Trieste – Guardiella (Via A. Valerio), il casello ferroviario sul viadotto

Guardiella (Via A. Valerio), il casello ferroviario sul viadotto.
Foto di Sandro Alfa


Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Tramonto a Punta Sottile, 5 Settembre 2019

“Sole Sole”, un romantico tramonto a Punta Sottile.
Foto René Faraguna – 5 Settembre 2019

“In un paese che non vi dico
addormentata in riva al mare
col vulcano che la sta a guardare
c’è da sempre una sirena
una fattura l’incatena
e nessuno la può svegliare”

Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Portale d’ingresso della villa di via dei Navali 23

Google Maps


Portale d'ingresso da cui si accedeva alla bella villa che ospitava il Consolato Austriaco in via dei Navali 23 prima della costruzione del moderno condominio.
Post e Foto di Walter Coderin




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via del Pesce, ottobre 1983

Via del Pesce, ottobre 1983.
Foto Giorgio Giorgetti.
PESCE, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via A. Boccardi a piazza Cavana. 
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dal fatto che nelle vicinanze si svolgeva il mercato del pesce.
Al n. civ.2-4 si trova casa Fontana (1828, arch. P. Nobile), che accolse nella seconda metà del secolo scorso la sede della Società di Minerva e del Circolo Artistico, nonché, al pianoterra, l'antica farmacia Serravallo oggi esistente
nell'edificio tardo-ottocentesco che si trova dall'altro lato della strada. Al pianoterra di casa Fontana ebbe pure sede la libreria C.U. Trani.
L'edificio già al n. civ.5 di via del Pesce, che occupava parte dell'area dell'attuale piazza Cavana, venne demolito negli ultimi anni del XIX secolo.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Giardino Pubblico, aprile 1985

Giardino Pubblico. Aprile 1985
Foto Giorgio Giorgetti.

Nel 1880 il giardino fu intitolato con il nome del suo creatore, Muzio Tommasini, il quale era un naturalista, preside e podestà di Trieste dal 1839 al 1861.
Il giardino venne costruito su un fondo che si trovava al temine della corsia Stadion, acquistato sette anni prima dalle monache benedettine. Nel 1854 venne creata quest'area verde che venne inaugurata il 1° maggio 1855 con la denominazione di "Giardino Popolare"; era più piccolo di quanto sia oggi, terminava con la palazzina detta "casetta svizzera", c'era un gazebo nel quale si esibiva abitualmente la banda militare. In quel periodo venne edificata una palazzina con caffetteria, nella quale annualmente veniva allestita un'esposizione di floricoltura a cura di Nicolò Bottacin. Negli anni 1920-30 nella stessa palazzina, ci furono le esposizioni del Sindacato Regionale Fascista degli artisti.
In una descrizione di fine '800 del giardino, si legge..."un tappeto d'erba, gruppi di fiori, fontane con getti d'acqua e molte specie di alberi gli conferiscono un incanto particolare". Il giardino fu restaurato nel 1999. Il padiglione con caffetteria oggi è sede dell'Associazione Ricreativa Dipendenti Comunali. (Margherita Tauceri)
______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via dei Rettori, anni Ottanta

Via dei Rettori, angolo chiesa Madonna del Rosario, anni Ottanta.
Foto Giorgio Giorgetti

(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Contovello, primi anni ’70

Contovello, primi anni ’70. Sulla destra, con la barba, Giorgio Giorgetti. Foto Ruggero Pignatelli.

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Chiesa di Scorcola dedicata all’Immacolato Cuore di Maria

La chiesa di Scorcola dedicata all’Immacolato Cuore di Maria, con il campanile non ancora completato.
Foto Collezione Giorgio Giorgetti.
Sorta in via S. Anastasio con il contributo sostanziale dei fedeli del rione, è stata consacrata il 19 marzo 1955 dal vescovo Antonio Santin.
______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via Capitelli, aprile 1987

Via Capitelli, aprile 1987. Foto Giorgio Giorgetti.
CAPITELLI, via dei, San Vito-Città Vecchia. Da via Cavana a piazza del Barbacan. 
Fin dal Settecento noto, con riferimento a questa strada, il toponimo via dei capitelli, dalla voce dialettale capitel = tabernacolo, presente anche
in altre zone italiane di parlata veneta. Questa parte di Cittavecchia subì numerosi interventi demolitori nel quarto decennio del nostro secolo,
in particolare tra il 1938 ed il 1939. Secondo il piano regolatore del 1933 la via dei Capitelli avrebbe dovuto scomparire del tutto dalla pianta
topografica cittadina, ma lo scoppio del secondo conflitto mondiale interruppe l'opera di demolizione che pure era già incominciata.
Nel 1938 venne atterrato l'edificio al n. tav. 257 (a destra dopo via Sporcavilla) del quale rimane la facciata con le aperture oggi murate; appartenne ai Burlo fino al 1840, quando divenne proprietà dell'arch. D. Corti.
Dal 1912 era proprietà del Comune di Trieste; recava una piccola lapide con l'iscrizione .QVID.RETRIBVAM.DOMINO..
La casa n. tav. 271 (angolo via dei Capitelli-via Trauner), pure demolita nel 1938, non era nota per particolaritù architettoniche; fu proprietà dal 1926 di Ettore Vram, noto libraio dell'epoca irredentista. Venne acquistata dal Comune nel 1934 per essere abbattuta.
Al n. tav. 283 (a sinistra dopo via di Crosada) c'era una casa appartenuta all'economista Antonio de Giuliani. Acquistata dal Comune nel 1934, fu atterrata nel 1938; recava una lapide co l'iscrizione: .HABEBITIS.MULTA.BONA. SI.TIMUERITIS.DEUM.1723..
Scomparvero successivamente gli edifici n. tav. 210 (a destra, prima di via Sporcavilla, con l'iscrizione ancora esistente .16.OSTVM.NON.HOSTIVM.91 .), n. tav. 211 (casa Baiardi, recava l'iscrizione oggi scomparsa .AD.T.DEI.GLORIAM. 1657.), n. tav. 196 (a sinistra, prima di via di Crosada, portava l'iscrizione
. NON.NOBIS.D.NE.NON.NOBIS . del 1651).
Dei capitelli che diedero il nome alla strada rimangono superstiti due, il primo all'angolo via dei Capitelli-piazza Cavana (a destra), il secondo all'angolo via dei Capitelli-androna della Corte (a destra). Più recentemente (1987) la via dei Capitelli è stata individuata quale punto centrale del nuovo
piano di recupero edilizio di Cittavecchia.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982

Via Don Giovanni Bosco. Ponziana, maggio 1982. Foto Giorgetti.
San Giovanni BOSCO, via, San Giacomo. Da passeggio S. Andrea a via Ponziana. 
Già via dei Lavoratori (dal 1901) per la vicinanza di questa via a diverse officine, ebbe nuova denominazione via Don Giovanni Bosco con Del. Pod. n. 262 d.d. 24.2.1934, completata allorchè Don Bosco venne proclamato Santo.
Giovanni Bosco nacque a Becchi nel 1815; ordinato sacerdote nel 184, aprì l'Oratorio di Valdocco (1846) per l'assistenza dei ragazzi poveri, fondò la congregazione dei salesiani e la congregazione delle figlie di Maria Ausiliatrice per l'assistenza e la formazione spirituale delle ragazze del popolo;
nel 1875-1876 fond. anche la Pia Unione dei Cooperatori. Dedicatosi alla cura delle missioni, mandò un gruppo di missionari in Patagonia nel 1875; autore di numerose opere di carattere popolare e divulgativo, pubblicò Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù (1887) in cui presentata parte del suo pensiero di educatore. Morì a Torino nel 1888, venne beatificato nel 1929 e canonizzato nel 1934.
Le casette operaie in via dei Lavoratori, oggi via S. Giovanni Bosco, al n. tav. 66 vennero costruite nel 1898 (arch. G.B. Finetti e M. Mosco) per l'Istituto di Assicurazioni per gli infortuni nel lavoro; demolite nel 1983, al loro posto sono sorti moderni caseggiati dell'Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Coloncovez (corte Morel), settembre 1982

Coloncovez (corte Morel), settembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti.
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via del Seminario, maggio 1989

Via del Seminario, maggio 1989 Foto Giorgio Giorgetti.
SEMINARIO, via del, San Vito-Città Vecchia. Da via Donota a via delle Monache. 
Denominazione sette-ottocentesca che, come avverte Tribel (1884), «serve a ricordare che nell'anno 1713 il conte Mania della Torre erigeva in questo sito un seminario per quei giovani che si applicavano allo studio della lingua latina. [...] Aperto li 4 novembre 1713, era diretto dai Gesuiti, e con essi soppresso nell'anno 1773. I rispettivi beni furono venduti nel 1777, e dagli interessi del ricavato capitale si formò il Fondo degli stipendi per studenti triestini.
Dopo la soppressione vi si collocarono le scuole ginnasiali, nel 1781 le scuole normali tedesche; più tardi, nell'anno 1836, servì di ospedale sussidiario, poi caserma di Polizia. Acquistato dal Comune li 20 agosto 1851 [...] il Magistrato vi spese molta cura e danaro a ristaurare l'edifizio nel quale attualmente
sono collocate le civiche scuole popolari di città vecchia». A lato di via del Seminario, nel tratto iniziale, sono state rinvenute in tempi recenti strutture antiche nel corso di alcuni scavi che hanno evidenziato una serie di blocchi di arenaria; «dalla base dei blocchi si dipartivano una serie di falde di scarico ricche di materiali romani del I-II sec.; esse si adagiavano in una depressione che, in base ad analisi sedimentologiche, presenta tracce di ristagno d'acqua. [...] L'interpretazione suggerita da queste emergenze archeologiche, collocabili tutte in età romana, è che nei grossi blocchi sia da riconoscere la parte basale delle mura, già supposta in via Rota, mentre nello strato di ghiaia e malta sarebbe da vedersi quanto resta dell'antico tracciato stradale» (Maselli Scotti).
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986

