELLI
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Via Santa Giustina (foto M.Iogna)
stina debba essere riferito, in realtà, alla omonima Santa di Verona, ve- nerata assieme a San Zenone. A queste considerazioni vanno aggiunti i recenti risultati della ricognizione delle reliquie dei Martiri triestini con- servate a San Giusto, effettuta nel 1986 con l'intervento dell'Istituto di Antropologia dell'Università degli Studi di Padova e i cui risultati sono stati resi pubblici dal Vescovo di Trieste il 2 febbraio 1987.
Relativamente ai Santi Zenone e Giustina, è stato reso noto che «nell'urna, pure conservata sotto l'altare dell'Addolorata nella medesima Cattedrale, sono stati trovati i resti di più persone: prevalenti quelli di un uomo e di una donna di età avanzata e altri riferibili ad altri tre individui di sesso maschile e femminile, uno abbastanza giovane, che potrebbero essere ap- partenuti a domestici della famiglia, pure cristiani e associati ai padroni nello stesso martirio. Una targa in piombo quattrocentesca in scrittura umanistica, a detta di qualcuno, trovata nell'urna, conferma la cura, l'o- nore e il culto reso dalla Chiesa Tergestina nei secoli a questi Santi)).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 81; Cuscito, San Giusto e le origini cristiane a Trieste, «AT», s. IV, vol. XXXI-XXXII, Trieste 1969-1970, p. 12; [L. Bellomi], L'autenticità delle reliquie dei nostri Martiri, «VN» 13.2.1987.
GIUSTINELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Tigor a via G. Ciamician. C.A.P. 34124.
Denominazione ottocentesca che, come ricorda E. Generini, venne sug- gerita dal nome della famiglia Giustinelli che possedeva terreni nelle vi- cinanze; risulta infatti che ancora nel 1832 Giorgio Giustinelli possedeva un immobile nell'allora via Tigor.
Ai nn. civ. 5-7 si trovano la chiesa e l'edificio già convento dei Padri Ar- meni Mechitaristi; la chiesa della Madonna delle Grazie venne costruita nel 1858 (prog. ing. G. Bernardi e arch. L. Colnhuber) e fu benedetta il 1 ° maggio 1859; dal 1939 è officiata per i fedeli di lingua tedesca. Accanto alla chiesa si trova l'edificio già convento dei monaci armeno-cattolici (collegio-convitto), soppresso nel 1875 (arch. G. B. de Puppi).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 81; Autori Vari, Tesori delle Comunità Reli- giose di Trieste, Trieste 1978, p. 33; G. Cuscito, Il primo insediamento dei Mechitaristi Ar- meni a Trieste, «VN», 11.1.1985; G. Cuscito, Il ritorno dei Mechitaristi e la chiesa della Ma- donna delle Grazie, «VN», 25.1.1985; Prospetto della città..., Trieste 1832, p. 43.
GIUSTINIANO, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza G. Oberdan a foro Ulpiano. C.A.P. 34133.
Via Giustiniano (foto M.Iogna)
Via dei Giustinelli (foto M.logna)
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È la strada principale del cosiddetto «quartiere Oberdan», così comunemente chiamato nel primo dopoguerra ma ideato già sul finire del secolo scorso.
Con delibera Giun. Mun. n. 54 d.d. 12.6.192 5 la strada venne denomi- nata «viale Regina Margherita», dal nome della vedova del sovrano Um- berto I di Savoia, nata a Torino nel 1851 e morta a Bordighera nel 1926. Con Del. Pod. n. 498 d.d. 10.6.1944 tale denominazione venne soppressa e sostituita con quella di «via Giustiniano», dal nome dell'imperatore (Fla- vius Petrus Sabbatius Justinianus) che ordinò la grande codificazione del diritto romano (523-535 d.C.), più tardi chiamata Corpus juris civilis, di- stinta in Codice, Digesto e Istituzioni. Nato nel 482 a Tauresio (Macedonia), Giustiniano morì a Costantinopoli nel 565.
I fondi oggi attraversati da via Giustiniano erano occupati fino al 1925 dagli edifici e dal campo di esercizi militari della Caserma Grande (costruita come ospedale nel 1785), della quale si auspicava il trasferimento in altro sito già nel 1871; quando, verso il 1898, fu deciso che le nuove caserme sarebbero sorte nell'attuale via D. Rossetti, vennero commissionati i primi progetti per
l'urbanizzazione del nuovo quartiere; soltanto dopo il primo conflitto mon- diale, nel 1925, fu dato avvio all'opera di demolizione e venne tracciata l'at- tuale via Giustiniano.
Al n. civ. 3 si trova la nuova sede del Liceo Ginnasio Statale «Dante Alighieri», edificio costruito nel 1936 su progetto dell'ing. V. Privileggi che ospita an- che una scuola media; di fronte, sul sedime oggi riservato a parcheggio per autovetture, si trovava il Teatro Nuovo-Auditorium, costruito nel 1936-1946 su progetto degli arch. U. Nordio e R. Battigelli e demolito nel 1964 per l'e- rezione del vicino palazzo della RAI-Radio Televisione Italiana.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 150; Nuov. Dig. It., VII, Torino 1961, pp. 1111- 1112; Circolo della Cultura e delle Arti, mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (catalogo), Trie- ste 1972, p. 23; Autori Vari, Gli affreschi di Carlo Sbisà e la Trieste degli anni Trenta, Trieste 1980, p. 87; Anonimo, I cento anni del Liceo Ginnasio «Dante Alighieri» di Trieste (1863-1963), Trieste 1964; Anonimo, Studio e progetto di massima de l'Auditorium di Trieste, Trieste 1930; L'amministrazione comunale di Trieste nel triennio 1900-1902, Trieste 1903, p. 329; A. Hortis, Nel cinquantenario della fondazione del Ginnasio comunale, Trieste 1913.
GIUSTO San, via, San Vito-Città Vecchia. Da largo G.A. Canal a piazza della Cattedrale. C.A.P. 34124.
Via San Giusto (foto M.logna)
Denominazione ottocentesca (la strada venne aperta nel 1805), che ricorda San Giusto, martire triestino al quale è dedicata fin dal XIII secolo la Cat- tedrale, giustiziato, secondo la tradizione, il 2 novembre del 293 d.C.
La passio di San Giusto è stata sottoposta nell'ultimo secolo ad attenti esami critici, aggiornati attentamente negli ultimi anni con nuovi apporti interpretativi; risulta anzitutto che il martirio di San Giusto non andrebbe collocato cronologicamente nel 293, come suggeriva la tradizione attra- verso il proemio della Passio. Le indagini più recenti hanno appurato con
GOINEO - GOLDONI
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Via Giovanni Battista Goineo (foto M.Iogna) Passo Carlo Goldoni (foto M.Iogna)
sufficiente sicurezza, sulla base di evidenti riferimenti cronologici, che Giusto venne martirizzato nel novembre del 303, alcuni mesi dopo l'e- ditto di Nicomedia (24 febbraio 303) che inasprì le persecuzioni contro i cristiani. La tradizione vuole che il corpo di Giusto, annegato, fosse get- tato dalle onde sulla spiaggia nei pressi dell'attuale riva Grumula; questo riferimento e i dati archeologici acquisiti con l'esplorazione dei resti della basilica paleocristiana suburbana di via Madonna del Mare, hanno indotto gli studiosi a ipotizzare che le spoglie di San Giusto fossero state riposte inizialmente in quel primo edificio cultuale, per essere poi trasportate sul colle oggi detto di S. Giusto, forse intorno al IX secolo.
Sono da aggiungere i risultati della recente ricognizione (1986) delle spo- glie del martire, indagine che, attraverso l'esame dei resti ossei, ha iden- tificato lo scheletro non di un giovane — come voleva la tradizione — ma di una persona di età matura.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 82; Cuscito, San Giusto e le origini cristiane di Trieste, «AT», s. IV, vol. XXXI-XXXII, Trieste 1969-1970, pp. 3-36; Cuscito, Il primo cristiane- simo nella Venetia et Histria, «Antichità Altoadriatiche», vol. XXVIII, Udine 1986, p. 277; V. Saxer, L'Istria e i santi Servolo, Giusto e Mauro, «AMSIASP», vol. XXXII, N. S., Trieste 1984, pp. 57-96; [L. Bellomi], L'autenticità delle reliquie dei nostri Martiri, «VN»,13.2.1987; Annuario dioc., Trieste 1987, p. 32; Martirio di San Giusto protettore della città e diocesi di Trieste, 1847.
GOINEO Giovanni Battista, via, San Vito-Città Vecchia. Terza laterale destra di via Bellosguardo. C.A.P. 34123.
Con Del. Cons. n. 97 d.d. 18.1.1967 la strada venne intitolata a Giovanni Battista Goineo, umanista piranese.
Nato a Pirano verso il 1514, Goineo studiò alla Facoltà delle Arti di Bologna, ove fu allievo di R. Amaseo, famoso docente di poesia e di retorica; laurea- tosi nel 1543 in arti e medicina a Padova, rientrò a Pirano ove divenne me- dico, precisamente «fisico salariato» della comunità; processato nel 1549 per eresia, in quanto adepto e diffusore del luteranesimo assieme a Marco Petro- nio Caldana — anch'egli umanista di rilievo — e a Marco Antonio Venier, Goineo lasciò Venezia, ove era sottoposto al giudizio degli inquisitori, senza dare più notizia di sé (giugno 1550); fu riconosciuto eretico e condannato in contumacia, mentre su di lui veniva posta una taglia rendendogli impossibile il ritorno nei territori della Repubblica di Venezia — e nella nativa Pirano — pena la cattura e la condanna capitale. Di Goineo nulla più si seppe; solo nel 1579 si ebbe notizia che era già morto «in terra todesche», forse non lontano dai confini di Venezia. L'attività culturale di Goineo fu ragguardevole, ma limitata — per quanto noto — al periodo bolognese e padovano. Soprattutto venne ricordato il saggio De situ Istriae (1543-1546), descrizione rapida della regione istriana. In tempi recenti sono state segnalate e sinteticamente esa- minate altre opere del Goineo: la giovanile Defensio pro Romuli Amasei au- ditoribus adversus Sebastiani Corradi calumnias (Bologna 1537), disserta- zione apologetica su R. Amaseo e sulla sua scuola (venne pubblicata assieme una Disputatio de coniungenda sapientia cum eloquentia stesa qualche tempo prima); risale agli anni 1543-1546 una raccolta di sei scritti pubblicati a Venezia e indicata dagli studiosi, per maggiore comodità in luogo del titolo originale — come d'uso — molto lungo, con il titolo Medici enchiridion (ti- tolo della prima composizione, che contiene una raccolta di passi tratti da Galeno, del quale Goineo si professava seguace); i saggi ivi contenuti (tra cui il De situ Istriae) non sono stati considerati tutti di livello pari agli scritti bolognesi.
Bibl.: B. Ziliotto, Giovanni Battista Goineo medico e umanista piranese, Trieste 1910; Ziliotto, La cultura letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1913, pp. 163-186; S. Gavazza, Profilo di Gio- vanni Battista Goineo umanista piranese, «ACRSR», vol. XI, Trieste 1981-1982, pp. 137-170.
GOLDONI Carlo, passo, Barriera Vecchia. Da piazza C. Goldoni a via G. Carducci. C.A.P. 34131.
Già via dell'Armonia, ebbe nuova denominazione con delibera della Del. Mun. d.d. 27.7.1903.
Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707; iniziò l'attivata di autore tea- trale nel 1734, dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Università di Padova e dopo aver cominciato ad esercitare la professione di avvocato
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GOLDONI - GOLDONI
(1732); fu diplomatico veneto a Milano e console genovese a Venezia; dal 1743 al 1746 esercitò la professione di avvocato in Toscana, per abban- donarla definitivamente nel 1747. La sua prima commedia fu Momolo cortesan (1738) e ottenne il primo grande successo con La vedova scal-
tra (1748); negli anni successivi continuò l'intensa attività, scrivendo, tra l'altro, La locandiera (1753), I rusteghi, Un curioso accidente, Le baruffe chiozzotte. Trasferitosi in Francia, riscosse grandi favori e nel 1787 pub- blicò le sue memorie. Morì a Parigi nel 1793.
Goldoni fu in queste regioni, nel Vipacco e a Trieste, nel 1726 e di que- sto soggiorno accenna nelle Memorie (I, cap. XVII). A Vipacco fu ospite dei conti Lantieri di Paratico; il giovane e futuro commediografo vi sog- giornò oltre sei mesi e vi rappresentò una bambocciata del bolognese P.J. Martello (1665-1727). In quel periodo fece una gita a Trieste che, sono sue parole, trovò «considerabile porto del mare Adriatico»; ma forse — anche se C.L. Curiel non lo ipotizza — all'epoca della stesura dell' auto- biografia (1787) la memoria lo induceva a riportare piuttosto impressioni suggerite dai giornali e dai diari di viaggio della seconda metà del secolo, relative quindi ad un'emporio in espansione, anziché i ricordi di una pic- cola città dalle prospettive economiche ancora limitate.
Il vecchio nome di passo Goldoni, cioè «via dell'Armonia», venne suggerito, nel secolo scorso, dalla presenza del teatro Armonia, costruito nel 1857 in corrispondenza dell'attuale n. civ. 1, su progetto dell'arch. A. Scala di Udine; i lavori vennero diretti dall'arch. G. Degasperi. Ribattezzato teatro «C. Gol- doni» nel 1902, venne demolito nel 1912.
L'edificio al n. civ. 3 venne costruito nel 1959 sul sedime già occupato da una precedente costruzione abbattuta nel 1957 per l'allargamento del passo.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 83-84; C. L. Curiel, Goldoni a Vipacco, «Il Piccolo della Sera», 26.5.1925; E. Longo, C. Goldoni nell'epistolario del Carli, «PI», I s., a. V, Capodistria
1907, pp. 43-47; «Vecchia Trieste», n. III, Trieste 1950, p. 4; «II Piccolo» 29.5.1957.
GOLDONI Carlo, piazza, Barriera VecchialCittà Nuova-Barriera Nuova. Al termine di corso Italia, parallela a via G. Carducci. C.A.P. 34122.
Piazza Carlo Goldoni (foto M.Isernia)
GORIZIA - GORTAN 292
Via Gorizia (foto M.Iogna)
Via Massimiliano Gortan (foto M.Iogna)
L'attuale piazza Goldoni mutò più volte denominazione; già piazza San Lazzaro (XVIII sec.), all'epoca di E. Generini (1884) si chiamava «piazza della Legna» ma con delibera della Del. Mun. d.d. 15.6.1886 divenne «piazza delle Legna» (denominazione frequente, in questa forma, anche presso altre città italiane; a Padova, per es., fin dal Settecento). Nel 1902, infine, la piazza assunse il nome di Carlo Goldoni conservato fino ad oggi, ad eccezione del periodo 1915-1918 durante il quale fu ripristinato il to- ponimo ottocentesco.
La palazzina al n. civ. 1 (palazzina Tonello), già sede degli uffici di reda- zione del quotidiano «Il Piccolo» (dal 1897), venne incendiata nel 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria, onde far tacere quel giornale; dopo il primo conflitto mondiale fu restaurata; al n. civ. 10 si trova casa Caccia (1875, arch. G. Berlam); l'edificio al n. civ. 11, una modesta casa del primo Ottocento, è stato restaurato nel 1987 e in quel- l' occasione è stato riportato alla luce, sopra l'architrave dell'ingresso, l'e- legante monogramma OA dell'antico proprietario Oscar Ascoli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 83-84; Trieste, Archivio Storico del Comune, segn. 1/9-4 (1883-1887); Pianta di Padova di G. Valle, Padova 1968, tav. 31; S. Benco, .11 Piccolo» di Trieste: mezzo secolo di giornalismo, Milano-Roma 1931, pp. 225-230; M. Poz- zetto, Il luogo dell'odierna piazza Goldoni dal '700 al '900, «Rivista delle Cooperative Ope- raie», agosto 1935, p. 9.
GORIZIA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Prima laterale destra di via Bonomea. C.A.P. 34136.
