Foto della vecchia Trieste molto conosciute

Anni fa il quotidiano locale il Piccolo regalò ai suoi lettori delle riproduzioni di fotografie della vecchia Trieste. Sono molto diffuse e riportate, le abbiamo raccolte in un Album che si può  anche vedere su facebook nel gruppo Trieste di ieri e di oggi https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.1048583658498557&type=3

Sono riportate le didascalie presenti nell’immagine, a volte generiche e in qualche caso imprecise

 

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Trieste – Riva del Mandracchio

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Post di Dino Cafagna

Stampa (insolita) della Piazza Grande, 1850 ca.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Elisabetta Marcovich

 

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

 

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Post di Elisabetta Marcovich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Elisabetta Marcovich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Giorgio Catania

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri, foto collezione Sergio Sergas

 

Il tram con rimorchi estivo e le tende svolazzanti passa per piazza Unità.
In primo piano un vaporetto, potrebbe trattarsi del Vettor Pisani (1919). Per curiosità aggiungo che sulla linea tradizionale le corse erano sette od otto al giorno in andata e ritorno, con toccata ad Ancarano, San Nicolò Bagni (o Lido di San Nicolò), Ospizio Marino, Lazzaretto-San Bartolomeo.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri – Foto collezione Sergio Sergas

Lungo la riva davanti a piazza Grande, gente che cammina veloce, chiacchiera, lavora o aspetta in modo indolente che passi il tempo.

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Mario Salich

 

La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Post di Margherita Tauceri – Foto collezione Sergio Sergas

Incredibile quante persone si vedano sul vaporetto proveniente da Capodistria e quante altre siano in attesa di salire.
Nel 1910 il movimento dei vaporini (io preferisco vaporetti) nel porto di Trieste era così intenso, che essi dovevano attendere prima di attraccare per sbarcare i passeggeri. Ciò provocava malumori e proteste, tanto che l’autorità portuale decise di destinare quale sito di approdo, sia alla società Capodistriana che ad altri piccoli armatori, il molo dei pescatori in Sacchetta, scomodo e lontano dall’approdo tradizionale davanti alla Piazza Grande. Vi furono vari interventi e ricorsi anche da parte dei podestà delle cittadine istriane interessate, finché venne assegnata alla società Capodistriana la radice sinistra del Molo della Sanità. Nel 1912 entrava in linea il “Tergeste”, la prima “nave bianca” della Società (gli altri vaporini avevano, per lo più, lo scafo dipinto di nero). Questa ripresa nella foto potrebbe essere”l’Egida” il più piccolo mezzo della società.


La Riva del Mandracchio (mandrakion – dal greco “piccolo recinto”) va da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883. (Margherita Tauceri)

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Trieste – Gennaio-febbraio 1954 – un’ondata di freddo polare provoca 4 morti

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Trieste - Gennaio-febbraio 1954 - un'ondata di freddo polare provoca 4 morti.
Già collezione Giorgio Giorgetti
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Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.

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Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.
Si tratta di un piccolo edificio, ex stazione di servizio della società Aquila (distributore carburanti e autofficina), considerato una piccola gemma dell’architettura contemporanea italiana. Il progetto risale agli inizi degli anni Cinquanta ad opera del famoso studio milanese BBPR, di cui era membro l’architetto triestino Ernesto Nathan Rogers, ritenutouno dei teorici e fondatori dell’architettura contemporanea italiana. La Stazione Rogers si caratterizza per la copertura ad onde sospesa su pilotis, per il largo impiego del vetro nelle tre sale, identiche ma slittate di una mezza lunghezza, per l’uso dei soli colori “aziendali”. Adesso, “Uno degli elementi centrali del progetto – segnalano i progettisti – è la luce; sia quella diurna, che necessariamente significherà un’espansione degli spazi interni, come quella notturna che trasformerà “Stazione Rogers” in una lampada nella notte”. L’intervento su quello che i progettisti hanno definito “un nuovo distributore di cultura” è stato eseguito dal gruppo di professionisti riuniti per questa iniziativa nella “Associazione Stazione Rogers” risultata vincitrice del concorso di idee per la riqualificazione dell’ex stazione di servizio e formata da tre entità: l’Associazione Ernesto Nathan Rogers per il progresso dell’architettura e della scienza promossa dagli architetti Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, l’Associazione Trieste Contemporanea di Giuliana Carbi e Franco Jesurun e Comunicarte di Lorenzo Michelli e Massimiliano Schiozzi. (da: edilone.it)
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Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.

