Trieste – Portale d’ingresso della villa di via dei Navali 23

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Portale d'ingresso da cui si accedeva alla bella villa che ospitava il Consolato Austriaco in via dei Navali 23 prima della costruzione del moderno condominio.
Post e Foto di Walter Coderin




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Trieste – Via del Pesce, ottobre 1983

Via del Pesce, ottobre 1983.
Foto Giorgio Giorgetti.
PESCE, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via A. Boccardi a piazza Cavana. 
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dal fatto che nelle vicinanze si svolgeva il mercato del pesce.
Al n. civ.2-4 si trova casa Fontana (1828, arch. P. Nobile), che accolse nella seconda metà del secolo scorso la sede della Società di Minerva e del Circolo Artistico, nonché, al pianoterra, l'antica farmacia Serravallo oggi esistente
nell'edificio tardo-ottocentesco che si trova dall'altro lato della strada. Al pianoterra di casa Fontana ebbe pure sede la libreria C.U. Trani.
L'edificio già al n. civ.5 di via del Pesce, che occupava parte dell'area dell'attuale piazza Cavana, venne demolito negli ultimi anni del XIX secolo.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via dei Rettori, anni Ottanta

Via dei Rettori, angolo chiesa Madonna del Rosario, anni Ottanta.
Foto Giorgio Giorgetti

(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via Capitelli, aprile 1987

Via Capitelli, aprile 1987. Foto Giorgio Giorgetti.
CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. 
Fin dal Settecento noto, con riferimento a questa strada, il toponimo via dei capitelli, dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente anche
in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro secolo,
in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del 1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta
topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale interruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Sporcavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appartenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti.
Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione .QVID.RETRIBVAM.DOMINO..
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolaritù architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca irredentista. Venne acquistata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide co l'iscrizione: .HABEBITIS.MULTA.BONA. SI.TIMUERITIS.DEUM.1723..
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente .16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 .), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa .AD.T.DEI.GLORIAM. 1657.), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione
. NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS . del 1651).
Dei capitelli che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo all'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli è stata individuata quale punto centrale del nuovo
piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982

Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982. Foto Giorgetti.
San Giovanni BOSCO, via, San Giacomo. Da passeggio S. Andrea a via Ponziana. 
Già via dei Lavoratori (dal 1901) per la vicinanza di questa via a diverse officine, ebbe nuova denominazione via Don Giovanni Bosco con Del. Pod. n. 262 d.d. 24.2.1934, completata allorchè Don Bosco venne proclamato Santo.
Giovanni Bosco nacque a Becchi nel 1815; ordinato sacerdote nel 184, aprì l'Oratorio di Valdocco (1846) per l'assistenza dei ragazzi poveri, fondò la congregazione dei salesiani e la congregazione delle figlie di Maria Ausiliatrice per l'assistenza e la formazione spirituale delle ragazze del popolo;
nel 1875-1876 fond. anche la Pia Unione dei Cooperatori. Dedicatosi alla cura delle missioni, mandò un gruppo di missionari in Patagonia nel 1875; autore di numerose opere di carattere popolare e divulgativo, pubblicò Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù (1887) in cui presentata parte del suo pensiero di educatore. Morì a Torino nel 1888, venne beatificato nel 1929 e canonizzato nel 1934.
Le casette operaie in via dei Lavoratori, oggi via S. Giovanni Bosco, al n. tav. 66 vennero costruite nel 1898 (arch. G.B. Finetti e M. Mosco) per l'Istituto di Assicurazioni per gli infortuni nel lavoro; demolite nel 1983, al loro posto sono sorti moderni caseggiati dell'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via del Seminario, maggio 1989

Via del Seminario, maggio 1989 Foto Giorgio Giorgetti.
SEMINARIO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via Donota a via delle Monache. 
Denominazione sette-ottocentesca che, come avverte Tribel (1884), «serve a ricordare che nell'anno 1713 il conte Mania della Torre erigeva in questo sito un seminario per quei giovani che si applicavano allo studio della lingua latina. [...] Aperto li 4 novembre 1713, era diretto dai Gesuiti, e con essi soppresso nell'anno 1773. I rispettivi beni furono venduti nel 1777, e dagli interessi del ricavato capitale si formò il Fondo degli stipendi per studenti triestini.
Dopo la soppressione vi si collocarono le scuole ginnasiali, nel 1781 le scuole normali tedesche; più tardi, nell'anno 1836, servì di ospedale sussidiario, poi caserma di Polizia. Acquistato dal Comune li 20 agosto 1851 [...] il Magistrato vi spese molta cura e danaro a ristaurare l'edifizio nel quale attualmente
sono collocate le civiche scuole popolari di città vecchia». A lato di via del Seminario, nel tratto iniziale, sono state rinvenute in tempi recenti strutture antiche nel corso di alcuni scavi che hanno evidenziato una serie di blocchi di arenaria; «dalla base dei blocchi si dipartivano una serie di falde di scarico ricche di materiali romani del I-II sec.; esse si adagiavano in una depressione che, in base ad analisi sedimentologiche, presenta tracce di ristagno d'acqua. [...] L'interpretazione suggerita da queste emergenze archeologiche, collocabili tutte in età romana, è che nei grossi blocchi sia da riconoscere la parte basale delle mura, già supposta in via Rota, mentre nello strato di ghiaia e malta sarebbe da vedersi quanto resta dell'antico tracciato stradale» (Maselli Scotti).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986

Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986. Foto Giorgio Giorgetti.
Da piazza Venezia a via Economo. 
Toponimo ottocentesco, originariamente indicante l'intera strada che conduceva al lazzaretto di San Carlo, detto «vecchio» dopo la costruzione di quello «nuovo» presso Roiano (1769), e che oggi è apposto al solo tratto compreso tra piazza Venezia e via Giovanni e Demetrio Economo.
Con Del. Pod. d.d. 28.6.1940 il nome «via del Lazzaretto Vecchio» venne mutato in quello di «via Corsica»; l'originaria denominazione venne ripristinata con Dei. Presid. d.d. 6. 7. 1946 n. 407.
Lungo via del Lazzaretto Vecchio, una delle principali strade del cosiddetto «borgo giuseppino» e ricordata anche dal poeta triestino U. Saba nella poesia Tre vie (una piccola lapide con incisi quei versi è stata posta al principio della strada), sorgono interessanti edifici neoclassici, oggi attentamente
studiati; vanno segnalate brevemente le case ai nn. civ. 2-4
(1832, arch. D. Corti), n. 5 (1834, arch. G.B. de Puppi, con modifiche nella decorazione esterna dell'arch. C. Coretti, 1868), n. civ. 7 (1835, arch. G.B. de Puppi, ristr. 1980), n. civ. 9 e n. civ. 11 (case Sartorio, rispettivamente del 1837, arch. G. Degasperi e del 1838, arch. N. Pertsch, con modifiche nella decorazione esterna del 1868, arch. G. Berlam e ristrutturazioni del 1963 e del 1987), n. civ. 8 (1838, arch. D. Corti, ristr. 1885- 1886, arch. D. Righetti), n. civ. 10 (1840, arch. D. Corti, ristr. 1952), n. civ. 12 (1841, arch. G.B. de Puppi), n. 18 (casa Dubbane, 1827, arch. B. Zucca, ristr. 1873 arch. A. Rietti), n. civ. 22 (1837, arch. G. Righetti, modifiche nelle decorazioni 1868 arch. G. Sforzi e 1869 arch. F. Tureck) e n. civ. 24, edificio che accolse dal 1848 al 1874 la famiglia reale dei Borbone di Spagna (ramo carlista) esule a Trieste (1836, arch. G. Degasperi). 
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Trieste – Via Settefontane, ottobre 1981

Via Settefontane, ottobre 1981.
Foto Giorgio Giorgetti.
SETTEFONTANE, via delle, Barriera Vecchia. Da largo G. Sidney Sonnino a viale dell'Ippodromo. 
Denominazione entrata nell'odonomastica ufficiale nell'Ottocento, che ricorda il torrentello tributario del torrente del Farneto. Il toponimo è attestato
fin dal XIII sec. (cfr. a. 1222, contrada «de se fontanis») ed è documentato nei secoli successivi nelle forme variamente alternate Sefontanis o Sexfontanis e Septefontanis (attestato dall'a. 1301); ignota è la causa di tale alternanza. Fontana indicava, in questo caso, la sorgente; gli studiosi degli ultimi due secoli hanno discusso se le sorgenti fossero sei o sette, però senza risultati soddisfacenti. Troppo vaga l'ipotesi di Generini
(1884), cioè «che il nome di sette fontane non sia invalso che per corruzione volgare di sex fontanis», né persuase l'ipotesi di Marini (che i documenti dimostrano inesatta) secondo il quale «nel Settecento il dialetto veneto che subentrò a quello friulano interpretò "sis" equivalente a 'sette'».
In via delle Settefontane (angolo via G. Padovan) si trova la villa neoclassica sede del ricreatorio «G. Padovan». Sulla facciata è posta l'iscrizione: «QUI NACQUE / ADDÌ XXVII AGOSTO MDCCCXXXVI I GIGLIO PADOVAN I NEL DIALETTO DEL SUO POPOLO I NOBILE POETA I». Si trovava in via delle Settefontane una casa in stile neoclassico eretta su progetto dell'arch. M. Pertsch, demolita nel 1981.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




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Trieste – Via San Sergio, dicembre 1985

Via San Sergio, dicembre 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.