Dal 6.4.1956 la strada reca il nome della città di Gorizia, capoluogo di provincia (ab. 41.557). Centro forse già noto in epoca romana, appare menzionato per la prima volta nell'anno 1001 (guriza = « collina», topo- nimo di origine slovena) e da quell'epoca appartenne al Patriarcato di Aquileia. Nel 1077 fu ceduta agli Eppenstein carinziani che, successiva- mente, assunsero il titolo di conti di Gorizia; verso la fine del secolo l'in- sediamento fu ceduto ad altra nobile famiglia, che dal XII secolo appare semplicemente indicata come «conti de Guriza» e con la morte del conte Leonardo di Gorizia (1500), la contea fu incamerata nei domini asburgici. La cittadina conobbe l'epoca di maggiore prosperità economica e cultu- rale nel Settecento. Dopo la parentesi napoleonica ritornò a far parte del- l'impero asburgico, fino al primo conflitto mondiale. Occupata dall'Eser- cito italiano il 9 agosto 1916, venne formalmente annessa al Regno d'I- talia il 15 maggio 1921. Durante il secondo conflitto mondiale fu tempo- raneamente occupata dalle truppe jugoslave (maggio-giugno 1945) e nel dopoguerra subì la mutilazione del suo territorio, in gran parte ceduto alla Jugoslavia. Monumenti principali: il Castello (XIV=XVI sec.), i Palazzi Rabatta e Cobenzl (XVI sec.), il Teatro (1740, ricostr. 1779), la chiesa di S. Ignazio (XVII-XVIII sec.), palazzo Attems (metà XVIII sec., arch. N. Pacassi) e il palazzo Attems-Santa Croce (metà XVIII sec.) ora palazzo municipale. Tra gli altri prestigiosi edifici: il Seminario Verdenbergico (inizio XVIII sec.), l'ospedale dei Fatebenefratelli (XVIII sec.).
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, II, Firenze 1985, pp. 109-146; Frau, Diziona- rio toponomastico, Udine 1978, p. 67; C. Morelli di Schónfeld, Istoria della Contea di Go- rizia con osservazioni ed aggiunte di G.D. Della Bona, Gorizia 1855.
GORTAN Massimiliano, via, Chiadino-Rozzol. Laterale di via Melara. C.A.P. 34139.
Al medico radiologo Massimiliano Gortan la strada è intitolata dal 2.4.1975 (Del. Cons. n. 283).
Nato a Trieste nel febbraio 1873, Gortan si laureò in medicina a Vienna, prendendo a frequentare, come medico interno, la Clinica medica della capitale austriaca e poi la Clinica dermatologica, diretta da G. Holzkne- cht, uno dei padri della radiologia in Europa. Rientrato a Trieste, Gortan divenne nel 1904 direttore del Centro ospedaliero di radiologia diagno- stica, il primo in Italia, istituito presso l'Ospedale Maggiore. Negli anni
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GOZZI - GOZZI
seguenti si dedicò a studi approfonditi sulla radiologia, esaminandone le possibili applicazioni; nel 1928 ottenne la libera docenza in Radiologia medica. Benché non impegnato politicamente, si sentì sempre natural- mente attratto dagli ideali patriottici, tanto che già studente a Vienna era stato uno dei fondatori dèl Circolo Accademico Italiano.
Autore di numerosi saggi scientifici sull'importanza delle indagini radio- logiche nella pediatria, sulla radioterapia e sulla radiodiagnostica dei tu- mori cerebrali e sulla radioterapia dei tumori, Gortan partecipò a nume- rosi congressi pubblicando articoli nelle più qualificate riviste mediche europee. Considerato ormai uno dei maestri della radiologia italiana, si ammalò negli anni Venti per gravi lesioni cutanee provocate dalle pro- lungate esposizioni alle radiazioni X. Morì, dopo anni di sofferenze nel corso dei quali non aveva rinunciato all'attività scientifica, il 5 novembre 1930.
Bibl.: C. Pagnini, I medici giuliani nella storia dell'irredentismo, «II Convegno medico giu- liano» (atti), Trieste 1968, p. 1253; L. Premuda, Die vermittelnde Funktion von Triest fúr die Verbreitung des medizinischen Denkens der Wiener Schule in Italien, in Autori Vari, Wien und die Weltmedizin, Wien-Kóln-Graz 1974, pp. 99-115; L. Premuda, Cento anni di chirurgia a Trieste 1840-1940, Trieste 1975; L. Bacarini, «Prior ausus, prior laesus»: Massi- miliano Gortan, allievo della scuola medica viennese, pioniere della radiologia italiana, «Atti del XXXII congresso nazionale della Società Italiana di Storia della medicina», Padova 1987, pp. 183-185; G.F. Palmieri, Massimiliano Gortan (necr.), «La Radiologia medica», a. 25, 1938, pp. 1156-1159; L. Premuda, La funzione mediatrice di Trieste..., «AMSIASP», vol. XXIV, N.S., Trieste 1976, pp. 189-208.
GOZZI Gaspare, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Seconda laterale sinistra di via Pauliana. C.A.P. 34134.
Ricorda dal 1900 lo scrittore Gasparo Gozzi, nato a Venezia nel 1713, fratello maggiore di Carlo Gozzi, noto avversario del Goldoni. Gasparo iniziò l'attività letteraria verso il 1735, scrivendo alcune rime di ispira- zione petrarchesca; di condizioni economiche non floride, divenne se- gretario del procuratore veneto Marco Foscarini, al quale dedicò nel 1750 il primo volume delle sue Lettere diverse, seguite l'anno dopo dalle Rime piacevoli d'un moderno autore. Studioso di pedagogia, traduttore dal greco e autore teatrale, Gozzi promosse la pubblicazione di alcuni gior- nali, la Gazzetta di Venezia e il Mondo morale (1760) e L 'Osservatore veneto (1761) che cessò le pubblicazioni nel 1762. La sua opera più nota è il volume Sermoni. Della sua vita a Venezia e delle sue condizioni eco- nomiche e psicologiche è data interessante testimonianza in una lettera datata 10 febbraio 1746 (conservata presso l'Archivio Diplomatico di Trie- ste, Racc. Zajotti n. 572), ove, scrivendo di sé in terza persona al conte Camposanpiero di Padova, afferma: «se Vostra Signoria Illustrissima sa- pesse la vita, che fa qui il povero Gozzi, piangerebbe per lui. Lasciamo stare il freddo sempiterno che lo ammazza e lo tiene per lo più o a letto o al fuoco e ragioniamo del Carnevale. Questo meschino a pena esce delle coltrici, si mette la maschera sulla faccia e gira; mangia in fretta due boc- coni e poi torna a girare e non ha fiato che sia suo fino alle sei ore della notte. Pensi dunque ella che vita da cane gli bisogna fare in questa città e s'egli l'ha un momento da mettersi a scrivere». Trasferitosi a Padova nel 1782, neppure lì sembra avesse migliore fortuna. Scriveva il 4 dicembre 1732, da Padova, al figlio Francesco (Racc. Zajotti, n. 572): «Non v'ho lasciato quanto ho potuto? Mi riserbo di che vivere a stento. Non ho pane, non vino, non legno e conviene pure ch'io me ne procuri. Io fo miglior cuore ch'io posso, abbatuto, infermo, solitario. Fuggo ogni amici: sia per non entrare in impegni, in dispendi, più delle mie misure; e se non avessi cuore più forte della mia fortuna, sarei certo d'avermi a disperare. La prima condizione dell'uomo è quella di far forza alle contrarietà della fortuna». Morì a Padova nel 1786.
Ai nn. civ. 1-3 di via G. Gozzi vi sono due edifici costruiti su progetto dell'arch. G. Zaninovich nel 1904.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 84; Trieste, Archivio Diplomatico, Racc. Za- jotti, n. 572; Carboni-Tonini, L'attività triestina..., «QGS», a. V, n. 2, Trieste 1984, p. 249.
Via Gaspare Gozzi (foto M.Iogna)
GRADI - GRAMSCI
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GRADI, via dei, San Giacomo. Quarta laterale destra di via Molino a Vento. C.A.P 34137.
Denominazione apposta a questa strada con delibera Del. Mun. d. d. 25.4.1887; si tratta di toponimo suggerito dalle caratteristiche della strada, che è in realtà una ripida scalinata terminante in via del Ponzanino. Grado è voce arcaica della lingua letteraria italiana (lat. gradum) per scalino, gradino.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 84; Tribel, Passeggiata storica per Trieste, II, ms. in Trieste, Archivio Diplomatico, segn. 2 F 8; Tommaseo-Bellini, Nuovo dizionario della
lingua italiana, II, Torino 1880, p. 1166.
GRADISCA, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da largo Osoppo a via
Bonomea. C.A.P. 34136.
La città di Gradisca è ricordata nell'odonomastica triestina dal 16.4.1974
(Del. Cons. n. 597).
Via dei Gradi (foto M.Iogna)
Via Antonio Gramsci (foto M.Iogna)
Via Gradisca (foto Halupca)
Gradisca d'Isonzo (prov. Gorizia, ab. 6312) è centro noto dall'epoca me- dioevale, pur se gli studiosi hanno ipotizzato un'origine più antica; il to- ponimo, attestato dal 1160, deriva dallo sloveno gradisce = « luogo for- tificato» ed effettivamente per tutto il Medioevo la località fu nota per l'ottima posizione strategica. La fortezza di Gradisca venne costruita sul finire del XV secolo, dopo l'invasione turca del 1477, e si trovò al centro della guerra tra Venezia e l'Austria nel 1508 e delle cosiddette «guerre gradiscane» (1617). L'epoca di maggior splendore fu il Seicento, con il potenziamento delle strutture fortificate e la costruzione di importanti edifici. Divenuta austriaca nel 1717, Gradisca fece parte dell'impero come centro della contea omonima, unita dal 1754 a quella di Gorizia; dal 1788 fu sede del vescovato (fino al 1791). Coinvolta nelle guerre napoleoniche sempre a causa della posizione strategica, la cittadina ritornò austriaca nel 1814, divenendo infine italiana al termine del primo conflitto mondiale. Monumenti principali: oltre alla fortezza con il Palazzo del Capitano (1555), vanno ricordati la Loggia dei Mercanti (XVII sec.), il Monte di Pietà e il Duomo, entrambi seicenteschi. Al XVIII secolo risalgono i pa- lazzi de Fin-Patuna e Strassoldo e Torriani.
Bibl.: Il Friuli-Venezia Giulia paese per paese, II, Firenze 1985, pp. 147-158.
GRAMSCI Antonio, via, San Giacomo. Da via Ponziana a via C. Belli. C.A.P. 34137.
Già tratto di via Cristoforo Belli, ebbe nuova denominazione con Del. Cons. n. 59 d.d. 6.3.1961, con la precisazione che ((il Consiglio Comunale
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GRANATIERI - GRANDI
aveva deciso di dare il nome del Martire Antonio Gramsci alla via Pon- zanino (località S. Giacomo) compresa tra la via Panfilo Castaldi e la via Rivalto. La Soprintendenza con nota n. 1868 aveva però rilevato che il nome Ponzanino (vecchio toponimo di origine romana) non poteva as- solutamente essere eliminato dalla toponomastica cittadina. La Commis- sione pertanto ha proposto di assegnare il nominativo di Antonio Gram- sci al nuovo tronco stradale autonomo che finora, soltanto per esigenze di numerazione, faceva parte della via Cristoforo Belli».
Antonio Gramsci, filosofo e rivoluzionario comunista, nacque ad Ales (Cagliari) nel 1891; studiò Lettere e Filosofia all'Università di Torino, fre- quentò gli ambienti operai della città piemontese (il padre era stato in- vece impiegato dello Stato) iscrivendosi nel 1912 al Partito socialista ita- liano e divenendo collaboratore dell'Avanti! (1916). Con lo scoppio del primo conflitto mondiale si dedicò esclusivamente all'attività politica: nel 1917 divenne segretario della sezione torinese del Partito socialista, nel 1919 fondò il giornale Ordine nuovo. Riformista, fu uno dei sostenitori del nuovo Partito comunista d'Italia e nel 1924 venne eletto deputato, mentre nello stesso periodo collaborava al giornale l'Unità. Con l'avvento del fascismo si schierò tra gli oppositori, finché non venne arrestato a seguito dell'emanazione di leggi speciali (1926), per essere poi condan- nato a venti anni di carcere (1928). Di salute già cagionevole, non sop- portò la dura condizione della detenzione e morì a Roma nel 1937. La sua opera principale Quaderni dal carcere, trentadue quaderni contenenti un'acuta analisi della cultura italiana che ha recato notevole contributo al pensiero marxista internazionale, venne pubblicata postuma in sei volumi fra il 1948 ed il 1951.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 623-625.
GRANATIERI, largo, San Vito-Città Vecchia. Attiguo a piazza Piccola, dietro il Palazzo municipale. C.A.P. 34121.
Con Del. Cons. n. 206 d.d. 29.5.1951 questo largo, creato con le demo- lizioni degli anni Trenta e fino a quell'epoca privo di intitolazione, venne denominato «largo Granatieri», a ricordo del corpo di soldati specializzati dell'Esercito italiano (fanteria), chiamato «granatieri» nel 1567 perché co-
stituito da lanciatori di granate a mano; la Brigata Granatieri fu una delle prime ad essere ricostituite dopo l'armistizio. L'ampio e moderno palazzo dell'anagrafe, sede di uffici comunali (ingresso passo Costanzi n. 1), venne eretto nel 1958 su progetto (1954) degli arch. A. Cervi e R. Boico. Al n. civ. 2 di largo Granatieri, invece, si trova l'ingresso dell'ala nuova del mu- nicipio, un edificio costruito su progetto dell'ing. V. Privileggi (1937) sul sedime di alcune antiche abitazioni, già con ingresso su via Malcanton.
Bibl.: Autori Vari, Romano Boico architetto, Trieste 1907, p. 48; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; «RMCT», a. X, Trieste 1937, pp. 59-62.
GRANDI Achille, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale destra di via B. Buozzi. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 370 d.d. 9.7.1962 a questa strada di Borgo San Sergio venne dato il nome di Achille Grandi, sindacalista, nato a Como nel 1883; operaio tipografo, fu il fondatore delle Unioni Sindacali Cattoliche (1919) e deputato del Partito Popolare dal 1919 al 1926, manifestando opposi- zione nei confronti del fascismo. Nel 1944-1946 fu eletto segretario ge- nerale per la corrente democristiana della C.G.I.L. e poi deputato alla Co- stituente. Fu anche fondatore dell ' Associazione Cristiani Lavoratori Ita- liani (A.C.L.I.). Morì a Desio (Milano) nel 1946.
Largo Granatieri (foto M.Iogna) Via Achille Grandi (foto M.Iogna)
Bibl.; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 625.
GRAVISI - GREGO
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Via dei Graz ,isi (foto M.Iogna)
GRAVISI, via dei, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via Costalunga. C.A.P. 34149.
Intitolazione disposta con Del. Cons. n. 00 d.d. 6.4.1956; ricorda la no- bile famiglia capodistriana dei Gravisi, e in particolare Gerolamo, Dioni- sio e Anteo Gravisi.
La famiglia risiedeva a Pirano fin dal XV secolo e nel 1440 ebbe in feudo il vicino castello di Pietrapelosa; Vanto Gravisi di Nicolò (fine XV sec.- inizi XVI sec.) fu capitano di Castelnuovo del Carso e molti membri della famiglia si distinsero come uomini d'arme o di cultura. Tra i molti merita particolare menzione Girolamo Gravisi (1720-1812), studioso e letterato, certamente una delle figure più rappresentative della cultura istriana del Settecento; cugino di Gian Rinaldo Carli, studiò a Padova e, rientrato in patria, fu per molti decenni l'animatore dell'Accademia dei Risorti; ver- seggiatore apprezzato, sia in italiano che in latino, si interessò prevalen- temente di storia antica — conformemente, peraltro, alla moda in quel- l'epoca dominante — e pubblicò, tra le altre cose, una Dissertazione apologetica dell'antico aquileiese commercio sino al Danubio, e sopra del Friuli sopra il Timavo (1775), un Esame critico dell'Illirico foroju- liese (Udine 1789) e alcune Considerazioni apologetiche di un accade- mico giustinopolitano sopra un saggio di storia di Parenzo (1796); fu studioso di larghe vedute e di notevole valore e mantenne stretti contatti epistolari con i maggiori letterati ed eruditi italiani, quali G. Tiraboschi, M. Cesarotti e A. Zeno. Fu inoltre — non soltanto per motivi di parentela — il principale corrispondente e interlocutore di Gian Rinaldo Carli a Ca- podistria, intrattenendo con lui una notevole corrispondenza, che costi- tuisce una delle più evidenti manifestazioni delle vivacità dell'ambiente culturale istriano di metà Settecento.