Via Lazzaretto Vecchio, aprile 1986. Foto Giorgio Giorgetti.
Da piazza Venezia a via Economo. 
Toponimo ottocentesco, originariamente indicante l'intera strada che conduceva al lazzaretto di San Carlo, detto «vecchio» dopo la costruzione di quello «nuovo» presso Roiano (1769), e che oggi è apposto al solo tratto compreso tra piazza Venezia e via Giovanni e Demetrio Economo.
Con Del. Pod. d.d. 28.6.1940 il nome «via del Lazzaretto Vecchio» venne mutato in quello di «via Corsica»; l'originaria denominazione venne ripristinata con Dei. Presid. d.d. 6. 7. 1946 n. 407.
Lungo via del Lazzaretto Vecchio, una delle principali strade del cosiddetto «borgo giuseppino» e ricordata anche dal poeta triestino U. Saba nella poesia Tre vie (una piccola lapide con incisi quei versi è stata posta al principio della strada), sorgono interessanti edifici neoclassici, oggi attentamente
studiati; vanno segnalate brevemente le case ai nn. civ. 2-4
(1832, arch. D. Corti), n. 5 (1834, arch. G.B. de Puppi, con modifiche nella decorazione esterna dell'arch. C. Coretti, 1868), n. civ. 7 (1835, arch. G.B. de Puppi, ristr. 1980), n. civ. 9 e n. civ. 11 (case Sartorio, rispettivamente del 1837, arch. G. Degasperi e del 1838, arch. N. Pertsch, con modifiche nella decorazione esterna del 1868, arch. G. Berlam e ristrutturazioni del 1963 e del 1987), n. civ. 8 (1838, arch. D. Corti, ristr. 1885- 1886, arch. D. Righetti), n. civ. 10 (1840, arch. D. Corti, ristr. 1952), n. civ. 12 (1841, arch. G.B. de Puppi), n. 18 (casa Dubbane, 1827, arch. B. Zucca, ristr. 1873 arch. A. Rietti), n. civ. 22 (1837, arch. G. Righetti, modifiche nelle decorazioni 1868 arch. G. Sforzi e 1869 arch. F. Tureck) e n. civ. 24, edificio che accolse dal 1848 al 1874 la famiglia reale dei Borbone di Spagna (ramo carlista) esule a Trieste (1836, arch. G. Degasperi). 
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via Settefontane, ottobre 1981

Via Settefontane, ottobre 1981.
Foto Giorgio Giorgetti.
SETTEFONTANE, via delle, Barriera Vecchia. Da largo G. Sidney Sonnino a viale dell'Ippodromo. 
Denominazione entrata nell'odonomastica ufficiale nell'Ottocento, che ricorda il torrentello tributario del torrente del Farneto. Il toponimo è attestato
fin dal XIII sec. (cfr. a. 1222, contrada «de se fontanis») ed è documentato nei secoli successivi nelle forme variamente alternate Sefontanis o Sexfontanis e Septefontanis (attestato dall'a. 1301); ignota è la causa di tale alternanza. Fontana indicava, in questo caso, la sorgente; gli studiosi degli ultimi due secoli hanno discusso se le sorgenti fossero sei o sette, però senza risultati soddisfacenti. Troppo vaga l'ipotesi di Generini
(1884), cioè «che il nome di sette fontane non sia invalso che per corruzione volgare di sex fontanis», né persuase l'ipotesi di Marini (che i documenti dimostrano inesatta) secondo il quale «nel Settecento il dialetto veneto che subentrò a quello friulano interpretò "sis" equivalente a 'sette'».
In via delle Settefontane (angolo via G. Padovan) si trova la villa neoclassica sede del ricreatorio «G. Padovan». Sulla facciata è posta l'iscrizione: «QUI NACQUE / ADDÌ XXVII AGOSTO MDCCCXXXVI I GIGLIO PADOVAN I NEL DIALETTO DEL SUO POPOLO I NOBILE POETA I». Si trovava in via delle Settefontane una casa in stile neoclassico eretta su progetto dell'arch. M. Pertsch, demolita nel 1981.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via Udine prima della salita di Gretta, 1987

Via Udine prima della salita di Gretta, 1987. Foto Giorgio Giorgetti.

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Molo Audace, Domenica 5 maggio 1985

Trieste – Molo Audace, Domenica 5 maggio 1985: c’è anche chi pesca. Foto Giorgio Giorgetti

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via San Sergio, dicembre 1985

Via San Sergio, dicembre 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.

SERGIO San, via, Barriera Vecchia. Da via della Madonnina a via del Bosco.
Denominazione ottocentesca; secondo Generini (1884), «li 14 agosto 1442 erasi dato principio alla fabbrica di una chiesetta dedicata a S. Sergio che sembra due anni dopo fosse stata portata a compimento. Dovea esser situata verosimilmente nelle adiacenze della Madonnina, sotto il castello, e il nome della via attuale le fu dato appunto in memoria di quella antica chiesetta. Essa esisteva ancor nel 1494, però se ne ignora la fine. Nel 1642 parlavasi ancora di certi terreni ad essa spettanti, che stavano per alienarsi».
Al nome di San Sergio, tradizionalmente considerato patrono di Trieste, è legata l’alabarda, simbolo e arma della città di Trieste. Osserva Mirabella Roberti: «C’è una leggenda che la dice appartenente a S. Sergio (con Bacco, soldato e forse ufficiale del pretorio imperiale), martire in Siria all’alba del IV sec. Sergio sarebbe stato per qualche tempo a Trieste e l’alabarda, caduta sul Foro della città, avrebbe annunciato ai compagni di fede il suo martirio. Sta di fatto che S. Sergio è considerato, con Servolo e Giusto, patrono di Trieste negli Statuti […] e che l’alabarda compare come simbolo della città […i nei denari del vescovo Volrico o Ulrico de Portis (1237-1253)». 
Antonio Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.


______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi

Please follow and like us:

Trieste – Via Pindemonte, giugno 1985.

Via Pindemonte, giugno 1985.
Foto Giorgio Giorgetti.
Pindemonte Ippolito, via. 
Da via F. Crispi a rotonda del Boschetto.

Denominazione ottocentesca, che ricorda il poeta Ippolito Pindemonte, nato a Verona nel 1753, ivi morto nel 1828. Autore delle Poesie campestri, che gli valsero l'ammirazione di U. Foscolo (che a lui dedicò I sepolcri) e che preludono al Romanticismo, Pindemonte acquistò fama soprattutto con la traduzione dell'Odissea (1805-1812) e della sua produzione poetica venne ricordata spesso la poesia Melanconia, ninfa gentile. Scrisse la tragedia Arminio e altre opere, tra le quali si ricordano le Epistole, i Sermoni, e Gibilterra salvata.
Ippolito Pindemonte fu tra coloro che non accettarono l'invito di Domenico Rossetti a collaborare (1827-1828) al suo Programma per un volgarizzamento delle Egloghe e delle Epistole del Petrarca.
Al n. civ. 11 di via I. Pindemonte si trova la scuola media statale M. Codermatz.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via dei Rettori, ottobre 1983

Via dei Rettori, ottobre 1983. Foto Giorgio Giorgetti.

Seconda laterale sinistra di via Malcanton.
Già via di Piazza Vecchia, questa strada venne ribattezzata nel 1901 via dei Rettori.
La denominazione ricorda la massima carica nell'amministrazione del Comune di Trieste fino al XVIII secolo. I Giudici e Rettori erano tre individui, eletti dal Consiglio maggiore della città, cui spettavano determinati poteri da esercitarsi collegialmente. Potevano convocare i Consigli cittadini (maggiore e minore) per l'elezione di magistrati e per la discussione di importanti materie e in generale erano competenti per l'intera attività amministrativa del Comune; rappresentavano il Comune nei rapporti con il sovrano e con le autorità che da questi dipendevano e dopo la scadenza del loro mandato andavano a ricoprire per quattro mesi la carica di Provisori alla Sanità. I Giudici e Rettori rimanevano in carica per quattro mesi. Al n. civ. 1 di via dei Rettori si trova palazzo Marenzi, interessante esempio di architettura civile triestina del XVII secolo, dimora patrizia di una antica famiglia cittadina.
(Antonio Trampus - Vie e Piazze di Trieste Moderna)

______________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.




Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via delle Ombrelle, settembre 1983

Trieste – Via delle Ombrelle, settembre 1983. Foto Giorgio Giorgetti
OMBRELLE, via delle, San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale destra di via delle Beccherie. 
Denominazione sette-ottocentesca, che sostituì quella precedente di contrada dei Civrani, dal nome di una antica famiglia triestina (così Tribel, 1884). L'attuale odonimo venne suggerito dall'attività di certo Giacomo Malgarini da Brescia, fabbricatore o riparatore di ombrelli nel XVIII secolo. Non è inutile ricordare che ombrella (ombrela) è forma regionale (comune all'ambiente veneto e lombardo) per l'italiano ombrello e derivata dal latino tardo umbrella = «piccola ombra».
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.

_________________

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.






Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via del Fico (Cavana), da via delle Mura. Anni Ottanta

Via del Fico (Cavana), da via delle Mura. Anni Ottanta. Foto Giorgio Giorgetti.


