Trieste – Chiesa di San Pasquale Baylon (Parco di Villa Revoltella)

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Trieste - Chiesa di San Pasquale Baylon 
(Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) – Wikipedia

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Trieste - Chiesa di San Pasquale Baylon 
(Parco di Villa Revoltella). Via de Marchesetti

 La chiesa venne consacrata con una Messa celebrata dall’allora vescovo di Trieste Bartolomeo Legat, il 17 maggio 1867, scegliendo il giorno della festa del santo francescano.

In cima al colle del Cacciatore, il Parco si estende al suo interno per oltre 40.000 mq. e comprende: la casa del custode, la chiesa di S.Pasquale, la residenza del parroco, la Villa chalet da cui prende il nome, le ex scuderie, la serra grande, il ninfeo ed altre pertinenze minori.
Dall’ingresso principale di via Marchesetti si incontra sulla sinistra la casa del custode e sulla destra, anticipata da un piccolo giardino con fontana, la chiesa di San Pasquale.

I progetti per la costruzione della Chiesa, da attribuirsi all’architetto praghese Joseph Andress Kranner con la collaborazione dell’ingegner Giuseppe Sforzi (solo di quest’ultimo ci sono pervenuti i disegni), risalgono al 1857/58. Sforzi sottoscrisse il 30 agosto 1857 le tavole di progetto, con la dicitura: “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. Sforzi fu poi Direttore dei Lavori, approvati e controfirmati dall’ingegnere civico Giuseppe Bernardi, il 9 agosto 1858.
Il tutto venne approvato dal Comune nel 1863, e nel 1865 il barone Revoltella fece trasportare le ossa della madre Domenica dal Cimitero comunale alla cripta (da cui si evince che la Chiesa era finita o quasi).

La Chiesa, che si sviluppa per un’altezza di diciannove metri, larga poco meno di quindici, è rivestita in pietra di Aurisina e racchiude elementi d’arte tardo romanica, bizantina e medievale.

Nella cripta, a pianta rettangolare con due colonne poste al centro suddiviso in sei campate, si trovano i sepolcri del Barone Revoltella, a destra, e della madre Domenica, a sinistra. Sull’altare è collocata una raffigurazione in bronzo della “Pietà” opera del viennese Francesco Bauer, realizzata nel 1865.

Dall’ingresso della cripta due rampe di scale simmetriche conducono al terrazzo e al vestibolo della Chiesa, che si presenta a croce greca. Sopra la porta d’ingresso, sulla facciata interna, si trovano l’epigrafe e il busto dipinto di S.Pasquale. La cupola a base ottagonale, presenta un cielo stellato su fondo blu, opera di Abbondio Isella. Ai lati della cupola quatto affreschi raffiguranti i Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), eseguiti da Mattia Trenkwald.
Le pareti laterali ospitano due grandi affreschi, realizzati da Domenico Fabris di Osoppo nel 1864 con scene di vita di San Pasquale Baylon.
Sulle paret,i posti in alto, si possono ammirare otto medaglioni con i busti dei Profeti (Aronne, Davide, Samuele, Malachia, Geremia, Isaia, Ezechiele, Mosè), eseguiti da Domenico Fabris.

L’altare di marmo è opera del lombardo Bottinelli.

L’abside raffigura l’ascensione di Cristo sorretto da angeli, più sotto al centro la Madonna, con ai lati i dodici apostoli, opera del Trenkwald.

Bibliografia:
S.Pasquale da Baylon e Sant’Eufemia (Diocesi Trieste.it)
La Chiesa di S.Pasquale da Baylon (Openstarts)
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Trieste – Orto Botanico, via de Marchesetti 2

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Trieste - Orto Botanico, via de Marchesetti 2


Il giardino, molto istruttivo sulla flora del territorio, ospita più di mille specie di piante, da quelle provenienti dalle aree alpine alle varietà orticole locali: piante officinali, velenose, tessili, tintorie e alimentari, accanto a piante acquatiche e palustri. Offre i seguenti percorsi tematici:

“Florilegio di piante magiche”
“Giardino dei Semplici”
“Il Giardino Formale”
“Tinte d’erbe – Sezione piante Tintorie””
“L’orto dei veleni -Sentiero piante velenose”
“Percorso Geopleontologico”

Aperto dal 8 marzo al 15 novembre:
lunedì e mercoledì 9 – 17;
martedì, giovedì e venerdì 9 -13;
sabato e domenica 9 -14;
ingresso gratuito
Informazioni : ortobotanico@comune.trieste.it
Telefono / Fax: +39 040 360068 – Cell. 348 6393055
Come arrivarci :
Autobus: Trieste Trasporti: Linee 25, 26 ; 26/ festivo
A piedi: Fermata linee n. 6, 9, 35 in piazza Volontari Giuliani, percorso: Scala San Luigi – Campo San Luigi.



