Trieste: Via del Coroneo 26. Carceri del Corneo.

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Trieste: Via del Coroneo 26. Carceri del Corneo.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via del Coroneo 26. Carceri del Corneo.
Il Coroneo è un edificio che risale al 1911 progettato dell’architetto Spinnier dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg. I primi detenuti vi entrarono nel 1912 (capienza dell’epoca 535 reclusi). E’ una costruzione a tre piani, più un quarto piano mansardato, dei sotterranei e un cortile esterno. Nel complesso ha 11 sezioni di cui 7 maschili, compresa l’infermeria ed il tratto piano terra destinato agli imputati ed indagati, nonché all’isolamento disciplinare e sanitario, composto da stanze singole. La Direzione del carcere è dotata di una spaziosa sala per conferenze, allestita grazie ad una donazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste.
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Trieste: Foro Ulpiano 1. Il Palazzo di Giustizia.

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Trieste: Foro Ulpiano 1. Il Palazzo di Giustizia.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Foro Ulpiano 1. Il Palazzo di Giustizia.
Al finire dell’800 Trieste è una grande città emporiale che supera i 230.000 abitanti e costituisce il punto di riferimento economico e culturale di un territorio vastissimo. A tale, rilevante, processo espansivo fa però riscontro la mancanza di un grande Palazzo di Giustizia. E’ vero che, nel complesso, gli uffici giudiziari triestini dispongono di duecento stanze ma esse, oltre a risultare inadeguate ad accogliere le varie centinaia di magistrati, cancellieri, avvocati che quotidianamente vi lavorano e le frequentano, risultano frazionate in più plessi e quindi scomode e poco funzionali. Gli Uffici Giudiziari allora esistenti erano infatti distribuiti tra via Santi Martiri (ora via Duca d’Aosta), via della Sanità (attualmente via Diaz), mentre il vecchio palazzo Bordeaux ospitava l’archivio tavolare. E’ dal 1895, pertanto, che le istituzioni cittadine – Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico- iniziano a rappresentare al Governo austriaco l’esigenza della edificazione di una nuova, unitaria, sede giudiziaria a Trieste. A tale data (febbraio 1895) risale infatti il primo atto ufficiale in cui la Dieta chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –tramite la Luogotenenza- la costruzione di un nuovo Palazzo con annesse carceri.
Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Al finire dell’800 Trieste è una grande città emporiale che supera i 230.000 abitanti e costituisce il punto di riferimento economico e culturale di un territorio vastissimo. A tale, rilevante, processo espansivo fa però riscontro la mancanza di un grande Palazzo di Giustizia. E’ vero che, nel complesso, gli uffici giudiziari triestini dispongono di duecento stanze ma esse, oltre a risultare inadeguate ad accogliere le varie centinaia di magistrati, cancellieri, avvocati che quotidianamente vi lavorano e le frequentano, risultano frazionate in più plessi e quindi scomode e poco funzionali. Gli Uffici Giudiziari allora esistenti erano infatti distribuiti tra via Santi Martiri (ora via Duca d’Aosta), via della Sanità (attualmente via Diaz), mentre il vecchio palazzo Bordeaux ospitava l’archivio tavolare. E’ dal 1895, pertanto, che le istituzioni cittadine – Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico- iniziano a rappresentare al Governo austriaco l’esigenza della edificazione di una nuova, unitaria, sede giudiziaria a Trieste. A tale data (febbraio 1895) risale infatti il primo atto ufficiale in cui la Dieta chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –tramite la Luogotenenza- la costruzione di un nuovo Palazzo con annesse carceri.
Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Al finire dell’800 Trieste è una grande città emporiale che supera i 230.000 abitanti e costituisce il punto di riferimento economico e culturale di un territorio vastissimo. A tale, rilevante, processo espansivo fa però riscontro la mancanza di un grande Palazzo di Giustizia. E’ vero che, nel complesso, gli uffici giudiziari triestini dispongono di duecento stanze ma esse, oltre a risultare inadeguate ad accogliere le varie centinaia di magistrati, cancellieri, avvocati che quotidianamente vi lavorano e le frequentano, risultano frazionate in più plessi e quindi scomode e poco funzionali. Gli Uffici Giudiziari allora esistenti erano infatti distribuiti tra via Santi Martiri (ora via Duca d’Aosta), via della Sanità (attualmente via Diaz), mentre il vecchio palazzo Bordeaux ospitava l’archivio tavolare. E’ dal 1895, pertanto, che le istituzioni cittadine – Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico- iniziano a rappresentare al Governo austriaco l’esigenza della edificazione di una nuova, unitaria, sede giudiziaria a Trieste. A tale data (febbraio 1895) risale infatti il primo atto ufficiale in cui la Dieta chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –tramite la Luogotenenza- la costruzione di un nuovo Palazzo con annesse carceri.
Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Foto Paolo Carbonaio
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Al finire dell’800 Trieste è una grande città emporiale che supera i 230.000 abitanti e costituisce il punto di riferimento economico e culturale di un territorio vastissimo. A tale, rilevante, processo espansivo fa però riscontro la mancanza di un grande Palazzo di Giustizia. E’ vero che, nel complesso, gli uffici giudiziari triestini dispongono di duecento stanze ma esse, oltre a risultare inadeguate ad accogliere le varie centinaia di magistrati, cancellieri, avvocati che quotidianamente vi lavorano e le frequentano, risultano frazionate in più plessi e quindi scomode e poco funzionali. Gli Uffici Giudiziari allora esistenti erano infatti distribuiti tra via Santi Martiri (ora via Duca d’Aosta), via della Sanità (attualmente via Diaz), mentre il vecchio palazzo Bordeaux ospitava l’archivio tavolare. E’ dal 1895, pertanto, che le istituzioni cittadine – Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico- iniziano a rappresentare al Governo austriaco l’esigenza della edificazione di una nuova, unitaria, sede giudiziaria a Trieste. A tale data (febbraio 1895) risale infatti il primo atto ufficiale in cui la Dieta chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –tramite la Luogotenenza- la costruzione di un nuovo Palazzo con annesse carceri.
Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Al finire dell’800 Trieste è una grande città emporiale che supera i 230.000 abitanti e costituisce il punto di riferimento economico e culturale di un territorio vastissimo. A tale, rilevante, processo espansivo fa però riscontro la mancanza di un grande Palazzo di Giustizia. E’ vero che, nel complesso, gli uffici giudiziari triestini dispongono di duecento stanze ma esse, oltre a risultare inadeguate ad accogliere le varie centinaia di magistrati, cancellieri, avvocati che quotidianamente vi lavorano e le frequentano, risultano frazionate in più plessi e quindi scomode e poco funzionali. Gli Uffici Giudiziari allora esistenti erano infatti distribuiti tra via Santi Martiri (ora via Duca d’Aosta), via della Sanità (attualmente via Diaz), mentre il vecchio palazzo Bordeaux ospitava l’archivio tavolare. E’ dal 1895, pertanto, che le istituzioni cittadine – Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico- iniziano a rappresentare al Governo austriaco l’esigenza della edificazione di una nuova, unitaria, sede giudiziaria a Trieste. A tale data (febbraio 1895) risale infatti il primo atto ufficiale in cui la Dieta chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –tramite la Luogotenenza- la costruzione di un nuovo Palazzo con annesse carceri.
