Trieste: Via dell’Annunziata angolo Via Armando Diaz

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Trieste: Via dell'Annunziata angolo Via Armando Diaz.
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Via dell’Annunziata angolo Via Armando Diaz.

Trieste: Via del Coroneo 13

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Trieste: Via del Coroneo 13
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Via del Coroneo 13
I progetti dell’elegante edificio a quattro piani risalgono all’ultimo quarto del XIX secolo, allorquando il Magistrato Civico approvò, nel luglio del 1874, con decreto n. 14848, l’innalzamento di un fabbricato sul fondo N. Tav. 1438 di proprietà della Casa dei Poveri. Il fabbricato prospetta la sua facciata su Via del Coroneo. L’etimologia di questo nome è piuttosto antica, risalendo ad almeno il XVII secolo, con tale termine si era soliti, infatti, indicare una contrada di proprietà del vescovo Tomaso Chrön di Lubiana, ricca di vigne e di orti, in posizione sopraelevata rispetto a tutte le altre, “servendo a queste di corona” da qui il nome Coroneo. Attorno al 1623 il vescovo donò i suoi fondi ai Gesuiti che lì rimasero fino all’avvenuta soppressione del loro ordine. L’intera contrada passò quindi di proprietà, venendo acquisita dai Padri Armeni. Nel 1796 il Comune venne in possesso di tutti i terreni della zona, destinandoli alla futura città Franceschina e aprendo quella via che proprio da quella contrada derivò il nome: Via del Coroneo.(da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Via del Coroneo 13

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Trieste: Via del Coroneo 13
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Via del Coroneo 13
I progetti dell’elegante edificio a quattro piani risalgono all’ultimo quarto del XIX secolo, allorquando il Magistrato Civico approvò, nel luglio del 1874, con decreto n. 14848, l’innalzamento di un fabbricato sul fondo N. Tav. 1438 di proprietà della Casa dei Poveri. Il fabbricato prospetta la sua facciata su Via del Coroneo. L’etimologia di questo nome è piuttosto antica, risalendo ad almeno il XVII secolo, con tale termine si era soliti, infatti, indicare una contrada di proprietà del vescovo Tomaso Chrön di Lubiana, ricca di vigne e di orti, in posizione sopraelevata rispetto a tutte le altre, “servendo a queste di corona” da qui il nome Coroneo. Attorno al 1623 il vescovo donò i suoi fondi ai Gesuiti che lì rimasero fino all’avvenuta soppressione del loro ordine. L’intera contrada passò quindi di proprietà, venendo acquisita dai Padri Armeni. Nel 1796 il Comune venne in possesso di tutti i terreni della zona, destinandoli alla futura città Franceschina e aprendo quella via che proprio da quella contrada derivò il nome: Via del Coroneo.(da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli incanti.

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Trieste: Riva Nazario Sauro. Salone degli incanti.
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: L’ex-Pescheria Centrale (Santa Maria del Guato) in Riva Nazario Sauro, edificata nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli, oggi Salone degli Incanti (Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea).

Trieste: Corso Italia 23

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Trieste: Corso Italia 23
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Corso Italia 23
L’edificio è databile agli inizi del 1800. Nel 1887 veniva sopraelevato di un quarto piano dall’architetto Ruggero Berlam, che arricchiva la facciata con elementi decorativi dandole l’aspetto attuale (da: biblioteche.comune.it)

Trieste: Via del Mercato Vecchio 3

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Trieste: Via del Mercato Vecchio 3
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via del Mercato Vecchio 3
L’edificio fu costruito nel 1805 su un’area che assunse le attuali proporzioni in seguito alla costruzione dei vicini Palazzo del Lloyd, nel 1883 e dell’Hotel Savoia Excelsior, nel 1912
La data di edificazione è indicata sulla ghiera in ferro battuto del portale d’ingresso. Fino alla prima guerra mondiale l’immobile, di proprietà Economo, ospitava il Tribunale d’Appello e la Procura Superiore di Stato. In seguito fu adattato ad uso di abitazione.
Nel 1902 nell’immobile aveva sede la fabbrica di cordaggi e pettinatura canapa Luigi Peritz. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Via del Mercato Vecchio 3

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Trieste: Via del Mercato Vecchio 3
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Via del Mercato Vecchio 3
L’edificio fu costruito nel 1805 su un’area che assunse le attuali proporzioni in seguito alla costruzione dei vicini Palazzo del Lloyd, nel 1883 e dell’Hotel Savoia Excelsior, nel 1912
La data di edificazione è indicata sulla ghiera in ferro battuto del portale d’ingresso. Fino alla prima guerra mondiale l’immobile, di proprietà Economo, ospitava il Tribunale d’Appello e la Procura Superiore di Stato. In seguito fu adattato ad uso di abitazione.
Nel 1902 nell’immobile aveva sede la fabbrica di cordaggi e pettinatura canapa Luigi Peritz. (da: biblioteche.comune.trieste.it)

Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.

