Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.

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Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Vittorio Veneto. Fontana dei Tritoni.
La Fontana dei Tritoni è opera dallo scultore altoatesino Franz Schranz su commissione del Comune. E’ stata eretta nel 1897 in onore dei 50 anni del regno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, anniversario che sarebbe ricorso l’anno dopo. Dalla conchiglia sostenuta da due tritoni e una nereide sgorga l’acqua che bagna le divinità. La vasca è stata realizzata in pietra d’Aurisina.

Opcina : Il laghetto rotondo sull’area del Piazzale Monte Re, primi del ‘900

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Opcina:Il laghetto rotondo, poi prosciugato, sull'area del Piazzale Monte Re nei primissimi anni del '900. 
Coll. Dino Cafagna

Il toponimo antico di Piazzale Monte Re è Škavenca (variante locale dialettale del sostantivo ‘škavnica’ – pozza d’acqua).
Il piazzale è stato ottenuto infatti nei primi anni del novecento prosciugando lo stagno (di acque piovane), utilizzato per abbeverare il bestiame.

Mappa catastale del Comune di Villa Opicina, nel 1822, con ben visibile il laghetto rotondo.... l'area è definita "Škavenca"

C’erano 9 laghetti a Opicina, il primo ad essere prosciugato era proprio quello di Piazzale Monte Re, già all’inizio del Novecento. Il più noto tra questi stagni era il laghetto Bardina o Brdina (*) prosciugato nel 1941, diventando la “piazzetta Bardina”………………………………………………….. (*) denominazione popolare che deriva dalla parola “brdo” cioè “colle” con il suffisso aumentativo “-ina” (collinetta).

Una curiosità: si pensa che il primo nucleo abitativo di Opicina si sia costituito proprio in quest’area (Bardina), vicino cioè, come tutte le civiltà, a una fonte d’acqua. Anche per questo, probabilmente, la primitiva chiesetta di S. Bartolomeo, citata già attorno al XIV secolo, è stata edifica proprio lì vicino. Del resto la stessa etimologia di “Opcina” si fa risalire (Zubini) alla parola “ob pecini” = “presso la grotta”, primo centro abitato collegato a una cavità in questa zona.

(Dino Cafagna)

Opcina : il laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno)

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Opcina: il laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno) (*) in una bella cartolina colorata del 1907. Coll. Dino Cafagna

Si trovava non lontano dalla chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, in una piccola trasversale sul lato opposto della via di Prosecco.
Il piccolo stagno venne prosciugato nel 1935 e trasformato in un piazzale, diventando “piazzetta Bardina”. In gran parte gli stagni, formati da acqua piovana malsana, venivano utilizzati quali abbeveratoi per il bestiame (e gli animali selvatici) e taluni d’inverno servivano alla produzione di ghiaccio. Non essendoci altre fonti d’acqua (leggi torrenti o rogge) o fontane, i stagni venivano usati dalle donne del luogo per lavare i panni. A destra sulla sponda alcune donne che lavano i panni: le mitiche “lavandere”.                    

(*) denominazione popolare che deriva dalla parola “brno” cioè “colle” con il suffisso aumentativo “-ina” (collinetta). Una curiosità: si pensa che il primo nucleo abitativo di Opicina si sia costituito proprio in quest’area, vicino cioè, come tutte le civiltà, a una fonte d’acqua. Anche per questo, probabilmente, la primitiva chiesetta di S. Bartolomeo, citata nell’Archivio Capitolare di Trieste per la prima volta già nel 1308, è stata edifica proprio lì vicino. Del resto la stessa etimologia di “Opcina” si fa risalire (Zubini) alla parola “ob pecini” = “presso la grotta”, primo centro abitato collegato a una cavità in questa zona.

La croce = la chiesa, la freccia = Via di Prosecco .. e lo stagno..

Il Carso è sempre stato, per le sue caratteristiche orografiche che fan si che le acque piovane scompaiano rapidamente nel sottosuolo, quasi privo di acqua in superficie, quindi è sempre stato un’un’area arida.
Talora, in certe zone, dove il fondo era più impermeabile (argilla), l’acqua piovana si raccoglieva in pozze d’acqua più o meno grandi, diventando per gli abitanti del luogo un’importante riserva idrica.
Un tempo quindi in Carso abbondava di stagni (la gran parte di questi oggi sono scomparsi): erano pozze naturali, rimaneggiate, per aumentarne la capienza, dai contadini che, svuotatele, pavimentavano e impermeabilizzavano il fondo, spesso proteggendo le sponde delimitandole con dei muretti.

(Dino Cafagna)

Opicina (Općina) : l’antico stagno accanto alla chiesa di San Bartolomeo, primi ‘900

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 Opicina (Općina) si vede l'antico stagno accanto alla chiesa di San Bartolomeo, primi '900.  
Foto collezione privata. 

L’immagine è talmente bella da sembrare un quadro di genere, probabilmente i bambini stanno posando, ma l’insieme risulta delicato e naturale. Nei periodi di siccità l’acqua veniva prelevata e conservata in botti. Credo si tratti del laghetto di “Bardina” (Brdina in sloveno venne prosciugato nel 1935 e trasformato in un piazzale). (Margherita Tauceri)

 

Roiano : Il Deposito Legnami Detoni & Co

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 Roiano - A sinistra il Deposito Legnami Detoni & Co. 
Foto collezione Claudio Gustin.

A sinistra il Deposito Legnami Detoni & Co. (di Michele Detoni e Accerboni Carlo), dove nel 1928 da via del Bovedo a Barcola, verrà trasferito lo stabilimento per la produzione e l’imbottigliamento di liquori Stock. A destra la Caserma costruita nel 1868, al centro della foto, la casa e le serre, del fioricoltore Bandel. (Margherita Tauceri)

Trieste: Via dei Moreri (Roiano) – La strada “dei dodici moreri”

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 Via dei Moreri (Roiano)
La strada "dei dodici moreri". Foto collezione privata.

