Il Castelliere di San Canziano

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Il Castelliere di San Canziano

Difficilmente potrebbesi ideare una posizione migliore per l’erezione di castellieri, di quella di S. Canziano e de’ suoi dintorni. Il terreno fortemente accidentato, che richiedeva assai poca fatica per esser reso inespugnabile, le sottostanti vaste distese di fertile terreno, la presenza di grotte spaziose, che porgevano asilo sicuro in qualunque emergenza, la prossimità di un fiume e di sorgenti, che assicuravano un’ acqua abbondante, prati e pascoli ubertosi per le greggi, ampie foreste con ricca selvaggina, tutto concorreva a rendere il luogo adattissimo allo stabilimento di una popolazione numerosa. Con un lavorio lento, continuo di erosione, il fiume non solo si scavò un profondo alveo, ma mutando in tempi remotissimi di direzione e flagellando colle sue torbide acque le depressioni calcari, plasmò una serie di grandiose voragini dalle pareti a picco od a strapiombo, divise sovente tra di loro da un’unica stretta briglia di rocce orribilmente frastagliate.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


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Il Castelliere di San Canziano

E quivi giace S. Canziano sopra un’alta rupe (426 metri), che da tre lati scende a perpendicolo nella sottoposta voragine, sicché non abbisognava che da una sola parte di un breve tratto di muro per esser munito efficacemente contro qualsiasi attacco (T. X, f. 2). Le costruzioni posteriori hanno modificato parecchio l’aspetto primitivo del vasto castelliere, che misurava in periferia 950 metri; dappoiché fu successivamente arce validissima (Arae Augusti) al tempo romano, e castello ben forte nell’evo medio, e tuttora villaggio abitato da 136 persone. Tuttavia ancora benissimo si scorge, per circa 70 metri, il vallo che lo chiudeva dal lato d’onde era accessibile, ed il terriccio vi é nerissimo e ricco di resti d’ animali e delle industrie primitive. Così cogli scavi praticativi in più punti, ebbi numerosi frammenti di pentole variamente ornate, anelli di argilla, molte corna lavorate di cervo e capriuolo, ecc.

Il castelliere non potendo capire l’accresciuta popolazione, si estese pure al di là della briglia calcare che lo univa a Betania, occupando un vasto pianoro ed un altro colle, che s’innalza sul lato opposto della voragine minore. Anche quivi ebbi da un assaggio resti preistorici e romani.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


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