SERGIO San, via, Barriera Vecchia. Da via della Madonnina a via del Bosco.
Denominazione ottocentesca; secondo Generini (1884), «li 14 agosto 1442 erasi dato principio alla fabbrica di una chiesetta dedicata a S. Sergio che sembra due anni dopo fosse stata portata a compimento. Dovea esser situata verosimilmente nelle adiacenze della Madonnina, sotto il castello, e il nome della via attuale le fu dato appunto in memoria di quella antica chiesetta. Essa esisteva ancor nel 1494, però se ne ignora la fine. Nel 1642 parlavasi ancora di certi terreni ad essa spettanti, che stavano per alienarsi».
Al nome di San Sergio, tradizionalmente considerato patrono di Trieste, è legata l’alabarda, simbolo e arma della città di Trieste. Osserva Mirabella Roberti: «C’è una leggenda che la dice appartenente a S. Sergio (con Bacco, soldato e forse ufficiale del pretorio imperiale), martire in Siria all’alba del IV sec. Sergio sarebbe stato per qualche tempo a Trieste e l’alabarda, caduta sul Foro della città, avrebbe annunciato ai compagni di fede il suo martirio. Sta di fatto che S. Sergio è considerato, con Servolo e Giusto, patrono di Trieste negli Statuti […] e che l’alabarda compare come simbolo della città […i nei denari del vescovo Volrico o Ulrico de Portis (1237-1253)». 
Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.


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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




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Trieste – Via Pindemonte, giugno 1985.

Via Pindemonte, giugno 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.
Pindemonte Ippolito, via. 
Da via F. Crispi a rotonda del Boschetto.

Denominazione ottocentesca, che ricorda il poeta Ippolito Pindemonte, nato a Verona nel 1753, ivi morto nel 1828. Autore delle Poesie campestri, che gli valsero l'ammirazione di U. Foscolo (che a lui dedicò I sepolcri) e che preludono al Romanticismo, Pindemonte acquistò fama soprattutto con la traduzione dell'Odissea (1805-1812) e della sua produzione poetica venne ricordata spesso la poesia Melanconia, ninfa gentile. Scrisse la tragedia Arminio e altre opere, tra le quali si ricordano le Epistole, i Sermoni, e Gibilterra salvata.
Ippolito Pindemonte fu tra coloro che non accettarono l'invito di Domenico Rossetti a collaborare (1827-1828) al suo Programma per un volgarizzamento delle Egloghe e delle Epistole del Petrarca.
Al n. civ. 11 di via I. Pindemonte si trova la scuola media statale M. Codermatz.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




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Trieste – Via dei Rettori, ottobre 1983

Via dei Rettori, ottobre 1983. Foto Giorgio Giorgetti.

Seconda laterale sinistra di via Malcanton.
Già via di Piazza Vecchia, questa strada venne ribattezzata nel 1901 via dei Rettori.
La denominazione ricorda la massima carica nell'amministrazione del Comune di Trieste fino al XVIII secolo. I Giudici e Rettori erano tre individui, eletti dal Consiglio maggiore della città, cui spettavano determinati poteri da esercitarsi collegialmente. Potevano convocare i Consigli cittadini (maggiore e minore) per l'elezione di magistrati e per la discussione di importanti materie e in generale erano competenti per l'intera attività amministrativa del Comune; rappresentavano il Comune nei rapporti con il sovrano e con le autorità che da questi dipendevano e dopo la scadenza del loro mandato andavano a ricoprire per quattro mesi la carica di Provisori alla Sanità. I Giudici e Rettori rimanevano in carica per quattro mesi. Al n. civ. 1 di via dei Rettori si trova palazzo Marenzi, interessante esempio di architettura civile triestina del XVII secolo, dimora patrizia di una antica famiglia cittadina.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna)

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




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Trieste – Via delle Ombrelle, settembre 1983

Trieste – Via delle Ombrelle, settembre 1983. Foto Giorgio Giorgetti
OMBRELLE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via delle Beccherie. 
Denominazione sette-ottocentesca, che sostituì quella precedente di contrada dei Civrani, dal nome di una antica famiglia triestina (così Tribel, 1884). L'attuale odonimo venne suggerito dall'attività di certo Giacomo Malgarini da Brescia, fabbricatore o riparatore di ombrelli nel XVIII secolo. Non è inutile ricordare che ombrella (ombrela) è forma regionale (comune all'ambiente veneto e lombardo) per l'italiano ombrello e derivata dal latino tardo umbrella = «piccola ombra».
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.

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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.






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Trieste – Via del Fico (Cavana), da via delle Mura. Anni Ottanta

Via del Fico (Cavana), da via delle Mura. Anni Ottanta. Foto Giorgio Giorgetti.


Via del Fico – Toponimo che, come per altre simili denominazioni stradali di Cittavecchia, invalse nell’uso popolare tra Sette e Ottocento. È dovuto al fatto che nei pressi anticamente cresceva un fico. (Antonio Trampus)
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Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 – 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini – a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all’amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d’emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume “Borgo Franceschino”: Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume “Borgo Giuseppino”: Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell’orologio; nel volume “Muggia”: La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera “Veloce”, rovesciata nel golfo da una tromba d’aria il 26 luglio 1878; nel volume “San Giacomo”: Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell’Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume “Cittavecchia”, con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all’angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l’edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell’Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell’ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte “POISSONERIE Fruits de Mer” (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell’antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant’Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo – vecchie cartoline, foto storiche di Trieste… 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all’interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

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TRIESTE – Androna dell’Olio, giugno 1985

Androna dell’Olio, giugno 1985. Foto Giorgio Giorgetti

_________
San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via
dei Cavazzeni. 
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dalla presenza di un torchio oleario che — riferisce A. Tribel (1884) — «affittavasi in fondo all’androna, nel magazzino della casa N. 195 del cav. Antonello. de Francolsberg». Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

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Trieste – Via del Monte, settembre 1982.

Via del Monte, settembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti




MONTE, via del, San Vito-Città Vecchia. Da piazza S. Benco a via Capitolina. Denominazione entrata nella toponomastica ufficiale del XIX secolo, ma attestata come toponimo in tempi più antichi, con riferimento al monte (colle) della Fornace, nome originario del colle di San Giusto. In questa strada, ricordata con affetto da Umberto Saba in una delle sue liriche (Le tre vie), si trovavano dal XVIII secolo alcuni cimiteri acattolici, tra i quali quello della comunità ebraica e quello della comunità evangelica, il cui ingresso (murato) si pu. ancora notare, salendo, sul lato sinistro. Ricordava Cratey (1808) a proposito della contrada del Monte: Nella Piazza detta della Fornase ossia Fornace ha il principio la Contrada del Monte, la quale conduce dietro il nostro Castello, che propriamente locato sopra un Monte, e perciò ella viene denominata del Monte. In questa Contrada trovansi l’Ospitale degli Ebrei […] ed i Cimiterj della Confessione Elvetica e del Militare stati eretti nel 1784, non che quello della stessa Nazione Ebrea.. All’inizio della strada, a destra, si trova oggi il nuovo edificio della Scuola israelitica, eretto nel 1929-1930 su progetto dell’ing. Fabio Eppinigi. Più avanti, sempre sul lato destro, un gruppo di case ancora in corso di ristrutturazione su progetto (1986) degli arch. Celli e Tognon.