Il figlio Dionisio (morto ancor giovane nel 1768) fu poeta classicista e studioso dell'opera teatrale di Voltaire. Anteo Gravisi, alla metà del XIX secolo, fu uno dei principali collaboratori del periodico La Provincia del- l'Istria.
Bibl.: D. Venturini, Il casato dei marchesi Gravisi, «AMSIASP», vol. XXII, Parenzo 1906, pp. 296-346, vol. XXIII, Parenzo 1907, pp. 98-156; P. Stancovich, Biografia degli uomini di- stinti dell'Istria, II, Trieste 1829, pp. 134, 171-175; Ziliotto, Storia letteraria di Trieste e dell'Istria, Trieste 1924, p. 78; G. Quarantotto, Settecento poetico capodistriano, «PI», I s., a. VI, Capodistria 1908, pp. 247-258; Ziliotto, Trecentosessantasei lettere di G.R. Carli...,
«AT», s. III, vol. IV, Trieste 1908, pp. 3-106.
GREGO Antonio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Prima laterale sinistra di via S. Forti. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons n. 439 d.d. 13.7.1962 n. 439 la strada venne intitolata ad Antonio Grego, volontario caduto nel primo conflitto mondiale, meda- glia d'argento al valor militare. Nato a Trieste il 23 giugno 1888, si laureò in giurisprudenza e si arruolò nell'Esercito italiano (20° Regg. Granatieri) il 24 maggio 1915. Nominato prima sottotenente e poi tenente, venne destinato al 233° Regg. Fanteria e nel giugno 1917, sul Carso, ricevette la medaglia d'argento al valor militare; dalla motivazione: «Comandante di plotone, in due giorni di ardui combattimenti, dava prova di elette virtù militari, conducendo il reparto, sotto il grandinare delle artiglierie, all'as- salto di una posizione nemica. Nei giorni successivi, ufficiale di collega- mento con il comando di brigata, spiegava attività instancabile e corag- giosa, e anche nei momenti più difficili e nei punti più pericolosi, sprez- zando il pericolo e dimostrando ardimento ed abnegazione, portava a compimento gli incarichi ricevuti e quelli spontaneamente assunti. Selo (Quota 224), 25 maggio-8 giugno 1917». Cadde il 22 agosto 1917 a Selo, colpito da una granata, e alla sua memoria venne decretata una seconda medaglia d'argento v.m. con la motivazione: «Grego Antonio, da Trieste, tenente M.T. 233 Reggimento Fanteria (M.M.). Triestino volontario di guerra, in parecchie azioni offensive dava speciale prova di valore. Ad- detto al comando di un reggimento, assumeva spontaneamente le mis- sioni più pericolose varie volte, nei momenti più critici, sotto l'infuriare
Via Antonio Grego (foto M.Iogna)
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GREGORUTTI - GRETTA
del fuoco nemico, riconduceva con la forza dell'esempio nuclei dispersi sulla prima linea. Cadeva vittima del dovere liberamente compiuto, men- tre sotto il fuoco distruttore dell'artiglieria avversaria che mieteva vittime, cercava impavido di mantenere la calma tra le truppe. Mirabile esempio
di valore ai propri dipendenti. Vrsic-Selo 19-22 agosto 1917». Bibl.: Pagnacco, Volontari delle Giulie e di Dalmazia, Trieste 1928, pp. 223-224.
GREGORUTTI Carlo, via, Barriera Veccchia. Da piazza del Perugino a viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34148.
La strada ebbe questa denominazione il 29.1.1926.
Carlo Gregorutti nacque a Rovigno d'Istria il 22 agosto 1821; laureato in giurisprudenza all'Università di Padova, esercitò l'avvocatura a Trieste e fu dapprima vicino al movimento patriottico durante le manifestazioni del 1848, impegnandosi poi nel partito liberale nazionale e riuscendo eletto
Consigliere comunale per dodici anni, dal 1861 al 1873. Dal 1873 fu di- rettore dell'Officina Comunale del Gas. Parallelamente all'attività di av- vocato e di uomo politico, si dedicò agli studi storici, orientando la pro- pria attenzione prevalentemente verso la storia antica e la scienza epigra- fica. Studioso dall'attività interessante, ancorché poco studiata, Gregorutti fu uno degli animatori della Società di Minerva, rinnovata nella seconda metà dell'Ottocento, collaboratore valido della seconda serie dell'Archeo- grafo Triestino (dal 1869); fu pure collezionista di iscrizioni romane e pubblicò l'inventario della propria raccolta — lodato anche da T. Mom- msen — nel 1877; assieme a Carlo Buttazzoni — pure lui avvocato e la cui attività culturale e politica si presta ad una interessante ipotesi di pa- rallelismo con quella di Gregorutti — può essere considerato il principale continuatore, in sede locale, della tradizione kandleriana relativa agli studi epigrafici e romanistici. Importante è, del Gregorutti, lo studio Iscrizioni inedite aquileiesi, istriane e triestine, apparso in più puntate sull'Archeo- grafo Triestino tra il 1876 ed 1887; pure nella stessa rivista venne pub- blicato, in tre puntate tra il 1890 ed il 1892, il saggio L'antico Timavo e le vie Gemina e Postumia. Negli Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria pubblicò, invece, il lavoro Iscrizioni romane e cristiane scoperte negli anni 1885 e 1886 (vol. II, I s., pp. 199-214). Morì a Fiumicello il 20 ottobre 1898.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 84-85; «L'Indipendente», 21.10.1898; L. Lo- renzutti, Carlo Gregorutti-Elogio funebre, «AT», s. II, vol. XXIII, Trieste 1900, pp. 418-419.
GRETTA, salita di, Roiano-Gretta-Barcola. Continuazione di via Udine, fino all'inizio di strada del Friuli. C.A.P. 34138.
Denominazione apposta nel 1912, recupero di un toponimo trecentesco ri- trovato da Jacopo Cavalli nelle forme Grete e Greta. L'etimo è incerto: Ra- vasini (1929) afferma che «significava terreno ghiaioso e probabilmente da quella discesa ripida che chiamasi Scala Santa», Pinguentini (1969) lo ritiene «evidente variante di toponimo comune nel Friuli: Creta, Crete, che ha il significato generico di rude, roccia; con indebolimento della gutturale ini- ziale» Gli studiosi moderni sono più prudenti: pur non ecludendo un rap- porto con il friulano cret = roccia o «pendio roccioso ed anche cresta o cime di monte», vengono anche ipotizzati un etimo da forma del latino volgare (cripta = anfratto?) o una latinizzazione di forma volgare.
Ai n. civ. 34/4 si trovano la scuola materna e la scuola media statale «P. Addobbati», in edificio costruito tra il 1954 ed il 1958 (progetto elaborato dalla Ripartizione tecnica del Comune di Trieste), inaugurato senza ceri- monia perché i vari lotti edilizi consegnati all'amministrazione comunale vennero messi immediatamente a disposizione delle autorità scolastiche. La scuola media statale è intitolata oggi a Pietro Addobbati, studente, nato nel 1938, morto a Trieste il 5 novembre 1953, quindicenne, in piazza S. Antonio Nuovo, colpito con arma da fuoco da componenti della Venezia Giulia Police Force (V.G.P.F.) durante la nota manifestazione patriottica.
Via Carlo Gregorutti (foto M.Iogna) Salita di Gretta (foto M.Iogna)
GRIDELLI - GRIGNANO 298
Vici Edoardo Gridelli (foto M.Iogna)
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 85; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Bologna 1969, p. 159; Doria, Ai margini orientali della friulanità, «Ce fastu?», a. XXXVI, Udine 1960, p. 21; Frau, Dizionario topo- nomastico del Friuli-Venezia Giulia, Udine 1978, p. 55; G. Cisek, Una nuova scuola a Gretta, «RMCT», a. XI, n. s., n. 2-3-4, Trieste 1960, pp. 14-16; D. De Castro, La questione di Trieste, II, Trieste 1981, pp. 674-677.
GRIDELLI Edoardo, via, Chiadino-Rozzol. Ottava laterale destra di via C. de Marchesetti. C.A.P 34142.
Dal 14.4.1970 (Del. Cons. 245) la strada è intitolata all'entomologo Edoardo Gridelli, nato a Trieste nel 1895; studiò all'Università di Graz e si laureò a Padova nel 1919 in scienze naturali, divenendo quindi assistente all'I- stituto di zoologia. Qualche anno dopo ottenne l'incarico di conservatore del Museo «G. Doria» di Genova e fu direttore della Società Entomologica Italiana. Nel 1929 divenne conservatore del Museo Civico di Storia Natu- rale di Trieste, essendone poi direttore dal 1945. Dal 1945 al 1948 fu do- cente e direttore dell'Istituto di Mineralogia della locale Università degli Studi e dal 1948 al 1950 insegnò mineralogia, geologia e fisiologia gene- rale; nel 1951 ebbe la libera docenza in entomologia e zoologia. Studioso preparato ed apprezzato in tutto il mondo, ebbe riconoscimenti dall'Ac- cademia d'Italia, dall'Accademia delle Scienze di Bologna e dalla Società Adriatica di Scienze Naturali di Trieste; condusse una nota campagna na- turalistica in Cirenaica e fu autore di un centinaio di saggi scientifici. Nel 1957 gli venne conferita l'onorificenza di Cavaliere ufficiale della Repub- blica Italiana. Morì a Trieste il 15 marzo 1953.
Bibl.: Anonimo, La morte di E. Gridelli insegne studioso triestino, «I1 Piccolo», 16.3.1958; U. D'Ancona, Edoardo Gridelli (commemorazione), «Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali», vol. 49°, Trieste 1959, pp. 1-18; R. Mezzena, In memoria di Edoardo Gridelli, «Atti del Civico Museo di Storia Naturale», vol. XXII, Trieste 1960, pp. 1-23.
GRIGIONI, androna dei, San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via S. M. Maggiore, davanti alla chiesa di S. Silvestro. C.A.P. 34121.
Denominazione, risalente al 1900, che ancora compare nello stradario uf- ficiale del Comune di Trieste benché il sito abbia perduto tutte le carat- teristiche di androna (vicolo cieco) a seguito delle demolizioni effettuate negli anni Trenta. Scomparsi gli edifici al suo termine e sul lato destro, si presenta oggi come uno spiazzo sul quale prospetta solo l'ingresso della chiesa di S. Silvestro.
La denominazione ricorda il più vasto cantone della Svizzera (7.109 kmq.), una regione prevalentemente montuosa, ricca di ghiacciai, di foreste e di torrenti, ricordata nella toponomastica triestina perché molti immigrati nella Trieste settecentesca, specialmente caffettieri e capimastri muratori, giunsero da quelle zone. Dal 1786 la chiesetta di San Silvestro, soppressa quale edificio di culto cattolico, è officiata per i fedeli della Comunità augustana di confessione elvetica e già nel 1828, per indicare quella chiesa, scriveva il Mainati nei Dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo triestino: «Chesta xe la glèsia dei Grisòm». La chiesa evangelica di confessione el- vetica (S. Silvestro) reca oggi il n. civ. 1 di piazza San Silvestro.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 85; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; G. Mainati, I dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo triestino, ed. crit. a cura di M. Doria, Trie- ste 1972, p. 54; M. Nordio, Presenza elvetica a Trieste, «II Veltro», n. 4-5, agosto-ottobre 1967, pp. 691-697.
GRIGNANO, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada Costiera a riva Massimiliano e Carlotta. C.A.P. 34136.
Intitolazione disposta con Del. Cons. n. 550 dd. 15.7.1969.
Grignano è toponimo attestato almeno dal XIV secolo (contrada Grignani, a. 1322), documentato anche nella forma Grignan (dialettale) e. indicante
Androna dei Grigioni (foto M.Iogna) Via Grignano (foto M.Iogna)
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GRIMANI - GROSSICH
una zona della costa triestina verso Duino, originariamente la punta di terra sulla quale venne costruito nel secolo scorso il castello di Miramar: Po(n)ta d(e) Grignano (c. 1560). Il toponimo, che Kandler nel secolo
scorso riteneva — senza fondamento — derivato per aferesi da Nigrinia- num, è certamente legato a un prediale romano in -ānum, probabilmente Agrīniānum dal gentilizio AGRIUNIUS (il toponimo è diffuso in Italia, anche
se non necessariamente tutte le forme derivano dallo stesso gentilizio); potrebbero essere anche possibili come base CRINIUS e GRINNIUS.
Bibl.: M. Doria, I nomi prediali in -ānum nella provincia di Trieste, in Autori Vari, Studi di filologia romanza offerti a S. Pellegrini, Padova 1971, pp. 158-159; Lettich, Appunti per una storia del territorium originario di Tergeste, «AT», s. IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, p. 37; Pinguentini, Nuovo dizionario del dialetto triestino, Bologna 1969, p. 159; Ubaldini, Il «Ter- ritorium Tergestinum»..., «AT», s. IV, vol. XLVII, Trieste 1987, la tav. f. t.; P. Tomasin, Reminiscenze storiche di Trieste, II, Trieste 1900, p. 538.
GRIMANI Guido, via, Chiadino-Rozzol. Da strada di Rozzol a via di Montebello. C.A.P. 34139.
Ricorda dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il pittore Guido Grimani, nato a Trieste nel 1871; studiò nella scuola privata del pittore Knirr a Monaco di Baviera e poi all'Accademia di Belle Arti in quella stessa città. Rientrato a Trieste, divenne apprezzato pittore, specialmente di marine e di ritratti; espose a numerose Biennali di Venezia, all'Esposizione Universale di Pa- rigi (1900), a Berlino e a Vienna. Nel 1913-1914 fu in Tripolitania e nel 1926 nel Giappone e nell'India, viaggi che gli diedero ispirazione per si- gnificativa parte della sua produzione artistica. Sue opere sono conser- vate, oltre che a Trieste, in collezioni pubbliche e private, a Udine e a Budapest. Morì a Trieste nel 1933.
Bibl.: Civico Museo Revoltella, Catalogo, Trieste 1933, p. 102; L. Froglia, Il pittore triestino Guido Grimani, Trieste 1971; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988; S. Rutteri, Pietro Fragiacomo e gli altri pittori istriani, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, p. 209.
GROSSI Tommaso, via, Barriera Vecchia. Da via S. Giusto a viale della Rimembranza. C.A.P. 34131.
Dal 1900 questa strada, prima estesa tra scala dei Giganti e via San Giusto e il cui tracciato venne modificato negli anni Trenta, ricorda lo scrittore Tom- maso Grossi, nato a Bellano (Como) nel 1790; laureatosi in giurisprudenza all'Università di Pavia (1810), si dedicò alla letteratura, trasferendosi a Milano. Esercitò la professione di notaio e stese (1848) l'atto ufficiale di fusione tra il Piemonte e la Lombardia; fu autore di opere in prosa e in poesia, celebre è il suo romanzo Marco Visconti. Morì a Milano nel 1853.
In via T. Grossi, al n. civ. 8, si trova l'Istituto del Sacro Cuore di Gesù, delle Suore Clarisse Francescane.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 86; Dizionario del Risorgimento nazionale, III, Milano 1933, pp. 264-267; Annuario dioc., Trieste 1985, p. 163.
