Foto della vecchia Trieste molto conosciute

Anni fa il quotidiano locale il Piccolo regalò ai suoi lettori delle riproduzioni di fotografie della vecchia Trieste. Sono molto diffuse e riportate, le abbiamo raccolte in un Album che si può  anche vedere su facebook nel gruppo Trieste di ieri e di oggi https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.1048583658498557&type=3

Sono riportate le didascalie presenti nell’immagine, a volte generiche e in qualche caso imprecise

 

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Trieste : Bagno Savoia / Ausonia e Pedocin – 1949

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Trieste : Bagno Savoia / Ausonia e Pedocin - 1949.
Collezione Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari “Lanterna” “Ausonia-Savoia” ” alla Diga”

La nuova linea di costa, nata dall’interramento venne destinata ad uso pubblico, con l’apporto di sassi e ghiaia venne realizzata una riva, nasceva il popolare bagno “ALLA LANTERNA” la data di inaugurazione ufficiale risale al 1903, popolarmente sarà chiamato “Pedocin” o “Ciodin”. Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia. (Margherita Tauceri)

Uno stabilimento per bagni di mare destinato alla scuola di nuoto per i militari della Marina austriaca era attivo a Trieste fin dal 1830. Demolito il primo Bagno militare, esistente all’interno della Sacchetta, ai piedi della lanterna, venne costruito nel 1909 un secondo BAGNO MILITARE dalla parte esterna del Molo teresiano, su palafitte, interamente di legno, riservato ai dipendenti delle forze armate, con il rettangolo che delimita la zona di nuoto, l’alto trampolino e le tende da sole. Il nuovo stabilimento sorse su palafitte con una lunga ed alta sovrastruttura tutta in legno a doppio tetto. Una lunga passerella, pure di legno, congiungeva lo stabilimento alla riva.
Era lungo metri 40, largo 43,5, elevato di 3 metri sopra la media bassa marea, aveva 120 cabine, alcune cabine per bagni singoli, spogliatoi, una grande vasca per nuotatori provetti di m 15 per 30,2.
Il secondo bagno militare era di color “pece”, infatti al fine di difendere il più possibile le strutture lignee dall’aggressione del mare, veniva usata una soluzione di carbonileum, che conferiva al manufatto una tinta bruna, quasi funerea, che imprigionava i cocenti raggi del sole e cuoceva i piedi dei bagnanti.
Il secondo Bagno militare aprì nell’estate del 1909 e rimase attivo sino al 1920, quando il Genio Militare di Trieste lo mise in vendita. Dopo la prima guerra mondiale quindi fu destinato esclusivamente ai civili e assunse il nome di “BAGNO SAVOIA”.
Accanto a questo fu inaugurato il 1° giugno 1934 un moderno bagno con tecniche e materiali di avanguardia, con strutture di calcestruzzo che per qualche tempo fece la concorrenza al vecchio stabilimento di legno. Ma poi questo bagno, denominato “AUSONIA”, finì col fondersi con il primo e formare da ultimo un tutto omogeneo allorché anche il Savoia fu ricostruito in cemento armato (1939).
I due stabilimenti quindi si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Ancora oggi la zona destra dell’Ausonia è pavimentata in legno e viene denominata “Savoia” dai suoi frequentatori.
Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’edificio, senza tuttavia alterarne l’identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata. (Dino Cafagna)

Quando la diga era un deposito di carbone, chi vi lavorava veniva trasportato con le barche delle ditte. Poi, dimessa l’attività del carbone, la diga divenne la spiaggia pubblica e popolare dei triestini.
Nel 1913 Bootshaus der “Eintracht” oggi “BAGNO ALLA DIGA”, era la sede operativa della società sportiva Turnverein Eintracht . Le cabine pensili vennero poi distrutte da una mareggiata, nel 1911.
Non c’era un servizio pubblico per trasportare le persone, dal molo San Carlo ( poi molo Audace) alla diga, oggi bagno Antica Diga, venivano utilizzati gli che avevano una barca oppure veniva chiesto un passaggio ai pescatori.
Oggi ci sono due navette che portano da qui a là. (Margherita Tauceri)

