Trieste: Via Roma 7. Ex Banca di Praga.

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Foto Paolo Carbonaio
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Nel 1911 la “Zivnotenska Banka” di Praga acquistò un lotto nel borgo teresiano per la costruzione di un’edificio destinato ad ospitare gli uffici della banca e alcune abitazioni. Il progetto fu elaborato dall’architetto Josef Costaperaria con la collaborazione del consigliere edile, l’architetto Osvaldo Polivka nel 1912 Nel 1956 l’immobile venne ceduto alla Banca d’America e d’Italia, che commissionò diversi lavori di modifica agli interni. In particolare, nel 1957 un progetto di modifica al primo piano comportò lo smantellamento della vetrata poligonale della sala d’aspetto. Nel 1977 un progetto di rinnovo dei locali del salone casse implicò lo smantellamento degli arredi originari e la sostituzione della scala di raccordo con il piano rialzato. Infine, nel 1986, la scala a chiocciola originale fu sostituita con una scala a tre rampe ortogonali. Dal 1995 l’immobile ospita una filiale della Deutsche Bank. L’edificio costituisce un esempio unico di architettura in cui si fondono le tecniche razionalistiche d’inizio Novecento con armonie di tardo gusto secessionista mitteleuropeo. Ai lati del portone d’ingresso sono presenti due statue bronzee raffiguranti l’industria e l’agricoltura, realizzate dagli scultori Ladislav Salun e Franta Anyz, autori anche del bronzo raffigurante la Navigazione, presente nel salone.. – Costaperaria Josef. Nato a Krapje Novska il 06.02.1876 e morto il 07.12.1951. Architetto. Dopo una prima formazione a Zagabria, fu allievo di Otto Wagner presso l’Accademia di belle arti di Vienna e collaborò a Gorizia con Max Fabiani. Trasferitosi a Trieste nel 1905, lavorò per il Consorzio di ingegneri costruttori e con Enrico Nordio. Insieme a Osvald Polivka realizzò la sede della Zivnostenska Banka, poi banca d’Italia e d’America, oggi sede della Deutsche Bank, via Roma 7 (1911-1914). Dopo la prima guerra mondiale fu capo architetto del tratto Maribor Logatec della ferrovia meridionale Vienna-Trieste e spostò la sua attività a Lubiana dove realizzò parecchi edifici. (da: biblioteche.comune.trieste.it/)
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Trieste: Piazza della Repubblica.

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Trieste: Piazza della Repubblica.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Repubblica.
Palazzo costruito in origine per lo Stabilimento Austriaco di Credito per il Commercio e l’Industria. Iniziato nel 1907 è stato ultimato nel 1910 su progetto dell’architetto triestino Enrico Nordio.
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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.

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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d'Italia.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.
Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.
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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.
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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.
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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d’Italia.

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Trieste: Corso Camillo Benco Conte di Cavour n.13. Banca d'Italia.
Foto Paolo Carbonaio
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Palazzo del 1906 della ex Banca Astro Ungarica progettata dall’ingegner Eugenio Geiringer assieme all’architetto Muller e poi ristrutturato dall’arch. A. Berlam tra il 1921e il 1928 per la Banca d’Italia.

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.
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CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

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Trieste: Via Cassa di Risparmio 10

