Trieste – Monumento a Domenico Rossetti

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Trieste - Monumento a Domenico Rossetti

A destra dell’immagine vediamo l’edificio più rappresentativo realizzato dall’architetto Ruggero Berlam, per Edoardo de Leitenburg nel 1887, si trova all’angolo tra via Giulia e via Rossetti.
Nel progetto presentato alla commissione, Berlam aveva incluso il disegno del fanale in ferro battuto da collocare all’angolo dell’edificio. Lo stile del palazzo è nuovo, diverso dagli edifici del periodo, Pietro Sticcotti, lo definì di “stile fiorentino”in effetti nell’insieme si ritrovano elementi dell’architettura toscana, ma in quest caso c’è una maggior leggerezza, data dalla particolare apertura con doppio arco nello spigolo, che si trova al pianterreno e viene ripresa al secondo piano. Interessante l’effetto cromatico creato dall’uso di materiali diversi, dalle balaustre in pietra bianca, dalle lunette affrescate sopra le finestre ad arco. Sarebbe in pietra chiara anche la parte bassa dell’edificio, ora la vediamo scurita dagli scarichi delle macchine. (Nei commenti il palazzo oggi) (M. Tauceri)
Foto collezione privata.

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Trieste – Piazza Oberdan

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Trieste - Piazza OberdanPiazza Oberdan poco trafficata con tram ed un carro

Dopo la demolizione della caserma grande, nel 1925 il comune indice un concorso per la sistemazione della futura piazza oberdan che seguirà un disegno architettonico che è quello della cosiddetta “Esedra Oberdan”, con i palazzi disposti a semicerchio dai quali si dipartono tre assi viari, uno di questi porterà al palazzo di Giustizia. Il primo edificio realizzato è il palazzo dell’INA, che vediamo nella foto, i primi disegni presentati nel 1926, sono dell’architetto Ugo Giovanozzi , l’anno successivo parteciperà anche l’ingegnere Giuseppe Baldi, il quale effettuerà qualche modifica sulla facciata, i lavori vengono conclusi nel 1930. Si vede conclusa anche la Casa del Combattente (Umberto Nordio 1929-1934), manca la Casa del Lavoro (ex ONB) che verrà iniziata nel 1934, se le date corrispondono al vero, in questa immagine, i lavori dovrebbero già essere iniziati. (M. Tauceri)
Foto collezione privata.

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Trieste – Fabbrica Automobilistica Alba

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Trieste - Fabbrica Automobilistica Alba

L’azienda venne fondata a Trieste il 27 dicembre 1906, con la doppia ragione sociale di Alba Fabbrica Automobili S.A. e Alba Automobilwerke Aktiengesellschaft, da un gruppo di appassionati degli automobili, appartenenti a importanti fra i primi azionisti ci furono l’ing Richetti (segretario gen. delle Assicurazioni Generali), e il fratello Ettore, Augusto Cavallar, Ettore Modiano (figlio del fondatore dell’industria cartotecnica), Nicola Sevastopulo (Console di Romania), Gioachino Geiringer. Giovanni de Scaramangà.
La fabbrica sita in zona Valmaura, venne progettata dai Berlam, gli uffici furono aperti in via Cecilia de Rittmeyer 7. La fabbrica con 150 operai sembra fosse ben organizzata anche dal lato tecnologico, fornita con macchinari all’avanguardia.
Progettarono due modelli di macchine 18/24 Hp e 35/40 Hp, quest’ultima fu proposta al Salone di Parigi del 1907. Riscosse un grande successo di critica e fu molto apprezzata dai visitatori, ma non ci furono commissioni sufficienti. L’azienda non riuscì a decollare e dovette chiudere, la società venne messa in liquidazione il 25 luglio 1908, dopo aver costruito una quarantina vetture. Le macchine erano di buona qualità, e furono acquistate fra gli altri dell’ing Osvaldella, il notaio Giulio Paolina, l’ing Faccanoni, Ettore Modiano e dal figlio di Saul. La K1296 fu acquistata dal Comune per il comando dei pompieri, le macchine rimaste, in parte furono requisite per l’esercito durante la guerra e continuarono ad essere utilizzate nel dopoguerra.
Fra i motivi del fallimento, dicono: scarso addestramento degli operai, la difficoltà di approvvigionamento di macchinari che furono acquistati all’estero, importanti divergenze fra i proprietari e il direttore Samuele Bauer, che venne licenziato dopo la costruzione di sole 5 automobili.
Seguono foto nei commenti. (M. Tauceri)
Collezione Antonio Paladini

