Trieste – Piazza Attilio Hortis

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Piazza Attilio Hortis (Google Maps)

 

HORTIS Attilio (piazza)

Piazza Attilio Hortis: San Vito-Città Vecchia. Tra via dell’Annunziata e via S. Giorgio. C.A.P. dal numero 1 al numero 5: 34123; dal numero 6 a fine: 34124.

Già piazza Lipsia, con Delibera della Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 numero IX-31/5-19 venne denominata «piazza degli Studi» (per la presenza dell’edificio sede dell’Istituto Nautico e del palazzo della Biblioteca Civica); con Delibera della Giunta Municipale d.d. 26.4.1926 numero 37/5-VIII-31/12/2-26, ottenuta l’autorizzazione dal Ministero della Pubblica Istruzione, la piazza venne intitolata all’umanista e patriota Attilio Hortis, nato a Trieste il 13 maggio 1850, primogenito dell’avv. Arrigo, noto esponente del partito liberale nazionale giuliano. Giovane intelligente e brillante fin dagli anni che videro la sua frequentazione del Ginnasio comunale, Attilio Hortis studiò poi contemporaneamente a Padova giurisprudenza e lettere: laureatosi in giurisprudenza nel 1871 (ripetuti poi alcuni esami nel 1872 a Graz per ottenere il riconoscimento da parte del governo austriaco) esercitò per poco tempo l’avvocatura, dedicandosi poi completamente agli studi letterari. Nel 1872, a ventidue anni, ottenne l’incarico di direttore della Biblioteca Civica di Trieste, nel 1875, a venticinque anni, divenne direttore dell’Archeografo Triestino. Alla sua attività di studioso sono dovuti fondamentali contributi apparsi in quegli anni: il volume Scritti inediti di Francesco Petrarca (Trieste 1874), lo studio Alcune lettere di Pietro Metastasio pubblicate dagli autografi (Trieste 1876) e l’importante lavoro Studi sulle opere latine del Boccaccio (Trieste 1879); opere che gli valsero consensi e riconoscimenti unanimi da parte della critica nazionale ed europea, cui seguirono l’offerta della cattedra di Filologia romanza all’Università di Graz e della Prefettura della Biblioteca nazionale di Roma, incarichi che Hortis tuttavia non accettò. Proprio in quegli stessi anni la sua attività di studioso conobbe una nuova fase; anche a seguito delle ridotte possibilità economiche – dovute alla morte del padre, del quale si accollò alcuni debiti rimasti insoluti – rinunciò alle lunghe e dispendiose ricerche sulla storia letteraria italiana, pur continuando a seguire l’attività scientifica sugli argomenti prediletti e intervenendo ancora con notevoli saggi critici. Profuse allora maggiore impegno nell’attività politica, militando nelle file del partito liberale nazionale giuliano e divenendo uno degli esponenti politici più amati dalla cittadinanza, oltre ad essere quello culturalmente più preparato; nel 1897 risultò eletto deputato al Parlamento di Vienna e in quell’assise operò per oltre un decennio con rara capacità: celebre è il discorso da lui tenuto in lingua tedesca nel 1902 a favore dell’università italiana a Trieste, nel quale – ricorda M. Gentile – «manifesta in una forma che nella sua esemplarità può essere definita classica [la] vitale consonanza tra dottrina e sentimento, tra l’autorità dello studioso di fama universale e la precisa rilevanza del mandato rappresentativo». Parallelamente all’attività politica, e più volte anche in funzione di questa, Hortis si dedicò quindi alla storia patria, interessandosi in particolare del basso Medioevo e pubblicando contributi di notevole rilievo, dedicandosi alla raccolta dei materiali per una progettata storia della cultura giuliana, purtroppo non compiuta, della quale fornì una sorta di anticipazione nei tre manoscritti La chiesa, Il commercio e La pubblica istruzione che gli valsero, già nel 1883, il premio Rossetti. Dell’attività storicoletteraria di Hortis è da rilevare, ancora, un aspetto che lo distinse per metodo scientifico e per modernità di proponimento. Nell’opera storica di Hortis, infatti, è ben distinguibile una posizione maturata dallo studioso e dovuta in non poca misura al carattere dei lavori compiuti fin dalla giovinezza: quella relativa al modo di fare storia locale, anche storia politica nel caso specifico, superando il gusto dell’erudizione tardo-ottocentesca tipica di un Kandler – per la cui opera, comunque, nutriva grande ammirazione – inquadrando la storia cittadina nel più vasto àmbito della storia nazionale ed europea. Si tratta, come accennato, di una impostazione moderna, che porta al superamento del particolarismo geografico e alla relativizzazione del concetto di storia locale; una necessità ben presente oggi alla generazione di studiosi intellettualmente più maturi, il cui operato rivela sempre maggiore attenzione per le nuove prospettive della storia locale. Al termine del primo conflitto mondiale Hortis venne nominato senatore (24 febbraio 1919) e pure a Roma continuò intensamente l’attività politica in favore della Venezia Giulia. Studioso e uomo politico di ormai riconosciuto Trieste il 23 febbraio 1926. Al numero civico 1 di piazza Hortis si trova l’Istituto Tecnico Nautico Statale «Tomaso di Savoia Duca di Genova»,  dall’antica Accademia reale e di nautica, ospitato oggi in un edificio costruito nel 1877 su progetto dell’ing. Giovanni Righetti. E posto nel mezzo del giardinetto che occupa gran parte della piazza il busto marmoreo di A. Hortis, opera dello scultore G. Mayer; reca il numero civico 4 palazzo Maurizio (o Bisserini), costruito nel 1802, ristrutturato nel 1817 dall’architetto P. Nobile, che lo alzò di un piano, sede della Biblioteca Civica dal 1820 e dal 1856 del Museo Civico di Storia Naturale (fino al 1924 Civico Museo Ferdinando Massimiliano).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi.
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Un commento su “Trieste – Piazza Attilio Hortis”

  1. in quella piazza c era un locale di un certo popel vorei sapere su questo personaggio la sua storia . <<<<<<<<<<<<<<<<perchè sembra che ha fatto del bene ai poveri

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