Il Ministero della Giustizia austriaco accolse la proposta ma, in considerazione degli elevati costi prevedibili, cercò di coinvolgere il Comune nell’impegno finanziario suggerendo – con lettera del settembre 1895 – che la Delegazione Municipale sostenesse una parte dell’ingente spesa o, quantomeno, destinasse gratuitamente un terreno. La localizzazione dell’area risultò abbastanza semplice. Esisteva tra le vie Fabio Severo, della Fontana, Coroneo e della Crociera (ora via Zanetti) una vasta area denominata piazza del Fieno o dei Foraggi, in gran parte sgombra o sottoutilizzata, trovandovi sede soltanto piccole costruzioni pubbliche o fondi affittati a privati. La trattativa tra Ministero austriaco ed Istituzioni cittadine (Ferdinando Pitteri era allora Podestà) non fu agevole. Tuttavia si giunse ad una soluzione i compromesso che prevedeva l’acquisto da parte del Governo viennese dei terreni comunali ad un prezzo agevolato. Il contratto di compravendita dei terreni fu quindi stipulato il 25 luglio 1898 ma l’inizio dei lavori fu ulteriormente ritardato dall’indisponibilità della guarnigione militare, che occupava una parte del fondo, a trasferirsi. Inoltre, nei confronti di una ditta di deposito legnami si dovette addirittura far ricorso ad una procedura di sfratto che si concluse appena all’inizio del 1912. Nel corso del 1912 fu quindi posata la prima pietra in base ad un progetto dell’architetto Spinnier, che, dalla Direzione Edile Giudiziaria presso Marburg, risultò progettista anche del vicino carcere. Tuttavia, al contrario dell’edificazione del carcere, che fu definitivamente ultimata nel 1913, la costruzione del Palazzo di Giustizia –sicuramente più complessa- risultò meno fortunata.
Il Ministero dei lavori pubblici austriaco diede inizio all’opera di costruzione nel corso del 1913 ma lo scoppio della prima guerra mondiale determinò un rallentamento dei lavori che furono poi definitivamente sospesi nel 1915. Alla fine della grande guerra le autorità cittadine avvertirono la necessità di rivedere il progetto austriaco, sicuramente per ampliare le dimensioni dell’edificio ma anche per rielaborarne l’impostazione rendendone più pronunciata l’impronta stilistica italiana. Il Governatore Italiano di Trieste bandì quindi – nel 1919 – un nuovo concorso che risultò vinto dall’architetto e docente triestino Enrico Nordio che riuscì a prevalere sugli altri due progetti presentati dagli studi Berlam e Braidotti.
Dal giorno di presentazione dei progetti – 17 luglio 1919 – si deve giungere al 26 febbraio 1921 perché l’Architetto Nordio riceva ufficialmente l’incarico e possa iniziare a tracciare il progetto esecutivo. La ripresa dei lavori in coerenza con il nuovo progetto comportò anche delle parziali demolizioni e ciò sicuramente influì sui costi e – quindi – sui tempi. Nel 1924 infatti i lavori furono nuovamente sospesi. Nel corso del 1927, inoltre, morì l’architetto Enrico Nordio e la direzione dei lavori proseguì sotto la guida del figlio Umberto. Nonostante ulteriori difficoltà tecniche (in particolare per la realizzazione delle complesse opere impiantistiche) i lavori procedono speditamente e nel corso del 1928 la massiccia ed armoniosa struttura bianca è ormai ben delineata. L’enorme massa di pietra impiegata fu fornita dalle cave di Aurisina mentre il rivestimento della facciata proviene dalle cave di Pola. La versione finale del Palazzo prevede quindi nella facciata principale (che delimita quella