Trieste : Bagno Savoia / Ausonia e Pedocin – 1949

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Trieste : Bagno Savoia / Ausonia e Pedocin - 1949.
Collezione Giancarla Scubini

Stabilimenti balneari “Lanterna” “Ausonia-Savoia” ” alla Diga”

La nuova linea di costa, nata dall’interramento venne destinata ad uso pubblico, con l’apporto di sassi e ghiaia venne realizzata una riva, nasceva il popolare bagno “ALLA LANTERNA” la data di inaugurazione ufficiale risale al 1903, popolarmente sarà chiamato “Pedocin” o “Ciodin”. Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia. (Margherita Tauceri)

Uno stabilimento per bagni di mare destinato alla scuola di nuoto per i militari della Marina austriaca era attivo a Trieste fin dal 1830. Demolito il primo Bagno militare, esistente all’interno della Sacchetta, ai piedi della lanterna, venne costruito nel 1909 un secondo BAGNO MILITARE dalla parte esterna del Molo teresiano, su palafitte, interamente di legno, riservato ai dipendenti delle forze armate, con il rettangolo che delimita la zona di nuoto, l’alto trampolino e le tende da sole. Il nuovo stabilimento sorse su palafitte con una lunga ed alta sovrastruttura tutta in legno a doppio tetto. Una lunga passerella, pure di legno, congiungeva lo stabilimento alla riva.
Era lungo metri 40, largo 43,5, elevato di 3 metri sopra la media bassa marea, aveva 120 cabine, alcune cabine per bagni singoli, spogliatoi, una grande vasca per nuotatori provetti di m 15 per 30,2.
Il secondo bagno militare era di color “pece”, infatti al fine di difendere il più possibile le strutture lignee dall’aggressione del mare, veniva usata una soluzione di carbonileum, che conferiva al manufatto una tinta bruna, quasi funerea, che imprigionava i cocenti raggi del sole e cuoceva i piedi dei bagnanti.
Il secondo Bagno militare aprì nell’estate del 1909 e rimase attivo sino al 1920, quando il Genio Militare di Trieste lo mise in vendita. Dopo la prima guerra mondiale quindi fu destinato esclusivamente ai civili e assunse il nome di “BAGNO SAVOIA”.
Accanto a questo fu inaugurato il 1° giugno 1934 un moderno bagno con tecniche e materiali di avanguardia, con strutture di calcestruzzo che per qualche tempo fece la concorrenza al vecchio stabilimento di legno. Ma poi questo bagno, denominato “AUSONIA”, finì col fondersi con il primo e formare da ultimo un tutto omogeneo allorché anche il Savoia fu ricostruito in cemento armato (1939).
I due stabilimenti quindi si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Ancora oggi la zona destra dell’Ausonia è pavimentata in legno e viene denominata “Savoia” dai suoi frequentatori.
Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’edificio, senza tuttavia alterarne l’identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata. (Dino Cafagna)

Quando la diga era un deposito di carbone, chi vi lavorava veniva trasportato con le barche delle ditte. Poi, dimessa l’attività del carbone, la diga divenne la spiaggia pubblica e popolare dei triestini.
Nel 1913 Bootshaus der “Eintracht” oggi “BAGNO ALLA DIGA”, era la sede operativa della società sportiva Turnverein Eintracht . Le cabine pensili vennero poi distrutte da una mareggiata, nel 1911.
Non c’era un servizio pubblico per trasportare le persone, dal molo San Carlo ( poi molo Audace) alla diga, oggi bagno Antica Diga, venivano utilizzati gli che avevano una barca oppure veniva chiesto un passaggio ai pescatori.
Oggi ci sono due navette che portano da qui a là. (Margherita Tauceri)

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Trieste : Lanterna, Sacchetta e Riva Grumula

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Lanterna, Sacchetta e Riva Grumula

Stabilimenti balneari “Lanterna” “Ausonia-Savoia” ” alla Diga”

La nuova linea di costa, nata dall’interramento venne destinata ad uso pubblico, con l’apporto di sassi e ghiaia venne realizzata una riva, nasceva il popolare bagno “ALLA LANTERNA” la data di inaugurazione ufficiale risale al 1903, popolarmente sarà chiamato “Pedocin” o “Ciodin”. Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia. (Margherita Tauceri)

Uno stabilimento per bagni di mare destinato alla scuola di nuoto per i militari della Marina austriaca era attivo a Trieste fin dal 1830. Demolito il primo Bagno militare, esistente all’interno della Sacchetta, ai piedi della lanterna, venne costruito nel 1909 un secondo BAGNO MILITARE dalla parte esterna del Molo teresiano, su palafitte, interamente di legno, riservato ai dipendenti delle forze armate, con il rettangolo che delimita la zona di nuoto, l’alto trampolino e le tende da sole. Il nuovo stabilimento sorse su palafitte con una lunga ed alta sovrastruttura tutta in legno a doppio tetto. Una lunga passerella, pure di legno, congiungeva lo stabilimento alla riva.
Era lungo metri 40, largo 43,5, elevato di 3 metri sopra la media bassa marea, aveva 120 cabine, alcune cabine per bagni singoli, spogliatoi, una grande vasca per nuotatori provetti di m 15 per 30,2.
Il secondo bagno militare era di color “pece”, infatti al fine di difendere il più possibile le strutture lignee dall’aggressione del mare, veniva usata una soluzione di carbonileum, che conferiva al manufatto una tinta bruna, quasi funerea, che imprigionava i cocenti raggi del sole e cuoceva i piedi dei bagnanti.
Il secondo Bagno militare aprì nell’estate del 1909 e rimase attivo sino al 1920, quando il Genio Militare di Trieste lo mise in vendita. Dopo la prima guerra mondiale quindi fu destinato esclusivamente ai civili e assunse il nome di “BAGNO SAVOIA”.
Accanto a questo fu inaugurato il 1° giugno 1934 un moderno bagno con tecniche e materiali di avanguardia, con strutture di calcestruzzo che per qualche tempo fece la concorrenza al vecchio stabilimento di legno. Ma poi questo bagno, denominato “AUSONIA”, finì col fondersi con il primo e formare da ultimo un tutto omogeneo allorché anche il Savoia fu ricostruito in cemento armato (1939).
I due stabilimenti quindi si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Ancora oggi la zona destra dell’Ausonia è pavimentata in legno e viene denominata “Savoia” dai suoi frequentatori.
Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’edificio, senza tuttavia alterarne l’identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata. (Dino Cafagna)