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Trieste : Lanterna, Sacchetta e Riva Grumula

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Lanterna, Sacchetta e Riva Grumula

Stabilimenti balneari “Lanterna” “Ausonia-Savoia” ” alla Diga”

La nuova linea di costa, nata dall’interramento venne destinata ad uso pubblico, con l’apporto di sassi e ghiaia venne realizzata una riva, nasceva il popolare bagno “ALLA LANTERNA” la data di inaugurazione ufficiale risale al 1903, popolarmente sarà chiamato “Pedocin” o “Ciodin”. Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia. (Margherita Tauceri)

Uno stabilimento per bagni di mare destinato alla scuola di nuoto per i militari della Marina austriaca era attivo a Trieste fin dal 1830. Demolito il primo Bagno militare, esistente all’interno della Sacchetta, ai piedi della lanterna, venne costruito nel 1909 un secondo BAGNO MILITARE dalla parte esterna del Molo teresiano, su palafitte, interamente di legno, riservato ai dipendenti delle forze armate, con il rettangolo che delimita la zona di nuoto, l’alto trampolino e le tende da sole. Il nuovo stabilimento sorse su palafitte con una lunga ed alta sovrastruttura tutta in legno a doppio tetto. Una lunga passerella, pure di legno, congiungeva lo stabilimento alla riva.
Era lungo metri 40, largo 43,5, elevato di 3 metri sopra la media bassa marea, aveva 120 cabine, alcune cabine per bagni singoli, spogliatoi, una grande vasca per nuotatori provetti di m 15 per 30,2.
Il secondo bagno militare era di color “pece”, infatti al fine di difendere il più possibile le strutture lignee dall’aggressione del mare, veniva usata una soluzione di carbonileum, che conferiva al manufatto una tinta bruna, quasi funerea, che imprigionava i cocenti raggi del sole e cuoceva i piedi dei bagnanti.
Il secondo Bagno militare aprì nell’estate del 1909 e rimase attivo sino al 1920, quando il Genio Militare di Trieste lo mise in vendita. Dopo la prima guerra mondiale quindi fu destinato esclusivamente ai civili e assunse il nome di “BAGNO SAVOIA”.
Accanto a questo fu inaugurato il 1° giugno 1934 un moderno bagno con tecniche e materiali di avanguardia, con strutture di calcestruzzo che per qualche tempo fece la concorrenza al vecchio stabilimento di legno. Ma poi questo bagno, denominato “AUSONIA”, finì col fondersi con il primo e formare da ultimo un tutto omogeneo allorché anche il Savoia fu ricostruito in cemento armato (1939).
I due stabilimenti quindi si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Ancora oggi la zona destra dell’Ausonia è pavimentata in legno e viene denominata “Savoia” dai suoi frequentatori.
Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’edificio, senza tuttavia alterarne l’identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata. (Dino Cafagna)

Quando la diga era un deposito di carbone, chi vi lavorava veniva trasportato con le barche delle ditte. Poi, dimessa l’attività del carbone, la diga divenne la spiaggia pubblica e popolare dei triestini.
Nel 1913 Bootshaus der “Eintracht” oggi “BAGNO ALLA DIGA”, era la sede operativa della società sportiva Turnverein Eintracht . Le cabine pensili vennero poi distrutte da una mareggiata, nel 1911.
Non c’era un servizio pubblico per trasportare le persone, dal molo San Carlo ( poi molo Audace) alla diga, oggi bagno Antica Diga, venivano utilizzati gli che avevano una barca oppure veniva chiesto un passaggio ai pescatori.
Oggi ci sono due navette che portano da qui a là. (Margherita Tauceri)

 

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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Il secondo Bagno Militare

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Trieste : I primi stabilimenti balneari - Il secondo Bagno Militare.
Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : I primi stabilimenti balneari - Bagno Militare.
Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Militare.
Foto collezione Elisabetta Marcovich

