Veduta di Trieste a volo d’uccello

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Veduta di Trieste a volo d'uccello

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Trieste : Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755

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Prospetto del Porto e città di Trieste, 1755
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Trieste: via Bellosguardo

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BELLOSGUARDO, via

San Vito-Città Vecchia. Da via V. Locchi a via F. Dall’Ongaro. C.A.P. dal n. 1 al n. 33 e dal n. 2 al n. 16: 34123; dal n. 35 al n. 55 e dal n. 18 al n. 44: 34124; dai nn. 57 e 46 a fine: 34143.
Fino alla delibera del 25.4.1887, che appose alla strada il nome attuale, recava il toponimo di «vicolo delle Bombe». Bellosguardo è voce moderna di origine letteraria, dovuta alla posizione panoramica caratteristica della strada prima della moderna urbanizzazione. Con Del. Cons. d.d. 6.3.1961 n. 59 venne esteso il nome di via Bellosguardo «al nuovo tronco stradale compreso tra le vie Vittorio Locchi e Carlo Combi». Molti edifici e ville del Settecento che si trovavano nella zona, tipico soggiorno estivo della borghesia triestina del XVIII e XIX secolo, furono sottoposte a ristrutturazioni o vennero demolite nell’ultimo mezzo secolo. All’angolo con via N. De Rin l’edificio che vide trascorrere la giovinezza di Giuseppe Caprin fu trasformato nel 1884 in «casinetto con torre», quest’ultima demolita nel 1939 nel corso di una nuova ristrutturazione dovuta all’arch. A. Paladini. Al n. civ. 46 è l’ingresso di villa Homero (arch. L. Colnhuber, 1849), completamente ristrutturata, fino ad alterarne l’aspetto originario, nel 1912; al n. civ. 28 era villa già Tarnoldi poi Arnstein (arch. P. Palese 1850 c.), ingrandita nel 1911 e demolita nel 1963 per fare posto a moderni complessi condominiali. Al n. civ. 50 si trovava villa già Baraux poi Holt, costruita nel 1796-1797 per il commerciante di Anversa Francesco Emanuele Giuseppe Baraux, ristrutturata nel 1885 e demolita anch’essa nel 1966 per lasciare spazio a caseggiati moderni.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Vincenzo Bellini

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BELLINI Vincenzo, via

Città Nuova-Barriera Nuova. Da riva III novembre a piazza S. Antonio Nuovo, riva destra del Canal Grande. C.A.P. 34121.
Già denominata, dal Settecento, via del Canale, ebbe nuova intitolazione con delibera Del. Mun. del 13.1.1902 n. 83523, quando anche la città di Trieste volle rendere omaggio al grande italiano nell’occasione del centenario della nascita. La proposta di onorare Vincenzo Bellini era stata discussa nel Consiglio Comunale il 30.10.1901 e in quella sede era stato stabilito anche che il Podestà avrebbe inviato un telegramma al Sindaco di Catania nella ricorrenza dell’anniversario. Vincenzo Bellini nacque a Catania nel 1801; dimostrata precoce inclinazione per la musica, ebbe i primi insegnamenti dal padre e dal nonno materno. Nel 1819 si recò a studiare a Napoli presso il Conservatorio di S. Sebastiano e le sue prime esperienze di compositore risalgono agli anni 1824-25. L’opera Bianca e Fernando venne data con successo per la prima volta al teatro San Carlo il 30.5.1826, mentre Il Pirata venne rappresentato alla Scala di Milano il 27.10.1827. Sua fu l’opera data per l’inaugurazione del teatro Carlo Felice di Genova (7.4.1828); quindi la sua fama crebbe e negli anni successivi scrisse capolavori come I Capuleti e i Montecchi (La Fenice, Venezia, 11.3.1830), la Norma (La Scala, Milano, 26.12.1831), Beatrice di Tenda (teatro Fenice, Venezia 16.3.1833), I Puritani (Parigi, 25.1.1835). Morì a Puteaux presso Parigi il 24.9.1835 e le sue spoglie vennero accolte nella cattedrale di Catania nel 1876. Prime rappresentazioni delle opere di V. Bellini a Trieste presso il teatro Grande (oggi G. Verdi): Il pirata (28.12.1830), La straniera (22.2.1831), I Capuleti e i Montecchi (6.10.1831), Norma (5.11.1834), La sonnambula (1834). Il nome di via del Canale fu ripristinato per breve tempo dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria (1915).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Cristoforo Belli

