Trieste: Piazza della Libertà 9. Silos.

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Trieste: Piazza della Libertà 9. Silos.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Libertà 9. Silos.
La società “Suedbahn” fa da sfondo al progetto per il porto di Trieste steso dall’ingegnere Paulin Talabot tra il 1861 e il 1862. Questo lavoro fa da base a vari studi e proposte di diverse commissioni locali e ministeriali, e nel 1865 il governo approva il progetto di Talabot con le modifiche apportate da M. H. Pascal, ingegnere capo dei Ponti e Strade di Marsiglia. I primi cinque magazzini vengono costruiti nel 1880; con un ulteriore ampliamento delle strutture, dal 1890 ai primi anni del Novecento vengono costruiti a gruppi più di venti tra magazzini e hangar, quasi tutti ad opera dell’ingegnere Eugenio Geiringer. L’impiego nella costruzione di questi magazzini dei primi brevetti per il calcestruzzo armato ne fanno un esempio di estremo interesse per la storia delle tecniche costruttive. Questo edificio è l’unico ad aver subito un intervento di restauro per un cambio di destinazione d’uso, e rimane un evento singolare nell’ambito del Porto Vecchio. Il progetto del 1994 degli architetti Tamaro e Semerani riguarda circa un quarto dei corpi di fabbrica sviluppati in lunghezza, che sono stati riutilizzati come terminal degli autobus, mercato e parcheggio per le automobili. La parte rimanente, ridotta oltremodo a sola muratura in seguito ad un incendio, non è stata oggetto d’intervento. Il decreto di vincolo del 1968 riporta quanto segue: “…imponente complesso, notevole per sobrietà ed eleganza delle linee neoclassiche, costruito intorno alla metà del secolo scorso insieme alla stazione ferroviaria. Esso comprende due immensi e uguali edifici a due piani che si estendono per ben 290 metri con un imponente doppio ordine di 44 arcate in pietra. Tutte le facciate manifestano la grandiosità delle linee neoclassiche, in particolare la facciata principale caratterizzata dal bugnato che forma un doppio ordine di cinque arcate sovrapposte.” Attualmente l’edificio ospita l’autostazione e diverse attività commerciali. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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La società “Suedbahn” fa da sfondo al progetto per il porto di Trieste steso dall’ingegnere Paulin Talabot tra il 1861 e il 1862. Questo lavoro fa da base a vari studi e proposte di diverse commissioni locali e ministeriali, e nel 1865 il governo approva il progetto di Talabot con le modifiche apportate da M. H. Pascal, ingegnere capo dei Ponti e Strade di Marsiglia. I primi cinque magazzini vengono costruiti nel 1880; con un ulteriore ampliamento delle strutture, dal 1890 ai primi anni del Novecento vengono costruiti a gruppi più di venti tra magazzini e hangar, quasi tutti ad opera dell’ingegnere Eugenio Geiringer. L’impiego nella costruzione di questi magazzini dei primi brevetti per il calcestruzzo armato ne fanno un esempio di estremo interesse per la storia delle tecniche costruttive. Questo edificio è l’unico ad aver subito un intervento di restauro per un cambio di destinazione d’uso, e rimane un evento singolare nell’ambito del Porto Vecchio. Il progetto del 1994 degli architetti Tamaro e Semerani riguarda circa un quarto dei corpi di fabbrica sviluppati in lunghezza, che sono stati riutilizzati come terminal degli autobus, mercato e parcheggio per le automobili. La parte rimanente, ridotta oltremodo a sola muratura in seguito ad un incendio, non è stata oggetto d’intervento. Il decreto di vincolo del 1968 riporta quanto segue: “…imponente complesso, notevole per sobrietà ed eleganza delle linee neoclassiche, costruito intorno alla metà del secolo scorso insieme alla stazione ferroviaria. Esso comprende due immensi e uguali edifici a due piani che si estendono per ben 290 metri con un imponente doppio ordine di 44 arcate in pietra. Tutte le facciate manifestano la grandiosità delle linee neoclassiche, in particolare la facciata principale caratterizzata dal bugnato che forma un doppio ordine di cinque arcate sovrapposte.” Attualmente l’edificio ospita l’autostazione e diverse attività commerciali. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Trieste: Piazza della Libertà 11. Sala Tripcovich.