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Trieste: Via Cassa di Risparmio 10
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via Cassa di Risparmio 10.
La Cassa di Risparmio di Trieste venne fondata nel 1842. Fino al 1877 era conosciuta come Monte Civico Commerciale con sede nel Palazzo della Borsa.
Nel 1890 la Fondazione acquistò l’area dove sorgeva la casa Vlismà, sede della R.A.S.
Casa Vlismà venne demolita per edificare una nuova sede, che fu progettata dall’architetto Enrico Nordio nel 1891.
La costruzione fu affidata all’impresa di Giovanni Righetti.
Il 29 aprile 1894 avvenne l’inaugurazione ufficiale della sede della Cassa di Risparmio.
Il palazzo fu ristrutturato tra gli anni 1981 e 1987 dall’architetto Guido Visintin ed è stata la sua prima opera di carattere pubblico a Trieste.
Nel fregio con l’ape sull’entrata principale si legge: Lavora – Raccogli – Aumenta
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Nel 1890 la Fondazione acquistò l’area dove sorgeva la casa Vlismà, sede della R.A.S.
Casa Vlismà venne demolita per edificare una nuova sede, che fu progettata dall’architetto Enrico Nordio nel 1891.
La costruzione fu affidata all’impresa di Giovanni Righetti.
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Nel 1890 la Fondazione acquistò l’area dove sorgeva la casa Vlismà, sede della R.A.S.
Casa Vlismà venne demolita per edificare una nuova sede, che fu progettata dall’architetto Enrico Nordio nel 1891.
La costruzione fu affidata all’impresa di Giovanni Righetti.
Il 29 aprile 1894 avvenne l’inaugurazione ufficiale della sede della Cassa di Risparmio.
Il palazzo fu ristrutturato tra gli anni 1981 e 1987 dall’architetto Guido Visintin ed è stata la sua prima opera di carattere pubblico a Trieste.
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Nel 1890 la Fondazione acquistò l’area dove sorgeva la casa Vlismà, sede della R.A.S.
Casa Vlismà venne demolita per edificare una nuova sede, che fu progettata dall’architetto Enrico Nordio nel 1891.
La costruzione fu affidata all’impresa di Giovanni Righetti.
Il 29 aprile 1894 avvenne l’inaugurazione ufficiale della sede della Cassa di Risparmio.
Il palazzo fu ristrutturato tra gli anni 1981 e 1987 dall’architetto Guido Visintin ed è stata la sua prima opera di carattere pubblico a Trieste.
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Piazza Nuova (Piazza della Repubblica)

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Piazza Nuova (Piazza della Repubblica)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

P.S.: All’angolo con via Dante Alighieri è situato uno dei più importanti esempi di Liberty triestino: il palazzo Terni-Smolars, ultimato nel 1907 ad opera di Romeo Depaoli.

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Piazza della Repubblica

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Piazza della Repubblica
(Google Maps)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

P.S.: All’angolo con via Dante Alighieri è situato uno dei più importanti esempi di Liberty triestino: il palazzo Terni-Smolars, ultimato nel 1907 ad opera di Romeo Depaoli.

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Piazza della Repubblica
(Google Maps)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

P.S.: All’angolo con via Dante Alighieri è situato uno dei più importanti esempi di Liberty triestino: il palazzo Terni-Smolars, ultimato nel 1907 ad opera di Romeo Depaoli.

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Piazza della Repubblica
(Google Maps)
“Via Nuova” – “Via Mazzini”
La prima denominazione fu “Contrada Lunga” in quanto aveva una lunghezza maggiore di ogni altra strada dei dintorni, poi “Contrada Nuova” e “Via Nuova“, perché a quel tempo finiva in “piazza Nuova” (piazza della Repubblica), in quanto sia il tratto di via che conduceva in piazza Goldoni che le via laterali erano occupati da orti e campagne. Per breve tempo, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il nome dell’imperatrice Maria Teresa, dal 28.3.1919 Via Giuseppe Mazzini.
“Piazza della Repubblica”
Questa piazza ebbe un numero notevole di nomi:
– Piazza San Nicolò – dal nome della chiesetta di San Nicolò dei Marinai menzionata già nel 1338;
– 1780 piazza Gadolla o Gadola, in riferimento al palazzo settecentesco che esisteva al posto dell’attuale palazzo della Banca Commerciale Italiana;
– dal 1870 Piazza Nuova o Nova perché era attraversata e rappresentava uno slargo della Via Nuova (via Mazzini)
Piazza XXX Ottobre e piazza Mazzini, questi nomi si trovano soprattutto sulle cartoline, nei testi consultati non ho trovato alcun riferimento;
– dal 1954 Piazza della Repubblica, dopo il ricongiungimento di Trieste all’Italia.Nella piazza si trovava il mercato di frutta, che avrebbe dovuto essere trasferito in Ponterosso già nel 1859, in realtà rimase fino al 1871, continuarono invece la loro attività i venditori di cambricchi (tele tessute a Cambrai in Fiandra). Per diversi anni si tenne la fiera di San Nicolò, che poi fu trasferita in via san Caterina.
Sulla piazza si apriva una libreria intestata al friulano Chiopris, che i triestini pronunciavano Ciopris.