 

Via dei Moreri (Roiano)
La strada “dei dodici moreri”, così chiamata per la presenza di dodici gelsi, nella sua parte iniziale correva lungo il torrente Montorsino [1] che era attraversato da piccoli ponti. Lungo il corso del torrente le lavandaie, con l’immancabile fazzoletto in testa, lavavano i panni, su un’asse di legno o su qualche pietra liscia che poteva adattarsi al caso. (Margherita Tauceri)

[1] detto anche Murdisini, Martesan, Martesin, Mortesin, Mortasino, Mortisin o Montursino.

Riassunto dei Castellieri di Trieste

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Riassunto dei Castellieri di Trieste

Dei 118 castellieri sparsi pei dintorni di Trieste, che potei verificare (aggiungendovi gli altri 6 che finora non ebbi occasione di controllare, il loro numero ascenderebbe a 124. Tutti questi giacciono su terreno arenaceo), 55 sono di grandi dimensioni, ossia di oltre mezzo chilometro di circonferenza, 39 di media grandezza e 24 piccoli. In quanto alla natura geologica del terreno su cui furono edificati, 89 sono sul calcare e soli 29 sull’arenaria. Circa alla loro conservazione, sono 88 più o meno in buono stato e quindi poterono venir misurati e figurati, laddove gli altri 30, tra cui quasi due terzi di quelli fabbricati sull’arenaria, trovansi assai deteriorati, sicché non fu possibile rilevarne il piano. La maggior parte de’ nostri castellieri giace su monti di 100 a 500 metri, all’incontro 32 sorgono ad altezze maggiori e soli 5 su colline di minore elevazione. Di duplice o triplice cinta ne vanno forniti 53, gli altri non ne hanno che una sola. In 17 essa é a vallo semicircolare, perché costruiti al margine di terrazzi o su monti che da un lato scendono a picco o con ripidissimo pendio.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di San Canziano

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Il Castelliere di San Canziano

Difficilmente potrebbesi ideare una posizione migliore per l’erezione di castellieri, di quella di S. Canziano e de’ suoi dintorni. Il terreno fortemente accidentato, che richiedeva assai poca fatica per esser reso inespugnabile, le sottostanti vaste distese di fertile terreno, la presenza di grotte spaziose, che porgevano asilo sicuro in qualunque emergenza, la prossimità di un fiume e di sorgenti, che assicuravano un’ acqua abbondante, prati e pascoli ubertosi per le greggi, ampie foreste con ricca selvaggina, tutto concorreva a rendere il luogo adattissimo allo stabilimento di una popolazione numerosa. Con un lavorio lento, continuo di erosione, il fiume non solo si scavò un profondo alveo, ma mutando in tempi remotissimi di direzione e flagellando colle sue torbide acque le depressioni calcari, plasmò una serie di grandiose voragini dalle pareti a picco od a strapiombo, divise sovente tra di loro da un’unica stretta briglia di rocce orribilmente frastagliate.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Obrou

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Il Castelliere di Obrou

Infine al di sopra del villaggio di Obrou, sulla vetta segnata con 635 metri, esiste qualche tenue traccia di un castelliere, che giacendo su terreno marnoso ridotto a coltura, andò totalmente distrutto. A quanto rilevai vi si sarebbero rinvenute, qualche anno fa, pentole con carboni. Tutti questi castellieri trovansi a sinistra della strada che da Cosina mena a Castelnuovo e più oltre a Fiume. Dal lato opposto il terreno calcare, oltremodo roccioso, e le maggiori elevazioni, non presentavano certamente condizioni favorevoli alla dimora dell’uomo, che anche al presente lasciò quasi completamente disabitata questa selvaggia regione.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Orlic

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Il Castelliere del Monte Orlic

A cavaliere della romantica valle di Obrou, percorsa da due torrentelli, tra il villaggio omonimo e quello di Gradisce giace sul M. Orlic (666 metri) un ampio castelliere, alquanto male andato, non essendosi conservate che parte del vallo e la spianata della cinta superiore, laddove dell’ esterna non si veggono che poche tracce incerte (T. X, f. 1). Dalla parte di sud-est, che scende assai ripida nella sottoposta valle, manca ogni traccia di difesa, esistendo invece l’argine dal lato opposto per una lunghezza di 450 metri. Il terriccio vi é molto nero con cocci copiosi.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Geresistie

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Il Castelliere del Monte Geresistie

Del pari avanzi molto incerti si conservarono di un castelliere, che pare esser esistito sul M. Gerestie (748 metri), giacente presso alla strada che conduce a Tatre. Questo dosso marnoso arrotondato, é messo in coltura, e solo qualche coccio ci fa supporre d’aver servito da dimora a genti preistoriche.

 

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Marcussina

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Il Castelliere di Marcussina

Quasi totalmente scomparso é un altro castelliere che sorgeva un po’ più basso di questo, verso Marcussina, del quale però non restano che qualche traccia del vallo e pochi cocci sparsi sul terreno.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Artuise

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Il Castelliere di Artuise

Né maggiori tracce restarono del castelliere, che forse esisteva presso Artuise, ove intorno alla cappella di S. Servolo scorgesi qualche avanzo di muro. Questo sarebbe il più alto castelliere del nostro distretto, giacendo ben 817 metri sul livello del mare, punto del pari culminante, cui giunge l’arenaria della nostra formazione eocenica.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Gradisiza

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Il Castelliere di Gradisiza

Ancora più scarsi avanzi di sua antica esistenza, ci presenta il castelliere presso Gradisiza, sul colle segnato con 673 metri, sul quale sorge una cappella. Costruito su terreno arenario, il suo vallo andò completamento distrutto e solo vi limane qualche traccia dei ripiani, sui quali rinvengonsi scarsissimi cocci. Quale posizione era ad ogni modo assai bene scelta, giacendo esso tra le valli di Bresovizza e di Odollina, percorse da due ruscelli d’ acqua perenne.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di S. Croce di Slope

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Il Castelliere di S. Croce di Slope

A mezzogiorno del M. Cucco veggonsi le tracce incerte di un altro piccolo castelliere sulla collina di S. Croce (669 metri) presso Slope, ove tuttora sorge una chiesuola. Il forte medioevale, di cui esistono i resti del muro circolare ed il relativo fosso, ha cancellato quasi del tutto le costruzioni anteriori, delle quali a mala pena si può accertare un tratto del ripiano che vi girava intorno.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Monte Cucco di Roditti

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Il Castelliere di Monte Cucco di Roditti