STORIA:
Quello che sarebbe divenuto l’attuale Orto Botanico venne istituito nel 1842, per volere dell’allora sindaco di Trieste Muzio de Tommasini, come centro di ricerca botanica per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. Verrà aperto al pubblico nel 1873.
L’esperimento venne affidato al ricercatore, farmacista e botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che vi trasferirà anche alcune specie rare coltivate nel suo Orto Farmaceutico.
Già nel 1827, Bartolomeo Biasoletto (per molti anni proprietario della farmacia che ancora oggi porta il suo nome “Farmacia Biasoletto All’Orso nero”, in via Roma 16, teneva lezioni di botanica farmaceutica, e aveva creato un orto botanico nei pressi della piazza del Fieno, l’odierno Foro Ulpiano. Nel 1833 veniva dato alla stampa il primo catalogo del Biasoletto, intitolato “Semina in horto Botanico Tergestino”, con 605 piante, aumentate in seguito, con l’aggiunta di piante non locali, fino a raggiungere 2039 specie. Nonostante il continuo aumento delle spese di gestione, il Biasoletto mantenne quasi interamente a suo carico per un trentennio l’orto botanico; solo il Gremio dei Farmacisti gli aveva assegnato, a partire dal 1833, una sovvenzione annua.
Negli anni 1840-42 il Biasoletto seminò il pino nero per un rimboschimento della brulla collina di S. Luigi, tra via Pindemonte e via Bonomo, creando quello che venne chiamato il bosco dei pini.
Nel 1844, Muzio de Tommasini acquistò dalle monache benedettine parte del fondo dell’attuale Giardino Pubblico, col proposito di erigervi una chiesa, ma, nel 1854, per suo volere e nonostante le lamentele delle monache, destinò l’area a parco cittadino e fu lui a piantarne i primi alberi. Nel 1846, l’instancabile Tommasini si adoperò per l’apertura del Museo di Storia Naturale, dapprima privato, e poi, dal 1851 assunto dal Comune. Dopo il 1861, quello che allora veniva definito Giardino Botanico comincia ad am­pliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia dal de’ Tommasini e dai suoi collaboratori. La botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, lascia in eredità la sua raccolta di specie locali, che vanno ad incrementare l’Orto Botanico, che nel 1877, contava ben 254 piante diverse. Lo stesso anno viene dato alla stampa il primo catalogo per lo scambio di semi: «Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert», ad opera di Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz. Nel 1878 viene eretto al Giardino Botanico, al centro del settore destinato alle piante officinali, un busto marmoreo in onore di Bartolomeo Biasoletto. L’epigrafe, dettata da Attilio Hortis, recita: “A Bartolomeo Biasoletto dignanese, botanico insigne, di questo già sterile poggio, ravvivatore, Trieste e l’Istria, riconoscenti MDCCCLXXVIII”.

Quel Giardino Botanico, che nel 1903 diventerà l’attuale Civico Orto Botanico, sarà mantenuto dal Tommasini a proprie spese dal 1861 fino alla sua morte, avvenuta nel 1879. Il Comune gli farà erigere nel Giardino Pubblico un busto, opera dello scultore Donato Barcaglia. Con la scomparsa del Tommasini l’amministrazione dell’Orto Botanico passò alla Società Adriatica di Scienze Naturali sotto la responsabilità di Raimondo Tominz (1822-1906), ispettore alle Pubbliche Piantagioni. Nel 1880, nel Bollettino della società, il Tominz pubblicò lo studio “Le piante officinali e della flora del litorale austro-ungarico coltivate nell’Orto botanico farmaceutico triestino nell’anno 1881”, dove sono elencate 1.273 specie classificate come pianta annua, bienne, perenne e legnosa.
Nel 1903 l’Orto Botanico diventa pubblica Istituzione e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo, allievo prediletto di Tommasini, assume la direzione anche dell’Orto Botanico. Sotto la sua direzione il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione planimetrica (attuale) ed arricchito con una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali.
Dopo il pensionamento del Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876 -1928), quindi dal 1923 al 1946, sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967), nativo di Zara, che nel 1932 progettò l’Acquario Marino, per il quale venne organizzata una spedizione ittiologica nel Mar Rosso, che procurò numerosi pesci corallini.
La morte di Carlo de Marchesetti riaprì il problema dell’Orto botanico, già postosi in occasione del pensionamento dello stesso, in quanto il nuovo direttore del Museo e il suo assistente erano due zoologi ai quali non si poteva richiedere una passione botanica. Durante questo periodo l’orto è affidato alle cure provvisorie del prof. Antonio Ivancich, mentre il Comune che da tempo trova eccessiva l’erogazione di 24.000 lire annue, considera la possibilità di consegnare l’orto all’Ufficio delle pubbliche piantagioni, rinunciando così al suo carattere scientifico.
Nel 1929 l’Orto viene affidato al naturalista, botanico ed entemologo Carlo Lona (1885-1971); alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso. Nel 1948 alla direzione subentra lo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Sto­ria Naturale.
Negli anni 1940-44 l’Orto Botanico ospitava due coccodrilli, in uno stagno ellittico, ed alcune scimmiette in gabbia.
Nel 1960 il Gridelli verrà sostituito da Renato Mezzena, che assume l’incarico sia di direttore del Museo Civico di Storia Naturale, sia quello dell’Orto Botanico.
Nel 1986 l’Orto viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse economiche.
Verrà riaperto al pubblico nel 2001.
Dal 1 febbraio 2012, è stato nominato direttore del Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste e del Civico Orto Botanico Nicola Bressi (naturalista e biologo della conservazione).