Via del Fico – Toponimo che, come per altre simili denominazioni stradali di Cittavecchia, invalse nell’uso popolare tra Sette e Ottocento. È dovuto al fatto che nei pressi anticamente cresceva un fico. (Antonio Trampus)
_____________________
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 – 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini – a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all’amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d’emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume “Borgo Franceschino”: Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume “Borgo Giuseppino”: Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell’orologio; nel volume “Muggia”: La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera “Veloce”, rovesciata nel golfo da una tromba d’aria il 26 luglio 1878; nel volume “San Giacomo”: Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell’Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume “Cittavecchia”, con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all’angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l’edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell’Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell’ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte “POISSONERIE Fruits de Mer” (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell’antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant’Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo – vecchie cartoline, foto storiche di Trieste… 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all’interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Smolars, via Roma 22, anni Ottanta

Smolars, via Roma 22, anni Ottanta, foto Giorgio Giorgetti
Fondata nel 1872, l'antica cartoleria Smolars si era trasferita in via Roma fin dal 1908.

Il primo ottobre del 1872 Ludovico Smolars apre una piccola cartoleria in un edificio che poi sarebbe stato sostituito dall’attuale palazzo Galatti (Palazzo della Provincia). Quattro anni più tardi, nel 1876, la cartoleria si trasferisce in casaLuzzatto, all’angolo tra le attuali vie Roma e Milano; nel 1903 l’azienda inizia l’attività di tipografia; nel 1908 si sposta in via Roma (allora via delle Poste), in quella che sarebbe stata la sua sede definitiva. 
Poiché gli affari prosperavano, nel 1911 la cartoleria aprì una succursale nel palazzo Terni, oggi comunemente chiamato casa Smolars, sull'angolo della via Mazzini e con la facciata principale sulla via Dante. Questo punto vendita verrà chiuso nel 1980.
Nel 1912 si inaugura lo stabilimento tipografico con sede nell’attuale via Matteotti. Alla morte del fondatore, l’azienda passa alla nipote Costanza, che sposerà Luigi Carniel - la coppia avrà tre figli: Antonio, Dante e Luisa, quest’ultima diverrà la moglie di Scipio Slataper e madre di Scipio Secondo.
Negli anni Cinquanta, Paolo Paladini (manager bancario, edile e industriale), presente nel collegio sindacale della Smolars fin dal 1936, diventa socio dell’azienda - per i cent'anni dalla fondazione ne scriverà la biografia.

______________________


Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Piazzetta della Valle, dicembre 1982

Piazzetta della Valle, dicembre 1982
Piazzetta della Valle, dicembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti


Piazza della Valle: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Madonna del Mare e della Valle.

Denominazione ottocentesca; la piazzetta venne così descritta da Generini nel 1884: «giace al capo superiore di via Madonna del mare, e venne così chiamata perché ad essa scendono come ad una valle i due tratti della via omonima. Andò formandosi come vedesi di presente, intorno il 1830 con la costruzione dell’edificio N. 1716 civ. 2, già proprietà di Giovanni Denicol, la cui facciata leggermente rientrante fu imitata dagli altri due stabili che la conterminano, conferendo in tal modo a questa piazzetta la forma arieggiante l’ovale. La fontana a pompa in fianco alla stessa, venne costruita nel 1853 » . L’elemento più caratteristico della piazzetta è la sua pianta ovale, dovuta alle facciate angolari dei palazzi che la prospettano, singolari per la forma concava. Al n. civ. 2 si trova un palazzo, modello per gli altri due vicini, eretto nel 1835 su progetto dell’arch. G. Degasperi; l’edificio al n. civ. 3 venne costruito dall’arch. F. Bruyn su progetto del 1834, la casa al n. civ. 1 risale invece al 1853 (prog. arch. Giov. Berlam).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 – 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.


Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini – a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all’amico Mosetti.Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d’emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume “Borgo Franceschino”: Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume “Borgo Giuseppino”: Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell’orologio; nel volume “Muggia”: La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera “Veloce”, rovesciata nel golfo da una tromba d’aria il 26 luglio 1878; nel volume “San Giacomo”: Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell’Officina Comunale del Gas (1983). Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume “Cittavecchia”, con una corposa serie di scatti (anche a colori): Scavi archeologici in via di Donota all’angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l’edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell’Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell’ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte “POISSONERIE Fruits de Mer” (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell’antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant’Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.Nel 1997 arriva il pensionamento.Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo – vecchie cartoline, foto storiche di Trieste… Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. Giorgio Catania (maggio 2019)Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all’interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

TRIESTE – Androna dell’Olio, giugno 1985

Androna dell’Olio, giugno 1985. Foto Giorgio Giorgetti

_________
San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via
dei Cavazzeni. 
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dalla presenza di un torchio oleario che — riferisce A. Tribel (1884) — «affittavasi in fondo all’androna, nel magazzino della casa N. 195 del cav. Antonello. de Francolsberg». Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.
Giorgio Giorgetti (Trieste, 14 ottobre 1944 - 3 marzo 2014). Collezionista e fotografo per diletto.

Giorgio Giorgetti nasce a Trieste il 14 ottobre 1944 da Giovanni e da Ofelia Milocco, di origini muggesane. Agli inizi degli anni Cinquanta la famiglia Giorgetti si trasferisce in via San Michele. 
Giorgio, dopo aver completato gli studi presso la Scuola di Avviamento Professionale Brunner, trova un primo lavoro come apprendista meccanico. Esentato dal servizio militare, causa salute cagionevole, dal 1963 al 1970 lavora come aiuto salumiere. Lasciato questo impiego, viene assunto dalle Poste Italiane di Piazza Vittorio Veneto come portalettere, per passare successivamente al ruolo di impiegato. Nel 1971 si unisce in matrimonio con Anna Maria, fissando la propria dimora in via Corti, e dal 1974 in via Foschiatti 4 (ex via del Solitario). 
Sarà proprio agli inizi degli anni Settanta che il Giorgetti svilupperà quella passione per la fotografia e per il collezionismo storico che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Nell’abitazione di via Foschiatti allestisce una camera oscura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. 
Stringe amicizia con i colleghi Adriano Mosetti, Bruno Degrassi, Gaetano Spina e Ruggero Pignatelli, tutti accomunati dalla passione per la fotografia. Nel 1974 nasce il figlio Walter che già dai primi anni di vita e fino al 2000, lo seguirà nelle sue escursioni e mostre fotografiche. Per le sue foto usa agli inizi una Praktica reflex, poi una Yashica. Dagli anni Ottanta partecipa ai Concorsi nazionali indetti dal Dopolavoro delle Poste Italiane: Umbria 1989; Bologna 1990; Liguria 1992; Torino 1995. 
Dal 1980 inizia la sua collaborazione con la F.lli Alinari e ancor più con Fabio Zubini - a quest’ultimo concederà di pubblicare le proprie foto e quelle della sua collezione nella collana sui “Rioni di Trieste” editi dalla nostra ”Italo Svevo”. Zubini lo cita nei ringraziamenti assieme all'amico Mosetti.
Tra gli scatti del Giorgetti pubblicati da Zubini citiamo nel volume S. Maria Maddalena e Zaule: Macello Comunale di S. Sabba, demolito nel 1988 (foto del 1985 ); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Case dette d'emergenza, ormai scomparse, in via Frescobaldi: in primo piano compare la madre del Giorgetti (Ofelia Milocco); Entrata del parco della Villa Mon Bijou o Villa Brigido e altri particolari della stessa (foto del 1992); Corte Morel a Koloncovec (foto del 1992); nel volume "Borgo Franceschino": Giardino Pubblico Tommasini: busto di Pietro Kandler, sotto la neve; nel volume "Borgo Giuseppino": Via Economo: falegname al lavoro in quella che era chiamata androna Consortiva (foto del 1982); Via Economo, già androna Consortiva (foto del 1986); Pescheria nuova, torre dell'orologio; nel volume "Muggia": La vecchia e la nuova lapide a ricordo delle dodici vittime nel naufragio della brazzera "Veloce", rovesciata nel golfo da una tromba d'aria il 26 luglio 1878; nel volume "San Giacomo": Lavatoio di via Ponzanino (1986); Ultime casette di via S. Giovanni Bosco, prima della demolizione, giugno 1983; Via S. Zenone, dopo la demolizione di un gruppo di case, giugno 1983; Caldarrostaio in campo S. Giacomo, angolo via S. Zenone (foto del 1984); Barbiere in via S. Marco 4 (foto del 1982); Orto in androna Riparata (1984); S. Giacomo, I° maggio 1990; Panoramica dell'Officina Comunale del Gas (1983). 
Il Giorgetti si esprimerà al massimo nel volume "Cittavecchia", con una corposa serie di scatti (anche a colori): 
Scavi archeologici in via di Donota all'angolo di via Battaglia (foto del 1981); Scavi in via di Donota, angolo via Battaglia: ruderi di una domus romana del I secolo e di un sepolcreto (foto del 1981); Vecchia bottega di alimentari in via di Donota 20: sul marciapiedi Bruno dei cartoni (foto del febbraio 1981); Via del Pane (foto del 1985); Via delle Beccherie Vecchie (foto del maggio 1985); Via Crosada: in fondo l'edicola sulla casa di via Capitelli 11 (maggio 1983); Incrocio tra via Pozzo di Crosada e via dei Capitelli (luglio 1984); Via di Crosada 9 (aprile 1983); Androna S.Saverio (giugno 1983); Via della Pescheria (gennaio 1983); Via delle Scuole verso via della Bora (giugno 1984); Androna dell'Olio (luglio 1991); Via Malcanton (luglio 1991); Via delle Beccherie 9 (giugno 1983); Via delle Beccherie: case ai n.ri 15 e 17 (foto del 1990); Rigattieri in via del Ponte (novembre 1986); Via delle Ombrelle con il passaggio per via delle Beccherie chiuso (foto del 1984); Via Pozzo di Crosada (agosto 1986); Casa abbandonata in via delle Mura (luglio 1988); Via Punta del Forno (ottobre 1986); Pergolati in androna S.Saverio (foto del 1986); Androna della Pergola (luglio 1988); Via Aldraga 5, già dimora del consigliere imperiale, letterato e sacerdote, Aldrago Antonio de Piccardi (luglio 1989); Vetrina sulla via S. Rocco del negozio G.P. Cesca e Chiesetta di S.Sebastiano e S. Rocco, via S.Sebastiano 3: negozio di articoli casalinghi G.P Cesca (entrambe dell'ottobre 1989); Via dei Cavazzeni, tra via S.Sebastiano e via di Crosada (giugno 1985); Via Capitelli alta verso piazza Barbacan dove compaiono le scritte "POISSONERIE Fruits de Mer" (novembre 1983); Casa al n. 5 in Corte Trauner, demolita tra Natale 2000 e Capodanno 2001 (agosto 1984); Bifora della casa al n. 5 di Corte Trauner, ormai scomparsa (marzo 1983); Piazza Trauner, piazzetta del Ghetto vecchio (novembre 1982); Via Trauner, 1982; Piazza Trauner (novembre 1982); Via del Monte, porta murata dell'antico cimitero della Comunità elvetica o dei Grigioni, trasferito nel 1842 a Sant'Anna, che porta la scritta CHRISTUS EST VITA (settembre 1982); Chiesa anglicana, tra via della Cereria e via della Valle: tetto andato a fuoco nel marzo 1983.