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Bagno Fontana

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Fontana.
Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Bagno Maria, 1860 circa

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Maria, 1860 circa. 
Stampa colorata. Collezione Iure Barac

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : Stabilimento Balneare Maria – Alberto Rieger, litografia, 1858

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I primi stabilimenti balneari : " Stabilimento Balneare Maria ".
Alberto Rieger, litografia, 1858

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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Trieste : Bagno Buchler

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Buchler.
Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Bagno Buchler, 1909

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Buchler, 1909.
La sezione femminile (costumi castigatissimi).
Il bagno (galleggiante) Buchler, già bagno Boscaglia (dal nome del proprietario precedente), d'estate veniva posizionato davanti al palazzo del Lloyd, tra i moli S. Carlo (oggi Audace) e della Sanità (ora dei Bersaglieri): nel 1891 si chiamava "Galleggiante nazionale" ed era gestito dalla vedova di Adolfo Buchler. Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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Trieste : Bagno galleggiante Soglio di Nettuno

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I primi stabilimenti balneari : Foto del 1900 in cui si vede un pontile in costruzione e dietro il bagno galleggiante "il Soglio di Nettuno" conosciuto anche come "Bagno d'Angeli"

 

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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I primi stabilimenti balneari : Bagno galleggiante Soglio di Nettuno. Foto collezione Iure Barac

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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I primi stabilimenti balneari : Bagno galleggiante Soglio di Nettuno

 

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Ristorante dello stabilimento balneare Excelsior

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Ristorante dello stabilimento balneare Excelsior - Foto collezione privata


Lo stabilimento balneare Excelsior, di proprietà della famiglia Cesare, sorse nel 1886, l’architetto Edoardo Tureck lo ampliò e lo dotò di diverse attrezzature. Negli anni successivi venne aperto un teatrino, un caffè concerto, un ristorante, divenne un ritrovo alla moda e molto frequentato. Nella gestione si alternarono diversi proprietari, nell’ultimo dopoguerra il bar e il ristorante furono gestiti dalla famiglia Burlo. All’inizio del secolo vennero stampati diversi volantini pubblicitari (alcuni allegati ai commenti). (M. Tauceri)

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Trieste: Stabilimento balneare Excelsior

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Stabilimento balneare Excelsior - Foto collezione privata


Lo stabilimento balneare Excelsior, di proprietà della famiglia Cesare, sorse nel 1886, l’architetto Edoardo Tureck lo ampliò e lo dotò di diverse attrezzature. Negli anni successivi venne aperto un teatrino, un caffè concerto, un ristorante, divenne un ritrovo alla moda e molto frequentato. Nella gestione si alternarono diversi proprietari, nell’ultimo dopoguerra il bar e il ristorante furono gestiti dalla famiglia Burlo. All’inizio del secolo vennero stampati diversi volantini pubblicitari (alcuni allegati ai commenti). (M. Tauceri)

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Piazza Grande, 1909. Davanti al Lloyd il Bagno galleggiante Buchler

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Piazza Grande, 1909. A sx il Caffè Flora. 
Davanti al Lloyd il Bagno galleggiante Buchler.
Collezione Dino Cafagna
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Il bagno Fontana ripreso dal mare

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Acquerello che rappresenta il bagno Fontana ripreso dal mare. Collezione Sergio Sergas

Acquerello che rappresenta il bagno Fontana ripreso dal mare.
Il” bagno Fontana” si trovava sul molo Teresiano, vicino alla lanterna, fu inaugurato nel 1890, era frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento, che era provvisto anche di un ristorante. Dal 1896 fu collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Venne demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.