GROSSICH Antonio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da strada di Fiume a via delle Campanelle. C.A.P. 34137.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 la strada venne intitolata ad Antonio Grossich, nato a Draguccio in Istria il 7 giugno 1849. Interrotti gli studi di giurisprudenza all'Università di Graz, preferì dedicarsi allo studio della me- dicina e in quella materia si laureò a Vienna. Fu dapprima medico a Castua (1875) e a Fiume (1879), poi, specializzatosi in ginecologia e chirurgia, di- venne medico primario dell'ospedale di Fiume (1886); acquistò fama e uni- versale prestigio diffondendo il suo nuovo metodo per la disinfezione pre- ventiva nel campo operatorio con la tintura di iodio (1909) e facendosi ap- prezzare per la sua attività di chirurgo. Patriota convinto, partecipò alla vita
Via Guido Grimani (foto M.logna)
Via Tommaso Grossi (foto M.Iogna) Via Antonio Grossich (foto M.Iogna)
GRUDEN - GRUMULA 300
Via Igo Gruden (foto M.Iogna)
politica fiumana e nel 1898 risultò eletto Consigliere comunale, sostenendo l'autonomia di Fiume nei confronti dell'Ungheria e vivendo da protagonista le più importanti vicende politiche fiumane di primo Novecento. Nel marzo 1914 venne eletto vicepresidente del Consiglio comunale ma con lo scoppio del primo conflitto mondiale venne internato a Vienna, fino al 1918 quando, grazie all'intervenuta amnistia, potè fare ritorno a Fiume; divenne presidente del Consiglio Nazionale Italiano che il 30 ottobre proclamò l'unione della città al Regno d'Italia. Nel 1919 Grossich fece parte della delegazione per l'accoglienza a Roma del presidente degli Stati Uniti d'America Wilson; rien- trato a Fiume, fu animatore delle giornate dell'agosto e settembre 1919, quando si ebbero forti reazioni contrarie all'annuncio che la città era stata destinata al Regno di Jugoslavia; Grossich fu tra coloro che ebbero l'inizia- tiva di affidare a D'Annunzio il comando di un'azione di forza, coronata il 12 settembre con l'occupazione di Fiume e conclusa nel 1920 con il trattato di Rapallo. Nominato senatore il 19 aprile 1923, morì a Fiume il 1 ° ottobre 1926. Opere principali: Trattato di igiene (Mohovich, Fiume 1882), Meine Pràpa- rationsmethode des Operationsfeldes mittels Jodtinktur (Urban-Schwarzen- berg, Berlin 1911), La vita è dolce..., (Tip. de «La Nazione», Trieste 1922).
Bibl.: E. Susmel, Antonio Grossich nella vita del suo tempo 1849-1926, Milano 1933; E. Marcuzzi, Antonio Grossich negli anni del serviggio, «Il Piccolo della Sera», 2.10.1926; L. Messedaglia, In memoria di Antonio Grossich, «Atti Parlamentari», Roma 1926, p. 6409; Se- nato del Regno-Parlamento italiano, Cenni necrologici su Antonio Grossich, Roma 1929; S. Benco, Fiume e Antonio Grossich, «Educazione Fascista», n. 4, Firenze 1933, pp. 355-358; G. Perini, Nel decennale della morte di Antonio Grossich, «Le Forze Unitarie», n. 19, 1936; L. Premuda, Antonio Grossich, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, III s., n. 4, pp. 311-314; E. Predonzani, La famiglia Grossich di Draguccio, «PI», n. 19-20, Pola 1954, pp. 57-59; G. Perini, Antonio Grossich, «L'Arengo», a. V, n. 1, Roma 1960, pp. 39-49; Autori Vari, Giuliani e Dalmati nel Risorgimento, Trieste 1961, p. 73; G. Gentili, L'opera di Antonio Grossich, «Pagine di Storia della medicina», n. 1-2, 1960, pp. 40-80; B. Coceani, Gli ultimi martiri di Fiume, «PO», II s., n. 8-9-10, Trieste 1966, pp. 181-199.
GRUDEN Igo, via, Altipiano Est (Basovizza). Strada principale della frazione di Basovizza. C.A.P. 34012.
Dal 16.7.1968 (Del. Cons. n. 687) questa strada reca il nome del poeta sloveno Igo Gruden, nato ad Aurisina il 18 aprile 1893; studiò a Gorizia e a Lubiana e durante il primo conflitto mondiale combattè in Galizia. Nel primo dopoguerra pubblicò la sua prima raccolta di versi, Narcis, in lin- gua slovena (1920) e, trasferitosi nel 1921 a Praga e poi a Lubiana, con- tinuò l'attività poetica pubblicando le raccolte di versi Miska osedlana (Lubiana 1921) e Dvanajsta ura (1939). Durante il secondo conflitto mondiale partecipò all'attività del movimento partigiano jugoslavo men- tre nel secondo dopoguerra pubblicò le raccolte Pesnikovo srce (1946) e Na Krasu (1948). Morì a Lubiana il 29 novembre 1949. Sulla sua casa natale ad Aurisina, Comune che pure ha dedicato a lui una strada, è stata posta una lapide commemorativa.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Oesterr. Biogr. Lexicon, II, Graz-Kóln 1962,- p. 85; Primorski slovenski biografski leksikon, VI, Gorica 1979, pp. 506-508; I. Gruden, Zasanjanost-isbrane pesmi, a cura di M. Kosuta, Trst 1983, pp. 177-119.
GRUMULA, riva, San Vito-Città Vecchia. Da riva T. Gulli a via G. e D. Economo. C.A.P. 34123.
Denominazione ottocentesca, recupero di un toponimo attestato dal Tre- cento nelle forme Gromula, Gromulla. L'etimo è incerto e nel corso dei secoli molti autori si sono sbizzarriti nel tentativo di individuarlo. Ecco le proposte avanzate dai ricercatori: abbreviazione da Grande mula, per la vicinanza di pascoli (Ireneo della Croce, 1698), dal lat. groma o gruma, «specie di misura campestre» (Kandler 1862, Marini 1985), da grumulus
= monticello (Generini 1884) o, meglio, da grumus, gruma = piccola altura (Doria 1969, Lettich 1979) oppure, ancora, da un non meglio pre- cisato «idronimo antico indicante un basso fondale con un naturale ac- cumulo di detriti al margine esterno» (Seri-degli Ivanissevich 1980). Sulla
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GRUNHUT - GUARDI
Riva Grumula (foto M.Iogna)
facciata dell'edificio al n. civ. 2 (casa Ralli, arch. Giovanni Righetti 1873- 1875) è apposta una lapide con iscrizione: «MEZZO SECOLO DI VITA I OPEROSA ED AUSTERA I TRASCORSE IN QUESTA CASA I ATTILIO HORTIS I NELLE LETTERE NELLA POLITICA NELLA STORIA I DAL PARLAMENTO DI VIENNA AL SENATO DI ROMA I VINDICE E ASSERTORE I DEI DIRITTI / DI TRIESTE E D 'ITALIA / I CITTADINI / AUSPICE IL COMITATO REGIONALE PER LA
VENEZIA GIULIA E LA DALMAZIA / DELLA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGI- MENTO ITALIANO I XIII MAGGIO MCMXXVI I» .
Poco lontano, sulla facciata dello stesso edificio (angolo con via Belpog- gio), venne posta nel 1970 altra lapide con l'iscrizione: «QUI / ABITÒ E SI SPENSE / ALEXANDER W. THAYER / 1817-1897 I CONSOLE DEGLI STATI UNITI / AUTORE DELLA PIÙ IMPORTANTE BIOGRAFIA / DI / LUDWIG VAN BEETHOVEN I NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA / DEL SOMMO MUSICISTA I LA SOCIETÀ DEI CONCERTI POSE / 17 DICEMBRE 1970 /».
Da ricordare ancora, all'angolo con via Belpoggio, casa Stabile (arch. M. Fabiani, 1906).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 87; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Lettich, Appunti per una storia del territorium, .AT., s IV, vol. XXXIX, Trieste 1979, p. 37; Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, p. 190; Seri - degli Ivanissevich, San Vito, Trieste 1980, p. 105.
GRUNHUT Isidoro, via, Chiadino-Rozzol. Terza laterale sinistra di via E. Scomparini. C.A.P. 34139.
Con Del. Cons. n. 416 d.d. 5.7.1966 questa strada venne intitolata al pit- tore Isidoro Grlinhut, nato a Trieste nel 1862 da padre tedesco di Rati- sbona; studiò a Venezia e a Monaco di Baviera, dove espose nel 1883. Operò per pochi anni a Trieste, ove frequentò intensamente il Circolo Artistico; amico di C. Wostry, era soprannoninato scherzosamente «il gobbo». Disegnatore e ritrattista molto apprezzato, lavorò quindi a Roma e poi a Firenze, ove visse per parecchi anni. Lì morì nel 1896.
Bibl.: Wostry, Storia del Circolo Artistico di Trieste, Udine 1934, pp. 34-47; «Il Piccolo» 21.9.1965; Corsi, Pittori dell'Ottocento e del primo Novecento a Trieste, Trieste 1988.
GUARDI Francesco e Gianantonio de, via, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via dei Navali. C.A.P. 34143.
Strada così intitolata con Del. Cons. n. 363 d.d. 9.7.1962.
Giovanni Antonio (de) Guardi nacque a Venezia nel 1699; pittore molto attivo nell'ambiente veneto della prima metà del Settecento, lavorò spesso in collaborazione con il fratello Francesco, fatto che non ha mancato di
Via Isidoro Griinhut (foto M.Iogna)
GUARDIA - GUARDIA 302
Via Francesco e Gianantonio de Guardi
(foto M.Iogna)
causare difficoltà negli studiosi della sua opera pittorica, che hanno fati- cato a individuare i dipinti attribuibili con sicurezza al suo pennello. L'u- nico dipinto firmato finora conosciuto è il Transito di San Giuseppe, conservato ai Musei di Stato di Berlino. Morì a Venezia nel 1760.
Francesco (de) Guardi nacque a Venezia nel 1712; pittore molto attivo per quasi tutta la seconda metà del Settecento, lavorò assieme al fratello Gianantonio fino alla morte di questo, ma rivelò ben presto una notevole personalità artistica, meglio espressa nei soggetti paesaggistici. Sue opere sono conservate nei maggiori musei europei. Morì a Venezia nel 1793.
Bibl.: Diz. arte it., Milano 1981, pp. 134-136.
GUARDIA, via della, San Giacomo. Da via del Bosco a via dei Montecchi. C.A.P. 34147.
Denominazione ottocentesca che, nonostante l'apparenza, non sembra avere alcun riferimento — così almeno prestando fede alle testimonianze coeve — con l'antico toponimo triestino Guardis; semplicemente, pre-
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GUARDIELLA - GUERRAllI
cisa anche la Guida generale di Trieste del 1905, la strada «si deve all'i- niziativa del cav. Carlo Zanetti e trae il nome da un Corpo di guardia che
vi aveva l'appostamento in passato)).
Al n. civ. 4 si trova un edificio progettato dall'arch. Giov. Mosco (1873- 1936) nel 1904-1905.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 87; Guida generale di Trieste, Trieste 1905, p. 422; Biamonti, L'edilizia triestina, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187.
GUARDIELLA, strada di, San Giovanni. Da rotonda del Boschetto a via San Cilino. C.A.P. 34128.
Denominazione apposta con delibera Del. Mun. d.d. 13.6.1905.
Guardiella è toponimo antico, attestato almeno dal Trecento nelle forme Wardella (a. 1349) e più tardi Vardella (a. 1448) e Vuardel (a. 1484); la forma entrata oggi nell'odonomastica ufficiale richiama una fase friulaneg-
giante (-iel) ma l'etimo, secondo gli specialisti, è di origine ben più antica. La forma Wardella dipenderebbe dal longobardo (o gotico) WARDA = « vedetta», con suffisso -ello, e a questa forma originaria andrebbe ricondotta anche la variante slov. Verdelja. È curiosa, tuttavia, l'interpre- tazione proposta dal Generini (1884), secondo il quale lo slov. Verdelja potrebbe derivare da verzelja = «strada, passaggio», voce da accostare al toponimo staribreg = « erta vecchia», localizzato nelle vicinanze, ed allu- denti entrambi alla vecchia strada del monte Spaccato.
Al n. civ. 8 di strada di Guardiella ha sede l'Ente Morale «Casa famiglia Mater Dei», opera affidata all'Istituto Secolare «Ancelle della Madre di Dio»; al n. civ. 9 si trova la scuola elementare «A. Grego», dal 1948, mentre al n. civ. 13 ha sede la Casa di riposo «S. Domenico» delle Suore Ancelle della Carità (casa religiosa aperta il 4.3.1985); al n. civ. 13/1 si trova il Liceo Scientifico Statale di lingua slovena «F. Preseren», in edificio co- struito alla fine degli anni Cinquanta, istituito dal Governo Militare Al- leato nel 1945 (conferm. Ordine n. 18 d.d. 8.11.1947).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 87-88; M. Doria, Toponomastica longobarda a Trieste e sul Carso, «Linguistica», XIX, Ljubljana 1979, pp. 88, 96; Generini, Trieste antica e moderna, Trieste 1884, pp. 197-198; Annuario dioc., Trieste 1985, pp. 143, 156; «Umana», a. VII, n. 1, Trieste 1958, pp. 131, 147.
GUERRAllI Francesco Domenico, via, Barriera Vecchia. Da via Risorta a via dei Pallini. C.A.P. 34131.
L'ottocentesca androna Risorta divenne «via F.D. Guerrazzi» con delibera Del. Mun. d.d. 13.2.1903.
Via dElla Guardia (foto 1l.!ogna)
Strada di Guardiella (foto M.Iogna)
Via Francesco D. Guerrazzi (foto M.Iogna)
1 Francesco Domenico Guerrazzi, scrittore e patriota italiano, nacque a Li-
vorno nel 1804 e si laureò in giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1824;
dedicatosi all'attività giornalistica, fondò nel 1829 L ' indicatore livornese, giornale di orientamento politico liberale. Incarcerato nel 1830 e nel 1833 per le sue opinioni politiche, Guerrazzi ebbe notevole parte in Toscana nei moti rivoluzionari del 1848-1849, formando con Mazzoni e Monta- nelli il governo provvisorio e riuscendo eletto, il 27 marzo, dittatore. Sot- topostosi a processo anziché fuggire con il ritorno del granduca, fu con- dannato a quindici anni di carcere, commutati nell'esilio in Corsica, dalla quale però fuggì; da allora visse, fino al 1862, a Genova. Scrisse nume- rose opere, facendosi maggiormente apprezzare presso il grande pubblico per i propri romanzi storici, tra i quali La battaglia di Benevento (1825), L 'assedio di Firenze (1836) e Beatrice Cenci (1854). Morì a Genova nel 1873.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 88; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 655- 656.
GUICCIARDINI - GULLI
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Via Francesco Guicciardini (foto M.logna)
Riva Tommaso Gulli (foto M.Isernia)
GUICCIARDINI Francesco, via, Cologna-Scorcola. Da via C. Cantù a via L.A. Muratori. C.A.P. 34134.
Dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) questa strada è stata intitolata a Francesco Guicciardini, storico, nato a Firenze nel 1483; laureato in diritto civile all'Università di Ferrara, ebbe importanti incarichi pubblici a Firenze du- rante la repubblica e con il governo dei Medici. Scrisse, tra l'altro, una Storia fiorentina (1509), i Ricordi (1527-1530), e l'importante Storia d'I- talia in venti libri (1537-1540). Morì ad Arcetri nel 1540.
Bibl.: Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 659-660.
GULLI Tommaso, riva, San Vito-Città Vecchia. Da piazza Venezia
a via dei Burlo. C.A.P. 34123.
Già tratto di riva Grumula, reca il nome di T. Gulli dal 16.7.1932 (Del. Pod. n. 1160). Nato nel 1879, Gulli fu Capitano di corvetta sulla nave «Puglia» e venne ucciso a Spalato il 12 luglio 1920 da elementi antitaliani; alla sua memoria venne conferita la medaglia d'oro al valor militare, men- tre la prora della nave «Puglia» è conservata quale cimelio nel parco del «Vettoriale» di G. D'Annunzio.