Quando la diga era un deposito di carbone, chi vi lavorava veniva trasportato con le barche delle ditte. Poi, dimessa l’attività del carbone, la diga divenne la spiaggia pubblica e popolare dei triestini.
Nel 1913 Bootshaus der “Eintracht” oggi “BAGNO ALLA DIGA”, era la sede operativa della società sportiva Turnverein Eintracht . Le cabine pensili vennero poi distrutte da una mareggiata, nel 1911.
Non c’era un servizio pubblico per trasportare le persone, dal molo San Carlo ( poi molo Audace) alla diga, oggi bagno Antica Diga, venivano utilizzati gli che avevano una barca oppure veniva chiesto un passaggio ai pescatori.
Oggi ci sono due navette che portano da qui a là. (Margherita Tauceri)

 

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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Il secondo Bagno Militare

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Trieste : I primi stabilimenti balneari - Il secondo Bagno Militare.
Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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I primi stabilimenti balneari : Bagno Militare.
Foto collezione Elisabetta Marcovich

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Foto collezione Dino Cafagna

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : I primi stabilimenti balneari – Bagno Maria, 1860 circa

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I primi stabilimenti balneari : Bagno Maria, 1860 circa. 
Stampa colorata. Collezione Iure Barac

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
Margherita Tauceri

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Trieste : Stabilimento Balneare Maria – Alberto Rieger, litografia, 1858

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I primi stabilimenti balneari : " Stabilimento Balneare Maria ".
Alberto Rieger, litografia, 1858

A Trieste la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari, già all’inizio dell’800 i ragazzini di città vecchia e marinari usavano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci, nonostante esistessero norme precise che vietavano la balneazione al di fuori delle zone consentite e severe ammende in caso di trasgressione.

Il modo di dire “andiamo al bagno” sembra abbia origine proprio dal fatto che un tempo i triestini quando si recavano al mare andavano ai bagni galleggianti, comodi e lussuosi, il primo stabilimento balneare cittadino fu il “SOGLIO di NETTUNO”, aperto il 24 maggio 1823 di fronte alla “Sanità”; era ancorato davanti a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia) ed era raggiungibile in barca o attraverso una passerella. Il proprietario e l’inventore del bagno fu il commerciante Domenico d’Angeli. Si potevano trovare vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, c’era una caffetteria, una sala per fumatori. Perfino delle vasche acquario con flora e fauna del golfo. Il bagno fu visitato dall’Imperatore Francesco I, il 13 giugno 1832.

Verso il 1830 nello spazio di mare antistante Piazza Grande (oggi Piazza Unità) venne inaugurato il “Bagno Galleggiante BOSCAGLIA”, dal nome del primo proprietario. Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l’anno successivo, ma spesso veniva semplicemente ancorato in Sacchetta d’inverno. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Il “Boscaglia” dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” dal nome del nuovo proprietario, che nel 1898 lo ristrutturò completamente modernizzandolo. Nel 1891 venne chiamato “Galleggiante Nazionale”.
Purtroppo il bagno andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per un violentissimo fortunale che danneggiò gravemente in molti punti anche le rive, affondando barche e velieri e causando alcuni morti

Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “STABILIMENTO BALNEARE MARIA”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di Trieste e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galleggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta. Resistette per molti anni, risulta ancora attivo nel 1911 anche se già corroso dalla salsedine.
L’amore per il mare, ma anche l’impossibilità di pagare il prezzo dell’ingresso degli stabilimenti balneari, portò molte persone sugli scogli posti alla parte esterna del molo teresiano, queste rocce venivano chiamate popolarmente “cape”(termine dialettale) per la somiglianza con le gale che ornavano le gonne. All’estremità del molo verso la fine dell’Ottocento venne aperto un bagno popolare, con ingresso gratuito, mentre alla radice dello stesso molo nel 1890 venne inaugurato il “BAGNO FONTANA” che veniva frequentato da un pubblico elegante “patron” dell’iniziativa fu Carlo Ottavio Fontana che diede il nome allo stabilimento balneare a pagamento. Ebbe subito molto successo fu provvisto di un ristorante e dal 1896 venne collegato con il centro della città da una linea tranviaria a cavalli. Fu demolito a seguito dei lavori di interramento intrapresi per la realizzazione della Stazione della Ferrovia Transalpina.
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