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Trieste: Piazza della Libertà 11. Sala Tripcovich.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Libertà 11. Sala Tripcovich.
Nel 1935 il Comune, allo scopo di regolarizzare l’ormai ingente traffico di mezzi pubblici verso le località del litorale istriano e del Friuli, volle adibire, nella zona prospiciente piazza della Libertà, uno spazio specifico a stazione delle autocorriere. Il progetto del nuovo edificio fu affidato agli ingegneri Giovanni Baldi ed Umberto Nordio che in tempi relativamente rapidi lo portarono a compimento. La struttura, caratterizzata da una semplice fattura a capannone a pianta rettangolare con aggiunto un fabbricato di più ridotte dimensioni a forma semicircolare destinato alla biglietteria, era priva di qualsiasi ornamento decorativo, tesa infatti più alla funzionalità che non alla bellezza architettonica. La Stazione Comunale Autolinee, persa la sua originaria funzione allorquando la struttura fu trasferita all’interno dell’edificio denominato “Silos”, fu quindi convertita in teatro nei primi anni novanta. Essendo stata privata, per motivi di restauro, della sua principale sala teatrale, la città di Trieste necessitava urgentemente di uno spazio che potesse supplire momentaneamente al vuoto venutosi a creare con la chiusura del Verdi. Il grosso contenitore a pianta rettangolare, espressione di un preciso periodo storico e realizzato con materiali sperimentali -fu uno dei primi edifici triestini ad essere costruito in cemento armato-, si presentava agli occhi del Comune come il fabbricato ideale: la sala ed il palcoscenico avrebbero trovato ubicazione nel corpo centrale, il foyer ed i servizi nel corpo aggiunto. Stabilite le linee principali, dubbi restavano su che aspetto l’interno del teatro avrebbe dovuto avere: si preferì seguire l’antico concetto teatrale della “scatola nera” dove il palcoscenico riveste le parti di primo attore, la vecchia struttura era troppo vincolata per realizzare qualcosa di eclatante: si optò quindi per l’inserimento di semplici semicolonne neoclassiche sull’esempio del Persch in un ambiente dove il colore rosso e nero erano predominanti. Inaugurato il 15 dicembre del 1992, il nuovo teatro, con una capacità di ben 900 posti, prese il nome dalla società di navigazione triestina finanziatrice dell’impresa: Sala Tripcovich. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Nel 1935 il Comune, allo scopo di regolarizzare l’ormai ingente traffico di mezzi pubblici verso le località del litorale istriano e del Friuli, volle adibire, nella zona prospiciente piazza della Libertà, uno spazio specifico a stazione delle autocorriere. Il progetto del nuovo edificio fu affidato agli ingegneri Giovanni Baldi ed Umberto Nordio che in tempi relativamente rapidi lo portarono a compimento. La struttura, caratterizzata da una semplice fattura a capannone a pianta rettangolare con aggiunto un fabbricato di più ridotte dimensioni a forma semicircolare destinato alla biglietteria, era priva di qualsiasi ornamento decorativo, tesa infatti più alla funzionalità che non alla bellezza architettonica. La Stazione Comunale Autolinee, persa la sua originaria funzione allorquando la struttura fu trasferita all’interno dell’edificio denominato “Silos”, fu quindi convertita in teatro nei primi anni novanta. Essendo stata privata, per motivi di restauro, della sua principale sala teatrale, la città di Trieste necessitava urgentemente di uno spazio che potesse supplire momentaneamente al vuoto venutosi a creare con la chiusura del Verdi. Il grosso contenitore a pianta rettangolare, espressione di un preciso periodo storico e realizzato con materiali sperimentali -fu uno dei primi edifici triestini ad essere costruito in cemento armato-, si presentava agli occhi del Comune come il fabbricato ideale: la sala ed il palcoscenico avrebbero trovato ubicazione nel corpo centrale, il foyer ed i servizi nel corpo aggiunto. Stabilite le linee principali, dubbi restavano su che aspetto l’interno del teatro avrebbe dovuto avere: si preferì seguire l’antico concetto teatrale della “scatola nera” dove il palcoscenico riveste le parti di primo attore, la vecchia struttura era troppo vincolata per realizzare qualcosa di eclatante: si optò quindi per l’inserimento di semplici semicolonne neoclassiche sull’esempio del Persch in un ambiente dove il colore rosso e nero erano predominanti. Inaugurato il 15 dicembre del 1992, il nuovo teatro, con una capacità di ben 900 posti, prese il nome dalla società di navigazione triestina finanziatrice dell’impresa: Sala Tripcovich. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Trieste : Cattedrale di San Giusto