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Trieste – Barcola, panorama

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Trieste, Barcola - Panorama. Foto Paolo Carbonaio

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI

Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste, Barcola – Topolini anni ’70

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Trieste, Topolini anni '70. Coll. Dino Cafagna

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


TOPOLINI

Nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Barcola, anni ’50

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Trieste, Barcola, anni '50. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


TOPOLINI

Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

 

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

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Trieste, Barcola – Bagno Excelsior 1936

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Trieste, Bagno Excelsior, 1936. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Ai bagni di Barcola, 1930


Trieste, Ai bagni di Barcola, 1930. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


 

“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

 

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI

Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

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Trieste, Barcola – Bagno Excelsior

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Trieste, Bagno Excelsior, 1935. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


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Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste, Bagno Excelsior, 1933. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

 

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste, Bagno Excelsior. Coll. Dino Cafagna

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EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.

“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Bagno Excelsior, 1933

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Trieste, Bagno Excelsior, 1933. Coll. Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Bagno Excelsior anni Venti

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Trieste, Bagno Excelsior anni Venti. Coll. Elisabetta Marcovich

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BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

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Barcola, primi ‘900 – Il ristorante del Bagno Excelsior.

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Trieste, Barcola - Il ristorante del Bagno Excelsior. Primi '900

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BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Barcola, Bagno Excelsior

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Trieste, Passeggiata a Barcola, 1910.
A sinistra lo stabilimento del Bagno Excelsior con la réclame degli spettacoli del teatro-varietà presente all'interno nel corpo centrale dell'edificio

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

 

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste – Panorama con il bagno Ferroviario

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Trieste, Panorama con il bagno Ferroviario. Foto Paolo Carbonaio

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste, Panorama con il bagno Ferroviario. Foto Paolo Carbonaio

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Trieste, 1977 – Panorama con il bagno Ferroviario

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Trieste, 1977 - Panorama con il bagno Ferroviario

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

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Trieste – Dopolavoro Ferroviario – Bagno Marino Ferroviario

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Dopolavoro Ferroviario Trieste - Bagno Marino Ferroviario, fine anni '50

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

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Il bagno-ristorante Excelsior

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Il bagno-ristorante Excelsior, nel 1920

Stabilimenti balneari della Riviera di Barcola


 

BAGNO FERROVIARIO
Nasce nel 1925 come colonia marina. Fino agli anni ’70 era riservato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato e alle loro famiglie.


“Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo). Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar – ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra. L’accesso è consentito ai soci D.L.F.”  (Dino Cafagna)

Nel 1925 nacque il “Circolo Marina Mercantile” fondato da un gruppo di capitani marittimi con il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile D.I.M.M.

EXCELSIOR
Nel 1886 la famiglia Cesare di Salvore, che possedeva dei terreni a Barcola, ottenne la concessione della spiaggia, sorse così il primo nucleo del futuro stabilimento balneare Excelsior. Nel 1890 incaricò l’architetto Edoardo Tureck della costruzione del palazzetto neogotico, lo stesso architetto ampliò e dotò di attrezzature l’impianto balneare. Nel 1895 verrà edificato l’omonimo albergo dall’altra parte della strada. Lo stabilimento balneare, negli anni successivi passerà ad altri proprietari, sarà alzato e più volte ampliato. Nel 1909 verrà dotato di un teatrino e di un ristorante, l’anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato. Oggi la struttura balneare è stata trasformata in appartamenti con spiaggia privata.

GANZONI
Si sa poco su il Bagno GANZONI, sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare era noto ai Barcolani come “bagno Megari” dall’omonima distilleria. Ebbe vita breve, in quanto venne assorbito dallo stabilimento balneare Excelsior.

CEDAS
Con la costruzione della nuova strada costiera (1921-28) venne aperto nel 1926 il bagno popolare CEDAS, nel 1934 fu ingrandito con l’aggiunta di un padiglione riservato agli uomini. Nonostante questo molti bagnanti continuarono ad “andar sulla scoiera”, dove al tempo era vietata la balneazione. Lo stabilimento balneare era molto esteso e circondato su tre lati da un muro di cinta; la parte più alta di questo chiudeva la casa del custode e due terrazze dove si prendeva il sole. Era un bagno comunale, e non si pagava alcun ingresso. Per la cura dei bagni di mare durante il periodo invernale, l’ufficio tecnico rilasciava dei permessi, nei quali veniva specificato che si sollevava il comune per eventuali incidenti. Il permesso valeva sia per il bagno alla Lanterna (“Pedocin”) che per i bagni comunali a Barcola . Il 4 novembre del 1966, una violenta mareggiata spazzò via gran parte delle strutture del Cedas, lo stabilimento non fu più ricostruito, i muri che lo dividevano dalla strada non furono più rialzati. Venne lasciata la piattaforma con le docce, e restaurarono le scale che portavano al mare.