La depressione tra Cosina e Divaccia, per la quale passa la strada ferrata, segna il principio della zona marno-arenacea. E quivi presso Rodig (Roditti) s’alza il monte Cucco (753 metri) tutto imboscato, sul quale trovasi un ampio castelliere. Quantunque qua e là si scorgano distintamente gli avanzi dell’argine, non é possibile una misurazione più precisa causa la fitta vegetazione, che impedisce di seguire il suo decorso. Un piccolo assaggio praticatovi, mi diede parecchi cocci preistorici e resti di animali, come pure frammenti di anfore romane ed una fibula provinciale a balestra di bronzo. Qualche anno fa da un contadino si rinvennero alcune pentole e qualche oggetto di bronzo, che però andarono perduti.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere Mira

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Il Castelliere Mira

Immediatamente dietro a quello di Marcovaz, e da questo diviso da una piccola depressione, trovasi sur un dosso arrotondato il castelliere Mira, che essendo stato ridotto a belvedere, venne quasi completamente distrutto. I muri recenti furono costruiti sull’antico vallo, di cui si scorgono alla base le vestigia. Inoltre vi fanno fede della sua antica esistenza il nero terriccio ed i cocci d’impasto grossolano.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Castelvenere

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Il Castelliere di Castelvenere

Del pari sur un colle isolato (144 metri) sporgente verso la pianura, sorge Castelvenere. Il castello medioevale costruitovi in cima, di cui rimangono solo pochi avanzi, ed il piccolo villaggio tuttora esistente, hanno assai alterato l’aspetto del castelliere, sicché non riesce possibile una misurazione dello stesso. Dai pochi resti conservatisi del vallo, che giaceva a mezza costa del monte, si può dedurre ch’ esso era di vaste dimensioni e dal terriccio nerissimo de’ suoi campi e dalla quantità considerevole di cocci e di altri resti dell’industria primitiva, lice arguire che la sua popolazione fosse molto numerosa. Le sue pendici sono in buona parte ridotte a scaglioni ed occupate da varie colture.

Scavandosi più profondamente in un campo per piantarvi viti, si scopersero, tre anni fa, alcune tombe preistoriche, con pentole di mezzana grandezza, assai rozze, contenenti ossa cremate e talora qualche raro bronzo, coperte da grandi lastre calcari. In un campo propinquo si rinvennero alcuni scheletri ed anfore romane.

Negli scavi che vi praticai, raccolsi parecchi frammenti di pentole vagamente disegnate, anse di forme differenti, parecchi pesi da telaio molto grandi, anelli di argilla ed un numero considerevole di fusaiuole. Ebbi pure molti resti d’ animali ed alcuni oggetti di bronzo.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Dovina

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Il Castelliere del Monte Dovina

L’altro incorona la vetta del M. Dovina (123 metri), che si spinge verso la valle del Dragogna, restringendola fortemente a mezzo d’un dosso calcare emergente alla sua base. Il castelliere é di forma elittica a duplice cinta ed ostende ancora qualche traccia di vallo. Nel terriccio nero vi abbondano i cocci.

Forse un altro ne esisteva su un’eminenza tra Monte e Puzzole, avendovi raccolto sopra un pendio argilloso un pajo di coltellini di selce, che giacevano alla superficie, dilavati dalla pioggia. La difficoltà di visitare accuratamente questa regione inospite, lontana da centri maggiori, ove si possa trovare ricovero, formata da un succedersi continuo di monti alti 300 a 450 metri e di profonde vallate, che obbligano ad un continuo faticosissimo salire e scendere, non mi permise un’indagine minuziosa, come sarebbe stato mio desiderio, di ogni eminenza, per vedere di riconoscervi tracce di qualche altro castelliere. Così da indicazioni raccolte, ch’io finora non ho potuto controllare, ne dovrebbe esistere uno presso Svabi a levante di Carcauzze, uno al di sopra di Costabona, uno sul monte che s’innalza a 340 metri tra Oscurus di sopra e di sotto, uno sul monte di 404 metri presso Berda, tra Cortivi e Brich, uno a Gradistia presso Chervoi ed uno a Gradigne. Kandler ne nota ancora uno a Momiano, uno presso Geme ed un terzo presso Trusche.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Sella

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Il Castelliere del Monte Sella

Nell’ampio tratto collinesco, intersecato da numerosi ruscelli, che s’estende fino al ciglio calcare, onde sono limitate l’estesa valle di Sicciole e le alluvioni del fiume Dragogna, non vennero constatati finora che due castellieri, di cui uno alle falde del M. Sella (183 metri) presso S. Pietro dell’Amata, assai deteriorato e difficile ad esplorarsi, causa il fitto bosco che lo ricopre. Solo in un punto ove venne intaccato dalla nuova strada, che svolgesi su pel suo fianco meridionale, si scorge lo strato di terriccio nero coi caratteristici cocci.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Paugnano

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Il Castelliere di Paugnano

Non molto in migliore stato trovasi il castelliere di Paugnano, un po’ a ponente della vetta culminante (406), ove in un bosco si possono seguire per circa 200 metri gli avanzi dell’argine, quale piccola elevazione del terreno ricoperta da erba, dalla quale solo qua e là sporgono le pietre. Esso era perfettamente piano ed aveva una periferia di circa 450 metri, per quanto le poche tracce esistenti ne permettano una misurazione approssimativa.

Presso Paugnano sporge un largo dosso arrotondato verso la valle sottostante, nominato M. Romano, ora ridotto a coltura sul quale scorgonsi enormi masse di macerie, ed ove scopronsi spesso resti di costruzioni romane. Per quanto cercassi però nei campi, non mi riesci di trovare alcun coccio preistorico.

Anche ad oriente del villaggio di Paugnano trovasi un grosso vallo, quasi trincea attraverso il dosso del monte. Non saprei a quale epoca riferire questo muro, eretto per impedire l’accesso al villaggio.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di S. Antonio

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Il Castelliere di S. Antonio

Ben poco, come dissi, si conservò del castelliere di S. Antonio, posto al di sopra dell’omonimo villaggio (357 metri). Ridotto in buona parte a coltura, le sue cinte sono quasi completamente distrutte, sicché non é possibile rilevarne la forma. Solo i cocci disseminati scarsamente per i campi, ci fanno fede dell’ esistenza dell’ uomo preistorico.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il castelliere di San Marco

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Il castelliere di San Marco

Chiunque si reca a Capodistria, scorge sopra un monte a mezzogiorno della città, una elevazione conica particolare. É il tumolo di S. Marco (226 metri), il più grande de’ nostri tumoli, misurando 210 metri di circonferenza ed alzandosi di circa 12 metri dal piano circostante. Lo riveste una vegetazione rigogliosa ed alla sua sommità giacciono le rovine di una vecchia cappella. Da un lato vi fu praticato uno scavo, col quale, a quanto mi venne raccontato, si sarebbero trovati carboni.

Nei campi intorno al tumolo veggonsi grandi ammassi di pietre, derivanti probabilmente dall’antico castelliere che vi sorgeva e che fu. completamente distrutto in seguito alle colture secolari, cui andò soggetto il terreno. In una vigna presso al tumolo, vidi un grosso strato di cenere e carboni con qualche coccio.

Riesce strana la scarsezza di castellieri nella zona arenaria di Capodistria e di Pirano in confronto al numero considerevole, che se ne incontra sui monti calcari e nel tratto di terreno marnoso a nord del Risano. Può darsi che parecchi sieno andati distrutti nel corso de’ secoli, per guisa che, non ostante accurate indagini, ora riesce impossibile constatarne l’esistenza. Ed appunto considerando quali tenui rimasugli mi riesci scoprire al M. S. Antonio ed a Paugnano, mercé dei quali potei stabilire la loro antica presenza, non credo improbabile che qualche altro ancora più deteriorato, sia sfuggito alle mie ricerche e che forse più tardi dalla fortuita scoperta di avanzi possa venir accertato. I territori di Capodistria e di Risano, colla loro alternanza di fertili valli, solcate da parecchi corsi d’acqua e di dossi interposti, che a poco a poco vanno elevandosi fino 300 a 400 metri d’altezza, offrivano certamente posizioni opportunissime allo stabilimento di castellieri.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Gradez di Valmorasa

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Il Castelliere di Gradez di Valmorasa

Sul monte, segnato nella carta dello Stato Maggiore col nome di Grades (509 metri) al di sopra di Valmorasa, sonvi resti molto incerti di un castelliere, del quale si conservò soltanto qualche traccia d’un vallo tra i due tumoli, che giacciono sulla vetta, 70 metri distanti tra di loro. Il maggiore di questi é alto 1,50 metri e ne misura in periferia 56, l’altro, appianato ed alto solo mezzo metro, ne ha 45 di circonferenza. Altri tre tumoli sono disseminati sull’altipiano, che stendesi verso Valmorasa, ed un sesto sulla cima del M. Gabrio (512) che vi sorge di faccia. Su alcuni di questi tumoli i pastori, approfittando dei sassi, hanno costruiti piccoli ripari contro il vento.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Prebeneg

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Il Castelliere di Prebeneg

Il castelliere inferiore, che per distinguerlo da quello di S. Servolo, nominerò di Prebeneg, dal sottoposto villaggio, é ancora più distrutto, causa i lavori agricoli, che ridussero il terreno ad una serie di ripiani, asportandone naturalmente il vallo. Con molta fatica si può ancora riconoscere la testata del muro, dalla parte di mezzogiorno per una lunghezza di circa 190 metri, in un lungo rialzo del terreno, che ci rappresenta l’antico vallo. Pare fosse molto ampio, quantunque riesca impossibile misurarne la periferia. Di conseguenza anche i cocci sono molto scarsi. Presentemente viene intersecato dalla strada che da S. Servolo conduce a Prebeneg.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Senosecchia

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Il Castelliere di Senosecchia

Il primo giace sur un colle di circa 700 metri d’altezza, che s’eleva a tergo di Senosecchia. Causa la costruzione di un vasto fortilizio medioevale, che ingombra tutta la vetta con un enorme ammasso di rovine, l’antico castelliere andò in buona parte distrutto, sicché solo dal lato di sud-est si può riconoscere l’argine per una lunghezza di circa 150 metri.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Gradisce

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Il Castelliere di Gradisce

 

Cinque chilometri circa a ponente noi incontriamo un altro castelliere a Gradisce presso Stiac, del quale però non si conservano che tracce molto incerte, essendo ridotto a prati ed a campi, nei quali non mi riesci di trovare alcun coccio. Per la sua posizione elevata di quasi 600 metri, dominante le valli dei torrenti Rassa e Branizza, come pure buon tratto di quella del Vippacco, vi si sarebbe prestato assai bene, al pari che il propinquo Tabor, ove si veggono i resti di un castello medioevale, ma non si può più riconoscere alcun vestigio di una stazione preistorica. L’esplorazione accurata della vasta zona di monti arenacei, che fiancheggiano la valle del Vippacco fino alla pianura friulana, darà senza dubbio la scoperta di parecchi altri castellieri, quantunque per la natura del terreno poco propizio alla loro conservazione, alquanto difficoltato ne sia l’accertamento. Così pare ne esista uno sopra la vetta, che si protende dal villaggio di Ersel, posto anch’esso in cima di un monte; altri forse giacciono sul lungo dosso di S. Pietro presso Gabria e su quello di S. Tibot presso Samarie.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Mihali

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Il Castelliere di Mihali

Per ovviare a questo inconveniente venne costruito su una dell’eminenze maggiori, al disopra dei casolari Mihali, un altro castelliere in miniatura, perfettamente circolare, che doveva servire da vedetta. E il più piccolo de’ castellieri finora conosciuti, non avendo che 97 metri di circonferenza, sebbene la sua costruzione sia identica agli altri, ed abbia una cinta larga 10 a 15 metri ed alta 1. La mancanza di terriccio nero e di cocci, fa supporre ch’ esso sia stato abitato, o piuttosto presidiato, solo in caso di guerra, godendosi da esso una vista illimitata su tutta la vallata del Vippacco fino ai piedi delle prealpi.

Tanto sulla vetta del monte Sunka (519 metri), che sorge a levante, che su quella del M. Vousniac (573 metri) a ponente, e sopra un’altra che trovasi appresso, giacciono tre tumoli di mediocre altezza.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Reifenberg

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Il Castelliere di Reifenberg 

Il colle isolato su cui torreggia il castello dei conti Lantieri a Reifenberg (1,50 metri), era pure in antico un castelliere, del quale però ben poco rimase fino ai giorni nostri, sicché ove non vi si incontrassero cocci preistorici nel nero terriccio, difficilmente si potrebbe constatare la sua esistenza.

Un tumolo colossale sorge poco lontano sul monte di Rabotniza (433 metri), che aperto qualche anno fa dai cerca tesori, presentò al suo centro una cassetta formata da lastre di pietra e contenente resti di un inumato e frammenti di pentole di argilla.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di San Daniele

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Il Castelliere di San Daniele

A poca distanza sorgeva un altro castelliere, quello di S. Daniele, che andò però in buona parte distrutto, per essere stato abitato dalle epoche remotissime fino al presente, sicché vi si trovano numerosi avanzi della dominazione romana e dei tempi feudali. Stanno ancora parzialmente in piedi le sue mura colle porte ed i baluardi e sul suo vertice s’ergono ancora i resti di un torrione. Di conseguenza é naturale che andassero distrutte le cinte dell’antico castelliere, dell’interna delle quali non rimase che un tratto di ripiano, e dell’esterna i resti del vallo rovesciato per una lunghezza di circa 200 metri.

Fin dal 1878 ci venne fatto di trovare un pajo di tombe della necropoli appartenente a questo castelliere, in un campo sottostante. Vi si raccolsero allora una bella cista a cordoni, la prima rinvenuta nella nostra provincia, qualche fibula della Certosa e ad arco laminare, alcuni anelli ed armille. Non essendosi praticati scavi sistematici, non é possibile stabilire se la necropoli si estenda maggiormente o se sia stata già distrutta coi lavori agricoli. Forse ricercando tra i filari di viti, si avrebbe la ventura di trovare altri sepolcri.

Oltre a queste tombe piane esistono nelle vicinanze due glandi tumoli, di cui uno sul M. Ostri al disopra dei casali di Cipi (diametro 25 metri, altezza 2 metri), che sembra ancora intatto, ed un altro ancora più colossale sul M. Skerlevec (430 metri), formato da grossi blocchi, del diametro di 31 metri ed alto 6 a 8 metri portante tracco evidenti di antica manomissione, crescendo alcuni alberi nella depressione centrale derivante dallo scavo.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Auber

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Il Castelliere di Auber  

Solo poche tracce incerte rimasero di quello di Auber, posto sur un’eminenza attualmente occupata dalle case del villaggio e dai campi, sui quali, testimoni del prisco castelliere, rinvengonsi pochi cocci sparsi.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Voischizza

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Il Castelliere di Voischizza

Molto deteriorato e quindi difficilmente riconoscibile, é il castelliere di Voischizza (327 metri), per esservi stato costruito in esso un castello medioevale, che ancora presentemente serve da casa parrocchiale ed una parte del villaggio. Non si conservarono che poche tracce del vallo e gli scarsi cocci che qua e là trovansi sparsi pei campi.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Scopo

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Il Castelliere di Scopo

Del pari il villaggio di Scopo trovasi fabbricato entro un castelliere (300 metri), che per tal modo andò quasi totalmente distrutto, e del quale più non si scorge che un breve tratto di vallo.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di S. Martino di Sdraussina

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Il Castelliere di S. Martino di Sdraussina

 

Un ultimo castelliere, del quale però assai poche tracce sono visibili, trovasi presso S. Martino (199 metri) al di sopra di Sdraussina. In un campo attiguo si rinvenne, un paio d’anni fa, un vaso con ossa di combusto, senza alcuna aggiunta.

Il pianoro, variamente accidentato, tra la catena centrale ed il margine settentrionale del nostro Carso, non offriva condizioni molto opportune allo stabilimento di castellieri e quindi non ne troviamo che un numero piuttosto limitato.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


ll Castelliere di Opicina

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ll Castelliere di Opicina

Kandler segna inoltre un castelliere sul monte di Opicina, ove ora sorge la vedetta della Società Alpina. Vi esistono si resti di grosse muraglie, che si prolungano lungo parecchie vette in direzione di Contovello, però io credo che si tratti piuttosto di mura divisorie di confine, anziché di castelliere, non essendomi riuscito di ritrovarvi alcun coccio, nonostante ripetute accuratissime ricerche. Del pari non ebbi alcun risultato dall’esplorazione di alcuni colli dei nostri dintorni, che per la loro posizione si sarebbero prestati egregiamente alla costruzione di castellieri, come quello di Metlica, sul quale si trovano tracce di vecchi edifizi, quello di Timignano, di Triestinicco, del Farneto e di altri.
I castellieri sono legati intimamente ai rilievi orografici, dai quali dipende in primo luogo la loro distribuzione topografica. Noi li riscontriamo quindi allineati solitamente lungo le catene montuose, mancando quasi totalmente nelle regioni pianeggianti o poco elevate. Essi presentano perciò una certa regolarità nella disposizione, ove le catene hanno un decorso regolare, com’é il caso sull’altipiano del Carso, si trovano all’incontro sparsi per lo più senz’ordine nella zona arenaria, in cui i monti seguono le tortuosità delle valli. Se osserviamo l’altipiano del Carso, che si estende tra Trieste e la conca arenacea della vallata del Vippacco, noi vi vediamo abbozzate due valli longitudinali, che seguono l’asse di sollevamento da sud-est a nord-ovest, divise da una catena montuosa, che cominciando nei pressi di Divaccia, decorre con un’ altezza di oltre 500 metri, ossia di 100 e l50 metri superiore al piano circostante, digradando a poco a poco in una serie di dossi minori fino a morire nella pianura friulana. I lati esterni di queste due lunghe valli, che probabilmente corrispondono alle due correnti sotterranee, in cui si raccolgono le acque meteoriche, che cadono sull’altipiano del Carso, ingrossate da quelle che vengono assorbite dalle voragini di S. Canziano e da altri imbuti minori, sono formati dalle elevazioni marginali, che accompagnano il ciglio dei due versanti. La catena centrale nel suo decorso verso nord-ovest va a poco a poco avvicinandosi al ciglio meridionale, fino a fondersi collo stesso nell’ultimo tratto verso Monfalcone. In quella vece a restringere la vallata opposta s’interpone una serie di dossi, dapprima con rilievi incerti, poi raggruppati al di là di Comen e di Goriansca, in un increspamento generale del terreno, della media altezza di 300 a 350 metri sul livello del mare e culminante al monte Terstel con 644 metri. Appunto su questi rilievi noi incontriamo la maggior parte dei castellieri dell’altipiano calcare, disposti con una certa regolarità, dovuta più che altro alle accidentalità al suolo. Si é già trattato di quelli che giacciono sul ciglio meridionale, compresi nel territorio politico di Trieste e quindi resta da dire di quelli distesi lungo la catena centrale ed il margine settentrionale. Ma prima di volgerci a questi, credo opportuno di parlare qui di due altri castellieri, che trovansi a poca distanza dal confine del nostro territorio.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


ll Castelliere di Conconello

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ll Castelliere di Conconello

Altrettanto distrutto é quello di Conconello (411 m.), del quale non scorgesi quasi più alcun vestigio e la cui esistenza ci viene rivelata unicamente dal terriccio nero e dagli scarsi cocci in esso contenuti.


Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Vrem

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Il Castelliere di Vrem

L’ altro si stende sulla collina alta 488 metri, che s’innalza a tergo del villaggio di Vrem inferiore (f. 5). Esso é ad una sola cinta, che se anche in buona parte ancora conservata, ed alta per lo più un metro e larga 8, porta tracce evidenti di aver servito anche in epoche posteriori per racchiudere il villaggio e l’antico castello, del quale si possono ancora riconoscere le fondamenta nella parte più elevata e pianeggiante del castelliere. Da ciò predominio di cocci romani e medioevali. La sua periferia é di circa 500 metri. Dal lato occidentale più depresso, ove il terreno é scaglionato e ridotto a prati, l’argine fu asportato; tutto il resto dello spazio inchiuso é rupestre ed abbandonato e viene ora imboscato a pini.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Famle

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Il Castelliere di Famle

Gli altri due giacciono un po’ più distanti e precisamente vicino al villaggio di Scofie. L’uno trovasi sul declivio di un monte di 454 metri, immediatamente sopra il villaggio di Famle, alla sponda destra del fiume Recca (T. X, f. 4). Là dove si unisce all’ altipiano del Carso che s’estende verso Divaccia, sorge un grande ammasso di pietre a forma di tumolo del diametro di 20 metri ed alto più di 8, d’onde scende d’ambo i lati il vallo per circa 100 metri, fino al ciglio delle rupi a mezzogiorno, che sovrastano al villaggio e dove per un tratto di 70 metri manca qualsiasi traccia di difesa artificiale. Il vallo é molto robusto ed alto 1,50 a 2 metri. Mentre un braccio di esso si arresta alle rupi, quello di ponente continua girandovi al disotto per un tratto di 35 metri. Nell’ interno del castelliere, che é di forma ovale, nonostante la forte pendenza, si raccolse copioso terriccio, sicché in parte venne utilizzato per formare alcuni campicelli.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Danne

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Il Castelliere di Danne

Altri tre castellieri trovansi nei dintorni di S. Canziano, di non grandi dimensioni. Il primo gli giace di faccia a mezzogiorno, sulla vetta del primo mammellone calcare del lungo dosso che divide la valle della Sussiza, confluente del Recca, da quella di Danne (T. X, f. 3), e precisamente al punto segnato con 508 della carta dello Stato Maggiore. Di forma quadrilatera-ovoidale, esso misura soli 170 metri di circonferenza ed é perfettamente piano, con un vallo bene conservato, alto 1 a 1,50 metri. Assai scarso vi é il terriccio al pari dei cocci, sicché non sembra essere stato abitato per lungo tempo. Forse era un semplice luogo di rifugio o serviva da vedetta, dominandosi da questo punto elevato un vastissimo territorio. Dalla parte di S. Canziano si scorgono alla sua base pochi resti di una cinta esterna, che racchiude un piccolo pianoro ascendente. Dall’opposta, ove il castelliere si annoda al dorso che protendesi verso il M. Ciucco, trovai alla distanza di circa mezzo chilometro presso un’altra vetta, alta 518 metri, qualche traccia indistinta di grosse mura, senza però rinvenirvi alcun coccio.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Gradisce

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Il Castelliere di Gradisce

Diviso da un’altra grande voragine la così detta valle della volpe (Lisizniza), s’estolle un altro monte (486 metri) sul quale esiste il piccolo villaggio, che ancora porta il nome di Gradisce (T. IX, f. 9). Questo é situato entro la cinta di un vasto castelliere, di quasi un chilometro di circonferenza, del quale però non si conservò il vallo che dal lato di settentrione e di ponente per una lunghezza di circa 330 metri. Il vallo largo 8 a 15 metri, lascia scorgere quale nucleo un muro di 1,5 di grossezza. A nord-est vedesi ancora un cumolo di macerie, alto 8 a 10 metri, derivante dalla rovina di un castello medioevale. Il centro del castelliere é occupato da un’ampia vallecola circolare di circa 800 metri di periferia, ridotta a coltura, al pari di buona parte dello spazio inchiuso nella sua cinta.

Non é in questo lavoro, destinato a trattare esclusivamente dei nostri castellieri e degli oggetti che vi si rinvengono, che possa occuparmi più diffusamente delle caverne e di chi vi teneva dimora. Tuttavia considerando che le grotte di S. Canziano trovansi al piede del castelliere e che furono abitate dall’epoca paleolitica fino ai tempi della trasmigrazione dei popoli, quindi contemporaneamente al castelliere, i cui abitanti vi soggiornavano per tempo più o meno lungo, non stimo fuor di luogo il farne un breve cenno, tanto più che gli avanzi raccoltivi vengono a completare quelli delle sedi epigee.

Gli estesi scavi praticati specialmente nella caverna Tominz, ci fornirono un copioso materiale abbracciante parecchie decine di secoli. Le periodiche inondazioni cui essa va soggetta e la susseguente deposizione di melma, hanno prodotto una precisa delimitazione dei singoli strati antropozoici, appartenenti ad epoche diverse. Oltre a ciò noi dobbiamo ad esse la conservazione di alcuni di quegli antichi abitatori, che sopraffatti dalle acque irruenti, non ebbero il tempo di mettersi in salvo, ed i cui avanzi ci vennero così fortunatamente conservati.

Ma ancora più di queste grotte vengono a completare la conoscenza degli abitanti di S. Canziano le due necropoli che s’ebbe la ventura di scoprire. Una di queste, posta sul pianoro tra Gradisce e S. Canziano in una piccola insenatura per cui passa il sentiero costruito dalla società alpina, é pur troppo quasi totalmente distrutta e quindi non ci diede che una quantità di frammenti di oggetti di bronzo e di ferro. Tuttavia anche da questi si poté constatare ch’ essa apparteneva ad un periodo un po’ tardo dell’epoca del ferro.

Molto bene conservata é all’incontro l’altra, che giace nella valle tra Gradisce e Bresez, anzi alle falde del colle su cui é fabbricato quest’ultimo. Quest’importante necropoli, nella quale apersi finora 322 tombe, per la maggior parte arcaiche, del principio cioé dell’epoca del ferro, ci fornì un ricco corredo funerario, che viene ad illustrare splendidamente quell’età remotissima e serve da complemento oltremodo pregevole a quanto ci viene rivelato dai castellieri. Non mi estendo qui maggiormente sugli oggetti fornitici da questa necropoli, avendo più volte occasione di parlarne in seguito nel corso di quest’ opera, ed essendo mio proposito di farne argomento di un lavoro speciale, nel quale tratterò di S. Canziano, delle sue grotte, de’ suoi castellieri e delle sue necropoli.

 

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di San Canziano

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Il Castelliere di San Canziano

E quivi giace S. Canziano sopra un’alta rupe (426 metri), che da tre lati scende a perpendicolo nella sottoposta voragine, sicché non abbisognava che da una sola parte di un breve tratto di muro per esser munito efficacemente contro qualsiasi attacco (T. X, f. 2). Le costruzioni posteriori hanno modificato parecchio l’aspetto primitivo del vasto castelliere, che misurava in periferia 950 metri; dappoiché fu successivamente arce validissima (Arae Augusti) al tempo romano, e castello ben forte nell’evo medio, e tuttora villaggio abitato da 136 persone. Tuttavia ancora benissimo si scorge, per circa 70 metri, il vallo che lo chiudeva dal lato d’onde era accessibile, ed il terriccio vi é nerissimo e ricco di resti d’ animali e delle industrie primitive. Così cogli scavi praticativi in più punti, ebbi numerosi frammenti di pentole variamente ornate, anelli di argilla, molte corna lavorate di cervo e capriuolo, ecc.

Il castelliere non potendo capire l’accresciuta popolazione, si estese pure al di là della briglia calcare che lo univa a Betania, occupando un vasto pianoro ed un altro colle, che s’innalza sul lato opposto della voragine minore. Anche quivi ebbi da un assaggio resti preistorici e romani.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Golaz

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Il Castelliere di Golaz

Appena verso Golaz, ove apresi il varco per cui passa la via che conduce a Pinguente, il paese é un po’ più popolato, e noi vi incontriamo sopra un monte alto 799 metri, i resti alquanto dubbi di un castelliere preistorico (T. IX, f. 10). La vetta del monto é una spianata occupata dagli avanzi di un castello medioevale, del quale si conservano del resto poche vestigia. Sei od otto metri più basso si trova un vallo circolare, alto 1,50 e lungo 170 metri, col relativo fosso che gira intorno al monte, meno che dalla parte di ponente, ove il declivio é assai ripido. Questo vallo appare ad ogni modo d’epoca posteriore essendo a cemento. Si scorgono ancora chiaramente le tracce d’una strada, che conduceva alla vetta, come puro si é conservato un pozzo. Tra il nero terriccio mi riesci di raccogliere qualche coccio di rozzo impasto. Una ventina di metri più basso, sten-desi una piccola spianata sulla quale fino a circa un secolo fa sorgeva una cappella. La visita di alcuni monti circostanti, sui quali si avrebbe potuto attendersi resti di antiche abitazioni, mi diede un risultato perfettamente negativo.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Orlic

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Il Castelliere del Monte Orlic

A cavaliere della romantica valle di Obrou, percorsa da due torrentelli, tra il villaggio omonimo e quello di Gradisce giace sul M. Orlic (666 metri) un ampio castelliere, alquanto male andato, non essendosi conservate che parte del vallo e la spianata della cinta superiore, laddove dell’ esterna non si veggono che poche tracce incerte (T. X, f. 1). Dalla parte di sud-est, che scende assai ripida nella sottoposta valle, manca ogni traccia di difesa, esistendo invece l’argine dal lato opposto per una lunghezza di 450 metri. Il terriccio vi é molto nero con cocci copiosi.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Oticina

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Il Castelliere di Oticina

All’incontro un bellissimo aspetto offre ancora il castelliere di Oticina (663 metri), posto anch’esso tra le due valli di Oticina e di Slivie (T. IX, f. 8). E un castelliere di 500 metri di circonferenza a duplice cinta, di cui l’interna assai deteriorata, l’esterna invece con un vallo in massima parte rovesciato, largo 5 a 20 metri, meno che dal lato volto a nord-ovest. Un bel ripiano erboso di 3 ad 8 metri segue tutt’intorno la cinta.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere del Monte Grisa di Bresovizza

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Il Castelliere del Monte Grisa di Bresovizza

Meglio riconoscibile, se anche fortemente deteriorato in seguito alle influenze atmosferiche, é il castelliere che circondava l’opposta vetta, detta M. Grisa, a poca distanza da Bresovizza (T. IX, f. 7). Quantunque le cinte sieno visibili specialmente da lontano, esse si confondono colle rocce che fanno irti i fianchi e la vetta del monte, denudato di vegetazione, meno che al lato orientale, ove i pini piantativi, formano già un bel bosco. Di non vaste dimensioni, misurando solo 270 metri di circonferenza, esso sovrasta da un lato la fertile valle di Bresovizza, il cui ruscello forniva V acqua necessaria a’ suoi abitanti. In corrispondenza alla sua natura rupestre, anche la spianata é strettissima e poco appariscente. Il terriccio vi é per la massima parte asportato ed i cocci sminuzzati giacciono qua e là tra le pietre.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Erpelle

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Il Castelliere di Erpelle

Presso alla vecchia strada che da Rodig conduce ad Erpelle, incontriamo poco lungi da quest’ultimo villaggio un castelliere, che presenta la particolarità di esser costruito quasi in piano (T. IX, f. 6). Esso é circondato tutt’intorno da sette vallicelle imbutiformi, tra le quali una colossale di circa 100 metri di diametro a pareti perpendicolari, sicché quantunque non costruito su alcuna vetta emergente, riusciva a sufficenza munito dalla natura del circostante terreno. I tratti tra le singole vallicelle erano difesi da un robustissimo muro della grossezza di due metri, che collo sfasciarsi produsse un argine largo 8 a 15 metri, ed alto tuttora 2 a 3 metri. Il castelliere del perimetro di 450 metri, é quasi piano e presenta una bella spianata circolare, con terriccio nerissimo e cocci copiosi. Va inoltre notato che la precitata vallicella o piuttosto voragine, possiede al fondo una grotta bene illuminata, alla cui entrata vedonsi tracce di antico muro, e parecchi ripari sotto le alte rocce a strapiombo, che, come al presente ai pastori, offrivano certamente, all’occasione, anche agli abitanti del castelliere, rifugio e gradito ricovero.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Cacice

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Il Castelliere di Cacice

In istato molto migliore, per giacere in terreno calcare, é il castelliere (T. IX, f. 5) che sorge di faccia sul lungo dorso (609 metri), che si stende lungo la linea della ferrata tra il villaggio di Cacice e Rodig. Esso comprende tre vette ed é quindi di considerevoli dimensioni, avendo una lunghezza di quasi 500 metri, ed una larghezza di 60 a 100. La sua costruzione é un po’ complicata e differisce alquanto dal solito tipo. Le due vette più meridionali sono circondate tutt’ all’ intorno da un vallo della lunghezza di 550 metri, alto 0.5 ad 1 metro e largo 6 a 15, mancante solo per brevi tratti. Lo spazio racchiuso viene diviso da un forte argine trasversale, che si prolunga ancora per 40 metri fuori del castelliere giù pel pendìo del monte. Resti di un altro vallo interno più debole scorgonsi pure sul versante volto a ponente. Lungo il dorso che va dolcemente elevandosi verso l’estremità settentrionale, non esiste il vallo che dal lato occidentale per una lunghezza di 210 metri, laddove dall’ opposto, assai ripido, non se ne vede che qualche traccia.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.


Il Castelliere di Colombania

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Il Castelliere di Colombania

Seguendo la serie di vette, per lo più densamente imboscate a querce, carpini e ginepri, che si succedono in direzione di ponente, incontriamo a circa un chilometro e mezzo da quello di Marcovaz, un altro castelliere, che s’erge sulla valle di Sicciole al di sopra della stanzia Gabrielli, presso Colombanía (T. IX, f. 4), e che é di mediocri dimensioni e molto bene conservato. Di forma ovale (diametro 190 metri per 90) possiede una cinta lunga 410 metri, alla quale se ne aggiunge un’altra dalla parte prospettante il mare, distante da quella solo 20 metri. Il vallo, largo 5 ad 8 metri ed alto 1 ad 1,50, lascia riconoscere un muro della grossezza di metri l.50. Il terreno inchiuso nella cinta, ripido dalla parte di terra, quasi piano dall’ opposta, é oltremodo rupestre e con poco terriccio, sebbene i cocci sieno piuttosto frequenti. Credo opportuno di non estendere maggiormente da questo lato i confini del distretto, che mi proposi di trattare nel presente lavoro, tralasciando quindi di parlare dei castellieri di Salvore e di Umago, sebbene giacenti a non molta distanza. Ritornando all’altipiano, che s’estende ad oriente di Trieste, noi troviamo un paese che presenta due aspetti del tutto diversi, secondo che il suolo consta di arenaria o di calcare. La zona marno-arenacea occupa un territorio largo da 10 a 12 chilometri, che va sempre più restringendosi verso sud-est, ove si riduce ad una striscia di neppure mezzo chilometro, limitata ancor maggiormente dall’ emersione di alcuni banchi di calcare numinolitico nei pressi di Studena. Questa zona ci rappresenta dall’ un lato l’ampia valle del fiume Recca o Timavo superiore, che dopo un corso di 48 chilometri, s’inabissa nella voragine di S. Canziano; dall’altro quella del fiume Recina, che rinserrato tra monti scoscesi, scorre a mezzogiorno, sboccando in mare nel porto di Fiume. Il Recca riceve numerosi affluenti alla sponda sinistra, pochissimi all’ incontro alla destra, essendo da questo lato molto più ristretto il suo territorio idrico. Ma non tutte le acque in esso si versano, ché quelle che scendono dal versante meridionale dei monti, che accompagnano la sua sponda sinistra, si raccolgono in una serie di piccoli ruscelli, che dopo aver solcato altrettante vallicelle, giunti che sono a toccare il terreno calcare, ripetono, se anche in proporzioni meno grandiose, quanto avviene colla corrente principale, inabissandosi cioé in più o meno ampie caverne, o perdendosi tra le screpolature del suolo. Questa regione, che consta di monti alti 600 a 800 e più metri, con profonde valli spesso assai tortuose, é per la maggior parte densamente imboscata di querce e d’olmi nei tratti inferiori, di faggi e di betulle nei superiori. Ben diverso ci si presenta il terreno calcare colle sue distese pietrose senza sviluppo di valli, colle sue numerose voragini inbutiformi, colla sua assoluta mancanza d’acqua. É quindi una regione oltremodo sterile con vegetazione stentata, ove dominano le nude rocce dentellate. Essa viene limitata a mezzogiorno da monti elevati di 800 a 1000 metri, ove appena a quest’altezza si trovano boschi estesi di faggi e vasti prati con carattere quasi subalpino.

Tratto da: Carlo de Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, in Atti del Museo civico di Storia naturale, Trieste 1903.