Innumerevoli immagini della collezione Giorgetti compaiono in tutti i Volumi di Fabio Zubini.

Dal novembre 1990 si trasferisce con la famiglia in via Giulia.
Il Giorgetti, durante quaranta anni di attività fotografica, pone il suo massimo interesse nella documentazione di Trieste e del suo Territorio, in particolare la Città Vecchia, le Rive e i limitrofi paesi del Carso. Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da un assoluto rispetto per il vero, quasi esente da interpretazioni poetiche o ricerca artistica; è la città e non i suoi abitanti a farla da padrone. Pochi gli scatti a colori, a partire dagli anni Ottanta.
Nel 1997 arriva il pensionamento.

Alla passione per la fotografia il Giorgetti affianca da sempre quella del collezionismo - vecchie cartoline, foto storiche di Trieste... 
Dal 2004 si fa strada in lui una forte simpatia per il celebre burattino di Carlo Lorenzini, che realizza, per diletto, in più versioni lignee intagliate di sua mano.
Nel 2006 accusa i primi seri problemi di salute, nel 2009 subirà un intervento chirurgico, con apparente esito positivo. In quello stesso anno acquista tutto il corpus della collezione Mario Cermeli, ex poliziotto e collezionista, composto da migliaia di cartoline e fotografie. Sarà proprio questa importante acquisizione a rendere difficile la successiva identificazione univoca degli scatti del Giorgetti.
Nell’estate 2013 gli viene diagnosticata una nuova neoplasia maligna, che di fatto segnerà un rapido e impietoso declino fisico.
Il 3 marzo 2014 porrà fine alle sue sofferenze terrene.

Dopo la morte del Giorgetti, il suo archivio fotografico (gli scatti architettonici e paesaggistici), negativi compresi, viene venduto dagli eredi, ed attualmente è da considerarsi disperso. 
Sono tuttora al vaglio un certo numero di foto (2.000 scansioni digitali fronte/retro) da me recuperate in Friuli presso un rigattiere, delle quali alcune riportano al retro il timbro del fotografo. 

Giorgio Catania (maggio 2019)

Le informazioni e le foto di famiglia sono state cortesemente fornite dal figlio Walter Giorgetti, grazie all'interessamento del Sig. Ruggero Pignatelli.

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Via del Monte, settembre 1982.

Via del Monte, settembre 1982. Foto Giorgio Giorgetti




MONTE, via del, San Vito-Città Vecchia. Da piazza S. Benco a via Capitolina. Denominazione entrata nella toponomastica ufficiale del XIX secolo, ma attestata come toponimo in tempi più antichi, con riferimento al monte (colle) della Fornace, nome originario del colle di San Giusto. In questa strada, ricordata con affetto da Umberto Saba in una delle sue liriche (Le tre vie), si trovavano dal XVIII secolo alcuni cimiteri acattolici, tra i quali quello della comunità ebraica e quello della comunità evangelica, il cui ingresso (murato) si pu. ancora notare, salendo, sul lato sinistro. Ricordava Cratey (1808) a proposito della contrada del Monte: Nella Piazza detta della Fornase ossia Fornace ha il principio la Contrada del Monte, la quale conduce dietro il nostro Castello, che propriamente locato sopra un Monte, e perciò ella viene denominata del Monte. In questa Contrada trovansi l’Ospitale degli Ebrei […] ed i Cimiterj della Confessione Elvetica e del Militare stati eretti nel 1784, non che quello della stessa Nazione Ebrea.. All’inizio della strada, a destra, si trova oggi il nuovo edificio della Scuola israelitica, eretto nel 1929-1930 su progetto dell’ing. Fabio Eppinigi. Più avanti, sempre sul lato destro, un gruppo di case ancora in corso di ristrutturazione su progetto (1986) degli arch. Celli e Tognon.

Bibl.: Antonio TrampusVie e Piazze di Trieste Moderna, Ed. Italo Svevo, 1989.

Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Militari inglesi e americani lungo le rive

Militari inglesi e americani lungo le rive

Post di Margherita Tauceri – Foto da lastra, collezione Sergio Sergas

Militari inglesi e americani lungo le rive, lo stemma con la fiaccola sulla portiera corrisponde al “Central Mediterranean Force” – quartier generale alleato del Mediterraneo Centrale (notizie F. Brussi).

Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:Immagine

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi
Please follow and like us:

Trieste – Piazza Sant’Antonio imbandierata



Piazza Sant’Antonio imbandierata

Post di Margherita Tauceri – Foto da lastra, collezione Sergio Sergas

Piazza Sant’Antonio imbandierata, a destra via XXX Ottobre, con il palazzo appartenuto al Sovrano Erario Austriaco, oggi sede della Guardia di Finanza, costruito nel 1907 su progetto dell’ing. Eugenio Geiringer.

Potrebbe essere la giornata umida e uggiosa del 3 novembre 1918 o i festeggiamenti per l’annessione nel marzo 1921 o la visita della famiglia reale al completo (Vittorio Emanuele III e la Regina Elena e la figlia Jolanda) fatta nel maggio 1922 , in quell’occasione gli addobbi coinvolsero tutta la città, il corteo reale con le carrozze partì da piazza Libertà, passando per via Ghega, via Carducci, via XXX Ottobre, via Dante, Corso …
Il percorso potrebbe corrispondere, ma la via XXX Ottobre non è addobbata come ho visto in altre foto e l’abbigliamento e troppo pesante.
(Margherita Tauceri)

Per iscrivervi al Gruppo Fb. cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


Please follow and like us:

Androna dell’Olio, giugno 1985.

Foto Giorgio Giorgetti.

San Vito-Città Vecchia. Perpendicolare a via dei Cavazzeni.
Denominazione sette-ottocentesca, suggerita dalla presenza di un torchio oleario che — riferisce A. Tribel (1884) — «affittavasi in fondo all’androna, nel magazzino della casa N. 195 del cav. Antonello de Francolsberg». (Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna).

Please follow and like us:

Cantiere navale Felszegy di Muggia – Trieste

Muggia - Cantiere navale Felszegy, anni Cinquanta

 

Il 17 gennaio 1935 l’ingegner Arturo Feszegy, assieme al padre Augusto, costituisce nel Punto Franco Nuovo una società di riparazioni e forniture navali (capitale 20.000 Lire). Durante il periodo bellico, anche grazie alle agevolazioni stanziate dal governo per le costruzioni navali, viene intrapresa la costruzione di un rimorchiatore sullo scalo del Cantiere Matassi, a Muggia. Il “Romital”, su commessa della Soc. Romital di Bucarest – sarà varato il 10 settembre 1941 e darà di fatto l’avvio ad una serie di navi che vedranno i cantieri Feszegy in rapida espansione. La società ottiene la concessione dell’ex Scalo Cadetti nel Vallone di Muggia, in disuso da molti anni, che viene attrezzato per la costruzione di navi in acciaio. Nel 1941 gli viene commissionata una nave cisterna, a partire dal recupero di un vecchio galleggiante. Nel 1942 due navi da carico. Nel 1948 muore l’Ing. Felszegy, e il cantiere, durante il G.M.A., viene gestito dall’Ente Utilizzo Risorse Economiche previsto dal Piano Marshall. Nel 1955 la ragione sociale viene cambiata in “Cantiere Navale Felzegi Spa, gli impianti vengono modernizzati; i dipendenti da 200, progressivamente diventeranno 1.000. Nel 1956 il cantiere viene ulteriormente ampliato su progetto dell’architetto Mario Zocconi. Gli anni Sessanta, segnati da una profonda crisi del settore cantieristico, sanciscono un rapido declino dell’attività del cantiere, che dopo anni di lotte sindacali, verrà chiuso nel 1968.