Al n. civ. 3 si trova la Piscina comunale coperta, costruita nel 1954 e in- titolata al nuotatore olimpionico triestino Bruno Bianchi, del quale, nel-
l'atrio, è conservato un busto bronzeo (scul. T. Alberti); di fronte all'edi- ficio venne posto nel 1968 un cippo con l'iscrizione: «NEL RICORDO DI QUANTI I SPORTIVI NAUTICI / FIGLI DELLA TERRA GIULIA I AMARONO LA PATRIA I SINO AL SACRIFICIO DELLA VITA / I MARINAI D ' ITALIA I UNITI IN UN NUOVO IDEALE I DI FRATELLANZA UMANA I PONGONO QUESTO SEGNO I NEL CINQUANTENARIO I DELLA REDENZIONE / 1918-1968».
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; «Il Piccolo», 10.2.1940; « Giornale di Trieste», 6.6.1955.
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HAIPEL - HERMET
H
HAIPEL Mario, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via R. Rosani a strada per San Giuseppe. C.A.P. 34148.
La strada venne intitolata con Del. Cons. n. 551 d.d. 15.7.1969.
Mario Haipel nacque a Trieste nel 1911; compiuti gli studi, si schierò tra gli oppositori del fascismo e partecipò al movimento di resistenza romano. Ar- restato e condannato, fu tra i detenuti politici prelevati dalle SS dalle carceri di Regina Coeli e di via Tasso e fucilati alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Sala, La crisi finale nel litorale adriatico 1944- 1945, Udine 1962, p. 191; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, p. 557.
HERMET Francesco, via, San Vito-Città Vecchia. Da via G. Murat a piazza Carlo Alberto. C.A.P. 34123.
Denominazione risalente al 1912; durante il primo conflitto mondiale la strada venne ribattezzata «via Helgoland», a ricordo della vittoria austriaca del 1864.
Francesco Hermet nacque a Vienna nel 1811 da famiglia di origine armena stabilitasi a Trieste nella seconda metà del XVIII secolo; studiò all'Accademia di Commercio e Nautica di Trieste ma fin dalla giovinezza manifestò note -
Via Mario Haipel (foto M.Iogna)
HOLLAN - HOLLAN
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Via Francesco Hermet (foto M.logna)
vole predisposizione per il teatro, calcando le scene come dilettante già nel 1829. Fu tra i fondatori della Società Filarmonico-Drammatica e nel 1839 venne nominato attuario del Teatro Grande (oggi G. Verdi). Mecenate e per- sonaggio di notevole intraprendenza, fece erigere a proprie spese nel 1845 il teatro chiamato Corti, dal nome dell'architetto che lo progettò, (oggi demo- lito) e fondò nel 1860 l'Istituto di Mutuo Soccorso per i commercianti, più tardi divenuto Società di Mutuo Provvedimento. Hermet merita ancora oggi menzione nella storiografia triestina per la sua opera politica; fu attivo nel movimento patriottico del 1848 con la sua opera di giornalista, collabora- tore dei giornali politici Il Costituzionale e La Frusta (quest'ultimo da lui fondato) e propugnatore della Società dei Triestini, sodalizio politico di orientamento liberale nazionale sciolto nel 1850. Dal 1860 profuse nuove energie nell'attività politica, risultando eletto Consigliere comunale, mandato che assolse per diciannove anni ottenendo anche la carica di vicepresidente del Consiglio. Da quell'epoca fu uno dei protagonisti della vita politica trie- stina, guidando il partito liberale nazionale, del quale aveva assunta la presi- denza, alle più significative affermazioni elettorali della seconda metà dell'Ot- tocento. Fu deputato al Consiglio dell'Impero, fondatore della Società Poli- tica del Progresso, della Banca Popolare Triestina, direttore della prima se- zione del Lloyd Austroungarico (settore assicurativo), direttore della filiale triestina della Società assicurativa «La Fenice» di Vienna. Morì a Trieste il 16 febbraio 1883. Vennero pubblicate postume le sue Memorie della Società Filarmonico Drammatica (Trieste 1884) e le Memorie autobiografiche (Trie- ste 1933). Il Consiglio comunale deliberò l'apposizione di una lapide com- memorativa lungo le scale del palazzo municipale, tuttora esistente; reca l'i- scrizione: «A / FRANCESCO HERMET I DEI DIRITTI DELLA CIVILTÀ DI TRIESTE I DIFENSORE CO-
STANTE / POSE I IL CONSIGLIO MUNICIPALE / A RICORDO ED ESEMPIO I MDCCCLXXXIV I» .
Al n. civ. 7 di via F. Hermet si trova la caserma «V. Bellipanni» del Co- mando Gruppo Carbinieri, inaugurata il 28 ottobre 1930.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 88; Anonimo, Plutarco triestino: Francesco Hermet, Trieste 1886; F. Hermet, Memorie autobiografiche, a cura di M. de Szombathely, «P0», a. III, Trieste 1933, pp. 95-144; A. Gentile, Francesco Hermet (1811-1883) ed un suo atto di civismo (13-15 luglio 1868), «PO», a. XXXIII, Trieste 1963, pp. 113-117; G. Stefani, L'opera di Francesco Hermet inizia l'irredentismo triestino, «P0», II s., Trieste 1966, pp. 134-137; F. Hermet, Memorie (della Società Filarmonico-Drammatica) compilate per cura di un socio, Trieste 1884; C. Schiffrer, Le origini dell'irredentismo triestino, a cura di E. Apih, Udine 19782, pp. 104, 112, 148; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985.
HOLLAN Carlo, via, Chiadino-Rozzol. Seconda laterale sinistra di via G. Grimani. C.A.P. 34139.
Già tratto di via Guido Grimani, ebbe nuova intitolazione con Del. Cons. d.d. 17.8.1988.
Carlo Hollan, scultore, nacque a Trieste il 2.4.1888; studiò all'Accademia di Belle Arti di Vienna, ove si diplomò nel 1921, e nella capitale austriaca lavorò nello studio dello scultore Hanak. Si fece notare dalla critica par- tecipando alla Quadriennale di Torino del 1923 e da quell'epoca parte- cipò a numerose rassegne nazionali. Medaglia d'argento del Ministero del- l'Educazione Nazionale, partecipò alla Biennale di Venezia (1924); nel 1936 fu presente alla X Esposizione d'arte del sindacato interprovinciale fasci- sta di belle arti con la scultura Tuttobello, nel 1953 partecipò alla I mostra nazionale artisti giuliani e dalmati in Venezia con due marmi, Venere e Salvatore; nel 1955 fu tra gli espositori della Collettiva degli Artisti Trie- stini a Vienna. Il Civico Museo Revoltella possiede la scultura Venere già esposta a Venezia. Artista non molto fecondo, Hollan rimase legato alla scultura accademica, facendosi apprezzare per l'accurata e raffinata ese- cuzione, specie delle statue e dei ritratti in marmo. Morì a Milano nel 1961.
Bibl.: Firmiani-Molesi, La Galleria d'arte moderna del Civico Museo Revoltella, Trieste 1970; C.H. Martelli, Artisti di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia, Trieste 1985, pp. 131-132; Sindacato interprovinciale fascista belle arti di Trieste, X esposizione d'arte, Trie- ste 1936; Associazione Nazionale per la Venezia Giulia e la Dalmazia, Ia mostra nazionale
artisti giuliani e dalmati, Venezia 1953, p. 41; «Il Piccolo», 21.8.1988.
Via Carlo Hollan (foto M.logna)
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HORTIS Attilio, piazza, San Vito-Città Vecchia. Tra via
dell'Annunziata e via S. Giorgio. C.A.P. dal n. 1 al n. 5: 34123; dal n. 6 a fine: 34124.
Piazza Attilio Hortis (foto M.Iogna)
Già piazza Lipsia, con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 venne denominata «piazza degli Studi» (per la presenza dell'edificio sede dell'Istituto Nautico e del palazzo della Biblioteca Civica); con delibera Giun. Mun. d.d. 26.4.1926 n. 37/5-VIII-31/12/2-26, ottenuta l'autorizza- zione dal Ministero della Pubblica Istruzione, la piazza venne intitolata all'umanista e patriota Attilio Hortis, nato a Trieste il 13 maggio 1850, primogenito dell'avv. Arrigo, noto esponente del partito liberale nazio- nale giuliano. Giovane intelligente e brillante fin dagli anni che videro la sua frequentazione del Ginnasio comunale, Attilio Hortis studiò poi con- temporaneamente a Padova giurisprudenza e lettere: laureatosi in giuri- sprudenza nel 1871 (ripetuti poi alcuni esami nel 1872 a Graz per otte- nere il riconoscimento da parte del governo austriaco) esercitò per poco tempo l'avvocatura, dedicandosi poi completamente agli studi letterari. Nel 1872, a ventidue anni, ottenne l'incarico di direttore della Biblioteca Civica di Trieste, nel 1875, a venticinque anni, divenne direttore dell'Ar- cheografo Triestino. Alla sua attività di studioso sono dovuti fondamen- tali contributi apparsi in quegli anni: il volume Scritti inediti di France- sco Petrarca (Trieste 1874), lo studio Alcune lettere di Pietro Metastasio pubblicate dagli autografi (Trieste 1876) e l'importante lavoro Studi sulle opere latine del Boccaccio (Trieste 1879); opere che gli valsero consensi e riconoscimenti unanimi da parte della critica nazionale ed europea, cui seguirono l'offerta della cattedra di Filologia romanza all'Università di Graz e della Prefettura della Biblioteca nazionale di Roma, incarichi che Hortis tuttavia non accettò. Proprio in quegli stessi anni la sua attività di stu- dioso conobbe una nuova fase; anche a seguito delle ridotte possibilità economiche — dovute alla morte del padre, del quale si accollò alcuni debiti rimasti insoluti — rinunciò alle lunghe e dispendiose ricerche sulla storia letteraria italiana, pur continuando a seguire l'attività scientifica su- gli argomenti prediletti e intervenendo ancora con notevoli saggi critici. Profuse allora maggiore impegno nell'attività politica, militando nelle file del partito liberale nazionale giuliano e divenendo uno degli esponenti politici più amati dalla cittadinanza, oltre ad essere quello culturalmente più preparato; nel 1897 risultò eletto deputato al Parlamento di Vienna e in quell'assise operò per oltre un decennio con rara capacità: celebre è il discorso da lui tenuto in lingua tedesca nel 1902 a favore dell'università italiana a Trieste, nel quale — ricorda M. Gentile — «manifesta in una forma che nella sua esemplarità può essere definita classica [la] vitale con- sonanza tra dottrina e sentimento, tra l'autorità dello studioso di fama universale e la precisa rilevanza del mandato rappresentativo».
Parallelamente all'attività politica, e più volte anche in funzione di questa,
Hortis si dedicò quindi alla storia patria, interessandosi in particolare del basso Medioevo e pubblicando contributi di notevole rilievo, dedican- dosi alla raccolta dei materiali per una progettata storia della cultura giu- liana, purtroppo non compiuta, della quale fornì una sorta di anticipa- zione nei tre manoscritti La chiesa, Il commercio e La pubblica istru- zione che gli valsero, già nel 1883, il premio Rossetti. Dell'attività storico- letteraria di Hortis è da rilevare, ancora, un aspetto che lo distinse per metodo scientifico e per modernità di proponimento. Nell'opera storica di Hortis, infatti, è ben distinguibile una posizione maturata dallo studioso e dovuta in non poca misura al carattere dei lavori compiuti fin dalla gio- vinezza: quella relativa al modo di fare storia locale, anche storia politica nel caso specifico, superando il gusto dell'erudizione tardo-ottocentesca tipica di un Kandler — per la cui opera, comunque, nutriva grande am- mirazione — inquadrando la storia cittadina nel più vasto àmbito della storia nazionale ed europea. Si tratta, come accennato, di una imposta- zione moderna, che porta al superamento del particolarismo geografico e alla relativizzazione del concetto di storia locale; una necessità ben pre- sente oggi alla generazione di studiosi intellettualmente più maturi, il cui operato rivela sempre maggiore attenzione per le nuove prospettive della storia locale.
Al termine del primo conflitto mondiale Hortis venne nominato senatore (24 febbraio 1919) e pure a Roma continuò intensamente l'attività politica in favore della Venezia Giulia. Studioso e uomo politico di ormai ricono- sciuto valore e apprezzato in tutta l'Italia, morì a Trieste il 23 febbraio 1926.
Piazza Attilio Hortis (foto M.Iogna)
Al n. civ. 1 di piazza Hortis si trova l'Istituto Tecnico Nautico Statale «To- maso di Savoia Duca di Genova», derivato dall'antica Accademia reale e di nautica, ospitato oggi in un edificio costruito nel 1877 su progetto del- l'ing. Giovanni Righetti. E posto nel mezzo del giardinetto che occupa gran parte della piazza il busto marmoreo di A. Hortis, opera dello scul- tore G. Mayer; reca il n. civ. 4 palazzo Maurizio (o Bisserini), costruito nel 1802, ristrutturato nel 1817 dall'arch. P. Nobile, che lo alzò di un piano, sede della Biblioteca Civica dal 1820 e dal 1856 del Museo Civico di Sto- ria Naturale (fino al 1924 Civico Museo Ferdinando Massimiliano).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 89; O. Weis, Una gloria di Trieste: Attilio Hor- tis, «Mente e Cuore», a. X, n. 4, Trieste 4.4.1883, pp. 121-140; Anonimo, Attilio Hortis, «Minerva, rivista delle riviste», ott. 1908; G. Costantini, L'opera letteraria di Attilio Hortis, in Autori Vari, Miscellanea di studi in onore di Attilio Hortis, vol. I, Trieste 1909, pp. 7-112; F. Fattorello, Scrittori e poeti delle Venezie: Attilio Hortis, «Rivista letteraria delle Tre Vene- zie», a. III, fasc. I, pp. 3-4; Di Prampero, Sopra la nomina a Senatore di Attilio Hortis, «Atti
parlamentari della Camera dei Senatori», leg. XXIV, vol. V, Roma 1919, pp. 4859-4860; S. Benco, Attilio Hortis, «AT», s. III, vol. XIII, Trieste 1926, pp. 359-374; P. Sticotti, Attilio
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Hortis (con bibliografia), «AT», s. III, vol. XII, Trieste 1925-1926, pp. 353-358; F. Salata, Attilio Hortis e la sua opera politica, «NA», Roma 1926, pp. 3-23; T. Tittoni, Commemora- zione di Attilio Hortis tenuta dal Presidente del Senato nella tornata del 9.3.1926, ((Atti par- lamentare della Camera dei Senatori-Discussioni», leg. XXVII, vol. IV, Roma 1926, pp. 4571- 4574; F. Salata, Attilio Hortis, «Corriere della Sera», 26.2.1926; Tartaglia, Attilio Hortis, «I1 Marzocco», 7.3.1926; G. Albini, Attilio Hortis e l'Università di Bologna, «I1 Resto del Car- lino», 25.2.1926; F. Cusin, Un aspetto caratteristico della coltura triestina nell'opera di Do- menico Rossetti e Attilio Hortis, p. I, «Annali» della R. Università degli Studi Economici e Commerciali di Trieste, vol. II, fasc. III, Trieste 1930, pp. 303-365 - p. II, «Annali» della R. Università degli Studi Economici e Commerciali, vol. III, fasc. I-II, Trieste 1931, pp. 77-136; A. Gentile, Arrigo e Attilio Hortis e il liberalismo triestino, «Atti del XXXI Congresso Nazio- nale di Storia del Risorgimento italiano», Roma 1952, pp. 117-124; A. Gentile, Un insigne figlio di Trieste: Attilio Hortis, «Giornale di Trieste», 1.4.1950; A. Gentile, Arrigo e Attilio Hortis e il liberalismo triestino, «RSR», a. XLII, Roma 1955, pp. 281-288; S. Benco, La mente e il cuore (in morte di A. Hortis), «I1 Piccolo», 24.2.1926; S. Benco, Caratteristici atteggia- menti di Attilio Hortis, «I1 Piccolo», 7.10.1931; S. Benco, Rossetti e Hortis in un libro di Fabio Cusin, «I1 Piccolo», 9.1.1932; A. Gentile, Attilio Hortis ricordato nel LXX Anniversario del suo primo libro, «PO», a. XIV, Trieste 1944, pp. 80-100; A. Gentile, La persona di Attilio Hortis, «PO», a. XXIII, Trieste 1953, pp. 431-446; A. Tassini, Riccardo Pitteri e Attilio Hortis nell'intimità, «PO», a. XVII, Trieste 1947, pp. 122-127, 170-181; A. Tassini, Riccardo Zam- pieri e Attilio Hortis nell'intimità, «PO», a. XVII, Trieste 1947, pp. 127-170; M. Gentile, At- tilio Hortis nel cinquantenario della morte, Trieste 1976; L. Miotto, Alla ricerca di un pas- sato scolastico: l'Accademia nautica di Trieste negli anni dal 1895 al 1899, «Annuario del- l'Istituto Tecnico Nautico di Trieste `Tomaso di Savoia Duca di Genova'», Trieste 1976- 1978, pp. 89-94; Autori vari, Il Nautico: una antica scuola per il futuro, Trieste 1980; S. Rutteri, Ricordo di Giovanni Mayer nel decennale della morte, «Giornale di Trieste», 14.9.1953; G. Alberti, Le civiche Istituzioni scientifiche a Trieste, «Quaderni» del Centro Studi economico-politici «E. Vanoni», N.S., n. 5-6, Trieste 1986, pp. 5-9; F. Firmiani, Le opere dello scultore triestino Giuseppe Capolino nei Civici Musei di Storia ed Arte e l'autore dei busti vescovili della facciata della cattedrale, «Atti CMSA», n. 7, Trieste 1971-1972, pp. 125-134; «Umana», a. VII, n. 1, Trieste 1958, pp. 128, 153; F. Salimbeni, Storiografia trie- stina, «AMSIASP», N.S., vol. XXV, Trieste 1977, pp. 413-422; F. Salimbeni, Nuove prospet- tive della storia locale: fonti, metodi, problemi. Il caso giuliano «QGS», a. II, n. 2, Trieste
1981, pp. 7-39; F. Salimbeni, Problemi e prospettive di storia locale nel Friuli-Venezia Giu- lia, «QGS», a. III, n. 2, Trieste 1982, pp. 117-131; F. Salimbeni, Microstorie triestine: Ser- vola, «QGS», a. VI, Trieste 1985, pp. 314-319.