TOPOLINI                                                                                         Il Cedas si rivelò insufficiente per soddisfare la voglia di mare dei triestini, nel 1935 il comune fece costruire quattro padiglioni (due per gli uomini e due per le donne), con terrazze semicircolari. Questi nuovi stabilimenti furono chiamati “TOPOLINI”. Vennero costruiti al di sotto del livello stradale, in modo da non impedire a chi transitava sulla strada la visuale del golfo. In quell’occasione venne istituito un servizio di autobus per migliorare i collegamenti con i bagni comunali; con un biglietto unico veniva offerto un servizio combinato tram più autobus. Negli anni successivi furono costruiti altri padiglioni e vennero fatte altre modifiche, trasformando la riviera barcolana, sino a Miramàr, in uno spazio balneare pubblico gratuito. Riguardo l’origine del nome si trovano due ipotesi, potrebbe derivare da “Topo”, un’ imbarcazione originaria della laguna veneta, ma molto usata nel mare di “Barcola, oppure dal fatto che questi stabilimenti balneari sono costituiti da dieci terrazzamenti semicircolari accoppiati a due a due e dall’alto ricordano la forma delle orecchie di Miky Mouse, il nostro Topolino.

BAGNO STICCO Il Bagno Miramare Castello è conosciuto da tutti come Bagno Sticco dal nome del suo fondatore, Antonio Sticco, che lo inaugurò nel 1955.

(Margherita Tauceri)

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Riva Grumola e Via Ottaviano Augusto

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Bellissima (e rara) fotografia che ritrae l’area di Sant'Andrea, nel 1908. Post Dino Cafagna

Riva Grumula o Grumola o Grumulla.
Nome ottocentesco di etimo incerto con varie indicazioni da parte degli studiosi:
Ireneo della Croce (1698) – grande mula per la vicinanza dei pascoli.
Pietro Kandler (1862) – groma o gruma dal latino, misura campestre.
Ettore Generini (1884) – grumulus, monticello.
Giovanni Lettich (1979) – grumus, gruma, piccola altura.
Alfieri Seri – Sergio Degli Ivanissevich (1980) – idronimo, indicante un basso fondale con un naturale accumulo di detriti.

Riva Grumola


Inizialmente andava da piazza Giuseppina (p.zza Venezia), poi da riva T. Gulli a via Economo.
La morfologia del terreno era molto diversa da oggi, la sponda era più arretrata il mare arrivava fino alle vie Lazzaretto Vecchio, Economo e lambiva l’inizio della via Hermet.
La riva non aveva argini e formava un arco molto ampio, quasi alla fine si trovava una piccola sacca, che successivamente sarà protetta da due moli, chiamata appunto Sacchetta. 
(Margherita Tauceri)

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Barcola – lavori di costipamento della massicciata lungo la strada per Miramare

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Barcola, primi '900 - lavori di costipamento della massicciata lungo la strada per Miramare (Coll. Giancarla Scubini)
La strada che conduceva al Castello di Miramare, venne fatta costruire nel 1859 dall’allora podestà Muzio Tommasini e venne denominata “Corsia Miramar”, dall’agosto 1928 fu congiunta con la strada costiera per Monfalcone.
(Margherita Tauceri)
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Porticciolo di Cedas