 

 

 

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi

Please follow and like us:

Trieste: Bettino Craxi dopo un comizio in Piazza Unità, Maggio 1982

Bettino Craxi dopo un comizio in Piazza Unità, maggio 1982, campagna elettorale

Foto: Ferruccio Crovatto

Post di Livio Crovatto

 

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi

Please follow and like us:

Interno di via Economo, novembre 1982

 

Via Giovanni e Demetrio Economo, San Vito-Città Vecchia.
Da via del Lazzaretto Vecchio a via di Campo Marzio.
Già tratto di via del Lazzaretto Vecchio, ebbe nuova denominazione nel 1879, per ricordare i fratelli Economo proprietari di uno stabilimento a vapore nelle vicinanze e istitutori di una fondazione per sussidi ad operai indigenti. Demetrio A. Economo, nato a Salonicco, fu primo assessore della Comunità Greco-Orientale nel 1865 e nel 1866 e negli anni 1869-1870 ne fu il governatore. Morì a Parigi il 9 agosto 1878. Con testamento d.d. 9.3.1877 lasciò 20.000 fiorini all’Istituto dei Poveri e 40.000 fiorini al Comune di Trieste per la costituenda fondazione Economo. In vita, inoltre, contribuì finanziariamente per la premiazione annuale ad Atene di traduzioni in lingua greca di opere
classiche e per la premiazione di studenti di musica all’Odeon della città ellenica. Giovanni A. Economo barone di San Serff, fratello del precedente, nacque a Salonicco il 20 marzo 1834 e morì a Trieste il 26 aprile 1921; fu uno dei promotori del futuro porto industriale con la costituzione, nel 1905, dell’Associazione per i fondi di Zaule.
Casa Economo, costruita dall’ing. C. Vallon nel 1879, si trova ai nn. civ. 14-16. (A. Trampus – Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989.)

Please follow and like us:

Il colle di San Giacomo


San Giacomo, 1947. Cartolina


Il colle di San Giacomo era abitato già dall’epoca romana e ne danno conferma i numerosi ritrovamenti rinvenuti nella proprietà della famiglia dei de Giuliani: nel 1687, vennero riportati alla luce reperti d’età imperiale, resti di mura e di mosaici, un sarcofago in pietra, urne in terracotta, balsamari in vetro ed alcune monete di Faustina e Giulia Mamea. Nel 1849, durante gli scavi per la costruzione delle fondamenta della chiesa, si rinvenne in campo S. Giacomo, come riferisce Pietro Kandler, un’urna cineraria romana. Nel mese di aprile 1896, vennero scavati avanzi di tombe romane tra la via del Molino a Vento e la via dell’Istria, nella ex Villa Bousquet, acquistata dal Comune per realizzarvi la scuola di Rena Nuova (poi Scuole Elementari Scipio Slataper e Ruggero Timeus). Si rinvennero parti di un grande sepolcro, urne ed olle cinerarie, vasetti, un grazioso calamaio, due monete di bronzo dell’imperatore Claudio I (41-54 d. C.), un bronzo dell’imperatore Flavio Vespasiano, battuto nell’anno 74, un bronzo con l’effigie dell’imperatore Domiziano (81-96) ed un bronzo di Traiano (98-117).
Nel 1907 l’archeologo Piero Sticotti (1870-1953), negli scavi effettuati sul versante settentrionale della collina, accertò rovine di abitazioni romane e di sepolture: vennero trovati anche due pozzi ed un forno. Nei primi decenni del XIX secolo, la zona cominciò piano piano a popolarsi. Nel nuovo rione, che veniva chiamato Rena Nuova, tra le vie Molino a Vento, del Bosco, S. Giacomo in Monte e del Pozzo, si stabilirono lavoratori, carrettieri, braccianti, cittadini di condizione sociale disagiata, provenienti da Cittavecchia e dal Borgo Teresiano, ma anche contadini slavi e abitanti dell’entroterra istriano. Nella parte più bassa della collina, lungo la strada che portava a Servola, erano presenti da tempo pescatori e operai delle saline. 
Nel 1947 al numero 19 di campo S. Giacomo aprì il Cinema Ideale che funzionò fino al 1984.
Il 3 maggio 1947: inizio dei lavori per la costruzione dell’Oratorio femminile, affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il 16 ottobre 1947 vengono terminati i lavori di ricostruzione e restauro delle scuole elementari “Scipio Slataper” e “Ruggero Timeus”, condotti dal Public Works sotto la direzione dell’arch. Rutter. Dal 10 giugno 1943 l’edificio era stato adibito ad ospedale militare e il bombardamento del 17 febbraio 1945 lo distrusse quasi completamente.
Fonte: F. Zubini – San Giacomo. Italo Svevo, 2000

 
Please follow and like us:

Distilleria Stock S.p.A – Lionello Stock

 

Lionello Stock (Spalato, 1866 – Trieste, 1948)

 

Stock S.p.A. per la Produzione ed Imbottigliamento di Brandy, Grappa e Liquori

Casa fondata il 26 dicembre 1884 a Barcola in via del Bovedo (dove oggi si trova la Carrozzeria Tlustos) dal dalmata di Spalato Lionello Stock che per la sua iniziativa ebbe in prestito dal padre 2.000 fiorini: aveva appena 18 anni. Aveva visto, un giorno, passeggiando lungo le rive a Trieste, dei battelli caricare fusti di vino; chiese quale era la destinazione del carico e così venne a sapere che il vino era destinato a La Rochelle, porto della Charente. La peronospera gli dissero, aveva distrutto i vigneti francesi della zona dove veniva prodotto il Cognac. E Lionello pensò allora, se i nostri vini servivano a fare il Cognac francese, potevano essere distillati anche da noi. E così si mise in società con l’amico veronese Carlo Camis (“Distilleria a vapore Camis & Stock”) per la produzione di acquavite di vino o cognac (con gli accordi del trattato di pace del 1947 fu riservata alla Francia la denominazione di cognac per il distillato che in Italia prese il nome di brandy). Al cognac prodotto a Trieste venne dato l’appellativo di “Cognac Medicinal”, il massimo riconoscimento che un distillato di vino poteva vantare secondo il “Codex Alimentarius Austriacus” in materia di genuinità e di proprietà di lavorazione. All’inizio dell’attività Lionello Stock, per poter pagare gli operai, fu costretto a dare in pegno il suo orologio d’oro con catena regalatogli dal padre, ma ben presto la sua azienda cominciò a prosperare. L’etichetta gialla e la caratteristica grafia del marchio Stock in pochi anni divennero famosi. Nel 1906 Carlo Camis si ritira a Lionello Stock continua la diffusione del suo cognac in tutti i territori dell’Impero Austro-Ungarico: una delle sorelle di Stock sposò Bernardo Kreilsheim che divenne socio importante ed attivo. Il figlio di Bernardo, Alberto, mutato il suo cognome in Casali, continuò l’attività paterna. Dopo la prima Guerra Mondiale, con il sorgere di pesanti barriere doganali negli stati indipendenti nati dallo smembramento dell’Impero Austro-Ungarico, vengono aperti stabilimenti in Austria a Linz, in Cecoslovacchia a Pilzen, Polonia, Ungheria e Jugolavia; nel 1928 la Stock si è trasferita a Roiano in via Montorsino 2 su un terreno che dal 1912 era occupato dal Deposito Legnami Detoni & Co. (di Michele Detoni e Accerboni Carlo). Lo Stabilimento di Roiano fu costruito su un progetto unitario presentato dall’impresa Buttoraz e Ziffer: alcuni corpi furono successivamente completati nel 1934 dall’impresa Goebel e Romito. Nell’atrio della sede di Roiano si trova un busto bronzeo del Fondatore Lionello Stock, opera dello scultore triestino Franco Asco (il cognome è Atschko, 1903-1980, autore della statua dorata della Madonna di piazza Garibaldi). Al classico “Stock Medicinal” seguirono il prestigioso “Stock 84”, il “Royalstock”, liquori secchi, dolci, la grappa “Julia”, i Vermouth Dry, Bianco e Rosso e gli aperitivi. Così Roiano è diventata sinonimo di Stock: lo Stabilimento di Roiano lavorava per il mercato interno ed europeo e quello del Punto Franco Vecchio per i mercati extra europei. Nella seconda guerra mondiale lo stabilimento per l’esportazione del Punto Franco fu completamente distrutto e a guerra finita la Stock perse i suoi stabilimenti situati nei paesi dell’Est europeo. Nel 1948 Lionello Stock morì senza lasciare figli: in data 22 giugno 1971 la strada davanti alla Sede della Stock, già tratto della via Montorsino, fu intitolata al nome del fondatore. La presidenza, dopo la sua scomparsa, fu assunta dal Cav. del Lavoro Alberto Kreislheim-Casali, che scomparve, anche lui senza figli, nel 1972. Restò il viennese Carlo Wagner che aveva sposato la sorella di Alberto Casali, ed i nipoti di Lionello Stock, Mario Morpurgo e Gianni Mann. Milioni di litri di brandy invecchiavano nelle cantine Stock di Roiano: per anni, sotto il controllo della Finanza, prima in piccoli fusti francesi di Limousine e poi in tini di rovere della Slavonia, la limpida acquavite di vino maturava lentamente affinandosi. Con il “coupage” si otteneva una miscela di varie partite in modo da avere una qualità sempre costante ed infine l’iniziale asprezza dell’acquavite assumeva con il tempo il delicato colore ambrato e l’inconfondibile aroma del brandy Stock. Nel 1974 la Società trasferì l’attività dello Stabilimento di Roiano, stoccaggio del vino, imbottigliamento e magazzinaggio, nel suo nuovo complesso situato sul canale navigabile della Zona Industriale di Zaule, mentre a Roiano sono rimasti solo gli uffici e l’amministrazione. Nel 1993, dopo tre anni di battaglie legali, la Stock è riuscita a rientrare in possesso del suo ex stabilimento Likerka di Pilzen Boskov in Boemia che era stato nazionalizzato nel dopoguerra dal governo comunista cecoslovacco: detto stabilimento, che utilizzava il marchio Stock, ha una produzione di una decina di milioni di bottiglie di brandy e fernet che viene destinata ai mercati dei paesi dell’Est. La Stock aveva 606 dipendenti nel 1984 e nel 1994 soltanto 320 con la previsione di eliminare, ancora 80 elementi. E già si intravede nel futuro della Stock un accordo finanziario con qualche grande multinazionale del settore. Nel maggio del 1995 la Stock Italia venne acquisita dalla Eckes A.G., società leader in Germania nella produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta, e successivamente nel 2007 diventa proprietà del fondo americano “Oaktree Capital Management”.