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BELLI Cristoforo, via

San Giacomo. Prima laterale destra di via dell’Istria. C.A.P. n. 7/2, 7/3, 7/4: 34144; rimanenti: 34137.
Reca dal 1909 il nome di Cristoforo Belli, di famiglia appartenente alle XIII casade nobili. Personaggio dalla solida e, per quei tempi, vasta cultura (studiò il greco, il latino, poesia, calligrafia e, secondo le fonti, anche diritto), Belli fu esponente della vita politica cittadina nel Cinquecento. Nato a Trieste nel 1508, fu membro del Consiglio Maggiore della città nel 1528, divenne nel 1530 notaio dei Provvisori e nel 1531 notaio del Procuratore generale.
Convinto autonomista e difensore dell’intangibilità del particolarismo municipale (suo padre Boncino, all’entrata dei veneziani nel 1508, aveva spazzato la piazza maggiore con il vessillo imperiale per dimostrare il suo disprezzo nei confronti dell’Austria), Cristoforo Belli fece rapida carriera nelle magistrature cittadine; nel 1540 fu Provisore e nel 1541 Cancelliere di palazzo e notaio al Banco dei Malefici. Nel 1549 venne prescelto dalla città come proprio rappresentante a Vienna per la discussione dei nuovi statuti comunali e pure in quella sede si rivelò fermo assertore dell’autonomismo municipale, rifiutando l’imposizione di statuti non concordati e ribadendo che i triestini non dovevano essere considerati vassalli ma «confederati a Casa d’Austria o da essa protetti, formando una repubblica o una comunità libera». Incarcerato dal capitano Hoyos nel 1551 con l’accusa di essere «ammutinatore del popolo», Belli ricoprì la carica di vicedomino cinque volte (1544, 1548, 1552, 1556, 1560) e quella massima di giudice e rettore per sette volte (1553, 1554, 1555, 1557, 1558, 1563, 1564).
Esercitò la professione di pubblico notaio dal 1564 al 1585. Sposatosi nel 1533 con Maria di Giovanni Barilari da Genova, morì a Trieste nel gennaio 1586. Con Del. Cons. d.d. 6.3.1961 n. 59 la denominazione di via C. Belli venne parzialmente sostituita con quella di A. Gramsci nel tratto di strada compreso tra i numeri anagrafici 55 e 22 di Chiarbola.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via della Bellavista

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BELLAVISTA, via della

Cologna-Scorcola. Continuazione della salita di Conconello. C.A.P. 34134.
Nome imposto con Del. Cons. del 6.4.1956 n. 60. Toponimo suggerito dalla posizione panoramica della strada.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Beirut

