Trieste – Chiesa di Scorcola dedicata all’Immacolato Cuore di Maria

La chiesa di Scorcola dedicata all’Immacolato Cuore di Maria, con il campanile non ancora completato.
Foto Collezione Giorgio Giorgetti.
Sorta in via S. Anastasio con il contributo sostanziale dei fedeli del rione, è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.
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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Coloncovez (corte Morel), settembre 1982

Coloncovez (corte Morel), settembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti.
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via Udine prima della salita di Gretta, 1987

Via Udine prima della salita di Gretta, 1987. Foto Giorgio Giorgetti.

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Piazzetta della Valle, dicembre 1982

Piazzetta della Valle, dicembre 1982
Piazzetta della Valle, dicembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti


Piazza della Valle: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Madonna del Mare e della Valle.

Denominazione ottocentesca; la piazzetta venne così descritta da Generini nel 1884: «giace al capo superiore di via Madonna del mare, e venne così chiamata perché ad essa scendono come ad una valle i due tratti della via omonima. Andò formandosi come vedesi di presente, intorno il 1830 con la costruzione dell’edificio N. 1716 civ. 2, già proprietà di Giovanni Denicol, la cui facciata leggermente rientrante fu imitata dagli altri due stabili che la conterminano, conferendo in tal modo a questa piazzetta la forma arieggiante l’ovale. La fontana a pompa in fianco alla stessa, venne costruita nel 1853 » . L’elemento più caratteristico della piazzetta è la sua pianta ovale, dovuta alle facciate angolari dei palazzi che la prospettano, singolari per la forma concava. Al n. civ. 2 si trova un palazzo, modello per gli altri due vicini, eretto nel 1835 su progetto dell’arch. G. Degasperi; l’edificio al n. civ. 3 venne costruito dall’arch. F. Bruyn su progetto del 1834, la casa al n. civ. 1 risale invece al 1853 (prog. arch. Giov. Berlam).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 – 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.


Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini – a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all’amico Mosetti.Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d’emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume “Borgo Franceschino”: Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume “Borgo Giuseppino”: Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell’orologio; nel volume “Muggia”: La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera “Veloce”, rovesciata nel golfo da una tromba d’aria il 26 luglio 1878; nel volume “San Giacomo”: Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell’Officina Comunale del Gas (1983). Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume “Cittavecchia”, con una corposa serie di scatti (anche a colori): Scavi archeologici in via di Donota all’angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l’edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell’Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell’ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte “POISSONERIE Fruits de Mer” (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell’antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant’Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.Nel 1997 arriva il pensionamento.Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo – vecchie cartoline, foto storiche di Trieste… Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. Giorgio Catania (maggio 2019)Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all’interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

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Androna dell’Olio, giugno 1985.

Foto Giorgio Giorgetti.

San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via dei Cavazzeni.
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dalla presenza di un torchio oleario che — riferisce A. Tribel (1884) — «affittavasi in fondo all’androna, nel magazzino della casa N. 195 del cav. Antonello de Francolsberg». (Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna).

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Trieste: Segnaletica della seconda guerra mondiale sui palazzi.

U.S. Uscita Sicurezza. Via Parini 9

Segnaletica della seconda guerra mondiale sui palazzi di Trieste

Foto: Roger Seganti 
Post di Roger Seganti

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Presa d'aria  del rifugio antiaereo in Viale Campi Elisi.
Presa d’aria del rifugio antiaereo in Viale Campi Elisi.

Durante la seconda guerra mondiale sui muri delle città italiane furono dipinti (spesso con l’uso della membranite, un legante per pitture resistenti alle intemperie) molti segnali distintivi per la protezione antiaerea (noti anche come segnaletica a muro, pittogrammi, graffiti di guerra o indicazioni murarie). Erano simboli (frecce e lettere) destinati ad indirizzare la popolazione civile verso i rifugi durante i bombardamenti aerei e ad aiutare l’opera delle squadre di soccorso con la rapida individuazione delle uscite di sicurezza dei rifugi e degli attacchi per gli idranti. Particolari segnali furono utilizzati per evidenziare al nemico gli edifici con destinazioni speciali (ospedali, chiese e monumenti) nella speranza che fossero rispettati. Infine vanno citate le scritte nei ricoveri, con un’ampia varietà di prescrizioni e divieti.
Il 30 gennaio 1941 una disposizione del Ministero dell’Interno indirizzata ai prefetti raccomandava “l’ubicazione di grafici (ovvero di cartellonistica) indicanti l’accesso ai ricoveri pubblici antiaerei, illuminati di notte da una lampadina azzurrata protetta verso l’alto”. Altre circolari ministeriali torneranno sull’argomento dei “cartelli e scritte indicatrici delle installazioni”; nel corso del 1942, anche con la prescrizione del dovuto “dispositivo luminoso per segnalazione ricoveri”. Sino ad ora, però, non è stata trovata alcuna tabella specifica delle tipologie grafiche da usare per i segnali distintivi e si ritiene che questi venissero liberamente declinati nel disegno a livello locale