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Trieste – Molo San Carlo / Audace

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Trieste - Molo San Carlo / Audace

Il molo San Carlo venne costruito tra il 1743 ed il 1751.
Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Molo San Carlo

Il molo San Carlo venne costruito tra il 1743 ed il 1751.
Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Il molo San Carlo venne costruito tra il 1743 ed il 1751.
Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Il molo San Carlo venne costruito tra il 1743 ed il 1751.
Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Il molo San Carlo venne costruito tra il 1743 ed il 1751.
Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Nel 1740 era affondata nel porto di Trieste, la nave San Carlo che venne utilizzata come base per la costruzione del nuovo molo, ispirandone il nome.

Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
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Molo San Carlo

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Più corto di quanto lo sia attualmente, misurava 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Alla fine della prima guerra mondiale, il 3 novembre del 1918, la prima nave della Marina Italiana ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato il nome da San Carlo in Audace. All’estremità del molo, nel 1925, venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace ha progressivamente perso la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo, oltre che meta turistica, è rimasto nella tradizione triestina un frequentato luogo di passeggio. (Fonti: Wikipedia e altre)

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Trieste, Piazza del Ponterosso

Piazza del Ponterosso

È stata la prima piazza del Borgo Teresiano e prende il nome dal ponte rosso che attraversa il canale nella sua parte centrale. Venne creata grazie all’enorme quantità di terra ricavata dall’ampliamento del Canal Grande che servì da basamento per un terrapieno utilizzato per piccoli scambi commerciali in prossimità del ponte. Fu proprio quel terrapieno a trasformarsi nella futura Piazza del Ponte Rosso. Lo spazio fu regolarizzato e concepito nelle sue forme architettoniche da Gianantonio Tognana già nel 1776, derivando il suo appellativo proprio dal colore del “ponte rosso” che costituiva il passaggio obbligato tra la città vecchia e quella nuova. La sua posizione strategica, prospiciente il punto di approdo delle navi e al crocevia di importanti vie di comunicazione, rese la piazza uno dei punti di incontro più dinamici dal punto di vista commerciale e mercantile, divenendo ben presto sede di un vivace mercato ortofrutticolo. Piazza del Ponterosso fu, sin dalla sua iniziale creazione, un’ampia piazza quadrangolare circondata da numerosi edifici di gran pregio architettonico, le cui prime registrazioni tavolari risalgono al 1789. Tagliata a metà dall’odierna Via Roma, lo spazio presenta sul lato a settentrione una fontana a tre bocche rappresentante una rupe sul cui vertice poggia un genio fluviatile. Un tempo sede di un ricco mercato di fiori, frutta e verdura, è stata recentemente sottoposta ad un piano di riqualifica urbana e ripavimentata con masegni. Nel centro vi è una fontana, la fontana del Giovanin, realizzata nel 1750 in occasione dell’apertura dell’acquedotto costruito sotto il regno di Maria Teresa d’Austria. Il putto che adorna la fontana è conosciuto come Giovanin di Ponterosso perché la fontana riceveva la sua acqua dall’acquedotto dal quartiere di San Giovanni. (Fonte: Biblioteche comunali)

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Piazza del Ponterosso

È stata la prima piazza del Borgo Teresiano e prende il nome dal ponte rosso che attraversa il canale nella sua parte centrale. Venne creata grazie all’enorme quantità di terra ricavata dall’ampliamento del Canal Grande che servì da basamento per un terrapieno utilizzato per piccoli scambi commerciali in prossimità del ponte. Fu proprio quel terrapieno a trasformarsi nella futura Piazza del Ponte Rosso. Lo spazio fu regolarizzato e concepito nelle sue forme architettoniche da Gianantonio Tognana già nel 1776, derivando il suo appellativo proprio dal colore del “ponte rosso” che costituiva il passaggio obbligato tra la città vecchia e quella nuova. La sua posizione strategica, prospiciente il punto di approdo delle navi e al crocevia di importanti vie di comunicazione, rese la piazza uno dei punti di incontro più dinamici dal punto di vista commerciale e mercantile, divenendo ben presto sede di un vivace mercato ortofrutticolo. Piazza del Ponterosso fu, sin dalla sua iniziale creazione, un’ampia piazza quadrangolare circondata da numerosi edifici di gran pregio architettonico, le cui prime registrazioni tavolari risalgono al 1789. Tagliata a metà dall’odierna Via Roma, lo spazio presenta sul lato a settentrione una fontana a tre bocche rappresentante una rupe sul cui vertice poggia un genio fluviatile. Un tempo sede di un ricco mercato di fiori, frutta e verdura, è stata recentemente sottoposta ad un piano di riqualifica urbana e ripavimentata con masegni. Nel centro vi è una fontana, la fontana del Giovanin, realizzata nel 1750 in occasione dell’apertura dell’acquedotto costruito sotto il regno di Maria Teresa d’Austria. Il putto che adorna la fontana è conosciuto come Giovanin di Ponterosso perché la fontana riceveva la sua acqua dall’acquedotto dal quartiere di San Giovanni. (Fonte: Biblioteche comunali)