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Il porticciolo di Cedas ha origini romane: era più ampio dell’attuale e poteva ospitare non meno di 60 legni minori. E’ stato costruito sopra ad un antico molo romano, ora scomparso, ma molto ben descritto da Ireneo della Croce, storico triestino del XVII secolo, e da Pietro Kandler, studioso ottocentesco. A monte del porticciolo attuale furono ritrovati alcuni resti di una villa risalente alla seconda metà del secondo secolo d.C. Tutta la zona divenne più tardi proprietà della famiglia Conti che dal luogo trasse nel 1650 il suo predicato nobiliare. La loro villa, ora di proprietà Janesich, fu particolarmente cara a Giusto Conti per la particolare salubrità che egli attribuiva al luogo, rimasto indenne dal contagio durante le epidemie di colera che infierirono a Trieste nel 1836, 1849 e 1855. Tre cippi, ancora esistenti, testimoniano con altrettante epigrafi la sua gratitudine. In prossimità della villa sorgeva nell’800 la batteria di cannoni di Cedas.
Aveva un corpo di guardia fisso ospitato nella robusta casa in arenaria ubicata all’altezza del porto, che venne donato alla città nel 1885 come testimonia una lapide murata all’estremità del suo braccio maggiore
. (Foto Paolo Carbonaio)
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I traghettatori per il bagno galleggiante Maria

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I traghettatori per il bagno galleggiante Maria

I traghettatori per il bagno galleggiante Maria
F.to Antonio Paladini
Due parole su questo straordinario “Bagno”. Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “Stabilimento Balneare Maria”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di trieste, di fronte all’Hotel de la Ville e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galeggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
(M. Tauceri)

Le Rive non sono solo dei luoghi caratteristici della città, ma dei punti nevralgici per il traffico sia veicolare che commerciale. Riva Carciotti prese il nome dall’omonimo bel palazzo neoclassico che Matteo Pertsch costruì per il commerciante greco Demetrio Carciotti i lavori iniziarono nel 1799 e furono conclusi nel 1805. Prima dell’allargamento e l’interramento del mare avvenuto nel 1906, la riva risultava molto stretta e si potevano vedere le imbarcazioni quasi a ridosso alle case.
In seguito la denominazione della riva venne mutata in “Riva III Novembre”a ricordo dello sbarco dei bersaglieri avvenuto il 3 novembre 1918
Sulla destra dopo il palazzo Carciotti, si trova il palazzo neoclassico già sede dell’ Hotel et de la Ville, progettato da Giovanni Degasperi, inaugurato il 1 giugno 1841, con il nome di Albergo principe di Metternich, nel’48 un gruppo di rivoltosi distrusse l’insegna ritenendo il nome, un simbolo dell’impero e in quell’occasione cambiò in Hotel de la Ville. In questo albergo fu installato il primo ascensore della città 1884 e fu il primo ad essere dotato di riscaldamento centralizzato. Rimase in esercizio fino al 1975. Segue la chiesa dedicata alla SS. Trinità ed a San Nicolò di rito greco-ortodosso consacrata il 18 febbraio 1787 . La facciata fu successivamente abbellita ad opera dell’architetto Matteo Pertsch nel periodo 1818-1821.
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CORSO CAVOUR già “via della Stazione” divenne nel 1919 “Corso Cavour” a ricordo del noto statista piemontese: Camillo Benso conte di Cavour (Torino 1810 – ivi 1861). Ufficiale del genio (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il giornale Il Risorgimento. Deputato, fu più volte ministro (1850, 1851) e presidente del consiglio (1852). Nel 1860 assunse il pieno controllo diplomatico dell’impresa garibaldina. Inoltre gettò poi le premesse di un’azione volta a sanare i rapporti tra Stato e Chiesa ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento. Fu ospite a Trieste della famiglia Morpurgo dal 17 al 21 aprile 1836.
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RIVA DEL MANDRACCHIO – (mandrakion dal greco piccolo recinto) da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883.        (M. Tauceri)
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Il Bagno (galleggiante) Maria

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Il Bagno (galleggiante) Maria

Il Bagno (galleggiante) Maria
Due parole su questo straordinario “Bagno”. Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “Stabilimento Balneare Maria”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di trieste, di fronte all’Hotel de la Ville e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galeggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
(M. Tauceri)