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Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Grumola 14. Stazione Rogers.
Si tratta di un piccolo edificio, ex stazione di servizio della società Aquila (distributore carburanti e autofficina), considerato una piccola gemma dell’architettura contemporanea italiana. Il progetto risale agli inizi degli anni Cinquanta ad opera del famoso studio milanese BBPR, di cui era membro l’architetto triestino Ernesto Nathan Rogers, ritenutouno dei teorici e fondatori dell’architettura contemporanea italiana. La Stazione Rogers si caratterizza per la copertura ad onde sospesa su pilotis, per il largo impiego del vetro nelle tre sale, identiche ma slittate di una mezza lunghezza, per l’uso dei soli colori “aziendali”. Adesso, “Uno degli elementi centrali del progetto – segnalano i progettisti – è la luce; sia quella diurna, che necessariamente significherà un’espansione degli spazi interni, come quella notturna che trasformerà “Stazione Rogers” in una lampada nella notte”. L’intervento su quello che i progettisti hanno definito “un nuovo distributore di cultura” è stato eseguito dal gruppo di professionisti riuniti per questa iniziativa nella “Associazione Stazione Rogers” risultata vincitrice del concorso di idee per la riqualificazione dell’ex stazione di servizio e formata da tre entità: l’Associazione Ernesto Nathan Rogers per il progresso dell’architettura e della scienza promossa dagli architetti Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, l’Associazione Trieste Contemporanea di Giuliana Carbi e Franco Jesurun e Comunicarte di Lorenzo Michelli e Massimiliano Schiozzi. (da: edilone.it)
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Trieste : Veduta del 1840

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Trieste: Veduta del 1840


Veduta del 1840. La riva arcuata è la Via del Mare (adesso luogo deI giardino di Piazza della Libertà, davanti alla Stazione Centrale). La villa coi cipressi fu della famiglia patrizia degli Argento, e poi del negoziante Trapp. Nella lunga tettoia si trovava la corderia Bozzini. La villa a sinistra, dal lato di Roiano appartenne allo scrittore triestino Antonio de’ Giuliani, che la fece erigere per sè alla fine del ‘700.

 