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BEIRUT, via

Roiano-Gretta-Barcola. Da viale Miramare all’omonima stazione ferroviaria. C.A.P. 34013.
Alla «laterale destra della Strada Statale n. 14, disimpegnante la stazione ferroviaria di Miramare e l’erigenda scuola elementare di Grignano» venne il nome di via Beirut il 13.2.1967 (delibera Giun. Mun. n. 392). Beirut, dal 1946 capitale del Libano, conta oltre due milioni di abitanti; fondata secondo la leggenda da Crono, la città venne distrutta da un terremoto nel 529, poi ricostruita e conquistata dai Crociati; nel 1110 divenne capitale del regno franco di Gerusalemme. Occupata dai turchi nel 1516, conobbe una lenta decadenza per rifiorire nel nostro secolo. Rifugio dei palestinesi dopo la creazione dello stato di Israele (1948), fu oggetto di ritorsioni israeliane (1968) e venne a trovarsi al centro del conflitto tra guerriglieri palestinesi e milizia della destra cristiana (1975-1976). La guerra tra milizie cristiane e «forza interaraba di pace» riesplose nel 1978 e dura tuttora, a nulla essendo valso l’intervento (1983) del «contingente misto di pace» (U.S.A., Francia, Inghilterra, Italia). Dal febbraio del 1960 Trieste è gemellata con la città di Beirut; le cerimonie di gemellaggio ebbero inizio allorché, il 27.6.1956, l’Amministratore di Beirut, nella sala del Consiglio Comunale, consegnò al Sindaco G. Bartoli le chiavi della città quale simbolo di continua amicizia e fratellanza. Le cerimonie si conclusero con i festeggiamenti a Beirut (24-29.2.1960), quando il Sindaco di Trieste M. Franzil fu ospite dell’Amministratore della città di Beirut P. Boulos. Al n. civ. 7 di via Beirut si trova il Centro di Fisica teorica, prestigiosa istituzione scientifica internazionale, inaugurato il 4.6.1968 e donato da Trieste all’O.N.U. Per l’inaugurazione venne coniata una medaglia dallo stabilimento S. Johnson di Milano; reca sul recto l’immagine della facciata della sede con le parole INTERNATIONAL CENTRE FOR THEORETICAL PHYSICS e, nell’esergo, TRIESTE 1968 con, in basso a caratteri più piccoli, IMP. G. CANARUTTO (l’impresa costruttrice della sede); sul rovescio, entro due rami di alloro disposti a ghirlanda, è raffigurato il simbolo della fisica atomica, sovrastato dalle parole: INTERNATIONAL ATOMIC ENERGY AGENCY.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Francesco Beda

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BEDA Francesco, via

Chiadino-Rozzol. Laterale sinistra di strada di Rozzol. C.A.P. 34139.
Francesco Beda, cui la strada venne intitolata con Del. Cons. d.d. 6.4.1956 n. 60, nacque a Trieste il 29.11.1840. Pittore, studiò a Vienna avendo per maestro Karl von Blaas; iniziò come autore di ritratti e di soggetti storici ma poi, analogamente al concittadino Giuseppe Barison, preferì le scene di genere. Pittore di notevole notorietà a Trieste e anche in Austria, Ungheria e Croazia, ebbe commissioni da nobili, da prelati e dall’imperatrice Elisabetta. Tuttavia la sua opera, è stato scritto, non raggiunse «grandi risultati né con la prima (scene storiche e ritrattistica) né con la seconda maniera (pittura di genere), ma la sua era sempre una pittura pulita, attenta al disegno e non senza gusto nella distribuzione del colore: accademicamente corretta più che poeticamente originale.. Presso il Museo Revoltella di Trieste esiste un suo quadro Carlo VI riceve gli ambasciatori veneti (1868). Fece parte della direzione del Circolo Artistico Triestino. Morì a Trieste il 21.6.1900. Il figlio Giulio, pure pittore, visse e operò a Monaco di Baviera (Trieste 1879-Monaco di Baviera 1942).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via delle Beccherie Vecchie

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BECCHERIE VECCHIE, via delle

San Vito-Città Vecchia. Prima laterale destra di via dei Capitelli. C.A.P. 34121.
La strada prese nome dal macello qui trasferito dall’attuale piazza Unità d’Italia nel 1650, prima che fosse nuovamente trasferito nei pressi dell’attuale via delle Beccherie. Il tratto iniziale di via delle Beccherie Vecchie, con gli edifici angolo via dei Capitelli, è compreso nel piano di ristrutturazione urbanistica di Cittavecchia (1984-1987).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via delle Beccherie

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BECCHERIE, via delle 

San Vito-Città Vecchia. Prima laterale sinistra di via Malcanton. C.A.P. 34121.
Una delle più antiche strade della città, che correva a fianco delle mura medioevali, è la via delle Beccherie; prese nome allorché, nel 1754, venne costruito nei pressi un nuovo macello comunale e questa strada venne destinata ai venditori di carne. Beccherie (becheria) è termine dialettale di stampo veneto (a Padova nel 1146 beccaro) derivato da beco = maschio della capra.
L’ultimo tratto di via delle Beccherie, verso l’attuale largo Riborgo, venne cancellato nel 1934 con la demolizione degli edifici al cui posto sarebbe sorta, nel 1938, la Casa del Fascio, attuale Questura.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Cesare Beccaria

