Trieste: Piazza Unità d’Italia. Palazzo Modello.

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Trieste: Piazza Unità d’Italia.
Palazzo Modello: Nel XIX secolo l’antica Piazza Grande di derivazione veneziana cedette il posto, in nome delle nuove esigenze direzionali, all’evoluzione di una città commerciale in continua espansione, offuscando con una totale ristrutturazione degli spazi urbani il ricordo del predominio patrizio. Sul fondo della cappella civica di S.Pietro, voluta dall’esule ghibellino Pietro Onorati, sorse nel 1871 e su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni, la nuova espressione dell’intraprendenza triestina: Palazzo Modello. L’originaria chiesetta, sede dei dibattimenti di giustizia civile in epoca medievale, andò in rovina fino a quando non si decise di affiancarle, in occasione della fine della peste nel 1602, la cappella di S. Rocco. Demolita la prima nel 1822, la seconda sopravvisse fino al 1869 quando la Compagnia delle Assicurazioni Generali si offrì di erigere in sua vece uno stabile più dignitoso ubicando la chiesa in loco più idoneo. La proposta venne però rifiutata e nel 1870 il Comune mise in vendita il fondo al miglior offerente. Alla fine, il palazzo fu costruito su commissione del Comune, su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni tra il 1870 e il 1873.
La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)
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Palazzo Modello: Nel XIX secolo l’antica Piazza Grande di derivazione veneziana cedette il posto, in nome delle nuove esigenze direzionali, all’evoluzione di una città commerciale in continua espansione, offuscando con una totale ristrutturazione degli spazi urbani il ricordo del predominio patrizio. Sul fondo della cappella civica di S.Pietro, voluta dall’esule ghibellino Pietro Onorati, sorse nel 1871 e su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni, la nuova espressione dell’intraprendenza triestina: Palazzo Modello. L’originaria chiesetta, sede dei dibattimenti di giustizia civile in epoca medievale, andò in rovina fino a quando non si decise di affiancarle, in occasione della fine della peste nel 1602, la cappella di S. Rocco. Demolita la prima nel 1822, la seconda sopravvisse fino al 1869 quando la Compagnia delle Assicurazioni Generali si offrì di erigere in sua vece uno stabile più dignitoso ubicando la chiesa in loco più idoneo. La proposta venne però rifiutata e nel 1870 il Comune mise in vendita il fondo al miglior offerente. Alla fine, il palazzo fu costruito su commissione del Comune, su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni tra il 1870 e il 1873.
La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)
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La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)
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La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)
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La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)
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