Bibl.: Antonio TrampusVie e Piazze di Trieste Moderna, Ed. Italo Svevo, 1989.

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Interno di via Economo, novembre 1982

 

Via Giovanni e Demetrio Economo, San Vito-Città Vecchia.
Da via del Lazzaretto Vecchio a via di Campo Marzio.
Già tratto di via del Lazzaretto Vecchio, ebbe nuova denominazione nel 1879, per ricordare i fratelli Economo proprietari di uno stabilimento a vapore nelle vicinanze e istitutori di una fondazione per sussidi ad operai indigenti. Demetrio A. Economo, nato a Salonicco, fu primo assessore della Comunità Greco-Orientale nel 1865 e nel 1866 e negli anni 1869-1870 ne fu il governatore. Morì a Parigi il 9 agosto 1878. Con testamento d.d. 9.3.1877 lasciò 20.000 fiorini all’Istituto dei Poveri e 40.000 fiorini al Comune di Trieste per la costituenda fondazione Economo. In vita, inoltre, contribuì finanziariamente per la premiazione annuale ad Atene di traduzioni in lingua greca di opere
classiche e per la premiazione di studenti di musica all’Odeon della città ellenica. Giovanni A. Economo barone di San Serff, fratello del precedente, nacque a Salonicco il 20 marzo 1834 e morì a Trieste il 26 aprile 1921; fu uno dei promotori del futuro porto industriale con la costituzione, nel 1905, dell’Associazione per i fondi di Zaule.
Casa Economo, costruita dall’ing. C. Vallon nel 1879, si trova ai nn. civ. 14-16. (A. Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.)

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Trieste – Riva del Mandracchio

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Post di Dino Cafagna

Stampa (insolita) della Piazza Grande, 1850 ca.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Trieste – Riva del Mandracchio

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Post di Elisabetta Marcovich

 

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

 

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Post di Elisabetta Marcovich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Elisabetta Marcovich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Giorgio Catania

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri, foto collezione Sergio Sergas

 

Il tram con rimorchi estivo e le tende svolazzanti passa per piazza Unità.
In primo piano un vaporetto, potrebbe trattarsi del Vettor Pisani (1919). Per curiosità aggiungo che sulla linea tradizionale le corse erano sette od otto al giorno in andata e ritorno, con toccata ad Ancarano, San Nicolò Bagni (o Lido di San Nicolò), Ospizio Marino, Lazzaretto-San Bartolomeo.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri – Foto collezione Sergio Sergas

Lungo la riva davanti a piazza Grande, gente che cammina veloce, chiacchiera, lavora o aspetta in modo indolente che passi il tempo.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

 

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri – Foto collezione Sergio Sergas

Incredibile quante persone si vedano sul vaporetto proveniente da Capodistria e quante altre siano in attesa di salire.
Nel 1910 il movimento dei vaporini (io preferisco vaporetti) nel porto di Trieste era così intenso, che essi dovevano attendere prima di attraccare per sbarcare i passeggeri. Ciò provocava malumori e proteste, tanto che l’autorità portuale decise di destinare quale sito di approdo, sia alla società Capodistriana che ad altri piccoli armatori, il molo dei pescatori in Sacchetta, scomodo e lontano dall’approdo tradizionale davanti alla Piazza Grande. Vi furono vari interventi e ricorsi anche da parte dei podestà delle cittadine istriane interessate, finché venne assegnata alla società Capodistriana la radice sinistra del Molo della Sanità. Nel 1912 entrava in linea il “Tergeste”, la prima “nave bianca” della Società (gli altri vaporini avevano, per lo più, lo scafo dipinto di nero). Questa ripresa nella foto potrebbe essere”l’Egida” il più piccolo mezzo della società.


La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Trieste: via Francesco Bonazza

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Google Maps

BONAZZA Francesco, via

San Giacomo. Prima laterale sinistra di via Rio Corgnoleto. C.A.P. 34149.
Risale alla Del. Cons. n. 1727 d.d. 20.7.1966 l’intitolazione della strada a Francesco Bonazza, nato probabilmente a Venezia nel 1695 c. da Giovanni, scultore rinomato. Scarse e non verificate sono le notizie biografiche ed artistiche su Francesco Bonazza, che avrebbe iniziato la propria attività come incisore di cammei e che viene menzionato come scultore nel 1729, anno in cui fu pagato per due statue di San Marco per il ponte nuovo della Giudecca. Nel 1730 c. eseguì l’altorilievo l’Angelo che appare in sogno a Giuseppe (cappella del Rosario, chiesa SS. Giovanni e Paolo in Venezia), nel 1730 fu autore di alcune decorazioni per la facciata della chiesa dei Gesuiti. Operò anche a Padova dopo il 1748 con le Quattro virtù cardinali, a Valloncello (Udine) con un S. Michele Arcangelo e Tobiolo e l’angelo per la parrocchiale, e a Treviso con la Visitazione (considerata la sua opera migliore) e due Angeli per il tempietto della villa Pastega-Manera in Villorba.
Membro dell’Accademia di Venezia dal 1756, morì in quella stessa città nel 1770.
Alcune statue di Francesco Bonazza, firmate con le iniziali «F.B.F.» (Francesco Bonazza fecit), già esistenti presso la villa dei Gradenigo sul «Terragio», furono trasportate a Trieste nei primi anni dell’Ottocento per decorare il giardino di villa Sartorio in strada per Fiume. Le statue erano: l’Abbondanza, Adone, Pudicizia, e Guerriero, oltre a quattro cavalli marmorei posti tuttora davanti alla gloriette. Del Bonazza erano ancora una Pomona, un Fauno e alcuni Amorini, tutti esistenti nel ricordato giardino.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bonaparte

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BONAPARTE, via

San Vito-Città Vecchia. Da largo Papa Giovanni XXIII a viale III armata. C.A.P. 34123.

Con delibera del 29.1.1926 la via Necker assunse il nome di via Bonaparte, a ricordo del soggiorno in Trieste di Girolamo Napoleone Bonaparte. La precedente intitolazione di via Necker ricordava uno dei proprietari della settecentesca villa Cassis (oggi al n. civ. 2 di via dell’Università), Alfonso Teodoro Necker (Ginevra 1791-Satigny 1849), nipote del ministro di Luigi XVI, titolare a Trieste di una ditta commerciale, console svizzero in questa città dal 1822 fino al 1838, anno del suo rimpatrio.
Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone, nacque ad Aiaccio il 15.11.1784. Re di Westfalia dal 1807, fuggì in Austria dopo l’abdicazione di Napoleone (1814) e si rifugiò a Trieste fino al 1815. Ritornò in questa città nel 1819 prendendo in affitto palazzina Romano (oggi demolita) già in via A. Diaz; nel 1820 acquistò villa Cassis, ove risiedette fino al 1823, data del trasferimento a Roma e della cessione della villa al Necker. Morì nel 1860.

Nella palazzina Romano nacque suo figlio Napoleone Carlo (24.8.1814) e nella villa già Cassis nacquero Letizia Matilde (27.5.1820) e Napoleone Giuseppe (9.9.1822).