Nel 1988 è iniziata la storia lunga e tortuosa dell’operazione denominata “Stocktown”, ossia del progetto per il recupero dell’area Stock abbandonata dalla Società a Roiano. Il progetto Stocktown è stato perfezionato dagli architetti Rossella Gerbini, Luciano Lazzari e Paolo Zelco e prevede di recuperare, quali esempi di archeologia industriale, i vecchi uffici di gusto tipicamente anglosassone in mattoni rossi ed anche i capannoni vetrati che risalgono ai primi anni del secolo. Nel marzo 1993 la Giunta Comunale. ha approvato per l’area Stock il cambio di destinazione da zona industriale a zona commerciale-residenziale ed è stato chiuso in tal modo un capitolo di storia della vecchia Roiano. Il 29 luglio 1993 il Sindaco Giulio Staffieri ed i rappresentanti della Stock hanno siglato il primo atto ufficiale che sanciva la creazione di una cittadella del futuro improntata alle nuove esigenze urbanistiche e abitative di uno dei rioni più popolari ed abitati della città, attanagliato da problemi seri legati al traffico e alla mancanza di spazi verdi. Il progetto prevedeva, all’interno delle strutture esistenti, la creazione di servizi, negozi, ristorante, bar, un supermercato, una banca, il Centro Civico, ambulatori, una biblioteca, una piazza pedonale e quasi 700 parcheggi: il tutto per una spesa di almeno 40 miliardi di lire. Era questa una svolta profonda nell’assetto urbanistico e storico del rione che ha però manifestato una ferma opposizione al progetto per ragioni ambientali, anche con la creazione del Comitato “Viviroiano”: a tale comitato hanno aderito tremila roianesi, al fine di migliorare la qualità della vita in quello che ormai sta diventando un catino di cemento soffocato dal traffico. Nel mese di agosto, l’intesa, che il Sindaco Staffieri (nel frattempo dimessosi) aveva siglato in luglio, avrebbe dovuto essere ratificata dal Commissario Prefettizio. A pochi giorni dal termine previsto per la ratifica, la Camera di Commercio, l’Associazione degli Industriali e il Collegio dei Costruttori Edili si erano schierati a favore del progetto di recupero dell’area Stock proponendo al Comitato Viviroiano e alla Consulta Circoscrizionale un confronto sulla qualità della vita nel quartiere e un più ampio piano di riassetto globale comprendente anche, in via dei Gelsomini l’area della Kuchler e parte della zona dismessa dell’ENEL, la caserma, il ricreatorio con seimila metri quadrati di verde, il parcheggio in costruzione dell’ex Casa del Ferroviere con 400 posti macchina, il giardino davanti all’Incis in viale Miramare e il polmone verde in vicolo delle Rose. In data 28 agosto però la Giunta Regionale ha bloccato il progetto Stocktown, poiché secondo l’Assessore alla Pianificazione non poteva esserci “nessun scavalcamento della volontà dei cittadini, per un progetto in cui non prevale l’interesse pubblico bensì quello privato”. In data 5 e 6 settembre i progettisti di Stocktown e i titolari dell’azienda proprietaria delle costruzioni interessate hanno invitato i  roianesi e i cittadini di Trieste a visitare lo stabilimento dismesso. Nell’interno è stata allestita una mostra con i vari progetti elaborati nei cinque anni trascorsi dall’inizio dell’iter burocratico innescato dal progetto e una completa riproduzione degli innumerevoli estratti stampa comparsi nei giornali e nelle pubblicazioni periodiche in merito alle polemiche, alle riunioni, alle proteste, alle assemblee, fino alla manifestazione tenutasi in piazza Unità il 5 agosto. Più di mille persone hanno partecipato alle visite guidate del 5- 6/9 nel corso delle quali i progettisti hanno illustrato in ogni particolare tutti i dettagli del progetto. Il 6 settembre si è tenuto un dibattito alla presenza di oltre 300 persone, abitanti di Roiano di ogni età, progettisti, industriali, costruttori, ambientalisti, operatori economici, negozianti del quartiere, membri della Consulta Circoscrizionale, amministratori, alunni delle scuole e loro maestre, tecnici, esperti e sindacalisti. Era la prima volta a Trieste che un incontro del genere ha avuto luogo con gran soddisfazione dei partecipanti che, nei due giorni di visite e conferenze, hanno avuto modo di rendersi contro dell’importanza del progetto e dell’impegno dei progettisti al fine di recuperare l’area della Stock nel modo migliore.

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994


Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi

Please follow and like us:

Stock S.p.A

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 

Cartellone pubblicitario della Camis & Stock

Stock S.p.A. per la Produzione ed Imbottigliamento di Brandy, Grappa e Liquori

Casa fondata il 26 dicembre 1884 a Barcola in via del Bovedo (dove oggi si trova la Carrozzeria Tlustos) dal dalmata di Spalato Lionello Stock che per la sua iniziativa ebbe in prestito dal padre 2.000 fiorini: aveva appena 18 anni. Aveva visto, un giorno, passeggiando lungo le rive a Trieste, dei battelli caricare fusti di vino; chiese quale era la destinazione del carico e così venne a sapere che il vino era destinato a La Rochelle, porto della Charente. La peronospera gli dissero, aveva distrutto i vigneti francesi della zona dove veniva prodotto il Cognac. E Lionello pensò allora, se i nostri vini servivano a fare il Cognac francese, potevano essere distillati anche da noi. E così si mise in società con l’amico veronese Carlo Camis (“Distilleria a vapore Camis & Stock”) per la produzione di acquavite di vino o cognac (con gli accordi del trattato di pace del 1947 fu riservata alla Francia la denominazione di cognac per il distillato che in Italia prese il nome di brandy). Al cognac prodotto a Trieste venne dato l’appellativo di “Cognac Medicinal”, il massimo riconoscimento che un distillato di vino poteva vantare secondo il “Codex Alimentarius Austriacus” in materia di genuinità e di proprietà di lavorazione. All’inizio dell’attività Lionello Stock, per poter pagare gli operai, fu costretto a dare in pegno il suo orologio d’oro con catena regalatogli dal padre, ma ben presto la sua azienda cominciò a prosperare. L’etichetta gialla e la caratteristica grafia del marchio Stock in pochi anni divennero famosi. Nel 1906 Carlo Camis si ritira a Lionello Stock continua la diffusione del suo cognac in tutti i territori dell’Impero Austro-Ungarico: una delle sorelle di Stock sposò Bernardo Kreilsheim che divenne socio importante ed attivo. Il figlio di Bernardo, Alberto, mutato il suo cognome in Casali, continuò l’attività paterna. Dopo la prima Guerra Mondiale, con il sorgere di pesanti barriere doganali negli stati indipendenti nati dallo smembramento dell’Impero Austro-Ungarico, vengono aperti stabilimenti in Austria a Linz, in Cecoslovacchia a Pilzen, Polonia, Ungheria e Jugolavia; nel 1928 la Stock si è trasferita a Roiano in via Montorsino 2 su un terreno che dal 1912 era occupato dal Deposito Legnami Detoni & Co. (di Michele Detoni e Accerboni Carlo). Lo Stabilimento di Roiano fu costruito su un progetto unitario presentato dall’impresa Buttoraz e Ziffer: alcuni corpi furono successivamente completati nel 1934 dall’impresa Goebel e Romito. Nell’atrio della sede di Roiano si trova un busto bronzeo del Fondatore Lionello Stock, opera dello scultore triestino Franco Asco (il cognome è Atschko, 1903-1980, autore della statua dorata della Madonna di piazza Garibaldi). Al classico “Stock Medicinal” seguirono il prestigioso “Stock 84”, il “Royalstock”, liquori secchi, dolci, la grappa “Julia”, i Vermouth Dry, Bianco e Rosso e gli aperitivi. Così Roiano è diventata sinonimo di Stock: lo Stabilimento di Roiano lavorava per il mercato interno ed europeo e quello del Punto Franco Vecchio per i mercati extra europei. Nella seconda guerra mondiale lo stabilimento per l’esportazione del Punto Franco fu completamente distrutto e a guerra finita la Stock perse i suoi stabilimenti situati nei paesi dell’Est europeo. Nel 1948 Lionello Stock morì senza lasciare figli: in data 22 giugno 1971 la strada davanti alla Sede della Stock, già tratto della via Montorsino, fu intitolata al nome del fondatore. La presidenza, dopo la sua scomparsa, fu assunta dal Cav. del Lavoro Alberto Kreislheim-Casali, che scomparve, anche lui senza figli, nel 1972. Restò il viennese Carlo Wagner che aveva sposato la sorella di Alberto Casali, ed i nipoti di Lionello Stock, Mario Morpurgo e Gianni Mann. Milioni di litri di brandy invecchiavano nelle cantine Stock di Roiano: per anni, sotto il controllo della Finanza, prima in piccoli fusti francesi di Limousine e poi in tini di rovere della Slavonia, la limpida acquavite di vino maturava lentamente affinandosi. Con il “coupage” si otteneva una miscela di varie partite in modo da avere una qualità sempre costante ed infine l’iniziale asprezza dell’acquavite assumeva con il tempo il delicato colore ambrato e l’inconfondibile aroma del brandy Stock. Nel 1974 la Società trasferì l’attività dello Stabilimento di Roiano, stoccaggio del vino, imbottigliamento e magazzinaggio, nel suo nuovo complesso situato sul canale navigabile della Zona Industriale di Zaule, mentre a Roiano sono rimasti solo gli uffici e l’amministrazione. Nel 1993, dopo tre anni di battaglie legali, la Stock è riuscita a rientrare in possesso del suo ex stabilimento Likerka di Pilzen Boskov in Boemia che era stato nazionalizzato nel dopoguerra dal governo comunista cecoslovacco: detto stabilimento, che utilizzava il marchio Stock, ha una produzione di una decina di milioni di bottiglie di brandy e fernet che viene destinata ai mercati dei paesi dell’Est. La Stock aveva 606 dipendenti nel 1984 e nel 1994 soltanto 320 con la previsione di eliminare, ancora 80 elementi. E già si intravede nel futuro della Stock un accordo finanziario con qualche grande multinazionale del settore. Nel maggio del 1995 la Stock Italia venne acquisita dalla Eckes A.G., società leader in Germania nella produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta, e successivamente nel 2007 diventa proprietà del fondo americano “Oaktree Capital Management”.