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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale.
I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.

Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.

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Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale.
Foto Paolo Carbonaio

Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale.
I tre busti posti sulla facciata della cattedrale di San Giusto.
– Busto del Vescovo Enea Silvio Piccolomini eletto Vescovo di Trieste nel 1446.
Il Vescovo Piccolomini Nasce in Toscana nel 1405 da una famiglia modesta, però riuscì a frequentare l’Università di Siena e poco più che ventenne diventò segretario laico vescovile. Visse una vita molto impegnata, viaggiando e frequentando le maggiori cancellerie dell’Europa.
Nel 1446 ritiratosi in seminario e ben presto fu ordinato suddiacono e consacrato sacerdote, fino a divenire Vescovo con il primo incarico a Trieste.
Da consumato diplomatico riuscì ad appianare le violente discordie tra la Diocesi triestina e il Capitolo cittadino e anche con l’Imperatore Federico III.
Abitava in una elegante villa a Barcola e oltre a scrivere poesie e rime, scrisse numerose opere importanti, tra le quali: De viris aetate sua claris, Historia Gothorum, Historia Bohemica e Historia Federici III Imperatoris.
Eletto Papa nel 1458, col nome Pio II, continuò a pensare alla sua Trieste e nel 1463 intervenne presso la Serenissima per far cessare con la pace il lungo periodo di guerre che funestavano l’Adriatico.
Nel 1464, mentre si apprestava a partire per la guerra contro i Turchi, morì ad Ancona.
– Busto del Vescovo Rinaldo Scarlicchio eletto vescovo a Trieste il 5 giugno 1621, dove rimase per nove anni.
Durante questo periodo, il Vescovo Scarlicchio innalzerà a parrocchia il vicariato di Opicina, riconosceràle reliquie di San Giusto e di San Apollinare, conservate nel duomo, accoglierà le religiose dei Fatebenefratelli in serviziopresso l’ospedale, fonderà il Convento dei Frati Minori Francescani a Grignano, farà erigere la cappelletta di San Giuseppe a San Giusto e consegnerà la mantelletta rossa (zanfarda) da indossare alle riunioni del Capitolo ai Canonici del Duomo.
Trasferito alla sede di Lubiana, eresse un convento di frati minori e combattè l’eresia luterana, non senza patire le molestie dei protestanti. Morì nel 1640 e fu sepolto in Oberburg, l’odierna Gornji Grad, nella tomba dei vescovi di Lubiana.
– Busto di Andrea Rapicio, (Trieste, 1533 – Trieste, 1573), è stato un vescovo cattolico e giurista italiano, vescovo di Trieste dal 1565. Secondogenito di Domenico Ravizza che, secondo gli usi dell’epoca, aveva latinizzato il proprio cognome in Rapicius. Fu ministro di Ferdinando I e consigliere dell’arciduca Carlo.
Andrea Rapicio fu persona intelligente e dotta. Oltre che giurista, fu anche letterato; ci sono pervenuti a stampa due libri di carmi latini (Facilioris Musae libri duo), il poemetto geografico latino “Istria” e altri carmi minori, sempre in lingua latina. Manoscritto nella Biblioteca Civica di Trieste è lo “Epigrammaton liber secundus”. Scrisse inoltre un’orazione funebre per la morte di Carlo V (a stampa) e un’opera analoga per la morte del fratello e successore Ferdinando I
Fu proprio in Istria che, dopo qualche decennio, si ritirò la famiglia dell’illustre prelato, il che potrebbe confermare l’ipotesi che il giovane Andrea vi avesse passato lunghi periodi di vacanza con la famiglia. Il castello dei Rapicio, imponente opera di muratura andata distrutta durante il secondo conflitto mondiale, si trovava vicino a Pisino. Si è salvato solo un quadro, probabilmente in origine parte di una serie, raffigurante appunto il vescovo Andrea. Opera di pittore ignoto, è databile agli inizi del XVIII secolo.

Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.
Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.

Trieste: Colle di San Giusto. La cattedrale. San Giusto.

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Trieste: Colle di San Giusto. La Cattedrale. San Giusto.
Foto Paolo Carbonaio
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Cattedrale di San Giusto. Il portale.

La statua di San Giusto sul lato del torre campanaria dal lato verso la facciata della cattedrale alloggia in una edicola in stile gotico.
Il santo protettore della città regge in una mano la palma del martirio e nell’ nell’altra i simboli della città di Trieste.
L’opera potrebbe essere datata tra il decimo e l’undicesimo secolo.
Osservando la statua si può facilmente notare che la testa è diversa dal resto del corpo e le sue fattezze ricordano il periodo romanico.
Forse è stata aggiunta in un periodo successivo per sostituire la testa originale che potrebbe essersi danneggiata nel tempo.
I bassorilievi che ornano i due lati del campanile rappresentano i trofei di guerra catturati dai Romani ai Celti sconfitti in battaglia.