Napoleone Giuseppe detto il principe Girolamo («Plon Plon»), nacque infatti a Trieste il 9.9.1822; trascorse l’infanzia a Roma e sposò nel 1859, a seguito delle trattative di Cavour, la principessa Clotilde di Savoia. Di sentimenti amichevoli verso l’Italia e favorevoli alla politica antiaustriaca, morì a Roma nel 1891. Nel 1927 la Società Nazionale per la storia del Risorgimento fece apporre sul lato di villa Necker prospiciente via Bonaparte (n. civ. 1) l’iscrizione tuttora esistente: «IN QVESTA DIMORA I NACQVE I ADDI IX SETTEMBRE MDCCCXXII / IL PRINCIPE NAPOLEONE I DEL NOSTRO RISORGIMENTO I E DEI DESTINI DI QUESTA TERRA I COSTANTE GENEROSO FAVTORE I IL COMITATO PER LA VENEZIA GIVLIA E LA DALMAZIA I DELLA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO I XVII MARZO MCMXXVII /D.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bonafata

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BONAFATA, via

Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di viale Miramare, seconda dopo il cimitero di Barcola. C.A.P. 34136.
Toponimo che divenne il nome di questa strada il 13.2.1903, su proposta di Jacopo Cavalli, «a ricordo di un antico casolare notato anzi in antico bonafad». Si tratta di toponimo derivante da antroponimo trecentesco; al 28.2.1327 risale il testamento di Bonafata («Domina Bonafata») vedova di Giusto de Leo, che lascia tra l’altro al proprio nipote parte di una vigna in Gretta; risale al 27.9.1346 il testamento di Bonafede («Domina Bonafe») moglie di Pertoldo Burlo.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Vittorio Bolaffio

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BOLAFFIO Vittorio, via

Chiadino-Rozzol. Terza laterale destra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Il Consiglio Comunale di Trieste stabilì, con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, di intitolare al pittore Vittorio Bolaffio una strada cittadina nel rione di Chiadino.
Nato a Gorizia il 3.6.1883, Bolaffio iniziò gli studi di pittura a Trieste che continuò a Firenze con Giovanni Fattori. Portatosi a Parigi, frequentò Amedeo Modigliani e Paul Cèzanne dalle cui opere fu in parte influenzato.
Tornò a Trieste (dove aveva già esposto nel 1906 alla «Permanente del Circolo Artistico») nel 1910, per allontanarsene due anni dopo, alla volta all’Estremo Oriente e dell’India, imbarcato come fuochista. Arruolato nell’esercito austriaco durante il I conflitto mondiale, Bolaffio espose saltuariamente a Trieste, a Padova e a Gorizia. Uomo schivo, modesto e dal temperamento un po’ bizzarro, Vittorio Bolaffio fu pittore apprezzato in vita ma l’interesse per la sua opera crebbe dopo la morte, avvenuta a Trieste il 26.12.1931, quando ebbe pure l’apprezzamento di De Pisis e di Montale. Nel 1932 il Comune di Trieste organizzò una retrospettiva e gli conferì una medaglia d’oro alla memoria.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Arrigo Boito

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BOITO Arrigo, via

Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale sinistra di via B. Benussi. C.A.P. 34148.
Arrigo Boito, al quale la strada venne intitolata nel 1956 (Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956), musicista e scrittore italiano, nacque a Padova nel 1842; studiò al Conservatorio di Milano (1853-1862). Nel 1862 scrisse il testo per l’Inno delle Nazioni di G. Verdi, per il quale nutrì grande ammirazione e del quale fu collaboratore. Considerato uno degli ultimi esponenti del romanticismo, fece parte della scapigliatura milanese; la sua prima opera teatrale, il Mefistofele, andò in scena alla Scala di Milano il 5.3.1868 ed ebbe esito infelice ma, rifatta, ebbe grande successo al teatro Comunale di Bologna il 4.10.1875. Seguì il Nerone che venne accolto con grande favore da parte del pubblico e della critica. Fu il librettista della Gioconda di A. Ponchielli e dell’Otello e del Falstaff di G. Verdi mentre tradusse dal tedesco il libretto di Tristano e Isotta di R. Wagner. Arrigo Boito fu autore, nel 1877, dell’ «inno-marcia» dell’Associazione Triestina di Ginnastica, poi Società Ginnastica Triestina e su di lui Alberto Boccardi pubblicò un’operetta, Arrigo Boito, noterelle a matita di Nino Nix (Appolonio, Trieste 1877).
Morì a Milano il 10.6.1918.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Alberto Bois de Chesne

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BOIS DE CHESNE Alberto, via

Chiadino-Rozzol. Da via E. Pospichal a via G. Kugy. C.A.P. 34142.
Ad Alberto Bois de Chesne, «botanico e mecenate», il Comune di Trieste intitolò questa strada cittadina con Del. Cons. n. 475 d.d. 22.12.1964.
Nato a Trieste nel 1871 da famiglia originaria della Svizzera, Bois de Chesne, compiuti gli studi al Politecnico di Vienna con specializzazione in scienze forestali, continuò l’attività del padre che commerciava in legname.
Studioso di scienze naturali e di botanica in particolare, creò un orto botanico in Val Trenta e costituì una ricca collezione naturalistica corredata da un’attenta documentazione grafica e fotografica, materiale che poi donò al Civico Museo di Storia Naturale di Trieste. Amico dello scrittore J. Kugy, che fu suo ospite nell’orto botanico in Val Trenta (battezzato «Juliana» e perduto durante il II conflitto mondiale), Bois de Chesne fu autore di articoli scientifici in età giovanile e di alcune conferenze pubblicate sugli atti del «Deutscher und Oesterreichischer Alpenverein», sezione del Litorale. Pubblicò inoltre un articolo Juliana in Angewandte Pflanzensoziologie, Atti dell’Istituto di Fitosociologia della Carinzia (1951).
Morì a Trieste nel 1953

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Luigi Boccherini

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BOCCHERINI Luigi, via

Valmaura-Borgo San Sergio. Seconda laterale destra di via P. Metastasio.
Luigi Boccherini, al quale la strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, musicista e compositore, nacque a Lucca nel 1743; allievo del violoncellista D.F. Vannucci, studiò a Roma dove tenne il suo primo concerto all’età di tredici anni. Nel 1761 divenne primo violoncellista alla cappella di Lucca e iniziò in quel periodo l’attività di compositore. Cresciuta la sua fama oltre i confini nazionali, fu nominato nel 1769 compositore e virtuoso dell’infante Luigi di Spagna e si stabilì a Madrid, ove visse fino alla morte (1805). Concertista di fama, compositore fecondo considerato di livello pari a Haydn e Mozart (che trassero dalle sue opere parecchi spunti), Boccherini compose, tra l’altro, sinfonie, concerti e brani per complessi d’archi, trii, quartetti e quintetti con viole e violoncelli.
Scrisse la Messa, lo Stabat Mater (1801), la Cantata di Natale e i Canti Sacri per quattro voci con orchestra; ridotta fu invece la sua produzione operistica e teatrale, della quale si ricordano La Clementina (1778) e il Ballet espanol (1774); benché scomparsa a seguito di interventi edilizi recenti, la strada sopravvive nominalmente nello stradario ufficiale.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : Scala Ruggero Bonghi

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BONGHI Ruggero, scala

Chiadino-Rozzol. Da via P. Revoltella a via dell’Eremo. C.A.P. 34139. La nuova scalinata costruita negli anni Venti per dare accesso ai caseggiati dell’I.C.A.M. reca dal 3.12.1927 (Del. Pod. N. 24/27-VII-31/27) il nome di Ruggero Bonghi, uomo politico e letterato. Nato a Napoli nel 1826, fu studioso di letteratura classica (a quindici anni aveva tradotto il Filebo di Platone) e partecipò alla vita politica dopo il 1846, inviando poi una petizione a Ferdinando II per ottenere la costituzione. Dopo un soggiorno a Firenze che vide la sua collaborazione a Il Nazionale, si trasferì a Torino e a Milano dove entrò in amicizia con A. Manzoni e con i patrioti lombardi. Dopo la liberazione della Lombardia dall’Austria ebbe la cattedra di filosofia all’Università di Pavia. Tornato a Napoli nel 1860, partecipò alla vita politica della propria città fondando il Nazionale e fu eletto deputato. Politico e studioso di alto ingegno, Bonghi fu direttore a Milano della Perseveranza, collaboratore del Politecnico e della Nuova Antologia, presidente della Società Nazionale Dante Alighieri; membro della commissione presieduta da A. Manzoni per l’esame di provvedimenti e metodi per il miglioramento della lingua italiana, Bonghi fu relatore del disegno di legge delle guarentigie (1871) e ministro dell’istruzione dal 1874 al 1876. Introdusse le cattedre universitarie di letterature neolatine, impose l’obbligo della dissertazione scritta di laurea. Esponente politico della destra, rivendicò nei suoi scritti l’italianità della Venezia Giulia, dichiarando, nella prefazione al volume di P. Fambri La Venezia Giulia. Studii politico-militari (Venezia 1880), che v’ha, sulla frontiera orientale del Regno, oltre il confine attuale di esso, una terra che parte della regione Italica, e che, se si aggiungesse allo Stato italiano, gli darebbe modo di difendersi quando fosse offeso, senza abbandonare all’inimico nessuna parte del proprio territorio.. Tra le opere di R. Bonghi: Cavour (1860), I partiti politici (1868), la Storia della finanza italiana dal 1864 al 1868 (1868) e Il congresso di Berlino (1878). Morì a Torre del Greco nel 1895.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Eugenio Boegan