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Nel 1924 l’amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per navi passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione su progetto degli architetti triestini Giacomo Zamattio ed Umberto Nordio. L’area prescelta è quella occupata dai magazzini 41 e 42 (che, durante la dominazione asburgica, erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d’Italia)
Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Nel 1924 l’amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per navi passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione su progetto degli architetti triestini Giacomo Zamattio ed Umberto Nordio. L’area prescelta è quella occupata dai magazzini 41 e 42 (che, durante la dominazione asburgica, erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d’Italia)
Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Nel 1924 l’amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per navi passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione su progetto degli architetti triestini Giacomo Zamattio ed Umberto Nordio. L’area prescelta è quella occupata dai magazzini 41 e 42 (che, durante la dominazione asburgica, erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d’Italia)
Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Nel 1924 l’amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per navi passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione su progetto degli architetti triestini Giacomo Zamattio ed Umberto Nordio. L’area prescelta è quella occupata dai magazzini 41 e 42 (che, durante la dominazione asburgica, erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d’Italia)
Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
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Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
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Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Molo Bersaglieri. Stazione Marittima.
Nel 1924 l’amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per navi passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione su progetto degli architetti triestini Giacomo Zamattio ed Umberto Nordio. L’area prescelta è quella occupata dai magazzini 41 e 42 (che, durante la dominazione asburgica, erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d’Italia)
Nel 1927 Zamattio muore lasciando la progettazione nelle mani di Nordio che rivede tutto l’edificio. Umberto Nordio risolve con felice risultato i problemi posti da tanti vincoli, sfruttando le caratteristiche del cemento armato che consentono l’eliminazione del secondo ordine di pilastri, semplificando il frontone che verrà completato ai lati dell’orologio da due grandi bassorilievi. La personale concezione dell’arte di Nordio portò lo stesso a curare direttamente l’estetica di ogni dettaglio dell’opera, ivi compresi i lampadari e le pavimentazioni.
Nel 1933 l’edificio viene riconosciuto da “Emporium”, celebre rivista italiana di arti e grafica, come una delle cinque opere che ha segnato l’inizio dell’architettura moderna in Italia.
Nordio elabora tra il 1926 e il 1928 un progetto che prevede la parziale demolizione dell’hangar 41, le cui fondazioni verranno utilizzate dal nuovo corpo di fabbrica, e la conservazione dell’hangar 42, tuttora esistente. Vista la sua particolare posizione lungo le Rive, poco distante dalla piazza dell’Unità, il prospetto principale assume un carattere monumentale
Il progetto viene approvato nel luglio 1928, dopo due anni di lavoro e ripetute richieste di modifiche estetiche della facciata e di variazione dei corpi centrali e dei prospetti laterali. Questi infatti sono ripensati dal progettista e caratterizzati da una lunga teoria di arcate, di cui è visibile l’elemento strutturale. Il molo Bersaglieri viene trasformato e modificato strutturalmente per consentire l’attracco dei transatlantici sulla nuova banchina a Sud e quello delle navi minori a Nord. Nell’aprile 1930 Nordio elabora i progetti per l’allestimento degli interni, in coerenza con una concezione del linguaggio architettonico quale linguaggio della buona qualità dell’opera, dalla configurazione generale fino ai minimi dettagli, e il 28 ottobre dello stesso anno la stazione marittima viene inaugurata. (Fonte: architetti.san.beniculturali.it e Wikipedia)