Le Rive non sono solo dei luoghi caratteristici della città, ma dei punti nevralgici per il traffico sia veicolare che commerciale. Riva Carciotti prese il nome dall’omonimo bel palazzo neoclassico che Matteo Pertsch costruì per il commerciante greco Demetrio Carciotti i lavori iniziarono nel 1799 e furono conclusi nel 1805. Prima dell’allargamento e l’interramento del mare avvenuto nel 1906, la riva risultava molto stretta e si potevano vedere le imbarcazioni quasi a ridosso alle case.
In seguito la denominazione della riva venne mutata in “Riva III Novembre”a ricordo dello sbarco dei bersaglieri avvenuto il 3 novembre 1918
Sulla destra dopo il palazzo Carciotti, si trova il palazzo neoclassico già sede dell’ Hotel et de la Ville, progettato da Giovanni Degasperi, inaugurato il 1 giugno 1841, con il nome di Albergo principe di Metternich, nel’48 un gruppo di rivoltosi distrusse l’insegna ritenendo il nome, un simbolo dell’impero e in quell’occasione cambiò in Hotel de la Ville. In questo albergo fu installato il primo ascensore della città 1884 e fu il primo ad essere dotato di riscaldamento centralizzato. Rimase in esercizio fino al 1975. Segue la chiesa dedicata alla SS. Trinità ed a San Nicolò di rito greco-ortodosso consacrata il 18 febbraio 1787 . La facciata fu successivamente abbellita ad opera dell’architetto Matteo Pertsch nel periodo 1818-1821.
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CORSO CAVOUR già “via della Stazione” divenne nel 1919 “Corso Cavour” a ricordo del noto statista piemontese: Camillo Benso conte di Cavour (Torino 1810 – ivi 1861). Ufficiale del genio (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il giornale Il Risorgimento. Deputato, fu più volte ministro (1850, 1851) e presidente del consiglio (1852). Nel 1860 assunse il pieno controllo diplomatico dell’impresa garibaldina. Inoltre gettò poi le premesse di un’azione volta a sanare i rapporti tra Stato e Chiesa ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento. Fu ospite a Trieste della famiglia Morpurgo dal 17 al 21 aprile 1836.
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RIVA DEL MANDRACCHIO – (mandrakion dal greco piccolo recinto) da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883.        (M. Tauceri)
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Il Bagno (galleggiante) Maria

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Il Bagno galleggiante Maria

Il Bagno (galleggiante) Maria - Foto collezione privata
Due parole su questo straordinario “Bagno”. Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “Stabilimento Balneare Maria”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di trieste, di fronte all’Hotel de la Ville e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galeggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
Una piccola digressione, dietro al palazzo Carciotti stanno costruendo il palazzo Genel, che venne realizzato fra il 1876 e il 1878, per cui la foto probabilmente è del 1877. (M. Tauceri)
Foto collezione privata.