Bibliografia di riferimento :

F. Zubini, Chiadino e Rozzol, Trieste, 1997;
Trieste, Cent’anni di Storia – Vol.III, 1923-1930;
A. Sancin, Appunti cronologici dello sviluppo socio – economico e culturale di TRIESTE, 2013

Sitografia :

http://www.ortobotanicotrieste.it/

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Il giardino, molto istruttivo sulla flora del territorio, ospita più di mille specie di piante, da quelle provenienti dalle aree alpine alle varietà orticole locali: piante officinali, velenose, tessili, tintorie e alimentari, accanto a piante acquatiche e palustri. Offre i seguenti percorsi tematici:

“Florilegio di piante magiche”
“Giardino dei Semplici”
“Il Giardino Formale”
“Tinte d’erbe – Sezione piante Tintorie””
“L’orto dei veleni -Sentiero piante velenose”
“Percorso Geopleontologico”

Aperto dal 8 marzo al 15 novembre:
lunedì e mercoledì 9 – 17;
martedì, giovedì e venerdì 9 -13;
sabato e domenica 9 -14;
ingresso gratuito
Informazioni : ortobotanico@comune.trieste.it
Telefono / Fax: +39 040 360068 – Cell. 348 6393055
Come arrivarci :
Autobus: Trieste Trasporti: Linee 25, 26 ; 26/ festivo
A piedi: Fermata linee n. 6, 9, 35 in piazza Volontari Giuliani, percorso: Scala San Luigi – Campo San Luigi.



STORIA:
Quello che sarebbe divenuto l’attuale Orto Botanico venne istituito nel 1842, per volere dell’allora sindaco di Trieste Muzio de Tommasini, come centro di ricerca botanica per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. Verrà aperto al pubblico nel 1873.
L’esperimento venne affidato al ricercatore, farmacista e botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che vi trasferirà anche alcune specie rare coltivate nel suo Orto Farmaceutico.
Già nel 1827, Bartolomeo Biasoletto (per molti anni proprietario della farmacia che ancora oggi porta il suo nome “Farmacia Biasoletto All’Orso nero”, in via Roma 16, teneva lezioni di botanica farmaceutica, e aveva creato un orto botanico nei pressi della piazza del Fieno, l’odierno Foro Ulpiano. Nel 1833 veniva dato alla stampa il primo catalogo del Biasoletto, intitolato “Semina in horto Botanico Tergestino”, con 605 piante, aumentate in seguito, con l’aggiunta di piante non locali, fino a raggiungere 2039 specie. Nonostante il continuo aumento delle spese di gestione, il Biasoletto mantenne quasi interamente a suo carico per un trentennio l’orto botanico; solo il Gremio dei Farmacisti gli aveva assegnato, a partire dal 1833, una sovvenzione annua.
Negli anni 1840-42 il Biasoletto seminò il pino nero per un rimboschimento della brulla collina di S. Luigi, tra via Pindemonte e via Bonomo, creando quello che venne chiamato il bosco dei pini.
Nel 1844, Muzio de Tommasini acquistò dalle monache benedettine parte del fondo dell’attuale Giardino Pubblico, col proposito di erigervi una chiesa, ma, nel 1854, per suo volere e nonostante le lamentele delle monache, destinò l’area a parco cittadino e fu lui a piantarne i primi alberi. Nel 1846, l’instancabile Tommasini si adoperò per l’apertura del Museo di Storia Naturale, dapprima privato, e poi, dal 1851 assunto dal Comune. Dopo il 1861, quello che allora veniva definito Giardino Botanico comincia ad am­pliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia dal de’ Tommasini e dai suoi collaboratori. La botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, lascia in eredità la sua raccolta di specie locali, che vanno ad incrementare l’Orto Botanico, che nel 1877, contava ben 254 piante diverse. Lo stesso anno viene dato alla stampa il primo catalogo per lo scambio di semi: «Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert», ad opera di Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz. Nel 1878 viene eretto al Giardino Botanico, al centro del settore destinato alle piante officinali, un busto marmoreo in onore di Bartolomeo Biasoletto. L’epigrafe, dettata da Attilio Hortis, recita: “A Bartolomeo Biasoletto dignanese, botanico insigne, di questo già sterile poggio, ravvivatore, Trieste e l’Istria, riconoscenti MDCCCLXXVIII”.