ILLERSBERG - IMBRIANI
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I
ILLERSBERG Antonio, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da via Bonafata a via Moncolano. C.A.P. 34136.
Dal 15.7.1961 (Del. Cons. n. 557) è stato apposto a questa strada il nome di Antonio Illersberg, compositore e musicista.
Nato a Trieste nel 1882, Illersberg studiò dapprima nella città natale con G. Rota e poi al Liceo Musicale di Bologna con il m.o G. Martucci, del quale fu l'allievo migliore. Rientrato in patria dopo essersi diplomato (1902), assolse il servizio militare nella Marina a Pola e quindi iniziò l'in- segnamento a Trieste presso il Conservatorio «G. Tartini», ove fu docente di composizione dal 1907. Operò intensamente a partire dal secondo de- cennio del nostro secolo, ottenendo un notevole riconoscimento al Fe- stival di Venezia del 1937 ove rivelò al vasto pubblico le sue capacità di direttore d'orchestra e di maestro di coro; nel 1942 presentò la cantata per soli, coro e orchestra Nadal. Nel 1949 venne rappresentata per la prima volta al teatro Verdi l'opera Trittico che riscosse trionfale successo, tanto che all'autore furono tributate solenni manifestazioni di pubblica stima. Scrisse inoltre tre sinfonie, un Concerto per violino e orchestra, Variazioni e fuga su tema di Corelli per orchestra, Le Ciaramelle per mezzosoprano, coro e orchestra, due quartetti d'archi e altro. Morì a Trieste il 21 giugno 1953.
Bibl.: Della Corte-Gatti, Dizionario di Musica, Torino 1959, p. 301; C. Barison, Ricordo di Illersberg, «Il Piccolo della Sera», 3.6.1961; V. Levi, Ricordo di Illersberg, «Trieste», a. VII, n. 38, Trieste 1960, pp. 22-24; V. Levi, Omaggio al Trittico, «Trieste», a. IX, Trieste 1962, pp. 13-14; M. Macchi, Direttori di cori triestini tra l'Ottocento e il Novecento, in Autori Vari, La coralità in Italia e nel Friuli-Venezia Giulia: aspetti e problemi, Ziracco 1985, pp.
33-35; Radole, Le scuole musicali a Trieste..., Trieste 1988, p. 57; B. Bidussi, Antonio Iller- sberg, «PI», III s., a. IV, Pola 1953, pp. 47-48; G. Radole, Ricerche sulla vita musicale a Trieste, Trieste 1988, pp. 212-220.
IMBRIANI Matteo Renato, via, Città Nuova-Barriera Nuova. Da corso Italia a piazza S. Giovanni. C.A.P. 34122.
Già via San Giovanni, ebbe nuova denominazione con delibera Giun. Mun. d.d. 20.3.1922 n. IX-31/8-21.
Matteo Renato Imbriani nacque a Napoli nel 1843; studiò a Torino e in- traprese la carriera militare, frequentando la scuola militare d'Asti e l'Ac- cademia militare di Torino, partecipando quindi alla seconda guerra d'in- dipendenza come ufficiale. Successivamente fu arruolato nelle truppe ga- ribaldine e partecipò all'impresa dei Mille, essendo poi ferito a Caserta e fatto prigioniero; dopo la liberazione partecipò alla terza guerra di indi- pendenza e in seguito aderì al partito repubblicano, collaborando attiva- mente con il movimento irredentista. Fece parte dell'associazione Italia irredenta e, dopo l'elezione a deputato nel 1889, continuò l'attività po- litica a favore dell'irredentismo dai banchi del Parlamento, assumendo posizioni intransigenti ed entrando anche in conflitto di idee con il par- lamentare triestino S. Barzilai, che nel 1892 aveva appoggiato il governo di Giolitti. Morì a San Martino di Valle Caudina nel 1901.
L'edificio al n. civ. 1 di via M.R. Imbriani (angolo corso Italia) è una delle costruzioni liberty più interessanti di Trieste; noto come «casa Polacco», venne eretto nel 1908 su progetto dell'arch. R. Depaoli e reca sulla fac- ciata d'angolo due statue muliebri opera dello scultore Romeo Rathmann.
Via Antonio Illersberg (foto M.Iogna)
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INCHIOSTRI - INCHIOSTRI
Al n. civ. 5 si trova invece palazzo Morpurgo (arch. G. e R. Berlam, 1875), divenuto proprietà del Comune di Trieste per la neocostituita «Fondazione Mario Morpurgo de Nilma» nel 1947; l'edificio ospita da alcuni decenni, provvisoriamente, il Civico Museo di Storia Patria (qui trasferito da villa Basevi, distrutta con il bombardamento aereo del 1944) e le Raccolte ar- tistiche Stavropulos. Al secondo piano si trova il Civico Museo Morpurgo, costituito dal vasto appartamento ottocentesco della famiglia Morpurgo, arredato con il mobilio originale del XIX secolo; si tratta di uno dei più significativi esempi di casa triestina dell'Ottocento, che più volte ha fatto da sfondo a riprese cinematografiche. Nello stesso palazzo si trova poi anche la sala prove della Cappella Civica di Trieste, l'antica istituzione la cui esistenza è documentata dall'anno 1538.
Al n. civ. 7 si trova la casa natale di Silvio Benco; reca sulla facciata una la- pide con l'iscrizione: «IL 22 NOVEMBRE 1874 I QUI NACQUE / SILVIO BENCO I INTEME- RATO ILLUSTRE CITTADINO I COL GIORNALE E COL LIBRO I ARTEFICE DI UMANA CIVILTÀ I NELL ' AMORE D' ITALIA I AUSPICE LA SOCIETÀ DI MINERVA I TRIESTE POSE I» . Da menzionare ancora la lapide posta al n. civ. 2, che ricorda alcuni caduti del 5 maggio 1945.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 89; Diz. stor. poi. it., Firenze 1971, pp. 670- 671; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 87; Bos- caglia, Archivi del liberty italiano, Milano 1987, p. 221-222; L. Benedetti, Il civico museo Morpurgo di Trieste, Trieste 1977; Radole, La civica cappella di San Giusto in Trieste, Trie- ste 1970; Autori vari, Cappella Civica 450 (manifestazioni celebr.), Trieste 1988.
INCHIOSTRI Ugo, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via S. Pantaleone a via G. Cesca. C.A.P. 34148.
Strada così intitolata con delibera Giun. Mun. n. 34 d.d. 16.1.1976.
Ugo Inchiostri nacque a Trieste il 1 ° luglio 1869 da famiglia dalmata; studiò al Liceo classico di Zara e frequentò la Facoltà di Giurisprudenza dell'U -
Via Matteo Renato Imbriani (foto M Iogna)
INDUSTRIA - INDUSTRIA
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Via Ugo Inchiostri (foto M.Iogna)
niversità di Graz, ove conseguì la laurea. Stabilitosi a Trieste, fu occupato professionalmente presso il Comune in qualità di impiegato, ma dedicò la propria attenzione alla letteratura e alla storia letteraria della Dalmazia; pubblicò il volume Veglie letterarie (Woditzka, Zara 1886), l'opera Il li- bro dei versi (Vitaliani, Zara 1894) e alcuni saggi, tra cui Una madrere- gola inedita di Sebenico (Amati e Donoli, Trieste 1897). A partire già dal
1893, tuttavia, forte degli studi giuridici e storico-giuridici che aveva compiuto a Graz, orientò la propria attività sulla storia del diritto della Dalmazia, occupandosi in particolare delle compilazioni statutarie e di al- cuni aspetti del diritto privato, particolarmente del diritto di famiglia. Pubblicò nel 1893-1894 nel Bollettino di archeologia e storia dalmata di Spalato il saggio Gli Statuti e le Riformazioni di Sebenico, mentre tra il
1899 ed il 1901, in collaborazione con G.A. Galzigna, curò per l'Archeo- grafo Triestino l'edizione de Gli statuti di Arbe, con prefazione di do- cumenti inediti e dispersi; negli anni successivi si occupò ancora de Il diritto statutario di Parenzo (Coana, Parenzo 1910), de Il Comune e gli Statuti di Arbe fino al sec. XIV (in Archivio Storico per la Dalmazia, vol. IX-XI, 1931) e de Gli statuti dalmati del medio evo nei codici, nelle stampe e nelle opere che servono ad illustrarli (in Archivio, cit., vol. XVII, 1934). Con queste opere intese soprattutto riproporre all'attenzione degli studiosi le compilazioni statutarie della Dalmazia, spesso poco conside- rate nel quadro della storia del diritto italiano del XIII e XIV secolo, sof- fermandosi ad analizzare la genesi storica di quegli statuti e i caratteri del diritto statutario delle città dalmate, per valutare quindi la consistenza de- gli apporti del diritto romano, del diritto longobardo e delle fonti con- suetudinarie locali. In tale prospettiva si colloca anche il Contributo alla storia del diritto romano in Dalmazia nel X e XI secolo, pubblicato nel-
l'Archeografo Triestino del 1906.
L'altro suo campo d'indagine, come accennato, fu quello della storia del diritto di famiglia (l'articolo Di alcuni aspetti del diritto penale nei do- cumenti e statuti dalmati del medio evo apparso nella Rivista Dalmatica del 1928 costituisce un'eccezione rispetto ai suoi interessi prevalenti), materia che studiò attentamente fornendo apprezzabili contributi e met- tendo in luce alcune caratteristiche del diritto privato negli statuti istriani del Medioevo, soprattutto la comunione universale dei beni tra coniugi, della quale analizzò l'origine e l'importanza per le vita sociale dell'Istria medioevale; riflessioni che espose nello studio Il matrimonio a comu- nione di beni ne' documenti e negli statuti istriani del medio evo (pubbl. in Archeografo Triestino, 1909) e nel saggio Per il diritto matrimoniale e gli usi nuziali in Dalmazia (pubbl. in Archivio storico per la Dalma- zia, 1928).
Dopo il 1934, avendo rifiutato l'adesione al Partito Nazionale Fascista, In- chiostri rimase ai margini della vita culturale italiana, intervenendo an- cora soltanto nel 1938 con un brevissimo saggio di sette pagine Ricordi dannunziani (Venezia e Fiume); morì a Trieste 1'11 gennaio 1944.
È interessante ricordare, da ultimo, che a Inchiostri si devono alcune epi- grafi per medaglie e monumenti esistenti a Trieste, fra cui quelle per i pili di piazza dell'Unità d'Italia, per il ricostruito monumento a G. Verdi in piazza San Giovanni e per la lapide apposta sulla casa natale di Attilio Hortis
in riva Grumula.
Bibl.: B. Ziliotto, L'opera di Ugo Inchiostri, «AT», s. IV, vol. XVI-XVII, Trieste 1949-1950, pp. 241-255; Trieste, Archivio Diplomatico, Schedario Ziliotto; «Il Piccolo», 12.1.1945; «La Dalmazia» Zara, 17.6.1919; B.Dudan-A.Tejan, L'italianità della Dalmazia negli ordinamenti e statuti cittadini, Milano 1943, pp. 103-104; M.Lace, Fra Dalmazia e Trieste: la vita operosa di Ugo Inchiostri, «Difesa Adriatica», fasc. 5, Roma 31.1.1954.
INDUSTRIA, via dell', San Giacomo. Da via Ponzianino a via del Broletto. C.A.P. dal n. 1 al n. 7 e dal n. 2 al n. 14: 34137; dai nn. 9 e
16 a fine: 34144.
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Via dell'Industria (foto M.Iogna)
Denominazione ottocentesca, suggerita dalla vicinanza di alcuni stabili-
menti industriali ottocenteschi, in particolare dei vicini cantieri navali.
Al n. civ. 65 si trova un edificio costruito nel 1904 su progetto dell'arch. R. Depaoli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 89; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 89.
IPPODROMO, viale dell', Barriera Vecchia. Da piazza dei Foraggi a piazzale A. De Gasperi. C.A.P. 34139.
Denominazione risalente al 13.2.1903, suggerita dalla presenza dell'ippo- dromo detto di Montebello (ingresso piazzale De Gasperi n. 4, inaugurato nel 1890); già tratto di via della Tesa.
All'angolo con piazza dei Foraggi si trova il moderno complesso condo- miniale dell' I . A. C . P . costruito nel 1964, mentre al n. civ. 12 è un edificio costruito nel 1903 dall'arch. R. Depaoli.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 89; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, p. 189; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 89.
Viale dell'Ippodromo (foto M.Iogna)
IRNERI - ISELLA
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Via d'Isella (foto M.Iogna)
Largo Ugo Irneri (Italfoto)
IRNEItI Ugo, largo, San Vito-Città Vecchia. Alla confluenza tra viale R. Gessi e passeggio S. Andrea. C.A.P. 34123.
Già tratto di passeggio Sant'Andrea, ebbe questa denominazione dal 28.12.1987, suggerita dalla presenza del nuovo palazzo del Lloyd Adria- tico di Assicurazioni, istituto fondato da Irneri.
Ugo Irneri (Hirn) nacque a Trieste il 26.1.1896; laureatosi dottore com- mercialista, si impegnò nel ramo assicurativo e nel 1936, assieme ad al- cuni colleghi, fondò la «Società Anonima Cooperativa Sabauda di Assicu- razioni» cui si aggiunse nel 1938 la «Mutua Sabauda Malattie», entrambe fuse nel 1939 nella «Mutua Sabauda di Assicurazioni» che nel 1946 divenne (Lloyd Adriatico di Assicurazioni e Riassicurazioni» con sede in Venezia. Dal 1956, ormai società per azioni, il Lloyd Adriatico ebbe nuovamente sede a Trieste, in via del Lazzaretto Vecchio. Ugo Irneri, che come pre- sidente della società diede un contributo non indifferente all'impresa as- sicurativa italiana, lasciò la direzione nel 1971 assumendo la carica di pre- sidente onorario e pubblicò un'autobiografia dal titolo Cinquant'anni di battaglie: memorie di un assicuratore. Nominato Cavaliere del Lavoro nel 1978, morì a Trieste il 2 gennaio 1979.