Palazzo Duma
Dove oggi sorge la sede della Banca Commerciale Italiana si trovava il palazzo Duma Il settecentesco edificio, dopo la morte in povertà del Gadolla, cambiò tante volte i proprietari: nel 1808 Gerolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, nel 1818 la sorella Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1826 il commerciante Carlo Cristiano Schwahhofer. Rimaneggiato nel 1828 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che modificò l’ingresso con quattro colonne doriche a sostegno di un balcone al primo piano. Nel 1847 venne acquistato dal greco Demetrio Duma ed infine fu demolito nel 1904, quando era sede della Società Operaia Triestina.


Palazzo Creditanstalt
Dopo una complessa vicenda che comprende l’individuazione del sito e un fitto carteggio, iniziato verso la fine del 1907, fra lo Stabilimento austriaco di credito per il commercio e l’industria di Trieste e il Magistrato Civico, relativo ai permessi ed i costi dell’area sulla quale costruire la nuova sede, inizia la costruzione del palazzo su disegno di Enrico Nordio. In agosto del 1908 viene rilasciata l’abitabilità, vengono installati gli ascensori elettrici e nel 1909 il monumentale palazzo del Creditanstalt è concluso. Dopo il primo conflitto mondiale divenne sede della Banca Commerciale Triestina, e nel 1932 della Banca Commerciale Italiana che assorbì la Banca Commerciale Triestina.


Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (R.A.S.)             Già nel 1909 la grande compagnia assicurativa vide la necessità di una nuova sede in ragione delle accresciute esigenze. Tale edificio avrebbe dovuto ospitare gli uffici della compagnia, delle abitazioni civili e delle zone destinate a negozi.

Individuata l’area vennero acquistate e demolite le case: Bardeau, Prandi, Sartorio e Treves. Venne bandito un concorso al quale furono invitati illustri architetti, i lavori vennero selezionati da una prestigiosa giuria che scelse i progetti di Arduino e Ruggero Berlam, degli architetti Ignác Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio, non riuscendo a concludere gli accordi con questi ultimi, l’incarico venne affidato ai Berlam.
L’imponente edificio venne costruito dal 1911 al 1914, in stile eclettico, nella struttura predomina il gusto rinascimentale. La facciata in pietra d’Istria è decorata con importanti sculture, le figure che contornano l’arco dell’ingresso sono scolpite da Giovanni Mayer, sulle colonne binate ai lati del balcone sono poste le sculture di Gianni Marin.
Dopo la galleria d’ingresso protetta, da una preziosa cancellata, si passa al sontuoso atrio, dove ha sede la fontana opera del Marin, con il gruppo scultoreo realizzato con marmi policromi raffigurante Mercurio assieme a tre leoni.
L’inaugurazione del palazzo è ricordata in una lapide all’ingresso.
In data 3 dicembre 1913 nel palazzo è stato aperto con l’ingresso in via Sant’Antonio la sala cinematografica “Ideal”.

(Margherita Tauceri)

 

Testi consultati:
Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna;
Silvio Rutteri, Trieste storia ed arte tra vie e piazze;
F. Zubini, Borgo Teresiano;
Trieste 1872-1917, Guida all’Architettura a cura di Federica Rovello.