Quel Giardino Botanico, che nel 1903 diventerà l’attuale Civico Orto Botanico, sarà mantenuto dal Tommasini a proprie spese dal 1861 fino alla sua morte, avvenuta nel 1879. Il Comune gli farà erigere nel Giardino Pubblico un busto, opera dello scultore Donato Barcaglia. Con la scomparsa del Tommasini l’amministrazione dell’Orto Botanico passò alla Società Adriatica di Scienze Naturali sotto la responsabilità di Raimondo Tominz (1822-1906), ispettore alle Pubbliche Piantagioni. Nel 1880, nel Bollettino della società, il Tominz pubblicò lo studio “Le piante officinali e della flora del litorale austro-ungarico coltivate nell’Orto botanico farmaceutico triestino nell’anno 1881”, dove sono elencate 1.273 specie classificate come pianta annua, bienne, perenne e legnosa.
Nel 1903 l’Orto Botanico diventa pubblica Istituzione e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo, allievo prediletto di Tommasini, assume la direzione anche dell’Orto Botanico. Sotto la sua direzione il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione planimetrica (attuale) ed arricchito con una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali.
Dopo il pensionamento del Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876 -1928), quindi dal 1923 al 1946, sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967), nativo di Zara, che nel 1932 progettò l’Acquario Marino, per il quale venne organizzata una spedizione ittiologica nel Mar Rosso, che procurò numerosi pesci corallini.
La morte di Carlo de Marchesetti riaprì il problema dell’Orto botanico, già postosi in occasione del pensionamento dello stesso, in quanto il nuovo direttore del Museo e il suo assistente erano due zoologi ai quali non si poteva richiedere una passione botanica. Durante questo periodo l’orto è affidato alle cure provvisorie del prof. Antonio Ivancich, mentre il Comune che da tempo trova eccessiva l’erogazione di 24.000 lire annue, considera la possibilità di consegnare l’orto all’Ufficio delle pubbliche piantagioni, rinunciando così al suo carattere scientifico.
Nel 1929 l’Orto viene affidato al naturalista, botanico ed entemologo Carlo Lona (1885-1971); alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso. Nel 1948 alla direzione subentra lo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Sto­ria Naturale.
Negli anni 1940-44 l’Orto Botanico ospitava due coccodrilli, in uno stagno ellittico, ed alcune scimmiette in gabbia.
Nel 1960 il Gridelli verrà sostituito da Renato Mezzena, che assume l’incarico sia di direttore del Museo Civico di Storia Naturale, sia quello dell’Orto Botanico.
Nel 1986 l’Orto viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse economiche.
Verrà riaperto al pubblico nel 2001.
Dal 1 febbraio 2012, è stato nominato direttore del Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste e del Civico Orto Botanico Nicola Bressi (naturalista e biologo della conservazione).


Bibliografia di riferimento :

F. Zubini, Chiadino e Rozzol, Trieste, 1997;
Trieste, Cent’anni di Storia – Vol.III, 1923-1930;
A. Sancin, Appunti cronologici dello sviluppo socio – economico e culturale di TRIESTE, 2013

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Il giardino, molto istruttivo sulla flora del territorio, ospita più di mille specie di piante, da quelle provenienti dalle aree alpine alle varietà orticole locali: piante officinali, velenose, tessili, tintorie e alimentari, accanto a piante acquatiche e palustri. Offre i seguenti percorsi tematici:

“Florilegio di piante magiche”
“Giardino dei Semplici”
“Il Giardino Formale”
“Tinte d’erbe – Sezione piante Tintorie””
“L’orto dei veleni -Sentiero piante velenose”
“Percorso Geopleontologico”

Aperto dal 8 marzo al 15 novembre:
lunedì e mercoledì 9 – 17;
martedì, giovedì e venerdì 9 -13;
sabato e domenica 9 -14;
ingresso gratuito
Informazioni : ortobotanico@comune.trieste.it
Telefono / Fax: +39 040 360068 – Cell. 348 6393055
Come arrivarci :
Autobus: Trieste Trasporti: Linee 25, 26 ; 26/ festivo
A piedi: Fermata linee n. 6, 9, 35 in piazza Volontari Giuliani, percorso: Scala San Luigi – Campo San Luigi.