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Cattedrale di San Giusto

La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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Cattedrale di San Giusto

La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

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Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

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Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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Cattedrale di San Giusto

La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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Cappella del tesoro di san Giusto : breviario tergestino aquileiese, XV secolo

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Cappella del tesoro di san Giusto: breviario tergestino aquileiese, XV secolo, codice membranaceo con numerose miniature. L'immagine al centro è un san Giusto giovane. Il breviario prova che, fino al Concilio di Trento in cui venne fissata la messa cosiddetta di san Pio V, si seguiva una tradizione liturgica aquileiese nella variante tergestina. Il codice è stato esposto pure nella mostra sul Medioevo a Trieste
Foto Elisabetta Marcovich

 

La Cattedrale di san Giusto.
Al culmine del colle omonimo, dove si suppone, ma senza prove evidenti, che ci potesse essere stato un castelliere, in epoca romana si creò una sorta di Acropoli. In corrispondenza all’attuale cattedrale vi era un tempio dedicato alla Triade Capitolina (provato dalle cuspidi con le immagini simboliche di Giove Giunone e Minerva) e quello che adesso viene considerato dai più come un propileo a due corpi laterali avanzanti, sul tipo dell’altare di Pergamo e di cui parte è inglobata nel Campanile.
Nei primi tempi cristiani, la zona sacra cimiteriale si trovava a mare, presso la Basilica dei SS Martiri e della Madonna del Mare e probabilmente là era conservato il venerato corpo di san Giusto, martire protettore della città.
Già nel V secolo d.C. si ritiene che ci sia stata una primitiva basilica paleocristiana sul Colle, di cui rimangono alcune tracce reimpiegate o esposte. Successivamente, verso l’anno Mille, ma le date sono tuttora controverse, sono comparse due chiese parallele, una dedicata alla Vergine ed una a san Giusto, impreziosite dalla due absidi a mosaico. La Vergine in trono, gli Apostoli e il Cristo fra san Giusto e san Servolo.All’inizio del Trecento il vescovo Rodolfo Pedrazzani unificò le due chiese eliminando un lato di ciascuna per creare una basilica unica a cui aggiunse il rosone trecentesco.
Su questa versione, le fonti concordano, tranne A. Tamaro, che sulla base di citazioni relative alla Basilica di S Maria e san Giusto, e di evidenze stilistiche dei capitelli, sostiene che la chiesa unificata sia stata molto precedente e progettata direttamente; in questo caso i capitelli son di reimpiego, molto diversi uno dall’altro e nell’absidina della chiesa di san Giusto troviamo reimpiegati capitelli portanti il monogramma del vescovo Frugifero, il primo vescovo triestino storicamente accertato.
Con la costruzione della nuova basilica venne pure costruito il campanile su cui è inserita una statua di san Giusto con in mano la città ed una piccola epigrafe in caratteri medievali. Il portale venne decorato con a stele dei Barbi e la  nuova abside venne dipinta a fresco con un’Incoronazione della Vergine fra i Santi triestini, che venne distrutta nei lavori del 1843. Frammenti sono conservati al Museo del Castello.
L’absidiola di san Giusto che ora mostra gli affreschi romanici, venne decorata con quegli affreschi di storie del santo che adesso ammiriamo esposte nel Battistero.
Tracce delle pitture della Basilica del Tre e Quattrocento si trovano ancora in Cattedrale…Fra il Trecento e il Quattrocento furono aggiunte alcune cappelle laterali dedicate rispettivamente a S. Caterina (poi san Carlo), san Servolo e S. Antonio Abate. Nel Seicento venne aggiunta la cappella di san Giuseppe, affrescata nel Settecento.
Nel 1630 il vescovo Scarlichio “ritrovò” le reliquie di san Giusto, come dice una lapide in facciata ed una per terra che la commemora un secolo dopo. Altari seicenteschi come quello nell’abside dell’altar maggiore e quello della cappella dell’Addolorata vennero rimossi nei lavori dell’Ottocento.
Nel Seicento / Settecento la cappella di san Giusto venne decorata dalle tele del Panza rappresentanti sempre il martirio del Santo.