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Nel 1740, presso la riva, affondò la nave San Carlo e si utilizzò il relitto come base per la costruzione del molo che prese il nome della nave naufragata. Il molo separa il Bacino di San Giorgio dal Bacino di San Giusto del Porto Vecchio. All’inizio era più corto e misurava solamente 95 metri di lunghezza ed era unito alla riva tramite un ponte di legno. Nella seconda metà del 1700 fu allungato di 19 metri e nel 1860 di altri 132 metri, raggiungendo così la lunghezza di 246 metri. Il ponte fu poi eliminato, unendo il molo alla terraferma. Al molo San Carlo attraccavano navi passeggeri e mercantili. Il 3 novembre del 1918, terminata la Grande Guerra, la prima nave italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu l’incrociatore Audace che così diede il suo nome al molo. Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace perse progressivamente la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo è rimasto così un frequentato luogo di passeggio, una passerella protesa sul mare dall’indubbio fascino, che completa la passeggiata sulle rive ed in piazza Unità d’Italia. (da: wikipedia)
Una Rosa dei Venti in bronzo su una colonna di pietra bianca, è posta alla fine del Molo Audace per commemorare l’approdo, il 3 novembre 1918, dell’incrociatore Audace, prima nave italiana ad entrare nel porto di Trieste alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando Trieste divenne Italiana. L’epigrafe al centro della Rosa recita: “Qui approdò la R. nave Audace prima col vessillo d’Italia – III NOVEMBRE MCMXVIII”
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Nel 1740, presso la riva, affondò la nave San Carlo e si utilizzò il relitto come base per la costruzione del molo che prese il nome della nave naufragata. Il molo separa il Bacino di San Giorgio dal Bacino di San Giusto del Porto Vecchio. All’inizio era più corto e misurava solamente 95 metri di lunghezza ed era unito alla riva tramite un ponte di legno. Nella seconda metà del 1700 fu allungato di 19 metri e nel 1860 di altri 132 metri, raggiungendo così la lunghezza di 246 metri. Il ponte fu poi eliminato, unendo il molo alla terraferma. Al molo San Carlo attraccavano navi passeggeri e mercantili. Il 3 novembre del 1918, terminata la Grande Guerra, la prima nave italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu l’incrociatore Audace che così diede il suo nome al molo. Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace perse progressivamente la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo è rimasto così un frequentato luogo di passeggio, una passerella protesa sul mare dall’indubbio fascino, che completa la passeggiata sulle rive ed in piazza Unità d’Italia. (da: wikipedia)
Una Rosa dei Venti in bronzo su una colonna di pietra bianca, è posta alla fine del Molo Audace per commemorare l’approdo, il 3 novembre 1918, dell’incrociatore Audace, prima nave italiana ad entrare nel porto di Trieste alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando Trieste divenne Italiana. L’epigrafe al centro della Rosa recita: “Qui approdò la R. nave Audace prima col vessillo d’Italia – III NOVEMBRE MCMXVIII”
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Una Rosa dei Venti in bronzo su una colonna di pietra bianca, è posta alla fine del Molo Audace per commemorare l’approdo, il 3 novembre 1918, dell’incrociatore Audace, prima nave italiana ad entrare nel porto di Trieste alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando Trieste divenne Italiana. L’epigrafe al centro della Rosa recita: “Qui approdò la R. nave Audace prima col vessillo d’Italia – III NOVEMBRE MCMXVIII”
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Il palazzo sorge sul sito occupato fino agli inizi del Novecento dagli edifici della Sanità e del Governo Marittimo, trasferiti rispettivamente presso la Lanterna e nell’area di Sant’Andrea. Risale al 1841 il primitivo progetto di costruzione del teatro Ferdinandeo, poi non concretizzato, sull’area di Riva Mandracchio, creata dalle opere settecentesche di imbonimento del tratto di mare antistante. Fu costruito solo tra il 1910 ed il 1912 su progetto, datato 6 luglio 1910, dell’architetto viennese Leopoldo Fiedler. La realizzazione del palazzo viene affidata alla Società di Costruzioni Union, seguita da Giuseppe Hinnel. Le fondamenta furono gettate dall’impresa Ways Wastermann e Cie di Graz, utilizzando il sistema Zublin attraverso l’inserimento a pressione nel terreno di 800 pali in cemento armato.