 



STORIA:
Quello che sarebbe divenuto l’attuale Orto Botanico venne istituito nel 1842, per volere dell’allora sindaco di Trieste Muzio de Tommasini, come centro di ricerca botanica per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. Verrà aperto al pubblico nel 1873.
L’esperimento venne affidato al ricercatore, farmacista e botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che vi trasferirà anche alcune specie rare coltivate nel suo Orto Farmaceutico.
Già nel 1827, Bartolomeo Biasoletto (per molti anni proprietario della farmacia che ancora oggi porta il suo nome “Farmacia Biasoletto All’Orso nero”, in via Roma 16, teneva lezioni di botanica farmaceutica, e aveva creato un orto botanico nei pressi della piazza del Fieno, l’odierno Foro Ulpiano. Nel 1833 veniva dato alla stampa il primo catalogo del Biasoletto, intitolato “Semina in horto Botanico Tergestino”, con 605 piante, aumentate in seguito, con l’aggiunta di piante non locali, fino a raggiungere 2039 specie. Nonostante il continuo aumento delle spese di gestione, il Biasoletto mantenne quasi interamente a suo carico per un trentennio l’orto botanico; solo il Gremio dei Farmacisti gli aveva assegnato, a partire dal 1833, una sovvenzione annua.
Negli anni 1840-42 il Biasoletto seminò il pino nero per un rimboschimento della brulla collina di S. Luigi, tra via Pindemonte e via Bonomo, creando quello che venne chiamato il bosco dei pini.
Nel 1844, Muzio de Tommasini acquistò dalle monache benedettine parte del fondo dell’attuale Giardino Pubblico, col proposito di erigervi una chiesa, ma, nel 1854, per suo volere e nonostante le lamentele delle monache, destinò l’area a parco cittadino e fu lui a piantarne i primi alberi. Nel 1846, l’instancabile Tommasini si adoperò per l’apertura del Museo di Storia Naturale, dapprima privato, e poi, dal 1851 assunto dal Comune. Dopo il 1861, quello che allora veniva definito Giardino Botanico comincia ad am­pliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia dal de’ Tommasini e dai suoi collaboratori. La botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, lascia in eredità la sua raccolta di specie locali, che vanno ad incrementare l’Orto Botanico, che nel 1877, contava ben 254 piante diverse. Lo stesso anno viene dato alla stampa il primo catalogo per lo scambio di semi: «Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert», ad opera di Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz. Nel 1878 viene eretto al Giardino Botanico, al centro del settore destinato alle piante officinali, un busto marmoreo in onore di Bartolomeo Biasoletto. L’epigrafe, dettata da Attilio Hortis, recita: “A Bartolomeo Biasoletto dignanese, botanico insigne, di questo già sterile poggio, ravvivatore, Trieste e l’Istria, riconoscenti MDCCCLXXVIII”.

Quel Giardino Botanico, che nel 1903 diventerà l’attuale Civico Orto Botanico, sarà mantenuto dal Tommasini a proprie spese dal 1861 fino alla sua morte, avvenuta nel 1879. Il Comune gli farà erigere nel Giardino Pubblico un busto, opera dello scultore Donato Barcaglia. Con la scomparsa del Tommasini l’amministrazione dell’Orto Botanico passò alla Società Adriatica di Scienze Naturali sotto la responsabilità di Raimondo Tominz (1822-1906), ispettore alle Pubbliche Piantagioni. Nel 1880, nel Bollettino della società, il Tominz pubblicò lo studio “Le piante officinali e della flora del litorale austro-ungarico coltivate nell’Orto botanico farmaceutico triestino nell’anno 1881”, dove sono elencate 1.273 specie classificate come pianta annua, bienne, perenne e legnosa.
Nel 1903 l’Orto Botanico diventa pubblica Istituzione e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo, allievo prediletto di Tommasini, assume la direzione anche dell’Orto Botanico. Sotto la sua direzione il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione planimetrica (attuale) ed arricchito con una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali.
Dopo il pensionamento del Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876 -1928), quindi dal 1923 al 1946, sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967), nativo di Zara, che nel 1932 progettò l’Acquario Marino, per il quale venne organizzata una spedizione ittiologica nel Mar Rosso, che procurò numerosi pesci corallini.
La morte di Carlo de Marchesetti riaprì il problema dell’Orto botanico, già postosi in occasione del pensionamento dello stesso, in quanto il nuovo direttore del Museo e il suo assistente erano due zoologi ai quali non si poteva richiedere una passione botanica. Durante questo periodo l’orto è affidato alle cure provvisorie del prof. Antonio Ivancich, mentre il Comune che da tempo trova eccessiva l’erogazione di 24.000 lire annue, considera la possibilità di consegnare l’orto all’Ufficio delle pubbliche piantagioni, rinunciando così al suo carattere scientifico.
Nel 1929 l’Orto viene affidato al naturalista, botanico ed entemologo Carlo Lona (1885-1971); alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso. Nel 1948 alla direzione subentra lo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Sto­ria Naturale.
Negli anni 1940-44 l’Orto Botanico ospitava due coccodrilli, in uno stagno ellittico, ed alcune scimmiette in gabbia.
Nel 1960 il Gridelli verrà sostituito da Renato Mezzena, che assume l’incarico sia di direttore del Museo Civico di Storia Naturale, sia quello dell’Orto Botanico.
Nel 1986 l’Orto viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse economiche.
Verrà riaperto al pubblico nel 2001.
Dal 1 febbraio 2012, è stato nominato direttore del Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste e del Civico Orto Botanico Nicola Bressi (naturalista e biologo della conservazione).


