Trieste – Corso Cavour con la neve, primi anni ’60

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Corso Cavour con la neve, primi anni 60. Coll. Giancarla Scubini

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.
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