Classificazione
Quella che segue è una prima ipotesi di classificazione (con categorie e sottocategorie) dei segnali distintivi per la protezione antiaerea. Occorre premettere che, non essendovi all’epoca prescrizioni grafiche univoche su scala nazionale, si osservano nelle diverse città simboli molto simili ma spesso non identici (variabili anche nelle dimensioni e nei colori). Inoltre per alcune lettere manca ancora un’interpretazione certa, non essendo stati trovati riscontri in documenti ufficiali.

"I" Idrante. Via Torino angolo Via Duca d'Aosta. Foto Giornalfoto 1972 (Collezione Privata).

“I” Idrante. Via Torino angolo Via Duca d’Aosta. Foto Giornalfoto 1972 (Collezione Privata).

Scritte esterne
La scritta esterna più comune è la parola “rifugio” o “ricovero” accompagnata o meno da una freccia. In alcuni casi è seguita dalla parola “ingresso” o, in prossimità dello stesso, dalla specifica della capienza dei posti. In un edificio del Policlinico di Milano è presente l’indicazione “roggia” (dentro un cerchio bianco bordato di nero) per indicare la presenza di un canale artificiale.

Frecce
Le frecce stilizzate appaiono principalmente in bianco e nero, con il contorno più o meno bordato. Ve ne sono poi alcune in colore bianco e rosso (spesso per indicare le uscite di sicurezza).

P Pozzo. Piazza Garibaldi.

Lettere
La lettera più ricorrente è la R di ricovero/rifugio, sia su campo bianco che nero, spesso inserita in una freccia. Compare anche nella versione con la c minuscola per indicare l’ubicazione in una corte o cortile (possibile anche condominiale). Lo stesso vale per la sigla US dell’uscita di sicurezza (talvolta con la scritta “in corte”). I punti in cui erano presenti gli idranti (in realtà bocchette dell’acqua poste rasoterra e chiuse da tombini) erano segnalati, oltre che dalla lettera I nera dentro ad un cerchio, anche con una targhetta. La I dell’attacco Idranti è stata segnalata a Genova anche con la m minuscola per l’uso di acqua marina. Alcune lettere sono di interpretazione controversa (in assenza di documenti ufficiali): come la F segnalata a Genova e Parma (forse derivante da “feuerloscher”, ovvero estintore in tedesco; oppure per segnalare fonte, fossato o qualcosa legato ai farmaci) e la S presente a Roma (probabilmente ad indicare un ricovero sotterraneo o in scantinato).

Segnaletica “P” Pozzo.

Segnaletica “I” Idrante.

Questo l’elenco completo:
C (Cisterna/canale)
F (Da indentificare: forse “feuerloscher”, ovvero estintore in tedesco)
I (Attacco idranti) – Im (Attacco idranti acqua marina)
P (Pozzo)
R (Ricovero/Rifugio) – Rc o R in C (Ricovero/Rifugio in corte)
S (Da identificare: forse Ricovero sotterraneo/in scantinato)
US (Uscita di sicurezza) – US in C (Uscita di sicurezza in corte)
V (Ventilazione/Presa d’aria dei rifugi). Quest’ultimo era uno dei più importanti, visto che segnalava i punti da liberare dalle macerie del bombardamento per evitare che le persone occupanti il ricovero rimanessero soffocate.

Fonti Testo: Wikipedia.

Segnaletica “US” Uscita Sicurezza. U.S. racchiusa in un cerco bianco dal bordo rosso con una freccia indicante alle eventuali squadre di soccorso (in caso se la casa fosse stata colpita dal bombardamento) dove bisognava scavare per raggiungere eventuali superstiti.