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BOEGAN Eugenio, via

San Giovanni. Da strada di Guardiella a via Timignano. C.A.P. 34126.
Ad Eugenio Boegan questa strada venne intitolata con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956. Nato a Trieste nel 1875, giovanissimo si appassionò alla vita alpinistica ed escursionistica fondando, nel 1890, il Club Alpino dei Sette allo scopo di promuovere il turismo, l’alpinismo e l’esplorazione delle grotte. Iscritto alla Società Alpina delle Giulie, risultò vincitore di un concorso bandito nel 1898 dalla Società Geografica Italiana con uno studio sulla grotta di Trebiciano. Volontario durante il primo conflitto mondiale nelle file dell’esercito italiano, venne nominato nel 1921 Cavaliere del Regno d’Italia. Impiegato alla società «Aurisina», poi all’Ufficio Idrotecnico Comunale e infine al servizio acquedotti dell’Azienda Comunale Elettricità Gas Acqua e Tramvie di Trieste, fu presidente della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie dal 1904 per trentacinque anni. Pubblicò oltre 140 interventi scientifici in italiano, inglese e francese, tra i quali le sue opere principali, Duemila Grotte (in collaborazione con L.V. Bertarelli) (T.C.I., Milano 1926) e Il Timavo, studio sull’idrografia carsica subaerea e sotterranea (Stabilimento Tipografico Nazionale, Trieste 1938), opera che gli valse un premio dell’Accademia d’Italia. Lasciò inedita una Storia della speleologia e, in abbozzo, la Bibliografia speleologica mondiale. Promotore dell’Istituto Italiano di Speleologia, fu direttore della rivista Le Grotte d’Italia (1927-1939). Morì il 18.11.1939.
La sua attività scientifica, da alcune parti criticata perché giudicata di non rigorosa impostazione scientifica, poi ritenuta superata dai tempi e dall’evoluzione delle conoscenze scientifiche, è stata oggetto di riconsiderazione in tempi recenti, documentata dalla ristampa dell’opera Duemila Grotte (1986).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Giovanni Boccaccio

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BOCCACCIO Giovanni, via

Città Nuova-Barriera Nuova/Roiano-Gretta-Barcola. Da scala al Belvedere a via S. Somma. C.A.P. 34135.
«Dalla ripartizione, approvata nel 1899, della realità n. tav. 373 di Scorcola ora città al principio della via di Miramar» — spiega la relazione comunale del 1903 — «risultò la necessità di costruire, a spese dei proprietari dei livelli stabiliti», la strada cui fu attribuito con delibera Del. Mun. d.d. 13.1.1902 n. 83523 il nome di Giovanni Boccaccio. Nato a Parigi da padre toscano nel 1313 ma trasferito poco dopo con la famiglia a Firenze, Boccaccio venne avviato alla professione del mercante in Napoli. Dedicatosi agli studi, frequentò la corte di re Roberto d’Angiò e, tornato a Firenze nel 1340, partecipò alla vita pubblica della città e fu latore di ambasciate presso i papi Innocenzo IV e Urbano V ad Avignone e poi a Roma.
Amico di Petrarca, fu suo ospite per breve periodo a Venezia; morì a Certaldo nel 1375. Boccaccio scrisse opere in volgare e in latino: tra quelle del primo gruppo si ricordano il Filocolo (romanzo in prosa in sette libri), il Filostrato (poemetto in ottave), Fiammetta (breve romanzo in prosa), il Ninfale fiesolano (poema in ottave) e l’opera sua maggiore, il Decameròn, raccolta di cento novelle composta tra il 1349 ed il 1351. Tra le opere in lingua latina: De casibus virorum illustrium (serie di ritratti biografici in nove libri), De genealogis deorum gentilium (enciclopedia mitologica in quindici libri) e De montibus, silvis, fontibus, fluminibus, stagnis seu paludibus, de nominibus maris (dizionario geografico).
Rapporti diretti o indiretti tra Boccaccio e Trieste non esistettero, se si esclude la tradizione incontrollabile secondo la quale il convento di S. Francesco di Trieste, fondato nel 1229 da S. Antonio di Padova, avrebbe posseduto nella propria biblioteca un esemplare della Divina commedia con annotazioni autografe di Giovanni Boccaccio.
L’opera del Boccaccio, invece, fu studiata da notevoli letterati e umanisti triestini; anzitutto da Domenico Rossetti (1774-1842), petrarchista di valore, il quale diede alle stampe (Marenigh, Trieste 1828) il volume Petrarca, Giulio Celso e Boccaccio, illustrazione bibliologica del De viris illustribus di Petrarca, del De vita et rebus gestis C. J. Caesaris di Giulio Celso e de Della vita e dei costumi del signor Francesco Petrarca da Fiorenza di G. Boccaccio; opera che valse al Rossetti l’approvazione di V. Monti e di A. Mustoxidi, ricordati nella premessa.
L’opera maggiore di Attilio Hortis (1850-1926), che gli procurò l’ammirazione del mondo accademico internazionale, è quella intitolata Studj sulle opere latine del Boccaccio (Dase, Trieste 1879), volume di quasi mille pagine, giudicato da V. Branca, massimo studioso moderno del Boccaccio, «messaggio fondamentale ancora utilizzatissimo e utilissimo».
Lungo via G. Boccaccio, aperta al sorgere del nostro secolo, sorsero edifici prevalentemente ispirati allo stile liberty, come le case n. civ. 1 (ing. M. Sonz, 1903-1904), n. civ. 5 (ing. A. Wagner, 1902-1903), n. civ. 10 (ing. A. Bachschmid, 1905), n. civ. 13 (ing. A. Bradaschia, 1902-1903), n. civ. 31 (ing. A. Bachschmid, 1909-1911).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Bernardino Bison

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BISON Giuseppe Bernardino, via

Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via A. Camaur. C.A.P. 34136.
Risale alla Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 l’intitolazione della strada al pittore Giuseppe Bernardino Bison (Bisson), nato a Palmanova nel 1762 e trasferitosi bambino a Brescia e quindi a Venezia. In questa città continuò gli studi di pittura, già iniziati a Brescia, con Antonio Maria Zanetti; poi si iscrisse all’Accademia di pittura, avendo per maestri C. Cedini e A. Mauro (1779-1789). Lavorò dapprima come scenografo a Venezia (grazie all’aiuto dell’amico G. Selva), a Treviso, a Trieste e a Gorizia per i rispettivi teatri. Fu, per lavoro, a Ferrara (1787), nel Trevigiano (1791), a Treviso (1793), a Zara (1807) e infine a Trieste. In questa città operò per molti anni già dal 1800 (decorazioni di palazzo Carciotti); eseguì pure le decorazioni pittoriche della Borsa Vecchia (1805-1806) e della chiesa di S.M. Maggiore. Affreschista e pittore di vedute e di ritratti, Bison è legato alla tradizione dell’ambiente veneto e del quale raccoglie gli elementi migliori, vivendo in pieno neoclassicismo e pure attento alle istanze più progressiste. Considerato un epigono del Settecento, di Bison si è notato che «l’apparente disponibilità eclettica è spesso riscattata dall’inesauribile fantasia, dall’immediatezza espressiva, dalla franchezza del ‘tocco’ brioso, dalla trasparenza prodigiosa della tinteggiatura delle predilette tempere. La emulazione dei maestri del passato non lo irretì, in ogni modo, al punto da lasciarlo
sprovvisto di sensibilità moderna».
Trasferitosi a Milano nel 1831 (o 1833), lavorò intensamente e partecipò a molte esposizioni dell’Accademia di Brera. Morì in miseria, a Milano, il 24.8.1844.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via dei Bidischini

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BIDISCHINI (via dei)

Cologna-Scorcola. Dalla strada nuova per Opicina a via della Bellavista. C.A.P. 34016.