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BECCARIA Cesare, via

Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza G. Oberdan a largo Piave. C.A.P. 34133.
Ad una delle nuove strade risultanti dalla pianificazione urbanistica del cosiddetto quartiere Oberdan venne dato, con delibera Giun. Mun. d.d. 12.6.192 5 n. 54, il nome del letterato, giurista ed economista Cesare Beccaria. Nato a Milano nel 1738, Beccaria è l’autore celebre de Dei delitti e delle pene (apparso anonimo nel 1764), in cui tratta del diritto e della procedura penale riconducendo il concetto di giustizia alla teoria contrattualista e intendendo per giustizia «il vincolo necessario per tenere uniti gli interessi particolari, che senza di essa, si scioglierebbero nell’antico stato di insocialità»; affermando che la misura della responsabilità penale corrisponde all’entità del danno derivato alla società dall’illecito, Beccaria introdusse quindi il concetto, fondamentale per la storia del diritto penale italiano, della proporzionalità delle pene ai delitti, sancita dal legislatore espresso dalla società unita dal contratto sociale. Nel campo delle scienze economiche è importante, oltre alle Lezioni ed elementi di economia (apparso postumo nel 1804), il saggio Dei disordini e dei rimedi delle monete nello Stato di Milano nel 1762 (Lucca 1762), opera per la cui stesura ricevette consigli da Gian Rinaldo Carli da Capodistria, all’epoca presidente dell’amministrazione economica di Milano e già autore dei tre volumi Delle monete e dell’istituzione delle zecche d ‘Italia… (L ‘Aia-Pisa-Lucca, 1754-1760). Nel giovane Beccaria che lo ammirava, Carli riconobbe talento e acutezza di pensiero, pur se accompagnati da tendenza all’ideologismo e al ragionamento puramente matematico.
Su Cesare Beccaria, morto a Milano nel 1794, parlò a Trieste il 19.3.1871 presso il Gabinetto di Minerva il mazziniano milanese prof. Giacomo Oddo. Lungo via Beccaria sorgono edifici costruiti negli anni Trenta, come le case Ghira all’angolo con via Cicerone (ing. A. e G. Ghira, 1931- 32), e quelle progettate dagli arch. R. Battigelli (1932) e U. Nordio (1933).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Piazza Unità

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Piazza Unità d'Italia

Stampa di Rieger che ricostruisce di fantasia la Torre del Porto, coi due Mori all'orologio, la Madonna del porto sotto l'arco e a destra il Teatro san Pietro, prima sede del Comune, demolito. 

Piazza Unità d’Italia (già Piazza Unità, Piazza Grande o anche Piazza san Pietro o Piazza Francesco Giuseppe).

Piazza Unità d’Italia è la piazza principale della città, su cui fin dal Medioevo si affacciavano gli edifici pubblici comunali.

Per un periodo la piazza si chiamò San Pietro, dal nome di una chiesa ivi esistente fin dal XIV secolo e demolita nella seconda metà dell’Ottocento, ma era principalmente nota come Piazza Grande, anche per distinguerla dalla Piazza Piccola dietro l’antico palazzo del Comune. Durante la prima guerra mondiale, dal 1915 al 18 venne denominata Piazza Francesco Giuseppe, Con l’annessione di Trieste all’Italia, prese il nome di Piazza Unità, dal 1955 Piazza Unità d’Italia.

In origine la piazza era meno della metà di come si presenta oggi, delimitata dal Palazzo del Comune, chiusa dal lato verso il mare dalle mura e dalla Torre del Porto e si affacciava sull’antico porto detto Mandracchio: ai lati si alternavano diversi edifici ed al centro si trovava la Locanda Grande. I lavori ottocenteschi l’aprirono dal lato verso il mare, l’interramento del Mandracchio (1858-1863) ospitò per circa mezzo secolo un giardino ed i palazzi che l’attorniano vennero costruiti dal Settecento ai primi del Novecento.
La piazza ha assunto l’aspetto attuale dopo la ristrutturazione del 2001-2005, quando la pavimentazione in asfalto è stata sostituita con blocchi in pietra arenaria che vogliono ricordare i masegni che lastricavano anticamente la piazza; la fontana dei Quattro Continenti è stata riportata quasi nella sua posizione originaria, allineata all’ingresso principale del Municipio. Un sistema di illuminazione con led blu, nella pavimentazione lato mare, ricorda fin dove il mare arrivava dentro l’antico porticciolo.