Bibliografia di riferimento :

F. Zubini, Chiadino e Rozzol, Trieste, 1997;
Trieste, Cent’anni di Storia – Vol.III, 1923-1930;
A. Sancin, Appunti cronologici dello sviluppo socio – economico e culturale di TRIESTE, 2013

Sitografia :

http://www.ortobotanicotrieste.it/

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Trieste : Orto Botanico, via de Marchesetti 2

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Trieste - Orto Botanico, via de Marchesetti 2 -
Ingresso da scala Scala San Luigi


Il giardino, molto istruttivo sulla flora del territorio, ospita più di mille specie di piante, da quelle provenienti dalle aree alpine alle varietà orticole locali: piante officinali, velenose, tessili, tintorie e alimentari, accanto a piante acquatiche e palustri. Offre i seguenti percorsi tematici:

“Florilegio di piante magiche”
“Giardino dei Semplici”
“Il Giardino Formale”
“Tinte d’erbe – Sezione piante Tintorie””
“L’orto dei veleni -Sentiero piante velenose”
“Percorso Geopleontologico”

Aperto dal 8 marzo al 15 novembre:
lunedì e mercoledì 9 – 17;
martedì, giovedì e venerdì 9 -13;
sabato e domenica 9 -14;
ingresso gratuito
Informazioni : ortobotanico@comune.trieste.it
Telefono / Fax: +39 040 360068 – Cell. 348 6393055
Come arrivarci :
Autobus: Trieste Trasporti: Linee 25, 26 ; 26/ festivo
A piedi: Fermata linee n. 6, 9, 35 in piazza Volontari Giuliani, percorso: Scala San Luigi – Campo San Luigi.



STORIA:
Quello che sarebbe divenuto l’attuale Orto Botanico venne istituito nel 1842, per volere dell’allora sindaco di Trieste Muzio de Tommasini, come centro di ricerca botanica per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. Verrà aperto al pubblico nel 1873.
L’esperimento venne affidato al ricercatore, farmacista e botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che vi trasferirà anche alcune specie rare coltivate nel suo Orto Farmaceutico.
Già nel 1827, Bartolomeo Biasoletto (per molti anni proprietario della farmacia che ancora oggi porta il suo nome “Farmacia Biasoletto All’Orso nero”, in via Roma 16, teneva lezioni di botanica farmaceutica, e aveva creato un orto botanico nei pressi della piazza del Fieno, l’odierno Foro Ulpiano. Nel 1833 veniva dato alla stampa il primo catalogo del Biasoletto, intitolato “Semina in horto Botanico Tergestino”, con 605 piante, aumentate in seguito, con l’aggiunta di piante non locali, fino a raggiungere 2039 specie. Nonostante il continuo aumento delle spese di gestione, il Biasoletto mantenne quasi interamente a suo carico per un trentennio l’orto botanico; solo il Gremio dei Farmacisti gli aveva assegnato, a partire dal 1833, una sovvenzione annua.
Negli anni 1840-42 il Biasoletto seminò il pino nero per un rimboschimento della brulla collina di S. Luigi, tra via Pindemonte e via Bonomo, creando quello che venne chiamato il bosco dei pini.
Nel 1844, Muzio de Tommasini acquistò dalle monache benedettine parte del fondo dell’attuale Giardino Pubblico, col proposito di erigervi una chiesa, ma, nel 1854, per suo volere e nonostante le lamentele delle monache, destinò l’area a parco cittadino e fu lui a piantarne i primi alberi. Nel 1846, l’instancabile Tommasini si adoperò per l’apertura del Museo di Storia Naturale, dapprima privato, e poi, dal 1851 assunto dal Comune. Dopo il 1861, quello che allora veniva definito Giardino Botanico comincia ad am­pliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia dal de’ Tommasini e dai suoi collaboratori. La botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, lascia in eredità la sua raccolta di specie locali, che vanno ad incrementare l’Orto Botanico, che nel 1877, contava ben 254 piante diverse. Lo stesso anno viene dato alla stampa il primo catalogo per lo scambio di semi: «Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert», ad opera di Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz. Nel 1878 viene eretto al Giardino Botanico, al centro del settore destinato alle piante officinali, un busto marmoreo in onore di Bartolomeo Biasoletto. L’epigrafe, dettata da Attilio Hortis, recita: “A Bartolomeo Biasoletto dignanese, botanico insigne, di questo già sterile poggio, ravvivatore, Trieste e l’Istria, riconoscenti MDCCCLXXVIII”.