Il nome, attribuito con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956, intese ricordare, secondo la motivazione ufficiale, «uno dei quattro primi boschi comunali sorti per opera del Comitato del Rimboschimento intorno al 1882 in quella zona». Il bosco Burgstaller-Bidischini, in realtà, venne creato dalla Commissione d’Imboschimento del Carso nel 1881 su terreni donati da quella famiglia sull’altura dell’Obelisco di Opicina (altura denominata già durante la I guerra mondiale «Poggioreale del Carso»), presso il serbatoio dell’acqua. Colà si trova, atterrato, un cippo che ricorda il nome del bosco, l’anno di piantagione (1881) e l’anno di intitolazione alla famiglia triestina (1907). La famiglia nobile dei Bidischini, a Trieste nel XVIII secolo con Antonio qm. Domenico (Cormons 1723-Trieste post 1783), si estinse all’inizio del nostro secolo; era loro proprietà la cappella di San Floriano a Banne. Il ricordato Antonio Bidischini qm. Domenico, proprietario di una spezieria, ebbe per figli Francesco Antonio (Trieste 1759-ivi c. 1830), laureato all’Università di Vienna, medico fisico e veterinario; Andrea Giovanni (Trieste 1761-ivi 1848) e Giuseppe (Trieste 1757-ivi 1827), sacerdote. Giuseppe Burgstaller (Trieste 1840-ivi 1914) aggiunse al proprio il cognome Bidischini; possidente, fu consigliere comunale di Trieste e deputato al Parlamento di Vienna.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Bartolomeo Biasoletto

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BIASOLETTO Bartolomeo, via

Chiadino-Rozzol. Da campo San Luigi a via C. de Marchesetti. C.A.P. 34142.
Per onorare la memoria dello scienziato e naturalista Bartolomeo Biasoletto il Comune di Trieste stabilì di intitolare al suo nome una strada cittadina con Del. Pod. n. 817 d.d. 3.7.1937.

Biasoletto nacque a Dignano d’Istria il 24.4.1793 e fin dal 1807 entrò a far pratica nella farmacia del suo paese e poi a Fiume (1811) e a Trieste (1812). Si iscrisse all’Università di Vienna ove si diplomò in farmacia il 30.8.1814 e fu allievo di J. Jacquin, frequentando l’Orto Botanico di quella città. Rientrato a Trieste, divenne proprietario di una farmacia che fu punto d’incontro di studiosi regionali ed europei. Nel 1823 si laureò in filosofia all’Università di Padova; ebbe stretti rapporti scientifici con i maggiori naturalisti europei, fu corrispondente della Flora di Regensburg, partecipò come relatore a numerosi congressi a Regensburg, a Vienna e a Praga. Nel 1837 la Reale Società botanica bavarese di Regensburg gli dedicò il secondo numero del XX volume di Flora. Fondatore dell’Orto botanico di Trieste (1827), fu consigliere municipale di Trieste (1840-1848) e direttore del Gremio farmaceutico triestino. Membro dell’Accademia botanica di Regensburg, delle Accademie di orticoltura di Vienna e di Londra, della Società dei Naturalisti di Halle, dell’Accademia dei curiosi della natura di Mosca, Biasoletto legò il proprio nome a notevoli scoperte scientifiche; a quella di due nuove specie di rosa fatta nel 1826 assieme a K. Sternberg di Praga (Rosa gentilis Stern. e Rosa affinis Stern. ), fece seguito la scoperta del nuovo trifoglio a lui dedicato, il Trifolium Biasoletti. Il dott. R. de Visiani gli dedicò l’Artemisia Biasolettiana, il prof. C.A. Agardh la Hutchinsia Biasolettiana, il prof. F.T. Kiitzing la Draparnaldia Biasolettiana e il prof. G. Kunze la Malva Biasolettiana e molte altre. Morì a Trieste il 17.1.1858. Opere principali di B. Biasoletto: Bericht ubereine Reise durch Istrien, «Flora», n. 33, 7.9.1829, pp. 513-525 e n. 34, pp. 529-541; Di alcune alghe microscopiche, Weis, Trieste 1832; Relazione del viaggio fatto nella primavera dell’anno 1838 dalla Maestà del Re Federico Augusto di Sassonia…, Weis, Trieste 1841 (trad. ted., Gottschalck, Dresden 1842); Escursioni botaniche sullo Schneeberg (Monte Nevoso) nella Carniola, Papsch, Trieste 1846; Sull’Hydrodictyon graniforme…, «Atti della I riunione degli Scienziati italiani-1839», Pisa 1840, pp. 174-175. Lungo via B. Biasoletto sorgono le case dell’I.C.A.M. costruite nel 1912.

Al n. civ. 14 è il ricreatorio comunale «E. Lucchini», aperto nel 1914.

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Trieste : via del Biancospino

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BIANCOSPINO, via del

Altipiano Est (Villa Opicina). Dalla via di Prosecco alla via dei Cipressi. C.A.P. 34016.
Fitonimo attribuito alla strada con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956.

Il biancospino è un arboscello della famiglia delle rosacee (Crataegus oxyacantha), diffuso anche sul Carso, pur preferendo i terreni argillosi, freschi, le boscaglie e le pinete. Cresce ad altezze comprese tra il livello del mare e i 1200 metri. Fiorisce in marzo-giugno; le foglie essiccate, i fiori e i frutti freschi o essiccati hanno proprietà medicinali: ipotensiva, cardioregolatrice, febbrifuga e sedativa.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via San Biagio

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BIAGIO San, via

Altipiano Est (Villa Opicina). Seconda laterale destra di via S. Isidoro. C.A.P. 34016.
Con Del. Cons. n. 238 d.d. 24.6.1960 il Comune di Trieste volle ricordare, delle strade nella zona di Villa Carsia-Campo profughi istriani, i Santi protettori delle città dell’Istria passate sotto l’amministrazione jugoslava. San Biagio, patrono di Dignano, vescovo di Sebaste in Armenia fu martirizzato probabilmente all’epoca di Licinio (307-323). Allontanatosi infatti dalla sede vescovile venne arrestato e poi decapitato. E’ celebrato dagli orientali 1’11 febbraio, dagli occidentali il 3 o il 15 dello stesso mese. È invocato come taumaturgo per le malattie della pelle.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Pasquale Besenghi