I palazzi che si affacciano sulla piazza sono in senso orario dal lato mare:

Il palazzo della Luogotenenza austriaca (1905 – architetto Emil Artmann), ora sede della Prefettura, che era andato a sostituire una precedente sede della Luogotenenza.

Il palazzo Stratti (1839 – architetto Antonio Buttazzoni, neoclassico ma poi rimaneggiato), dove si trova anche il caffè degli Specchi, un storico caffè triestino. Sulla sommità del palazzo un gruppo scultoreo raffigura Trieste con allegorie di fortuna e progresso, in quanto fu una delle prime sedi delle Assicurazioni Generali.

Il palazzo Modello (1871 – architetto Giuseppe Bruni)

Il municipio, dalla particolare architettura per unificare edifici preesistenti (1875 – architetto Giuseppe Bruni); sulla torre municipale due automi bronzei fanno udire i loro rintocchi allo scoccare delle ore.

Il palazzo Pitteri (1780 – architetto Ulderico Moro); è il più antico palazzo di piazza Unità.

Il Grand Hotel Duchi d’Aosta (1873 – ingegner Eugenio Geiringer e architetto Giovanni Righetti);

Il palazzo della compagnia di navigazione Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino, ed ora sede della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia (1884 – architetto Heinrich von Ferstel)


Altri manufatti in piazza:

Sul lato mare si trovano due pili portabandiera, donati nel 1932 dagli autieri della prima guerra mondiale, ove vengono effettuati gli alza e gli ammaina bandiera solenni.

La fontana dei Continenti del bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni.
Tra il 1751 e il 1754 nell’allora piazza Grande si decise la costruzione di una fontana alimentata dal nuovo acquedotto teresiano, che doveva rappresentare Trieste come la città favorita dalla fortuna grazie all’istituzione del porto franco da parte di Carlo VI e delle politiche di sviluppo di Maria Teresa d’Austria.
Il mondo è rappresentato da quattro statue allegoriche che richiamano i tratti delle persone che vivevano nei continenti allora conosciuti (Europa, Asia, Africa e America).
L’acqua sgorgava da quattro figure allegoriche di fiumi, sempre ad indicare i continenti.
Sulla sommità della fontana sovrasta una figura femminile alata e a braccia aperte che rappresenta Trieste. Adagiata sulle rocce del Carso la statua è circondata da pacchi, balle di cotone e cordame.

Statua di Carlo VI
La statua di Carlo VI, del veneto Lorenzo Fanoli
A pochi metri a destra della fontana dei Quattro Continenti (avendo il mare alle spalle e osservando il municipio) una colonna in pietra bianca sorregge una statua di un imperatore. Essa è la colonna di Carlo VI d’Asburgo.
Figlio di Leopoldo I d’Austria (la cui statua si trova nell’attuale piazza della Borsa) e padre di Maria Teresa d’Austria, Carlo VI nel 1719 istituì il porto franco a Trieste, dando un notevole impulso al commercio e allo sviluppo cittadino.
La statua raffigura l’Imperatore in piedi che indica il mare, con il porto franco da lui istituito. (Elisabetta Marcovich)

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Trieste: via del Beato Angelico

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BEATO ANGELICO, via del

San Giovanni. Quinta laterale sinistra di via S. Cilino. C.A.P. 34128.
Ebbe questa denominazione con delibera della Del. Mun. dd. 13.6.1905 n. 14811/05. Frate Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, nacque a Vicchio di Mugello (Firenze) intorno al 1380. Pittore attivo già nel 1417 (all’inizio anche miniatore), fu esponente della cultura artistica domenicana del tempo, attento alla lezione tardogotica e sensibile alle novità stilistiche rinascimentali. Eseguì numerose opere a Firenze ( Trittico di S. Marco 1425-28 c., Tabernacolo dei Linaioli, stessi anni) dove visse la sua stagione artistica più matura; celebre l’Incoronazione del Louvre (1434-35), il Trittico di Cortona (1435-36), il Trittico di Perugia (1437 c.). Trasferitosi a Roma, lavorò alle decorazioni della Cappella Niccolina in Vaticano (1448). Rientrato a Firenze, venne nominato priore al convento di S. Marco. Morì a Roma nel 1455.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via alle Beatitudini