L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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Il palazzo sorge sul sito occupato fino agli inizi del Novecento dagli edifici della Sanità e del Governo Marittimo, trasferiti rispettivamente presso la Lanterna e nell’area di Sant’Andrea. Risale al 1841 il primitivo progetto di costruzione del teatro Ferdinandeo, poi non concretizzato, sull’area di Riva Mandracchio, creata dalle opere settecentesche di imbonimento del tratto di mare antistante. Fu costruito solo tra il 1910 ed il 1912 su progetto, datato 6 luglio 1910, dell’architetto viennese Leopoldo Fiedler. La realizzazione del palazzo viene affidata alla Società di Costruzioni Union, seguita da Giuseppe Hinnel. Le fondamenta furono gettate dall’impresa Ways Wastermann e Cie di Graz, utilizzando il sistema Zublin attraverso l’inserimento a pressione nel terreno di 800 pali in cemento armato.
L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
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L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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Il palazzo sorge sul sito occupato fino agli inizi del Novecento dagli edifici della Sanità e del Governo Marittimo, trasferiti rispettivamente presso la Lanterna e nell’area di Sant’Andrea. Risale al 1841 il primitivo progetto di costruzione del teatro Ferdinandeo, poi non concretizzato, sull’area di Riva Mandracchio, creata dalle opere settecentesche di imbonimento del tratto di mare antistante. Fu costruito solo tra il 1910 ed il 1912 su progetto, datato 6 luglio 1910, dell’architetto viennese Leopoldo Fiedler. La realizzazione del palazzo viene affidata alla Società di Costruzioni Union, seguita da Giuseppe Hinnel. Le fondamenta furono gettate dall’impresa Ways Wastermann e Cie di Graz, utilizzando il sistema Zublin attraverso l’inserimento a pressione nel terreno di 800 pali in cemento armato.
L’Hôtel Excelsior di proprietà della Prima Società Austriaca d’Alberghi fu inaugurato il 22 giugno 1911, anche se non ancora ultimato.
L’albergo sarà completato con la collocazione alla sommità della facciata delle statue di Nettuno e della Città di Trieste, opera dello scultore Ambrogio Pirovano impiegato nella “fabbrica e vendita di pietra e marmi artificiali”. Tra il 1915 ed il 1918 risalgono i progetti per la costruzione di due verande sulla facciata principale. Nel 1924 furono apportate delle modifiche in facciata per garantire l’accesso al Caffè Savoia, affacciato su Via Mercato Vecchio.
Negli anni Cinquanta saranno sistemati gli spazi destinati al Cinema Savoia e alla taverna su Via Luigi Cadorna. Diversi interventi interessano, poi, l’edificio tra gli anni Sessanta e Settanta, compresa la ristrutturazione generale degli impianti. Al pianoterra vengono create sale riunioni e nuovi ambienti come indicato dai progetti del 1990 e del 1993. L’albergo, dotato di 250 stanze e arredato con diversi stili, dal Luigi XIV all’americano moderno, ha ospitato la sede dell’alta ufficialità austriaca, e durante gli ultimi anni di guerra ospitò un comando truppa e un ospedale militare. Nel 1927 l’Hôtel assumerà il nome di Savoia e nel 1942 di Savoia Excelsior Palace. Nel 1949 sull’edificio vengono realizzati lavori di ripristino a causa dei danni provocati dalle cannonate sparate dalle navi tedesche del maggio 1945. Chiuso nel 1970 per ristrutturazione, l’albergo riapre nell’agosto del 1976. L’edificio ha ospitato fino al 2005 lo Starhotel Savoia Excelsior, albergo a quattro stelle, dotato di 155 camere, una trentina di appartamenti-residence e un ristorante al pianoterra. Ultimamente l’edificio è stato nuovamente ristrutturato.(da: biblioteche.comune.trieste)
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Trieste: Periodo del Governo Alleato, a sinistra la lanterna dipinta a strisce