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BESENGHI Pasquale, via

San Giacomo/San Vito-Città Vecchia.
Da via San Giacomo in monte a piazzale A. Rosmini. C.A.P. dal n. 1 al n. 27 e dal n. 2 al n. 8: 34131; dai nn. 29 e 10 a fine: 34143.
La Delegazione Municipale della città di Trieste decise nella seduta del 24.7.1896 (Del. n. 38611) di intitolare una via di San Vito al poeta istriano Pasquale Besenghi. La notizia venne accolta con favore nella regione e il Magistrato Civico ricevette numerosi telegrammi di plauso: dal Municipio di Isola che telegrafò il 3.8.1896 «ringrazia plaudente riconoscentissimo codesta inclita delegazione onorante memoria poeta isolano nominando Besenghi», dalla Gioventù Isolana che alla stessa data telegrafò: «Gioventù Isolana riconoscentissima ringrazia delegazione onorarne poeta nostro denominando via Besenghi» e dalla Società Corale Besenghi di Isola. La strada venne poi prolungata da via Montecucco a via San Giacomo in monte nel 1902-1903.
Pasquale Besenghi degli Ughi nacque a Isola d’Istria da nobile famiglia il 31.3.1797; studiò al collegio vescovile di Capodistria e si laureò in giurisprudenza all’Università di Padova. I suoi interessi erano orientati però soprattutto alla letteratura: studente a Padova aveva scritto una tragedia Francesca da Rimini e nel 1820 pubblicò a Venezia una canzone in morte di Carlotta Taffoni. Spirito irrequieto, esuberante e romantico, Besenghi viaggiò attraverso la Grecia, durante la guerra di indipendenza, per due anni (1827-1829) partecipando pure ad azioni di guerra. Rientrato in Italia, visse in Friuli studiando e componendo poesie, poi si trasferì a Venezia e infine ritornò a Trieste, città nella quale aveva lavorato come impiegato al Tribunale Mercantile, in tempo per vivervi i moti del 1848. Morì di lì a poco, il 24.9.1849, di colera.
Considerato il maggiore poeta istriano e giuliano della prima metà dell’ Ottocento, Besenghi nelle sue liriche rivela l’ideale romantico pur perdurando in esse — è stato osservato — «alcune feconde istanze classiche, neoclassiche e tradizionali». Prosatore dal piglio polemico e satireggiante, pubblicò a Venezia nel 1826 il Saggio di novelle orientali, satira mordace nei confronti di Trieste e dei suoi abitanti, la prima indicata come «Cucibrech» e sottolineando dei secondi la «babuaggine». E un’impostazione critico-letteraria che si ritrova nella sua poesia degli Apologhi, dove si riallaccia «al favolismo settecentesco, ma con più corrosivo estro lucianesco compenetrato di aceti voltairiani».
Al n. civ. 8 di via P. Besenghi è la chiesa della Madonna della Provvidenza, eretta nel 1914 in stile gotico inglese dall’arch. Giuseppe Gualandi per conto delle Suore della Visitazione e dedicata alla Beata Vergine Ausiliatrice. Benedetta il 14.5.1914, divenne sede di parrocchia il 1.12.1958, riconosciuta civilmente il 27.8.1977. Al n. civ. 16, su fondo acquistato nel 1905 dalle Suore Scolastiche di Marburgo, venne eretto nel 1908 un ampio edificio (arch. Francesco Ferluga), destinato ad educandato femminile, che nel 1910 divenne proprietà del Sovrano Erario; fu destinato quindi a Liceo femminile e, dopo la guerra, a caserma dei R. Carabinieri. Distrutto durante il II conflitto mondiale (dal 1939 ospitava il seminario vescovile), venne ricostruito più ampio su progetto dell’arch. Vittorio Frandoli e inaugurato 1’11.10.1950 (annessa cappella della B.V. Immacolata).
Al n. civ. 23 è il villino Ganzoni-Livesey (arch. R. Berlam, 1884), al n. civ. 31 il villino Knipfer poi Mosco (arch. G.M. Mosco, 1903), con la caratteristica torretta; al n. civ. 46 era un villino sociale dell’arch. R. Berlam (1894) oggi demolito, mentre al n. civ. 48 è il villino Cantoni (arch. R. Berlam, 1897). In fondo alla strada, dirimpetto a un ingresso secondario dell’Osservatorio Astronomico, era villa Basevi, eretta dall’ing. E. Geiringer (1895), ristrutturata nel 1910 (arch. G. Polli) ad uso di «museo didattico», sede dal 1926 del Museo del Risorgimento e distrutta nel 1944.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Vittorio Bersezio

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BERSEZIO Vittorio, via

Servola-Chiarbola. Da via del Roncheto a via dei Soncini. C.A.P. 34146.
Con Del. Cons. n. 60 d.d. 6.4.1956 questa strada di Servola assunse il nome di Vittorio Bersezio, nato a Cuneo nel 1828, novelliere e commediografo italiano. Autore prolifico, Bersezio ha il merito di avere riportato sulle scene teatrali il dialetto, nella specie quello piemontese, con la commedia Le miserie ‘d monsù Travet (1863), «capolavoro in vernacolo piemontese carissimo al pubblico ed applaudito con gioia perfino dal Manzoni». Oltre alle commedie I violenti, Una bolla di sapone, Da galeotto a marinaio e ai racconti La povera Giovanna e Il volontario di Palestro, Bersezio fu autore dell’opera in otto volumi Trent’anni di vita italiana. Morì a Torino nel 1900.
L’edificio al n. civ. 22 di via V. Bersezio venne costruito su progetto dell’arch. R. Depaoli datato 2.12.1905.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Lorenzo Bernini

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BERNINI Lorenzo, via

Barriera Vecchia/San Giacomo. Da piazza del Sansovino a scala Stendhal. C.A.P. dal n. 1 al n. 8: 34131; dal n. 9 a fine: 34137.

Lorenzo (rectius Gian Lorenzo) Bernini, al quale la strada venne intitolata nel 1909, nacque a Napoli nel 1598. Architetto, scultore e pittore, esordì come scultore presso la bottega del padre eseguendo, tra il 1619 ed il 1625, alcune opere per Scipione Borghese (Roma, Galleria Borghese). La sua notorietà crebbe sotto il pontificato di Urbano VIII (1623-1644), quando realizzò assieme a Francesco Borromini il baldacchino bronzeo di San Pietro (basilica di S. Pietro) una delle principali e più alte espressioni dell’arte barocca (1624-1633). Nel 1629 divenne architetto alla Fabbrica di S. Pietro affiancando pure alle attività di scultore e di architetto quella di pittore. Tra le sue opere scultoree: fontana dei fiumi (1648-1657, piazza Navona, Roma), tombe di Urbano VIII e di Alessandro VII (San Pietro, Roma).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via Giuseppe Bernardi

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BERNARDI Giuseppe, via

Roiano-Gretta-Barcola. Da strada del Friuli a via U. Moro. C.A.P. 34136.

Giuseppe Bernardi (o de Bernardi), il cui nome è ricordato con questa strada dal 14.7.1967 (Del. Cons. n. 605), nacque nel Canton Ticino nel 1807. Compì gli studi di architettura presso l’Accademia e il Politecnico di Vienna e poi, a Trieste, divenne ingegnere del comune e ispettore edile. In tale veste operò attivamente nella Trieste di metà Ottocento, costruendo numerosi edifici, tra i primi dei quali si colloca la casa di via S. Lazzaro 7 (1844, modificata 1859). La sua stagione più matura coincise con il decennio 1850-1860, che vide la costruzione del nuovo macello comunale, in stile neoclassico (1852, via dei Macelli n. 6), la casa in via S. Marco 17-19 (1853), l’Istituto dei Poveri (1858-1862, via G. Pascoli n. 31). Con riguardo all’architettura di edifici destinati al culto, Bernardi firmò il progetto della chiesa dei SS. Ermacora e Fortunato a Roiano (1862), oltre a quello per l’altare marmoreo di S. Giusto (1856), già posto nell’abside della navata destra della Cattedrale e oggi esistente presso la chiesa di Lanischie. Nel 1863 diresse i lavori per la ristrutturazione della chiesa della B.V. del Soccorso, che portarono alla costruzione del nuovo campanile. Al Bernardi è pure attribuita la fontana di piazza Garibaldi, risalente al 1859.
Giuseppe Bernardi fu anzitutto ingegnere e come tale addetto a costruzioni in cui difficilmente era dato spazio al suo personale intervento stilistico.
Prevale nelle sue opere, non ancora complessivamente studiate, l’impostazione razionalistico-neoclassica, con l’eccezione vistosa, dovuta totalmente, però, alle direttive del committente, della villa Bottacin costruita dal Bernardi nel 1855 c. in via S. Cilino, dal composito e inconsueto
stile architettonico.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste : via dei Berlam

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BERLAM (via dei)

Roiano-Gretta-Barcola. Laterale destra di strada del Friuli. C.A.P. 34136.
Con delibera Giun. Mun. del 9.11.1966 (n. 2822) si volle ricordare i nomi degli architetti triestini Giovanni e Ruggero Berlam.


Giovanni Andrea Berlam nacque a Trieste il 3.7.1823; studiò architettura a Venezia e fu allievo di Francesco Lazzari, architetto veneto di fama, discepolo di G. Selva. Successivamente continuò gli studi presso l’Accademia di Vienna, ove si laureò ingegnere civile. Rientrato a Trieste, entrò a far parte del cenacolo artistico che si riuniva in casa Artelli e alcuni anni dopo divenne segretario della Società per l’Arte e l’Industria, presieduta dal barone C. Reinelt. Sue realizzazioni principali, tuttora visibili, sono casa Gopcevich (1851 c., via G. Rossini n. 4), casa Zoratti poi Girardelli (1852, via C. Battisti n. 4), casa Bardeau (1854, via Milano n. 13) e poi ancora palazzina Ruzzier (1872, via C. Battisti 17), palazzo Morpurgo de Nilma (1875, via M.R. Imbriani 5), casa Caccia (1875, piazza C. Goldoni 11) e infine casa Herrmanstorfer (in collaborazione col figlio), da lui ricostruita nel 1876-78 essendo stata distrutta da un incendio (via C. Battisti 6). Tra i numerosi edifici costruiti nel circondario meritano menzione la sede della Società Triestina del Bersaglio al Cacciatore (1859) e villa Sigmundt (1861, via D. Rossetti 44-46). L’opera di Giovanni Berlam è stata giudicata in modo discorde dagli studiosi: «stilistica accademica, ora di pura maniera lombardesca, ora viziata da punte di eclettismo, che non può più riscuotere, oggi, un autonomo interesse critico»; oppure, piuttosto: «la comprensione profonda della spazialità che respira nelle cupole, nelle volte, nelle nicchie circolari, nel compenetrarsi di elementi curvilinei in forme volumetriche cubiche, è quella che predomina in G. Berlam, è la sua luce nella piatta adesione dei molti alla moda, quella che lo fa artista tra gli artisti migliori di Trieste ma quella che anche, purtroppo, non ne fa la fortuna».