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BEATITUDINI, via alle

San Giovanni. Prima laterale destra della strada nuova per Opicina. C.A.P. 34016.
Il nome della nuova strada deriva (Del. Cons. d.d. 15.7.1969 n. 551) dalla presenza della Casa per esercizi spirituali «Beatam me dicent», detta «Casa delle Beatitudini». Venne costruita dall’arch. M. Melan nel 1966 su fondi donati dalla benefattrice prof.ssa De Rin. Venne inaugurata dal vescovo mons. A. Santin il 9.7.1966 e affidata alle suore Figlie della Chiesa. Casa canonicamente eretta il 10.7.1966.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bazzoni

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BAZZONI Riccardo, via

San Vito-Città Vecchia. Seconda laterale sinistra di via Navali. C.A.P. 34124.


A Riccardo Bazzoni si volle intitolare, il 23.12.1926 (Del. Comm. Prefett. n. 43-117-VIII-31/80-26) la via «che congiunge via Rossetti a via dell’Eremo, di fianco alle nuove caserme». Senonché la figlia del Bazzoni fece istanza affinché fosse intitolata a suo padre una strada a San Vito, quanto più possibile vicina alla villa che aveva visto trascorrere la sua vita. Con Del. Comm. Prefett. d.d. 4.6.1927 (n. 39/44-VII-31/36-27), quindi, si diede il nome di via Bazzoni a un tratto della già via San Vito. Riccardo Bazzoni nacque a Trieste nel 1827, figlio di Gracco, facoltoso commerciante proveniente da famiglia di patrioti milanesi. Accostatosi alla vita politica assumendo posizioni moderate, Riccardo Bazzoni fece parte del Comitato dei liberali, detto anche Comitato del Monteverde dal nome del locale in cui avvenivano le riunioni. Nel 1878, dopo un periodo di tensione politica che aveva visto l’opposizione del governo austriaco all’elezione a primo cittadino del nazionale-liberale Massimiliano D’Angeli, Riccardo Bazzoni venne eletto podestà di Trieste, incarico che mantenne fino al 1890. Studioso di letteratura italiana, francese e tedesca oltre che di scienze giuridiche, morì a Trieste il 17.11.1891.
Il ritratto ad olio di Riccardo Bazzoni, collocato nella galleria dei ritratti dei Podestà e Sindaci di Trieste nel Municipio, venne eseguito appena nel 1933 dal pittore triestino Erminio Loy. Al n. civ. 4 di via Riccardo Bazzoni è il terzo villino Bazzoni, costruito nel 1888 dall’arch. Ruggero Berlam. Al n. civ. 15 si trova la casa natale di Scipio Slataper con lapide recante incise alcune parole de Il mio Carso.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: via Bazzarini

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BAZZARINI Antonio, via

San Giacomo. Prima laterale destra di via Campanelle. C.A.P. 34137.
Reca, dal 6.4.1956 (Del. Cons. n. 60) il nome di Antonio Bazzarini, nato a Rovigno d’Istria nel 1782 e trasferitosi fin da giovane a Venezia, ove trascorse quasi tutta la sua vita. Al primo, curioso saggio dal titolo Piano di sostituzione al cioccolato e al caffè (Venezia 1813) Bazzarini fece seguire uno studio sull’opera del Metastasio, Lettere drammatico-critiche sopra la Didone abbandonata di P. Metastasio (Padova 1816) che lo pone tra i primi autori italiani di una revisione critica dell’opera di Pietro Metastasio.
Autore, nel 1819, di una raccolta di drammi per teatro, Bazzarini si atteggiò a deciso classicista e antiromantico; tradusse e pubblicò in lingua italiana i Commenti alle Pandette di J. Vost (Venezia 1837) e diede alle stampe, nel 1839, il suo Vocabolario usuale tascabile della lingua italiana, destinato a grande successo editoriale. Collaboratore assieme a Cesare Balbo e a Cesare Cantù, nel 1841, della Nuova Enciclopedia Popolare (Torino 1841), Bazzarini si trasferì a Torino nel 1843 e in quella città compilò, su commissione dell’editore Pomba, il Vocabolario universale latino-italiano e italiano-latino, pubblicato postumo. L’interesse del Bazzarini per la cultura classica è testimoniato, anche nel campo della storia del diritto, dall’edizione parziale che curò nel 1834 a Venezia di G. Domat, Scelta di leggi tratte dai Digesti e dal Codice… con le citazioni delle Pandette riordinate da G. Pothier.
Morì a Torino nel 1850.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Trieste: Basovizza

