Trieste – Piazza Silvio Benco

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Piazza Silvio Benco (Google Maps)

 

BENCO Silvio (piazza)

Piazza Silvio Benco: San Vito-Città Vecchia. A destra di corso Italia, tra via degli Artisti e via del Monte. C.A.P. numero 1 e numero 4: 34122; rimanenti: 34121.
Già piazzetta Santa Caterina, con Delibera del Podestà d.d. 26.9.1930 numero 4918-V-31130 mutò nome in piazza Guido Reni. Guido Neri (Ancona 1904 – Trieste 1930) studiò all’Istituto Nautico di Ancona, si diplomò in stenografia, poi divenne giornalista e redattore de «Il Popolo di Trieste», che aveva gli uffici al numero 4 di piazzetta S. Caterina. Ferito gravemente nell’attentato contro la sede di quel giornale (10.2.1930), Neri morì dopo due giorni, ventiseienne.
Il 6.7.1946 (Delibera Presidenziale numero 407) venne soppresso il nome di piazza Guido Reni e venne ripristinato il toponimo piazza Santa Caterina. Nel 1959 la piazza assunse il nome di Silvio Benco.
Nato a Trieste nel 1874, Silvio Benco frequentò il ginnasio comunale fino al quinto anno di corso che poi lasciò per dedicarsi al giornalismo onde poter contribuire al sostentamento della famiglia, in difficili condizioni finanziarie. Entrò nella redazione del giornale irredentista «L’Indipendente», collaborò ai periodici «Il Palvese» e «La Fiamma» di Pola. Controllato dalla polizia austriaca per le sue simpatie nei confronti dell’irredentismo, Benco subì perquisizioni e un arresto. Tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Novecento si dedicò all’attività di librettista, scrivendo per il maestro Antonio Smareglia i testi de La Falena (leggenda in 3 atti, Levi, Trieste 1897), di Oceana (commedia fantastica, Ferrari, Venezia 1903) e l’inedito La morte dell’usignolo. Alla vigilia del I conflitto mondiale lasciò «L’Indipendente» per entrare nella redazione de «Il Piccolo»; confinato durante la guerra fece ritorno a Trieste nel 1918, vi fondò la rivista «Umana» e, alla fine di quell’anno, il quotidiano «La Nazione» del quale divenne condirettore. Il 30 ottobre 1918 firmò il manifesto del Fascio Nazionale. Negli anni successivi collaborò ai quotidiani nazionali «II Resto del Carlino», «Il Secolo», «Il Giornale d’Italia» e «La Stampa»; proposto quale membro dell’Accademia d’Italia, venne rifiutato da B. Mussolini perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista, ma venne egualmente insignito del «Gran Premio Mussolini» (1932). Caduto il regime fascista, si ritirò prima a Opicina e poi a Turriaco; negli anni 1945-1949 fu redattore de «La Voce Libera», nel 1947 venne nominato membro corrispondente dell’Accademia dei Lincei e già nel 1946 Presidente onorario della Società di Minerva. In occasione delle pubbliche onoranze a lui decretate nel giugno 1947, ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Trieste. Grande giornalista, critico letterario e musicale di valore, Benco lasciò quasi cinquemila scritti di politica, di storia, letteratura, teatro. Morì a Turriaco il 9.3.1949.
Al numero civico 1 di piazza Benco si trova una lapide posta il 14.6.1928 per iniziativa della Società del Risorgimento e con il concorso del Banco di Roma che ricorda la nascita, in edificio preesistente, di Filippo Zamboni:
«QVI NACQVE / IL XXI OTTOBRE MDCCCXXVI / FILIPPO ZAMBONI / POETA E SOLDATO
/ DELL ‘ INDIPENDENZA D ‘ ITALIA /» .

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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