Nel 1988 è iniziata la storia lunga e tortuosa dell’operazione denominata “Stocktown”, ossia del progetto per il recupero dell’area Stock abbandonata dalla Società a Roiano. Il progetto Stocktown è stato perfezionato dagli architetti Rossella Gerbini, Luciano Lazzari e Paolo Zelco e prevede di recuperare, quali esempi di archeologia industriale, i vecchi uffici di gusto tipicamente anglosassone in mattoni rossi ed anche i capannoni vetrati che risalgono ai primi anni del secolo. Nel marzo 1993 la Giunta Comunale. ha approvato per l’area Stock il cambio di destinazione da zona industriale a zona commerciale-residenziale ed è stato chiuso in tal modo un capitolo di storia della vecchia Roiano. Il 29 luglio 1993 il Sindaco Giulio Staffieri ed i rappresentanti della Stock hanno siglato il primo atto ufficiale che sanciva la creazione di una cittadella del futuro improntata alle nuove esigenze urbanistiche e abitative di uno dei rioni più popolari ed abitati della città, attanagliato da problemi seri legati al traffico e alla mancanza di spazi verdi. Il progetto prevedeva, all’interno delle strutture esistenti, la creazione di servizi, negozi, ristorante, bar, un supermercato, una banca, il Centro Civico, ambulatori, una biblioteca, una piazza pedonale e quasi 700 parcheggi: il tutto per una spesa di almeno 40 miliardi di lire. Era questa una svolta profonda nell’assetto urbanistico e storico del rione che ha però manifestato una ferma opposizione al progetto per ragioni ambientali, anche con la creazione del Comitato “Viviroiano”: a tale comitato hanno aderito tremila roianesi, al fine di migliorare la qualità della vita in quello che ormai sta diventando un catino di cemento soffocato dal traffico. Nel mese di agosto, l’intesa, che il Sindaco Staffieri (nel frattempo dimessosi) aveva siglato in luglio, avrebbe dovuto essere ratificata dal Commissario Prefettizio. A pochi giorni dal termine previsto per la ratifica, la Camera di Commercio, l’Associazione degli Industriali e il Collegio dei Costruttori Edili si erano schierati a favore del progetto di recupero dell’area Stock proponendo al Comitato Viviroiano e alla Consulta Circoscrizionale un confronto sulla qualità della vita nel quartiere e un più ampio piano di riassetto globale comprendente anche, in via dei Gelsomini l’area della Kuchler e parte della zona dismessa dell’ENEL, la caserma, il ricreatorio con seimila metri quadrati di verde, il parcheggio in costruzione dell’ex Casa del Ferroviere con 400 posti macchina, il giardino davanti all’Incis in viale Miramare e il polmone verde in vicolo delle Rose. In data 28 agosto però la Giunta Regionale ha bloccato il progetto Stocktown, poiché secondo l’Assessore alla Pianificazione non poteva esserci “nessun scavalcamento della volontà dei cittadini, per un progetto in cui non prevale l’interesse pubblico bensì quello privato”. In data 5 e 6 settembre i progettisti di Stocktown e i titolari dell’azienda proprietaria delle costruzioni interessate hanno invitato i  roianesi e i cittadini di Trieste a visitare lo stabilimento dismesso. Nell’interno è stata allestita una mostra con i vari progetti elaborati nei cinque anni trascorsi dall’inizio dell’iter burocratico innescato dal progetto e una completa riproduzione degli innumerevoli estratti stampa comparsi nei giornali e nelle pubblicazioni periodiche in merito alle polemiche, alle riunioni, alle proteste, alle assemblee, fino alla manifestazione tenutasi in piazza Unità il 5 agosto. Più di mille persone hanno partecipato alle visite guidate del 5- 6/9 nel corso delle quali i progettisti hanno illustrato in ogni particolare tutti i dettagli del progetto. Il 6 settembre si è tenuto un dibattito alla presenza di oltre 300 persone, abitanti di Roiano di ogni età, progettisti, industriali, costruttori, ambientalisti, operatori economici, negozianti del quartiere, membri della Consulta Circoscrizionale, amministratori, alunni delle scuole e loro maestre, tecnici, esperti e sindacalisti. Era la prima volta a Trieste che un incontro del genere ha avuto luogo con gran soddisfazione dei partecipanti che, nei due giorni di visite e conferenze, hanno avuto modo di rendersi contro dell’importanza del progetto e dell’impegno dei progettisti al fine di recuperare l’area della Stock nel modo migliore.

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994

Please follow and like us:

Stock S.p.A. per la Produzione ed Imbottigliamento di Brandy, Grappa e Liquori

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 

Vecchio stabilimento produttivo Camis & Stock a Barcola

Stock S.p.A. per la Produzione ed Imbottigliamento di Brandy, Grappa e Liquori

Casa fondata il 26 dicembre 1884 a Barcola in via del Bovedo (dove oggi si trova la Carrozzeria Tlustos) dal dalmata di Spalato Lionello Stock che per la sua iniziativa ebbe in prestito dal padre 2.000 fiorini: aveva appena 18 anni. Aveva visto, un giorno, passeggiando lungo le rive a Trieste, dei battelli caricare fusti di vino; chiese quale era la destinazione del carico e così venne a sapere che il vino era destinato a La Rochelle, porto della Charente. La peronospera gli dissero, aveva distrutto i vigneti francesi della zona dove veniva prodotto il Cognac. E Lionello pensò allora, se i nostri vini servivano a fare il Cognac francese, potevano essere distillati anche da noi. E così si mise in società con l’amico veronese Carlo Camis (“Distilleria a vapore Camis & Stock”) per la produzione di acquavite di vino o cognac (con gli accordi del trattato di pace del 1947 fu riservata alla Francia la denominazione di cognac per il distillato che in Italia prese il nome di brandy). Al cognac prodotto a Trieste venne dato l’appellativo di “Cognac Medicinal”, il massimo riconoscimento che un distillato di vino poteva vantare secondo il “Codex Alimentarius Austriacus” in materia di genuinità e di proprietà di lavorazione. All’inizio dell’attività Lionello Stock, per poter pagare gli operai, fu costretto a dare in pegno il suo orologio d’oro con catena regalatogli dal padre, ma ben presto la sua azienda cominciò a prosperare. L’etichetta gialla e la caratteristica grafia del marchio Stock in pochi anni divennero famosi. Nel 1906 Carlo Camis si ritira a Lionello Stock continua la diffusione del suo cognac in tutti i territori dell’Impero Austro-Ungarico: una delle sorelle di Stock sposò Bernardo Kreilsheim che divenne socio importante ed attivo. Il figlio di Bernardo, Alberto, mutato il suo cognome in Casali, continuò l’attività paterna. Dopo la prima Guerra Mondiale, con il sorgere di pesanti barriere doganali negli stati indipendenti nati dallo smembramento dell’Impero Austro-Ungarico, vengono aperti stabilimenti in Austria a Linz, in Cecoslovacchia a Pilzen, Polonia, Ungheria e Jugolavia; nel 1928 la Stock si è trasferita a Roiano in via Montorsino 2 su un terreno che dal 1912 era occupato dal Deposito Legnami Detoni & Co. (di Michele Detoni e Accerboni Carlo). Lo Stabilimento di Roiano fu costruito su un progetto unitario presentato dall’impresa Buttoraz e Ziffer: alcuni corpi furono successivamente completati nel 1934 dall’impresa Goebel e Romito. Nell’atrio della sede di Roiano si trova un busto bronzeo del Fondatore Lionello Stock, opera dello scultore triestino Franco Asco (il cognome è Atschko, 1903-1980, autore della statua dorata della Madonna di piazza Garibaldi). Al classico “Stock Medicinal” seguirono il prestigioso “Stock 84”, il “Royalstock”, liquori secchi, dolci, la grappa “Julia”, i Vermouth Dry, Bianco e Rosso e gli aperitivi. Così Roiano è diventata sinonimo di Stock: lo Stabilimento di Roiano lavorava per il mercato interno ed europeo e quello del Punto Franco Vecchio per i mercati extra europei. Nella seconda guerra mondiale lo stabilimento per l’esportazione del Punto Franco fu completamente distrutto e a guerra finita la Stock perse i suoi stabilimenti situati nei paesi dell’Est europeo. Nel 1948 Lionello Stock morì senza lasciare figli: in data 22 giugno 1971 la strada davanti alla Sede della Stock, già tratto della via Montorsino, fu intitolata al nome del fondatore. La presidenza, dopo la sua scomparsa, fu assunta dal Cav. del Lavoro Alberto Kreislheim-Casali, che scomparve, anche lui senza figli, nel 1972. Restò il viennese Carlo Wagner che aveva sposato la sorella di Alberto Casali, ed i nipoti di Lionello Stock, Mario Morpurgo e Gianni Mann. Milioni di litri di brandy invecchiavano nelle cantine Stock di Roiano: per anni, sotto il controllo della Finanza, prima in piccoli fusti francesi di Limousine e poi in tini di rovere della Slavonia, la limpida acquavite di vino maturava lentamente affinandosi. Con il “coupage” si otteneva una miscela di varie partite in modo da avere una qualità sempre costante ed infine l’iniziale asprezza dell’acquavite assumeva con il tempo il delicato colore ambrato e l’inconfondibile aroma del brandy Stock. Nel 1974 la Società trasferì l’attività dello Stabilimento di Roiano, stoccaggio del vino, imbottigliamento e magazzinaggio, nel suo nuovo complesso situato sul canale navigabile della Zona Industriale di Zaule, mentre a Roiano sono rimasti solo gli uffici e l’amministrazione. Nel 1993, dopo tre anni di battaglie legali, la Stock è riuscita a rientrare in possesso del suo ex stabilimento Likerka di Pilzen Boskov in Boemia che era stato nazionalizzato nel dopoguerra dal governo comunista cecoslovacco: detto stabilimento, che utilizzava il marchio Stock, ha una produzione di una decina di milioni di bottiglie di brandy e fernet che viene destinata ai mercati dei paesi dell’Est. La Stock aveva 606 dipendenti nel 1984 e nel 1994 soltanto 320 con la previsione di eliminare, ancora 80 elementi. E già si intravede nel futuro della Stock un accordo finanziario con qualche grande multinazionale del settore. Nel maggio del 1995 la Stock Italia venne acquisita dalla Eckes A.G., società leader in Germania nella produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta, e successivamente nel 2007 diventa proprietà del fondo americano “Oaktree Capital Management”.