Ruggero Berlam, figlio di Giovanni, nacque a Trieste il 20.9.1854; abbandonati giovanili studi di musica, frequentò l’Accademia di Venezia, ove fu allievo di Giacomo Franco, e poi la Regia Accademia di belle arti di Milano, avendo per maestro Camillo Boito. Tornato a Trieste, entrò nello studio del padre per continuare poi l’attività indipendentemente. Architetto valido e di chiara fama, realizzò importanti edifici a Trieste (casa Berlam, 1879, via G. Carducci 24; casa Leitenburg, 1887, via Giulia 2; villa Haggiconsta, 1890, viale R. Gessi), a Pola (Politeama Ciscutti, 1881) e nella regione (castello di Spessa, Spessa di Capriva, 1880) e poi a Udine e a Parenzo tra il 1887 ed il 1915, solo per citare alcune delle sue numerose opere. Fu tra i fondatori del Circolo Artistico Triestino (1884), consigliere municipale e componente della giunta (dal 1893) e membro del curatorio del Museo Revoltella. Dopo il 1904 lavorò assieme al figlio Arduino, realizzando a Trieste palazzo Vianello (1904, piazza G. Oberdan 1), la Scala dei Giganti (1905-07), il Tempio Israelitico (1906-12, piazza V. Giotti), il palazzo della R.A.S. (1909-13, piazza della Repubblica) e a Udine i padiglioni Pro Infanzia (1907, via A. Manzoni 7), palazzo Schiavi (1912, via Savorgnan) oltre al Municipio di Parenzo (1910, lungomare). «II suo merito principale» — si è notato — «è stato quello di aver a tal punto assimilato gli stili del passato da essere poi in grado di produrre opere del tutto originali, pur rimanendo sempre nell’ambito della tradizione».
Giovanni Berlam morì a Trieste nel 1892; Ruggero, pure a Trieste, nel 1920.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste. via del Bergamino

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BERGAMINO, via del

Chiadino-Rozzol. Da strada di Rozzol a via dei Cergna. C.A.P. 34139.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l’imposizione a questa strada del nome «bergamino», motivato come toponimo. Deriverebbe, secondo alcune interpretazioni difficilmente controllabili, dal nome di una «campagna Bergamina», a sua volta fitonimo indicante una specie di vitigno conosciuto anche nella nostra regione. Nessun riferimento, quindi, al «bergamino» essenza artificiale simile al bergamotto.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bergamasco

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BERGAMASCO, via

San Giacomo. Da via Molino a Vento a largo del Pestalozzi. C.A.P. 34137.
Denominazione ottocentesca suggerita, secondo la storiografia del secolo scorso, dal nome di un’antica famiglia Bergamasco, probabilmente originaria di Bergamo, alla quale sarebbero appartenuti alcuni terreni nella zona, ma della quale non sono rintracciabili notizie più precise.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Giovanni Berchet

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BERCHET Giovanni, via

Cologna-Scorcola. Da via dello Scoglio a via P. Ferrari. C.A.P. 34127.
Risale al 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) l’intitolazione della strada a Giovanni Berchet, poeta e critico. Nato a Milano nel 1783 da famiglia originaria della Svizzera francese, fu allievo di F. Parini e amico di U. Foscolo e di V. Monti. Studioso delle lingue moderne e traduttore valido di Gray, Goldsmith e di Schiller, Giovanni Berchet fu convinto propugnatore delle idee romantiche, sostenute specialmente nella Lettera semiseria di Grisostomo (Milano 1816). Collaborò al Conciliatore nel 1818-19, fu partecipe dell’attività di F. Confalonieri per la liberazione della Lombardia dall’ Austria e, all’arresto di questi (1821), si rifugiò prima a Parigi e poi a Londra dove visse, operando come traduttore, fino al 1848. Rientrato in Italia, partecipò al governo provvisorio della Lombardia che voleva unita al Piemonte. Ritornati gli austriaci, si rifugiò a Torino, ove fu eletto deputato del parlamento piemontese. Morì nel 1851.
L’Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste conserva (Raccolta Zajotti n. 117) una lettera di Giovanni Berchet a Gaetano Cattaneo, direttore del gabinetto numismatico in Milano, scritta dalla capitale lombarda il 2 giugno 1816 e riguardante il monumento Rossi.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Benussi Bernardo

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BENUSSI Bernardo, via

Valmaura-Borgo San Sergio. Da via Flavia a via Costalunga. C.A.P. dal n. 1 al n. 21 e dal n. 2 al n. 8:
34148; dai nn. 23 e 10 a fine: 34149.
Dello storico Bernardo Benussi la strada reca il nome dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60).
Nato a Rovigno d’Istria nel 1846, Benussi frequentò dapprima il seminario arcivescovile di Udine e poi il ginnasio superiore di Capodistria; quindi si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Padova, che dopo poco abbandonò per andare a studiare a Vienna e a Graz, diplomandosi nel 1869 e laureandosi in filosofia nel 1871.
Dal 1869, conseguita l’abilitazione all’insegnamento della storia e della geografia, insegnò al ginnasio di Capodistria; dal 1874 fu al ginnasio comunale di Trieste finché, nel 1894, venne nominato direttore del Liceo femminile nella stessa città. Fu direttore degli «Atti e memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria» dal 1899 al 1925, presidente dell’Università popolare di Trieste dal 1909 al 1913, tenne corsi di storia, di geografia commerciale, di filosofia pratica e di pedagogia alla Scuola superiore di commercio di fondazione Revoltella. Considerato il maggiore storico istriano attivo a cavallo del XIX secolo, Benussi fu autore della pregevole Storia documentata di Rovigno (Tip. del Lloyd, Trieste 1888); studioso preparato e documentato, sostenne con valore l’impostazione patriottica, anche in funzione polemica, della storiografia istriana ottocentesca; carattere che si ritrova anche nell’opera maggiore di Bernardo Benussi, Nel Medioevo. Pagine di storia istriana (Coana, Parenzo 1897) e nell’altro testo fondamentale L ‘Istria nei suoi due millenni di storia (Caprin, Trieste 1924) o, ancora, nel Manuale di geografia, storia e statistica della Regione Giulia (Litorale) (II a ed. Coana, Parenzo 1903). Benussi approfondì anche il periodo storico antico, dapprima con il giovanile Saggio d’una storia dell’Istria dai primi tempi sino all’epoca della dominazione romana («Atti dell’I.R. Ginnasio Superiore Statale di Capodistria», a. 1871-1872), poi con la più matura opera L’Istria sino ad Augusto (Herrmanstorfer, Trieste 1883), testi dei quali non sono sottaciuti i limiti scientifici in rapporto agli attuali risultati dell’indagine storica specialistica, ma comunque notevole documento dell’evoluzione della storiografia locale medievistica e romanistica di stampo liberale nazionale nell’Otto-Novecento.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via San Benedetto

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BENEDETTO SAN, via

Servola-Chiarbola. Da via Visinada a via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Con Del. Cons. d.d. 9.2.1968 n. 178 la strada venne intitolata a San Benedetto, patrono d’Europa.

San Benedetto da Norcia, patriarca dei monaci d’occidente (ricorrenza 21 marzo), fondatore dell’ordine dei benedettini, padre d’Europa, nacque a Norcia intorno al 488 da famiglia agiata e studiò a Roma lettere e diritto. Dedicatosi alla vita ascetica e scoperta la vocazione, venne riconosciuto per le sue virtù ed ebbe ben presto notevole seguito. Tra il 525 ed il 529 fondò a Montecassino il noto monastero, costituito secondo le Regole scritte da lui stesso. Morì verso il 546 e le sue spoglie riposano a Montecassino.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

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