Nel 1842-43 imponenti lavori eliminarono l’antica abside affrescata per sostituirla con una a cassettoni neoclassici, vennero tolte tutte le lapidi delle tombe terragne per metterle a decorare l’esterno della chiesa.
Negli anni Trenta venne eliminata l’abside neoclassica e dopo un concorso venne scelto il progetto di Guido Cadorin. Vennero riportate in chiesa la maggior parte delle lapidi.
Sono conservati pur dei bozzetti di Guido Marussich giudicati troppo innovativi per essere inseriti nella chiesa.
Negli anni 50 venne eliminato l’altare barocco della cappella della Vergine o del santissimo – in cui sono sepolti gli ultimi vescovi triestini – altare proveniente da una chiesa veneziana e ora trasferito a san Bartolomeo a Barcola. Venne sostituito da un altare moderno opera di Marcello Mascherini a cui si deve pure il san Giusto dell’acqua con un mosaico neutro per evidenziare quello superiore. Dalla Cappella di san Giusto venne spostata una statua ottocentesca di san Giusto ad una navata.
Nell’Ottocento e nel Novecento la cappella di san Carlo è diventata la cappella di sepoltura degli ultimi Borboni Carlisti di Spagna.

(Elisabetta Marcovich)

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Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.

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Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.
L’edificio venne costruito tra il 1885 ed il 1887 su progetto dell’architetto Giovanni Scalmanini. Del palazzo si conservano tre progetti originali. L’edificio sorse sul luogo in cui si trovava un deposito di legname. Il committente viene riconosciuto dalla maggior parte della critica in Giovanni Economo (1834-1921), esponente della nobile famigliatriestina. Il progetto originario prevedeva la sistemazione dei magazzini al piano terra, mentre gli uffici al primo piano. Tra il 1908 ed il 1910 si decise la trasformazione degli uffici in abitazioni. Nel 1973 la struttura venne acquistata dalla Soprintendenza.
Il palazzo ospita la Galleria Nazionale d’Arte Antica, fondata nel 1957 a partire dal nucleo della Collezione Mentasti. La raccolta presenta dipinti di scuola veneta, emiliana, fiorentina, romana e napoletana collocabili tra il Quattrocento e l’Ottocento. Notevole inoltre risulta il corpus grafico del Canaletto. Nel 1983 vennero eseguiti dei lavori di ristrutturazione e la ricostruzione del muro di contenimento sul lato di Via Pauliana. Attualmente l’edificio è sede della Soprintendenza Archeologica e per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.
L’edificio venne costruito tra il 1885 ed il 1887 su progetto dell’architetto Giovanni Scalmanini. Del palazzo si conservano tre progetti originali. L’edificio sorse sul luogo in cui si trovava un deposito di legname. Il committente viene riconosciuto dalla maggior parte della critica in Giovanni Economo (1834-1921), esponente della nobile famigliatriestina. Il progetto originario prevedeva la sistemazione dei magazzini al piano terra, mentre gli uffici al primo piano. Tra il 1908 ed il 1910 si decise la trasformazione degli uffici in abitazioni. Nel 1973 la struttura venne acquistata dalla Soprintendenza.
Il palazzo ospita la Galleria Nazionale d’Arte Antica, fondata nel 1957 a partire dal nucleo della Collezione Mentasti. La raccolta presenta dipinti di scuola veneta, emiliana, fiorentina, romana e napoletana collocabili tra il Quattrocento e l’Ottocento. Notevole inoltre risulta il corpus grafico del Canaletto. Nel 1983 vennero eseguiti dei lavori di ristrutturazione e la ricostruzione del muro di contenimento sul lato di Via Pauliana. Attualmente l’edificio è sede della Soprintendenza Archeologica e per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Trieste: Piazza della Libertà 7. Palazzo Economo.
L’edificio venne costruito tra il 1885 ed il 1887 su progetto dell’architetto Giovanni Scalmanini. Del palazzo si conservano tre progetti originali. L’edificio sorse sul luogo in cui si trovava un deposito di legname. Il committente viene riconosciuto dalla maggior parte della critica in Giovanni Economo (1834-1921), esponente della nobile famigliatriestina. Il progetto originario prevedeva la sistemazione dei magazzini al piano terra, mentre gli uffici al primo piano. Tra il 1908 ed il 1910 si decise la trasformazione degli uffici in abitazioni. Nel 1973 la struttura venne acquistata dalla Soprintendenza.
Il palazzo ospita la Galleria Nazionale d’Arte Antica, fondata nel 1957 a partire dal nucleo della Collezione Mentasti. La raccolta presenta dipinti di scuola veneta, emiliana, fiorentina, romana e napoletana collocabili tra il Quattrocento e l’Ottocento. Notevole inoltre risulta il corpus grafico del Canaletto. Nel 1983 vennero eseguiti dei lavori di ristrutturazione e la ricostruzione del muro di contenimento sul lato di Via Pauliana. Attualmente l’edificio è sede della Soprintendenza Archeologica e per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia. (da: biblioteche.comune.trieste.it)
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Cattedrale di San Giusto – gli stipiti del portale