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Piazza del Ponterosso

È stata la prima piazza del Borgo Teresiano e prende il nome dal ponte rosso che attraversa il canale nella sua parte centrale. Venne creata grazie all’enorme quantità di terra ricavata dall’ampliamento del Canal Grande che servì da basamento per un terrapieno utilizzato per piccoli scambi commerciali in prossimità del ponte. Fu proprio quel terrapieno a trasformarsi nella futura Piazza del Ponte Rosso. Lo spazio fu regolarizzato e concepito nelle sue forme architettoniche da Gianantonio Tognana già nel 1776, derivando il suo appellativo proprio dal colore del “ponte rosso” che costituiva il passaggio obbligato tra la città vecchia e quella nuova. La sua posizione strategica, prospiciente il punto di approdo delle navi e al crocevia di importanti vie di comunicazione, rese la piazza uno dei punti di incontro più dinamici dal punto di vista commerciale e mercantile, divenendo ben presto sede di un vivace mercato ortofrutticolo. Piazza del Ponterosso fu, sin dalla sua iniziale creazione, un’ampia piazza quadrangolare circondata da numerosi edifici di gran pregio architettonico, le cui prime registrazioni tavolari risalgono al 1789. Tagliata a metà dall’odierna Via Roma, lo spazio presenta sul lato a settentrione una fontana a tre bocche rappresentante una rupe sul cui vertice poggia un genio fluviatile. Un tempo sede di un ricco mercato di fiori, frutta e verdura, è stata recentemente sottoposta ad un piano di riqualifica urbana e ripavimentata con masegni. Nel centro vi è una fontana, la fontana del Giovanin, realizzata nel 1750 in occasione dell’apertura dell’acquedotto costruito sotto il regno di Maria Teresa d’Austria. Il putto che adorna la fontana è conosciuto come Giovanin di Ponterosso perché la fontana riceveva la sua acqua dall’acquedotto dal quartiere di San Giovanni. (Fonte: Biblioteche comunali)

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È stata la prima piazza del Borgo Teresiano e prende il nome dal ponte rosso che attraversa il canale nella sua parte centrale. Venne creata grazie all’enorme quantità di terra ricavata dall’ampliamento del Canal Grande che servì da basamento per un terrapieno utilizzato per piccoli scambi commerciali in prossimità del ponte. Fu proprio quel terrapieno a trasformarsi nella futura Piazza del Ponte Rosso. Lo spazio fu regolarizzato e concepito nelle sue forme architettoniche da Gianantonio Tognana già nel 1776, derivando il suo appellativo proprio dal colore del “ponte rosso” che costituiva il passaggio obbligato tra la città vecchia e quella nuova. La sua posizione strategica, prospiciente il punto di approdo delle navi e al crocevia di importanti vie di comunicazione, rese la piazza uno dei punti di incontro più dinamici dal punto di vista commerciale e mercantile, divenendo ben presto sede di un vivace mercato ortofrutticolo. Piazza del Ponterosso fu, sin dalla sua iniziale creazione, un’ampia piazza quadrangolare circondata da numerosi edifici di gran pregio architettonico, le cui prime registrazioni tavolari risalgono al 1789. Tagliata a metà dall’odierna Via Roma, lo spazio presenta sul lato a settentrione una fontana a tre bocche rappresentante una rupe sul cui vertice poggia un genio fluviatile. Un tempo sede di un ricco mercato di fiori, frutta e verdura, è stata recentemente sottoposta ad un piano di riqualifica urbana e ripavimentata con masegni. Nel centro vi è una fontana, la fontana del Giovanin, realizzata nel 1750 in occasione dell’apertura dell’acquedotto costruito sotto il regno di Maria Teresa d’Austria. Il putto che adorna la fontana è conosciuto come Giovanin di Ponterosso perché la fontana riceveva la sua acqua dall’acquedotto dal quartiere di San Giovanni. (Fonte: Biblioteche comunali)

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