Quel Giardino Botanico, che nel 1903 diventerà l’attuale Civico Orto Botanico, sarà mantenuto dal Tommasini a proprie spese dal 1861 fino alla sua morte, avvenuta nel 1879. Il Comune gli farà erigere nel Giardino Pubblico un busto, opera dello scultore Donato Barcaglia. Con la scomparsa del Tommasini l’amministrazione dell’Orto Botanico passò alla Società Adriatica di Scienze Naturali sotto la responsabilità di Raimondo Tominz (1822-1906), ispettore alle Pubbliche Piantagioni. Nel 1880, nel Bollettino della società, il Tominz pubblicò lo studio “Le piante officinali e della flora del litorale austro-ungarico coltivate nell’Orto botanico farmaceutico triestino nell’anno 1881”, dove sono elencate 1.273 specie classificate come pianta annua, bienne, perenne e legnosa.
Nel 1903 l’Orto Botanico diventa pubblica Istituzione e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo, allievo prediletto di Tommasini, assume la direzione anche dell’Orto Botanico. Sotto la sua direzione il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione planimetrica (attuale) ed arricchito con una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali.
Dopo il pensionamento del Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876 -1928), quindi dal 1923 al 1946, sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967), nativo di Zara, che nel 1932 progettò l’Acquario Marino, per il quale venne organizzata una spedizione ittiologica nel Mar Rosso, che procurò numerosi pesci corallini.
La morte di Carlo de Marchesetti riaprì il problema dell’Orto botanico, già postosi in occasione del pensionamento dello stesso, in quanto il nuovo direttore del Museo e il suo assistente erano due zoologi ai quali non si poteva richiedere una passione botanica. Durante questo periodo l’orto è affidato alle cure provvisorie del prof. Antonio Ivancich, mentre il Comune che da tempo trova eccessiva l’erogazione di 24.000 lire annue, considera la possibilità di consegnare l’orto all’Ufficio delle pubbliche piantagioni, rinunciando così al suo carattere scientifico.
Nel 1929 l’Orto viene affidato al naturalista, botanico ed entemologo Carlo Lona (1885-1971); alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso. Nel 1948 alla direzione subentra lo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Sto­ria Naturale.
Negli anni 1940-44 l’Orto Botanico ospitava due coccodrilli, in uno stagno ellittico, ed alcune scimmiette in gabbia.
Nel 1960 il Gridelli verrà sostituito da Renato Mezzena, che assume l’incarico sia di direttore del Museo Civico di Storia Naturale, sia quello dell’Orto Botanico.
Nel 1986 l’Orto viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse economiche.
Verrà riaperto al pubblico nel 2001.
Dal 1 febbraio 2012, è stato nominato direttore del Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste e del Civico Orto Botanico Nicola Bressi (naturalista e biologo della conservazione).


Bibliografia di riferimento :

F. Zubini, Chiadino e Rozzol, Trieste, 1997;
Trieste, Cent’anni di Storia – Vol.III, 1923-1930;
A. Sancin, Appunti cronologici dello sviluppo socio – economico e culturale di TRIESTE, 2013

Sitografia :

http://www.ortobotanicotrieste.it/ 

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Villa Revoltella : Giugno 1955: inaugurazione del parco giochi e della statua di Pinocchio di Nino Spagnoli

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Giugno 1955: inaugurazione del parco giochi e della statua di Pinocchio di Nino Spagnoli.
Collezione Giancarla Scubini
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Trieste, 1963 : Il Giardino Ponziana di Via Orlandini

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Il Giardino Ponziana di Via Orlandini, costruito negli anni '50, qui nel 1963.
Collezione Dino Cafagna
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Trieste – Monumento a Domenico Rossetti. All’ingresso del Giardino Pubblico, incrocio tra via Giulia e via Marconi

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Trieste: Monumento a Domenico Rossetti. All'ingresso del Giardino Pubblico, incrocio tra via Giulia e via Marconi. Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Il monumento a Rossetti, inaugurato il 25 luglio 1901 davanti all’ingresso principale del giardino pubblico di Trieste Muzio de Tommasini. Il monumento di Domenico Rossetti è opera dello scultore Augusto Rivalta, allievo del Dupré, mentre il basamento con le statue allegoriche dell’Archeologia, della Poesia e della Giurisprudenza è opera dello scultore Antonio Garella, discepolo del Rivalta. Si dice che lo scultore Rivalta, visto l’imbarazzo dei Comitato promotore del monumento nel raffigurare il Rossetti con la sua visibile gibbosità, risolse il problema ponendo sulle spalle del personaggio un mantello che così ne cela la deformità.
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Trieste – Monumento a Domenico Rossetti

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Trieste: Monumento a Domenico Rossetti. All'ingresso del Giardino Pubblico, incrocio tra via Giulia e via Marconi. Foto Paolo Carbonaio 
Trieste: Il monumento a Rossetti, inaugurato il 25 luglio 1901 davanti all’ingresso principale del giardino pubblico di Trieste Muzio de Tommasini. Il monumento di Domenico Rossetti è opera dello scultore Augusto Rivalta, allievo del Dupré, mentre il basamento con le statue allegoriche dell’Archeologia, della Poesia e della Giurisprudenza è opera dello scultore Antonio Garella, discepolo del Rivalta. Si dice che lo scultore Rivalta, visto l’imbarazzo dei Comitato promotore del monumento nel raffigurare il Rossetti con la sua visibile gibbosità, risolse il problema ponendo sulle spalle del personaggio un mantello che così ne cela la deformità.
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Trieste – La strada che conduceva al Castello di Miramare, fine Ottocento

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La strada che conduceva al Castello di Miramare, fine Ottocento
La strada che conduceva al Castello di Miramare, venne fatta costruire nel 1859 dall’allora podestà Muzio Tommasini e venne denominata “Corsia Miramar”, dall’agosto 1928 fu congiunta con la strada costiera per Monfalcone.
(Margherita Tauceri)
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Trieste – La strada che conduceva al Castello di Miramare

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La strada che conduceva al Castello di Miramare
La strada che conduceva al Castello di Miramare, venne fatta costruire nel 1859 dall’allora podestà Muzio Tommasini e venne denominata “Corsia Miramar”, dall’agosto 1928 fu congiunta con la strada costiera per Monfalcone.
(Margherita Tauceri)
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Trieste – Parco di Miramare anni Trenta

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Trieste - Parco di Miramare anni Trenta
Massimiliano voleva a Trieste una residenza adeguata al suo nome, al suo rango e ai suoi incarichi ufficiali. Amante della natura e della botanica, vedeva nell’aspro promontorio di Grignano, il posto ideale per le sue sperimentazioni di giardinaggio. Nel 1856 acquista un territorio in quella zona, denomina tutto il comprensorio con la parola spagnola di “Miramar”. Incarica della progettazione l’ing. civile Carl Junker, poco dopo, dà delle precise indicazioni all’arch,. Giovanni Berlam, al quale richiede il progetto di un castello. L’arciduca non è soddisfatto di entrambi i progetti, vorrebbe una sede con spazi più ampi, un edificio più imponente e più rappresentativo. Forse in questo momento decide di spostare la dimora sul promontorio più grande di Miramare, dove effettivamente il castello verrà costruito. Junker prova a soddisfare le richieste con un nuovo progetto, che verrà accolto. Tutto questo si svolge in tempi brevissimi, il 1° marzo 1856 iniziano i lavori che procedono veloci, come si può vedere in questa stampa di Albert Rieger, datata 1857. dove è già costruito il muraglione e la bella scalinata. Ovviamente per la complessità della costruzione con i giardini, il padiglione e le serre, ma soprattutto le decorazioni e gli arredi degli interni verranno impiegati molti anni.
Nel 1859 assieme a Carlotta va ad alloggiare al “Castelletto”. (Margherita Tauceri)
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Trieste – Giardino Pubblico Muzio Tommasini

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Una immagine un po' rovinata dell'ingresso del giardino pubblico, con la scritta "Giardino Pubblico Muzio Tommasini". Foto collezione Sergio Sergas.

Nel 1880 il giardino fu intitolato con il nome del suo creatore, Muzio Tommasini, il quale era un naturalista, preside e podestà di Trieste dal 1839 al 1861.
Il giardino venne costruito su un fondo che si trovava al temine della corsia Stadion, acquistato sette anni prima dalle monache benedettine, nel 1854 venne creata quest’area verde che venne inaugurata il 1° maggio 1855 con la denominazione di “Giardino Popolare”, era più piccolo di quanto sia oggi, terminava con la palazzina detta “casetta svizzera”, c’era un gazebo nel quale si esibiva abitualmente la banda militare. In quel periodo venne edificata una palazzina con caffetteria, nella quale annualmente veniva allestita un’esposizione di floricoltura a cura di Nicolò Bottacin. Negli anni 1920-30 nella stessa palazzina, ci furono le esposizioni del Sindacato Regionale Fascista degli artisti.
In una descrizione di fine ‘800 del giardino, si legge…”un tappeto d’erba, gruppi di fiori, fontane con getti d’acqua e molte specie di alberi gli conferiscono un incanto particolare”. Il giardino fu restaurato nel 1999. Il padiglione con caffetteria oggi è sede dell’Associazione Ricreativa Dipendenti Comunali. (Margherita Tauceri)

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