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L’antico villaggio di Basovizza, noto fin dal XIII e XIV secolo, si sviluppò all’incrocio di importanti strutture viarie esistenti fin dall’epoca romana, la strada del Carso e la strada del Monte Spaccato. Basovizza ebbe fin dal XIV secolo una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, consacrata dal vescovo fra Pace da Vedano e amministrata da una confraternita. La chiesetta, sottoposta fino al 1785 alla parrocchia di Grozzana come filiale, venne ristrutturata nel 1660; abbattuta nel 1857 perché troppo angusta, venne ricostruita più ampia e consacrata il 27.7.1862. Cappellania dal 1785 e curazia dal 1864, venne eretta parrocchia indipendente nel 1892. All’interno fu collocato, oltre al marmoreo altare maggiore, l’altare ligneo dedicato a San Rocco proveniente dalla demolita chiesa omonima già esistente nell’odierna piazza Unità d’Italia (la campana era stata donata, invece, alla chiesa di Grozzana).

Al n. civ. 2 di via Basovizza, la sede (1967) della Cassa Rurale ed Artigiana di Opicina, fondata nel 1908; al n. civ. 5, in edificio inaugurato nell’anno 1957, si trova la Scuola Media Statale Muzio de Tommasini, mentre al n. civ. 7 la Scuola Media Statale di lingua slovena Srecko Kosovel. Al n. civ. 60 il complesso che ospita oggi la scuola elementare di Banne e la succursale della Scuola media statale M. de Tommasini venne inaugurato nel 1933 quale sede della Colonia feriale di Banne. Costruito mediante pubblica sottoscrizione a ricordo delle nozze dei principi Umberto di Piemonte e Maria Jos. del Belgio, l’edificio venne progettato dall’arch. L. Braidotti e decorato da fregi scultorei di A. Canciani.

Il nome di Basovizza, attestato almeno dal 1297, deriva dallo sloveno dialettale bez (gen. bez.) con allargamento -ov e suffisso diminutivo -ica, piccolo sambuco, toponimo derivante dalla presenza nella zona di questo tipo di flora.

Il nome della località fu oggetto di discussione nella commissione speciale per lo studio dei nomi italiani delle frazioni di Trieste (1940); in quella sede vennero formulate diverse proposte per la sostituzione del toponimo con i nomi: Sambucheto, Sambucheta o Bovolenta o Basovinia (proposta Scocchi), Basovinia o Villa Sambuco o Villapero (proposta Rutteri), Sambuco o Bovolenta o Bassavilla (proposta Sticotti), Bovolenta (proposta Cesari). Prevalse comunque l’opinione del presidente di quella Commissione, che non ritenne necessario il cambiamento dell’antico nome.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

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Trieste: Barriera Nuova

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Il toponimo Barriera Nuova, affermatosi nel secolo scorso, deriva dalla presenza dell’antica barriera daziaria trasferita in questa zona nel 1779 e spostata poi presso l’attuale piazza G. Garibaldi.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

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Trieste: Barriera Vecchia

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Il toponimo Barriera Vecchia, affermatosi nel secolo scorso, deriva dalla presenza dell’antica barriera daziaria trasferita in questa zona nel 1779 e spostata poi presso l’attuale piazza G. Garibaldi. Vecchia Barriera è attestato nel 1787, in contrapposizione alla barriera nuova posta all’inizio della strada commerciale per Opicina, assieme alla forma schranga vecchia (o sranga, o stranga) dal tedesco Schranke.

Tratto da: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, 1989

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