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Periodo del Governo Alleato, a sinistra la lanterna dipinta a strisce, in primo piano l'ex lazzaretto trasformato in autoparco per gli automezzi americani.
Foto Sergio Sergas

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Trieste: SISA,davanti all’ex Hotel de la Ville, 1928

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SISA,davanti all'ex Hotel de la Ville, 1928. Collezione Dino Cafagna

1928, bacino San Giorgio, davanti all’ex Hotel de la Ville: idrovolante della SISA (societa’ italiana servizi aerei), linea Trieste-Zara. Inizialmente venne usato uno scivolo in legno: con la SISA era nata la prima azienda per il trasporto aereo civile in Italia!

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Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.

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Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.
Costruito tra il 1799 e il 1805 per volere del commerciante greco Demetrio Carciotti che si era stabilito a Trieste nel 1775, su progetto dell’architetto Matteo Pertsch (Buchhorn 1769 – Trieste 1834) . La cupola è rivestita in rame ed è ornata in cima con l’aquila napoleonica. La facciata rivolta al mare, con sei colonne ioniche, ha sopra una balaustra con sei statue dello scultore Antonio Bosa (Pove del Grappa 1780 – Venezia 1845), allievo del Canova, che rappresentano da sinistra: Portenus (il guardiano del porto romano), Thyke (protettrice dei negozianti e naviganti), Atena (protettrice della tessitura, ricorda che il proprietario era commerciante in stoffe), la Fama (dispensatrice di notizie buone e cattive), Apollo (dio dell’armonia e dell’ordine), Abundantia (con allusione al lusso del commerciante che, con rischi e lavoro, porta vantaggio anche alla città).
Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.
Costruito tra il 1799 e il 1805 per volere del commerciante greco Demetrio Carciotti che si era stabilito a Trieste nel 1775, su progetto dell’architetto Matteo Pertsch (Buchhorn 1769 – Trieste 1834) . La cupola è rivestita in rame ed è ornata in cima con l’aquila napoleonica. La facciata rivolta al mare, con sei colonne ioniche, ha sopra una balaustra con sei statue dello scultore Antonio Bosa (Pove del Grappa 1780 – Venezia 1845), allievo del Canova, che rappresentano da sinistra: Portenus (il guardiano del porto romano), Thyke (protettrice dei negozianti e naviganti), Atena (protettrice della tessitura, ricorda che il proprietario era commerciante in stoffe), la Fama (dispensatrice di notizie buone e cattive), Apollo (dio dell’armonia e dell’ordine), Abundantia (con allusione al lusso del commerciante che, con rischi e lavoro, porta vantaggio anche alla città).
Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Costruito tra il 1799 e il 1805 per volere del commerciante greco Demetrio Carciotti che si era stabilito a Trieste nel 1775, su progetto dell’architetto Matteo Pertsch (Buchhorn 1769 – Trieste 1834) . La cupola è rivestita in rame ed è ornata in cima con l’aquila napoleonica. La facciata rivolta al mare, con sei colonne ioniche, ha sopra una balaustra con sei statue dello scultore Antonio Bosa (Pove del Grappa 1780 – Venezia 1845), allievo del Canova, che rappresentano da sinistra: Portenus (il guardiano del porto romano), Thyke (protettrice dei negozianti e naviganti), Atena (protettrice della tessitura, ricorda che il proprietario era commerciante in stoffe), la Fama (dispensatrice di notizie buone e cattive), Apollo (dio dell’armonia e dell’ordine), Abundantia (con allusione al lusso del commerciante che, con rischi e lavoro, porta vantaggio anche alla città).
Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
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Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Tre Novembre. Palazzo Carciotti.
Costruito tra il 1799 e il 1805 per volere del commerciante greco Demetrio Carciotti che si era stabilito a Trieste nel 1775, su progetto dell’architetto Matteo Pertsch (Buchhorn 1769 – Trieste 1834) . La cupola è rivestita in rame ed è ornata in cima con l’aquila napoleonica. La facciata rivolta al mare, con sei colonne ioniche, ha sopra una balaustra con sei statue dello scultore Antonio Bosa (Pove del Grappa 1780 – Venezia 1845), allievo del Canova, che rappresentano da sinistra: Portenus (il guardiano del porto romano), Thyke (protettrice dei negozianti e naviganti), Atena (protettrice della tessitura, ricorda che il proprietario era commerciante in stoffe), la Fama (dispensatrice di notizie buone e cattive), Apollo (dio dell’armonia e dell’ordine), Abundantia (con allusione al lusso del commerciante che, con rischi e lavoro, porta vantaggio anche alla città).