che era piazza del Fieno o dei Foraggi ma che dal 28 marzzo 1919 si chiama ormai Foro Ulpiano) una serie di colonne che dal primo piano si ergono fino a raggiungere un terrazzamento (non accessibile) posto al quarto piano sul quale sono collocate sei imponenti statue di giuristi romani. Tutte alte ben 3 metri e venti centimetri – e ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra del peso di oltre tre tonnellate – le statue sono opera degli scultori Marcello Mascherini (quelle di Ulpiano, Papiniano e Triboniano) e Franco Asco (Salvio Giuliano, Gaio e Paolo Giulio Aulo). A metà del 1929 il Palazzo è ormai quasi del tutto costruito ma non ultimato e, benchè manchino sia la scalinata centrale che gli ascensori e lo stesso rivestimento della facciata sia incompleto, la volontà di far coincidere l’inaugurazione con i festeggiamenti per l’anniversario della marcia su Roma fa fissare comunque la data della cerimonia.
Il 27 ottobre 1929 il Guardasigilli Alfredo Rocco inaugura quindi uno splendido Palazzo ma che sarà in grado di funzionare oltre cinque anni dopo. Il nuovo, monumentale, Palazzo sarà destinato però ad ospitare la sede degli uffici giudiziari triestini per pochi anni. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Palazzo di Foro Ulpiano venne requisito dalle truppe d’occupazione tedesche che, stabilendo a Trieste il capoluogo dell’Adriatisches Kusterland (cioè il Commissariato per il Litorale Adriatico: un’area che da Udine e Lubiana si sviluppa fino in Dalmazia ed è direttamente inglobata dal regime di Berlino) fanno del Palazzo la sede del proprio comando. Una articolata rete di cunicoli sotteranei viene quindi a collegare -attraversando via Fabio Severo- il Palazzo con le residenze degli alti ufficiali situate presso Villa Ara in corrispondenza della vicina via di Romagna. Presso sale udienze, studi di magistrati e cancellerie i tedeschi organizzano pertanto il proprio quartier generale non trascurando di realizzare anche un cinema nei locali del sottotetto. Durante l’ultima parte della guerra, quindi, gli Uffici giudiziari vengono forzosamente trasferiti presso l’edificio in via Donadoni, attualmernte occupato dalla scuola Gaspardis. L’occupazione tedesca del Palazzo di Giustizia non è però destinata a durare molto. All’alba del 30 aprile del 1945, quando ormai tutto il nord dell’Italia è insorto contro gli occupanti nazisti, il Palazzo di Foro Ulpiano è cinto d’assedio dai partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale sostenuti dalle truppe alleate. I tedeschi al comando del Generale Kubler, tuttavia, opposero una forte resistenza. Nel frattempo i reparti del IX Corpus Yugoslavo erano dilagati in città aumentando la pressione sui tedeschi che, alle ore 16 del 2 maggio 1945, si arresero definitivamente al Generale Freiberg dell’VIII armata inglese. Subito dopo la resa dei tedeschi il Palazzo fu imediatamente occupato dal Comando Yugoslavo che intendeva sostituire Tribunali e Preture con i “Tribunali del Popolo”. Tale forzatura dell’ordinamento ebbe però modo di concretarsi soltanto per gli ultimi due dei quarantadue giorni di occupazione yugoslava. Il 12 giugno 1945 – in base all’accordo di Belgrado tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Yugoslavia- Trieste fu affidata al controllo del Governo Militare Alleato la cui Sezione Affari Giuridici fece nuovamente trasferire gli uffici giudiziari nel Palazzo.
Seguì un’attività di ripristino dei locali ed anche la costruzione, nel cortile interno, della nuova aula di Corte d’Assise che fu ultimata appena nel 1960 avendone curato progetto di costruzione e disegno degli arredi l’Architetto Umberto Nordio. (da: corteappello.trieste.it)
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Il Teatro romano di Trieste