Al n. civ. 1 di largo Irneri si trova oggi il nuovo palazzo del Lloyd Adria- tico, costruito nel 1986 (grog. arch. Celii e Tognon) sui terreni già occu-
pati dagli edifici della fabbrica macchine di Sant'Andrea.
Bibl.: U. Irneri, Cinquant'anni di battaglie: memorie di un assicuratore, Trieste 1976; Aco- cella, Celli-Tognon opere d'architettura, Firenze 1987; G. Irneri, Ciao papà, Trieste 1979; Autori Vari, Lloyd Adriatico-vent'anni di vita 1936-1956; Trieste 1956; «Quattroparole», nu- mero speciale per il 40° del Lloyd Adriatico, n. 12/13, Trieste 1976; «Il Piccolo», 17.12.1987.
ISELLA, via d ' , San Giacomo. Da via G. Orlandini a via C. Ucekar. C.A.P. 34144.
Denominazione apposta con delibera Del. Mun. d.d. 13.2.1903, proposta da Jacopo Cavalli che la ritrovò in documenti trecenteschi. Isella è topo-
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ISIDORO - ISIDORO
nimo attestato già dal 1257 (cfr. loco qui dicitur de Ysela, a. 1256), che nel Trecento e nel Quattrocento appare documentato nelle forme Dixella e Dixella (a. 1362, a. 1384) per un fenomeno, abbastanza comune, di prostesi, cioè di aggiunta della preposizione al nome. È inoltre riconosci- bile nel toponimo il suffisso diminutivo -ellus.
L'etimo proposto da alcuni studiosi (Ravasini 1929, Marini 1985), secondo i quali il toponimo deriverebbe da un antroponimo femminile, sembra improponibile; soccorre invece la constatazione che tale forma toponi- mica è diffusa in altre zone d'Italia: così Iselle in prov. di Novara, presso il confine con la Svizzera e Isella, nome di una delle isole Borromee del lago Maggiore, forme che si ritengono riconducibili al lat. I(N)SULA, attra- verso la voce sincopata Isolella; effettivamente anche a Trieste il topo- nimo era localizzato originariamente nei pressi della fascia costiera.
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 90; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; Marsich, Regesto delle pergamene..., «AT», s. II, vol. V, Trieste 1877-1878, pp. 377-378; Doria, Ai margini orientali della friulanità »Ce fastu?», a. XXXVI, n. 1-2, Udine 1960, p. 32; Doria, La toponomastica ladina di Trieste, Società Filologica Friulana (Atti 41 ° Congresso), Udine 1964, p. 48; Olivieri, Toponomastica piemontese, Brescia 1965, p. 188.
ISIDORO Sant ', via, Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Carsia a via dei Fiordalisi. C.A.P. 34016.
La denominazione ricorda dal 14.7.1967 (Del. Cons. n. 604) Sant'Isidoro patrono di Cherso, cittadina nella quale si trova l'antica chiesetta a lui
dedicata.
Bibl.: Fillini, Le chiese di Cherso, Trieste 1988; A.Orlini, Cherso, Trieste 1961.
Via Sant'Isidoro (foto M.Iogna)
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ISOLA D'ISTRIA - ISTRIA 316
Via Isola d'Istria (foto M.logna)
ISOLA D ' ISTRIA, via, Servola-Chiarbola. Da via Pisino a via Pola. C.A.P. 34145.
Con Del. Cons. n. 333 d.d. 27.5.1966 la strada venne denominata «via Isola d'Istria», a ricordo della cittadina istriana oggi appartenente alla Ju- goslavia.
Fondata nell'Alto Medioevo da profughi aquileiesi (V sec.), la cittadina, che oggi conta circa 9.000 abitanti, fu sotto il dominio di Venezia dal XIII secolo, fino alla caduta della Repubblica di San Marco. Da quell'epoca conobbe vicende politiche comuni a quelle delle altre città istriane. Diede i natali, tra gli altri, a Pietro Coppo e a Pasquale Besenghi degli Ughi. Monumenti principali: il palazzo Comunale (XVI sec.), casa Lovisato (XVI sec.), casa Manzioli (XV sec.), palazzo Besenghi (XVIII sec.), il Duomo (XVI-XVII sec.).
Bibl.: G. Busetto, L'umanesimo geografico di P. Coppo, «AMSIASP», vol. XXIX-XXX, N.S., Trieste 1981-1982, pp. 65-80; Isola d'Istria, a cura della «Famea Isolana», s.n.t.
ISTRIA, pontile, San Vito-Città Vecchia. Da riva Grumula. C.A.P. 34123.
Pontile Istria (foto Crulci)
Così battezzato nel 1959; si tratta di un molo in cemento armato, desti- nato a ospitare le società di canottaggio già ospitate in Sacchetta, la cui costruzione ebbe inizio negli anni 1946-1947; in testa al pontile si trova la sede della Società Triestina di Canottaggio «Adria» (nata nel 1877 dalla fusione delle società remiere «Carlotta»-1850, «Meteor»-1861 e «Themis»- 1862) e della Società di Canottaggio «Trieste» (denominata fino al 1935 «Rowing Club Triestino», fondato nel 1897). Le canottiere vennero inau- gurate nella nuova sede il 22 gennaio 1956.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; F. Stener, Le società giuliano dalmate nei cento anni del remo italiano, Trieste 1988, pp. 56-57.
ISTRIA, strada vecchia dell ' , Valmaura-Borgo San Sergio. Da piazzale Valmaura a piazzale U. Cagni. C.A.P. 34148.
È un tratto della vecchia strada postale per l'Istria, che ebbe nuova de- nominazione con delibera Giun. Mun. n. 147 d.d. 14.2.1949, quando si decise che «per il tronco stradale della vecchia via dell'Istria rimasto privo di denominazione propria dopo l'apertura della Via Flavia, e che si stacca dal Piazzale di Valmaura, incrocia la Via Flavia predetta e finisce in un
Strada vecchia dell'Istria (foto M.Iogna)
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tratto successivo di questa nella contrada di Castiglione, è adottato il nome di: Strada vecchia dell'Istria».
Al n. civ. 66, edificio sede di sezione del Partito Comunista Italiano, si trova l'epigrafe bilingue che recita: «Questa Casa del Popolo è dedicata ai martiri della Risiera», mentre al n. civ. 74 si trova il ricreatorio comunale «N . Cobolli», fondato nel 1950, accolto in questa nuova sede nel 1957. Segue, al n. civ. 78, la scuola materna comunale «San Sabba»; le prime case a destra, in strada vecchia dell'Istria, appartengono tutte all'I.A.C.P. mentre le ultime a sinistra sono proprietà dell'I.N.A.I.L.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; «Umana», a. VII, n. 8, Trieste 1958 p. 146; Autori Vari, I ricreatori comunali di Trieste 1908-1968, Trieste 1968, pp. 20-21.
ISTRIA, via dell', San Giacomo / Servola-Chiarbola / Valmaura-Borgo San Sergio. Da campo S. Giacomo a piazzale Valmaura. C.A.P. dal n. 1 al n. 75 e dal n. 2 al n. 130: 34137; dai nn. 77 e 132 e fine: 34145.
Via dell'Istria (foto M.Iogna)
Già strada postale per l'Istria, venne denominata «via dell' Istria» con de- libera Del. Mun. d.d. 13.2.1903.
Al n. civ. 16 si trova una casa costruita nel 1904 su progetto dell'arch. Giov. Mosco, mentre al n. civ. 45 ha sede la Scuola Media Statale «A. Ber- gamas», derivata dalla scuola di avviamento al lavoro di tipo industriale istituita nel 1929; ebbe originariamente sede in via dei Giuliani e, distrutto quell'edificio durante il secondo conflitto mondiale, venne dapprima ac- colta presso la scuola elementare nell'attuale via L. Frausin e, dal 1958, nella nuova costruzione in via dell'Istria.
Sorge invece in corrispondenza del n. civ. 53 la chiesa della B.V. Ausilia- trice dei Padri Salesiani, che, giunti a Trieste nel 1898, ebbero proprio oratorio dal 1899. La costruzione della nuova chiesa ebbe inizio nel 1909 (prima pietra posta il 6.6.1909) e l'opera fu compiuta anche grazie a una donazione del comm. A. Jasbitz; la chiesa inferiore venne inaugurata il 17 novembre 1910 (prog. arch. C. Budinich, impr. F. Ferluga) mentre la chiesa superiore venne benedetta il 28 maggio 1910. La chiesa è in stile gotico veneziano, all'interno vi sono una Via crucis del pittore A. Lonza e due tele di V. Bergagna, mentre nella chiesa inferiore si trova una Via Crucis della pittrice A. Glanzmann; dal 1940 la chiesa è stata eretta a parrocchia con il titolo di San Giovanni Bosco. Al n. civ. 54 è la caserma dei cara- binieri, inaugurata il 28 ottobre 1933.
Si trova al n. civ. 55 di via dell'Istria la scuola «Maria Ausiliatrice» delle Suore Salesiane mentre al n. civ. 61 si trova la «Casa della fanciulla» con
annessa cappella e scuola materna, delle Suore della Santa Croce. Reca il n. civ. 56 la scuola elementare «R. Timeus», segue ai nn. civ. 63-65 l'O- spedale Infantile «Burlo Garofolo», fondato nel 1856, denominato dal 1929 «Ospedale Infantile e Pie Fondazioni Burlo Garofolo e dottor Alessandro e Aglaia de Manussi»; la costruzione del complesso ospedaliero di via del- l'Istria ebbe inizio nel 1938 (inaugurato 1950) e dal 1968 l'Ente è dive- nuto Istituto scientifico, sede della Clinica pediatrica e dell'Istituto di puericultura dell'Università degli Studi di Trieste.
Via dell'Istria (foto M.Iogna)
Reca il n. civ. 75 un edificio costruito negli anni 1909-1910 su progetto dell'arch. Giusto Mosco; ancora, si trova al n. civ. 143 la scuola elemen- tare di Valmaura, costruita nel 1934, restaurata negli anni 1945-1946, cui segue, al n. civ. 170 la scuola materna. Infine, si nota al n. civ. 180 una casa costruita nel 1904 su progetto dell'arch. R. Depaoli (autore pure del- l'edificio al n. civ. 43 della stessa via dell'Istria).
Il cimitero delle Comunità Evangelica Augustana ed Elvetica (n. civ. 190) è seguito da quello cattolico di Sant'Anna (n. civ. 206) il cui nuovo in- gresso risale al 1932 (prog. ing. V. Privileggi); l'area cimiteriale venne estesa già nel 1897 e successivamente anche in tempi recenti, con la creazione di nuovi campi verso nord-est e con la costruzione di una nuova cappella dedicata a S. Anna (costruzione iniziata nel 1983, benedizione 3.11.1987, prog. arch. Gasparini, impr. Riccesi). Il progetto di Vittorio Privileggi (1932) per il nuovo ingresso monumentale, inoltre, seguì al concorso bandito dal Comune nel 1898 (cui parteciparono R. Berlam e C. Polli), vinto dal- l'arch. C. Budinis, i cui piani non vennero però messi in opera.
Bibl.; Ravasini, Compendio, Trieste 1929, p. 91; Annuario dioc., Trieste 1985; G. Cuscito, I Salesiani a Trieste tra pastorale e politica, «VN», 21.11.1986; G. Cuscito, Sviluppo dell'o- pera salesiana e la chiesa di Maria Ausiliatrice, «VN», 5.12.1986; G. Cuscito, La chiesa di Maria Ausiliatrice eretta a parrocchia, «VN», 19.12.1986; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984, p. 53; Biamonti, L'edilizia triestina fra eclettismo e liberty, «AFAT», 7, Udine 1984, p. 187; Carboni-Tonini, Un maestro del liberty a Trieste, «AFAT», 1, Udine 1975, p. 89; Zanni, Eclettismo e architettura industriale, «AFAT», 4,Udine 1980, p. 112; Circolo della Cultura e delle Arti, Mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (cat.), Trieste 1972, p. 22; La cappella di S. Anna nel cimitero comunale, «VN», 7.10.1983; «VN», 30.10.1987; Anonimo, Istituto per l'Infanzia Trieste 1856-1974, Trieste 1974.
ITALIA, corso, San Vito-Città Vecchia / Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza della Borsa a piazza C. Goldoni. C.A.P. dal n. 1 al n. 3 e dal n. 2 al n. 14: 34121; dai nn. 5 e 16 a fine: 34122.
L'ampia arteria stradale, che dall'Ottocento era denominata semplicemente «Corso», ebbe nuova intitolazione con delibera Giun. Mun. d.d. 11.11.1918 n. IX-47/5-18, divenendo «corso Vittorio Emanuele III». Tra il 1943 ed il
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ITALIA - ITALIA
1944, dopo la caduta del fascismo, al corso venne data la denominazione non ufficiale di «corso Ettore Muti», mentre con Del. Pod. d.d. 10.6.1944 n. 498 venne soppressa la denominazione «corso Vittorio Emanuele III», che venne sostituita con quella di «contrada del Corso», ritenuta più op- portuna rispetto alla storia della strada e della città. Nel maggio 1945, per breve periodo, il corso ebbe la denominazione non ufficiale di «corso Tito» (all'epoca dell'occupazione jugoslava) mentre invece la denominazione ufficiale «contrada del Corso» durò fino al 1955. Con delibera Giun. Mun. n. 103 d.d. 21.4.1955, dopo il ricongiungimento di Trieste all'Italia, l'in- titolazione venne modificata in quella di «corso Italia».
I1 gruppo di edifici sette-ottocenteschi già esistenti sul lato destro, tra piazza della Borsa e piazzetta San Giacomo (poi divenuta largo Riborgo), venne demolito negli anni Trenta e al suo posto venne eretto il caseggiato delle Assicurazioni Generali (1937, arch. M. Piacentini); al n. civ. 5 si trova pure il moderno palazzo del Banco di Napoli (1935-37 prog. dell'Ufficio Tec- nico del Banco di Napoli, atrio e scalone dell'arch. U. Nordio, 1938). Quasi di fronte, al n. civ. 12, si trova casa Ananian (arch. G. Polli, 1905-1908), sede tra l'altro del Circolo della Stampa, che reca sulla facciata la lapide con iscrizione: « RIEDIFICATA NEL MCMVIII I COL PATRIMONIO I DI / GREGORIO ANA - NIAN / LEGATO A BENEFICIO I DI STUDENTI POVERI /»; segue, al n. civ. 14, casa Treves Bonfilli, costruita nel 1905 su progetto dell'arch. G. Polli. Al n. civ. 9 (palazzo Hierschel, arch. A. Buttazzoni, 1833) si trova la galleria comune- mente nota come «galleria Rossoni», dal nome del proprietario V. Rossoni che fece aprire il passaggio al pianterreno dell'edificio neoclassico (prog. arch. R. Melan, Impr. Fonda e Melan, inaugur. 28 aprile 1951); all'ultimo piano ebbe sede il noto studio fotografico di G. Wulz, operante per ol- tre un secolo.
Segue al n. civ. 13 casa Pardo, interessante edificio dalla ricca decora- zione marmorea, costruito nel 1913-1914 dall'impr. Venezian. Reca il n. civ. 15 il palazzo del Banco di Roma, eretto su progetto dell'arch. B. Slo- covich tra il 1926 ed il 1928. Di fronte, al n. civ. 18, è invece il palazzo Dettelsbach (al cui pianterreno hanno sede i grandi magazzini UPIM), eretto nel 1912 dall'arch. G. Zammattio (decorazioni pittoriche, all'esterno, del- l'artista P. Lucano). Infine, al n. civ. 20, si nota palazzo Salem (1872, arch. G. Bruni).
