Riva Grumola e Via Ottaviano Augusto

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Bellissima (e rara) fotografia che ritrae l’area di Sant'Andrea, nel 1908. Post Dino Cafagna

Riva Grumula o Grumola o Grumulla.
Nome ottocentesco di etimo incerto con varie indicazioni da parte degli studiosi:
Ireneo della Croce (1698) – grande mula per la vicinanza dei pascoli.
Pietro Kandler (1862) – groma o gruma dal latino, misura campestre.
Ettore Generini (1884) – grumulus, monticello.
Giovanni Lettich (1979) – grumus, gruma, piccola altura.
Alfieri Seri – Sergio Degli Ivanissevich (1980) – idronimo, indicante un basso fondale con un naturale accumulo di detriti.

Riva Grumola


Inizialmente andava da piazza Giuseppina (p.zza Venezia), poi da riva T. Gulli a via Economo.
La morfologia del terreno era molto diversa da oggi, la sponda era più arretrata il mare arrivava fino alle vie Lazzaretto Vecchio, Economo e lambiva l’inizio della via Hermet.
La riva non aveva argini e formava un arco molto ampio, quasi alla fine si trovava una piccola sacca, che successivamente sarà protetta da due moli, chiamata appunto Sacchetta. 
(Margherita Tauceri)

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Trieste – La piscina Bianchi

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Nei primi mesi del 1948 da parte di un privato, giunge all’Ufficio Tecnico del Comune la richiesta, di utilizzare un edifico esistente a San Giovanni, per farne una piscina pubblica. Nello stesso anno la delegazione provinciale del Coni, attraverso il suo rappresentante Edoardo Strudthoff, presenterà al Sindaco il progetto di massima di una piscina nell’area fra l’Ippodromo e l’ex campo sportivo della Triestina; la piscina avrebbe dovuto essere coperta soltanto in un periodo successivo, entrambe le proposte non avranno seguito.
La piscina rimane negli obiettivi del Coni e del Comune sino al 15 novembre del 1950 quando, nel corso di una seduta della Commissione edilizia presieduta dal sindaco Bartoli, si decide di approvare la nuova localizzazione in riva T. Gulli con il progetto firmato dall’architetto Ezio Cosolo della direzione centro studi impianti sportivi del Coni. Iniziano i lavori e nel ’54, prima che gli angloamericani lasciassero la città la piscina viene completata e intitolata al nuotatore olimpico Bruno Bianchi (1943-1966). Un busto bronzeo dell’atleta, opera di Tristano Alberti era stato collocato nell’atrio.
La vasca lunga 33 metri e larga 18, divisibile in due vasche più piccole, le dimensioni insufficienti hanno escluso la piscina da competizioni nazionali nell’edificio operava anche il Centro di Medicina dello Sport.
Nel cinquantenario della piscina, prima della demolizione, l’edificio diventa la sala espositiva di una mostra con disegni e foto intitolata “Trieste anni cinquanta”(foto nei commenti)
Nel 2004 sarà demolita. (M.T.)
(Foto collezione Sergio Sergas)

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