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Cattedrale di San Giusto - gli stipiti del portale, composti dalle due metà di una grande stele funeraria romana con busti della gens Barbia. L'ultimo, in basso a destra (nella foto a sinistra), venne trasformato in un S. Sergio con aureola e alabarda

 

Bibliografia di riferimento:

Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 1992;

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.
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Cattedrale di San Giusto – ingresso principale

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Cattedrale di San Giusto - ingresso principale con stipiti composti dalle due metà di una grande stele funeraria romana con busti della gens Barbia. L'ultimo, in basso a destra, venne trasformato in un S. Sergio con aureola e alabarda

 


Bibliografia di riferimento:

Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 1992;

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.
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Cattedrale di San Giusto: edicola con la statua di S. Giusto sopra la porta d’ingresso del campanile

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Cattedrale di San Giusto: edicola con la statua di S.Giusto sopra la porta d'ingresso del campanile. Il santo patrono ha nella mano destra la palma del martirio e con la sinistra regge il modello della città: nel cornicione sono raffigurati trofei militari

 

Collocata sopra l’entrata deI campanile di San Giusto, racchiusa in un’edicola gotica, si trova una statua di San Giusto di datazione incerta, stimata dal X all’XI secolo. Il santo è raffigurato nell’atto di reggere in una mano i simboli di Trieste e nell’altra la palma del martirio. Da un esame più attento l’attaccatura del collo risulta asimmetrica e le proporzioni fra testa e busto non coincidono. La testa del martire è quindi di un’origine diversa e non appartiene al resto della statua.

San Giusto, martire

Giusto viveva ad Aquileia ai tempi degli imperatori Diocleziano e Massimiano e avrebbe subito il martirio nel 290 o nel 303 per non aver voluto abiurare la fede cristiana a favore degli dei di Roma. Il prefetto Mannaccio, nel tentativo di piegarne la volontà lo sottopose ad atroci tormenti, fino alla condanna a morte. Uomo di grande penitenza e di larga generosità, cristiano fin dall’infanzia “grazie ai miei genitori”, dalla narrazione del suo martirio (Passio), documento inserito negli Acta sanctorum come testo derivante dagli atti ufficiali del processo. Secondo alcune fonti, Giusto sarebbe stato un sacerdote cristiano.
Venne buttato in mare davanti a Trieste, legato a dei massi che lo trascinarono a fondo. Il corpo del martire, liberatosi dal cordame, riemerse finendo su una spiaggia – ritrovato da alcuni fedeli cristiani gli venne data sepoltura nelle vicinanze. 

Una prima basilica, risalente al V-VI secolo, sorse fuori le mura, presumibilmente vicino alla riva dove, secondo la narrazione del martirio, fu sepolto il corpo di Giusto restituito dal mare: la basilica martiriale in via Madonna del Mare. A navata unica e a pianta di croce, costruita in zona cimiteriale, secondo l’uso del mondo cristiano antico di basiliche che accolgono reliquie e tombe di martiri.

Quando nel V secolo, sul colle si costruisce una basilica cristiana, i resti del martire vi saranno trasferiti. 