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Il teatro romano di Trieste si trova ai piedi del colle di San Giusto, tra via Donota e via del Teatro Romano.

La sua costruzione viene datata tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo d.C., per volere del procuratore Quinto Petronio Modesto, sacerdote di Marco Ulpio Nerva Traiano (citato in diverse iscrizioni, secondo alcune fonti, ne curò solamente alcuni interventi di rinnovamento).

All’epoca della sua costruzione, il teatro, si trovava in riva al mare, che a quel tempo arrivava quasi a lambirlo (sono stati rinvenuti moli di attracco), e doveva offrire uno spettacolo davvero suggestivo. Le sue gradinate, costruite sfruttando la naturale pendenza del colle, ospitavano dai 3.500 ai 6.000 spettatori (le fonti discordano).
Con il trascorrere dei secoli, in stato di totale abbandono, venne ricoperto da edificazioni abitative. Dimenticato, venne individuato soltanto nel 1814 dall’architetto Pietro Nobile, e riportato alla luce nel 1938, durante le opere di demolizione della città vecchia. Le statue e le iscrizioni rinvenute durante gli scavi sono conservate presso il Lapidario Tergestino al Castello di san Giusto.
E’ stato saltuariamente utilizzato per spettacoli estivi all’aperto.

Così lo descrive Attilio Tamaro nel primo volume della sua “Storia di Trieste”: ” Un vero monumento si profilerà un giorno nel cielo triestino, risorgendo dalla sconcia e disonorante sepoltura, in cui giace coperto da un agglomerato di case, di catapecchie e di lupanari, tra le vie di Pozzàcchera, di Rena, di Donota e di Riborgo, nella città vecchia. È la vasta rovina del teatro romano, di cui sotto le case sono conservati interi piani, gran parte della platea, frammenti di gradinate, due ordini di corridoi o gallerie sovrapposti l’uno all’altro). Tra via di Pozzàcchera e quella di Rena (da arena?), arcuate come sono, seguono ancora la curva delle gallerie sepolte. Il Generini afferma che sin verso il 1850 in Pozzàcchera si vedeva un pezzo della cinta del teatro, alto, disposto a curva, il quale continuava nell’interno delle case e terminava a Riborgo. Si vede ancora che una parte delle mura, nel medioevo, fu fondata sulle rovine del teatro. Una casa al principio di via Pozzàcchera è costruita sopra porzione del teatro stesso. Un corridoio sotterraneo metteva capo, or non è molto, in androna del Buso e un frammento di gradinata si vedeva in androna degli Scalini. Il diametro del teatro, la cui topografia è facilmente visibile nella sua totalità, misura circa sessanta metri. Ireneo della Croce, dopo aver descritto quanto si vedeva delle rovine ai suoi tempi, diede un’immagine di queste in un rame della sua opera e ricordò i risultati di alcuni scavi operati nell’orto Chicchio e alla casa Garzaroli, sulla linea di fronte del teatro, lungo la via Riborgo. Un ’iscrizione, di cui esistettero due esemplari, uno in Riborgo e l’altro sulla parte posteriore del teatro, porta il nome di Quinto Petronio Modesto, triestino, ufficiale del tempo di Nerva e di Traiano: gli si attribuì, di fantasia, la costruzione del teatro.
La città deve aver posseduto anche un anfiteatro, poiché esiste un’iscrizione triestina che rammenta i giochi gladiatori”.

_____________

Interessante anche la descrizione resa da Carlo Curiel:
” I ruderi dell’antico Teatro romano, oggi sepolti dalle casupole delle vie di Pozzacchera, di Rena, di Donota, di Riborgo, dànno un’idea della sua vastità : Pietro Nobile ne valutava il diametro a 57 metri e calcolava che potesse contenere circa 6000 persone, ciò che permette di concludere che non intervenivano solo i cittadini,
ma anche gli abitanti dei paesi vicini. Impropriamente, il teatro fu chiamato più tardi Arena ed il quartiere ne prese il nome, con aferesi veneta, di Rena, ma sembra fosse più adatto alle rappresentazioni sceniche, che ai ludi gladiatori.
Caduto in rovina il Teatro romano, si dice sorgesse durante il Medioevo un’arena, dove si rappresentavano i misteri: ma le tradizioni sono incerte e dubbiose”.
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Il Teatro romano di Trieste

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Il teatro romano di Trieste si trova ai piedi del colle di San Giusto, tra via Donota e via del Teatro Romano.

La sua costruzione viene datata tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo d.C., per volere del procuratore Quinto Petronio Modesto, sacerdote di Marco Ulpio Nerva Traiano (citato in diverse iscrizioni, secondo alcune fonti, ne curò solamente alcuni interventi di rinnovamento).