Le Rive non sono solo dei luoghi caratteristici della città, ma dei punti nevralgici per il traffico sia veicolare che commerciale. Riva Carciotti prese il nome dall’omonimo bel palazzo neoclassico che Matteo Pertsch costruì per il commerciante greco Demetrio Carciotti i lavori iniziarono nel 1799 e furono conclusi nel 1805. Prima dell’allargamento e l’interramento del mare avvenuto nel 1906, la riva risultava molto stretta e si potevano vedere le imbarcazioni quasi a ridosso alle case.
In seguito la denominazione della riva venne mutata in “Riva III Novembre”a ricordo dello sbarco dei bersaglieri avvenuto il 3 novembre 1918
Sulla destra dopo il palazzo Carciotti, si trova il palazzo neoclassico già sede dell’ Hotel et de la Ville, progettato da Giovanni Degasperi, inaugurato il 1 giugno 1841, con il nome di Albergo principe di Metternich, nel’48 un gruppo di rivoltosi distrusse l’insegna ritenendo il nome, un simbolo dell’impero e in quell’occasione cambiò in Hotel de la Ville. In questo albergo fu installato il primo ascensore della città 1884 e fu il primo ad essere dotato di riscaldamento centralizzato. Rimase in esercizio fino al 1975. Segue la chiesa dedicata alla SS. Trinità ed a San Nicolò di rito greco-ortodosso consacrata il 18 febbraio 1787 . La facciata fu successivamente abbellita ad opera dell’architetto Matteo Pertsch nel periodo 1818-1821.
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CORSO CAVOUR già “via della Stazione” divenne nel 1919 “Corso Cavour” a ricordo del noto statista piemontese: Camillo Benso conte di Cavour (Torino 1810 – ivi 1861). Ufficiale del genio (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il giornale Il Risorgimento. Deputato, fu più volte ministro (1850, 1851) e presidente del consiglio (1852). Nel 1860 assunse il pieno controllo diplomatico dell’impresa garibaldina. Inoltre gettò poi le premesse di un’azione volta a sanare i rapporti tra Stato e Chiesa ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento. Fu ospite a Trieste della famiglia Morpurgo dal 17 al 21 aprile 1836.
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RIVA DEL MANDRACCHIO – (mandrakion dal greco piccolo recinto) da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883.        (M. Tauceri)
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Le Rive,1880,l’Hotel de la Ville… e il Bagno (galleggiante) Maria

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1880, l’Hotel de la Ville… e il Bagno (galleggiante) Maria.

Le Rive,1880, l’Hotel de la Ville… e il Bagno (galleggiante) Maria
Le Rive non sono solo dei luoghi caratteristici della città, ma dei punti nevralgici per il traffico sia veicolare che commerciale. Riva Carciotti prese il nome dall’omonimo bel palazzo neoclassico che Matteo Pertsch costruì per il commerciante greco Demetrio Carciotti i lavori iniziarono nel 1799 e furono conclusi nel 1805. Prima dell’allargamento e l’interramento del mare avvenuto nel 1906, la riva risultava molto stretta e si potevano vedere le imbarcazioni quasi a ridosso alle case.
In seguito la denominazione della riva venne mutata in “Riva III Novembre”a ricordo dello sbarco dei bersaglieri avvenuto il 3 novembre 1918
Sulla destra dopo il palazzo Carciotti, si trova il palazzo neoclassico già sede dell’ Hotel et de la Ville, progettato da Giovanni Degasperi, inaugurato il 1 giugno 1841, con il nome di Albergo principe di Metternich, nel’48 un gruppo di rivoltosi distrusse l’insegna ritenendo il nome, un simbolo dell’impero e in quell’occasione cambiò in Hotel de la Ville. In questo albergo fu installato il primo ascensore della città 1884 e fu il primo ad essere dotato di riscaldamento centralizzato. Rimase in esercizio fino al 1975. Segue la chiesa dedicata alla SS. Trinità ed a San Nicolò di rito greco-ortodosso consacrata il 18 febbraio 1787 . La facciata fu successivamente abbellita ad opera dell’architetto Matteo Pertsch nel periodo 1818-1821.
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CORSO CAVOUR già “via della Stazione” divenne nel 1919 “Corso Cavour” a ricordo del noto statista piemontese: Camillo Benso conte di Cavour (Torino 1810 – ivi 1861). Ufficiale del genio (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il giornale Il Risorgimento. Deputato, fu più volte ministro (1850, 1851) e presidente del consiglio (1852). Nel 1860 assunse il pieno controllo diplomatico dell’impresa garibaldina. Inoltre gettò poi le premesse di un’azione volta a sanare i rapporti tra Stato e Chiesa ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento. Fu ospite a Trieste della famiglia Morpurgo dal 17 al 21 aprile 1836.
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RIVA DEL MANDRACCHIO – (mandrakion dal greco piccolo recinto) da Piazza Unità d’Italia a Riva Nazario Sauro, il toponimo deriva dal nome dell’antico porto di Trieste, interrato nel 1863 e corrispondente alla metà, lato mare, della piazza Unità. Dal 1865 si inizia a costruire la riva a cui viene dato il nome nel 1883.        (M. Tauceri)
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