Il permesso di costruzione venne dato dalla Direzione delle Fabbriche nel 1798, con la raccomandazione di attenersi alle norme di sicurezza antincendio allora in vigore. Per la costruzione del palazzo, Carciotti chiamò a Trieste l’architetto Matteo Pertsch, nato a Buchhorn sul lago di Costanza nel 1769 e dal 1790 presente a Milano, all’Accademia di Brera, dove operava, tra gli altri, Piermarini: la formazione del Pertsch avvenne in un ambiente pienamente neoclassico. Il palazzo, che subì molti cambiamenti durante la costruzione, alla quale sovrintendeva Giovanni Righetti, ha dimensioni imponenti: infatti è lungo 100 metri e largo 40. E’ in una posizione preminente, all’inizio del Canal Grande e ben visibile dal mare. Segue una tipologia architettonica che sarà molto ripetuta da scolari, quali appunto il Righetti ed Antonio Buttazzoni, e da imitatori. Il palazzo comprendeva l’abitazione del proprietario al piano nobile verso il mare, sedici abitazioni nei piani superiori ed al piano terra stalle, rimesse e diciotto magazzini.
La facciata posteriore del palazzo è coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati. Sulla trabeazione compare la scritta in lettere bronzee: DEMETRIO CARCIOTTI MDCCC, anno della fine dei lavori di quella facciata. La facciata posteriore è decorata con sei colonne ioniche chiuse da una balaustra coronata da quattro statue e da due anfore di pietra ai lati, opera dello scultore Bartolomeo Augustini.
All’interno, in cima allo scalone ci sono tre figure femminili rappresentanti la Pittura, la Scultura e l’Architettura. La sala rotonda della cupola è ornata da sedici colonne e bassorilievi raffiguranti scene tratte da Omero realizzati da Antonio Bosa e completati dalle pitture di Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), mentre il centro della sala è decorato dalla Gloria sul carro dell’Aurora forse opera di un certo Scala. Del Bosa sono pure le statue di Ercole e Minerva posti nell’ingresso. principale.
Originariamente, il palazzo comprendeva al piano nobile l’abitazione del proprietario, sedici appartamenti nei piani superiori e al piano terreno stalle, rimesse e diciotto magazzini.
Palazzo Carciotti fu la prima sede delle Assicurazioni Generali e fino a pochi anni fa è stata la sede della Capitaneria di Porto trasferitasi poi nell’edificio alla fine del Canale Grande, l’ex Idroscalo e sede anche della Guardia Costiera. (da: biblioteche/comune e web)
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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli Incanti.
L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.
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L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.
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L’ex-Pescheria Centrale edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli. Per la sua forma che ricorda una chiesa i Triestini la chiamano ironicamente “Santa Maria del Guato”, tipico pesce locale.
Fu edificata nel 1913 dall’ architetto Giorgio Polli, che escogitò un tipo di costruzione funzionale ed esteticamente accettabile che si integrasse con lo stile neoclassico delle Rive.
Caratteristiche della costruzione sono i muri in mattoni con strutture in cemento armato e ampi finestroni.
Abbelliscono l’edificio, dando risalto alla sua funzione originaria, sculture a bassorilievo di prore di bragozzi da pesca, pesci e crostacei (si dice che le prore riprodotte sul basamento dell’edificio ricordano i bragozzi di Grado e di Chioggia che rifornivano di pesce la città. Le stelle a cinque punte sulle prore rappresentavano la Stella d’Italia ed erano una sfida all’autorità austriaca).
La torre a campanile conteneva, mascherandolo, il serbatoio dell’ acqua marina sopraelevato per servire i banchi di vendita. Sul lato a mare i pescherecci scaricavano il pescato; sul pronao si tenevano le aste del pesce, mentre dentro fungeva da mercato al dettaglio.
Oggi, cessata l’attività di pescheria, l’edificio è stato ristrutturato e ospita, con la denominazione Salone degli Incanti, il Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea.
Sul lato della torre c’è l’Aquario che è stato inaugurato nel 1933.
L’acquario dispone di 25 vasche, che ricostruiscono diversi ambienti marini, nelle quali ospita specie prevalentemente adriatiche (celenterati, anellidi, molluschi, echinodermi e crostacei). Al piano terra sono presenti anche una grande vasca ottagonale che ospita squali e razze ed una che ospitava alcuni pinguini (Spheniscus demersus) provenienti dal Sudafrica. Un esemplare di pinguino, noto con il nome di Marco, è vissuto nell’acquario per ben 31 anni. Il primo piano è occupato dal vivarium dove sono ospitate numerose specie di anfibi, rettili e pesci d’acqua dolce. È presente anche un grande terrario dove è ricostruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi ed ululoni. È infine presente un piccolo terrario tattile dove i bambini possono accarezzare le salamandre ed i rospi.
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