All’epoca della sua costruzione, il teatro, si trovava in riva al mare, che a quel tempo arrivava quasi a lambirlo (sono stati rinvenuti moli di attracco), e doveva offrire uno spettacolo davvero suggestivo. Le sue gradinate, costruite sfruttando la naturale pendenza del colle, ospitavano dai 3.500 ai 6.000 spettatori (le fonti discordano).
Con il trascorrere dei secoli, in stato di totale abbandono, venne ricoperto da edificazioni abitative. Dimenticato, venne individuato soltanto nel 1814 dall’architetto Pietro Nobile, e riportato alla luce nel 1938, durante le opere di demolizione della città vecchia. Le statue e le iscrizioni rinvenute durante gli scavi sono conservate presso il Lapidario Tergestino al Castello di san Giusto.
E’ stato saltuariamente utilizzato per spettacoli estivi all’aperto.

Così lo descrive Attilio Tamaro nel primo volume della sua “Storia di Trieste”: ” Un vero monumento si profilerà un giorno nel cielo triestino, risorgendo dalla sconcia e disonorante sepoltura, in cui giace coperto da un agglomerato di case, di catapecchie e di lupanari, tra le vie di Pozzàcchera, di Rena, di Donota e di Riborgo, nella città vecchia. È la vasta rovina del teatro romano, di cui sotto le case sono conservati interi piani, gran parte della platea, frammenti di gradinate, due ordini di corridoi o gallerie sovrapposti l’uno all’altro). Tra via di Pozzàcchera e quella di Rena (da arena?), arcuate come sono, seguono ancora la curva delle gallerie sepolte. Il Generini afferma che sin verso il 1850 in Pozzàcchera si vedeva un pezzo della cinta del teatro, alto, disposto a curva, il quale continuava nell’interno delle case e terminava a Riborgo. Si vede ancora che una parte delle mura, nel medioevo, fu fondata sulle rovine del teatro. Una casa al principio di via Pozzàcchera è costruita sopra porzione del teatro stesso. Un corridoio sotterraneo metteva capo, or non è molto, in androna del Buso e un frammento di gradinata si vedeva in androna degli Scalini. Il diametro del teatro, la cui topografia è facilmente visibile nella sua totalità, misura circa sessanta metri. Ireneo della Croce, dopo aver descritto quanto si vedeva delle rovine ai suoi tempi, diede un’immagine di queste in un rame della sua opera e ricordò i risultati di alcuni scavi operati nell’orto Chicchio e alla casa Garzaroli, sulla linea di fronte del teatro, lungo la via Riborgo. Un ’iscrizione, di cui esistettero due esemplari, uno in Riborgo e l’altro sulla parte posteriore del teatro, porta il nome di Quinto Petronio Modesto, triestino, ufficiale del tempo di Nerva e di Traiano: gli si attribuì, di fantasia, la costruzione del teatro.
La città deve aver posseduto anche un anfiteatro, poiché esiste un’iscrizione triestina che rammenta i giochi gladiatori”.

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Interessante anche la descrizione resa da Carlo Curiel:
” I ruderi dell’antico Teatro romano, oggi sepolti dalle casupole delle vie di Pozzacchera, di Rena, di Donota, di Riborgo, dànno un’idea della sua vastità : Pietro Nobile ne valutava il diametro a 57 metri e calcolava che potesse contenere circa 6000 persone, ciò che permette di concludere che non intervenivano solo i cittadini,
ma anche gli abitanti dei paesi vicini. Impropriamente, il teatro fu chiamato più tardi Arena ed il quartiere ne prese il nome, con aferesi veneta, di Rena, ma sembra fosse più adatto alle rappresentazioni sceniche, che ai ludi gladiatori.
Caduto in rovina il Teatro romano, si dice sorgesse durante il Medioevo un’arena, dove si rappresentavano i misteri: ma le tradizioni sono incerte e dubbiose”.
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