A cura di Lorenzo Grassi, vedi anche;

Segnali di guerra

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La Pescheria Nuova ora Salone degli Incanti

L’edificio della pescheria è stato eretto nel 1913 su progetto dell’architetto Giorgio Polli.
Il “campanile” che si erge sulla parte sinistra dell’acquario era in realtà una “torre dell’acqua”, in quanto conteneva il serbatoio sopraelevato di acqua marina che poi veniva fatta affluire ai banchi di vendita dei pesci. La pescheria era composta da un ampio salone centrale, con i banchi di vendita, mentre dalla parte opposta all’acquario, ove adesso si trova l’entrata principale della sala espositiva, c’era la sala per le aste del pescato. Uno dei banchi di vendita è tuttora esposto all’interno della zona espositiva. L ‘acquario marino di Trieste nasce a Trieste nel 1933 in un lato dell’edificio della ex pescheria Centrale (ora trasformata in sala espositiva, chiamata Salone degli Incanti). ( da Wikipedia)

Una collezione di immagini della pescheria, per l’album completo , i contributori ed i commenti,  su Facebook, al gruppo Trieste di ieri e di oggi https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1336726989772019&set=oa.1146055815418007&type=3&theater

 

 

Le immagini della costruzione della Pescheria

 

Vecchie immagini e cartoline della Pescheria 

 

 

Gli interni della Pescheria nelle vecchie foto

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Il Castelletto di Monte Valerio

La Villa Valerio (- Sevastopulo), il “Castelletto” dell’Università”, costruito dai Valerio, proprietari di una rinomata fabbrica di cioccolato, nel 1862, in una posizione splendida. La villa è una casa signorile in stile neocastellano, coronata da merlature attorno a tutto l’edificio e con una larga torre ottagonale, nel corpo della quale è stata ricavata una scala monumentale. Il parco era pieno di fiori, alberi da frutta e vigneti. Dopo il dissesto della ditta, la villa fu acquistata dalla baronessa Penelope Sevastopulo, nel 1935, e dal 1962 è proprietà dell’Università degli Studi di Trieste, che vi insediò gli istituti biologici delle Facoltà di Scienze e Farmacia. (Dino Cafagna)

Il Castelletto alla luce del tramonto

 

Una galleria di immagini dal gruppo facebook Trieste di ieri e di oggi

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LA BARCOLANA – COPPA D’AUTUNNO (STORIA)

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La Società Velica di Barcola nasce il 20 dicembre 1968 con atto costitutivo redatto dal notaio Glauco Modugno: in data 3 febbraio 1970 ha assunto la denominazione di “Società Velica di Barcola-Grignano” (S.V.B.G. – viale Miramare 32, 34135 Trieste). Negli anni 1968-1978 la sede della Società ha avuto ospitalità nella taverna di casa Zini in viale Miramare 123 e successivamente nella pescheria abbandonata del porticciolo di Barcola: nel 1978 la SVBG ha ottenuto un’area sul terrapieno dove ha costruito la sede sociale definitiva. Nel 1994 i soci iscritti alla SVBG erano 581 e la società si trovava al decimo posto nella lista delle società veliche italiane.

La prima Coppa d’Autunno, ideata con una formula semplice (barche divise per lunghezza d’acqua e classificate in tempo reale), ha avuto luogo il 19 ottobre 1969 con la partecipazione di 51 barche di stazza piccola e media: è stata assegnata a “Betelgeuse” di Piero Napp (STV-Triestina della vela) e si è svolta in una bella giornata con poco vento. Le barche partono allineate tutte assieme e il campo di regata si sviluppa per 15 miglia circa, con un percorso a triangolo che ha la direzione verso Muggia e l’Istria, poi verso la baia di Sistiana: si conclude, dopo aver doppiato Miramare, davanti alla sede della Società Velica Barcola-Grignano. (Fonte F. Zubini – Barcola. Trieste, Ed. Italo Svevo)

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Trieste: via Benussi Bernardo