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Trieste – Riva Carciotti, attuale Riva III Novembre

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Trieste, Riva Carciotti, dal 3 novembre 1918 «Riva III novembre»                


Trieste, riva Carciotti, dal 3 novembre 1918 «riva III novembre», a ricordo dello sbarco dei bersaglieri a Trieste, con l’annessione di Trieste all’Italia.
Sulla destra la chiesa della Comunità Greco-Orientale, dedicata alla S.S. Trinità e a San Nicolò; proseguendo il palazzo già sede dell’Hotel et de la Ville, restaurato nel 1932 sotto la direzione dall’architetto Pulitzer Finali, nel 1955 dall’architetto Rutter, e negli anni 1984-1985 riadattato a sede della Banca Popolare di Novara.
Spingendosi ancora verso piazza della Libertà, al civico 13, prima del Gran Canale, troviamo l’edificio neoclassico Carciotti, eretto dall’architetto Matteo Pertsch per il commerciante Demetrio Carciotti, nei primi anni dell’Ottocento.
Già sede degli uffici dell’Imperial Regio Governo Marittimo, poi della Capitaneria di Porto, ora posto in vendita, attende un nuovo destino.

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Trieste – Ex Banca di Praga (Zivnostenska Banka), poi Banca d’Italia e d’America, oggi sede della Deutsche Bank

 

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 (Zivnostenska Banka), poi Banca d'Italia e d'America, oggi sede della Deutsche Bank.Tra Via Roma e Via Giuseppe Mazzini. Foto Paolo Carbonaio
Nel 1911 la “Zivnotenska Banka” di Praga acquistò un lotto nel borgo teresiano per la costruzione di un’edificio destinato ad ospitare gli uffici della banca e alcune abitazioni. Il progetto fu elaborato dall’architetto Josef Costaperaria con la collaborazione del consigliere edile, l’architetto Osvaldo Polivka nel 1912 Nel 1956 l’immobile venne ceduto alla Banca d’America e d’Italia, che commissionò diversi lavori di modifica agli interni. In particolare, nel 1957 un progetto di modifica al primo piano comportò lo smantellamento della vetrata poligonale della sala d’aspetto. Nel 1977 un progetto di rinnovo dei locali del salone casse implicò lo smantellamento degli arredi originari e la sostituzione della scala di raccordo con il piano rialzato. Infine, nel 1986, la scala a chiocciola originale fu sostituita con una scala a tre rampe ortogonali. Dal 1995 l’immobile ospita una filiale della Deutsche Bank. L’edificio costituisce un esempio unico di architettura in cui si fondono le tecniche razionalistiche d’inizio Novecento con armonie di tardo gusto secessionista mitteleuropeo. Ai lati del portone d’ingresso sono presenti due statue bronzee raffiguranti l’industria e l’agricoltura, realizzate dagli scultori Ladislav Salun e Franta Anyz, autori anche del bronzo raffigurante la Navigazione, presente nel salone.. – Costaperaria Josef. Nato a Krapje Novska il 06.02.1876 e morto il 07.12.1951. Architetto. Dopo una prima formazione a Zagabria, fu allievo di Otto Wagner presso l’Accademia di belle arti di Vienna e collaborò a Gorizia con Max Fabiani. Trasferitosi a Trieste nel 1905, lavorò per il Consorzio di ingegneri costruttori e con Enrico Nordio. Insieme a Osvald Polivka realizzò la sede della Zivnostenska Banka, poi banca d’Italia e d’America, oggi sede della Deutsche Bank, via Roma 7 (1911-1914). Dopo la prima guerra mondiale fu capo architetto del tratto Maribor Logatec della ferrovia meridionale Vienna-Trieste e spostò la sua attività a Lubiana dove realizzò parecchi edifici. (Tratto da: Biblioteche Comune Trieste)
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