Trieste – Piazza Nicolò Tommaseo

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Piazza Nicolò Tommaseo (Google Maps)

 

TOMMASEO Nicolò (piazza)

Piazza Nicolò Tommaseo: San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Tra riva III novembre e via del Canal Piccolo. C.A.P. 34121.

Già piazza dei Negozianti, venne ribattezzata «piazza N. Tommaseo» con delibera Del. Mun. d.d. 17.10.1902. Nicolò (recte Niccolò) Tommaseo nacque a Sebenico in Dalmazia nel 1802; studiò a Padova e, dopo essere ritornato in un primo momento nella città natale, visse a Rovereto e poi a Milano. Letterato e filologo impegnato pure nella letteratura politica, Tommaseo mantenne sempre stretti i legami con la terra d’origine e con l’ambiente letterario e politico non solo dalmata ma anche istriano e triestino. Partecipò alle discussioni sulla poetica e sulla lingua, fu amico ed estimatore di Manzoni (da ricordare l’opera Colloqui col Manzoni, 1855) e, stabilitosi infine a Firenze, collaborò con l’Antologia di Vieusseux legandosi all’ambiente letterario che faceva riferimento a Capponi. Dal 1833 al 1839, causa problemi politici, visse in Francia finché nel 1839 gli fu concesso il soggiorno a Venezia. A questo periodo risalgono alcune sue importanti opere di impegno civile e letterario, quali il romanzo Fede e bellezza (1840), le Confessioni (1836, poi inserite nel volume di Poesie del 1872) e l’opera Dell’Italia, inizialmente pubblicata con i titoli fittizi di Opuscoli inediti di fra Girolamo Savonarola (1835) e Canti toscani, corsi, greci, illirici (1841). Durante i moti rivoluzionari del 1848-1849 ebbe parte non secondaria nella vita politica di Venezia (sulle cui vicende scrisse anche un’opera dal titolo Venezia negli anni 1848-1849) e, sconfitta la repubblica, visse in esilio a Corfù, ove lavorò agli scritti politici Rome et le monde (1851, contro il potere temporale dei Papi) e Supplizio d’un italiano a Corfù (1855, contro la pena di morte). Stabilitosi poi a Torino, vi rimase fino al 1859 anno del trasferimento definitivo a Firenze. Tra le sue opere di carattere letterario e filologico vanno ricordati il commento alla Divina Commedia, il Dizionario della lingua italiana, pubblicato a partire dal 1858 e il Dizionario dei sinonimi (entrambi con la collaborazione di B. Bellini). Quanto alle sue relazioni con Trieste, intense come si è accennato, merita particolare attenzione il volume Intorno a cose dalmatiche e triestine. Scritti di Niccolò Tommaseo (Lloyd Austriaco, Trieste 1847), contenente precise osservazioni critiche di ammirazione per numerose iniziative culturali nella città (La Favilla, Società Triestina di Belle Arti, libri pubblicati ecc.) e con acclusa l’esortazione A ‘ triestini. Invito di N. Tommaseo, in favore della Dalmazia oppressa dalla crisi economica: «alla città che, abitata da genti di stirpe diversa, promette essere tra più nazioni anello prezioso di fiducia e d’intelligenza; alla città che soccorse alle miserie dell’Irlanda lontana, e colse parecchie opportunità di seguire gli esempi generosi d’altre città italiane, anzi talvolta di superarli o precorrerli; alla città ove soggiornano in fratellevole ospitalità uomini noti all’Italia, e a me cari; con fiducia mi volgo, chiedendo un alleviamento alle necessità che aggravano in questa calamitosa annata il povero popolo di Sebenico mia patria». Niccolò Tommaseo morì a Firenze nel 1874. Al n. civ. 4 di piazza N. Tommaseo si trova l’antico caffè Tommaseo (restauratonel 1986); sulla facciata dell’edificio è apposta una lapide con l’iscrizione: «DA QUESTO CAFFÈ TOMMASEO / NEL 1848 / CENTRO DEL MOVIMENTO NAZIONALE / SI DIFFUSE / LA FIAMMA DEGLI ENTUSIASMI / PER LA LIBERTÀ ITALIANA / ».
L’ampio caseggiato ottocentesco compreso tra piazza Tommaseo, via dell’Arsenale, piazza Verdi (case Voinovich) è stato restaurato nel 1981 su progetto degli arch. Celii e Tognon. Infine prospetta la piazza la facciata postica del palazzo della Borsa Vecchia.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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