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BENUSSI Bernardo, via

Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via Costalunga. C.A.P. dal n. 1 al n. 21 e dal n. 2 al n. 8:
34148; dai nn. 23 e 10 a fine: 34149.
Dello storico Bernardo Benussi la strada reca il nome dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato a Rovigno d’Istria nel 1846, Benussi frequentò dapprima il seminario arcivescovile di Udine e poi il ginnasio superiore di Capodistria; quindi si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Padova, che dopo poco abbandonò per andare a studiare a Vienna e a Graz, diplomandosi nel 1869 e laureandosi in filosofia nel 1871.
Dal 1869, conseguita l’abilitazione all’insegnamento della storia e della geografia, insegnò al ginnasio di Capodistria; dal 1874 fu al ginnasio comunale di Trieste finché, nel 1894, venne nominato direttore del Liceo femminile nella stessa città. Fu direttore degli «Atti e memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria» dal 1899 al 1925, presidente dell’Università popolare di Trieste dal 1909 al 1913, tenne corsi di storia, di geografia commerciale, di filosofia pratica e di pedagogia alla Scuola superiore di commercio di fondazione Revoltella. Considerato il maggiore storico istriano attivo a cavallo del XIX secolo, Benussi fu autore della pregevole Storia documentata di Rovigno (Tip. del Lloyd, Trieste 1888); studioso preparato e documentato, sostenne con valore l’impostazione patriottica, anche in funzione polemica, della storiografia istriana ottocentesca; carattere che si ritrova anche nell’opera maggiore di Bernardo Benussi, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana (Coana, Parenzo 1897) e nell’altro testo fondamentale L ‘Istria nei suoi due millenni di storia (Caprin, Trieste 1924) o, ancora, nel Manuale di geografia, storia e statistica della Regione Giulia (Litorale) (II a ed. Coana, Parenzo 1903). Benussi approfondì anche il periodo storico antico, dapprima con il giovanile Saggio d’una storia dell’Istria dai primi tempi sino all’epoca della dominazione romana («Atti dell’I.R. Ginnasio Superiore Statale di Capodistria», a. 1871-1872), poi con la più matura opera L’Istria sino ad Augusto (Herrmanstorfer, Trieste 1883), testi dei quali non sono sottaciuti i limiti scientifici in rapporto agli attuali risultati dell’indagine storica specialistica, ma comunque notevole documento dell’evoluzione della storiografia locale medievistica e romanistica di stampo liberale nazionale nell’Otto-Novecento.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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Trieste: via San Benedetto

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BENEDETTO SAN, via

Servola-Chiarbola. Da via Visinada a via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Con Del. Cons. d.d. 9.2.1968 n. 178 la strada venne intitolata a San Benedetto, patrono d’Europa.

San Benedetto da Norcia, patriarca dei monaci d’occidente (ricorrenza 21 marzo), fondatore dell’ordine dei benedettini, padre d’Europa, nacque a Norcia intorno al 488 da famiglia agiata e studiò a Roma lettere e diritto. Dedicatosi alla vita ascetica e scoperta la vocazione, venne riconosciuto per le sue virtù ed ebbe ben presto notevole seguito. Tra il 525 ed il 529 fondò a Montecassino il noto monastero, costituito secondo le Regole scritte da lui stesso. Morì verso il 546 e le sue spoglie riposano a Montecassino.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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Trieste: via di Basovizza

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BASOVIZZA, via di

Altipiano Est (Villa Opicina). Da via Nazionale alla frazione di Basovizza. C.A.P. 34016.
La strada che collega la frazione di Villa Opicina con l’abitato di Basovizza, costruita su progetto di C. Dini nel 1780-1781, reca dall’8.11.1929 il nome di via di Basovizza (Del. Pod. n. 63/51-V-31/52-29).
L’antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all’incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall’epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chiesetta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. All’interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l’altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esistente nell’odierna piazza Unità d’Italia (la campana era stata donata, invece, alla chiesa di Grozzana).
Al n. civ. 2 di via Basovizza è la sede (1967) della Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nell’anno 1957, si trova la Scuola Media Statale «Muzio de Tommasini», mentre al n. civ. 7 è la Scuola Media Statale di lingua slovena «Srecko Kosovel».

Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inaugurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito mediante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Josè del Belgio, l’edificio venne progettato dall’arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Veduta di Trieste a volo d’uccello

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Veduta di Trieste a volo d'uccello

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Trieste : Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755

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Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755
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Trieste: via del Beato Angelico

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BEATO ANGELICO, via del

San Giovanni. Quinta laterale sinistra di via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Ebbe questa denominazione con delibera della Del. Mun. dd. 13.6.1905 n. 14811/05. Frate Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, nacque a Vicchio di Mugello (Firenze) intorno al 1380. Pittore attivo già nel 1417 (all’inizio anche miniatore), fu esponente della cultura artistica domenicana del tempo, attento alla lezione tardogotica e sensibile alle novità stilistiche rinascimentali. Eseguì numerose opere a Firenze ( Trittico di S. Marco 1425-28 c., Tabernacolo dei Linaioli, stessi anni) dove visse la sua stagione artistica più matura; celebre l’Incoronazione del Louvre (1434-35), il Trittico di Cortona (1435-36), il Trittico di Perugia (1437 c.). Trasferitosi a Roma, lavorò alle decorazioni della Cappella Niccolina in Vaticano (1448). Rientrato a Firenze, venne nominato priore al convento di S. Marco. Morì a Roma nel 1455.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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Trieste: via alle Beatitudini

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BEATITUDINI, via alle

San Giovanni. Prima laterale destra della strada nuova per Opicina. C.A.P. 34016.
Il nome della nuova strada deriva (Del. Cons. d.d. 15.7.1969 n. 551) dalla presenza della Casa per esercizi spirituali «Beatam me dicent», detta «Casa delle Beatitudini». Venne costruita dall’arch. M. Melan nel 1966 su fondi donati dalla benefattrice prof.ssa De Rin. Venne inaugurata dal vescovo mons. A. Santin il 9.7.1966 e affidata alle suore Figlie della Chiesa. Casa canonicamente eretta il 10.7.1966.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bazzoni

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BAZZONI Riccardo, via

San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale sinistra di via Navali. C.A.P. 34124.


A Riccardo Bazzoni si volle intitolare, il 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43-117-VIII-31/80-26) la via «che congiunge via Rossetti a via dell’Eremo, di fianco alle nuove caserme». Senonché la figlia del Bazzoni fece istanza affinché fosse intitolata a suo padre una strada a San Vito, quanto più possibile vicina alla villa che aveva visto trascorrere la sua vita. Con Del. Comm. Prefett. d.d. 4.6.1927 (n. 39/44-VII-31/36-27), quindi, si diede il nome di via Bazzoni a un tratto della già via San Vito. Riccardo Bazzoni nacque a Trieste nel 1827, figlio di Gracco, facoltoso commerciante proveniente da famiglia di patrioti milanesi. Accostatosi alla vita politica assumendo posizioni moderate, Riccardo Bazzoni fece parte del Comitato dei liberali, detto anche Comitato del Monteverde dal nome del locale in cui avvenivano le riunioni. Nel 1878, dopo un periodo di tensione politica che aveva visto l’opposizione del governo austriaco all’elezione a primo cittadino del nazionale-liberale Massimiliano D’Angeli, Riccardo Bazzoni venne eletto podestà di Trieste, incarico che mantenne fino al 1890. Studioso di letteratura italiana, francese e tedesca oltre che di scienze giuridiche, morì a Trieste il 17.11.1891.
Il ritratto ad olio di Riccardo Bazzoni, collocato nella galleria dei ritratti dei Podestà e Sindaci di Trieste nel Municipio, venne eseguito appena nel 1933 dal pittore triestino Erminio Loy. Al n. civ. 4 di via Riccardo Bazzoni è il terzo villino Bazzoni, costruito nel 1888 dall’arch. Ruggero Berlam. Al n. civ. 15 si trova la casa natale di Scipio Slataper con lapide recante incise alcune parole de Il mio Carso.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bazzarini

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BAZZARINI Antonio, via

San Giacomo. Prima laterale destra di via Campanelle. C.A.P. 34137.
Reca, dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome di Antonio Bazzarini, nato a Rovigno d’Istria nel 1782 e trasferitosi fin da giovane a Venezia, ove trascorse quasi tutta la sua vita. Al primo, curioso saggio dal titolo Piano di sostituzione al cioccolato e al caffè (Venezia 1813) Bazzarini fece seguire uno studio sull’opera del Metastasio, Lettere drammatico-critiche sopra la Didone abbandonata di P. Metastasio (Padova 1816) che lo pone tra i primi autori italiani di una revisione critica dell’opera di Pietro Metastasio.
Autore, nel 1819, di una raccolta di drammi per teatro, Bazzarini si atteggiò a deciso classicista e antiromantico; tradusse e pubblicò in lingua italiana i Commenti alle Pandette di J. Vost (Venezia 1837) e diede alle stampe, nel 1839, il suo Vocabolario usuale tascabile della lingua italiana, destinato a grande successo editoriale. Collaboratore assieme a Cesare Balbo e a Cesare Cantù, nel 1841, della Nuova Enciclopedia Popolare (Torino 1841), Bazzarini si trasferì a Torino nel 1843 e in quella città compilò, su commissione dell’editore Pomba, il Vocabolario universale latino-italiano e italiano-latino, pubblicato postumo. L’interesse del Bazzarini per la cultura classica è testimoniato, anche nel campo della storia del diritto, dall’edizione parziale che curò nel 1834 a Venezia di G. Domat, Scelta di leggi tratte dai Digesti e dal Codice… con le citazioni delle Pandette riordinate da G. Pothier.
Morì a Torino nel 1850.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Basovizza

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L’antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all’incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall’epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chiesetta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. All’interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l’altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esistente nell’odierna piazza Unità d’Italia (la campana era stata donata, invece, alla chiesa di Grozzana).

Al n. civ. 2 di via Basovizza, la sede (1967) della Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nell’anno 1957, si trova la Scuola Media Statale Muzio de Tommasini, mentre al n. civ. 7 la Scuola Media Statale di lingua slovena Srecko Kosovel. Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inaugurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito mediante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Jos. del Belgio, l’edificio venne progettato dall’arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.

Il nome di Basovizza, attestato almeno dal 1297, deriva dallo sloveno dialettale bez (gen. bez.) con allargamento -ov e suffisso diminutivo -ica, piccolo sambuco, toponimo derivante dalla presenza nella zona di questo tipo di flora.

Il nome della località fu oggetto di discussione nella commissione speciale per lo studio dei nomi italiani delle frazioni di Trieste (1940); in quella sede vennero formulate diverse proposte per la sostituzione del toponimo con i nomi: Sambucheto, Sambucheta o Bovolenta o Basovinia (proposta Scocchi), Basovinia o Villa Sambuco o Villapero (proposta Rutteri), Sambuco o Bovolenta o Bassavilla (proposta Sticotti), Bovolenta (proposta Cesari). Prevalse comunque l’opinione del presidente di quella Commissione, che non ritenne necessario il cambiamento dell’antico nome.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

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Trieste: Barriera Vecchia

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Il toponimo Barriera Vecchia, affermatosi nel secolo scorso, deriva dalla presenza dell’antica barriera daziaria trasferita in questa zona nel 1779 e spostata poi presso l’attuale piazza G. Garibaldi. Vecchia Barriera è attestato nel 1787, in contrapposizione alla barriera nuova posta all’inizio della strada commerciale per Opicina, assieme alla forma schranga vecchia (o sranga, o stranga) dal tedesco Schranke.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

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Trieste – Settembre 1992 – Tram de Opcina

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Trieste - Settembre 1992 - Tram de Opcina. 
Foto Giorgio Giorgetti

La funicolare inizia la salita dopo piazza Casali, superando una pendenza massima del 26% e passando per l’Obelisco, una delle fermate preferite di chi ha deciso di percorrere la Strada Napoleonica (un itinerario panoramico di circa 4 km sul ciglione carsico con panorami su Trieste e il golfo). 
Il Tram ha il suo capolinea a Villa Opicina (329 m s.l.m.).

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Trieste – Gennaio-febbraio 1954 – un’ondata di freddo polare provoca 4 morti

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Trieste - Gennaio-febbraio 1954 - un'ondata di freddo polare provoca 4 morti.
Già collezione Giorgio Giorgetti
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Trieste – Largo dei Granatieri, demolizioni anni ’30. Sulla sinistra via Malcanton

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Trieste - Largo dei Granatieri, demolizioni anni '30. Sulla sinistra via Malcanton.

Sul retro la dicitura: "In 1° piano a sinistra via Malcanton, la grande casa al centro è sulla via del Pozzo Bianco, a sinistra di questa casa sale la via Di Rena che sboccava sulla via Di Donota all'altezza del Crocifisso."
Già collezione Giorgio Giorgetti.
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Trieste – Entrate al Punto Franco

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Trieste - Entrate al Punto Franco, su progetto dell'arch. G. Zaninovich (1910-1914). 
Già Collezione Giorgio Giorgetti
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Trieste – Via Fabio Severo, 4 settembre 1984. Curva Masè

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Trieste - Via Fabio Severo, 4 settembre 1984. Curva Masè
Foto Giorgio Giorgetti
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Trieste – Monumento a Domenico Rossetti, agosto 1984

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Trieste - Monumento a Domenico Rossetti, agosto 1984
Foto Giorgio Giorgetti
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Trieste : notizie, immagini da fotografie, cartoline, opere di artisti triestini…

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Trieste – Strada di Servola

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La Strada di Servola era l'accesso principale per raggiungere la zona, comprendeva anche l'attuale via Italo Svevo. Nell'immagine siamo già sul colle.
Foto collezione Antonio Paladini

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Trieste – Via del Veltro

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Trieste - Via del Veltro
Foto collezione Antonio Paladini

L’immagine ci mostra una strada è molto diversa da oggi non solo per la strada ancora in terra battuta. Si tratta di un’antico tracciato presente già nelle carte di fine ‘700. All’inizio della via, esisteva un casotto militare denominato “al tre croci”, mentre al termine si trovava una struttura edilizia che fungeva da polveriera, la quale venne abbandonata quando fu costruita la nuova polveriera a fianco della via dell’Istria.
Nel 1860, in un sottostante terreno, (più o meno dove oggi c’è piazza Foraggi), venne realizzato il Canile municipale con accanto l’abitazione del “sinter” che era incaricato anche della soppressione dei cani randagi, questa professione per tutta la seconda metà dell’ottocento, fu prerogativa della famiglia Joras, inizialmente Carlo Joras fu “pubblico scorticatore”, da allora la contrada venne denominata popolarmente “via del Canicida”, nome che mantenne fino al 1888 quando una delibera municipale, la intitolò “via del Veltro”, che è un cane forte e veloce simile al levriero.
Inizia in via molino a Vento e oggi termina nella Strada per Fiume. 
(M. Tauceri)

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Città di Trieste

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Trieste

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Trieste – Villa Arnstein

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Villa Arnstein (“Villa Triste”), via Bellosguardo 12, 1935.
La villa Arnstein, dal nome dei proprietari, una famiglia di commercianti di caffè di origine ebraica costretta a fuggire da Trieste a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, venne, a seguito delle leggi razziali, requisita dallo stato e, nella primavera del 1942, adibita a sede dell’ispettorato speciale della P.S. per la Venezia Giulia (“Banda Collotti”). Quando in giro si cominciò a sapere delle torture e delle violenze che dentro ad essa venivano compiute, venne dalla gente soprannominata “Villa Triste”.
La villa di allora era molto grande, comprendeva infatti un giardino, un casotto del giardiniere, la villa propriamente detta, un’autorimessa ed anche un campo da tennis. (Dino Cafagna)
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Trieste : Chiesa dell’Immacolato Cuore di Maria – via S. Anastasio

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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini
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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini
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La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini
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La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
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La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
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Chiesa dell'Immacolato Cuore di Maria - via S. Anastasio
La chiesa, progettata dall’arch. Umberto Nordio, dipende dal Decanato di S. Antonio Taumaturgo. E’ stata aperta parzialmente al culto nel 1950 ed è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.La primitiva cappella dell’Immacolato Cuore di Maria, situata al piano terreno di una casa di civile abitazione in via S. Anastasio, di fronte alla chiesa attuale, divenne espositura della parrocchia di S. Antonio Taumaturgo il 1° ottobre 1927. La parrocchia è stata istituita il 1° settembre 1933 e riconosciuta civilmente in data 1.3.1934.
La chiesa attuale, costruita come da progetto dell’arch. Umberto Nordio, ebbe la posa della prima pietra nel 1938 e i lavori iniziarono nel 1942. Aperta parzialmente nel 1950 è stata consacrata il 19 marzo 1955. È una delle più grandi chiese della città avendo una superficie di 700 metri quadrati.
Sul santo arco è iscritto il motto dei Missionari Figli dell’Immacolato Cuore di Maria:
SURREXERUNT FILII EIUS ET BEATISSIMAM PRAEDICAVERUNTFonte: F. Zubini

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Trieste – Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Chiesa di San Pasquale Baylon 
(Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) – Wikipedia

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Trieste – Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Cripta della Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) – Wikipedia

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