Colle di San Giusto.
La chiesa a lui dedicata sul Colle verrà fusa nel XIII secolo con quella adiacente, dedicata all’Assunta, dando luogo alla nuova cattedrale di Trieste, che sarà intitolata a suo nome. 

Bibliografia di riferimento:

Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 
Fabio Zubini, Cittavecchia. Trieste, 2006;
A.Halupca - L. Veronese, Trieste nascosta. Trieste, 2006.
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San Giusto : Meridiana del 1918 a ricordo dell’annessione di Trento e Trieste

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Meridiana del 1918 a ricordo dell'annessione di Trento e Trieste da parte delle truppe italiane

 


Bibliografia di riferimento:

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.

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Colle di San Giusto : Ara in onore della Terza Armata (1929)

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Ara in onore della Terza Armata (1929)

Bibliografia di riferimento:

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.

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Colle di San Giusto : Colonna dell’Aquila

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Colonna del 1560 (chiamata colonna dell'Aquila perché sopra vi era un'aquila imperiale): dal 1844 sorregge un globo di pietra e l'alabarda simbolo della città


Bibliografia di riferimento:

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.

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Colle di San Giusto: Cappella di San Michele al Carnale (XIII sec.)

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Cappella di San Michele al Carnale (XIII sec.)

 

A destra della Cattedrale di San Giusto si trova la Cappella di San Michele Arcangelo, con facciata in arenaria sormontata da un campaniletto che sorregge una campana del 1487. La Cappella, risalente agli inizi del XIII secolo, nel corso del tempo ha subito diversi interventi di restauro. E’ meglio conosciuta come “San Michele al Carnale” perché fino all’inizio del secolo scorso fungeva da cappella funeraria del cimitero adiacente e da ossario comune. Sul lato sinistro si aprono tre fori ad imbuto attraverso i quali si sarebbero fatte precipitare le ossa dei morti nella cripta sotto la cappella. La cripta presenta tre volte sorrette da due arcate che poggiano su colonne con capitelli romani e con al centro un piccolo altare di pietra.  (g.c.)


Bibliografia di riferimento:

 Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 1992;

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.

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Cappella di San Michele al Carnale (XIII sec.)

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Cappella di San Michele al Carnale (XIII sec.) i tre fori ad imbuto dai quali si facevano precipitare le ossa dei morti nella cripta

 

A destra della Cattedrale di San Giusto si trova la Cappella di San Michele Arcangelo, con facciata in arenaria sormontata da un campaniletto che sorregge una campana del 1487. La Cappella, risalente agli inizi del XIII secolo, nel corso del tempo ha subito diversi interventi di restauro. E’ meglio conosciuta come “San Michele al Carnale” perché fino all’inizio del secolo scorso fungeva da cappella funeraria del cimitero adiacente e da ossario comune. Sul lato sinistro si aprono tre fori ad imbuto attraverso i quali si sarebbero fatte precipitare le ossa dei morti nella cripta sotto la cappella. La cripta presenta tre volte sorrette da due arcate che poggiano su colonne con capitelli romani e con al centro un piccolo altare di pietra.  (g.c.)


Bibliografia di riferimento:

Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 1992;

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.
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Trieste, Colle di San Giusto: Cappella di San Michele al Carnale

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Cappella di San Michele al Carnale (XIII sec.)

 

A destra della Cattedrale di San Giusto si trova la Cappella di San Michele Arcangelo, con facciata in arenaria sormontata da un campaniletto che sorregge una campana del 1487. La Cappella, risalente agli inizi del XIII secolo, nel corso del tempo ha subito diversi interventi di restauro. E’ meglio conosciuta come “San Michele al Carnale” perché fino all’inizio del secolo scorso fungeva da cappella funeraria del cimitero adiacente e da ossario comune. Sul lato sinistro si aprono tre fori ad imbuto attraverso i quali si sarebbero fatte precipitare le ossa dei morti nella cripta sotto la cappella. La cripta presenta tre volte sorrette da due arcate che poggiano su colonne con capitelli romani e con al centro un piccolo altare di pietra.  (g.c.)


Bibliografia di riferimento:

 Giuseppe Cuscito, Le Chiese di Trieste. Trieste, 1992;

Daniela Climich Rotta, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste 2005.

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