Nel 1988 è iniziata la storia lunga e tortuosa dell’operazione denominata “Stocktown”, ossia del progetto per il recupero dell’area Stock abbandonata dalla Società a Roiano. Il progetto Stocktown è stato perfezionato dagli architetti Rossella Gerbini, Luciano Lazzari e Paolo Zelco e prevede di recuperare, quali esempi di archeologia industriale, i vecchi uffici di gusto tipicamente anglosassone in mattoni rossi ed anche i capannoni vetrati che risalgono ai primi anni del secolo. Nel marzo 1993 la Giunta Comunale. ha approvato per l’area Stock il cambio di destinazione da zona industriale a zona commerciale-residenziale ed è stato chiuso in tal modo un capitolo di storia della vecchia Roiano. Il 29 luglio 1993 il Sindaco Giulio Staffieri ed i rappresentanti della Stock hanno siglato il primo atto ufficiale che sanciva la creazione di una cittadella del futuro improntata alle nuove esigenze urbanistiche e abitative di uno dei rioni più popolari ed abitati della città, attanagliato da problemi seri legati al traffico e alla mancanza di spazi verdi. Il progetto prevedeva, all’interno delle strutture esistenti, la creazione di servizi, negozi, ristorante, bar, un supermercato, una banca, il Centro Civico, ambulatori, una biblioteca, una piazza pedonale e quasi 700 parcheggi: il tutto per una spesa di almeno 40 miliardi di lire. Era questa una svolta profonda nell’assetto urbanistico e storico del rione che ha però manifestato una ferma opposizione al progetto per ragioni ambientali, anche con la creazione del Comitato “Viviroiano”: a tale comitato hanno aderito tremila roianesi, al fine di migliorare la qualità della vita in quello che ormai sta diventando un catino di cemento soffocato dal traffico. Nel mese di agosto, l’intesa, che il Sindaco Staffieri (nel frattempo dimessosi) aveva siglato in luglio, avrebbe dovuto essere ratificata dal Commissario Prefettizio. A pochi giorni dal termine previsto per la ratifica, la Camera di Commercio, l’Associazione degli Industriali e il Collegio dei Costruttori Edili si erano schierati a favore del progetto di recupero dell’area Stock proponendo al Comitato Viviroiano e alla Consulta Circoscrizionale un confronto sulla qualità della vita nel quartiere e un più ampio piano di riassetto globale comprendente anche, in via dei Gelsomini l’area della Kuchler e parte della zona dismessa dell’ENEL, la caserma, il ricreatorio con seimila metri quadrati di verde, il parcheggio in costruzione dell’ex Casa del Ferroviere con 400 posti macchina, il giardino davanti all’Incis in viale Miramare e il polmone verde in vicolo delle Rose. In data 28 agosto però la Giunta Regionale ha bloccato il progetto Stocktown, poiché secondo l’Assessore alla Pianificazione non poteva esserci “nessun scavalcamento della volontà dei cittadini, per un progetto in cui non prevale l’interesse pubblico bensì quello privato”. In data 5 e 6 settembre i progettisti di Stocktown e i titolari dell’azienda proprietaria delle costruzioni interessate hanno invitato i  roianesi e i cittadini di Trieste a visitare lo stabilimento dismesso. Nell’interno è stata allestita una mostra con i vari progetti elaborati nei cinque anni trascorsi dall’inizio dell’iter burocratico innescato dal progetto e una completa riproduzione degli innumerevoli estratti stampa comparsi nei giornali e nelle pubblicazioni periodiche in merito alle polemiche, alle riunioni, alle proteste, alle assemblee, fino alla manifestazione tenutasi in piazza Unità il 5 agosto. Più di mille persone hanno partecipato alle visite guidate del 5- 6/9 nel corso delle quali i progettisti hanno illustrato in ogni particolare tutti i dettagli del progetto. Il 6 settembre si è tenuto un dibattito alla presenza di oltre 300 persone, abitanti di Roiano di ogni età, progettisti, industriali, costruttori, ambientalisti, operatori economici, negozianti del quartiere, membri della Consulta Circoscrizionale, amministratori, alunni delle scuole e loro maestre, tecnici, esperti e sindacalisti. Era la prima volta a Trieste che un incontro del genere ha avuto luogo con gran soddisfazione dei partecipanti che, nei due giorni di visite e conferenze, hanno avuto modo di rendersi contro dell’importanza del progetto e dell’impegno dei progettisti al fine di recuperare l’area della Stock nel modo migliore.

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994

Please follow and like us:

Officine Meccaniche Luigi Schromek – Roiano, Via dei Moreri 20


Officine Meccaniche di Luigi Schromek – Roiano, Via dei Moreri 20, agli inizi del Novecento. (Foto Coll. Nora Schromek, Trieste)

Le officine meccaniche e fonderie Schromek iniziarono la loro attività nel 1900 in via Belvedere (oggi via Udine) e si trasferirono in via Moreri nel 1910. Tra i vari lavori di carpenteria, costruivano cisterne destinate alle colonie italiane in Africa. Nelle cinque foto che risalgono agli inizi del secolo si può vedere il fondatore Luigi Schromek al tavolo di disegno, gli operai in officina tra i torni e le cappe di aspirazione dei forni e il calesse della famiglia. Le Officine Schromek sono state smantellate nel 1973.

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994

 

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi

Please follow and like us:

Roiano : Küchler & Co. S.a.r.l.

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 

Küchler & Co. S.a.r.l.

Importazione ed esportazione di droghe coloniali ed erboristerie. Macinazioni e tagliatura. Via di Valmartinaga 3

Casa fondata nel 1836, liquidata in data 31 marzo 1983. I prodotti finiti della Küchler portavano la marca “AURORA”. Nel catalogo edito nel 1936, in occasione del centenario della società, troviamo i prodotti che seguono, tutti accompagnati da certificato di analisi rilasciato dal Laboratorio Chimico Merceologico del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa di Trieste:

– Droghe e concie per carni insaccate – Pisto spezia tipo Napoli – Spezia veronese – Garofani – Pimento – Cannelle Ceylon e Goa – Pepe bianco e nero “Pepal” – Aroma di salsiccia “Salsic” – Condimento per cucina “Salsita” – Lievito vanigliato “Alba” – Zucchero vanigliato – Vanillina – Insetticidi liquidi e in polvere al piretro

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994

Please follow and like us:

Fabbrica Tappi Nairz Korkenfabrik

Per iscrivervi al Gruppo cliccate sull’immagine sottostante:

Gruppo Facebook Trieste di ieri e di oggi


 

Nairz Lodovico – Fabbrica Tappi, anche “L. Nairz Korkenfabrik” (di Lodovico Nairz, Emilio Wieland e Frieda Albrecht). Detta fabbrica aveva sede in via Torricelli dal 1898 e nell’adiacente via Galilei fino al 1907: nel 1910 si trasferì a Roiano in Gretta, frazione Serbatoio, anche via Valmartinago. Dal 1921 al 1929 altra sede e ragione sociale: “Sugherificio Triestino L. Nairz”, via Apiari 29 e 30. Presumibilmente in questo periodo viene rilevata dalla famiglia Colombin. Interessante la cartolina, con le foto del fabbricato di via Valmartinaga 451 (esterno e interno), scritta in tedesco dalla Frieda Albrecht ad una sua amica dando come suo indirizzo: “Korkenfabrik L. Nairz, Rojano”: aveva la sua abitazione in fabbrica.

Fonte: F. Zubini, Roiano. Trieste 1994

Please follow and like us: