Trieste – Piazza Virgilio Giotti

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Virgilio Giotti (Google Maps)

 

GIOTTI Virgilio (piazza)

Piazza Virgilio Giotti: Città Nuova-Barriera Nuova. All’incrocio tra le vie S. Francesco d’Assisi e G. Zanetti. C.A.P. 34133.

Già piazza San Francesco d’Assisi, ebbe nuova denominazione Delibera del Consiglio Comunale numero 513 d.d. 13.6.1967; tuttavia, già in data 7.5.1962 il Comune di Trieste, d’accordo con la Società di Minerva, trasmise alla Prefettura la richiesta di intitolare una via o una piazza al poeta triestino, in deroga alla legge 23.6.1927 numero 1188 che prevede siano trascorsi dieci anni dalla morte del personaggio che si intende onorare, salvo che questi non si sia reso benemerito per la Nazione; Giotti, infatti, era morto nel 1957. Nonostante fosse stata rammentata agli organi competenti la lunsinghiera motivazione con la quale, pochi mesi prima della morte, la commissione dell’Accademia dei Lincei aveva conferito al poeta il premio di fondazione Feltrinelli («uno dei pochissimi poeti veri dell’Italia del nostro tempo: poeta italiano e non dialettale, anche se la poesia più sua e originale è da ricercare non nei versi in lingua, bensì nelle poesie in dialetto triestino»), la deroga richiesta non venne concessa.
Virgilio Schònbeck (in arte V. Giotti) nacque a Trieste il 15 gennaio 1885; frequentò la Scuola Industriale e dal 1907 al 1919 visse a Firenze, ove pubblicò la sua prima opera, il Piccolo canzoniere in dialetto triestino (Gonnelli, Firenze 1914). Rientrato nella città natale al termine della guerra, aprì una rivendita di giornali in Cittavecchia, per ottenere poi un impiego alla Lega Nazionale (1920) e venendo assunto, infine, presso il Comune di Trieste (1932) con l’incarico, successivamente, di avventizio all’Ospedale Maggiore. Nel 1920 apparve la sua seconda opera, Il mio cuore e la mia casa e negli anni successivi, raccolta sempre maggiore attenzione dalla critica nazionale, venne affermandosi come uno dei più interessanti poeti triestini; nel 1941 venne pubblicato il volume di poesie Colori (Parenti, Firenze), *destinato a numerose ristampe. Morì a Trieste il 21 settembre 1957. Negli ultimi anni si è rinnovata l’attenzione della critica per l’opera poetica di Giotti (che ha scoperto, pure, il suo estro di disegnatore) attraverso un proficuo confronto tra studiosi culminato nel 1985 con la creazione del Comitato per le celebrazioni di V. Giotti nel centenario della nascita al quale si deve la recente edizione delle Opere. L’edificio più significativo della piazza è il Tempio Israelitico. Per la costruzione di questo nuovo edificio sacro venne bandito un concorso cui parteciparono gli architetti R. e A. Berlam di Trieste, F. Matouschek ed E. Adler di Budapest, E. Forh e J. Sandy di Budapest, E. Lindner e T. Schreier di Vienna; risultarono vincitori i Berlam, padre e figlio (23.6.1904). I lavori di costruzione iniziarono nel 1908 e si conclusero nel 1912; l’edificio venne inaugurato il 27 giugno 1912. Il Tempio Israelitico di Trieste è considerato uno degli edifici di culto ebraico più importanti d’Europa e il più significativo esempio – assieme al Tempio Israelitico di Torino – di sinagoga italiana moderna.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Vincenzo Gioberti

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Vincenzo Gioberti (Google Maps)

 

GIOBERTI Vincenzo (piazzale)

Piazzale Vincenzo Gioberti: San Giovanni. Al termine di viale R. Sanzio. C.A.P. 34128.
Denominazione risalente al 10.1.1942 (Delibera del Podestà 10.1.1942), che ricorda il filosofo e uomo politico Vincenzo Gioberti, nato a Torino nel 1801; laureato in teologia e sacerdote, visse in esilio a Parigi e a Bruxelles dal 1834 al 1845; rientrato in Italia, fu deputato (1848) e presidente del Consiglio (16.12.1848-20.2.1849). Fu esponente del cattolicesimo liberale, sviluppando una teoria filosofica e storico-politica che attribuiva all’Italia un primato e una missione rinnovatrice nel quadro della tradizione cattolica; assunse posizioni critiche nei confronti della filosofia moderna e del pensiero di A. Rosmini. Opere principali: Degli errori filosofici di A. Rosmini (1842), Il Primato civile e morale degli Italiani (1842-1843), Prolegomeni al Primato (1845), Il Gesuita moderno (1847), Il Rinnovamento civile dell’Italia (1851); postume: La riforma cattolica della Chiesa (1856), La filosofia della Rivelazione (1857), Pensieri (1858-1860). Da ricordare ancora le opere Del Bello (1841) e Del Buono (1843), tra i primi lavori nei quali si trova enunciato il suo pensiero filosofico e i cui manoscritti autografi sono conservati presso l’Archivio Diplomatico di Trieste (Racc. Zajotti numero 541), assieme a parte del carteggio con il veneziano Falconetti, dal quale provengono i brani di questa lettera, datata Brussel 14.10.1840, ove declinava l’invito, poi invece accettato, a collaborare con alcune voci all’Enciclopedia Italiana: «all’accettare il suo invito si frappone un ostacolo, che mi pare insuperabile. Il quale si è, che trattandosi di una scienza destituita di base e di metodo universalmente ricevuti, e così sottoposta alla varietà dei sistemi, com’è al di d’oggi la filosofia, l’unico modo di dare una certa unità all’opera si è di fare, che tutti gli articoli partano da una sola mano, ovvero che i vari componitori se la intendano fra di loro, e professino sostanzialmente la stessa dottrina. Ora questo secondo partito non è possibile nel mio caso, perché la filosofia che professo differisce in molti punti essenziali dalle tecniche che sono in voga al dì d’oggi». Morì a Parigi nel 1852. In piazzale V. Gioberti si trova la chiesa di San Giovanni Decollato, la cui costruzione, iniziata il 29 giugno 1856, fu portata a termine nel 1858 (consacr. 27 giugno 1858; prog. ing. G. Sforzi); l’arredo liturgico venne completato in gran parte nel 1891. Da ricordare l’importante Via Crucis (1858), dovuta al pennello del triestino G.L. Rose, e la pala San Giovanni in attesa del martirio (1858) del pittore viennese E. de Heinrich. L’organo originale, qui trasferito dalla cattedrale di S. Giusto e risalente al 1780 (real. G. Calido-Venezia), venne sostituito nel 1953 da uno moderno della ditta F.lli Zaninumero La chiesa di San Giovanni Decollato è sede’ di parrocchia cittadina dal 1864.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale di Giarizzole

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale di Giarizzole (Google Maps)

 

GIARIZZOLE (piazzale di)

Piazzale di Giarizzole: Valmaura-Borgo San Sergio. Lungo via Flavia, poco prima di piazzale U. Cagni. C.A.P. 34148.
Piazzale creato con la costruzione di nuovi complessi abitativi dell’Istituto Autonomo Case Popolari nell’immediato secondo dopoguerra e intitolato con Delibera della Giunta Municipale numero 147 d.d. 14.2.1949. Giarizzole è toponimo attestato dal XIV e XV secolo (che anche Carezolo, XIII sec.) nelle forme Giarizolis (1346), Giaruzulis (1350) e, nel secolo successivo, Giarizulis (1472: in Zaulis sive Giarizulis); indicava questa zona del territorio, verso Zaule, ai piedi del monte S. Pantaleone. Il toponimo deriva dal lat. CARICEUS più suffisso diminutivo -oLus, da CAREX = carice, pianta delle Ciperacee diffusa nelle paludi. Priva di fondamento, quindi, l’ipotesi di Pinguentini, di un etimo da giàra «attraverso il vezzeggiativo femminile di giarìz: giarìzula».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Campo San Giacomo

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Campo San Giacomo (Google Maps)

 

GIACOMO San (campo): Da via S. Giacomo in monte a via dell’Istria. C.A.P. nnumero 8-9-10: 34144; dal numero 1 al numero 7 e dal numero 11 a fine: 34137.
Denominazione risalente al secolo scorso, suggerita dalla presenza della chiesa dedicata a San Giacomo. La necessità di costruire una chiesa nella zona di Rena Nuova, popoloso rione all’epoca in pieno sviluppo, fu avvertita già nel 1840, essendo vescovo M. Raunicher e Preside del Magistrato M. de Tommasini; la prima pietra venne posta il 27.7.1851 e l’edificio, progettato dall’ing. G. Sforzi, venne portato a compimento nel 1854. La consacrazione avvenne il 25.7.1854. All’interno, tra gli altari laterali, venne posto un altare offerto dall’arciduca Ferdinando Massimiliano nel 1855, decorato da una pala recentemente attribuita al pittore viennese Johann Till (1827-1894). La chiesa non ha conosciuto particolari vicende nell’ultimo secolo, eccezion fatta per un recente intervento di consolidamento delle fondazioni del campanile (1987-1988); viceversa la pubblicistica sulla chiesa si è arricchita negli ultimi anni di nuovi ed analitici contributi, che hanno puntualizzato e riesaminato alcune vicende relative all’edificio sacro e all’arredo liturgico ivi contenuto. E da rilevare ancora che l’organo segnalato da E. Generini venne sostituito nel 1931 da altro più recente della ditta Zanin, mentre l’arredo liturgico si è arricchito di un calice d’argento donato nel 1888 al parroco C. G. Mosè e di una grande pisside d’argento dorato, fabbricata a Lubiana e donata alla chiesa nel 1918 dai fedeli di lingua slovena (cesellatore L. Sarazin).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza dei Foraggi

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza dei Foraggi (Google Maps)

 

FORAGGI (piazza dei)

Piazza dei Foraggi: Barriera Vecchia. Al termine di viale G. D’Annunzio. C.A.P. dal numero 1 al numero 4 e numero 9: 34138; numero 5 e numero 6: 34139; numero 7 e numero 8: 34137.

La denominazione indicava originariamente la piazza situata dietro la Caserma Grande, corrispondente all’incirca, oggi, a foro Ulpiano. Il toponimo era dovuto al fatto che lì si svolgeva il mercato dei foraggi, in particolare del fieno. Agli inizi del secolo il mercato venne trasferito in zona periferica, nella piazza odierna che dal 1910 assunse il nome di «piazza nuova di Foraggi» e poi, semplicemente, «piazza dei Foraggi». Con Delibera del Podestà d.d. 3.3.1934 il nome di piazza dei Foraggi venne modificato in quello di «piazza dei Caduti Fascisti», intitolazione soppressa con Delibera del Podestà d.d. 5.3.1938 allorché ne venne disposto il trasferimento all’attuale piazza San Giovanni. Risale al 1912 il gruppo di case dell’I.C.A.M. all’angolo viale D’Annunzio via Signorelli, un cui lato prospetta piazza dei Foraggi, sorto su terreni già appartenuti al barone Sessler. L’ampio caseggiato al numero civico 4, la cui facciata prospetta la piazza verso la galleria di Montebello, venne progettato nel 1926 per conto dell’I.A.C.P. dall’architetto U. Nordio.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Europa

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Europa (Google Maps)

 

EUROPA (piazzale)

Piazzale Europa: Cologna-Scorcola. Tra via Fabio Severo e via A. Valerio. C.A.P. 34127.
Si tratta di «denominazione simboleggiante la’unità Europea […] assegnata in ottemperanza a quanto disposto dal Ministro dell’Interno con circolare […] pervenuta alla Segreteria della Commissione toponomastica in allegato alla nota numero XXV/a/20 d.d. 5.3.1958 della locale Prefettura»; così dal 6.3.1961 (Delibera del Consiglio Comunale numero 59). L’intitolazione venne suggerita a seguito della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957), cioè del trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (C.E.E.) e del trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Quello relativo alla Comunità Economica Europea stabilisce l’instaurazione di un mercato comune generale, il progressivo ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri e uno sviluppo armonioso e continuo delle attività economiche, provvedendo alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali nell’ambito comunitario. Il trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica prevede invece lo sviluppo delle industrie nucleari e il miglioramento del tenore di vita negli stati membri, un mercato comune dei materiali e delle attrezzature speciali e delle materie fissili.
Al numero civico 1 si trova il complesso dell’Università degli Studi di Trieste; l’edificio principale, che prospetta piazzale Europa e che ospita anche il Rettorato, venne costruito dagli architetto U. Nordio e R. Fagnoni (prima pietra posta il 19.9.1938) e l’atrio dell’ala destra è decorato con mosaici pavimentali di U. Carà. Il complesso venne inaugurato dal Ministro Gonella il 3.11.1950; gli edifici della Facoltà di Ingegneria vennero costruiti nel 1965-1971 su progetto dell’architetto U. Nordio mentre la nuova Casa dello studente è opera dell’architetto R. Boico (1974). Il bassorilievo posto alla base dell’avancorpo di destra dell’edificio principale venne scolpito dal fiorentino M. Moschi (1943); quello dell’avancorpo di sinistra, che ha di fronte una statua Minerva dello scultore M. Mascherini, fu posto nel secondo dopoguerra. L’attuale Università degli Studi di Trieste deriva dal R. Istituto Superiore di Studi Commerciali che con R.D. 8 agosto 1924 numero 1338 assunse il nome di Regia Università degli Studi Economici e Commerciali; con R.D. 8 luglio 1938 numero 252, infine, divenne Università degli Studi. Alla Facoltà di Economia e Commercio seguì l’istituzione della Facoltà di Giurisprudenza (R.D. 8.7.1938), della Facoltà di Lettere (1943, conval. G.M.A. 8.11.1945), della Facoltà di Ingegneria (1945, istituita nominalmente già nel 1942), della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali (1946), della Facoltà di Magistero e della Facoltà di Farmacia (1955-1956), della Facoltà di Medicina (1965), della Facoltà di Scienze Politiche (1970). Gli edifici dell’I.A.C.P. ai nnumero civico 2-5, progettati dallo studio Ghira-Polacco, vennero costruiti nel 1926.

L’aspirazione della comunità triestina a dotarsi di istituzioni universitarie è documentata sin dal XVIII secolo, quando lo sviluppo portuale della città indusse l’establishment locale a chiedere alla Casa d’Austria la fondazione di un ateneo, capace di affiancare la fiorente attività mercantile con adeguate infrastrutture formative in ambito giuridico ed economico.

È noto che il governo di Vienna si rifiutò reiteratamente di assecondare tale aspirazione, tanto più quando, con il secolo successivo, l’apertura di una sede universitaria a Trieste finì per rientrare tra le istanze irredentiste della locale comunità italiana. La mancata soluzione della “questione universitaria” non impedì, peraltro, che la città si dotasse d’istituti di alta formazione, ancorché non universitari. È il caso della “Scuola Superiore di Commercio”, creata nel 1877 dal barone Pasquale Revoltella, protagonista della Trieste emporiale ottocentesca e grande mecenate della cultura e dell’arte, al fine di corrispondere alle crescenti esigenze professionali e pratiche nei settori del commercio, della navigazione e delle discipline collegate.

È solo con il passaggio alla sovranità italiana, a seguito del primo conflitto mondiale, che Trieste inizia a sviluppare proprie istituzioni di studi superiori e universitari. In particolare, il regio decreto-legge 7 novembre 1920, numero 1667, trasformava la Scuola, con l’aggiunta di un terzo anno di corso, in “Istituto Superiore di Studi Commerciali”, parificandolo ai consimili istituti italiani e, di fatto, incardinando quella che sarebbe divenuta, di lì a poco, sede universitaria sulle fondamenta della Scuola Superiore voluta da Revoltella.

Aggiunto nel 1921 un quarto anno all’ordinamento degli studi e conseguita l’assimilazione degli istituti superiori alle università, grazie al voto del corpo docente e all’impegno finanziario del Comune di Trieste, che devolveva i fondi raccolti sotto la dominazione austriaca per la realizzazione dell’università, l’Istituto Superiore veniva costituito, con regio decreto 8 agosto 1924, numero 1338, in “Università degli Studi Economici e Commerciali”, comprendente la sola Facoltà di Scienze Economiche e Commerciali. Primo rettore ne fu il giurista Alberto Asquini, titolare della cattedra di diritto commerciale.

Dal 1° dicembre 1930 il rettorato veniva assunto da Manlio Udina, titolare della cattedra di diritto internazionale. Udina si adoperò per il potenziamento dell’Università triestina, giovandosi dell’appoggio del ministro dei Lavori Pubblici dell’epoca, il triestino Cobolli Gigli, e del sostegno del ministro dell’Educazione Nazionale Bottai. Questi, in occasione di una visita all’Università, il 15 maggio 1938, annunziava l’istituzione della nuova Facoltà di Giurisprudenza, ordinata nei due corsi di laurea in giurisprudenza e in scienze politiche: impegno, questo, concretizzatosi con il regio decreto 8 luglio 1938, numero 252, con il quale si disponeva, al contempo, che l’Ateneo, ormai costituito da due facoltà, assumesse la denominazione di ”Regia Università degli Studi”.

Nei decenni successivi, l’Università avrebbe registrato un progressivo sviluppo, con l’insediamento graduale di ulteriori dieci facoltà: Ingegneria (1942), Lettere e Filosofia (1943), Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (1946), Farmacia (1956), Scienze della Formazione (1956), Medicina e Chirurgia (1965), Scienze Politiche (1974),Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (1978), Psicologia (1997) e Architettura (1998).

Tale assetto si è mantenuto in vita sino alla riforma universitaria del 2010 (l. 30 dicembre 2010, numero 240), in attuazione della quale il nuovo Statuto di Ateneo, entrato in vigore nel 2012, ha ridisegnato l’architettura istituzionale dell’Università, decretando, per un verso, la cessazione delle preesistenti facoltà e, per l’altro, l’attribuzione delle funzioni di organizzazione didattica e di gestione dell’attività scientifica ai seguenti dipartimenti: Fisica; Ingegneria e Architettura; Matematica e Geoscienze; Scienze Chimiche e Farmaceutiche; Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche; Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione; Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute; Scienze Politiche e Sociali; Scienze della Vita; Studi Umanistici.

Elenco dei rettori e direttori dal 1877 ad oggi.

 

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza di Donota

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza di Donota (Google Maps)

 

DONOTA (piazza di)

Piazza di Donota: San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via di Donota. C.A.P. 34121.

Denominazione antichissima, attestata almeno dal XIV secolo, di origine non accertata. Certamente Donota indicava, fin dal Medioevo, una delle principali porte della città: Donote Ianua riportano gli Statuti comunali del 1350; successivamente il termine divenne odonimo e come tale si è conservato fino ai nostri giorni.
Interpretazioni ottocentesche vogliono far derivare il termine Donota dal fatto che la porta in questione sarebbe stata l’unica aperta anche di notte; L. de Jenner suppose un’origine dall’antroponimo femminile Donata, poiché una Donata ved. di Cadolo dei Cadoli avrebbe posseduto nella zona beni immobili (a. 1349). Si tratta di etimologie prive di fondamento, come quella proposta dal Pinguentini che, con riferimento a una zona paludosa e ricca di canneti, suppose un’origine dal greco (!) «donakeús» = canneto, canna, termine epico del greco seriore. Gli edifici all’angolo piazza di Donota – via della Piccola Fornace vennero demoliti nell’aprile 1935. Il gruppo di case verso via delle Candele è stato ristrutturato nel 1983-1985 dall’I.A.C.P. per conto del Comune di Trieste.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Alcide De Gasperi

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Alcide De Gasperi (Google Maps)

 

DE GASPERI Alcide (piazzale)

Piazzale Alcide De Gasperi: Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Al termine di viale dell’Ippodromo. C.A.P. numero 1: 34131; rimanenti numeri: 34139.
Così intitolato Delibera del Consiglio Comunale d.d. 22.12.1964 numero 477. Alcide De Gasperi, uomo politico e statista italiano, nato a Pieve Tesino (Trento) nel 1881. Accostatosi alla vita politica nel 1905, entrò nelle file dell’Unione politica popolare di ispirazione cattolica e fu eletto deputato al Parlamento di Vienna ove sostenne l’autonomia trentina. Dopo il I conflitto mondiale si iscrisse al Partito popolare e nel 1921 fu eletto deputato al Parlamento italiano; dopo la marcia su Roma appoggiò dapprima il governo fascista per passare in seguito all’opposizione. Alla fine del 1926, dopo la secessione parlamentare dell’Aventino, visse ricercato dalla polizia a Milano e a Roma; mentre era in viaggio alla volta di Trieste venne arrestato, processato e giudicato colpevole di espatrio clandestino. Scontati sedici mesi di carcere, fu impiegato alla Biblioteca Vaticana e dal 1942-1943 riorganizzò il Partito popolare con il nome di Democrazia Cristiana, della quale fu rappresentante nel Comitato di Liberazione Nazionale. Fu Presidente del consiglio dal 10.12.1945 al 17.8.1953, legando il proprio nome agli anni della ricostruzione politica ed economica. Morì a Sella di Valsugana nel 1954.
Al numero civico 1 di piazzale De Gasperi si trova il comprensorio della Fiera Campionaria Internazionale di Trieste, su terreni già occupati dal campo sportivo dell’Unione Sportiva Triestina. Gli impianti, costruiti nel 1949-1950, vennero inaugurati il 27 agosto 1950; l’edificio riservato agli uffici di amministrazione è opera dell’architetto U. Nordio (1950). Si trova al numero civico 4, invece, l’ingresso principale dell’Ippodromo detto di Montebello, costruito nel 1890 su progetto dell’architetto Ruggero Berlam su fondi appartenuti alla principessa Teresa della Torre-Hohenlohe; l’impianto venne inaugurato con la disputa del «Premio Trieste» il 4.9.1892. Inutilizzato durante il primo conflitto mondiale, venne solennemente riaperto il 22.5.1922 alla presenza dei sovrani mentre verso il 1933 fu acquistato a rate dal Comune di Trieste che nel 1938 ne concesse la gestione all’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. All’interno si trovano le iscrizioni: «ANTONIO DE VOLPI / NELL’IPPODROMO CHE FU SUO PENSIERO / LA SOCIETÀ DELLE CORSE / 1912 /»; «GIUSEPPE ROSSI DA CRESPANO / EDUCATORE MIRABILE DI CAVALLI / AGONISTA VITTORIOSO / QUI MORTO IN CAMPO AL DI VIII GIUGNO MCMX / QUI RICORDATO PER VOTO DELLA SOCIETÀ DELLE CORSE / » « L’IMMENSO GIUBILO DI TRIESTE / IL XXI MAGGIO MCMXXII / ACCLAMAVA IL RE NOSTRO / VITTORIO EMANUELE III / NELL ‘ IPPODROMO SOLENNEMENTE RIAPERTO / DOPO IN NEMBO DI GUERRE / AL SOLE AL TRICOLORE / DE LA VITA NUOVA / D .

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Antonio De Berti

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Antonio De Berti (Google Maps)

 

DE BERTI Antonio (piazzale)

Piazzale Antonio De Berti: Valmaura-Borgo San Sergio. A destra di via R. Batagely. C.A.P. 34148.
Ricorda dal 9.7.1962 (Delibera del Consiglio Comunale numero 370) Antonio De Berti, nato a Pago in Dalmazia nel 1889; studiò al ginnasio di Trieste e fin da giovane fu attratto dagli ideali mazziniani e irredentistici. Fu iscritto alla Democrazia Sociale Italiana e nel 1908 venne arrestato mentre partecipava al congresso giovanile regionale di quel partito e fu condannato a qualche mese di reclusione (1909). Nel 1911 intervenne a Capodistria al congresso del Fascio Giovanile Istriano e nel 1912, trasferitosi a Pola, divenne segretario del Circolo Sportivo «Edera» fondando pure, assieme a A. Pesante e a R. Rinaldi, il periodico La Fiamma. Giornalista di valore, difensore dell’identità italiana dell’Istria, ammiratore e diffusore del pensiero crociano, De Berti si avvicinò alla socialdemocrazia. Richiamato alle armi nel 1914 nelle file dell’esercito austriaco, dopo avere tentato inutilmente la fuga in Italia venne internato nel campo di concentramento di Mittergraben dal quale fuggì nel 1917 nascondendosi in Istria e organizzando un servizio clandestino di informazioni per l’Esercito italiano. Concluso il primo conflitto mondiale si laureò in giurisprudenza e fu collaboratore dell’amm. U. Cagni a Pola, ove fondò il quotidiano L ‘Azione. Nel 1921 fu eletto deputato del Blocco Nazionale e operò in Parlamento manifestando opposizione al comunismo e al fascismo; dopo la marcia su Roma (1922), sospese le pubblicazioni de L ‘Azione, esercitò l’avvocatura e presentò le dimissioni dalla carica di deputato, però non accettate; dal 1943 aderì al socialismo riformista e fu Commissario prefettizio a Pola. Arrestato dai tedeschi nel dicembre 1944, venne rilasciato nel marzo 1945 e si trasferì a Trieste ove partecipò attivamente ai programmi del Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo il 1945 fu a Roma presidente del Comitato per l’assistenza ai profughi e venne nominato membro della Consulta Nazionale e delegato italiano alla Conferenza della pace a Parigi e a Londra. Nel 1946 partecipò ai lavori della Commissione alleata per la regolazione dei confini e diresse il quotidiano La ricostruzione; successivamente ottenne la nomina a Capo di gabinetto alla Vicepresidenza del Consiglio e al Ministero della Marina mercantile e inoltre fu Consigliere di Stato nonché membro del Supremo Tribunale Militare e del Consiglio superiore delle Forze Armate. Morì a Roma il 2 maggio 1952.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Dalmazia

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Dalmazia (Google Maps)

DALMAZIA (piazza)

Piazza Dalmazia: città Nuova-Barriera Nuova. Attigua a piazza G. Oberdanumero C.A.P. numero 1: 34132; numero 2/a: 34122; numero 3: 34133; numero 4: 34134.
Dal 12.6.1925 (Delibera della Giunta Municipale numero 54) si decise di «denominare il nuovo largo formato in seguito alla regolazione della piazza G. Oberdan: piazza Dalmazia», dalla regione balcanica lungo la fascia costiera dell’Adriatico dal 1947 appartenente alla Jugoslavia. La regione, abitata fino a non molto tempo fa nella zona costiera da popolazioni di lingua italiana e nell’interno da una maggioranza serbo-croata, era stata definitivamente romana dal I secolo a.C.; successivamente fece parte dell’impero romano d’Occidente, poi di quello bizantino. Contesa fra la Repubblica di San Marco e il Regno d’Ungheria, venne ceduta a Venezia nel 1409. Dal 1814, dopo la parentesi napoleonica, fece parte dell’impero austriaco fino al 1918; con il trattato di Rapallo (1920) Zara e le isole del Quarnaro (tranne Veglia) vennero cedute al Regno d’Italia mentre la Dalmazia venne a far parte del Regno di Jugoslavia. Militarmente occupata dalle truppe italiane (1941), fu riconquistata dagli jugoslavi nel 1943.
Attualmente la Dalmazia (3.985 kmq) è divisa dal punto di vista amministrativo fra Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro; confina a nord con il passo Vrata, a sud con il fiume Boiana, a est con le Alpi Beble e Dinariche. Città principali: Zara, Sebenico, Spalato, Arbe, Pago, Ragusa.

Al numero civico 2 di piazza Dalmazia si trova il palazzo della SAIMA s.p.a., eretto negli anni 1923-1925 dall’imp. Pollak e Ghira; il sito apparteneva, in precedenza, a piazza della Caserma con, al centro, il fontanone pubblico costruito nel 1851 dall’ing. G. Sforzi e demolito nel 1923. Reca il numero civico 1 casa Nussa, poi Di Demetrio, appartenuta dal 1785 al commerciante greco Antonio Nussa; l’edificio venne sopraelevato nella seconda metà dell’Ottocento. Segue al numero civico 3 (palazzo dell’I.numeroA., 1929) casa Fabris (numero civico 4), già sede di un noto caffè cittadino; l’edificio venne costruito dall’architetto F. Giordani nel 1853 per Giovanni Fabris.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Cornelia Romana

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Cornelia Romana (Google Maps)

 

CORNELIA ROMANA (piazza)

Piazza Cornelia Romana: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie G. Stampa, dei Fabbri e dei Capuano. C.A.P. 34124.
Dal 13.2.1903 ricorda la celebre matrona romana Cornelia (IV sec. a.C.), figlia di Scipione l’Africano, moglie di T. Sempronio Gracco e madre dei tribuni Tiberio e Caio Gracco. Al numero civico 1 si trova un edificio progettato dall’ing. L. Miani, con motivi liberty, del 1904-1905.

 

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza San Cipriano

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza San Cipriano (Google Maps)

 

CIPRIANO San (piazza)

Piazza San Cipriano: San Vito-Città Vecchia. Tra via delle Monache e via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza del vicino convento con annessa chiesa dedicata a quel Santo. Il toponimo San Cipriano deriva dalla chiesa omonima eretta nel 1302 e ceduta alle Monache Benedettine nel 1458; la piazzetta è priva di numeri civici.

 

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Cavana

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Cavana (Google Maps)

 

CAVANA (piazza)

Piazza Cavana: San Vito-Città Vecchia. Tra via San Sebastiano e via Cavana. C.A.P. 34121.
Antichissima piazzetta cittadina già al limite delle mura, presso il mare, la cui denominazione riprende, dal Settecento, il toponimo medioevale e il nome della porta già situata verso l’attuale via Cavana, costruita nel 1471 e demolita nel 1778. Piazza Cavana raggiunse le attuali dimensioni nel secondo decennio del nostro secolo; al 1913 risale l’edificio numero civico 1, con motivi neorinascimentali, che ospita al pianterreno l’antica farmacia Serravallo (oggi Al Redentore); venne eretto in parte sul sedime di una più vasta casa settecentesca(già via del Pesce numero 5). All’opposto, verso via San Sebastiano, venne demolita nel 1925 circa una modesta casa dietro alla quale correva la scomparsa androna dell’Angolo.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza della Cattedrale (San Giusto)

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza della Cattedrale (Google Maps)

 

CATTEDRALE (piazza della)

Piazza della Cattedrale: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via Capitolina e di via della Cattedrale. C.A.P. 34121.

 

Denominazione settecentesca suggerita dalla presenza della cattedrale di San Giusto. Come noto, dall’epoca romana esisteva un tempio romano con propileo sullo stesso sito, e del quale rimangono alcune vestigia. Nel V secolo venne eretta sulle sue rovine una basilica dedicata alla Madonna e forse già allora anche a San Giusto; i resti di questa basilica paleocristiana furono esplorati nel 1949. Andata in rovina questa basilica probabilmente durante le invasioni barbariche, venne costruito alla sua destra, nel IX secolo, un sacello dedicato a San Giusto, forse sul sito precedentemente occupato da un sacello paleocristiano. Le strutture del sacello del IX secolo, ora incorporate nella navata destra della cattedrale, vennero consolidate e studiate nel 1932 e nel 1967. A sinistra, invece, sul sedime della basilica paleocristiana del V secolo è accertata la presenza, dall’XI secolo, di una cattedrale romanica dedicata all’Assunta, i cui resti vennero rilevati nel 1967. Nel Trecento questi due edifici sacri, cattedrale e sacello, vennero fusi nella grande cattedrale che tuttora si ammira, restaurata negli anni 1928-1932, con la demolizione di sovrastrutture tarde e prive di rilevante valore artistico e storico. Nella navata sinistra, il mosaico absidale dell’Assunta venne restaurato nel 1950 come da epigrafe ai piedi degli apostoli: «PIETATIS ET SPEI TEMPORIBUS ACERBIS TESTIMONIUM A.D. MCML RENOVATUM»; a quell’epoca risalgono pure la grata e il tabernacolo bronzeo dello scultore M. Mascherini. Vicino è il sepolcro dei vescovi che accoglie le spoglie mortali dell’arcivescovo mons. A. Santin, come da iscrizione sormontata dallo stemma episcopale: «ANTONIO SANTINI ARCHIEPISCOPUS / EPISCOPUS FLUMINENSIS / 1933-1938 / TERGESTINUS ET JUSTINOPOLITANUS / 1938-1975 /
IN CARITATE / ET FORTITUDINE PRAEFUIT / DEFENSOR CIVITATIS / RUBINII IN HISTRIA /
9.12.1895 / TERGESTI / 17.3.1981/».
L’abside maggiore della cattedrale venne ricostruito nel 1932 dall’architetto F. Forlati e decorato a mosaico dal veneziano G. Cadorin con motivi raffiguranti Cristo e la Vergine con i martiri Giusto, Servolo, Eufemia, Sergio, Apollinare e Tecla. Sull’arco della conca absidale è l’iscrizione del 1928: ITALIAE MATRIS GREMIO RECEPTI TERGESTINI OVANTES ANNO XIV». All’ingresso della cattedrale vi è inoltre un’acquasantiera con figura bronzea di San Giusto opera dello scultore Mascherini (1949). Nel 1928-1932 venne pure restaurato il vicino battistero di S. Giovanni, a sinistra del campanile. In piazza della Cattedrale si trova pure, dal 1929, l’Ara della III Armata, costruita in onore del Duca d’Aosta (architetto C. Polli). Poco lontano si trova invece il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale, eretto nel 1935, opera dello scultore Attilio Selva. Sulla facciata del campanile venne murata, nel 1919, una grande lapide recante inciso il testo del Bollettino della Vittoria (3.11.1918) a firma del generale A. Diaz. All’interno della Cattedrale, infine, venne posta nel 1922 sopra la cantoria l’iscrizione: «L’INDUSTRE AMORE PER L’AVITA BASILICA / DEL CAnumeroCO PARR.CO MONS. GIUSTO BUTTIGNONI / E LA MUNIFICENZA DEL GR. UFF. BAR.NE ROSARIO CURRÒ / DONARONO A TRIESTE QUEST’ORGANO / OPERA PRECLARA DI VINCENZO MASCIONI DA CUVIO / 1922 /D.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Carlo Alberto

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Carlo Alberto (Google Maps)

 

CARLO ALBERTO (piazza)

Piazza Carlo Alberto: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Franca, F. Hermet, G. Tagliapietra e V. Locchi. C.A.P. 34123.
Intitolata con Delibera del Podestà del 1.3.1935; si scriveva in quella occasione nella Rivista Mensile della città di Trieste: «costituita con l’area comunale situata nel centro del nuovo quartiere cittadino al Promontorio, una vasta piazza (che viene ornata di piante e fiori), il Podestà deliberò di intitolarla alla Maestà di Re Carlo Alberto il Magnanimo (…). Per effetto di questa deliberazione la via Paolo Tedeschi venne incorporata alla piazza Carlo Alberto» e il nome dello scrittore triestino venne apposto ad altra strada. Fino a quell’epoca i terreni comunali in questione erano destinati alla fiera campionaria.
Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna (Torino 1798-Oporto 1849), dimostrò inizialmente simpatie, poi non confermate, per i liberali milanesi prima del 1821; salito al trono nel 1831, fu sovrano legittimista e assolutista e diede avvio ad alcune riforme politiche e sociali. Nel 1848, a seguito dei moti rivoluzionari, concesse lo Statuto; abdicò nel 1849 a seguito della sconfitta di Novara nella guerra contro l’Austria e gli successe il figlio Vittorio Emanuele II. Ritiratosi in esilio a Oporto (Portogallo), vi morì poco dopo.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Giuseppe Capolino

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Giuseppe Capolino (Google Maps)

 

CAPOLINO Giuseppe (piazzale)

San Giovanni. Laterale sinistra di via A. Levier. C.A.P. 34128.
Allo scultore Giuseppe Capolino venne intitolato questo piazzale Delibera del Consiglio Comunale numero 477 d.d. 22.6.1971. Già tratto di strada per Longera.
Giuseppe Capolino nacque a Trieste il 6 aprile 1827 da genitori veneti e studiò all’Accademia di Venezia dal 1843. Si trasferì poi a Venezia studiando con PietroTenerani e nel 1851 vinse un premio di scultura all’Accademia di San Luca cui seguì, nel 1854, il conferimento della grande medaglia della Congregazione artistica dei Virtuosi al Pantheonumero Ritornato a Trieste verso il 1855, proseguì l’attività professionale autonomamente eseguendo busti, statue allegoriche e monumenti funerari per le maggiori famiglie triestine. Sue opere si trovano al Museo Revoltella e nella necropoli di S. Anna. Ricordiamo i Leoni all’Arsenale del Lloyd (1856), Angelo della Risurrezione (1858, tomba Cassina ora Frandoli, necropoli di S. Anna), Bacco fanciullo in groppa alla pantera (gesso, Civici Musei di Storia ed Arte); il bassorilievo della Tomba Capolino nella necropoli di S. Anna è opera di Bela Brestyansky «a perpetua memoria di Giuseppe Capolino scultore per opere egregie laudatissimo, ingegno incompreso», come si legge nell’epigrafe che ricorda anche i suoi genitori, il commerciante Domenico e la madre Maria Molinaro, entrambi originari «da Cornino nel Veneto», frazione del comune di Forgaria. Un busto in marmo del Capolino raffigurante l’arciduca Ferdinando Massimiliano si trova oggi nell’atrio di palazzo Maurizio, sede della Biblioteca Civica (piazza A. Hortis, 4).
Morì a Trieste, trentunenne, il 22 dicembre 1858.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Luigi Canestrini

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Luigi Canestrini (Google Maps)

 

CANESTRINI Luigi (piazzale)

Piazzale Luigi Canestrini: San Giovanni. All’inizio di via E. Weiss. C.A.P. 34128.
Dal 20.12.1988 questo piazzale del complesso già Ospedale Psichiatrico Provinciale reca il nome del dott. L. Canestrini. Luigi Canestrini nacque a Rovereto nel 1854; studiò nella città natale e poi a Graz, ove si laureò in medicina specializzandosi quindi nella scienza neuropsichiatrica e completando la propria formazione presso la Clinica psichiatrica di Berlino. Trasferitosi a Trieste, lavorò presso l’Ospedale Maggiore del quale divenne Primario nella Divisione psichiatrica. Fu uno dei promotori della costruzione del nuovo ospedale psichiatrico in Guardiella e ne divenne primo direttore, dimostrandosi «uomo tecnicamente preparato e fortemente volitivo» (Donini). Mantenne l’incarico per un ventennio e morì a Trieste il 5 febbraio 1926. In piazzale L. Canestrini si trova l’edificio già sede della direzione dell’ospedale pschiatrico, mentre nelle vicinanze è il busto bronzeo del benefattore Andrea di Sergio Galatti.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Largo Canal Giulio Ascanio

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Largo Canal Giulio Ascanio (Google Maps)

 

CANAL Giulio Ascanio (largo)

Largo Canal Giulio Ascanio: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via San Michele. C.A.P. numero l: 34143; dal numero 2 a fine: 34131.
Dal 9.4.1932 (Delibera del Podestà numero 531) reca il nome del triestino Giulio Ascanio Canal, nato il 9 agosto 1815; frequentò il collegio superiore della marina in Venezia, avviandosi alla carriera militare e avendo per compagno Emilio Bandiera. Imbarcato dapprima come cadetto, venne promosso alfiere di vascello nel 1838 e ottenne il congedo l’anno seguente. Aderì alla società segreta Esperia, fondata dai fratelli A. ed E. Bandiera, che aveva per scopo l’indipendenza nazionale dell’Italia in forma repubblicana e che era collegata con la Giovine Italia e con la Legione Italiana. A seguito della scoperta della società segreta da parte della autorità e in conseguenza della fuga dei fratelli Bandiera, Giulio Ascanio Canal venne arrestato come complice, poiché aveva ospitato a Trieste Emilio Bandiera nel febbraio 1844. Canal fu portato a Venezia per il processo militare contro i Bandiera e si ammalò di tisi nel carcere della città lagunare. Ottenuti gli arresti domiciliare presso la madre dimorante a Venezia, fu riportato poi a Trieste ove morì il 24 gennaio 1845.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Umberto Cagni

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Umberto Cagni (Google Maps)

 

CAGNI Umberto (piazzale)

Piazzale Umberto Cagni: Valmaura-Borgo San Sergio. Alla confluenza delle vie P. Mascagni, Flavia e G. e S. Caboto. C.A.P. 34148.
Delibera del Consiglio Comunale d.d. 6.4.1956 numero 60 venne intitolato a Umberto Cagni, nato ad Asti il 24.2.1863; entrato nella scuola di marina di Napoli nel 1877  e poi in quella di Genova, ebbe nel 1881 il grado di guardiamarina; sottotenente di vascello (1885), partecipò alla prima campagna del Mar Rosso (1887-1889) ricevendo due medaglie di bronzo (al valor civile e al valor militare), e alla seconda campagna del 1892-1894. Nominato nel 1894 ufficiale d’ordinanza del duca Luigi Amedeo degli Abruzzi, prese parte al secondo viaggio di circumnavigazione (1894-1896) e ad altre spedizioni da lui organizzate: monte S. Elia (Alaska, 1897), Mare Artico (1899-1900), campagna geografica del Ruvenzori (1906). Capitano di fregata a scelta eccezionale dal 1902, Cagni venne promosso capitano di vascello (1906) e comandante della corazzata «Napoli» (1907-1911). Partecipò alla guerra di Libia (1911) come comandante della corazzata «Re Umberto» e nel 1912 divenne direttore dell’arsenale di Venezia. Interventista nel primo conflitto mondiale, Cagni fu comandante della 4 a divisione destinata all’appoggio dell’armata operante sul Carso e, per alcuni mesi, fu responsabile della zona costiera da Grado a Monfalcone. Viceammiraglio dal 1916, occupò la città marittima di Pola nel 1918 rendendosi benemerito per la riorganizzazione amministrativa e militare; ebbe la cittadinanza onoraria di Pola (gennaio 1919), di Lussinpiccolo, Lussingrande, Cherso, Ossero e Neresine (luglio 1919). Cavaliere di gran croce col gran cordone della Corona d’Italia, grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia, senatore, ottenne il comando in capo delle forze navali del Mediterraneo (1920-1922) e la presidenza del Consiglio superiore di Marina. In riposo dal 1923, fu ancora presidente del Consorzio Autonomo del porto di Genova (1924-1929) e della commissione d’inchiesta sulla spedizione Nobile. Ammiraglio d’armata dal 1926 e conte di Bu-Meliana (Libia) dal 1929, morì a Genova il 22.4.1932.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza della Borsa

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza della Borsa (Google Maps)

 

BORSA (piazza della)

Piazza della Borsa: San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Tra capo di piazza G. Bartoli e corso Italia. C.A.P. 34121.

Toponimo ottocentesco invalso dopo la costruzione dell’edificio della Borsa al numero civico 14 (architetto A. Mollari, 1800) e sostituito in data 1.7.1939 (Delibera Commissario Prefettizio numero 789) con il nome di Costanzo Ciano (1876-1939), ammiraglio e uomo politico; capeggiò l’impresa navale di Buccari (1918), fu Sottosegretario alla marina mercantile (1922), ministro delle poste (1924), ministro delle comunicazioni e infine presidente della Camera (1934). Con Delibera del Podestà d.d. 10.6.1944 numero 497 venne soppressa la denominazione «piazza Costanzo Ciano» e fu ripristinato il toponimo «piazza della Borsa». Il palazzo neoclassico della Borsa Vecchia, oggi sede della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, è stato sottoposto a lunghi lavori di restauro (1966-1988), tra cui quello delle facciate (1972, architetto V. Frandoli), la ristrutturazione interna (1973-1980, impr. Savino) e il restauro delle decorazioni esterne (1988).
Al numero civico 15 è il Tergesteo opera, secondo i più recenti studi, dell’architetto F. Bruyn (1840) nei cui progetti confluirono quelli di altri architetti. La galleria venne ristrutturata nel 1957 dall’architetto A. Psacaropulo che sostituì la vecchia copertura con una nuova in vetro-cemento armato cui venne aggiunto un cornicione in cemento, decorato nella parte inferiore a forme astratte da C. Sbisà. Al numero civico 4 si trova casa Moreau (f.lli Vogel, 1788) completamente ristrutturata nel 1904 (architetto C. De Nolde) con la sola conservazione dei tre bassorilievi sulla facciata (scultore A. Bosa, ante 1820). Al numero civico 7 è casa Bartoli, edificio liberty dell’architetto M. Fabiani (1905) mentre al numero civico 8 è il palazzo delle Assicurazioni Generali (architetto M. Piacentini, 1939); al numero civico 9 la settecentesca palazzina Romano, già ospitante la libreria F. H. Schimpff e oggi sede del Credito Italiano (dal 1921), ristrutturata nel 1921 dall’architetto G. Polli; al numero civico 11 edificio ottocentesco ristrutturato nel 1985 quale sede della Banca Antoniana di Padova e Trieste. Di fronte alla Borsa Vecchia era la settecentesca fontana del Nettuno (scultore G. Mazzoleni), rimossa nel 1920 e più tardi ricostruita in piazza Venezia (ora ricollocata nella piazza della Borsa). La colonna con la statua dell’imperatore Leopoldo I, prima in linea con la fontana e la Borsa Vecchia, venne spostata di alcuni metri nel 1934; il moderno chiosco per l’attesa delle autocorriere davanti all’edificio delle Assicurazioni Generali è dovuto all’architetto C. Guenzi di Milano (1983).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Silvio Benco

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Silvio Benco (Google Maps)

 

BENCO Silvio (piazza)

Piazza Silvio Benco: San Vito-Città Vecchia. A destra di corso Italia, tra via degli Artisti e via del Monte. C.A.P. numero 1 e numero 4: 34122; rimanenti: 34121.
Già piazzetta Santa Caterina, con Delibera del Podestà d.d. 26.9.1930 numero 4918-V-31130 mutò nome in piazza Guido Reni. Guido Neri (Ancona 1904 – Trieste 1930) studiò all’Istituto Nautico di Ancona, si diplomò in stenografia, poi divenne giornalista e redattore de «Il Popolo di Trieste», che aveva gli uffici al numero 4 di piazzetta S. Caterina. Ferito gravemente nell’attentato contro la sede di quel giornale (10.2.1930), Neri morì dopo due giorni, ventiseienne.
Il 6.7.1946 (Delibera Presidenziale numero 407) venne soppresso il nome di piazza Guido Reni e venne ripristinato il toponimo piazza Santa Caterina. Nel 1959 la piazza assunse il nome di Silvio Benco.
Nato a Trieste nel 1874, Silvio Benco frequentò il ginnasio comunale fino al quinto anno di corso che poi lasciò per dedicarsi al giornalismo onde poter contribuire al sostentamento della famiglia, in difficili condizioni finanziarie. Entrò nella redazione del giornale irredentista «L’Indipendente», collaborò ai periodici «Il Palvese» e «La Fiamma» di Pola. Controllato dalla polizia austriaca per le sue simpatie nei confronti dell’irredentismo, Benco subì perquisizioni e un arresto. Tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Novecento si dedicò all’attività di librettista, scrivendo per il maestro Antonio Smareglia i testi de La Falena (leggenda in 3 atti, Levi, Trieste 1897), di Oceana (commedia fantastica, Ferrari, Venezia 1903) e l’inedito La morte dell’usignolo. Alla vigilia del I conflitto mondiale lasciò «L’Indipendente» per entrare nella redazione de «Il Piccolo»; confinato durante la guerra fece ritorno a Trieste nel 1918, vi fondò la rivista «Umana» e, alla fine di quell’anno, il quotidiano «La Nazione» del quale divenne condirettore. Il 30 ottobre 1918 firmò il manifesto del Fascio Nazionale. Negli anni successivi collaborò ai quotidiani nazionali «II Resto del Carlino», «Il Secolo», «Il Giornale d’Italia» e «La Stampa»; proposto quale membro dell’Accademia d’Italia, venne rifiutato da B. Mussolini perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista, ma venne egualmente insignito del «Gran Premio Mussolini» (1932). Caduto il regime fascista, si ritirò prima a Opicina e poi a Turriaco; negli anni 1945-1949 fu redattore de «La Voce Libera», nel 1947 venne nominato membro corrispondente dell’Accademia dei Lincei e già nel 1946 Presidente onorario della Società di Minerva. In occasione delle pubbliche onoranze a lui decretate nel giugno 1947, ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Trieste. Grande giornalista, critico letterario e musicale di valore, Benco lasciò quasi cinquemila scritti di politica, di storia, letteratura, teatro. Morì a Turriaco il 9.3.1949.
Al numero civico 1 di piazza Benco si trova una lapide posta il 14.6.1928 per iniziativa della Società del Risorgimento e con il concorso del Banco di Roma che ricorda la nascita, in edificio preesistente, di Filippo Zamboni:
«QVI NACQVE / IL XXI OTTOBRE MDCCCXXVI / FILIPPO ZAMBONI / POETA E SOLDATO
/ DELL ‘ INDIPENDENZA D ‘ ITALIA /» .

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Largo Bertolini

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Largo Bertolini (Google Maps)

 

BERTOLINI (largo)

Largo Bertolini: Altipiano Est (Villa Opicina). Alla confluenza delle vie dei Volpi, della Vedetta e Campo Romano. C.A.P. 34016.
Intitolazione errata, poiché il Consiglio Comunale, Delibera del Consiglio Comunale numero 60 d.d. 6.4.1956, intendeva ricordare «uno dei quattro primi boschi comunali sorti per opera del Comitato dell’imboschimento intorno al 1882 in quella zona». Il bosco in questione, che si estende dietro l’Obelisco di Opicina, venne piantato nel 1878 ed è intitolato, come da cippo posto lungo la via Nazionale, al celebre naturalista, medico, matematico e filologo italiano Antonio Bertoloni.
Nato a Sarzana nel 1775, Bertoloni fu algologo di fama, fondò gli Annali di storia naturale e pubblicò la sua opera massima Flora Italica (10 voll.) a partire dal 1833. Fu corrispondente, amico ed estimatore del naturalista Bartolomeo Biasoletto (Dignano 1793-Trieste 1858), che aveva conosciuto intorno al 1830 e che gli aveva dato valido aiuto per l’opera Flora Italica; tanto che Bertoloni gli dedicò un genere di flora, la Biasolettia nodosa. Antonio Bertoloni morì a Bologna nel 1869.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Campo del Belvedere

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Campo del Belvedere (Google Maps)

 

BELVEDERE (campo del)

Campo del Belvedere: Roiano-Gretta-Barcola/Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Udine, all’altezza del numero civico 27. C.A.P. 34135.

Largo ricavato nel 1864 con i lavori di sbancamento del colle per l’allargamento della stazione ferroviaria. Belvedere è attestato fin dal 1695 ad indicare una costruzione situata in posizione panoramica. Nel 1797 il nome venne attribuito alla nuova villa Trapp, con il suo giardino, posta lungo la riva dominante sul mare. Da qui il toponimo venne dato, nell’Ottocento, alla contrada del Belvedere (attuale via Udine) e poi all’attuale largo. Fino al 1919 (Delibera della Giunta Municipale 28.3.1919 numero IX-1 /5-19) la denominazione ufficiale era «campo al Belvedere», che divenne in quella data «campo del belvedere. Al numero civico 5 è casa Ferolli, opera dell’architetto Ruggero Berlam (1899).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Largo Battaglia

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Largo Battaglia (Google Maps)

 

BATTAGLIA Raffaello (largo)

Largo Raffaello Battaglia: Chiadino-Rozzol. Lungo via C. de Marchesetti, dopo via E. Gridelli. C.A.P. 34142.

Con Delibera del Consiglio Comunale del 14.4.1970 numero 245, il nuovo largo venne intitolato allo scienziato e naturalista R. Battaglia. Nato a Trieste nel 1896, all’età di diciannove anni Raffaello Battaglia era assistente volontario all’Istituto di Geologia dell’Università di Padova; nel 1923 ebbe la libera docenza di Paletnologia all’Università di Roma, dal 1929 al 1931 fu docente di Antichità Italiche alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova e successivamente occupò la cattedra di Antropologia nella stessa sede. Dal 1930 per otto anni fu ispettore della Soprintendenza alle Antichità di Padova. Morì a 61 anni, a Padova, nel 1958. L’attività scientifica del Battaglia, studioso di fama internazionale, comprende oltre 180 pubblicazioni su argomenti di antropologia, paletnologia, paleontologia. Nella propria opera ebbe a trattare anche delle regioni orientali d’Italia, studiando il paleolitico nel Veneto e nella Venezia Giulia, le faune fossili delle grotte e le brecce ossifere del Carso. Nei suoi scritti, sempre di notevole livello scientifico e tuttora validi, esaminò anche il problema dei castellieri, argomento cui dedicò uno dei suoi ultimi lavori, nel 1958 (I castellieri della Venezia Giulia in Le Meraviglie del Passato, vol. II, Mondadori, Milano).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Largo della Barriera Vecchia

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Largo della Barriera Vecchia (Google Maps)

 

BARRIERA VECCHIA (largo della)

Largo Barriera Vecchia: Tra via G. Carducci e via A. Oriani. C.A.P. dal numero 1 al numero 7: 34129; dal numero 8 a fine: 34131.
L’attuale largo della Barriera Vecchia, la cui denominazione riprende il già ricordato toponimo sette-ottocentesco, venne concepito con il nuovo piano regolatore della città approvato nel 1934; risultato dalla rettifica di alcune strade e dalla demolizione di edifici ottocenteschi, il nuovo largo cittadino venne inaugurato alla presenza del duca Amedeo d’Aosta il 28 ottobre 1936, dopo che già il precedente 12 settembre era stato denominato “piazza dell’Impero” (a celebrazione dell’impero proclamato il 9.5.1936). La piazza risultò dalla demolizione di un gruppo di case, comprese fra le vecchie vie dell’Arcata e della Barriera Vecchia, tra cui la nota Casa Bizantina (casa Sardotsch) eretta dall’ing. Raffaele Vicentini nel 1875 e sede di un famoso caffè cittadino. Scomparvero pure alcune case situate verso via S. Maurizio e racchiuse tra le vie dell’Arcata, del Sapone e del Solitario. In quegli stessi anni (1936-37) venne parzialmente ristrutturata, per cura dell’Ufficio Tecnico Comunale, la facciata di casa Caccia (numero civico 6); nel 1939 sorse l’edificio oggi al numero civico 4-8. Risalivano al secondo dopoguerra (1951) le strutture della stazione sussidiaria delle autocorriere, già esistenti quasi al centro del largo e demolite nel 1985. Al numero civico 7 erano in origine cinque case erette per la principessa Teresa Hohenlohe (1869); nel 1893 la stessa principessa invitava il Comune a considerare le spese da lei profuse negli anni a miglioramento estetico ed igienico della zona, per suggerire il mutamento del nome della prospiciente via Arcata in piazzetta Hohenlohe o largo Hohenlohe o piazzetta Bizantina: suggerimento che non venne accolto. Le case Hohenlohe vennero demolite nel 1967 per la costruzione della nuova sede dei Grandi Magazzini UPIM (architetto R. Boico). Con Delibera Presidenziale numero 407 d.d. 6.7.1946 il nome di piazza dell’Impero venne mutato in quello di largo della Barriera Vecchia e venne così riesumato il toponimo ottocentesco.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzetta del Barbacan

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzetta del Barbacan (Google Maps)

 

BARBACAN (piazzetta del)

Piazzetta del Barbacan: San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via F. Venezian, presso l’arco di Riccardo. C.A.P. 34121.
Il toponimo è attestato fin dal XIV e dal XV secolo e indica la caratteristica opera di difesa medioevale, cioè una struttura muraria costruita a rinforzo di parti di mura munite di feritoie e quindi più esposte alle offese belliche. Il termine deriva, come quello spagnolo barbacana, dall’arabo b-al-bagàra, «la porta delle vacche» attraverso la quale nelle città medioevali passavano i rifornimenti di viveri e perciò particolarmente protetta da fortificazioni. Il toponimo a Trieste è stato mutuato attraverso il friulaneggiante (tergestino) Barbachian e Barbacianumero Lo stesso toponimo barbacan è attestato anche a Fiume (a. 1448) e a Cherso. L’arco detto «di Riccardo», già porta romana della cinta muraria augustea, venne liberato in parte dagli edifici addossati (lato a sinistra) con gli scavi del 1913, che misero in luce la base del monumento e parte del piano stradale d’epoca romana, notevolmente abbassato rispetto all’attuale. I lavori di sterro vennero diretti dall’ingegnere comunale Pietro Zampieri.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale Antonio Baiamonti

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale Antonio Baiamonti (Google Maps)

 

BAIAMONTI Antonio (piazzale)

Piazzale Antonio Baiamonti: Servola-Chiarbola. All’incrocio tra le vie dell’Istria, A. Baiamonti e F. Salata. C.A.P. 34145.
Piazzale cui fu esteso con Delibera della Giunta Municipale numero 147 d.d. 14.2.1949 il nome già assegnato a una via che vi confluisce.

Antonio Baiamonti (Spalato 1822 – ivi 1891), si laureò in medicina e chirurgia a Padova nel 1849, città che vide il suo primo accostarsi alla vita politica. Rientrato in patria, esercitò per pochi anni la professione medica, che abbandonò nel 1851 per dedicarsi completamente alla politica. Nel 1853 fu incarcerato per breve periodo a causa delle sue idee di matrice mazziniana. Successivamente fondò la «Associazione Dalmatica», divenne deputato alla Dieta Provinciale dalmata e fu eletto deputato al Reichsrat di Vienna nel 1867, incarico che mantenne fino alla morte. Fu Podestà di Spalato per ventidue anni, dal 1860, finchè nel 1882 venne destituito dalla carica a causa della propria politica anticroata. Nel giardino di villa Basevi a San Vito, sede prima della distruzione (1944) del Museo del Risorgimento, era un busto bronzeo (scultore Saltero) del Baiamonti, poggiato su un piedistallo con l’iscrizione: «AL PODESTÀ MIRABILE ANTONIO BAIAMONTI I DALMATI IRREDENTI  MCMXXIII».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazzale dell’Autostrada

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazzale dell'Autostrada (Google Maps)

 

AUTOSTRADA (piazzale dell’)

Piazzale dell’autostrada: San Giacomo. All’inizio di via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Così denominato con Delibera della Giunta Municipale d.d. 14.2.1949 numero 147. «Autostrada» è propriamente la Strada Statale 202, da Chiarbola al casello autostradale del Lisert, realizzata nel 1947-1948 dal Governo Militare Alleato. Detta anche, specialmente nei primi anni, «Tarvisiana», è popolarmente nota come «Camionale», anche nella variante dialettale «Camionabile».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Sant’Antonio Nuovo

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 
Piazza Sant'Antonio Nuovo (Google Maps)

 

Piazza Sant’Antonio Nuovo: Città Nuova-Barriera Nuova. Di fronte alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo. C.A.P. da numero 1 a numero 3: 34132; da numero 4 a fine: 34122.
Il piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Taumaturgo (architetto Pietro Nobile, 1828-1849), sempre così chiamato dalla tradizione popolare, venne ufficializzato con denominazione propria di «piazza S. Antonio» con delibera della Giunta Municipale il 28 marzo 1919 (numero IX-3115-19). A quell’epoca il piazzale copriva un’area pari a circa la metà di quella attuale, estendendosi il Canal Grande fino all’altezza dell’attuale Caffè Stella Polare. La parte terminale del canale venne interrata nel 1934, essendo riempita con i detriti provenienti dalle demolizioni di Cittavecchia. L’ampia piazza così risultante, abbellita dalla fontana ancora esistente, ebbe nuova denominazione di «piazza Umberto I» con Delibera del Podestà d.d. 16.2.1935 numero 233 (Umberto I Re d’Italia, Torino 1844 – Monza 1900). Con Delibera del Podestà d.d. 10.6.1944 numero 498 venne soppressa questa intitolazione che venne sostituita con quella di «piazza S. Antonio Nuovo». In questo modo si rendeva ufficiale una denominazione fino allora popolare della chiesa di S. Antonio Taumaturgo; era infatti detta di S. Antonio Nuovo non tanto per contrapporla alla precedente chiesa con tale intitolazione eretta sullo stesso sedime nel 1769, come alcuni storici hanno ritenuto, quanto piuttosto in contrapposizione alla chiesa della B.V. del Soccorso vulgo S. Antonio Vecchio di piazza Lipsia (poi Hortis). Infatti già nel 1827 l’architetto Pietro Nobile parlava della chiesa di S. Antonio «nuovissimo » che stava per sorgere.
La chiesa, che ha risentito delle incurie del tempo, è stata sottoposta a ripetuti interventi di restauro, specie degli interni (restauro dell’affresco di S. Santi sul catino dell’abside, 1985) e della cupola (1987). È stata ufficialmente intavolata a favore del Comune di Trieste su richiesta del Consiglio Comunale d.d. 30.6.1987. Il nuovo altare marmoreo è opera dell’architetto A. Guacci (consacrato 13.6.1988) mentre la nuova statua di San Sergio che è andata a sostituire sull’attico quella distrutta nel 1976 è stata eseguita su disegno dell’architetto L. Pavan.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
Please follow and like us:

Riva Grumola e Via Ottaviano Augusto

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


Bellissima (e rara) fotografia che ritrae l’area di Sant'Andrea, nel 1908. Post Dino Cafagna

Riva Grumula o Grumola o Grumulla.
Nome ottocentesco di etimo incerto con varie indicazioni da parte degli studiosi:
Ireneo della Croce (1698) – grande mula per la vicinanza dei pascoli.
Pietro Kandler (1862) – groma o gruma dal latino, misura campestre.
Ettore Generini (1884) – grumulus, monticello.
Giovanni Lettich (1979) – grumus, gruma, piccola altura.
Alfieri Seri – Sergio Degli Ivanissevich (1980) – idronimo, indicante un basso fondale con un naturale accumulo di detriti.

Riva Grumola


Inizialmente andava da piazza Giuseppina (p.zza Venezia), poi da riva T. Gulli a via Economo.
La morfologia del terreno era molto diversa da oggi, la sponda era più arretrata il mare arrivava fino alle vie Lazzaretto Vecchio, Economo e lambiva l’inizio della via Hermet.
La riva non aveva argini e formava un arco molto ampio, quasi alla fine si trovava una piccola sacca, che successivamente sarà protetta da due moli, chiamata appunto Sacchetta. 
(Margherita Tauceri)

Please follow and like us:

Trieste – Società Triestina Austria

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 Trieste - Società Triestina Austria - Edificio in via dell'Università n° 4 (ex via Santi Martiri), angolo via Belpoggio. Attualmente ospita il "Circolo Ufficiali italiani"

 Agli inizi del Novecento, la “Lega Patriottica” austriaca aveva intrapreso una campagna di propaganda in tutto l’Impero, al fine di promuovere ideologie ed eroi.
La “Società Triestina Austria” era stata voluta con l’obiettivo di promuovere sentimenti austriaci, a cui si associava il “Sindacato dei lavoratori cattolici” (rivale della politica repubblicana mazziniana), e varie associazioni politiche e culturali filo tedesche.
Tra i sostenitori della Società vi erano italiani, slavi, tedeschi, greci ed ebrei, i maggiori rappresentanti della vecchia élite cosmopolita.
Il progetto dell’edificio venne affidato all’architetto e ingegnere civile Giorgio Zaninovich (Jurij Zaninović), nato a Spalato il 27 aprile 1876 da una famiglia originaria di Lesina. Il padre, Antonio Zaninovich, nel 1874 era stato uno dei marinai della spedizione polare di Julius Payer, Eduard Orel e Carl Weyprecht.
Giorgio Zaninovich, si forma all’Accademia di Vienna sotto la guida di Otto Wagner, dal 1899 al 1902, anno in cui concluse i suoi studi. Nel 1901 aveva già progettato per la città di Zara un salone di rappresentanza con caffè e ristorante, con un’entrata ad arco circolare in stile tipico della Secessione viennese. La costruzione dell’edificio triestino presentò notevoli difficoltà tecniche dovute all’accentuata pendenza sul lato di via Belpoggio. Dai disegni originali (conservati Presso l’Ufficio Tecnico del Comune) e dalla documentazione fotografica anteriore alle modifiche, è possibile ravvisare la somiglianza con il Portale d’ingresso ideato da Joseph Maria Olbrich nel 1901 a Darmstadt per l’edificio del Principe Ernst Ludwig. La realizzazione originale, in via dell’Università, prevedeva l’entrata circolare con un protiro aggettante sorretto da pilastri a guisa di pronao di tempietto, chiuso alla base da transenne decorate con motivi stellati. Nella foto d’epoca, si può notare una polifora ad archi acuti continui, successivamente accorciata con l’eliminazione delle finte finestre.

In qualità di architetto Giorgio Zaninovich realizzerà numerosi edifici Jugendstil a Ljubljana, Vienna, Ragusa, Zara e Varsavia; suoi anche alcuni progetti portuali (entrata monumentale del Porto Vecchio), casa Valdoni in via Commerciale. Fu presidente dell’ordine degli architetti e ingegneri a Trieste nel 1913. Durante la Grande Guerra Zaninovich era tenente dell’Aviazione austro-ungarica; dopo Caporetto venne incaricato dall’Austria della ricostruzione di Gorizia e Gradisca. Alla fine del conflitto, con l’annessione di Trieste all’Italia, si trasferì in Argentina.
Quando gli venne commissionato l’edificio della “Società Triestina Austria” era agli inizi della sua carriera di architetto.

A metà giugno 1907 il principe Federico Carlo II di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingsfürst inaugura ufficialmente il Club, che disponeva di giardino, campo da tennis, sala da ballo, biblioteca, sala giochi, e altre strutture di ristoro. Presidente il cav. Luigi de Tommasini.
Sulle attività della Società non si sa molto; anche le fonti discordano sulle date: certo è che nel giugno 1907 l’edificio era completato e pronto per l’uso.
La fonte più autorevole è rappresentata dall’archivio dell’Imperial Regia Luogotenenza, la massima autorità politico-amministrativa del Litorale Austriaco nella fase successiva al 1850, che comprende, oltre alle due serie più consistenti degli Atti generali e degli Atti presidiali e a varie serie minori facenti capo a uffici o commissioni dalle competenze particolari, una serie di Atti presidiali riservati, corrispondente agli affari di speciale rilevanza politica, che venivano trattati in prima persona dal luogotenente.
La documentazione, giunta all’Archivio di Stato negli anni Venti dall’Austria, dove era stata ricoverata durante la guerra mondiale, presenta notevoli lacune: pochissimo si conserva per la fase precedente il 1858; anche per il periodo successivo intere annate risultano mancanti e tra queste il 1908, 1909, anni in cui la Società Triestina Austria avrebbe dovuto essere particolarmente attiva.
Nei Registri:
“Società Triestina Austria”: costruzione della sede 1905, protocollo N° 7/II;
“Società Triestina Austria”: sovvenzione 1910, protocollo N°24.
Durante il periodo bellico 1914-1918 i locali dellaSocietà vennero utilizzati dalla Croce Rossa Austriaca per il ricovero dei feriti. (g.c.)

Please follow and like us:

Trieste – Società Triestina Austria

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 Trieste - Società Triestina Austria - Edificio in via dell'Università n° 4 (ex via Santi Martiri), angolo via Belpoggio. Attualmente ospita il "Circolo Ufficiali italiani"

 

Agli inizi del Novecento, la “Lega Patriottica” austriaca aveva intrapreso una campagna di propaganda in tutto l’Impero, al fine di promuovere ideologie ed eroi.
La “Società Triestina Austria” era stata voluta con l’obiettivo di promuovere sentimenti austriaci, a cui si associava il “Sindacato dei lavoratori cattolici” (rivale della politica repubblicana mazziniana), e varie associazioni politiche e culturali filo tedesche.
Tra i sostenitori della Società vi erano italiani, slavi, tedeschi, greci ed ebrei, i maggiori rappresentanti della vecchia élite cosmopolita.
Il progetto dell’edificio venne affidato all’architetto e ingegnere civile Giorgio Zaninovich (Jurij Zaninović), nato a Spalato il 27 aprile 1876 da una famiglia originaria di Lesina. Il padre, Antonio Zaninovich, nel 1874 era stato uno dei marinai della spedizione polare di Julius Payer, Eduard Orel e Carl Weyprecht.

Giorgio Zaninovich, si forma all’Accademia di Vienna sotto la guida di Otto Wagner, dal 1899 al 1902, anno in cui concluse i suoi studi. Nel 1901 aveva già progettato per la città di Zara un salone di rappresentanza con caffè e ristorante, con un’entrata ad arco circolare in stile tipico della Secessione viennese. La costruzione dell’edificio triestino presentò notevoli difficoltà tecniche dovute all’accentuata pendenza sul lato di via Belpoggio. Dai disegni originali (conservati Presso l’Ufficio Tecnico del Comune) e dalla documentazione fotografica anteriore alle modifiche, è possibile ravvisare la somiglianza con il Portale d’ingresso ideato da Joseph Maria Olbrich nel 1901 a Darmstadt per l’edificio del Principe Ernst Ludwig. La realizzazione originale, in via dell’Università, prevedeva l’entrata circolare con un protiro aggettante sorretto da pilastri a guisa di pronao di tempietto, chiuso alla base da transenne decorate con motivi stellati. Nella foto d’epoca, si può notare una polifora ad archi acuti continui, successivamente accorciata con l’eliminazione delle finte finestre.

In qualità di architetto Giorgio Zaninovich realizzerà numerosi edifici Jugendstil a Ljubljana, Vienna, Ragusa, Zara e Varsavia; suoi anche alcuni progetti portuali (entrata monumentale del Porto Vecchio), casa Valdoni in via Commerciale. Fu presidente dell’ordine degli architetti e ingegneri a Trieste nel 1913. Durante la Grande Guerra Zaninovich era tenente dell’Aviazione austro-ungarica; dopo Caporetto venne incaricato dall’Austria della ricostruzione di Gorizia e Gradisca. Alla fine del conflitto, con l’annessione di Trieste all’Italia, si trasferì in Argentina.
Quando gli venne commissionato l’edificio della “Società Triestina Austria” era agli inizi della sua carriera di architetto.

A metà giugno 1907 il principe Federico Carlo II di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingsfürst inaugura ufficialmente il Club, che disponeva di giardino, campo da tennis, sala da ballo, biblioteca, sala giochi, e altre strutture di ristoro. Presidente il cav. Luigi de Tommasini.
Sulle attività della Società non si sa molto; anche le fonti discordano sulle date: certo è che nel giugno 1907 l’edificio era completato e pronto per l’uso.
La fonte più autorevole è rappresentata dall’archivio dell’Imperial Regia Luogotenenza, la massima autorità politico-amministrativa del Litorale Austriaco nella fase successiva al 1850, che comprende, oltre alle due serie più consistenti degli Atti generali e degli Atti presidiali e a varie serie minori facenti capo a uffici o commissioni dalle competenze particolari, una serie di Atti presidiali riservati, corrispondente agli affari di speciale rilevanza politica, che venivano trattati in prima persona dal luogotenente.
La documentazione, giunta all’Archivio di Stato negli anni Venti dall’Austria, dove era stata ricoverata durante la guerra mondiale, presenta notevoli lacune: pochissimo si conserva per la fase precedente il 1858; anche per il periodo successivo intere annate risultano mancanti e tra queste il 1908, 1909, anni in cui la Società Triestina Austria avrebbe dovuto essere particolarmente attiva.
Nei Registri:
“Società Triestina Austria”: costruzione della sede 1905, protocollo N° 7/II;
“Società Triestina Austria”: sovvenzione 1910, protocollo N°24.
Durante il periodo bellico 1914-1918 i locali dellaSocietà vennero utilizzati dalla Croce Rossa Austriaca per il ricovero dei feriti. (g.c.)

Please follow and like us:

Trieste – Società Triestina Austria

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 Trieste - Società Triestina Austria - Edificio in via dell'Università n° 4 (ex via Santi Martiri), angolo via Belpoggio. Attualmente ospita il "Circolo Ufficiali italiani"

 Agli inizi del Novecento, la “Lega Patriottica” austriaca aveva intrapreso una campagna di propaganda in tutto l’Impero, al fine di promuovere ideologie ed eroi.
La “Società Triestina Austria” era stata voluta con l’obiettivo di promuovere sentimenti austriaci, a cui si associava il “Sindacato dei lavoratori cattolici” (rivale della politica repubblicana mazziniana), e varie associazioni politiche e culturali filo tedesche.
Tra i sostenitori della Società vi erano italiani, slavi, tedeschi, greci ed ebrei, i maggiori rappresentanti della vecchia élite cosmopolita.
Il progetto dell’edificio venne affidato all’architetto e ingegnere civile Giorgio Zaninovich (Jurij Zaninović), nato a Spalato il 27 aprile 1876 da una famiglia originaria di Lesina. Il padre, Antonio Zaninovich, nel 1874 era stato uno dei marinai della spedizione polare di Julius Payer, Eduard Orel e Carl Weyprecht.

Giorgio Zaninovich, si forma all’Accademia di Vienna sotto la guida di Otto Wagner, dal 1899 al 1902, anno in cui concluse i suoi studi. Nel 1901 aveva già progettato per la città di Zara un salone di rappresentanza con caffè e ristorante, con un’entrata ad arco circolare in stile tipico della Secessione viennese. La costruzione dell’edificio triestino presentò notevoli difficoltà tecniche dovute all’accentuata pendenza sul lato di via Belpoggio. Dai disegni originali (conservati Presso l’Ufficio Tecnico del Comune) e dalla documentazione fotografica anteriore alle modifiche, è possibile ravvisare la somiglianza con il Portale d’ingresso ideato da Joseph Maria Olbrich nel 1901 a Darmstadt per l’edificio del Principe Ernst Ludwig. La realizzazione originale, in via dell’Università, prevedeva l’entrata circolare con un protiro aggettante sorretto da pilastri a guisa di pronao di tempietto, chiuso alla base da transenne decorate con motivi stellati. Nella foto d’epoca, si può notare una polifora ad archi acuti continui, successivamente accorciata con l’eliminazione delle finte finestre.

In qualità di architetto Giorgio Zaninovich realizzerà numerosi edifici Jugendstil a Ljubljana, Vienna, Ragusa, Zara e Varsavia; suoi anche alcuni progetti portuali (entrata monumentale del Porto Vecchio), casa Valdoni in via Commerciale. Fu presidente dell’ordine degli architetti e ingegneri a Trieste nel 1913. Durante la Grande Guerra Zaninovich era tenente dell’Aviazione austro-ungarica; dopo Caporetto venne incaricato dall’Austria della ricostruzione di Gorizia e Gradisca. Alla fine del conflitto, con l’annessione di Trieste all’Italia, si trasferì in Argentina.
Quando gli venne commissionato l’edificio della “Società Triestina Austria” era agli inizi della sua carriera di architetto.

A metà giugno 1907 il principe Federico Carlo II di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingsfürst inaugura ufficialmente il Club, che disponeva di giardino, campo da tennis, sala da ballo, biblioteca, sala giochi, e altre strutture di ristoro. Presidente il cav. Luigi de Tommasini.
Sulle attività della Società non si sa molto; anche le fonti discordano sulle date: certo è che nel giugno 1907 l’edificio era completato e pronto per l’uso.
La fonte più autorevole è rappresentata dall’archivio dell’Imperial Regia Luogotenenza, la massima autorità politico-amministrativa del Litorale Austriaco nella fase successiva al 1850, che comprende, oltre alle due serie più consistenti degli Atti generali e degli Atti presidiali e a varie serie minori facenti capo a uffici o commissioni dalle competenze particolari, una serie di Atti presidiali riservati, corrispondente agli affari di speciale rilevanza politica, che venivano trattati in prima persona dal luogotenente.
La documentazione, giunta all’Archivio di Stato negli anni Venti dall’Austria, dove era stata ricoverata durante la guerra mondiale, presenta notevoli lacune: pochissimo si conserva per la fase precedente il 1858; anche per il periodo successivo intere annate risultano mancanti e tra queste il 1908, 1909, anni in cui la Società Triestina Austria avrebbe dovuto essere particolarmente attiva.
Nei Registri:
“Società Triestina Austria”: costruzione della sede 1905, protocollo N° 7/II;
“Società Triestina Austria”: sovvenzione 1910, protocollo N°24.
Durante il periodo bellico 1914-1918 i locali dellaSocietà vennero utilizzati dalla Croce Rossa Austriaca per il ricovero dei feriti. (g.c.)

Please follow and like us: