Trieste: Piazza Carlo Goldoni. Casa Caccia.

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Trieste: Piazza Carlo Goldoni. Casa Caccia.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Carlo Goldoni.
Casa Caccia: Nel 1875 Berlam progettò il più impegnativo, dal punto di vista architettonico, dei palazzi commissionatigli da Antonio Caccia, un importante mercante, collezionista e benefattore svizzero triestino di adozione. L’edificio conteneva vari uffici ed abitazioni oltre allo “scrittoio”, come erano chiamati gli uffici del committente Antonio Caccia

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Trieste: Piazza Carlo Goldoni.
Casa Caccia: Nel 1875 Berlam progettò il più impegnativo, dal punto di vista architettonico, dei palazzi commissionatigli da Antonio Caccia, un importante mercante, collezionista e benefattore svizzero triestino di adozione. L’edificio conteneva vari uffici ed abitazioni oltre allo “scrittoio”, come erano chiamati gli uffici del committente Antonio Caccia

Trieste: Piazza Dalmazia 1. Casa Nussa.

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Trieste: Piazza Dalmazia 1. Casa Nussa.
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Trieste: Piazza Dalmazia 1.
Casa Nussa del 1785. Fatta costruire dal greco Antonio Nussa. Dieci anni più tardi venne rialzata di un piano. Nel 1817 diventò di proprietà di Nicolò di Demetrio e Giorgio Sidro Nussa. Fu poi ereditata dalla famiglia di Demetrio.

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Casa Nussa del 1785. Fatta costruire dal greco Antonio Nussa. Dieci anni più tardi venne rialzata di un piano. Nel 1817 diventò di proprietà di Nicolò di Demetrio e Giorgio Sidro Nussa. Fu poi ereditata dalla famiglia di Demetrio.

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Casa Nussa del 1785. Fatta costruire dal greco Antonio Nussa. Dieci anni più tardi venne rialzata di un piano. Nel 1817 diventò di proprietà di Nicolò di Demetrio e Giorgio Sidro Nussa. Fu poi ereditata dalla famiglia di Demetrio.

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Casa Nussa del 1785. Fatta costruire dal greco Antonio Nussa. Dieci anni più tardi venne rialzata di un piano. Nel 1817 diventò di proprietà di Nicolò di Demetrio e Giorgio Sidro Nussa. Fu poi ereditata dalla famiglia di Demetrio.

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Casa Nussa del 1785. Fatta costruire dal greco Antonio Nussa. Dieci anni più tardi venne rialzata di un piano. Nel 1817 diventò di proprietà di Nicolò di Demetrio e Giorgio Sidro Nussa. Fu poi ereditata dalla famiglia di Demetrio.

Trieste: Via Gioacchino Rossini sul Canal Grande. Palazzo Gopcevich.

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Trieste: Palazzo Gopcevich.
Palazzo Gopcevich è quasi sicuramente uno dei più appariscenti della città. Fu costruito tra il 1847 e il 1850 su progetto di Giovanni Berlam in puro stile eclettico, ispirandosi al Palazzo Ducale di Venezia, su commissione di Spiridione Gopcevich un ricco commerciante della comunità serbortodossa, che vi abitò per vent’anni. Per i nuovi proprietari il Palazzo era troppo grande, quindi fu diviso in due, metà verso il Canale di Ponterosso e metà verso via Machiavelli, oggi con “Palazzo Gopcevich” ci si riferisce a quella verso il Canale. Nel 1921 diventò sede della Compagnia di Assicurazioni Danubio , poi nel 1928 della Cassa Marittima Adriatica, una mutua molto ambita e nel 1999 fu comprato dal Comune per farne un Museo del Teatro.La facciata rispecchia gusto e cultura del Romanticismo e riprende il motivo ornamentale del Palazzo Ducale di Venezia, bicromia a motivi geometrici, arricchita da nicchie contenenti quattro sculture e nastri, scudi e profili in medaglioni di stucco. Spiridione Gopcevich volle onorare quattro eroi della Serbia ponendo le loro immagini nelle nicchie al primo piano sulla facciata del suo palazzo. Rappresentano, secondo alcuni, il conte Zrinnski e consorte, a sinistra, ed il conte Kristofer Frankopan (Cristoforo Frangipane) e consorte, a destra. Ma secondo altri esperti, i quattro personaggi sarebbero gli eroi della battaglia di Kossovo Poljo, Campo dei Merli, combattuta tra Serbi e Turchi il 15 giugno del 1389: il principe Lazzar Grabljanovich, sua moglie Milica e il condottiero Milos Obilic e un’anonima crocerossina che ebbe cura dei feriti sul campo di battaglia). L’edificio ha un asse di simmetria, infatti il portone centrale è sormontato da un balcone con parapetto e balaustra, sostenuto da cavalli alati e specularmente così anche i due portoni laterali. Le sale interne presentano varie decorazioni in stucco ai soffitti e pavimenti in parquet con intarsi, mentre il grande scalone che si apre dall’ingresso è in marmo. Come detto nel Palazzo ha sede il Museo Teatrale, intitolato a Carlo Schmidl, editore musicale e collezionista che si impegnò per la sua realizzazione. La prima sede del Museo, dal 1924 al 1991, fu il Teatro Verdi, poi durante il suo restauro fu trasferito al Palazzo Morpurgo e infine nel 2006 definitivamente in Palazzo Gopcevich. Il museo è incentrato sulla storia teatrale e musicale che ha caratterizzato la città di Trieste durante gli ultimi secoli. Sono conservate locandine, fotografie, costumi di scena, testimonianze riguardanti le vicende dei teatri, strumenti musicali, quali un piano forte, un armonium, e altri strumenti meccanici. Una biblioteca importante a livello internazionale è presente nel museo, contando inoltre un vasta collezione di manifesti e programmi. Nel Palazzo si trova anche la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con 2.507.376 fotogrammi e 4914 Gb di foto digitali, consultabili però solo su appuntamento (da:danieledemarco.com)

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Trieste: Palazzo Gopcevich.
Palazzo Gopcevich è quasi sicuramente uno dei più appariscenti della città. Fu costruito tra il 1847 e il 1850 su progetto di Giovanni Berlam in puro stile eclettico, ispirandosi al Palazzo Ducale di Venezia, su commissione di Spiridione Gopcevich un ricco commerciante della comunità serbortodossa, che vi abitò per vent’anni. Per i nuovi proprietari il Palazzo era troppo grande, quindi fu diviso in due, metà verso il Canale di Ponterosso e metà verso via Machiavelli, oggi con “Palazzo Gopcevich” ci si riferisce a quella verso il Canale. Nel 1921 diventò sede della Compagnia di Assicurazioni Danubio , poi nel 1928 della Cassa Marittima Adriatica, una mutua molto ambita e nel 1999 fu comprato dal Comune per farne un Museo del Teatro.La facciata rispecchia gusto e cultura del Romanticismo e riprende il motivo ornamentale del Palazzo Ducale di Venezia, bicromia a motivi geometrici, arricchita da nicchie contenenti quattro sculture e nastri, scudi e profili in medaglioni di stucco. Spiridione Gopcevich volle onorare quattro eroi della Serbia ponendo le loro immagini nelle nicchie al primo piano sulla facciata del suo palazzo. Rappresentano, secondo alcuni, il conte Zrinnski e consorte, a sinistra, ed il conte Kristofer Frankopan (Cristoforo Frangipane) e consorte, a destra. Ma secondo altri esperti, i quattro personaggi sarebbero gli eroi della battaglia di Kossovo Poljo, Campo dei Merli, combattuta tra Serbi e Turchi il 15 giugno del 1389: il principe Lazzar Grabljanovich, sua moglie Milica e il condottiero Milos Obilic e un’anonima crocerossina che ebbe cura dei feriti sul campo di battaglia). L’edificio ha un asse di simmetria, infatti il portone centrale è sormontato da un balcone con parapetto e balaustra, sostenuto da cavalli alati e specularmente così anche i due portoni laterali. Le sale interne presentano varie decorazioni in stucco ai soffitti e pavimenti in parquet con intarsi, mentre il grande scalone che si apre dall’ingresso è in marmo. Come detto nel Palazzo ha sede il Museo Teatrale, intitolato a Carlo Schmidl, editore musicale e collezionista che si impegnò per la sua realizzazione. La prima sede del Museo, dal 1924 al 1991, fu il Teatro Verdi, poi durante il suo restauro fu trasferito al Palazzo Morpurgo e infine nel 2006 definitivamente in Palazzo Gopcevich. Il museo è incentrato sulla storia teatrale e musicale che ha caratterizzato la città di Trieste durante gli ultimi secoli. Sono conservate locandine, fotografie, costumi di scena, testimonianze riguardanti le vicende dei teatri, strumenti musicali, quali un piano forte, un armonium, e altri strumenti meccanici. Una biblioteca importante a livello internazionale è presente nel museo, contando inoltre un vasta collezione di manifesti e programmi. Nel Palazzo si trova anche la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con 2.507.376 fotogrammi e 4914 Gb di foto digitali, consultabili però solo su appuntamento (da:danieledemarco.com)

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Palazzo Gopcevich è quasi sicuramente uno dei più appariscenti della città. Fu costruito tra il 1847 e il 1850 su progetto di Giovanni Berlam in puro stile eclettico, ispirandosi al Palazzo Ducale di Venezia, su commissione di Spiridione Gopcevich un ricco commerciante della comunità serbortodossa, che vi abitò per vent’anni. Per i nuovi proprietari il Palazzo era troppo grande, quindi fu diviso in due, metà verso il Canale di Ponterosso e metà verso via Machiavelli, oggi con “Palazzo Gopcevich” ci si riferisce a quella verso il Canale. Nel 1921 diventò sede della Compagnia di Assicurazioni Danubio , poi nel 1928 della Cassa Marittima Adriatica, una mutua molto ambita e nel 1999 fu comprato dal Comune per farne un Museo del Teatro.La facciata rispecchia gusto e cultura del Romanticismo e riprende il motivo ornamentale del Palazzo Ducale di Venezia, bicromia a motivi geometrici, arricchita da nicchie contenenti quattro sculture e nastri, scudi e profili in medaglioni di stucco. Spiridione Gopcevich volle onorare quattro eroi della Serbia ponendo le loro immagini nelle nicchie al primo piano sulla facciata del suo palazzo. Rappresentano, secondo alcuni, il conte Zrinnski e consorte, a sinistra, ed il conte Kristofer Frankopan (Cristoforo Frangipane) e consorte, a destra. Ma secondo altri esperti, i quattro personaggi sarebbero gli eroi della battaglia di Kossovo Poljo, Campo dei Merli, combattuta tra Serbi e Turchi il 15 giugno del 1389: il principe Lazzar Grabljanovich, sua moglie Milica e il condottiero Milos Obilic e un’anonima crocerossina che ebbe cura dei feriti sul campo di battaglia). L’edificio ha un asse di simmetria, infatti il portone centrale è sormontato da un balcone con parapetto e balaustra, sostenuto da cavalli alati e specularmente così anche i due portoni laterali. Le sale interne presentano varie decorazioni in stucco ai soffitti e pavimenti in parquet con intarsi, mentre il grande scalone che si apre dall’ingresso è in marmo. Come detto nel Palazzo ha sede il Museo Teatrale, intitolato a Carlo Schmidl, editore musicale e collezionista che si impegnò per la sua realizzazione. La prima sede del Museo, dal 1924 al 1991, fu il Teatro Verdi, poi durante il suo restauro fu trasferito al Palazzo Morpurgo e infine nel 2006 definitivamente in Palazzo Gopcevich. Il museo è incentrato sulla storia teatrale e musicale che ha caratterizzato la città di Trieste durante gli ultimi secoli. Sono conservate locandine, fotografie, costumi di scena, testimonianze riguardanti le vicende dei teatri, strumenti musicali, quali un piano forte, un armonium, e altri strumenti meccanici. Una biblioteca importante a livello internazionale è presente nel museo, contando inoltre un vasta collezione di manifesti e programmi. Nel Palazzo si trova anche la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con 2.507.376 fotogrammi e 4914 Gb di foto digitali, consultabili però solo su appuntamento (da:danieledemarco.com)

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Palazzo Gopcevich è quasi sicuramente uno dei più appariscenti della città. Fu costruito tra il 1847 e il 1850 su progetto di Giovanni Berlam in puro stile eclettico, ispirandosi al Palazzo Ducale di Venezia, su commissione di Spiridione Gopcevich un ricco commerciante della comunità serbortodossa, che vi abitò per vent’anni. Per i nuovi proprietari il Palazzo era troppo grande, quindi fu diviso in due, metà verso il Canale di Ponterosso e metà verso via Machiavelli, oggi con “Palazzo Gopcevich” ci si riferisce a quella verso il Canale. Nel 1921 diventò sede della Compagnia di Assicurazioni Danubio , poi nel 1928 della Cassa Marittima Adriatica, una mutua molto ambita e nel 1999 fu comprato dal Comune per farne un Museo del Teatro.La facciata rispecchia gusto e cultura del Romanticismo e riprende il motivo ornamentale del Palazzo Ducale di Venezia, bicromia a motivi geometrici, arricchita da nicchie contenenti quattro sculture e nastri, scudi e profili in medaglioni di stucco. Spiridione Gopcevich volle onorare quattro eroi della Serbia ponendo le loro immagini nelle nicchie al primo piano sulla facciata del suo palazzo. Rappresentano, secondo alcuni, il conte Zrinnski e consorte, a sinistra, ed il conte Kristofer Frankopan (Cristoforo Frangipane) e consorte, a destra. Ma secondo altri esperti, i quattro personaggi sarebbero gli eroi della battaglia di Kossovo Poljo, Campo dei Merli, combattuta tra Serbi e Turchi il 15 giugno del 1389: il principe Lazzar Grabljanovich, sua moglie Milica e il condottiero Milos Obilic e un’anonima crocerossina che ebbe cura dei feriti sul campo di battaglia). L’edificio ha un asse di simmetria, infatti il portone centrale è sormontato da un balcone con parapetto e balaustra, sostenuto da cavalli alati e specularmente così anche i due portoni laterali. Le sale interne presentano varie decorazioni in stucco ai soffitti e pavimenti in parquet con intarsi, mentre il grande scalone che si apre dall’ingresso è in marmo. Come detto nel Palazzo ha sede il Museo Teatrale, intitolato a Carlo Schmidl, editore musicale e collezionista che si impegnò per la sua realizzazione. La prima sede del Museo, dal 1924 al 1991, fu il Teatro Verdi, poi durante il suo restauro fu trasferito al Palazzo Morpurgo e infine nel 2006 definitivamente in Palazzo Gopcevich. Il museo è incentrato sulla storia teatrale e musicale che ha caratterizzato la città di Trieste durante gli ultimi secoli. Sono conservate locandine, fotografie, costumi di scena, testimonianze riguardanti le vicende dei teatri, strumenti musicali, quali un piano forte, un armonium, e altri strumenti meccanici. Una biblioteca importante a livello internazionale è presente nel museo, contando inoltre un vasta collezione di manifesti e programmi. Nel Palazzo si trova anche la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con 2.507.376 fotogrammi e 4914 Gb di foto digitali, consultabili però solo su appuntamento (da:danieledemarco.com)

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Trieste: Palazzo Gopcevich.
Palazzo Gopcevich è quasi sicuramente uno dei più appariscenti della città. Fu costruito tra il 1847 e il 1850 su progetto di Giovanni Berlam in puro stile eclettico, ispirandosi al Palazzo Ducale di Venezia, su commissione di Spiridione Gopcevich un ricco commerciante della comunità serbortodossa, che vi abitò per vent’anni. Per i nuovi proprietari il Palazzo era troppo grande, quindi fu diviso in due, metà verso il Canale di Ponterosso e metà verso via Machiavelli, oggi con “Palazzo Gopcevich” ci si riferisce a quella verso il Canale. Nel 1921 diventò sede della Compagnia di Assicurazioni Danubio , poi nel 1928 della Cassa Marittima Adriatica, una mutua molto ambita e nel 1999 fu comprato dal Comune per farne un Museo del Teatro.La facciata rispecchia gusto e cultura del Romanticismo e riprende il motivo ornamentale del Palazzo Ducale di Venezia, bicromia a motivi geometrici, arricchita da nicchie contenenti quattro sculture e nastri, scudi e profili in medaglioni di stucco. Spiridione Gopcevich volle onorare quattro eroi della Serbia ponendo le loro immagini nelle nicchie al primo piano sulla facciata del suo palazzo. Rappresentano, secondo alcuni, il conte Zrinnski e consorte, a sinistra, ed il conte Kristofer Frankopan (Cristoforo Frangipane) e consorte, a destra. Ma secondo altri esperti, i quattro personaggi sarebbero gli eroi della battaglia di Kossovo Poljo, Campo dei Merli, combattuta tra Serbi e Turchi il 15 giugno del 1389: il principe Lazzar Grabljanovich, sua moglie Milica e il condottiero Milos Obilic e un’anonima crocerossina che ebbe cura dei feriti sul campo di battaglia). L’edificio ha un asse di simmetria, infatti il portone centrale è sormontato da un balcone con parapetto e balaustra, sostenuto da cavalli alati e specularmente così anche i due portoni laterali. Le sale interne presentano varie decorazioni in stucco ai soffitti e pavimenti in parquet con intarsi, mentre il grande scalone che si apre dall’ingresso è in marmo. Come detto nel Palazzo ha sede il Museo Teatrale, intitolato a Carlo Schmidl, editore musicale e collezionista che si impegnò per la sua realizzazione. La prima sede del Museo, dal 1924 al 1991, fu il Teatro Verdi, poi durante il suo restauro fu trasferito al Palazzo Morpurgo e infine nel 2006 definitivamente in Palazzo Gopcevich. Il museo è incentrato sulla storia teatrale e musicale che ha caratterizzato la città di Trieste durante gli ultimi secoli. Sono conservate locandine, fotografie, costumi di scena, testimonianze riguardanti le vicende dei teatri, strumenti musicali, quali un piano forte, un armonium, e altri strumenti meccanici. Una biblioteca importante a livello internazionale è presente nel museo, contando inoltre un vasta collezione di manifesti e programmi. Nel Palazzo si trova anche la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con 2.507.376 fotogrammi e 4914 Gb di foto digitali, consultabili però solo su appuntamento (da:danieledemarco.com)

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Trieste: Piazza dell’Unità d’Italia.
Palazzo Stratti in stile tardo neoclassico, progettato dall’architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del mercante di panni greco Nicolò Stratti, personaggio di spicco dei primi dell’ottocento. Stratti fu negoziante di Borsa, membro dell’Unione di Beneficienza, fondatore dell’Istituto dei Poveri, direttore del Teatro Nuovo e capitano della Milizia Civica Territoriale).
Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Palazzo Stratti in stile tardo neoclassico, progettato dall’architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del mercante di panni greco Nicolò Stratti, personaggio di spicco dei primi dell’ottocento. Stratti fu negoziante di Borsa, membro dell’Unione di Beneficienza, fondatore dell’Istituto dei Poveri, direttore del Teatro Nuovo e capitano della Milizia Civica Territoriale).
Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Palazzo Stratti in stile tardo neoclassico, progettato dall’architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del mercante di panni greco Nicolò Stratti, personaggio di spicco dei primi dell’ottocento. Stratti fu negoziante di Borsa, membro dell’Unione di Beneficienza, fondatore dell’Istituto dei Poveri, direttore del Teatro Nuovo e capitano della Milizia Civica Territoriale).
Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Palazzo Stratti in stile tardo neoclassico, progettato dall’architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del mercante di panni greco Nicolò Stratti, personaggio di spicco dei primi dell’ottocento. Stratti fu negoziante di Borsa, membro dell’Unione di Beneficienza, fondatore dell’Istituto dei Poveri, direttore del Teatro Nuovo e capitano della Milizia Civica Territoriale).
Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Palazzo Stratti in stile tardo neoclassico, progettato dall’architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del mercante di panni greco Nicolò Stratti, personaggio di spicco dei primi dell’ottocento. Stratti fu negoziante di Borsa, membro dell’Unione di Beneficienza, fondatore dell’Istituto dei Poveri, direttore del Teatro Nuovo e capitano della Milizia Civica Territoriale).
Nel 1846, per difficoltà finanziarie dello Stratti, il palazzo, costato 500 mila fiorini d’oro, passò in proprietà alle Assicurazioni Generali per 400.000 fiorini e nel 1872 fu attuata una ristrutturazione radicale della facciata su progeto degli architetti Geiringer e Righetti.
Al piano terreno dell’edificio c’è lo storico Caffè degli Specchi inaugurato nel 1839 ma completato solamente nel 1846 quando la proprietà del palazzo passò alle Assicurazioni Generali.
Il fastigio di Palazzo Stratti (precedentemente montato sulla facciata postica e spostato nel 1872) con la figura allegorica di Trieste tra varie rappresentazioni di arti, industria, navigazione, commercio e novità tecnologiche, come la locomotiva di George Stephenson che nel 1837 fornì all’Austria che in quel periodo stava creando la sua rete ferroviaria. Oltre alla locomotiva, ci sono una ruota dentata, una incudine con un martello, una pinza e una ancora, come allegorie al progresso tecnologico, il tutto a destra della figura di donna che rappresenta Trieste. A sinistra ci sono una colonna e un capitello sormontato da una civetta sacra a Minerva, una cetra, un busto e una tavolozza da pittore, come allegorie delle arti e dello sviluppo culturale della città. L’opera è dello scultore Pietro Zandomeneghi.

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Palazzo Modello: Nel XIX secolo l’antica Piazza Grande di derivazione veneziana cedette il posto, in nome delle nuove esigenze direzionali, all’evoluzione di una città commerciale in continua espansione, offuscando con una totale ristrutturazione degli spazi urbani il ricordo del predominio patrizio. Sul fondo della cappella civica di S.Pietro, voluta dall’esule ghibellino Pietro Onorati, sorse nel 1871 e su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni, la nuova espressione dell’intraprendenza triestina: Palazzo Modello. L’originaria chiesetta, sede dei dibattimenti di giustizia civile in epoca medievale, andò in rovina fino a quando non si decise di affiancarle, in occasione della fine della peste nel 1602, la cappella di S. Rocco. Demolita la prima nel 1822, la seconda sopravvisse fino al 1869 quando la Compagnia delle Assicurazioni Generali si offrì di erigere in sua vece uno stabile più dignitoso ubicando la chiesa in loco più idoneo. La proposta venne però rifiutata e nel 1870 il Comune mise in vendita il fondo al miglior offerente. Alla fine, il palazzo fu costruito su commissione del Comune, su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni tra il 1870 e il 1873.
La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)

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Palazzo Modello: Nel XIX secolo l’antica Piazza Grande di derivazione veneziana cedette il posto, in nome delle nuove esigenze direzionali, all’evoluzione di una città commerciale in continua espansione, offuscando con una totale ristrutturazione degli spazi urbani il ricordo del predominio patrizio. Sul fondo della cappella civica di S.Pietro, voluta dall’esule ghibellino Pietro Onorati, sorse nel 1871 e su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni, la nuova espressione dell’intraprendenza triestina: Palazzo Modello. L’originaria chiesetta, sede dei dibattimenti di giustizia civile in epoca medievale, andò in rovina fino a quando non si decise di affiancarle, in occasione della fine della peste nel 1602, la cappella di S. Rocco. Demolita la prima nel 1822, la seconda sopravvisse fino al 1869 quando la Compagnia delle Assicurazioni Generali si offrì di erigere in sua vece uno stabile più dignitoso ubicando la chiesa in loco più idoneo. La proposta venne però rifiutata e nel 1870 il Comune mise in vendita il fondo al miglior offerente. Alla fine, il palazzo fu costruito su commissione del Comune, su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni tra il 1870 e il 1873.
La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)

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La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)

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La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)

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Palazzo Modello: Nel XIX secolo l’antica Piazza Grande di derivazione veneziana cedette il posto, in nome delle nuove esigenze direzionali, all’evoluzione di una città commerciale in continua espansione, offuscando con una totale ristrutturazione degli spazi urbani il ricordo del predominio patrizio. Sul fondo della cappella civica di S.Pietro, voluta dall’esule ghibellino Pietro Onorati, sorse nel 1871 e su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni, la nuova espressione dell’intraprendenza triestina: Palazzo Modello. L’originaria chiesetta, sede dei dibattimenti di giustizia civile in epoca medievale, andò in rovina fino a quando non si decise di affiancarle, in occasione della fine della peste nel 1602, la cappella di S. Rocco. Demolita la prima nel 1822, la seconda sopravvisse fino al 1869 quando la Compagnia delle Assicurazioni Generali si offrì di erigere in sua vece uno stabile più dignitoso ubicando la chiesa in loco più idoneo. La proposta venne però rifiutata e nel 1870 il Comune mise in vendita il fondo al miglior offerente. Alla fine, il palazzo fu costruito su commissione del Comune, su progetto dell’architetto Giuseppe Bruni tra il 1870 e il 1873.
La realizzazione del progetto destinato ad ospitare un albergo ed altre attività fu esempio di decoro ed eleganza nella rivisitazione del nuovo corredo cittadino, il progetto passò attraverso due distinte fasi che videro i primi disegni della facciata, risalenti al gennaio 1870, modificarsi da una semplice struttura a quattro piani e sei luci ad una struttura più complessa caratterizzata da un’ornamentazione di gusto palladiano. Lo stile si prestava infatti “il più adatto a spronare gli altri ad abbellire la città”. Il palazzo fu subito affittato ad uso locanda, l’Hotel Delorme (gestito dal francese Antonio Delorme, già cuoco del Barone Pasquale Revoltella), albergo prestigioso con stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose, servizi igienici ad ogni piano, ristorante e vista sul mare e sulla piazza e aveva prezzi contenuti. Nel 1912 l’Hotel Delorme cessò l’attività ed i suoi ambienti furono trasformati in uffici ad uso del Comune. Il 18 luglio 1918. La k.k. Priv. Allgemeine Verkehrsbank di Vienna chiede che la sezione edile di Trieste, previo esame dei disegni prodotti, dia il suo benestare in merito all’esecuzione di lavori di adattamento da effettuarsi nei locali presi in affitto al pianterreno dello stabile comunale di via del Teatro n.5.
Il 13 agosto 1918 il Magistrato Civico, visionati i progetti, con Decreto n. IV-144/1-18, accorda il permesso di eseguire tali lavori negli ambienti d’angolo dell’immobile prospettanti piazza Francesco Giuseppe I (già) e Capo di Piazza. Tra le clausole che vincolano l’autorizzazione a procedere: le modifiche, effettuate sotto la direzione e sorveglianza dell’ing. Mario Picciola, non devono compromettere la stabilità dell’edificio; le decorazioni interne, in legno, da applicare nei vani dei fori devono armonizzarsi con l’architettura delle facciate; l’estetica delle medesime facciate non deve essere compromessa in alcun modo. Nel 1965 il fabbricato fu oggetto di una prima ristrutturazione. Nel 2002 l’edificio, nuovamente in restauro, fu devastato da un incendio. L’ultimo piano del palazzo è arricchito da statue (Telamoni) scolpite nell’atto di toccarsi le parti intime in gesto scaramantico. (da: biblioteche. comune)

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Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

Trieste – Ferdinandeo, 1914 – militari del 4° Reggimento Bosno-Erzegovese

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1914 Ferdinandeo - militari del 4° Reggimento Bosno-Erzegovese. 
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Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

Trieste – Corso Cavour con la neve, primi anni ’60

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Corso Cavour con la neve, primi anni 60. Coll. Giancarla Scubini

CAVOUR, corso, Città Nuova-Barriera Nuova. Da piazza Duca degli Abruzzi a piazza della Libertà. C.A.P. dal n. 1 al n. 15 e dal n. 2 al n. 4: 34132; dai nn. 17 e 6 a fine: 34135.

Già via della Stazione. Con delibera Giun. Mun. d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5/19 divenne semplicemente «corso Cavour», non già, come il tenore letterale dell’intitolazione sembrerebbe indicare, dal nome della cittadina in provincia di Torino, ma a ricordo del noto statista piemontese. Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810. Seguì la carriera militare fino al 1831 quando, divenuto ufficiale e già fattosi notare per le simpatie verso il liberalismo, diede le dimissioni. Si dedicò quindi a studi economici e di agricoltura. Fondò il quotidiano Il Risorgimento (dic. 1847) e fu tra i richiedenti e difensori della Costituzione nel 1848; eletto quello stesso anno al parlamento piemontese e rieletto nel 1849, fu sostenitore del gabinetto d’Azeglio nel quale venne poi chiamato a far parte come Ministro dell’agricoltura e del commercio (1850) e quindi delle finanze (1851). Presidente del Consiglio dal 1852, legò il proprio nome a un’epoca di importanti riforme economiche e sociali mentre, sul piano della politica internazionale, agì con grande competenza ed accortezza sul piano diplomatico, aumentando il prestigio e rafforzando il ruolo del Piemonte di fronte agli altri stati europei quale nazione guida dell’unità politica italiana. Morì a Torino il 6.6.1861, tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Cavour fu a Trieste, ospite della famiglia Morpurgo, dal 17 al 21 aprile 1836; venne ricevuto dal Governatore, visitò la città, fu invitato a un gran ballo nel palazzo del Governo la sera del 19 aprile. Quella fu l’unica sua visita a questa città ma negli anni che seguirono ebbe spesso modo di interessarsi di Trieste, della Venezia Giulia e delle altre terre adriatiche soggette all’Austria che avrebbero dovuto rientrare in quell’Italia ideale ancora vagheggiata sul piano politico-diplomatico ma già abbozzata su quello culturale. Cavour stesso, anche in coerenza con la sua ben nota accortezza nella politica internazionale, mai si espresse per una immediata o possibile unificazione della Venezia Giulia all’Italia e, anzi, sembra avesse affermato nel delirio della morte che l’unione politica di Trieste e dell’Istria all’Italia sarebbe stato compito di successive generazioni.

Al n. civ. 1 di corso Cavour si trova il moderno palazzo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), eretto nel 1939 dall’arch. B. Olivotto. Tra le attuali vie Milano e della Geppa si trovava, nel secolo scorso, il cantiere Panfilli, l’area del quale venne ceduta al Comune nel 1853 per l’apertura dell’attuale corso Cavour. Al n. civ. 7 (già tav. 1366) sopravvissero fino al 1950 bassi edifici e depositi che vennero demoliti per la costruzione (1951) dell’Hôtel Jolly, eretto dall’impresa ing. R. Rostirolla per conto della «Compagnia Italiana Alberghi Turistici S.A.». Al n. civ. 13 si trova invece il palazzo della Banca d’Italia, costruito nel 1906 su progetto dell’arch. G. Polli quale sede della filiale della Banca Austroungarica. Dopo il 1918 l’edificio venne destinato a sede della Banca d’Italia e fu ampliato dall’arch. A. Berlam nel 1921 e poi completamente ristrutturato, dallo stesso architetto, nel 1928. Sulla facciata dello stabile al n. civ. 6, sede oggi della Dogana e dell’Ufficio Tecnico Erariale, venne posta nel 1923 una targa in memoria dei dipendenti della Dogana caduti nel primo conflitto mondiale. Inaugurata l’11 novembre 1923, reca incisi i nomi dei Caduti attorno a una figura bronzea opera dello scultore Antonio Morera.

BIBLIOGRAFIA: Antonio Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna. Trieste, 1987.

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Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

Trieste 1954 – piazza Vittorio Veneto

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Trieste, 1954 - piazza Vittorio Veneto. 
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Piazza Vittorio Veneto: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Roma, tra le vie G. Galatti e Milano. C.A.P. 34132.

Già piazza della Dogana, mutò denominazione nel 1894 quando, compiuto il nuovo palazzo delle Poste, si stabilì di battezzarla «piazza delle Poste» (delibera Del. Mun. d.d. 2.3.1894). Con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 la piazza delle Poste divenne «piazza Vittorio Veneto », a ricordo della battaglia combattuta tra il 24 ottobre e il 3 novembre 1918 che portò alla sconfitta dell’esercito austroungarico. Al n. civ. 1 di piazza Vittorio Veneto si trova il palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, costruito tra il 1890 ed il 1893 su progetto dell’architetto viennese F. Setz, ove prima sorgeva l’edificio della Dogana. Di fronte, al n. civ. 3, si nota il palazzo della Direzione compartimentale delle Ferrovie dello Stato, costruito tra il 1894 ed il 1895 su progetto dell’arch. R. Sagors. Al centro della piazza si trovava originariamente un fontanone ottocentesco, trasportato alla fine del secolo presso il varco di Trebiciano e lì inaugurato, dopo gli opportuni adattamenti, il 29 giugno 1897 come vedetta Alice (della Società Alpina delle Giulie, distrutta durante il primo conflitto mondiale). Rimasta libera la piazza, vi venne costruita nel 1898 in tutta fretta la fontana dei Tritoni (arch. F. Schrantz) onde evitare che fosse occupata da una statua dell’imperatore Francesco Giuseppe I (poi collocata all’interno del palazzo delle Poste).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

Trieste, 1954 – piazza Vittorio Veneto.

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Trieste, 1954 - piazza Vittorio Veneto. Coll. Giancarla Scubini

Piazza Vittorio Veneto: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Roma, tra le vie G. Galatti e Milano. C.A.P. 34132.

Già piazza della Dogana, mutò denominazione nel 1894 quando, compiuto il nuovo palazzo delle Poste, si stabilì di battezzarla «piazza delle Poste» (delibera Del. Mun. d.d. 2.3.1894). Con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 la piazza delle Poste divenne «piazza Vittorio Veneto », a ricordo della battaglia combattuta tra il 24 ottobre e il 3 novembre 1918 che portò alla sconfitta dell’esercito austroungarico. Al n. civ. 1 di piazza Vittorio Veneto si trova il palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, costruito tra il 1890 ed il 1893 su progetto dell’architetto viennese F. Setz, ove prima sorgeva l’edificio della Dogana. Di fronte, al n. civ. 3, si nota il palazzo della Direzione compartimentale delle Ferrovie dello Stato, costruito tra il 1894 ed il 1895 su progetto dell’arch. R. Sagors. Al centro della piazza si trovava originariamente un fontanone ottocentesco, trasportato alla fine del secolo presso il varco di Trebiciano e lì inaugurato, dopo gli opportuni adattamenti, il 29 giugno 1897 come vedetta Alice (della Società Alpina delle Giulie, distrutta durante il primo conflitto mondiale). Rimasta libera la piazza, vi venne costruita nel 1898 in tutta fretta la fontana dei Tritoni (arch. F. Schrantz) onde evitare che fosse occupata da una statua dell’imperatore Francesco Giuseppe I (poi collocata all’interno del palazzo delle Poste).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Trieste: Piazza Unità d'Italia. Il Palazzo del Lloyd.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Piazza Unità d’Italia.
Il Palazzo del Lloyd. Costruito in stile rinascimentale, tra il 1881 ed il 1883 su progetto dell’architetto Heinrich von Ferstel, Consigliere Superiore Edile, è stato la sede del Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino e ora Presidenza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia. La prima pietra dell’edificio fu posata il 6 dicembre 1880, giorno di San Nicolò, protettore dei naviganti. L’edificio è a pianta quadrata di 63 metri di lato e poggia su un terreno di riporto, grazie all’interramento del vecchio Mandracchio. Le statue allegoriche del fastigio e al piano terreno sono opera degli scultori J. Pokorny e H. Hardtl di Vienna e furono commissionate alla “Società degli operai scalpellini di Trieste”.
Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)

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Il Palazzo e l’arredamento costarono circa 900.000 fiorini ed era suddiviso in uffici della Società di Navigazione e in parte a privati con appartamenti e un caffè e negozi al piano terreno, Il primo maggio 1945 il palazzo fu gravemente danneggiato da colpi di artiglieria sparati dai pontoni tedeschi in rada e nel 1967 fu restaurato. Dal 1991 l’edificio è sede della Presidenza della Giunta Regionale. (da: Biblioteche.comune.it)