Bibl.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 50-51; Zanni, Eclettismo e architettura indu- striale, «AFAT», 4, Udine 1980, p. 113; Autori Vari, Gli affreschi di C. Sbisà..., Trieste 1980, p. 102; Circolo della Cultura e delle Arti, Mostra celebrativa dell'arch. U. Nordio (cat.), Trie- ste 1972, p. 24; L. Franzoni, La casa della galleria Rossoni, «P0», a. XXI, Trieste 1951, pp. 220-221; Anonimo, Il nuovo palazzo del Banco di Roma, «I1 Piccolo» 26.2.1928; C. Magris-I. Zannier, Giuseppe Wulz, Roma 1984.
IVE Antonio, via, Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via M.G. Bartoli. C.A.P. 34148.
Con Del. Cons. n. 353 d.d. 3.6.1966 la strada venne intitolata al glotto- logo e demopsicologo (per accogliere una indicazione di A. Colombis) Antonio Ive, nato a Rovigno nel 1851; studiò all ' Università di Vienna ove fu allievo del glottologo dalmata A. Mussafia. Conseguita la laurea, si de- dicò all'insegnamento e divenne docente di lingua e lettere italiane all'U- niversità di Graz; collaboratore dell'Archivio Glottologico Italiano diretto da G.I. Ascoli, si dedicò allo studio dei canti popolari istriani, pubblicando nel 1877 il saggio Canti popolari istriani raccolti a Rovigno (in Canti e racconti del popolo italiano, vol. V, Roma-Firenze-Torino 1877) e dei canti popolari velletrani, cui dedicò la monografia Canti popolari velletrani (Loescher, Roma 1907). Notevole è il contributo recato da Ive alla fine dell'Ottocento con i propri studi sul dialetto di Veglia, soprattutto con i saggi L'antico dialetto di Veglia (in Archivio Glottologico Italiano, vol. IX, 1886), Novelline, storie, leggende in veglioto odierno (in Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, voll. XIX-XX, 1900-1901) e Proverbj in veglioto odierno (in Archivio, cit., vol. XXII, 1903); impotante, ancora, è il lavoro I dialetti ladino-veneti dell'Istria (Strasburgo 1900). Dopo il crollo dell'impero austroungarico Ive continuò l'insegnamento a Graz fino al 1921. Morì nel 1937.
Bibl.: G. Vidossi, Antonio Ive, «Archivio Glottologico Italiano», vol. XXIX, 1937, pp. 100- 101; A. Colombis, Grammatici e glottologi istriani, «PI», num. spec., Pola nov. 1950, p. 77; G. Radossi, Le memorie inutili di Antonio Ive, «Antologie delle opere premiate al concorso (...) Istria Nobilissima», vol. IV, Trieste 1971; G. Radossi, Sette lettere di Antonio Ive a Giu- seppe Pitrè, «ACRSR», vol. VI, Trieste 1975-1976, pp. 173-199; F. Salimbeni, Ascoli e i glot- tologi giuliani tra cultura e politica, «QGS», a. II, n. 1, Trieste 1981, p. 67.


JENNER Luigi de, via, Servola-Chiarbola. Da via Valmaura a ratto
della Pileria. C.A.P. 34148.
Denominazione apposta nel 1979; ricorda il raccoglitore di memorie sto- riche triestine Luigi de Jenner von Seebegg und Beerburg, nato a Trieste il 17 marzo 1803. Frequentò la scuola elementare di Cittavecchia ma do- vette interrompere gli studi per dedicarsi al lavoro causa le difficoltà eco-
nomiche della famiglia; fu impiegato presso il Giudizio Civico Provinciale, presso la Commissione tavolare, fu segretario dell'avv. D. Rossetti e dal 1838 lavorò alla cancelleria del Procuratore Civico. Personaggio dal ca- rattere inquieto, e tormentato dalle continue difficoltà familiari ed eco- nomiche, de Jenner si interessò di storia locale e, benché su di lui pos- sediamo due articoli biografici pubblicati in tempi abbastanza recenti (il secondo è però una semplice ripetizione, con qualche aggiunta, del primo studio), manca del tutto un esame critico della sua opera di studioso. De Jenner lasciò parecchi volumi contenenti notizie storiche e dati biografici su personaggi e antiche famiglie della Trieste presettecentesca, desunti dagli archivi familiari la cui dispersione era in atto già alla metà del secolo scorso. Questo è il merito dello «studioso», il quale preservò dalla distru- zione una quantità enorme di informazioni che trascrisse nelle sue rac- colte Le chiese di Trieste, Genealogie delle XIII casade, Officiali del Co- mune di Trieste, Biografie triestine (manoscritti conservati presso l'Ar- chivio Diplomatico di Trieste, altri si trovano presso il Museo della Fon- dazione Scaramangà di Altomonte), e che altrimenti sarebbero andate irrimediabilmente perdute. E significativo, tuttavia, che de Jenner, benché fosse in rapporti di amicizia con Rossetti e con Kandler, in vita non pub- blicò, praticamente, alcuna opera; quello che purtroppo in lui difettava — e se ne resero ben conto tanto Rossetti quando Kandler — era soprat- tutto un sufficiente livello di istruzione, che lo privò di qualsiasi sensibi- lità storica (eccettuata una generica «curiosità») e, ancor più, di qualsiasi parvenza di metodo critico, tanto da condannarlo ad un posto alquanto marginale nella storia della cultura locale. Lui stesso — del resto — so-
steneva la necessità di dover distruggere quei documenti antichi che per il loro contenuto avrebbero potuto recare — a suo giudizio — disonore ai personaggi che vi erano menzionati.
Morì a Trieste, completamente isolato dalla vita culturale cittadina, il 13 aprile 1868.
Bibl.; Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; A. Alisi, Luigi de Jenner (1803-1868), «P0», a. XXI, Trieste 1951, pp. 416-435; S. degli Ivanissevich, La vita e l'opera di Luigi de Jenner, «P0», n. s., a. V. Trieste 1969, pp. 105-130.
JOYCE James, scala, San Vito-Città Vecchia / San Giacomo. Da via S. Giacomo in monte a via P. Besenghi. C.A.P. 34131.
Già tratto di via P. Besenghi, la scala ebbe nuova denominazione con Del. Cons. n. 220 dd. 7.4.1970.
James Joyce, scrittore irlandese, nacque a Dublino nel 1882; studiò nella città natale e vi rimase fino al 1904, senza interessarsi dei fermenti nazio- nalistici allora in atto, pur dimostrandosi anticattolico. Nel 1904 si stabilì a Trieste, ove prese a insegnare lingua inglese nella Berlitz School of Lan- guages e dove visse fino al 1920, con intervalli anche lunghi dedicati spesso a viaggi, divenendo amico di Italo Svevo e iniziando con lui un notevole rapporto di amicizia e di studio. Personaggio dagli interessi disparati (studiò
Via Luigi de Jenner (foto M. logna)
JUNKER - JUNKER
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Via Carlo Junker (foto M. Iogna)
Scala James Joyce (foto M. Iogna)
musica, medicina, si occupò di teatro), Joyce si dedicò alla letteratura in versi e in prosa e nel 1907 pubblicò la sua prima opera, una raccolta di versi dal titolo Chamber music; nel 1914 apparve il volume Gente di Du- blino e nel 1922 venne pubblicata la sua opera più nota, l' Ulisse. Consi- derato uno dei maggiori autori in lingua inglese, morì a Zurigo nel 1941.
Bibl.: Marini, Trieste via per via, Trieste 1985; G. Pinguentini, In James Joyce, incontri irlandesi-italiani, «PO», a. XXXI, Trieste 1961, pp. 99-130; G. Pinguentini, Il satanismo di Joyce, «PO», a. XXXI, Trieste 1961, pp. 447-459; G. Pinguentini, Idillio all'ombra di San Giusto (Joyce), «PO», a. XXXII, Trieste 1962, pp. 120-137; G. Pinguentini, James Joyce a Pola, «PO», a. XXXIII, Trieste 1963, pp. 204-210; G. Pinguentini, James Joyce nella casa di via Bramante, «PO», a. VI, n. s., Trieste 1970, pp. 75-80; C. Pagnini, I due Joyce, «Messag-
gero Veneto», 22.1.1948; Autori Vari, Il ritorno di Joyce, Trieste 1982.
JUNKER Carlo, via, Roiano-Gretta-Barcola. Da strada Costiera a riva Massimiliano e Carlotta. C.A.P. 34136.
Dal 15.7.1969 (Del. Cons. n. 550) la denominazione di questa strada ri- corda l'architetto del castello di Miramar.
Carl Junker nacque a Sauberdorf nella Bassa Austria nel 1827 e studiò al Po- litecnico di Vienna. Divenuto ingegnere, si dedicò soprattutto alla progetta- zione di acquedotti, costruendo negli anni 1860-1861 l'acquedotto per l'Ar- senale Militare di Pola e nel 1864 fu ingegnere capo per la costruzione del Kaiser Franz Joseph Hochquellenaquaducts di Vienna (in collaborazione con C. Gabriel), opera che gli valse il conferimento della croce di cavaliere del- l'Ordine di Francesco Giuseppe. Nel 1860 era stato progettista di una chiesa per la località di Antivari in Albania, lavoro che gli valse il conferimento da parte del pontefice Pio IX dell'ordine di San Gregorio.
Junker fu l'autore del progetto (1855) per l'acquedotto di Aurisina, opera per la quale venne chiamato in quanto già noto anche a Trieste per la sua collaborazione alle opere di ingegneria idraulica nei progetti per il taglio dell'istmo di Suez (1847); nel 1856 ricevette invece dall'arciduca Ferdi- nando Massimiliano l'incarico di progettare il castello di Miramar. Insi- gnito del Cavalierato dell'Ordine della Guadalupe, Junker fu poi deputato
nella Dieta della Bassa Austria dal 1873 al 1877 e morì a Vienna nel 1882. Pubblicò una relazione sui lavori per l'acquedotto di Vienna (in R. Sta- dler, Die Wasserversorgung der Stadt Wien, Wien 1873) e lo studio Pro-
jekt der Zuleitung des Recca Flusses von St. Canzian (Tr.iest 1875).
Bibl.: Oesterr. Biogr. Lexikon, Graz-Kóln 1960, p. 22; »Wiener Zeitung», 18.5.1882; Autori Vari, Gotico quadrato nella metà dell'Ottocento triestino, Trieste 1986, pp. 29-40; R. Fa- biani, Appunti e note sulla costruzione del castello di Miramar, «AFAT», 7, Udine 1984, p.
141; Autori Vari, Massimiliano da Trieste al Messico, Trieste 1986, pp. 75-80.
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KANDLER - KANDLER
K
KANDLER Pietro, via, Cologna-Scorcola. Terza laterale sinistra di
via Giulia. C.A.P. 34126.
Denominazione apposta nel 1877, che ricorda lo storico triestino Pietro Kandler, nato il 25 maggio 1804; studiò presso le scuole elementari di Trieste e presso il ginnasio di Capodistria e si laureò in giurisprudenza all'Università di Padova. Rientrato in patria, fu praticante nello studio del- l'avv. D. Rossetti, nel 1830 passò alle dipendenze del Comune, presso l'ufficio fiscale, e nel 1840 divenne assessore del Magistrato Civico. Nel 1842, alla morte di Rossetti, ottenne l'incarico di Procuratore civico (av- vocato del Comune) e in quello stesso periodo aprì un proprio studio legale; tra il 1848 ed il 1854, a seguito dei moti rivoluzionari, partecipò alla vita politica cittadina, condividendo le posizioni liberali e patriottiche per orientarsi successivamente verso convincimenti più moderati e lega- litari. Personalità complessa e studioso dai vasti interessi, Kandler fu il massimo storico triestino dell'Ottocento, autore di moltissimi saggi e ar- ticoli pubblicati e di un numero anche maggiore di scritti inediti, riguar- danti la storia politica, economica, giuridica, letteraria di Trieste e dell'I- stria dall'epoca antica fino ai suoi tempi; una produzione enorme, che rivela la mole di lavoro da lui svolto, primo fra gli studiosi triestini di epoca moderna a disporre di una imponente quantità di fonti inedite, uti- lizzate con apprezzabile sensibilità critica e padronanza di metodo. Tra le sue molte opere pubblicate (numerosi inediti sono stati dati alle stampe nell'ultimo secolo) vanno ricordati almeno i volumi: Notizie storiche di Trieste (apparso con lo pseudonimo di Giovannina Bandelli, Trieste 1851), Indicazioni per riconoscere le cose storiche del Litorale (Trieste 1855), la Storia del Consiglio dei Patrizi (Trieste 1858; IIa ed. con aggiunta di testi inediti Trieste 1972), la Raccolta delle leggi, ordinanze e regolamenti speciali per Trieste ( = Raccolta Conti) (Trieste 1861-1862), l'Emporio e portofranco (Trieste 1864) e i volumi apparsi postumi Notizie storiche di Montona (Trieste 1875), Notizie storiche di Pola (Parenzo 1876), Le isto- rie di Trieste, p. I (Trieste, 1919); né va dimenticata la sua collaborazione con l'Archeografo Triestino (Ia serie, 1829-1835). Fondò e diresse, inol- tre, la rivista di cultura, storia e letteratura L 'Istria (1846-1852) nella quale pubblicò molti articoli, curò l'edizione di antichi statuti municipali, tra cui quelli di Pola (pubbl. 1843), di Parenzo (1846), di Trieste (1849). Im- portante è infine la raccolta di documenti antichi che curò e iniziò a pub- blicare nel 1846 onde costituire il Codice diplomatico istriano, opera che per il notevole impegno economico non potè condurre a termine secondo i propri intendimenti, sebbene avesse ideata fin dal 1828.
Kandler è certamente lo studioso triestino dell'Ottocento più studiato nell'ultimo secolo, soprattutto nei primi anni del Novecento e negli ul- timi due decenni, con nuovi e significativi apporti critici da parte degli esperti; sono sufficientemente noti, ormai, il suo pensiero politico, l'im- postazione storica e metodologica, l'epistolario, i suoi rapporti con la cul- tura locale. Meno studiati, invece, sono i suoi rapporti, anche epistolari, con gli esponenti della cultura italiana ed europea del tempo e la sua at- tività di storico del diritto e di giurista in senso stretto. Morì a Trieste il 18 gennaio 1872.
Al n. civ. 4 di via P. Kandler ha sede la scuola elementare «C. Suvich», costruita nel 1881-1882 (ing. Boara), restaurata nel 1945.
Bib.: Ravasini, Compendio, Trieste 1929, pp. 91-92; J. Cavalli, Pietro Kandler, «La Provincia dell'Istria», 1.2.1872; C. Combi-T. Luciani, Pietro Kandler, «La Provincia dell'Istria», 1.2.1872;
Via Pietro Kandler (foto M.logna)
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Via Dragotin Kette (foto M. Iogna)
A. Cavazzeni, Commemorazione di P. Kandler, «Il Cittadino » , 1.2.1872; G. Loser, Comme- morazione di P. Kandler, «L'Osservatore Triestino» 6.2.1872; G. Merlato, Cenni biografici su Pietro Kandler, Trieste 1872; T. Luciani, Pietro Kandler, «Archivio Veneto», t. III, p. I, Venezia 1872; C. von Wurzbach, Biographisches Lexicon, p. III, Wien 1863, pp. 427-429; F. Lug, Pietro Kandler: ein Gedenkblatt zum hundersten Geburtstage, suppl. al «Triester Tagblatt» del 22.5.1904; E. Pavani, Una circolare inedita del dott. P. Kandler, «AT», s. II, vol. XVIII, Trieste 1892, pp. 249-251; A. Gentile, Un corrispondente di P. Kandler, in Au- tori Vari, Miscellanea di studi in onore di A. Hortis, vol. II, Trieste 1910, p. 601; P. Sticotti, Pietro Kandler epigrafista, «PI», I s., a. X, Capodistria 1912, pp. 119-121; G. Timeus, Sul contributo di P. Kandler agli studi di idrografia, «PI», I s., a. X, Capodistria 1912, pp. 122-
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